Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Il Flauto Magico a Firenze

17 views
Skip to first unread message

Giampaolo Lomi

unread,
Sep 16, 2000, 6:25:15 PM9/16/00
to

Come ha scritto, secondo me giustamente, Hildescheimer, "il Singspiel"
non e' mai stato una costruzione formale riuscita. I brani recitati,
che dovrebbero favorire l'azione, favoriscono anche la disgregazione
del continuum musicale"
Prima di parlare dello spettacolo di due sere fa al Comunale di
Firenze, devo per forza fare un viaggetto all'indietro nel tempo.
Credo che sarebbe sempre bene farlo per tutte le opere, ma, in
particolare per questa, e' necessario per me capire fino a che punto
di assimilazione sia arrivato e perche' certe osservazioni che faro',
potranno non essere condivise.
La prima esperienza del Flauto nella mia vita, risale alla seconda
meta' degli anni 50. Fu un'esperienza, che in un certo senso, potrei
dire quasi "forzata" , in disco a 33 giri, a Milano poco dopo il mio
arrivo in quella citta' nel 1957. Il mio mentore, Gian Galeazzo
Imperiali, del quale ho parlato altre volte, mi obbligo' a una "full
immersion" in un Flauto Magico diretto da Ferenc Fricsay, del quale,
qualche anno dopo, avrei anche imparato ad apprezzare il magnifico
Don Giovanni. L'ascolto di questo Flauto, completo di dialoghi, fu uno
sforzo notevole. Devo confessare, che l'ascolto in disco, mi fu assai
faticoso. Seguivo sul libretto la traduzione della lingua tedesca, che
ancor oggi continuo a non capire, di questo complicato libretto dalla
trama che va dall'infantile, all'eroico, al cattivo e all'amoroso. Non
fu un facile giochetto. Devo ancora ringraziare il "maestro" che mi
mise subito di fronte al coro di inizio del secondo atto, alla seconda
aria di Astrifiammante e al magico duetto di Papageno e Papagena. Mi
fece rilevare gli aspetti solenni, misteriosi, intriganti, nonche'
dolci e giocosi, di questo ultimo Mozart, quasi il primo per me, che
in teatro non avevo ancora assistito a una sua opera.
Mi appassionai presto del Flauto, compresi i suoi dialoghi in tedesco,
finche' arrivo' l'anno 1959 e mi ritrovai a Salisburgo, per la prima
volta, in una cornice di sogno, pronto ad ascoltare in teatro il primo
(e l'ultimo prima di questo di Firenze) Zauberflote della mia vita.
Cantava l'impareggiabile Simoneau, del quale posseggo (si fa per dire)
anche un magnifico Orfeo ed Euridice che ho dato secoli fa al
volenteroso Puca che mi aveva promesso un trasferimento in CD, ma che
ancora deve arrivare :-)))
A Salisburgo le cose erano diverse da oggi. C'era un'atmosfora di
maggiore sacralita' e di maggiore eleganza, senza voler fare della
retorica. Mi ricordo che Il bellissimo Hostereicherhoff, serviva una
magnifica colazione con un menu' scritto in tedesco gotico,
praticamente impossibile, per me, a leggersi, ma bello a guardarsi,
come un manostritto medioevale. Il tutto in un'atmosfera quasi da
iniziati, preparatoria a quei magici momenti che sarebbero arrivati
poco dopo a teatro.
Il cast era perfetto. Perfetta l'affinita' e l'equilbrio fra le voci.
Perfetta la direzione. Mi dimenticai il povero Fricsay e la
tedeschissima voce della Stader, monumentale, ma rigida e priva di
emozioni.
Poi non ho piu' visto il Flauto in teatro, anche perche' negli anni di
Milano, non mi ricordo che sia mai stato rappresentato in quella
citta'. Poi arrivo' il 1964 con la famosa edizione di Bhom e la
Peters, Diskau e un fantastico Wunderlich. Ascoltare questa incisione
e' stato per me un rito e lo e' tutt'oggi, malgrado i sopraggiunti
laserdisc di Savallish e di Collin Davis con Gruberova e Anna Serra e
un ottimo Araiza.
Eccomi alla serata inaugurale di Firenze. L'amico Logi non c'era,
colpito com'e' da una lussazione alla spalla che gli impedisce i
movimenti. Ci siamo solo sentiti per telefono.
Diro' subito, a scanso di equivoci che nell'insieme questa produzione
mi ha lasciato totalmente indifferente. Non voglio dire che non mi sia
piaciuta, ma quasi. Nel primo atto, che per me e' il piu' ostico, mi
sono anche annoiato.
Le scene sono quelle che furono usate qualche anno fa alla Pergola,
teatro molto piu' piccolo del Comunale, calibrate per quello e quindi
inadatte per questo . L'americana Julie Taymor, regia, scene e
costumi, ha mostrato scenicamente un Flauto, lento, spezzettato,
agitato da una miriade di cambiamenti o movimenti di scena, meta' dei
quali piu' che superflui. Gli effetti ottenuti dai vari giochi scenici
uniti a proiezioni hanno mostrato anche una certa suggestione, qua' e
la', ma senza mai arrivare a creare un phatos vero e proprio.
L'orchestra diretta da Theodor Gulschlauber, viennese, di cui avevo
