Ciao per quanto possa valere ti do anche il mio parere.
Io possiedo da alcuni mesi le Sinfonie V e VI della serie Karajan Gold.
Mi ricordo che, subito dopo averle acquistate, avevo letto un post che
sconsigliava le ultime interpretazioni di HVK per quanto riguardava
Beethoven.
"Smoccolando" verso la mia spacciatrice di CD, che mi aveva convinto a
comprare questa edizione mentre io pensavo a Furtwangler, mi misi
all'ascolto con trepidazione.
Nonostante la mia ancora scarsa conoscenza della MC, sono rimasto subito
sbalordito dalla bellezza di questa musica, cosa che mi capita tutte le
volte che ascolto per la prima volta qualche cosa di LVB, ora io non oso
pensare cosa possano essere altre edizioni se questa è un edizione
sconsigliata.
ciao
Gianni Mantini
Riccione
megapte...@libero.it
Il piacere di tessere l'elogio di noi stessi...
F. Pessoa
Bene, sentiamo cosa dicono allora gli altri 'karajanofili' del NG: Marco
Marcelli, ci sei? E se sě, che ne pensi?
> Nonostante la mia ancora scarsa conoscenza della MC, sono rimasto subito
> sbalordito dalla bellezza di questa musica, cosa che mi capita tutte le
> volte che ascolto per la prima volta qualche cosa di LVB, ora io non oso
> pensare cosa possano essere altre edizioni se questa č un edizione
> sconsigliata.
Caro Gianni, stando alle indicazioni della critica internazionale,
l'integrale per eccellenza di HvK č quella del 1962-63, il cui esito sonoro
altissimo č anche dovuto all'ambientazione della Jesus-Christus-Kirche di
Berlino. Secondo "Diapason", l'integrale digitale soffre di alti e bassi, ma
l'analisi che ne ha fatto Vincent Agrech (luglio-agosto 1999, pp. 44-45) mi
sembra che tenda piů ad alludere al mixing originario di Karajan.
"Classica", in un numero speciale dedicato a HvK (settembre '99), si č
addirittura lanciata in un confronto tra le 4 integrali (e sě, va anche
considerato il ciclo con la Philharmonia Orchestra, edito da EMI), ed ha
messo al primo posto i cicli del 1962-63 e del 1975-77. E solo dopo di esse
si situa il ciclo digitale del 1982-85 (assieme al ciclo EMI): Secondo
quanto afferma Maxim Lawrence, infatti, "l'era del digitale giustifica in
parte quest'ultima integrale, il punto culminante di un'arte della
direzione. Contrariamente ad una logica ammessa, con il tempo, la direzione
di Karajan rende i tempi piů serrati". E tra le punte di iceberg, il
recensore segnala la Quinta ("una delle piů geniali di tutta la storia del
disco", afferma Lawrence) e la Pastorale, oltre alla Nona. Mi pare di capire
che il recensore abbia tenuto adeguatamente conto della revisione del
missaggio di questa integrale, ad opera dei due tecnici: Oliver Rogalla
(Sinfonie nn. 1-8 + le Ouverture Egmont, Fidelio, Coriolano e Leonora III) e
Rainer Maillard (Sinfonia n. 9).
Ma credo sia opportuno sentire il parere di altri nel NG.
ciao
Achille
1) L'integrale del '62 è molto bella per il "clima" che crea
l'interpetazione, l'energia dell'orchestra e l'estro del grande direttore.
Sento una certa freschezza nelle scelte interpetative e questo "solleva" il
tutto a livelli altissimi. Però il suono, dal momento che siamo a quasi 40
anni fa, ne risente un pochino, le dinamiche sono un po' appiattite e forse
l'edizione su CD ha reso un po' "freddo e plastificato" il suono (forse
sarebbe utile sentire la versione su vinile). Si tratta in ogni caso di
un'ottima versione.
