Marco Daverio <dav...@enter.it> wrote in message
95854635...@eva.enter.it...
> Con grande gioia di quelli della Barcaccia sarà ascoltato dai più di un
> milione di ascoltatori
> tra due lunedì, credo, durante una trasmissione delle perle nere così
tutti
> potranno ascoltare
>E c'è anche chi è andato apposta ad ascoltare quel mortadellone presuntuoso
A me piace Bergonzi. Ha un bel timbro, un buon portamento, una buona
estensione e rispetta il testo
Sono curiosa anch'io di sentire come sarà presentato Bergonzi alla
Barcaccia dato che , come noto, egli è stato annoverato , da parte dei
conduttore della Barcaccia , come uno dei cantanti da apprezzare.
In tutti modi non sò cosa c'entri la correlazione tra "l'essere fatto bene
addosso" e la voce; che si debba cominciare a dire che Josè Cura è un
grande cantante solo perché è un bel uomo? ....:-)
Comunque è vero che Bergonzi ha fatto pena quella sera al Met , basta
leggere i post rec.music.opera; tuttavìa credo che una artista non vada
giudicato per una sola azione , per quanto deleteria. Se dovessimo
giudicare i musicisti, i cantanti , direttore, compositori ecc. dalle loro
valenze morali, oppure - come in questo caso - dalla loro capacità critica
e senso della misura, resterebbero ben pochi. A cominiciare da Wagner,
Debussy, Barenboin , l'ultimo Nureiev ecc. dovremmo buttare a mare parecchi
di loro.
Saluti.
Artemisia Gentileschi
>A me piace Bergonzi. Ha un bel timbro, un buon portamento, una buona
>estensione e rispetta il testo
Cara Artemisia,
anche a me piace Bergonzi.
Non tanto per il timbro e nemmeno per l'estensione.
I meriti che aveva (rispetto ai suoi contemporanei italiani) li vedo
soprattutto nel dominio tecnico d'alta scuola e (come tu dici) in un
rispetto formale per la notazione che non tutti i tenori dell'epoca
mostravano.
In astratto, non considero questi dei meriti sufficienti a fare di Bergonzi
il "più grande verdiano" (anche Wittrisch rispettava il testo, ma, nei suoi
anni in Germania, questa era la norma, non l'eccezione).
Il grande contributo di Bergonzi è visibile appieno solo se lo si rapporta
alla realtà tenorile e verdiana degli anni '50 e '60, popolata, almeno in
Italia, da tenori "neo-realisti" ;-), da troppo tempo impegnati a
sperimentare le aperture delle vocali e la violenza martellante del
declamato, sulla cui adattabilità alle esigenze verdiane è lecito avanzare
molti dubbi.
Per gli ascoltatori del periodo, sentire un Manrico capace di sfumature, bei
legati e persino dei tanto conclamati trilli del cantabile (trilli che oggi
non fanno nessunissima impressione) poteva apparire un ritorno all'età
dell'oro.
Quindi capisco bene l'entusiasmo di certi ascoltatori di quell'età.
Anche perché le generazioni tenorili immediatamente successive a Bergonzi
(quelle dei tristissimi anni '70) non hanno certamente fatto di meglio...
Come sempre bisognerebbe distinguere fra un giudizio di merito
(contestualizzando il contributo di un interprete) e un giudizio apodittico,
isterico, biblico di assoluta (secondo me) inutilità storica.
In termini "universali" infatti il Verdi del nostro Carlo (rapportato a
TUTTI i verdiani documentati dal disco per tutto il Novecento) non si
colloca certo ai vertici.
E questo, coloro che pretendono "serenità" dagli altri, dovrebbero
riconoscerlo con altrettanta "serenità":
Basta sentire due note di Roswaenge, Pataky, persino Wittrisch o Patzak o il
finale del trovatore di Pertile, o il terzo atto dell'Aida di Lauri Volpi
per capire la differenza fra i veri vertici interpretativi di Verdi e il pur
bravo e stimabile Carlo Bergonzi.
>Sono curiosa anch'io di sentire come sarà presentato Bergonzi alla
>Barcaccia dato che , come noto, egli è stato annoverato , da parte dei
>conduttore della Barcaccia , come uno dei cantanti da apprezzare.
>In tutti modi non sò cosa c'entri la correlazione tra "l'essere fatto bene
>addosso" e la voce; che si debba cominciare a dire che Josè Cura è un
>grande cantante solo perché è un bel uomo? ....:-)
Artemisia! ma chi sta parlando di bellezza fisica!!
Ma ti sembra che qualcuno di noi sia così ingenuo da giudicare un tenore dai
suoi bicipiti.
E' vero! Bergonzi era un disastro come interprete, e questo dato io
personalmente non posso che tenerlo (ahimé) in considerazione.
Ma se era un disastro in scena, non era certo perché era brutto!
Il fatto di essere brutto è un problema per chi lo è, ...non sarà mai un
vero discrimine per giudicare un interprete.
Anche Jessye Normann non era bella!
Ma in scena ci stava divinamente.
Gestiva la sua immensità con solennità dolorosa, con mimica grandiosa,
nobile eleganza.
E non che fosse una grande attrice!
Semplicemente sapeva gestire il proprio corpo (cosa, nel suo caso, non certo
facile).
E bastava un suo sguardo muto (Hippolyte et Aricie a Aix en Provence) per
creare una tensione spaventosa.
Gli sguardi di Bergonzi sono altrettanto espressivi.
In qualunque momento dell'opera (nelle scene d'amore come in quelle di
disperazione)gli leggi negli occhi "Oh! adesso arriva il si bemolle, devo
sostenere qui, mandare in alto il suono là, prendere un po' più di fiato,
ecc..." per la grande gioia di chi, col teatro di Verdi, vorrebbe provare un
minimo di emozione!
>Comunque è vero che Bergonzi ha fatto pena quella sera al Met ,
Non era il Met. Era il Carnegie Hall.
>tuttavìa credo che una artista non vada
>giudicato per una sola azione , per quanto deleteria.
Hai ragione.
Tutt'al più si può leggere quell'azione alla luce di tutto il resto.
Dovendo scrivere un tema "il rispetto di Bergonzi per le istanze
psicologiche e teatrali dei ruoli verdiani" sarebbe doveroso almeno citare
anche questo episodio.
Se dovessimo
>giudicare i musicisti, i cantanti , direttore, compositori ecc. dalle loro
>valenze morali, oppure - come in questo caso - dalla loro capacità critica
>e senso della misura, resterebbero ben pochi. A cominiciare da Wagner,
>Debussy, Barenboin , l'ultimo Nureiev ecc. dovremmo buttare a mare
parecchi
>di loro.
Non vedo cosa c'entrino le valenze morali.
Nessuno ha espresso un giudizio sulla moralità di Bergonzi (come mi auguro
di non sentirne mai su Wagner, Debussy, Beremboim ecc...)
Quanto alla "capacità critica" e al "senso della misura", be' mi ritengo in
diritto di attendermene almeno un po'.
Di piccoli errori ne hanno commessi anche cantanti che amo moltissimo.
Ma mai quello di cantare a settantacinque anni (non avendo più cantato
un'opera intera per molti anni) un ruolo mai prima affrontato, notoriamente
pesantissimo e al di fuori delle proprie corde.
Se anche Bergonzi fosse riuscito (come chi l'ha sentito alla generale
asserisce) a reggere qualche fiato, a imbroccare qualche la naturale, a
sostenere senza soverchi disastri qualche bella linea, l'operazione sarebbe
stata nondimeno rattristante e profondamente (è il meno che si possa dire)
inutile alla causa di Giuseppe Verdi o di Carlo Bergonzi.
Anzi...
Salutoni.
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
Tralascio gli insulti che gli riservi (mortadellone presuntuoso) che denotano da un lato un astio, anche dal punto di vista umano, che francamente Bergonzi non merita ne' come artista ne' come persona, dall'altro denotano una tua mancanza di argomenti validi
di discussione, di cultura musicale, e di educazione che, ancora, rientrano nella sfera dei tuoi problemi. Non saper distinguere la cattiva serata di un cantante dalla incapacita' di affrontare un ruolo e' di nuovo un tuo problema, risolvibile per altro. Ho
sentito, a titolo di esempio, Cappuccilli in Aida o Pavarotti in Favorita o la Caballe' in Anna Bolena alla Scala e non ci voleva un genio per capire che erano in cattive o pessime condizioni fisiche. E' un incidente che capita, puo' capitare ed e' capitato a
tutti. Certo che quando a gente che sa cantare risalta ancora di piu' in quanto li colpisce proprio nel loro punto di forza: il canto. Se capita a chi canta male si nota molto meno. La cosa e' accaduta a Bergonzi e te ne accorgi, se ascolti il nastro, proprio
dall'Esultate, in cui le note ci sono tutte, ma la voce esce a fatica, con un timbro velato, opaco, non suo.
Puoi rendertene conto ascoltando alcune frasi di nessuna difficolta' vocale dove la voce non risponde, esce a tratti. Se non credi a quanto sto dicendo usa la logica: vuoi che se un Bergonzi, durante le prove, si fosse accorto di non essere in grado di
affrontare la parte non avrebbe avuto il buon senso di rinunciare ? Leggiti su rec.music.opera cosa dicono coloro che erano presenti alla prova generale, oppure ascoltati il concerto tenuto a Sirmione l'anno scorso dove Bergonzi canta 'Niun mi tema'. Cerca di
procurarti il nastro di quella recita e scoprirai cos'e' l'Otello di Bergonzi. Potra' non piacerti nemmeno quello e non lo discuterei, ma sghignazzare su una recita, di Otello per giunta, eseguita in condizioni fisiche precarie non solo e' inutile. E' sciocco.
Non serve a nessuno, salvo forse a quelli della Barchecca, scusa, Barcaccia, che hanno fatto ascoltare le stecche di tutti ma mai quelle di Stinchelli quando tentava di cantare.
Riguardo all'incisione i tecnici Decca non dovranno tirare su niente: prima di tutto perche' l'incisione avrebbe dovuto essere un mix della prova generale e dell'esecuzione pubblica e come spero potrai sincerarti durante la prova generale non e' stata omessa o
abbassata alcuna nota. In ogni caso sembra che la Decca glielo faccia incidere con un altro direttore ed un altro cast. Cosa che da quanto ho capito aspettiamo entrambi: io per ascoltare l'Otello di Verdi e tu per sparare su Bergonzi: spero che esca,
naturalmente.
Riguardo al paragone con Di Stefano lascia perdere. Sempre, comunque e a proposito di qualunque opera. Bergonzi lo puoi paragonare a Pertile, a Volpi, a Corelli, a Kraus, a Gigli e a pochissimi altri tenori. Mettere il nome di Caruso e di Bergonzi accanto a
quello di Di Stefano e' come mettere quello di Naomi Campbell e di Marilyn Monroe accanto a quello di Livia Turco.
Federico
> Sorpresa. Mi è appena arrivata la registrazione pirata dell'Otello di
> Bergonzi.
> Che spasso. Altro che afonia!!! Una delle cose più divertenti che abbia mai
> ascoltato.
> Con grande gioia di quelli della Barcaccia sarà ascoltato dai più di un
> milione di ascoltatori
> tra due lunedì, credo, durante una trasmissione delle perle nere così tutti
> potranno ascoltare
> come fa un cantante a scavarsi la fossa con le proprie mani. Sentirete che
> roba!!
> E c'è anche chi è andato apposta ad ascoltare quel mortadellone presuntuoso.
