E oggi? I jazzisti viventi vanno avanti a ciocorě?
Insomma, il doping esiste solo nello sport?
Voci sulla cui fondatezza non ho elementi di valutazione raccontano che
Cecil Taylor sia (tuttora) un grande amante della cocaina. Sbaglio
Suvvia, parliamone...
Sarebbe poi interessante sapere di cosa si fanno certi critici, certi
organizzatori, ma questo č un altro discorso.
Ciao
Lurid
Quasi tutti? Solo alcuni di essi e solo in determinati periodi della loro
vita. Miles Davis, Billy Holiday... i casi piů eclatanti. Ma anche i
ricchi borghesi facevano i loro affari sotto l'effetto della coca. E' come
dire che anche Cristo faceva la pipě o come chiedersi se anche Cristo
abbia preso qualche sbornia durante la sua vita divina. Un po' paradossale
la mia metafora. Ma l'argomento č comunque interessante. Se pensiamo a
Huxley che ha volutamente scrivere sotto l'effetto degli allucinogeni...
Ciao, Lurid.
Pasquale
--
Inviato il sab 15 set 2001 23:53:42 CEST da ba1-468.dialup.tiscalinet.it
[62.10.137.212]
http://www.neuromante.net/
Mi sembra che il tuo modo di porre la questione non sia proprio
dei migliori; cioè: non penso che la droga stimoli la creatività e ci
mancherebbe altro!!! I grandi musicisti erano sensibili per conto loro, non
perchè si drogavano... e poi: per quale motivo dobbiamo sempre far assumere
ai grandi un'aria da artisti maledetti!? Non penso che l'arte abbia bisogno
di mistificazioni per essere grande.
>Voci sulla cui fondatezza non ho
elementi di valutazione raccontano che
>Cecil Taylor sia (tuttora) un
grande amante della cocaina. Sbaglio
Questa su Taylor, comunque, non la
sapevo... e chiedo conferma anche a proposito di Monk: è vero o no che si
drogava pure lui?
Ciao,
Stefano
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
>Salve a tutti,
>finalmente un argomento "scottante" e "pruriginoso"...
>Sappiamo che moltissimi (tutti?) grandi della storia del jazz sono stati
>(per un periodo piů o meno lungo della loro vita) schiavi di questa o quella
>droga (Da Evans a Coltrane a Davis, ecc.).
>
>E oggi? I jazzisti viventi vanno avanti a ciocorě?
Esistono jazzisti viventi?
Schillogeno
-----------
Giornalisti musicali: gente che non sa scrivere,
che intervista gente che non sa parlare, per un
pubblico che non sa leggere. (Frank Zappa)
la droga è talvolta una conseguenza per la sensibilità dell'artista non ne è il
preambolo
> Esistono jazzisti viventi?
> Schillogeno
Beh, Jarrett ad esempio non si droga e non mi risulta si sia mai drogato, a
meno che
per te lui non sia un genio jazzistico, o un jazzista tou court...
Anche Gillespie, mo pare, e tra l'altro in un periodo in cui lo facevano
praticamente
tutti...
Riccardo
--
Posted from [151.99.168.84]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
> E oggi? I jazzisti viventi vanno avanti a ciocorì?
:-D
>
> Insomma, il doping esiste solo nello sport
No, non credeo. Cambiano le sostanze, ma il dope c'è sempre.
>
> Voci sulla cui fondatezza non ho elementi di valutazione raccontano che
> Cecil Taylor sia (tuttora) un grande amante della cocaina. Sbaglio
>
> Suvvia, parliamone...
Non lo so. Però molti grandi jazzisti (Charlie Parker era avezzo già da
ragazzino alla droga) hanno avuto problemi di droga o alcool. Una
testimonianza cinematografica poteva essere benissimo "Round Midnight", il
film che trattava la storia di un fantomatico sassofonista (Dale Turner),
intento ad "espandere il suono, espandere la musicalità" e a sbronzarsi alla
peggio.
Credo che il binomio droga-musica sia senza soluzione di continuità. Sono
sempre esistiti artisti drogati. E probabilmente esisteranno per sempre.
"se ho fatto qualcosa di buono non č grazie alla dorga ma nonostante la
droga!"
e ancora Liebman
"nella mia carriera ho assunto di tutto. Ma non ho mai avuto la prova che
potesse migliorare le mie prestazioni artistiche."
un saluto
mirko
> per quale motivo dobbiamo sempre far assumere
> ai grandi un'aria da artisti maledetti!?
No, non è questa la mia intenzione ...
La mia domanda è: perché molti jazzisti si drogavano e lo fanno tuttora?
Nessuna volontà di far passare i grandi jazzisti (o i meno grandi) per
artisti maledetti... C'è solo il desiderio di capire senza tante
"mistificazioni", come giustamente scrivi
tu...
MM
> la droga è talvolta una conseguenza per la sensibilità >dell'artista non
ne è il
> preambolo
L'uso della droga non sempre ne il preambolo, ma dubito anche che sia
conseguenza della "sensibilità" ...
Che c'entra la "sensibilità" con la "droga" ?
Non potrebbe, più prosaicamente, essere che questi artisti (ma il discorso
vale per calciatori, ciclisti, ecc e, insomma, come accade per tutti o quasi
gli assuntori di stupefacenti) non sappiano o non vogliano accettare (e
convivere) con i propri limiti ?
Ciao
MM
Credo che nella tua domanda ci sia un misunderstanding e un giudizio di fondo,
che preveda una visione competitiva alla musica, simile appunto a quella
sportiva
a cui infatti, non a caso, facevi riferimento.
