PS: Sono sicuro che leggero' 3ds di persone che mi chiedono di
specificare il senso del termine che ricorre in maiuscolo in questo
post: "vero".
Penso, e spero, di non dover essere chiamato in causa, proprio io, a
dar certe delucidazioni: c'e' gente molto piu' preparata e competente
di me.
Chi ha suonato veramente il jazz nella storia dovremmo saperlo un po'
tutti! Credo...
--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
La definizione di vero jazz è quantomai labile, ogni decennio ha la sua
interpretazione. Negli anni 30, gli appassionati ritenevano che il jazz
fosse una cosa, lo swing (Basie, Ellington) un'altra. Nata dal jazz, ma non
jazz.
So che non ami ciò che segue il bebop, posizione legittima, ma il jazz è
molte altre cose.
Analizziamo i singoli artisti e vediamo cosa hanno da dire.
Alcuni musicisti che critichi non mi piacciono affatto (Bollani, Instabile
ecc.). Ma nessun fenomeno musicale si è a un certo punto fermato continuando
ad aggiornare all'infinito un determinato linguaggio. Prima o poi la
macchina riparte e, prima o poi, finiranno le possibilità di aggiornare il
bop e la forma chorus.
Credo che oggi il jazz si trovi in posizione analoga agli anni Venti.
All'epoca le forme multitematiche prese dal ragitme mostravano limiti sempre
più pesanti. Armstrong elaborò la forma chorus, diede spazio al solista e
segnò i successivi quaranta anni (bebop incluso).
Ora la forma chorus (malgrado la presenza di musicisti come Grossman che la
riempiono sempre di contenuto) è stata sfruttata quasi fino in fondo. Le
alternative ci sono. Le hanno indicate grandi musicisti afro-americani
(sempre bene accetti ad Harlem) come John Coltrane, Muhal Richard Abrams,
Ornette Coleman, Cecil Taylor e molti altri (fra cui Duke Ellington e George
Russell).
Quando gli steccati cadranno e Grossman incontrerà Muhal, avremo aperte
infinite possibilità.
Ciao,
Valerio
> Oddio Tony, Steve Coleman e Lester Bowie sono musicisti afro-americani a
> pieno titolo.
Primo: non so se il padre di Steve Coleman sia ancora vivo (in caso
contrario, bonanima, pace all'anima sua...). Cmq se fosse morto ora si
rivolterebbe nella tomba ascoltando i dischi del figlio, tant'era, il
poveretto, grande estimatore di Parker.
Secondo: proprio Steve Coleman in persona afferma di non suonare jazz,
rifiutandone, se vogliamo chiamarla cosi', l'etichetta. Riprendera'
pure le radici africane, con la scansione binaria, ecc. ecc., MA NON E'
JAZZ PER DIO!
Ma veramente vogliamo spacciare per jazz la musica di Steve Coleman? Chi
conosceva veramente il jazz e lo sapeva suonare era un altro Coleman:
George Coleman.
Ma veramente vogliamo propinare anche al neofita le menate free di
questi tipi?
Terzo: veniamo a Bowie. Veramente pace all'anima sua, ma vogliamo far
passare pure la AACM per jazz? Ricordiamoci che ancora paghiamo lo
scotto di una generazione di illetterati formatasi sul free jazz degli
anni Settanta! E poi io sono contrario alle mossette sul palco alle
pagliacciate in camice bianco: il jazz va ONORATO quando lo si suona!
Preferirei non proseguire su Bowie. Farei incazzare troppe persone.
Per me l'essenza del jazz e lo swing, e quando dico cio', ho bene in
testa i sermoni di Johnny Griffin! Valerio, tu sai di cosa parlo...
Ma possibile che io mi devo comprare i dischi di chi mi fa cagare per
poterne parlar male con cognizione di causa e nessuno si fa avanti per
difendere il jazz? Anche questo mi fa incazzare.
Bowie e' jazz? E Kenny Dorham allora? Ho tutti i dischi di Dorham, li
conosco a memoria, tutti. Perche' allora, mi chiedo, il piu' grande
trombettista della storia del jazz (Kenny Dorham) deve trovarsi a
spartire qcs con Bowie? Dorham, trascurato per anni e riscoperto di
recente, ha portato una grossa rivoluzione nel modo di esprimersi dei
bobbers (parlo, nella fattispecie, dei trombettisti), da Chet Baker (mi
riferisco ai suoi 5etti degli anni Sessanta) a Louis Smith...
Dorham sapeva cos'era lo swing e ne seppe dare un'unica e irripetibile
interpretazione.
Dorham e' jazz. Bowie NO!
> So che non ami ciò che segue il bebop, posizione legittima, ma il jazz è
> molte altre cose.
Non e' un ufficio brevetti. Chiamatelo in qls altro modo: ma NON jazz,
vi prego!
Gli standards ragazzi, e' li' che bisogna riscoprire il VERO messaggio!
> Prima o poi la macchina riparte e, prima o poi, finiranno le possibilità di aggiornare il bop e la forma chorus.
Secondo me, e qui sono in totale accordo con Stefano Zenni, stai
confondendo "una tecnica (improvvisare su un giro armonico) con una
forma
(un ciclo ritornellato che può contenere non solo accordi, ma anche
strutture derivate da altre tecniche)".
> Armstrong elaborò la forma chorus, diede spazio al solista e segnò i successivi quaranta anni (bebop incluso).
CONCORDO
> Quando gli steccati cadranno e Grossman incontrerà Muhal, avremo aperte infinite possibilità.
Spero che i bastioni siano duri a crollare!
Ciao,
Tony
E' vero che molti mediocri musicisti e strumentisti dicono che è
esaurita proprio perchè sono inadeguati al livello di preparazione,
tecnica, linguistica, ritmica, armonica che la forma Chorus prevede.
Credo che un Bopper di buon livello NON abbia nessun problema a
suonare free.
Modestamente a suonare free io sono bravissimo, anzi sono al top e se
mi sente qualche critico potrebbe anche prendermi sul serio.
Un sassofonista romano ascoltando il sax solo di Bobby Watson diceva
che quella gente gli stava sulle palle proprio perchè era a dei
livelli per lui inimmaginabili. e continuava dicendo
"..se suoni senza pensare e facendo andare i tasti puoi suonare alla
sua velocità ma in modo del tutto casuale ...ma se stai sul tempo e le
strutture....cioè se devi pensare a quello che stai facendo dandogli
un forma musicalmentew ed espressivamente logica ...è imbarazzante il
dislivello""""
Il brano in questione era Tico Tico ma potrebbe valere lo stesso
discorso sia per altri brani che per altri musicisti.
Credo che chi cerca nelle "forme" il cambiamento resterà deluso perchè
é nei procesi reali che và cercata l'essenza.
Provate a domandarvi come mai è nelle letterature periferiche: latino
americane, africane, degli anglopakistani o indiani residenti in
Inghilterra, oppure degli immigrati negli USA
in Cina, etc... che il romanzo acquista una sua vitalità che le
letterature europee sembrano aver perso da tempo.
Eppure la forma Romanzo o racconto o novella è sempre la stessa.
Dai tempi di Balzac, o Maupassant non è cambiato alcunchè nella forma
ma è cambiato molto negli ambienti, nelle storie, nell'ambietazione
sociale, nelle culture e intrecci di culture.
Per il resto amore, conflitto sociale, morte, etc... sono sempre le
stesse...esattamente come la vita.
Quindi cercare il cambiamento nella forma è, a mio parere, un
esercizio sterile privo di reale significato.
Il jazz è oggi una musica globale al cui interno agiscono musicisti di
varia nazionalità razza e cultura.
Nel grupp di Dick Oatts sono tutti bianchi, nella big band di Watson
sono tutti giapponesi, nei gruppi di Minichillo, Costita Bisignani,
Pablo Bobrowicky sono bianchi, neri, ebrei, cattolici e suonano jazz
con "local colors".
ognuno di loro è in ogni caso un musicista di livello pressochè
assoluto e nel caso di Bobrowicky swinga come un nero di Harlem che
swinga duro. Ma anche gli altri con lo swing se la cavano benissimo e
si muovono all'interno del linguaggio codificato del jazz elaboratodai
neri americani in prevalenza.
Ma questi sono casi domestici e penso che ce ne siano anche diversi
altri.
In conclusione mi sembra che l'errore tipico di cercare nel
cambiamento della forma (chorus) l'elemento di novità - cioè non
importa se suoni bene o male ma l'importante è che abbia la parvenza
della novità - sia negativa e porta a soittovalutare molti musicisti
seri e di livello e porti a sopravvalutare degli autentici coppertoni
e a considerare più del dovuto dei bravi musicisti che sono soltanto
bravi e certamente non più di altri.
Gli esempi non mancano.
SV
Anche Duke Ellington rifiutava il termine jazz, lo trovava troppo ristretto
per la sua musica e sentiva il peso di una valenza razzista e spregiativa.
Comunque dicimao pure che Steve Coleman suona musica contemporanea
afro-americana. Se non suona come Parker non c'è niente di strano o di
eretico. Parker non sapeva suonare come Johnny Hodges. Sta al musicista
decidere se proseguire al'interno di una tradizione consolidata o se fare
qualcosa di nuovo. Io rispetto entrambe le scelte.
>E poi io sono contrario alle mossette sul palco alle
> pagliacciate in camice bianco: il jazz va ONORATO quando lo si suona!
