Lennie
Tristano:
"Dizzy Gillespie is a nice trumpet player, but he's no Fats
Navarro."
Leggiamo invece i mezzucci cui doveva ricorrere mails devis su
Fats:
"After we'd get off (work), we'd sit around and talk about music,
and the old days up at Minton's when Fat Girl would be blowing away =
everybody that came through the door. I would tell him shit -- technical
shit -- about the trumpet, because see, Fat Girl was a natural musician, a
natural genius player and so I would be showing him stuff to play."
E
sentiamo ora come il sassofonista Jimmy Health commenta una jam al Minton's
in cui suonavano Fats Navarro e mails devis:
"Fats ate Miles up every
night. Miles couldn't outswing him, he couldn't outpower him, he couldn't
outsweet him, he couldn't do anything except take that whipping on every
tune."
E Roy Haynes (e' una delle testimonianze piu' importanti):
"Fats
Navarro was a spectacular musician because, in a time when some cats
arrived on the scene with nothing, he came on with everything: he could
read, he could play high and hold anybody's first trumpet chair, he could
play those singing, melodic solos with a big, beautiful sound nobody could
believe at the time, and he could fly on fast tempos with staccato, biting
notes and execute whatever he wanted, with apparently no strain, everything
clear. And every note meant something.
You know there are those kind of
guys who just play a lot of notes, some good, some bad. Fats wasn't one of
those: he made his music be about each note having a place and a reason.
And he had so much warmth, so much feeling. That's why I say he had
everything."
Fats Navarro, chiaramente, terrorizzava gli altri
musicisti; anche se in questo Ng molti amano far riferimento ad atmosfere
bucoliche alla "volemose bene" le cose non stavano cosi' e penso che la
testimonianza di Tadd Dameron sia autorevole in tal senso:
"I used to try
to get other fellows to play with me, and they'd say, "Oh, is Fats in the
band? Oh, no!"
E chiudiamo con Fats che parla della modernita' del bebop
(modernita' che e' anche oggi riscontrabile, anzi, a maggior ragione
proprio oggi... per tutti quelli che mi accusano di essere retro'-
retrogrado):
"It's just modern music. It needs to be explained right. What
they call bebop is really a series of chord progressions. None of us play
this bebop the way we want to, yet. I'd like to just play a perfect melody
of my own, all the chord progressions right, the melody original and fresh
-- my own."
Ma ci sono anche alcuni critici che riconoscono la
modernita' di quella musica: fra i pochi abbiamo Dan Morgenstern:
"His
sound was the biggest and most moving of any "modern" trumpeter; as a
confirmed lover of big sounds, I must confess that this is where I find the
modernists most lacking when compared to the masters of "mainstream"
jazz... but Fats (and to a lesser extent, Clifford (Brown)) could hold
their own ... Just listen to Fats ... don't you miss that sound today?"
Il 7 luglio dello scorso anno ricorrevano i cinquant'anni dalla morte di
Fats (secondo me il riferimento piu' importante per i trombettisti della
bebop&hardbop Era): quanti libri hanno scritto su di lui, quanti tributi,
quanti articoli su Fats hanno firmato le penne della critica italiana sulle
varie testate di jazz (Jazzit e Musica Jazz); e i riconoscimenti, pochi,
che ci sono stati quanto onore e quanta giustizia hanno portato a questo
importantissimo musicista? E ora se me la venite a menare con la storia che
l'influenza di Davis e' stata piu' significativa nella storia del jazz di
quella di Navarro non fate altro che cadere nell'errore diacronico che
caratterizza spesso e volentieri le valutazioni della critichetta nostrana.
E non ho alcun problema a riconoscere che Navarro e' stato piu' importante
di Dorham e Gillespie.
E ora... 1-2-3 scagliatevi!
Tony Mancuso
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
> Tony Mancuso
No no, e chi si scaglia? Ho letto e rileggerò. Sono della tua stessissima
opinione su Davis.
Ma quel tuo amico morto? Non hai risposto! Avevo già messo qualcosa da
parte per la vedova quarantaduenne...
Ciao. Pasquale
--
Inviato il dom 04 nov 2001 21:50:51 CET da 62.98.175.34 [62.98.175.34]
http://www.neuromante.net/
dimenticavo il valore sincronico (di quale modernità?). Il valore
sincronico dell'opera d'arte non è affatto un connotato della modernità,
ma dell'antichità. Peccato che della musica antica non conosciamo una
cicca.
Nella modernità l'opera d'arte diventa subito letteratura, roba da museo,
che non intacca di un millesimo la realtà.
Ma forse con dia/sincronico intendi qualcosa di diverso.
Ciao. Pasquale
Ps
Peccato per il mio inglese da tartaruga. Non citi le fonti biblio.
Potresti farlo?
Grazie. Pasquale
--
Inviato il dom 04 nov 2001 22:09:06 CET da 62.98.177.24 [62.98.177.24]
http://www.neuromante.net/
http://csis.pace.edu/~varden/navarro/quotes.html
e
ringrazio il caro amico Ernesto Spinelli per avermi mandato il link.
> Per farla breve, altrimenti corro il
> rischio di rompervi le palle con le mie menate, davo al termine sincronia
> il significato di un livellamento a livello cronologico e l'analisi di un
> particolare stato del linguaggio,
### chiaro
mentre all'antitetico concetto di
> diacronia attribuivo l'analisi della successione dei vari stati sincronici
> del linguaggio, attivita' cui mi sembra la critica si sia da sempre
> dedicata trascurando l'importanza di un'analisi sincronica.
### la critica se n'è sempre fregato dell'analisi sincronica: rischiosa se
il critico deve addentrarsi nella ...sostanza. Vede i predecessori e i
successori, vede i lasciti testamentari, ma si rifiuta di vedere quant'è
comune (contemporaneo, sincronico, 'eterno'), appunto, nella ...sostanza.
I pericoli di
> un'analisi diacronica sono quelli di attribuire il patentino di modernita'
> alle forme di linguaggio che via via susseguono le precedenti.
### sì sì, ci troviamo, solo perché si riesce a trovare sempre un
precursore di ciò che trionfa nel presente.
Grazie dei chiarimenti e dell'url.
Ciao.
Pasquale
--
Inviato il lun 05 nov 2001 01:19:17 CET da 62.98.174.51 [62.98.174.51]
http://www.neuromante.net/
> Senza voler riprendere la polemica e senza intenzione di far incazzare i
> numerosissimi devisiani affolan-affossanti questo Ng
C'č poco da incazzarsi Tony. A me Navarro č sempre piaciuto un casino e
continuo a non capire i tuoi sforzi denigratori su Davis per poter esaltare
i grandi trombettisti che citi. Alcune volte hai una visione "celodurista" del
jazz che francamente continua a risultarmi un insulto alla tua intelligenza.
Comunque se qualcuno ha dei dubbi sulla infinita grandezza creativa e genialitŕ
di Davis consiglio tutti di acquistare l'ultimo cofanetto della CBS appena
sfornato su Davis: "The complete In a silent way session" e capirete quanto
sono risibili gli sforzi di Tony.
Risate grasse, ma molto grasse :-))))))
Riccardaccio
--
Posted from [151.99.168.86]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Ma no, non hai capito!
Non credere che io parli bene di Navarro per smerdare devis. Quello che
volevo far emergere, come si evince anche dalla testimonianza di Haynes e'
che devis (al contrario di molti suoi colleghi, Navarro in testa) aveva
enormi limiti e non so per quale motivo una volta se ne usci' con questa
frase riferendosi a Fats: "Ormai completamente fatto, aveva perso un
mucchio di peso, era sempre malato e doveva abbandonare un mucchio di
lavori". Ma vaffanculo! Rosicava, era invidioso e sapeva benissimo che
quando Fats saliva sul palco, anche strafatto e malato per i cavoli suoi
(aveva contratto la TBC) non gli dava neanche il tempo di tirare fuori la
tromba dalla custodia. devis ha fatto delle esternazioni da cialtrone non
solo su Navarro ma anche su molti altri grandi, solo per il fatto che li
vedeva come concorrenti piu' preparati, sotto ogni punto di vista, di lui.
E io, a differenza di Prigiotti, non mi fiderei molto dei giudizi espressi
da devis, non li ritengo ne' attuali ne' obiettivi, ma quasi sempre faziosi
e stronzi.
