Qualcuno mi sa dire se esiste in rete oppure edito da qualche parte del
materiale a riguardo? Mi interessano vari aspetti, soprattutto
tecnici-musicali (che so, scelte armoniche, ragioni di alcune scelte
formali, dei titoli delle diverse parti) ma anche contestuali al suo
percorso e più "blandamente musicologici".. :) (che so (2), dai legami
autobiografici all'aneddotica più spiccia)
...insomma, si accettano suggerimenti di qualsiasi genere!
Grazie, ciao
Gab
In italiano c'e' il libro di Stefano Zenni:
" Charles Mingus polifonia dell'universo musicale afroamericano" edito da
Stampa Alternativa.
Ciao,
Marco
> Ciao,
> sarei interessato a trovare materiale inerente a "The black saint
ecc." di
> Mingus, perchè mi piacerebbe approfondirlo per "ragioni professionali"
(non
> sto qui a spiegare e a tediarvi...).
Ciao Gabriele !
Perche' non parlarne ? Saresti perfettamente legittimato, rientra nei
proponimenti del NG e poi mi sono incuriosita (ogni velo di mistero
sortisce questo effetto, scommetto che vale anche per gli altri :-) )
Riguardo il tuo messaggio, spero per te che mastichi un inglese
accettabile. Sto consultando la bibliografia del libro di Zenni, che
giustamente ti ha consigliato Marco e , confesso, sono in preda ad una
profonda crisi di sconforto.Dalle indicazioni riportate in Italia
l'unico ad essersi soffermato sulla grandezza di Mingus e' Marcello
Piras, con interventi su Musica Jazz che spaziano tra l'anno 1975 e 1994
(mai letti, tu ? ). Nel frattempo il vuoto piu' esiziale. Parrebbe che
nel nostro paese ,tranne qualche sporadica velleita' editoriale su cui
non mi pronuncio e che non mi solleticherebbe acquistare, prima della
pubblicazione del libro di Zenni , Charles Mingus sia stato un
alieno.Un soggetto non congruo intorno cui riportare, non meritevole di
attenzione critica.Il vuoto, capisci ???!!Charles Mingus !!!
Che pretenzione critica e metodologica puo' rivendicare un paese cosi'
provinciale e cieco , cosi' platealmente addietro anni luce rispetto le
piu' moderne direzioni di studio in materia di jazz e malato di
protagonismo d'accatto ?
Sono furiosa.Parlano di cultura, di propedeutica, educazione.Bleah !
Fingetevi uno alle prime armi : avete mai visitato il settore musicale
di una qualsiasi Feltrinelli?Avete idea di cosa possa proporre sugli
scaffali un record shop di normali dimensioni ? Trovate che ci sia
spazio, incentivo di crescita culturale ? Il jazz e' diventato obsoleto
per volonta' suicida di chi ha preceduto.Particolarismi, mal costume ,
assenteismo, provincialita' che si ravvisano a larghe mani anche in
questo NG.
Non arriva ne' passione ne' volonta' di trasmettere un patrimonio cosi'
intricato e vitale per chi muova i primi passi . Dateci i libri che non
avete il coraggio di pubblicare , i libri gia' pubblicati ma in un
passato troppo remoto, aprite alla consultazione on line le poche
istituzioni gia' nate ( cosa diamine temete ??!!).
Esiste un titolo, l'unico che mi risulti su Mingus firmato da un
italiano, compreso nella bibliografia del Library of Congress :
Author: Luzzi, Mario, 1939-
Title: Charles Mingus / di Mario Luzzi.
Published: Roma : Lato side, c1983.
Description: 200 p., [5] p. of plates : ill. ; 21 cm.
Series: Musicamerica ; 5
LC Call No.: ML418.M45L9 1983
Dewey No.: 785.42/092/4 B 19
ISBN: L18000
Notes: Discography: p. 157-200.
Includes bibliographical references.
Subjects: Mingus, Charles, 1922-
Jazz musicians -- United States -- Biography.
Control No.: 1899679
http://www.loc.gov/cgi-bin/zgate?
present+2056328+Default+1+1+F+1.2.840.10003.5.10+1+/cgi-bin/zgate%
3fACTION%3dINIT%26FORM_HOST_PORT%
3d/prod/www/data/z3950/locils2.html,z3950.loc.gov,7090
Ora datemi una buona ragione per cui non possa essere degnamente
ripubblicato da noi. E' domanda troppo difficile ?
PS Gabriele, consulto stasera - Myself when I am real - di Gene Santoro.
C'e' un capitolo dedicato a - The black saint and the sinner lady- .
Ci fosse qualcosa di pregnante, ti faro' sapere. Caso mai rompo le
scatole a Piras venerdi prossimo al corso. Tu pero' nel frattempo fammi
capire meglio cosa hai in mente, ok ?
Salutoni
Rosanna
>
> Qualcuno mi sa dire se esiste in rete oppure edito da qualche parte
del
> materiale a riguardo? Mi interessano vari aspetti, soprattutto
> tecnici-musicali (che so, scelte armoniche, ragioni di alcune scelte
> formali, dei titoli delle diverse parti) ma anche contestuali al suo
> percorso e più "blandamente musicologici".. :) (che so (2), dai legami
> autobiografici all'aneddotica più spiccia)
>
> ....insomma, si accettano suggerimenti di qualsiasi genere!
> Grazie, ciao
> Gab
>
--
Alessandro
"GabrieleVanoni" <gva...@BUHlibero.it> ha scritto nel messaggio
news:aDrgf.9444$tc5....@tornado.fastwebnet.it...
Quoto idealmente tutto ciň che hai scritto.
> GabrieleVanoni <gva...@BUHlibero.it> ha scritto:
> C'e' un capitolo dedicato a - The black saint and the sinner lady- .
> Ci fosse qualcosa di pregnante, ti faro' sapere. Caso mai rompo le
> scatole a Piras venerdi prossimo al corso. Tu pero' nel frattempo fammi
Che corso? Dove?
O.
Sto consultando la bibliografia del libro di Zenni, che
> giustamente ti ha consigliato Marco e , confesso, sono in preda ad una
> profonda crisi di sconforto.Dalle indicazioni riportate in Italia
> l'unico ad essersi soffermato sulla grandezza di Mingus e' Marcello
> Piras, con interventi su Musica Jazz che spaziano tra l'anno 1975 e 1994
> (mai letti, tu ? ). Nel frattempo il vuoto piu' esiziale.
Il libro di Zenni non è però un granché.
> Che pretenzione critica e metodologica puo' rivendicare un paese cosi'
> provinciale e cieco , cosi' platealmente addietro anni luce rispetto le
> piu' moderne direzioni di studio in materia di jazz e malato di
> protagonismo d'accatto ?
Tutto corretto. Però bisognerebbe anche dire di chi stai parlando. Così è
troppo generico. Tutti è come dire nessuno.
> Sono furiosa.Parlano di cultura, di propedeutica, educazione.Bleah !
Parlano chi??? Di chi stai parlando? Specificare.
Il jazz e' diventato obsoleto
> per volonta' suicida di chi ha preceduto.Particolarismi, mal costume ,
> assenteismo, provincialita' che si ravvisano a larghe mani anche in
> questo NG.
Non si capisce perché il NG dovrebbe essere diverso dal resto. Per certi
versi c'è molta meno omertà che in altri canali informativi.
Ti domando chi ha gestito e gestisce la cultura intorno al Jazz in Italia?
Lo sai?
> Non arriva ne' passione ne' volonta' di trasmettere un patrimonio cosi'
> intricato e vitale per chi muova i primi passi . Dateci i libri che non
> avete il coraggio di pubblicare , i libri gia' pubblicati ma in un
> passato troppo remoto, aprite alla consultazione on line le poche
> istituzioni gia' nate ( cosa diamine temete ??!!).
Quando si fa del jazz la propria fonte di reddito, spesso la passione
viene inevitavilmente messa in soffitta e non ti credere, qualcuno con il
jazz ci fa i soldi. Riguardo ai libri, non credo che in Italia siano in
molti a poter scrivere seriamente di certi argomenti.
ciao
Adriano
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Che sulla musica non parla granchè, comunque, va detto. Fossi interessato a
quell'aspetto di Mingus, meglio rivolgersi a Zenni, che so alla biografia di
Brian Priestley tra le cose reperibili
> Che pretenzione critica e metodologica puo' rivendicare un paese cosi'
> provinciale e cieco , cosi' platealmente addietro anni luce rispetto le
> piu' moderne direzioni di studio in materia di jazz e malato di
> protagonismo d'accatto ?
Nessuna. Mingus č salvo.
> Sono furiosa.Parlano di cultura, di propedeutica, educazione.
Ma chi? Al circolo del bridge, alle 17 impugnando il frollino?
Bleah !
> Fingetevi uno alle prime armi : avete mai visitato il settore musicale
> di una qualsiasi Feltrinelli?
Feltrinelli? Hai gią provato a cercare i dischi in un negozio di dischi? E'
un'esperienza degnissima.
> Dateci i libri che non avete il coraggio di pubblicare , i libri gia'
pubblicati ma in un
> passato troppo remoto, aprite alla consultazione on line le poche
> istituzioni gia' nate ( cosa diamine temete ??!!).
Deh, dall'alveo della mia diastole ti chiedo, ma quali libri? E ascoltati i
dischi no? Che vai cerando sui libri?
> Rosanna Calvitti ha scritto:
>
> Sto consultando la bibliografia del libro di Zenni, che
> > giustamente ti ha consigliato Marco e , confesso, sono in preda ad una
> > profonda crisi di sconforto.Dalle indicazioni riportate in Italia
> > l'unico ad essersi soffermato sulla grandezza di Mingus e' Marcello
> > Piras, con interventi su Musica Jazz che spaziano tra l'anno 1975 e
1994
> > (mai letti, tu ? ). Nel frattempo il vuoto piu' esiziale.
>
> Il libro di Zenni non è però un granché.
Ciao Adriano e benvenuto.
Mi stupisce il tuo giudizio cosi' secco e definitivo, fa' un po' a pugni
col resto del tuo incalzante intervento, non ti pare ? Da cosa deriva
questa cattiva valutazione e perche' non ravvedi alcuna efficacia
divulgativa nel testo di Zenni?
>
> > Che pretenzione critica e metodologica puo' rivendicare un paese cosi'
> > provinciale e cieco , cosi' platealmente addietro anni luce rispetto
le
> > piu' moderne direzioni di studio in materia di jazz e malato di
> > protagonismo d'accatto ?
>
> Tutto corretto. Però bisognerebbe anche dire di chi stai parlando. Così è
> troppo generico. Tutti è come dire nessuno.
Ho la sensazione che tu sia piu' addentro di me , nell'ambiente insomma.
Non per nulla, appena si puo' parlar male di qualcuno, soprattutto se
assente, sono in tanti ad accorrere.
Dovro' deluderti. In quanto semplice consumatrice , e questa e' la
qualifica cui tengo, la genericita' che mi imputi come colpa e' una
diretta conseguenza del non frequentare certi ambiti specialistici .
Chissa' che non sia una fortuna... Allo stesso tempo e' una prospettiva
piu' larga e meno claustrofobica da cui valutare l'andamento della vita
culturale nel nostro paese, su cui il jazz incide marginalmente.
Tu sentirai il bisogno di una lista di proscrizione, io no. A me colpisce
di piu' la poverta' e l'omologazione dell'offerta culturale di contro ad
una richiesta di base che esiste ma non sa essere interpretata dagli
addetti ai lavori.
L'attuale depressione culturale, lo sfacelo che il nostro paese sta
vivendo mi porta comunque a stare a fianco di chiunque faccia qualcosa e
seriamente, a caldeggiare iniziative laddove nascano, piuttosto che
restarmene a criticare per amor di polemica.
>
> > Sono furiosa.Parlano di cultura, di propedeutica, educazione.Bleah !
>
> Parlano chi??? Di chi stai parlando? Specificare.
Mah...fare esempi non e' che giovi molto a cambiare la realta' dei fatti.
Sono decenni che in Italia la cultura si e' arroccata su posizioni di
conservatorismo autoreferenziale, chi ha ottenuto privilegi ne continua a
godere, bene o male.Di questi giorni sto rimuginando intorno alla Casa del
jazz , la cui nascita aveva creato immense aspettative qui a Roma.Mi
chiedo quanto , compreso nell'altisonante programma di costituzione, sia
stato realizzato finora o non appartenga alla logica della solita
spartizione di interessi e prerogative.
> Il jazz e' diventato obsoleto
> > per volonta' suicida di chi ha preceduto.Particolarismi, mal costume ,
> > assenteismo, provincialita' che si ravvisano a larghe mani anche in
> > questo NG.
>
> Non si capisce perché il NG dovrebbe essere diverso dal resto.
Perche' e' uno spazio diverso, dove , se si volesse, si potrebbe
instaurare un dialogo tra i diversi rappresentanti della societa' civile.
Invece si sa, interessano piu' le beghe di parrocchia, in ossequio ad un
masochismo duro a morire.
Per certi
> versi c'è molta meno omertà che in altri canali informativi.
Come no ...pieno di psicodrammi qui sopra.
> Ti domando chi ha gestito e gestisce la cultura intorno al Jazz in
Italia?
> Lo sai?
Naturalmente.
>
> Quando si fa del jazz la propria fonte di reddito, spesso la passione
> viene inevitavilmente messa in soffitta e non ti credere, qualcuno con il
> jazz ci fa i soldi.
Bah..non ci vedrei niente di male, se la gestione dei soldi pubblici fosse
correttamente assicurata.
Riguardo ai libri, non credo che in Italia siano in
> molti a poter scrivere seriamente di certi argomenti.
Meglio per tutti che in questo paese rimanga qualcuno ad investire energie
e risorse, fossero solo intellettuali.
Ciao
Rosanna
Rosanna, grazie per le preziose info! Attendo con ansia. Cmq la questione è
questa, vorrei scrivere un pezzo riprendendo del materiale da Mingus (sto
"cercando di fare" il compositore), senza fare la solita becera operazione
di crossover o mescolanza di stili ma solo approfondire alcuni aspetti
timbrici e formali che ho sentito nel disco in questione. In Black Saint
ogni tanto ci sono degli impasti di ottoni con una potenza incredibili, e
anche alcuni salti (che so, mi vengono in mente gli intermezzi di chitarra)
che vorrei capire meglio (sulla chitarra, so che c'era di mezzo un
fratellastro...)
Cmq sapevo già del libro di Zenni (anzi di questa cosa del parentado me
l'aveva detto proprio lui a Siena Jazz), ora si tratta solo di
procurarselo...
Grazie!
Gab
Non si capisce, cara Rosanna, dove tu voglia andare a parare.
Lo sfacelo culturale è globale e non italiano e mi stupisce che tu non lo
colga.
Ben venga allora un sano nihilismo piuttosto che l'evocata pseudocultura del
ritorno, soprattutto fatta al suono della grancassa e dei proclami, che sa
di inconsapevolezza, più che di cultura. Insomma, rimpiangere Beethoven e
l'Ottocento è abbastanza fuori moda, oltre che fuori luogo.
Ma come sempre, siccome l'arte precorre i tempi, questo ce lo avevano già
detto i Doors e soprattutto il grunge dei Nirvana, più che il jazz di
Mingus, che dell'esperienza autentica e primordiale del jazz ha colto solo
alcuni aspetti e in maniera del tutto particolare. Come dire, probabilmente
Mingus ci ha messo del suo per terminare un certo tipo di esperienza. E lo
dico senza alcuno spirito polemico, lo dico come direi che Bach ha messo
tutto quello che poteva per segnare la parola fine sul barocco.
Allora sì, come forma di pensiero e cultura, che del pensiero è il veicolo,
il jazz è morto, se è così che vogliamo metterla, ma forse l'avevano già
detto in parecchi ed estremamente più autorevoli del sottoscritto.
Il nichilismo, la cultura del poco e del piccolo è qualcosa, dicevo, un
punto di partenza, una forma di pensiero, un esercizio del dubbio, spesso
sottile e conscio.
Anche la dissacrazione, in parte, se consapevole, lo è.
Il revisionismo e il conservatorismo sono una forma di esumazione o,
appunto, di conservazione.
Un frigorifero.
Questo detto senza alcuno spirito polemico e nella speranza di stimolare una
discussione civile.
La curiosità è donna ;-)
U.
> perche' non ravvedi alcuna efficacia
> divulgativa nel testo di Zenni?
Ma l'hai guardato quel libro, o ne hai letto qualcosa? Non è un libro
divulgativo, non ne ha la minima pretesa, è uno studio che può servire
solo a chi conosca già benissimo la musica di Mingus, compresi gli
incunabula.
Capisco leggendoti che per te entrare in qualunque tipo di dettaglio suoni
prosaico, ma non cominciare discussioni senza sapere nemmeno di che cosa
tu stia parlando.
> Sono decenni che in Italia la cultura si e' arroccata su posizioni di
> conservatorismo autoreferenziale,
Qui sembri un po' Testosterone Igniffi-Ignarri…
sq
> Meglio per tutti che in questo paese rimanga qualcuno ad investire energie
> e risorse, fossero solo intellettuali.
A proposito di investimento di risorse intellettuali, ce lo vuoi dire che
corso stai seguendo con Piras e dove?
O.