Eppure la spettacolarità sul palco è tipica delle musiche di origine
africana che non sentono la necessità europea di una presenza scenica
inappuntabile. Nelle tradizioni afro-americane si mescolano comio e tragico
in modo incomprensibile per noi europei.
> Dorham e' jazz. Bowie NO!
50 anni fa dicevano Bunk Johnson è jazz Parker no...
Preferisco valutare gli artisti caso per caso piuttosto che seguire
definizioni criticate da molti grandi come il Duca o Max Roach.
> Spero che i bastioni siano duri a crollare!
Io no. La musica non va d'accordo con i bastioni.
Valerio
Credo che Parker si sarebbe trovato in grosse difficoltà a suonare con la
Creole Jazz Band di Joe Oliver.
> Credo che sia per questo che gente come Grossman e altri e Abrams e
> altri non si incontreranno mai sullo stesso palco.
Ne sono convinto. Ed è molto triste.
> E' vero che molti mediocri musicisti e strumentisti dicono che è
> esaurita proprio perchè sono inadeguati al livello di preparazione,
> tecnica, linguistica, ritmica, armonica che la forma Chorus prevede.
>
Lasciamo perdere i finti che hanno piegato la New Thing alla loro ignoranza.
> Credo che un Bopper di buon livello NON abbia nessun problema a
> suonare free.
Non credo che tutti siano in grado di comprenderne le forme.
> Provate a domandarvi come mai è nelle letterature periferiche: latino
> americane, africane, degli anglopakistani o indiani residenti in
> Inghilterra, oppure degli immigrati negli USA
> in Cina, etc... che il romanzo acquista una sua vitalità che le
> letterature europee sembrano aver perso da tempo.
Certo, ma non durerà all'infinito. E comunque nella sua storia il romanzo è
un contenitore che ha attraversato mutazioni formali enormi. Proviamo a
paragonare Manzoni a Joyce, Borges, Toni Morrison ecc.
>Quindi cercare il cambiamento nella forma è, a mio parere, un
esercizio sterile privo di reale significato>
Eppure così è la storia della musica. Dal monodico gregoriana alla polifonia
dell'ars nova. Poi il contrappunto bachiano, l'epoca dominata dalla forma
sonata. L'apogeo di snfonia e opera lirica e la loro crisi formale.
> cambiamento della forma (chorus) l'elemento di novità - cioè non
> importa se suoni bene o male ma l'importante è che abbia la parvenza
> della novità - sia negativa e porta a soittovalutare molti musicisti
> seri e di livello e porti a sopravvalutare degli autentici coppertoni>
Non è il mio atteggiamento. Ritengo che chi suona usando le concezioni
ritmiche e formali del bebop possa fare ottima musica ancora per molto
tempo. Ma sono lieto che il jazz non sia solo il bebop. Mi piace la varietà.
Proviamo a pensare la musica eurpoea con tutti i compositori ancora a
scrivere preludi e fughe come Bach.
Niente Beethoven, Mozart, Debussy...
Valerio
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
Senti...per me tutti questi discorsi sul vero o finto jazz sono cazzate...e
te lo dice uno che con Max Chiarella ci suona. La musica la fanno i
musicisti, il resto non conta.
Andrea
Beh...conoscendo Steve non mi sembra che sia questo il motivo...ogni volta
che lo vedo mi domando se arriverà a fine concerto...
Andrea
Trovo assurdo ed estremamente ottuso porre degli steccati alla musica ed in
generale ad ogni forma di espressione.
saluti
Francesco
> Ho sentito Abrams dal vivo alcune volte e purtroppo devo dire che a
> lui la forma Chorus è preclusa perchè, almeno dal vivo, ha molti,
> gravi problemi a stare sul tempo.
Oh, finalmente! Giusto Sergio! Vogliamo iniziare a dire e a riconoscere
che questi musicisti hanno gravi problemi ritmici e non sanno suonare un
chorus per intero, nel senso che escono o troppo prima o troppo tardi
lasciando gli altri colleghi nell'imbarazzo generale?! Non sono abituati
ad avere le sigle che scorrono mentre suonano!
> E' vero che molti mediocri musicisti e strumentisti dicono che è
> esaurita proprio perchè sono inadeguati al livello di preparazione,
> tecnica, linguistica, ritmica, armonica che la forma Chorus prevede.
... e si rifugiano nel free, nell'avanguardia, nella sperimentazione,
nelle composizioni originali proprio perche' queste rappresentano delle
forme che permettono loro di bluffare; e i critici li' dietro a batter
le mani e inchiostrar il pennino non appena il musicista si lancia col
proprio strumento all'esecuzione di un'ardita scorreggia. Ohhhhhhhhh, ma
questa e' una cosa mai sentita. Ohhhhhhhhhh, senti che pathos, che
melopea. Ohhhhhhhhh, io qui ci sento Parker.
> Modestamente a suonare free io sono bravissimo, anzi sono al top e se
> mi sente qualche critico potrebbe anche prendermi sul serio.
MIRABILE SINTESI: CONCORDO!
> In conclusione mi sembra che l'errore tipico di cercare nel
> cambiamento della forma (chorus) l'elemento di novità - cioè non
> importa se suoni bene o male ma l'importante è che abbia la parvenza
> della novità - sia negativa e porta a soittovalutare molti musicisti
> seri e di livello e porti a sopravvalutare degli autentici coppertoni
> e a considerare più del dovuto dei bravi musicisti che sono soltanto
> bravi e certamente non più di altri.
Questa e' la zozzura che intendevo condannare nei mie precedenti
interventi e penso che il free e tutta l'altra roba abbiano
rappresentato una valida e ben protetta (dalle penne e dalla politica)
copertura per chi il jazz non sa neanche da dove comincia.
Questa e' la condizione in cui oggi ci troviamo. Fra venti o trenta
anni, o forse anche molto, molto meno, pagheremo lo scotto di certe
scelte scellerate. Quando gli altri musicisti tireranno il culo ai
nostri (ma vogliamo capirlo che Rava e Fresu NON rappresentano tutti i
jazzisti italiani?????) e la matrice italiana, che nella storia del jazz
ha svolto un ruolo fondamentale verra' ovunque sbeffeggiata.
Mentre Rava vince i premi in Danimarca, gli altri stanno aprendo gli
occhi, stanno correndo ai ripari... E noi? Ancora a incensare le menate!
> Senti...per me tutti questi discorsi sul vero o finto jazz sono cazzate...e
> te lo dice uno che con Max Chiarella ci suona.
... e quindi dovresti conoscere molto meglio di me la gravita' della
situazione e, francamente, con tutto il rispetto, trovo desolante il
fatto che risolvi la questione definendola "una cazzata" quando sai
benissimo i motivi per cui certi talenti vengono letteralmente
affossati.
Il tuo 3d mi conferma lo spirito di disaffezione e disillusione che
serpeggia fra molti musicisti... Penso che il musicista abbia il dovere
di iniziare a impegnarsi anche "politicamente", a esprimere cio' che
pensa, a dire la verita'. Per troppo tempo i musicisti hanno fatto
diplomazia dietro il "ma io penso solo a suonare poi il resto...".
Trovo, pertanto, la tua espressione ("cazzate") assai diplomatica,
tipica del musicista che non vuole scendere in campo, non si vuole
sporcare le mani, vuole restare pulito e si fa i cazzi suoi coltivando
il proprio piccolo orticello. DIPLOMAZIA!
Cordialita'
Nessuno vuole limitare la libertà d'espressione di nessuno.
Ma da uno scrittore si pretende che conosca la lingua in cui si
esprime liberamente. Non si capisce per quale motivo questo non debba
avvenire per la musica.
Il cambiamento delle forme che nella musica europea si sono succedute,
a cui alludeva Prigiotti, rifletteva il cambiamento che avveniva nella
società e nel modo in cui la musica veniva prodotta, distribuita e
fruita.
Ne tiro la conclusione che l' arte in genere riflette la vita reale
della gente e non le pensate individuali di questo o quello, le mie
comprese ovviamente.
In un mondo globale il fenomeno nuovo e la contemporanea sussistenza
di linguaggi generali e influenze locali (GLOCAL come qualcuno dice e
il primo a parlere di questo in ambito jazzistico è stato Gualberto).
Internet è un fenomeno globale ma noi scriviamo in italiano e parliamo
con un'ottica locale che tende ad essere globale.
SV
È vero, ma pone un leggerissimo problema: tutto il jazz non ha quasi nulla a
che fare con la comunità che lo ha per tradizione espresso. Che sia hard bop
o free non cambia nulla.
Negli anni 60 Kenny Dorham era elitario tanto quanto Ayler.
L'hard bop voleva ricuperare il blues e la musica della chiesa nera per
ristabilire un rapporto con i valori afro-americani trascurati dopo gli anni
del bebop. Ma i ragazzi neri trovavano questi valori non in Art Blakey, ma
nel r&b.
Quindi la tua osservazione è valida, ma mette in discussione tutto il jazz
(o come cavolo volete chiamarlo...).
Valerio
E chi lo ha mai detto in questo ng?
Ha pochissimo senso prendersela con un musicista che ottiene più succeso di
un altro a te gradito.
Chet Baker otteneva, negli anni 50, MOLTO più successo di Dorham, Davis,
Brown e Gillespie messi insieme.
Era bianco e carino, e questo in una società razzista conta.
Dobbiamo disprezzare Chet per questo? O dobbiamo criticare pubblico e
produttori? Io propendo per la seconda.
Se Joe Henderson è sottovalutato non ha senso prendersela con David Murray.
