Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
(sono troppo sfacciato?)
grazie!
Oddio, un autolesionista!
A parte gli scherzi mi viene un po' difficile definire un brano "triste" in
assoluto. Magari se sento lo stesso brano in certi momenti mi sembrerà
triste, in altri solo malinconico, in altri magari romantico. Penso che ci
mettiamo un bel po' dei nostri stati d'animo in quello che ascoltiamo.
Ci sono in effetti brani *tristi* per le circostanze in cui furono scritti.
Sul momento mi viene in mente "Requiem" di Tristano (dedicato alla memoria
di Bird) oppure la suite "Solo - in memory of his father" composta ed
eseguita da Bill Evans durante il concerto che tenne alla Town Hall pochi
giorni dopo la morte di suo padre.
Poi, ti ripeto, secondo me è una questione soggettiva ed estemporanea.
Ad esempio un brano che trovo tristissimo per circostanze mie personalissime
è "Love Remains" di Bobby Watson. Magari a te farà venire voglia di ballare.
Ciao, Fernando
Me ne vengono alcuni: You must believe in spring (in generale tutto l'album)
e we will meet again nelle versioni di Bill Evans, My funny Valentine, Never
let me go, Round midnight....
> Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
In a Silent Way eseguita dai Weather Report nel doppio
Live 8:30 del 1979.
Morpheus
> Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
Io voto per "The thrill is gone" cantata da Chet ...
D.A.
Ciao
"Fioriurlanti" <fioriurla...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:YCQJ9.5585$Ou4.1...@twister2.libero.it...
> Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
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effettivamente dipende da che si intende per tristi. Se intendi che
rattristano all'ascolto potrei consigliarti diversi dischi brutti prodotti
ad esempio qui in Italia e che sicuramente riceveranno voti al prossimo Top
Jazz.... :-)
Ne conosco uno in particolare, fatto da tale "Gommaflex", il
bandito-gezzista dalla faccia di gomma, che se ci penso bene è talmente
triste musicalmente che alla fine, pensando alla faccia di gomma di chi l'ha
prodotto ti viene quasi da sbellicarti dalle risate a sentirlo :-)
R.F.
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Inviato via http://usenet.libero.it
Ciao,
Mercurius
"Fioriurlanti" <fioriurla...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:YCQJ9.5585$Ou4.1...@twister2.libero.it...
--
Alessandro Meroli
To Be Jazz
www.musicplus.net/tobejazz
fa1...@iperbole.bologna.it
335/7117010
"Fioriurlanti" <fioriurla...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:YCQJ9.5585$Ou4.1...@twister2.libero.it...
In effetti il buon Mancuso manca qui sopra e si vede che inconsciamente
tendo a sostituirlo.:-)
Guarda, ti ringrazio per le osservazioni che mi fai pubblicamente, ma,
ripeto, credo che ognuno dovrebbe essere se stesso qui sopra, naturalmente
nell'ambito della civiltà.
Mi sembra di aver sempre partecipato anche fin troppo seriamente alle
discussioni, dando il mio contributo in positivo.
In questo periodo mi va di scherzare, non so bene perché e quindi,
fregandomene di cosa pensano altri o della "immagine" (e de che?) scrivo in
maniera un po' Free....:-)
Sul discorso di Gommaflex, uso questo termine solo per evitare inutili rogne
con certa gente che conosco bene e mi conosce bene. Ho già provato in
passato a fare nomi e cognomi nelle mie polemiche, ottenendo solo il
risultato di essere disturbato da vari "nick" qui sopra e anche durante il
mio regolare lavoro.
Vorrei parlare più direttamente, ma mi è praticamente impossibile.
Purtroppo nell'ambiente del jazz in Italia c'è troppa ipocrisia e troppi
interessi insani intorno ad una torta assai piccola, col risultato, a mio
avviso, che in Italia non si fa della vera cultura jazzistica e della vera
informazione e soprattutto non sono valorizzati i musicisti più meritevoli
ma degli ignobili politicanti che continuano a sguazzare da un festival
all'altro per quueste loro abilità "diplomatiche", non certo per quelle
artistiche
Non si può continuare a scrivere che sono sempre tutti bravi e tutti buoni
perché tutti sanno che non è così.
