"Gli orrori di Babi Yar furono senza fine, e osceni" scrive lo storico Martin
Gilbert ne 'L'Olocausto' (1985). I tedeschi occuparono Kiev il 19 settembre 1941,e
una settimana più tardi ordinarono che gli ebrei rimasti nella città (per lo più
donne, bambini e anziani, dato che gli uomini erano arruolati) fossero riuniti per
ricevere nuove disposizioni. Riporta il racconto di un testimone, che descriveva
come la polizia ucraina '...formò un corridoio e condusse la gente spaventata
verso una radura, dove bastoni, imprecazioni, e cani, che straziavano i corpi
delle persone, li obbligarono a svestirsi, a formare colonne a centinaia, e ad
andare così incolonnati verso la cresta del burrone. '...si trovavano nel poco
spazio al di sopra del precipizio, alto dai venti ai venticinque metri, e
dall'altra parte c'erano le mitragliatrici dei tedeschi. Quelle persone uccise, o
ferite, o ancora mezze vive cadevano e si sfracellavano. I poliziotti prendevano i
bambini per le gambe e li gettavano vivi nel burrone. I tedeschi minarono le
pareti del burrone e seppellirono la gente sotto uno spesso strato di terreno. Ma
la terra continuò a muoversi per molto tempo, perchè gli ebrei feriti e ancora
vivi si muovevano ancora'. Nei mesi successivi Babi Yar divene la tomba di altre
decine di migliaia di ebrei, zingari, e prigionieri sovietici di guerra. Secondo
stime sovietiche, fino a centomila. Le uccisioni, tralasciando il dettaglio dei
collaborazionisti ucraini, divennero per i sovietici un utile simbolo contro gli
orrori del fascismo, e un modo di evitare che si parlasse di simili orrori
sovietici, come le purghe staliniane o l'Arcipelago Gulag.
"Recitare la poesia era una cosa; pubblicarla, un'altra", racconta ancora
Evtushenko. Era impossibile immaginare che la mia poesia fosse pubblicata su un
giornale, perchè tutti i mezzi di stampa allora appartenevano allo stato. Portai
la mia poesia agli uffici del giornale 'Literaturnaya Gazeta', che aveva una
tiratura di un milione di copie, e lo lessi a Sascha Reevich, un amico che
lavorava lì. Egli corse nella stanza successiva e tornò con parecchi colleghi, e
me la fece leggere nuovamente. Quindi disse: 'Me ne faresti fare una copia? Mi
farebbe piacere averne una', e anche gli altri mi chiesero delle copie. 'Cosa
intendi con delle copie? gli chiesi, l'ho portato qui per farlo pubblicare!' Si
guardarono l'un l'altro in silenzio, quindi uno dei redattori disse, con un'amaro
sorriso, 'E' sempre dentro di noi, quel dannato Stalin!', e Sasha Reevich scrisse
sul manoscritto le parole magiche 'Per la pubblicazione'. 'Non andartene, disse
Sasha, il redattore capo non l'ha ancora visto, e potrebbero esserci delle
domande'. Le persone nell'appartamento continuarono a dirmi cose rassicuranti con
voce malferma, alcune segretarie mi portarono della cioccolata, e venne un vecchio
stampatore: 'Sei tu Evtushenko? Voglio stringerti la mano! La tua poesia Babi Yar
colpisce proprio nel segno, tutti alla stampa l'abbiamo letto e volevamo farti
sapere quanto l'abbiamo apprezzato. Le mani del vecchio scavarono nelle tasche del
suo cappotto, e se ne venne fuori con una fischetta di vodka, un piccolo cetriolo
e un bel pezzo di pane nero secco. 'Questo è per cominciare, per tirarti su; e non
preoccuparti, ti terrò compagnia! Nazhdarovia, meglio così! Sai, prima della
rivoluzione, quando avevo la tua età, facevo parte di un gruppo di lavoratori che
difendevano gli ebrei quando c'erano i pogrom'. Il vecchio continuò a parlare, e
io aspettavo, mentre crollavo dal sonno. Alla fine fui chiamato dal redattore
capo, Valeri Kosolapov, che era un veterano di guerra, e certamente un membro del
Partito Comunista, perchè a quei tempi nessuna carica poteva essere ricoperta da
persone che non fossero membri del partito. Da sotto le sopracciglia cespugliose,
i suoi occhi azzurri mi scrutavano con tutta la scaltra abilità del contadino, un
tipo calcolatore ma anche incoraggiante. 'E' una buona poesia' disse,
osservandomi. Sapevo per esperienza che se un redattore capo inizia con quelle
parole, la poesia sarebbe stata probabilmente rifiutata. 'Quello che dice è vero',
continuò. Suonava ancora più senza speranza. "Proverò, ma dev'essere una decisione
di famiglia', disse. 'Perchè?', chiesi. 'Non lo intuisce? Perchè mi costerà il mio
lavoro. Resti qui, non si sa mai. Si faccia una passeggiata qui attorno,
chiacchieri con le segretarie, non sono tutte così vecchie', sorrise e compose il
numero di telefono di casa. Tornai alla stanza in redazione. Il giornale doveva
essere pronto alle sette di sera, le persone che avevano finito il loro lavoro
rimanevano. Erano già le sette ma Kosolapov non aveva ancora dato il via alla
stampa. Otto, nove. Qualcuno mi bisbigliò che l'autista di Kosolapov aveva
chiamato per dire che aveva aggiustato il carburatore. Una bella ragazza che era
alla stampa venne a portarmi le bozze del giornale: erano complete, tranne lo
spazio riservato alla poesia. Dieci. Il vecchio stampatore portò un'altra
bottiglia, e bevemmo pure quella. Undici. Arriva la moglie del redattore capo.