Forse il dubbio può nascere per la cocaina che ha effetti stimolanti ed
energetici
che aiutano a dare una certa sensazione di surplus energetico a disposizione
per
la propria "prestazione" (scusami se ne parlo in termini generici, non avendola
mai provata).
La cosa non credo valga per l'eroina, utilizzata nel dopoguerra dai boppers e
dalla
maggioranza dei jazzisti nei successivi anni '50, più per motivi di
frustrazione
psicologica legati a problemi social-razziali, che per motivi "competitivi".
Più che di accettazione dei limiti, parlerei di accettazione tou court, ma non
riferita
certo ai limiti musicali. Del resto, in grandi talenti come Davis e Coltrane la
droga costituì più un freno che un aiuto. Infatti la loro carriera esplose
proprio
quando si liberarono drasticamente dalla "scimmia".
Il processo di creazione prevede sia la necessità di avere energia disponibile,
sia la necessità di esaltare la propria sensibilità artistica e d'animo,
ottenibili
isolandosi dal mondo esterno, in un modo che la droga, pare, riesca
psicologicamente
a procurare.
Ammetto che, in questo senso, pensavo a musicisti come Bill Evans quando ho
scritto
il post precedente. Non credo che Evans abbia mai preso eroina per motivi
competitivi o per avere più "benzina" a disposizione, in stile ciclistico o
calcistico.
Musicisti come Jarrett e Gillespie sono riusciti comunque a dimostrare che
l'esigenza è forse proprio più di ordine psicologico che effettivo.
Evidentemente ognuno si comporta in base alle proprie virtù e alle proprie
debolezze
Ne dobbiamo prendere atto senza dare giudizi artisticamente inopportuni.
Facchi
--
Posted from [151.99.168.80]
Hai centrato nel segno! :-)
--
Emanuele Passerini
ema.pa...@libero.it
ema.pa...@inwind.it (max 15 MB tot)
ICQ 34957310
Il mio sito sulla musica: http://digilander.iol.it/EmanuelePasserini
Il sito su Keith Jarrett: http://digilander.iol.it/keithjarrett
Appunto: è una
questione di sensibilità... solo chi non è sensibile dei propri limiti, è
sempre ottimista e crede nella possiobilità di migliorarsi di continuo non
vive crisi esistenziali (a patto che una persona del genere esista). Quando
invece c'è una sensibilità forte, o, magari, ed è il caso degli artisti,
una ipersensibilità, il vuoto che essa crea richiede un riempimento.
Per
carità: queste sono mie idee, e non sono uno psicologo.
C'è qualche
psicologo che ci possa aiutare da 'ste parti? Un suo intervento sarebbe
davvero gradito, dato l'argomento...
Ciao,
Stefano Radaelli
> Credo che nella tua domanda ci sia un misunderstanding e un giudizio di
fondo,
> che preveda una visione competitiva alla musica, simile appunto a quella
> sportiva
> a cui infatti, non a caso, facevi riferimento.
No, forse - da quanto leggo dal tuo posto - il misunderstanding sta nella
tua risposta, che poni la questione sul piano "artististico" (in senso lato)
e non su quello più propriamente (e più profondamente) umano ... Insomma,
non credo che i musicisti (lo dico per conoscenza diretta, anche se non
superapprofondita, di quel mondo) siano esenti da invidie, rancori, e tutto
ciò che si ricollega a un ambiente competitivo (a maggior ragione in un
ambiente dove impera la "guerra fra poveri") ...
> Forse il dubbio può nascere per la cocaina che ha effetti >stimolanti ed
> energetici
> che aiutano a dare una certa sensazione di surplus energetico a
disposizione
> per
> la propria "prestazione"
E su questo OK
> La cosa non credo valga per l'eroina, utilizzata nel dopoguerra dai
boppers e
> dalla
> maggioranza dei jazzisti nei successivi anni '50, più per motivi di
> frustrazione
> psicologica legati a problemi social-razziali, che per motivi
"competitivi".
> Più che di accettazione dei limiti, parlerei di accettazione tou court, ma
non
> riferita
> certo ai limiti musicali.
Ecco, forse abbiamo cominciato a intravedere uno spunto interessante, che va
oltre l'assunzione di droga come "doping" ...
L'assunzione di droga come reazione a condizioni sociali e materiali
"disagiate".
Nel mio post mi interrogavo su questo: esiste, ancora oggi, questa causa per
l'assunzione di stupefacenti fra i musicisti?
>Del resto, in grandi talenti come Davis e Coltrane la
> droga costituì più un freno che un aiuto. Infatti la loro carriera esplose
> proprio
> quando si liberarono drasticamente dalla "scimmia".
MMM, su questo ho dei dubbi ... Qui non posso metterci la mano sul fuoco, ma
credo che ai tempi di Kind of Blue di droga ne usassero e non poca. Qualcuno
può approfondire ?
> Il processo di creazione prevede sia la necessità di avere >energia
disponibile,
OK
> sia la necessità di esaltare la propria sensibilità artistica e d'animo,
> ottenibili
> isolandosi dal mondo esterno, in un modo che la droga, pare, riesca
> psicologicamente
> a procurare.
Ma perché proprio la droga ???
> Ammetto che, in questo senso, pensavo a musicisti come Bill Evans quando
ho
> scritto
> il post precedente. Non credo che Evans abbia mai preso eroina per motivi
> competitivi o per avere più "benzina" a disposizione, in stile ciclistico
o
> calcistico.
