Come si era gia` detto un paio di mesi fa, prima il pubblico stava
zitto a bearsi del coro... dal punto di vista liturgico non e` che fosse il
massimo.
% Chiedo il parere del NG sull'argomento, tenendo presente che vi sono due
% aspetti, a parer mio validi entrambi, da valutare :
%
% - quello del credente che nei momenti piu' profondi della liturgia vorrebbe
% solo silenzio ( come d'altronde dice il Vangelo ) o al massimo essere
% aiutato nella sua meditazione e nel suo tentativo di colloquio col divino da
% un adeguato
% sottofondo musicale, tanto discreto quanto " adatto " alla
% situazione,qualcosa che lo aiuti, e ci sono SECOLI di musica nata proprio
% per questo.
Lo so di essere pesantemente off topic, pero` la liturgia postconciliare
prevede il silenzio durante Elevazione e Comunione (il cosiddetto "canto di
comunione" dovrebbe essere in realta` il canto di *ringraziamento dopo la
comunione*.
% - quello del semplice amante della musica che si guarda bene dal mettere
% piu' piede in una Chiesa nel timore di essere offeso dai sunnominati insulsi
% belati.
Io sono fondamentalmente un rocchettaro, faccio anche di peggio :-)
.mau.
Ma non va sempre cosi' bene perche' i cosiddetti canti di Chiesa sono oggi
costituiti da abominevoli e stupefacenti ( nel loro orrore )coretti melensi,
privi di ogni pulsione,scandalosamente belati da un pubblico svogliato e
annoiato.
Chiedo il parere del NG sull'argomento, tenendo presente che vi sono due
aspetti, a parer mio validi entrambi, da valutare :
- quello del credente che nei momenti piu' profondi della liturgia vorrebbe
solo silenzio ( come d'altronde dice il Vangelo ) o al massimo essere
aiutato nella sua meditazione e nel suo tentativo di colloquio col divino da
un adeguato
sottofondo musicale, tanto discreto quanto " adatto " alla
situazione,qualcosa che lo aiuti, e ci sono SECOLI di musica nata proprio
per questo.
- quello del semplice amante della musica che si guarda bene dal mettere
piu' piede in una Chiesa nel timore di essere offeso dai sunnominati insulsi
belati.
( e al proposito mi viene in mente quella lontanissima mattina di tanti fa,
nella Colonia distrutta dalla guerra, quando entrai in una deserta Chiesa -
cattolica ? protestante ? non l'ho mai saputo e non importava -e qualcuno
stava eseguendo la toccata e fuga di Bach....roba da restar li inchiodato...)
Grazie a chiunque vorra' rispondermi
Cesare Simonetti
--
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>Dopo il Concilio Vaticano II, praticamente la musica sacra e' sparita dalle
>Chiese, almeno come funzione liturgica, ed e' stata sostituita, quando va
>bene, da allegre musiche rockettare e cori analoghi.
>Chiedo il parere del NG sull'argomento
Non si può negare il fascino della musica sacra, di un organo che suona in
modo appropriato ad una funzione religiosa, del gregoriano; avendo diretto
alcuni cori per oltre dieci anni, sia professionisti sia dilettanti, ho però
notato come sia cambiato anche il modo di intendere la musica sacra: fruire
di qualcosa che avvicini al divino, che aiuti la preghiera, non significa
più, nell'immaginario collettivo, ascoltare della musica tanto stupenda
quanto lontana dalla propria esperienza di vita, quanto piuttosto trovarsi a
poter cantare insieme al coro, sentirsi parte di questa importante porzione
della liturgia.
In base a questa considerazione, scartando ovviamente certe cose tremende
che si sentono, e senza stravolgere il senso stesso della musica sacra, mi
sento di dire che ogni tipo di musica, se nata appositamente per
accompagnare la funzione religiosa, può essere considerata sacra, fermo
restando il valore eterno ed incommensurabile della musica sacra classica:
alcune canzoni di indubbio valore musicale possono davvero avvicinare al
sacro il fedele, e questo è sempre stato e deve restare il compito
principale di questo tipo di musica.
Il musical "Forza Venite Gente" sulla vita di San Francesco credo sia
indicativo in merito, e come questo ci sono diverse espressioni moderne
della musica sacra altrettanto incisive e portate a favorire il
raccoglimento.
Poi c'è da fare anche un'altra considerazione: una volta i cori vivevano di
questo, per cui potevano tranquillamente dedicarsi all'approfondimento ed
alla preparazione di brani anche molto difficili; oggi tutto questo è
cambiato, e trovare il tempo per preparare un coro ad eseguire quattro,
cinque brani polifonici per funzione è molto difficile, per cui credo sia
giusto accontentarsi anche di semplici canti monodici, purché, ripeto, non
stravolgano il senso vero della musica sacra, favorire il raccoglimento ed
avvicinare il fedele al sacro.
Dario Del Giudice
Responsabile del quartiere "News & Press" di Pegacity
http://www.pegacity.it/informa/
E-mail: dad...@mbox.vol.it
>Dopo il Concilio Vaticano II, praticamente la musica sacra e' sparita dalle
>Chiese, almeno come funzione liturgica, ed e' stata sostituita, quando va
>bene, da allegre musiche rockettare e cori analoghi.
Non e' cosi' in modo assoluto. Il Vaticano II ha aperto la strada, con
le riforme, anche alle allegre musiche rockettare e ai Vescovi
(Milingo) che ballano e cantano in chiesa.
E' una scelta discutibile e a me non piace. Non perche' consideri la
chiesa un luogo sacro e come tale inviolabile da suoni innovativi, ma
proprio perche' questo genere di musiche non mi piace.
Ci sono state rivoluzioni nella liturgia dopo il concilio e con il
Vescovo Lefevre, che fini' scomunicato, si arrivo' quasi ad uno
scisma. Lefevre e i suoi seguaci non volevano rinunciare alla messa di
Pio V, in latino, con i relativi canti, sempre in latino e ovviamente
il gregoriano, concedendo al massimo un minimo spazio a qualche inno
popolare in lingua "volgare" di tipo :" mira il tuo popolo...."
Ci sono pero' moltissime chiese in cui anche oggi si canta il
gregoriano, in latino, e dove si celebrano appunto messe cantate come
quella che citava Marcelli, di Mozart diretta da Karajan in San
Pietro.
