L'ho comprato nonostante qualche dubbio, e - visto il titolo - con la
non irragionevole aspettativa di trovarmi di fronte ad una storia del
jazz. I titoli dei capitoli in cui è suddiviso il DVD sembravano
avvalorare questa interpretazione, così come i brani sul CD (Louis
Armstrong con gli Hot 5 e 7, Fats Waller, Bessie Smith) per qunto un
po' fuori carattere rispetto al periodo trattato, cioè le origini.
Niente di tutto ciò. Il DVD è un confuso affastellamento - condotto da
Marco Nunzi - di dichiarazioni sul jazz di musicisti italiani - jazz
ma anche no - che sembrano raccolte al bar alla fine di una serata di
abbondanti libagioni.
Alcui momenti memorabili: Ballista che ricorda che il ragtime era
"suonato nei saloon, da un pianista che stava sotto un cartello con
scritto 'Non sparate sul pianista.' "; Pieranunzi che per rispondere
alla fondamentale domanda "Esiste l'improvvisazione?" suona prima un
po' di una suite di Bach, poi una sua parafrasi (invero scarsa) e
conclude dicendo "Come vedi, l'improvvisazione è dappertutto" (e lo
spettatore si augura avesse risposto "No"); il bluesman Ciotti che
dice che "i neri erano esposti al blues, agli spirituals, ai
gospels....la Motown viene dal gospel. Invece quelli del blues erano i
ribelli".
Non solo i convenuti (o forse solo gli autori del documentario) sono
evidentemente incapaci di imbastire un qualsiasi discorso storico
coerente, sono anche incapaci di imbastire un discorso dotato di
qualche organicità.
Aggiungo che gli unici artisti di colore interpellati sono alcuni
componenti di un gruppo di percussioni africane guidato da un
italiano. Tutti gli altri sono bianchi, italiani e dotati di accento
centromeridionale (non che questo abbia un significato particolare,
tranne fare sospettare che gravitino tutti attorno alla Casa del Jazz
a Roma). Alla fine della visione si resta con la vaga impressione che
il Jazz non sarebbe nato senza gli immigrati italiani (La Rocca,
Roppolo et al.) e il contributo della Banda di Otricoli - Tn (da cui
un bisnonno di Renzi emigrò negli USA). D'altronde, dice uno nel DVD,
il jazz è una Musica Latino Americana.
La relazione tra il contenuto del DVD e quello del CD (salvo una
comparsata di Bessie Smith in un film dell'epoca) è un mistero.
Il mio consiglio: se avete bisogno di una storia del Jazz, rivolgetevi
a Polillo o (se siete dei musicisti) ai libri di Schuller. Questo è un
promo mal fatto.
alf
>
> Il mio consiglio: se avete bisogno di una storia del Jazz, rivolgetevi
> a Polillo o (se siete dei musicisti) ai libri di Schuller. Questo è un
> promo mal fatto.
>
> alf
io invece sarei in cerca di una storia del blues...ho una raccolta fatta
parecchi anni fa ma e' divisa in fascicoli: uno per ogni bluesman
considerato. Cercavo qualcosa di piu' organico. Consigli?
caldarella
> io invece sarei in cerca di una storia del blues...
questa in cofanetto 8 dvd. Ci sarebbe da aggiungere un altro sempre di
Scorse su uno spettacolo dei R. S.
grazie mille per averci avvisato, io stavo quasi per acquistarla ma a questo
punto ne resto alla larga...
i libri di Schuller che consigli quali sono? mi piacerebbe avere qualcosa di
piů organico e accademico del solito Polillo (che alla lunga stanca)
ciao
E
Di Gunther Schuller conosco i seguenti volumi, che si trovano anche
nelle biblioteche civiche milanesi, ammessi al prestito:
Le Origini
Gli Anni Venti
I Grandi Maestri
Le Grandi Orchestre Nere
I Grandi Solisti
Tutti a cura di Marcello Piras, edizioni EDT.
I suddetti volumi vanno dalle origini del Jazz alla Swing Era.
Non so se Schuller abbia proseguito nel suo racconto,
assai impegnativo anche per lui.
E' una lettura che richiede tempo e una discoteca ben fornita.
Meglio, ma non indispensabile, se conosci la musica.
Ciao.
Placebo987
"alf" <alessandro...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:e823cdfe-d8ee-44bd...@41g2000yqf.googlegroups.com...
