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Il Don Giovanni nella regia di Peter Brook al Festival di Aix-en-Provence

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Rodolfo Canaletti

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Nov 5, 2003, 7:50:11 PM11/5/03
to

Alcune settimane fa ho registrato da arte il Don Giovanni rappresentato
nell'edizione del 2002 al Festival di Aix-en-Provence. L'importanza
dell'evento sta proprio la regia di Peter Brook.
Gia' nel 2001 arte aveva cercato di trasmetterlo, e aveva mandato la sua
troupe, ma la cosa non era riuscita. Questa primavera aveva annunciato
con grande enfasi che aveva registrato l'edizione del 2002 e che
l'avrebbe trasmessa. Ma anche questa volta qualche motivo (tecnico o di
altra natura, non so) impedi' la trasmissione.
Finalmente, al terzo tentativo la cosa e' riuscita.

Naturalmente l'enfasi data all'avvenimento da un canale televisivo come
arte, e il fatto che si trattasse del Don Giovanni, l'opera che da
sempre e' al vertice del mio amore, sono stati motivi sufficienti per
convincermi alla registrazione.

Lo vidi allora e l'ho rivisto in questi giorni. Sono rimasto
affascinato. Si e' trattato di una delle piu' convincenti regie d'opera
cui io abbia mai assistito. Una regia fatta solo di regia, cioe' di uso
della parola, della voce, del canto, oltre che dalla espressione dei
corpi, per disegnare i rapporti fra i diversi personaggi nelle diverse
vicende dell'opera: senza fattori estranei come ambientazione,
scenografia, costumi etc. Mi sembrava di assistere ad una
rappresentazione di un teatro di prosa diretto da un grande regista, ma
con l' uso della musica che dava alle parole il loro senso, o meglio,
l'enfasi necessaria. Credo che Da Ponte (che notoriamente aveva una
considerazione altissima per cio' che aveva scritto) sarebbe stato
felicissimo di vedere questo tipo di rappresentazione, che partiva dal
testo per esprimersi poi nella musica. Potrei banalizzare dicendo che
testo e musica non si presentavano come i due lati della stessa
medaglia, ma come la medaglia nel suo essere tale.

Naturalmente sono ben consapevole che il video puo' falsare lo
spettacolo dal vivo, ma forzatamente al video mi devo riferire.

La scena e' rappresentata da un piano illuminato di color arancione
pallido. Non c'e' sfondo, non ci sono arredi scenici che ci riportino in
un ambiente definito. Il piano e' circondato da un'oscurita' totale,
sembra quasi galleggiare in una spazio senza spazio. Gli arredi scenici
sono rappresentati da qualche (pochissime) panca rossa di legno, un paio
di transenne, un tavolinetto... tutti oggetti molto leggeri, mobili che
i cantanti spostano per dare un "idea" del luogo, senza che vi si
soffermi ad una descrizione, o per usarli per la scena. Non e'
necessario che il luogo venga definito con dettagli: quello che conta
sono i comportamenti e i rapporti fra i personaggi, e questo tipo di
ambiente permette al regista di concentrarsi solo su questi e allo
spettatore di recepirli come essi vengono espressi.

Parimenti i costumi sono semplicissimi. Si potrebbero definire
"moderni". In realta' non sono moderni nel senso che si sia voluto
trasferire l'azione in tempi moderni. I costumi avrebbero potuto essere
di qualsiasi foggia, non erano importanti ai fini della
rappresentazione. Il taglio era moderno perche' semplice, non tale da
attirare l'attenzione piu' di quanto dovessero fare i movimenti
corporei: un elegante abito a giacca bianco con cappello per Don
Giovanni, (che a volte si presenta con una camicia e calzoni scuri,
soprattutto quando e' in casa sua); una vestito a giacca piu' logoro,
senza camicia e con larghe bretelle per Leporello; un insignificante
vestito a giacca marroncino per Don Ottavio; un anonimo vestito per
Masetto; due vestiti lunghi, eleganti, a spalle scoperte, per le due
donne, ovviamente di diverso colore; un semplice abito bianco "da sposa"
per Zerlina.