In Italia non esiste una vera cultura jazzistica da parecchio tempo e
purtroppo devo constatare che le riviste ufficiali hanno contribuito a
generare questa miseria culturale peggiorando anno dopo anno
qualitativamente.
Trovo che quest'andazzo da sei politico applicato al jazz da un trentennio
sia quanto di più nefasto sia accaduto alla nostra beneamata musica in
questo Paese.
Personalmente, non avendo alcun interesse da difendere nell'ambiente vorrei
esprimere liberamente la mia opinione, ma vedo che è assai difficile farlo
senza avere qualche grattacapo.
Tanto per essere chiari, in questi due anni di esternazioni sui vari forum,
mi sono beccato diversi email privati accompagnati da virus, email da
musicisti e riviste "offese" dai miei interventi, alla ricerca di farmi
scrivere cose che non ho mai detto magari per farmi querela, consigli a
zittirmi, offese personali ecc.ecc.
Fortunatamente ho potuto anche stringere vera e sana amicizia con molti
altri appassionati ed operatori del settore a vario titolo con cui scambio
reciproco rispetto e stima.
Checché se ne dica l'assenza dei vari Veschi, Mancuso, ma anche di critici ,
musicisti e direttori di case discografiche, come più volte ha ricordato
anche Gianni Gualberto, che è l'unico tra i musicologi e critici a dare il
suo valente contributo alla crescita culturale qui sopra, rende il dibattito
più povero (senza offesa per altri validissimi partecipanti) se non
addirittura talvolta stucchevole, ipocrita, alla camomilla e quant'altro.
Capisco che l'alternativa non sia la sterile polemica o la zuffa incivile,
cosa che qui sopra è successa spesso e alla quale non ho mancato di
partecipare, ma lo scazzo ultimamente che mi assale non riesco più a
contenerlo.
Rimane il fatto che, ripeto, ognuno è libero qui sopra di comportarsi come
vuole nella piena responsabilità delle proprie azioni
saluti
Assolutamente si.
E la mia, infatti, era un'osservazione (notturna) del tutto oziosa, dettata
più dal desiderio di rievocare il ricordo del Mancuso che dalla voglia di
stigmatizzare un tuo comportamento (lungi da me....) essendo tu, tra
l'altro, uno di quelli che contribuisce costruttivamente alla vita del NG.
Riguardo al tuo discorso in generale evito di entrare nel merito perchè,
onestamente, da entusiasta musicante, non riesco ancora ad appassionarmi
alle torbide vicende e ai livori dell' "ambiente del jazz" e, anzi, ne
approfitto per invitare i romani del NG questa sera al "Bebop" (zona
ostiense) dove suono col mio trio. E con questo messaggio
promozional/volemosebenistico ti saluto. :)
cià
Antonio
Good bye Pork pie hat (mingus, in Ah hum)
Django (MJQ)
Lonely Woman (Ornette Coleman)
Parker's Mood (Charlie Parker - ma si puň dire di un blues che sia triste?
io cmq lo trovo cosě)
card-one
>Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
Anche la versione di Parker di "Lover man" č notevole sotto questo
punto di vista (29 Giugno 1946 se non ricordo male)
>grazie!
prego.
--
SVBEEQV Sallustio
Disco del mese:
Giovanni Mazzarino Quintet "Evening In Blue" Splasc(h) cdh 763.2
Mah ! interpretando il tuo triste come malinconico e scegliendo i pezzi
attingendo dalla mia limitata collezzione di dischi, io dico:
Everything happens to me (Chet Baker) (in realtą non č suo ma č come se lo
fosse)
waltz for debby (Bill Evans)
ti dico anche un paio di album di questi autori particolarmente strazianti
:-)
Chet Baker & Paul Bley: Diane
Bill Evans with symphonic orchestra
Bill Evans: Moonbeams
(ah dimenticavo in questi album non ci sono i due pezzi che citavo prima)
ma io gli metterei pure
Nel cielo dei bar (Fred Buscaglione)
Estate (Bruno Martino)
Le tue Mani (Nicola Arigliano)
ora basta senņ mi viene da piangere
>Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
Associare un brano musicale ad uno stato d'animo ben definito e
codificato e' operazione assolutamente soggettiva e forse troppo
schematica. I grandi musicisti sono tali proprio perche' riescono a
comunicare grandi emozioni, ma personalmente trovo difficile
dare dare un nome a queste sensazioni e, spesso, anche nel corso
del medesimo brano si susseguono diversi "mood" espressivi.
