Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

L'ECM e la critica compiacente

182 views
Skip to first unread message

Tony Mancuso

unread,
Nov 10, 2001, 3:44:10 PM11/10/01
to
La questione potrebbe sembrare poco interessante ma, poiche' certe
riflessioni sull'ECM arrivano proprio da un musicista del suo roster, penso
sia per tutti interessante leggerle con attenzione.
Un certo John
Marshall, che mi sembra suoni la batteria, cosi' riferisce sulla testata
Jazzit relativamente alla sensibilita' jazzistica di Manfred Eicher, patron
dell'ECM:

"Lui (Eicher) lascia totalmente liberi i musicisti di poter
creare(?). E' facile dire <improvvisate!> (come, sempre secondo Andersen,
faccia Eicher in studio). Questo accade anche quando si ha alle spalle una
buona base di composizioni precostituite. Se non ce ne sono, per Manfred
tutto risulta ancor piu' creativo, piu' interessante e direi esaltante!"
Questo racconto (ma vi assicuro che ce ne sono molti altri dei quali molti
di voi gia' sono a conoscenza) nella sua semplicita' mi sembra piuttosto
emblematico e risulta agli occhi di chi ama il jazz di una gravita' unica.
Proprio perche' esso riflette l'atteggiamento di un produttore discografico
che non deve solo rispettare le ferree logiche del "mercante in fiera",
appellativo che Mimi' ha ampiamente usato ultimamente, ma in quanto
operatore in un settore che si vuole culturale ha, a mio avviso, anche
compiti di carattere extraeconomico, che vanno dalla documentazione, alla
rivalutazione di un certo tipo di materiale, alla ricerca tout court.
Arriviamo al punto: uno che opera in questo settore sgangherato in qualita'
di produttore deve rivelarsi onesto verso se stesso e i propri clienti. Un
produttore discografico deve capire di jazz (purtroppo in Italia ce ne sono
pochi di veramente competenti... ma neanche ho la pretesa di desiderare
l'avvento di un Norman Granz che mi tira su una JATP tutta italiana), deve
sapere cosa significa improvvisare e quanto sforzo e quanta ricerca ci
siano anche dietro a un paio di frasette improvvisate su un II-V-I
maggiore. Era geniale Coltrane sui II-V-I, faceva delle cose personalissime
a livello di suddivisione della metrica, passaggi bluesy anche molto
enfatizzati, e nel complesso frasi non-impossibili da buttar giu'. Eicher
probabilmente avrebbe il coraggio di dire a Coltrane (quello di A Love
Supreme per capirci un po' tutti) di lasciarsi andare, di abbandonare i
suoi schemi, di evitare i voli pindarici, annullare in una seduta il
proprio background per abbandonarsi a una libera (nel senso stretto free) e
disodinata improvvisazione. Eicher senza meno e' quello che piu' di tutti
ha adulterato senza coglierne il minimo senso le parole di Frankie
Trumbauer (attribuite anche a Parker) secondo cui quando si improvvisa
l'esecutore deve (dovrebbe) "dimenticare" tutto cio' che ha studiato fino a
quel momento. Questo spirito maieutico di voler trovare il genio e il
provetto improvvisatore in chiunque e' un'idea distorsiva del vero spirito
del jazz e assai pericolosa per chi si avvicina al jazz con quel tipo di
produzione. Ma probabilmente e' anche vero che, come diceva un illustre
personaggio, l'ECM e' l'etichetta di jazz per chi il jazz non lo conosce.
Ma tanto a Eicher non gliene frega un cazzo. Tanto Eicher ha uno stuolo di
critici alla propria merce' (Lake in testa), critici che ancora pensano o
vogliono farci credere che l'ECM abbia in catalogo alcuni bestsellers del
jazz contemporaneo, critici incompetenti che scoppiano in lacrime con le
new releases di casa ECM e non perdono occasione di scappellarsi di fronte
ai promoter ECM. Eicher continua a produrre mondezza perche' tanto sa bene
che ci sara' sempre qualcuno pronto a venderli: non ci vuole un cazzo a
fare un disco di jazz, il problema, il problema piu' grosso e' saperlo
vendere. E questo i critici lo sanno fare molto bene. E dico cio' con la
sicurezza che lunedi' ricevero' l'ennesimo attacco da Mimi': ma prima che
si scaglino anche Coco' e Scacazzo bisognerebbe riflettere sul fatto che un
disco che gode di un certo tipo di appoggio spesso e volentieri si vende
col minimo sforzo. E' un assioma.
I critici che contattano direttamente le
case discografiche saltando spesso anche la propria testata (sul fatto che
sia la testata a ottenere i dischi in promozione, in genere due copie - una
per il recensore che DEVE restituirla e una per l'archivio di redazione -
mi sembra naturale purche' il materiale da recensire non provenga
attraverso "canali privilegiati") che fa loro da intermediario per avere i
dischi in promozione, cioe' in regalo, cioe' "a buffo". Questi critici che
talvolta quasi li pretendono questi dischi in virtu' della palma del
critico che sembra solo essi possiedano (e poi da chi gli e' stato
conferito il titolo? come lo hanno ottenuto? perche' siamo tenuti a
riconoscerli tali?). Io, come penso tutti voi, non ho mai elemosinato un
disco nella mia vita, non l'ho mai "battuto" come si dice a Roma, ho sempre
pagato, raramente, il giusto prezzo aprendo il portafoglio e porgendo il
contante al negoziante.
Bene, i critici sapete cosa dicono? Mah e' giusto
che noi riceviamo i dischi in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a
buffo") perche' ne va della nostra indipendenza nel redarre la recensione.
Questo e' un sistema che non sta in piedi ma cmq comporterebbe un principio
di compensazione se e solo se il critico recensisse effettivamente il disco
che riceve in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a buffo", "a
scrocco"). Troppo spesso cio' NON avviene e i dischi vanno ad affollare la
discoteca personale del critico (e non quella della redazione) o le
bancarelle di Porta Portese a Roma.
Spero che prendiate questo 3d come uno
spunto di riflessione per tutti e cerchiate di superare la chiave polemica
che inevitabilmente e' in esso contenuta... anche se mi sono sforzato di
tenerla in filigrana.
Cordialmente
Tony Mancuso
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

SV

unread,
Nov 10, 2001, 11:23:07 PM11/10/01
to
<<<<l'ECM e' l'etichetta di jazz per chi il jazz non lo conosce.>>>

Questa č una frase di Jerry Bergonzi riferita all'ECM.

John Clark diceva, piů di quindici anni fa al Capolinea, che Manfred
Eicher non swingava e lo stesso si č espresso con disprezzo in
un'intervista sulla musica che fa : TIN, TIN, TIN, TIN
con grande gaudio dell'intervistatore, italiano, che č un noto critico
di jazz di queli che non capiscono un c****.

Per Manfred Eicher solo MIles Davis si salva. Il resto č tutto da
buttare.

In quanto ai "critici" specializzati nel raccattare copie promozionali
e rivenderli nei negozi dell'usato la casistica č piuttosto ampia e
sconcia.


SV

Riccardo Facchi

unread,
Nov 11, 2001, 1:45:39 AM11/11/01
to
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote in message
news:192Z44Z136Z113Y...@usenet.iol.it...

> La questione potrebbe sembrare poco interessante ma, poiche' certe
> riflessioni sull'ECM

> Spero che prendiate questo 3d come uno


> spunto di riflessione per tutti e cerchiate di superare la chiave polemica
> che inevitabilmente e' in esso contenuta... anche se mi sono sforzato di
> tenerla in filigrana.

Sì, la riflessione mi è venuta ed è un po' che mi viene vedendoti scrivere
sempre più stupidaggini su tutto ciò che esula dal mainstream e l'hardbop:
tu di jazz non ci capisci un cavolo anche se scoreggi in una tromba, perché di
quel che ha detto Marshall e di quel che sostiene Eicher non ci hai capito una
sega.

E adesso torna alla tua cuccia, smettila di abbaiare pro domo altrui e mettiti
le cuffie e ascolta un po' del tuo chenni doram, che il tuo capo ti ha appena
replicato.

Ubi maior minor cessat

Coco'


--
Posted from [151.99.168.79]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

Massimo De Nardi

unread,
Nov 11, 2001, 5:43:25 AM11/11/01
to
Gentile signor Mancuso,

ho letto con attenzione la sua riflessione e temo che la testimonianza di John
Marshall sia stata da lei fraintesa.
Non sono un particolare appassionato dei dischi della casa ECM - di cui sono
evidenti alcune ambizioni vagamente feticistiche, ma la colpa non è di Eicher,
anzi, bravo lui che riesce a vendere - ma non trovo nulla di particolarmente
scandaloso nella frase del batterista inglese.

Al di là del fatto che non so come faccia lei a sapere con precisione la
ferratezza di Eicher in materia musicale - ma le credo, non è questo il punto,
anche se conferma una volta di più la pregiudizialità di molti suoi interventi
- e tralasciando il bizzarro esempio coltraniano (quello di A Love Supreme come
precisa lei, che a qualcuno non venga la tentazione di pensare che Coltrane sia
quello di Expression, sono due persone diverse, e che diamine!), trovo le sue
accuse del tutto gratuite e poco motivate.

Che nel catalogo ECM ci siano alcuni bestsellers del jazz contemporaneo è una
verità di mercato che non si può discutere (a prescindere dal valore dei dischi
stessi) e che non sono i critici a volere fare credere, ma i negozi a
testimoniare.
Che nel catalogo ECM ci siano alcuni dischi fondamentali del jazz degli ultimi
30 anni è realtà abbastanza condivisa (ma naturalmente in questo circo in cui
molti danno del cretino agli altri, in cui lei in quanto trombettista ne
capisce automaticamente di più di un musicologo o di un altro appassionato, in
cui i parametri per la valutazione del jazz hanno un che di pugilistico, la
cosa diventa irrilevante): si può pensare a dischi di Mal Waldron, Paul Bley,
Art Ensemble of Chicago, Dave Holland, Chick Corea, Kenny Wheeler, Keith
Jarrett...

I suoi strali contro le logiche del mercato sono poi abbastanza fini a se
stessi: non scopriamo oggi che se un disco viene promosso bene vende e non c'è
nulla da scandalizzarsi (figuriamoci, in epoca di Lollipop!)

Sui critici poi non sono particolarmente informato, ma il suo ragionamento mi
pare contorto:

> I critici che contattano direttamente le
> case discografiche saltando spesso anche la propria testata (sul fatto che
> sia la testata a ottenere i dischi in promozione, in genere due copie - una
> per il recensore che DEVE restituirla e una per l'archivio di redazione -
> mi sembra naturale purche' il materiale da recensire non provenga
> attraverso "canali privilegiati") che fa loro da intermediario per avere i
> dischi in promozione, cioe' in regalo, cioe' "a buffo".

A chi deve restituire il disco il recensore? E perchè?
Quali sarebbero i "canali privilegiati"?
Un disco in promozione è in regalo? A buffo? Non serve al recensore per fare il
proprio lavoro? Non serve alla casa discografica per fare conoscere il proprio
prodotto?
Le chiedo queste cose senza malizia alcuna, sul serio non conosco i meccanismi,
ma mi suonano strani.

>Questi critici che
> talvolta quasi li pretendono questi dischi in virtu' della palma del
> critico che sembra solo essi possiedano (e poi da chi gli e' stato
> conferito il titolo? come lo hanno ottenuto? perche' siamo tenuti a
> riconoscerli tali?).

Ma quali sono, ci faccia i nomi e cognomi così almeno lo sappiamo e non ci
facciamo fregare da loro.
Lei ci sta dipingendo un quadretto kafkiano in cui personaggi del tutto ignari
di musica e in perfetta malafede riescono a:
1) autoproclamarsi critico
2) trovare testate che li pagano e pubblicano le loro farneticazioni
3) contattare le case discografiche personalmente e farsi mandare tonnellate di
dischi che ovviamente non vanno a fare parte della loro collezione, ma vengono
rivenduti (cosa prenderanno 5, 10mila a cd?) a negozi di usato...

Le ripeto, caro Mancuso, io sul serio non conosco l'ambiente e quindi potrebbe
avere ragione lei, ma mi sembra francamente poco verosimile, anche se immagino
che qualche giornalista rivenda i dischi che non gli piacciono, me lo hanno
confermato in molti.

> Io, come penso tutti voi, non ho mai elemosinato un
> disco nella mia vita

Infatti, perchè mai dovremmo?

> Bene, i critici sapete cosa dicono? Mah e' giusto
> che noi riceviamo i dischi in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a
> buffo") perche' ne va della nostra indipendenza nel redarre la recensione.
> Questo e' un sistema che non sta in piedi ma cmq comporterebbe un principio
> di compensazione se e solo se il critico recensisse effettivamente il disco
> che riceve in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a buffo", "a
> scrocco"). Troppo spesso cio' NON avviene e i dischi vanno ad affollare la
> discoteca personale del critico (e non quella della redazione) o le
> bancarelle di Porta Portese a Roma

E le case discografiche sono stupide?
Io casa discografica che mando 3 dischi al mese al tale giornalista e non me ne
recensisce nemmeno uno perchè continuo a mandarglielo?
Vede che c'è qualcosa che non quadra?

Cordialmente

Massimo De Nardi

--
Posted from a-ve14-28.tin.it [212.216.93.187]

Valerio Prigiotti

unread,
Nov 11, 2001, 5:47:42 AM11/11/01
to
> "Lui (Eicher) lascia totalmente liberi i musicisti di poter
> creare(?). E' facile dire <improvvisate!> (come, sempre secondo Andersen,
> faccia Eicher in studio). Questo accade anche quando si ha alle spalle una
> buona base di composizioni precostituite. Se non ce ne sono, per Manfred
> tutto risulta ancor piu' creativo, piu' interessante e direi esaltante!">

Questi aneddoti di assoluta libertà sono ricorrenti nel jazz dal 1917 con
Nick La Rocca primo a sostenere che le parti dell'Original Dixieland Jazz
Band erano del tutto improvvisate a orecchio. Affermazione smentita dalle
incisioni.
È solo la prima di tante, sempre confutate da ricerche più approfondite.
Non mi baserei su questa mitologia ricorrente per costruire una critica.


Ciao,
Valerio Prigiotti


Emanuele Passerini

unread,
Nov 11, 2001, 5:57:42 AM11/11/01
to

"SV" <redre...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:3bef4e7...@news.iol.it...

> <<<<l'ECM e' l'etichetta di jazz per chi il jazz non lo conosce.>>>

> Per Manfred Eicher solo MIles Davis si salva. Il resto è tutto da
> buttare.

