"E NOS LASES IUVATE
NEVE LUE RUE MARMAR SINS INCURRERE IN PLEORIS
SATUR FU FERE MARS LIMEN SALI STA BER BER
SEMUNIS ALTERNEI ADVOCAPIT CONCTOS
E NOS MARMAR IUVATO
TRIUMPE TRIUMPE TRIUMPE"
(Carmen Fratrum Arvalium)
FARINATO <FARI...@logical.it> scritto nell'articolo
<01bcdfc1$85b8e360$0efa46c1@default>...
> Salve, leggete l'oggetto: perchè vi piace tanto Berio?
> Si sa che è culturalmente impegnato sbavare per la musica contemporanea,
ma
> sto parlando di MUSICA Contemporanea.
Secondo me quella di Berio e', nel complesso della sua vasta produzione,
musica di assai alta qualita'. Perche', scusa, che idea hai tu della MUSICA
contemporanea? Forse Nyman e la schiera di iginorantissimi, nonche'
commercialmente furbissimi pseudo-compositori minimalisti, o cas'altro?
Aspetto tue nuove, ciao!
--
Paolo Paroni
par...@proxima.conecta.it
>Salve, leggete l'oggetto: perchč vi piace tanto Berio?
>Si sa che č culturalmente impegnato sbavare per la musica contemporanea, ma
>sto parlando di MUSICA Contemporanea.
>E quella di Berio lo č?
>Ho qualche dubbio...
>Come la pensate in materia?
Poiche' sono uno di quelliche ha risposto al post su Berio mi sento
chiamato in causa.
Ma credo che sia giusto fare alcune considerazioni di metodo:
1) Quando si rivolge una domanda, mi sembra cosa opportuno indicare a
chi la domanda e' rivolta. Il gruppo e' fatto di tante persone con
gusti, apprezzamenti diversi. Forse sarebbe stato piu' corretto
personalizzare quel "vi".
2) Quando si parla di una persona che, come Luciano Berio, ha prodotto
cose che vengono apprezzate da un grandissimo numero di persone che
appartengono, piaccia o no, al mondo della cultura, e che in questo
mondo operano e producono, noi, che, al confronto, non abbiamo
prodotto nulla, e che partecipiamo alla vita culturale limitandoci a
dire questo ci piace, e questo no, dovremmo avere l'umilta' di non
esprimere giudizi offensivi, tipo l'uso del verbo "sbavare". Io credo
che sarebbe stato piu' rispettoso, e sicuramente segno di maggior
intelligenza, usare il verbo "comporre".
Poi puo' essere legittimo chiedersi se quella di Berio e' musica o no.
Ma a me allora viene il desiderio di chiederti quale e' la tua
definizione di musica. Se consideri musica solo quella prodotta, che
so, nel mondo occidentale, dal gregoriano fino a... Strauss? Mahler?
o anche fino a Rota? o fino a Baglioni, Jovannotti?
Se, per esempio, la musica (o i suoni) che producono gli indiani, i
giapponesi, i cinesi, gli arabi rientra nella tua definizione? Non so.
Sarebbe interssante sapere entro quali confini la tua definizione
restringere l'area dei suoni, e quale via suggeriresti a Berio, a
Boulez, a Sciarrino, a Phil Glass o ad altri compositori moderni, di
seguire per non fare composizioni fotocopie, che so, di Ravel, o di
Bartok, o di Chopin o di Beethoven o di Bach... e pur tuttavia di far
"musica". Puo' anche darsi che ne tengano conto.
Ciao
Rudy
Rodolfo Canaletti
lil...@ns.altrimedia.it
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Solo l'analisi puo' stabilire tutto quello che non interessa.
Gianfrancesco Malipiero
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Attento Tommaso, che stai quasi per rifare uno scivolone......:
in due righe mi hai accusato di non procedere col cervello, ma con le
mode (ma faro' finta di non avere recepito) e hai tirato lo sciacquone
su di un musicista che, nel bene o nel male, rappresenta la musica
italiana all'estero (solo l'anno passato a Chicago Un Re in Ascolto ha
avuto un grande successo).
Perche', non e' musica, quella di Berio?
Che esperienze hai? Hai visto il concerto? Ne hai visti altri con
musiche dello stesso autore (Valeria Marini non conta :)?
Ti ripeto: io c'ero, e su quattro pezzi me ne sono piaciuti 2: mi sembra
un bel risultato, no?
Ho apprezzato sia la serenata per un satellite di Maderna, anche se i
vent'anni di eta' si sentivano molto bene, che il contemporaneissimo
(prima assoluta in quell'occasione) Alternatim.
Ho avuto qualche difficolta' con la sequenza VI per viola, in cui il
violista e' stato inspiegabilmente applaudito appena ha smesso di
accordare lo strumento, e mi e' riuscito difficile apprezzare la sonata
Op 120 n.1 per clarinetto e pianoforte di Brahms, arrangiata dallo
stesso Berio, per mie personali difficolta' con Brahms e con questo tipo
di operazioni (ho gia' avuto altre esperienze perplimenti).
Non mi pare di poter essere pertanto accusato ne' di sbavare per la
musica contemporanea, ne' tantomeno di rifiutarla per principio.
Dopo anni di ascolti (non eccessivamente ravvicinati, devo ammettere :),
e quasi tutti rigorosamente dal vivo, visto che non ho quasi mai sentito
il bisogno di ripetere l'esperienza tra le mura domestiche), sto
cominciando faticosamente ad intuire una chiave di lettura per la musica
scritta dagli anni '50 in poi, senza la presunzione di buttare tutto nel
cesso o di portare tutto alle stelle. E ti assicuro che qualosa di buono
c'e'. Non chiedermi cosa, che devo ancora razionalizzare, ma ti assicuro
che una serie di ascolti senza prevenzioni non potranno farti che bene.
Soprattutto non commettere l'errore di mettere tutto nel calderone: c'e'
autore e autore e tra due pezzi genericamente contemporanei possono
passare pure trent'anni, praticamente una generazione intera.