Cio' premesso, mi unisco al "gioco", citando i primi brani che
mi vengono in mente, ovvero:
- Alone together suonata da Chet Baker
- Ella Fitzgerald che canta Nature Boy accompagnata da Joe Pass
- Peace suonata da Horace Silver
- Silence suonata dal quartetto (americano) di Jarrett
Ed infine in un disco inciso in duo con Eddie Gomez c'e' un
meraviglioso pezzo, di cui ora non ricordo il titolo, con struggenti
passaggi all'archetto di Gomez. Qualcuno si ricorda il titolo ?
Saluti.
Alessandro
Tutto il bellissimo CD di Steve Lacy e Gil Evans "Paris Blues", č di un mood
piuttosto "triste".
Contiene perfino "good bye pork pye hat", una marcia funebre che Mingus
scrisse in morte di Lester Young.
Per il canto direi che ti puoi orientare su Chet Baker, in particolare su
tutte le versioni di "my funny valentine" e "you don't know how love is".
Gli stessi due pezzi li puoi trovare su "what a day!!!" di Enrico Rava
insieme al tristissimo "Avarando", scritto da Caetano Veloso.
Infine ti segnalo il finale del CD "new musette" di Richard Galliano: č
un'infilata composta da "Laura et Astor", in memoria di Astor Piazzola, e
"Oblivion", scritta da Piazzola stesso.
Avrei ancora molte altre segnalazioni: sono un cultore del jazz triste ;)
Saluti
Enrico
PS
non dimenticare i concerti per violoncello solo di J.S. Bach
>ho bisogno di un po' di roba nuova da ascoltare... e vorrei dei consigli...
>se vi va
>
>Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
Countdown, Harmonique e Syieda Song Flute suonate da sassofonisti
inadeguati.
Schillogeno
-----------
Riuleggete sepmre i vosti scritty pirma di postare!
>> Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
>Questi alcuni che piacciono a me.
>Pronto a straziarti il cuore ?
>Solitude - Billie Holiday
>You don't know what love is - Cassandra Wilson
>Round Midnight - Bobby Mc Ferrin
>Lonely House - Abbey Lincoln
>I cover the waterfront - Billie Holiday
>I gotta right to sing the blues - Sarah Vaughan
>Cry me a river - Ella Fitzgerald
>I got it bad and ain't good - Ella Fitzgerald
>Send in the Clowns - Sarah Vaughan
>No more tears - Jeanne Lee
>Inside a silent tear - Blossom Dearie
>Where are the words - Carmen Mc Rae
>When Sunny gets blue - Carmen Mc Rae
>Afterhours - Dianne Reeves
>The visit - Carmen Mc Rae
>Once I loved - Shirley Horn
>Orange blossoms in summertime - Kurt Elling
>Beatriz - Maria Joao
>Sky and sea - Cassandra Wilson
>I'm okay - Dianne Reeves
Ho la vaga sensazione che ti piacciano i/le cantanti ...
Io, invece, sono uno di quelli che, a parte alcune eccezioni
(e alcune di queste tu le hai citate), tende a non amare
molto i cantanti ed in generale a non sentire nelle loro
interpretazioni, quel senso del rischio e della scoperta
che per me e' parte fondamentale dell'esecuzione jazzistica.
Mi rendo conto che sto facendo un discorso troppo generale
per non essere superficiale, ma credo comunque che ci sia
una naturale tendenza alla "cristallizzazione" delle interpretazioni
da parte di molti cantanti, che non ha egual riscrontro negli
strumentisti.