Alle undici e trenta, Kosolapov mi chiamò. 'Verrò con lei, disse la ragazza della
stampa, se ci sono problemi dirò che è troppo tardi per cambiare l'impaginazione,
o mi inventerò qualcos'altro. Se non ce la facciamo, voglio essere in grado di
guardare i miei lavoratori negli occhi.' Entrammo. Il redattore capo e sua moglie
erano in piedi, guardavano le bozze. Sorrisero alla mia espressione esausta. La
moglie del redattore capo era una donna grande, dall'aspetto vagamente russo, le
spalle da lottatore. Durante la guerra aveva dovuto fare l'infermiera, e aveva
salvato molti soldati feriti portandoli sulle sue spalle al riparo dal fuoco
nemico. I suoi occhi erano sorridenti, ma un po' umidi. 'Non si preoccupi. Abbiamo
deciso per il licenziamento', disse, senza una traccia di risentimento. 'Può
andare, e guardare la sua poesia uscire sul giornale', disse il redattore capo, e
neanche lui sembrava triste. Il giorno dopo, il capo della Sezione Cultura del
Comitato Centrale venne agli uffici della Literaturnaya Gazeta e accusò i
giornalisti di essere degli irresponsabili. Il giornale sciovinista Letteratura e
vita pubblicò una poesia di Alexei Markov in cui ero descritto come un pigmeo, che
aveva abbandonato la gente a cui apparteneva. Kosolapov aveva previsto quello che
gli sarebbe successo: infatti, venne licenziato."
Nad Babim Yarom pamyatnikov nyet.
Krutoi obryv, kak gruboye nadgrobye.
Mne strashno.
Mne sevodnya stolko let,
Kak samomu yevreiskomu narodu.
Mne kazhetsya seichas - ya iudei.
Non c'è un momumento a Babi Yar
Il burrone ripido è come una lapide
Ho paura
Oggi mi sento vecchio come il popolo ebreo
Ora mi sento ebreo
Evtushenko spiega che una delle questioni sollevate riguardava il fatto che la sua
poesia parla solo incidentalmente del massacro di Babi Yar; è, più in generale, un
attacco radicale contro l'antisemitismo. "Le autorità volevano fermare le recite
della poesia, gli articoli mi accusavano di mostrare solo i crimini dei nazisti
contro gli ebrei e di non ricordare nella poesia che lì c'erano vittime ucraine e
russe. La poesia si intitolava Babi Yar, ma non era un saggio scrupoloso, men che
meno un'inchiesta. Era una poesia metaforica."
Il sangue è ovunque sul pavimento
I capobanda nella caverna diventano sempre più brutali.
Puzzano di vodka e di cipolle
Con un calcio mi buttano a terra
Non posso far nulla e invano imploro i persecutori
Sghignazzano "Morte ai Giudei, Viva la Russia"
Un mercante di grano picchia mia madre.
"Così, nell'unione sovietica, tutti lessero Babi Yar: eminenti scienziati e
lavoratori, studenti e capi di partito, casalinghe e, certamente, agenti del KGB.
Le reazioni furono estreme: alcune di ammirazione, altri lo detestarono.
Quell'edizione della Literaturnaya Gazeta fu immediatamente esaurita. In quei
giorni le macchine copiatrici erano proibite per uso privato, ma Babi Yar fu
copiata segretamente in complessi militari e uffici governativi, con macchine da
scrivere e a mano. Sulla mia macchina, qualcuno aveva inciso 'Giudeo' con una
punta di ferro. La polizia di strada una volta mi fermò dicendomi di traslocare
immediatamente, perchè quei graffiti insultanti deturpavano la bellezza di Mosca.
Risposi che a volte bisognava aspettare più di un mese prima che le auto fossero
riparate nelle carrozzerie. Potevo sentire le loro meningi spremersi alla ricerca
di una soluzione. La mia macchina finì per essere aggiustata alla stazione di
polizia, perchè si sentivano dispiaciuti per me, come poeta, in questa
circostanza. Un mattino vennero a trovarmi due alti giovanotti. Dissero di essere
stati mandati da altri studenti come mie guardie del corpo! Ricevetti migliaia di
lettere di incoraggiamento da ogni parte dell'Unione Sovietica, e solo trenta o
quaranta minacciose. Sfortunatamente, le minacce hanno a volte più effetto del
supporto sussurrato. Il mondo, artificialmente diviso in due, sotto la minaccia di
una terza guerra mondiale, era in attesa una voce amica dall'altra parte della
cortina di ferro. Se non fosse stata la mia, sarebbe stata quella di un altro."
"Alla fine del marzo 1962, il telefono suonò e mia moglie Galia andò a rispondere.
Ritornò irritata: 'Continui a ricevere telefonate insensate, ha appena telefonato
qualcuno che diceva di essere addirittura Shostakovich! Odio questi impostori.' Il
telefono suonò nuovamente, Galia andò di nuovo a rispondere. La persona all'altro
capo del telefono disse gentilmente: 'Mi scusi, non ci conosciamo, ma io sono
veramente Shostakovich. Se vuole, può scrivere il mio numero e controllare.
Potrebbe dirmi se Evgeni Alexandrovich è in casa?' 'Sì, è qui, sta lavorando.
Glielo chiamo subito.' 'Sta lavorando? Perchè disturbarlo? Posso chiamarlo in
qualsiasi altro momento, quand'è comodo per lui.' Questo era tipico di
Shostakovich. Capiva cosa volesse dire lavorare. Quanto diverso da quei genietti
che arrivano nel tuo appartamento o nella tua dacia chiedendo che tu legga
immediatamente la loro poesia, senza magari rendersi conto che c'è qualcuno malato
nella famiglia, o che tu stesso eri occupato? Mia moglie venne da me, pallida in
volto, e mi passò il telefono, sussurrando: 'Penso che sia davvero lui!' Ero molto
nervoso. Shostakovich disse, con tono molto gentile: 'Caro Evgeni Alexandrovich,
ho letto la sua poesia 'Babi Yar, e mi ha colpito profondamente. Vorrebbe essere
così buono da darmi il gentile permesso di comporre un... non so neanche come
chiamarlo, un pezzo?' 'Certo, neanche a dirlo, ne sarei molto felice!' 'Oh, le
sono così grato per il suo grazioso permesso, Shostakovich continuò, e non è che
potrebbe venire a casa mia adesso? Questo... pezzo, questo pezzo... beh, a dire la
verità sarebbe... pronto.' 'Mi chiamò quando ero attaccato da molti lati', 'per me
fu come Dio che chiamava dal cielo. Ricordo che ascoltavamo la Sinfonia Leningrado
durante la guerra. A Zima (in Siberia), dove sono nato, non avevamo radio nelle
scuole o a casa. Faceva piuttosto freddo, ma enormi folle di lavoratori, donne, e
bambini ascoltavano all'aperto, da dei diffusori neri. Lenigrado ispirò la gente
in un periodo molto duro. Mia moglie e io andammo a casa sua. Suonò e cantò il suo
poema sinfonico Babi Yar, quindi disse: 'Sa, sento che dovrei dargli più respiro,
e profondità. Una delle mie sinfonie prima della guerra era sulle mie paure di
casa, e sugli arresti. Alcuni critici ufficiali avevano iniziato ad interpretare
la mia musica ponendo tutta l'attenzione sulla Germania. Avete mai composto una
poesia sulla paura? Questa è un'opportunità unica per me di far sentire la mia
voce, non solo con l'aiuto della musica ma anche con il supporto della sua poesia.