_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@cibs.sns.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it
Universita' di Pisa Tel +39 50 880284 (INFN Pisa)
INFN sezione di Pisa Fax +39 50 880317 (INFN Pisa)
Paolo Paroni ha scritto:
> Perche', scusa, che idea hai tu della MUSICA
> contemporanea? Forse Nyman e la schiera di iginorantissimi, nonche'
> commercialmente furbissimi pseudo-compositori minimalisti, o cas'altro?
>
Scusa. Con la massima umilta' ti chiedo: perche' Berio e' un genio e Nyman un
furbastro, secondo te?Poiche' io non sopporto ne' l'uno ne' l'altro, allo
stesso modo, mi incuriosisce trovare chi vede giudizi cosi' radicalmente
opposti.
Ciao
--
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Marco Marcelli - Genova
E@mail1: marco.m...@elsag.it (ufficio)
E@mail2: marc...@ge.itline.it (casa)
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>
>
>Paolo Paroni ha scritto:
>
>> Perche', scusa, che idea hai tu della MUSICA
>> contemporanea? Forse Nyman e la schiera di iginorantissimi, nonche'
>> commercialmente furbissimi pseudo-compositori minimalisti, o cas'altro?
>>
>
>Scusa. Con la massima umilta' ti chiedo: perche' Berio e' un genio e Nyman un
>furbastro, secondo te?Poiche' io non sopporto ne' l'uno ne' l'altro, allo
>stesso modo, mi incuriosisce trovare chi vede giudizi cosi' radicalmente
>opposti.
>
Mi associo alla richiesta di Marcelli. Anch'io son curiosissimo di
capire perche' non sono ambedue geni.
Puo' darsi che siano ambedue solo furbastri. Gia' che ci siamo, se
credi , dicci cosa ne pensi di Luigi Nono e della sua "Al gran sole,
carico d'amore" , visto che nel 1975 fu diretta nientemeno che da
Claudio Abbado.
saluti
Giampaolo
Mea culpa! Mi e' piaciuto un concerto di Berio, l'ho scritto sul
newsgroup, e ora vengo accusato di "sbavare sulla musica contemporanea"
perche' e' "culturalmente impegnato". Va bo'!
Chi mi conosce sa che io non vado pazzo per la musica contemporanea.
E anzi per un po' la evitavo come fosse veleno. Immaginatevi che
non andavo a sentire Mahler perche' troppo "moderno" :)
Da un po' di tempo a questa parte invece ho deciso almeno di
provare e dare una chance a questa musica. Almeno posso dire
che non mi piace e non la capisco con delle motivazioni.
I risultati finora sono stati un po' misti e contraddittori. Quest'estate
ho sentito il Tristan di Henze (una fantasia per pianoforte e orchestra)
che mi ha semplicemente inorridito. Sono rimasto nella sala solo perche'
dopo c'era Deborah Vogit che cantava il Liebestod dal Tristan di Wagner
se no sarei scappato a casa a farmi un sinfonia di Beethoven come
antidoto :) Al contrario sono andato a una prima assoluta di un ciclo di
lieder composto da Richard Danielpour che mi e; piaciuto un sacco (forse
perche' a cantare era Jessye Norman e i testi erano del premio Nobel Toni
Morrison).
In questo percorso ho notato che ho dei problemi a "capire" la musica
contemporanea. Ho bisogno di aiuto, che una chiave di lettura mi
venga data per poter procedere con una guida durante l'ascolto. Ed
e' forse per questo che le composizioni contemporanee che hanno
una componente vocale mi attirano di piu'. I testi mi danno
quella chiave di lettura, quella guida che cerco disperatamente.
Quando ho visto il programma
del concerto di Berio con una composizione vocale, solo allora ho deciso
di andare. Ed in effetti Ofanin e' stato il pezzo che mi ha dato
piu' soddisfazione durante la serata. Quello che Isidoro ha visto
in Alternatin mi deve essere sfuggito.
Poi c'e' il discorso dei finanziamenti al Centro Tempo Reale. Al di la'
dei discorsi musicali, il Centro Tempo Reale e' impegnato in ricerca
tecnologica ad altissimo livello. La ricerca del Prof. Di Giugno ha
trovato applicazioni in altri campi come quello militare. Se vogliamo
essere cosi' reietti da tagliare i fondi alla musica contemporanea
perche' e' troppo elitista (come Farinato sembra sggerire) almeno
cerchiamo di salvare la ricerca tecnologica.
---Rosario
-------------------==== Posted via Deja News ====-----------------------
http://www.dejanews.com/ Search, Read, Post to Usenet
>Questa estate sono andato in Francia, e viaggiando in macchina ho ascoltato
>una radio francese di musica classica (sigh, perchè queste cose non ci sono
>anche da noi?):
Se tu abitassi in Toscana non ti lamenteresti. Cosa ne dici di una
stazione radio che trasmette 24 ore al giorno musica classica? Per
dirla come te, ci sbavi sopra, eh? Pensaci due volte prima di fare la
divisione d'Italia! (;-))))))
Ciao
Giulio Peruginelli
lone...@sysnet.it
"Al cospetto di questa meravigliosa opera d'arte
dimentico ogni altra cosa e mi elevo al di sopra di
me stesso per contemplarla come le si conviene."
J.J.Winckelmann
Se volete scrivermi in privato, rimuovete la scritta
NOSPAM dall'indirizzo e-mail.
Paolo Paroni ha scritto:
> Ripeto, umile opinione. Ciao!
> --
Certo, certo. Sono in buona parte d'accordo con te sul minimalismo.Purtroppo
non lo sono su Berio & C., ma qui entrano in campo i gusti personali.
>Da questa risposta sembrerebbe che neanche a te Berio piaccia troppo...
>:-))
>O no?:-)))
Il verbo "piacere", quando parliamo di musica (ma il principio e'
estendibile anche alle manifestazioni dell'arte e della cultura), mi
da' una sensazione... come dire, una gabbia dentro la quale girare e
rigirare, senza mai riuscire a dare un senso ai passi che si fanno. Io
preferisco usare la parola "interesse". Poi, certamente ci sono dei
momenti in cui provo grande piacere, altri in cui non lo provo. Ma
questo mi pare un fatto del tutto personale, e soprattutto
contingente. Io credo che la parola piu' giusta sia "interesse".