Da qualche parte ho letto che una caratteristica del jazz
e' fare un uso vocale degli strumenti e un uso strumentale
della voce. Credo che splendide cantanti come Dianne Reeves,
Shirley Horn e Maria Joao siano invece "troppo cantanti" per fare del
jazz, e forse per questo la loro musica non mi tocca particolarmente.
P.S.
Chi e' Blossom Dearie ?
P.P.S.
Grazie per avermi ricordato la versione di "You don't know ..." di
Cassandra Wilson, che trovo davvero emozionante.
Non è che sia troppo d'accordo. Se pensi a cantanti come Billie Holiday e
Carmen Mc Rae, campionesse di espressività e di capacità interpretativa, il
tuo discorso non mi sembra valere, visto che il rischio nelle loro
esibizioni esiste, eccome.
Capisco che siano due modi abbastanza diversi di affrontare
l'interpretazione, quello del canto e quello strumentale, ma anche in
cantanti che fanno della sublime arte dell'abbellimento tematico, come ad
esempio Frank Sinatra o Nat King Cole, io trovo un grandissimo gusto e una
grande musicalità e una forte componente di rischio (è facile rovinare certe
melodie muovendosi in vincoli interpretativi più stretti), lezioni che del
resto sono sempre state tenute ben presenti da musicisti come Miles Davis, o
improvvisatori tematici come Lester Young (i cui soli sembravano spesso
delle prosecuzioni degli interventi di Billie Holiday. Si pensi a tal
proposito ad un brano come All of me inciso per la Columbia nel 1940 se non
erro), Dexter Gordon o Ben Webster, per citare.
Il rischio non è solo suonare ed esplorare duecentomila scale alla Coltrane
o alla Brecker, tanto per chiarire quello che voglio dire.
>Riuleggete sepmre i vosti scritty pirma di postare!
Si srcive "psotare"! ;)-
SNFAU
>Non è che sia troppo d'accordo. Se pensi a cantanti come Billie Holiday e
>Carmen Mc Rae, campionesse di espressività e di capacità interpretativa, il
>tuo discorso non mi sembra valere, visto che il rischio nelle loro
>esibizioni esiste, eccome.
Hai perfettamente ragione. Io facevo un discorso generale,
con tutti i limiti del caso. In particolare i nomi che hai citato,
unitamente ad Ella, mi smentiscono alla grande.
Credo pero' che siano davvero poche le cantanti che abbiano
un tale controllo della loro voce ed una tale musicalita' da
potersi permettere di "rischiare" di avventurarsi in territori
inesplorati durante un'intepretazione.
>[...]
Confesso di non conoscere quasi per niente Frank Sinatra
e Nat King Cole. Quello che tu dici su di loro mi sorprende
e mi fa venire voglia di approfondirli. Grazie.
Saluti.
Alessandro
>Potrebbe dipendere da una forma di pigrizia del tuo orecchio che non
>permette di cogliere il contributo del vocalist, l'elemento immancabile di
>sorpresa all'interno dell'esecuzione di un pezzo.
Puo' darsi. Probabilmente ho dei reali preconcetti nei confronti
dei cantanti, che mi impediscono di sentire certe cose.
Spero che il tempo e la musica mi aiutino a superare questo limite.
>>[...] credo comunque che ci sia
>> una naturale tendenza alla "cristallizzazione" delle interpretazioni
>> da parte di molti cantanti, che non ha egual riscrontro negli
>> strumentisti.
>>
>Assolutamente falso. Basterebbe prendere uno standard a caso e
>verificheresti che all'interno della carriera di uno stesso artista molte
>delle interpretazioni rese in tempi diversi differiscono drammaticamente .
>Possono venire addirittura stravolte, rimaneggiate dall'interno non solo
>nell'umore o nel colore d'ambiente, ma proprio nella destinazione di senso
>finale, nella concezione complessiva armonica e semantica.
Non ho alcun dubbio che quanto affermi sia vero, ma credo che
riguardi davvero poche cantanti (Ella e Billie Holiday sopra tutte).