È un ottimo modo per rendere Henderson odioso a potenziali ascoltatori e per
creare steccati insopportabili a chi ama la musica.
Parliamo della qualità della sua musica e consigliamo i suoi dischi. Molto
più costruttivo.
Valerio
Sergio
Non c'è nessuna gravità, tralasciando premi e critica, che sono buisness, i
vari discorsi sui "generi" o "brevetti" sono estranei ai musicisti...nessuno
di noi continua a parlare di idiomi o correnti...si ascolta Steve Coleman
come Parker o Scofield come Wes...senza farsi troppi problemi...ormai le
nuove generazioni mischiano i dischi di Ornette a Coltrane e a Frisell,
comprendendone le differenze e le somiglianze.
Non ho mai sentito, dico mai, un musicista dire qualcosa tipo "l'ECM
continua a indebolire con le proprie produzioni il VERO jazz e a
confondere le idee ai fruitori mistificandone il VERO significato, ecc."
> Il tuo 3d mi conferma lo spirito di disaffezione e disillusione che
> serpeggia fra molti musicisti...
Macchè...non ti rendi conto che in macchina mia si passa da Lester al 5etto
storico di Miles, da Carla Bley a Dave Douglas con la voglia di ascoltare e
fare musica, e non di discutere su cosa sia il "vero significato"...di cosa
poi? del jazz? della vita? Credi davvero di poterne parlare?
>Penso che il musicista abbia il dovere
> di iniziare a impegnarsi anche "politicamente", a esprimere cio' che
> pensa, a dire la verita'.
Lo sto dicendo, ciò che penso. Riguardo al "politicamente" cosa intendi? Che
devo avere la tessera? Ma dai...sono due giorni che suono alla festa
dell'Unità a Venezia...ma se mi chiama la Lega vado anche li...se una
persona vuole ascoltare jazzz non gli domando mica di che partito è...
[...a parte che un "compagno" ieri ha urlato: "basta con questa cultura io
voglio ballare" ;-)]
>Per troppo tempo i musicisti hanno fatto
> diplomazia dietro il "ma io penso solo a suonare poi il resto...".
Sono conosciuto per non essere un musicista diplomatico...se devo dirti che
Bruno Tommaso mi fa cagare e che mi è anche antipatico te lo dico...se devo
dirti che Battaglia mi piace e Giuliani no, te lo dico...ma sono giudizi
personali, hanno l'importanza che hanno.
> Trovo, pertanto, la tua espressione ("cazzate") assai diplomatica,
> tipica del musicista che non vuole scendere in campo, non si vuole
> sporcare le mani, vuole restare pulito e si fa i cazzi suoi coltivando
> il proprio piccolo orticello. DIPLOMAZIA!
> Cordialita'
"Cazzate" sono i tentavi ti togliere la musica dai musicisti per ingabbiarla
di significati che non ha, per portarla dalla propria parte politica, per
rimpiangere i tempi andati...
Certi ascoltatori mi sembrano come i tifosi allo stadio...insultano i
giocatori che secondo loro non vanno bene (della propria o dell'altra
squadra non importa) mentre credono di giocarla loro, la partita...
vale,
Andrea
Potremmo dire che questa frase, a suo modo geniale, sintetizza il fallimento
della politica culturale di sinistra...
Ciao,
Valerio
Pienamente d'accordo.
Rincaro la dose: anche Miles Davis faceva fatica a seguire la struttura
del chorus. Non è un caso che si è liberato della micidiale successione di
accordi del bebop per buttarsi sul ben 'più facile' modale (tra apici,
perchè il modale di un Coltrane o il free di un Ornette Coleman è di ben
altra stoffa).
(Abbiano pietà di me i fans del grande Miles, ma la mia è una semplice
analisi dei suoi assoli anni '50).
Ciao. Pasquale
--
Inviato il sab 08 set 2001 13:39:33 CEST da ba1-465.dialup.tiscalinet.it
[62.10.137.209]
http://www.neuromante.net/
Ne sei proprio certo???? Mi sembra che passi troppo tempo ad
autocompiacerti nel tuo piccolo mondo.
> Non ho mai sentito, dico mai, un musicista dire qualcosa tipo "l'ECM
> continua a indebolire con le proprie produzioni il VERO jazz e a
> confondere le idee ai fruitori mistificandone il VERO significato, ecc."
Non lo dicono ma lo pensano... e in molti! Se vuoi in pvt ti mando una
lista di almeno 100 nomi di musicisti italiani con i quali sono in
contatto e che hanno sottoscritto il mio appello.
> ...non ti rendi conto che in macchina mia si passa da Lester al 5etto
> storico di Miles, da Carla Bley a Dave Douglas con la voglia di ascoltare e
> fare musica, e non di discutere su cosa sia il "vero significato"...di cosa
> poi? del jazz? della vita? Credi davvero di poterne parlare?
Stai aggravando la tua posizione, sei proprio sicuro di voler
continuare? Se e' vero che suoni jazz, secondo ti trovi in una crisi di
mancanza di contenuti da proporre.
Ci sono persone piu' qualificate di me per parlare di jazz e del suo
significato. Non voglio ne' pontificare ne' salire in cattedra. L'ho
sempre detto fin dal mio primo intervento. A differenza tua, pero', mi
firmo con nome e cognome, dico cio' che penso (code certamente
condivisibili o meno) e mi assumo la responsabilita' di cio' che dico!
> Lo sto dicendo, ciò che penso. Riguardo al "politicamente" cosa intendi? Che
> devo avere la tessera? Ma dai...sono due giorni che suono alla festa
> dell'Unità a Venezia...ma se mi chiama la Lega vado anche li...se una
> persona vuole ascoltare jazzz non gli domando mica di che partito è...
> [...a parte che un "compagno" ieri ha urlato: "basta con questa cultura io
> voglio ballare" ;-)]
Riguardo al "politicamente" non hai colto il senso del termine in quel
contesto. Mi pare evidente. Per politica non si intende solo Berlusconi
o Bertinotti. Capit?
> Sono conosciuto per non essere un musicista diplomatico...se devo dirti che
> Bruno Tommaso mi fa cagare e che mi è anche antipatico te lo dico...se devo
> dirti che Battaglia mi piace e Giuliani no, te lo dico...ma sono giudizi
> personali, hanno l'importanza che hanno.
Si', apprezzo lo sforzo, ma per me resti un anonimo e, appunto, come
dici tu, i tuoi giudizi hanno l'importanza che hanno!
> Certi ascoltatori mi sembrano come i tifosi allo stadio...insultano i
> giocatori che secondo loro non vanno bene (della propria o dell'altra
> squadra non importa) mentre credono di giocarla loro, la partita...
Caro Andrea, toglimi una curiosita': forse hai paura di far parte di
QUEI giocatori? Almeno, averne la consapevolezza, evitando di
malcelarla, rappresenterebbe un atto di sincerita' verso te stesso!
Pasquale
hai detto la cazzata del secolo
cordialmente
Francesco
Alcune parti dei discorsi di Tony, al di là di alcune sue valutazioni
sui musicisti,
sfiorano il delirio e sono di un conservatorismo pauroso, degno del
peggior
vecchiume culturale rintracciabile nella bibliografia e critica jazz
storica.
Facchi
--
Posted from [151.99.168.67]
che palle... mi chiamo Andrea Lombardini, abito a Tv. Devo mandarti il curr
prima di dire qualcosa?
Non so se val la pena di continare...
Andrea
ORGOGLIOSAMENTE ancorato alla tradizione, non me ne vergogno e anzi ne
faccio un punto di forza, perche' solo da li' si puo' cercare di
restituire dignita' al jazz.
Posso continuare e parlare ancora per ore di come tanti bistrattati
musicisti della tradizione farebbero saltare il culo dalla sedia a tanti
jazzisti moderni. Non voglio fare della radizione un accademismo, ma
almeno cerchiamo di rendere giustizia al jazz evitando di parlare di
free, avanguardia, sperimentazioni e commistioni dannosissime PER TUTTI.
--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
>mi firmo con nome e cognome,
Siamo in un ng e ognuno si firma col nome che vuole.
Scusate l'Ot, ma alcune cose me le tolgono di bocca.
Cordialmente.
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
Bobby Watson "Love Remains" RR 212 (www.redrec.net)
>Rincaro la dose: anche Miles Davis faceva fatica a seguire la struttura
>del chorus. Non è un caso che si è liberato della micidiale successione di
>accordi del bebop per buttarsi sul ben 'più facile' modale (tra apici,
>perchè il modale di un Coltrane o il free di un Ornette Coleman è di ben
>altra stoffa).
Ascoltati e magari trascriviti nota per nota gli assoli di Miles
in pezzi come Oleo, Four, Doxy, Dig, Airegin e poi mi saprai dire.
Suona perfettamente sugli accordi ed ogni sua frase è magnifica.
Io quello che dici tu lo interpreto in un altro modo dicendo
che forse ogni musicista ha un suo "beat interiore" e che quello
di Miles segna un tempo più lento di quello di Dizzy o Bird.
Le frasi di Bird le devi ascoltare rallentate e solo allora
ti rendi conto di quante cose contengano, Miles va "più piano"
ma che importa sono entrambi fantastici.
Personalmente poi io ho molti più problemi a rendere
interessante il mio assolo su "Confirmation" che quello
su "So what", per quanto sia un pezzo "semplice".