No, credo lo facesse per la propria fragilità interiore, appalesataglisi
durante il servizio militare, non per acquisire "energie" e "competitività"
...
> Ne dobbiamo prendere atto senza dare giudizi artisticamente inopportuni.
>
> Facchi
I miei giudizi (ammesso che fossero davvero "giudizi") non si ponevano -
deliberatamente - su un piano "artistico", ( ma su un piano "umano") ecco
perché ti paiono "artisticamente inopportuni".
CIAO
MM
Muffin Man wrote:
> La mia domanda è: perché molti jazzisti si drogavano e lo fanno tuttora?
>
Un sacco di gente fa uso di droga sul pianeta da molto tempo, in ogni
luogo,
contesto e ceto sociale, per motivi anche molto diversi tra loro.
In alcuni posti addirittura non è una pratica "alternativa", o fuori legge,
ma può avere (semplificando) lo stesso peso del prendersi un caffé e
ammazza-caffé in altre realtà sociali.
Prendere in esame solo i jazzisti per parlare di droga e trarne delle
conclusioni
addirittura psico-sociologiche, mi pare una banalizzazione estrema.
Semmai il tiro è da alzare a tutta la musica, e al mondo dello spettacolo
in generale,
per *abbozzare* qualche tesi che tenda ad associare l'uso di droghe con un
certo stile di vita.
Altrimenti, non credo che la percentuale di jazzisti che fa uso di droghe
sia più alta di altre categorie, anche extra-musicali...che so....gli
impiegati_
Ciao !
Maurizio
il "doping" con l'arte non c'entra assolutamente nulla, occorre chiarirlo.
> L'assunzione di droga come reazione a condizioni sociali e materiali
> "disagiate".
> Nel mio post mi interrogavo su questo: esiste, ancora oggi, questa causa per
> l'assunzione di stupefacenti fra i musicisti?
>
Perché, secondo te nel mondo in cui viviamo non esistono motivi per generare
frustrazioni psicologiche? Non mi sembra che le problematiche di fondo
dell'umanità
siano state risolte in duemila anni D.C., come dimostra anche l'ultimo
terribile recente
episodio.
> >Del resto, in grandi talenti come Davis e Coltrane la droga costituì più un
freno che un aiuto. Infatti la loro carriera esplose proprio quando si
liberarono drasticamente dalla "scimmia".
>
> MMM, su questo ho dei dubbi ... Qui non posso metterci la mano sul fuoco, ma
> credo che ai tempi di Kind of Blue di droga ne usassero e non poca. Qualcuno
> può approfondire?
Se parli di eroina, Davis se ne liberò col metodo del "tacchino freddo" nel
1953/54,
Coltrane credo nel periodo della sua esperienza con Monk al Five Spot (1957-58)
dopo che uscì dal famoso 1° Quintetto davisiano. Entrambi da allora,
cominciarono
a produrre e sfornare capolavori.
Se parli di cocaina, in effetti Davis ne fece uso successivo frequente, ma
credo
sia chiaro che il tipo di effetti e di dipendenza che essa dà siano differenti.
Chet Baker si faceva di "speedball", un misto di eroina e coca che dà
evidentemente effetti complementari.
Comunque, se non ritieni la mia fonte attendibile, non c'è problema, ti
consiglio
di leggerti "Miles" di Quincy Troupe, che è in pratica un'autobiografia, dove
si
parla in dettaglio di questi episodi (non quello di Baker).
>
>
> > sia la necessità di esaltare la propria sensibilità artistica e d'animo,
> > ottenibili isolandosi dal mondo esterno, in un modo che la droga, pare, riesca
> > psicologicamente a procurare.
>
> Ma perché proprio la droga ???
Non ne ho idea, devi chiederlo a qualche musicista che ne fa uso. Sembra che la
droga faccia vivere in uno stato di distacco dalla realtà e dalla quotidianità
che aiuta il musicista ad esprimersi, lenendo momentaneamente le proprie
sofferenze
interiori.
Personalmente ti posso solo dire che si può avere lo stesso effetto, più
duraturo
e non alterato con la meditazione e la religione. Non a caso Jarrett l'ha, per
esempio, utilizzata e lo stesso Coltrane mi sembra abbia dimostrato di aver
sostituito la droga con argomenti ed esperienze decisamente più spirituali. Ma
non sono i soli.
>
>
> > Ne dobbiamo prendere atto senza dare giudizi artisticamente inopportuni.
> >
> > Facchi
>
> I miei giudizi (ammesso che fossero davvero "giudizi") non si ponevano -
> deliberatamente - su un piano "artistico", ( ma su un piano "umano") ecco
> perché ti paiono "artisticamente inopportuni".
I "giudizi" talvolta possono essere impliciti nel modo di porre le questioni,
non
c'è bisogno di dichiararli. A mio modo di vedere, riguardo alla droga
bisognerebbe
evitare di dare giudizi anche sul piano "umano", specie se certe esperienze non
si sono vissute direttamente, per evitare di cadere in un superfluo perbenismo.
Sul piano artistico la questione per quanto mi riguarda è irrilevante, visto
che
mi sembra faccia parte di scelte personali. Un artista dovrebbe essere valutato
per ciò che crea, non per ciò che fa nel privato, come tutti del resto.
Sull'argomento avevo già espresso analoghe opinioni in altra sede.
>
>
> CIAO
> MM
Saluti anche da parte mia
Riccardo
Auuuuu!!!!!!!!!!!
"ferra" <er_f...@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:74Zo7.73807$ul3.2...@news.infostrada.it...