> Mi chiedo la Decca quali maestri del suono dovrà interpellare per far salire
> una nota di un
> ottava. Questo lo devo ancora capire. Comunque oggi con la tecnica tutto è
> possibile.
> Allegri dunque. Di Stefano a Pasadina sembra un Caruso a confronto.
> Entrambi questi tenori legati da un analogo destino. Chissà perchè cantare
> l'Otello..
> Forse per entrambi si trattava di demenza senile incipiente.
> Marco Daverio
--
Posted from smtp3.libero.it [193.70.192.53]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
Marco Daverio wrote:
> mortadellone presuntuoso.
Facciamo autocritica, eh?
_______________________Isidoro__________________________________________________
Un secolo di voci ----> http://www.crosswinds.net/~isidoro
Caro Marco, ti ringrazio per il tuo bel post e per i bellissimi spunti di
riflessione che mi hai fornito.
In questo momento mi sto preparando -devo confessare - con un po' di
emozione ad assistere ai Dialoghi delle Carmelitane che questa sera si
presenta alla Scala , direzione Muti.
Mi auguro di andare con le "orecchie" sgombre dai suoni precedentemente
interiorizzati di quest'opera, ovvero: registrazione diretta da Nagano -
Orchestra de l'Opera di Lyon - Dubosc, Gorr, Yakar ,Dupuy, Foumier, Viala,
Van Dam (dire che questa registrazione č perfetta , secondo me , č dire
ancora poco) per non valutare il maestro Muti sulla base di un pre-giudizio.
Anche questo č un rischio!.
Salutoni.
Artemisia Gentileschi
Federico Rota ha scritto nel messaggio <39229B23...@tiscalinet.it>...
>Ho assistito anche alla prova generale e ti posso assicurare che e' stata
una cosa emozionante. Non era la voce di 30 anni fa ma finalmente si e'
>ascoltato l'Otello di Verdi. Quello che ha letteralmente costellato la
parte di pianissimi, a cominciare dall'inizio di 'Ora e per sempre addio',
portato poi in continuo crescendo. Non aveva gli acuti al fulmicotone del
Del Monaco degli anni d'oro, ma aveva
>tutto il resto, che non e' poco, anzi e' tutto. Lo stile autenticamente
verdiano, mai altisonante, mai volgare, sempre nobile. Nulla a che vedere
con chi sbraita dall'inizio alla fine.
Caro Federico,
Come ho scritto sul NG, io non sono un bergonziano di ferro.
Anzi, a dirla tutta (visto che questi confronti sono più stimolanti se
condotti con sincerità) non stravedo per il suo Verdi, pur nutrendo un
doveroso rispetto.
Concordo però pienamente sul fatto che, in termini di proprietà stilistica
(se mai questo concetto ha veramente senso), il suo Verdi era tra quelli più
centrati dal secondo dopoguerra a oggi.
Inoltre mi piace molto quello che dici sul crescendo di "Ora e per sempre
addio".
Sono d'accordo che, almeno a livello stilistico, l'Otello di Bergonzi di
venti (trenta?) anni fa avrebbe avuto tanti argomenti da imporre, anche alla
faccia di alcuni togati interpreti del ruolo (soprattutto italiani e
spagnoli).
Ma non credi, tu che hai sentito la generale, che oggi siano rimaste solo le
"intenzioni", buone finché vuoi ma non sufficienti a costruire un
personaggio!
Se bastassero le intenzioni, io sarei il più grande Otello della storia.
Peccato che non sappia cantare! ;-)
>Non serve a nessuno, salvo forse a quelli della Barchecca, scusa,
Barcaccia, che hanno fatto ascoltare le stecche di tutti ma mai quelle di
Stinchelli quando tentava di cantare.
CAro, carissimo Federico!
Mi verrebbe voglia di diventare bergonziano solo per il piacere che provo
leggendo questa frase.
Era da troppo tempo che leggevo sul NG, con stupefazione crescente,
incomprensibili lodi al baccano offensivo di quei due personaggi!
Sono anni che non sento più la loro trasmissione (che molti anni fa era un
filo nobilitata dalla presenza del compianto Rinaldi); esattamente da quando
li sentii definire una certa Elisabeth Rethberg come una "massaia bavarese".
E, sinceramente, ritengo sbalorditivo che alcuni NGisti (che a parte tutto
hanno esperienza, sensibilità, acume) possano tollerarne l'approsimazione
volgare, la povertà di cultura e le continue mistificazioni storiche e
critiche.
>
>Riguardo al paragone con Di Stefano lascia perdere. Sempre, comunque e a
proposito di qualunque opera. Bergonzi lo puoi paragonare a Pertile, a
Volpi, a Corelli, a Kraus, a Gigli e a pochissimi altri tenori. Mettere il
nome di Caruso e di Bergonzi accanto a
>quello di Di Stefano e' come mettere quello di Naomi Campbell e di Marilyn
Monroe accanto a quello di Livia Turco.
Concordo!
Tranne per Gigli!
Il mio odio per questo tenore supera di larghe misure anche la fortissima
diffidenza che nutro per Giuseppe di Stefano.
Quanto a Corelli, bah!
Non è facile esprimere un giudizio.
E' l'unico tenore che conosca ad avere pregi grandiosi, e,
contemporaneamente, difetti intollerabili.
Non sono riuscito mai a capire se quando sento la sua Battaglia di Legnano o
il suo Poliuto mi diverto di più alle meraviglie tecnico-vocali che ci
regala, o all'assurdità allucinante del suo modo di fraseggiare.
Hai mai sentito il suo "Adeste fideles"?
E' meraviglioso! Ti viene voglia di fare la strage degli innocenti!
Certo che, alla fine, è sempre divertentissimo parlare di tenori! :-))
Peccato che tutto questo discutere su Bergonzi sia giunto dopo questo
famoso "Otello" ( che cmq. ritengo poteva risparmiarsi ).
Evidentemente prima tutto era ok oppure i " nostri" beneamati
detrattori non erano sufficientemente documentati sul nostro!!
Vorrei anche sentire da queste persone quante volte lo hanno sentito
dal vivo , in quali opere e in quali anni.
Io l'ho sentito la prima volta a circa 15 anni ( circa 30 anni fa ) ,
Bergonzi era ancora valido e avro' ascoltato una ventina di recite piu'
o meno.
Ora negare quanto B. ha dato nella storia del canto e' quanto meno
negare l'evidenza o essere ignoranti !!
Sarebbe stato piu' onesto dire: la voce non e' bella , lo trovo noioso,
non ha voce di autentico tenore, la voce e' costruita in modo
artificioso ecc.
Ma le critiche si sono appuntate su aspetti direi..... trascurabili
oppure su aspetti ormai indiscussi ed indiscutibili , da parte di
persone che evidentemente non sanno ..nulla o poco piu'... di come si
canta , che si divertono a pavoneggiarsi delle proprie baggianate ,
sbarbatelli che scrivono a vanvera solo perche' hanno ascoltato
qualche disco e magari delirano per un Don Carlos mai cantato
da Del Monaco ( vedi post di T. Pannunzio ) e citano , a capocchia,
Julius Patzak quale interprete verdiano od anche Koloman Von Pataky ,
esimio specialista mozartiano ( vedi post di M. Righetti ).
Allora devo dire che questo NG ha bisogno di riverniciare
la.... .facciata e anche gli interni , se possibile.
Tutto si puo' criticare, non esistono miti assoluti nel canto ma bisogna
farlo con cognizione di causa e senso di equilibrio , perdinci!!!
Senza sfoghi da primi della.....classe e senza stupidi snobismi.
Potrei augurarvi mille Sabatini e diecimila Cura ma non sono crudele
fino a questo punto !!!
Masolino
In article <lqwU4.40216$F46.4...@news.infostrada.it>,
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
>In questo momento mi sto preparando -devo confessare - con un po' di
>emozione ad assistere ai Dialoghi delle Carmelitane che questa sera si
>presenta alla Scala , direzione Muti.
>Mi auguro di andare con le "orecchie" sgombre dai suoni precedentemente
>interiorizzati di quest'opera, ovvero: registrazione diretta da Nagano -
>Orchestra de l'Opera di Lyon - Dubosc, Gorr, Yakar ,Dupuy, Foumier, Viala,
>Van Dam (dire che questa registrazione è perfetta , secondo me , è dire
>ancora poco) per non valutare il maestro Muti sulla base di un
pre-giudizio.
>Anche questo è un rischio!.
CArissima,
se posso darti un consiglio, oltre che sulla lettura di Muti, concentrati
anche sullo spettacolo di Carsen.
Questo regista è, secondo me, uno dei più grandi in circolazione.
E' uno dei pochissimi a sapere fondere il gusto della rilettura
impressionante con una conoscenza diabolica dei ritmi drammatici propri del
teatro d'opera.
Inoltre quello che lui cava fuori dai cantanti (in termini di recitazione
analitica) non l'ho mai riscontrato in nessun altro regista.
Il palcoscenico sgombro, gli equilibri perfetti, tutto è attratto (come
attraverso una telecamera esperta in primi piani) sui personaggi.
Ci sarebbe da chiedersi cosa è andato a fare, nel regno dei De Simone, dei
Pizzi e delle Cavani? :-))
Infine, ti consiglio di aguzzare occhi e orecchie su un'interpete in
particolare.
Ossia Felicity Lott, che affronterà per la prima volta la Lidoine.
Forse sugli altissimi filati scritti per la giovane Crespin e affrontati
dalla Gencer, dalla Sutherland, dalla Price, dalla Normann, si noterà
qualche stridenza.
Ma ciò non toglie che la collocazione della Lott nel ruolo della seconda
priora è talmente felice e indovinata che non capisco come possa essere
uscita dalle teste pesantissime delle dirigenze artistiche della Scala! :-))
Per fortuna, circa gli altri cantanti, non si sono smentiti.
La Graves come Madre Maria è un'assurdità!
La Vaduva come Blanche e la Dernesch come Croissy sono due banalità.
Quanto alla registrazione Virgin che tu citi, la trovo anch'io bella!
Ma... non trovi che sia un po' gelida, un po' povera di slanci e di
intuizioni?
Perfino il marchese di Van Dam mi sembra un po' bloccato...
Per fortuna che la Dupuy e la Yakar sono (a mio gusto) assolutamente
favolose nei rispettivi personaggi (che per inciso sono anche i due
personaggi che amo di più nell'opera).
Quanto alla Croissy, la Gorr è bravina!
Ma dopo aver visto a teatro la Crespin in questo ruolo non credo che avrò
mai la capacità di apprezzarne altre!
Mi sono portato dietro l'immagine del suo volto nella scena della morte per
diversi anni, quasi un incubo ricorrente.
E ancora oggi, quando mi capita di pensare alla morte o alla malattia, la
prima cosa che mi viene in mente è la Crespin nei Dialoghi a Marsiglia.
Sconvolgere a tal punto il proprio pubblico, credo sia più importante di
qualunque perfetto passaggio di registro.
Ti auguro con tutto il cuore di divertirti.
Sarà uno spettacolo sicuramente bellissimo.
Caro Marco,
non sono del tutto concorde con te. Anzi mi stupisce un
pò che anche tu, che di voci indubbiamente ne capisci, cada nella solita
banalità cellettiana dei tenori anni 50 e 60 da spazzatura. Posso essere
d'accordo sui dubbi di certi vezzi e difetti di un Di Stefano che nulla
avevano a che fare con la linea vocale verdiana. Ma non credo che proprio un
Bergonzi gli debba insegnare come cantare sui fiati e come smorzare i suoni.