>Rosicava,
era invidioso e sapeva benissimo che
>quando Fats saliva sul palco, anche
strafatto e malato per i cavoli suoi
>(aveva contratto la TBC) non gli
dava neanche il tempo di tirare fuori la
>tromba dalla custodia. devis ha
fatto delle esternazioni da cialtrone non
>solo su Navarro ma anche su
molti altri grandi, solo per il fatto che li
>vedeva come concorrenti piu'
preparati, sotto ogni punto di vista, di lui.
Ah, dimenticavo ci sono
un sacco di aneddoti che potrei riportare per appoggiare quanto dico
sopra... si sa, anche i vangeli sono una raccolta di aneddoti...
Premesso che Fats Navarro è un musicista dei più grandi, vediamo di uscire
da questa storia del terrore...
Un musicista teme un altro per tre motivi:
1 È realmente meno bravo
2 È un egocentrico, non vuole rivali
3 È timido, introverso. Il suo stile, in una jam session, non "buca" come
quello del rivale.
Louis Armstrong pare cronometrasse gli applausi che Jack Teagarden prendeva
quando suonavano assieme nelle All Stars.
Quindi temeva il successo di Big T.
Questo aneddoto, interessante, cambia qualcosa nella valutazione estetica di
Armstrong?
Io penso di no.
Se Bix si fosse trovato coinvolto in una jam con Red Allen, forse lo avrebbe
temuto. In un contesto gladiatorio il suo stile poteva emergere a fatica e
il suo carattere non era certo flamboyant come quello di Allen.
Anche in questo, ipotetico, caso, l'aneddoto non cambia di una virgola il
significato dell'opera di Beiderbecke.
A lungo il mondo afroamericano ha posto tutto nel senso della sfida.
Le cutting sessions riguardavano anche i predicatori girovaghi, che
cercavano, con la foga oratoria, di "tagliare" i concorrenti.
Era la fame che dava loro energia, rabbia, desiderio di battere l'
avversario.
Ora, malgrado tutto, la fame (dico quella vera, con l'annesso rischio di
rimanere stranded, cioè senza una lira in una cittadina sperduta degli Usa)
non c'è più. e alcuni atteggiamenti, privi di contesto sociale, appaiono
solo infantili.
Gli aneddoti (compresi quelli "de paura") sono interessanti per ricostruire
un'epoca (ottimo "Jazz Anectodes" di Bill Crow), ma contengono molta
mitologia (vedi i famosi break "improvvisati" di Oliver e Armstrong, in
realtà frutto di accurata preparazione; o la totale spontaneità della
Original Dixieland Jazz Band, sostenuta da Nick La Rocca e smentita dalle
registrazioni: il collettivo di Tiger Rag è identico nella registrazione Usa
come in quella britannica).
La valutazione estetica è altra cosa.
Valerio Prigiotti
www.allaboutjazz.com/italy
Sempre dai Blindfold test di Feather.
Davis su Ellington
Oh, God! You can give that twenty-five stars! I love Duke. That sounded like
Billy Strayhorn's arrangement; it's warmer than Duke usually writes... I
think all the musicians should get together on one certain day and thank
Duke.
(...)
Yes, everybody should bow to Duke and Strayhorn - and Charlie Parker and
Diz...
Davis su Armstrong
I like Louis! Anything he does is all right. I don't know about his
statements (le affermazioni molto negative di Satchmo sul bebop e Gillespie
in particolare), though I could do without them...
Tanto per bilanciare un'affermazione che dimostra il suo pessimo rapporto
con Monk. (Davis si riferisce all'incontro con Rollins)
I don't see how a record company can record something like that. You know
the way Monk plays - he never gives any support to a rhythm section.
Valerio Prigiotti
Noooooooooo, certo che no, assolutamente è quello che fai sempre, si vede da
come lo scrivi :-)))))
non so per quale motivo una volta se ne usci' con questa
> frase riferendosi a Fats: "Ormai completamente fatto, aveva perso un
> mucchio di peso, era sempre malato e doveva abbandonare un mucchio di
> lavori".
perché era la verità, alla fine Navarro non riusciva più a suonare a causa
delle sue condizioni di salute. Mi pare un dato oggettivo e non mi sembra un
giudizio sul suo valore.
Rosicava, era invidioso
sono solo tue illazioni non comprovate dai fatti. Io credo invece che gli
invidiosi sono quelli che parlano male di Davis (e non sono i musicisti che
l'hanno conosciuto. Non c'è uno straccio di musicista americano che ne parli
male, chissà perchè qui in Italia dove l'invidia è sempre pari all'incapacità
tra i musicisti invece i giudizi negativi si sprecano), che guarda caso sono
gli stessi che parlano male di Jarrett, ossia sono invidiosi del successo che
loro non hanno avuto. Lo capisce anche un bambino.
e sapeva benissimo che
> quando Fats saliva sul palco, anche strafatto e malato per i cavoli suoi
> (aveva contratto la TBC) non gli dava neanche il tempo di tirare fuori la
> tromba dalla custodia.
La solita visione competitiva "celodurista" del jazz. La musica mica è una
gara.
Sei quasi penoso.
devis ha fatto delle esternazioni da cialtrone
a me il cialtrone sembri tu (solo) quando fai questo genere di post.
non mi fiderei molto dei giudizi espressi
> da devis, non li ritengo ne' attuali ne' obiettivi, ma quasi sempre faziosi
> e stronzi.
Il gatto si morde la coda e non sa che la coda è sua :-))))
R.F.
--
Posted from [151.99.168.83]
Beh, ogni tanto mi capita di sbagliare
nel digitare il nome di certi musicisti, puo' capitare non credi? E' del
tutto involontario, a volte non conosco neanche lo spelling e vado a
culo... e che c'e' di male, tutti possono sbagliare no?
>perché era la
verità, alla fine Navarro non riusciva più a suonare a causa
>delle sue
condizioni di salute. Mi pare un dato oggettivo e non mi sembra
>un
>giudizio sul suo valore.
Bum, ecco la cazzata... bum, bum! Sai
benissimo che anche quando era fatto come un cavallo Fat Girl faceva sempre
paura... molti lo ricordano, al contrario di quanto tu dici, proprio per
questo!
Mi sembra che Tadd Dameron fu molto chiaro quando, riferendosi a
Fats, diceva: "That cat played with me for three years. One time, I fired
him and hired Miles Davis. But I got Fats back."
Perche' nel quintetto di
Parker (1945, mi pare) molti volevano Fat Girl e invece gli si preferi'
Davis? E' probabile, secondo il mio punto di vista, ma non solo, che Fats
si sarebbe posto nel quintetto come rivale del sax di Parker cosa che Miles
non poteva fare, perche' non aveva la stoffa... e ora non me la menare con
la storia della giovane eta' perche' anche Navarro era molto giovane... e,
ovviamente, musicalmente piu' maturo.
>Rosicava, era invidioso
>sono
solo tue illazioni non comprovate dai fatti. Io credo invece che gli
>invidiosi sono quelli che parlano male di Davis (e non sono i musicisti
>che
>l'hanno conosciuto. Non c'è uno straccio di musicista americano che
ne
>parli
>male, chissà perchè qui in Italia dove l'invidia è sempre pari
>all'incapacità
>tra i musicisti invece i giudizi negativi si sprecano),
che guarda caso
>sono
>gli stessi che parlano male di Jarrett, ossia sono
invidiosi del successo
>che
>loro non hanno avuto. Lo capisce anche un
bambino.
E io sarei invidioso di devis o giarre(t)? Tu mi
sopravvaluti...
>La solita visione competitiva "celodurista" del jazz.
La musica mica è una
>gara.
>Sei quasi penoso.
Penoso nel senso di
pene? membro? in puro stile celoduris-bossista?
>a me il cialtrone
sembri tu (solo) quando fai questo genere di post.
cialtrone ci sarai
tu e tutti quelli come te!
;-)
>Il gatto si morde la coda e non sa
che la coda è sua :-))))
quale coda? quella davanti o quella dietro?
visto che la butti sul celodurismo... a propo come vanno i giochetti
d'annunziani del gatto che si morde la coda (quella davanti) dopo che ti
sei fatto levare quella costola per eseguire con piu' agilita' la posizione
dell'aratro? e' stata dolorosa? ora come stai? sai, vorrei sottopormi
anch'io a questo tipo di intervento ma sono troppo grasso per poterlo fare
e anche se mi togliessero la costola, con la posizione dell'aratro non
riuscirei comunque a raggiungere il pedicello... too short!