Certo e' vero che si sente cantare di tutto e in tutte le lingue. Io
abito per esempio accanto ad una chiesa sotto il quirinale e ogni
giorno di Pasqua e di Natale, viene celebrata una strana messa che si
protrae fino all'alba, accompagnata da canti, credo africani, e dal
suono terrificante di tamburi, grazie ai quali non riesco a dormire !
Ho pero' sentito nel monastero di Montecassino, in quello di Monserrat
in Spagna e Sao Bento a Rio de Janeiro, dei canti di salmi in latino,
con un magnifico gregoriano. Vicino a Milano c'e' un monastero che e'
famoso ( non ricordo il nome) proprio per come i monaci cantano il
gregoriano.
In San Pietro, molte volte la messa celebrata dal Papa e' in latino,
quando, per motivi ecumenici si vuol mantenere un aspetto universale,
E il coro della Sistina, canta in latino sia il polifonico che il
gregoriano.
Quanto sopra, ovviamente, senza considerazioni religiose, etiche o
morali, ma puramente estetiche.
saluti
Giampaolo
Andrea Angelini wrote:
>
>
> all'inizio ero piu' in crisi, ma ora mi sono rassegnato al fatto che il rock sia
> entrato in chiesa. Questa estate sono stato in ferie in Inghilterra dove ho
> potuto assistere alla magnificenza dei Cori anglicani: ma li' e' un altro
> contesto. Come avrai potuto vedere ultimamente alla TV sono stati organizzati
> perfino per il Papa concerti rock (truccati da religiosi). Forse i tempi sono
> cambiati e noi poveri musicisti classici non ce ne siamo accorti.
>
Caro Andrea,
non sono stato in Inghilterra, ma pur pensanndo che, come dici tu, il contesto sia
diverso, mi puo' fare un certo che il fatto che proprio li', per uno dei funerali
piu' solenni del secolo, abbia cantato una pop - star...
E' certo un torto nostro, se non ci siamo accorti che i tempi sono cambiati, ma penso
pure che l'istinto religioso si manifesti in diverse maniere: ad esempio, in modo
mistico e trascendente (e allora andranno bene i canti polifonici) o dal punto di
vista dell'aggregazione e dell'amicizia in Cristo (per chi ci crede: e allora
andranno bene certe canzoni in italiano accompagnate dalla chitarra).
Personalmente, penso non vada trascurato anche il luogo in cui si fanno certe
musiche: detesterei il canto rock con chitarre elettriche e batterie in chiese
gotiche o romaniche, ma penso pure che un canto di Palestrina non sia il massimo per
una piccola chiesa moderna dall'acustica secca...
Non vedo, comunque, perche' non si possano adoperare differenti stili musicali in
messe diverse: chi non e' credente, andra' a messa per ascoltare le musiche che piu'
gli interessano (cosi' come l'appassionato d'arte visita solo le chiese piu'
interessanti), chi e' credente non dovrebbe nemmeno porsi il problema, di fronte alla
diversiita' di atteggiamenti che il suo credo gli puo' permettere (almeno nei
confronti della musica che accompagna la messa)
Io sono organista e , per quanto mi riguarda, sento a volte il problema contrario: il
fatto che l'organo non sia considerato uno strumento da concerto come il pianoforte,
ma solamente come strumento "da chiesa" (con le diffidenze che cio' provoca...)
Scusa la lunghezza.
Ciao
Leonardo
===================
Fabio Quarchioni
via Barilatti, 25
62100 MACERATA MC
+39 733 263611
qu...@mercurio.it
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hal...@split.it wrote:
>
> Dopo il Concilio Vaticano II, praticamente la musica sacra e' sparita dalle
> Chiese, almeno come funzione liturgica, ed e' stata sostituita, quando va
> bene, da allegre musiche rockettare e cori analoghi.
>
> Ma non va sempre cosi' bene perche' i cosiddetti canti di Chiesa sono oggi
> costituiti da abominevoli e stupefacenti ( nel loro orrore )coretti melensi,
> privi di ogni pulsione,scandalosamente belati da un pubblico svogliato e
> annoiato.
>
Su questo abbiamo gia' discusso in tempi non lontani. Lo dico solo
perche' mi piacerebbe rispondere in modo esteso, non ho il tempo per
farlo e, pure, c'e' stato gia' uno scambio di opinioni in merito cui si
puo' fare riferimento.
>
> Chiedo il parere del NG sull'argomento, tenendo presente che vi sono due
> aspetti, a parer mio validi entrambi, da valutare :
>
> - quello del credente che nei momenti piu' profondi della liturgia vorrebbe
> solo silenzio ( come d'altronde dice il Vangelo )
Mi permetto di far notare che il Vangelo non parla di liturgia - non e'
proprio possibile, Gesu' non ha stabilito forme liturgiche -, e che
l'aspetto musicale e' fondamentale - in campo liturgico - quanto il
silenzio.
> o al massimo essere
> aiutato nella sua meditazione e nel suo tentativo di colloquio col divino da
> un adeguato sottofondo musicale, tanto discreto quanto " adatto " alla
> situazione,qualcosa che lo aiuti
Questo sta alla sensibilita' liturgica di chi celebra. Su questo tema
specifico ho scritto in altro post, e sono d'accordo con Luca Cioran's
nel ripostarlo, appena lo ritrovo. Nota: sensibilita' liturgica, prima
che musicale.
> e ci sono SECOLI di musica nata proprio
> per questo.
>
Non e' molto vero: l'atteggiamento liturgico e' radicalmente cambiato
dopo il Vaticano II (non a caso il post e' intitolato cosi', o no?) I
secoli di musica precedenti prevedevano un atteggiamento totalmente
passivo (si ASSISTEVA alla liturgia). I cambiamenti introdotti dal (o in
concomitanza col) Vaticano II vanno nel senso della PARTECIPAZIONE alla
liturgia.
E' vero nel senso che c'e' tantissima musica adatta a seguire i momenti
piu' meditativi delle celebrazioni, questo si.
> - quello del semplice amante della musica che si guarda bene dal mettere
> piu' piede in una Chiesa nel timore di essere offeso dai sunnominati insulsi
> belati.