Basta sentire come Pippo cantava la Forza del destino, con sfumature e
appoggi che Bergonzi se li sognava e basta. Non parliamo poi del fraseggio.
E i filati di Corelli? L'unico che filava e smorzava l'acuto del trono
vicino al sol. Sentilo poi come smorza i suoni nel duetto della Forza al Met
con Bastianini. Bergonzi non aveva proprio niente da insegnargli. Quello che
voglio dire è che non tutti i tenori degli anni 50 60 cantavano come Del
Monaco. Non facciamo di ogni erba un fascio. Non parliamo poi degli
americani, di un Tucker per esempio, la cui Miller quanto a tecnica non
aveva niente da invidiare a quella di Bergonzi.
Ma anche lo stesso Del Monaco sapeva cantare meglio di come faceva di
solito. Era una questione di stile e gusto popolare.
Credo che a Bergonzi vada il merito di essere stato un tenore molto
raffinato e capace di costruirsi una linea interpretativa originale e
tecnicamente inappuntabile. E certe cose le faceva anche veramente bene.
Però sarebbe a mio avviso errato sia fare di lui un mito superiore alla
realtà sia sminuire la capacità artistica degli altri sui contemporanei che
avevano scelto stili e gusti diversi /(anche di persona l'errore di certe
scelte). Personalmente trovo l' Alvaro di Di Stefano con tutti i difetti il
migliore che abbia mai sentito, così come il Manrico di Corelli o il Rodolfo
di Tucker. Anche Carreras è il mio interprete preferito del Ballo in
Maschera, con tutti gli annessi e connessi. Resto dell'idea che più della
tecnica o dello stile per cantate Verdi serva l'abbandono e il fraseggio.
Marco Daverio
.... Per il resto spero vivamente che questo post sia uno scherzo, una
provocazione di qualche altro del newsgroup. Non posso credere che esista
veramente qualcuno che sia andato appositamente per sentire Bergonzi
nell'Otello. Se è così il mondo della lirica è ancora più folle di quello
che potevo immaginare.
Vorrei però aggiungere qualche considerazione seria su Bergonzi.
Al di là della sua bravura, del fatto che possa piacere o meno, una cosa è
certo. E' stata una carriera che si è chiusa in modo autolesionista come
nessun altra nella storia della lirica. Dalla grandezza si è purtroppo
caduti nel patetico e nel ridicolo.
E questo è sempre doloroso per uno che ama l'opera anche se non prova stima
o considerazione per l'artista.
Per questo sono sinceramente addolorato che si sia dato uno spettacolo
squallido e soprattutto modo di sparlare di un artista del livello di
Bergonzi. Però se la frittata è fatta sono dell'idea che bisogna andare fino
in fondo perchè certi errori è giusto che si paghino almeno potranno essere
utili in futuro. Se un artista si espone coscientemente al ridicolo
pubblico, allora sia ridicolarizzato a tal punto da essere di esempio a sè
stesso e per gli altri. Perciò è bene che questo Otello si senta. Si ascolti
a cosa può portare la presunzione di un artista, i cattivi consigli degli
amici, gli interessi delle case discografiche, le follie degli adulatori...
Perchè essere convinti della credibilità oggi di un Otello cantanto da
Bergonzi significa essere folli, malati di una presunzione senza limiti.
Sostenere che il vero Otello sia nei piani, nelle finezze, nella nobiltà...
i soliti discorsi dei Manrichi che non hanno più acuti e dei Rigoletti che
non sanno reggere certe tessiture. I soliti discorsi che riaffiorano per
giustificare produzioni di scarso livello... tutti ignoranti quelli che
ascoltavano gli Otelli di Del Monaco, di Vickers, di McCraken ecc... eravamo
tutti imbecilli!!! Ci voleva Bergonzi per farci capire come l'Otello andava
cantato e il signor Rota a spiegarcelo.
Grazie ma sono stufo dei soliti riferimenti musicologici e delle balle dei
filologhi per farci digerire delle puttanate immani.
Già sta per arrivare il Trovatore con Manrichi dalla voce di Nemorino,
Azucene che sono soprani corti senza gravi, Conti di luna dalla voce
chiara... Insomma in questo minestrone ci si mette pure Bergonzi a fare
l'Otello. Basta con questo circo equestre. Si tenga i suoi fischi
meritatissimi e cerchi di avere più dignità almeno lui che è stato veramente
un grande.
Marco Daverio
Caro Masolino,
quello che mi colpisce (nel tuo non saper trovare argomenti oltre alle tue
sterili ovvietà e banalità di nessun interesse) è il tono arrogante e la
pronunzia isterica che tu ed altri al tuo livello usate.
Potrei risponderti che Patzak e Pataky hanno inciso e cantato moltissimi
ruoli verdiani (anche se tu hai forse sentito nominare il secondo solo per
il solito Don Giovanni di Glyndembourne, senza sapere che ha lasciato il
"Celeste Aida" più fedele al testo ed esaltante di tutta la discografia,
"morendo" compreso).
Potrei risponderti tante altre cose, ma a patto che il confronto resti
civile e costruttivo.
Ai tuoi deliri da "ignorante" (e cito la qualifica che mi hai rivolto) non
vale nemmeno la pena di rispondere.
Stammi bene.
Marco Righetti.
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
Cosa ha dato alla storia del canto? A parte le sue interpretazioni voglio
dire (il che non č certo poco).
Chi ha tratto vantaggio dal suo modo di cantare? Chi ha fatto suo lo stile
di Bergonzi?
Vorrei chiarire la mia posizione sull'argomento:
Certamente Bergonzi č stato un grandissimo cantante che ha saputo fare cose
eccezzionali.
Solo non sono assolutamente d'accordo che il suo stile sia l'unico e vero
per cantare Verdi.
Aveva anche lui limiti e difetti come altri. Il suo ero uno stile personale
che poteva piacere o non piacere.
Non credo sia stato il piů grande interprete verdiano ma uno dei piů grandi.
Il che č diverso.
Infine credo che si stia solo rovinando fama e stima conquistata con le sue
grandi interpretazioni cantando
ancora adesso.
Marco Daverio
> e magari delirano per un Don Carlos mai cantato
> da Del Monaco ( vedi post di T. Pannunzio )
ho fatto controllare dal papà (i vecchi vinile non li ho qui): è un
concerto, non un'opera.
--
___
('v')
(( ))
---/-"---"-------
Tiziana Pannunzio
___________________________________________________
Amo essere allegro, ma, stia sicuro, quando voglio
posso sfidare chi sia in serietà (W.A.Mozart)
> Ma le critiche si sono appuntate su aspetti direi..... trascurabili
credo che un baritono della bravura e della cultura (non solo musicale)
quale Alfonso Antoniozzi possa a buon diritto dare un giudizio
sull'importanza della dizione nel "belcanto"... Ebbene, la storia delle
"escie" di Bergnzi, quella della fastidiosa zeppola di Corelli nonché
dei vocalizzi della celebre soprano con marito famoso (;-))furono già
tempo addietro, quando ancora Alfonso onorava della sua presenza il NG,
materia di discussione... In quell'occasione Alfonso espresse al meglio
(e come poteva non essere altrimenti) quello che è anche il mio
personale giudizio:nell'opera la voce è importante, ma non è tutto. La
dizione, il corretto fraseggio, il saper recitare, il non stare
incollati sulla scena come stoccafissi (come Cura, per intenderci), il
saper interpretare lo stato d'animo dei personaggi... tutto concorre a
fare dell'opera quella forma d'arte meravigliosa che è. I difetti di
pronuncia "naturali", tipo la erre moscia, si possono correggere. Quelli
dovuti all'influenza del vernacolo si DEVONO correggere.
Adesso potete anche dirmi che voi tutti di musica ne sapete più di me.
Ma non di Alfonso, miei cari... :-))))))))))))
Lui ad esempio, come già il suo Maestro, Bruscantini, ne ha di cose da
insegnare!!!
In quanto poi all'aspetto fisico dei tenori, non me ne può fregare di
meno. Per me possono essere brutti come rospi, basta che sian bravi.
Hinc et nunc, e non nel ricordo dei bei tempi. Se si affronta il
pubblico contando solo sulla propria fama passata, si rischia di essere
solo patetici.
> Infine credo che si stia solo rovinando fama e stima conquistata con le sue
> grandi interpretazioni cantando
> ancora adesso.
il nocciolo della questione è proprio questo... Nessuno gli toglie il
fatto di essere stato (appunto, "stato") un grande cantante (anche se
personalmente non ne andavo matta). Ma un minimo di dignità, via...
Un'infinità, amico mio!
Ti sorprenderesti nel sapere quanti cantanti, in Verdi, mi fanno impazzire.
La regolata me la sono data da molto tempo, da quando ero poco più che
bambino, ossia da quando ho cominciato a passare le giornate ascoltando i
grandi interpreti storici, cercando di pensare con la mia testa e valutarle
con i miei parametri.
Come d'altronde so che fai tu!
Quindi cercherò di soprassedere su certi toni che hai usato in questo post.
>Criticare Corelli per le sue interpretazioni
>" non operistiche ", notoriamente di nessun interesse vocale,
>nno solo non sminuisce la sua figura di cantante ma rivela i limiti
>angusti del tuo metro di giudizio.
Il punto è che Corelli usa lo stesso gusto di "Adeste Fideles" quando canta
"Deserto sulla Terra!":
In qualsiasi interpretazione *operistica* di Corelli senti i suoi tipici
clichés, ossia portamenti dal basso di un paio di ottave, singhiozzi e
singhiozzetti su qualunque parola, pronuncia artefatta e tono strappalacrime
di gusto discutibile. Per non parlare delle corone interminabili e
dell'enfasi retorica esagerata.
Queste sono le cose che personalmente non amo in Corelli.
Liberissimo tu di adorarle!
Se così fosse, però, potrei essere io a doverti invitare a darti una
regolata o accusare il tuo gusto di essere "angusto".
Ma non lo farei, perché ritengo che ognuno abbia le sue buone ragioni per
difendere i suoi gusti e che una discussione fatta con i "buoni" da una
parte e gli "ignoranti" "snob" e "angusti" dall'altra, sia una discussione
sterile, tipica di chi non è capace di discutere.
In compenso Corelli, per tornare al tema, aveva perfetta copertura del
suono, morbidezza, squillo ed estensioni spettacolari, bellissime, favolose.
Certe sue smorzature e "desonorizzazioni" sono veramente uniche.
Il bilancio su Corelli?
Non saprei!
I suoi pregi me lo fanno considerare uno fra i migliori tenori che ho
sentito.
Ma i difetti mi irritano terribilmente.
E ora veniamo a Gigli!
Il gusto, il fraseggio e l'accento di questo interprete non mi piacciono.
E non dirmi che non mi piacciono perché sono di "altri tempi".
Anche il fraseggio di Pertile, sentito oggi, accusa i segni dei "telefoni
bianchi", ma la consapevolezza espressiva di quel tenore, il senso del
teatro, dello scavo nella povera umanità dei suoi personaggi erano
meravigliosi.
E non parliamo delle infinite risorse dinamiche, cromatiche (ecco per me uno
dei veri segreti del canto verdiano), la consapevolezza ritmica di
Pertile...
Gigli era pur sempre il tenore del "grazie, capitano".
Per concludere, Alex, discutere è una cosa sempre simpatica e stimolante, e,
anche se alla fine ognuno mantiene i suoi gusti, non può che portare
arricchimento a tutti.