>Ma chi? Al circolo del bridge, alle 17 impugnando il frollino?
te giro come 'na trottola che quanno te fermi i vestiti so' passati de
moda
A me e' servito, e non conoscevo cosi' bene la musica di Mingus... forse
neanche adesso, sta di fatto che in ogni caso degli ottimi spunti di
riflessione musicale me li ha dati. Anche perche' questa e' la tipologia
di scritti che mi interessano maggiormente... sinceramente di sapere gli
aneddoti e quante baldracche aveva quando faceva il magnaccia non mi
interessa tanto.
--
dipa
> A me e' servito, e non conoscevo cosi' bene la musica di Mingus
Ma se non mi sbaglio tu sei un musicista, o uno studente di musica: senza
il che, di quel libro avresti capito ben poco anche conoscendo tutti i
dischi di Mingus, semplicemente perché non č un libro di divulgazione (č
perň un bel libro, sono d'accordo con te, forse a ůmomenti un po'
inutilmente complesso) ma di analisi ed ermeneutica.
In questo senso nemmeno il Priestley lo direi "divulgativo". Libri
divulgativi su Mingus non me ne vengono in mente; probabilmente lo era
quello di Mario Luzzi, un ottimo e informatissimo giornalista, che č
stato citato qui ma che io non conosco.
> A me e' servito, e non conoscevo cosi' bene la musica di Mingus... forse
> neanche adesso, sta di fatto che in ogni caso degli ottimi spunti di
> riflessione musicale me li ha dati. Anche perche' questa e' la tipologia
> di scritti che mi interessano maggiormente... sinceramente di sapere gli
> aneddoti e quante baldracche aveva quando faceva il magnaccia non mi
> interessa tanto.
In gengere concordo sul libro e sulla sua validità, tuttavia bisogna
considerare anche che in Italia la musicologia legata al jazz è ad uno
stato "embrionale" e talvolta può peccare rappresentando il jazz con
una visione fin troppo euro-centrica. Anche il libro di Zenni, che
comunque consiglio (e non è difficile da reperire in qualsiasi
libreria) talvolta si focalizza più sulla forma che assumono le
composizioni mingusiane che su altri aspetti, più tipicamente
jazzistici. Ricordo che qualche anno fa ne parlammo già di questo
libro, e probabilemente se l'autore del post iniziale ricercasse su
groups.google.com la discussione ne trarrebe vantaggio. Io scrissi un
post proprio sulle mie impressioni dopo aver ascoltato "The Black Saint
and The Sinner Lady" ed anche qui google potrebbe tornarli d'aiuto.
Per quanto riguarda il discorso di fare un "tributo" a Mingus, gli
auguro buona fortuna, ché ne ha davvero bisogno: cogliere gli aspetti
di un musicista che è stato un genio ancora oggi in parte incompreso,
è impresa assai difficile. La ricchezza timbrica, i momenti formali
contrapposti alle improvvisazioni spiccatamente afro-americane, la
composizione talvolta cristallina, talvolta accidentata, il senso
melodico (si pensi ad un "Goodby Pork Pie Hat") affiancati ai momenti
più "free", fanno di Mingus, un jazzista geniale, un musicista
assolutamente imprescindibile, un punto di riferimento a cui ogni
appassionato può rifarsi senza problemi per capire cosa sia il jazz
:-)
Ciao, Paolo
> > Il libro di Zenni non è però un granché.
> Ciao Adriano e benvenuto.
> Mi stupisce il tuo giudizio cosi' secco e definitivo, fa' un po' a pugni
> col resto del tuo incalzante intervento, non ti pare ? Da cosa deriva
> questa cattiva valutazione e perche' non ravvedi alcuna efficacia
> divulgativa nel testo di Zenni?
Come ti hanno scritto altri il libro non è divulgativo. E' infatti uno
studio analitico, con tutti i pregi e difetti di un libro di tal
impostazione.
Quel che ho scritto è quel che penso dopo averlo letto attentamente.
Il libro alla lunga diventa noioso, a mio parere.
Di Zenni in generale non mi convince del tutto l'impostazione che dà ai
suoi testi, che è sostanzialmente sempre uguale indipendentemente dal
musicista che analizza. fondamentalmente è un discepolo di Piras con
pretese musicologiche esaustive, senza in realtà raggiungere, almeno nel
caso specifico, l'obiettivo.
Altre volte ha fatto meglio, ad esempio analizzando l'opera di Duke
Ellington, così almeno mi pare, ma è solo una opinione.
Cara Rossana,
Più volte m'è capitato di sostenere che non esiste una musicologia seria
dedita al jazz, in Italia: mi consta che solo Vincenzo Caporaletti abbia
scritto materiali musicologici di pregio, per quanto certo non siano
dedicati al grande pubblico. Per il resto, temo esistano associazioni, più
che individui, che hanno (giustamente) esigenze di sopravvivenza e si
arrangiano a mo' di piccole lobby. Come sempre, in questo paese tutto si
riduce a una guerra fra poveri. E la lagnanza nei confronti dello Stato e
della politica affiora spontaneamente. Il che è un po' (tanto) facile.
Non v'è dubbio che oggi viviamo un periodo fortemente oscuro. Che non è
balzato fuori dal nulla, per virtù taumaturgiche del nostro Presidente del
Consiglio. Anzi, direi che il suo operato è la finale risultanza di un
processo d'accumulo, il passo finale di un (inesistente e fallito) processo
di modernizzazione (anche sociale) che in Italia non s'è mai avviato.Mi
stupisce che certe antiche pecche oggi vengano (finalmente) notate con senso
di stupore, senza che ci si renda conto come certi "peccati originali" (oggi
più che mai peggiorati da un governo da cui non era lecito aspettarsi altro)
abbiano condizionato e condizionino l'esistenza della nostra società.
La vita intellettuale italiana è sempre stata fortemente condizionata
dall'esterno, non essendovi un processo naturale e antico di sostentamento
della cultura: il sostegno alle attività di produzione di beni immateriali
ha vissuto di elargizioni statali e, perciò, condizionate dalla politica.
Forse non ricorderai i tempi in cui Bernabei assoldava gli intellettuali per
la RAI un tanto al chilo, ben sapendo che, dominando i cordoni della borsa,
comunque dominava e condizionava le loro vite. Mi dirai che all'epoca la RAI
offriva un prodotto più dignitoso: piuttosto era il risultato di un processo
politico più scaltro ma non meno mefitico (ho vissuto nell'Italia
andreottiana: non rimpiangerò certo l'Italia berlusconiana, ma non mi
sentirei di definire quei tempi come spiritualmente superiori).
La vita intellettuale italiana soffre non da adesso, soffre a causa della
storia del Paese, dei suoi ritardi non solo culturali, soffre dell'ambiguità
e dell'ignavia di molti fra i suoi principali esponenti... Soffre certo del
condizionamento politico; d'altronde, non si sono creati poli di supporto
privato, tale tradizione è da noi pressoché inesistente e ha riguardato
sporadiche dazioni di pochi "illuminati"... Quali sarebbero oggi i privati
che, anche sospinti da cospicue agevolazioni fiscali, investirebbero in
degli intellettuali liberi, non gestibili? Non è un caso che i nostri
industriali (vedasi Tronchetti Provera, ma non solo) investano
prevalentemente in progetti pressoché esclusivamente istituzionali, in cui
al tasso di rischio si sostituisce la certezza della ricaduta in termini di
immagine e status symbol...
Non è una crisi solo italiana, però. Direi che, in modi diversi, a seconda
delle diverse strutture nazionali, viviamo l'ocaso politico, culturale,
economico che ha colpito gran parte dell'Europa a partire dal secondo
dopoguerra. Che l'Italia lo viva peggio è indubbio, ma, ad esempio, non mi
sentirei di consigliare ad alcuno di trascorrere una vita intellettualmente
felice nella Francia di Chirac...
Quanto a Mingus, bisognerebbe far rimarcare che la bibliografia a lui
dedicata non è certamente opulenta. Il che spesso capita con artisti "hors
catégorie", che permangono in qualche modo "misteriosi", visionari,
all'interno di un'arte che da molti non viene ancora percepita come tale e
che ancora richiede di essere capita appieno nei suoi molteplici meccanismi
sociali, estetici, e via discorrendo. Per certi versi la musicologia che si
dedica al jazz è ancora ad uno stadio non avanzatissimo, occupandosi, per
l'appunto, di un linguaggio di cui molti ancora possiedono un'idea
fortemente riduttiva. Francamente, trovo, comunque, che sia errata questa
divisione per "compartimenti" più o meno stagni: il giorno in cui un
musicologo interessato alla cultura americana (e non solo) sarà in grado di,
e disposto a, analizzare indifferentemente Mingus o Ellington come, che so,
Robert Kurka o Charles Wuorinen, credo si sarà raggiunto un più apprezzabile
livello di percezione di determinati fenomeni.
Gabriele Vanoni richiedeva materiali su Mingus e su "The Black Saint and the
Sinner Lady"... Farà fatica a trovarli. Non solo in Italia. La bibliografia
mingusiana non impressiona certo per abbondanza, e non sarà il testo di Gene
Santoro a schiudere chissà che orizzonti... Almeno dal punto di vista di
Vanoni. Piuttosto, scriverei a Sue Mingus (tramite il sito
www.mingusmingusmingus.com) e cercherei di farmi mettere in contatto con
qualcuno (ho perso le tracce di Sy Johnson qualche tempo fa, per cui non so
dove sia...).
Aggiungo che forse ti sorprenderebbe sapere quante persone non prendano in
considerazione Mingus come artista e genio (ché io direi sia indiscutibile
il valore della sua opera), né reputino il suo lavoro particolarmente
influente, esaminandolo al massimo come un caso isolato, del tutto
peculiare. Capita spesso, peraltro, che Mingus non venga neanche esaminato
nel pieno contesto della musica americana e neanche all'interno di un
periodo storico che fu particolarmente significativo per la vita della
comunità africana-americana negli Stati Uniti.
GMG
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
>
> In questo senso nemmeno il Priestley lo direi "divulgativo".
Il libro di Prestley č una buona discorsiva biografia, che traccia la storia
del
bassista di Nogales.
1- Bas-ically Speaking;
2- West Coast Ghost;
3- Bird Calls;
4 - Fifty-First Street Blues;
5 - All The Things You Could Be By Now;
6 - Money Jungle;
8 - Black Saint;
9 - Put Me In That Dungeon;
10 - Myself When I'm Real;
11 - Epitaph.
Questi i titoli dei capitoli, che mi sembrano sufficientemente suggestivi
dell'approccio
divulgativo dello scrittore inglese. Descrive per sommi capi la cultura di
provenienza,
la educazione e le esperienze che lo hanno formato, le collaborazioni
con i musicisti , i periodi di creativitą e le opere maggiori ecc. Poche
digresioni aneddotiche e molta storia. In questo senso, del tutto privo di
approfondimenti musicologici "di analisi ed ermeneutica", č opera
divulgativa per chiunque conosca od inizi a conoscere la musica di Mingus ed
abbia interesse -ma non mezzi teorici sofisticati, come me - per la musica e
la cultura afroamericana.
ciao
Alessandro
dipa wrote:
>> A me e' servito, e non conoscevo cosi' bene la musica di Mingus... forse
>> neanche adesso, sta di fatto che in ogni caso degli ottimi spunti di
>> riflessione musicale me li ha dati. Anche perche' questa e' la tipologia
>> di scritti che mi interessano maggiormente... sinceramente di sapere gli
>> aneddoti e quante baldracche aveva quando faceva il magnaccia non mi
>> interessa tanto.
>Per quanto riguarda il discorso di fare un "tributo" a Mingus, gli
>auguro buona fortuna, ché ne ha davvero bisogno: cogliere gli aspetti
>di un musicista che č stato un genio ancora oggi in parte incompreso,
>č impresa assai difficile. La ricchezza timbrica, i momenti formali
>contrapposti alle improvvisazioni spiccatamente afro-americane, la
>composizione talvolta cristallina, talvolta accidentata, il senso
>melodico (si pensi ad un "Goodby Pork Pie Hat") affiancati ai momenti
>piů "free", fanno di Mingus, un jazzista geniale, un musicista
>assolutamente imprescindibile, un punto di riferimento a cui ogni
>appassionato puň rifarsi senza problemi per capire cosa sia il jazz
>:-)
>Ciao, Paolo
Sono daccordo e mi associo agli auguri, senza sarcasmo alcuno. Non per
niente
l'opera di Mingus č da sempre cosě poco frequentata da altri interpreti, con
poche pregevoli eccezioni. E meriterebbe applicazione e studio quanto la
musica di altri grandi compositori
ciao
Alessandro
> > > > Che pretenzione critica e metodologica puo' rivendicare un paese
cosi'
> > > > provinciale e cieco , cosi' platealmente addietro anni luce rispetto
> > le
> > > > piu' moderne direzioni di studio in materia di jazz e malato di
> > > > protagonismo d'accatto ?
A me colpisce
> > di piu' la poverta' e l'omologazione dell'offerta culturale di contro ad
> > una richiesta di base che esiste ma non sa essere interpretata dagli
> > addetti ai lavori.
> > Mah...fare esempi non e' che giovi molto a cambiare la realta' dei
fatti.
> > Sono decenni che in Italia la cultura si e' arroccata su posizioni di
> > conservatorismo autoreferenziale, chi ha ottenuto privilegi ne continua
a
> > godere, bene o male.Di questi giorni sto rimuginando intorno alla Casa
del
> > jazz , la cui nascita aveva creato immense aspettative qui a Roma.Mi
> > chiedo quanto , compreso nell'altisonante programma di costituzione, sia
> > stato realizzato finora o non appartenga alla logica della solita
> > spartizione di interessi e prerogative.
> > Perche' e' uno spazio diverso, dove , se si volesse, si potrebbe
> > instaurare un dialogo tra i diversi rappresentanti della societa'
civile.
> > Invece si sa, interessano piu' le beghe di parrocchia, in ossequio ad un
> > masochismo duro a morire.
> Cara Rossana,
>
> Non v'è dubbio che oggi viviamo un periodo fortemente oscuro. Che non è
> balzato fuori dal nulla, per virtù taumaturgiche del nostro Presidente del
> Consiglio. Anzi, direi che il suo operato è la finale risultanza di un
> processo d'accumulo, il passo finale di un (inesistente e fallito)
processo
> di modernizzazione (anche sociale) che in Italia non s'è mai avviato.Mi
> stupisce che certe antiche pecche oggi vengano (finalmente) notate con
senso
> di stupore, senza che ci si renda conto come certi "peccati originali"
(oggi
> più che mai peggiorati da un governo da cui non era lecito aspettarsi
altro)
> abbiano condizionato e condizionino l'esistenza della nostra società.
il sostegno alle attività di produzione di beni immateriali
> ha vissuto di elargizioni statali e, perciò, condizionate dalla politica.
> La vita intellettuale italiana soffre non da adesso, soffre a causa della
> storia del Paese, dei suoi ritardi non solo culturali, soffre
dell'ambiguità
> e dell'ignavia di molti fra i suoi principali esponenti... Soffre certo
del
> condizionamento politico; d'altronde, non si sono creati poli di supporto
> privato, tale tradizione è da noi pressoché inesistente e ha riguardato
> sporadiche dazioni di pochi "illuminati"... Quali sarebbero oggi i privati
> che, anche sospinti da cospicue agevolazioni fiscali, investirebbero in
> degli intellettuali liberi, non gestibili? Non è un caso che i nostri
> industriali (vedasi Tronchetti Provera, ma non solo) investano
> prevalentemente in progetti pressoché esclusivamente istituzionali, in cui
> al tasso di rischio si sostituisce la certezza della ricaduta in termini
di
> immagine e status symbol...
Ho riunito e quotato insieme le parti scritta da Rosanna insieme alla
risposta di Gualberto perché hanno a mio avviso molti elementi in comune che
si prestano ad un commento unico.
Per quanto mi riguarda la risposta alle osservazioni di Rosanna sono già
contenute implicitamente nel suo intervento e nella replica di Gualberto.
Io penso che il provincialismo (culturale più che geografico visti i mezzi e
i canali informativi oggi disponibili) cui Rosanna si riferisce sia
l'effetto e non la causa del problema e sia sostanzialmente e
consapevolmente voluto dagli stessi che, col loro "pensiero unico",
controllano l'informazione e le attività culturali intorno al jazz da
decenni nel nostro paese e che, come è noto, non sono esattamente di destra
o vicini alle posizioni dell'attuale governo. Questo anche solo perché la
Destra si è sempre occupata poco o nulla di cultura, per le note ragioni
storiche, men che meno di quella jazzistica ed affini. Ricordo che quasi
tutti i critici musicali italiani sono di estrazione di sinistra, in molti
casi anche di quella più radicale e hanno imposto e sostanzialmente
continuano ad imporre un certo tipo di pensiero e di informazione (o
disinformazione a seconda di come la si vuol vedere) intorno alla materia,
semplicemente perché gestiscono da decenni i relativi (comunque pochi)
canali di informazione.
Ciò è, a mio parere, un'azione consapevolmente voluta dagli stessi, per fini
non propriamente "appassionati" e, allo scopo, è essenziale che il dibattito
culturale non parta mai, che il confronto non vi sia mai, né qui, né
tantomeno da qualsiasi altra parte.
Quindi è perfettamente inutile aspettarsi che certe persone vengano qui
sopra a dibattere liberamente: è proprio ciò che non vogliono. E l'alibi
della rissosità di taluni è una banale scusa per girare la frittata ed
evitare ACCURATAMENTE qualsiasi genere di confronto pubblico che aiuterebbe
alla fine a scoprire solo certi altarini.