E quando si crea quelche cosa, cioe' non si scopiazza, non si fanno
dei luoghi comuni, non si va nel trito e ritrito, questo suscita il
mio interesse. Posso capire subito, o ho bisogno di tempo. Posso non
capire affatto, ma questo non mi risolve. Lascia aperto il dubbio.
Perche' non l'ho capito? Perche' non sono riuscito a vedere in quel
lavotro qualche cosa di interessante? E' colpa mia, o del lavoro?
Di Berio, a parte le composizioni "strumentali", conosco due opere: Un
re in ascolto e Outis.. In entrambi i casi sono stato affascinato da
una costruzione musicale, soprattutto nel secondo caso, che rivela la
ciclicita' del mito, portandoti attraverso fasce sonore sempre piu'
complesse e sempre piu' arzigogolate, a ricominciare tutto da capo.
Una concezione ciclica, che ti fa vedere il mito non piu' come un
banale racconto di avventure, ma come un ripetersi di situazioni che
sono le situzioni della vita, ovviamente stilizzate, rese
emblematiche, ma non per questo meno reali.
L'orecchio... certo. L'orecchio vuole la sua parte, come l'occhio. Ma
l'orecchio non e' un organo dato una volta per tutte. Le nostre vie di
connessione cerebrali devono essere sviluppate. La storia e' piena di
esempi di fiaschi clamorosi di musiche considerate inascoltabili da un
pubblico il cui orecchio apprezzava solo le musiche gia' note. E
questo non vale solo per Stravinsky, ma anche per Debussy, per lo
stesso Beethoven (il famoso concerto in cui sono state esguite per la
prima volta la V e la VI sinfonia e' stato tutto tranne che un
successo).
Certo, in questo secolo i tempi sono molto piu' accelerati che nei
secoli passati. La velocita' non e' solo nelle macchine che percorrono
le autostrade, o nelle comunicazioni, o nelle tecnologie. Anche il
costume risente di questa velocita'; e la capacita' di adattarsi a
queste velocita' diventa sempre piu' problematica. E' facile allora
rifugiarsi sotto la coltre sicura del gia' conosciuto. Questo da'
maggior sicurezza. Se non lo possiamo fare con i mezzi di
comunicazione, lo facciamo con la cultura. E allora ci fermiamo a cio'
che "ci piace".
>Io considero essenzialmente la musica come suono: troppo spesso, invece,
>tale "suono" č banalizzato a "rumore", a mio sommesso parere.
Ma quale e' la differenza fra suono e rumore? Mi dirai: suono e' cio'
che e' melodioso, rumore e' cio' che non lo e'. Oppure esistono altre
definizioni? Mi fai venire in mente Socrate con le sue domande.
Forse potremmo definire rumore qualsiasi suono che sia privo di un
significato. Ma questo contrasta con quello che tu vuoi dire, e cioe',
mi pare, che sia rumore tutto cio' che il mio (o tuo, o suo, etc.)
orecchio considera sgradevole. La definizione, quindi, rimane nel
soggettivo.
>Questa estate sono andato in Francia, e viaggiando in macchina ho ascoltato
>una radio francese di musica classica (sigh, perchč queste cose non ci sono
>anche da noi?): c'era un concerto di musica contemporanea; dico musica per
>modo di dire, giacché il brano in questione era un coacervo di gente che
>tossiva, gridava, faceva versi strani, assieme a violini e altri strumenti
>da cui altro non venivano cavati che orribili suonacci strappati, stridii e
>simili: tutto tranne la musica, insomma.
>Mi sono allora detto: "Come fa ad essere musica, questa?
La tua domanda e' legittima. Ma la risposta non puo' essere data cosi'
su i due piedi. Non so di quale musica si trattasse, sono certo
comunque di non averla mai sentita (ovviamente... :-) )
Assolutamente, farei molta fatica ad apprezzare al primo ascolto molta
della musica che viene prodotta oggi. E fra questa musica ci sono
sicuramente anche molte cose di nessun valore: semplici esperimenti,
imbrogli, maschere dietro cui si cela la mancanza di idee, etc.. Ma
questo non puo' portare a generalizzare.
Lo stesso principio vale per la pittura. Vi sono artisti, come ad
esempio Fontana, che fanno dei tagli sulla tela, e danno a queste
creazioni titoli come "concetto spaziale No 1, 2, 3... Francamente io
non ne riesco a capire il senso. Ma non posso liquidare la cosa, senza
sentirmi rosicchiare dentro il dubbio: persone molto piu' esperte di
me apprezzano enormemente queste composizioni, e, anche, le pagano
fior di quattrini. Possibile che siano tutti stupidi e io il piu'
intelligente? O forse il mio modo di vedere e' cosi' solo perche' mi
mancano gli strumenti per capire? Forse e' piu' probabile questa
seconda ipotesi.
Esprimere un giudizio sull'arte contemporanea e' molto difficile
(almeno per me). Quindi io mi limito a cercare di capire. Se non ci
riesco, mi limito a rimanere col dubbio. Forse cio' che non ho capito
oggi potro' capirlo domani... o forse mai....
>La musica č rappresentazione del 'bello' che c'č nell'uomo: queste cose
>cosa rappresentano?".
Tu quindi intendi il "bello" come qualche cosa di canonico. Certo,
credo anch'io che una forma sia indispensabile. Per questo sono molto
legato alla specificita' dei generi. I Greci questo ci hanno
insegnato. Policleto scrisse appunto un trattato intitolato Canone. Ma
non possiamo considerare la sezione aurea del segmento come l'unica
forma. Diciamo come Michelangelo: le forme possibili dentro un blocco
di marmo sono infinite. Spetta all'artista rivelarle. Non c'e' appunto
una sola forma. Ve ne sono tante. Dentro queste forme ci cela il
bello. Poi l'assonanza fra il bello e la nostra sensibilita' passa
attraverso il gusto. E il gusto e' il frutto dell'esperienza,
dell'educazione, della maturazione, e cosi' via.