> Da evitare come la peste è la cosiddetta storia del jazz che
> l'Espresso sta allegando a partire dal numero in edicola il 6 Marzo
> 2008. Sono l'infelice possessore del primo dei 12 numeri - contenenti
> un DVD e un CD - e quindi, parlo per esperienza.
>
Confermo tutto. E visto che, presa la fregaura, bisogna almeno divertirsi
con le cose comiche, aggiungo circa il CD:
Premesso che, sopratutto in una collezione che si presenta come "La grande
*storia* del jazz", il rispetto dell'ordine cronologoco dovrebe essere
implicito, non si può evitare di osservare come la successione dei brani sia
del tutto casuale. Inoltre nel primo CD, che reca come titolo "Louis
Armostrong e le *origini*", accanto a Tiger Rag della ODJB, 1917, sono
presenti brani 1936 e oltre. Ma queste sono quisquilie. In molti casi è
assente la composizione della band e spesso l'anno di registrazione: sempre
il mese e il giorno. In compenso non manca mai la data del copyright. Il
che, in assenza dell'anno di registrazione, potrebbe creare nei meno esperti
curiosi equivoci, come credere che la grande Ma Rainey abbia inciso "Ma
Rainey's black bottom" dalla sua tomba nel 1992.
Veramente scoraggiante che l'iniziativa sia del gruppo
l'Espresso-Repubblica, che hanno la pretesa di ospitare articoli rivolti a
un pubblico colto. Il dubbio che ne segue è che, nonostante la prosopopea
culturale, anche quegli articoli siano scritti con la stessa bestiale
superficialità.
"placebo987" <place...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:5Xtsl.510$Cn4...@tornado.fastwebnet.it...
Se si vogliono spendere un po' di euri, si trovano anche in commercio.
grazie mille: come ho detto altre volte spesso una recensione negativa vale
molto di piů di una positiva.
alf
> Da evitare come la peste è la cosiddetta storia del jazz che
> l'Espresso sta allegando a partire dal numero in edicola il 6 Marzo
> 2008. Sono l'infelice possessore del primo dei 12 numeri - contenenti
> un DVD e un CD - e quindi, parlo per esperienza.
Bravo! L'Espresso è finito da anni: ormai è una inutilissima testata snob
in cui gli articoli - sempre uguali e sempre sui pochi medesimi
argomenti - sono solo un alibi di facciata per pubblicare la pubblicità.
Contenuti, zero. Originalità, zero. Dibattito, non ne parliamo. Solo
mode, si dice , stranezze, curiosità, indiscrezioni fasulle,
pettegolezzi futili, inutili viscerali attacchi personali. Io vi scrissi
le prime grandi inchieste sul jazz, e non ti dico i problemi: il capo-
servizio dopo mi accusò di aver "sollevato polemiche": due impresari
avevano protestato. Perché, loro che facevano (allora, non oggi) nel
settore di Politica Interna, non sollevavano polemiche? Due pesi e due
misure. Segno che del jazz non gliene fregava nulla. Il j. per loro era
una moda, una giornalistica materia "consolatoria" e "in" (!), ma a patto
che non fosse approfondita e non sollevasse dibattito. Razzismo
culturale. Pensa che per loro doveva essere un espediente "per attrarre i
giovani! (!). A riprova di quel che dico, subito dopo mi proposero una
grande inchiesta sui...Beatles. Nessuno in Italia avrebbe avuto il
coraggio di rifiutarla: io sì. Anche perché non solo mi facevano schifo,
ma non avevo raccolto alcuna documentazione. Risposi che avrei
abbandonato il jazz, semmai, per Bach o Vivaldi. Questo li tranquillizzò:
mi presero per uno snob come loro.
E vedo che sono ancora così, anzi peggiorati. Oggi una inchiesta sul jazz
a tutto campo, di pagine e pagine, sarebbe impensabile. Tutto, per loro
stanchi e gatés, è risaputo , ovvio , già sentito (quando, dove?).
Sono sicuro però che pubblicherebbero qualche riga, dico per dire,
sulla omosessualità all interno dei nuovi gruppi jazz in Danimarca , o
sul fenomeno dei nudisti jazz dell Arizona ;-)
Immagina quindi i collaboratori "amici" che si scelgono. Ora hanno anche
direttore e caposervizio cultura stranieri: non capiscono un'acca del
mood profondo italiano. Vedono tutto dall'esterno, per luoghi comuni.