Come è noto, la Cultura è sempre (o quasi) stata gestita con sovvenzioni
pubbliche e molte di queste persone che operano intorno al jazz sono
praticamente diventate una piccola lobby (un'altra, per la miseria, ci
mancava proprio) delle tante che si sono formate in Italia al fine di
gestire "la torta", piccola o grande che sia, non è importante. Importante è
invece che se è piccola la torta, siano in pochi a partecipare alla sua
spartizione. Questo mi pare il punto. Quindi un reale confronto di idee e
una pluralità di pensiero in realtà non sono poi visti benissimo
nell'ambiente.
Per carità, non colpevolizzo la necessità di sopravvivenza di ciascuno,
discuto però i risultati dell'azione nell'ambito professionale in cui si
opera, specie se il proprio reddito è confezionato con i soldi di tutti.
In realtà molte di queste persone che accusano l'attuale maggioranza di
voler smantellare la Cultura nel nostro paese, temono Berlusconi e i suoi
governi, non tanto come avversario politico, quanto come personaggio di cui
della cultura frega tanto e poco, ma che sa benissimo, dal suo punto di
vista ovviamente, che le sovvenzioni pubbliche sulla cultura sono in mano ai
tanto odiati "comunisti" e alle lobbies relative.
Berlusconi ha tanti difetti, ma non è uno stupido e ha capito molto bene
come vanno le cose nel nostro paese e ha capito che per combattere i suoi
nemici (i comunisti...) deve tagliar loro i viveri.
Se fate caso, si sta muovendo a tappeto, cercando di levare soldi a enti,
regioni, province, comuni, sindacati (vedi storia del TFR) ecc., dove si
muovono montagne di "rossi" (sempre dal suo punto di vista ovviamente).
La verità è che in Italia non è in corso una battaglia politica, ma una
battaglia di potere tra gli schieramenti per la gestione del "malloppo",
giocata purtroppo sulla testa di noi italiani e di questa povera Italia che
patisce la mancanza di vera politica, di vera competizione a tutti i livelli
e che patisce delle controriforme che si stanno attuando, non ultima quella
della scuola. Un vero massacro sociale e culturale a mio avviso, che si sta
operando sui nostri giovani, che escono dalle scuole sempre più ignoranti e
sempre più demotivati. Ed un paese in cui la Scuola non funziona è un paese
destinato a declino certo.
Una competizione e un confronto sanamente appassionato che in sostanza manca
a tutti i livelli: scientifico, tecnologico, economico e culturale compreso,
proprio a causa di questo prolungato braccio di ferro tra poteri che frena
ormai in modo intollerabile l'indispensabile crescita del paese, che
altrimenti tornerà ad essere ciò che è sempre storicamente stato, ossia una
colonia in mano al conquistatore di turno.
In realtà nessuno dei due schieramenti vuole ciò di cui oggi si straparla,
ossia competizione, libero mercato dei prodotti e delle idee, che sono la
reale premessa alla ricerca e allo sviluppo economico e al relativo
benessere di ciascuno.
Diciamo che c'è una differenza di fondo solo sui beneficiari della ricchezza
prodotta. La Destra punta ad arricchire tanto i pochi, la Sinistra cerca
almeno teoricamente, di ridistribuire meglio la ricchezza, ma purtroppo non
sa produrne di nuova, soprattutto in un modo realmente alternativo e
coraggioso rispetto ai soliti metodi tipicamente democristiani e centristi
che si sono sempre utilizzati da quando c'è la Repubblica, Berlusconi o non
Berlusconi.
A Destra ci vengono raccontate menzogne a fini personali e di pochi, a
Sinistra c'è troppa ipocrisia catto-sociale che ammanta l'azione politica e
sociale gestita da troppe lobbies del genere descritto, che giustificano la
propria esitenza utilizzando sovvenzioni pubbliche a fini, in definitiva,
poco o per nulla pubblici.
In entrambi i casi in verità non si vuole mercato, competizione e cultura,
purtroppo, perché ciò significherebbe perdita dei propri privilegi e delle
proprie posizioni conquistate. Quindi manca un reale progetto per il paese,
perché mancano gli statisti lungimiranti ed appassionati, come mancano nel
jazz (gli operatori appassionati veri, intendo).
Mancano le persone, manca l'etica, perché mancano gli stimoli e mancano le
idee che non fioriscono da un reale dibattito, politico, economico e
culturale. E lo stesso, in piccolo, accade nella musica, jazz compreso.
La classe politica è questa oggi perché questo sono gli italiani. Ci
rappresenta benissimo, perché questo siamo e concordo con Gualberto che
Berlusconi è stato il prodotto finale di questa Italia, ma non è la causa
del declino generale che oggi patiamo, bensì, purtroppo, l'effetto.
f.
> Rosanna Calvitti ha scritto:
>
> > perche' non ravvedi alcuna efficacia
> > divulgativa nel testo di Zenni?
>
> Ma l'hai guardato quel libro, o ne hai letto qualcosa? Non è un libro
> divulgativo, non ne ha la minima pretesa, è uno studio che può servire
> solo a chi conosca già benissimo la musica di Mingus, compresi gli
> incunabula.
>
Dear The Squash Delivery Boy,
non so se con pena o sollecitudine devo accogliere il tuo intervento.
Decido per la commiserazione.
Uno che esca dalla prassi ferrea delle 2 righe , il limite autoimposto da anni
per piegare il tuo linguaggio alla sagacia fulminante dell'inglese,con esiti
di fastidioso moralismo bacchettone.
Uno, dicevo, che si compiace di parlare in toni misurati coi suoi pari ( ti ho
letto sul Ng americano o qui. Piu' raramente certo mica siamo
all'altezza.Complicemente assertivo con chi conti), l'aria di chi si abbandoni
al piacere di conversazioni intellettualmente stimolanti ,tronfio e
consapevole, come in un club anglosassone esclusivo per soli uomini.
Uno che resta per anni insonorizzato dietro privilegi presunti del proprio
mondo ed ogni tanto fa capolino dicendo nulla, condividendo nulla della
propria conoscenza (che immagino ampia e variegata ).
Quell'uno non ha voce in capitolo per me, non m'incute rispetto ne' mi crea
interesse per controbattere.Poco importa che la misoginia sia un terreno cui
indulga e che lo infervori (oltre il limite prefisso delle 40 battute di cui
s'e' detto...)
In realta' e' solo un brutto esempio da non imitare, di chi abbia nozioni e le
voglia tenere per se'.
> Capisco leggendoti
Non si puo' dire lo stesso di te.Chi mai ha avuto modo di leggerti ?
> > Sono decenni che in Italia la cultura si e' arroccata su posizioni di
> > conservatorismo autoreferenziale,
>
> Qui sembri un po' Testosterone Igniffi-Ignarri
>
Credo tu sia piu' portato di me per il camaleontismo.
R.
> Rosanna Calvitti ha scritto:
>
> > > Il libro di Zenni non è però un granché.
>
> > Ciao Adriano e benvenuto.
> > Mi stupisce il tuo giudizio cosi' secco e definitivo, fa' un po' a pugni
> > col resto del tuo incalzante intervento, non ti pare ? Da cosa deriva
> > questa cattiva valutazione e perche' non ravvedi alcuna efficacia
> > divulgativa nel testo di Zenni?
>
> Come ti hanno scritto altri il libro non è divulgativo. E' infatti uno
> studio analitico, con tutti i pregi e difetti di un libro di tal
> impostazione.
Adriano, in italiano divulgativo rimanda piu' genericamente alla capacita' di
diffondere concetti e nozioni in forma semplice . Non fosse cosi' dubito che
la casa editrice Stampa Alternativa potesse consentirne la pubblicazione, il
mercato ha le sue regole. Nell'introduzione Stefano Zenni si rivolge
direttamente al lettore neofita (prego controllare..).Non ci vuole una grossa
intuizione per capire che si e' compiuta un'operazione di mediazione e
compromesso, ma cio' non riduce l'utilita' del testo, perfino per una come me
che non puo' seguire , almeno per ora, il discorso di Zenni sull'analisi delle
partiture prese in esame, visto che non sa leggere la musica .
Sarebbe interessante piuttosto verificare se questa improvvisa serrata di
scudi intorno all'uso di un aggettivo non dipenda piuttosto dal fulcro
centrale del termine - vulgus- .La vocazione democratica , di condivisione
del sapere che si porta dietro, a fronte di un concetto chiuso ed elitario di
cultura , che pure qui ha i suoi piccati rappresentanti.
> Quel che ho scritto è quel che penso dopo averlo letto attentamente.
> Il libro alla lunga diventa noioso, a mio parere.
Prendo per buono il tuo commento, ma non e' che spieghi molto le ragioni.
> Di Zenni in generale non mi convince del tutto l'impostazione che dà ai
> suoi testi, che è sostanzialmente sempre uguale indipendentemente dal
> musicista che analizza.
Questa e' un'accusa seria. Sapresti come sostenerla o l'hai gettata li' come
boutade ?
fondamentalmente è un discepolo di Piras con
> pretese musicologiche esaustive, senza in realtà raggiungere, almeno nel
> caso specifico, l'obiettivo.
Nello specifico ...pare che manchino gli stessi americani. O no ?
> Altre volte ha fatto meglio, ad esempio analizzando l'opera di Duke
> Ellington, così almeno mi pare, ma è solo una opinione.
E come tale la prendo, grazie . Curiosita', tu che strumento suoni ?
Ciao
Rosanna
Oh, ma sai che non capisco come parli e cosa dici?
Ho dei problemi?
> Io penso che il provincialismo (culturale più che geografico visti i mezzi
> e
> i canali informativi oggi disponibili) cui Rosanna si riferisce sia
> l'effetto e non la causa del problema e sia sostanzialmente e
> consapevolmente voluto dagli stessi che, col loro "pensiero unico",
> controllano l'informazione e le attività culturali intorno al jazz da
> decenni nel nostro paese e che, come è noto, non sono esattamente di
> destra
> o vicini alle posizioni dell'attuale governo.
Chi sono?
> Quindi è perfettamente inutile aspettarsi che certe persone vengano qui
> sopra a dibattere liberamente: è proprio ciò che non vogliono. E l'alibi
> della rissosità di taluni è una banale scusa per girare la frittata ed
> evitare ACCURATAMENTE qualsiasi genere di confronto pubblico che
> aiuterebbe
> alla fine a scoprire solo certi altarini.
Quali?
> Importante è
> invece che se è piccola la torta, siano in pochi a partecipare alla sua
> spartizione.
I nomi please...
> le sovvenzioni pubbliche sulla cultura sono in mano ai
> tanto odiati "comunisti" e alle lobbies relative.
Beh, Blue Note e i suoi 50 spettatori per Clark Terry e 80 per Phil Woods
sono indipendenti dalle sovvenzioni pubbliche, mi sembra.
Dico questo perché, se ti ho capito bene, ce l'hai soprattutto con chi
scrittura Rava, Cafiso e Bollani, che però in cambio riempiono il teatro (e
il Blue Note) e garantiscono, tu dici, sembrerebbe, l'impinguamento delle
tasche degli organizzatori, io dico la sopravvivenza del tutto, visto che i
comuni, che di solito organizzano i festival, utilizzano gli agguati con gli
Autovelox per pagare i dipendenti e l'affitto dei locali del medico di base,
a quanto sembra (e qualche realtà locale la frequento anch'io, dunque penso
di parlare con cognizione di causa).
Il mio comune?
Chiede alla locale associazione culturale, gestita da volontari, di
occuparsi (gratis, paga dei musicisti e SIAE comprese) dell'organizzazione
della festicciola annuale del paese, con annessi spettacoli musicali
eventuali.
Belle sovvenzioni, vero?
Bella "mangeria" degli organizzatori, più che altro, vero?
> ha capito che per combattere i suoi
> nemici (i comunisti...) deve tagliar loro i viveri.
Berlusconi taglia i viveri punto e basta, la sovvenzione pubblica esiste
solo sulla carta e in maniera populista e demagogica (vedansi la farsa delle
pensioni minime ed ora quella dei mille euro per i nuovi nati). Neanche il
duce ce ne aveva così.
E tu mi parli male dei cattocomunisti?
La cultura, almeno quella che intendi tu, non sa neanche dove sta di casa,
Berlusconi. O almeno non la considera cultura, ma controcultura, quindi da
combattere.
> non ultima quella
> della scuola. Un vero massacro sociale e culturale a mio avviso, che si
> sta
> operando sui nostri giovani, che escono dalle scuole sempre più ignoranti
> e
> sempre più demotivati. Ed un paese in cui la Scuola non funziona è un
> paese
> destinato a declino certo.
Va bene, è vero. Parliamone.
Apriamo un thread a parte e parliamone, per esempio di come è messa la
scuola della musica in Italia e come è messa negli altri paesi...
Io il conservatorio l'ho frequentato a lungo, più o meno vent'anni fa,
diciamo che Berlusconi era di là da venire e si stava peggio di adesso
(studiare jazz al conservatorio non era "sperimentale", era bestemmia, tanto
per fare un esempio qualsiasi).
Berlusconi?
Berlusconi i conservatori (e le scuole i genere) li chiude.
> In realtà nessuno dei due schieramenti vuole ciò di cui oggi si straparla,
> ossia competizione, libero mercato dei prodotti e delle idee, che sono la
> reale premessa alla ricerca e allo sviluppo economico e al relativo
> benessere di ciascuno.
Ciò è falso, a non volere la competizione è Berlusconi, altro che balle.
> utilizzando sovvenzioni pubbliche a fini, in definitiva,
> poco o per nulla pubblici.
Ma chi? Quali sovvenzioni? Ma ti sei reso conto che in Italia non ci sono
più neanche i pianobar?
Non ci sono neanche all'estero, per quello, non ci sono neanche i festival
jazz, i locali che facevano jazz (penso alla Svizzera italiana che ho
frequentato parecchio, anche da musicista) si sono convertiti alle mignotte,
con tutto il rispetto, o a Massimo Ranieri.
La Svizzera mi sembra peraltro un paese che non si possa definire povero o
socialmente arretrato.
> come mancano nel
> jazz (gli operatori appassionati veri, intendo).
Beh, questa è la solita perla. Forse non ne conosci tu, ma per esserci ci
sono, vai tranquillo.
> E lo stesso, in piccolo, accade nella musica, jazz compreso.
Appunto. Finché pensiamo che l'unico capace di far concerti sia GMG siamo
oltre il provincialismo, siamo nel grottesco. Nemmeno lui, nel segreto delle
sue stanze, lo pensa, probabilmente.
Eppure qualcuno, soprattutto qui dentro, qualche allievo mediocre, intendo,
lo pensa, che il suo maestro sia l'unico e l'imprescindibile.
Comunque è normale, lo si è fatto tutti. Anch'io ho pensato che il mio
maestro fosse l'unico maestro in gamba sulla faccia della terra. Quelli a
cui lo raccontavo, invasato, un po' ridevano e un po' si facevano seri, a
seconda.
Io non capivo, avevo sedici anni.
> Berlusconi è stato il prodotto finale di questa Italia, ma non è la causa
> del declino generale che oggi patiamo, bensì, purtroppo, l'effetto.
Berlusconi è entrambe le cose, intrecciate in un meccanismo compulsivo e
perverso.
Noi probabilmente, nel nostro piccolo, dovremmo finirla di fare di tutte le
erbe un fascio, di fare i "comizi del prosecchino", alle sei di sera nel
solito dopolavoro col bancone alla moda.
Questa è controcultura, è berlusconismo, è l'apoteosi di quello che, a
parole e nei proclami, diciamo di combattere.
>Oh, ma sai che non capisco come parli e cosa dici?
>Ho dei problemi?
hai mai pensato de cambià mestiere? potresti fa' 'a persona seria,
p'esempio
Io sono serissimo, se serve, persino pesante.
E a prescindere dal frangente, lo sono in genere molto più di te e questo è
evidente.
Ognuno esprime qui sopra delle opinioni, non delle verità, egregio dottore,
basate sul proprio modo di vedere le cose, ma sopratutto sulla base delle
proprie esperienze e conoscenze. Semplicemente le mie sono diverse dalle
tue.
Ti faccio peraltro osservare che tu hai la stessa preoccupazione che ha
ultimamente Berlusconi, ossia quella di ristabilire "la verità", il che la
dice lunga sul modo di essere di chi, come te, pensa di essere dall'altra
parte della barricata politica, ma in realtà si comporta esattamente allo
stesso modo senza nemmeno accorgersene.
Il fatto è che le verità non sono mai racchiuse nelle parole, come tu
illusoriamente credi, ma nei fatti, e i fatti dicono che la disastrosa
cultura intorno al Jazz, che c'è ed è perdurante in Italia, non è mai stata
in mano né a uomini di destra né tantomeno a Berlusconi, di cui
effettivamente non importa nulla, né tantomeno a chi organizza Rava o Cafiso
per poveri di spirito (jazzistico) che si credono intelligenti.
Per il resto evito di dialogare con chi esordisce con certi appellativi
gratuiti e irrispettosi e già ha dimostrato abbondantemente e ripetutamente
il genere di persona che è.
Non c'è bisogno di definirti, perché ognuno si definisce da solo per quello
che è, ma quel che è certo è che non mi interessa instaurare un dialogo con
"persone virtuali" della tua risma.
Tutto inutile, tutto tempo perso.