E poi quel processo di "semplificazione" operato da Davis,
da "Kind of blue" in poi, mi sembra abbia portato a risultati
che semplici non sono affatto. Io personalmente trovo la musica
del quintetto di Davis con Shorter ed Hancock come il punto più alto
della ricerca sulla forma a cui si sia mai giunti nel campo della
musica improvvisata.
P.S.
Ho mentito!
Anche quando suono "Confirmation"
sono palloso, ma su "So What", giuro, è peggio.
____________________________
Alessandro Antonucci
af...@NOSPAMinwind.it
www.ilfarorosso.com
____________________________
Alessandro Antonucci
af...@NOSPAMinwind.it
www.ilfarorosso.com
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
Spira uno sgradevole vento di Jazzit. Invito chi č seriamente interessato al
confronto a non rispondere a messaggi puramente offensivi. Meglio bloccare
il mittente.
Valerio Prigiotti
Il jazz è sempre meno l'espressione di una comunità e sempre più
l'espressione di una elite culturale worldwide:; dagli USA al Giappone
dall'Europa all'America Latina, dall'Australia ai paesi dell'Est.
I neri nel senso del popolo nero hanno perso il loro legame col jazz
da tempo e il jazz oggi trova il suo mercato nel mondo più che in
luogo anche se l'imprint delle ritmiche nere è ancora decisivo e pesno
che lo sarà ancora per parecchio.
In quanto a Davis è stato scoperto e valorizzato da Parker credo più
che per le sue doti strumentali per quelle musicali e artistiche.
Davis è un grande artista e leader più che un grande trombettista.
Gillespie, Navarro, Cliffor, Lee Morgan, Freddie Hubbard, Booker
Little gli sono superiori strumentalmente.
Nel caso di Morgan e soprattutto kenny Dorham non sono del tutto
sicuro che artisticamente siano inferiori. Hanno certamente avuto meno
mercato e quindi minori possibilità di esprimersi e di competere con
Davis che li temeva molto, soprattutto Dorham.
In quanto ai quintetti di Davis della CBS credo sia ora di smetterla
di ripetere i solit luoghi comuni sulla base dei quali si afferma che
sono il top.
Secondo me ci sono dozzine di album della Blue Note era contemporanei
al quintetto di Davsi che sono sullo stesso livello e in diversi casi
decisamente supriore.
Qualcuno esperto in date conosce le date di registrazione di Una Mas e
So What ??
Credo che sarebe interessante conoscerle. Davis ha semplicemente
recepito quello che era nell'aria, che gli altri musicisti forse più
di lui stavano facendo e quindi.......
The Real McCoy o i Cd di Dorham o quelli di Bobby Hutchersom,
henderson McLean NON hanno nulla da invidiare, anzi sono forse
migliori, dei quintetti di Davis.
Questo è solo un punto di vista non la verità.
SV
> Davis è un grande artista e leader più che un grande trombettista.
> Gillespie, Navarro, Cliffor, Lee Morgan, Freddie Hubbard, Booker
> Little gli sono superiori strumentalmente.
Io aggiungerei anche Donald Byrd e i suoi dischi da leader Blue Note.
> Nel caso di Morgan e soprattutto kenny Dorham non sono del tutto
> sicuro che artisticamente siano inferiori. Hanno certamente avuto meno
> mercato e quindi minori possibilità di esprimersi e di competere con
> Davis che li temeva molto, soprattutto Dorham.
Concordo in pieno, specialmente su quest'ultima affermazione relativa a
Miles e Kenny.
> In quanto ai quintetti di Davis della CBS credo sia ora di smetterla
> di ripetere i solit luoghi comuni sulla base dei quali si afferma che
> sono il top.
I quintetti di Chet della meta' degli anni Sessanta, per riallacciarmi a
una cosa che ho detto in precedenza, sono notevolmente superiori.
> Secondo me ci sono dozzine di album della Blue Note era contemporanei
> al quintetto di Davsi che sono sullo stesso livello e in diversi casi
> decisamente supriore.
CONCORDO
> Qualcuno esperto in date conosce le date di registrazione di Una Mas e
> So What ??
Per quanto mi consta, la prima incisione di Una Mas (il brano) la puoi
trovare in INTASOMETHIN' (Pacific Jazz) con Jackie McLean. La data e' 15
aprile del '62.
--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
Sono d'accordo. Notavo solo il carattere elitario, lontano dalla comunità
nera, del jazz successivo alla metà degli anni 50.
> Il jazz è sempre meno l'espressione di una comunità e sempre più
> l'espressione di una elite culturale worldwide:; dagli USA al Giappone
> dall'Europa all'America Latina, dall'Australia ai paesi dell'Est.
Quindi non ha senso dire che un jazzista deve fare jam session a Harlem.
Inoltre è una situazione non priva di contraddizioni e che porta molti
cultori bianchi del bebop a dire ai musicisti neri qual è il vero jazz e
come si suona.
Esattamente come ai tempi di Pannassié, che insegnava a Parker e Gillespie
quale era la vera musica dei neri.
Valerio Prigiotti
La ringrazio Sig. Prigiotti del consiglio. Comunque non si preoccupi,
conosco
bene il mio pollo e non casco certo nelle sue trappole, visto anche che
i suoi
scritti continuo a trovarli divertenti anziché offensivi...
scusami, non lo farò più
ciao Pasquale
--
Inviato il sab 08 set 2001 19:23:03 CEST da ba1-879.dialup.tiscalinet.it
[62.10.139.111]
http://www.neuromante.net/
sì, in Miles c'è quel formidabile tentativo di sintetizzare, per niente
semplice in una successione armonica a 150-250 di metronomo, una linea
melodica che diventa prolissa se svolta su ognuno degli accordi; alcuni
musicisti dell'epoca risolsero il problema utilizzando il modo lidio, che
ben si adattava meglio agli accordi con la quarta aumentata. Mi riferivo
invece a diversi brani di Miles in cui si nota chiaramente l'appoggio
degli altri musicisti che lo aiutano, specialmente alla fine di un chorus,
a riprendere il filo; con un po' di tempo riascolterò i brani in questione
citando magari la battuta o le battute in cui ciò si verifica. Un
confronto/chiarimento a tale proposito sarà utile perché io apprezzi
meglio la storia musicale di Miles.
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il sab 08 set 2001 19:35:22 CEST da ba1-879.dialup.tiscalinet.it
[62.10.139.111]
http://www.neuromante.net/
> Quindi non ha senso dire che un jazzista deve fare jam session a Harlem.
Le jam le puoi fare in Italia, come in Polonia, in Rep. Ceca ecc. ecc.
Solo che ad Harlem non puoi fare CAZZATE. Te lo dico per esperienza, non
OVVIAMENTE per aver io suonato ad Harlem, ma perche' ho visto dei
bianchi, e anche qualche nero esere presi a calci e buttati fuori dal
locale. E vuoi sapere da chi? Non certo dai musicisti, ma dal pubblico!
--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
Vabbè, mi hai convinto, metto su Live at Village Vanguard di Albert Ayler.
Valerio
Facchi
--
Posted from [151.99.168.67]
Pasquale wrote:
>
> Rincaro la dose: anche Miles Davis faceva fatica a seguire la struttura
> del chorus. Non è un caso che si è liberato della micidiale successione di
> accordi del bebop per buttarsi sul ben 'più facile' modale (tra apici,
> perchè il modale di un Coltrane o il free di un Ornette Coleman è di ben
> altra stoffa).
>
> (Abbiano pietà di me i fans del grande Miles, ma la mia è una semplice
> analisi dei suoi assoli anni '50).
In questo caso si dice *semplicistica*, NON semplice.
E il fatto di essere dei fan o meno c'entra poco o nulla.
Ciao !
Maurizio
Tony Mancuso wrote:
>
>
> ....... A differenza tua, pero', mi
> firmo con nome e cognome, dico cio' che penso (code certamente
> condivisibili o meno) e mi assumo la responsabilita' di cio' che dico!
>
>
> Si', apprezzo lo sforzo, ma per me resti un anonimo e, appunto, come
> dici tu, i tuoi giudizi hanno l'importanza che hanno!
>
Se non hai rispetto per il diritto alla privacy e all'anonimato
che è una feature di questo mezzo, non puoi fare carico di ciò agli altri.
Ed è anche assurdo pesare l'importanza di un intervento basandosi
sulla presunzione di identità, prima ancora che sulla validità delle tesi.
Solo perchè ti firmi Tony Mancuso nessuno ci garantisce che tu sia un "Tony
Mancuso";
chiunque può esserlo.
Ammesso e non concesso che tu sia uno dei Tony Mancuso che ci sono al mondo,
questo non da' certo più valore o legittimità ai tuoi post rispetto ai miei.
Non sono io che te lo dico, ma le regole di questo posto, che mi pare tu come
altri ti attardi a comprendere.
Ciao !
Maurizio
Accetto 'semplicistica' al posto di semplice. Ma sembra che io abbia osato
trovare un occhio storto o qualche altro difetto in un idolo riconosciuto,
invece di incensarlo (così fan tutti). Certo, la mia analisi può essere
semplicistica, ma si basa sull'ascolto di brani fine anni '40 primi anni
'50, in cui, ripeto, Miles sempra più sorretto che reggere la propria
improvvisazione, talvolta con il 'controcanto' del sassofonista e talvolta
con un segnale da parte del batterista o con l'entrata brusca sul suo
assolo da parte di un altro strumento, a fine chorus. Altri mi hanno
risposto con osservazioni molto interessanti. Ma non accetto il tuo 'punto
e basta', come non ho accettato qualche onomatopea al limite dell'insulto,
ma a cui non vale la pena rispondere.