>A me, sinceramente, fare fotocopie dei classici non pare cosě esecrabile
>(anche per questo non condanno del tutto Rachmaninov).
Puo' essere non esecrabile, certo. Ma e' un arrestarsi, un rifiutare
di andare avanti, di esplorare. Io Rach non lo conosco. C'e' chi
l'apprezza molto. (per es. emf). Comunque il linguaggio di Rach e'
romantico, cioe' un linguaggio appena precedente alla sua generazione.
Non avrebbe mai potuto usare, che so, un linguaggio barocco.
>Tralascio l'argomento sulla musica indiana, araba ecc. per ignoranza in
>materia: mi puoi sinteticamente spiegare com'č?
Non e' che io sia un esperto di queste cose. La musica giapponese. Un
esempio lo puoi sentire in qualche film di Kurosawa: mi viene in mente
Ran. Quella cinese: vi sono degli splendidi esempi in Addio mia
concubina, o anche in Lanterne rosse. Musica indiana: l'ho sentita
durante i miei viaggi in India, Ti assicuro che e' lontana le mille
miglia da quello che noi chiamiamo musica.
>Spero comunque di aver espresso le mie opinioni con bastevole eloquenza (un
>modo piů bello per chiedervi "sono stato chiaro?")... :-)
Certo. E' stato un piacere leggerti, e risponderti.
Ciao a te e agli altri.
> Io considero essenzialmente la musica come suono: troppo spesso, invece,
> tale "suono" è banalizzato a "rumore", a mio sommesso parere.
> Questa estate sono andato in Francia, e viaggiando in macchina ho ascoltato
> una radio francese di musica classica (sigh, perchè queste cose non ci sono
> anche da noi?):
ci sono, ci sono: radio Monte Beni ad esempio. Ma anche radio tre non e'
che scherzi. Anzi, alternare musica con altri argomenti secondo me e'
molto stimolante.
>c'era un concerto di musica contemporanea; dico musica per
> modo di dire, giacché il brano in questione era un coacervo di gente che
> tossiva, gridava, faceva versi strani, assieme a violini e altri strumenti
> da cui altro non venivano cavati che orribili suonacci strappati, stridii e
> simili: tutto tranne la musica, insomma.
Sei sicuro? :)
> Mi sono allora detto: "Come fa ad essere musica, questa?
> La musica è rappresentazione del 'bello' che c'è nell'uomo: queste cose
> cosa rappresentano?".
Si? Non ti sembra riduttivo?
Perche' mai il 'bello' che c'e' nell'uomo dovrebbe essere rappresentato
dalla vibrazione di una corda di budello, e non dalla perfetta
consonanza di due scaracchi?
Ti sei mai chiesto come suonava la musica di Beethoven ai suoi
contemporanei? Io credevo di essere scafato abbastanza, ma all'ascolto
dei suoi quartetti ho fatto dei balzi sulla sedia per delle palesi
dissonanze, anche piuttosto audaci, che posso solamente immaginare alla
lontana che effetto avessero sui suoi contemporanei.
Il problema della musica contemporanea, a me profano, appare
innanzitutto un problema di tipo semantico: fino al secolo scorso bene o
male, il linguaggio adoperato dalla musica 'colta' era essenzialmente lo
stesso adoperato dalla musica di genere piu' basso, mentre adesso se ne
e' distaccato totalmente fino a risultare incomprensibile a quella parte
della popolazione non abbastanza addentro nelle segrete stanze da
possederne la chiave di lettura. E questo per me e' un problema serio,
da non sottovalutare assolutamente. Ma poi, che il bello ideale debba
essere espresso dalla successione della scala tonale, e codificato nelle
regole dell'armonia elaborate nel '700, piuttosto che nelle poltiglie
sonore di Berio o nei suoni rarefatti di certo Stockhausen, mi pare
questione indecidibile e pertanto oziosa. Certamente provo piu' piacere
all'ascolto di Auber, di cui ho appena acquistato Le Domino Noir,
piuttosto che di un Berio o Maderna, probabilmente anche per una mia
pigrizia mentale e propensione all'edonismo, ma da qui a decidere che il
primo sia compositore migliore del secondo, direi che ce ne passa.
(...cut...)
Ancora una volta, Rudy, ti devo ringraziare. La penso esattamente come
te, parola per parola, ma non sarei mai stato capace di spiegarmi con
tanta semplicita', chiarezza e, nello stesso tempo, completezza.
Probabilmente chi non la pensa nello stesso modo continuera' a farlo, ma
puo' darsi che a qualcuno il tarlo del dubbio tu sia riuscito ad
insinuarlo.
Cordialmente,
Dedo
---------------------
Luciano De Dominicis
ded...@altrimedia.it
---------------------
gi...@flashnet.it (giampaolo lomi) on Fri, 24 Oct 1997 00:42:17 GMT,
wrote:
>Mi associo alla richiesta di Marcelli. Anch'io son curiosissimo di
>capire perche' non sono ambedue geni.
>Puo' darsi che siano ambedue solo furbastri. Gia' che ci siamo, se
>credi , dicci cosa ne pensi di Luigi Nono e della sua "Al gran sole,
>carico d'amore" , visto che nel 1975 fu diretta nientemeno che da
>Claudio Abbado.
>
>saluti
>Giampaolo
Intrigante, come suol dirsi, il quesito posto da Giampaolo. Cercherò
di rispondere per quello che ne so e ne capisco. Quindi, tanto per
cominciare, non fermandomi su Nyman del quale non ho mai ascoltato
alkunkè... [da quello che mi sembra d' aver capito leggiukkiando in
giro dev' essere 1 campione dell' easy-listening corroborato da 1
pizzico d' ecologia New Age forse adatto ad implementare la cosiddetta
"musica d' ambiente", termine almeno per me di nuovo conio, che un
recente articolo de La Repubblica fa risalire a Satie, consistente, se
non ho capito male, nel ripetere 10000 volte lo stesso breve brano
nello stesso ambiente a beneficio dei vari fruitori di spazi
collettivi tipo sale d' attesa aeroportuali, dentistiche, etc...Però
non ne so veramente gnente: magari è anche bello e sarebbe meglio non
essere prevenuti...]