> non mi interessa instaurare un dialogo con
> "persone virtuali" della tua risma.
Neanche a me interessa instaurare un dialogo, ci abbiamo provato dieci volte
e non ci siamo mai riusciti, non vedo perché dovremmo riuscire adesso.
Io semplicemente rispondevo, secondo me argomentando e secondo te no (e va
beh, te pareva...), circa le tue affermazioni. Quello che io e te pensiamo
della musica e di quello che gira intorno alla musica in Italia è
radicalmente diverso, da Rava in giù e lo sanno anche i sassi, ormai.
Rispondere e cercare di evitare che si faccia disinformazione è tutto quello
che voglio fare ed è soprattutto un diritto che spero non vorrai negare.
Secondo me hai detto come al solito tutto e il contrario di tutto, sempre
sulla falsariga che conosciamo, per te hai detto delle grandi verità e
svelato agli ingenui, agli incolti e agli addormentati, un mondo che non
conoscevano.
Bene, sempre secondo me non è così, gli ingenui e gli addormentati non
esistono e se esistono, per quello che mi riguarda, possono continuare a
dormire. A chi dovevo rispondere se non a te?
Ripeto, sempre secondo me, sparare nel mucchio non è mai servito e non
servirà mai. Entrambi abbiamo accuse molto gravi da fare, io credo di aver
individuato i bersagli (o il centro del bersaglio) e tu anche, solo che io
faccio i nomi e tu no.
Se ti riferisci a qualcuno in particolare, che ne so, a Carlo Pagnotta, a
Musica Jazz, a mia sorella o chi per lei, faresti bene a dirlo. Te lo chiedo
da sempre e non ho ancora avuto soddisfazione.
Peccato che però vorresti che questi supposti balordi e/o disgraziati, senza
dire chi siano, vengano qui a interloquire, magari direttamente con chi li
accusa di accattonaggio e corruzione, subito dopo aver finito di dire che
Enrico Rava e compagnia cantando sono musicisti per gente povera di spirito,
jazzistico fra parentesi, e ancor più poveri dei loro ascoltatori. Non la
pensano così in America, in Giappone, nel Nord Europa, evidentemente, visto
il successo di pubblico e di critica internazionale che i tuoi bersagli
musicali hanno.
Ne abbiamo parlato più volte, si vede che a Bergamo siete più evoluti, cosa
vuoi che concluda?
Il tutto per scoprire gli altarini e risanare questo povero Paese, nella
cultura musicale, nelle attitudini sociali, nella scuola e in altro ancora.
Allora, visto che mi conosci come uno pseudonimo, fai conto che io sia uno
qualsiasi di quelli che secondo te contribuiscono alla cattiva cultura
jazzistica in Italia, che ci lucrano, che si spartiscono la torta delle
sovvenzioni e chissà cos'altro ancora e comincia a dimostrare nei fatti,
visto che di fatti vuoi parlare, le accuse che muovi, che sono parecchio
importanti. Considerami chi ti pare, che tanto fa lo stesso, e inizia a
sparare.
Senza questo parlare della mia "risma" di persone mi sembra abbastanza
coraggioso e, in questo caso sì, ingenuo ed incosciente.
> Rispondere e cercare di evitare che si faccia disinformazione è tutto quello
> che voglio fare
Per me sei tu a fare disinformazione, forse in buonafede, ma non è quel
che penso, nel senso che se sei in buonafede devo anche pensare che sei
semplicemente poco informato più che disinformato. In sostanza non sai
niente di come girano le cose, o forse fai semplicemente finta di non
saperlo.
Tuttavia invece penso, anzi ne sono quasi certo, che tu scriva qui sopra
con scopi ben precisi e per conto di qualcuno e credo anche di sapere bene
chi sia questo qualcuno. E non lo penso da adesso, ma praticamente da
quando scrivi, se ti può interessare. Certo livore nei miei confronti,
certi attacchi personali mirati e puntuali, mi hanno sempre insospettito,
sin dall'inizio. Ma può essere che mi sbagli...
> Secondo me hai detto come al solito tutto e il contrario di tutto, sempre
> sulla falsariga che conosciamo,
Perché parli al plurale? Tendi come sempre a sopravvalutarti e a
sopravvalutare quel di cui si discute. Usa questo mezzo per quello che è e
per quello che vale: un semplice modo per scambiare opinioni sul Jazz. Sul
Jazz, ripeto, non sulle persone che scrivono, dottore...
> Bene, sempre secondo me non è così, gli ingenui e gli addormentati non
> esistono e se esistono, per quello che mi riguarda, possono continuare a
> dormire.
Probabilmente hai ragione. In compenso esistono persone in malafede e temo
che tu sia una di quelle. Da tempo vuoi che scriva dei nomi. Credi davvero
che non abbia capito perché vuoi che lo faccia?
io credo di aver
> individuato i bersagli (o il centro del bersaglio) e tu anche, solo che io
> faccio i nomi e tu no.
Se devo prendere sul serio quel che scrivi, devo onestamente pensare che
tu abbia difficoltà a centrare più che altro persino la tazza del cesso.
Figurati se riesci a centrare un bersaglio su questi temi...scusa la
finezza e la franchezza, ma è nel mio stile, nevvero?
In ogni caso, quali nomi avresti fatto? non ne ricordo.
subito dopo aver finito di dire che
> Enrico Rava e compagnia cantando sono musicisti per gente povera di spirito,
> jazzistico fra parentesi, e ancor più poveri dei loro ascoltatori.
Confermo. Più che altro è da poveri di spirito non andare ad ascoltare
Rava, ma andare ad ascoltarlo ogni mese, visto che ormai è proposto come
l'insalata nell'orto senza alcuna ragione musicale ed artistica
plausibile, a mio avviso. Il mondo del Jazz è grande, molto più grande e
merita di essere esplorato da menti meno ottuse e più curiose.
Non la
> pensano così in America, in Giappone, nel Nord Europa, evidentemente, visto
> il successo di pubblico e di critica internazionale che i tuoi bersagli
> musicali hanno.
Se è per questo ho trovato critiche positive in America anche a tanti
dischi mediocri dei nostri e non. Non mi pare molto indicativo.
Guarda, Rava è un trombettista oggi a dir poco sopravvalutato, la sua
musica è piacevole, ma monocorde. Nella storia del jazz è e sarà ricordato
come una figura minore. Non capisco perché devo approfondire Rava e non un
Erskine Hawkins, un Bill Coleman o un Bobby Hackett che sono cento volte
più importanti. Oggi tutti sanno chi è Rava, mentre in pochi conoscono i
trombettisti che ho citato e questo per quel che mi riguarda è ridicolo.
SE sei in grado di rendertene conto bene, altrimenti continua ad
ascoltarlo e fattene un baffo delle mie opinioni. Ti turbano così tanto?
Cafiso per quel che ha fatto sino ad oggi è un gran talento ma nulla più
che un ottimo clone di cui si può fare tranquillamente a meno. Speriamo
per il futuro. Serve altro? Sono le solite cose, no?
Per il resto rinnovo il solito invito: studia un po' di tromba jazz e più
jazz tout court che ne hai molto bisogno. Ci voglio decenni di duro
ascolto per comprenderlo e non si è mai finito di farlo.
> Ne abbiamo parlato più volte, si vede che a Bergamo siete più evoluti, cosa
> vuoi che concluda?
No semplicemente di jazz e di trombettisti a mio avviso e anche all'avviso
di altri ne sai troppo poco, nonostante tu presuma in modo differente
perché suoni un pianoforte nei piano bar e sei stato in conservatorio.
Ho diversi conoscenti e amici tra musicisti, jazzisti e pianisti che di
jazz mi hanno dimostrato che oltre a conoscerne poco lo sanno suonare
anche abbastanza male e sono sicuro che sono migliori di te come musicisti
e jazzisti. Quindi, non vedo cosa c'è da preoccuparsi.
Per il resto a Bergamo ci sono tanti sedicenti intenditori anche attempati
che sono dei veri asini ed hanno migliaia di dischi in discoteca. Non
credo sia un problema geografico: gli asini stanno da tutte le parti.
f.
Ommamma, ci mancava solo questa. Sei "quasi certo" di che cosa?
Chi è questo qualcuno? Oh bella........
:-))
Facchi, tu hai le traveggole.
Io scrivo per me e per quello che penso, di scopi non ne ho a parte ribadire
quello che penso.
Anzi, colgo l'occasione per scusarmi pubblicamente con chiunque si debba
sentire coinvolto in queste volgari accuse gratuite. Chiunque voi siate, non
preoccupatevi, non è colpa sua, è fatto così.
I nomi tuttavia non li farà mai e rimarremo sempre col mistero.
E poi, chiunque voi siate, o beneficiari dei miei "scopi precisi", potevate
scegliervi un emissario migliore, per la miseria!
Mi scuso di nuovo per il mio non essere all'altezza, ma invito comunque a
non preoccuparvi, il nostro è così.
Un po' come Bossi e Calderoli, diciamo, amici miei.
Una vergogna tutta italiana.
> E non lo penso da adesso, ma praticamente da
> quando scrivi, se ti può interessare. Certo livore nei miei confronti,
> certi attacchi personali mirati e puntuali, mi hanno sempre insospettito,
> sin dall'inizio. Ma può essere che mi sbagli...
Che ti devo dire, io la vedo al contrario, per me sei tu che disdegni
qualsiasi cosa provenga dalle parrocchie che hai deciso che non valga la
pena di sentire, è una guerra tutta tua, io non sono in guerra con nessuno,
come avrai notato, di jazz ne ascolto quanto te e forse anche di più, ma
questo non sono affari del NG.
> Sul
> Jazz, ripeto, non sulle persone che scrivono, dottore...
Infatti io scambio opinioni sul jazz, anche se non te ne sei mai accorto.
Conosco diversi musicisti italiani, cosa che non credo si possa dire di te,
e se permetti, è di loro che parlo. Tu mi interessi di conseguenza, in
quanto interlocutore occasionale ed accanito. Il parlare di te è naturale,
non fai altro da quando ti conosco che dirmi che gli italiani sono scarsi e
che devo studiare, cosa vuoi che ti risponda, che hai ragione?
Parlo di te? Fin troppo, certamente è vero.
Ma si tratta, ripeto, di un effetto collaterale delle mie opinioni, molto
spiacevole, più per me che per te, te lo assicuro.
Come dire, mi sembra che sia tu a volerlo, più che altro, io ne farei molto
volentieri a meno.
> Probabilmente hai ragione. In compenso esistono persone in malafede e temo
> che tu sia una di quelle. Da tempo vuoi che scriva dei nomi. Credi davvero
> che non abbia capito perché vuoi che lo faccia?
Io non sono in malafede, non ho mai guadagnato un centesimo di euro col
jazz. Se ci credi bene, se non ci credi, fai come ti pare, sono finito nella
tua lista di proscrizione, doveva succedere prima o poi.
Questo mi riempie di orgoglio, te lo dico col sorriso sulle labbra.
Il problema è che ti si conosce (sì, parlo al plurale anche in questo caso)
fin troppo bene, con le tue intolleranze e con la tua baldanza, ma, in fin
della fiera, quel che più stupisce, è sentirti parlare di onestà, pulizia,
libertà, razzismo e via così.
Per me sei proprio l'ultimo a poterlo fare, coi tuoi atteggiamenti che
chiunque (e si parla ancora al plurale) può definire oltranzisti, appena ti
conosce un po', però è chiaro che sei liberissimo di continuare a farlo come
più ti piace.
Io sono qui, leggo e quando mi va scrivo. E parlo di jazz, non di te,
nonostante tu ti affanni a sostenere il contrario.
Ripeto, tu sei di passaggio, le mie opinioni, seppure possano cambiare anche
domani mattina e magari anche grazie a te, sono ben più importanti della tua
natura e dell'analisi della stessa, natura che rimane a mio dire molesta,
molesta ai limiti della censura o della querela per chiunque dissenta, come
me, da quello che pensi o credi di aver imparato.
> Se devo prendere sul serio quel che scrivi, devo onestamente pensare che
> tu abbia difficoltà a centrare più che altro persino la tazza del cesso.
Ecco, questo per esempio è parlare di jazz.
> Confermo. Più che altro è da poveri di spirito non andare ad ascoltare
> Rava, ma andare ad ascoltarlo ogni mese, visto che ormai è proposto come
> l'insalata nell'orto senza alcuna ragione musicale ed artistica
> plausibile, a mio avviso. Il mondo del Jazz è grande, molto più grande e
> merita di essere esplorato da menti meno ottuse e più curiose.
Beh, per quanto tu possa non crederci, sono assolutamente d'accordo.
Ma ho anche una mia opinione sulle cause che diverge radicalmente dalla tua
e ne abbiamo già parlato. Rava in Italia è un mito, ha un pubblico e, coi
tempi che corrono, serve a garantire incassi. Tu non la pensi così, tu sei
convinto che le sovvenzioni bastino ed avanzino, io sono pressoché sicuro
che non sia così, i festival hanno un bilancio come tutto, purtroppo, oggi,
in Italia. Se questa è la società della divulgazione e della cultura, la
società del profitto e degli utili, ben vengano le sovvenzioni, ben vengano.
Secondo è un grande musicista italiano e solo per questo motivo è un onore
averlo in qualsiasi cartellone ITALIANO. Terzo, non mi sembra che ai
concerti di Rava ci si annoi, almeno, io non mi sono mai annoiato.
Il fatto che ci sia sempre o quasi, dunque, è solo un vantaggio, meglio lui
di altri.
> Se è per questo ho trovato critiche positive in America anche a tanti
> dischi mediocri dei nostri e non. Non mi pare molto indicativo.
Anche qui possiamo essere d'accordo (non lo siamo, ma potremmo...). Chissà
perché questa, che è un'opinione, si trasforma troppo facilmente in decreto
costitutivo e ti autorizza a darmi dell'ignorante, dell'incompetente, a
mandarmi a studiare e via dicendo.
> Guarda, Rava è un trombettista oggi a dir poco sopravvalutato, la sua
> musica è piacevole, ma monocorde. Nella storia del jazz è e sarà ricordato
> come una figura minore.
Certo che sarà ricordato come una figura minore, non mi sembra di aver mai
detto il contrario. Pensa che io sono convinto che anche McLean e Woods
saranno ricordati come figure minori. Bisogna sempre vedere con chi fai il
paragone. Con Davis?
Bene, scusa, io certe cose le do per scontate.
> fattene un baffo delle mie opinioni. Ti turbano così tanto?
Beh, insomma, tu non sei quello che si può definire un "tipino facile".
Hai appena finito di accusarmi di "essere qui per conto di qualcuno" e poi
mi inviti a farmene un baffo delle tue opinioni?
Ma fratello mio, tu vuoi che tolleranza e impunità trionfino, ma solo quando
ti fa comodo, a quanto sembra.
> Cafiso per quel che ha fatto sino ad oggi è un gran talento ma nulla più
> che un ottimo clone di cui si può fare tranquillamente a meno. Speriamo
> per il futuro. Serve altro? Sono le solite cose, no?
Infatti, sono sempre le solite cose, le solite pietre di paragone, i soliti
cliché, le solite rilevazione ovvie. Come dire, non è Charlie Parker, che
cog**oni quelli che lo pensano. Bene, ci voleva qualcuno che se ne
accorgesse, come avremmo fatto senza.....
> Per il resto rinnovo il solito invito: studia un po' di tromba jazz e più
> jazz tout court che ne hai molto bisogno. Ci voglio decenni di duro
> ascolto per comprenderlo e non si è mai finito di farlo.
Ecco, un altro consiglio di cui sentivamo il bisogno.
E tu studia un po' di musica, che quando prenderai coscienza di come sei
messo con le sette note vedrai che Cafiso non ti sembrerà un buon jazzista,
ti sembrerà un marziano, come del resto è sembrato a più d'uno, Gitler
compreso.
Prezzolato anche lui, questa sarà la tua prossima uscita, immagino.
> Non
> credo sia un problema geografico: gli asini stanno da tutte le parti.
Eh, anche sotto il naso, a volte.
> Io scrivo per me e per quello che penso, di scopi non ne ho a parte
ribadire
> quello che penso.
Bene, allora se sei in buona fede non rimangono alternative e sei quello che
ho sempre scritto in passato tu sia: uno che parla e si schiera per partito
preso privo della benché minima informazione sul merito. Ripeto, non ho
bisogno di definirti, ti definisci da solo.
Per quel che mi riguarda le cose di cui parlo le ho verificate direttamente
e le ho fatte presenti a suo tempo per iscritto agli organi competenti,
ossia quelli che finanziano certe iniziative pubbliche. Altre tue richieste
qui sopra nei miei confronti sono gratuite e dettate dalla tua profonda e
chiara malafede nei miei confronti.
> Anzi, colgo l'occasione per scusarmi pubblicamente con chiunque si debba
> sentire coinvolto in queste volgari accuse gratuite.
Le solite menate da sepolcro imbiancato...
Chiunque voi siate, non
> preoccupatevi, non è colpa sua, è fatto così.
E tu invece come sei fatto, "uomo virtuale"? Guarda a te stesso che è
meglio.
> I nomi tuttavia non li farà mai e rimarremo sempre col mistero.
> E poi, chiunque voi siate, o beneficiari dei miei "scopi precisi",
potevate
> scegliervi un emissario migliore, per la miseria!
> Mi scuso di nuovo per il mio non essere all'altezza, ma invito comunque a
> non preoccuparvi, il nostro è così.