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 10:31:54 CEST da ppp-235-139.21-151.libero.it
[151.21.139.235]
http://www.neuromante.net/
dici poco...
>
> Davis è un grande artista e leader più che un grande trombettista.
> Gillespie, Navarro, Cliffor, Lee Morgan, Freddie Hubbard, Booker
> Little gli sono superiori strumentalmente.
e alura? What does it mean?
> Nel caso di Morgan e soprattutto kenny Dorham non sono del tutto
> sicuro che artisticamente siano inferiori. Hanno certamente avuto meno
> mercato e quindi minori possibilità di esprimersi e di competere con
> Davis che li temeva molto, soprattutto Dorham.
Non le sembra un discorso un po' semplicistico signor Veschi ? Direi che
Davis
più che temerli li rispettava moltissimo, come giusto che fosse, visto il
loro
talento indiscutibile
>
> In quanto ai quintetti di Davis della CBS credo sia ora di smetterla
> di ripetere i solit luoghi comuni sulla base dei quali si afferma che
> sono il top.
> Secondo me ci sono dozzine di album della Blue Note era contemporanei
> al quintetto di Davsi che sono sullo stesso livello e in diversi casi
> decisamente supriore.
al di là del pensiero espresso, che non condivido, dozzine di dischi
"di livello decisamente superiore", beh, mi sembra un po' eccessivo
>
> Qualcuno esperto in date conosce le date di registrazione di Una Mas e
> So What ??
> Credo che sarebe interessante conoscerle. Davis ha semplicemente
> recepito quello che era nell'aria, che gli altri musicisti forse più
> di lui stavano facendo e quindi.......
se intende le registrazioni ufficiali,"Una mas" 1/4/63, So what 3/59,
ossia ben quattro anni di differenza che non sono pochi per quegli anni
dinamici.
e poi cosa significa "Davis ha semplicemente recepito quello che era
nell'aria",
il grande artista si distingue proprio per saper cogliere, sintetizzare e
condensare meglio di altri le idee "nell'aria". La cosa non sminuisce
affatto
Davis, ma lo esalta ulteriormente. La storia di far passare Davis per un
"rubaidee"
altrui e vecchia e questa sì un vero luogo comune.
>
> The Real McCoy o i Cd di Dorham o quelli di Bobby Hutchersom,
> henderson McLean NON hanno nulla da invidiare, anzi sono forse
> migliori, dei quintetti di Davis.
vale risposta analoga a due punti sopra
> Questo è solo un punto di vista non la verità.
vale anche per me
Ciao Pasquale
scusami, ma proprio non riesco a capire a quali brani, a quali assoli, a
quali sassofonisti caritatevoli che suonano un controcanto, batteristi che
amichevolmente segnano le otto misure ( spero tu non stia parlando dei
"licks" di Philly Joe Jones ), tu ti riferisca.
Io sinceramente trovo che Miles abbia un senso della costruzione melodica
praticamente perfetto, in qualsiasi ambito, sia esso un chorus dalle
caratteristiche prettamente tonali, sia esso un brano modale dalla struttura
armonica scarna.
E' ovvio che mi posso sbagliare e che non posso conoscere tutti i dischi di
Miles, ma mi sembra molto difficile se non impossibile, che Miles abbia
suonato come tu descrivi, nello stesso periodo in cui ha partorito assoli
splendidi, per il loro equilibrio melodico.
Ed io, nei dischi dei primi anni '50 ( a parte forse in "Blue Moods", ma
forse più che gli assoli, non sono riusciti gli arrangiamenti di quel
disco ) sento solo grandi assoli di Miles. "Oleo" del '54 è il primo assolo
che ho trascritto, tra quelli di Miles, e rimane uno dei più belli, eleganti
soli mai incisi (ma è solo una mia opinione). Ti consiglio di trascriverlo,
è molto semplice, ma è illuminante.
Se conosci dischi o brani in cui Miles cuona male, sbaglia i changes, si
perde, ti prego di indicarmeli, perchè sono molto curioso.
> Ciao. Pasquale
Ciao
Francesco
La tua risposta è molto gentile. Sì, ho già promesso in un altro post di
indicare le battute o i brani in cui l'improvvisazione di Miles viene
'retta' più che reggere (è un mio parere 'semplicistico' che già le tue
considerazioni iniziano a far crollare, e ti ringrazio). Lo farò appena mi
riascolto tutti i brani in mio possesso.
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 12:13:34 CEST da ppp-3-139.21-151.libero.it
[151.21.139.3]
http://www.neuromante.net/
>A mio parere il jazz e il BeBop in senso esteso (Bop, Cool, hard ;
>modale, Freebop) è una forma d'arte altamente sofisticata. Anzi fra le
>più sofisticate dell'intero universo musicale di tutti i tempi nei
>suoi paramtri di base: ritmici, armonici, lessico e vocabolario,
>strumentali,
Assolutamente d'accordo.
In effetti trovo "mostruosi" musicisti come ad esempio
Bosso o Giuliani che, giovanissimi, già padroneggiano questo
immenso "vocabolario" e si preparano ad allargarlo.
>[,,,]
>In quanto ai quintetti di Davis della CBS credo sia ora di smetterla
>di ripetere i solit luoghi comuni sulla base dei quali si afferma che
>sono il top.
>Secondo me ci sono dozzine di album della Blue Note era contemporanei
>al quintetto di Davsi che sono sullo stesso livello e in diversi casi
>decisamente supriore.
Io ci metterei anche "Out to lunch" di Dolphy del 1964.
>Qualcuno esperto in date conosce le date di registrazione di Una Mas e
>So What ??
"Una Mas" è del 63. Ma cosa intendi con "So What" ?
Davis l'ha inciso parecchie volte da "Kind of Blue" (1959) in poi.
>Credo che sarebe interessante conoscerle. Davis ha semplicemente
>recepito quello che era nell'aria, che gli altri musicisti forse più
>di lui stavano facendo e quindi.......
Questo può darsi benissimo, in fondo Davis l'ha sempre fatto,
ma è una qualità non un difetto.
>The Real McCoy o i Cd di Dorham o quelli di Bobby Hutchersom,
>henderson McLean NON hanno nulla da invidiare, anzi sono forse
>migliori, dei quintetti di Davis.
>Questo è solo un punto di vista non la verità.
Rispetto il tuo autorevole punto di vista,
ma continuo a sostenere il mio.
A un livello così alto è difficile dare giudizi di merito
e poi ci sono molte "intersezioni". Kenny Dorham e Joe Henderson
suonavano con Herbie Hancock e Tony Williams.
Io comunque non sto dicendo che Miles fosse un trombettista migliore
di Kenny Dorham o che Shorter fosse meglio di Henderson,
ma solo che la musica di quel quintetto ha portato la forma
canzone alle sue estreme conseguenze, con un rigore e una
creatività che IMHO non ha eguali. Personalmente trovo
che il principale artefice di queste vette creative sia
Tony Williams, sapientemente "gestito" da Miles.
Saluti
P.S.
X Veschi, visto che sei un esperto del genere e che
in questo periodo sul NG si parla molto di dischi
importanti perché non tiri fuori qualche titolo
Blue note del periodo, che trovi imprescindibile,
oltre a i due dischi già citati.
--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
Ok, rispondo sia all'onomatopea (uhh? mi pare che fosse) che alla tua
lettera.
1) uhh!
2) Sintetizzare č un termine che ho ripreso dall'interlocutore, senza
alcuna voglia di scopiazzarlo. Con 'sintetizzare' una linea melodica
durante l'improvvisazione intendevo dire il tentativo di esprimere con
poche note quanto in genere viene fatto con miriadi di note sulle numerose
successioni armoniche (accordi) del bebop. Alcuni musicisti scelsero di
seguira la linea tradizionale di improvvisare sugli accordi e sulle scale
relative (accordi maggiori=scale maggiori, tanto per semplificare), altri
introdussero nuove scale che si adattavano a diversi tipi di accordi (la
scala semidiminuita, la lidia aumentata, secondo le teorie allora nuove di
Geaorge Russell).
Spesso mentre si scrive su un forum salta il collegamento e quindi devo
scrivere di fretta, come adesso. Quindi scusami la sintassi
sconclusionata.
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 14:00:17 CEST da ppp-224-136.21-151.libero.it
[151.21.136.224]
http://www.neuromante.net/
Riprendo qui (il mio computer o il mio server fa spesso i capricci; dopo
aver scritto una lunga lettera, mi salta tutto, devo decidermi a scriver
prima su word e poi incollare qua sopra).
Nessuno sa qui si propone come maestro di jazz o di critica jazz. Vedo che
il clima di questo forum è di buon livello. Io ci sono arrivato da poco.
Neanche io sono un maestro. E, ti assicuro, preferisco la parte
dell'ignorante (sto ascoltando proprio adesso so what, 2.3.59, ottimo il
dialogo tra lui e gli altri strumentisti) a quella del saputello. Ma
posso, da ignorante, esprimere molti dubbi sulle improvvisazioni e sulla
musica di Miles Davis? Ti assicuro che proprio perché ignorante, ho un
sacco di dubbi sulla qualità della sua musica, mentre non ne ho alcuno su
quella di Parker e di molti altri musicisti meno celebri di Miles Davis
(intanto ascolto il divertente tre quarti di all blues).