Forse mi lascio influenzare dalla mie esperienza di (mediocre)
chitarrista, che ha accompagnato (modeste) aspiranti cantanti di jazz.
Quando si suonava in pubblico era praticamente impensabile tentare
delle pur minime variazioni di quanto si era concordato in fase di
arrangiamento del pezzo e l'interpretazione della cantante era
sempre uguale a se stessa, anche nei dettagli. Suonando con
strumentisti ho il problema opposto, si cerca continuamente la
variazione, forse a volte esageratamente ed a discapito della
compiutezza formale, ma ogni esecuzione e' un'avventura ed
una ricerca, magari non sempre riuscita, ma almeno e' un tentativo.
Comunque mi interesserebbe se mi citassi versioni molto
di standard cantati della stessa cantante.
>Devo inoltre ricordarti un dettaglio non insignificante.
>Se e' vero che l'unico spazio garantito da sempre nel jazz per le donne e'
>stato quello del canto, tanto da diventarne spesso epitome leggendaria, la
>pressione della censura e' sempre stata costante nella vita artistica di
>un'artista.
>Mi viene in mente ora Betty Carter, la quale soffri' di un lungo
>isolazionismo proprio in virtu' (o disgrazia) di un timbro vocale ritenuto
>troppo sexy per i criteri di moralita' del tempo.
>Che sara' stato dei testi ?
Non ho capito il nesso con il discorso della "cristallizzazione"
delle interpretazioni.
>[...]
>Credo che splendide cantanti come Dianne Reeves,
>> Shirley Horn e Maria Joao siano invece "troppo cantanti" per fare del
>> jazz, e forse per questo la loro musica non mi tocca particolarmente.
>Faccio fatica a seguirti : in loro riscontro solo sensibilita' , estensioni
>di mezzi, riferimenti artistici , background culturali che sfociano
>necessariamente in esecuzioni e percorsi non compatibili.
Mi sono espresso male, diciamo che per quel poco che le conosco
ho la sensazione che siano quel genere di cantanti che studia un
brano, cerca di interpretarlo il meglio possibile e poi ripropone
quella versione all'infinito.
>> P.S.
>> Chi e' Blossom Dearie ?
>
>Pensa a un calice colmo di champagne [...].
Grazie, mi informero'.
Saluti.
Alessandro
"Rosanna Calvitti" <R.Cal...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:k8BL9.22957$TC5.7...@twister1.libero.it...
>
> "Fioriurlanti" <fioriurla...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
> news:YCQJ9.5585$Ou4.1...@twister2.libero.it...
> > ho bisogno di un po' di roba nuova da ascoltare... e vorrei dei
> consigli...
> > se vi va
> >
> > Dite secondo voi quali sono i migliori pezzi tristi del jazz!
> >
> Questi alcuni che piacciono a me.
> Pronto a straziarti il cuore ?
>
> Solitude - Billie Holiday
> You don't know what love is - Cassandra Wilson
> Round Midnight - Bobby Mc Ferrin
> Lonely House - Abbey Lincoln
> I cover the waterfront - Billie Holiday
> I gotta right to sing the blues - Sarah Vaughan
> Cry me a river - Ella Fitzgerald
> I got it bad and ain't good - Ella Fitzgerald
> Send in the Clowns - Sarah Vaughan
> No more tears - Jeanne Lee
> Inside a silent tear - Blossom Dearie ( se non lo trovi cerca nella
versione
> di Nnenna Freelon)
> Where are the words - Carmen Mc Rae
> When Sunny gets blue - Carmen Mc Rae
> Afterhours - Dianne Reeves
> The visit - Carmen Mc Rae
> Once I loved - Shirley Horn
> Orange blossoms in summertime - Kurt Elling
> Beatriz - Maria Joao
> Sky and sea - Cassandra Wilson
> I'm okay - Dianne Reeves
>
> Ciao
> R.
>
>
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"david addison" <nos...@no.spam> ha scritto nel messaggio
news:3DF8978F...@no.spam...