Nessuno potrebbe dare un significato diverso alla mia musica.' Gli diedi un mio
piccolo libro, e poco dopo scrissi la poesia 'Paure'. Quando gli arrivarono le mie
poesie, Shostakovich mi scrisse una lettera: 'Caro Evgeni Alexandrovich, ho
ricevuto oggi le sue poesie. Grazie! Sono tutte belle, ma ho scelto "Paure", per
la tredicesima Sinfonia. Il poema sinfonico, o Sonata, stava diventando una
Sinfonia. Il 5 giugno Shostakovich finì 'Umorismo', il 9 'Al magazzino', il 16
luglio 'Paure' e il 20 'Una carriera'. Alla fine di luglio, mi invitò a casa sua e
mise sul pianoforte uno spartito con le parole "Sinfonia n.13". Tremava
nervosamente, allora le sue mani gli causavano già molti dolori ed era difficile
per lui suonare. Ero stupito per quanto fosse nervoso, e si scusò in anticipo per
la rigidità delle sue mani e per la voce. Iniziò a suonare e a cantare. Io, che
conoscevo molto poco di musica, mi trovai seduto lì ad ascoltare, e
improvvisamente fu come se avessi ricevuto un orecchio musicale, e pensavo che
avrei scritto la stessa musica, il lavoro di Shostakovich sulla mia poesia era
così pieno di intuizioni che era come se fosse stato, invisibile, dentro la mia
testa quando le avevo scritte, come se avesse composto la sua musica nello stesso
momento in cui creavo ogni verso. Nella sua Sinfonia avvicinò poesie che
sembravano completamente incompatibili. Era come lo stile alto e lo stile basso di
Shakespeare: la gente piangeva durante il primo movimento e rideva durante il
secondo e l'ultimo. Collegando le mie poesie in questo modo, Shostakovich cambiò
il mio punto di vista di poeta. Non avrei mai scritto "La stazione di Bratsk", il
mio poema più importante, con la sua composizione variabile, i suoi inattesi cambi
di ritmo e le transizioni, non avrei mai avuto la faccia tosta di scrivere una
simile composizione se Shostakovich non avesse unito le mie poesie più disperate,
dimostrandomi che in arte non ci sono elementi che non possono essere fusi tra
loro. Sfortunatamente, non c'era nessuno che potesse registrare, ma cantò in modo
brillante, la sua voce aveva uno strano tintinnio, come se ci fosse qualcosa di
rotto dentro, e comunque sembrava quasi venire dall'altro mondo. Quando finì di
suonare, senza dire nulla mi portò ad una tavola apparecchiata, bevve due
bicchieri di vodka, uno dopo l'altro, e chiese: 'Allora? Cosa ne pensate?'"
"Due erano i motivi che mettevano a repentaglio la prima esecuzione della
Sinfonia, prevista per il 18 dicembre 1962. Primo, perchè all'epoca ero nella
linea di fuoco della critica ufficiale, e ogni parola che scrivessi era guardata
sotto la lente d'ingrandimento; secondo, perchè alcuni sciovinisti si erano
lamentati che non c'era un solo verso in Babi Yar che parlasse dei russi e degli
ucraini che erano stati uccisi assieme agli ebrei; gli osservatori abbaiarono
ancora prima dell'esecuzione, lamentandosi che avevo falsificato quei tragici
eventi della guerra dicendo che i fascisti avevano ucciso solo ebrei, senza dire
nulla dei russi. Fui accusato di aver insultato la mia gente. La prima della
Sinfonia era diventata un evento musicale e politico al tempo stesso." Il
pubblico, però, aveva circondato la prima di tali aspettative che il Comitato
Centrale del Partito Comunista, piuttosto che cancellare apertamente l'evento,
fece pressioni sui musicisti principali, affinchè abbandonassero. Shostakovich era
troppo famoso per essere minacciato personalmente, ma riuscirono a spaventare
abbastanza Evgeny Mravinsky, il musicista che aveva diretto le prime delle
Sinfonie di Shostakovich negli ultimi trent'anni, che, sotto tremende pressioni,
rinunciò a pochi giorni dalla prima; Kirill Kondrashin accettò di prendere il suo
posto, ma il passo successivo fu per il basso Boris Gmyria, allora stella del
Bolshoi, di Kiev, che rifiutò di cantare a causa di pressioni del Partito
Comunista Ucraino. Shostakovich riuscì a trovare un altro basso, il giovane Vitaly
Gromadsky, che dovette imparare questa musica così coinvolgente e difficile, ore
prima del concerto, direttamente dalle mani del compositore. Ancora poco prima del
concerto, i capi dell'apparato musicale della burocrazia del partito chiamavano
Kondrashin chiedendo che la Sinfonia fosse eseguita senza il primo movimento,
'Babi Yar'.
"Le strade fuori dal conservatorio erano affollate di gente, perchè la gente
conosceva già la mia poesia. Tutti erano sorpresi che l'esecuzione fosse
addirittura permessa. Il traffico era paralizzato: polizia a cavallo, agenti del
KGB, ex prigionieri politici, dissidenti, preti, diplomatici, corrispondenti,
studenti, famosi scienziati, musicisti, scrittori, persino alcuni re del mercato
nero che potevano sempre essere visti seduti nei posti migliori ai concerti più
popolari. Spiccava l'assenza delle teste grosse del Partito. C'era nell'aria un
esilarante senso non comune di libertà. Alla fine del concerto ci fu una standing
ovation di più di mezz'ora, montagne di fiori venivano lanciate su tutto il
palcoscenico, diffondendo il loro senso di gioia e pericolo. Gli applausi
continuavano, e il genio comparve sulla scena, inchinandosi in modo imbarazzato.