A meno che non si prenda la strada, un po' tipica di certi vecchi operomani
a cui io (e dammi pure dello snob) mi vanto di non appartenere, del voler
litigare a tutti costi, fino a negare l'evidenza, pur di inseguire i propri
vessilli.
Mi auguro che questo non avvenga con te (dato che da molto tempo ammiro il
tuo sito e i tuoi post) e che si possano, in futuro, esprimere diverse
opinioni su Corelli, Bergonzi e Gigli senza scambiarsi epiteti poco
gratificanti (come "snob" e di "limiti angusti") ma al contrario cercando,
se non altro, di comunicare le ragioni delle proprie emozioni (pro o contro)
di fronte ai difensori di quell'arte che, immagino, amiamo tanto sia tu che
io.
Saluti.
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
> ma non credi, tu che hai sentito la generale, che oggi siano rimaste solo le
> "intenzioni", buone finché vuoi ma non sufficienti a costruire un
> personaggio!
> Se bastassero le intenzioni, io sarei il più grande Otello della storia.
> Peccato che non sappia cantare! ;-)
Concordo pienamente. Io sono andato a New York proprio per capire come Bergonzi
avrebbe cantato Otello. Per ascoltare un Otello il piu' possibile vicino alle intenzioni di
Verdi. Come ripeto ho ascoltato due recite: una dove le intenzioni erano, in gran parte,
supportate dalla voce. La seconda dove non c'erano ne' le intenzioni, salvo sporadici
passaggi, proprio perche' non c'era la voce.
Per quanto riguarda la barcaccia, non la ascolto spesso. Trovo che sia uno dei pochi spazi
che la RAI ancora riserva all'opera. Certo che sprecare il tempo ascoltando stecche... si' puo'
anche essere divertente, ma preferirei ascoltare qualcos'altro.
>
> >Riguardo al paragone con Di Stefano lascia perdere. Sempre, comunque e a
> proposito di qualunque opera. Bergonzi lo puoi paragonare a Pertile, a
> Volpi, a Corelli, a Kraus, a Gigli e a pochissimi altri tenori. Mettere il
> nome di Caruso e di Bergonzi accanto a
> >quello di Di Stefano e' come mettere quello di Naomi Campbell e di Marilyn
> Monroe accanto a quello di Livia Turco.
>
> Concordo!
> Tranne per Gigli!
> Il mio odio per questo tenore supera di larghe misure anche la fortissima
> diffidenza che nutro per Giuseppe di Stefano.
L'odio e' un sentimento che non mi appartiene. Provo fastidio a sentire cantare male.
Specialmente da gente famosa. Gigli non me la sento di dire che cantasse male... Di Stefano
invece cantava male.
> Quanto a Corelli, bah! Non è facile esprimere un giudizio.
> E' l'unico tenore che conosca ad avere pregi grandiosi, e,
> contemporaneamente, difetti intollerabili.
Se ci fosse un Corelli al giorno d'oggi.... che bello. Non mi piace in tutti i ruoli. Ma in alcuni
e' veramente grande.
> Non sono riuscito mai a capire se quando sento la sua Battaglia di Legnano o
> il suo Poliuto mi diverto di più alle meraviglie tecnico-vocali che ci
> regala, o all'assurdità allucinante del suo modo di fraseggiare.
> Hai mai sentito il suo "Adeste fideles"?
> E' meraviglioso! Ti viene voglia di fare la strage degli innocenti!
>
> Certo che, alla fine, è sempre divertentissimo parlare di tenori! :-))
Purtroppo siamo costretti a parlare sempre di tenori del passato. Ecco un altro
dei motivi che mi spinge a continuare a sentire Bergonzi. L'anno scorso sono
andato a vedere l'Aida all'Arena: quella coi microfoni. Beh, alla fine se tra
scene di cartone fosse uscito un signore emiliano, con la calzamaglia, la canotta,
che stendendo la mano e schiarendosi la gola avesse attaccato Sce quel guerrier io
fossci ... non sarei stato l'unico a rimanere li'...
>
>
> Salutoni.
che ricambio
> Federico
--
Posted from smtp2.libero.it [193.70.192.52]
>Adesso potete anche dirmi che voi tutti di musica ne sapete più di me.
>Ma non di Alfonso, miei cari... :-))))))))))))
>Lui ad esempio, come già il suo Maestro, Bruscantini, ne ha di cose da
>insegnare!!!
Mah. Il giudizio si basa anche sui gusti personali. O no?
Alfonso mi pare abbia una sua particolare predilizione per le voci e che
dia molta importanza alla grinta e all'espressione. Da lui ho sentito
"critiche" per Bergonzi, ma anche per Fisher-Dieskau (bovino) e per Emma
Kirby (suorina). Critiche assolutamente legittime ma sicuramente legate
anche al suo personale modo di intendere il canto e l'espressione.
Insomma, non vorrei mettere in discussione Mozart a causa di Glenn Gould
che di musica ne sapeva molto più di me. :-))
Comunque osservare che due persone campate letteralmente a opere liriche
come Isidoro e Daverio hanno opinioni affatto diverse su Carlo Bergonzi
dovrebbe far pensare che non esiste ragione in queste discussioni.
ciao
-----
Vinicio Matteucci
Pistoia, Italy
vi...@sirius.pisa.it
-----
Il diavolo e' un illuso
se crede di poter peggiorare gli uomini.
>Gigli non me la sento di dire che cantasse male...
Anzi, accidentaccio a lui!
Tecnicamente cantava benissimo!
>
>Se ci fosse un Corelli al giorno d'oggi.... che bello.
Anche questo è drammaticamente vero!
>Purtroppo siamo costretti a parlare sempre di tenori del passato. Ecco un
altro
>dei motivi che mi spinge a continuare a sentire Bergonzi. L'anno scorso
sono
>andato a vedere l'Aida all'Arena: quella coi microfoni. Beh, alla fine se
tra
>scene di cartone fosse uscito un signore emiliano, con la calzamaglia, la
canotta,
>che stendendo la mano e schiarendosi la gola avesse attaccato Sce quel
guerrier io
>fossci ... non sarei stato l'unico a rimanere li'...
Sarei rimasto anch'io!
Senza pensarci due volte!
L'unica cosa che volevo dire, e sono contento che almeno tu non vi abbia
letto snobbismo o sadismo, è che, se al posto di Bergonzi ci fosse stato un
Roswaenge degli anni d'oro, non ci saremmo limitati a "rimanere lì!"
Avremmo fatto i salti di gioia sugli spalti dell'arena.
A presto!
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
L'unica differenza e' che Bergonzi sa cantare sul fiato e smorzare i suoni, Di Stefano no. Certi suoi falsetti sono una delle cose piu' obbrobriose che mi sia capitato di ascoltare A parte i primi due o tre
anni, fino al 48-49 dove Di Stefano faceva cose veramente paradisiache.
Basta sentire come Pippo cantava la Forza del destino, con sfumature e appoggi che Bergonzi se li sognava e basta. Non parliamo poi del fraseggio.
> Basta sentire come Pippo cantava la Forza del destino, con sfumature e appoggi che Bergonzi se li sognava e basta. Non parliamo poi del fraseggio.
Per favore... lascia perdere. Proprio alla Scala e proprio nella Forza, nel 56 mi pare, Di Stefano fu fischiato e al suo posto debutto' alla Scala un giovane tenore emiliano. Indovina chi era... Del fraseggio
effettivamente e' meglio non parlarne.
> E i filati di Corelli? L'unico che filava e smorzava l'acuto del trono
> vicino al sol.
Bugia, Daverio, bugia. Ascoltati Bergonzi nell'edizione Myto del Met diretta da Solti. Bergonzi era l'unico, invece, riusciva ad attaccare (non a smorzare) in pianissimo i si bemolli della scena della tomba
dell'Aida. Se non mi credi leggi cosa scrive Gavazzeni nel suo libro: " l'unico tenore che era in grado di smorzare il Sib finale di Celeste Aida era Carlo Bergonzi". Nulla da dire, ovviamente, sulla smorzatura
di Corelli.
> Non parliamo poi degli americani, di un Tucker per esempio, la cui Miller quanto a tecnica non aveva niente da invidiare a quella di Bergonzi.
Tucker e' stato un ottimo tenore verdiano, ma la tecnica era molto meno forbita di quella di Bergonzi. In Luisa Miller e' celebre quello che e' successo a Genova: dopo l'aria uno del pubblico urlo' :" Anche
Verdi ringrazia."
> Ma anche lo stesso Del Monaco sapeva cantare meglio di come faceva di
> solito. Era una questione di stile e gusto popolare.
> Credo che a Bergonzi vada il merito di essere stato un tenore molto
> raffinato e capace di costruirsi una linea interpretativa originale e
> tecnicamente inappuntabile. E certe cose le faceva anche veramente bene.
> Però sarebbe a mio avviso errato sia fare di lui un mito superiore alla
> realtà sia sminuire la capacità artistica degli altri sui contemporanei che
> avevano scelto stili e gusti diversi /(anche di persona l'errore di certe
> scelte). Personalmente trovo l' Alvaro di Di Stefano con tutti i difetti il
> migliore che abbia mai sentito, così come il Manrico di Corelli o il Rodolfo
> di Tucker. Anche Carreras è il mio interprete preferito del Ballo in
> Maschera, con tutti gli annessi e connessi. Resto dell'idea che più della
> tecnica o dello stile per cantate Verdi serva l'abbandono e il fraseggio.
Ma come fai a fraseggiare se non hai la tecnica vocale ? Mai sentito una polacca di Chopin da uno che non sa suonare il pianoforte ? Io no.
>
> Marco Daverio
federico
>Caro Marco,
> non sono del tutto concorde con te. Anzi mi stupisce un
>pò che anche tu, che di voci indubbiamente ne capisci, cada nella solita
>banalità cellettiana dei tenori anni 50 e 60 da spazzatura.
Non ho detto "spazzatura", caro Daverio, anche perchè non amo gli estremismi
(né pro né contro).
Ho solo detto che per le specificità della musica di Verdi mi sembra più
adatto un canto "coperto" (genericamente inteso) che un canto "aperto".
Verdi, come tu sai benissimo, pone esigenze vocalistiche ardue, che, secondo
me, non si controllano che in minima parte con un canto declamato...
Ecco perché, in astratto, finisco per considerare più appropriato un
Bergonzi in Verdi che un Di Stefano.
Posso essere
>d'accordo sui dubbi di certi vezzi e difetti di un Di Stefano che nulla
>avevano a che fare con la linea vocale verdiana. Ma non credo che proprio
un
>Bergonzi gli debba insegnare come cantare sui fiati e come smorzare i
suoni.
>Basta sentire come Pippo cantava la Forza del destino, con sfumature e
>appoggi che Bergonzi se li sognava e basta. Non parliamo poi del fraseggio.
Infatti, mettiamo da parte il fraseggio e più in generale l'aspetto
interpretativo.
L'Alvaro di Di Stefano (penso che tu ti riferisca alla recita di Colonia del
'57, che a me sembra la migliore) a me pare ben intenzionato e, talora,
capace di grande pathos.
Ma, Marco, devo confidarti che avverto ovunque delle tensioni, delle
lacerazioni, delle durezze che, spesso, ne metteno in forse anche la
sicurezza ritmica e l'intensità espressiva.
Non è un giudizio in astratto su Di Stefano (su quello magari ne parleremo
in un thred apposito) ma sull'adattabilità del suo canto, della sua
emissione alle esigenze del vocalismo verdiano.
Comunque sono con te sul fatto che, fra tutte le interpretazioni verdiane di
Di Stefano, il suo Alvaro fosse quella più partecipe.