2) Dell'integrale degli anni '70 conosco alcuni lavori (2a, 6a, 7a e 9a) e
li trovo grandiosi in tutto! Il suono è straordinariamente bello e definito
e le dinamiche molto valorizzate. E' letteralmente strepitosa la Nona, che
credo sia la versoine di Karajan più bella in assoluto. Il senso di
freschezza che già si respirava nell'integrale precedente è qui ampiamente
valorizzato dalla chiareza del suono e quindi, per me, siamo di fronte
all'integrale migliore di Karajan.
3) Dell'integrale anni '80 possiedo solamente le sinfonie 5a e 6a, in
edizione Gold (quindi rimasterizzata). Obiettivamente, pur essendo il suono
molto ben definito e preciso (grazie alle tecniche digitali), il clima che
si respira è decisamente più opprimente e pesante. Non so se questo sia da
attribuirsi alle scelte di Karajan (che alla fine della sua vita rendeva
drammatica ogni sua interpretazione... Brahms ne è solo un esempio) o se
invece si tratti di questioni "tecniche" riferite ai metodo di
registrazione. Sta di fatto che sento più fatica, come se Karajan volesse
illuminare una strada per uscire dal buio... Sarebbe interessante sentire
tutte le sinfonie per avere un'idea più completa.
Ciao!
--
Emanuele Passerini
ema.pa...@libero.it
http://meltingpot.fortunecity.com/pakistan/72
ICQ# 34957310
>Caro Gianni, stando alle indicazioni della critica internazionale,
>l'integrale per eccellenza di HvK è quella del 1962-63, il cui esito sonoro
>altissimo è anche dovuto all'ambientazione della Jesus-Christus-Kirche di
>Berlino [eccetera]
Premesso che anche se l'ultima integrale beethoveniana di HvK non e' tra le
sue cose migliori e' comunque sempre meglio di tanta spazzatura che affolla
gli scaffali dei negozi, dal mio punto di vista l'integrale piu' bella e'
quella degli anni 70, in cui Karajan realizza un ottimo compromesso tra la
vitalita' che caratterizzava le sue registrazioni precedenti e
quell'abbandono malinconico e distaccato che prendera' il sopravvento nelle
sue ultime registrazioni. E poi la qualità del suono e' strepitosa e
l'intesa di HvK con l'orchestra e' semplicemente assoluta e totale.
Nell'integrale del 62-63 ci sento un Karajan ancora in evoluzione, in
assestamento e un po' troppo superficiale. Paradossalmente, e' migliore
l'integrale degli anni '50, che contiene alcune perle di straordinaria
bellezza tra cui un'Eroica scultorea e di una potenza
comunicativa a tutt'oggi ineguagliata.
L'ultima integrale uscita a suo tempo per la serie Gold ha una presa del
suono che non mi piace, squilibrata tra le diverse sezioni dell'orchestra e
anche male ambientata, con un suono lontano da quello delle integrali
precedenti. E poi si sente che l'ingranaggio Karajan-Berliner non gira piu'
come una volta e l'orchestra pare un automa che si limita a leggere le note.
Questa e' una caratteristica comune alle tarde registrazioni di Karajan, in
cui si ritrovano anche alcuni svarioni esecutivi che HvK, in altri tempi,
non avrebbe tollerato di consegnare al disco. Non conosco il remake di cui
parla Achille, quindi su questo non mi pronuncio, pero' ho notato che con la
tecnica OIBM la DGG sta mettendo mano a diverse registrazioni digitali dei
primi anni '80 con risultati molto lusinghieri. In particolare, attendo con
ansia la riedizione della splendida Alpensinfonie registrata nel 1981.
Raf
¨brebo
Mi fido, mi fido...!! :-)))
Certo, le esecuzioni andrebbero confrontate su vinile, ma come si può fare
in questi tempi in cui il CD ha ormai superato tutto?
> (...) In particolare, attendo con
> ansia la riedizione della splendida Alpensinfonie registrata nel 1981.
Raf caro, ti prego di informarmi al riguardo! Attendo anch'io con ansia questa
"Alpensinfonie".
Ciao
J. P.
Ecco, mi fa davvero piacere che si sia creata una discussione su questo
tema. In effetti, ho provato a confrontare proprio la Pastorale tra la
versione su audiocassetta (originale) e quella su Cd "Karajan Gold", e mi
sembrava di sentire due esecuzioni differenti!