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 14:11:44 CEST da ppp-224-136.21-151.libero.it
[151.21.136.224]
http://www.neuromante.net/
All blues
Vedo che con Miles suonano nientemeno che Cannonball Adderley, Coltrane,
Bill Evans... 22.4.1959 New York, ma, su, sempre impressione balorda, un
abisso separa l'improvvisazione di Miles da quella degli altri (senza
nulla togliere alcun valore alla bellezza del tema di Miles e alla sua
improvvisazione non priva di lirismo). Certo, qui siamo nel campo minato
del 'de gustibus', è solo una mia impressione. Ma la posso o non la posso
esprimere?
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 14:23:28 CEST da ppp-224-136.21-151.libero.it
[151.21.136.224]
http://www.neuromante.net/
>Rincaro la dose: anche Miles Davis faceva fatica a seguire la struttura
>del chorus. Non è un caso che si è liberato della micidiale successione di
>accordi del bebop per buttarsi sul ben 'più facile' modale
Ti sbagli, non aveva alcuna difficoltà con i changes. Semplicemente
voleva qualcosa d'altro, era stufo di "too many chords", era
interessato ad un sound più "impressionista", che gli permettesse un
lirismo più accentuato...più tardi sarà il groove ad interessarlo.
Proprio per questa sua estrema vitalità Miles resta il più grande di
tutti, imho.
ciao
JG
by order of the prophet
we ban that boogie sound
degenerate the faithful
with that crazy casbah sound
>forum
un forum è un forum, un ng è un ng. Non è questione di mandare al
paese qualcuno.
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
Bobby Watson "Love Remains" RR 212 (www.redrec.net)
yeah man!
>Giovanni Masciolini
Unico messaggio: OT e pieno di insulti (non volgari ma insulti)
=>
Mi saluti news...@pisa.iol.it
Scusami Pasquale (scusa se ti do del tu). Non vorrei offenderti e non c'è
nulla
di personale in quello che ti scrivo adesso che è un discorso più generale.
Hai perfettamente diritto a formarti nel tempo una idea corretta del jazz e
i
suoi protagonisti. Però se uno si dichiara ignorante dovrebbe porre domande,
questioni,
e non sparare giudizi affrettati e fare affermazioni gratuite, che rivelano
scarsa comprensione dell'estetica davisiana e un'idea del jazz,
dell'improvvisazione
ancora embrionale, se non addirittura scorretta.
Nessuno si avvicinerebbe alla classica mettendo in discussione la figura di
J.S. Bach
o di W.A. Mozart e, non credere, per il jazz Davis rappresenta qualcosa di
simile.
Non si può pretendere che altri, che magari hanno studiato approfonditamente
e
da anni l'opera di artisti come Davis, lascino bellamente massacrare certi
personaggi
e dirti pure "bravo". Innanzitutto, il Davis di cui tu parli è un Davis
ancora
molto giovane (26-27 anni circa)e non ancora al massimo della maturità.
Comunque si può parlare di un Davis incerto e falloso, forse, per le prime
incisioni
con Parker (periodo 1945-51), che comunque rivelano già un musicista di
talento
con una sua linea stilistica innovativa.
Inoltre occorre tener conto che era al fianco del più grande genio che il
jazz
abbia mai avuto (insieme ad Armstrong), al suo massimo grado di maturità
artistica,
mica col primo venuto e nel confronto certamente qualcosa patisce.
Kind of blue è un capolavoro assoluto, forse il vertice della discografia
jazzistica
e Miles Davis vi suona assoli straordinari, come il resto della bella
compagnia
naturalmente.
Dico, All blues è molto di più di un pezzo "divertente", aggettivo che,
forse,
si potrebbe usare per certi brani dell'orchestra swing di Gene Krupa o
Charlie
Barnet, ma anche li ci sarebbe da discutere.
Prova ad ascoltarti bene l'assolo di Davis su "Freddie freeloader" e a
trascrivertelo,
se ti può aiutare. Noterai la perfezione totale di quell'assolo. C'è gente,
anche
tra le figure di alto livello, che non ha mai fatto nulla del genere in
tutta la
sua carriera discografia.
Insomma, un po' più di rispetto quando si parla di certi artisti, anche se
non
sono degli Dei...
Facchi
--
Posted from [151.99.168.67]
Sì, potrebbe essere una mia impressione. Ma ripeto: come mai l'esposizione
dei temi altrui in certi casi (li frammenta, li storce, li accenna, li
interpreta) sembra impacciata più che impressionistica? Per esempio in
'Round midnight' del 30.1.1953.
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 16:43:11 CEST da 62.98.175.80 [62.98.175.80]
http://www.neuromante.net/
I libri che hai citato sono tutti buoni. Aggiungerei la serie di Aebersold
per gli esercizi allo strumento, con ottime basi musicali di ogni tipo e
su ogni periodo storico. Se compri anche le voicins per pianoforte,
troverai molte nozioni sull'armonia jazz e sul modo di 'espandere' gli
accordi eliminando la fondamentale e la quinta dalla mano sinistra. Quanto
all'armonia c'è Gordon Delamont, Modern harmonic tecnique, purtroppo in
inglese. Ma anche in De Rose (improvvisazione pianistica - o 'piano jazz',
non ricordo bene il titolo) ci sono molte nozioni di armonia jazz. E poi,
anche se privo di esercizi, quello di Gaslini è sempre valido. Tutto sta a
prenderne uno solo e attaccare a studiare.
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 16:38:07 CEST da 62.98.175.80 [62.98.175.80]
http://www.neuromante.net/
A proposito di quel pezzo ti sei beccato
le sostituzioni che fa Miles sul bridge.
Alla faccia del "semplificatore" !
Quel pezzo è un capolavoro.
Sì il bridge è molto bello. Mi sono limitato solo agli aspetti negativi.
Parlavo dell'esposizione del tema, non del bridge. Si parlava di melodia,
non di sostituzioni armoniche. E quindi di melodia sulle sostituzioni
armoniche.
Ma vedo che in questo forum si può 'criticare' qualsiasi jazzista, eccetto
Miles Davis.
Sì quel pezzo è un capolavoro. A parte una nota stonata sul terzo tempo
della quinta battuta. Ma tutta la storia del jazz è piena di capolavori.
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 19:46:23 CEST da ba1-784.dialup.tiscalinet.it
[62.10.139.16]
http://www.neuromante.net/
In quanto agli errori Joe Henderson diceva che molti dischi Blue Note
erano zeppi d'errori. Solo che suonavano cosě bene.
a un'altra domanda su quale fosse l'avanguardia rispose che a suo
parere "la musica del futuro era quella che facevano negli anni 60" e
che li dentro c'era la chiave del jazz a venire. Disse anche che
c'erano delle cose indietro che NON erano state sviluppate a
sufficienza e che c'erano nel bop e anche prima delle cose che
potevano portare molto lontano.
A una domanda sul ruolo e l'importanza di albert Ayler rispose
lapidariamente che "nerl grand elibro del sassofono Ayler gli sembrava
solo una nota a pič di pagina".
SV
>A una domanda sul ruolo e l'importanza di albert Ayler rispose
>lapidariamente che "nerl grand elibro del sassofono Ayler gli sembrava
>solo una nota a piè di pagina".
E questo dimostra soltanto che anche i geni possono sbagliare :-)))
Ciao, Luca
Luca Conti
>Ma vedo che in questo forum si può 'criticare' qualsiasi jazzista, eccetto
>Miles Davis.
Non credo che ci siano artisti più esposti alle critiche
degli improvvisatori, che in ogni singolo istante in
cui esprimono la loro arte si mettono in gioco.
Tutti possono sbagliare e tutti possono essere criticati.
La leggenda vuole che Oscar Peterson
non abbia mai sbagliato una nota, ma è
una leggenda.
Ci sono senz'altro dei pezzi in cui Miles
non suona bene (e lui stesso lo ammette
nella sua biografia) ma giudicare il valore
del musicista da queste cose è come giudicare
un quadro guardandolo con il microscopio.
Se poi le tue critiche a Miles hanno suscitato
tutto questo casino è forse anche perché
per molti in questo NG (e io sono uno
di questi) Miles è speciale.
La tromba di Miles rappresenta una
specie di guida che ti porta per mano
attraverso le stagioni più diverse del
jazz senza abbandonarti mai.
Per questo Miles è speciale,
ma non intoccabile.
Saluti
Alessandro
P.S.:
Invece di sparare (pardon: VOMITARE!) giudizi RAZZISTI e SPOCCHIOSAMENTE
INQUISITORI, leggiti un bel libro; si intitola "Free Jazz, Black Power",
edizioni Einaudi; al di là della lettura ideologica, che uno può
condividere oppure no, gli autori dicono parecchie cose sulle quali vale la
pena di meditare...
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
In fondo anche Armstrong prese in giro Gillespie, dicendo che suonava roba
senza senso.
E Tchaikovskj (speriamo di averlo scritto bene) criticava assai Beethoven...
Valerio
Devo ringraziarti. Infatti ciò che ha provocato la reazione a catena al
mio post era il modo un po' maleducato, lo so, di intromettermi in una
discussione in cui non ero stato interpellato e, per giunta, con delle
considerazioni sugli errori del mitico Miles.
Criticare per criticare non era però il mio scopo. Tanto meno ho criticato
per creare polemiche o per provocare la suscettibilità dei 'tifosi' di
Miles (ho detto in anticipo che non volevo fare questo e in anticipo ho
chiesto scusa), ma poche sono state le risposte interessanti.