> Un po' come Bossi e Calderoli, diciamo, amici miei.
> Una vergogna tutta italiana.
La vergogna tutta italiana è che ci sono troppi fessi che si credono
intelligenti in circolazione e decisamente tu sembri farne parte. Per questo
governano i Calderoli e i Bossi, purtroppo.
> di jazz ne ascolto quanto te e forse anche di più,
Ne dubito molto.
>
> Conosco diversi musicisti italiani, cosa che non credo si possa dire di
te,
Tu credi? Ah,ah. Curioso, io non posso credere che tu sia in malafede (cosa
che è sin troppo evidente da quando sei apparso), però tu sei certo che io
non conosco musicisti...
Te l'ho già detto tu non vivi nel mondo reale, vivi nella tua testa e nel
mondo dei tuoi pregiudizi che sono tutti sbagliati e naturalmente ti guardi
bene dal verificarli.
Purtroppo per te il jazz e l'ambiente lo mastico da tre decenni e la
mediocrità musicale e culturale in termini jazzistici di certi nostri
"gezzisti" (che non sono Rava e Cafiso di certo, perché sono comunque
musicisti di un altro livello) ho potuto verificarla a più riprese e
direttamente.
> non fai altro da quando ti conosco che dirmi che gli italiani sono scarsi
e
> che devo studiare, cosa vuoi che ti risponda, che hai ragione?
Dovresti semplicemente imparare a leggere quello che ti si scrive e non
usare le tue generalizzazioni o deduzioni sbilenche mettendole in bocca ad
altri.
In Italia ci sono fior di jazzisti e musicisti solo che non sono così tanti
come si vuol far credere. Parlare per classi di persone in musica e in arte
non ha senso. Tu confondi l'arte con la politica, la qualità con la
quantità. Non è un problema di sapere è un problema di comprensione. E' di
questa che dimostri di essere privo.
> Parlo di te? Fin troppo, certamente è vero.
> Ma si tratta, ripeto, di un effetto collaterale delle mie opinioni, molto
> spiacevole, più per me che per te, te lo assicuro.
> Come dire, mi sembra che sia tu a volerlo, più che altro, io ne farei
molto
> volentieri a meno.
Infatti si vede. Basta che scrivo qualcosa e sei subito qui a rompermi i
coglioni. E questo succede da due anni, non da adesso. Tra l'altro hai anche
dichiarato più volte che il tuo scopo è proprio questo. Fatti una
ricerchina, please.
>
> Io non sono in malafede, non ho mai guadagnato un centesimo di euro col
> jazz.
per forza, non sai nemmeno cosa sia il jazz. Per il resto ti ho già risposto
sopra.
Se ci credi bene, se non ci credi, fai come ti pare, sono finito nella
> tua lista di proscrizione, doveva succedere prima o poi.
NOn sei in nessuna lista, semplicemente perché sei virtuale e quindi
fisicamente non esisti. Non altrettanto posso dire di chi ha un nick qui
sopra e si è presentato fisicamente.
Prima dimostra di essere una persona, in tutti i sensi, poi avrai la
possibilità di finire, nel caso, in qualche lista.
> Il problema è che ti si conosce (sì, parlo al plurale anche in questo
caso)
> fin troppo bene, con le tue intolleranze e con la tua baldanza, ma, in fin
> della fiera, quel che più stupisce, è sentirti parlare di onestà, pulizia,
> libertà, razzismo e via così.
Le uniche persone che mi conoscono sono quelle che realmente mi hanno
conosciuto qui sul ng. Informati con loro eventualmente.
Tu non mi conosci e puoi scrivere quello che vuoi senza alcuna valenza e
riscontro. Solo un fesso della tua risma può pensare di conoscere qualcuno
sulla base di ciò che si scrive su un ng.
> Io sono qui, leggo e quando mi va scrivo.
anch'io, dottore...
E parlo di jazz, non di te,
> nonostante tu ti affanni a sostenere il contrario.
Ti contraddici da solo e nemmeno te ne accorgi. Cosa stai facendo adesso,
intelligentone?
> molesta ai limiti della censura o della querela per chiunque dissenta,
come
> me, da quello che pensi o credi di aver imparato.
vedi sopra...
> Ecco, questo per esempio è parlare di jazz.
No, questo è scherzare, ma una persona priva di ironia e ottusa come te non
può certo capire.
>
Rava in Italia è un mito, ha un pubblico e, coi
> tempi che corrono, serve a garantire incassi.
Il gatto si morde la coda e non sa che la coda è sua..
E' proprio questo il punto. In Italia si producono miti anche nel Jazz
sfruttando semplicemente l'ignoranza di chi ascolta, che viene proprio
coltivata da chi ha tutto l'interesse a costruire miti artistici che non
esistono. Informati del perché e del per come ciò accada, invece di
sproloquiare continuamente sulla mia persona.
E' lo stesso processo che si utilizza con Ramazzotti o la Pausini,
sostanzialmente non vedo differenze, solo che è fatto per persone che
ascoltando Rava si credono più evolute o intelligenti di quelle che
ascoltano Ramazzotti.
I miti musicali servono ai fessi e agli incolti per creare un mercato, un
business a vantaggio di qualcuno, non certo della cultura e della
divulgazione jazzistica. In questo senso è fondamentale che si facciano
ascoltare sempre gli stessi e sempre le stesse cose, delimitando la cultura
per sottrazione di elementi. Su questo regna la miglior disinformazione che
si possa fare: affermare silenziosamente che tutto il resto non è mai
esistito, non esiste e mai esiterà. Per quelli come te che ritengono di
sapere e conoscere meglio di altri la materia solo perchè escono da un
conservatorio e assecondano un tale stato di cose, ciò è persin
un'aggravante.
Trovo inverecondo che si gridi al mito senza nemmeno conoscere chi siano e
quale valenza musicale hanno avuto trombettisti come quelli che ho citato,
ma potrei aggiungere un Billy Butterfield, un Jimmy Mc Parland, un Ruby
Braff, un Red Nichols, un Phil Napoleon, un Bunny Berigan, un Muggsy
Spanier, un Joe Smith, un Tommy Ladnier, un Jabbo Smith ecc.ecc. tutti
trombettisti che nemmeno ci si degna di conoscere e non meritano l'oblio,
non dico del pubblico, ma dei sedicenti specialisti o competenti in materia
o semplicemente appassionati dell'ultima ora.
Come si può afferamare di capire di Jazz o di tromba jazz senza essersi
soffermati ad approfondire nella propria vita gli assoli di Louis Armstrong
su "Mandy make up your mind" o su "Go' long mule", affermando poi al mondo
la grandezza presunta di nostre "starlette" nostrane?
Affermare che Garbarek è sassofonista che merita di essere messo in una
lista dei grandi sassofonisti del jazz, significa semplicemente non
conoscere niente del sassofonismo jazz. Può dare fastidio scrivere questo
genere di cose, ma è quel che penso ed ho tutto il diritto di scriverlo,
come altri hanno il diritto di lodarlo.
Non è diplomatico, ma è una opinione che meriterebbe un atteggiamento di
confronto meno risentito, più umile e più dubbioso. Quella umiltà che
dovrebbe stimolare la curiosità, la voglia di conoscere. No, invece è meglio
dare del retrogrado bigotto e del fazioso a chi magari si è fatto un culo
così per decenni ad ascoltare e che magari se sostiene che Rava è
tecnicamente falloso, che è monocorde, che è ritmicamente limitato, che è a
volte persino poco intonato, che si adatta male a suonare ciò che non è
abituato a suonare ( ho assistito a suoi concerti in passato con Lee Konitz
e Gato Barbieri a dir poco pietosi), magari ha le sue buone ragioni.
E' vero Rava ha degli altri pregi, è buon compositore e ha personalità
musicale, ma perché non si possono fare presente i suoi limiti. Per non
deturparne il mito? Ma per piacere...
tu sei
> convinto che le sovvenzioni bastino ed avanzino, io sono pressoché sicuro
> che non sia così, i festival hanno un bilancio come tutto, purtroppo,
oggi,
> in Italia. Se questa è la società della divulgazione e della cultura, la
> società del profitto e degli utili, ben vengano le sovvenzioni, ben
vengano.
> Secondo è un grande musicista italiano e solo per questo motivo è un onore
> averlo in qualsiasi cartellone ITALIANO.
Come al solito ti convinci di quel di cui sarei convinto dimostrando di non
aver capito una mazza di quel che sostengo. Tu leggi, ma non comprendi.
Senti ma non ascolti e su queste basi esprimi giudizi sugli altri. E'
veramente incredibile il livello di sordità che dimostri.
Terzo, non mi sembra che ai
> concerti di Rava ci si annoi, almeno, io non mi sono mai annoiato.
Ad onor del vero Rava ascoltato una volta ogni tanto è più che piacevole.
Anzi a volte emoziona anche. La noia mi assale perché suona sempre le stesse
cose e allo stesso modo da anni. Questo intendo quando dico che è monocorde,
mono colore, mono tono, mono timbro, mono feeling, mono mood, mono tutto
insomma. Cavolo, ma come fai a non rendertene conto, musico?
> Anche qui possiamo essere d'accordo (non lo siamo, ma potremmo...). Chissà
> perché questa, che è un'opinione, si trasforma troppo facilmente in
decreto
> costitutivo e ti autorizza a darmi dell'ignorante, dell'incompetente, a
> mandarmi a studiare e via dicendo.
Confermo: studia e guarda che continuo a farlo anch'io se è per questo.
>
>
Pensa che io sono convinto che anche McLean e Woods
> saranno ricordati come figure minori. Bisogna sempre vedere con chi fai il
> paragone. Con Davis?
Beh, insomma, lasciami dire, esistono gli ordini di grandezza. Credimi, è
dura sostenere seriamente che Rava sia "minore" quanto Mc Lean o Woods.
> Ma fratello mio, tu vuoi che tolleranza e impunità trionfino, ma solo
quando
> ti fa comodo, a quanto sembra.
Tu non sei meno intollerante di me. Fai solo finta di non esserlo, perché ti
curi delle apparenze (con un nick poi è veramente da fessi dentro). E'
diverso.
>
>
Come dire, non è Charlie Parker, che
> cog**oni quelli che lo pensano.
Questa cosa la scrivi tu. Io non la penso. E' il solito genere di
travisamenti del pensiero altrui che ti fa comodo utilizzare per
delegittimare la controparte. Il solito comportamento gravemente scorretto e
profondamente violento.
>
>
> E tu studia un po' di musica, che quando prenderai coscienza di come sei
> messo con le sette note vedrai che Cafiso non ti sembrerà un buon
jazzista,
> ti sembrerà un marziano, come del resto è sembrato a più d'uno,
Le opinioni a maggioranza servono in politica non in musica.
A parte il fatto che non sono così sprovveduto come credi, credo che se
ognuno prendesse atto dei propri limiti sarebbe meglio per tutti,
soprattutto per se stessi.
Io i miei li conosco.
> Eh, anche sotto il naso, a volte.
già...Vedo infatti che hai appena smesso di ragliare.
Hai fatto bene, perché non ci racconti? Pensi che sparare nel mucchio serva
a qualcosa? Pensi che un proclama contro la corruzione postato qui sopra,
soprattutto postato da te, aiuti a migliorare la situazione?
> Altre tue richieste
> qui sopra nei miei confronti sono gratuite e dettate dalla tua profonda e
> chiara malafede nei miei confronti.
Certo, se vuoi chiamarla malafede fai pure, non credo che sia il termine
giusto, comunque sì, non ti sopporto. Non sopporto i tuoi "spargimenti di
sangue", le tue accuse gratuite, le accuse di ignoranza provenienti da una
persona rozza e prepotente.
> Le solite menate da sepolcro imbiancato...
No, non sono menate, mi dispiace per davvero, probabilmente è meglio
lasciare questo NG preda delle tue bugie piuttosto che fare qualcosa per la
verità a un prezzo troppo elevato per me e per le parti in causa. Sarà
chiarissimo quello che è questo posto, una palestra dell'autoreferenzialità
di facile consumo per aspiranti critici espulsi dal sistema per manifesta
inadeguatezza critica e culturale, oltre che per problemi caratteriali.
> E tu invece come sei fatto, "uomo virtuale"? Guarda a te stesso che è
> meglio.
Molto meglio, sembrerebbe. Mai infamato nessun musicista, a parte una volta
Jarrett, mi sembra, si di infamia si trattava.
> La vergogna tutta italiana è che ci sono troppi fessi che si credono
> intelligenti in circolazione
Appunto.
> Ne dubito molto.
In effetti è vero, ascolto anche un sacco di altra roba, ultimamente mi sono
messo ad un confronto sulle esecuzioni dei Notturni di Chopin, essendone da
poco uscita la versione di Pollini, unanimemente considerato il maggior
interprete chopiniano (e non solo) vivente (italiano, toh, che
fortuna.....).
Mi cibo di genii con una certa debole per quelli nostrani, per i quali, lo
ammetto, soffro in alcuni casi di partigianeria.
> la
> mediocrità musicale e culturale in termini jazzistici di certi nostri
> "gezzisti" (che non sono Rava e Cafiso di certo, perché sono comunque
> musicisti di un altro livello)
Oh, bene bene, un po' di sanità.
Ma a chi ti riferisci quando parli di mediocrità, al tuo vicino di casa?
No, perché se è davvero così e non è invece una correzione in calcio
d'angolo, ritiro subito tutto, facciamo che scherzavi, va bene?
Hai scherzato tre o quattro anni, ma fa niente. Ognuno ha i suoi tempi.
> In Italia ci sono fior di jazzisti e musicisti
È la prima volta da quando ti conosco che te lo sento dire. Giuro, non mi
ricordo che tu l'abbia mai detto prima.
Ripeto, ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. A te la cosa è costata diversi
anni e diversi insulti a me e persino a mia madre.
> Tu confondi l'arte con la politica, la qualità con la
> quantità. Non è un problema di sapere è un problema di comprensione. E' di
> questa che dimostri di essere privo.
:-)
Mannaggia, che coraggio! Guarda un po', è il tuo ritratto, porca miseria.
Stampatelo e mettitelo sul comodino!
"Non è un problema di sapere, è un problema di comprensione", mettici pure
anche la tua firma, medice cura te ipsum.
> Infatti si vede. Basta che scrivo qualcosa e sei subito qui a rompermi i
> coglioni. E questo succede da due anni, non da adesso. Tra l'altro hai
> anche
> dichiarato più volte che il tuo scopo è proprio questo. Fatti una
> ricerchina, please.
Te l'ho detto, non sopporto il fare di tutte le erbe un fascio, io conosco
operatori del jazz italiani che hanno dato la vita, molti soldi e la salute
per amore della musica e dei musicisti, il contrario esatto di quello che
dici tu da quando ti conosco.
Per me fai della semplice diffamazione, che tra l'altro è un reato. Per
questo semplicissimo motivo non fai nomi, ti limiti a buttare fango come un
trattore che sparge letame, cogliendo tutti indistintamente (Gualberto a
parte) probabilmente coglierai anche nel segno, qualche volta.
In nome della qualità e non della quantità, mi sembra che tu abbia detto
qualche riga sopra.
> per forza, non sai nemmeno cosa sia il jazz.
Beh, allora ti devi mettere d'accordo, una volta per tutte (ma te l'ho già
detto decine di volte, sortendo solo litigi e violenza).
> NOn sei in nessuna lista, semplicemente perché sei virtuale e quindi
> fisicamente non esisti. Non altrettanto posso dire di chi ha un nick qui
> sopra e si è presentato fisicamente.
Questo è semplicemente un alibi. Cosa vuoi che cambi? Sempre io sono no?
> Le uniche persone che mi conoscono sono quelle che realmente mi hanno
> conosciuto qui sul ng. Informati con loro eventualmente.
> Tu non mi conosci e puoi scrivere quello che vuoi senza alcuna valenza e
> riscontro. Solo un fesso della tua risma può pensare di conoscere qualcuno
> sulla base di ciò che si scrive su un ng.
Quindi le stesse cose che scrivi da anni sono tutte balle, non rispecchiano
la tua personalità e il tuo vissuto? Cos'è per te un NG, una palestra per
l'ego, un'esaltazione della schizofrenia?
Cosa cambia se poi io non conosca la tua faccia e tu la mia?
> Ti contraddici da solo e nemmeno te ne accorgi. Cosa stai facendo adesso,
> intelligentone?
Quello che stai facendo tu, la stessa cosa.
Cerco di negare pubblicamente le inesattezze, fandonie e illazioni intorno
al jazz italiano di cui sei prodigo, sempre in pubblico. Tu dal jazz
italiano sei fuori, nessuno ti tiene in considerazione. Fattene una ragione
e smettila di spargere veleno.
> No, questo è scherzare, ma una persona priva di ironia e ottusa come te
> non
> può certo capire.
Ah, certo, scherzare, quando e come meglio ti pare, capo.
> Informati del perché e del per come ciò accada, invece di
> sproloquiare continuamente sulla mia persona.
Di miti non ne abbiamo molti e quei pochi che abbiamo (o abbiamo avuto) sono
da esportazione e curiosamente, proprio grazie alla controcultura da te
magistralmente rappresentata, sono molto più apprezzati altrove che qui da
noi, dove se la devono vedere con prepotenti parvenues dalla voce stentorea,
più che con le lobbies, caro mio.