Tony Manculo
mmmh, sei bravo a fare l'ipocrita eh, mai che sbagli, che so, un chenni doramm
o un faz navarro...opss, chissà come mai
>
> Mi sembra che Tadd Dameron fu molto chiaro quando, riferendosi a
> Fats, diceva: "That cat played with me for three years. One time, I fired
> him and hired Miles Davis. But I got Fats back."
> Perche' nel quintetto di
> Parker (1945, mi pare) molti volevano Fat Girl e invece gli si preferi'
> Davis? E' probabile, secondo il mio punto di vista, ma non solo, che Fats
> si sarebbe posto nel quintetto come rivale del sax di Parker cosa che Miles
> non poteva fare, perche' non aveva la stoffa... e ora non me la menare con
> la storia della giovane eta' perche' anche Navarro era molto giovane... e,
> ovviamente, musicalmente piu' maturo.
Ma ti sembrano argomentazioni serie queste? Stai delirando.
Coi se e coi ma, la storia del jazz non si fa :-))
Chiedilo a Parker perchè non voleva Navarro, o è colpa anche lì della
propaganda o della ECM? :-))
>
> E io sarei invidioso di devis o giarre(t)? Tu mi
> sopravvaluti...
stavo parlando di musicisti professionisti e VERI come il VERO JAZZ non finti o
presunti, o con velleità di.... eh,eh,eh
> >Sei quasi penoso.
>
> Penoso nel senso di
> pene? membro? in puro stile celoduris-bossista?
Si anche di quello visto che gli argomenti che usi sono del c....
>
> >a me il cialtrone
> sembri tu (solo) quando fai questo genere di post.
>
> cialtrone ci sarai
> tu e tutti quelli come te! ;-)
mi dispiace, sono un cialtrone originale :-)))
Dai Tony mochela de fa ol stupet
(transl.: smettila di fare lo stupido)
Ric
hehe, e
dai non fare lom stopet, tu sai benissimo come sono andate le cose, caro il
mio mistificatore bergamasco. E vogliamo parlare della band di Billy
Eckstine? Perche' entro' Miles in quella band (quella storica con Stitt e
Gene Ammons)? Lo sapevi che a malincuore Eckstine nel '46 dovette affidare
il posto di prima tromba a Miles perche' Fats stava a NYC?
Conosco
benissimo i motivi che portarono Bird a scegliere mails e non Fats ma non
puoi escludere a priori quanto dicevo nel mio precedente post anche alla
luce di un confronto delle due personalita' Fats-mails in quel periodo.
Cia'
TM
>> Mi sembra che Tadd Dameron fu molto chiaro quando, riferendosi a
>> Fats, diceva: "That cat played with me for three years. One time, I fired
>> him and hired Miles Davis. But I got Fats back."
Bene. Con questo criterio Dameron non avrebbe nemmeno dovuto toccare
il pianoforte, nei suoi gruppi, visto che era un pianista tecnicamente
assai limitato e che a giro c'era, che so, un Bud Powell.
>> Perche' nel quintetto di
>> Parker (1945, mi pare) molti volevano Fat Girl e invece gli si preferi'
>> Davis? E' probabile, secondo il mio punto di vista, ma non solo, che Fats
>> si sarebbe posto nel quintetto come rivale del sax di Parker cosa che Miles
>> non poteva fare, perche' non aveva la stoffa...
Secondo me, anche qui c'era un complotto dietro..
Probabilmente ordito dalla Columbia, che già nel 1945 aveva la vista
lunga e sapeva che dieci anni dopo si sarebbe assicurata le
prestazioni di Davis. :-))
Come sta questa faccenda? O Parker era stato interdetto da una
sentenza di qualche tribunale, e non era nemmeno in grado di scegliere
i musicisti che gli parevano più opportuni, oppure era talmente roso
dall'invidia che preferiva ingaggiare il trombettista peggiore pur di
primeggiare (come se non fosse già abbastanza consapevole di essere un
genio).
Che Parker avesse anche qualche ideuzza di carattere estetico, un
disegno complessivo di sonorità di gruppo, non ti passa neanche per la
testa, o sbaglio?
Eppure Parker ha più volte dimostrato di avere le idee chiare da
questo punto di vista. Vuoi un altro esempio? Quando ha ingaggiato,
come pianista, Duke Jordan invece di John Lewis, perché assai più
funzionale alla sua visione estetica. Eppure, chi direbbe che Jordan è
artista superiore a Lewis? (per quanto grande per proprio conto).
Gli è che tu stai tentando di riscrivere la storia del jazz non già in
senso sincronico o diacronico, bensì competitivo. Se ritieni che possa
funzionare, fa' pure. Io ho qualche dubbio.
Tra l'altro, secondo la tua ottica gladiatoria, in realtà dovresti
nutrire a rigor di logica un enorme rispetto per un tipo come Davis,
che uno per volta, con pazienza cinese, è riuscito a debellare tutti i
suoi rivali, a diventare più famoso e più ricco di loro, a scoparsi
più donne di loro, a strafarsi di più roba di tutti loro messi
insieme, ad avere macchine assai più belle eccetera eccetera :-)))
No shit! come dicono da quelle parti...
Ciao, Luca
E' assai grave
cio' che dici su Dameron e non sono affatto convinto della sua scarsezza a
livello tecnico. Mi risulta che suoni il piano, quindi caro Luca per favore
entra nei dettagli e cerca di motivare questa affermazione.
>Che Parker
avesse anche qualche ideuzza di carattere estetico, un
>disegno
complessivo di sonorità di gruppo, non ti passa neanche per la
>testa, o
sbaglio?
Come ho gia' detto a RF so benissimo i motivi cui ti riferisci
che portarono alla scelta di devis. Non e' cmq un'ipotesi da scartare a
priori quella che avevo avanzato.
>Gli è che tu stai tentando di
riscrivere la storia del jazz non già in
>senso sincronico o diacronico,
bensì competitivo. Se ritieni che possa
>funzionare, fa' pure. Io ho
qualche dubbio.
Parer tuo.
Anche qui mi si sopravvaluta: non sono
ancora in grado di poter scrivere una storia del jazz, figuriamoci se ho la
presunzione di dedicarmi alla sua anti-storia o cimentarmi nel revisionis-
negazionismo dei fatti del jazz.
>No shit! come dicono da quelle
parti...
bukkake osci'! come dicono in giappone...
TM
> Il 05 Nov 2001, 16:51, Luca Conti <luca....@spacespa.it> ha scritto:
> >Bene. Con questo criterio Dameron non avrebbe nemmeno dovuto toccare
> >il
> pianoforte, nei suoi gruppi, visto che era un pianista tecnicamente
> >assai
> limitato e che a giro c'era, che so, un Bud Powell.
>
>
> E' assai grave
> cio' che dici su Dameron e non sono affatto convinto della sua scarsezza a
> livello tecnico. Mi risulta che suoni il piano, quindi caro Luca per favore
> entra nei dettagli e cerca di motivare questa affermazione.
Confermo. Dameron era un grande compositore e arrangiatore, non certo un gran
solista, anche se originale e "beccabile" all'istante.
Non capisco perché ti arrabbi tanto, è un grande musicista comunque, come Gil
Evans non era un grande solista, e allora? Geni come Gil nel jazz ce ne sono
pochi. Ma si sa per quelli come te dire che uno non era in grado di fare assoli
tecnicamente spettacolari è come dire che è impotente :-)).
Davvero singolare la tua idea del jazz...
R.F.
>E' assai grave
>cio' che dici su Dameron e non sono affatto convinto della sua scarsezza a
>livello tecnico. Mi risulta che suoni il piano, quindi caro Luca per favore
>entra nei dettagli e cerca di motivare questa affermazione.
Vatti a sentire *On a Misty Night*, dal disco Prestige di Dameron in
quartetto con Coltrane (ma gli esempi sarebbero molteplici). Ascolta
Dameron durante il bridge e nota la sua difficoltà nel NON suonare ad
accordi. Ascolta il solo di Dameron, più avanti nel brano, dove il suo
impaccio pianistico come solista risulta evidente (tanto più crudo
proprio perché viene dopo un rigoglioso assolo di Trane).
Dameron, che è uno dei grandi geni del jazz, ed è bene ripeterlo, ha
composto alcune delle più belle linee melodiche della storia, al
livello di un Billy Strayhorn, ma il suo pensiero solistico è
essenzialmente accordale.