Una ben pagata sottocultura da salotto. E il jazz vero, presentato bene e
in maniera completa, con le giuste differenze di valori, e non mettendo
tutti sullo stesso piano, sarebbe per loro una pericolosa "soluzione di
continuità". Non fosse mai: i lettori potrebbero avere a quel punto il
desiderio di aspettarsi un'altrettale profondità e obiettività critica
anche sugli altri argomenti culturali...;-)
PS. Questo panorama di psico-cultura giornalistica rispetto al jazz (e
non solo) vale per tutti i giornali italiani. Solo che nell Espresso
raggiunge toni caricaturali.
"alf" <alessandro...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:7f1c3179-1ead-47e9...@a12g2000yqm.googlegroups.com...
Sì sono usciti e io li posseggo in gran parte, ma non si trovano più
>Da evitare come la peste è la cosiddetta storia del jazz che
>l'Espresso sta allegando a partire dal numero in edicola il 6 Marzo
>2008.
Ancor più che "cosiddetta" è una SEDICENTE storia del jazz...
L'Espresso è finito da anni: ormai è una inutilissima testata snob
> in cui gli articoli - sempre uguali e sempre sui pochi medesimi
> argomenti - sono solo un alibi di facciata per pubblicare la pubblicità.
> Contenuti, zero. Originalità, zero. Dibattito, non ne parliamo. Solo
> mode, si dice, stranezze, curiosità, indiscrezioni fasulle,
> pettegolezzi futili, inutili viscerali attacchi personali.
D'accordo, ma mi pare un problema generale dell'informazione cartacea, e non
solo, che per quel che mi riguarda da tempo considero superflua sia sul
piano dell'informazione (anzi ormai dovrei dire della capillare ed artata
DISinformazione) che di quello della cultura. Direi che il discorso è
estendibile a svariati settori del nostro paese ed è il segno tangibile di
un degrado socio culturale che va ben oltre e ha ben altre origini ed
estensione temporale della attuale crisi.
Mi pare quindi che si lotti per la "sopravvivenza" e gli argomenti sono
sempre strumentali a ragioni "altre", di "ordine superiore", che siano
politiche, economiche o di interesse lobbistico, financo personale, poco
importa.
Che si parli di Berlusconi, Veltroni, veline o, restando in ambito musicale.
di Louis Armstrong, piuttosto che di Allevi o Arisa, è esattamente lo
stesso. Poco importa, appunto.
>Segno che del jazz non gliene fregava nulla.
Mi sembra coerente con tutto il resto e tra l'altro la disinformazione (non
solo in ambito musicale, non parliamo poi del jazz e di culture
sostanzialmente esogene, dove la confusione regna da sempre sovrana) ha una
sua funzione strategica in un mondo che ha fatto e purtroppo pervicacemente
continua a fare delle regole del marketing (che non sono in sè sbagliate se
ben contestualizzate) e del consumo applicate a 360 gradi il proprio
orientamento sociale e professionale nel vivere quotidiano. Più il
consumatore è confuso e incolto, meglio lo si può influenzare e plagiare e a
quel punto se qualcuno afferma che Arisa è una grande cantante, Allevi un
grande musicista, non gli si può che dare retta.
Mi piacerebbe comunque sapere chi è davvero interessato oggi ad una corretta
informazione e divulgazione del jazz nel nostro paese, basta dire che se ne
è occupato uno come Veltroni e ho detto tutto (se invece di scrivere libri
cazzuti si fosse occupato di politica in un modo più serio in questi anni e
meno idealistico sarebbe stato meglio per tutti, evitando di consegnare il
paese al "nano egoico" le cui puttanate verbali ci tocca sopportare
quotidianamente).
Peraltro della materia jazzistica se ne è sempre occupata ( e vantata di
occuparsene) la sinistra da decenni, con i risultati che oggi ben sappiamo.
Quindi il prodotto dell'Espresso è assolutamente in linea con il modo di
gestire la materia jazzistica da parte di assessori, enti, direzioni
artistiche e quant'altro in mano tradizionalmente a personaggi di tale area
politica e di pensiero.