Questo e' un equivoco storico. Non si vede perche' il semplice amante
della musica debba mettere piede in chiesa. Ci sono le sale da concerto,
per questo, o gli altri spazi acconci. In Chiesa *non si va* per sentire
musica. Questo e' un concetto che, secondo me, va sottolineato: la vivo
come una questione di rispetto. Non vado a casa di amici solo perche' mi
piace la loro tappezzeria e, se lo facessi, mancherei di rispetto nei
loro confronti. Non capisco perche' questo non debba valere anche per le
chiese.
> ( e al proposito mi viene in mente quella lontanissima mattina di tanti fa,
> nella Colonia distrutta dalla guerra, quando entrai in una deserta Chiesa -
> cattolica ? protestante ? non l'ho mai saputo e non importava -e qualcuno
> stava eseguendo la toccata e fuga di Bach....roba da restar li inchiodato...)
>
> Grazie a chiunque vorra' rispondermi
>
> Cesare Simonetti
>
> --
> Automatic posted from www.split.it [194.184.53.60]
> via Mailgate Server - http://www.mailgate.org
--
E Dio disse:"Non e' bene per l'uomo che resti solo...".
E, fattolo cadere in un sonno profondo,
trasse una costola dal suo costato.
Guardandolo dormire beatamente,
Dio, nella sua infinita saggezza e bonta', disse:
"... pero', meglio che male accompagnato...".
E rimise la costola al suo posto.
E fu sera e fu mattina. Sesto giorno.
--------------------------------------------------
Giorgio Capuani
Dipartimento di Chimica - Universita' "La Sapienza"
Piazzale Aldo Moro, 5 - 00185 Roma
voice: ++39-6-4991 ext. 3708/3576 fax: ++39-6-4455278
E-mail: cap...@axrma.uniroma1.it
man...@nmrserv.chem.uniroma1.it
Pronti. Ritrovato grazie alla dritta di "reference.com", che qualcuno di
noi ha indicato. Ecco qui sotto il messaggio in questione, che faceva
parte del thread "pop, non se ne puo' piu'" in quel di settembre.
_______________________________________________________________________________________
Quando si parla del ruolo della musica nella liturgia dopo il concilio,
bisogna tenere presenti diversi aspetti che chiaramente non avete
considerato nei vostri interventi.
Il primo, il piu' ovvio, e' che la musica deve essere FUNZIONALE alla
liturgia celebrata. Trattasi di preghiera cantata, non di
itrattenimento
"acchiappa-fedeli".Nel caso specifico della messa, che e' liturgia
celebrata dall'assemblea dei fedeli, il canto deve essere
proporzionato
anche alla "possibilita' canora" dell'assemblea. In molti casi, "mira
il
tuo popolo"* E'* il canto piu' adatto all'assemblea
che sta celebrando, anche se a me fa venire il latte alle ginocchia.
Inoltre, il canto deve essere "vero", cioe' rispondente allo stile
della
liturgia (sia nella musica che nel testo). Per questo motivo e' chiaro
che chi ha il compito di approntare i canti della messa dovrebbe per
lo
meno tener conto di 1) il significato della funzione che si sta per
celebrare; 2) il contesto liturgico (momento dell'anno liturgico,
particolari situazioni locali ecc.); 3) lo stile proprio
dell'assemblea
che partecipa (non puo' scegliere di cantare il "Santo zairese" alla
messa degli ottuagenari, sa gia' a priori che non lo seguiranno). In
piu', dovrebbe avere una solida preparazione musicale, una consistente
base di canti a cui attingere e una certa sensibilita'.
In poche parole, e' una cosa che non si improvvisa, che va vissuta in
piena sintonia con il celebrante (si, il prete ;'< ) e sviluppata in
armonia con la comunita' di cui si fa parte. Difficile, non e' vero ?
Ora, non tutti i preti hanno una sensibilita' liturgica tale da far
non
solo crescere, ma nemmeno nascere questa che, oltre ad essere una
funzione, e' (soprattutto) un cammino. Anche fosse, non in tutte le
comunita' c'e' un "musicista" all'altezza della situazione. Se c'e',
normalmente non dispone dei Berliner. Risultato ? Quello riportato da
Riccardo ed Ezio, certo. Manca la cultura liturgica, manca la
sensibilita', manca la voglia, manca la gente.
Ma si va a messa come si va al teatro? Il canto e' un intermezzo per
"alleggerire" le pesantezze dei preti? Ragazzi, siamo proprio fuori!
Fermo restando che la maggior parte delle messe sono mal servite,
vorrei
proprio sapere quanti di voi, ad esempio, si sono sentiti in dovere di
partecipare alle scelte liturgiche - incluse quelle musicali - nelle
messe "importanti" della loro vita (o non l'avete forse ritenuto un
servizio "compreso nel prezzo"?). E quanti che invece si dichiarano
agnostici hanno avuto le palle di rimanerne fuori?
Fuori dalla porta della chiesa, oltre che dalle scelte!
Giorgio
_________________________________________________________
.mau. ha scritto:
l'idea era di andare incontro alle *capacita` canore* dei fedeli, e
favorire una maggior partecipazione, per essere pignoli. La maggior
parte
della musica classica religiosa strumentale e` nata con una concezione
diversa della messa, e sarebbe per la maggior parte improponibile
nella
messa postconciliare, che lascia molto meno spazio a questo tipo di
musica.
Quanto alla musica classica religiosa corale, guardiamoci in faccia:
dov'e` la cultura musicale italiana che permette di alternare coro e
popolo?
Detto questo, non penso comunque che il pop sia la soluzione ideale,
anche se ho provato a scrivere un paio di pezzi :-) (mai usati in
pratica). Data la popolazione media praticante, melodie di inizio
secolo
come la famigerata "Mira il tuo popolo", per mal cantate che siano,
rispecchiano maggiormente la logica pastorale che ho indicato
all'inizio.
.mau.
Riccardo Domenichini ha digitato:
emf wrote:
>
> Io per parte mia ho assistito al
> battesimo di mio figlio inorridito da quanto succedeva intorno. Se
> questo e' il modo di attirare i giovani alla chiesa...
Guarda, io vengo per l'appunto dall'aver assistito a un funerale ieri
pomeriggio. Era tanto che non andavo in chiesa, e quel che mi
ricordavo
erano pinzillacchere in confronto a quello che ho sentito. Potenze dei
meccanismi di autodifesa.
Niente pop, ma solo una gentile signorina che cantava accompagnata
dall'organo, canti di una poverta' sconsolante, di una monotonia
infinita, di una pregnanza testuale infima (uno diceva, piu' o meno:
"verro' da te e saro' un cesto, tutto pieno di dolori" e cosi' via).