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il dom 09 set 2001 23:04:36 CEST da ba1-807.dialup.tiscalinet.it
[62.10.139.39]
http://www.neuromante.net/
Pasquale ha scritto nel messaggio
<9ng9tf$139$1...@g.l.neuromante.dyndns.org>...
Tony Mancuso wrote:
>
> Ora dobbiamo riprendere anche il discorso che avevamo, mi pare, concluso nel
> forum di Jazzit?
Appunto, quindi prendine atto anche tu, e smettila di andare
in loop ogni tanto con questa storia dell'anonimato.
>>>Che palle Maurizio, ormai non sapete piu' a cosa attaccarvi
>>>pur di mandarmi a cagare...
Ma ti pare Tony che a me possa interessare di mandare a cagare
una persona che non conosco neanche ?
A parte che non c'č nessun gusto,___fidati___ho altro per la testa :-)
Tony, se misuri la concezione dell'Arte solo sulla capacità
tecnica, allora si potrebbe persino dire che Sciltian era
pittore più abile di Picasso... La Storia mi pare abbia
dimostrato il contrario. I quintetti di Davis hanno saputo
elaborare una summa di un linguaggio al quale, invece, Dorham e
altri hanno offerto contributi a sé, certamente di grande valore.
Anche Randy Brecker è tecnicamente più abile di Davis, ma non mi
pare che questo abbia contribuito ad attribuire a Brecker un
ruolo pari a quello davisiano... A parte che certe "classifiche"
stilate in base a parametri così fallaci portano solo a equivoci
estetici, Davis, senza avere le doti tecniche di Freddie Hubbard,
ha saputo agire linguisticamente, creando un'estetica-modello:
gli artiti da te citati hanno contribuito grandemente, senza
però mettere a punto un Canone: la grandezza di Davis è pari
a quella di una sorta di "Summa" che egli ha saputo operare
grazie a una fenomenale sensibilitàa un'eccezionale acutezza, a
un'indiscutibile genialità nell'elaborazione del pensiero
collettivo. Senza necessariamente dover dar prova di virtuosismo:
anzi, in genere il virtuosismo rappresenta un momento di
decadente, anche se affascinante, cristallizzazione formale di
quanto già espresso in precedenza con maggiore rigoglio di idee.
Parker era un virtuoso, ma certo non faceva sfoggio. Faceva
sfoggio di idee, non di fissità acrobatica di esse.
GMG
GMG
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote:
>"SV" <redre...@iol.it> wrote in message
>news:3b9b853...@news.iol.it...
>
>> Davis è un grande artista e leader più che un grande trombettista.
>> Gillespie, Navarro, Cliffor, Lee Morgan, Freddie Hubbard, Booker
>> Little gli sono superiori strumentalmente.
>
>Io aggiungerei anche Donald Byrd e i suoi dischi da leader Blue Note.
>
>> Nel caso di Morgan e soprattutto kenny Dorham non sono del tutto
>> sicuro che artisticamente siano inferiori. Hanno certamente avuto meno
>> mercato e quindi minori possibilità di esprimersi e di competere con
>> Davis che li temeva molto, soprattutto Dorham.
>
>Concordo in pieno, specialmente su quest'ultima affermazione relativa a
>Miles e Kenny.
>
>> In quanto ai quintetti di Davis della CBS credo sia ora di smetterla
>> di ripetere i solit luoghi comuni sulla base dei quali si afferma che
>> sono il top.
>
>I quintetti di Chet della meta' degli anni Sessanta, per riallacciarmi a
>una cosa che ho detto in precedenza, sono notevolmente superiori.
>
>> Secondo me ci sono dozzine di album della Blue Note era contemporanei
>> al quintetto di Davsi che sono sullo stesso livello e in diversi casi
>> decisamente supriore.
>
>CONCORDO
>
>> Qualcuno esperto in date conosce le date di registrazione di Una Mas e
>> So What ??
>
>Per quanto mi consta, la prima incisione di Una Mas (il brano) la puoi
>trovare in INTASOMETHIN' (Pacific Jazz) con Jackie McLean. La data e' 15
>aprile del '62.
>
>
>
>
>
>
>--
>Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]
>via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
------------------------------------------
Posted via web GlobalNews
www.globalnews.it
------------------------------------------
Gianni Morelenbaum Gualberto
"Aperitivo in Concerto"/Teatro Manzoni
http://www.teatromanzoni/aperitivo/aperitivo.html
GMG
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote:
>"Riccardo Facchi" <fac...@cyberg.it> wrote in message
>news:a817e942f5ef409fcf1...@mygate.mailgate.org...
>
>> Alcune parti dei discorsi di Tony, al di là di alcune sue valutazioni
>> sui musicisti,
>> sfiorano il delirio e sono di un conservatorismo pauroso, degno del
>> peggior
>> vecchiume culturale rintracciabile nella bibliografia e critica jazz
>> storica.
>> Facchi
>
>ORGOGLIOSAMENTE ancorato alla tradizione, non me ne vergogno e anzi ne
>faccio un punto di forza, perche' solo da li' si puo' cercare di
>restituire dignita' al jazz.
>Posso continuare e parlare ancora per ore di come tanti bistrattati
>musicisti della tradizione farebbero saltare il culo dalla sedia a tanti
>jazzisti moderni. Non voglio fare della radizione un accademismo, ma
>almeno cerchiamo di rendere giustizia al jazz evitando di parlare di
>free, avanguardia, sperimentazioni e commistioni dannosissime PER TUTTI.
Abrams è un eccellente compositore, che appartiene a una
fase d'evoluzione stilistica che dal bop può avere preso
certamente le mosse, ma che non si riconosce interamente
nel Canone del bop. Mi pare che qui non si giudichi più in
termini d'estetica, ma solo in termini di tecnica. Pensare
più alla musica che alle note mi pare necessario... Gran parte
del post-bop odierno sembra estraneo al contesto in cui vive,
ancorato con mirabile compostezza formale a valori che ormai
sussistono solo in termini tecnici e non estetici: nessuno si
sognerebbe di chiedere a Ligeti di scrivere come Liszt, per
cui non capisco perché si debba imporre un paradigma che, per
quanto storicamente valido, non ha più motivo di esistere
ai nostri giorni. Si rischia di creare un museo ma non
arricchendone la bacheche, piuttosto mantenendo sempre le
stesse ma cambiandone costantemente la posizione. Il risultato
è pur sempre un museo, lievemente più caotico di altri.
GMG
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote:
>"SV" <redre...@iol.it> wrote in message
>news:3b9b0876...@news.iol.it...
>
>> Ho sentito Abrams dal vivo alcune volte e purtroppo devo dire che a
>> lui la forma Chorus è preclusa perchè, almeno dal vivo, ha molti,
>> gravi problemi a stare sul tempo.
>
>Oh, finalmente! Giusto Sergio! Vogliamo iniziare a dire e a riconoscere
>che questi musicisti hanno gravi problemi ritmici e non sanno suonare un
>chorus per intero, nel senso che escono o troppo prima o troppo tardi
>lasciando gli altri colleghi nell'imbarazzo generale?! Non sono abituati
>ad avere le sigle che scorrono mentre suonano!
>
>> E' vero che molti mediocri musicisti e strumentisti dicono che è
>> esaurita proprio perchè sono inadeguati al livello di preparazione,
>> tecnica, linguistica, ritmica, armonica che la forma Chorus prevede.
>
>.... e si rifugiano nel free, nell'avanguardia, nella sperimentazione,
>nelle composizioni originali proprio perche' queste rappresentano delle
>forme che permettono loro di bluffare; e i critici li' dietro a batter
>le mani e inchiostrar il pennino non appena il musicista si lancia col
>proprio strumento all'esecuzione di un'ardita scorreggia. Ohhhhhhhhh, ma
>questa e' una cosa mai sentita. Ohhhhhhhhhh, senti che pathos, che
>melopea. Ohhhhhhhhh, io qui ci sento Parker.
>
>> Modestamente a suonare free io sono bravissimo, anzi sono al top e se
>> mi sente qualche critico potrebbe anche prendermi sul serio.
>
>MIRABILE SINTESI: CONCORDO!
>
>> In conclusione mi sembra che l'errore tipico di cercare nel
>> cambiamento della forma (chorus) l'elemento di novità - cioè non
>> importa se suoni bene o male ma l'importante è che abbia la parvenza
>> della novità - sia negativa e porta a soittovalutare molti musicisti
>> seri e di livello e porti a sopravvalutare degli autentici coppertoni
>> e a considerare più del dovuto dei bravi musicisti che sono soltanto
>> bravi e certamente non più di altri.
>
>Questa e' la zozzura che intendevo condannare nei mie precedenti
>interventi e penso che il free e tutta l'altra roba abbiano
>rappresentato una valida e ben protetta (dalle penne e dalla politica)
>copertura per chi il jazz non sa neanche da dove comincia.
>Questa e' la condizione in cui oggi ci troviamo. Fra venti o trenta
>anni, o forse anche molto, molto meno, pagheremo lo scotto di certe
>scelte scellerate. Quando gli altri musicisti tireranno il culo ai
>nostri (ma vogliamo capirlo che Rava e Fresu NON rappresentano tutti i
>jazzisti italiani?????) e la matrice italiana, che nella storia del jazz
>ha svolto un ruolo fondamentale verra' ovunque sbeffeggiata.
>Mentre Rava vince i premi in Danimarca, gli altri stanno aprendo gli
>occhi, stanno correndo ai ripari... E noi? Ancora a incensare le menate!