Che si parli di Berlusconi, Veltroni, veline o, restando in ambito musicale.
di Louis Armstrong, piuttosto che di Allevi o Arisa, poco importa entrare
nel reale merito delle questioni, specie se musicali e culturali: non frega
niente a nessuno, ciò che conta è il proprio tornaconto personale, quello
dei propri amici, delle lobbies e eventualmente delle aree politiche e di
interesse cui si appartiene.
Non capisco di cosa ci si stupisce o ci si scandalizza: quando si capirà che
la crisi che stiamo vivendo va ben oltre la questione economica sarà sempre
troppo tardi e di certo il jazz e la cultura in generale non può non
soffrirne.
E' tutto un modo di vivere, essere e di pensare che è andato in crisi e la
crisi economica ne è l'effetto naturale, in un mondo in cui si continua a
confondere, infatti, la causa con l'effetto, l'effetto motore con l'effetto
frenante, i valori con i disvalori e viceversa, ma si sa, dire queste cose
significa fare del moralismo a buon mercato...quindi non andiamo oltre.
Aggiungo solo che, per quel che mi riguarda, la crisi ha aspettato anche fin
troppo ad arrivare e tutto sommato la vivo come una utile medicina, senza
paure e con molta speranza di un effettivo e sostanziale rinnovamento a
questo punto direi quasi obbligato.
> PS. Questo panorama di psico-cultura giornalistica rispetto al jazz (e
> non solo) vale per tutti i giornali italiani. Solo che nellEspresso
> raggiunge toni caricaturali.
vale per tutto e per tutti.
ciao
f.
>
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> Peraltro della materia jazzistica se ne è sempre occupata ( e vantata di
> occuparsene) la sinistra da decenni, con i risultati che oggi ben sappiamo.
> Quindi il prodotto dell'Espresso è assolutamente in linea con il modo di
> gestire la materia jazzistica da parte di assessori, enti, direzioni
> artistiche e quant'altro in mano tradizionalmente a personaggi di tale area
> politica e di pensiero.
Lo trattano al solito modo: in forma bignamistico-cazzara, per avere un
argomento di discussione con cui darsi un tono e fingersi colti (quando
in realta' si e' solo velleitari) e ritenersi superiori agli altri. E'
una bella sinergia giovnalisti-pvbblyco, e'...
Ciao Riccardo, come va, a proposito?
Niccolo'.
> Ciao Riccardo, come va, a proposito?
> Niccolo'.
Molto meglio, grazie
stammi bene
r,
Sono d'accordo praticamente su tutto... ho smesso da anni di comprare
settimanali e quotidiani italiani (con l'occasionale eccezione del
giornale locale) proprio per questi motivi. Ma ogni tanto mi beccano
con gli allegati. :-)
alf
alf
la qualità dei CD in edicola è scadente....l'unica vera opera è La Storia
del Jazz dei F.lli Fabbri editore dischi in vinile
http://cgi.ebay.it/LA-STORIA-DEL-JAZZ-C-PARKER-C-BASIE-B-OLIDAY-nuovo_W0QQitemZ160321072436QQcmdZViewItemQQptZDischi_Vinile_33_giri_12_?hash=item160321072436&_trksid=p3286.c0.m14&_trkparms=72%3A758|66%3A2|65%3A12|39%3A1|240%3A1318#ebayphotohosting
Bravo
Ciao
---------- post added at 11: 48 ---------- previous post was at 11: 45
----------
facchi;3358682 Wrote:
> Il 07 Mar 2009, 15:32, "Oliver_Kahn" <2524i...@mynewsgate.net> ha
> scritto:
>
>
> D'accordo, ma mi pare un problema generale dell'informazione cartacea,
> e non
> solo, che per quel che mi riguarda da tempo considero superflua sia
> sul
> piano dell'informazione (anzi ormai dovrei dire della capillare ed
> artata....
>
Se hai letto Fromm sai che non sei un moralista
bravo
ciao
--
pea.music
http://chitarraepercussioni.blogspot.com
------------------------------------------------------------------------
pea.music's Profile: http://www.sonicbands.it/member.php?userid=5436
View this thread: http://www.sonicbands.it/showthread.php?t=391450
--
walrus59
------------------------------------------------------------------------
walrus59's Profile: http://www.sonicbands.it/member.php?userid=10033
a me è piaciuto molto, sarà che per la prima volta si spiega
senza annoiare un argomento alquanto complesso...
critiche del genere sembrano provenire da un certo snobismo
o forse celano una forma di invidia (o magari più semplicemente
una distratta capacità di comprensione visto che non si è capito
nemmeno il nome dell'autore e tanto meno la sua storia).
a ogni modo che valutino i posteri sempre più intelligenti di tutti noi.
k72
alf ha scritto:
> alf
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> e pensare che musica jazz ne parla bene
> http://www.jazzitalia.net/recensioni/lagrandestoriadeljazz.asp
Musica Jazz? Che cosa c'entra Musica Jazz?