>E i filati di Corelli? L'unico che filava e smorzava l'acuto del trono
>vicino al sol. Sentilo poi come smorza i suoni nel duetto della Forza al
Met
>con Bastianini. Bergonzi non aveva proprio niente da insegnargli.
Corelli non era l'unico a smorzare i si bemolle dell'Aida, anche Bergonzi ci
riusciva.
Solo che, essendo Bergonzi di estensione molto più ridotta, il suo exploit
mi sembra ancora più spettacolare (almeno in termini tecnici).
Anche Pataky smorzava la nota a regola d'arte e persino il tenore (anche lui
ungherese) Joszef Simandy.
Roswaenge, invece, ricorreva al falsetto, ottenendo comunque un effetto
musicalmente apprezzabile.
Anche Corelli, e in questo hai perfettamente ragione, rappresentava negli
ultimi anni '50 e nei primi anni '60, una sorta di rinascita del tenore
romantico.
In questo senso, lui e Bergonzi andrebbero piuttosto accostati.
Non era mia intenzione contrapporli.
Non era a Corelli che pensavo quando ho parlato dei tenori degli anni
"neorealisti". Mi riferivo piuttosto a Del Monaco e Di Stefano.
Quello che
>voglio dire è che non tutti i tenori degli anni 50 60 cantavano come Del
>Monaco. Non facciamo di ogni erba un fascio. Non parliamo poi degli
>americani, di un Tucker per esempio, la cui Miller quanto a tecnica non
>aveva niente da invidiare a quella di Bergonzi.
Infatti, Marco, avevo parlato di tenori italiani.
Tucker, ma anche Peerce e Bjoerling sono un'altra cosa.
>Ma anche lo stesso Del Monaco sapeva cantare meglio di come faceva di
>solito. Era una questione di stile e gusto popolare.
Sono assolutamente convinto che Del Monaco, se lo avesse voluto, avrebbe
saputo cantare in modo tradizionale.
Ogni tanto ci regala bellissime smorzature.
Inoltre il passaggio lo domina con facilità e l'immascheramente dell'acuto,
lanciato su colonne di fiato straordinarie e perfettamente amplificato, è un
suo personale segreto.
Però globalmente preferì optare (almeno mi sembra) per un canto declamato e
sillabato, con scarse concessioni al vocalismo e più che occasionevoli
"aperture".
Hai ragione: si tratta di una scelta!
Una scelta, all'epoca, anche originale.
Ma oggi che è trascorso tanto tempo, possiamo affermare in tutta coscienza
che fosse la scelta giusta?
Possiamo affermare che i cantabili di Ernani o Trovatore possano veramente
essere esaltati da una simile emissione e da un simile gusto?
Io credo di no!
Credo che il Verdi "aperto" degli anni '50 fosse un tentativo, un
esperimento, che all'epoca piacque moltissimo ma che era destinato a non
prolungarsi nei tempi.
Il contributo di Bergonzi e di Corelli, rispetto ai tenori precedenti (che
io non definisco affatto "spazzatura") è stato nel recupero di un vocalismo
tradizionale, più adatto (secondo molti, me compreso) ad esaltare le
caratteristiche della linea verdiana.
>Credo che a Bergonzi vada il merito di essere stato un tenore molto
>raffinato e capace di costruirsi una linea interpretativa originale e
>tecnicamente inappuntabile. E certe cose le faceva anche veramente bene.
>Però sarebbe a mio avviso errato sia fare di lui un mito superiore alla
>realtà sia sminuire la capacità artistica degli altri sui contemporanei
che
>avevano scelto stili e gusti diversi /(anche di persona l'errore di certe
>scelte). Personalmente trovo l' Alvaro di Di Stefano con tutti i difetti il
>migliore che abbia mai sentito, così come il Manrico di Corelli o il
Rodolfo
>di Tucker. Anche Carreras è il mio interprete preferito del Ballo in
>Maschera, con tutti gli annessi e connessi. Resto dell'idea che più della
>tecnica o dello stile per cantate Verdi serva l'abbandono e il fraseggio.
Mi sembra di capire che invece per te il canto sillabato e talora aperto
possa anche adeguarsi a Verdi (me lo conferma la tua citazione di Carreras
nel Ballo).
E' un'opinione rispettabile, Marco, come tutte le opinioni, ma su questo
punto io e te siamo in disaccordo.
Secondo me il fraseggio in Verdi deve trarre la sua linfa dalla varietà dei
colori e della dinamica, tutte cose che (diciamo) è molto più facile
ottenere con un canto "coperto", "immascherato", "sul fiato".
Stiamo parlando di Verdi, no?, non di Strauss (per quanto anche certi ruoli
di Strauss sono terribilmente vocalistici).
Con tutto questo, il dibattito è molto lungo e, in tutti i casi, mi auguro
che resti aperto ancora per un bel po'!
>Sorpresa. Mi è appena arrivata la registrazione pirata dell'Otello di
>Bergonzi.
>Che spasso. Altro che afonia!!! Una delle cose più divertenti che abbia mai
>ascoltato.
...
Io a voi vociologhi non vi ho mai capiti, da un lato vi ammiro perche'
a me del canto non me ne frega nulla e ancor meno ci capisco, quindi
apprezzo la vostra finezza di giudizio in certe occasioni, ma
dall'altro non riesco mica ad afferrare perche' vi scatenate con cosi'
tale ferocia verso insuccessi e cadute, ci sono fazioni, guastatori,
claque, odii mortiferi e passioni amorose senza confronti..
cos'e' che vi si muove nella pancia quando il vostro nemico rotola
nella polvere col tallone della fdolla urlante sul pomo d'adamo o
quando il vostro beniamino azzecca diciotto acuti consecutivi come una
macchina da guerra?
boh.
Luca F. P.
ned...@iperbole.bologna.it
"La mia missione e' di uccidere il Tempo, e la sua e' quella di uccidere me.
Ci si sente perfettamente a proprio agio, fra assassini"
E.M.Cioran
>Insomma, non vorrei mettere in discussione Mozart a causa di Glenn
Gould
>che di musica ne sapeva molto più di me. :-))
anch'io stavo "sollevando" (leggi prendendo per i fondelli) quelli che
pensano che per poter parlare di musica bisogna o essere del "mestiere"
in senso stretto, o far parte di una elite di eletti... ;-)))
> Comunque osservare che due persone campate letteralmente a opere liriche
> come Isidoro e Daverio hanno opinioni affatto diverse su Carlo Bergonzi
> dovrebbe far pensare che non esiste ragione in queste discussioni.
sicuramente, ma c'è in giro gente che si sente in dovere di insultare le
persone solo perché hanno gusti diversi e non si genuflettono davanti al
"più grande cantante verdiano" di turno...
ciao Vinix
>sicuramente, ma c'è in giro gente che si sente in dovere di insultare le
>persone solo perché hanno gusti diversi e non si genuflettono davanti al
>"più grande cantante verdiano" di turno...
Tra le molte cose che ho imparato in questi anni di NG quella più
convincente è che il mondo della lirica senza insulti e genuflessioni è
come un bordello senza mignotte.
Bene. Mi sembra che lo spunto su Bergonzi si stia indirizzando verso
argomenti più interessanti e discussioni più profonde.
Domani aprirò una news appositamente su questo tema così potremmo parlarne
più profondamente.
Marco Daverio
Simpaticissimo post ma sostanzialmente vero. Cosa posso dirti? Siamo fatti
così. Però alla fine, non ci crederai, in fondo ci vogliamo tutti un pò bene
perchè siamo contagiati dalla stessa malattia. Io esco dal ceppo più
tradizionale del loggione della Scala che frequento da 20 anni. Perciò certe
cose te le porti dentro come tare ereditarie, anche se non c'eri in tutte le
rappresentazioni. Le erediti dagli altri loggionisti. I gusti allora come
adesso erano tutti per la linea del tenore dal canto generoso e dal
fraseggio ampio (aperto direbbe Righetti). Quindi si per Di Stefano e
Carreras, no a Bergonzi e Domingo. Non solo partigianerie di fanatici ma
modi diversi di sentire l'opera.In fondo l'opera è anche questo e
personalment elo trovo divertente. per quello che provoco in modo così
esagerato e villlano ocme quando dò del mortadellone a Bergonzi. Che in
realtà stimo molto ma sò che una delle cose che fa andare in bestia i suoi
fans è proprio mettere il dito nella piaga della sua presenza scenica.
Perciò perchè non divertirsi un pò??
Marco Daverio
Questo lo dici tu. Poi non ho detto che Bergonzi non sa cantare sui fiati e
filare i suoni, ma ribadeisco che anche Di Stefano sapeva farlo, non c'era
solo Bergonzi a conoscere la tecnica vocale.
>
> Per favore... lascia perdere. Proprio alla Scala e proprio nella Forza,
nel 56 mi pare, Di Stefano fu fischiato e al suo posto debutto' alla Scala
un giovane tenore emiliano. Indovina chi era... Del fraseggio
> effettivamente e' meglio non parlarne.
Balle. Comunque non mi va che si esalti Bergonzi parlando male di altri.
Allora dovrebbe la sua fama solo al cattivo cantare dei colleghi?
>
> Bugia, Daverio, bugia. Ascoltati Bergonzi nell'edizione Myto del Met
diretta da Solti. Bergonzi era l'unico, invece, riusciva ad attaccare (non a
smorzare) in pianissimo i si bemolli della scena della tomba.
Ricordo invece che alla Scala Bergonzi fu proprio fischiato nell'Aida.
Comunque nulla da dire sul suo Radames anche se preferisco quello di altri
tenori magari senza la filatura.
> Ma come fai a fraseggiare se non hai la tecnica vocale ? Mai sentito una
polacca di Chopin da uno che non sa suonare il pianoforte ? Io no.
Guarda che il fraseggio non te l'insegna la tecnica. Ed è proprio questo che
contesto a Bergonzi. Troppa attenzione al particolare, alla precisione
stilistica e poco abbandono all'interpretazione. Sarà stato anche quello che
è stato più fedele alla partitura verdiana e alla linea di canto indicata,
ma non per questo secondo me è stato il più grande interprete. Sarebbe come
dire che Laurence Olivier è stato il più grande attore shakesperiano perchè
era quello che pronunziava meglio l'inglese di quell'epoca. Ovviamente le
mie sono solo opinioni personali ma trovo per esempio un Di Stefano con
tutti i difetti che non nego assolutamente, di gran lunga un Alvaro o un
Alfredo più convincente di Bergonzi. Cantato peggio ma superiore nel rendere
la completezza del personaggio. Invece ti potrà sembrare strano ma trovo il
miglior Bergonzi nelle interpretazioni non verdiane. Forse meno legato alla
necessità di cantare Verdi nello stile di Verdi, il suo Enzo Grimaldo è
splendido, solare, a mio avviso superiore persino a Corelli. Trovo che si
lasci anche andare in certe esecuzioni verdiane con ottimi risultati. Per
esempio il suo Ernani live è nettamente superiore per slancio ed abbandono a
quello inciso con Schippers. In quella recita ammetto che lo trovo superiore
anche a un Del Monaco diretto da Mitropulos. Ma è un'eccezione e proprio
quando esce dal suo solito stile chiuso nella trappola dello stile verdiano
a tutti i costi. Infatti in quell'Ernani ci sono usi e abusi atipici della
classe bergonziana. Ma quando si concentra nello stile sembra che l'opera si
fermi e che si ascolti non Radamès ma Bergonzi che canta Radamès. Anche lui
sembra uscire dal perosnaggio per bearsi dello stile e della classe del suo
canto. E così i filati finali della Fatal pietra diventano come note a sè
stanti, momenti di grande bravura e stile nel rispetto delle intenzioni del
compositore, ma non certo il lamento di un uomo che muore per amore. In
Tucker invece anche senza quei filati sentivo un brivido perchè mi rendeva
il gelo della morte imminente.