> E' lo stesso processo che si utilizza con Ramazzotti o la Pausini,
> sostanzialmente non vedo differenze, solo che è fatto per persone che
> ascoltando Rava si credono più evolute o intelligenti di quelle che
> ascoltano Ramazzotti.
Beh, questo lo dici tu. A me piace e basta, non mi sento più intelligente di
te per Enrico Rava, questo è poco ma è sicuro. Mi sceglierei Mozart, se
proprio dovessi usare la musica per questi fini meschini.
> I miti musicali servono ai fessi e agli incolti per creare un mercato, un
> business a vantaggio di qualcuno, non certo della cultura e della
> divulgazione jazzistica. In questo senso è fondamentale che si facciano
> ascoltare sempre gli stessi e sempre le stesse cose, delimitando la
> cultura
> per sottrazione di elementi. Su questo regna la miglior disinformazione
> che
> si possa fare: affermare silenziosamente che tutto il resto non è mai
> esistito, non esiste e mai esiterà. Per quelli come te che ritengono di
> sapere e conoscere meglio di altri la materia solo perchè escono da un
> conservatorio e assecondano un tale stato di cose, ciò è persin
> un'aggravante.
Quale stato di cose? Il pop, ad esempio, ha un suo pubblico in grado di
scegliere e di andare. Guarda caso le produzioni migliori sono anche quelle
che vendono di più, nonostante Napster. Gli altri stanno a galla, se ce la
fanno. Questa è un'altra cosa che non credo tu sia in grado di rilevare, per
il semplice motivo che non mi sembri consapevole dei processi produttivi di
un disco (non lo stampaggio, questo è chiaro).
Prova ad ascoltare un disco di Madonna o di Britney Spears e te ne accorgi
anche tu, del lavoro che c'è sotto.
> Trovo inverecondo che si gridi al mito senza nemmeno conoscere chi siano e
> quale valenza musicale hanno avuto trombettisti come quelli che ho citato,
> ma potrei aggiungere un Billy Butterfield, un Jimmy Mc Parland, un Ruby
> Braff, un Red Nichols, un Phil Napoleon, un Bunny Berigan, un Muggsy
> Spanier, un Joe Smith, un Tommy Ladnier, un Jabbo Smith ecc.ecc. tutti
> trombettisti che nemmeno ci si degna di conoscere e non meritano l'oblio,
> non dico del pubblico, ma dei sedicenti specialisti o competenti in
> materia
> o semplicemente appassionati dell'ultima ora.
Io non grido al mito, io rilevo i gusti del pubblico e della critica. Tu fai
parte in maniera numericamente irrisoria della prima categoria e non fai
parte della seconda,
IAMJ a parte.
> Affermare che Garbarek è sassofonista che merita di essere messo in una
> lista dei grandi sassofonisti del jazz, significa semplicemente non
> conoscere niente del sassofonismo jazz. Può dare fastidio scrivere questo
> genere di cose, ma è quel che penso ed ho tutto il diritto di scriverlo,
> come altri hanno il diritto di lodarlo.
Garbarek e Rava non hanno niente a che vedere tra loro, proprio niente.
> Rava è
> tecnicamente falloso, che è monocorde, che è ritmicamente limitato, che è
> a
> volte persino poco intonato, che si adatta male a suonare ciò che non è
> abituato a suonare ( ho assistito a suoi concerti in passato con Lee
> Konitz
> e Gato Barbieri a dir poco pietosi), magari ha le sue buone ragioni.
> E' vero Rava ha degli altri pregi, è buon compositore e ha personalità
> musicale, ma perché non si possono fare presente i suoi limiti. Per non
> deturparne il mito? Ma per piacere...
Perché i limiti li hanno tutti e ragionare per limiti è francamente assurdo
e antimusicale (al di sopra di un certo valore artistico, questo è chiaro,
anche se mi sa che occorra dirlo, purtroppo. Come dire, qui non stiamo
parlando del figlio della tua vicina di casa che studia alla scuola civica o
del maestro di chitarra jazz del mio paesotto...).
> Come al solito ti convinci di quel di cui sarei convinto dimostrando di
> non
> aver capito una mazza di quel che sostengo. Tu leggi, ma non comprendi.
> Senti ma non ascolti e su queste basi esprimi giudizi sugli altri. E'
> veramente incredibile il livello di sordità che dimostri.
Senti, io leggo e comprendo quello che comprendo, non rivoltare la frittata.
Quello che pensi è chiarissimo, ora non ti nascondere dietro un dito, per
favore.
> Ad onor del vero Rava ascoltato una volta ogni tanto è più che piacevole.
> Anzi a volte emoziona anche.
Oh bella, anche questa è la tua prima volta, in merito. Complimenti
vivissimi.
> La noia mi assale perché suona sempre le stesse
> cose e allo stesso modo da anni. Questo intendo quando dico che è
> monocorde,
> mono colore, mono tono, mono timbro, mono feeling, mono mood, mono tutto
> insomma. Cavolo, ma come fai a non rendertene conto, musico?
Certo, come Philip Glass? Come Bob Dylan? Facciamo che ha uno stile
personalissimo e inimitabile, talmente inimitabile da poterci campare ad
alto livello, coi tempi che corrono.
> Beh, insomma, lasciami dire, esistono gli ordini di grandezza. Credimi, è
> dura sostenere seriamente che Rava sia "minore" quanto Mc Lean o Woods.
Certo, è dura, ma quando si parla di storia della musica si parla di storia
della musica.
I trombettisti che tu hai citato ne sono ampiamente fuori, tutti.
E anche Rava, se è per quello.
Armstrong è un'altra cosa, Armstrong è come Mozart. E non perché non era
falloso, e questo non credo che ci sia bisogno di spiegartelo, dal momento
che è il tuo campo.
> Tu non sei meno intollerante di me. Fai solo finta di non esserlo, perché
> ti
> curi delle apparenze (con un nick poi è veramente da fessi dentro). E'
> diverso.
Io ho cominciato a usare Internet con i modem a 2600 bps, quando un
abbonamento costava più di mezzo milione all'anno, telefonate escluse.
All'inizio, da ingenuo, utilizzavo il mio vero nome. Ho imparato a mie spese
che non è mai il caso di farlo in un luogo virtuale così grande e
frequentato da sconosciuti. Questo non significa che io non sia rimasto me
stesso, a parte il nickname.
Io prendo sul serio quello che dico, finito di inviare il post sono sempre
io ad averlo inviato, non mio fratello, quindi rispondo io con la mia
coscienza di quello che sono, a prescindere dal nome.
Tra l'altro questo posto è frequentato anche da persone che mi conoscono per
nome, per cognome e per indirizzo.
Non mi sembra il caso di farne cenno a chi parla di mia madre con troppa
malasanità, non si può mai sapere.
> Le opinioni a maggioranza servono in politica non in musica.
> A parte il fatto che non sono così sprovveduto come credi, credo che se
> ognuno prendesse atto dei propri limiti sarebbe meglio per tutti,
> soprattutto per se stessi.
> Io i miei li conosco.
Ah, temo anche io i miei, per questo mi fido (oltre a sperimentare di
persona) di che ne sa trecento volte me e per il jazz ha dato la vita,
soprattutto se è in buona e nutrita compagnia.
> Hai fatto bene, perché non ci racconti?
Perché mi faccio i cavolacci miei, perpetua petulante e in malafede.
> Certo, se vuoi chiamarla malafede fai pure, non credo che sia il termine
> giusto, comunque sì, non ti sopporto. Non sopporto i tuoi "spargimenti di
> sangue", le tue accuse gratuite, le accuse di ignoranza provenienti da una
> persona rozza e prepotente.
Non sopporto, non sopporto, non sopporto....chi era l'intollerante?
smascherato come al solito il sepolcro imbiancato.
probabilmente è meglio
> lasciare questo NG preda delle tue bugie piuttosto che fare qualcosa per la
> verità
Cioè fammi capire..tu sei il possessore della verità io invece dico solo
bugie, peraltro documentate per iscritto a chi dico io.
Continuo a pensare che da Berlusconi saresti molto apprezzato...
Sarà
> chiarissimo quello che è questo posto, una palestra dell'autoreferenzialità
> di facile consumo per aspiranti critici espulsi dal sistema per manifesta
> inadeguatezza critica e culturale, oltre che per problemi caratteriali.
Più scrivi e più ti scopri...questa cosa non la dovevi scrivere.
Comunque mi risulta che a questa palestra e ad altre partecipi prima
ancora di me per tua stessa ammissione. So che altri hanno già avuto modo
di inquadrarti in tal senso in altre sedi, se mai ci fosse bisogno di
altre prove e conoscerti per quel che sei, non per quel che cerchi di
apparire.
Peraltro non ho mai aspirato ad un cazzo, né tantomeno a fare il musicista
da piano bar dopo aver studiato al conservatorio, come te.
Ho una mia professionalità in ambito diversissimo e comunque ho un mio
gusto musicale che coltivo e non ho bisogno con uno o più diplomi del
cazzo in mano, di inventarmi un mestiere e di cialtroneggiare in giro
vendendo fumo per allocchi. Ce ne sono già troppi in giro di ciarlatani.
Io, nella mia assenza di diplomi in musica facevo quel che fai tu oggi,
con quella tipica aria del musicista fallito jazzarolo tutto italiano con
il pezzo di carta in mano, più di vent'anni fa. L'unica differenza è che
ero dilettante e soffiavo in un sassofono e in un clarinetto. Tu
strimpelli su un pianoforte canzonette reggendo il moccolo a qualche
coppietta che si bacia. Per me era un divertimento, per te è una cosa
seria e ti prendi sul serio. Problemi tuoi.
Per il resto penso che ci siano in giro troppi diplomati di conservatorio
che pensano di risolvere le proprie carenze artistiche e l'incapacità di
competere come strumentisti nell'ambito in cui si sono diplomati, con il
jazz, pur avendo una educazione musicale quasi esclusivamente accademica e
non sapendo quasi nulla di jazz e con la pretesa di essere presi sul
serio. Come te insomma.
Certo, ciò serve a soddisfare il proprio ego, ma il risultato è quasi
sempre penoso. Ne conosco a chili di tizi come te. Parlate per categorie e
a difesa di una categoria quando vi conviene, tranne poi litigare al
coltello per fregarsi reciprocamente ingaggi nei bar a colpi di ribassi a
dieci euri, riempiendo i locali in cui andate a suonare con amici
conoscenti e tutti i nomi che avete in rubrica sul vostro cellulare. Non
fa alcuna differenza. Che pietà umana, che tristezza dell'animo.
> Molto meglio, sembrerebbe.
ah beh, finché lo dici tu. Com'era il discorso dell'autoreferenzialità?
Mai infamato nessun musicista, a parte una volta
> Jarrett, mi sembra, si di infamia si trattava.
Beh certo, che uomo d'ammodo che sei che eroe, che dignità che equilibrio
e rispetto che diamine...soprattutto quando si ha la certezza che Jarrett
non lo si può minimamente incrociare qui sopra. Tu si che sei un uomo, non
tua sorella...
Tanto Jarrett dei tuoi giudizi personali infamanti (non sulla musica
perché anche lì ci hai capito veramente poco) che hai scritto a suo tempo
ci fa risate grasse. Anzi, non ti caga proprio...
> Appunto.
Già, appunto.
> > Ne dubito molto.
> In effetti è vero, ascolto anche un sacco di altra roba, ultimamente mi sono
> messo ad un confronto sulle esecuzioni dei Notturni di Chopin, essendone da
> poco uscita la versione di Pollini, unanimemente considerato il maggior
> interprete chopiniano (e non solo) vivente (italiano, toh, che
> fortuna.....).
> Mi cibo di genii con una certa debole per quelli nostrani, per i quali, lo
> ammetto, soffro in alcuni casi di partigianeria.
Ma che dici, sciocchino, proprio un pochino, pochino, una roba minima,
roba da barbun, direbbe Iannacci.
Bravo comunque, fai bene, cimentati in quello che conosci bene che è
meglio. Sul resto faresti meglio ad ascoltare invece che cialtroneggiare
in continuazione.
>
> No, perché se è davvero così e non è invece una correzione in calcio
> d'angolo, ritiro subito tutto, facciamo che scherzavi, va bene?
> Hai scherzato tre o quattro anni, ma fa niente. Ognuno ha i suoi tempi.
> > In Italia ci sono fior di jazzisti e musicisti
> È la prima volta da quando ti conosco che te lo sento dire. Giuro, non mi
> ricordo che tu l'abbia mai detto prima.
> Ripeto, ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. A te la cosa è costata diversi
> anni e diversi insulti a me e persino a mia madre.
Te l'ho già detto: sei sordo, non ascolti sei pieno di pregiudizi e quindi
non comprendi. Sei troppo pieno di te stesso e regoli i tuoi ragionamenti
quasi esclusivamente su dei pregiudizi.
Ma ti pare possibile negare che ci siano dei validi jazzisti in Italia?
Tu forse non ha compreso l'uso che faccio della parola "gezzisti" che ha
un significato diverso da jazzisti. Non ti sei accorto?
> :-)
> Mannaggia, che coraggio! Guarda un po', è il tuo ritratto, porca miseria.
> Stampatelo e mettitelo sul comodino!
> "Non è un problema di sapere, è un problema di comprensione", mettici pure
> anche la tua firma, medice cura te ipsum.
Mi dispiace. Sono arrivato prima io :-))
> Te l'ho detto, non sopporto il fare di tutte le erbe un fascio,
Ma sei tu che fai dei ragionamenti altrui un fascio. Continui a non capire
un cazzo e a generalizzare su ciò che capisci, che è sempre troppo poco.
Con l'incomprensione e i pregiudizi non si dialoga ne ci si confronta. Si
fa solo casino e basta. Abbi l'umiltà di mettere almeno in dubbio ciò che
credi di capire e guarda che la stessa cosa ti accade col jazz; tu hai
fatto il conservatorio, tu suoni il piano, tu sai leggere la musica, tu
sai tutto, gli altri non capiscono un tubo. Questo è il tuo postulato e
l'hai dichiarato più volte anche esplicitamente. Trasudi arroganza e
superiorità intrinseca da tutti i pori e nemmeno te ne rendi conto e poi
la ammanti con falsa e ipocrita umiltà.
>
> Questo è semplicemente un alibi. Cosa vuoi che cambi? Sempre io sono no?
Cioè chi?
> Quindi le stesse cose che scrivi da anni sono tutte balle, non rispecchiano
> la tua personalità e il tuo vissuto? Cos'è per te un NG, una palestra per
> l'ego, un'esaltazione della schizofrenia?
> Cosa cambia se poi io non conosca la tua faccia e tu la mia?
Tu sei pedagogo giusto?
a volte mi stupisco di come un ingegnere (notoriamente considerati aridi e
ottusi) possa avere più larghe vedute di un pedagogo con pretese
razional-assolutistiche.
Stai in pratica dicendo che se non sono come pensi tu io sia, allora le
cose che sono scritte sono bugie, senza altre alternative??
Cioè una persona è come un interruttore: chiuso o aperto, 0 o 1, bianco o
nero...
Caspita, fammi capire, dopo tanto studiare di psicologia, pedagogia,
letteratura e musica e quant'altro di colto, sei giunto alla conclusione
che si possa inquadrare le molte sfaccettature di una personalità sulla
base di quel che vedi scritto qui sopra?
No guarda, a voi pedaparapsicologi fa male leggere libri. Vivete solo
nella vostra testa.
> Quello che stai facendo tu, la stessa cosa.
Mio nonno.
> Di miti non ne abbiamo molti e quei pochi che abbiamo (o abbiamo avuto) sono
> da esportazione e curiosamente, proprio grazie alla controcultura da te
> magistralmente rappresentata, sono molto più apprezzati altrove che qui da
> noi, dove se la devono vedere con prepotenti parvenues dalla voce stentorea,
> più che con le lobbies, caro mio.
Per carità, il gran premio della perspicacia...
> Beh, questo lo dici tu. A me piace e basta, non mi sento più intelligente di
> te per Enrico Rava, questo è poco ma è sicuro. Mi sceglierei Mozart, se
> proprio dovessi usare la musica per questi fini meschini.
Ah beh, certo. Questo si che si chiama amare il jazz profondamente.
In fondo il jazz ti fa schifo, caro mio, solo che non hai il coraggio di
ammetterlo a te stesso, ma è quel che chiaramente emerge.
Sia che senti Mozart, sia che senti Rava, o Davis (lascio perderere
Armstrong perché chiaramente non sai nemmeno dove sta di casa) si è sempre
ciò che si è. E' veramente ridicolo oltre che sintomatico ciò che hai
scritto e temo ti descriva molto bene.
> Quale stato di cose? Il pop, ad esempio, ha un suo pubblico in grado di
> scegliere e di andare. Guarda caso le produzioni migliori sono anche quelle
> che vendono di più, nonostante Napster. Gli altri stanno a galla, se ce la
> fanno. Questa è un'altra cosa che non credo tu sia in grado di rilevare, per
> il semplice motivo che non mi sembri consapevole dei processi produttivi di
> un disco (non lo stampaggio, questo è chiaro).
> Prova ad ascoltare un disco di Madonna o di Britney Spears e te ne accorgi
> anche tu, del lavoro che c'è sotto.
Come sempre capisci "tone" per "bidone"...