Superfluo dire che praticamente nessuno di chi assisteva la seguiva.
Alla faccia dell'avvicinare la funzione ai fedeli: quello della messa
da
parte del suo patrimonio musicale storico e' stato un errore di
prospettiva epocale per la chiesa, oltre che un delitto imperdonabile
nei confronti del patrimonio culturale.
R.
Andrea Angelini wrote in message <3469D859...@tin.it>...
>
>
>Caro amico,
>
>trovi in me una porta sfondata sull'argomento. Sono il Direttore di una
Corale
>Polifonica di Rimini che si scontra settimanalmente con il parroco sul tipo
di
>repertorio;
>
>all'inizio ero piu' in crisi, ma ora mi sono rassegnato al fatto che il
rock sia
>entrato in chiesa. (...)
Secondo me la cosa da fare e' che ciascuno, nel suo piccolo, cerchi di
sensibilizzare le orecchie della gente.
In una parrocchia dove il parroco era ne' giovane ne' vecchio sono riuscito
a cantare la notte di Pasqua l'"Exultet" (in italiano) che dura cinque
minuti abbondanti (tutti di solista non accompagnato con il tono del nuovo
messale) e il giorno di Pentecoste il "Veni Sancte Spiritus" in latino alla
messa dei ragazzi con la scusa che avevano i fogli con la traduzione.
Ho notato che questi canti non hanno affatto annoiato (come si potrebbe
pensare) ma hannno invece suscitato interesse (forse perche' erano "una
tantum").
Secondo me il modo migliore per unire buongusto e professionalita' con
partecipazione dell'assemblea potrebbe essere il seguente: si sceglie un
canto armonizzato a 4 voci, lo si fa eseguire a una corale tutte le
domeniche ma solo in melodia e accompagnamento, quando l'assemblea ha
imparato a cantarlo l'assemblea canta la melodia e il coro canta in
polifonia.
Nel giro di due o tre anni si imparerebbero abbastanza canti da garantire
varieta' di scelta.
Certo ci vorrebbe impegno, costanza e soprattutto parroco accondiscendente e
un'assemblea disponibile all'apprendimento.
Ciao
Izio
Visitate la mia Home Page su Richard Wagner
http://www.geocities.com/Vienna/4997/
Per mandarmi una mail togliere i 9 dall'indirizzo
i9z...@geocities.com
> Mi sono messo il cuore in pace, anche pensando che sara' sempre peggio (i parroci
> anziani cederanno mano a mano il posto a quelli giovani, allevati nei seminari al
> suono di Frisina e company).
>
Premettendo che il Frisina versione "canzonetta" non lo sopporto (Luca,
stupisci!!), e che non conosco nulla della sua produzione concertistica,
mi pare che non sia del tutto giusto addossare alle strutture
ecclesiastiche la responsabilita' di quanto scrivi. C'e' un motivo per
cui la cultura musicale dei seminaristi dovrebbe essere superiore a
quella di un qualsiasi studente di una normale scuola superiore?
> Il problema e' che la Chiesa sta osteggiando sempre piu' la musica polifonica ed
> organistica non solo nella liturgia ma anche nel permettere l'esecuzione di
> concerti di musica sacra nelle chiese.
A mio modo di vedere, il fatto di voler restituire dignita' al luogo di
culto, fin troppo spesso visto come ambiente per intrattenimento, non e'
una cosa affatto sbagliata. Vorrei far notare che molti articoli di
questo thread confermano la accezione di una chiesa come "luogo dove si
va a sentire musica"... Spiacente deludervi, non e' cosi'.
> La colpa e' anche e soprattutto di noi musicisti che siamo molto individualisti e
> menefreghisti. Dovremmo riunirci in forza e farci convocare presso l'Ufficio
> Centrale per la Musica liturgica di Roma in modo di spiegare le nostre ragioni;
Quali?
Anziche' protestare, forse sarebbe utile che chi ne ha competenza si
rendesse disponibile a fare un minimo di "opera di dirozzamento" (non
parlo di insegnare la musica, per carita'!) nell'ambito della comunita'
in cui opera.
Ovviamente parto dal presupposto che lo scopo primario sia una crescita
spirituale, non un miglioramento delle "performance" artistiche nella
data parrocchia... spero sia superfluo dirlo...
> in caso contrario dovremmo cominciare a boicottare i vari parroci.
In che termini? Facciamo un bel picchettaggio davanti alla chiesa, la
domenica per l'ora della messa? :'>
Ciao
Giorgio
--
E Dio disse:"Non e' bene per l'uomo che resti solo...".
E, fattolo cadere in un sonno profondo,
trasse una costola dal suo costato.
Guardandolo dormire beatamente,
Dio, nella sua infinita saggezza e bonta', disse:
"... pero', meglio che male accompagnato...".
E rimise la costola al suo posto.
E fu sera e fu mattina. Sesto giorno.
>Secondo me il modo migliore per unire buongusto e professionalita' con
>partecipazione dell'assemblea potrebbe essere il seguente: si sceglie un
>canto armonizzato a 4 voci, lo si fa eseguire a una corale tutte le
>domeniche ma solo in melodia e accompagnamento, quando l'assemblea ha
>imparato a cantarlo l'assemblea canta la melodia e il coro canta in
>polifonia.
>Nel giro di due o tre anni si imparerebbero abbastanza canti da garantire
>varieta' di scelta.
>Certo ci vorrebbe impegno, costanza e soprattutto parroco accondiscendente e
>un'assemblea disponibile all'apprendimento.
>
>
Ecco, il vero problema e' l'apprendimento. Dove e quando si impara a
cantare (non da professionisti, intendo, ma solo per il piacere di
farlo)?
A scuola? In casa? In chiesa?
Se saranno sempre meno le scuole, le case, le chiese nelle quali si
imparera' a cantare le difficolta' aumenteranno e anche dalle chiese,
progressivamente, la musica scomparira'.
M.
M.
>>
>Quando si parla del ruolo della musica nella liturgia dopo il concilio,
> bisogna tenere presenti diversi aspetti che chiaramente non avete
> considerato nei vostri interventi.