Marco Daverio
>Infine, ti consiglio di aguzzare occhi e orecchie su un'interpete in
>particolare.
>Ossia Felicity Lott, che affronterà per la prima volta la Lidoine.
>Forse sugli altissimi filati scritti per la giovane Crespin e affrontati
>dalla Gencer, dalla Sutherland, dalla Price, dalla Normann, si noterà
>qualche stridenza.
>Ma ciò non toglie che la collocazione della Lott nel ruolo della seconda
>priora è talmente felice e indovinata che non capisco come possa essere
>uscita dalle teste pesantissime delle dirigenze artistiche della Scala!
:-))
Infatti...
Ho appena fatto un salto al sito della Scala e NATURALMENTE ho scoperto che
la grande Felicity Lott (annunciata a inizio stagione come M.me Lidoine) è
stata cancellata.
Da un lato sono avvilitissimo, perché speravo veramente di riascoltarla in
un ruolo su misura per lei.
D'altro lato, però, sono quasi sollevato.
Mi sembrava troppo strano che un debutto così interessante potesse proprio
avvenire alla Scala! :-)
Resterebbe la curiosità di conoscere le ragioni per cui un'artista del suo
prestigio, dopo essere stata ufficialmente annunciata sul cartellone (e
quindi, si presume, dopo aver firmato un contratto) sia poi stata sostituita
alla chetichella.
>
>Per fortuna, circa gli altri cantanti, non si sono smentiti.
>La Graves come Madre Maria è un'assurdità!
>La Vaduva come Blanche e la Dernesch come Croissy sono due banalità.
Naturalmente, Graves e Vaduva sono rimaste.
Ma c'è un'altra sorpresa: la Palmer canterà al posto della Dernesch!
Personalmente preferiso la Palmer. Ma anche sulla scomparsa della Dernesch
(nome di indubbia celebrità da oltre trent'anni) dal cast dei Dialoghi mi
piacerebbe conoscere qualche dettaglio in più.
Scusami per l'errore.
Ciao.
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
"v i n i x Ž" wrote:
>
>
> Comunque osservare che due persone campate letteralmente a opere liriche
> come Isidoro e Daverio hanno opinioni affatto diverse su Carlo Bergonzi
> dovrebbe far pensare che non esiste ragione in queste discussioni.
>
No, calma, torniamo a fare una bella distinzione: ci sono cose
oggettive, come l'intonazione, il rispetto del testo, dei segni di
espressione, la padronanza della tecnica, su cui c'e' poco da discutere.
Poi ci sono cose un pochino piu' sottili come la varieta' del fraseggio,
la giustezza dell'accento, la capacita' di "colorire" una frase, sulle
quali contano molto la possibilita' di effettuare confronti e
l'esperienza di ascolto.
Poi c'e' il gusto personale, che da' un peso differente ad ogni elemnto.
Vedi il caso di Righetti, che fa delle analisi accuratissime, su cui
spesso mi trovo in perfetto accordo, per poi giungere a conclusioni
opposte alle mie. Ma Righetti giustifica con coerenza le sue scelte.
Nel caso di Daverio invece l'analisi di partenza e' puntuale, ma giunge
alle conclusioni finali con salti logici la cui coerenza spesso mi
sfugge.
Il fatto poi che questa conclusione sia inevitabilmente che solo lui sa
come si dovrebbe eseguire Verdi, e che se fosse lui il direttore
artistico della Scala, al posto di Muti, allora le cose si' che
filerebbero, crea il sospetto che la colpa di questa incomprensione non
sia del tutto mia.
Poi c'e' chi parla di cose di cui non ha la minima idea, ovviamente.
_______________________Isidoro__________________________________________________
Un secolo di voci ----> http://www.crosswinds.net/~isidoro
>Stiamo parlando di Verdi, no?, non di Strauss (per quanto anche certi ruoli
>di Strauss sono terribilmente vocalistici).
oh!!!! che bello sentirtelo dire (personalmente attribuirei questa
frase a *quasi* tutti i ruoli straussiani)
Tito
>Tra le molte cose che ho imparato in questi anni
>di NG quella più convincente è che il mondo della
>lirica senza insulti e genuflessioni è come un
>bordello senza mignotte.
L'ambiente ideale.
grandkat
> Poi c'e' chi parla di cose di cui non ha la minima idea, ovviamente.
presente!!! ;-)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
--
___
('v')
(( ))
---/-"---"-------
Tiziana Pannunzio
___________________________________________________
Amo essere allegro, ma, stia sicuro, quando voglio
posso sfidare chi sia in serietą (W.A.Mozart)
> Simpaticissimo post ma sostanzialmente vero. Cosa posso dirti? Siamo
fatti
> così. Però alla fine, non ci crederai, in fondo ci vogliamo tutti un pò
bene
> Che in
> realtà stimo molto ma sò che una delle cose che fa andare in bestia i suoi
> fans è proprio mettere il dito nella piaga della sua presenza scenica.
> Perciò perchè non divertirsi un pò??
Posso dirti una cosa, Daverio??
In questo post mi sembri perfino un po' UMANO.........!!!!
:-)))))))))))))))))))))))))
--
=================================
Marco Marcelli - Genova
marc...@libero.it [casa]
marco.m...@elsag.it [ufficio]
=================================
>No, calma, torniamo a fare una bella distinzione: ci sono cose
>oggettive, come l'intonazione, il rispetto del testo, dei segni di
>espressione, la padronanza della tecnica, su cui c'e' poco da discutere.
A leggere l'ultimo ping pong tra Daverio e Pertile ho i miei dubbi anche
su questo.
Suvvia il mondo della lirica non segue né le leggi della fisica, né
quelle dell'anatomia. Convinciamocene una volta per tutte e non ci si
pensa più.
Upetepepete
> registrazione diretta da Nagano -
> Orchestra de l'Opera di Lyon - Dubosc, Gorr, Yakar ,Dupuy, Foumier, Viala,
> Van Dam (dire che questa registrazione č perfetta , secondo me , č dire
> ancora poco) per non valutare il maestro Muti sulla base di un pre-giudizio.
> Anche questo č un rischio!.
Ho sentito I dialoghi alla radio. Anch'io come te ho ascoltato la
registrazione di Nagano, che trovo splendida. Ti faccio una domanda.
Mentre nel complesso, per quello che si puo' recepire da una diretta
radiofonica, l'opera mi e' sembrata molto ben eseguita (comunque da
notare i tempi piu' veloci di Muti rispetto a Nagano), quello che invece
ha lasciato a desiderare, mi pare, e' stato il francese degli
interpreti. Mi sembra che in questa opera una corretta pronuncia... che
dico, un corretto colore della parola, che solo i francesi sanno
esprimere, sia del tutto mancato, e sia di estrema importanza. In Nagano
invece questo aspetto e' ben presente.
Tu, che hai visto l'opera, che ne dici?
Ciao
Rudy
===================================================
If the doors of perception were cleansed every
thing would appear to man as it is: infinite.
William Blake
====================================================
>
> CArissima,
> se posso darti un consiglio, oltre che sulla lettura di Muti, concentrati
> anche sullo spettacolo di Carsen.
> Questo regista è, secondo me, uno dei più grandi in circolazione.
> E' uno dei pochissimi a sapere fondere il gusto della rilettura
> impressionante con una conoscenza diabolica dei ritmi drammatici propri
del
> teatro d'opera.
Caro Marco,
effettivamente la regia di Robert Carsen è stata geniale, piena di soluzioni
creative semplici , efficaci e spartane confacenti allo spirito
dell'opera; tuttavìa , secondo me, per certi aspetti non è stata
convincente, perché ho trovato che l'immagine scenica d'impianto - che a
me ricordava molto il "Quarto Stato" di Pelizza da Volpedo - poggiava si su
un senso di scarnificazione, di elementare essenzialità , ma , a volte, mi
è parso che nononstante ciò non riuscisse comunque a sposarsi bene con il
senso mistico ed interiore del testo e per certi versi lo penalizzasse.
Poi ci sono state anche per risolvere certe situazioni sceniche ci sono
stati alcuni "pressappochismi" , sicuramente perdonabili: mi viene a
questo proposito in mente la scena del Capellano che distribuisce
l'Eucaristia alle Suore. La scena vede che ogni Suora transiti davanti al
Capellano, l'ultima suora, prende il calice dalle mani di capellano e lo
piazza a stregua di sopramobile sopra uno sgabello posto a lato della
scena, senza tanti complimenti. A parte il fatto che nessuna Suora cattolica
si sarebbe comportata in questo modo, verrebbe comunque da fare questa
riflessione: come , tu suora, capellano , stai per dare la vita per Cristo
, il quale dimora nell'Eucaristia , e poi tratti con così pochi riguardi il
simbolo stesso di ciò per cui stai dando la tua vita?
Altra forzatura , questa volta di ordine interpretativo , mi è parsa la
traduzione della morte della Prima Priora in una sorta di abiura della
religione che questa fà al momento della morte. Poco prima di morire ,
nella scena, Blanche porge il crocefisso alla madre Priora morente, la
quale , come posseduta dal demonio, lo scaraventa con forza lontano da sé
. Ora, il testo, (Demande pardon...mort....peur....peur de la mort) si
limita a evidenziare la paura della morte della prima priora non che questa
abbia abiurato.
Infine il Salve Regina. Non c'è la ghigliottina ma ogni Suora, tranne
Blanche, adagiandosi lentamente si accascia sulla scena. Ora, io trovo che
in se in stessa questa sia sì un'interpretazione di forte simbolismo
stilizzato che tuttavìa non si combina bene con l'intero messagio scenico
che è sì scarno, essenziale e drammatico ma non stilizzato.
> Inoltre quello che lui cava fuori dai cantanti (in termini di recitazione
> analitica) non l'ho mai riscontrato in nessun altro regista.
> Il palcoscenico sgombro, gli equilibri perfetti, tutto è attratto (come
> attraverso una telecamera esperta in primi piani) sui personaggi.
E' vero. Penso a Felicity Palmer - Madame de Croissy - (del resto bravissima
, quasi perfetta secondo me, anche con la voce ) che penso che per ogni
recita lasci dai due a tre chili data l'intensità che mette in ogni gesto.
Non si risparmia mai.
> Infine, ti consiglio di aguzzare occhi e orecchie su un'interpete in
> particolare.
> Ossia Felicity Lott, che affronterà per la prima volta la Lidoine.
Ho letto la tua rettifica nell'altro post.
Devo dirti che mi è piacuta molto anche la Margaret Jane Wray .
> Per fortuna, circa gli altri cantanti, non si sono smentiti.
> La Graves come Madre Maria è un'assurdità!
Verissimo. A volte ha dato l'impressione che avesse problemi di fiato (penso
a certi legati in affanno...)
> La Vaduva come Blanche .
Si la Vaduva non mi è piaciuta. Secondo me non è entrata bene nel
personaggio. Ha risolto le contraddizioni di Blanche in modo esteriore , con
un misto tra il brusco , l'arrogante e il rigido. Invece , la Dubosc, nella
incisione di Nagano rende bene il personaggio di Blanche con la sostenutezza
tipica di chi non avendo risolto certe contraddizioni si affida al suo
aspetto "persona..".