>> Esistono jazzisti viventi?
>> Schillogeno
>
>Beh, Jarrett ad esempio non si droga e non mi risulta si sia mai drogato, a
>meno che
>per te lui non sia un genio jazzistico, o un jazzista tou court...
1. Io, personalmente, IMHO, a parer mio e solo mio: non gli riconosco
genio. E' bravissimo, ma il mio gusto non lo apprezza.
2. Come jazzista tout court negli ultimi anni so delle Variazioni
Goldeberg BWV 988, del Clavicembalo ben temperato BWV 846-893, dei
concerti BWV 1052-1058... Ignoro quali cantate di Bach abbia
registrato, vista la sua propensione al canto.
>Anche Gillespie, mo pare, e tra l'altro in un periodo in cui lo facevano
>praticamente
>tutti...
Se è per questo è vivissimo Rollins, che ne ha fatte di cotte e di
crude. Ma cronologicamente parlando lo colloco tra il 1948 ed il 1964.
Il resto - detto col massimo rispetto per Rollins - poco aggiunge.
>Credo che ci sia una forte correlazione tra l'utilizzo dell'espressività
>musicale nel contesto sociale in cui viviamo e la droga (bruttissima parola,
>pregna di misticismo e proibizionismo ipocrita).
>L'individuo che trascende dai propri confini materiali s'inabissa in
>esaltazioni extrasensoriali che agiscono sul cervello e sulla sfera del
>piacere.
>Che questo sia la diretta conseguenza di assunzione di sostanze psicotrope,
>di scariche adrenaliniche dovute a fattori esterni, di coinvolgimenti in
>danze, canti, suoni o di meditazione, si tratta sempre di condizioni in cui
>il singolo cervello "vola".
Io rispetto ma non condivido la tua opinione.
Il piacere fisico è una cosa, il "piacere estetico" un'altra.
Il godimento per quello che si sta creando o fruendo
può essere anche fisico, ma non si può ridurlo solo a questo.
La creazione (ma anche la fruizione) di musica
sono una "azione attività", laddove il consumo di sostanze
psicotrope è una "azione passività" (epressione inventata
che spero comunque renda l'idea).
Non sto dicendo che un piacere sia superiore all'altro ma solo
che si tratta di esperienze così diverse da non essere raffrontabili.
Usando le tue parole ci si può "inabissare in esaltazioni
extrasensoriali che agiscono sul cervello e sulla sfera del
piacere" con le sostanze, ma non con l'arte.
>E che adesso si parli tanto delle sostanze stupefacenti e non delle altre
>dipende semplicemente da un fattore di commercializzazione del prodotto, più
>facile da reperire degli altri.
Non è un questione di "commercializzazione", ma di immediatezza.
Mi ripeto: quando si assume una sostanza psicotropa si può essere
completamente passivi, quando si "assume arte" questo è impossibile.
>Probabilmente l'eccessiva facilità d'accesso per questi canali ad una
>sensazione di esaltazione è pure la causa dell'incatenamento allo stesso.
Questo è vero, ma anche ovvio.
>Se non ne percorriamo individualmente la via ma se ci viene calata
>dall'esterno infatti è molto più difficile riuscire a liberarsene.
>Allargo il dibattito: forse per i musicisti può essere più facile uscirne?
>
Non ti seguo.
Saluti.
Alessandro
____________________________
Alessandro Antonucci
af...@NOSPAMinwind.it
www.ilfarorosso.com
A parte le considerazioni e le battute su Jarrett che fanno parte delle
opinioni, appunto, che naturalmente non condivido, non ho capito il riferimento
a Rollins, che è vivo sì, ma ai tempi "si faceva" anche lui e quindi non può
essere inserito nei "puri" come Gillespie e Jarrett. Cosa intendevi dire?
Sul fatto che Rollins dopo il '64 non abbia aggiunto molto potrei essere in
parte d'accordo e in parte no. Occorrerebbe chiarire con affermazioni
meno drastiche, anche se è vero che i vertici toccati con le incisioni RCA
degli
anni'60, appunto, sono stati raggiunti successivamente molto di rado e, forse,
creativamente e tecnicamente nel '64 Rollins era al massimo delle sue
potenzialità.
Se ti riferisci alle sue incisioni, non mi sembra che i dischi successivi
della IMPULSE siano da considerare trascurabili e anche alcuni MILESTONE,
specie
tra i primi, contengono qua e là alcuni gioielli di improvvisazione.
Dal punto di vista dell'estetica musicale, invece, credo che paradossalmente si
possa dire allora che dopo Saxophone Colossus del '56 Rollins non abbia
aggiunto
molto, ma sarebbe appunto un paradosso. Rollins non è mai stato un musicista
particolarmente evolutivo dal punto di vista del linguaggio e dell'estetica,
anche se lo è stato dal punto di vista strumentale (Polillo, che era un suo
dichiarato ammiratore, ai tempi sosteneva in meglio, altri sostengono
l'opposto).
E'sempre stato un isolato, musicalmente parlando, non riuscendo, o non
interessandosi mai di concepire la musica in termini di gruppo, come riuscì a
fare, ad esempio, un genio coevo come Davis (spero per te che almeno la sua
genialità non ti sfugga :-)) ). Tuttavia Rollins è da considerare uno dei più
grandi talenti improvvisativi della storia del jazz. L'approccio tematico
all'assolo, il suo senso del ritmo nella scelta degli accenti, il suo suono, la
sua inventiva debordante sono quasi unici nella storia della musica
improvvisata.