Lascia fare che i suoi arrangiamenti e i suoi brani sono talmente
belli che nessuno, in realtà, si aspetta un grande assolo di
pianoforte; però, tecnicamente, io lo trovo limitato.
Questo, lo ripeto, non modifica di un millimetro la sua straordinaria
importanza nella storia del jazz.
>Come ho gia' detto a RF so benissimo i motivi cui ti riferisci
>che portarono alla scelta di devis. Non e' cmq un'ipotesi da scartare a
>priori quella che avevo avanzato.
Sì, ma se non li fai sapere anche a noi... o provengono dalle carte
segrete della CIA? :-)))
>Parer tuo.
Evidente. L'ho scritto io.
>Anche qui mi si sopravvaluta: non sono
>ancora in grado di poter scrivere una storia del jazz, figuriamoci se ho la
>presunzione di dedicarmi alla sua anti-storia o cimentarmi nel revisionis-
>negazionismo dei fatti del jazz.
E allora cos'è che stai facendo? A dir la verità, la tua mi sembra
proprio un'operazione pesantemente revisionista.
Io nei tuoi scritti leggo un forte desiderio di mettere le cose "a
posto", soprattutto perché mi sembra che tu intenda la storia del jazz
come una sorta di bilancia a due bracci: sale uno, scende l'altro. Giù
Davis, su Dorham o chi per lui.
Riconoscere l'importanza di Dorham, Navarro, McGhee, Red Rodney,
Little Benny Harris, Idrees Sulieman, Dupree Bolton o chi vuoi tu, non
significa automaticamente dover tirare giù Davis.
Ciao, Luca
Suoni il
piano? No, mi chiedo, suoni il piano? Sono a stretto contatto con musicisti
(compresi pianisti) che impazziscono per Tadd Dameron e ti assicuro che la
loro testimonianza e' diametralmente opposta alla vostra. Io che NON suono
il piano ma ne ho ascoltato un po' (e anche di meglio rispetto a Dameron-
pianista) ho avuto la stessa loro impressione e, loro molto piu' esperti e
competenti di me, me ne hanno dato conferma. Ti consiglio di ascoltarlo con
attenzione sui tempi lenti, oppure ascoltalo su Dexter's Mood, o in "The
Squirrel", o nel doppio live al Royal Roost con Fats uscito per
un'etichetta di cui non ricordo il nome (anzi, non mi va di andare a
controllare...) o in "Fontainebleau" col paurosissimo Kenny Dorham (che mi
risulta, specialmente negli anni Cinquanta, abbia suonato con eccellenti
pianisti, da Hank Jones a Horace Silver, passando per Elmo Hope, un dio, un
dio, per arrivare a Walter Bishop, un altro mostro). Poi, allora, ne
riparliamo!
>Ma si sa per quelli come te dire che uno non era in grado
di fare
>assoli
>tecnicamente spettacolari č come dire che č impotente :-
)).
>Davvero singolare la tua idea del jazz...
Cazzata, eccola qua,
cazzata. Arbitro, ammonisci Riccardaccio perche' dice le cazzate. Tony
Fruscella, tanto per spararne uno, non faceva assolo spettacolari eppure
quando lo sento impazzisco... e c'e' gente che puo' testimoniarlo... ti
dice qcs il termine feeling jazzistico? ma lo so, e' difficile, co' tutto
'sto giarre(t) e mails devis...
> Suoni il
> piano? No, mi chiedo, suoni il piano? Sono a stretto contatto con musicisti
> (compresi pianisti)
non suono il piano come te e come te sono a contatto con pianisti.. e alura?
Ti dico confermo, anzi CONFERMO la mia opinione.
Io che NON suono
> il piano ma ne ho ascoltato un po' (e anche di meglio rispetto a Dameron-
> pianista) ho avuto la stessa loro impressione e, loro molto piu' esperti e
> competenti di me, me ne hanno dato conferma. Ti consiglio di ascoltarlo con
> attenzione sui tempi lenti, oppure ascoltalo su Dexter's Mood, o in "The
> Squirrel", o nel doppio live al Royal Roost con Fats uscito per
> un'etichetta di cui non ricordo il nome (anzi, non mi va di andare a
> controllare...) o in "Fontainebleau" col paurosissimo Kenny Dorham (che mi
> risulta, specialmente negli anni Cinquanta, abbia suonato con eccellenti
> pianisti, da Hank Jones a Horace Silver, passando per Elmo Hope, un dio, un
> dio, per arrivare a Walter Bishop, un altro mostro). Poi, allora, ne
> riparliamo!
>
Conosco tutti i pezzi che citi e da più di quindici anni.
Ti dico confermo, anzi CONFERMO, anzi RICONFERMO la mia opinione. E concordo
pienamente con quanto ti scrive Luca Conti.
>
> Cazzata, eccola qua,
> cazzata. Arbitro, ammonisci Riccardaccio perche' dice le cazzate.
Io avrei un'idea sul nome dell'arbitro, ma mi sa che ci tocca sorteggiarlo ;-)
Tony
> Fruscella, tanto per spararne uno,
Non è che ti sei affezionato a lui perchè è tuo omonimo,
vero ?
non faceva assolo spettacolari eppure
> quando lo sento impazzisco... e c'e' gente che puo' testimoniarlo...
Io posso testimoniare che a leggerti ultimamente su questo NG sei impazzito.
Smetti di sentire Fruscella, ti fa male :-))))))))
> dice qcs il termine feeling jazzistico? ma lo so, e' difficile, co' tutto
> 'sto giarre(t) e mails devis...
che hanno tanto di quel feeling da venderne a tutti i trombettisti che sino
ad ora hai citato
Ciao
Riccardaccio
--
Posted from [151.99.168.86]
Ti ho dato
alcuni riferimenti, vai a riascoltare questi dischi e poi ne riparliamo.
Cerchero' di verificare cio' che dice Conti. Ma riprendete anche voi quei
dischi e poi ne riparliamo tutti insieme, magari con qualche altro
partecipante in +.
>che hanno tanto di quel feeling da venderne a
tutti i trombettisti che
>sino
>ad ora hai citato
Ciao, stiamo a
posto!
>Ti ho dato
>alcuni riferimenti, vai a riascoltare questi dischi e poi ne riparliamo.
>Cerchero' di verificare cio' che dice Conti. Ma riprendete anche voi quei
>dischi e poi ne riparliamo tutti insieme, magari con qualche altro
>partecipante in +.
Basta che non porti i tuoi amici dell'altra volta, che si
moltiplicavano in continuazione, neanche fossimo nel Giorno dei
Trifidi :-)))
Ciao, Luca
È abbastanza normale che i grandi arrangiatori non siano dei virtuosi del
pianoforte. Se pensi a Gil Evans, Marty Paich o anche Billy Strayhorn,
noterai che nessuno di questi, dal punto di vista della sola tecnica
pianistica, è paragonabile a Art Tatum o Bud Powell.
In fondo è una questione di specializzazione e di tendenza personale. Chi
impegna ore e ore per sviluppare la tecnica digitale sacrifica del tempo che
un altro impiega nello studio dell'orchestrazione o della composizione.
Dai dischi mi sembra che Dameron sia conscio dei suoi limiti e prenda assoli
funzionali allo sviluppo dell'arrangiamento (detto per inciso, questa
capacità di contribuire con semplicità al risultato finale è una dote dei
grandi arrangiatori, non una pecca).
Niente di male o di strano, e non è detto che un solo semplice non possa
essere bello. Gil Evans, in duo con Steve Lacy, suonava benissimo senza
essere un virtuoso.
Valerio Prigiotti
concordo in pieno.
> > Cerchero' di verificare cio' che dice Conti. Ma riprendete anche voi quei
> > dischi e poi ne riparliamo tutti insieme, magari con qualche altro
> > partecipante in +.
>
> Niente di male o di strano, e non è detto che un solo semplice non possa
> essere bello. Gil Evans, in duo con Steve Lacy, suonava benissimo senza
> essere un virtuoso.
>
> Valerio Prigiotti
StraVERO quello che dici e anche a me era venuto in mente quel disco. Ma sai,
come ho già detto, per Tony dire che uno non ha tecnica è come dire che non è
un maschio virtuoso :-))
Ciao
R.F.
Ecco, era un po' che mi mancava questa. Caro Tony, finché non comprenderai il
feeling di Davis e Jarrett non capirai una sega di jazz
(la tua posta, più rilancio la tua posta :-))) eh,eh)
>Dai dischi mi sembra che Dameron sia conscio dei suoi limiti e prenda assoli
>funzionali allo sviluppo dell'arrangiamento (detto per inciso, questa
>capacità di contribuire con semplicità al risultato finale è una dote dei
>grandi arrangiatori, non una pecca).