sentito parlare assai bene, mi ha invece deluso. Ha diretto con un
appiattimento mortale qualunque cosa. Mancanza di brio, di vivacita',
e' riuscito, secondo me, ad ammazzare anche le scene piu' solenni per
l'incapacita' di sollevare l'orchestra e far uscire i suoni. E' stato
ampiamente "buuuato" alla fine del primo atto. E' la seconda volta che
mi capita questa esperienza di piattume e di noia con l'orchestra del
Comunale di Firenze, essendo l'altra quella della serata del concerto
di Metha in memoria di Fiamma Ferragamo, dove anche la settima di LVB
mi sempro' una delle cose piu' pallose mai ascoltate.
Le voci : Erika Miklosa regina della notte. Mi e' parsa
insignificante, anche se vocalmente corretta. Tamino, Jorg Schneider,
voce esilissima, quasi da tenorino di grazia, mi e' sembrato piu' un
lottatore di Sumo, che l'eroico innamorato di Pamina, alla ricerca
dell'amore e della bonta'. Pamina, Ruth Ziesack ha cantato bene, come
anche Monostato (forse il migliore) e Papageno con la sua compagna.
Sarastro, Franz Josef Selig ha esordito con un bel timbro di basso,
ed ha cantato bene finche' e' rimasto nei registri di centro e medio
basso. Ma quando ha dovuto affrontare l'arduo registro di basso
profondo, ha calato piu' di una volta.
La realta' e' che il Flauto e' un'opera di una difficolta'
incredibile. I lunghi spazi vuoti, (certe volte anche di un paio di
minuti), per permettere i cambi di scene hanno contribuito a spezzare
quell'esile velo di unita', che io, comunque non ho mai percepito.
Sia la regista che il direttore, avrebbero dovuto tener conto del
parere di Hildescheimer, che li avrebbe forse aiutati a compattare di
piu' lo spettacolo. Ho perfino ricordato proprio verso il finale, il
bellissimo film di Bergman, dove antepone la scena di Papageno e
Papagena, alla grande scena finale del trionfo. Mi e' sembrato per la
prima volta che fosse piu' giusto cosi'. Non avevo mai avvertito
questo disagio, ne' a Salisburgo ne' in disco. Ho trovato la
simbologia usata nella scenografia, estremamente banale e ingenua.
Nessuna necessita' di riempire il palcoscenico di simboli massonici,
per far capire che siamo di fronte a un'opera di ispirazione
massonica. Nessuna necessita', se non quella di una calata di gusto,
di appendere a Monostato un fallo lungo fino ai piedi, tipo
proboscide, dipinto a strisce come una coda di zebra, per sottolineare
la sua voglia di possedere Pamina. I costumi poi, un ibrido puro. Ci
sono reminiscenze di quelli della Semiramide di Pizzi (Sarastro e
sacerdoti vari). C'e' un Papageno rigorosamente verde e una Papagena
inutilmente trasformata in scimmia prima di rivelarsi per la bella
fanciulla che deve essere. I colori giallo e viola, sono ripresi
dall'edizione di Savallisch.
E credo, per cocludere, di condividere il giudizio di Hildescheimer,
scaturito forse da produzioni tipo questa, che l'hanno portato a
scrivere :
"Il signoficato del Flauto Magico nella produzione mozartiana e' stato
da sempre sopravvalutato. L'elemento sacral-monumentale, lo sventolio
dei rami di palme (o di lanternine cinesi come in Lanterne Rosse nel
nostro caso), i paludamenti inconsueti, le metamorfosi solenni, sono
estranei a Mozart, sembrano quasi essergli stati imposti. La prosodia
da recitativo dei sacerdoti e quasi-sacerdoti, queste arie strofiche a
struttura liederistica, rendono quest'opera qualcosa di unico, un
lavoro sui generis, non pero' qualcosa che ha raggiunto una sua
compiuta maturazione."
Una diversa lettura, con minori pretese, avrebbe forse permesso una
comprensione migliore di questo, comunque immenso, capolavoro
mozartiano.

Giampaolo

____________________________________________
" E' nel mutamento che le cose si riposano "

Eraclito
_____________________________________________

Raffaele F. Gallo

unread,
Sep 16, 2000, 10:54:38 PM9/16/00
to

Giampaolo Lomi wrote:

Carissimo Giampaolo,
ho letto con grande interesse, attenzione e piacere quanto hai scritto
sul Flauto Magico. Mi sono appassionato nel rivivere i tuoi ricordi ma
anche nella lucida visione dell'attualità. Ti chiedo troppo se mi mandi
la versione Word per pubblicare il tutto su Jactus? Mi pare che acquisti
maggiore visibilità, degnamente. Un'altra cosa. Con tutta probabilità
sarò a Roma a fine mese. Spero ci si possa vedere. Probabilmente sarò
ospite del mio regista a Morlupo, poi, da lì, mi muoverò. A risentirci.
RAF
--

------------------------------------------------------------------------
Raffaele Felice Gallo
Ostra, Italy
http://www.jactus.it
ICQ 82362979

quisquis adest faveat
fruges lustramus et agros

0 new messages