Su Luigi Nono penso di saper dire qualcosa di più, e quindi anzitutto
i motivi per cui ritengo meriti un posto notevole tra i compositori
del '900 e nella Storia della Musica, anche se, come molti di Voi
sanno, tra gli italiani di questo secolo gli antepongo come importanza
Goffredo Petrassi.
In sintesi direi che Nono ha conseguito risultati espressivi
assolutamente positivi (una ricerca, come mi piace dire, che ha
trovato qualcosa...) su almeno 3 fronti:
-esplorazione oltre la frontiera suono / rumore (il cui confine fu già
esplorato da Bartok ad es nei suoi ultimi quartetti e composizioni
includenti le percussioni nonché il pf usato come percussione...),
frontiera tuttavia che l' Autore veneziano valicherà nei 2 sensi più
volte, mentre invece non verrà più valicata in senso inverso ad es
dall' inventore della "musica concreta" Pierre Schaeffer che, al di là
della manipolazione di eventi fonici preesistenti, ideerà degli
oggetti sonori propri (né + né - che dei rumori inventati alcuni dei
quali invero molto poetici il cui ascolto una tantum consiglierei a
tutti).
-creazione di materiale sonoro originale ed inedito direttamente su
nastro magnetico, elaborati in massima parte nello studio di Fonologia
musicale della RAI di Milano fondato nel 1955 insieme a Berio e
Maderna: tali nastri costituiscono spesso una costante nei lavori di
Nono, ma sempre in funzione di sostegno o addirittura di sottofondo ad
altre componenti come l' orchestra o gli strumenti tradizionali o la
voce umana. I suoni di Nono sono tuttavia sempre racchiusi in una
rigorosa struttura formale e mai isolati come in altri esponenti della
Neue Musik [ad esclusivo parere del sottoscritto qui sta la
differenza...].
- studio delle possibilità della voce umana, specie quella sopranile,
un aspetto particolarmente felice in Nono (come pure in molto Berio):
le sonorità singolari emesse live dai cantanti in molti lavori di Nono
potranno non piacere, ma sempre stupiranno per la loro originalità e
ricerca dei limiti.
Su quest' ultimo punto volevo soffermarmi un tantino, visto che molti
sono nel NG i "vociologhi". Non tutti sono Cathy Berberian (ne
parlammo in vecchi post...) capaci di cantare bene indifferentemente
Monteverdi e Berio (il suo ex marito), Purcell ed Offenbach, passando
per i Beatles e Satie o i canti azeri..., per cui ad es una Luisa
Castellani di oggi o una Slavka Taskova di qualche anno fa una volta
che si siano costruite una vocalità "contemporanea" di questo genere è
difficile che poi possano cantare la Traviata, però la
specializzazione è pur sempre interessante anche se non genera certo
una facile popolarità ed è vero anche l' inverso: che la Caballè o la
Fabbricini non possono cantare Nono e Berio... Il risultato artistico
per gli amanti della voce è tuttavia seducente in tutti i casi,
ovviamente per chi se la senta di sviluppare un gusto anche per la
contemporanea.
Naturalmente sui primi 2 punti liberi tutti, a cominciare da
Giampaolo, di pensare che la frontiera del rumore era bene lasciarla
dov' era senza sorpassarla e che non vi era alcuna necessità di
inventare altro materiale sonoro in un laboratorio fonologico,
oltretutto finanziato coi soldi pubblici della RAI..., dato che è già
tanto quello producibile con tutti gli strumenti musicali già
inventati dall' origine della Musica ai giorni nostri.... Tuttavia
ritengo che gli sforzi fatti da numerosi artisti a riguardo meritino
almeno un segno d' attenzione.
E' altresì verità storica che nessun argine tradizionalista ha mai
frenato la libertà dell' Arte in tutte le sue espressioni e che Bach e
LVB sembravano inauditi ai loro contemporanei.
Tecnologia quindi, ma anche magistero della voce e degli strumenti
caratterizzano le varie fasi creative di Nono. Va indubbiamente
affermato senza remore che il Nostro mise in campo il suo talento non
allo scopo di fare della pura Arte, ma intenzionalmente al servizio di
una precisa idelogia politica, quella marxista, il che negli anni '50
e '60, ed anche '70 ed '80 significò in Italia il sostegno pieno e
convinto al PCI.
Non è parere solo del sottoscritto tuttavia che l' Autore veneziano
abbia raggiunto vette di assoluto valore estetico e storico
indipendentemente e nonostante tale impegnativa e totalizzante
adesione.
Dice Giampaolo che nientemeno Abbado diresse Al gran sole carico d'
amore. Posso confermare: si rappresentò al Lirico (non alla Scala come
erroneamente citai in un mio precedente post..) con la regia di
Ljubimov nell' Aprile 1975: facendo attenzione al calendario politico,
è l' anno in cui il PCI raggiunse quasi il max storico di voti e senza
infingimenti il sottoscritto deve riconoscere che mentre si spellava
le mani ad applaudire non gli era ben chiaro se acclamava l' evento
musicale o quello politico che auspicava dovesse verificarsi di lì a
qualche mese.
Devo dire tuttavia che me ne è rimasta un' impressione robusta, di
grandi scene allegoriche sulle rivoluzioni proletarie e le donne
rivoluzionarie della storia, orchestra avvincente e parti solistiche
di gran virtuosismo canoro, logicamente non nel senso del belcantismo
ottocentesco... Mi spiace non l' abbiano più ripreso, tutto sommato mi
piacerebbe rivederlo, anche se i capolavori "senza macchia " di Nono
sono altri: ed innanzitutto Canto Sospeso, di un polifonismo così
drammatico da resuscitare un morto direi, ed Intolleranza, un pezzo di
teatro musicale veramente nuovo, che penso abbiano le caratteristiche
di piacere a molti se non a tutti, ma ci aggiungerei anche Y su sangre
ya viene cantando, Como una ola de fuerza y luz ed Y entonces
comprendiò... Decisamente da dimenticare invece lavori eccessivamente
propagandistici come La fabbrica illuminata e Non consumiamo Marx o
Canto per il Vietnam. Mentre salverei ancora Ricorda cosa ti hanno
fatto ad Auschwitz (musiche di scena per l' Istruttoria di Peter
Weiss) e A floresta è jovem e cheja de vida.
