Il 13/11/2015 22:25,
aabbaa...@yahoo.it ha scritto:
> Caro EL, ma sei sicuro di essere tu?
>
> Mi sembra di parlare con Garrone del Libro Cuore :-)
E lo vedi che mi sto impegnando! A onor del vero l'ho fatto
anche altre volte in passato ma la cosa non ha funzionato,
magari ora siamo più fortunati.
> In ogni caso, il modo che hai avuto nel porre la questione è molto acuto e
> costruttivo (nel senso genuino del termine: infatti il ragionamento
> lo si sta costruendo in due).
Aaahh questa me la incornicio...!
> Allora: io interpreto la questione così.
> Dobbiamo innanzitutto rettificare ulteriormente. Nello scritto del 52 questo è quanto Liszt afferma:
> [cut]
>
> (
http://genius.com/Franz-liszt-life-of-chopin-ch-3-annotated)
>
> Tutto ciò è molto diverso dal dire che nelle sue esecuzioni Chopin voleva il rubato
> (come lascia intendere la nota che hai riportato dal libro)! Liszt,
> in pratica sta dicendo che _questa maniera_
> di eseguire veniva da Chopin notata come "rubato", mica sta scrivendo
> che è la maniera abituale di suonare le sue partiture!
Perdonami: magari non ho capito cosa vuoi dire, ma anche nel
link che hai esso sopra il testo prosegue così:
«All his compositions should be played with this accentuated and
measured swaying and balancing. It is difficult for those who have not
frequently heard him play to catch this secret of their proper execution.»
La traduzione del resto è molto simile a quello che ho fornito io,
e qui c'è l'originale (in francese).
http://tinyurl.com/o93emop
A meno che non pensi che questa idea che il rubato sia da
applicare «a tutte le composizioni di Chopin», sia in realtà un'indebita
estensione fatta da Liszt, che poi l'ha attribuita a Chopin stesso
(altrimenti non avrebbe senso che dica: "per quelli che non lo
hanno sentito è difficile carpire il segreto").
Ma mi pare ipotesi un po' temeraria.
> Del resto, lo stesso Liszt nell'altro testo scrive "at times, the movement was almost indeterminated" (
>at times, cioè "a volte"), e qui introduce infatti il concetto di
"rubato" nel senso che intendiamo noi.
> Ora, né nel primo né nel secondo testo si può dedurre la_frequente abitudine_
> di Chopin di usare questo "rubato".
> In quanto al fatto che esso fosse implicito, io mi sono limitato a rilevare che nelle citazioni
> fatte in questo thread questa frase di Liszt proprio non fosse
> apparsa. Ora appare, ma in senso ben
> diverso da quello inteso da LZ. Qui Liszt dice che Chopin smette di
> usare questo termine nelle composizioni __tarde__; tutto ciò è ben >
> diverso dal ritenere che il compositore ritenesse questo termine in
> sé implicito, men che meno abituale.
> Per tacere del fatto, come hai appunto fatto notare, che Liszt pare
> anche avere un ripensamento su questa stessa osservazione.
Su quest'ultima cosa vedi sotto perché non ne sono più così sicuro.
> Beh, mi pare più che logico che nelle opere in cui questo termine appare espressamente, esso va applicato con rigore solo quando notato.
>Certo introdurre rubati ad libitum (o "ad sensum") in opere
celeberrime come la 9 non ha fondamento alcuno. Questo è quello che penso.
> Nelle altre opere, bisognerebbe valutare caso per caso, iniziando innanzitutto a capire quale limite temporale intendesse Liszt.
> Bisogna cioè capire da quale anno Chopin smette di usare la parola
"rubato".