Improvvisamente si avvicinò al bordo del palcoscenico, e iniziò egli stesso ad
applaudire: e all'inizio, non capii verso chi. La gente nelle prime file si voltò,
e applaudivano anche loro - mi girai anch'io, cercando di capire. A quel punto
qualcuno mi mise una mano sulla spalla: era il direttore del conservatorio, Binin,
che sembrava irritato: "Perchè non va sul palcoscenico? Non sente che stanno
chiamando lei?" Ascoltando la Sinfonia, avevo quasi dimenticato che le parole
erano le mie, avevo trovato il potere dell'orchestra così travolgente... e un
momento dopo, mi ritrovai sul palcoscenico, al fianco di quest'uomo geniale, la
mia mano nella sua mano calda e asciutta, e ancora non credevo a quello che stava
accadendo."
"Con la tredicesima Sinfonia (S.) è diventato di nuovo uno di noi."
(Maria Yudina)
Ci fu un'altra esecuzione due giorni più tardi, il 20 dicembre, che fu registrata
da Radio Mosca e rimase nascosta per lungo tempo in qualche cantina.
Ufficialmente, si potrebbe dire che non esisteva. Subito dopo lo scioglimento
dell'Unione Sovietica, la casa discografica Russian Disc trovò il master della
registrazione e ottenne il permesso di pubblicarla. E' sotto molti punti di vista
imperfetta, l'ingegnere del suono aggiusta i livelli man mano che la Sinfonia
procede, e il remastering è imperfetto, ma si tratta di un'esecuzione che fa
drizzare i capelli. Gromadsky è fenomenale, il suo modo di cantare molto
emozionante, e istrionico, ma funziona. Il coro maschile e l'orchestra tirano
fuori il loro cuore.
Ci fu un'altra esecuzione un mese o due più tardi, e poi non fu più permesso
eseguire la Sinfonia. La poesia aveva messo in difficoltà i sovietici perchè
diceva senza ombra di dubbio che la maggioranza delle vittime erano ebrei, uccisi
per il solo fatto di essere ebrei. E tutto questo grazie ad un poeta, Evtushenko,
e musicisti, Shostakovich e Kondrashin, che non erano ebrei. Qualche anno dopo,
Kondrashin riuscì a convincere la casa discografica Melodiya e il Ministero della
Cultura perchè permettessero una registrazione in studio di Babi Yar.
Racconta ancora Evtushenko: "Diedero a Kondrashin un ultimatum: 'La gente è piena
di indignazione, e se Evtushenko non ricorderà che assieme agli ebrei furono
uccisi anche russi e ucraini, non permetteremo altre esecuzioni'. Shostakovich era
un uomo delicato. Non mi forzò, non disse neanche una parola. Io decisi di
scrivere dei versi dal punto di vista artistico completamente inutili, che
assolutamente non cambiavano il senso della poesia. Fu un gesto diplomatico.
I sam ya, kak sploshnoi bezzvuchnyi krik,
Nad tysyachami tysyach pogrebyonnykh.
Ya - kazhdyi zdes rasstrelyanni starik.
Ya - kazhdyi zdes rasstrelyanni rebyonok.
E divento un lungo grido silenzioso qui
Sopra migliaia e migliaia di sepolti
Io sono ogni vecchio ucciso qui
Io sono ogni bambino ucciso qui
divenne
Penso alle gesta eroiche della Russia,
contro l'avanzata del fascismo.
Fino alla più piccola goccia di rugiada,
tutta l'essenza e il destino mi è caro.
Fu una mia decisione, dice Evtushenko. Scrissi questi versi per salvare la
Sinfonia, e ho avuto ragione. Sapevo che se non lo avrei fatto, un capolavoro
sarebbe rimasto sconosciuto alla gente."
Questa registrazione in studio è persino migliore di quella dal vivo, con una
registrazione stereo analogica, il solista ugualmente bravo, anche se musicalmente
più controllato, e il coro maschile è migliore, inchioda l'ascoltatore al muro
come se ogni basso nell'Unione Sovietica cantasse come se la sua vita dipendesse
da quello. L'edizione ufficiale dell'opera completa di Shostakovich non
comprendeva la tredicesima Sinfonia, come un edificio senza il tredicesimo piano,
che salta direttamente dalla dodicesima alla quattordicesima Sinfonia. Quando
infine cadde il governo comunista, fu eretto un nuovo monumento funebre, che
ricorda che nel precipizio di Babi Yar furono massacrati uomini, donne e bambini,
principalmente ebrei. Oggi la poesia di Evtushenko è tradotta in tutto il mondo, e
viene recitata tutte le volte che la Sinfonia viene eseguita, nella sua forma
originale.
Il primo movimento della Sinfonia inizia con un colpo di campana e un andamento
processionario degli ottoni gravi, su cui si staglia una melodia cromatica delle
trombe con sordina. Subito entra il coro maschile, che prosegue sommesso
quest'andamento funebre, e il primo verso è già una condanna:
Nad Babim Yarom pamyatnikov nyet.
Krutoi obryv, kak gruboye nadgrobye.
Mne strashno.
Mne sevodnya stolko let,
Kak samomu yevreiskomu narodu.
Non c'è un momumento a Babi Yar
Il burrone ripido è come una lapide
Ho paura
Oggi mi sento vecchio come il popolo ebreo
A questo punto il tessuto orchestrale diventa rarefatto ed entra il basso:
Evtushenko si identifica direttamente con il popolo ebraico, e con immagini molto
vivide mette in evidenza la storia di oppressione patita dalla sua gente, in tempi
antichi e moderni, per il solo fatto di essere ebrei: l'Egitto, la croce, l'affare
Dreyfus. Sui dettagli di quest'ultimo esempio ("mi circondano, mi perseguitano, mi
calunniano") si raggiunge un picco di tensione espressiva.