Spirito autolesionista, dunque. Visto che produce centinaia di CD che con
Davis non hanno nulla a che fare.
:-)

--

Emanuele Passerini

ema.pa...@libero.it
ema.pa...@inwind.it (max 15 MB tot)
ICQ 34957310

Il mio sito sulla musica: http://digilander.iol.it/EmanuelePasserini
Il sito su Keith Jarrett: http://digilander.iol.it/keithjarrett


Antonio

unread,
Nov 11, 2001, 6:31:42 AM11/11/01
to

Riccardo Facchi <fac...@cyberg.it> wrote in message > Sì, la riflessione mi

è venuta ed è un po' che mi viene vedendoti scrivere
> sempre più stupidaggini su tutto ciò che esula dal mainstream e l'hardbop:
> tu di jazz non ci capisci un cavolo anche se scoreggi in una tromba,
perché di
> quel che ha detto Marshall e di quel che sostiene Eicher non ci hai capito
una
> sega.
>
> E adesso torna alla tua cuccia, smettila di abbaiare pro domo altrui e
mettiti
> le cuffie e ascolta un po' del tuo chenni doram, che il tuo capo ti ha
appena
> replicato.
>
> Ubi maior minor cessat
>
> Coco'


...madonna..... cattivello eh?? ...:)) Proprio stavolta che Tony si era un
po' "tenuto". Sono spesso d'accordo su molte cose che dici ma avrei
preferito che stavolta "argomentassi" un po'. Quando lui fa le sue uscite
assolutistiche della serie "il mio interlocutore non capisce un c***o" (e
spesso le fa con stile "letterariamente apprezzabile, al di là del
contenuto), magari sbaglia lui: adesso forse l'hai fatto tu.
Con immutata stima per entrambi....:)))
cia'
Antonio
cià
Antonio

SV

unread,
Nov 11, 2001, 6:42:30 AM11/11/01
to

>
>Le ripeto, caro Mancuso, io sul serio non conosco l'ambiente e quindi potrebbe
>avere ragione lei, ma mi sembra francamente poco verosimile, anche se immagino
>che qualche giornalista rivenda i dischi che non gli piacciono, me lo hanno
>confermato in molti.
>

Io l'ambiente lo conosco e confermo quello che dice Mancuso !!
A Milano basta andare da Discomane in Alzaia Naviglio Grande o da un
negozietto di proprietà, una volta, di un certo sig. Alvaro.

Che i "critici" per lo meno di certe riviste o rivistine, o
giornaletti di provincia o di certe trasmissioni radiofoniche di un
certo numero di radio locali abbiano questo vezzo è cosa risaputa e
diffusa.

Anche Luca Conti una volta stigmatizzava l'uso delle copie
promizionali da parte delle majors in questo NG senza alcun
riferimento all'ECM per correttezza.

Manfred Eicher l'ho conopsciuto nel 1977 all'ECM di Monaco di Baviera
a fianco della ElektroEgger che all'epoca, oggi non so, era uno dei
finanziatori della stessa.

Le informazioni da me riferite sono state assunte da musicisti che
hanno lavorato e registrato per l'ECM. John Clark, il cornista, ha
fatto dei CD come leader e sideman della stessa; Franco D'Andrea idem
e altri.

il riferimento Eicher/Davis va inteso nel senso che per lo stesso
l'unico musicisita di jazz che conta é Davis. Gli altri probabilmente
per lui non eistono.

Anche un cieco può vedere il trattamento di favore che la stampa
italiana ha riservato all'ECM.

Al primo Salone della Musica di Torino -quindi in ambito
istituzionale- l'ECM era omaggiata a cominciare da Veltroni e la
Melandri al più infimo giornalista della più infima rivista di
quartiere con tanti di conferenza stampa. Concerti promozionali pagati
dalle istituzioni. A Ferrara hanno fatto a spese del contribuente un
festival ECM. Allora per quale motivo non un festival Red o Black
Saint ??

Basta sentire di tanto la Rai, ma anche altre radio per vedere quale
trattamento è riservato all'ECM e quale ad altre etichette Majors
incluse. Non parliamo quindi delle indipendenti.

Che si vendano i Cd degli artisti che si promuovono è indiscutibile
fatto salvo che poi la musica deve comunque piacere.

Solo che se noi facciamo un Cd di salvatore Bonafede -ad esempio- NON
si muove nessuno mentre per uno Straboupolos qualunque si muovono
tutti. Qualcuno potrà dire che la musica di Straboupulos è più bella
!! Può essere ma ne dubito !!!

Comunque Strabopulos ha fatto deicne di concerti e interviste in
Italia. Bonafede nessuna e forse un comcerto con il gruppo che ha
registrato.


Che quelli dell'ECM ci sappiano fare con il MKTG è un dato di fatto
che torna a loro merito. Ma il problema è che esiste un pregiudizio
verso una parte e un eccesso di condiscendenza verso l'altra.

Cordialmente,

SV


Massimo De Nardi

unread,
Nov 11, 2001, 7:36:44 AM11/11/01
to
Gentile sig. Veschi,

come dicevo nel mio intervento (da lei quotato in maniera opinabile) so di
questa usanza della rivendita di cd, ciň che trovavo poco verosimile era tutto
il resto della costruzione di Mancuso.

La ringrazio comunque delle precisazioni e le auguro buona domenica

Cordialmente

Massimo De Nardi


--
Posted from a-ve12-81.tin.it [212.216.39.176]

Tony Mancuso

unread,
Nov 11, 2001, 8:54:56 AM11/11/01
to
"Riccardo Facchi" <fac...@cyberg.it> wrote in message
news:fa051065f9405da41cb...@mygate.mailgate.org...


> Sì, la riflessione mi è venuta ed è un po' che mi viene vedendoti scrivere
> sempre più stupidaggini su tutto ciò che esula dal mainstream e l'hardbop:
> tu di jazz non ci capisci un cavolo anche se scoreggi in una tromba, perché di
> quel che ha detto Marshall e di quel che sostiene Eicher non ci hai capito una
> sega.


Anche di fronte all'evidenza i partigiani fanno quadrato per respingere la
cavalleria. Mamma mia come sei fazioso e suscettibile.
Mi dispiace che tu la stia prendendo come una questione personale. Cazzo,
neanche un piazzista-ECM avrebbe reagito con tale violenza.
Caro Coco' ti dico onestamente che il tuo amore per la produzione ecci-emme,
chit giarre(t), mails devis, tradisce in verita' una tua superficialita' sia
nell'ascolto sia nella ricezione dei contenuti.
Troppo facile e dilettantesco fare i viaggi con i beniamini della tua setta,
troppo scontato, fanatico e fecal-feticista il vostro morboso desiderio di
possesso delle nuove ristampe con l'alternate take o con il packaging deluxe.
Un atteggiamento sterile da atteggioni.
Io avro' anche ascoltato un millesimo rispetto a te, e a 25 anni non posso
pretendere di avere la cultura di un Mimi', ma mi sembra che la cultura non
vada di pari passo con la quantita'. E' la qualita' il discriminante, e sono
certo che le mie orecchie sono meno inquinate e corrotte delle tue.
Mi sembri uno di quei vecchi nobili in vestaglia annoiati che passeggiano per
la casa elargendo di tanto in tanto un carezza all'alano (rigorosamente
arlecchino) e passano il tempo a rimirare la propria collezione sorseggiando un
brandy.
Io il jazz, prima di tutto, lo vivo col cuore. Cerco e ascolto solo cio' che mi
emoziona profondamente. Un giarre(t) o un devis possono anche emozionare (non
lo escludo), ma a un livello superficiale. Emozionano l'ascoltatore
medio-mediocre, anzi mediocrissimo, cosi' come tutta la produzione ECM. Disse
bene Bergonzi: l'ECM e' l'etichetta di jazz per chi non conosce il jazz. Mi
sembra che tutto cio' sia un'offesa al tuo livello culturale e alla tua
preparazione che possiedi e piu' volte lo hai dimostrato.
Il vostro e' un approccio meramente cerebrale che io bandisco dalla mia
formazione culturale in materia jazzistica.
I vostri tentativi di scovare schizzi di genio persino nella produzione
ecci-emme sono risibili.
Riconosco di non capire un cavolo di jazz, ma comunque osservando il pulpito da
cui parte l'invettiva, trovo, oltre alla reciproca stima, un elemento in piu'
che ci accomuna.

> E adesso torna alla tua cuccia, smettila di abbaiare pro domo altrui e mettiti
> le cuffie e ascolta un po' del tuo chenni doram, che il tuo capo ti ha appena
> replicato.


Ben felice di poterti contraddire, ti informo che, a differenza tua, nella mia
formazione culturale sono assenti questi riferimenti buan-schiavistici che vai
sciorinando da tempo insieme a Scacazzo e altri due.
Forse farebbe bene a te un capo, uno col verpile (un frustino calabrese fatto
di budella di vitello annodate), pronto a flagellarti appena sgarri... sono
sicuro che, in tal caso, avresti bisogno di ettari di schiena da porgere al tuo
capo-padrone.
Consiglio a te di tornare alla tua cuccia. Con questo maltempo ti potresti
buscare un brutto raffreddore... ma si sa, la tua cuccia riapre i battenti solo
il lunedi' e il nostro povero randagio e' costretto a passare una seconda notte
all'agghiaccio.
Con immutata stima e affetto, specialmente in questo giorno (e ci sono andato
leggero proprio perche' e' oggi).
Tony Mancuso


--
Posted from pg2px.pg.com [192.44.136.113]

bolz

unread,
Nov 11, 2001, 9:43:18 AM11/11/01
to
>Emozionano l'ascoltatore
>medio-mediocre, anzi mediocrissimo, cosi' come tutta la produzione ECM

quella che mi sembra non mediocre ma anzi elevatissima, a parte il livello
dei contenuti della polemica che è e resta mediocre, è la presunzione di chi
si arroga il diritto di dare giudizi così categorici e inutili su chi segue
e apprezza ciò che non gradisce o, meglio, capisce.
caro sig.Mancuso, potrà anche sembrarle musica mediocre e ciò va benissimo
(e io non sono del tutto in disaccordo) ma lasci perdere gli ascoltatori:
non risulta che nemmeno Wagner si sia mai espresso in questo modo sul
pubblico che disertando le sue opere preferiva dedicarsi a Brahms o
Schubert. Se non sentiva di averne titolo lui....

in merito al suo primo post credo che l'equivoco di fondo x la ecm risieda
nella parola Jazz che ormai essendo un termine che ha smesso di individuare
la spinta propositiva dell'innesto della musica afroamericana nell'alveolo
della musica contemporanea, sia da considerarsi come genere "morto" nel
senso della dinamica dello sviluppo. La ecm sta tentando di battere strade
di sviluppo nuovo con risultati discutibili (spesso, non sempre) ma non
credo che si possa più parlare di jazz perché questa gloriosa parola designa
ormai una musica che è standardizzata su alcuni standard (o non-standard)
espressivi che fanno riferimento più o meno esplicito alle radici venute
alla luce nel periodo d'oro del jazz, il secolo scorso.
tutto il discorso per dire che molte cose della ecm semplicemente non sono
jazz nel senso classico ma sono musica in senso stretto e ampio allo stesso
tempo del termine. possono piacere o meno, mi sembra sterile discutere se si
inseriscono nel filone del jazz o meno (anche perché non mi sembra
facilissimo stabilire cosa sia il jazz nel nuovo millennio)
cordialmente
Sergio


Riccardo Facchi

unread,
Nov 11, 2001, 12:53:29 PM11/11/01
to
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote in message
news:9fbb9b39baa9ba3da70...@mygate.mailgate.org...

> "Riccardo Facchi" <fac...@cyberg.it> wrote in message
> news:fa051065f9405da41cb...@mygate.mailgate.org...
>
>
> > Sì, la riflessione mi è venuta ed è un po' che mi viene vedendoti scrivere
> > sempre più stupidaggini su tutto ciò che esula dal mainstream e l'hardbop:
> > tu di jazz non ci capisci un cavolo anche se scoreggi in una tromba, perché di
> > quel che ha detto Marshall e di quel che sostiene Eicher non ci hai capito una
> > sega.
>
>
> Anche di fronte all'evidenza i partigiani fanno quadrato per respingere la
> cavalleria. Mamma mia come sei fazioso e suscettibile.

Senti belloccio, "signor capisco tutto io e sono intelligente solo io". Ammetto
che ci sono andato giù un po' pesante, ma a dire il vero ne ho le tasche piene
di sentirti fare i soliti reiterati ed inutili attacchi mirati. Insomma, della
tua "aria ai denti" mi sono stufato e da un bel po'. Il termine fazioso te lo
puoi tenere per te, perchè a differenza tua ho parlato sempre di tutti i
musicisti e di tutti i generi e periodi, compresi i musicisti che piacciono a
te. Se hai dei dubbi vatti a dare una scorsa ai miei interventi su questo NG.
Se invece ti riferisci alla ECM o a qualsiasi altra casa discografica, sei
semplicemente ridicolo e dovresti solo che nasconderti, visto che io, a
differenza tua non ho mai avuto a che fare e non spartisco alcun interesse con
nessun produttore discografico. Sul tuo comportamento credo che chiunque legga
quel che scrivi possa farsi una idea molto chiara. O pensi che siano tutti dei
fessi?

> Mi dispiace che tu la stia prendendo come una questione personale. Cazzo,
> neanche un piazzista-ECM avrebbe reagito con tale violenza.

Poverino, ti ho fatto la bua? Che insensibile che sono. :-))

A me delle case discografiche non me ne frega un accidente, ECM compresa.
A differenza tua parlo solo di jazz e di musica perché dei problemi delle quote
di mercato in Italia delle case discografiche dovrebbe giusto interessare solo
chi è coinvolto nel settore. In questo senso il produttore della Red e
dell'Egea o di chicchessia hanno tutto il diritto e l'interesse di dire ciò che
vogliono su questo NG. Quelli come me e come te dovrebbero occuparsi, nel
merito, di musica e di qualità della stessa, in termini possibilmente non così
sfacciatamente di parte come stai facendo tu da mesi. Capisco che tu abbia
delle velleità in campo discografico del resto non certo nascoste, ma per
quanto ti sforzi di parlare male della ECM, sappi che la stessa gode di un
certo riscontro di pubblico perché comunque è gente che ha dimostrato
oggettivamente, in questi decenni, di saperci fare molto più di altri, compreso
nella scelta qualitativa di musicisti e delle proposte musicali da proporre,
anche se alcune, specie le ultime, le condivido poco anch'io. Cavoli loro.
Rispetto a questa gente, tu che ruolo hai? Che cosa rappresenti?, A che titolo
parli?, Quali sono i tuoi requisiti professionali e le tue referenze per
giudicare così pesantemente e in modo così volgarmente fazioso e frainteso il
lavoro altrui, oltre al fatto di aver scritto quattro balle su una tesi di
laurea e aver rappresentato una casa discografica e aver pubblicizzato e
venduto qualche CD allo stand di qualche marginale festival del jazz? Insomma
chi sei? Chi credi di essere a fronte di tutto ciò? Abbi la compiacenza di
spiegarcelo.

> Caro Coco' ti dico onestamente che il tuo amore per la produzione ecci-emme,
> chit giarre(t), mails devis, tradisce in verita' una tua superficialita' sia
> nell'ascolto sia nella ricezione dei contenuti.

Te lo ribadisco. Parla di ciò che capisci e di ciò che conosci, perché in fatto
di superficialità hai dimostrato di non essere secondo a nessuno. Se tu andassi
in America a dire e a dare certi giudizi su certi musicisti ti faresti solo
ridere addosso. Le puoi dire giusto qui e in questo "paese dei cachi" che
in fatto di jazz, e non solo, rappresenta l'assoluta provincia mondiale.

> Io avro' anche ascoltato un millesimo rispetto a te, e a 25 anni non posso
> pretendere di avere la cultura di un Mimi', ma mi sembra che la cultura non
> vada di pari passo con la quantita'. E' la qualita' il discriminante, e sono
> certo che le mie orecchie sono meno inquinate e corrotte delle tue.

A perché tu saresti il possessore della qualità? Sono discorso che mi sembra di
aver già sentito da qualcun altro e comunque il jazz che tu adesso ascolti io
me lo sono già cuccato quando tu eri ancora in fasce. Ma prima di te e dopo di
te il mondo è esistito ed esisterà? Come ha fatto il jazz ad esistere senza di
te? Ah,ah.