Comunque Abbado non è il solo grande musicista che ha eseguito Nono:
si può citare anche Pollini cui furono dedicate molte composizioni
dell Autore veneziano, tra cui Sofferte onde serene, che ho pure
citato in passato nel NG.
Ripeto la mia grande meraviglia piuttosto per il fatto che non vi sia
nessun grande direttore odierno che esegua Petrassi, ma questo oramai
nel NG sembra essere rimasto un problema esclusivamente mio (parrebbe
che in Italia lo condivido solo col direttore di Amadeus Duilio
Courir, col quale concordo da sempre che bisognerebbe, prima che sia
troppo tardi, assegnare la nomina di senatore a vita al Maestro di
Zagarolo): comunque da recenti notizie sembra che Myung Chung stia per
smuoversi su Petrassi...
Che altro dire?
Il gioco dei paragoni tra le varie Arti è sempre forzato, tuttavia mi
pare si possa semplicisticamente affermare che tra questa musica e
quella classico - romantica passa la stessa differenza che in pittura
intercorre tra il figurativo e l' astratto. E lo dice uno che in
pittura non va al di là di Raffaello, con l' unica notevole eccezione
di Renoir (ma kissà che non fu proprio l' impressionismo il primo
germe del cubismo, dadaismo, astrattismo e chi + ne ha + ne metta di
ismi...)
Personalmente non riesco a sopportare per + di 5 secondi la vista di
un ritratto di donna fatto a pezzi da Picasso per non dire delle
geometrie euclidee di Kandisky, eppure vedo gente andare in visibilio
per quelle robe (a dir la verità di gente commossa davanti ai
barattolini di m. d' artista di quel certo Manzoni ne devo ancora
incontrare, ma lo stesso mi accade coi reduci dal "concerto" in cui
Stockhausen piantava chiodi su un ciocco di legno...)
In letteratura è la stessa differenza che intercorre tra Joyce e
Manzoni (se Vi interessa preferisco I Promessi sposi all' Ulisse...),
tra Dante e Quasimodo...
Sarà una questione di sensibilità personale eppure, pur piacendomi
immensamente la lirica e la musica strumentale romantica, mi sento
coinvolto anche da molti "contemporanei", in primis da Nono.
Mentre è senz' altro lecito pensare che il nostro tempo debba avere un
suo linguaggio (non dimentichiamo che tra gli addetti ai lavori c' è
chi pensa che ormai tutte le possibili combinazioni della musica
tonale ed anche di quella dodecafonica sono state percorse dai grandi
Autori del passato...) è pure ragionevole ritenere che debba essere un
linguaggio moderno ma accessibile a tutti e non sfociare nella
provocazione pura.
Che altro dire su Nono? E' un furbo!? Se si intende per tale uno che
ha preso in giro pubblico e critica per decenni al solo fine di far
quattrini con le sue bizzarrie non saprei rispondere: mi risulta non
sia morto povero ma neanche ricco sfondato (forse a Mozart andò
peggio, ma ai suoi tempi l' accumulazione capitalistica non era ancora
agli attuali livelli, ed anche, purtroppo, le conoscenze di
Medicina...). Tutte le volte che l' ho avvicinato al termine di un
concerto, che non solo state molte ma neanche poche, mi è sembrato uno
che avesse un travaglio interiore sincero, non uno che posasse a fare
il "genio compreso", di più non posso dire, ammetto non sia un grankè
come garanzia... Quel che conta direi è che a 7 anni di distanza dalla
morte (avvenuta nel 1990) è ancora eseguito, mentre tanti suoi epigoni
non vanno al di là della classica "prima esecuzione assoluta". Tanto
per dirne una quest' anno il teatro La Monnaie di Bruxelles ha
prodotto il suo Prometeo, su libretto di Massimo Cacciari, un' opera
fra l' altro che non ho mai sentito.
Qualcosa su Berio, visto che è l' autore che ha dato origine al
thread. Non è il contemporanro che preferisco devo dire e per un
semplice motivo: trovo che componga pochi brani completamente di sua
creazione, cioè basati su temi e ricerche sue, ma molte delle sue
composizioni + eseguite traggono lo spunto dal tema di un grande
compositore del passato (Mahler o altri...) quando addirittura non
sono che delle trascrizioni o orchestrazioni (alcune occorre
riconoscere veramente geniali come i Songs di Kurt Weill o i Folk
Songs di varie parti del mondo...). Comunque può darsi che mi sbaglio,
in quanto non lo conosco a fondo: ad es Canaletti potrebbe subito
smentirmi affermando che l' opera Outis (che mi spiace essermi persa)
magari è tutta originale. Comunque mi sembra riuscisse molto meglio
quando si basava su materiale completamente autonomo anche se semplice
come quella gradevolissima marcetta contenuta nel Concerto per la Pace
per 4 bande musicali eseguito alla Festa de L' Unità del Monte Stella
nel 1981 (indovinate chi fu a prendere il primo volantino inneggiante
alla pace mondiale lanciato dall' aereo che sorvolava il luogo del'
esecuzione!??... 8:-))
Come concludono gli anglosassoni? Yours sincerely...,
LUX
On Mon, 27 Oct 1997 17:15:22 GMT, lil...@ns.altrimedia.it (Rodolfo
Canaletti) wrote:
>>Io considero essenzialmente la musica come suono: troppo spesso, invece,
>>tale "suono" č banalizzato a "rumore", a mio sommesso parere.
>Ma quale e' la differenza fra suono e rumore? Mi dirai: suono e' cio'
>che e' melodioso, rumore e' cio' che non lo e'. Oppure esistono altre
>definizioni? Mi fai venire in mente Socrate con le sue domande.