I personaggi: Don Giovanni e' un giovane che si presenta subito come
simpatico; ama il buon vino, ama le donne, si diverte, e' spiritoso, sa
corteggiare, ha quel tanto di spavalderia tipico dei giovani sicuri di
se': solo in alcuni momenti il suo atteggiamento cambia, quando qualche
cosa va storto: in quei momenti l'espressione cambia, puo' significare
paura, determinazione, aggressivita'. Ma sono come nubi, subito dopo
torna ad essere quello di sempre. Questo suo carattere si manifesta in
primo piano nel suo rapporto con Leporello. Non c'e' traccia del
canonico rapporto fra padrone orgoglioso e servo furbastro. E' un
rapporto fra due amici, due complici, due persone che si capiscono, uno
leader, l'altro piu' sottomesso. Bevono assieme, scherzano, litigano,
rifanno pace. L'uno, Don Giovanni, spinge in avanti per sempre nuove
avventure; l'altro un po' lo prende in giro, un po' cerca di
trattenerlo, un po' si lascia trascinare.
L'arte di seduzione di Don Giovanni la vediamo gia' subito all'inizio,
con Donna Anna, nel duetto. Viene sfruttata molto bene l'ambiguita'
della musica di questo duetto, che manifesta momenti di scontro duro, a
istanti di cedimento: cosi' i corpi dei due si respingono e lottano, ma
hanno anche momenti di seduzione. Molto bella tutta la scena. E l'altro
grande momento di seduzione e' quello verso Zerlina. Qui l'arte di DG e'
sopraffina e parte gia' dal recitativo, per continuarsi senza soluzione
di continuita' nel duetto. Ed e' molto efficace la reazione della povera
Zerlina, e molto trasparente e' la sua lotta interna davanti all'abile
strategia dell'uomo.
Donna Anna e Don Ottavio sono due figure scialbe, prive di una vera
personalita': forse un residuo di un teatro morente. Ben diversa invece
e' donna Elvira. Tutti sappiamo che il suo rapporto con DG e' di odio e
amore (ma soprattutto di amore). Ecco, mi viene in mente l'isteria della
Bartoli: qui siamo esattamente all'opposto. Una Donna Elvira triste, ma
che non abbandona mai la speranza. I suoi sussulti accusatori finiscono
sempre in una inutile, ma instancabile ricerca del suo uomo, e il suo
personaggio assume un ruolo molto importante nell'economia della
rappresentazione.

La cosa straordinaria e' il finale. Niente convitati di pietra a piedi o
a cavallo che siano. Solo il commendatore, in carne ed ossa. E lo
scontro fra il commendatore e DG non e' lo scontro fra il delitto e il
castigo, fra l'inferno e il paradiso, fra l'umano e il soprannaturale.
E' lo scontro fra due uomini, con diversa coscienza etica. Ad un certo
momento sono seduti l'uno di fronte all'altro, al tavolo di Don
Giovanni, che si sfidano, una continuazione del duello dell'inizio, ma
questa volta non con le spade, ma con i valori. DG ha paura, la mano
gelata (la consapevolezza del nulla della sua vita?) lo schiaccia a
terra, ma non cede, si rialza, urla i tre "no!", ma poi viene preso: non
ci sono fiamme, non c'e' folklore. Il suo precipitare non e' altro che
la morte., il doloroso raggiungimento della saggezza attraverso la
sofferenza della testardaggine.
E infatti, nel finalino, mentre il sestetto canta, vediamo ricomparire
commendatore e DG (i loro spiriti, ovviamente). Il commendatore ha
sempre il volto severo, ma questa volta vediamo che il volto di DG non
esprime piu' ironia, disprezzo, ribalderia, aggressivita', paura, ma
serenita', pace. E gira attorno ai diversi protagonisti guardandoli con
un'aria di saggezza propria di chi e' al di la' degli scontri della vita
umana in cui ancora i diversi personaggi si dibattono. Poi DG e
commendatore, che "in un altro mondo" hanno risolto il loro scontro,
escono in silenzio, mentre i sei cantano il tanto vituperato "Questo e'
il fin di chi fa mal" dando una valenza di grande ironia al finale.