> Io il jazz, prima di tutto, lo vivo col cuore. Cerco e ascolto solo cio' che mi
> emoziona profondamente. Un giarre(t) o un devis possono anche emozionare (non
> lo escludo), ma a un livello superficiale. Emozionano l'ascoltatore
> medio-mediocre, anzi mediocrissimo, cosi' come tutta la produzione ECM.

Te l'ho già detto parla di ciò che conosci e di ciò che comprendi.

> Il vostro e' un approccio meramente cerebrale che io bandisco dalla mia
> formazione culturale in materia jazzistica.

La tua de-formazione vorrai dire. :-)

> Riconosco di non capire un cavolo di jazz, ma comunque osservando il pulpito da
> cui parte l'invettiva, trovo, oltre alla reciproca stima, un elemento in piu'
> che ci accomuna.

Sei veramente un guascone :-). Guarda che io non ho detto che non capisci un
cavolo di jazz. Ho detto "su tutto ciò che esula dal mainstream e l'hardbop"
non capisci un cavolo e la cosa si evince ancora da quello che ti ostini a
scrivere.
Se parli delle tue cose ti ritengo molto competente e l'ho anche detto a
qualcuno di Brescia che conosci bene e mi ha chiesto un parere sul tuo conto.

>
> Forse farebbe bene a te un capo, uno col verpile (un frustino calabrese fatto
> di budella di vitello annodate), pronto a flagellarti appena sgarri... sono
> sicuro che, in tal caso, avresti bisogno di ettari di schiena da porgere al tuo
> capo-padrone.

Ciccio bello con la piorrea e la scoliosi, io a differenza tua sotto un padrone
ci sono stato e la mia libertà di pensiero e d'azione me la sono guadagnata sul
campo con lacrime e sangue. Ci hanno provato in tanti a frustarmi non ti
preoccupare, ne sono vaccinato.

> Con immutata stima e affetto, specialmente in questo giorno (e ci sono andato
> leggero proprio perche' e' oggi).

Cos'è? Una velata minaccia? Vai pure pesante, non ti limitare nun c'è
probblema.
Comunque ricambio stima ed affetto, anche se mi piacerebbe rivedere il Tony di
un tempo che, insisto, era mooolto diverso da quello di adesso.

Piantala Baloss

Riccardo

--
Posted from [151.99.168.83]

Claudio

unread,
Nov 11, 2001, 1:06:56 PM11/11/01
to

SV <redre...@iol.it> wrote in message 3befb2a7...@news.iol.it...

> Io l'ambiente lo conosco e confermo quello che dice Mancuso !!
> A Milano basta andare da Discomane in Alzaia Naviglio Grande o da un

> negozietto di proprietą, una volta, di un certo sig. Alvaro.

Alvaro o forse Alfiero (Metropolis di Via Padova) ?


SV

unread,
Nov 11, 2001, 1:37:42 PM11/11/01
to


no, sta dalle parti di via Washington.

SV

Tony Mancuso

unread,
Nov 11, 2001, 2:20:02 PM11/11/01
to
Il 11 Nov 2001, 18:53, "Riccardo Facchi" <fac...@cyberg.it> ha scritto:
>Senti belloccio, "signor capisco tutto io e sono intelligente solo io".
Mah, non mi sono mai autoincensato. Ti consiglierei di stringere
ulteriormente la lista del piu' intelligente... fra virgolette ci sono due
"io" di troppo...


>Ammetto
>che ci sono andato giù un po' pesante, ma
a dire il vero ne ho le tasche
>piene
>di sentirti fare i soliti
reiterati ed inutili attacchi mirati. Insomma,
>della
>tua "aria ai
denti" mi sono stufato e da un bel po'.


Beh, a me non interessa se ti
incazzi o schiumi nel leggere i miei posts. Vedo che comunque hai ammesso
che la stai prendendo come una questione personale. Stai pietosamente
dimostrando di essere un vero intransigente ed estremamente insofferente.
Questo atteggiamento che hai assunto da un paio di mesi e' un'offesa alla
tua intelligenza. Inizio seriamente a chiedermi dove sia quel Facchi
gioviale, compagnone, anche un po' ingenuotto e sornione di una volta. Ti
preferivo come eri un tempo, e non sono, purtroppo, l'unico a pensarla
cosi'.


Il termine fazioso te
>lo
>puoi tenere per te, perchè a
differenza tua ho parlato sempre di tutti i
>musicisti e di tutti i generi
e periodi, compresi i musicisti che
>piacciono a
>te.


No, no, ti
sbagli. Ne ho parlato anch'io, eccome se l'ho fatto! la cosa che piu' mi fa
incazzare, e l'ho detto mille volte, e' che io per parlare male mi devo
pure comprare le menate o ascoltarle a casa di amici. Non parlo, bene o
male, di cose che non conosco (a differenza di molti). Credi che non abbia
sentito Doo Bop, Decoy, Standards vol.1 e 2 di giarre(t), Whisper not, le
menate dell'instabile, Leosia di Stanko, Ornette Coleman e tutto il resto?
Per quanto mi riguarda lo tengo ben volentieri il fazioso che mi hai
girato, anche se ti girerei tosto il termine "partigiano" o "settario"
(scegli tu, per me ti si addicono entrambi pur essendo sinonimi). Almeno io
sono schierato e tutti sanno da che parte sto, mentre la tua ambiguita'
partigiana fa male al jazz perche' diffondi un messaggio distorto ed
equivoco.


>Se invece ti riferisci alla ECM o a qualsiasi altra casa
discografica, sei
>semplicemente ridicolo e dovresti solo che nasconderti,

Dove, a casa tua? Ma su dai, che la tua ambiguita' puo' renderti anche
collaborazionista. Mi daresti sicuramente asilo.


visto che io, a
>differenza tua non ho mai avuto a che fare e non spartisco alcun interesse
>con
>nessun produttore discografico.


Ho, ho, il Facchi comincia a
giocare sporco. La tua palese ostilita' verso alcuni partecipanti di questo
Ng non ti autorizza a chiamarli in causa in questa sede visto che l'hai
presa come una questione personale.
Vuoi che sia io a tirare i tuoi
scheletri che celi nell'armadio o preferisci farlo da solo? Io non ho
niente da nascondere e non spartisco alcun interessa con questo fantomatico
produttore discografico se non quello di continuare a collaborare
OCCASIONALMENTE con la sua etichetta; e se l'azienda prospera le mie
collaborazioni OCCASIONALI sono possibili; in caso contrario non ricopro
alcun ruolo nel "quadro" aziendale.


Sul tuo comportamento credo che
chiunque
>legga
>quel che scrivi possa farsi una idea molto chiara.

Ah si', e quale sarebbe? sentiamo. Meglio che su di me tutti abbiano
un'idea univoca e solidale, anche se negativa, piuttosto che averne cento,
una diversa dall'altra, scaturite da un atteggiamento ambiguo e volgarmente
equivoco.


>A me delle case discografiche non me ne frega un accidente,
ECM compresa.


Beh, non mi pare! Guarda che l'ECM cerca promoter in
Italia (vedi, sono informato anche sulla concorrenza) in questo momento, e
tu potresti essere di enorme aiuto per la diffusione e la promozione in
Italia delle loro menate. Se vuoi ti posto in pvt l'indirizzo.

>In
questo senso il produttore della Red


Ma questo fantomatico produttore
avra' un nome e un cognome oppure no? Vedo che anche tu ti sei allineato ai
mimiani "mercante in fiera" e "signore di Milano". Bravo!


>dell'Egea o
di chicchessia hanno tutto il diritto e l'interesse di dire
>ciò che
>vogliono su questo NG.

Ci mancherebbe.


>Rispetto a questa gente,
tu che ruolo hai? Che cosa rappresenti?, A che
>titolo
>parli?, Quali
sono i tuoi requisiti professionali e le tue referenze per
>giudicare così
pesantemente e in modo così volgarmente fazioso e frainteso
>il
>lavoro
altrui,


Non sono certo un ingegnere. Ti basta?


oltre al fatto di
aver scritto quattro balle su una tesi di
>laurea e aver rappresentato una
casa discografica e aver pubblicizzato e
>venduto qualche CD allo stand di
qualche marginale festival del jazz?


Questo mi sembra volgare,
offensivoi e stronzo.
1) Le balle le scrivi tu ogni volta che apponi la
tua firma su un documento.
2) Villa Celimontana e' un festival marginale?
Beh dovro' andarlo a chiedere a Rubei perche' fino a oggi pensavo che fosse
il secondo festival piu' importante (anche in termini di seguito) in Italia
dopo UJ. Grazie per la dritta, sei un genio.


>Insomma
>chi sei? Chi
credi di essere a fronte di tutto ciò? Abbi la compiacenza di
>spiegarcelo.


Non sono un ingegnere, te lo dico per la seconda volta.
Ti basta?


>Te lo ribadisco. Parla di ciò che capisci e di ciò che
conosci, perché in
>fatto
>di superficialità hai dimostrato di non essere
secondo a nessuno.


Ok, hai ragione ma forse se ancora per un mesetto
continui su questo registro potresti ottenere anche tu l'ambita palma della
superficialita' nel Ng. Poiche' non sono in grado di ragionare con la mia
testolina vuoi farmi la gentilezza di stabilire tu il mio campo di
competenza e consigliarmi cosa merita che io tratti in questa sede?


Se tu
>andassi
>in America a dire e a dare certi giudizi su certi
musicisti ti faresti
>solo
>ridere addosso.


Certe cose le lascio
fare a chi esporta nel 2000 le teorie apologetiche sel superomismo nero.


Le puoi dire giusto qui e in questo "paese dei cachi" che
>in fatto di
jazz, e non solo, rappresenta l'assoluta provincia mondiale.


con
epicentro Bergamo direi, considerato anche il trattamento che i TUOI amici
mi hanno riservato in un forum di cui ora non ricordo il nome, la tua greve
intolleranza e ambiguita'.


>A perché tu saresti il possessore della
qualità? Sono discorso che mi
>sembra di
>aver già sentito da qualcun
altro e comunque il jazz che tu adesso ascolti
>io
>me lo sono già
cuccato quando tu eri ancora in fasce.


Non lo metto in dubbio vista
l'enorme differenza d'eta'.


Ma prima di te e
>dopo di
>te il mondo è
esistito ed esisterà? Come ha fatto il jazz ad esistere
>senza di
>te?
Ah,ah.


Stai delirando... ti passo un po' di Ritalin.

>Te l'ho
già detto parla di ciò che conosci e di ciò che comprendi.


Non sono un
ingegnere e me ne scuso.


>Sei veramente un guascone :-). Guarda che io
non ho detto che non capisci
>un
>cavolo di jazz. Ho detto "su tutto ciò
che esula dal mainstream e
>l'hardbop"
>non capisci un cavolo e la cosa
si evince ancora da quello che ti ostini a
>scrivere.

'Sta cazzata
la diceva tempo fa una persona che non voglio nominare relativamente a "Far
Cry". Poi mi disse che su un disco di Chet Baker (per quelli che non la
vedono come pblcita' occulta posso dare anche gli estremi del disco: "At
Capolinea" Red Records) Nicola Stilo (che e' uno dei piu' grandi flautisti
in circolazione worldwide) ammosciava un po' il tono. Assurdo! Allora capii
quanto fosse affidabile la prima affermazione!


>Se parli delle tue
cose ti ritengo molto competente e l'ho anche detto a
>qualcuno di Brescia
che conosci bene e mi ha chiesto un parere sul tuo
>conto.


Ti
ringrazio pubblicamente per le referenze.


>Ciccio bello con la piorrea
e la scoliosi, io a differenza tua sotto un
>padrone
>ci sono stato e la
mia libertà di pensiero e d'azione me la sono
>guadagnata sul
>campo con
lacrime e sangue. Ci hanno provato in tanti a frustarmi non ti
>preoccupare, ne sono vaccinato.


Non parlare cosi' se non conosci un
cazzo della mia vita.


>Comunque ricambio stima ed affetto, anche se mi
piacerebbe rivedere il
>Tony di
>un tempo che, insisto, era mooolto
diverso da quello di adesso.

Un caro saluto e spero di rivedere presto
quel Facchi simpatico, paffutello e ingenuo di un tempo. Ma chi ti monta
Coco'? Prima non eri cosi'. Chi ti ha fatto uscire dall'uovo? Ti preferivo
un tempo, col guscio in testa.
Ti saluto e aspetto che il Pythia (Coco')
del Ng torni presto a somministrarmi le sue discutibilissime pillole di
verita'.
TM

Antonio

unread,
Nov 11, 2001, 2:33:27 PM11/11/01
to

Tony Mancuso <tman...@doctor.com>

> Io il jazz, prima di tutto, lo vivo col cuore. Cerco e ascolto solo cio'
che mi
> emoziona profondamente. Un giarre(t) o un devis possono anche emozionare
(non
> lo escludo), ma a un livello superficiale. Emozionano l'ascoltatore
> medio-mediocre, anzi mediocrissimo, cosi' come tutta la produzione ECM.

Dai, Tony, inizi bene e termini con la cazzata dell'anno. Non dico io, ma
Kirkland, Petrucciani, Corea, Pieranunzi, più un'infinità di altri musicisti
che tu stesso reputi grandi artisti, parlano di Jarrett e (ovviamente) di
Davis, come di maestri, poeti che li hanno emozionati e hanno amato, allora
significa che siamo tutti (io e loro... che bella compagnia) "mediocri" anzi
"mediocrissimi" (superlativo di cui mi sfugge il significato profondo)
ascoltatori...
Probabilmente sarai tu che ascolti con un bel po' di superficialità e quasi
"razzismo ideologico" alcuni musicisti.
Allora passi per i commenti personali, passi per i personalissimi "Davis mi
fa cagare", passi (senti che ti dico) per la profusione di lettere minuscole
nei nomi propri, ma dare dei "mediocrissimi" a migliaia di artisti e comuni
mortali che si sono emozionati a sentire quella musica mi pare veramente
un'enormità.... pensaci...
..saluti e baci...
Antonio


Antonio

unread,
Nov 11, 2001, 2:33:28 PM11/11/01
to

Tony Mancuso <tman...@doctor.com>

> Io il jazz, prima di tutto, lo vivo col cuore. Cerco e ascolto solo cio'
che mi
> emoziona profondamente. Un giarre(t) o un devis possono anche emozionare
(non
> lo escludo), ma a un livello superficiale. Emozionano l'ascoltatore
> medio-mediocre, anzi mediocrissimo, cosi' come tutta la produzione ECM.

Dai, Tony, inizi bene e termini con la cazzata dell'anno. Non dico io, ma

Massimo De Nardi

unread,
Nov 11, 2001, 4:19:34 PM11/11/01
to
Gentile sig. Mancuso,

volevo cortesemente invitarla a rispondere al mio intervento qui sotto.

Senza alcuna polemica, ma con la viva intenzione di farmi spiegare da lei - che
probabilmente ne sa più di me in tema di mercato - alcune questioni che erano
state adombrate nella sua accusa all'ECM e ai critici.

Le chiedo allora per favore di dire (a favore mio e di altri acquirenti e
utenti):

1) Nomi e Cognomi di critici che bussano direttamente alle case discografiche
senza poi recensire i dischi o rivendendoli

2) Il meccanismo (sinteticamente) di attribuzione nelle testate dei dischi da
recensire (quella cosa delle 2 copie e della restituzione), davvero non so come
funziona

3) Come dovrebbe secondo lei (che ha, se non sbaglio svolto una tesi sulle
labels indipendenti) svolgersi il rapporto tra etichetta/testata/recensore

4) Perchè il recensore non dovrebbe tenere il disco? Es. io sono Vittorio
Franchini (dico per dire) ricevo dal Corriere una copia di un disco Blue Note
nuovo, lo recensisco, lo restituisco e poi me lo compro se mi era piaciuto?