>Forse potremmo definire rumore qualsiasi suono che sia privo di un
>significato. Ma questo contrasta con quello che tu vuoi dire, e cioe',
>mi pare, che sia rumore tutto cio' che il mio (o tuo, o suo, etc.)
>orecchio considera sgradevole. La definizione, quindi, rimane nel
>soggettivo.
Permettimi di dissentire. Scientificamente la differenza tra suono e
rumore sta nel fatto che il primo e' composto da onde che stanno tra
loro in rapporti matematici precisi. Il suono ha una certa regolarita'
(indicate fisicamente dai valori di frequenza, ampiezza,.....).
Il rumore invece e' la sovrapposizione di onde sonore che non stanno
in relazione tra loro, e che non presentano regolarita' (la
caratteristica del rumore e' data solo dalla sua ampiezza, misurata in
Db).
Penso pero' che il problema sia un altro: classificare o no la musica
di Berio in quella classica.
Ciao
Giulio Peruginelli
lone...@sysnet.it
"Oibo'! Tempo non ha, scusate"
Don Giovanni, Atto II, Scena XV
Se volete scrivermi in privato rimuovete i numeri 5
dall'indirizzo e-mail.
Giulio Peruginelli wrote:
> [Definizione di Suono e Rumore]
>
> On Mon, 27 Oct 1997 17:15:22 GMT, lil...@ns.altrimedia.it (Rodolfo
> Canaletti) wrote:
>
> >>Io considero essenzialmente la musica come suono: troppo spesso, invece,
> >>tale "suono" è banalizzato a "rumore", a mio sommesso parere.
>
> >Ma quale e' la differenza fra suono e rumore?
>
> Permettimi di dissentire. Scientificamente la differenza tra suono e
> rumore sta nel fatto che il primo e' composto da onde che stanno tra
> loro in rapporti matematici precisi. Il suono ha una certa regolarita'
> (indicate fisicamente dai valori di frequenza, ampiezza,.....).
> Il rumore invece e' la sovrapposizione di onde sonore che non stanno
> in relazione tra loro, e che non presentano regolarita' (la
> caratteristica del rumore e' data solo dalla sua ampiezza, misurata in
> Db).
E allora Edgar Vares fa rumore o suono ( e quindi musica) per esempio in
Ameriques?
Ezio Ferdeghini
>E allora Edgar Vares fa rumore o suono ( e quindi musica) per esempio in
>Ameriques?
Non ho detto che nella musica non si puo' usare il rumore. Volevo solo
precisare la differenza tra suono e rumore.
Che poi l'utilizzo del rumore nella musica sia discutibile e' un altro
discorso.
Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it vaxpia::ferrante
>Non ho detto che nella musica non si puo' usare il rumore. Volevo solo
>precisare la differenza tra suono e rumore.
>Che poi l'utilizzo del rumore nella musica sia discutibile e' un altro
>discorso.
Hai fatto bene a precisarlo. Non sono un fisico, ma mi sembra che la
tua definizione abbia a che fare con la fisica, piu' che con la
musica.
Quando si parla della differenza fra suono e rumore in musica, in
genere, si fa riferimento alla "gradevolezza" o meno del prodotto
sonoro. In questo caso la differenza diventa del tutto soggettiva.
Ciao
>Mentre il suono prodotto dall'archetto che colpisce il leggio non ne ha
>nessuna (quasi: dipende dal leggio!). Eppure, qual'e' il rumore, e
>qual'e' la musica (almeno nella sinfonia de "Il signor Bruschino")?
Questo lo so anche io!!! Questa sinfonia di Rossini comprende anche un
punto in cui i violinisti colpiscono il leggio; e, piu' precisamente,
a quanto mi hannoi detto, in partitura c'e' scritto esplicitamente di
colpire la 'scodellina' (non so come chiamarla) che regge (o meglio
reggeva, per quei tempi) la candela che illuminava la parte degli
orchestrali.
Ho vinto quacchecosa?
Ciao
Giulio Peruginelli
lone...@sysnet.it
'Ille hic est Raphael, timuit quo sospite vinci
Rerum magna parens et moriente mori.'
Pietro Bembo
(... cut ...)
> Perche' mai il 'bello' che c'e' nell'uomo dovrebbe essere rappresentato
> dalla vibrazione di una corda di budello, e non dalla perfetta
> consonanza di due scaracchi?
> Ti sei mai chiesto come suonava la musica di Beethoven ai suoi
> contemporanei? Io credevo di essere scafato abbastanza, ma all'ascolto
> dei suoi quartetti ho fatto dei balzi sulla sedia per delle palesi
> dissonanze, anche piuttosto audaci, che posso solamente immaginare alla
> lontana che effetto avessero sui suoi contemporanei.
Semplice, lo compativano perche', essendo sordo, non poteva (sic) sentire
le dissonanze.
Ironia sui contemporanei a parte, purtroppo ancora oggi una Societa' di
Concerti di provincia deve pensarci su due volte prima di proporre gli
ultimi Quartetti! L'anno scorso, per una serie di fortunate circostanze,
la Societa' di cui faccio parte qui a Piacenza e' riuscita ad avere
l'American String Quartet. Preso contatto con gli artisti per concordare
il programma, mi sono sentito offrire - tra l'altro - il Quartetto op.
130, con possibile scelta tra il Finale aggiunto successivamente e
l'originaria Grande Fuga. Naturalmente (dal mio punto di vista), ho
immediatamente optato per la G.F., confermandola subito, direttamente al
telefono. Be', nell'anno di grazia 1996, mi sono piovute addosso tutte le
critiche del mondo, perche' la G.F. "e' troppo difficile per i nostri
abbonati..." "e' dura e piena di dissonanze..." "il pubblico non e'
ancora pronto..." e cosi' via.
Sono comunque riuscito ad impormi (con argomentazioni che mai avrei
pensato di dover addurre a... difesa di Beethoven) e l'American String
Quartet ha finito per regalarci uno splendido 130 con relativa splendida
Grande Fuga. Pubblico attentissimo, grande tensione e, alla fine,
esplosione di entusiasmo (a dimostrazione che, per fortuna, a volte il
pubblico e' meno stupido di quanto si possa pensare).