Difatti.
Dameron, in solo, non pensa come un pianista. Si sente che ha in mente
proprio lo sviluppo dell'arrangiamento. Lo stesso *On a Misty Night*
che ho citato prima, nella versione con Coltrane sembra quasi un
cartone preparatorio alla più tarda versione, in grande gruppo, che
appare sul Riverside *The Arranger's Touch* (dove, se non ricordo
male, c'è un Johnny Griffin in grande spolvero).
E' molto interessante, quando suona Dameron, la facilità con cui si
riesce a percepire lo scheletro dei brani.
>Niente di male o di strano, e non è detto che un solo semplice non possa
>essere bello.
Su questo siamo tutti d'accordo, direi.
Ciao, Luca
Stralcio da un'intervista a Enrcio Pieranunzi:
"AAJ: A proposito di Keith Jarrett, cosa ci dici di questa splendida
versione di "My Funny Valentine", brano in cui il tema sembra essere celato
molto bene?
E.P.: Questa introduzione a "My Funny Valentine" è proprio un colpo di
genio, è uno dei momenti certamente più alti dell'arte jarrettiana. Ho
sempre avuto la netta sensazione che lui qui non abbia pensato a priori di
eseguire questo specifico brano, ma che ci è arrivato senza deciderlo.
L'impressione è che abbia semplicemente iniziato a suonare lasciandosi
andare sempre di più alla sua musica finché, a un certo punto, si è come
misteriosamente aperta la porta che conduceva a "My Funny Valentine". In
questa versione della bellissima song di Rodgers, Keith Jarrett tira fuori
tutto il suo incredibile talento e fa musica di livello stratosferico,
riuscendo a miscelare in un equilibrio incredibile il linguaggio jazzistico
con la tradizione colta tardoromantica. È proprio questa particolare
combinazione di linguaggi che mette il suo pianismo in stretta relazione con
quello di Evans, anche se, ovviamente, Jarrett è Jarrett e basta.
Credo che lui rappresenti l'anello finale di una genealogia pianistica che,
partendo da Lennie Tristano, passa per Bill Evans e Paul Bley e arriva
appunto al pianista che stiamo ascoltando."
Ora, dico io, è bello ed importante che si parli di artisti meno conosciuti,
con citazioni discografiche come fanno Mancuso o (in modo più elegante ;)
Veschi, questo dà la possibilità a chi si avvicina al NG di avere "dritte"
sui prossimi ascolti discografici. Ma ostinarsi a fare considerazioni che
sminuiscono il valore artistico, il "feeling", di musicisti additati come
"stratosferici" "geniali" da chi (come Pieranunzi) è egli stesso grande
artista e sa meglio di tuti noi insieme cosa significhi lavoro sullo
strumento, tecnica, espressione, valore intrinseco di un musicista o di una
musica... no, questo non lo capisco....
...fermo restando che non va dimenticato come un uomo appassionato, seppur
discusso, (Porfirio) sia stato ingiustamente ucciso dall'intolleranza di
questo NG, che per altri versi si professa civile e "multietnico".... un
pensiero a Porfirio che ci guarda da lassu', dove girano in sottofondo tutti
i bootleg live del periodo in cui Jarrett e Davis suonavano insieme...
cia'
Antonio
Con tutto il rispetto pe Pieranunzi che è sicuramente un grande
pianista in tutti i sensi ma la cui artisticità mi lascia spesso
"freddo" e quindi indifferente e senza voler nulla togliere a Jarrett
ribadisco che ci possono essere coordinate estetiche altrettanto
valide che vanno in direzione apposta a quella di Jarrett e dello
stesso Pieranunzi per me e penso anche per altri decisamente più
interessanti.
Confesso di essere un ammiratore della musica di Bill Evans, meno
molto meno di quella di Paul Bley, ma di preferire:
- il primo Evans:per intenderci quello che aveva sul tempo un incidere
più nero e delle concezioni più ritmiche e che lavorava meno sugli
spazi documentati dai primi dischi Riverside;
- a questa concezione che definirei per comodità bianca e
tendenzialmente più europeizzante contrappongo come scelta di gusto
personale e come valore quella nera che discende da Bud Powell, di cui
anche Evans è un figlio ma dal quale si è discostato per andare nella
direzione che tutti conoscono e apprezzano, e che via Hawes, Clark,
Silver, Flanagan, Walter Davis Jr, Hancock, Tyner, Corea, Walton,
Barron, Kirkland, etc. è quella che più corrisponde ai miei gusti
personali, il mio interesse verso il jazz si alimenta soprattutto
dagli aspetti ritmici e di indeterminatezza tonale le Blue Notes per
intenderci, e orientamenti estetici in senso lato.
Trovo del tutto naturale che chi per sensibilità e cultura è più
orientato in questa direzione, che è maggioritaria
sia nelle valutazioni della "critica" che come gusti del pubblico
soprattutto in Europa e meno in Usa e Giappone, trovi eccessivo e
ingombrante il continuo riproporre l'estetica Jarrettina e dei suoi
epigoni.
Oggi molto del pianismo bianco gira fra i due pilastri di Evans e
Jarrett che continuano a riproporre quel mondo fino alla noia.
Già Jarrett e Evans, che sono indubbiamente pianisti sommi, non mi
fanno impazzire più di tanto. Figuriamoci gli altri.
Trovo invece molto fastidioso e insopportabile questa sorta di
intolleranza esercitata verso tutti coloro che non sono allineati
al gusto dominante e che osano pensare di andare in un'altra
direzione.
Continuate a riproporre le stesse cose cercando di imporre un punto di
vista che è chiarissimo, e fra l'altro largamente condiviso, additando
come "eretici" coloro che del jazz hanno un'altra visione.
Vi suggerirei di rassegnarvi al'evidenza e di accettare il fatto che
vi sono concezioni estetiche diverse dalle vostre che
sono altrettanto valide,e per me decisamente più interessanti, non
solo da me ma anche da molta altra gente in tutto il mondo.
Se al concerto di Cedar Walton, che indubbiamente si muove in questa
direzione e non è certamente il solo, c'erano 250 persone paganti -
nonostante l'esiguità della promozione testimoniata dal fatto che di
questo grande pianista e compositore sono in pratico il solo a
parlarne e venendo sempre accusato d'essere il "mercante in fiera" -
vuo dire che c'è un pubblico che è orientato in questa direzione che
la pensa diversamente da voi e che probabilmente apprezza Walton e
probabilmente apprezza anche Jarrett.
Invece Voi siete sempre a menarla lì con Jarrett come se costui fosse
lalfa e l'omega di tutto.
Abbiamo capito benissimo che la pensate in questo modo. Dovreste solo
rassegnarvi al fatto che c'è della gente che la pensa in modo diverso
e che non vbuole essere "normalizzata" ma che alla propria autonomia
di pensiero e di giudizio ci tiene perchè è basata su delle
convinzioni maturate nel tempo che le vostre argomentazioni non
riescono a scalfire.
La differenza sotanziale fra me e molti Jarrettiani all'ultimo sangue
sta essenzialmente nel fatto che queat'ultimi si comportano come dei
fanatici adoratori.
Noi riusciamo perfino ad apprezzarlo ma amiamo apprezziamo anche e di
più altri pianisti.
Ebbene si,io ho una visione NERA del jazz e trovo che oggi molti dei
migliori musicisti in circolazione,soprattutto fra i fiati,sono i
migliori interpreti di questa visione pur essendo spesso
biondi e con gli occhi azzurri o comunque bianchi che suonano
splendidamente la musica nera. Anzi diversi di loro sono pure di
origine italiana.
Cordialmente, SV
>Ebbene si,io
ho una visione NERA del jazz e trovo che oggi molti dei
>migliori
musicisti in circolazione,soprattutto fra i fiati,sono i
>migliori
interpreti di questa visione pur essendo spesso
>biondi e con gli occhi
azzurri o comunque bianchi che suonano
>splendidamente la musica nera.
Anzi diversi di loro sono pure di
>origine italiana.
Concordo su
tutto... ad esempio il trombettista Joe Swana e' biondo con gli occhi
azzurri, ma ha un tiro da nero... lo stesso potrei dire di un altro
trombettista di NYC che fa veramente paura (ascoltatelo in While we sleep)
e tira come un matto e' Matt Shulman, per certi versi anche superiore a
Swana.