5) Come si fa a autoproclamarsi critico, trovare una testata che ti paga e ti
pubblica e gabbare le etichette per farsi mandare tonnellate di cd?

6) Perchè le case discografiche (mi faccia almeno qualche esempio pratico e
provato) dovrebbero continuare a mandare cd a recensori che non li
recensiscono, che vantaggio ne hanno?

La ringrazio dell'attenzione

Cordialmente

Massimo De Nardi


--
Posted from a-ve4-49.tin.it [212.216.36.176]

Tony Mancuso

unread,
Nov 11, 2001, 5:57:12 PM11/11/01
to
Il 11 Nov 2001, 22:19, "Massimo De Nardi" <massimo...@katamail.com> ha
scritto:

>Le chiedo allora per favore di dire (a favore mio e di altri
acquirenti e
>utenti):

>1) Nomi e Cognomi di critici che bussano
direttamente alle case
>discografiche
>senza poi recensire i dischi o
rivendendoli


Gentile signor De Nardi da come scrive tutto mi sembra
fuorche' un outsider. Questa e' la mia impressione anche se, da quanto
riferisce, e' probabile che mi sbagli.
Non mi credera' cosi' sprovveduto
da segnalare pubblicamente i nomi dei critici che si macchiano di
quest'onta?!?!
Va bene lo "spirito da missionario" ma non intendo
assolutamente farmi trascinare nelle aule di un tribunale da certi
individui.
Le chiedo, pertanto, di scusarmi per questa mia posizione,
anche omertosa se vogliamo, ma comunque volta all'autotutela alla quale
tengo molto, considerando anche le mie velleita' discografiche di cui non
ho mai fatto mistero e che Facchi giustamente ricordavo in un precedente
post.
Saro' comunque ben lieto di fornirle tutte le segnalazioni del caso,
in privato e di persona, qualora venisse a trovarmi a Roma, e con piacere
le faro' da Cicerone in quel di Porta Portese, il famoso suk romano, in cui
potra' acquistare a prezzi modici i suddetti fonogrammi promozionali
recanti la dicitura "promotional copy not for sale". Poi, se ancora avra'
voglia di camminare, la portero' anche in alcuni negozi di dischi.


>2) Il meccanismo (sinteticamente) di attribuzione nelle testate dei dischi
>da
>recensire (quella cosa delle 2 copie e della restituzione), davvero
non so
>come
>funziona


Il meccanismo e' elementare. La prassi
comune, per quel che mi consta, vuole che la testata ottenga, o su propria
sollecitazione o perche' contattata dal promoter locale, di norma 2 copie
del disco: una da tenere in archivio e una da consegnare al recensore. Le
copie promozionali, brevemente promo, non sono di proprieta' ne' della
testata ne' tantomeno del recensore. Questa, che puo' sembrare una
sottigliezza, e' in realta' il discriminante della questione. Il promo, e
questo non tutti forse lo sanno, anche quando ceduto fisicamente dalla casa
discografica alla testata resta di proprieta' della label che lo ha
prodotto. In qualsiasi momento puo' essere richiesta la restituzione della
copia promozionale. Quindi, poiche' l'interlocutore principale di una casa
discografica e' la testata e non il singolo critico-giornalista musicale il
fonogramma deve in ogni caso essere restituito alla testata dopo l'avvenuta
realizzazione della recensione.
L'esempio della Sony e di come lavora
con le copie promozionali puo' fornirle un quadro piu' preciso della
questione.
Proprio per quanto le ho detto possiamo considerare a tutti gli
effetti illegale, ripeto illegale, la rivendita dei promo nei mercati
secondari.


>3) Come dovrebbe secondo lei (che ha, se non sbaglio
svolto una tesi sulle
>labels indipendenti) svolgersi il rapporto tra
etichetta/testata/recensore


Credo, con tutti i limiti di una sintesi,
di averlo gia' delineato sopra. In caso contrario mi faccia sapere e con
piacere cerchero' di essere piu' preciso entrando nel dettaglio.

>4)
Perchè il recensore non dovrebbe tenere il disco? Es. io sono Vittorio
>Franchini (dico per dire) ricevo dal Corriere una copia di un disco Blue
>Note
>nuovo, lo recensisco, lo restituisco e poi me lo compro se mi era
>piaciuto?


E' un discorso simile a quello dei fonogrammi che un tempo
era possibile affittare per un paio di giorni. La ratio della copia in
affitto sottostava al fatto che qualora avessi gradito la proposta musicale
avrei acquistato successivamente il disco (nuovo). Perche' molti, invece,
facevano una copia del disco?


>5) Come si fa a autoproclamarsi
critico, trovare una testata che ti paga e
>ti
>pubblica e gabbare le
etichette per farsi mandare tonnellate di cd?

Questo dovrebbe
chiederlo direttamente a un critico o a una testata. Non mi risulta che in
Italia, almeno per il momento, esista un attestato specifico per
l'abilitazione alla professione del critico o del giornalista musicale.
Neanche il DAMS, che e' un corso di laurea presso la facolta' di lettere e
filosofia, mi sembra conceda tale abilitazione. Solo il DAMS di Bologna fa
riferimento, fra i suoi obiettivi, alle possibilita' di "accesso ad
attività professionali nella sfera della critica musicale", possibilita'
che, dando un'attenta occhiata al programma e all'organizzazione dei corsi,
appartengono piu' alla sfera delle vacue promesse.


>6) Perchè le case
discografiche (mi faccia almeno qualche esempio pratico
>e
>provato)
dovrebbero continuare a mandare cd a recensori che non li
>recensiscono,
che vantaggio ne hanno?


CamJazz, Red Records, Black Saint, Philology,
tanto per citarne alcune. Per le prove non ho nessun problema. Le ripeto,
venga a Roma e la condurro' personalmente a casa di alcuni critici per
mostrarle una collezione di dischi che hanno ricevuto in promo sui quali
non hanno mai speso una parola... neanche negativa.
So quello che dico e
le assicuro che non sto assolutamente scherzando.


>La ringrazio
dell'attenzione


Sono io che ringrazio lei per avermi consultato, anche
se in questo Ng c'e' gente molto piu' preparata e informata di me che
avrebbe potuto aiutarla maggiormente.
La saluto cordialmente
Tony Mancuso

Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 11, 2001, 6:47:36 PM11/11/01
to

> Era geniale Coltrane sui II-V-I, faceva delle cose personalissime
> a livello di suddivisione della metrica, passaggi bluesy anche molto
> enfatizzati, e nel complesso frasi non-impossibili da buttar giu'. Eicher
> probabilmente avrebbe il coraggio di dire a Coltrane (quello di A Love
> Supreme per capirci un po' tutti) di lasciarsi andare, di abbandonare i
> suoi schemi, di evitare i voli pindarici, annullare in una seduta il
> proprio background per abbandonarsi a una libera (nel senso stretto free)
e
> disodinata improvvisazione.
---------------
Il caos non è il free. Coltrane, se fosse vivo, sarebbe una gallina dalle
uova d'oro e credo che Eicher, gran affarista, non se lo farebbe sfuggire.
Semmai sarebbe Trane a scappare o meno.

La ECM è una grande etichetta: leggi bene ETICHETTA, cioè funziona ha un
ottimo giro di promozione, un packaging stilisticamente forte e con
un'identita riconoscibile, un Brand name legato al concetto di Jazz e allo
stesso tempo di intellettuale. La Ecm produce parecchio materiale e paga
bene, documentando una serie di musicisti altrimenti esclusi dal giro grosso
ma fregiandosi di artisti big che ne sono la pubblicità più forte. La sua
estetica è chiara e le tecniche di registrazione molto avanzate.

D'altro canto: la maggior parte della produzione Ecm ha col jazz un rapporto
omeopatico, la austerità delle foto serve ad incantare anche di fronte ad un
ramo secco e non si capisce perchè, come se il vuoto di significato farebbe
presupporre che ve ne sia uno molto alto che cogliamo allusivamente ma di
cui è difficile dare conto. Eicher è un rompi balle ed entra in meriti
artistici e questo lo dice persino Pat Metheny, per cui la diceria dovrebbe
farci pensare. L'uso dei riverberi e il senso di evocazione da un magma
primigenio è la fissa della produzione almeno in termini statistici e lo
spazio e la dilatazione delle atmosfere pure: l'esito è spesso melenso e
tutto sommato troppo intellettuale. Le operazioni etniche sono il più delle
volte dei polpettoni e alcuni musicisti in altri contesti suonano molto
diversamente.

L'amara conclusione è che per la ECM ci suonerebbe chiunque per lavoro o per
essere fortemente supportati ed è normale che sia così.

L'altra conclusione è che a volte escono dischi che mi piacciono dei quali
sò bene non trattarsi di jazz ma di musica contemporanea che ha tratto dal
jazz parte dell'ispirazione e che hanno una loro validità anche in termini
musicali: mi viene in mente "The Window in the window" o "Extensions".

L'ultima preoccupante conclusione è che la ECM rappresenta una società di
mercato e come tale cerca di imporsi come realtà leader del jazz in Europa
sfruttando l'immaginario collettivo poco supportato dalla conoscenza di cosa
sia il jazz per ottenere questo obiettivo: un affare colossale che ha forse
poco di politico e molto di economico.


> Eicher senza meno e' quello che piu' di tutti
> ha adulterato senza coglierne il minimo senso le parole di Frankie
> Trumbauer (attribuite anche a Parker) secondo cui quando si improvvisa
> l'esecutore deve (dovrebbe) "dimenticare" tutto cio' che ha studiato fino
a
> quel momento.

----------------
La questione è parzialmete vera: bisognerebbe suonare facendo finta di aver
dimenticato per non essere meccanici ma fluidi. Anche se la musica come il
teatro è verosimiglianza: scioltezza che viene dal sudore, controllo e relax
che provengono da ore di tensione, creatività che viene da assimilazione
culturalizzata.


> Bene, i critici sapete cosa dicono? Mah e' giusto
> che noi riceviamo i dischi in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a
> buffo") perche' ne va della nostra indipendenza nel redarre la recensione.

------------------
La maggior parte dei critici non ricevono compensi o ne ricevono di
trascurabili per quello che fanno e la spesa sarebbe talmente isostenibile
da prefigurare una società di libertà basata sulla disponibilità economica
(che in parte è già così). In più per le etichette è comunque utile far
circolare il materiale.


> Questo e' un sistema che non sta in piedi ma cmq comporterebbe un
principio
> di compensazione se e solo se il critico recensisse effettivamente il
disco
> che riceve in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a buffo", "a
> scrocco"). Troppo spesso cio' NON avviene e i dischi vanno ad affollare la
> discoteca personale del critico (e non quella della redazione) o le
> bancarelle di Porta Portese a Roma.

-----------------
Ma tu hai idea di quanti dischi arrivano ad una testata e di quanti
piuttosto che scriverne male si stende un silenzio dignitoso? E di quanti
altri non c'è il tempo materiale di ascoltarlo con attenzione? Per me resta
un problema aperto.
Andrea.

TM

unread,
Nov 11, 2001, 7:03:46 PM11/11/01
to
Il 12 Nov 2001, 00:47, "Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> ha
scritto:

>musicali: mi viene in mente "The Window in the window" o
"Extensions".


Ti riferisci a The Widow in the Window?
Beh mi sembra
di ricordare che sia un disco a nome di Kenny Wheeler con Abercrombie e
Holland. Fa cagare! Wheeler e il suo flicorno, per me, sono un bluff. Dai,
sul serio. Lo conosco bene questo disco ed e' terribilmente noioso,
ripetitivo e monotematico nelle composizioni.

>Ma tu hai idea di
quanti dischi arrivano ad una testata e di quanti
>piuttosto che scriverne
male si stende un silenzio dignitoso? E di quanti
>altri non c'è il tempo
materiale di ascoltarlo con attenzione? Per me
>resta
>un problema
aperto.


Si' ho una perfetta idea di quanti dischi arrivano a una
testata e il silenzio che tu ritieni essere dignitoso, al quale vuoi per
codardia vuoi per bieca diplomazia molti critici si appellano, per me e' un
chiaro segno di disprezzo... e non sono il primo a sostenere che il miglior
disprezzo e' la noncuranza.
Poi riguardo al fatto della mancanza di tempo
per ascoltare tutti i Cd ritorniamo ai problemi della grave crisi di
sovrapproduzione nel mercato del jazz, con evidenti responsabilita' dei
produttori.
Mi spieghi poi per quale motivo, con tutta la mole di dischi
che arriva alle testate ogni mese, i critici saltano l'intermediario-
testata per andare a procacciare altro materiale presso majors e indies?
Non hanno a disposizione gia' abbastanza materiale? Ti assicuro che e' una
pratica diffusissima che assume tutta la sua evidenza in occasione dei
festival di jazz.
TM

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 1:11:33 AM11/12/01
to
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote in message
news:192Z44Z136Z113Y...@usenet.iol.it...

> Il 11 Nov 2001, 22:19, "Massimo De Nardi" <massimo...@katamail.com> ha
> scritto:
>
> >Le chiedo allora per favore di dire (a favore mio e di altri
> acquirenti e
> >utenti):
>
> >1) Nomi e Cognomi di critici che bussano
> direttamente alle case
> >discografiche
> >senza poi recensire i dischi o
> rivendendoli
>
>

> Saro' comunque ben lieto di fornirle tutte le segnalazioni del caso,
> in privato e di persona, qualora venisse a trovarmi a Roma, e con piacere
> le faro' da Cicerone in quel di Porta Portese, il famoso suk romano, in cui
> potra' acquistare a prezzi modici i suddetti fonogrammi promozionali
> recanti la dicitura "promotional copy not for sale".

Solitamente, come tutti sanno, non concordo con le argomentazioni di Tony, ma
su questa cosa che dice ho dei riscontri personali, anche se non diretti. Pare
che vi siano addirittura critici che si vantino (privatamente) ti fare
operazioni meschine come quelle di vendere copie di CD, per attestare il loro
potere e la loro importanza raggiunta. Il ragazzo mi sembra preparato
sull'argomento, meno quando parla di musica :-)).


>
> >
> >5) Come si fa a autoproclamarsi
> critico, trovare una testata che ti paga e
> >ti
> >pubblica e gabbare le
> etichette per farsi mandare tonnellate di cd?
>

Sig. De Nardi qui la sua ingenuità mi sorprende e su questo punto posso anche
parlare per esperienza diretta. Da alcuni mesi sono collaboratore di un
giornale di cui non faccio il nome. La mia professione NON è il giornalista, ma
le posso garantire che ho già visto e sentito abbastanza per poterle dire che
il livello di preparazione di certi "critici" e delle mafiette presenti in
certe redazioni,all'insaputa (o con la compiacenza?) pure dei direttori di
testata, è quasi scandalosa, soprattutto se rapportata alla bassa
entità di interessi rispetto ad altri settori dell'economia che io invece
conosco meglio. Insomma, ci si scanna per le briciole e comunque in Italia
chiunque sa che si va avanti non per meriti o per titoli, ma per nepotismo,
raccomandazioni, amicizie e "leccaculaggio" vari. So di intrecci che certi
personaggi, con in mano tessere di partito, fanno tra enti pubblici, mezzi di
informazione, organizzazioni di concerti e persino manegement personale di
musicisti da far accapponare la pelle. E le posso garantire che personaggi di
questo tipo non si riescono a spostare nemmeno con il bazooka. Un vero
letamaio,
mi scusi il termine.
Sinceramente, mi hanno fatto passare la voglia di scrivere sul jazz ed ecco
perché parlo del "paese dei Cachi", uno dei capolavori assoluti di "Elio e le
storie tese", brano che meriterebbe una menzione honoris causa su questo NG,
invece che parlare del jazz politicizzato anni'70, come fa Musica Jazz
ultimamente, di livello musicale ed artistico non certo superiore :-)).

saluti

R.F.