> Quanto alla registrazione Virgin che tu citi, la trovo anch'io bella!
> Ma... non trovi che sia un po' gelida, un po' povera di slanci e di
> intuizioni?
No. Trovo che sia eccezionale proprio perché l'essere "povera di slancio e
di intuizioni" esterni lasci il campo aperto al messaggio musicale (testo e
musica insieme) che come un fiore delicato apre piano piano i suoi petali.,
che sono poi gli slanci interni. Questa secondo me è un' Opera che tenta di
esprimere il sublime, e il sublime è qualcosa che transita senza soluzione
di continuità - senza gradi di traduzioni intermedie intendo dire - dalla
fonte esterna che lo esprime direttamente all'anima.
> E ancora oggi, quando mi capita di pensare alla morte o alla malattia, la
> prima cosa che mi viene in mente è la Crespin nei Dialoghi a Marsiglia.
> Sconvolgere a tal punto il proprio pubblico, credo sia più importante di
> qualunque perfetto passaggio di registro.
Anche la Palmer , quando è uscita per il saluti, è stata accolta da tripudio
festante da parte del pubblico.
Salutoni.
Artemisia Gentileschi
Ciao Rudy,
Invece , a me, la direzione di Muti nel complesso non mi è piaciuta
tanto. Ho visto il solito Muti che copriva i cantanti e quindi spesso non
si sentiva il completamento della frase da parte di questi (soprattutto
nella prima parte- poi nella seconda il tutto è migliorato notevolmente)cosa
che probabilmente la trasmissione radiofonica ha mitigato - ci sono state
certe scene , quali il primo dialogo tra Constance e Blanche ad esempio,
nelle quali non si è capito letteralmente nulla di ciò che andava dicendo
Constance (Elisabeth Nobert Schulz- che mi è piaciuta abbastanza sia per la
voce sia perché è entrata molto bene nel personaggio)- . Da segnalare anche
l'accompagnamento di basso continuo di tosse del pubblico.. (molto
disturbante).
I mp di Muti poi , mi sono sembrati privi di quei afflati spirituali ben
presenti invece in Nagano.
Soggettivamente, inoltre , dalla mia posizione di Giulietta (1° postazione
del 3 palco II° Ordine a Sinistra) - rispettto a Romeo (Muti) mi è sembrato
di vedere un Muti , specie nella prima parte, demotivato, logoro, poco
coinvolto ,assente, disincantato,come qualcuno che stia facendo qualcosa
solo per dovere ...
Insomma , secondo me, si è potuto percepire chiaramente che questo non sia
il genere di opera consona a Muti .
Ciao.
Artemisia Gentileschi
>
> CArissima,
> se posso darti un consiglio, oltre che sulla lettura di Muti, concentrati
> anche sullo spettacolo di Carsen.
> Questo regista è, secondo me, uno dei più grandi in circolazione.
> E' uno dei pochissimi a sapere fondere il gusto della rilettura
> impressionante con una conoscenza diabolica dei ritmi drammatici propri
del
> teatro d'opera.
Caro Marco,
effettivamente la regia di Robert Carsen è stata geniale, piena di soluzioni
creative semplici , efficaci e spartane, confacenti allo spirito
dell'opera; tuttavìa , secondo me, per certi aspetti non è stata
convincente, perché ho trovato che l'immagine scenica d'impianto - che a
me ricordava molto il "Quarto Stato" di Pelizza da Volpedo - poggiava
sicuramente su
un senso di scarnificazione, di elementare essenzialità , ma , a volte, mi
è parso che nonostante ciò non riuscisse comunque a sposarsi bene con il
senso mistico ed interiore del testo e per certi versi lo penalizzasse
anche.
Poi ci sono attuati , sicuramente con l'intento di risolvere problemi
scenici, piccoli "pressappochismi" : mi viene in mente a questo
proposito la scena del Capellano che distribuisce l'Eucaristia alle Suore.
La scena vede ogni suora transitare davanti al Capellano per ricevere la
comunione; l'ultima suora, prende il calice dalle mani di cappellano e lo
piazza , senza tanti complimenti, a stregua di soprammobile sopra uno
sgabello rifilato a lato della scena.! . A parte il fatto che nessuna suora
cattolica si sarebbe comportata in questo modo, verrebbe comunque da fare
questa considerazione: come , tu suora, cappellano , stai per dare la
vita per Cristo, il quale dimora nell'Eucaristia , e poi tratti con così
pochi riguardi il simbolo stesso di ciò per cui stai dando la tua vita?
Altra forzatura , questa volta di ordine interpretativo , mi è parsa la
traduzione della morte della Prima Priora in una sorta di abiura della
religione che questa fà al momento della morte. Poco prima di morire ,nella
scena, Blanche porge il Crocefisso alla madre Priora morente, la quale ,
come posseduta dal demonio, lo scaraventa con forza lontano da sé.
Ora, il testo, (Demande pardon...mort....peur....peur de la mort) si limita
a evidenziare la paura della morte della prima priora non che questa abbia
abiurato.
Infine il Salve Regina. Non c'è la ghigliottina ma ogni Suora, tranne
Blanche, adagiandosi lentamente si accascia sulla scena. Ora, io trovo che
in se in stessa questa sia sì un'interpretazione di forte simbolismo
"stilizzato" che tuttavia non si combina bene con l'intero messaggio
scenico di Carsen che è sì scarno, essenziale e drammatico ma non
stilizzato.
> Inoltre quello che lui cava fuori dai cantanti (in termini di recitazione
> analitica) non l'ho mai riscontrato in nessun altro regista.
> Il palcoscenico sgombro, gli equilibri perfetti, tutto è attratto (come
> attraverso una telecamera esperta in primi piani) sui personaggi.
E' vero. Penso a Felicity Palmer - Madame de Croissy - (del resto
bravissima, quasi perfetta secondo me, anche con la voce ) che penso
lasci dai due a tre chili in ogni recita, data l'intensità che mette in ogni
gesto.
Non si risparmia mai.
> Infine, ti consiglio di aguzzare occhi e orecchie su un'interprete in
> particolare.
> Ossia Felicity Lott, che affronterà per la prima volta la Lidoine.
Ho letto la tua rettifica nell'altro post (Grazie)
Devo dirti che mi è piaciuta molto anche la Margaret Jane Wray .
> Per fortuna, circa gli altri cantanti, non si sono smentiti.
> La Graves come Madre Maria è un'assurdità!
Verissimo. A volte ha dato l'impressione che avesse problemi di fiato (penso
a certi legati fatti in affanno...)
> La Vaduva come Blanche .
Si la Vaduva non mi è piaciuta. Secondo me non è entrata bene nel
personaggio. Ha risolto le contraddizioni di Blanche in modo esteriore , con
un misto tra il brusco , l'arrogante e il rigido. Invece , la Dubosc, nella
incisione di Nagano rende bene il personaggio di Blanche con la sostenutezza
tipica di chi non avendo risolto certe contraddizioni si affida al suo
aspetto "persona..".
> Quanto alla registrazione Virgin che tu citi, la trovo anch'io bella!
> Ma... non trovi che sia un po' gelida, un po' povera di slanci e di
> intuizioni?
No. Trovo che sia eccezionale proprio perché l'essere "povera di slancio e
di intuizioni" esterni lasci il campo aperto al messaggio musicale (testo e
musica insieme) che come un fiore delicato apre piano piano i suoi petali.,
che sono poi gli slanci interni. Questa secondo me è un' Opera che tenta di
esprimere il sublime, e il sublime è qualcosa che transita senza soluzione
di continuità - senza gradi di traduzioni intermedie intendo dire - dalla
fonte esterna che lo esprime direttamente all'anima di chi ascolta.
> Ciao Rudy,
> Invece , a me, la direzione di Muti nel complesso non mi è piaciuta
> tanto. Ho visto il solito Muti che copriva i cantanti e quindi spesso non
> si sentiva il completamento della frase da parte di questi (soprattutto
> nella prima parte- poi nella seconda il tutto è migliorato notevolmente)cosa
> che probabilmente la trasmissione radiofonica ha mitigato - ci sono state
> certe scene , quali il primo dialogo tra Constance e Blanche ad esempio,
> nelle quali non si è capito letteralmente nulla di ciò che andava dicendo
> Constance (Elisabeth Nobert Schulz- che mi è piaciuta abbastanza sia per la
> voce sia perché è entrata molto bene nel personaggio)- . Da segnalare anche
> l'accompagnamento di basso continuo di tosse del pubblico.. (molto
> disturbante).
Nella trasmissione RAI effettivamente la copertura delle voci non si
avverte. Si avverte invece la pessima (e per me disturbante) pronuncia
francese.
Indubbiamente, comunque il suono orchestrale di Muti e' piu' "forte" di
quello di Nagano (ma i paragoni sono impropri: una e' una trasmissione
live, l'altra e' un prodotto di studio).
Come conseguenza, "a braccio, ovviamente", mi e' sembrato che Muti abbia
dato un'impronta piu' "teatrale", che a me e' piaciuta. Una cosa
comunque e' da rilevare: che l'acustica della Scala mi si sta rivelando
sempre peggiore. L'avevo gia' notato nell'Ariadne. Il problema non mi
pare che sia quello che l'orchestra copra i cantanti, ma che la voce dei
cantanti arriva molto male. L'orchestra deve esprimersi, non e' (secondo
me, ovviamente) al servizio dei cantanti, ma al servizio della
drammaturgia.
Sull'atteggiamento di Muti, c'e' una sua intervista in margine alla
diretta che parla proprio del gesto: un gesto trattenuto, poco enfatico
pare che sia stato una sua scelta. Comunque, poiche' il 25 saro' alla
Scala, e da un posto dal quale vedo Muti molto bene, diro' le mie
impressioni anche su questo.
Ciao
Rudy
==============================================
Artemisia Gentileschi ha scritto nel messaggio
<048V4.6036$EY1....@news.infostrada.it>...
>effettivamente la regia di Robert Carsen è stata geniale, piena di
soluzioni
>creative semplici , efficaci e spartane confacenti allo spirito
>dell'opera; tuttavìa , secondo me, per certi aspetti non è stata
>convincente, perché ho trovato che l'immagine scenica d'impianto - che a
>me ricordava molto il "Quarto Stato" di Pelizza da Volpedo - poggiava si su
>un senso di scarnificazione, di elementare essenzialità , ma , a volte, mi
>è parso che nononstante ciò non riuscisse comunque a sposarsi bene con il
>senso mistico ed interiore del testo e per certi versi lo penalizzasse.
Solitamente, nelle regie che ho visto di Carsen, a questa "spartanità"
(calzantissima espressione) faceva da contraltare una straordinaria forza di
dinamiche interne, costurite soprattutto sui movimenti dei personaggi e sui
giochi illuminotecnici.
Dall'apparente semplicità dell'insieme, poi, si sprigionavano effetti che,
proprio per questo, risultavano grandiosi, come nel Piramo del Sogno di
Britten o nell'apparizione del principe di Persia nella Turandot.
Sarebbe interessante sentire l'opinione di qualcuno che (beato lui) ebbe
modo di vedere gli stessi (stessi?) Dialoghi di Carsen ad Amsterdam.
Temo infatti che simili regie e simili registi, arrivando alla Scala,
debbano spesso piegarsi a ...(come dire?) curiosi compromessi con le
"'pesantissime" teste di cui parlavamo tempo addietro.