Caspita, sei più limitato nella comprensione di Rava come strumentista :-))
> Io non grido al mito, io rilevo i gusti del pubblico e della critica. Tu fai
> parte in maniera numericamente irrisoria della prima categoria e non fai
> parte della seconda,
> IAMJ a parte.
ah,ah, che cazzata che hai scritto. Veramente risibile...E dopo questa non
vi è più alcun dubbio che tu fai parte degli innumerevoli ignoranti
"konsumatori" che si avvicinano al jazz e che pensano che la storia di
questa musica oscilli, solo in ambito di attualità, tra i gusti del
pubblico ( o la sua maggioranza) e quelli della critica.
Con il tuo criterio profondamente imbecille gente come Lester Young, John
Coltrane, Herbie Nichols o Thelonious Monk sarebbe stata gettata nella
spazzatura e la storia del jazz sarebbe fatta con Guy Lombardo, Glenn
Miller e Mezz Mezzrow. Una vera barzelletta ciò che hai scritto.
> Garbarek e Rava non hanno niente a che vedere tra loro, proprio niente.
Caspita, che osservazione veramente illuminata e musicalmente fine...non
ci avevo pensato...
Comunque non è esatto neanche questo: entrambi incidono oggi per ECM ed
entrambi sono oggi grandemente sopravvalutati.
> Perché i limiti li hanno tutti e ragionare per limiti è francamente assurdo
> e antimusicale (
Certo, certo...invece oscillare tra i gusti del pubblico e della critica...
> Senti, io leggo e comprendo quello che comprendo,
cioè poco o nulla.
> Oh bella, anche questa è la tua prima volta, in merito. Complimenti
> vivissimi.
Falso, come sempre. Fatti una ricerchina su Jazzitalia tra le recensioni.
Troverai anche mie lodi sperticate (direi quasi eccessive). Fammi sapere,
ciccino. Rava meriterebbe solo il giusto spazio, non sto po' po' di
monopolio di Stato. Tutto qua.
> Certo, come Philip Glass? Come Bob Dylan?
Sono cose ed artisti molto diversi, con estetiche ed intenti molto
diversi. Credo che lo stesso Rava avrebbe difficoltà a paragonarvisi.
Facciamo che ha uno stile
> personalissimo e inimitabile, talmente inimitabile da poterci campare ad
> alto livello, coi tempi che corrono.
UNo stile indubbiamente lo ha e anche un eccellente senso melodico.
Ritmicamente fa quasi ridere, più che altro a causa delle sue carenze
tecniche e per il jazz questo è abbastanza grave.
Sull'inimitabile lascerei perdere, anche perché nelle parti buone
assomiglia molto a Chet Baker e Miles Davis, persino nel repertorio, su
altro è personale nel senso che ha uno stile che si basa molto su alcuni
cliché strumentali che usa nei suoi assoli, tipo certe "sbuffate" di note
verso il registro acuto di cui abusa quando è a corto di idee e vuol dare
un certo effetto di intensità ai suoi assoli. Gli serve per respirare e
prendere tempo per nuove idee, ma è solo uno dei tanti trucchi che usa per
abbindolare gli sprovveduti del jazz. Comunque non è male, ma va ascoltato
una volta ogni tanto non tutte le domeniche.
> I trombettisti che tu hai citato ne sono ampiamente fuori, tutti.
Questa che hai scritto è un'altra cazzata, più sul piano critico
metodologico generale che nel merito e tradisce anche qui la tua
estrazione accademica.
Il Jazz non è una musica fatta di quattro colonne fondamentali e poi il
resto non conta nulla. E' un linguaggio costruito da un popolo intero in
cuo ogni musicista ha la sua importanza e ha dato il suo contributo, chi
più chi meno e tutti insieme hanno contribuito a farne quella grande arte
che conosciamo. Ragionando come fai tu va sempre a finire che si parlerà
solo del genio di Davis e non si vedrà il contributo di un Kenny Dorham o
di un Woody Shaw, solo per fare un esempio. E questo è profondamente
sbagliato, non sul piano etico, ma proprio su quello critico.
> Armstrong è un'altra cosa, Armstrong è come Mozart.
Paragone come dicevo improprio e fondamentalmente per le stesse ragioni
precedenti.
Detto così sembra che parli di un genio venuto fuori dal nulla. E' vero
solo parzialmente, nel senso che il suo genio era molto avanzato rispetto
ai suoi contemporanei, ma non veniva fuori dal nulla, poiché corrisponde
al frutto che un certo processo "linguistico" aveva portato a maturazione
negli anni.
Questa visione critica della storia del Jazz fatta solo di grandi nomi e
di grandi personaggi è stao un errore che anch'io ho commesso in passato,
ma mi sono reso conto che è sbagliata, oltre che ormai abbondantemente
superata da tempo e credo che considerare trascurabile il contributo di
trombettisti come Jabbo Smith o Tommy Ladnier, per non dire di altri che
non abbiamo citato, con lo stesso criterio, è abbastanza grave e dimostra
solo una conoscenza ancora poco completa di ciò di cui stiamo parlando.
STUDIA, cotechino!!!
F.
> Perché mi faccio i cavolacci miei, perpetua petulante e in malafede.
Però Facchi, ogni tuo post contiene un meta-post nel quale, usando il tuo
interlocutore a pretesto, ti rivolgi sempre alle stesse persone, sicuro che
leggano quotidianamente il gruppo.
Non sarebbe ora che ti liberassi di sto fardello in qualche modo?
> Però Facchi, ogni tuo post contiene un meta-post nel quale, usando il tuo
> interlocutore a pretesto, ti rivolgi sempre alle stesse persone, sicuro che
> leggano quotidianamente il gruppo.
> Non sarebbe ora che ti liberassi di sto fardello in qualche modo?
Basta che qualche boccalone non scriva, agitandosi continuamente ed
inspiegabilmente per conto altrui ergendosi a paladino difensore del jazz
nazionale, che racconto bugie e che qualcun altro possiede la verità.
Neo, passi per Rava grande mito del jazz, o per il Facchi cafone rozzo, ma
pure bugiardo e disonesto...tu mi capisci...
ciao
f.
> Basta che qualche boccalone non scriva, agitandosi continuamente ed
> inspiegabilmente per conto altrui ergendosi a paladino difensore del jazz
> nazionale, che racconto bugie e che qualcun altro possiede la verità.
> Neo, passi per Rava grande mito del jazz, o per il Facchi cafone rozzo, ma
> pure bugiardo e disonesto...tu mi capisci...
> ciao
> f.
Per carità, spero solo tu abbia più ragioni per sostenere la tua tesi di
quante ne abbia io per confutarla.
Per la fortuna degli ascoltatori non faccio pianobar, ne ho fatto attorno ai
vent'anni, ancora mentre studiavo, per pochissimo tempo. Ora (ne sono
passati altri venti) non suono quasi più, tranne che nella mia stanzetta,
non ne ho tempo, purtroppo. Tutto quello che racconti su di me è così fuori
via e lontano dalla realtà che non mi sento neanche di replicare. Tieniti le
tue idee, che in fondo è meglio così.
Guai se tu mi stimassi, comincerei a farmi dei problemi.
Niente, frega un cazzo a nessuno, comunque, dei nostri problemi reciproci,
ma vedo che sto facendo la fine di Gualberto, parli e parli di me, della mia
vita, del mio lavoro, del mio suonare il pianoforte........ Ma mi hai mai
sentito suonare?
Ma che ne sai?
Potrei essere l'ultimo degli imbecilli come potrei anch'io avere la mia da
dire, no?
Quello che importa al NG, credo, a parte le nostre (le tue, più che altro)
paturnie, sia capire perché uno che dice di saperla lunga come te, tanto
lunga da sputare a più non posso non solo su un diploma di conservatorio,
che, certo, in fondo non è molto (anche se per te è già fantascienza), ma da
sputare soprattutto sui musicisti che non ama o che considera, sulla base
dei suoi ascolti, di serie B o peggio, non si sia ancora liberato della
sindrome del pisello piccolo.
Diffamare e cacciare streghe è un modo di essere e di pensare che è più
vicino a quello del salumiere o dello "sbirro" (sempre con tutto il rispetto
e scusandomi per il linguaggio) che a quello di un raffinato cultore
dell'arte, di qualsiasi arte.
Peccato, perché con tutto il tempo che perdi ad ascoltare dischi potresti
fare veramente qualcosa per il jazz, invece fai solo di tutto per...... mah,
dillo tu per che cosa, che è ben meglio.
Ah, se può aiutarti a riprendere un attimo l'orientamento, ti posso
assicurare che in vita mia ho ascoltato molta più musica leggera e musica
jazz che non musica accademica, quindi, come vedi, sono un ignorante totale,
anche dove tu pensi che io abbia la mia da dire.
Che bello... adesso ne sai una in più per altre trenta righe di.............
........ di autoreti, diciamo.
Essere fuori dal sistema mi pare cosa buona è giusta. Purtroppo, molti
fingono di contestare tale sistema per poi rimanervi cmodamente dentro,
magari ironizzando su coloro che vogliono starne fuori. Insomma, fuori sì,
ma con il consenso (e il disprezzo, al contempo) di quelli che rimangono
dentro...
Questo NG va facendosi sempre più smorto: si parla di me o di Facchi. Tutto
molto strumentale, al fine di farlo svanire (con il consenso anche dei finti
moralisti di turno, pronti a lagnarsi e senza dare un benché minimo
contributo intelligente), attribuendone la colpa, ça va sans dire, a
Gualberto e Facchi, o facendo in modo che gli "alieni" tolgano il disturbo.
Un incrocio mefitico fra fascismo di periferia e qualunquismo da cucina di
bordello...
GMG
Capisco quello che dici. Per quello che mi riguarda non è così e sono
sicuro che tu lo capisca. Io ho un mio modo di pensare attorno alla musica
e ai musicisti che spesso cozza col vostro, più con quello di Facchi, in
realtà. Questo non vuol dire che io abbia ragione, mi sembra chiaro.
Esprimo le mie opinioni, se trovo qualcuno che la pensa in maniera
radicalmente diversa lo scontro è inevitabile, io ci metto del mio e
questo qualcuno ci mette del suo. Io e te ci siamo scontrati un milione di
volte, ma non credo di aver nulla di personale né contro di te, anzi, se
un giorno avessi il piacere di incontrarti ti stringerei la mano molto
calorosamente.
Questa ultima vicenda dell'ultimo concerto di "Aperitivo..." è assurda,
nei termini in cui è stata presentata, è davvero un attacco alla tua
persona, pesante e assurdo, perpetrato attraverso un modo percepire la
musica che è assente da sempre nei miei commenti, quasi assente in quelli
di Neo (e questa è la prova evidente che Post non è Neo), ma, ed è un vero
peccato, presente nei tuoi ed in quelli di Facchi. Poi quando si litiga si
litiga e si dice di tutto, probabilmente anch'io ci sono cascato e se è il
momento giusto per farlo, me ne scuso.
Tuttavia, quel tipo di approccio, che manifesta i suoi sintomi
nell'esilarante "mi sono fatto un culo così ad ascoltare musica!", lo
considero profondamente sbagliato e antimusicale, dunque riduttivo,
negativistico, in fin dei conti fenomenologicamente nefasto non solo per i
musicisti, ma anche per chi la musica l'ascolta e basta. Probabilmente
vissuto sulla propria persona e sui propri lavori, come sta capitando a
te, non suona molto bello.
Che sia un contrappasso?
> Essere fuori dal sistema mi pare cosa buona è giusta. Purtroppo, molti
> fingono di contestare tale sistema per poi rimanervi cmodamente dentro,
> magari ironizzando su coloro che vogliono starne fuori. Insomma, fuori sì,
> ma con il consenso (e il disprezzo, al contempo) di quelli che rimangono
> dentro...
Quoto.
> Questo NG va facendosi sempre più smorto: si parla di me o di Facchi. Tutto
> molto strumentale, al fine di farlo svanire (con il consenso anche dei finti
> moralisti di turno, pronti a lagnarsi e senza dare un benché minimo
> contributo intelligente), attribuendone la colpa, ça va sans dire, a
> Gualberto e Facchi, o facendo in modo che gli "alieni" tolgano il disturbo.
> Un incrocio mefitico fra fascismo di periferia e qualunquismo da cucina di
> bordello...
>
> GMG
Imperversa ormai da tempo questa convinzione. Ma siamo proprio sicuri
che l'andamento di questo NG sia persecutorio nei vostri confronti?
L'NG, a mio modesto parere, è smorto, perche' anche voi alimentate
questo andazzo. Se provaste ad usare la vostra ironia in altra
maniera, forse l'NG prenderebbe un'altra direzione. Non penso che gli
avventori di iamj siano in combutta all'unanimita' per far fuori GMG o
Facchi (si parla se è per questo anche del polacco, di Neo, di Post,
della Calvitti ecc.). A meno che non si identifichi l'NG con qualcuno
in particolare.
Poi i moralisti. Non penso che chi si lamenta sia giusto definirlo un
moralista.
Non potete negare al malcapitato un certo fastidio per il dover
constatare che qui non trova cio' che sarebbe giusto trovare.
Come non è giustio incolparlo per non "produrre". L'uso che se ne puo'
fare di un NG in generale, puo' essere anche solo di consultazione, di
svago, senza necessariamente dover replicare tanto perche' bisogna
replicare. Meglio che uno stia zitto, no?, piuttosto che fargli dire
inesattezze. Che dire allora delle persone che potrebbero produrre,
che sono nell'olimpo dell'NG, che hanno le competenze necessarie e
invece vomitano veleno a destra e manca? Penso che questo sia da
additare con maggior forza rispetto a chi si lamenta per l'eccessivo
rumore qui.
Non dimentichiamo che molti di voi sono piu' colti in materia perchè
avete la fortuna non indifferente di aver fatto della vostra passione
il vostro lavoro. A quanti è concesso cio'? E che facciamo li
colpevolizziamo perche' non sanno abbastanza? L'NG non è una palestra.
Ognuno trae il piacere che cerca. Tu GMG avrai sicuramente il piacere
di "dare". Il "moralista" avra' il piacere di apprendere.
Pur non condividendo certe tue uscite, caro GMG, non riesco a
"distruggere" una persona per, concedimelo, delle debolezze. Hai
"prodotto" molto sia qui che fuori dall'NG (nelle maniere che tu hai
ritenuto opportuno, poco importa) a quanto mi è dato sapere e per
questo mi piace ricordarti, mi piace leggerti. Lo stesso dicasi per
Facchi o per il "polacco". Non sono delle penne qualsiasi. Poi ognuno
avra' le sue, ma chissenefrega.
Io quando vado ad un concerto, se un musicista di una certa importanza,
quella sera, non suona un granche' bene, non lo fischio. Non riesco,
non me la sento. Io lo chiamo rispetto.
Questo è quello che penso di GMG. Di Facchi. Del polacco (mi perdoni
il polacco ma non ho voglia di fare copia e incolla del suo complicato
nome).
P.S. Luca Conti che fine ha fatto?
Un saluto Michele
> Per la fortuna degli ascoltatori non faccio pianobar, ne ho fatto attorno
ai
> vent'anni, ancora mentre studiavo, per pochissimo tempo. Ora (ne sono
> passati altri venti) non suono quasi più, tranne che nella mia stanzetta,
> non ne ho tempo, purtroppo. Tutto quello che racconti su di me è così
fuori
> via e lontano dalla realtà che non mi sento neanche di replicare.
Senti un po', bamboccio istruito, in fondo di quel che fai o non fai non è
mai interessato a nessuno, ma adesso non mi fai passare per pirla.
Le cose che ho scritto non me le sono inventate, mentre tu sul sottoscritto
ne hai inventate in continuazione.
E' inutile che adesso ti rimangi tutto e fai per l'ennesima volta esibizione
della tua stomachevole e nauseabonda ipocrisia. Ho memoria buona e alcuni
tuoi post ce li ho memorizzati sull'hard disk, più che altro per il
campionario di sciocchezze e di attacchi personali, giudizi gratuiti e
pesantemente offensivi e quant'altro di più meschino si possa fare verso una
persona che mette il suo nome e cognome.
Proprio tu parli di diffamazione che se avessi messo il tuo nome e cognome
ti saresti già beccato dal sottoscritto tante di quelle querele da piantarti
in mutande per il resto della tua vita. Non ultimo mi hai dato anche del
bugiardo e disonesto (più diffamazione di questa, per dinci...) quando ho in
mano riscontri diretti che come ti ho detto ho anche reso a suo tempo noti
ufficialmente a chi di dovere. E non ti credere, molti che scrivono qua o
leggono e conoscono come vanno le cose sanno che quel che scrivo ha dei
riscontri anche nella loro esperienza. Semplicemente molti di loro, a
differenza mia che faccio un'altra professione e me lo posso permettere, per
vari motivi professionali e di buone relazioni non possono fare certe
denunce. E' comprensibile, come per me lo è nella mia professione. Così
(non) vanno le cose in Italia in tutti i settori professionali, purtroppo, e
se si vuol sopravvivere, non essere professionalmente emarginati e tirare
avanti, occorre evitare come la peste certi argomenti. E' proprio questo il
male vero e profondo del nostro paese. Si deve lottare ogni giorno per non
essere sopraffatti dall'azione di poteri forti, di lobbies varie che
condizionano pesantemente e anche a volte a nostra insaputa, la nostra vita,
il nostro presente e il nostro avvenire. Una situazione in cui gli onesti
vengono mistificati ed additati per disonesti e viceversa, in tutti i
settori, ormai.