Oggi il suo modo di suonare il sassofono sembra "fuori moda", visto che quasi
tutti i sassofonisti (con alcune grandi eccezioni, come Steve Grossmann) hanno
sviluppato più l'approccio coltraniano e, successivamente quello breckeriano,
che quello rollinsiano. Tuttavia credo anche che la scelta sia dipesa non solo
da motivi inerenti una presunta maggiore modernità di linguaggio da parte di
Coltrane, ma anche dalla particolare difficoltà nel prendere come riferimento
il
modo di suonare di Rollins, che è tecnicamente altrettanto "mostruoso"
Semplificando: strumentalmente è più facile "scimmiottare" Coltrane che
Rollins,
soprattutto dal punto di vista del suono. Provare per credere!
Facchi
--
Posted from [151.99.168.86]
>> Se è per questo è vivissimo Rollins, che ne ha fatte di cotte e di
>> crude. Ma cronologicamente parlando lo colloco tra il 1948 ed il 1964.
>> Il resto - detto col massimo rispetto per Rollins - poco aggiunge.
>
>A parte le considerazioni e le battute su Jarrett che fanno parte delle
>opinioni, appunto, che naturalmente non condivido, non ho capito il riferimento
>a Rollins, che è vivo sì, ma ai tempi "si faceva" anche lui e quindi non può
>essere inserito nei "puri" come Gillespie e Jarrett. Cosa intendevi dire?
Comincio ad avere la certezza che tu non legga i messaggi con la
dovuta attenzione. Riporto il thread
>> Esistono jazzisti viventi?
>> Schillogeno
>Beh, Jarrett ad esempio non si droga e non mi risulta si sia mai drogato, a
>meno che
>per te lui non sia un genio jazzistico, o un jazzista tou court...
>Anche Gillespie, mo pare, e tra l'altro in un periodo in cui lo facevano
>praticamente
>tutti...
>Riccardo
In definitiva, mi chiedevo ironicamente se ESISTESSERO JAZZISTI
VIVENTI.
Tu mi rispondi su Jarrett (no droga-vivo) e Gillespie (no
droga-morto).
Rispondo allora:
"Se è per questo è vivissimo Rollins, che ne ha fatte di cotte e di
crude."
Con "di cotte e di crude" ovviamente non mi riferisco nè alle
melanzane nè alle zucchine.
>Sul fatto che Rollins dopo il '64 non abbia aggiunto molto potrei essere in
>parte d'accordo e in parte no. Occorrerebbe chiarire con affermazioni
>meno drastiche,
Può darsi, ma amo i post brevi.
>anche se è vero che i vertici toccati con le incisioni RCA degli
>anni'60, appunto, sono stati raggiunti successivamente molto di rado e, forse,
>creativamente e tecnicamente nel '64 Rollins era al massimo delle sue
>potenzialità.
>Se ti riferisci alle sue incisioni, non mi sembra che i dischi successivi
>della IMPULSE siano da considerare trascurabili e anche alcuni MILESTONE,
>specie
>tra i primi, contengono qua e là alcuni gioielli di improvvisazione.
>Dal punto di vista dell'estetica musicale, invece, credo che paradossalmente si
>possa dire allora che dopo Saxophone Colossus del '56 Rollins non abbia
>aggiunto
>molto,
Bene: concordo su quella che definisci "estetica musicale".
Non capisco però cosa intendi dire.
Se "creativamente ... nel '64 Rollins era al massimo delle sue
potenzialità", come puoi poco dopo scrivere che "dopo Saxophone
Colossus del '56 Rollins non abbia aggiunto molto"?
Cosa intendi dire? Che "creatività" e "estetica musicale" (con cui
immagino tu voglia definire la composizione complessiva, extra assolo)
sono disgiunte?
Per quanto rigurda tecnica e suono: il Rollins di 10-15 anni fa ti
sembrava peraltro forse "sfiatato" e "tecnicamente decaduto"? Io ero
in prima fila posto centralissimo all'Orfeo durante un concerto
dell'88 (credo), e ti assicuro che ha fatto due ore filate di scale
meravigliose inarrivabili e inimmaginabili.
Peccato che la musica fosse brutta! Un banale aggiornamento di quanto
con ben altro vigore composto tra il 50 ed il 60.
>ma sarebbe appunto un paradosso. Rollins non è mai stato un musicista
>particolarmente evolutivo dal punto di vista del linguaggio e dell'estetica,
E allora dov'è il pregio - da te citato - di Saxophone Colossus?
>anche se lo è stato dal punto di vista strumentale (Polillo, che era un suo
>dichiarato ammiratore, ai tempi sosteneva in meglio, altri sostengono
>l'opposto).
Guarda, nel sax tenore Rollins per me è il massimo COME Coltrane, ma i
due si fronteggiano come il sole e la luna, hanno estetiche diverse e
forse complementari.
>E'sempre stato un isolato, musicalmente parlando, non riuscendo, o non
>interessandosi mai di concepire la musica in termini di gruppo,
Vero
>come riuscì a
>fare, ad esempio, un genio coevo come Davis (spero per te che almeno la sua
>genialità non ti sfugga :-)) ).
Non vedo perchè dovrebbe sfuggirmi. Perchè non mi piace quel
menatorrone di Jarrett? Che senso ha questa affermazione? Invece di
fare illazioni provocatorie potresti leggerti il mio articolato
parere, espresso in dozzine di articoli negli ultimi 4-6 mesi
>Tuttavia Rollins è da considerare uno dei più
>grandi talenti improvvisativi della storia del jazz. L'approccio tematico
>all'assolo, il suo senso del ritmo nella scelta degli accenti, il suo suono, la
>sua inventiva debordante sono quasi unici nella storia della musica
>improvvisata.