Naturalmente, non so se questo racconto ha dato un'idea di quella regia.
Tutto cio' che ho detto sembrera' scontato. Ed e' difficile fare un
descrizione efficace di cio' che avviene sulla scena. Ma quel che
importa e' che la regia lo ha messo in primo piano, trascurando tutti
gli aspetti ambientali, di contorno, e centrando tutto sui
comportamenti. E quello che ho trovato meraviglioso e' il fatto che
musica, pronuncia della parole, canto, movenze corporee si fondevano in
un unicum straordinario.

Naturalmente non si puo' non parlare anche della direzione orchestrale e
dei cantanti.
Il direttore e' Daniel Harding; Don Giovanni Peter Mattei, Leporello
Gilles Cachemaille, Donna Anna Alexandra Deshorties, Donna Elvira
Mirelle Delunsch, Don Ottavio Mark Padmore, Zerlina Lisa Larsson,
Masetto Nathan Berg, il commendatore Gudjon Oskarsson.
Come sempre diro' che sia il direttore che i cantanti hanno fatto il
loro dovere, rendendo con chiarezza e in modo convincente quello che
questa specifica interpretazione voleva significare, anche se sono certo
che i vociologi avrebbero trovato infiniti difetti, o magari nascoste
virtu'. Ma questo fa parte della vita.

Ciao a tutti

Rudy

Marco Marcelli

unread,
Nov 6, 2003, 2:14:34 AM11/6/03
to
Rodolfo Canaletti wrote:

> Lo vidi allora e l'ho rivisto in questi giorni. Sono rimasto
> affascinato.


Accidenti, non ne ero al corrente.
Sai se verra' replicata?


==========================
Marco Marcelli - Genova
==========================

Rodolfo Canaletti

unread,
Nov 6, 2003, 5:54:20 AM11/6/03
to
Marco Marcelli <marco_m...@ELIMINAMI.libero.it> wrote:


> Accidenti, non ne ero al corrente.
> Sai se verra' replicata?

Non ho mai visto un programma replicato (almeno a breve periodo) da
arte.
Magari, chissa', potrebbe uscire il DVD.

Ciao

Rudy

Giuseppe Sottotetti

unread,
Nov 6, 2003, 1:27:30 PM11/6/03
to
On Thu, 06 Nov 2003 07:14:34 GMT, Marco Marcelli
<marco_m...@ELIMINAMI.libero.it> wrote:

> Rodolfo Canaletti wrote:
>
>> Lo vidi allora e l'ho rivisto in questi giorni. Sono rimasto
>> affascinato.
>
>
> Accidenti, non ne ero al corrente.
> Sai se verra' replicata?
>

Dato che in genere Arte replica nelle settimane immediatamente successive
alla prima diffusione temo che tu debba attendere qualche replica sul
Theaterkanal o su 1Festival.
Se sei impaziente e ti accontenti di un VHS non è un problema avere una
copia.


--
Giuseppe Sottotetti

gsotto...@libero.it

Marco Marcelli

unread,
Nov 6, 2003, 2:23:59 PM11/6/03
to
Giuseppe Sottotetti wrote:

> Se sei impaziente e ti accontenti di un VHS non è un problema avere una
> copia.

Ti ringrazio tantissimo, ma forse, poiche' sarebbe il SESTO
DonGiovanni in VHS/DVD (per non parlare dei CD e dei vinili)
forse (forse, eh?) puo' non essere il caso.......:-)))))

--

bobregular

unread,
Nov 6, 2003, 3:23:22 PM11/6/03
to

"Rodolfo Canaletti" <rodolfo....@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:1g3zblh.larwe71j3d9niN%rodolfo....@tin.it...

>
> Alcune settimane fa ho registrato da arte il Don Giovanni rappresentato
> nell'edizione del 2002 al Festival di Aix-en-Provence. L'importanza
> dell'evento sta proprio la regia di Peter Brook.