Ciao
TM
TM
Trovo anche io insopportabile ogni sorta di intolleranza, che pero', faccio
notare, viene esercitata spesso in modo anche abbastanza colorito da chi,
nel discostarsi da orientamenti diffusi, ostenta atteggiamenti un po'
snobistici nei confronti di certi artisti molto amati, cercando di sminuirne
in senso "oggettivo" il valore. Tu non mi sembri tra questi, preoccupandoti
sempre di mettere in primo piano i tuoi "gusti personali" e indicando Evans
e Jarrett comunque come pianisti sommi, non rispondenti pero' ai tuoi gusti.
Io e molti altri indichiamo Powell (dio mio, "Parisian thoroughfare" suonata
in solo ....) come pianista sommo, e Walton o Barron o Flanagan come
fantastici musicisti e, soprattutto, ce li godiamo in cd o dal vivo cosi'
come ci godiamo Evans o Jarrett. Siamo forse malati di bulimia pianistica?
Non abbiamo forse gusto se ci piacciono sia i rigatoni che la cioccolata?
> Se al concerto di Cedar Walton, che indubbiamente si muove in questa
> direzione e non è certamente il solo, c'erano 250 persone paganti -
> nonostante l'esiguità della promozione testimoniata dal fatto che di
> questo grande pianista e compositore sono in pratico il solo a
> parlarne e venendo sempre accusato d'essere il "mercante in fiera" -
> vuo dire che c'è un pubblico che è orientato in questa direzione che
> la pensa diversamente da voi e che probabilmente apprezza Walton e
> probabilmente apprezza anche Jarrett.
Appunto...
> Invece Voi siete sempre a menarla lì con Jarrett come se costui fosse
> lalfa e l'omega di tutto.
Grave errore...(e io non rientro nella categoria che quel "voi" sottintende)
Jarrett non è l'inizio nè la fine di niente... il Jazz e il pianismo jazz
esisterebbero pari pari se lui non ci fosse stato, cosa che forse non si
puo' dire se non ci fossero stati Evans o Powell. Chi afferma una cosa del
genere, o non ha capito granchè o ha una visione limitata della storia del
piano jazz. Tuttavia, Jarrett è un pianista immenso, dalla tecnica raramente
eguagliata, dalla versatilità e varietà di linguaggio forse mai eguagliata,
capace di suonare uno standard ai livelli dei più grandi, e quindi
accostabile tranquillamente ad essi, e anche capace di rompere tremendamente
le balle, cosi' come Powell ha fatto registrazioni obiettivamente scadenti e
molto fallose, cosi' come Davis ha fatto dischi brutti. Jarrett è (a detta
di grandi pianisti come Kirkland, Petrucciani, Corea e mille altri) un
grande. Non c'è alcun bisogno di sminuire lui per dire che Sonny Clark era
un pianista fantastico... tutto qui.
> Ebbene si,io ho una visione NERA del jazz e trovo che oggi molti dei
> migliori musicisti in circolazione,soprattutto fra i fiati,sono i
> migliori interpreti di questa visione pur essendo spesso
> biondi e con gli occhi azzurri o comunque bianchi che suonano
> splendidamente la musica nera. Anzi diversi di loro sono pure di
> origine italiana.
Evviva la visione nera del jazz, il jazz E' NERO e ci fa godere cosi'. Ma se
ad un certo punto è arrivato Bill Evans, e ha iniziato a suonare il piano
diversamente da Powell, non più accordi "shall hand" con la sinistra e
fantastiche linee con la destra, ma usando lo strumento come lo si usa
classicamente, con incastri tra destra e sinistra, sostituzioni armoniche
splendidamente strutturate, block chords e drop innovativi con un sapore
completamente diverso e affascinante, cura per il suono, la risonanza dello
strumento... che gli vogliamo fare??? Gli vogliamo tagliare le mani? Se poi
ha influenzato una marea di pianisti, bianchi e neri, compreso Jarrett,
significa che ha toccato profondamente qualcosa di intimo e vero... vero
COME quella musica nera da cui tutto cio' è nato e senza bisogno di essere
contrapposto ad essa. Grandezza e bellezza del jazz.
Ho una visione bianca del jazz? Non so, ma ora mi godo Powell che ora sta
suonando "Celia" con Ray Brown e Max Roach e faccio di tutto per riuscire a
suonare il piano avvicinandomi a quel tipo di pronuncia.... e diro' pure che
delle buone mezzorate di certi live di jarrett da solo mi fanno due palle
cosi'.... e diro' pure che quando ho ascoltato dal vivo Jarrett suonare "but
not for me" mi sono arrapato e quando ha fatto "when i fall in love" mi sono
venute le lacrimucce... BEH????? :)))
cia'
Antonio
Sei solo un po' confuso...
niente di grave.
Con simpatia
TM
cosi' come Powell ha fatto registrazioni obiettivamente scadenti
ceratamente ma per le sue condizioni psicofische note a tutti queli
che si occupano di jazz
>
>Evviva la visione nera del jazz, il jazz E' NERO e ci fa godere cosi'. Ma se
>ad un certo punto è arrivato Bill Evans, e ha iniziato a suonare il piano
>diversamente da Powell, non più accordi "shall hand" con la sinistra e
>fantastiche linee con la destra, ma usando lo strumento come lo si usa
>classicamente, con incastri tra destra e sinistra, sostituzioni armoniche
>splendidamente strutturate, block chords e drop innovativi con un sapore
>completamente diverso e affascinante, cura per il suono, la risonanza dello
>strumento... che gli vogliamo fare??? Gli vogliamo tagliare le mani?
Assolutamente no !!! ciu mancherebbe ma quello che è accettabile e
anzi fantastico in Evans è spesso stucchevole nei suoi epigoni.
Evans è uno degli ISMI del pianismo c'è anche quello di Tyner, di
Hancock e per l'appunto quello nero dei vari Flanagan, Clark, Walter
Davis, Walton Powell di discendenza più powelliana che io prediligo.
Gli altri alla fine portano tutti nelle secche del Tynerismo,
dell'Hancckismo e del Giarrettismo
Se poi
>ha influenzato una marea di pianisti, bianchi e neri, compreso Jarrett,
>significa che ha toccato profondamente qualcosa di intimo e vero... vero
>COME quella musica nera da cui tutto cio' è nato e senza bisogno di essere
>contrapposto ad essa. Grandezza e bellezza del jazz.
>Ho una visione bianca del jazz? Non so, ma ora mi godo Powell che ora sta
>suonando "Celia" con Ray Brown e Max Roach e faccio di tutto per riuscire a
>suonare il piano avvicinandomi a quel tipo di pronuncia.... e diro' pure che
>delle buone mezzorate di certi live di jarrett da solo mi fanno due palle
>cosi'.... e diro' pure che quando ho ascoltato dal vivo Jarrett suonare "but
>not for me" mi sono arrapato e quando ha fatto "when i fall in love" mi sono
>venute le lacrimucce... BEH????? :)))
>cia'
>Antonio
Che va benissimo e che ognuno si sceglie i suoi eroi. Ma la verità di
Powell per me Jarrett NON la possiede. E per quello che mi riguarda e
datemi pure del rozo non possiede neanche Bill Evans.
Prefrisco la cultura del ghetto e sembra che anche lì studiassero la
musica classica...!!!!!!!!! solo che il senso del ritmo, del drive,
del groove che hanno da quelle parti da altre è un po assente...anche
se pianisti bianche in genere e italiani pure chevi si avvicinano ce
ne sono.......ma non farò i nomi !!!!
Ognuno ha il diritto di scegliersi la musica che preferisce....
(e in fondo ha quella che si merita) questa è una provocazione
spicciola.
SV
Un consiglio Antonio, lascia perdere i faziosi, non è il caso di fare discorsi
seri con loro, vanno solo presi garbatamente per i fondelli.
Tanto la musica va dove vuole lei, non dove dicono loro. Fregatene e ascolta
quel che ti pare
Ciao
Facchi
--
Posted from [151.99.168.82]
>Prefrisco la
cultura del ghetto e sembra che anche lě studiassero la
>musica
classica...!!!!!!!!! solo che il senso del ritmo, del drive,
>del groove
che hanno da quelle parti da altre č un po assente...anche
>se pianisti
bianche in genere e italiani pure chevi si avvicinano ce
>ne sono.......ma
non farň i nomi !!!!