Il punto è semplice: HvK aveva il brutto vezzo di mettersi in cabina di
regia e, complici i Sigg. Guenther Breest e Michel Glotz, interveniva qua e
là nel mixaggio, snaturando ciò che avevano percepito in diretta i microfoni
dal suono dell'orchestra. Altrimenti non è possibile che i sound engineers
di adesso (sia pure sotto la tutela della Sig.ra Eliette) abbiano
ripristinato il tutto, e solo post mortem. E invece è accaduto proprio così.
Tanto per stare in tema di HvK, se cercate un cd della serie "Karajan Gold"
da gustarvi, non posso che consigliarvi la Sinfonia n. 3 di Saint Saens, con
Cochereau all'organo: se cercate un'orgia sonora, spettacolare, di alto
livello, e piena di tantissima energia, ecco la scelta giusta. Credo che
questo sia uno dei migliori lavori, in assoluto, che abbia realizzato in
digitale HvK.
ciao
Achille
> Il punto è semplice: HvK aveva il brutto vezzo di mettersi in cabina di
> regia e, complici i Sigg. Guenther Breest e Michel Glotz, interveniva qua
e
> là nel mixaggio, snaturando ciò che avevano percepito in diretta i
microfoni
> dal suono dell'orchestra. Altrimenti non è possibile che i sound engineers
> di adesso (sia pure sotto la tutela della Sig.ra Eliette) abbiano
> ripristinato il tutto, e solo post mortem. E invece è accaduto proprio
così.
Cavoli... quindi metteva le mani proprio dappertutto!
In ogni caso, resta un grandissimo direttore. Le sue interpretazioni sono
STORIA della musica.
Tornando al discorso del vinile, io l'unica esperienza che ho è con i dischi
di jazz, che possedevo in vinile tempo fa. Ascoltarli su vinile era
bellissimo, il suono era caldo, vibrante, quasi vivo... pur utilizzando un
giradischi mediocre. Il CD invece ha "pulito" la definizione del suono, ma
lo ha reso freddo e "plastificato".
Immagino che con le composizioni classiche, che necessitano per loro natura
di una perfezione sonora assoluta, la differenza sia decisamente più
evidente.
Anche secondo me sono le più equilibrate: la Nona è praticamente perfetta,
credo che non ci sia altra definizione possibile: è la NONA di Beethoven!
Per quella del '62 non vado pazzo, ha un suono poco differenziato,
massiccio.. Rivaluterei invece quella dell'82, imparagonabile a quella di 5
anni prima, però a suo modo affascinante..
ciao
ramusio
> Tornando al discorso del vinile, io l'unica esperienza che ho è con i dischi
> di jazz, che possedevo in vinile tempo fa. Ascoltarli su vinile era
> bellissimo, il suono era caldo, vibrante, quasi vivo... pur utilizzando un
> giradischi mediocre. Il CD invece ha "pulito" la definizione del suono, ma
> lo ha reso freddo e "plastificato".
> Immagino che con le composizioni classiche, che necessitano per loro natura
> di una perfezione sonora assoluta, la differenza sia decisamente più
> evidente.
E' esattamente così anche per me. Ancora adesso, faccio molta fatica a pormi
nell'adeguata concentrazione che deve precedere l'ascolto di un brano di musica
quando questo sia inciso sul famigerato dischetto di plastica. Anni e anni di
ascolto su vinile dei capolavori del passato mi hanno strutturato in modo tale
che, a tutt'oggi, non credo di aver mai goduto da un CD un'emozione
paragonabile all'ascolto di un buon LP della Melodiya o della Decca (faccio
degli esempi). Sarà forse il DVD a migliorare le cose, grazie alla migliore
conversione digitale-analogica? Lo spero (anche se ho qualche dubbio). Ma fino
ad allora mi tengo ben stretti i miei LP, questo è certo.
Ciao
Jean Paul
> Sarà forse il DVD a migliorare le cose, grazie alla migliore
> conversione digitale-analogica? Lo spero (anche se ho qualche dubbio). Ma
fino
> ad allora mi tengo ben stretti i miei LP, questo è certo.