> Il primo, il piu' ovvio, e' che la musica deve essere FUNZIONALE alla
> liturgia celebrata. Trattasi di preghiera cantata, non di
> intrattenimento "acchiappa-fedeli".Nel caso specifico della messa, che e' liturgia
> celebrata dall'assemblea dei fedeli, il canto deve essere
> proporzionato anche alla "possibilita' canora" dell'assemblea. In molti casi, "mira
> il tuo popolo"* E'* il canto piu' adatto all'assemblea
> che sta celebrando, anche se a me fa venire il latte alle ginocchia.
> Inoltre, il canto deve essere "vero", cioe' rispondente allo stile
>della liturgia (sia nella musica che nel testo). Per questo motivo e' chiaro
> che chi ha il compito di approntare i canti della messa dovrebbe per lo
> meno tener conto di
> 1) il significato della funzione che si sta per celebrare;
> 2) il contesto liturgico (momento dell'anno liturgico, > particolari situazioni locali ecc.);
> 3) lo stile proprio dell'assemblea > che partecipa (non puo' scegliere di cantare
> il "Santo zairese" alla messa degli ottuagenari, sa gia' a priori che non lo seguiranno).
> In piu', dovrebbe avere una solida preparazione musicale, una consistente
> base di canti a cui attingere e una certa sensibilita'.
> In poche parole, e' una cosa che non si improvvisa, che va vissuta in
> piena sintonia con il celebrante (si, il prete ;'< ) e sviluppata in
> armonia con la comunita' di cui si fa parte. Difficile, non e' vero ?
Commento perfetto, grazie per la chiarezza.
> Ora, non tutti i preti hanno una sensibilita' liturgica tale da far
>non solo crescere, ma nemmeno nascere questa che, oltre ad essere una
> funzione, e' (soprattutto) un cammino.
Ricordo ai bolognesi e segnalo a chi si trovasse a passare per
Bologna, l'opera di Padre Santucci, che tuttora regge la Basilica dei
Servi di Maria in Strada Maggiore. Ha creato una tradizione di
appuntamenti organistici, continua a sostenere una Cappella musicale,
pur tra tante difficolta', non ultima il reperimento dei fondi
necessari al restauro dell'organo.
Ma dopo di lui, anche se ci auguriamo che sia quasi eterno?
Sapranno le gerarchie ecclesiastiche mantenere viva ed eventualmente
rinnovare una tradizione?
> Anche fosse, non in tutte le comunita' c'e' un "musicista" all'altezza della
> situazione. Se c'e', normalmente non dispone dei Berliner. Risultato ?
> Quello riportato da Riccardo ed Ezio, certo. Manca la cultura liturgica, manca la
> sensibilita', manca la voglia, manca la gente.
E' verissimo ed e' un peccato. Nel mio caso ad esempio, la musica ha
avuto un ruolo fondamentale nel mio ritorno alla fede, non sto
esagerando. E cio' e' avvenuto perche' ho cercato e trovato un
sacerdote capace di coniugare sensibilita' musicale e sicurezza
pastorale, chiarezza di parole e d'idee, interesse per il mondo
attuale e valorizzazione delle tradizioni, latino compreso.
Questa mia "scelta" e' il mio modo per poter partecipare, anche
minimamente, ad una comunita' religiosa. E' pero' qualcosa di diverso
dalla usuale "vita di parrocchia", nella quale normalmente ci sitrova,
non ci si sceglie.
Pero', pero'... una Chiesa che valorizzi le differenze potrebbe
ritrovare un ruolo propositivo anche nel campo musicale.
La via dei "centri d'eccellenza", che possano rendere fertili e
diffondere le esperienze migliori, piuttosto che quella delle
"direttive", destinate a creare resistenze e difficolta'
d'applicazione.
> Ma si va a messa come si va al teatro? Il canto e' un intermezzo per
> "alleggerire" le pesantezze dei preti? Ragazzi, siamo proprio fuori!
> Fermo restando che la maggior parte delle messe sono mal servite,
> vorrei proprio sapere quanti di voi, ad esempio, si sono sentiti in dovere di
> partecipare alle scelte liturgiche - incluse quelle musicali - nelle
> messe "importanti" della loro vita (o non l'avete forse ritenuto un
> servizio "compreso nel prezzo"?).
Un aneddoto: alla Messa del mio matrimonio chiesi all'organista di
inserire nel programma un brano strumentale dei Genesis, al quale sono
molto legato e che mi colpisce profondamente ad ogni ascolto.
Si rifiuto' cortesemente perche' non e' musica sacra. E' vero, aveva
ragione, non era stata composta per onorare il Signore e non sono
abbastanza autorevole per operare un "affrancamento".
Pero' nella stessa chiesa si cantano e suonano brani pop/rock
semplicemente rielaborati e rivestiti da un involucro religioso.
Concludendo: se vogliamo seguire l'affrancamento della musica profana,
si puo' fare un lavoro piu' rigoroso di quello compiuto fino ad ora.
> E quanti che invece si dichiarano
> agnostici hanno avuto le palle di rimanerne fuori?
> Fuori dalla porta della chiesa, oltre che dalle scelte!
>
> Giorgio
>
>
Mario Mantovani
Io ci sto, credo pero` di essere di scarso aiuto, non ho molti "agganci"
nelle sfere vaticane. Comunque conta pure su di me.
Ciao,
Antonio.
_______________________________________________________________________________
a n t o n i o s i d o t i
e-mail sid...@science.unitn.it
www http://alpha.science.unitn.it/~sidoti/
_______________________________________________________________________________
>Dopo il Concilio Vaticano II, praticamente la musica sacra e' sparita dalle
>Chiese, almeno come funzione liturgica, ed e' stata sostituita, quando va
>bene, da allegre musiche rockettare e cori analoghi.
Invito Giorgio Capuani a ripostare, se crede, il bel msg che mando'
mesi fa in merito.
trovo questo tema particolarmente stimolante e l'impegno di un vero
Torquemada come lui nel settore sarebbe utile a tutti.
ciao.
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Cioran's son
Luca F.Palmieri
ned...@iperbole.bologna.it
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"Il pessimista deve inventarsi ogni giorno nuove ragioni di esistere: e' una vittima del ^senso^ delle cose"
(Emil Michael Cioran)
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>
>
>Mi sono messo il cuore in pace, anche pensando che sara' sempre peggio (i parroci
>
>anziani cederanno mano a mano il posto a quelli giovani, allevati nei seminari al
>
>suono di Frisina e company).
>
uhhhhh!
