Il Mon, 20 May 2013 09:26:05 +0200, Acremone ha scritto:
> On 19/05/2013 15:51, Erg Frast wrote:
>> So che adesso vanno di moda i filologi ed in effetti ci sono cose molto
>> belle, penso soprattutto a Herrweghe, ma è bene non dimenticare anche
>> gli altri.
>
> Negli anni '60 andavano di moda i filologi e incaricarono Leonhardt e
> Harnoncourt di incidere la prima integrale delle cantate. Negli anni '70
> il lavoro continuò con risultati alterni, negli anni '80 la
> specializzazione nella professione diventò la base della carriera di
> ogni musicista con un po' di ambizioni. A partire dagli anni '90
> l'incisione e, per certi versi, anche l'esecuzione delle cantate di Bach
> da parte di musicisti con strumenti idonei ad eseguire Mahler si ridusse
> drasticamente.
>
> Da almeno vent'anni, un musicista che si accinga a partecipare ad una
> masterclass sull'esecuzione Bachiana dà per scontato che deve
> presentarsi con lo strumento giusto, in caso contrario si astiene.
Penso che il grande merito delle esecuzioni storicamente informate delle
cantate bachiane (e non solo) sia stato quello di distruggere il concetto
stesso di "edizione di riferimento", evidenziando la molteplicità
pressoché infinita degli approcci esecutivi possibili; per questo faccio
molta fatica ad esprimere una preferenza assoluta verso un esecutore
rispetto ad altri. Per mia personale formazione - e per motivi, per così
dire, anagrafici - rimango assai legato all'impresa di Harnoncourt-
Leonhardt, ma di fronte ad un qualsiasi approccio serio e meditato vengo
sorpreso da idee e sonorità che arricchiscono la mia esperienza con
qualcosa di nuovo, lungi dall'essere ciò unicamente il collezionare
figurine musicali con tempi legature o dinamiche differenti. Suzuki mi è
sempre piaciuto molto, con il suo stile sobrio e antiretorico. Di
Herreweghe, apprezzo la versatilità e la cura del dettaglio. Di Richter,
per contro, ammiro il genio e la fantasia e, pur essendo molto lontano
dalla mia sensibilità, in un certo qual modo la fede. Quella di Richter è
peraltro una visione lontana dalle problematiche sollevate dalla moderna
filologia interpretativa, non per questo priva di valore. In generale,
comunque, mi ritrovo assai più nelle esecuzioni classificate come merde
totali dalla classifica riproposta in questo 3d. Riguardo alle integrali è
ovvio che il mare magnum dell'opera bachiana elude totalmente la
possibilità di un discorso unitario che possa in qualche modo porsi come
provvisoriamente concluso. Avere un'integrale in casa è come possedere una
sorta di enciclopedia, dalla quale partire alla ricerca di qualcuna o
molte delle infinite varianti possibili.
ciao
c