Beh, a me vengono in mente Antonio Farao', Dado
Moroni, Nico Menci, Pietro Lussu, Andrea Beneventano, tanto per citarne
alcuni.
TM
SV
Non ti fa onore cio' che dici e questo la
dice lunga sul tuo senso della liberta' d'espressione e del rispetto
democratico. Il tuo sentirti superior-super partes illuminato sulla strada
che conduce alla Verita' alla ricerca del tuo Graal da giarre(t) e devis e'
una vera e propria masturbazione mentale che vivi in solitudine. Non scendi
dal tuo albero e quando lo fai ridi, scherzi e prendi per il culo
dimostrando di aver poco rispetto per il jazz. Io, e l'ho sempre detto,
quando parlo di jazz non scherzo mai, non e' materia da stamberga.
E
allora continua pure a prendere la gente garbatamente per i fondelli, come
hai appena detto, continua a menartela insieme ai tuoi settatori da rinata
massoneria del jazz sulle nuove ristampe e sulla propaganda dei falsi miti
e dei falsi geni mistificando cio' che' e' il vero spirito della musica
neroamericana, continua a gettar legna sul fuoco, ma stai pur certo che un
giorno ci sara' un grande incendio.
Il tuo atteggiamento autoreferenziale
e votato all'autocompiacimento e all'edonismo piu' facilotto e popolare (in
tutti i sensi) non agevola, secondo me, la percezione che vorresti gli
altri newsgroupers avessero di te.
E ora beccati 'sto paternale e 'sto
consiglio che umilmente mi son permesso di elargire.
TM
>SV
Condivido su tutti i nomi che hai
fatto, con qualche perplessita' per Intra che cmq non conosco nel periodo
in cui "suonava come si deve"; mi e' capitato di ascoltarlo l'anno scorso
con Cerri e non mi fece una grande impressione. Ma e' un mio
discutibilissimo parere.
Ciao
Dici? Impossibile amare l'una e l'altra cosa? O sei tu che ti stai perdendo
qualcosa?...
con ancor piu' simpatia... e magari ci becchiamo al Gregory's...
cia'
Antonio
... beh, e tu domanda ad Andrea cosa ne pensa di Jarrett...e della sua intro
di Stella by Starlight.. ma, ti prego... fallo...
:)
cia'
Antonio
mi sa che ti conosco... senza scherzi:
come ti chiami? quanti anni hai? suoni il piano e studi con Beneventano?
Ciao
Il problema nasce quando Giarrettiera diventa Dio e Davis Gesů.
a quel punto NON ci stň piů.
E' questa la vera provincia culturale da colonizzati......replicanti
!!!
SV
Antonio Iammarino, 29, si, si
ciao
p.s....non credo che ci conosciamo...ma prima o poi potrebbe capitare....
primi tre pezzi: Confirmation, Joy spring e Anthropology...:)
E fai bene, Dio č uno e suonava il sax alto......
Antonio
> Il 06 Nov 2001, 14:54, "Riccardo Facchi" <fac...@cyberg.it> ha scritto:
> >Un consiglio Antonio, lascia perdere i faziosi, non è il caso di fare
> >discorsi
> >seri con loro, vanno solo presi garbatamente per i fondelli.
> >Tanto la musica va dove vuole lei, non dove dicono loro. Fregatene e
> >ascolta
> >quel che ti pare
>
> Non ti fa onore cio' che dici e questo la
> dice lunga sul tuo senso della liberta' d'espressione e del rispetto
> democratico. Il tuo sentirti superior-super partes illuminato sulla strada
> che conduce alla Verita' alla ricerca del tuo Graal da giarre(t) e devis e'
> una vera e propria masturbazione mentale che vivi in solitudine. Non scendi
> dal tuo albero e quando lo fai ridi, scherzi e prendi per il culo
> dimostrando di aver poco rispetto per il jazz.
Mi sembra che non vi siano dubbi su chi non ha rispetto per il jazz ed i
jazzisti e lo hai appena dimostrato storpiandone per l'ennesima volta i nomi.
Io, e l'ho sempre detto,
> quando parlo di jazz non scherzo mai,
è parecchio che non ti vedo e sento parlar di jazz. Quand'è che cominci? :-)
> E ora beccati 'sto paternale e 'sto
> consiglio che umilmente mi son permesso di elargire.
> TM
Grazie per la paternale, comunque il discorso era più generale e non riguardava
solo te. So che se vuoi sei in grado di parlare di jazz molto seriamente.
Con immutata stima
R.F.
Caro Antonio,
non ho riportato tutta la tua replica solo per brevità, ma ti dico che
condivido completamente quello che dici e la tua visione è esattamente identica
alla mia.
Qui i fanatici e i faziosi sono ben altri e l'hanno dimostrato ampiamente, in
lungo e in largo e da mooooolto tempo. Non preoccuparti, la gente e molto meno
fessa di quello che qualcuno crede.
Ciao e complimenti :-)
R.F.
--
Posted from [151.99.168.82]
>Assolutamente no !!! ciu mancherebbe ma quello che č accettabile e
>anzi fantastico in Evans č spesso stucchevole nei suoi epigoni.
Vale per qualunque musicista cosě importante da creare discendenti e
imitatori.
>Evans č uno degli ISMI del pianismo c'č anche quello di Tyner, di
>Hancock e per l'appunto quello nero dei vari Flanagan, Clark, Walter
>Davis, Walton Powell di discendenza piů powelliana che io prediligo.
>Gli altri alla fine portano tutti nelle secche del Tynerismo,
>dell'Hancckismo e del Giarrettismo
C'č anche il powellismo, e come tutti gli -ismi č stato altrettanto
deteriore del tynerismo, dell'hancockismo e del jarrettismo.
>Che va benissimo e che ognuno si sceglie i suoi eroi. Ma la veritŕ di
>Powell per me Jarrett NON la possiede. E per quello che mi riguarda e
>datemi pure del rozo non possiede neanche Bill Evans.
"Rozo"! :-))))
Se c'č una cosa che mi pare di aver capito, da quando mi occupo di
jazz, e che le veritŕ di questa musica sono tante quanti i musicisti
che la suonano.
Il che significa, a mio umilissimo parere, che il Vero Jazz non
esiste.
>Prefrisco la cultura del ghetto
Nessuno dei pianisti neri che hai citato č uscito dal ghetto. E' tutta
gente di ottimi studi.
Non continuiamo a propagare gli stereotipi, che poi c'č ancora
qualcuno che ci crede :-)
Ciao, Luca
> Il che significa, a mio umilissimo parere, che il Vero Jazz non
> esiste.
Si potrebbe dire che esiste un 'jazz moderno' ed è il risultato di quelle
lotte dell'unica *Arte Vera* col mondo attuale, afferma il suo inalienabile
*diritto naturale* assimilando il nuovo nella misura in cui questo è
suscettibile di trasformazione.
Pensiamo all'evoluzione _rivoluzionaria_ nella musica classica, alle arti
figurative, al teatro e via dicendo, perché il Jazz dovrebbe essere
diverso?
Ciao, Isa
> Il che significa, a mio umilissimo parere, che il Vero Jazz non
> esiste.
Si potrebbe dire che esiste un 'jazz moderno' ed è il risultato di quelle
Ancora..... puf puf... arieccola...
ma basta con queste
menate da intelletualoidi prossimi alla laurea in filosofia... basta per
favore... perche' invece di starti a ravanare la testolina con queste
elucubrazioni non vai a sentirti un po' di jazz... di quello giusto
pero'... purtroppo i negozi di dischi sono chiusi a quest'ora e hai due
alternative: o metti su un qualsiasi tuo disco, e non mi pare il caso
altrimenti che te lo consiglisavo a fare il negozio di dischi; oppure te ne
vai a un concerto di jazz (quello giusto pero'), ma anche in questo caso la
cosa mi pare difficile perche' le donne a quest'ora devono stare a casa e
possibilmente gia' a letto.
Ciao, stiamo a posto!
TM
>
> Ancora..... puf puf... arieccola...
> ma basta con queste
> menate da intelletualoidi prossimi alla laurea in filosofia... basta per
> favore...