Perfettamente d'accordo su tutto: una foto perfetta.
Per quanto riguarda l'approcio al tema e gli accenti, suggerisco a
chiunque di ascoltare la sua versione di "The way you look tonight"
(che tra l'altro - se non ricordo male - è addirittura del '53).
>Oggi il suo modo di suonare il sassofono sembra "fuori moda", visto che quasi
>tutti i sassofonisti (con alcune grandi eccezioni, come Steve Grossmann) hanno
>sviluppato più l'approccio coltraniano e, successivamente quello breckeriano,
>che quello rollinsiano. Tuttavia credo anche che la scelta sia dipesa non solo
>da motivi inerenti una presunta maggiore modernità di linguaggio da parte di
>Coltrane, ma anche dalla particolare difficoltà nel prendere come riferimento il
>modo di suonare di Rollins, che è tecnicamente altrettanto "mostruoso"
>Semplificando: strumentalmente è più facile "scimmiottare" Coltrane che
>Rollins, soprattutto dal punto di vista del suono. Provare per credere!
Di nuovo: perfettamente d'accordo su tutta la linea, in particolare
sulle ultime 4 righe: sulla maggiore modernità del linguaggio di
Trane, per me, davvero non ci piove (a meno che tu non riesca nel
gratuito esercizio di isolare nel Trane post Davis l'aspetto tecnico
da quello complessivo: sarebbe come vedere in scena il Don Giovanni
con accompagnamento orchestrale ma senza cantanti).
>suggerisco a chiunque di ascoltare la sua versione di "The way you look tonight"
>(che tra l'altro - se non ricordo male - è addirittura del '53).
Quella con Monk, dici? 25 ottobre 1954.
Ciao, Luca
Luca Conti
"I guai sono inevitabili,
ogni volta che Dio inizia
a interessarsi di politica estera"
Jerome K. Jerome
>On Wed, 19 Sep 2001 01:53:19 GMT, schillogeno <schil...@llibero.it>
>wrote:
>
>>suggerisco a chiunque di ascoltare la sua versione di "The way you look tonight"
>>(che tra l'altro - se non ricordo male - è addirittura del '53).
>
>Quella con Monk, dici? 25 ottobre 1954.
Si, bravissimo.
>Ciao, Luca
Ciao!
Mi permetti una ricipollatura provocatoria della tua signature?
>"I guai sono inevitabili,
>ogni volta che Dio inizia
>a interessarsi"
Schillogeno
Io invece ho la certezza che tu non comprenda minimamente i messaggi che ti
scrivo. :-))
Penso che il tuo scritto ti qualifichi perfettamente sotto ogni punto di vista.
Credo che dopo il tono ridicolmente sentenziatorio e poco rispettoso che hai
voluto utilizzare nella tua replica, al di là dei contenuti, sia per me privo
di utilità ed interesse perdere altro tempo in inutili discussioni.
Facchi
--
Posted from [151.99.168.70]
>Ciao!
>Mi permetti una ricipollatura provocatoria della tua signature?
>
>>"I guai sono inevitabili,
>>ogni volta che Dio inizia
>>a interessarsi"
Eh sě, non hai torto.
Gli č' che Jerome č morto nel 1928, e tante porcherie non ha fatto in
tempo a vederle (anche se a quasi sessant'anni č andato volontario a
fare l'autista di ambulanze durante la prima guerra mondiale...).
Ma mi sembra che il nocciolo della questione l'avesse compreso
benissimo.
Ciao, Luca
Luca Conti
"I guai sono inevitabili,
ogni volta che Dio inizia
>> Comincio ad avere la certezza che tu non legga i messaggi con la
>> dovuta attenzione. Riporto il thread
>
>Io invece ho la certezza che tu non comprenda minimamente i messaggi che ti
>scrivo. :-))
>
>Penso che il tuo scritto ti qualifichi perfettamente sotto ogni punto di vista.
>
>Credo che dopo il tono ridicolmente sentenziatorio e poco rispettoso che hai
>voluto utilizzare nella tua replica, al di là dei contenuti, sia per me privo
>di utilità ed interesse perdere altro tempo in inutili discussioni.
>
>Facchi
Bene, mi rassegno.
Il tuo sfoggio di gratuita villania e ottusità spiega perchè gli altri
partecipanti a questo consesso ti evitino come la peste. Lo farò
anch'io.
I casi sono due: o sei un troll, o hai dei problemi relazionali seri.
Chi sbraita anche quando gli si dà ragione non può esser compreso che
in una delle due suddette categorie.
Considerato il tuo tono, ti consiglio - d'ora in poi - di firmarti
Facchino.
Così chi non ti conosce saprà prendere le opportune misure.
Schillogeno
-----------
Lo confesso, io non ho nessuna speranza.
I ciechi parlano di una via d'uscita.
Io ci vedo. (Bertolt Brecht)
Penso che il tuo scritto ti qualifichi perfettamente sotto ogni punto di vista.
R.F.
--
Posted from [151.99.168.88]
Premetto di non essere un giornalista musicale, anche se la
frase qui riportata di Frank Zappa non mi pare condivisibile
(capitava
anche a Frank Zappa di dire qualche banalità reazionaria). Premetto
che certe discussioni urticanti portano, alla fine, non a
chiarire e chiarificare, ma a rendere ancora più
indistinguibile la materia di cui si parla.