E adesso Capuani chi lo sente??? tenetelo, tenetelo per carita'!!!!
hello!
Giorgio Capuani wrote:
>
>
> Questo e' un equivoco storico. Non si vede perche' il semplice amante
> della musica debba mettere piede in chiesa. Ci sono le sale da concerto,
> per questo, o gli altri spazi acconci. In Chiesa *non si va* per sentire
> musica. Questo e' un concetto che, secondo me, va sottolineato: la vivo
> come una questione di rispetto. Non vado a casa di amici solo perche' mi
> piace la loro tappezzeria e, se lo facessi, mancherei di rispetto nei
> loro confronti. Non capisco perche' questo non debba valere anche per le
> chiese.
>
>
Caro Giorgio,sono quasi del tutto d'accordo con te quando affermi questo concetto,
se non fosse per un particolare: io che sono organista, dove vado a sentirla la
musica d'organo? E dove la vado a suonare?
Gli auditori che contengono un organo sono talmente pochi rispetto al numero di
chiese che ne hanno. Questo e' poi il principale problema che rende, secondo me,
diffidente molte persone nei confronti di queso strumento e, d'altra parte, limita,
a volte, noi organisti nella scelta del repertorio.
E' chiaro che non e' tanto colpa della chiesa, quanto, piuttosto, di vedere la
presenza dell'organo come importante nella progettazione di una sala da concerto.
Ciao
Leonardo
>Ricordo ai bolognesi e segnalo a chi si trovasse a passare per
>Bologna, l'opera di Padre Santucci, che tuttora regge la Basilica dei
>Servi di Maria in Strada Maggiore. Ha creato una tradizione di
>appuntamenti organistici, continua a sostenere una Cappella musicale,
>pur tra tante difficolta', non ultima il reperimento dei fondi
>necessari al restauro dell'organo.
>Ma dopo di lui, anche se ci auguriamo che sia quasi eterno?
>Sapranno le gerarchie ecclesiastiche mantenere viva ed eventualmente
>rinnovare una tradizione?
temo proprio di no.
sai benissimo quali e quanti problemi abbia Santucci (che fra l'altro
ha all'attivo composizioni tutt'altro che disprezzabili) nella Chiesa
bolognese.
La tradizione dei Servi (l'organo su cui Mozart sostenne l'esame con
Padre martini di Bologna e' li'...e l'Accademia Filarmonica piu'
importante del mondo-nel 6-700- e' di fronte) e' fin troppo legata all
persona di santucci, pero' i bolognesi sono molto affezionati a certe
manifestazioni....vedremo, speriamo fra molti anni.....
Un problema, di natura locale, ma non solo, e' che gente come Santucci
fa certamente un lavoro straordinario, ma viene poi interpretata (non
so se a torto o a ragione) solo sotto il profilo "politico".
le idee di santucci le conosciamo tutti a Boloigna, ma non dovrenbbero
interessare.
Insomma, sarebbe l'ora di finirla con una Chiesa "tradizionalista",
che quindi vive una liturgia che fa del Mistero il perno del proprio
essere e che sceglie di conseguenza la musica, ed una chiesa (ormai
decisamente vincente, ma solo sotto il profilo liturgico e non certo
sotto quelli piu' importanti dell'ecumenismo o della pastorale)
"progressista".
Ogni Chiesa doivrebbe garantire almeno una possibilita' al
fedele...seconfdo i gusti (ossia la sensibilita' religiosa).
E ogni parrocchia dovrebbe mantenere almeno una messa latina, con
quanto ne consegue anche per i canti.
le posizioni ideologiche rovinano anche la possibilita' di fare
serenamente certe scelte.
istituire un coro che coltivi il gregoriano (non certo la polifonia,
e' ovvio) non e' cosa difficile, credo, neppure in piccole comunita'.
Alkle 10 si fa la messa latuna, e a mezzogiorno quella con le chitarre
e il pop.
Che problema c'e'?
C'e' il problema che poi nascono due partiti: il Parroco contro il
cappellano, i fedeli ortodossi contro quelli moderni, il gregoriano
contro il pop...ma questo e' deleterio.
Conduce ad un pauroso impoverimento della vita di una comunita' e
porta -per evitare stupide faide ideologiche- a seguire la strada
della maggioranza che, in democrazia, e' quella che giustamente deve
prevalere , in Chiesa invece non dovrebbe "prevalere" nessuno.
hullo.
>La Chiesa Cattolica, neppure alla controriforma, ma ben prima, gia'
>nel Duecento-Trecento aveva vietato l'uso di canti "nuovi" nelle
>funzioni. Il Gregoriano era l'unica manifestazione canora permessa. E
>questa e' stata una costante, che con poche variazioni e' giunta
>praticamente fino ai giorni nostri.
Devo spendere un aparola per la polifonia.....
Fu dura conservarla (l'aneddotto della Missa papae Marcelli e' noto)
ma la polifonia raccolse la tradizione del gregoriano e lo fece
egregiamente, credo.
> Tutto questo puo' entrare in gioco, ma io credo
>che le vere ragioni stiano proprio nel diverso ruolo che la musica
>occupa nella liturgia luterana e in quella cattolica. Nel primo caso
>religioso; nel secondo caso di contorno, direi, mi scusino i
>cattolici, teatrale.
Mi interessa molto questo tema, come gia' dissi l'altra volta, ma mi
coglie sempre in momenti di totale casino organizzativo.
Il tuo msg meriterebbe risposte piu' accurate, su cui spero di poter
tornare in tempi migliori, pero' volevo qui solo dire che non sono
tanto d'accordo su questa divisione fra musica in Lutero e nella
Chiesa cattolica.
A mio parere non e' vero che il rito cattolico vede la musica come un
contorno e quello protestante comne un asse portante della liturgia.
Insomma, gia' Sant'Agostino (quindi uno dei Padri della Chiesa)
sosteneva che il canto e' preghiera e che il buon canto e' una
preghiera che vale doppio.
Anche il fatto della partecipazione maggiore o minore del fedele nel
canto liturgico non mi convince.
E' vero che Lutero e Zwinglio ancor di piu' per la musica (credo),
portarono il fedele ad essere piu' partecipe al rito e che in cio'
anche l'elaborazione del corale ebbe un ruolo considerevole, ma in
questo proprio il Gregoriano (molto piu' della polifonia) assolvevo
una funzione quasi identica.
paradossalmente la reazione della chiesa della controriforma alla
polifonia, si traduceva in un volere ugualmente una maggiore
partecipazione del fedele alla liturgia, datoi che il gregoriano era
facile da cantare e popolarissimo anche fra le classi incolte.