Io ormai sono passato ai CD da parecchio tempo, per cause di forza
maggiore....... Vedremo con il DVD, magari ci saranno miracoli!
Ciao!
brebo
Jean Paul ha scritto:
> Emanuele Passerini wrote:
>
> > Tornando al discorso del vinile, io l'unica esperienza che ho è con i dischi
> > di jazz, che possedevo in vinile tempo fa. Ascoltarli su vinile era
> > bellissimo, il suono era caldo, vibrante, quasi vivo... pur utilizzando un
> > giradischi mediocre. Il CD invece ha "pulito" la definizione del suono, ma
> > lo ha reso freddo e "plastificato".
> > Immagino che con le composizioni classiche, che necessitano per loro natura
> > di una perfezione sonora assoluta, la differenza sia decisamente più
> > evidente.
>
> E' esattamente così anche per me. Ancora adesso, faccio molta fatica a pormi
> nell'adeguata concentrazione che deve precedere l'ascolto di un brano di musica
> quando questo sia inciso sul famigerato dischetto di plastica. Anni e anni di
> ascolto su vinile dei capolavori del passato mi hanno strutturato in modo tale
> che, a tutt'oggi, non credo di aver mai goduto da un CD un'emozione
> paragonabile all'ascolto di un buon LP della Melodiya o della Decca (faccio
> degli esempi). Sarà forse il DVD a migliorare le cose, grazie alla migliore
> conversione digitale-analogica? Lo spero (anche se ho qualche dubbio). Ma fino
> ad allora mi tengo ben stretti i miei LP, questo è certo.
> Ciao
> Jean Paul
> Dove si possono ancora trovare LP classici in Italia?
> Io ho trovato una miniera d'oro in Germania a prezzi modicissimi e in ottimo stato.
> Chi fosse interesato può trovarli al sito www.flying-music.de (si trovano pure cd
> fuori catalogo)
Mille grazie della segnalazione, amico! Se il portafogli non piange troppo, ci faccio
un pensierino...
Jean Paul
Emanuele Passerini wrote:
> Jean Paul <g.z...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
> 388CB5B7...@tiscalinet.it...
>
> > Sarà forse il DVD a migliorare le cose, grazie alla migliore
> > conversione digitale-analogica? Lo spero (anche se ho qualche dubbio). Ma
> fino
> > ad allora mi tengo ben stretti i miei LP, questo è certo.
>
I CD restano pero' a 16 bit. Nei casi che hai citato tu cambia la tecnologia
di registrazione, ed un convertitore a 20, 21, 24, 8192 bit garantisce in
generale una migliore linearita' e una migliore riproduzione dei segnali
deboli (ad esempio i ppp orchestrali, che possono avere i 4/5 bit piu'
alti tutti nulli per una risoluzione effettiva del segnale di 11 o 12 bit !)
L'aumento del numero di bit e della velocita' di campionamento in fase di
resistrazione garantisce che meno informazioni vengano buttate via in fase
di registrazione. Tutto l'editing ecc viene fatto a risoluzione piu' alta
e questo riduce l'impatto degli errori cumulativi sul segnale finale.
Poi pero' bisogna ridurre il messaggio in modo che stia nei 44.1 khz/16 bit del
CD e questo si fa con lenti e sofisticati algoritmi matematici che cercano di
sfruttare le informazioni in piu' per decidere come trasferire su CD il messaggio
sonoro. Qualcosa pero' si perde. ALcuni di questi sistemi, come lo SBM
della SONY e il sistema Meridian, sono anche acquistabili, mentre altri, come
pezzi del 4d della DGG, restano "segreti" delle aziende.
il passaggio ai 20/21/24 bit veri (tutti supportati dallo standard DVD) e
alle frequenze di campionamento piu' alte e' davvero un'altra cosa.
Roberto
--
/_/ Roberto Maria Avanzi
_/ Institut für Experimentelle Mathematik / Universität Essen
/ Ellernstraße 29 / 45326 Essen / Germany