Ho trovato francamente ulcerante che in un altro post, sia
stato detto a Facchi: "ti evitano tutti come
la peste", perché implica un'esclusione umana, scusatemi,
raccapricciante.
Posso capire che in certi momenti le "passioni" si alzino di
tono, su soggetti ben concreti e che coinvolgono un dibattito
su diverse concezioni di valori. Capisco che in certi casi
si possa arrivare anche a scontri pesanti, di cui ognuno si
assume la responsabilità. Ma sgozzarsi su Sonny Rollins e
Keith Jarrett mi pare francamente fuori di ogni norma. Non faccio
il difensore d'ufficio, né mi pare che Facchi (del quale non ho
mai visto neanche la faccia) ne abbia
bisogno, ma "tenerlo lontano come la peste" è invito che
rifiuto terminantemente, da un punto di vista umano.
Se basta avere idee diverse per essere
allontanati "come la peste", ciò mi evoca francamente immagini
anche
del mio passato familiare che mi danno i brividi. Caro
Schillogeno, ho ben capito che da Facchi ti separa un baratro
anche idelogico, e questo può essere comprensibile, ma ti
pregherei di non eccedere, di non dare un esempio negativo. E
non perché a me piaccia l'ecumenismo spicciolo o il "volemose
bbene" ipocrita. Non è necessario "volersi bene", ma rispettarsi
sì. Non condivido certe tue affermazioni su Jarrett (via, questo
è un NG anche e soprattutto per chi il jazz non lo conosce: può
essere "istruttivo" definire Jarrett un "menatorrone"? Non dico
che ci si debba sperticare in analisi musicali -insomma, dire che
si apprezzano solo i "post corti" è come implicare che chi li
fa "lunghi" è un menatorrone anch'egli...- Non è sempre così, e
ognuno si esprime come gli pare, secondo le proprie
insindacabili inclinazioni), ma questo non mi spinge a
emarginarti. Credo che sarebbe più utile per la discussione
specificare perché Jarrett è un menatorrone, magari hai anche
ragione (il personaggio non è simpatico, si sa, ma l'Arte, lo
sai bene come tutti noi, non si giudica solo su basi etiche,
altrimenti Cellini e Caravaggio, tanto per citare nomi di due
che non erano proprio galantuomini, dovrebbero essere banditi
con le loro opere dai nostri musei. Pare che Beethoven spendesse
cifre colossali, letteralmente, a puttane. Beh, questo non
mi impedisce certo di apprezzarne i lavori, ci mancherebbe...).
Che Facchi ti stia, per usare un francesismo, sui coglioni,
perché è di impostazione ideologica contrastante con la tua,
perché ama ciò che tu non ami, perché ti è antipatico a pelle,
beh... ciò può capitare. D'altronde, lo ripeto, la Costituzione
non impone di gradirci a vicenda a tutti i costi. In un forum
sono stato personalmente protagonista di scontri che hanno
portato, anche da parte mia, a eccessi di cui mi sono
cordialmente vergognato. Alla bella età di 46 anni, e con ben
29 anni di lavoro in questo campo alle spalle, ho scoperto
la tolleranza, anche se essa è spesso esercizio faticoso, specie
per chi ha una natura irruente.
Caro Schillogeno (non mi ricordo in questo momento il tuo
nome), mi pare che tu ti sia un po' troppo "incazzato". Perché
mai ferirsi così a vicenda? Evitare gli altri come la peste
mi pare francamente esagerato, non aiuta nessuno. Sebbene
spesso non condivida certe tue idee sulla musica (mica siamo
tutti uguali...), non mi sento di "evitarti come la peste",
anche se non credo che Jarrett sia un "menatorrone"... Insomma,
ci vuole molto di più per evitarsi come la peste e, comunque,
non credo sia utile fare le barricate per questioni così
minori. Come vedi, non scrivo post corti, ne sono
letteralmente incapace...
GMG
Posted via web GlobalNews
www.globalnews.it
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Gianni Morelenbaum Gualberto
"Aperitivo in Concerto"/Teatro Manzoni
http://www.teatromanzoni/aperitivo/aperitivo.html
Molto d'accordo e sostanzialmente contento della tua prolissità :-)))))))
Lateralmente a ciò vorrei dire una cosa: ho solo letto e spesso saltato
questo tema di discussione ma mi sembra che la tossicodipendenza sia stata
affrontata come il solito fenomeno del circo musicale e non come si
dovrebbe: un problema individuale. Non sto qui a spiegare perchè e per come
ma ogni abuso è dovuto a un disagio. Leggere speculazioni sul perchè e il
per come i jazzisti sarebbero con la loro arte in rapporto con le
allucinazioni o la droga è una cosa un po' umiliante, da topi di
laboratorio.
Non si può scambiare l'interiorità e la capacità di un musicista interamente
col suo dramma di uomo. Non c'è nessuna artisticità nel bucarsi o tirare o
bere l'ennesimo bicchiere. C'è un problema grave, ammesso o non ammesso è un
altro paio di maniche. I grandi musicisti sono tali e basta: a volte si
fanno come si fanno i grandi fantini o le grandi massaie se hanno problemi
dalle radici comuni. Il musicista tradurrà in musica anche il suo malessere
senza per questo necessariamente guarire.
Perdonate lo sfogo. Andreajazz.
>ho solo letto e spesso saltato
>questo tema di discussione ma mi sembra che la tossicodipendenza sia stata
>affrontata come il solito fenomeno del circo musicale
Guarda, siamo in due...