Il vero dato rivoluzionario e' quello della lingua, questo si'.
Dal momento che la liturgia cattolica conservo' il latino, e quella
protestante assunse quella nazionale.
Lo spartiacque e' questo, ma non so fino a che punto cio' coinvolga la
musica liturgica in se' e per se' considerata.
Ciao, scusate confusione e eventuali errori di battitura e sintassi,
non ho nemmeno tempo per rileggere.....
>
>
>Questo e' un bel tema, e ne parlo seriamente.
>Ci sono persone come me prive della fortuna di essere fedeli,
scivoliamo paurosamente verso l'OT, ma io non sono mica convinto che
sia una fortuna...spesso e' un tormento.
>
>Ebbene: credo che se Dio esistesse, il modo piu' intenso di vivere la
>fede consisterebbe *all'esterno* nel proprio comportamento quotidiano
>sociale e civile, ma *interiormente* sicuramente nell'ascolto della
>musica, anche - e spesso - quella sacra.
Completamente d'accordo con te.
Ricordo il dissacrante Cioran, col suo mitico: "Se c'e' qualcuno che
deve tutto a Bach, questi e' proprio Dio"
>Insomma: io non credo. Ma non posso non considerare la mia presenza in
>chiesa durante l'esecuzione di opere sacre come un momento diciamo...
>mistico, e forse addirittura religioso (sono agnostico, non ateo).
Mi sembri anche un tipo onosto nel dir questo.
Ciao bello (naturalmente si fa per dire....)
Sono contento che il sasso che ho gettato abbia suscitato tante e tale
reazioni, e come al solito, di fronte ad alcune di esse, mi trovo
imbarazzato per la mia inadeguatezza culturale.
Per mia fortuna pero'sono costituzionalmente sempre pronto ad imparare e
ringrazio quanti sono intervenuti ( e interverrano) perche' da ciascuno di
loro ho appreso/approfondito qualcosa.( non si offendano gli altri ma un
saluto particolare lo invio a Giampaolo Lomi ).
Spero di non derivare troppo nell'OT se aggiungo tre cose :
- Possiedo una casetta in una frazione di Calizzano (prov.Savona)chiamata
Vetria, ed abitata ormai solo da una cinquantiona di persone.
C'e' una Chiesa rifatta nel 1700, con un organo sgangherato, ma la gente li
canta in latino, perche' cosi' hanno loro insegnato, ad ogni ricorrenza.
E le ricorrenze purtroppo sono tante,tra queste annoverandosi i funerali:
trent'anni fa, quando ascoltai per la prima volta il Dies Irae, ebbi netta
la sensazione di cosa per Morte e Giudizio intendessero le Scritture.
-Nella Chiesa dei Gesuiti a Genova-da poco alla Messa di mezzogiorno c'e'
una cantante(credo professionista )- e le cose sono effettivamente diverse.
Nel senso che anche i canti attuali ( pur intrinsecamente poveri )se ben
eseguiti non solo non disturbano, ma svolgono la loro funzione di " aiuto "
alla liturgia.
-Come la Missa Luba, d'altronde : se e' proprio " quella ", non disturba,ma
si armonizza col contesto generale.
Ma se questo e' vero allora sarebbe solo questione di forma, di serieta'
nell'esecuzione, di " professionalita ".
O no ?
> (SNIP...)
>
> Questo e' un bel tema, e ne parlo seriamente.
> Ci sono persone come me prive della fortuna di essere fedeli, diciamo
> agnostiche, le quali tuttavia hanno abbastanza buonsenso da porsi
> qualche dubbio sulla propria posizione.
>
> Ebbene: credo che se Dio esistesse, il modo piu' intenso di vivere la
> fede consisterebbe *all'esterno* nel proprio comportamento quotidiano
> sociale e civile, ma *interiormente* sicuramente nell'ascolto della
> musica, anche - e spesso - quella sacra.
>
> Insomma: io non credo. Ma non posso non considerare la mia presenza in
> chiesa durante l'esecuzione di opere sacre come un momento diciamo...
> mistico, e forse addirittura religioso (sono agnostico, non ateo).
>
Si, questo e' un bel tema. E merita tutto il rispetto.
E' un discorso di crescita personale, percio' difficilmente
generalizzabile. Pero' gia' il modo in cui tu lo hai posto mostra
un'atteggiamento lontano da quanti si piazzano in una chiesa solo
perche' li si fa musica, fregandosene bellamente di porsi in una qualche
relazione con il luogo che li ospita - e quest'ultimo era
l'atteggiamento che volevo stigmatizzare.
Il tuo messaggio, la tua posizione danno invece il senso della
spiritualita'. Spiritualita', una parola propria dell'uomo, qualunque
uomo, da non confondere con la religiosita'. E la musica ne e' un
veicolo potentissimo (per me personalmente il piu' diretto).
> Vorrei inoltre ricordarti che ascoltare musica sacra nei conservatori
> e' molto piu' raro che non nei luoghi di culto, e secondo me anche chi
> ha posizioni piu' radicali delle mie ha il diritto di assistere a
> dette esecuzioni, cosi' come dev'esser lecito ai musulmani visitare la
> basilica di San Pietro e ai buddisti una moschea.
A questo punto credo che il mio pensiero sia piuttosto chiaro: quando
vado alla Moschea, o nel Tempio, il primo pensiero che mi pongo riguarda
il significato che quel luogo ha per chi lo frequenta. Cerco di capire,
di apprezzare i valori validi anche per me... non di adeguarmi, ma di
rispettare quello che e' il suo senso oggettivo, o almeno il senso che
gli viene attribuito (e non il senso che puo' avere *per me*).
E' con atteggiamento analogo che entro in una chiesa per sentire un
concerto...
Con affetto
>Temevo che si sarebbe scatenata una guerra di religione e il rischio
>sarebbe proprio stato quello di non sapere, o di non voler, separare
>concetti puramente estetici da quelli etico-religiosi. Di guerre di
>religione ce ne sono in giro parecchie e neppur tutte dialettiche e
>non mi pare il caso di scatenarne un'altra.