Mne kazhetsya seichas - ya iudei.
vot ya bredu po drevnemu Egiptu.
A vot ya, na kreste raspyati, gibnu.
I do sikh por na mne - sledy gvozdei.
Mne kazhestya, shto Dreifus - eto ya.
Meshchanstvo - moi donoschik i sudya.
Ya za reshotkoi. Ya popal v koltso,
Zatravlennyi, oplyovannyi, obolgannyi,
I admochki s bryusselskimi oborkami,
Vizzha, zontami tychut mne v litso.
Ora mi sento ebreo
Qui vago nell'antico Egitto
Eccomi, sono in croce e muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Ora sono Dreyfus
La canaglia borghese mi denuncia e mi giudica
Sono dietro le sbarre
Mi circondano, mi perseguitano, mi calunniano, mi schiaffeggiano
E le donne eleganti
Strillano e mi colpiscono con i loro ombrellini.
Immaginate quindi il mio stupore quando sabato sera, nell'attesa seconda parte del
concerto di Valery Gergiev con l'orchestra del Teatro Marinsky alla Royal Albert
Hall, per il Prom 48, alla sua entrata, il basso Mikhail Petrenko ha cantato,
anzichè il familiare 'Mne kazhetsya seichas - ya iudei.' ('Ora mi sento ebreo'),
qualcos'altro! Sono quindi giunto alla conclusione che la versione modificata
comprende, oltre alla parte finale citata nell'intervista da Evtushenko, anche i
quattro versi iniziali
Mne kazhetsya seichas - ya iudei.
vot ya bredu po drevnemu Egiptu.
A vot ya, na kreste raspyati, gibnu.
I do sikh por na mne - sledy gvozdei.
Ora mi sento ebreo
Qui vago nell'antico Egitto
Eccomi, sono in croce e muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Io non posseggo nè la traslitterazione completa delle parti modificate, né la
traduzione della prima parte, se qualcuno le avesse... L'esecuzione, bellissima,
si può ascoltare online sul sito della BBC fino alla fine della settimana,
all'indirizzo http://www.bbc.co.uk/proms/ (cliccare su "Listen Online", e
scegliere "Prom 48"). Mi chiedo sinceramente quali siano le ragioni di tale
scelta, dal momento che né il commentatore della bbc, né Gergiev nella breve
intervista trasmessa prima dell'esecuzione, ne hanno fatto cenno.
Quindi la musica si smorza e il basso introduce la storia di un ragazzo in un
pogrom di Bielostok, e sui ritmi incisivi dell'orchestra, il coro, alternandosi al
solista, racconta i brutali incitamenti al pestaggio del ragazzo, che vede la
madre percossa da un mercante. L'accusa di antisemitismo, frainteso dai presenti
come patriottico, è esplicita.
Mne kahzetsya, ya - malchik v Belostoke.
Krov lyotsya, rastekayas po polam,
Beschinstvuyut vozhdi traktimoi stoiki
I pakhnut vodkoi s lukom popolam.
Ya sapogom otbroshennyi, bessilnyi.
Naprasno ya pogromshchikov moyu.
Pod gogot: "Bei zhidov, spasai Rossiyu!"
Labaznik izbiyavet mat moyu.
Sono un ragazzo a Bielostok.
Il sangue è ovunque sul pavimento
I capobanda nella caverna diventano sempre più brutali.
Puzzano di vodka e di cipolle
Con un calcio mi buttano a terra
Non posso far nulla e invano imploro i persecutori
Sghignazzano "Morte ai Giudei, Viva la Russia"
Un mercante di grano picchia mia madre.
Sulla citazione di un tema del Petrouchka di Stravinsky (o, chissà, di un canto
popolare a cui entrambe le opere fanno riferimento), la musica si placa
nuovamente, e il basso in tessitura acuta, come trasfigurato su un accompagnamento
lunare, di archi e arpa, si rivolge direttamente al popolo russo, mettendo
all'indice coloro che giustificano l'antisemitismo con ragioni patriottiche; un
verso del coro con breve ripresa dei ritmi brutali da parte dell'orchestra chiude
questa sezione.
O russki moi narod, ya znayu ty
Po sushchnosti internazionalen.
No chasto te, chi ruki nechisty
Tvoim chiteishim imenem bryatsali.
Ya znayu dobrotu moyei zemli.
Kak podlo, shto i zhilochkoi ne drognuv.
Antisemity narekli sebya
"Soyuzom Russkovo Naroda!"
O mio popolo russo
So che in fondo al cuore tu sei internazionalista
Ma ci sono stati uomini che con le loro mani sporche
Hanno abusato del tuo buon nome.
So che il mio paese è buono
Che infamia sentire gli antisemiti che
senza la minima vergogna si proclamano.
"L'unione dei popoli Russi!"
Quindi Evtushenko racconta una delle pagine più belle del diario di Anna Frank,
quando in primavera nell'alloggio segreto sboccia l'amore tra lei e Peter, il
figlio dei coniugi Van Pels. Il poeta è Anna, che nonostante la segregazione,
nonostante la natura stia sbocciando tutt'intorno, riesce ad apprezzare l'amore di
Peter attraverso un abbraccio nella stanza buia. In questa pagina delicatissima,
Shostakovich fa cantare il basso su un pedale inquieto degli archi, su cui si
stagliano gli arpeggi della celesta. Improvvisamente il moto diventa cadenzato,
processionale, prima pianissimo, il coro sussurra: "Arriva qualcuno!" e Peter (il
basso) che la rassicura, "sono i suoni della primavera", altro annuncio del coro,
questa volta urlato: "Buttano giù la porta!", e il basso risponde, meno sicuro, "è
il ghiaccio che si rompe"... e l'orchestra si scatena con una violenza percussiva
che lascia spazio a pochi dubbi... pausa, fragore di percussioni e ripresa
dell'inciso iniziale a piena orchestra, fortissimo. Ma erano veramente Peter e
Anna? Chiunque abbia visto il film di Monsaintgeon su Richter può ricordare il
racconto di quando, di notte, la polizia segreta si fermava sottocasa e saliva le
scale, e si poteva solo pregare che non si fermasse sul proprio pianerottolo, e
così sparivano i vicini, gli amici... 'Questa è un'opportunità unica per me di far
sentire la mia voce, non solo con l'aiuto della musica ma anche con il supporto
della sua poesia. Nessuno potrebbe dare un significato diverso alla mia musica.'