Ahhhh, eccolo qua il democratico dell'ultima ora...che esempio. Si predica bene
e si razzola male eh. Arbitro, cartellino rosso per Tony...:-))
> Ahhhh, eccolo qua il democratico dell'ultima ora...che esempio. Si predica
bene
> e si razzola male eh. Arbitro, cartellino rosso per Tony...:-))
Ho iniziato ad ascoltare jazz quando ancora tony era in fasce, che non mi
rompa le palle! :-))
Ciao, Isa
Ma dai smettila di fare l'uomo e dacci
un taglio... io gia' swingavo nella pancia di mia madre e al liquido
amniotico gia' preferivo la birra!
ma smettila...
Ciao, stiamo a posto!
sempre di +
> altrimenti che te lo consiglisavo a fare il negozio di dischi
?
Per me fa meno male degli altri !!!!
>Se c'è una cosa che mi pare di aver capito, da quando mi occupo di
>jazz, e che le verità di questa musica sono tante quanti i musicisti
>che la suonano.
Molti musicisti convergono su delle verità. Su Parker, Powell, Monk,,
Ellington, etc... mi sembra che tutti convergono. Chi in un modo chi
nell'altro. Ma tutti riconoscono un valore a certe musiche.
Certamente, poichè nessuno è uguale all'altro, ognuno gli attribuisce
il SUO valore. e mi sembra giusto.
>Il che significa, a mio umilissimo parere, che il Vero Jazz non
>esiste.
A me sembra che il VERO JAZZ esista eccome e possieda delle
caratteristiche molto definite che nogni grande ma anche piccolo
artista pieghi il linguaggio alle sue necessità espressive.
>>Prefrisco la cultura del ghetto
>
>Nessuno dei pianisti neri che hai citato è uscito dal ghetto. E' tutta
>gente di ottimi studi.
>
Non mi consta che Harlem, il South Side, Watts e luoghi similari siano
delle località di villeggiatura.
La cultura del ghetto, quelli sopra citati ma anche altri, produceva
Ellington, Parker, Monk, Coltrane, etc...oggi produce solo dei rappers
di bassa lega.
>Non continuiamo a propagare gli stereotipi, che poi c'è ancora
>qualcuno che ci crede :-)
>
Uno degli stereotipi più pericolosi in circolazione, a mio
modestissimo parere, è proprio quello dell'equivalenza delle cose o
delle musiche o delle arti.
Non sono di questo parere!!!
Registriamo a questo proposito un dissenso direi radicale.
La differenza di opinioni può essere in se una ricchezza e un elemento
della dioalettica sociale e culturale.
>Ciao, Luca
Con affetto,
Sergio
[cut]
oggi purtroppo sono di corsa e non ho molto tempo per entrare in
dettaglio. Spero di poter approfondire stasera
Nel mentre, l'unica cosa che vorrei precisare è che la cultura del
ghetto, nel caso dei musicisti che hai citato, è un fenomeno
completamente assente (in particolare nel caso di gente come
Ellington, di famiglia ragionevolmente benestante).
L'equivalenza nero=cultura del ghetto non è assolutamente fondata, e
sarebbero proprio i musicisti afroamericani i primi a dirtelo.
Il principale terreno di coltura jazzistica afroamericana è in
prevalenza stato all'interno della piccola (anche piccolissima)
borghesia o, in alternativa, negli ambienti legati alle chiese
protestanti (come nel caso di Hampton Hawes, di Coltrane e di decine
di altri). Certo che ci sono eccezioni ma, appunto, sono casi limite.
Parker, per dirne uno, ha scelto spontaneamente di lasciare il liceo a
sedici anni, ma per diventare musicista professionista (e fin da
giovanissimo aveva studiato musica, quindi le opportunità le aveva
avute), non già il pappone o lo spacciatore.
Poi, magari, ne riparliamo più a fondo.
Ciao, Luca
> Il 06 Nov 2001, 12:23, redre...@iol.it (SV) ha scritto:
>
Dio, che noia...
GMG
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Posted from [157.28.85.225]
Come al solito, si finisce nell'insulto spicciolo, nella misoginia da taverna,
negli elenchi di artisti di varia nazionalità
(forse sarà il caso che ci troviamo tutti un lavoro presso la Telecom o la Bell
Company), nell'italiano sbilenco,
in amenità varie, nelle comparsate da Gatto e la Volpe... Caro Tony, una cosa
la stai facendo: allontanando chi ha
desiderio di trattare la musica con criteri seri... Se tu sei contento, a me va
bene così... Personalmente, come vedi,
evito persino di toccare argomenti musicali: sono stanco di certa aggressività
ormai da Suburra, da battutine che vanno bene
in compagnia e nel privato, di forzature culturali (?), dei predicozzi
dell'impenitente pseudo-produttore e altro... Forse è il caso che impari un po'
di serietà...
GMG
>
> --------------------------------
> Inviato via http://usenet.iol.it
--
Posted from [157.28.85.225]
SV
Mi trovo a pensare gli stessi concetti tuoi.
Spesso me ne convinco totalmente.
Talvolta pero' mi viene da pensare se noi stiamo commettendo un errore
clamoroso.
Lo stesso che fecero a meta' del secolo i critici musicali
nei confronti della neo-nata musica Jazz. I pareri furono
violentissimi e negativissimi. E' un po' la storia di tutto cio' che e'
nuovo, di tutto cio' che produce, a modo suo, una rivoluzione. Il rap non me
la sento di paragonarlo, come importanza artistica , al Jazz. Ma e' il
movimento artistico-culturale piu' importante dei Neri D'America. E' la voce
piu' "vera" e piu' autentica di una cultura che si sviluppa nei giorni
nostri, Liquidarla troppo in fretta o sottovalutarla potrebbe essere un
grave errore valutativo. Miles davis, che ti entusiasmi o meno, e' comunque
stato l'artista che piu' di ogni altro ha saputo leggere in tempo reale, le
mutazioni e le evoluzioni dei costumi e della cultura musicali degli ultimi
70 anni.
Prima di morire faceva l'occhiolino al Rap. Doo bop
a me non piace molto, ma riconosco che, in qualche modo, funziona, puo'
avere un senso.
E tutto questo discorso apre uno scenario interessante.
Per questo mi verrebbe da chiederti se ritieni, che nei tempi moderni dove
tutto e' mutato ed in continua evoluzione(o involuzione), si possa ancora
suonare il Jazz come negli anni 50 e 60. Io credo di no. E credo che si
debba avere il coraggio di sostenere che cio' non e' possibile a meno di
voler attuare una mistificazione e una
operazione di nostalgia slegata dai tempi e riferita ad un periodo per
cultura e storia, assolutamente irripetibile.
Sta a noi poi esprimere una preferenza per un periodo o l'altro ma senza
auspicarsi l'adattamento,secondo me forzato ,di stilemi che nella modernita'
non hanno piu' senso, se non nell'attuare sterilmente una sublime quanto
falsa ricapitolazione di una musica che non appartiene
piu' al presente. Ecco perche' in ultima analisi mi dico
che forse sul Rap il nostro giudizio debba essere piu' cauto. Non ho le
chiavi di lettura per dire se sia musica
scadente o no, mi riservo allora il giudizio per il futuro.
Forse, il popolo nero ora ha bisogno di urlare, di ritrovare
quell'immediatezza della danza tribale scevra
di armonie, di intellettualismi, di torri d'avori chiuse.
Ora urlano, si dibattono usando la lingua degli stessi predoni che li
strapparono alla loro patria per le piantagioni di caffe' e di cotone, e che
ora restano,comunque, ancora ai margini di una cultura che non li ha mai
integrati completamente.
Ed ecco che il jazz si trasferisce dai localetti bui dei
jazz club, alle strade,ai Dj , al mondo.
Una voce meno pura e meno elegante, ma un urlo
che non possiamo far finta che non esista.
Saluti
> On Wed, 07 Nov 2001 05:58:13 GMT, redre...@iol.it (SV) wrote:
>
> L'equivalenza nero=cultura del ghetto non è assolutamente fondata, e
> sarebbero proprio i musicisti afroamericani i primi a dirtelo.
>
Concordo pienamente. Oltretutto, bisogna anche riconsiderare il termine stesso
di ghetto (che molti intendono automaticamente come luogo dove vivrebbero i
nero-americani in generale: oltre a essere una distorsione culturale un po'
retorica, il termine ghetto viene oggi distorto eticamente e persino
"architettonicamente"...
Si tratta di una visione della società e della cultura americane alquanto
"passé", oltre a essere ammantate di una retorica che non ha alcun motivo di
essere, soprattutto se si affronta un tema come il jazz (che forse ha avuto
piuttosto a che fare con dei ghetti "spirituali").
GMG