>Poi ci sono state anche per risolvere certe situazioni sceniche ci sono
>stati alcuni "pressappochismi" , sicuramente perdonabili: mi viene a
>questo proposito in mente la scena del Capellano che distribuisce
>l'Eucaristia alle Suore. La scena vede che ogni Suora transiti davanti al
>Capellano, l'ultima suora, prende il calice dalle mani di capellano e lo
>piazza a stregua di sopramobile sopra uno sgabello posto a lato della
>scena, senza tanti complimenti. A parte il fatto che nessuna Suora
cattolica
>si sarebbe comportata in questo modo, verrebbe comunque da fare questa
>riflessione: come , tu suora, capellano , stai per dare la vita per
Cristo
>, il quale dimora nell'Eucaristia , e poi tratti con così pochi riguardi il
>simbolo stesso di ciò per cui stai dando la tua vita?
Questo è vero! Si tratta proprio di un'ingenuità.
>Altra forzatura , questa volta di ordine interpretativo , mi è parsa la
>traduzione della morte della Prima Priora in una sorta di abiura della
>religione che questa fà al momento della morte. Poco prima di morire ,
>nella scena, Blanche porge il crocefisso alla madre Priora morente, la
>quale , come posseduta dal demonio, lo scaraventa con forza lontano da
sé
>. Ora, il testo, (Demande pardon...mort....peur....peur de la mort) si
>limita a evidenziare la paura della morte della prima priora non che questa
>abbia abiurato.
Be' Artemisia, su questa tua visione interpretativa sono un po' meno
d'accordo.
Come Bernanos (e Poulenc) asserirono, la prima priora è l'anti-Blanche, la
sua ombra speculare.
Se Blanche vive nel terrore della morte, e, per questo sfida ripetutamente
Dio nel corso dell'opera, ma muore eroicamente, sacrificando se stessa al
proprio credo, la Croissy vive coraggiosamente la sua vita e muore vilmente,
atterrita, agghiacciata, sfidando persino la religione (e attirandosi i
gelidi rimbrotti di Marie).
E' pertanto implicita (secondo me) la sfida a Dio della vecchia suola
morente!
E, in astratto, sono contento che Carsen, con la sua solita aggressività
visiva, la metta in evidenza.
Se non ci fosse il rapporto speculare Croissy-Blanche (con al centro il tema
della morte e della religione), il personaggio della Croissy (con il suo
meraviglioso quadro) risulterebbe drammaturgicamente inutile.
>Infine il Salve Regina. Non c'è la ghigliottina ma ogni Suora, tranne
>Blanche, adagiandosi lentamente si accascia sulla scena. Ora, io trovo
che
>in se in stessa questa sia sì un'interpretazione di forte simbolismo
>stilizzato che tuttavìa non si combina bene con l'intero messagio scenico
>che è sì scarno, essenziale e drammatico ma non stilizzato.
Ecco, questa invece è proprio una "carsenata" tipica.
Liberissima di non amare una simile scelta (anche perché la scena
tradizionale, stile Walmann è di grande potenza).
Però di solito sono queste le cose di Carsen che ti lasciano di stucco:
ossia la capacità di de-melodrammatizzare le scene più melodrammatiche, per
conferire loro più forza.
Un po' come faceva Kupfer alla fine del Vascello o Bondy nella morte di
Seneca della Coronazione di Poppea.
Il duello del primo atto del Lohengrin firmato Bob Wilson (con i due
combattenti che si limitano a guardarsi negli occhi, finché Terlamund non
cade a terra) è una delle intuizioni che, in tal senso, mi hanno
maggiormente colpito.
>
>E' vero. Penso a Felicity Palmer - Madame de Croissy - (del resto
bravissima
>, quasi perfetta secondo me, anche con la voce ) che penso che per ogni
>recita lasci dai due a tre chili data l'intensità che mette in ogni gesto.
>Non si risparmia mai.
Grande Felicity!!!
Sono contento per lei! E' una delle maggiori artiste degli ultimi anni
(specializzata nei ruoli di carattere).
Che differenza se ci fosse stata quella gigiona della Dernesch!
>Devo dirti che mi è piacuta molto anche la Margaret Jane Wray (n.d.r. nella
Lidoine).
Tutto quello che vuoi! Ma la Lott sarebbe stata un'altra cosa!
Inoltre, per questi ruoli, ci vorrebbero vere dive, con ben altra esperienza
e carisma.
L'ultima volta che fecero i dialoghi al Met, la Lidoine fu la Normann e, a
San Francisco, fu la Verrett.
D'altronde, nella tua edizione virgin, c'è la Yakar, un'illustre soprano
francese (di grande esperienza barocca) giunta al termine della sua gloriosa
parabola.
Quella sì che fu una gran scelta.
>A volte (n.d.r. la Graves) ha dato l'impressione che avesse problemi di
fiato (penso
>a certi legati in affanno...)
Inoltre Mere Marie de l'Incarnation è un ruolo per una grande
espressionista, una super-wagneriana.
Lo stesso Poulenc dichiarò che aveva scritto la parte pensando a Kundry
(alias Rita Gorr).
Ci vogliono personalità infuocate per questo ruolo, come, anni fa, le
leggendarie Inge Borkh e Magda Olivero.
La stessa Dupuy (edizione Virgin) non sarà una Kundry, ma ha una personalità
da leonessa, nonostante il suo canto sia sempre lucido e controllatissimo.
Chiamare la Graves, la bellaCarmen pacioccona e sensualotta è semplicemente
un tipico errore di distribuzione.
> Si la Vaduva non mi è piaciuta. Secondo me non è entrata bene nel
>personaggio. Ha risolto le contraddizioni di Blanche in modo esteriore ,
con
>un misto tra il brusco , l'arrogante e il rigido. Invece , la Dubosc,
nella
>incisione di Nagano rende bene il personaggio di Blanche con la
sostenutezza
>tipica di chi non avendo risolto certe contraddizioni si affida al suo
>aspetto "persona..".
La Vaduva è una simpatica Mimì, una delicata Susanna, una sospirante
Antonia.
Blanche è uno dei personaggi più stravolti e contraddittori dell'opera
novecentesca.
E' un ruolo che fece la gloria non solo della Duval o della Zeani (grandi
attrici) ma anche di una Maria Ewing e di una Teresa STratas.
>Trovo che (l'edizione Virgin) sia eccezionale proprio perché l'essere
"povera di slancio e >di intuizioni" esterni lasci il campo aperto al
messaggio musicale (testo e
>musica insieme) che come un fiore delicato apre piano piano i suoi petali.,
>che sono poi gli slanci interni. Questa secondo me è un' Opera che tenta di
>esprimere il sublime, e il sublime è qualcosa che transita senza soluzione
>di continuità - senza gradi di traduzioni intermedie intendo dire - dalla
>fonte esterna che lo esprime direttamente all'anima.
Ben detto! E' proprio un bel concetto.
Proverò a riascoltatre quei CD con questo spirito.
Grazie di tutto cuore.
FRa qualche giorno andrò anch'io ai Dialoghi.
Mi toccherà la recita senza Muti!
:-)))))))))
Salutonissimi!
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it
Caro Marco,
nonostante le inevitabili divergenze in certi giudizi (non ultima quella su
Bergonzi che io ritengo il massimo interprete verdiano del dopoguerra),
leggo sempre i tuoi post con grandissimo piacere. Ma in questo caso mi
sembra che il tuo giudizio sulla Barcaccia sia ingiusto e approssimativo. La
trasmissione ha come sottotitolo "varieta' operistico" e desidera liberare
il mondo della lirica dalla seriosita' togata di certi addetti ai lavori,
per rendere l'opera qualcosa di vivo, vitale e divertente. I due conduttori
sono bravissimi nel rendere il programma leggero e frizzante e sono anche
molto piu' competenti di certi tromboni che furoreggiano per radio o sui
giornali. Certo, lo dico in modo un po' fazioso: la mia passione per l'opera
e' in un certo senso figlia della Barcaccia. Ma so anche che tanti
non-melomani si appassionano al nosto amato melodramma grazie a questo
programma, e questo e' un merito straordinario.
Con immutata stima (e la promessa di riparlare quanto prima della Passione
greca del Covent),
Bernardo
Oh!
finalmente ti si rivede!
Ciao, carissimo.
>Caro Marco,
>nonostante le inevitabili divergenze in certi giudizi (non ultima quella su
>Bergonzi che io ritengo il massimo interprete verdiano del dopoguerra),
>leggo sempre i tuoi post con grandissimo piacere. Ma in questo caso mi
>sembra che il tuo giudizio sulla Barcaccia sia ingiusto e approssimativo.
Mi costringi, Bernardo, a dire, ancora una volta, la mia su quella
trasmissione.
Ti rispondo perché mi sento in dovere di risponderti.
Ma, in tutta sincerità, non c'è argomento su cui abbia meno voglia di
dilungarmi.
Non sento mai quella trasmissione e quando, in macchina o a casa di amici,
sempre e comunque per sbaglio, mi capita di sentirne qualche stralcio, mi
ritrovo inevitabilmente a pensare a quanti indifesi neofiti cascano nella
rete del loro amareggiante pressapochismo.
>La trasmissione ha come sottotitolo "varieta' operistico" e desidera
liberare
>il mondo della lirica dalla seriosita' togata di certi addetti ai lavori,
e fin qui niente di male!
Non credo tuttavia che "la lirica" aspettasse proprio quei due novelli
Rossini per rintuzzare la seriosità del mondo...
In tutti i casi, Rossini, per essere "poco serioso", non rinunciò ad essere
"serio".
>I due conduttori
>sono bravissimi nel rendere il programma leggero e frizzante e sono anche
>molto piu' competenti di certi tromboni che furoreggiano per radio o sui
>giornali.
Sulla leggerezza ho molti dubbi!
A me il loro pare un umorismo di terza scelta, che si vorrebbe dissacrante
ed è solo a buon mercato.
Non ho alcun dubbio, invece, sulla loro competenza...
Mi è bastato sbirciare il ponderoso e rivoluzionario volume di Stinchelli,
le "stelle della lirica" (già il titolo è tutto un programma) per capire il
peso di tanta competenza.
> Certo, lo dico in modo un po' fazioso: la mia passione per l'opera
>e' in un certo senso figlia della Barcaccia. Ma so anche che tanti
>non-melomani si appassionano al nosto amato melodramma grazie a questo
>programma, e questo e' un merito straordinario.
Mettiamola all'opposto, questa frase.
Pensa a quanti giovani neo-operofili si sono affidati (inermi e smarriti)
alle loro "frizzanti" cure e oggi sono del tutto convinti che la Rethberg
fosse "una massaia bavarese" e la Ponselle "quella che ha fatto la Carmen da
pazza".
E questa potrebbe essere una responsabilità ancora più straordinaria.
I tristi effetti (non mi riferisco certo a te, mio simpatico, competente e
civilissimo amico) si sono potuti vedere anche in questo NG.
Laddove si è cercato di valutare il fenomeno Bergonzi nella sua complessità,
sforzandosi di ridiscuterne il contributo alla luce dei personali criteri di
ascolto (cosa sempre giusta, da entrambe le parti), i post più insultanti,
apodittici e nevrotici (oltre che molto spesso ingenui e pasticcioni) sono
venuti, in buona parte, proprio da alcuni giovani ascoltatori della
Barcaccia.
>Con immutata stima
Anche la mia, naturalmente, lo è! :-)))
> (e la promessa di riparlare quanto prima della Passione greca del Covent)
Ti aspetto! Ciao.
--
Marco Righetti
marcor...@libero.it