> a me è piaciuto molto, sarà che per la prima volta si spiega
> senza annoiare un argomento alquanto complesso...
Non sarà che tu non hai mai letto prima una storia del jazz?
> critiche del genere sembrano provenire da un certo snobismo
Eh, sì, certo, lo snobismo.
> o forse celano una forma di invidia
Ah, ecco, come no, l'invidia, mi pareva.
> (o magari più semplicemente
> una distratta capacità di comprensione visto che non si è capito
> nemmeno il nome dell'autore e tanto meno la sua storia).
Quale sarebbe la storia di Massimo Nunzi che dovrebbe gettare luce sulle
invisibili qualità del suo lavoro?
> a ogni modo che valutino i posteri sempre più intelligenti di tutti noi.
Non sempre e soprattutto non di tutti. Ma parlerò per invidia.
"kris72" <noe...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:gqit3k$a6k$1...@news.newsland.it...
> e pensare che musica jazz ne parla bene
> http://www.jazzitalia.net/recensioni/lagrandestoriadeljazz.asp
>
> a me è piaciuto molto, sarà che per la prima volta si spiega
> senza annoiare un argomento alquanto complesso...
> critiche del genere sembrano provenire da un certo snobismo
> o forse celano una forma di invidia (o magari più semplicemente
> una distratta capacità di comprensione visto che non si è capito
> nemmeno il nome dell'autore e tanto meno la sua storia).
>
> a ogni modo che valutino i posteri sempre più intelligenti di tutti noi.
>
> k72
>
Assolutamente, no. basti vedere il CD. Una "storia" è per definizione
cronologica. Descrive l'evoluzione di un fenomeno. Il confronto tra
testimonianze di epoche diverse può essere utile solo se si conosce l'intera
serie dei fatti che hanno condotto da una all'altra. Oppure si sta facendo
qualcosa di diverso da una "storia" o un semplice pasticcio. Notare che
raramente sono indicate le date di incisione dei brani.
--
white_craven
'CODICEBUONO' (http://www.codicebuono.it)
------------------------------------------------------------------------
white_craven's Profile: http://www.sonicbands.it/member.php?userid=10298
On Mar 27, 5:58 pm, noe...@libero.it (kris72) wrote:
> e pensare che musica jazz ne parla bene
Ah, beh, allora...
> critiche del genere sembrano provenire da un certo snobismo
> o forse celano una forma di invidia (o magari più semplicemente
> una distratta capacità di comprensione visto che non si è capito
> nemmeno il nome dell'autore e tanto meno la sua storia).
Scusa, invidioso di chi? de che? Io faccio l'informatico e non ho
intenzione di pubblicare storie del jazz a breve. Sono un po' calvo e
Nunzi ha più capelli di me, l'unica forma d'invidia a cui potrei
abbandonarmi se me ne fregasse qualcosa. Sulla distratta capacità di
comprensione: quando ho scritto il post non avevo con me il DVD,
quindi ho citato a memoria. Cosa c'entri la storia dell'autore non mi
è chiaro: se sapessi che ha fatto - per dire - il liceo scientifico a
Terni, cambierebbe la mia opinione sulla sua "Storia"?
E sullo snobismo non so bene da dove lo pigli: le critiche che ho
fatto sono fattuali, basta guardarsi il primo volume. Se a te è
piaciuto, "paròn", se trovi che le mie critiche siano scentrate se ne
può parlare. Mi pare che invece t'interessi di più mettere in dubbio i
miei motivi ("iSccome a me (e a MJ - non dimentichiamo MJ!) è
piaciuto, senz'altro chi è di diverso avviso ha la testa di percalle,
la puzza sotto il naso o è roso dall'invidia che neanche Jago). Su
questo non c'è molto da discutere.
> a ogni modo che valutino i posteri sempre più intelligenti di tutti noi.
Spero avranno di meglio da fare, e storie del jazz migliori da
giudicare.
alf