> Il problema della musica contemporanea, a me profano, appare
> innanzitutto un problema di tipo semantico
O, forse, soprattutto di tipo semiotico. Mi sembra che sia proprio sui
segni, sull'indispensabile biunivocita' della comunicazione che si e'
verificata la frattura piu' profonda. Ossia, e' essenzialmente un
problema di linguaggio, di trasmissione dell'espressione: la semantica
musicale e' da sempre un concetto molto astratto e indefinibile che ha
creato problemi solo a chi voleva a tutti i costi trovare un'affinita'
tra il linguaggio musicale e quello parlato, senza rendersi conto che
piu' cerchi di avvicinarti alla tautologia, piu' te ne allontani (ricordi
i tentativi di illustri studiosi di creare, traendolo dalle Passioni e
dalle Cantante, un "dizionario bachiano" fatto di formule: la tal
figurazione significa "Dio", la tal altra significa "Dolore", la tal
altra ancora "Fede", etc.? Beh, il tentativo ovviamente naufraga di
fronte, che so, all'Arte della Fuga o all'Offerta Musicale).
Vista inaffidabile la ricerca semantica (e la relativa tautologia: un
albero e' un albero per tutti, pur nelle sue diverse raffigurazioni, ma
una qualsiasi formula musicale "comunica" a ognuno di noi in modo
diversissimo, quando non addirittura opposto. Ad es., l'inizio della
Sinfonia n. 40 di Mozart e' allegro o triste?), l'unica indagine puo'
essere rivolta ai segni e, quindi, preseguo con te:
> fino al secolo scorso bene o
> male, il linguaggio adoperato dalla musica 'colta' era essenzialmente
lo
> stesso adoperato dalla musica di genere piu' basso, mentre adesso se ne
> e' distaccato totalmente fino a risultare incomprensibile a quella
parte
> della popolazione non abbastanza addentro nelle segrete stanze da
> possederne la chiave di lettura. E questo per me e' un problema serio,
> da non sottovalutare assolutamente. Ma poi, che il bello ideale debba
> essere espresso dalla successione della scala tonale, e codificato
nelle
> regole dell'armonia elaborate nel '700, piuttosto che nelle poltiglie
> sonore di Berio o nei suoni rarefatti di certo Stockhausen, mi pare
> questione indecidibile e pertanto oziosa. Certamente provo piu' piacere
> all'ascolto di Auber, di cui ho appena acquistato Le Domino Noir,
> piuttosto che di un Berio o Maderna, probabilmente anche per una mia
> pigrizia mentale e propensione all'edonismo, ma da qui a decidere che
il
> primo sia compositore migliore del secondo, direi che ce ne passa.
A questo punto, parliamo di *segni* e sono completamente d'accordo con
te.
Grazie per il bel post, il cui senso condivido in toto, che si unisce a
quelli degli altri che pure condivido (soprattutto Canaletti e Peres) per
fornire alla domanda del subject una risposta precisa e documentata e,
comunque, numerosi spunti per ulteriori approfondimenti.
Cordialita'.
> > Il problema della musica contemporanea, a me profano, appare
> > innanzitutto un problema di tipo semantico
>
> O, forse, soprattutto di tipo semiotico.
Ooooops!
E' quando cerco di parlare difficile che mostro la mia abissale
ignoranza. Si, ovviamente, per dire quello che volevo dire avrei dovuto
usare la parola "semiotico", e ammetto che per essere sicuro sulla
differenza tra "semiotico" e "semantico" devo pensarci un bel po' su, e
infine controllare sul vocabolario sarebbe stata una buona idea.
La prossima volta cerco di spiegarmi a gesti, che faccio prima.
_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@cibs.sns.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it
Carissimo,
non avevo assolutamente intenzione di "correggere" la tua affermazione (e
se ho dato quest'impressione me ne scuso moltissimo), ma solo di
precisarla ulteriormente, visto che la condivido in pieno e che a questo
genere di problemi ho dedicato parecchio tempo in gioventu'. Ti
garantisco che ti spieghi benissimo e non soltanto a gesti... :-)))))))
Cordialmente,
>On Fri, 31 Oct 1997 14:45:10 +0100, Isidoro Ferrante
><ferr...@galileo.pi.infn.it> wrote:
>>
>>Bravo Rodolfo.
>>Anche la sirena dei vigili del fuoco presenta delle caratteristiche di
>>regolarita', etc.
>>Mentre il suono prodotto dall'archetto che colpisce il leggio non ne ha
>>nessuna (quasi: dipende dal leggio!). Eppure, qual'e' il rumore, e
>>qual'e' la musica (almeno nella sinfonia de "Il signor Bruschino")?
>calma, calma....Schillogeno potrebbe intrattenerti ore sulle sirene da
>pompiere che Edgar Varese utilizzava nei suoi lavori...inutile ch'io
>ti dica come la penso ma, insomma, forse per Schillo la musica e'
>quella della sirena, tanto per dire che su questo NG nessuna
>affermazione puo' mai darsi per scontata!
E bravo Luca, dici cose sensate e, visto che mi tiri in ballo -
giustamente - non mi nego.
Secondo me, le disquisizioni filosofiche (piu' spesso pero' di lana
caprina) da un po' di tempo impegnano severamente il gruppo.
Io tendo a fuggirle (perche' non ho la statura di Barthes o Adorno o
Enzensberger, ne' ho letto nei vari thread pareri di quella levatura).
Tuttavia daro' lo stesso il mio parere: per me TUTTA la musica e'
RUMORE, per essere esatti: RUMORE ORGANIZZATO.
Il fatto che il rumore provenga da una sirena, da un glockenspiel, da
un nastro magnetico, dall'ugola della sutherland, dal distorsore di
Hendrix o dal violino di Oistrach accompagnato da un' orchestra per me
non muta questo dato di fatto. Punto.
Caldi saluti a tutti, sia agli Hegeliani di destra che a quelli di
sinistra.
Schillogeno
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"Gia' che' spendo i miei danari, io mi voglio divertir"
(Don Giovanni, rivolto alla Telecom ed al provider)