Mne kazhetsya ya - eto Anna Frank,
Prozrachnaya, kak vetochka v aprele,
I ya lyublyu, i mne ne nado fraz,
No nado, shtob drug v druga my smotreli.
Kak malo mozhno videt, obonyat!
Nelzya nam listyev
I nelzya nam neba,
No mozhno ochen mnogo - eto nezhno
Drug druga v tyomnoi komnate obnyat.
Immagino - sono Anna Frank
Delicata come un germoglio ad Aprile
Sono innamorato e non ho bisogno di parole
Ma soltanto che ci guardiamo negli occhi
Abbiamo così poco da sentire e da vedere
Ci hanno tolto le foglie e il cielo
Ma possiamo fare ancora molto
Possiamo abbracciarci teneramente nella stanza buia.
"Syuda idut!"
"Ne bosa, eto guly
Samoy vesny. Ona syuda idyot.
Idi ko mne,
Dai mne skoreye guby!"
"Arriva qualcuno"
"Non avere paura, questi sono i suoni
della primavera che sta arrivando.
Vieni,
Dammi le tue labbra, presto!"
"Lomayut dver!"
"Nyet, eto ledokhod..."
"Buttano giù la porta!"
"No è il ghiaccio che si rompe..."
Dal caos come all'inizio emerge il coro, che di nuovo sussurra come una preghiera,
e siamo di nuovo a Babi Yar. E' la natura, l'erba, gli alberi che si ribellano,
che urlano il loro dolore al poeta, che si scopre invecchiato (poco sotto dirà che
è ogni vecchio e ogni bambino). Quindi il basso, il poeta è quel lungo grido
silenzioso di dolore, è quei morti, che in nessun modo potrà dimenticare.
Nad Babim Yarom shelest dikikh trav,
Derevya smotryat grozno, po-sudeiski.
Zdes molcha vsyo krichit, i, shapku snyav,
Ya chuvstvuyu, kak medlenno sedeyu.
I sam ya, kak sploshnoi bezzvuchnyi krik,
Nad tysyachami tysyach pogrebyonnykh.
Ya - kazhdyi zdes rasstrelyanni starik.
Ya - kazhdyi zdes rasstrelyanni rebyonok.
Nichto vo mne pro eto ne zabudet.
A Babi Yar il fruscio dell'erba selvaggia
Gli alberi sembrano minacciosi, come a voler giudicare.
Qui tutto in silenzio urla, e, scoprendomi la testa,
Sento che i miei capelli stanno lentamente diventando grigi.
E divento un lungo grido silenzioso qui.
Sopra migliaia e migliaia di sepolti.
Io sono ogni vecchio ucciso qui.
Io sono ogni bambino ucciso qui.
Nulla di me potrà mai dimenticarlo.
La conclusione è di nuovo rivolta al popolo russo, Evtushenko nota che pur non
essendo ebreo, sente su di sè l'odio degli antisemiti per gli ebrei russi, sente
su di sè la minaccia come se anche lui fosse ebreo, e solo quando quest'odio sarà
sconfitto si potrà parlare di nuovo di Russia.
"Internatsional" pust progremit.
Kogda naveki pokhoronen budet
Posledni na zemle antisemit.
Yevreiskoi krovi nyet v krovi moyei,
No nenavisten zloboi zaskoruzloi
Ya vsem antisemitam, kak yevrei.
I potomu ya - nastoyashchi russki!
Che l' "Internazionale" tuoni.
Quando l'ultimo antisemita sulla terra
Sarà alla fine sepolto.
Non c'è sangue ebreo nel mio sangue,
Ma sento l'odio disgustoso
Di tutti gli antisemiti, come se fossi stato un ebreo.
Ed ecco perché sono un vero russo!
Le parole di Yevtushenko sono ricavate da un'intervista di Michael B. Shavelson
pubblicata sul Boston university Bridge
(http://www.bu.edu/bridge/archive/2000/11-17/artspoem.html), e dal racconto "La
fortunata Tredicesima", del poeta stesso, trasmesso dalla BBC nell'intervallo del
concerto di sabato, nella lettura di John Roe. Il confronto tra le registrazioni
si basa, tra l'altro, su scritti di John M. Proffitt, General Manager & C.E.O.
della stazione radio KUHF-FM (io posseggo solo la versione in studio di
Kondrashin). La traduzione di Babi yar (con qualche licenza) è di Rosaria Macauda
e Claudia Franceschino, alunne di una classe quinta del liceo scientifico E.
Boggio Lera di Catania, guidate da illuminati insegnanti, a conferma che
quest'opera di grande impatto può essere dell'ottimo materiale per le scuole, di
sicuro impatto sugli alunni.
http://www.boggiolera.it/sitoweb/Pubblicazioni/Ipertesto_mostra/babi_yarit.htm
L'analisi della poesia prende ampio spunto da quella del Dr Stuart D. Stein
(http://www.ess.uwe.ac.uk/genocide/yevtushenko.htm,e da
http://www.cyberessays.com/English/172.htm). Le altre traduzioni e la trascrizione
del racconto trasmesso dalla BBC sono mie, e anche i probabili errori.
Ciao Mr Duffy
> "Ero a Kiev per una lettura delle mie poesie", [cut]
Avvincente e bellissimo!
Grazie.
FdL
P.S. Probabilmente già lo sai, ma ti segnalo la prossima uscita (31
agosto p.v.) del volume di lettere di Shostakovich "Trascrivere la vita
intera"
http://www.saggiatore.it/index.php?page=boo.detail&site=sag&id=bk060095
> Mr Duffy ha scritto:
>
> > "Ero a Kiev per una lettura delle mie poesie", [cut]
Un grazie anche da parte mia....vorrei approfondire meglio l'argomento
con testi adeguati e seri, soprattutto per quanto riguarda gli anni bui
di Shosty!
Ciao
Phaeton
Bellissimo contributo! Per non dimenticare orrori non cosě lontani!