Brook è un genio. Mahabharata docet

bob
http://blogregular.splinder.it


Rodolfo Canaletti

unread,
Nov 6, 2003, 3:24:18 PM11/6/03
to
Giuseppe Sottotetti <gsotto...@libero.it> wrote:


> Dato che in genere Arte replica nelle settimane immediatamente successive
> alla prima diffusione

Questo vale per molte trasmissioni, ma non per quella che viene definita
l' "Opera del mese" (che poi e' la trasmissione integrale di un'opera).
Non ne ho mai vista replicare una, da piu' di un anno a questa parte, e
neppure nel palinsesto viene annunciata la replica.

Ciao

Rudy

Giovanni Lavena

unread,
Nov 6, 2003, 4:41:11 PM11/6/03
to
Rodolfo Canaletti ha scritto:

>
> Alcune settimane fa ho registrato da arte il Don Giovanni rappresentato
> nell'edizione del 2002 al Festival di Aix-en-Provence.

Complimenti per la, solita, splendida recensione.
Non stento a credere che si sia trattato di uno spettacolo bellissimo.
La "cosa" (opera? teatro?) piů emozionante che abbia mai visto č č stata
proprio di Brook: La tragédie de Carmen. Rimasi cosě impressionato che
l'indomani ci tornai, beneficiando fra l'altro del completo cambio di cast e
cogliendo appieno, perciň, quanto era dovuto al genio del regista e quanto
alla bravura degli interpreti.
Giovanni

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Schillogeno

unread,
Nov 6, 2003, 5:35:59 PM11/6/03
to
On Thu, 06 Nov 2003 00:50:11 GMT, rodolfo....@tin.it (Rodolfo
Canaletti) wrote:

>
>Alcune settimane fa ho registrato da arte il Don Giovanni rappresentato
>nell'edizione del 2002 al Festival di Aix-en-Provence. L'importanza
>dell'evento sta proprio la regia di Peter Brook.

>Naturalmente l'enfasi data all'avvenimento da un canale televisivo come


>arte, e il fatto che si trattasse del Don Giovanni, l'opera che da
>sempre e' al vertice del mio amore, sono stati motivi sufficienti per
>convincermi alla registrazione.

Un grazie sincero per il tuo contributo.

Se passi da Milano, e magari ne hai una copia in più, ti copro d'oro,
(o di cena con ottimo whisky invecchiato 15 anni).

Schillogeno
-----------
"A composer is a guy who goes around forcing his will on
unsuspecting air molecules,often with the assistence of
unsuspecting musicians." Frank Zappa, 1940-1993.

Schillogeno

unread,
Nov 6, 2003, 5:36:49 PM11/6/03
to
On Thu, 06 Nov 2003 20:23:22 GMT, "bobregular"
<bobregular...@jumpy.it> wrote:


>Brook è un genio.

Ho, yes.

Giuseppe Sottotetti

unread,
Nov 8, 2003, 3:20:49 AM11/8/03
to
On Thu, 06 Nov 2003 22:36:49 GMT, Schillogeno <schill...@libero.it>
wrote:

> On Thu, 06 Nov 2003 20:23:22 GMT, "bobregular"
> <bobregular...@jumpy.it> wrote:
>
>
>> Brook è un genio.
>

Sì, ma va aggiunto che Harding ha diretto in modo a dir poco elettrizzante,
con dei tempi agili, vivaci, una verve che si accoppiava molto bene alla
regia. Mi è parso che Harding abbia affrontato Don Giovanni con la
spigliatezza e la disinvoltura che avrebbe avuto un contemporaneo di
Mozart, uno che non è intimidito dal Monumento in cui abbiamo trasformato
Mozart.


--
Giuseppe Sottotetti

gsotto...@libero.it

Davide Cabassi

unread,
Nov 8, 2003, 7:25:33 AM11/8/03
to

"Schillogeno" <schill...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:i1jlqvgff85m5mjmo...@4ax.com...

> Se passi da Milano, e magari ne hai una copia in più, ti copro d'oro,
> (o di cena con ottimo whisky invecchiato 15 anni).

Stasera il uischi lo finisco io!!!!

d


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