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
Crispell / Maltese "Red" Black Saint 120199-2
>Posso capire che in certi momenti le "passioni" si alzino di
>tono, su soggetti ben concreti e che coinvolgono un dibattito
>su diverse concezioni di valori. Capisco che in certi casi
>si possa arrivare anche a scontri pesanti, di cui ognuno si
>assume la responsabilità. Ma sgozzarsi su Sonny Rollins e
>Keith Jarrett mi pare francamente fuori di ogni norma.
Onestamente non mi pare che si sia sgozzato nessuno: nè su Rollins
(dove le opinioni sono straordinariamente simili) nè su Jarrett (a me
non piace... embè, mica sono il Papa).
>Non faccio
>il difensore d'ufficio, né mi pare che Facchi (del quale non ho
>mai visto neanche la faccia) ne abbia
>bisogno, ma "tenerlo lontano come la peste" è invito che
>rifiuto terminantemente, da un punto di vista umano.
>Se basta avere idee diverse per essere
>allontanati "come la peste", ciò mi evoca francamente immagini
>anche
>del mio passato familiare che mi danno i brividi.
1.Io non ho invitato nessuno a fare alcunchè.
2.Idee diverse? Mica tante!
>Caro
>Schillogeno, ho ben capito che da Facchi ti separa un baratro
>anche idelogico,
Francamente non riesco a comprendere questa affermazione.
Non ho alcuna conoscenza della weltanschaung di Facchi.
Tutt'al più nella micro-querelle vedo un bisticcio caratteriale,
dovuto a disattenzione. Sua. O magari anche mia.
>Non è necessario "volersi bene", ma rispettarsi
>sì.
Indubbiamente.
Tuttavia la mancata comprensione può portare ad una escalation di
epiteti al culmine dei quali è bene interrompere il dibattito e
proseguire ognun per la sua strada.
>Non condivido certe tue affermazioni su Jarrett (via, questo
>è un NG anche e soprattutto per chi il jazz non lo conosce: può
>essere "istruttivo" definire Jarrett un "menatorrone"?
Ovviamente no. Ma certe volte uno vuole fare un discorso compiuto,
altre limitarsi a una battuta.
>Non dico
>che ci si debba sperticare in analisi musicali -insomma, dire che
>si apprezzano solo i "post corti" è come implicare che chi li
>fa "lunghi" è un menatorrone anch'egli...-
Mi dispiace, non sono d'accordo: la tua interpretazione è lontanissima
dalle mie intenzioni.
>Non è sempre così, e
>ognuno si esprime come gli pare, secondo le proprie
>insindacabili inclinazioni),
Appunto.
>Credo che sarebbe più utile per la discussione
>specificare perché Jarrett è un menatorrone
Argomento di lunga trattazione. Raccogliendo il tuo suggerimento,
qualche volta ci proverò.
>Che Facchi ti stia, per usare un francesismo, sui coglioni,
>perché è di impostazione ideologica contrastante con la tua,
>perché ama ciò che tu non ami, perché ti è antipatico a pelle,
>beh... ciò può capitare.
Può capitare, certo. ma vorrei - ripetendomi - specificare con
chiarezza che:
Non so chi sia.
Non so come la pensa.
Non so quanti anni ha.
Ignoro di dove sia.
Ignoro per chi vota.
Avrò letto in tutto 10 post suoi! E - tra l'altro - in un paio di
occasioni almeno - gli ho pure dato ragione.
>Caro Schillogeno (non mi ricordo in questo momento il tuo
>nome), mi pare che tu ti sia un po' troppo "incazzato".
Ti sbagli.
Mi spiace comunque di averti dato quest'impressione (magari in un
altro NG...).
Azz...spita, che sott'intendi, vuoi forse dire che non
ci sono jazzisti sulla scena degni di riconoscimento ?
Invito ogni partecipante del NG a fare tre nomi:
- Dino Saluzzi
- Pablo Bobrowichy
- Joe Zawinul
>> >E oggi? I jazzisti viventi vanno avanti a ciocorì?
>> Esistono jazzisti viventi?
>Azz...spita, che sott'intendi, vuoi forse dire che non
>ci sono jazzisti sulla scena degni di riconoscimento ?
Era una frase ironica.
Digitale wrote:
> > >E oggi? I jazzisti viventi vanno avanti a ciocorě?
> >
> > Esistono jazzisti viventi?
>
>
> Azz...spita, che sott'intendi, vuoi forse dire che non
> ci sono jazzisti sulla scena degni di riconoscimento ?
Ha scritto *viventi*, non "Esistono jazzisti degni di riconoscimento ?"
Non č la stessa cosa.
>
> Invito ogni partecipante del NG a fare tre nomi:
Luigi
Franca
e
;-)
Maurizio
> > Azz...spita, che sott'intendi, vuoi forse dire che non
> > ci sono jazzisti sulla scena degni di riconoscimento ?
>
> Ha scritto *viventi*, non "Esistono jazzisti degni di riconoscimento ?"
>
> Non è la stessa cosa.
Io ho chiesto che cosa sott'intende la domanda ironica: << Esistono Jazzisti
viventi ? >>,
in quanto ho interpretato che, a suo parere, non esistono jazzisti viventi.
Per maggiore precisione, tuttavia, io ho scritto "...jazzisti sulla scena" =
viventi !
Ora vorrei sapere se, secondo lui, esistono o non esistono jazzisti viventi.
> >
> > Invito ogni partecipante del NG a fare tre nomi:
>
> Luigi
> Franca
> e
> ;-)
No comment !
>
> Maurizio
Cristian