--
Posted from [151.99.168.83]

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 1:47:16 AM11/12/01
to
> Beh, a me non interessa se ti
> incazzi o schiumi nel leggere i miei posts. Vedo che comunque hai ammesso
> che la stai prendendo come una questione personale.

personale de che?
Stai pietosamente
> dimostrando di essere un vero intransigente.

senti chi parla... il fondamentalista democratico, ah,ah,ah a To', facce ride

> Questo atteggiamento che hai assunto da un paio di mesi e' un'offesa alla
> tua intelligenza. Inizio seriamente a chiedermi dove sia quel Facchi
> gioviale, compagnone, anche un po' ingenuotto e sornione di una volta. Ti
> preferivo come eri un tempo, e non sono, purtroppo, l'unico a pensarla
> cosi'.

sì,sì, bravo, gira le frittate Bertoldino

> Il termine fazioso te
> >lo
> >puoi tenere per te, perchè a
> differenza tua ho parlato sempre di tutti i
> >musicisti e di tutti i generi
> e periodi, compresi i musicisti che
> >piacciono a
> >te.

> No, no, ti
> sbagli. Ne ho parlato anch'io, eccome se l'ho fatto!

si ma dicendo un mucchio di stronzate su certi artisti. C'è un po' di
differenza.


> Dove, a casa tua? Ma su dai, che la tua ambiguita' puo' renderti anche
> collaborazionista. Mi daresti sicuramente asilo.

tu confondi la larghezza di vedute con l'ambiguita, fondamentalista del cavolo.

> Ho, ho, il Facchi comincia a
> giocare sporco. La tua palese ostilita' verso alcuni partecipanti di questo
> Ng non ti autorizza a chiamarli in causa in questa sede

La mia ostilità, come ben sai visto che te l'ho anche dimostrato in altra sede,
non è sulle persone, ma sugli argomenti, specie quando faziosi, irrispettosi e
mistificatori.

> Vuoi che sia io a tirare i tuoi
> scheletri che celi nell'armadio o preferisci farlo da solo?

Ah,ah,ah, mi stanno venendo i brividi dalla paura. Tony, smettila di bleffare,
sembri Alberto Sordi nei suoi films.

Io non ho
> niente da nascondere e non spartisco alcun interessa con questo fantomatico
> produttore discografico se non quello di continuare a collaborare
> OCCASIONALMENTE con la sua etichetta; e se l'azienda prospera le mie
> collaborazioni OCCASIONALI sono possibili; in caso contrario non ricopro
> alcun ruolo nel "quadro" aziendale.

Ecco, continua a far pubblicità negativa così che vedrai che le tue
collaborazioni occasionali si diraderanno sempre più. Imparerari a tue spese.

piuttosto che averne cento,
> una diversa dall'altra, scaturite da un atteggiamento ambiguo e volgarmente
> equivoco.

concetto già sviluppato sopra. Schierarsi come fai tu non vuol dire non essere
ambiguo, vuol dire essere semplicemente FAZIOSO.


>
>
> >A me delle case discografiche non me ne frega un accidente,
> ECM compresa.

> Beh, non mi pare! Guarda che l'ECM cerca promoter in
> Italia (vedi, sono informato anche sulla concorrenza) in questo momento, e
> tu potresti essere di enorme aiuto per la diffusione e la promozione in
> Italia delle loro menate. Se vuoi ti posto in pvt l'indirizzo.

Sì grazie, l'importante è saper fare diversi mestieri nella vita e c'è sempre
da imparare, anche se non si scrivono tesi di laurea sull'argomento. Così un
ingegnere ti fa vedere che non fa economia col davanti e commercio col di
dietro, ah,ah,ah (bbona questa)

aver pubblicizzato e
> >venduto qualche CD allo stand di
> qualche marginale festival del jazz?
>
> Questo mi sembra volgare,
> offensivoi e stronzo.
> 1) Le balle le scrivi tu ogni volta che apponi la
> tua firma su un documento.

Vero, ma a differenza tua me le pagano profumatamente e non con le noccioline
del mercato, ah,ah,ah. Impara, pivello :-)

> 2) Villa Celimontana e' un festival marginale?
> Beh dovro' andarlo a chiedere a Rubei perche' fino a oggi pensavo che fosse
> il secondo festival piu' importante (anche in termini di seguito) in Italia
> dopo UJ.

Sì. dopo Merckx c'è Gimondi. A perché secondo te l?italia e Roma è il centro
dell'universo Jazz. A Tony svegliati, guarda che non siamo più sotto l'impero
romano. Chi è più provinciale, io che sono di Bergamo o tu che stai a Roma?


Poiche' non sono in grado di ragionare con la mia
> testolina vuoi farmi la gentilezza di stabilire tu il mio campo di
> competenza e consigliarmi cosa merita che io tratti in questa sede?

Arrangiati. Se vuoi dei consigli da un professionista devi pagare la tariffa
dell'Ordine degli Ingegneri,ah,ah,ah,ah

> Certe cose le lascio
> fare a chi esporta nel 2000 le teorie apologetiche sel superomismo nero.

questa non l'ho capita.

considerato anche il trattamento che i TUOI amici
> mi hanno riservato in un forum di cui ora non ricordo il nome,

Che ne sai di quali siano i miei amici. Sono solo sciocche illazioni le tue.

> Ti saluto e aspetto che il Pythia (Coco')
> del Ng torni presto a somministrarmi le sue discutibilissime pillole di
> verita'.
> TM

idem con patate

Ciao

R.F.

SV

unread,
Nov 12, 2001, 2:34:17 AM11/12/01
to
Complimenti Andrea. Post molto condivisibile. Hai centrato il
problema.

Per quello che riguarda la critica e l'iperproduzione di dischi anche
su questo sono d'accordo con una eccezzione:
sono al corrente di tour settimanali sponsorizzati dalle majors a Los
Angeles o Parigi per intervistare e promuovere diversi musicisti con
dischi in uscita.

A queste pratiche altri multinazionali europee NON sono affatto
estranee. Se serve c'è il volo, hotel a 4/5 stelle e quant'altro per
una intervista su rivista e giornale titolato.

Una indipendente fa un disco, a parità di prodotto o migliore, non si
risponde neanche al telefono.

SV

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 2:41:59 AM11/12/01
to
> Ti riferisci a The Widow in the Window?
> Beh mi sembra
> di ricordare che sia un disco a nome di Kenny Wheeler con Abercrombie e
> Holland. Fa cagare! Wheeler e il suo flicorno, per me, sono un bluff. Dai,
> sul serio. Lo conosco bene questo disco ed e' terribilmente noioso,
> ripetitivo e monotematico nelle composizioni.

Come volevasi dimostrare caro Tony. Fuori dall'hard bop e dal mainstream di
jazz non capisci una minchia. Questa ne è la conferma. Te l'ho già detto, parla
di quel che capisci.
Wheeler l'ho sentito dieci anni fa suonare qui a Bergamo dal vivo degli
standards, è bravissimo. Facci vedere tu se riesi ad arrivare al suo livello
con i tuoi peti, ah,ah :-))

Massimo De Nardi

unread,
Nov 12, 2001, 3:52:10 AM11/12/01
to
Ringrazio i signori Mancuso e Facchi delle loro risposte.

Come avevo già detto, so purtroppo di questa "rivendita" di cd da parte di
qualche giornalista.

E' che solitamente non amo molto sciabolate generiche e omertose (così mi pare
si sia espresso il sig. Mancuso) in cui si favoleggia di complotti e
sotterranee alleanze, senza fare i nomi.

Capisco comunque l'imbarazzo del sig. Mancuso nel denunciare pubblicamente i
nomi (ma se vuole lo può fare rispondendomi privatamente, la mia mail è qui
sopra, a Roma purtroppo per il momento non ho occasione di venire, me ne
scuserà)

Sig. Facchi, non si sorprenda della mia ingenuità, l'ho premesso che non sono
addentro alla cosa, ma siccome sono un lettore e acquirente di dischi ero
curioso di sapere come funzionavano certi meccanissmi.

Mi piacerebbe davvero, e non per provocazione, ma se vuole per curiosità un po'
infantile, sapere un po' di nomi, di esempi di persone (che magari leggo senza
sapere) che si scannano per le briciole e comunque in Italia vanno avanti non


per meriti o per titoli, ma per nepotismo,raccomandazioni, amicizie e
"leccaculaggio" vari

Ringraziando ancora per l'attenzione, saluto

Massimo De Nardi


--
Posted from a-ve14-20.tin.it [212.216.93.179]

Gianni Gualberto

unread,
Nov 12, 2001, 3:59:17 AM11/12/01
to
"Tony Mancuso" <tman...@doctor.com> wrote in message
news:192Z44Z136Z113Y...@usenet.iol.it...

Caro Tony,
Sei un ottimo ventriloquo...

GMG

PS: Poiché non sono tuo parente, né sono andato a scuola con te (ho avuto
migliori frequentazioni, purtroppo), abbimi la cortesia di non attribuirmi
nomignoli di alcun tipo. Mantiene un briciolo di buon gusto, per quanto
immagino ti possa risultare impresa improba. Quanto al resto del tuo post, mi
pare non commentabile. Sono indifferente a larga parte della produzione ECM,
che mi pare venata dal gusto piuttosto sbilenco di un ex-musicista accademico
fallito, riciclatosi splendidamente come produttore dal punto di vista
economico, ma spesso incapace di dimenticare i residuati del suo culturame
para-accademico.
L'analisi che tu fai (da ventriloquo, purtroppo, e dunque privo di un pensiero
autonomo e originale), purtroppo, è troppo ingenuo, troppo raffazzonato per
portare a conclusioni altre che non abbiano un po' il sapore stantìo di un
retrobottega in cui deperiscono merci troppo facilmente avariabili.
L'analisi su un fenomeno come l'ECM andrebbe fatta con più serietà, e con meno
guasconate in stile "Giggetto er bullo". Ché l'ECM, la cui estetica io rifiuto
in larga parte per concezione e retaggio culturali personali letteralmente,
diametralmente opposti (o speculari, se vuoi), è fenomeno comunque rilevante
(ancorché negativamente, a mio parere), se non altro per la capacità di operare
in termine di marketing su delle icone para-culturali del tutto
prive di sostanza, ma "abbellite" con un make-up che ha fatto loro assumere
un'identità falsata e falsante.Gran parte della produzione ECM è un "fake"
culturale, il che non toglie che l'operazione sia stata abilissima, e che sia
stata condotta con una meticolosità di stampo strategico nel crearsi "sponde"
più o meno in tutta Europa. Ché è l'Europa il vero mercato dell'ECM e il suo
principale obiettivo culturale. Non parlerei di jazz o di altro materiale
musicale in merito. L'ECM ha creato un "trend", un artificioso e pre-costruito
vocabolario musicale, tratto dai più polverosi ripostigli della Storia, in cui
il "tool" dell'improvvisazione, estrapolato drammaticamente e artatamente (e,
direi, asetticamente) da ogni suo contesto linguistico originario, fa da
veicolo di diffusione "transnazionale" (mi perdoneranno i radicali questo uso
di un termine a loro politicamente caro).
Il mio "rifiuto" nei confronti dell'ECM nasce da considerazioni (personali, per
carità), diverse da quelle che Mancuso ha espresso con prosa un po' da Porthos,
più che Aramis o da Athos... L'ECM è, culturalmente, un'estensione di una
tradizione culturale vecchia, pericolosamente tale, una versione da "tempi
moderni" di concezioni culturali che, per quanto la cosa mi ripugni,sono state
in passato espresse meglio da personaggi come Ernst Junger... Il trionfo di un
eurocentrismo culturalmente ed economicamente colonialista, che per abbellirsi
e rendersi più "updated" si è imbellettato con il
make-up degli strumenti linguistici della più vetusta e ammuffita avanguardia
(al confronto della lutulenta e nibelungica estetica dell'ECM, certi frutti
delle avanguardie storiche di Darmstadt sembrano vibranti, freschi e attuali).
Salvo rare eccezioni (penso al primo Garbarek, a certi lavori di Jarrett,
Swallow, Gary Burton, dell'Art Ensemble of Chicago: classici esempli della
cosiddetta "rara avis"), e per quanto l'operazione sia stata condotta con
maestria, professionalità, abilità sin troppo efficaci, il linguaggio
para-improvvisativo e para-accademico al contempo dell'ECM mi pare il frutto di
un'estetica fortemente reazionaria, e che dopo la caduta del Muro di Berlino ha
scientemente sfruttato la "fine" di certe sicurezze in determinati ambiti
culturali, facendo artata leva su di un rinascente spiritualismo europeo (che
si può tranquillamente definire "fondamentalismo cristiano": non illudiamoci
che i fondamentalismi crescano solo nel Medio Oriente).
Certi lavori di Arvo Part, persino di Giya Kanchely (che pure sono autori di
alta levatura), gran parte della cosiddetta New Series (con le dovute
eccezioni, per carità, penso a "Harmonium" di Adams, a certi lavori di Cage, e
anche a certi algidi ma lirici estetismi di Holliger o a certa logorroica ma
acuta multigergalità di Heiner Goebbels) ha dato vita a un'avanguardia
letteralmente inesistente se non come manichino in una vetrina elegantemente
minimale nell' aspetto, ma volgarmente massimalista nel messaggio veicolato.
Chiunque abbia in mente alcune pagine di Hermann Broch sull'argomento, sa
arguire velocemente che certe operazioni pseudo-linguistiche hanno un solo
comun denominatore: il kitsch.
Che poi Eicher abbia saputo realizzare dal kitsch (patrimonio germanico di
vecchia data) un'operazione economica di notevoli proporzioni, con
un'innegabile capacità seduttiva di influenzare e articolare certi trend...
Questo è, per quanto perverso (almeno per me), un merito indiscutibile. E certo
non si può trascurare che la stessa ECM, in presenza di artisti peculiari o
meno propensi a fare da portavoce a certo ambiguo pan-arianesimo di dubbia
matrice culturale, abbia prodotto lavori di indubbio interesse e di non minore
spessore. Ma le coordinate di fondo dell'operazione sembrano condurre sempre di
più verso una sorta di eurocentrismo fagocitante, teso a "plastificare" e
immobilizzare (e perciò a devitalizzare) il contributo di altre tradizioni
culturali extra-europee, svuotandole artatamente di valore e significato.

GMG


--
Posted from [157.28.85.225]

Gianni Gualberto

unread,
Nov 12, 2001, 4:12:19 AM11/12/01
to
"Massimo De Nardi" <massimo...@katamail.com> wrote in message
news:d44d0401c4faf27cee8...@mygate.mailgate.org...