Questo è facile: l'ultima occorrenza è nella Mazurka op. 24 (1835),
informazione che traggo da qui:
http://tinyurl.com/q5mr5fl
La cosa bizzarrissima è che in questa stessa pagina è citata la
frase accennata da Luzy, nella sua versione originale francese:
«Le mot [cioè "rubato"] qui n'apprenait rien à qui savait, ne disant
rien à qui ne savait pas, ne comprenait pas, ne sentait pas, Chopin
cessa plus tard d'ajouter cette explication à sa musique, persuadé que
si on en avait l'intelligence, il était impossible de ne pas deviner
cette règle d'irregularité»
Ora, questo passo, si segnala in nota, proverrebbe dalla... terza
edizione dello "Chopin" (1882), cioè pubblicata con l'autore ancora in
vita e poi passata in tutte le edizioni successive (fino alla
sesta cui fa riferimento il volume di Eigendlinder che cita lo stesso
passo) e quindi tutte le traduzioni in altre lingue tra cui quella italiana.
Inspiegabile quindi che nel volume da cui tu hai tratto l'altra frase,
che è una serissima edizione critica con traduzione inglese dello
scritto lisztiano, questa frase sia invece segnalata come unicamente
presente nella prima edizione del '52, poi modificata nel '79 nel passo
che hai citato tu.
Ma poi, a quanto sembra ... ricomparsa nella terza/quarta... sesta.
Boh, qui ci sarebbe da chiedere l'aiuto di qualche esperto di editoria
listziana:-)
> Ma è davvero utile fare questa operazione? Secondo me no, perché basta guardare la scrittura.
>E allora ho preso come esempio la Ballata n° 1. Infatti, lì, per tante
misure, prima del primo ritardando,
> non c'è alcuna variazione agogica.
>Tuttavia, l'inopportunità del "rubato" la si deduce immediatamente dal
rigore ritmico, ad esempio da tutti quegli accenti
> sulla prima nota del tema in controtempo,
>e poi lo spostamento dell'accento sul tempo forte in corrispondenza
alla variazione dell'accompagnamento.
>Ora: tutto questo rigore ritmico davvero è conciliabile con il "rubato"?
> A me pare palesemente di no, altrimenti quegli accenti non hanno alcun senso.
Mah qui ho delle perplessità, ma è troppo tardi per scriverne.
Non vedo quel passaggio incompatibile con un qualche rubato.
Se ascolti come lo fanno Rubinstein, Horowitz, Kissin, Zimerman, e
tanti altri non ce n'è uno uguale all'altro.
E questo per me, tutto sommato, è un valore, per te temo di no :-D
Comunque ti do atto, c'è chi esagera. Nonostante la mia ammirazione
sconfinata per Fiorentino devo ammettere che qui è un po' "troppo":
www.youtube.com/watch?v=s5XSGKnXiWM&t=0m45s
> Mi sembra, come hai appunto scritto tu immaginando un'esecuzione rigorosa, una scrittura ritmicamente molto pedante.
> Ed è infatti proprio così. Ma io non ne farei un limite di Chopin;
credo che questo tipo di scrittura andasse di moda all'epoca
>in cui i metronomi erano freschi di diffusione. Oggi ci può sembrare
strana, ma allora non lo era.
Non sono proprio sicuro che Chopin lo eseguisse "a metronomo".
Ma qui torniamo al punto di partenza e io... ho sonno.
Un'altra volta.
>>
>> Ora, ai miei occhi quando accenna a questo "dai-e-prendi" proprio di
>> Chopin, Liszt sembra intenderlo come una pratica ben più frequente e
>> pervasiva del modo di suonare di FC, non certo confinata a quei 14
>> punti delle opere giovanili in cui è esplicitamente segnato il
>> "rubato".
>>
>
> Qui non ho capito la domanda...
Intendevo semplicemente che Liszt qui sembra parlare del rubato
di Chopin (distinguendolo dal suo) non come di un dispositivo usato
in una manciata di occasioni, ma di un vero e proprio stile.
Il che corrisponde a quanto dice nel passo citato sopra.
> Un salutone anche a te!
Ricambio.