Garson Poole ha pensato forte :
> ma è in francese :(
vabbé, su, se lo capisco io che non l'ho mai studiato possono capirlo
tutti :)
ho trovato questo piccolo stralcio (mancano alcuni brani, tra lui la
parte su Pergolesi e Cimarosa) tradotto in italiano:
Avevo già ascoltato a Milano alcuni quartetti di Beethoven e non ho
bisogno di dirle con quanta emozione e ammirazione! Conoscevo anche
alcune sue composizioni per pianoforte. A Vienna assistei per la prima
volta all'esecuzione di una delle sue sinfonie, l'Eroica. Quella musica
mi sconvolse. Ebbi un solo pensiero: conoscere quel grande genio,
vederlo, fosse pure una sola volta. Ne parlai con Salieri che sapevo
essere in rapporti con Beethoven…. Per soddisfare il mio desiderio
pensò che la cosa migliore fosse parlarne con Carpani, il poeta
italiano che era persona gradita a Beethoven; era certo che con il suo
aiuto sarebbe riuscito. In effetti Carpani si adoperò con tale
insistenza presso il maestro che ottenne il suo consenso a ricevermi.
Ho bisogno di dirlo? Salendo le scale che conducevano alla misera
dimora in cui abitava il grande uomo, feci un certa fatica a
controllare la mia emozione. Quando la porta si aprì, mi trovai in una
specie di bugigattolo sudicio e spaventosamente disordinato. Mi ricordo
soprattutto che il soffitto, subito sotto il tetto, era percorso da
grandi crepe attraverso le quali la pioggia doveva certo penetrare a
fiotti. I ritratti di Beethoven che tutti conosciamo nell'insieme
riproducono abbastanza fedelmente la sua fisionomia. Ma quel che nessun
incisore saprebbe mai esprimere è la tristezza indefinibile che emana
dal suo volto, mentre sotto le folte sopraciglie, come in profonde
caverne, gli occhi, anche se piccoli, sembrano trafiggervi. La voce era
dolce e un poco velata. Quando entrammo, senza fare attenzione a noi
restò qualche momento chino su una pagina di musica che finiva di
correggere. Poi, sollevando la testa, mi disse bruscamente, in un
italiano abbastanza comprensibile: "Ah Rossini, è lei l'autore del
Barbiere di Siviglia? Le faccio i miei complimenti, è un'eccellente
opera buffa; l'ho letta con piacere e mi sono divertito. Fino a che ci
sarà un teatro d'opera italiano verrà eseguita. Non cerchi mai di fare
altro che opere buffe; voler riuscire in un altro genere
significherebbe forzare il suo destino." Carpani che mi accompagnava lo
interruppe subito, naturalmente scarabocchiando in tedesco e
traducendomi parola per parola; era questo il solo modo in cui si
poteva tenere una conversazione con Beethoven; scrisse: "Ma il maestro
Rossini ha già composto un gran numero di opere serie, Tancredi,
Otello, Mosè; io stesso gliele ho mandate raccomandandole di
esaminarle." Beethoven rispose: "Infatti le ho scorse, ma vedete,
l'opera seria non è per gli italiani. Per trattare il vero dramma non
hanno sufficiente dottrina musicale; e come potrebbero mai acquisirla
in Italia?" Io gli comunico tutta la mia ammirazione per il suo genio,
tutta la gratitudine per avermi permesso di esprimergliela... Mi
rispose con un profondo sospiro e con queste poche parole: "Oh! un
infelice!"
Dopo una pausa mi chiese alcuni dettagli sui teatri italiani, sui
cantanti famosi, volle sapere se si eseguivano frequentemente le opere
di Mozart, se ero soddisfatto della compagnia italiana a Vienna. Poi
augurandomi una buona esecuzione e il successo per Zelmira, si alzò e
ci accompagnò fino alla porta, ripetendomi "Soprattutto faccia molti
Barbiere."
Scendendo quella scala, provai un'impressione talmente penosa nel
pensare all'abbandono e alla miseria in cui era lasciato languire un sì
grand'uomo, che non potei frenare le lagrime. "Ma se è lui", disse il
Carpani, "che vuol vivere così! E' un misantropo, un bisbetico, che non
sa conservarsi alcun amico!" La sera stessa assistei ad un pranzo di
gala in casa del principe Metternich. Turbato ancora da quella visita,
da quella lugubre parola "infelice", che mi era rimasta negli orecchi,
mi sentii come confuso nel vedermi trattato, al paragone del Beethoven,
con tanti riguardi in quella brillante società, e non potei fare a meno
di dire francamente tutto quel che pensavo sulla condotta della Corte e
dell'aristocrazia viennese verso il più gran genio musicale del tempo.
N'ebbe la stessa risposta che mi aveva data il Carpani; ed allora feci
osservare che lo stato di sordità in cui si trovava l'infelice doveva
ispirare la più viva compassione e che non era generoso rimproverargli
certe debolezze per giustificare il rifiuto di soccorrerlo. Aggiunsi
che se tutte le famiglie facoltose di Vienna si fossero sottoscritte
per una data quota, sarebbe stato possibile assicurare al grande
compositore una rendita tale da metterlo al riparo di ogni bisogno; ma
la proposta non trovò l'appoggio di alcuno. Non mi perdei di coraggio e
cercai di raccogliere i fondi necessari per compargli almeno una
modesta abitazione. Ottenni qualche adesione, ma il risultato finale fu
assai mediocre; mi si rispondeva generalmente: "Voi conoscete poco il
Maestro; il giorno dopo ch'egli sarà padrone di una casa, se la
rivenderà; non si saprà mai adattare a tenere un'abitazione fissa;
sente il bisogno di cambiare appartamento ogni sei mesi e domestica
ogni sei settimane!" E così fui obbligato ad abbandonare anche questo
secondo progetto.