> Gentile sig. Mancuso,
>
> volevo cortesemente invitarla a rispondere al mio intervento qui sotto.
>
> Senza alcuna polemica, ma con la viva intenzione di farmi spiegare da lei - che
> probabilmente ne sa più di me in tema di mercato - alcune questioni che erano
> state adombrate nella sua accusa all'ECM e ai critici.
>

Lascerei perdere questa "faccenduola" sui critici. Mancuso parte dalla sua tesi
che, per quanto mi consta, non è strumento etico in grado di aiutare a
discettare sul ruolo della critica, che è argomento più serio e che non può
essere affidato a mani così improvvide e chiaramente faziose. Sin troppo
facilmente si
adombrano "disonestà", scambiando atteggiamenti personali per "tratti genetici"
di un'intera "categoria". Questa è cialtroneria... Se si vuole discutere sulla
critica, lo si faccia se si è in grado di disporre di adeguati strumenti
culturali, e non di spontanee visceralità più o meno spontanee, più o meno
articolate con la sottintesa e interessata complicità di terzi, in genere
pronti a far lanciare ad altri il sasso, nascondendo bene ambedue le mani.
Questa triste recita scolastica del Gatto e della Volpe è persino invereconda
nella sua bieca stupidità.
Non per mescolare il sacro con il profano, e tenendo conto che la disquisizione
su i rapporti fra ECM e critica è patetica diatriba da inquieti bottegai (il
punto è un altro: io personalmente rifiuto l'estetica ECM, il linguaggio di cui
essa fa uso. I rapporti veri o presunti dell'ECM con la critica è puro
killeraggio da parte di chi intende esercitare della concorrenza: puro
squallore), forse Mancuso dovrebbe rammentare un verso del "Qohélet": "Fumo
anche questo/soffio che ha fame".

GMG


--
Posted from [157.28.85.225]

SV

unread,
Nov 12, 2001, 4:17:56 AM11/12/01
to
Per quello che mi riguarda NON posso NON condividere questa analisi.

SV

Gianni Gualberto

unread,
Nov 12, 2001, 4:21:36 AM11/12/01
to
"TM" <tman...@docrire.com> wrote in message
news:192Z44Z136Z103Y...@usenet.iol.it...

Fa cagare! Wheeler e il suo flicorno, per me, sono un bluff.


Beh, siamo arrivati a un sostanzioso modo di fare analisi musicale...
Complimenti... Meno male che il povero Wheeler era stimatissimo persino da
Woody Herman (un altro che, notoriamente, di musuica non capiva un decimo di
quanto ne capisca Tony)....
Ma come si fa a dibattere di musica a questi livelli, con tale superficialità,
con tale assenza di criterio...

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 4:37:17 AM11/12/01
to
"Massimo De Nardi" <massimo...@katamail.com> wrote in message
news:44d7d19b1f11d65284e...@mygate.mailgate.org...

> Sig. Facchi, non si sorprenda della mia ingenuità, l'ho premesso che non sono
> addentro alla cosa, ma siccome sono un lettore e acquirente di dischi ero
> curioso di sapere come funzionavano certi meccanissmi.

In realtà è stata una grossa sorpresa anche per me. Pensavo che certe cose
succedessero solo in ambienti più legati al mio lavoro. Mi sono sbagliato. Il
che non significa che vi siano persone in gamba, oneste e competenti nel
settore. Non vorrei fare di tutta un'erba un fascio. Le generalizzazioni sono
sempre pericolose.


>
> Mi piacerebbe davvero, e non per provocazione, ma se vuole per curiosità un po'
> infantile, sapere un po' di nomi, di esempi di persone (che magari leggo senza
> sapere) che si scannano per le briciole e comunque in Italia vanno avanti non
> per meriti o per titoli, ma per nepotismo,raccomandazioni, amicizie e

> "leccaculaggio" vari.

Mi scusi il linguaggio un po' colorito che ho usato. Potrei farle dei nomi se
vuole in privato, ma sarebbe preferibile non dare tanto spazio alle
bassezze di certa umanità aggiungendo altre bassezze, visto che talvolta ce ne
capita di osservare anche tra le righe di questo NG. Questa gente risponderà a
chi di dovere prima o poi e a se stesso, se ha ancora una coscienza.
Non so come sia nelle altre parti del mondo, ma qui in Italia l'immoralità dei
comportamenti è quasi sempre pari al livello di ipocrisia utilizzato. credo
che purtroppo il problema sia più generale e diffuso.

R.F.
>


--
Posted from [151.99.168.83]

Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 12, 2001, 10:11:56 AM11/12/01
to

"> Ti riferisci a The Widow in the Window?
> Beh mi sembra
> di ricordare che sia un disco a nome di Kenny Wheeler con Abercrombie e
> Holland.
-----------------
Ricordi bene


Fa cagare! Wheeler e il suo flicorno, per me, sono un bluff. Dai,
> sul serio. Lo conosco bene questo disco ed e' terribilmente noioso,
> ripetitivo e monotematico nelle composizioni.

-----------------
Ricordi male. Armonie polychord, temi con riferimenti all'opera, suono
complessivo personale e timbrica di Wheeler interessante, Abercrombie tereo
e il pianista, non mi ricordo chi è, con i contro cazzi.

Quasi totale assenza di swing, ma non era questo in discussione.


> Si' ho una perfetta idea di quanti dischi arrivano a una
> testata e il silenzio che tu ritieni essere dignitoso, al quale vuoi per
> codardia vuoi per bieca diplomazia molti critici si appellano, per me e'
un
> chiaro segno di disprezzo... e non sono il primo a sostenere che il
miglior
> disprezzo e' la noncuranza.

---------------
Ho capito, ma è un problema che vivo anch'io: non si possono fare 300
recensioni e per tutti, non è colpa di nessuna, è un problema materiale
sempre legato al fatto economico di non potersi dedicare solo alle
recensioni.


> Poi riguardo al fatto della mancanza di tempo
> per ascoltare tutti i Cd ritorniamo ai problemi della grave crisi di
> sovrapproduzione nel mercato del jazz, con evidenti responsabilita' dei
> produttori.

--------------
Ok d'accordo, ma poi lo spazio per giovani emergenti? Dico solo che è un
problema aperto.


> Mi spieghi poi per quale motivo, con tutta la mole di dischi
> che arriva alle testate ogni mese, i critici saltano l'intermediario-
> testata per andare a procacciare altro materiale presso majors e indies?
> Non hanno a disposizione gia' abbastanza materiale? Ti assicuro che e' una
> pratica diffusissima che assume tutta la sua evidenza in occasione dei
> festival di jazz.

-------------
Su questo nemmeno discuto e trovo orribile farsi mandare i dischi per poi
rivenderli. Non ci piove.
Andrea.

Emerenziano Paronzini

unread,
Nov 12, 2001, 10:38:49 AM11/12/01
to
"Andrea Memeo (guitar)" wrote:

> e il pianista, non mi ricordo chi è, con i contro cazzi.

Richie Beirach o John Taylor.

Ciao, Paronzini

isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 10:52:56 AM11/12/01
to

"Andrea Memeo (guitar)" :

> -----------------
> Ricordi male. Armonie polychord, temi con riferimenti all'opera, suono
> complessivo personale e timbrica di Wheeler interessante, Abercrombie
tereo
> e il pianista, non mi ricordo chi è, con i contro cazzi.

hem... John Taylor. Holland: contrabbasso. Erskine: batteria.

> Ho capito, ma è un problema che vivo anch'io: non si possono fare 300
> recensioni e per tutti, non è colpa di nessuna, è un problema materiale
> sempre legato al fatto economico di non potersi dedicare solo alle
> recensioni.

Che già non sono pagate, pensare, poi, di restituire il disco lo trovo
assolutamente grottesco...

> Su questo nemmeno discuto e trovo orribile farsi mandare i dischi per poi
> rivenderli. Non ci piove.

Ma sarà un numero bassissimo, mi sembra assurdo che un *critico* possa
rivendere i dischi!

ps: oggi ho due dischi nuovi, lo straordinario Sonny Clark in "Trio", con
Chambers e Philly Joe Jones e un ottimo: "Phillip Johnston's Big Trouble"

Ciao Andreaguitar.
I.

Luca Conti

unread,
Nov 12, 2001, 10:54:06 AM11/12/01
to
On Mon, 12 Nov 2001 15:52:56 GMT, "isa mei" <meisabe...@libero.it>
wrote:

>ps: oggi ho due dischi nuovi, lo straordinario Sonny Clark in "Trio", con
>Chambers e Philly Joe Jones e un ottimo: "Phillip Johnston's Big Trouble"

Uh, brava :-))

Ciao, Luca


isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 11:03:31 AM11/12/01
to

"Luca Conti"

> Uh, brava :-))

In verità ne ho uno in più, Terence Blanchard , "Jazz In Film", che devo
ancora sentire perché sono inchiodata ai suddetti...

Ciao, Isa :-)


Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 11:04:21 AM11/12/01
to
"Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> wrote in message
news:0FRH7.75620$sq5.3...@news.infostrada.it...

> Ricordi male. Armonie polychord, temi con riferimenti all'opera, suono
> complessivo personale e timbrica di Wheeler interessante, Abercrombie tereo
> e il pianista, non mi ricordo chi è, con i contro cazzi.

John Taylor. E condivido il commento.

Luca Conti

unread,
Nov 12, 2001, 11:19:06 AM11/12/01
to
On Mon, 12 Nov 2001 16:03:31 GMT, "isa mei" <meisabe...@libero.it>
wrote:

>In verità ne ho uno in più, Terence Blanchard , "Jazz In Film", che devo


>ancora sentire perché sono inchiodata ai suddetti...

Disco magnifico. Per me, il migliore di Blanchard (merito anche delle
composizioni, brani di valore assoluto :-)

Ciao, Luca

isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 11:38:10 AM11/12/01
to

"Luca Conti" :

> Disco magnifico. Per me, il migliore di Blanchard (merito anche delle
> composizioni, brani di valore assoluto :-)

E allora lo metto subito!
Ciao, grazie mille.
i.


TM

unread,
Nov 12, 2001, 11:46:59 AM11/12/01
to
Il 12 Nov 2001, 16:38, Emerenziano Paronzini <eme...@hotmail.com> ha
scritto:
>"Andrea Memeo (guitar)" wrote:


E' Taylor.

Alessandro Antonucci

unread,
Nov 12, 2001, 12:17:14 PM11/12/01
to
On Mon, 12 Nov 2001 16:04:21 +0000 (UTC), "Riccardo Facchi"
<fac...@cyberg.it> wrote:

>"Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> wrote in message
>news:0FRH7.75620$sq5.3...@news.infostrada.it...
>
>> Ricordi male. Armonie polychord, temi con riferimenti all'opera, suono
>> complessivo personale e timbrica di Wheeler interessante, Abercrombie tereo
>> e il pianista, non mi ricordo chi è, con i contro cazzi.
>
>John Taylor. E condivido il commento.
>

Io sono uno di quelli che al jazz si è avvicinato
(anche) grazie alla ECM.

L'universo della musica jazz è terribilmente complesso e
ad un primo impatto può apparire a dir poco disorientante.

La coerenza di una "linea editoriale" può rappresentare
soprattutto per i neofiti, un valore enorme.

Almeno fino ad una decina di anni fa, l'acquisto
di un disco ECM comportava notevoli "garanzie"
per l'aquirente. Questo, credo, spiega in parte
il suo successo commerciale.

Anche se il paragone è un po' ardito, io ci vedo dei punti di contatto
con la Red, etichetta la cui "estetica" è fortemente caratterizzata.
Con cifre assai diverse credo che uno dei motivi per i quali la Red
continua ad esistere è questa capacità di offrire "garanzie" ai propri
clienti. Tanto per fare un esempio di carattere opposto, un'etichetta
che in alcuni casi ho apprezzato, la ENJA, mi sembra del tutto priva
di una coerenza stilistica.

Non sono in grado di esprimere giudizi di valore sul catalogo
ECM nel suo complesso. La mia impressione è che sia purtroppo
giunta ad una sorta di auto-referenzialità che ne rende le produzioni
di questi ultimi anni assai poco interessanti.

Credo che questo sia avvenuto in corrispondenza ad una perdita
di interesse da parte di Eicher per il jazz (o diciamo meglio per
quello che lui intendeva con il termine jazz) a favore della musica
contemporanea (New Series).

Ciò non toglie che in passato abbia prodotto opere davvero notevoli.
Un esempio (con swing) il live del trio Corea, Vitous e Haynes.

____________________________
Alessandro Antonucci
af...@NOSPAMinwind.it
www.ilfarorosso.com


sallustio

unread,
Nov 12, 2001, 12:51:33 PM11/12/01
to
On Sat, 10 Nov 2001 20:44:10 GMT, tman...@doctor.com (Tony Mancuso)
in message <192Z44Z136Z113Y...@usenet.iol.it> wrote:

>Bene, i critici sapete cosa dicono? Mah e' giusto
>che noi riceviamo i dischi in promozione (cioe' in regalo, in omaggio, "a
>buffo") perche' ne va della nostra indipendenza nel redarre la recensione.

Veramente dicono questo????

A me sembra proprio il contrario: se compri il disco lo puoi
strapazzare come e quanto vuoi, se te lo "regalano" mi sembra che
l'indipendenza vada a quel paese.

Poi l'"'onestà intellettuale" è tutta un'altra cosa.
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
MittelEuropa Ensemble "Balkan Project" mit cd 2003

Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 12, 2001, 2:08:59 PM11/12/01
to

> Ciò non toglie che in passato abbia prodotto opere davvero notevoli.
> Un esempio (con swing) il live del trio Corea, Vitous e Haynes.
--------------
Ecco, lì per lì non lo ricordavo. C'è nel lato A del vinile (la parte
decente per me) una versione di Nigh 'n day e una di I hear a Rhapsody molto
belle.

E c'è swing. Giuro. Non è quello dei padri dei padri dei padri, ma è swing e
ben suonato.
Andrea.


Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 12, 2001, 2:17:54 PM11/12/01
to
> Wheeler l'ho sentito dieci anni fa suonare qui a Bergamo dal vivo degli
> standards, è bravissimo. Facci vedere tu se riesi ad arrivare al suo
livello
> con i tuoi peti, ah,ah :-))
------------
Non credo che Tony sia interessato a quella estetica, e finchè non lo senti
suonare nemmeno puoi dire se ha qualcosa da comunicare o meno, o mi sbaglio?

Donde...aspetta che magari ti spettina anche perchè i dischi di Kenny Dohram
sono musica sopraffina e dalla quale si impara mooooooooolto.

Andrea.


SV

unread,
Nov 12, 2001, 3:28:24 PM11/12/01
to
Non vorrei sbagliare ma mi sembra che i critici di importanti giornali
newyrokesi quando devono recensire qualche opera al Metropolitan il
giornale gli paga il biglietto.

Non sono molto informato in proposito ma se fosse vero mi sembra un
dettaglio NON irrilevante.

Sv

SV

unread,
Nov 12, 2001, 3:34:35 PM11/12/01
to
negli ani 70 la ECM è stat un'ottima etichetta ed ha prodotto del buon
jazz e nel corso degli anni 80 che è diventata manierismo asfissiante,
anche se talora qualche buon disco non mancava, in cui l'estetica del
kitsch, esotismi da cartolina illustrata e recentemente quell'aria
nibelungica con radici nel misticismo fondamentalista nordico
(critiano a paracristiano) che mi insospettisce non poco.

Mi insospettisce molto anche il fatto che i laudatores di questa
estetica siano, chi più chi meno, tuti collocati a sinistra o
all'estrema sinistra e sembrano non accorgersi delle ambiguità
presenti in quest'estetica.

SV

isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 3:54:53 PM11/12/01
to

"SV" :

> Non vorrei sbagliare ma mi sembra che i critici di importanti giornali
> newyrokesi quando devono recensire qualche opera al Metropolitan il
> giornale gli paga il biglietto.