Arne
--
La Grande Musica č quella austro-tedesca
un bellissimo contributo, per il quale lo ringrazio davvero. Da leggere
e meditare: certi argomenti sono purtroppo sempre attuali.
se mi fai avere il tuo indirizzo sulla mail "sofia punto g at libero
punto it" ti mando la versione di Barshai della 13a
ciao
cg
"Mr Duffy" <trockne...@email.it> ha scritto nel messaggio
news:44eb8f02$0$35084$4faf...@reader4.news.tin.it...
> "Con la tredicesima Sinfonia (S.) è diventato di nuovo uno di noi."
> (Maria Yudina)
"Ho due nemici al mondo: le briciole e il potere del Soviet."
(la Yudina, sparecchiando dopo cena.)
[Per i fan della Yudina: http://www.mariayudina.com/index.cfm]
Gran post, Mr Duffy.
>
> [Per i fan della Yudina: http://www.mariayudina.com/index.cfm]
che manna ! grazie ! :-)
ciao
cg
> > [Per i fan della Yudina: http://www.mariayudina.com/index.cfm]
>
> che manna ! grazie ! :-)
Trovo straordinarie in particolare le registrazioni del Concerto di
Bach e della Sonata D.960 di Schubert. Quel Bach in URSS nell'anno 1
Avanti Gould... una specie di predicazione di Giovanni Battista al
femminile. E il primo tempo della Sonata in si bemolle... Non saprei
dire se la tradizione interpretativa della scuola russa insistesse su
una scansione così lenta, certo è che dopo aver sentito la Yudina (la
registrazione è de '47), si capisce da dove proviene lo stesso
Schubert di Richter.
devo ascoltarmele ancora tutte bene (chi è che diceva "l'attesa del
piacere è essa piacere" ?), ma ho avuto la stessa impressione
ascoltando il concerto in re minore di Bach, nel senso che l'incedere
maestoso mi ha richiamato proprio Gould, che qualche giorno fa l'ottimo
Paolo Terni ha fatto ascoltare per radio nel suo "Dalle due alle tre".
A proposito, non ricordo più il numero della cantata che ha per
sinfonia iniziale il primo tempo del 1052 ... qualcuno mi aiuta ?
ciao e ancora grazie per il prezioso link
cg
devo ascoltarmele ancora tutte bene (chi è che diceva "l'attesa del
piacere è essa piacere" ?), ma ho avuto la stessa impressione
ascoltando il concerto in re minore di Bach, nel senso che l'incedere
maestoso mi ha richiamato proprio Gould, che qualche giorno fa l'ottimo
Paolo Terni ha fatto ascoltare per radio nel suo "Dalle due alle tre".
A proposito, non ricordo più il numero della cantata che ha per
sinfonia iniziale il primo tempo del 1052 ... qualcuno mi aiuta ?
"Wir müssen durch viel Trübsal in das Reich Gottes eingehen", BWV 146.
Süsskind
> "Wir müssen durch viel Trübsal in das Reich Gottes eingehen", BWV 146.
grazie!
cg
Se puoi ascoltati anche le sue Goldberg......una cosa veramente
fantastica.
G.
Ringrazio te, e tutti coloro che hanno letto questo lungo post, e accolgo con
grande piacere l'invito di Stefano! Carlo: grazie, ma ho l'esecuzione di Barshai,
il cui basso è il bravissimo Sergey Alexashkin, che aveva già inciso la Sinfonia
con Solti, l'aveva cantata in concerto con Rozhdestvensky, e poi nuovamente incisa
appunto con Barshai e con Jansons; sempre nella versione originale. Daria
Wieczorek, che ha letto il mio post su alt.fan.shostakovich, ha postato il mio
quesito sulle due versioni sulla mailing list dedicata a Shostakovich
dell'università di Houston; dove George Porter mi ha risposto che Alexashkin era
proprio il basso previsto per il concerto Prom diretto da Gergiev!,; la presenza
di Mikhail Petrenko era indicata, con una correzione, solo sui manifesti fuori
dalla sala. E' legittimo pensare che con Alexashkin Gergiev avrebbe diretto la
versione originale? In questo caso, si potrebbe supporre che Petrenko, per qualche
motivo, avesse imparato quella revisionata... dico questo perchè, al di là
dell'incisione in studio di Kondrashin, le altre interpretazioni che conosco
(Rinzler con Haitink, Ghiuselev con Rostropovich, Safiulin con Rozhdestvensky)
adottano sempre il testo originale; e anche nell'utilissima discografia di Yosuke
Kudo http://develp.envi.osakafu-u.ac.jp/staff/kudo/dsch/work/sym13e.html l'unico
ad adottare la revisione del testo è Kondrashin, negli anni immediatamente
successivi alla prima (obbligati), per poi tornare, nel 1980, all'originale (a
proposito, la mia curiosità è grande per questa versione diretta da Muti nel 1970,
con testo in italiano!, basso Ruggero Raimondi!!). Insomma, l'inesistenza (in
pratica) di registrazioni della revisione mi porta ad escludere un tentativo
"ultra-filologico" di Gergiev di celebrare la storia della Sinfonia attraverso la
sua censura...
Un saluto a tutti, e in particolare a Filosseno, sempre nell'aria quando si parla
di Kubelik...
Ciao Mr Duffy
Saluti a tutti da Torino shostakoviciana (nel suo piccolo)
Josef K
Mr Duffy ha scritto:
> grazie moltissime per il messaggio. La 13a di DSCH in questo periodo è
> per me un ascolto ripetuto (che differrenza tra la versione di Haitink
> e quelle di Barshai e di Jaervi!)
In meglio o in peggio ?!?
> Per il libro di lettere dovrebbe esserci una presentazione a Torino la
> prossima settimana (con Quirino Principe... Dio ce la mandi buona! E
> pensare che avremmo, penso proprio qui, Franco Pulcini, oppure che ne
> potrebbe parlare un Quattrocchi), e poi per la sesta un concerto con
> Noseda.
E chi se lo perde? E' pure aggratiss!!