Guerra di religione? Non mi pare che nel mio post ci fosse alcunche'
del genere. Anche perche' io non sono ne' cattolico ne' luterano, e
non faccio tifo ne' per una religione ne' per l'altra. Cercavo solo di
capire come si sono storicamente sviluppate diverse tendenze nell'uso
della musica sacra, nelle funzioni religiose.
Il fatto estetico e' un problema a se'. Quello che ci si chiede e' la
funzione del canto, della musica nella liturgia, ovvero il rapporto
fra musica e partecipazione alla preghiera collettiva. Non so come la
pensi, ma non credo che tu vada in chiesa con la speranza di sentire
la Jupiter di Mozart, o i preludi di Debussy. Vai in chiesa per
pregare con gli altri. E la musica puo' essere un motivo di elevazione
spirituale, che ti consente di esprimere meglio i tuoi sentimenti
religiosi. Certo, si desidera che tale musica sia bella, altrimenti
anziche' concentrare la tua attenzione al divino, la distrae. Va bene.
C'entra anche il fatto estetico, ma all'interno della funzione, non
indipendente dalla funzione.
Non mi pare di avere detto nulla di offensivo, dicendo che la Chiesa
cattolica per *decreti papali* ha considerato il canto gregoriano
(bellisiimo, certamente, almeno a me piace molto) come unica forma
ufficiale di canto religioso; che nel passato vi siano state prese di
posizione da parte di diversi papi negative nei confronti dell'uso
della polifonia in chiesa durante le funzioni.
Questo e' solo storicamente vero.
Tutto quello che tu dici sulle composizioni polifoniche, in grande
misura si e' sviluppato in paesi fuori d'Italia: Francia, per esempio
con la scuola di Notre Dame, Arse antiqua e Ars nova; paesi fiamminghi
con Ockegham, Dufay etc (chiedo scusa se la grafia non e' corretta,
non ho modo di controllare).
Poi vi sono stati compositori di musica sacra polifonica anche in
Italia. Ne hai citati alcuni. Certo. Ma prima della Riforma, i
compositori non avevano incarichi espliciti di comporre musiche per le
funzioni religiose. O, se li avevano, erano solo da parte di qualche
comunita', tuttavia spesso guardata con sospetto dalle autorita'
centrali.
Questa e' la tradizione, la storia.
Col sopraggiungere della Riforma, nei paesi riformati, si e' dato un
diverso peso alla musica, al canto.
Il canto era un *modo* di preghiera collettiva: Lutero stesso ne ha
dato l'esempio componendo molti corali. Le comunita' religiose
*stipendiavano* compositori perche' componessero musiche da cantare
nella funzione. Il testo era in tedesco, in modo che tutti potessero
cantare e capire cio' che cantavano. Ogni chiesa aveva un organico di
professionisti stipendiati, (strumentisti, coristi, etc.) ma nelle
cose piu' semplici tutti partecipavano al canto, per esempio nei
corali, che nelle cantate si alternavano ai brani solistici.
Tutto questo ha significato il nascere di una tradizione diversa da
quella in vigore nella Chiesa cattolica, dove, anche dopo la Riforma,
il Gregoriano era rimasto il canto ufficiale: e in latino, cioe'
riservato ai cantori di professione (per lo piu' comunita' di monaci)
che cantavano dietro l'altare.
Dire queste cose la chiami guerra di religione? Boh! Non capisco
proprio.
Queste cose le dico (e non dico nulla che non sia gia' ben conosciuto
dagli storici) solo per cercare di capire il diverso peso che ha avuto
la musica, e non solo la musica sacra, in Italia e in Germania.
Io credo che queste diverse tradizioni abbiano giocato un ruolo. Tu
non sei d'accordo. Ve bene. Ma, per favore, prendi le mie
argomentazioni per quello che sono, cioe' un tentativo di analisi, e
non il principio di una guerra di religione. Oltretutto, se non
capisci, questo e' un atteggiamento abbastanza offensivo, verso chi si
sforza di ragionare seriamente, come, appunto, sto tentando di fare
io.
Cosi' come non capisco affermazioni strane come la seguente:
>La "musica laica in Italia non ha avuto quello straordinario
>background rappresentato dalla religione come e' avvenuto nei paesi
>germanici" , dici ancora nel tuo articolo.
> E cosa significa ? Che forse la chiesa calvinista o luterana ha
>incoraggiato e aiutato Mozart a scrivere Il Flauto Magico, Don
>Giovanni e il resto ? Forse Beethoven ha scritto il Fidelio e le
>tanto strombazzate sinfonie spinto dallo spirito religioso
>protestante?
Ma ti pare un argomento serio? A parte il particolare che la chiesa
calvinista aveva escluso la musica dalle sue funzioni, cosi' come
anche la pietista, forse che non vale per te il principio che le
grandi vette nascano proprio dove piu' diffuso e partecipato nella
popolazione e' l'interesse, l'amore per quella arte? Dove la
tradizione ha grandi e profonde radici nella popolazione? O forse
pensi che i geni nascano nel deserto culturale?
Dire una *ovvieta'* come questa, cioe' che i geni nascono dove piu'
radicato e di maggior tradizione e' il background culturale, e' ancora
un modo per far guerra di religione?
Argomentazioni di questo genere fanno torto alla mia e alla tua
intelligenza.
In sostanza e in conclusione: se oggi la chiesa cattolica ha allentato
la propria opposizione a forme musicali diverse dal gregoriano, lo fa
perche' si rende conto che la musica e' un potente stimolo alla
preghiera collettiva. Ma non avendo una tradizione radicata, come ad
es. nella chiesa luterana, apre le porte in modo abbastanza
indiscriminato a forme musicali nuove. E qui nascono critiche,
discussioni e quant'altro. Io non entro nel merito, se la messa luba o
il rock stonino in una ambiente religioso. E non entro nel merito se
tutto questo e' fatto solo a scopo di "marketing", oppure vi e' chi
pensa che questa musica possa conciliare meglio la fede. Non me ne
intendo proprio. Ho solo cercato di capire, sulla base di una
evoluzione storica quello che oggi e' un fenomeno, del quale si sta
discutendo in questo thread.
Null'altro.
Sempre con amicizia e con stima
Rudy
Rodolfo Canaletti
lil...@ns.altrimedia.it
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Solo l'analisi puo' stabilire tutto quello che non interessa.
Gianfrancesco Malipiero
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