Anche da noi succede (per alcune testate): se si deve fare la recensione di
un concerto (anche se non al Metropolitan) si ha l'accredito. Mi sembra il
minimo, no?

Ciao, Isa


Valerio Prigiotti

unread,
Nov 12, 2001, 4:12:10 PM11/12/01
to
> A me sembra proprio il contrario: se compri il disco lo puoi
> strapazzare come e quanto vuoi, se te lo "regalano" mi sembra che
> l'indipendenza vada a quel paese.

E come si farebbero le recensioni?
Se un critico dovesse comprare i cd che recensisce andrebbe spiantato e non
coprirebbe tanta musica nuova o che non rientra nei suoi interessi
immediati.

Se aggiungi che spesso il critico riceve il cd come unico compenso... e pare
che vada cosě (spesso) anche per chi scrive su Musica Jazz.

Valerio


SV

unread,
Nov 12, 2001, 5:03:15 PM11/12/01
to
Un momento !!!
Io non mi riferivo alle copie promozionali. Anche noi mandiamo le
copie promozionali anche se non possiamo permetterci di largheggiare e
se ci siamo imbattuti più di una volta in situazioni per lo meno
imbarazzanti. Tipo io sono un "critico" e quindi mi devi dare le copie
promozionali oppure di gente che passava allo stand a fare colletta di
dischi.

So benissimo che in Italia si usa dare gli accrediti per la recensione
dei concerti e non voglio entrare nel merito di questo meccanismo che
è una consuetudine di fatto. Agli organizzatori serve ed è molto utile
in genere avere la rassegna stampa.
Anche quì esempi di abusi e malcostume di vario genere non mancano.

Da qualcuno mi è stato riferito che invece in America, proprio per
mantenere l'indipendenza di giudizio e il necessario distacco del
critico o del recensore, il giornale COMPRA il biglietto per il
critico.

Questo è quanto.

SV

isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 5:23:19 PM11/12/01
to

"SV" :

> Da qualcuno mi è stato riferito che invece in America, proprio per
> mantenere l'indipendenza di giudizio e il necessario distacco del
> critico o del recensore, il giornale COMPRA il biglietto per il
> critico.

Chiedo scusa, ho risposto mentre mi affaccendavo in altre cose, quindi ho
frainteso - mi pareva strano per l'appunto...
Isa


II@sophia.de Muffin Man

unread,
Nov 12, 2001, 5:29:28 PM11/12/01
to

isa mei <meisabe...@libero.it> wrote in message
xGWH7.78603$sq5.3...@news.infostrada.it...

>
> "SV" :
>
> > Non vorrei sbagliare ma mi sembra che i critici di importanti giornali
> > newyrokesi quando devono recensire qualche opera al Metropolitan il
> > giornale gli paga il biglietto.
>
> Anche da noi succede (per alcune testate)
QUALI, DI GRAZIA?


>se si deve fare la recensione di
> un concerto (anche se non al Metropolitan) si ha l'accredito. Mi sembra il
> minimo, no?

MA SMETTILA!!! NON CREDO PROPRIO CHE PER ANDARE A RECENSIRE I CONCERTI LA
TUA RIVISTA PAGHI IL BIGLIETTO PER TE !!!
E I CD CHE RECENSISCI (MALE) CHI TE LI PAGA????

MM


isa mei

unread,
Nov 12, 2001, 6:03:58 PM11/12/01
to

"Muffin Man":
>

> QUALI, DI GRAZIA?
[cut cut]

Ultimamente questo luogo brulica di incivili, e il bello (il brutto) è che
io sono diventato i capro espiatorio per costoro. Che dire? Prendetevi una
Tavor o del Lexotan e lasciatemi in pace.


Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 12, 2001, 7:44:34 PM11/12/01
to

> "Muffin Man":
> > QUALI, DI GRAZIA?
> Ultimamente questo luogo brulica di incivili, e il bello (il brutto) è
che
> io sono diventato i capro espiatorio per costoro. Che dire? Prendetevi una
> Tavor o del Lexotan e lasciatemi in pace.
-----------
Ah se ti conoscessero: magari è qualcuno che rosica per qualcosa,
chissà!!!!!
Comunque mi associo e dico: la testata di solito si preoccupa di trovare un
accredito per chi recensirà il concerto, non ci vedo niente di strano, anche
perchè i concerti che non si recensiscono uno se li paga e sono molti di più
di quelli accreditati.

Andrea


Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 12, 2001, 7:46:16 PM11/12/01
to

> Da qualcuno mi è stato riferito che invece in America, proprio per
> mantenere l'indipendenza di giudizio e il necessario distacco del
> critico o del recensore, il giornale COMPRA il biglietto per il
> critico.
--------------
Questo potrebbe essere già più etico e dare meno il senso del "dovuto" ma
spingerebbe alcune redazioni in crisi economica a tagliare proprio là dove
la copertura informativa è già scarsa.
Andrea.


Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 8:08:24 PM11/12/01
to
"Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> wrote in message
news:CfVH7.77590$sq5.3...@news.infostrada.it...

> > Wheeler l'ho sentito dieci anni fa suonare qui a Bergamo dal vivo degli
> > standards, è bravissimo. Facci vedere tu se riesi ad arrivare al suo
> livello
> > con i tuoi peti, ah,ah :-))
> ------------
> Non credo che Tony sia interessato a quella estetica, e finchè non lo senti
> suonare nemmeno puoi dire se ha qualcosa da comunicare o meno, o mi sbaglio?

D'accordo caro Andrea, ma se uno dice a un artista professionista riconosciuto
a livello internazionale che "fa cagare", se mi permetti, con altrettanta
superficialità ironizzo sulle qualità di uno sconosciuto semoprofessionista.
La cosa è forzata volutamente, se qualcuno vuole intendere....

R.F.


>
> Donde...aspetta che magari ti spettina anche perchè i dischi di Kenny Dohram
> sono musica sopraffina e dalla quale si impara mooooooooolto.

Qualcuno evidentemente è già nato imparato :-)
>
R.F.


--
Posted from [151.99.168.73]

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 8:12:41 PM11/12/01
to
"Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> wrote in message
news:f7VH7.77497$sq5.3...@news.infostrada.it...

Ma ragazzi, la musica, il jazz, lo fanno i musicisti, non le case
discografiche,
cavoli!!!!!!

Perchè, pensate che gente come Jarrett suonerebbe diversame da ciò che fa ora
fuori dalla ECM?

Sono i grandi artisti che fanno la fortuna delle case discografiche, non
viceversa, almeno per GLI ARTISTI VERI!!!!

R.F.

--
Posted from [151.99.168.73]

Riccardo Facchi

unread,
Nov 12, 2001, 8:20:18 PM11/12/01
to
"Muffin Man" <"Muffin> wrote in message
news:9spi59$h3i$1...@pegasus.tiscalinet.it...

> isa mei <meisabe...@libero.it> wrote in message
> xGWH7.78603$sq5.3...@news.infostrada.it...
> >
> > "SV" :
> >
>

> >se si deve fare la recensione di
> > un concerto (anche se non al Metropolitan) si ha l'accredito. Mi sembra il
> > minimo, no?
>
> MA SMETTILA!!! NON CREDO PROPRIO CHE PER ANDARE A RECENSIRE I CONCERTI LA
> TUA RIVISTA PAGHI IL BIGLIETTO PER TE !!!
> E I CD CHE RECENSISCI (MALE) CHI TE LI PAGA????
>
> MM

Uè, bel tomo. Oltre ad urlare in faccia alle persone, specie se donne, conosci
almeno come funziona il rapporto tra informazione e spettacoli, prima di dire
agli altri di smetterla? Quello che dice Isa E' quello che succede regolarmente
e non da adesso.

Gianni Gualberto

unread,
Nov 13, 2001, 3:08:10 AM11/13/01
to
"Andrea Memeo \(guitar\)" <miao...@libero.it> wrote in message
news:S1_H7.80982$sq5.3...@news.infostrada.it...


> Comunque mi associo e dico: la testata di solito si preoccupa di trovare un
> accredito per chi recensirà il concerto, non ci vedo niente di strano, anche
> perchè i concerti che non si recensiscono uno se li paga e sono molti di più
> di quelli accreditati.
>
> Andrea


Credo che Veschi, cui in genere non mi associo, ponesse in origine un altro
problema: l'acquisto del biglietto da parte della testata per il proprio
corrispondente, e non la richiesta di
accredito (che è altra cosa). Negli Stati Uniti la richiesta di accredito
pressoché non esiste: la testata acquista regolarmente il biglietto. Oltre a
essere un metodo più civile, per principio tende a evidenziare la necessità di
"slegare" il recensore
da qualsiasi possibile "debito" con l'organizzatore dello spettacolo.

GMG

--
Posted from [157.28.85.225]

Emerenziano Paronzini

unread,
Nov 13, 2001, 3:32:31 AM11/13/01
to
Valerio Prigiotti wrote:

> Se aggiungi che spesso il critico riceve il cd come unico compenso... e pare
> che vada cosě (spesso) anche per chi scrive su Musica Jazz.

Si', e' cosi'.

Ciao, Paronzini

SV

unread,
Nov 13, 2001, 4:09:07 AM11/13/01
to
Esattamente !!!

Come riferiva Angeleri nel forum del CdPM da quelle parti dice d'aver
visto dei critici capaci di seguire un brano eseguito da un gruppo di
cui:
-conoscevano la struttura armonica;
- erano in grado di riconoscere il tipo di sostituzioni o
riarmonizzazioni che i solisti stavano facendo;
- influenze e vari citazioni, etc..

Tanto per fare un modesto esempio questa estate abbiamo sentito il
gruppo di Eastwood a Pescara assieme a Ira Gitler.
Dopo il concerto abbiamo commentato il sassofonista - Joel Frahm -
molto positivamente. Mi sono permesso di far notare a Mr. Gitler che
la principale influenza di Frahm fosse a mio parere Dexter Gordon.
La sua risposta fu: Yes, Totally Dexter.

Eravamo del tutto d'accordo, anche nel rinconoscere le influenze.
Penso che Ira Gitler di jazz ne sappia molto più di me.

SV

schillogeno

unread,
Nov 13, 2001, 11:25:13 AM11/13/01
to
On Sat, 10 Nov 2001 20:44:10 GMT, tman...@doctor.com (Tony Mancuso)
wrote:

>La questione potrebbe sembrare poco interessante ma, poiche' certe
>riflessioni sull'ECM arrivano proprio da un musicista del suo roster, penso
>sia per tutti interessante leggerle con attenzione.
>Un certo John
>Marshall, che mi sembra suoni la batteria,

Credo sia stato per anni batterista dei Nucleus (con Carr e Wheeler) e
poi dei Soft Machine (periodo Holdsworth e immediatamente precedente).

Un dilettante, insomma.

Schillogeno
- - - - - -
"Does humor belong in music?"
(Frank Zappa, early '80)

Gianni Gualberto

unread,
Nov 13, 2001, 1:15:51 PM11/13/01
to
"schillogeno" <schil...@llibero.it> wrote in message
news:60i2vt411s17dullc...@4ax.com...

Ma cosa dici? Un peracottaro, vorrai dire... Poi, suona con quel pirla di John
Surman, un altro scadente dilettante rincretinito... Meno male che c'č il Vero
Jazz, il Vero Cibo per Cani, il Vero Last al Limone, il Vero Clear Antiforfora
e compagnia cantando...

lello gnesutta

unread,
Nov 14, 2001, 4:11:01 AM11/14/01
to
Riccardo Facchi:

[snip]


>Ma ragazzi, la musica, il jazz, lo fanno i musicisti, non le case
>discografiche, cavoli!!!!!!


Sì e no. Un'etichetta intelligente cercherà di presentare un catalogo
omogeneo e riconoscibile, influenzando quando possibile le scelte dei
musicisti e comunque selezionando le opere da pubblicare in base al proprio
progetto editoriale. Parlo per esperienza personale.

Ciao

Lello

Riccardo Facchi

unread,
Nov 15, 2001, 2:17:24 AM11/15/01
to
"lello gnesutta" <lellognesu...@tin.it> wrote in message
news:9stf6j$gkb$1...@nreadb.inwind.it...

> Riccardo Facchi:
>
> [snip]
> >Ma ragazzi, la musica, il jazz, lo fanno i musicisti, non le case
> >discografiche, cavoli!!!!!!
>
>
> Sì e no. Un'etichetta intelligente cercherà di presentare un catalogo
> omogeneo e riconoscibile, influenzando quando possibile le scelte dei
> musicisti e comunque selezionando le opere da pubblicare in base al proprio
> progetto editoriale.

Già, quando possibile. Che un etichetta possa avere una propria linea spesso è
indiscutibile (vedi casi ECM, Blue Note e Red per l'appunto). Quanto e come
influisca sulla musica prodotta, credo dipenda anche dal valore e dal carisma
del musicista. Tanto per essere chiari ci sono musicisti come Jarrett che fanno
e hanno fatto la fortuna di un etichetta. Lo stesso Davis nonostante fosse alla
CBS non credo che poi si sia fatto influenzare più di tanto dall'etichetta,
nemmeno nel periodo jazz-rock. Sono scelte estetiche volute dall'artista. Se
poi da una parte ci sta un M. Eicher o un Teo Macero con i quali ritengono
legittimo dover discutere cosa pubblicare e come pubblicare, questo è un altro
paio di maniche. Non mi sembra che questi non abbiano tenuto conto delle
esigenze dei loro musicsisti. Come minimo è un rapporto paritario.
Non credo al musicista succube dei voleri della casa discografica. Se è così
per me questo elemento è già sintomatico delle qualità artistiche dello stesso.

Parlo per esperienza personale.
>
Perdonami l'ignoranza, a che titolo? come musicista o produttore?

Saluti

R.F.


--
Posted from [151.99.168.79]

lello gnesutta

unread,
Nov 16, 2001, 6:31:56 AM11/16/01
to
Riccardo Facchi:

>"lello gnesutta" wrote:


>> Un'etichetta intelligente cercherà di presentare un catalogo
>> omogeneo e riconoscibile, influenzando quando possibile le scelte dei
>> musicisti e comunque selezionando le opere da pubblicare in base al
proprio
>> progetto editoriale.

>Già, quando possibile. Che un etichetta possa avere una propria linea
spesso è
>indiscutibile (vedi casi ECM, Blue Note e Red per l'appunto). Quanto e come
>influisca sulla musica prodotta, credo dipenda anche dal valore e dal
carisma
>del musicista.

Non solo. Credo difficile attribuire il giusto valore ad un progetto
musicale e, parallelamente, molto più facile contare le copie vendute. Ecco
allora che, per fare un esempio, l'ECM accetterà il progetto di uno
sconosciuto solo se il linea con la propria linea, inviterà Jarrett (gallina
dalle uova d'oro) a pubblicare altri titoli dello Standards Trio o di piano
solo "orecchiabile" come il Koln, ma sopporterà che lo stesso pubblichi
"Inside Out".

[snip]


>Sono scelte estetiche volute dall'artista. Se
>poi da una parte ci sta un M. Eicher o un Teo Macero con i quali ritengono
>legittimo dover discutere cosa pubblicare e come pubblicare, questo è un
altro
>paio di maniche. Non mi sembra che questi non abbiano tenuto conto delle
>esigenze dei loro musicsisti. Come minimo è un rapporto paritario.

Concordo, ma con queste considerazioni neghi lo "sfogo" a cui rispondevo,
dove dicevi:

>>>Ma ragazzi, la musica, il jazz, lo fanno i musicisti, non le case
>>>discografiche, cavoli!!!!!!