Per il resto, insultandoti a più riprese, ho sicuramente sbagliato, ma mi
sono difeso a mio modo e ti ho semplicemente reso pan per focaccia,
approfittando della tua codardia nell'usare un nick per agire in questo modo
(perché questo è il solo unico vero motivo per cui usi un nick e oltretutto
mi risulta che ti guardi bene dallo scoprirti con altri tuoi "amici" che
scrivono su questo ng, guardacaso...
Sei entrato, dall'alto delle tue competenze musicali, parlando di Jarrett,
non della sua musica, bada bene, ma del suo brutto carattere e di come si
comportava sul palco di Verona ecc.ecc. , cioè con uno degli argomenti più
banali ed ottusi ed abusati che si sono potuti vedere a iosa su questo ng.
Stiamo parlando, se non erro, di due estati fa e mi ricordo che uno che
scrive su un ng musicale midi o qualcosa del genere, avvertì gli astanti che
avevi già rotto abbonantemente i coglioni come poi hai fatto qui anche su
quel ng sempre agendo sul piano degli attacchi personali, rendendo questo ng
un letamaio, cosa che prima del tuo avvento non era. Poi, a fronte di mie
repliche, da Jarrett, sei passato, dichiarandoti pedagogo (solo il primo
degli innumerevoli mestieri che hai dichiarato per poi regolarmente
rimangiarti quello che avevi scritto), a esprimere giudizi trancianti circa
il mio brutto carattere, la mia aridità mentale, la mia pochezza, di quanto
fossi spregevole come persona ed arrogante, sulla base del nulla totale di
elementi e di conoscenze dirette. Poi hai dichiarato esplicitamente e
scritto che il tuo compito su questo ng era esclusivamente quello di
annientare persone arroganti e prepotenti come me. Ci hai provato anche con
Gualberto, per poi renderti conto che siccome sul piano delle conoscenze
musicali ti copre in lungo e in largo e su tutti i fronti, da vero egoico
codardo quale sei hai battuto in ritirata proseguendo solo ad offendere il
sottoscritto, cosa molto più conveniente per te.
Poi hai dato lezioni di lettere a tutti, sostenedo di essere insegnate di
lettere (poi negato). Poi mi hai detto più volte che tu andavi in giro a
suonare, OGGI, ADESSO, ORA. Lo scrivesti in un accalorato post a Gualberto
in cui esibivi tutto il TUO di "pisello".
Adesso prendiamo tutti atto che sono vent'anni che suoni a casa tua. Poi hai
detto di conoscere benissimo il jazz e di ascoltarlo più di altri, tranne
poi utilizzare, per sparare fregnacce su Ellington, citazioni da libri di
vent'anni fa scritti da critici di dubbia competenza in merito.
Sta di fatto che dopo codesto grandissimo ascolto, accompagnato da cultura
musicale sconfinata, gusto finissimo (deridendo di quello altrui, non solo
di quello del sottoscritto, dall'alto della propria spocchia e conoscenza
musicale) e usando le centrali metodologie critiche e musicologiche
accademiche in tuo quasi esclusivo possesso, riguardo al jazz hai saputo
solo giungere alla conclusione di esaltare i miti universali di Rava, Cafiso
e Bollani, attività che qualsiasi sprovveduto odierno del Jazz che va ad un
concerto di costoro, senza alcuna conoscenza di musica o non avendo in mano
un diploma di Conservatorio come te, sa fare. Il tutto cercando
sistematicamente di mistificare il contributo afroamericano a questa musica,
condito con minchiate varie a sostegno di argomenti circa la pochezza
musicale di artisti "minori" quali Blue Mitchell, Jackie Mc Lean, e tutti
gli altri che ho citato anche recentemente, che manco conosci nemmeno per
averli visti in fotografia. Come è certo che non conosci e mai hai visto od
analizzato in vita tua lo spartito degli assoli di Armstrong in "Mandy make
up your mind, di "Go 'long mule", di "Cake walking baby from home", di
"Pratt city blues", di "Naughty man", di "Shanghai Shuffle", di
"Copenhagen", di "Everybodi loves my baby" nelle due versioni, totalmente
diverse tra loro, incise con Fletcher Henderson e con Clarence Williams.
Perché se non lo si è fatto per quanto mi riguarda di Jazz si è compreso
ancora poco.
Rileggiti, pirla, che in due anni ti sei dichiarato tutto e il contrario di
tutto e studia che non sai un cazzo né di jazz, né di come si comportano
molti mediocri "gezzisti" (non jazzisti, bada bene, perché purtroppo sono
solo una minoranza...) , di come questi parlino male l'uno dell'altro e si
facciano le scarpe pur di avere un ingaggio in più a due euro in più, di
come cerchino di "comprare" il tuo consenso in qualsiasi modo, specie se
scrivi da qualche parte o sei noto, di come si preoccupino che tu e i tuoi
amici e conoscenti occupino con il loro deretano la sedia dei locali o
luoghi in cui suonano e di quanto poco rispettino il pubblico che li va ad
ascoltare, specie se "osa" non lodarli incondizionatamente, di quanto siano
lacunosi nelle conoscenze in materia jazzistica, di quanto ascoltino solo se
stessi e quel che fanno o quel che strettamente interessa loro e la loro
musica, di quanto in realtà poca vera passione hanno nel fare ciò che fanno,
pretendendo, per giunta, sempre e solo riscontri positivi, viceversa sei da
gettare nella polvere dell'incompetenza e della malafede.
Per questo sostengo con forza che non ha senso come fai tu difendere a spada
tratta e indistintamente tutta una categoria che in realtà, oltre a non
esistere, né si sente né si comporta come una categoria, sia in termini
professionali che, tantomeno, artistici. E in questo modo i veri talenti,
quelli che pensano alla musica con passione fanno sempre più fatica ad
emergere. Proprio perché quelli come te vogliono difendere una "categoria".
Molti che organizzano concerti con certi gezzisti, sia italiani che
stranieri, hanno tutto l'interesse ad esaltari certi medicori musicisti,
perché a parità di budget a loro disposizione possono sempre ingaggiarli a
prezzi ribassati rispetto ad altri, prendendoli per fame.
Le sai almeno queste cose o non le sai?
Io sono invece convinto che denunciare queste cose faccia solo che bene al
Jazz, ai veri musicisti e ai veri talenti, che CI SONO, e che le persone
come te che si dichiarano difensori dei musicisti siano in realtà, magari
inconsapevolmente, i loro primi nemici.
Può essere che tu sia in buona fede, anche se continuo a dubitarne molto, ma
in ogni caso temo che il risultato pratico non muti.
Per il resto penso che ognuno nel merito, possa continuare a scrivere le
proprie opinioni. Tu continua a scrivere le tue, che io continuo a scrivere
le mie, possibilmente, ripeto, nei contenuti previsti per questo ng, che non
sono né io, né te, ne Gualberto, né nessun altro.
> mai hai visto od
> analizzato in vita tua lo spartito degli assoli di Armstrong (...)
> Perché se non lo si è fatto per quanto mi riguarda di Jazz si è compreso
> ancora poco.
Ma dài: da quando, per capire il jazz (e Armstrong), bisogna aver
analizzato lo spartito degli assoli? Nemmeno il vecchio Schuller se l'è
mai sognato.
>
> Ma dài: da quando, per capire il jazz (e Armstrong), bisogna aver
> analizzato lo spartito degli assoli? Nemmeno il vecchio Schuller se l'è
> mai sognato.
Serve tutto e niente, Squash, ognuno scelga il suo. L'importante che si
cominci da qualche parte.
Io ho imparato prima ascoltandoli una infinità di volte, poi canticchiandoli
nota per nota e poi provando a suonarli su uno strumento. Infine, quando ne
sono stato capace, ho provato a leggerli su spartito. Altri faranno in modo
differente. Per me è la quintessenza di questa musica, insieme come minimo a
Parker.
E poi mettiamoci d'accordo: se parli con un musicista ti dice che devi
tacere perché non sai leggere la musica. Se dici che il jazz si impara
ascoltando e suonando, ti si dice che devi avere una preparazione teorica di
base.
Vedi un po' tu, a me va bene tutto
ciao
f..
> Io ho imparato prima ascoltandoli una infinità di volte, poi (...)
Ah, ok.
> Serve tutto e niente, Squash, ognuno scelga il suo. L'importante che si
> cominci da qualche parte.
Siam d'accordo
Ascolti, Riccardo Facchi, apra bene le orecchie, prenda carta e penna e Se
lo scriva su un foglio: Lei è un molesto mentitore, stentoreo e rozzo,
racconta un sacco di balle sul sottoscritto e in fin della fiera non fa
altro che occuparSene, ché evidentemente devo darLe parecchio fastidio,
nonostante l'ignoranza musicale di cui in maniera sordida e ottusamente
guascona Lei mi accusa.
Comunque proceda pure, Si metta nel sacco da solo e con tutta la comodità
che vuole, dal momento che oltre che comportamentalmente molesto e
violentemente diffamatorio, Lei appare anche ottuso e inconsapevole del
fatto che, se mi vuol querelare, può farlo benissimo, il mio nickname in
caso di reato durerebbe due secondi.
Tuttavia temo che il sottoscritto, di reati, né con Lei, né con altri, non
ne abbia mai commessi.
Tuttavia, La prego, si faccia avanti e dica pure con parole sue, come meglio
riuscirà, che La accuso di quanto segue, in risposta a due anni
di calunnie e diffamazioni. Anzi, La prego, se lo salvi sull'hard disk e
proceda: "Riccardo Facchi, residente in provincia di Bergamo non mi ricordo
dove, è ampiamente dimostrato dai violenti, strumentali, inverecondi nonché
calunniosi attacchi consumati su IAMJ a danno della mia e dell'altrui
persona, nonché del jazz, della musica e dei musicisti italiani tutti, che
Lei è un gran mascalzone, con diversi problemi sociocomportamentali dannosi
per il vivere civile nonché pesantemente e ingiuriosamente lesivi
dell'altrui reputazione".
> Poi hai dato lezioni di lettere a tutti, sostenedo di essere insegnate di
> lettere (poi negato). Poi mi hai detto più volte che tu andavi in giro a
> suonare, OGGI, ADESSO, ORA. Lo scrivesti in un accalorato post a Gualberto
> in cui esibivi tutto il TUO di "pisello".
> Adesso prendiamo tutti atto che sono vent'anni che suoni a casa tua. Poi
> hai
> detto di conoscere benissimo il jazz e di ascoltarlo più di altri, tranne
> poi utilizzare, per sparare fregnacce su Ellington, citazioni da libri di
> vent'anni fa scritti da critici di dubbia competenza in merito.
Facchi, ribadisco, Lei è un mentitore incallito, un tagliatore di teste.
Per quello che mi riguarda non desidero aver niente a che fare con gente di
siffatta specie, gente di dubbia, molto dubbia moralità, che, ciò
nonostante, si permette di fare il moralista e di voler ripulire il mondo,
musicale e non; i problemi comportamentali di solito si affidano a chi se ne
occupa costituzionalmente.
Quindi, per quello che mi riguarda, il discorso è ampiamente chiuso, non mi
sento di replicare con la ragione e con le parole a chi fa un uso così
sistematico e facinoroso dell'ingiuria.
Potrò rivolgerLe la parola, tramite interposta persona, solo in sede di
dibattimento arbitrale. Vedrà che in quella configurazione comunicativa
comprenderà un sacco di cose sul vivere civile, che evidentemente, in arnese
da giacobino e grossolano paladino della moralità nel mondo musicale (Lei sì
e non coloro che La invitano a modi e metodi più consoni), deve aver
dimenticato dove stia di casa.
E mi faccia un'ultima cortesia, lasci perdere il dottor Gualberto o
qualsiasi altro astante, non tiri nessuno in mezzo a vicende che certamente
non lo lusingano e delle quali farebbe a meno più che volentieri. Non trovi
complicità coatte o di comodo, Se la veda da solo coi problemi che Le creano
la Sua disdicevole condotta ed il livello di indecenza comunicativa che
manifesta.
Per quello che mi riguarda l'interlocuzione con Lei in questi luoghi è
chiusa.
L'aspetterò quando vorrà dove meglio potranno farLe capire dove sia situato
il limite tra il buon vivere ed il vivere pericolosamente e molestamente.
> Ascolti, Riccardo Facchi, apra bene le orecchie, prenda carta e penna e Se
> lo scriva su un foglio: Lei è un molesto mentitore, stentoreo e rozzo,
> racconta un sacco di balle sul sottoscritto e in fin della fiera non fa
> altro che occuparSene, ché evidentemente devo darLe parecchio fastidio,
> nonostante l'ignoranza musicale di cui in maniera sordida e ottusamente
> guascona Lei mi accusa.
> Comunque proceda pure, Si metta nel sacco da solo e con tutta la comodità
> che vuole, dal momento che oltre che comportamentalmente molesto e
> violentemente diffamatorio, Lei appare anche ottuso e inconsapevole del
> fatto che, se mi vuol querelare, può farlo benissimo, il mio nickname in
> caso di reato durerebbe due secondi.
> Tuttavia temo che il sottoscritto, di reati, né con Lei, né con altri, non
> ne abbia mai commessi.
Il sottoscritto chi?
In ogni caso di reati sulla mia persona (vera, non virtuale) egregio, ne ha
commessi a chili e posso documentarli uno per uno.
> Tuttavia, La prego, si faccia avanti e dica pure con parole sue, come
meglio
> riuscirà, che La accuso di quanto segue, in risposta a due anni
> di calunnie e diffamazioni. Anzi, La prego, se lo salvi sull'hard disk e
> proceda: "Riccardo Facchi, residente in provincia di Bergamo non mi
ricordo
> dove, è ampiamente dimostrato dai violenti, strumentali, inverecondi
nonché
> calunniosi attacchi consumati su IAMJ a danno della mia e dell'altrui
> persona, nonché del jazz, della musica e dei musicisti italiani tutti, che
> Lei è un gran mascalzone, con diversi problemi sociocomportamentali
dannosi
> per il vivere civile nonché pesantemente e ingiuriosamente lesivi
> dell'altrui reputazione".
>
>
> Facchi, ribadisco, Lei è un mentitore incallito, un tagliatore di teste.
> Per quello che mi riguarda non desidero aver niente a che fare con gente
di
> siffatta specie, gente di dubbia, molto dubbia moralità, che, ciò
> nonostante, si permette di fare il moralista e di voler ripulire il mondo,
> musicale e non; i problemi comportamentali di solito si affidano a chi se
ne
> occupa costituzionalmente.
In fatto di moralismi d'accatto ne abbiamo letti da almeno due anni e sono
tutti di sua produzione. Precisiamo. Di altro abbiamo potuto fruire ben
poco.
> Quindi, per quello che mi riguarda, il discorso è ampiamente chiuso, non
mi
> sento di replicare con la ragione e con le parole a chi fa un uso così
> sistematico e facinoroso dell'ingiuria.
> Potrò rivolgerLe la parola, tramite interposta persona, solo in sede di
> dibattimento arbitrale. Vedrà che in quella configurazione comunicativa
> comprenderà un sacco di cose sul vivere civile, che evidentemente, in
arnese
> da giacobino e grossolano paladino della moralità nel mondo musicale (Lei
sì
> e non coloro che La invitano a modi e metodi più consoni), deve aver
> dimenticato dove stia di casa.
> E mi faccia un'ultima cortesia, lasci perdere il dottor Gualberto o
> qualsiasi altro astante, non tiri nessuno in mezzo a vicende che
certamente
> non lo lusingano e delle quali farebbe a meno più che volentieri. Non
trovi
> complicità coatte o di comodo, Se la veda da solo coi problemi che Le
creano
> la Sua disdicevole condotta ed il livello di indecenza comunicativa che
> manifesta.
Pensa un po', ha ancora il coraggio di preoccuparsi del "buon nome"
altrui...
Intanto, egregio signore colleziono sull'hard disk anche questa serie di
infamie che ha scritto per l'ennesima volta nei miei confronti.
Per il resto egregio, faccia cun po' come meglio crede. Io pure.
> Per quello che mi riguarda l'interlocuzione con Lei in questi luoghi è
> chiusa.
Magari.
Se è vero sarebbe proprio una grazia ricevuta, ma, glielo ricordo, sarebbe
la prima volta che non si rimangia la parola, mister "signor non si sa bene
chi"
Tutto è possibile. Ci conto.
In fondo è solo un NG.
Cordiali saluti a tutti due.
sv
p.s.: non voglio fare da paciere. Per quello che mi riguarda potete
continuare a scannarvi per i prossimi vent'anni. Però non giova. Né a voi né
agli altri.
> Perchè non la piantate d'insultarvi a vicenda ??
> Sarebbe ora !! e vale per tutti e due.
> Non mi interessa chi ha scagliato la prima pietra o chi le ha sparate più
> grosse, né chi ha torto o ragione.
> E' solo che dopo un po annoia. E' sempre la solita solfa.
> Anche se lo vostre diatribe chilometriche non le leggo credo disturbino me e
> altri.
> Con Facchi sono stato d'accordo molto volte e altre no. Con Siegfried
> qualche volta si e altre molto meno. Ma non è questo l'importante. Un po di
> autocontrollo e di senso della misura non guasterebbe.
> In fondo è solo un NG.
> Cordiali saluti a tutti due.
> sv
Hai ragione Sergio!
grazie
ciao
f.
> p.s.: non voglio fare da paciere. Per quello che mi riguarda potete
> continuare a scannarvi per i prossimi vent'anni. Però non giova. Né a voi né
> agli altri.
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