GMG
"Valerio Prigiotti" <valp...@tin.it> wrote:
>
>> Ne tiro la conclusione che l' arte in genere riflette la vita reale
>> della gente e non le pensate individuali di questo o quello, le mie
>> comprese ovviamente.
>
>È vero, ma pone un leggerissimo problema: tutto il jazz non ha quasi nulla a
>che fare con la comunità che lo ha per tradizione espresso. Che sia hard bop
>o free non cambia nulla.
>Negli anni 60 Kenny Dorham era elitario tanto quanto Ayler.
>L'hard bop voleva ricuperare il blues e la musica della chiesa nera per
>ristabilire un rapporto con i valori afro-americani trascurati dopo gli anni
>del bebop. Ma i ragazzi neri trovavano questi valori non in Art Blakey, ma
>nel r&b.
>Quindi la tua osservazione è valida, ma mette in discussione tutto il jazz
>(o come cavolo volete chiamarlo...).
>
>Valerio
Questo è indiscutibile, ma, a partire dal bebop, e ancor di più dopo la metà
degli anni 50, il rapporto strettissimo fra comunità nera e jazz mi sembra
sia venuto a mancare. Intendo quel rapporto che legava la comunità di harlem
a Chick Webb, Jimmie Lunceford e altri.
È vero che, fra musicisti, la comunicazione non è mai cessata. Coltrane e
tanti altri hanno iniziato suonando R&B. Però resta la sensazione di uno
scollamento fra jazz e comunità afro-americana.
Mi pare che il pubblico sia sempre più bianco, e non credo sia una tendenza
degli ultimi venti anni.
Fammi sapere che ne pensi.
Valerio
GMG
Questo mi fa pensare a due passaggi da The Power of Black Music.
Nel primo Sam Floyd riconsce a Cab Calloway un'importanza che mi era del
tutto sfuggita. Lo pone al pari di Armstrong per la capacità di pescare
nella vocalità folk nera, trasformandola in un prodotto all'altezza di una
civiltà colta e urbana. Inoltre vede l'hideho di Calloway come un precedente
del lessico bebop col tramite di Gillespie.
Da europeo tendevo a vedere Calloway solo come un simpatico showman.
Poi rivaluta il classico r&b The Hucklebuck, rivisitazione di Now's the
Time, in genere molto bistrattata dalla critica europea. Per Floyd si tratta
di un modo diverso, rispetto al bebop, di aggiornare quei caratteri che
definisce ring tropes (che non mi dispiacerebbe approfondire) i più vicini
alla cultura genuina degli afro-americani (core culture).
Il buon Polillo e altri mi sembra che definiscano The Hucklebuck come un
brano volgarotto e commerciale.
Valerio
Concordo su Callowy. A tal proposito, parecchi anni fa,
ebbi a scrivere per Marcello (Piras) un breve saggio
proprio su di lui, pubblicato, credo, da "Bianco e
Nero". Non trovo più la mia copia, purtroppo...
Ciao,
Gianni
Prova a chiedere a Zenni.
Č vero, ho quel numero e me lo vado a rileggere.
Valerio
>E chi lo ha mai detto in questo ng?
>Parliamo della qualità della sua musica e consigliamo i suoi dischi.
Uno dei (pochi?) posti dove si parla in libertà. Viva il ng!
>ho in testa una confusione che metà basta...
penso che tu sia sulla buona strada :-)
>È vero, ho quel numero e me lo vado a rileggere.
Se è possibile, mettilo in rete ;-)
Non dipende da me, ma dall'autore (Gualberto) e da chi gestisce i resti
della Sisma (credo Piras).
Valerio
GMG
>E questo dimostra soltanto che anche i geni possono sbagliare :-)))
E' da un po' che devo comprare un disco di Ayler e non mi sono ancora
deciso. Il disco è questo:
Albert Ayler "Spiritual Unity" Esp
avete un disco "migliore" da consigliarmi?
Forse la seconda fase di Ayler, ben rappresentata da Live at Village
Vanguard, può funzionare meglio come primo approccio. Comunque i dischi Esp
vanno benissimo, Ghosts in particolare.
Valerio
>chi gestisce i resti
>della Sisma (credo Piras).
Se non ti vuoi "esporre" puoi spedirmelo direttamente in mail box
(supporta fino a 3 Mb perň) :-)
>Per me non ci sono problemi.
grazie.
>Ghosts in particolare.
Ma "Ghosts" non è un brano (che tra l'altro dovrebbe trovarsi nel cd
che ho citato)?
Mmmmmm, a 34 l'arteriosclerosi mi preoccupa un pň...
me sa che c'hai raggione!
Valerio
Valerio Prigiotti <valp...@tin.it> wrote in message
iI5n7.116800$vC1.1...@news1.tin.it...
> > Albert Ayler "Spiritual Unity" Esp
> >
> > avete un disco "migliore" da consigliarmi?
> > --
> > SVBEEQV Sallustio
>
> Forse la seconda fase di Ayler, ben rappresentata da Live at Village
> Vanguard, puň funzionare meglio come primo approccio. Comunque i dischi
>
>> Ho sentito Abrams dal vivo alcune volte e purtroppo devo dire che a
>> lui la forma Chorus è preclusa perchè, almeno dal vivo, ha molti,
>> gravi problemi a stare sul tempo.
>
>Credo che Parker si sarebbe trovato in grosse difficoltà a suonare con la
>Creole Jazz Band di Joe Oliver.
Comprendo lo spirito dell'affermazione, tuttavia accetta una
sottigliezza: secondo me
"la Creole Jazz Band di Joe Oliver si sarebbe trovata in grosse
difficoltà a suonare con Charlie Parker".
Schillogeno
-----------
Giornalisti musicali: gente che non sa scrivere,
che intervista gente che non sa parlare, per un
pubblico che non sa leggere. (Frank Zappa)
Diciamo che nel 1921 si sarebbe trovato in grosse dificoltà Parker e nel 45
il contrario. Il problema è che entrambe le osservazioni non hanno senso. Un
artista si valuta in base al suo stile e all'epoca durante la quale opera.
Valerio
GMG
sallustio <ptr...@tiscalinet.it> wrote:
>On Mon, 10 Sep 2001 13:11:43 GMT, "Valerio Prigiotti"
><valp...@tin.it> in message <j_2n7.110731$vC1.1...@news1.tin.it>
>wrote:
>
>>chi gestisce i resti
>>della Sisma (credo Piras).
>
>Se non ti vuoi "esporre" puoi spedirmelo direttamente in mail box
>(supporta fino a 3 Mb però) :-)
>--
>SVBEEQV Sallustio
>Disco del mese:
>Bobby Watson "Love Remains" RR 212 (www.redrec.net)
Facciamo così, io cerco di scannerizzarla leggera e te la mando. Poi vedi tu
cosa farne con Sallustio.
Valerio
>Sě il bridge č molto bello. Mi sono limitato solo agli aspetti negativi.
>Parlavo dell'esposizione del tema, non del bridge. Si parlava di melodia,
>non di sostituzioni armoniche. E quindi di melodia sulle sostituzioni
>armoniche.
>Ma vedo che in questo forum si puň 'criticare' qualsiasi jazzista, eccetto
>Miles Davis.
Si č molto discusso qualche mese fa su Davis strumentista, Davis
compositore, Davis strumentista&compositore.
Il dibattito č stato articolato ma abbastanza civile.
Tuttavia qualche sacca talebana in questo NG esiste: altrimenti non si
spiegherebbe il fatto che un tizio mi abbia scritto una e-mail privata
zeppa di insulti solo perchč sostenevo che come strumentista Brown
valeva - secondo me - piů di Davis.
E la firma della e-mail non corrispondeva a nessuna di quelle dei non
pochi partecipanti al thread.
(Comunque in altri NG si incontrano troll ben peggiori....)
Ma no, non mi sono offeso più di tanto. Ti ringrazio moltissimo per la tua
'solidarietà'. Sì, ne ho conosciuti di peggiori di quelli lì, come si
chiamano, i troll (generazione New Trolls?).
Purtroppo sono appena arrivato su questo forum e non mi sono neanche
presentato. E non mi ero neanche informato su una precedente discussione
su Miles Davis. Devo andarmela a leggere. Ti ringrazio per l'informazione.
OK, mi presento ora: sono un pianista jazz solitario (solo da poco ho
trovato un contrabassista che accetta di suonare con me, alle prime armi,
da conservatorio, e per lui abbandonare l'archetto è un sacrificio, gli
fanno ancora male i plpastrelli, ma è entusiasta del nuovo tipo di
lavoro). Purtroppo vivo in un paesino lontano dalla domanda di mercato:
qui al massimo ascoltano la lirica, la banda alle feste patronale; e le
canzoni di San Remo sono il pane quotidiano. In compenso suono (e
improvviso su armonie jazz!) all'organo della cattedrale di una cittadina
ad alcuni km da qui. Chierichetti, preti e fedeli sono il mio 'pubblico'.
Ciao. Pasquale
--
Inviato il mar 11 set 2001 14:42:27 CEST da ba1-1042.dialup.tiscalinet.it
[62.10.140.18]
http://www.neuromante.net/
--
Inviato il mar 11 set 2001 14:46:05 CEST da ba1-1042.dialup.tiscalinet.it
[62.10.140.18]
http://www.neuromante.net/
>Per fortuna lo ascoltate Voi,a me rompe solo le palle.
Se non ti discpiace, prima lo ascolto, poi mi faccio una mia opinione
8-)
Salutoni.