Vedo che ai musicisti hai affiancato i produttori, anche nel caso di Davis e
Jarrett che citavi.

>Non credo al musicista succube dei voleri della casa discografica. Se è
così
>per me questo elemento è già sintomatico delle qualità artistiche dello
stesso.


Non ho parlato di rapporto subordinato. Dico semplicemente che compromessi
di grado diverso ne fanno tutti.

>Parlo per esperienza personale.
>>
>Perdonami l'ignoranza, a che titolo? come musicista o produttore?


Come musicista che cerca di fare il produttore artistico dei progetti in cui
è coinvolto. Ti faccio un solo esempio. Anni fa ho registrato a Milano in un
pomeriggio il primo cd di una cantante con cui lavoro da sempre. Al di là
dei limiti di tempo, il produttore ha cercato di piazzare musicisti a lui
cari ma totalmente distanti dal progetto. Si è riusciti a "ripiegare" su
Glauco Venier al piano e Roberto Dani alla batteria, per fortuna bravissimi.
Ma alla fine il disco, che in teoria doveva testimoniare quello che il
gruppo regolare della cantante faceva dal vivo, non è altro che una jam,
oltretutto registrata di corsa.

E' evidente che non pretendo la libertà di Miles o Jarrett (in qualunque
grado sia o sia stata). Volevo solo testimoniare come spesso i musicisti non
riescano a fare la musica che vorrebbero e potrebbero fare.

Ciao

Lello

Riccardo Facchi

unread,
Nov 21, 2001, 3:23:14 AM11/21/01
to

> >"lello gnesutta" wrote:

grazie per le delucidazioni in materia.


>
>
>
Ecco
> allora che, per fare un esempio, l'ECM accetterà il progetto di uno
> sconosciuto solo se il linea con la propria linea,

mi sembra comprensibile e normale, anche se non auspicabile

inviterà Jarrett (gallina
> dalle uova d'oro) a pubblicare altri titoli dello Standards Trio o di piano
> solo "orecchiabile" come il Koln, ma sopporterà che lo stesso pubblichi
> "Inside Out".

mi sembra altrettanto normale. Alla fine Jarrett fa un po' quel che gli pare
alla ECM. Con quello che gli ha fatto guadagnare.


>
Non mi sembra che questi non abbiano tenuto conto delle
> >esigenze dei loro musicsisti. Come minimo è un rapporto paritario.
>
> Concordo, ma con queste considerazioni neghi lo "sfogo" a cui rispondevo,
> dove dicevi:
>
> >>>Ma ragazzi, la musica, il jazz, lo fanno i musicisti, non le case
> >>>discografiche, cavoli!!!!!!
>

Sinceramente non vedo la contraddizione. Non volevo dire che fanno quel che
vogliono. Volevo dire che un grande musicista si impone prima o poi in
qualsiasi contesto, anche in quello più ostico, mi sembra. Certo è più
difficile sfondare per un talento esordiente, questo è sicuro, ma non credo che
ai tempi del jungle style di Ellington il jazz godesse di maggior rispetto o
di maggior fama rispetto ad oggi. Non vorrei che ciò si tramutasse in un
comodo alibi per molti.

Molti musicisti hanno poco successo anche perché spesso la loro musica vale
poco, occorrerebbe qualche volta chiarirlo e saperlo accettare, specie tra i
musicisti italiani.


>
> Non ho parlato di rapporto subordinato. Dico semplicemente che compromessi
> di grado diverso ne fanno tutti.

Verissimo. Li faceva anche Ellington a cavallo anni 20'-30' però e la cosa non
gli ha impedito di essere riconosciuto artisticamente.


>
>
> E' evidente che non pretendo la libertà di Miles o Jarrett (in qualunque
> grado sia o sia stata). Volevo solo testimoniare come spesso i musicisti non
> riescano a fare la musica che vorrebbero e potrebbero fare.

Hai perfettamente ragione, ma chi la dura la vince e chi ha i numeri prima o
poi sfonda. Occorre perseverare, credo ed è così un po' in tutte le categorie
professionali.

Ciao

R.F.

--
Posted from [151.99.168.74]

lello gnesutta

unread,
Nov 21, 2001, 4:49:48 AM11/21/01
to
Riccardo Facchi ha scritto in sostanza:

>Volevo dire che un grande musicista si impone prima o poi in
>qualsiasi contesto, anche in quello più ostico, mi sembra. Certo è più
>difficile sfondare per un talento esordiente, questo è sicuro, ma non credo
che
>ai tempi del jungle style di Ellington il jazz godesse di maggior rispetto
o
>di maggior fama rispetto ad oggi. Non vorrei che ciò si tramutasse in un
>comodo alibi per molti.
>Molti musicisti hanno poco successo anche perché spesso la loro musica vale
>poco, occorrerebbe qualche volta chiarirlo e saperlo accettare, specie tra
i
>musicisti italiani.


Caro Riccardo, stai parlando di altro. Mi hai chiesto un intervento
chiarificatore, ed io ho portato un esempio personale che credo simbolico
delle difficoltà che un musicista incontra nel farsi ascoltare. Ora,
sostanzialmente sostieni che chi vale emerge comunque e chi non vale spesso
grida al complotto. C'è una parte di vero in ciò che affermi (sulla base di
quali dati?) ma ciò rischia di farmi ricadere agli occhi di chi legge nella
categoria di chi grida inutilmente al complotto.


>> Dico semplicemente che compromessi di grado diverso ne fanno tutti.

>Verissimo. Li faceva anche Ellington a cavallo anni 20'-30' però e la cosa
non
>gli ha impedito di essere riconosciuto artisticamente.


Non ha impedito ad Ellington... e ad altri? Guarda che credo anch'io che il
valore musicale prima o poi emerga, ma non tutti hanno la costanza, la
forza, la fede, il culo di (poter) perseverare in una serie di tentativi
infruttuosi. Quanti che si autodefiniscono musicisti a 25 anni diventano
tabaccai o programmatori di computer a 35/40? Cosa perde l'ascoltatore in
questo cambiamento di vita? Spesso niente. A volte qualcosa di dignitoso e,
chi può saperlo, in almeno un caso un capolovoro...

In ogni caso ciò che volevo sottolineare di fronte al tuo sfogo che poi hai
approfonidito, è che la realizzazione dell'artista nella società, il suo
riconoscimento come tale ("artista"), non è automatico. La storia del jazz,
per limitarci a quella, è piena di esempi di musicisti che hanno dovuto
affiancare o alternare all'attività artistica quella professionale (in
un'altra professione, ovviamente), da quella di avvocato a quella di
tassista.

In sostanza quello che tu chiami "sfondare", nel mondo del jazz che
frequento io corrisponde più o meno ad una dignitosa sopravvivenza. Il
riconoscimento del valore artistico difficilmente è monetizzabile. Mi rendo
conto che anche questo è un aspetto diverso dall' "emergere/non emergere",
da tenere comunque in considerazione. Personalmente accetto di essere
relativamente "povero", accetto che il mio valore di strumentista sia
riconosciuto da pochi. Mi spaventa di più l'idea che per me ed altri sia
difficile far ascoltare
su disco o dal vivo al potenziale ascoltatore esattamente ciò che avevamo in
mente.

E aggiungo che il problema principale per me e per i colleghi che considero
bravi è che, avendo come obiettivo minimo la sopravvivenza dignitosa in una
media città dell'Italia settentrionale, dobbiamo parcellizzare la nostra
energia in una miriade di sforzi diversi: il gruppo di marchette (qualche
prova, soldi medi, a casa tardissimo), le scuole (molte, in posti diversi,
paghe basse, maggior parte degli studenti svogliati, tutti i pomeriggi non
di prova impegnati), il gruppo latino (ennesimo repertorio, 4 prove/1 data),
il gruppo degli anni Sessanta (25 parti al computer nota per nota,
altrimenti il cantante si perde), il gruppo di "jazz" (il nostro ambito
progetto a cui pensiamo da anni e di cui da anni parliamo con i nostri
colleghi ripromettendoci ogni volta di trovarci "una mattina").
L'alternativa, e parlo sempre ed unicamente di esperienze personali, è fra
una vita da barbone/bohemien ("faccio solo ciò che mi pare anche se vengo
pagato di rado") ed un tentativo di vita "normale" le cui modalità vedi nel
paragrafo precedente.

>> E' evidente che non pretendo la libertà di Miles o Jarrett (in qualunque
>> grado sia o sia stata). Volevo solo testimoniare come spesso i musicisti
non
>> riescano a fare la musica che vorrebbero e potrebbero fare.

>Hai perfettamente ragione, ma chi la dura la vince e chi ha i numeri prima
o
>poi sfonda. Occorre perseverare, credo ed è così un po' in tutte le
categorie
>professionali.


Non credo le cose siano comparabili. Per un semplice motivo. Non si può
comparare la produttività di un architetto (per restare ad una professione
"creativa") con quella di un musicista.

Oltre al fatto che il concetto di "sfondare" non prevede esattamente il
successo del più valido, semmai quello del più motivato. Lo prendo comunque
come un augurio. Grazie ed altrettanti auguri per un successo nella tua
professione.

Ciao

Lello
__________________________
http://utenti.tripod.it/lellognesutta/
__________________________


Riccardo Facchi

unread,
Nov 21, 2001, 5:54:04 AM11/21/01
to
"lello gnesutta"

ciò rischia di farmi ricadere agli occhi di chi legge nella
> categoria di chi grida inutilmente al complotto.

Caro Lello, non era mia intenzione fare discorsi personali, ci mancherebbe,
anche perché purtroppo non ti conosco sia di persona che come musicista, mi
dispiace. Le generalizzazioni sono sempre pericolose, come si vede.
>

Guarda che credo anch'io che il
> valore musicale prima o poi emerga, ma non tutti hanno la costanza, la
> forza, la fede, il culo di (poter) perseverare in una serie di tentativi
> infruttuosi. Quanti che si autodefiniscono musicisti a 25 anni diventano
> tabaccai o programmatori di computer a 35/40?

Vero quello che dici, e mi risulta che genta come Bechet nel periodo della
grande depressione, insieme a molti altri, faceva mestieri analoghi a quelli
da te citati. Le virtù che hai citato in realtà non a caso sono tali ed in
effetti non si possono pretendere, ma allora non ci si deve aspettare il
riconoscimento altrui. Se viene bene, se non viene...pazienza.
Guarda che quelle virtù servono anche nelle altre attività. da questo punto di
vista non trovo molte differenze. C'è concorrenza, competizione sleale,
interessi trasversali in tutti i settori professionali, non credere.

>
la realizzazione dell'artista nella società, il suo
> riconoscimento come tale ("artista"), non è automatico. La storia del jazz,
> per limitarci a quella, è piena di esempi di musicisti che hanno dovuto
> affiancare o alternare all'attività artistica quella professionale (in
> un'altra professione, ovviamente), da quella di avvocato a quella di
> tassista.

Vero quello che dici


>
> In sostanza quello che tu chiami "sfondare", nel mondo del jazz che
> frequento io corrisponde più o meno ad una dignitosa sopravvivenza. Il
> riconoscimento del valore artistico difficilmente è monetizzabile. Mi rendo
> conto che anche questo è un aspetto diverso dall' "emergere/non emergere",
> da tenere comunque in considerazione. Personalmente accetto di essere
> relativamente "povero", accetto che il mio valore di strumentista sia
> riconosciuto da pochi. Mi spaventa di più l'idea che per me ed altri sia
> difficile far ascoltare
> su disco o dal vivo al potenziale ascoltatore esattamente ciò che avevamo in
> mente.

comprendo la tua posizione, più che legittima.

dobbiamo parcellizzare la nostra
> energia in una miriade di sforzi diversi: il gruppo di marchette (qualche
> prova, soldi medi, a casa tardissimo), le scuole (molte, in posti diversi,
> paghe basse, maggior parte degli studenti svogliati, tutti i pomeriggi non
> di prova impegnati), il gruppo latino (ennesimo repertorio, 4 prove/1 data),
> il gruppo degli anni Sessanta (25 parti al computer nota per nota,
> altrimenti il cantante si perde), il gruppo di "jazz" (il nostro ambito
> progetto a cui pensiamo da anni e di cui da anni parliamo con i nostri
> colleghi ripromettendoci ogni volta di trovarci "una mattina").
> L'alternativa, e parlo sempre ed unicamente di esperienze personali, è fra
> una vita da barbone/bohemien ("faccio solo ciò che mi pare anche se vengo
> pagato di rado") ed un tentativo di vita "normale" le cui modalità vedi nel
> paragrafo precedente.

Conosco parecchi jazzisti della mia zona che frequento e conosco bene la
situazione che descrivi. E' così indubbiamente, ma qui il discorso si farebbe
complesso e variegato per trovarne le spiegazioni.

> Non credo le cose siano comparabili. Per un semplice motivo. Non si può
> comparare la produttività di un architetto (per restare ad una professione
> "creativa") con quella di un musicista.

Non condivido troppo. In qualsiasi attività vi è una componente creativa e si
può affrontare qualsiasi lavoro con creatività. Non farei classificazioni.
La mia esperienza di professionista mi dice che nelle attività cosiddette
creative spesso si nascondo dei grandi pasticcioni (preferisco evitare esempi).
Diciamo che in musica e in arte la creatività è un ingrediente indispensabile
che se manca, la cosa viene messa a nudo in modo quasi spietato. In altre
attività si riesce a camuffarsi meglio. Questo è vero.

In sintesi, il mestiere del musicista e specie del jazzista è durissimo, su
questo non vi è dubbio. E' una scelta molto coraggiosa. Complimenti e auguri
a chiunque la faccia.

Grazie ed altrettanti auguri per un successo nella tua
> professione.
>

contraccambio gli auguri e spero di poterti prima o poi sentire.

Ciao

Andrea Memeo (guitar)

unread,
Nov 21, 2001, 2:41:38 PM11/21/01
to

> La storia del jazz,
> per limitarci a quella, è piena di esempi di musicisti che hanno dovuto
> affiancare o alternare all'attività artistica quella professionale (in
> un'altra professione, ovviamente), da quella di avvocato a quella di
> tassista.
-----------
Come capisco. ;-)))))))))))))) (Senza essere nella "storia del jazz" così
non sembro arrogante, va bene?)
Andrea


> Personalmente accetto di essere
> relativamente "povero", accetto che il mio valore di strumentista sia
> riconosciuto da pochi. Mi spaventa di più l'idea che per me ed altri sia
> difficile far ascoltare
> su disco o dal vivo al potenziale ascoltatore esattamente ciò che avevamo
in
> mente.

----------------
Mi associo. Cosa purtroppo quasi di regola. Anche per chi poi è già
affermato.


> L'alternativa, e parlo sempre ed unicamente di esperienze personali, è fra
> una vita da barbone/bohemien ("faccio solo ciò che mi pare anche se vengo
> pagato di rado") ed un tentativo di vita "normale" le cui modalità vedi
nel
> paragrafo precedente.

------------
Sembra essere sempre di più, la "vita normale", la forma di autodifesa
necessaria per chi fa musica. A volte un lavoro che non c'entra nulla con la
musica è più tutelato e più remunerativo. Sopratutto per i jazzisti che
purtroppo per loro non sono proprio ricchi. Nel senso che "invidio
positivamente" chi ha i soldi necessari per essere totalmente libero da
pensieri: alla fine la moneta sonante può essere usata bene o sprecata no?

Un abbraccio Lello, e un bacio alla pupa!!!!!!
Andrea.


0 new messages