Ciao, Stefano (anch'io di base sotto la Mole).
piersgio ha scritto:
Non conosco l'interpretazione di Jarvi, mentre trovo come sempre molto bravi i
legni del Concertgebouw di Haitink. La mia preferita era però la versione di
Barshai con Alexashkin, grazie ad una grande interpretazione del basso, un'agile e
idiomatica direzione, un'ottima registrazione e soprattutto... in un lavoro del
genere, il coro ha un'importanza fondamentale, basta ascoltare l'inizio della
versione di Rostropovich, che si avvale delle voci maschili della Choral Arts
Society of Washington: manca la profondità dei bassi russi, una versione
"atletica" ma deludente; Barshai, invece, ha a disposizione un meraviglioso coro
russo (la Choral Academy Moscow), bassi profondi e incisivi, e l'entrata del coro
è, com'è giusto, impressionante. Almeno, lo pensavo finchè Nino Dinolfo non mi
fece ascoltare la versione di Rozhdestvensky, e rimasi letteralmente di sasso.
Questa incisione gode talora di cattiva stampa, perchè la registrazione ha tutte
le caratteristiche negative dell'integrale di Rozhdestvensky, ma a mio parere i
difetti finiscono qui. E siccome mi sprecherei in superlativi per il coro, di cui
si capisce ogni parola (il Russian Soviet Federal Socialist Republic Chorus) e per
l'interpretazione del basso che canta come se la vicenda lo riguardasse
personalmente (Anatoly Safiulin), vi proporrei di ascoltare almeno i primi sei
minuti di quest'esecuzione che, a mio parere, inchioda alla sedia...
http://www.yousendit.com/transfer.php?action=download&ufid=3ABD3B49457DB8FB
> Debbo aggiungere
> che ho potuto sentire in questi giorni la splendida esecuzione che ne
> ha dato Georgiev con l'Orchestra e il coro del teatro Mariinskij e il
> basso Mikhail Petrenko ai Prms BBC dello scorso 19 agosto: anche questa
> è una versione intensa, molto emozionante (ne ha parlato diffusamente
> qualche giorno fa il shostakovologo Mr Duffy).
Grazie, ma vorrei precisare: sono solo un appassionato, che ha molto da
imparare...
> Per ultimo in argomento debbo però confessare che la mia conoscenza
> del grande compositore russo mancava fino a ieri di un ascolto che
> ritengo adesso indispensabile per conoscerne il mondo sinfonico: e
> cioè quello dell'opera Lady Machbeth di Minsk (o Katerina Izmailovna)
> in cui, sempre nella versione diretta da Georgiev con la stessa
> orchestra ai Proms, ho intravisto la genesi di tante sinfonie
> successive di Shostakovic. Dovrò approfondire...
> Da Torino shoistakoviciana un saluto
...ed eccone la dimostrazione: comperai anni fa da zweitausendundeis la versione
ufficiale di Rostropovich, ma non sono mai riuscito a ponderarla adeguatamente.
Questa potrebbe essere l'occasione giusta. Infine, volevo ringraziarti per aver
parlato a fine luglio, in una risposta ad un mio post su un'intervista a
Shostakovich, di queste esecuzioni dei Proms.
Ciao Mr Duffy
Mr Duffy ha scritto:
> Josef K.
Vado completamente fuori tema (spero non troppo) se ti chiedo se esiste in
rete una versione dei testi della Tredicesima? (con traduzione sarebbe il
massimo).
Ciao e grazie
EL
Traslitterato con traduzione in inglese:
http://www.deathcamps.org/occupation/babiyarpoem.htm
http://www.sequencer.com/kcs/music/shost_babiy.php
Una traduzione in italiano di Babi Yar sta qui:
http://www.boggiolera.it/sitoweb/Pubblicazioni/Ipertesto_mostra/babi_yarit.htm
Panna
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Non traslitterato, lo trovi qui:
http://www.litera.ru:8080/stixiya/authors/evtushenko/nad-babim-yarom.html
Mi pare di ricordare che ci sia l'integrale in LP. In ogni caso, la mia casella
mail è sempre valida.
>Per la Suite su versi di Michelangelo cosa consigli? Dovrebbe essere in
>arrivo una riedizione della versione di Jarvi, assieme ad altre
>composizioni con voce e d orchestra e alla Lady Macbeth. Ho sentito
>alla radio il concerto PROMS BBC con Noseda - stesso organico
>dell'incisione Chandos mi pare: mi è piaciuta ma ho letto una
>recensione del disco che lo paragona a una mitica registrazione non
>più reperibile diretta dal figlio di Dimitri, Maksim Shostakovic,
>rilevandone una minore resa dell'orchestra per il suono più
>"compassato".
Purtroppo non ti sono di grande aiuto: ne avevo una in cassetta registrata a suo
tempo dalla filodiffusione, ma non ricordo più il direttore; ho ascoltato con
grande piacere questa di Noseda. Musica molto bella; su recmusic.org ci sono gli
originali, magari riuscissi anche a trovare una traslitterazione...
http://www.recmusic.org/lieder/assemble_texts.html?SongCycleId=797
>Sono molot incuriosito dall'uscita del volume di lettere di DSCH che
>verrà presentato qui a Torino: sapresti dove di preciso avverrrà?
Ecco qui: sabato 9 settembre, Conservatorio Giuseppe Verdi
ore 16
Presentazione del volume Epistolario di Sostakovic
a cura di Elizabeth Wilson edito da Il Saggiatore
Partecipano Irina Sostakovic e Quirino Principe
ore 17
* Aforismi per pianoforte op.13
* Preludi per violino e pianoforte
* Moderato per violoncello
* Quartetto incompiuto
Trascrizioni per ensemble da balletti, musiche da film e musiche di scena
Letture di Dmitri Sostakovic e da Anton Cechov, Michail Zoscenko, Michail
Bulgakov, Daniel Kharms, Aleksandr Puskin, Nikolaj Oleinikov, Evgenij Evtusenko.
Xenia Ensemble:
* Cynthia Treggor, Eilis Cranitch, violini
* Michèle Minne, viola
* Elizabeth Wilson, violoncello
* Caroline Weichert, pianoforte
* Andrea Manco, flauto
* Michele Marelli, clarinetto
* Fulvio Albano, sassofono
* Daniele Gaido, tromba
* Eugenio Allegri, attore
http://www.comune.torino.it/settembremusica/2006/programma/9sett.htm
Ciao Mr Duffy