ICS
ps per Equinoxe: nella pagina ti ho messo anche due songs di Bennato.
Per me In fila per tre è una delle canzoni più geniali che ci siano.
Fammi sappe.
http://home.tiscalinet.ch/lennybignami/mp3.htm
Se avessi dovuto
> scrivere le singole note ci avrei messo almeno 4 ore.
Ma avresti imparato qualcosa
Dunque ho
> risparmiato un bel po' di tempo e fatica.
Questo è il presupposto dell'imprenditore, non del musicista
>>Se avessi dovuto
>> scrivere le singole note ci avrei messo almeno 4 ore.
>
>Ma avresti imparato qualcosa
beh, sì. C'è sempre qualcosa da imparare al mondo. Ma questo accade
anche con i Loops, a ben pensarci.
>> Dunque ho
>> risparmiato un bel po' di tempo e fatica.
>Questo è il presupposto dell'imprenditore, non del musicista
mica sempre. Cmq riflettevo sul risultato, non sul presupposto.
ICS
> certamente nell'ambito della musica elettronica i Loops sono una
> comodità. Ce ne sono di tutti i tipi, per percussioni, vocali, ecc.
Bha! in un certo ambito, l'elettronica o la disco, sicuramente può risultare
comodo, ma a sto punto è come avere una base midi...
> Dal mio personale punto di vista l'uso dei Loops facilita il lavoro di
> chi scrive, perché chiaramente se io devo scrivere tutte le singole
> note del Loop faccio più fatica (soprattutto in alcuni casi complessi)
> che non a mettere quell'unico evento midi che mi genera poi tutto il
> Loop e ci metto una barca in più di tempo
...appunto, è un midi....
> Nell'ottica del risultato
> complessivo (che dovrebbe poi essere quello che conta), non si può
> tuttavia secondo me dire che l'uso dei Loops produca risultati
> peggiori di quelli che si potrebbero ottenere in condizioni di
> scrittura nota per nota, anzi...
Come semplificazione della scrittura ( ovvero se dici: uso questa base midi,
che impiego meno tempo a scrivere, poi la stampo "nota per nota") hai
ragione, ma stai comunque componendo un tipo di musica di "nìììcchia!"
>Tuttavia, per chi è abituato alla
> scrittura tradizionale, resta come una sensazione di incompletezza, o
> forse più semplicemente ci si sente come se non ci si fosse assunti
> tutte le proprie responsabilità.
non saprei dirti, non ho mai composto, ho solo "giocato" con i midi...
>Non so se è chiaro ciò che intendo.
> Giochicchiando con Loops indiani, ho fatto in un'oretta una breve
> musichetta per dare l'idea di quel che si può fare. Se avessi dovuto
> scrivere le singole note ci avrei messo almeno 4 ore. Dunque ho
> risparmiato un bel po' di tempo e fatica.
Si ma hai scritto musica indiana "semplice" diciamo, se dovessi scrivere
parti per un'orchestra ho i miei dubbi che ti risultino utili.
Non mi ricordo più se i Radiohead o i REM che dicevano che loro usavano
molto queste tecniche per comporre, creavano stralci di basi musicali e poi
su questi costruivano le loro canzoni: sicuramente se usati in un certo
modo possono risultare molto interessanti. IMHO è semplicemente una
semplificazione pratica, se vuoi comporre decentemente l'unica cosa che
conta è la tua capacità di esprimerti, altrimenti fai la fine dei vari
Eiffel65 o quella gente li, che scrive suoni e non musica: purtroppo quando
si hanno a disposizione simili strumenti la tentazione di far "prima"
ammucchiando un pò di campionature e finita lì, è molto forte....
Ciao
--
(o_ Edoardo "Edoloz" Carminati
//\ "VI" Registered Linux user #301558
V_/_ "VI" = "V"ery "I"ncompetent : )
Drake Per rispondere togli il_gatto_dal_forno
Uhm... Secondo me dipende dall'ottica del lavoro che devi fare. Insomma, se
devi buttare giù una partitura mi sa che il loop sia poco adatto in tal
senso (ma ha senso in ambito di musica elettronica parlare di una partitura
nel senso tradizionale del termine?), altrimenti se ciò che conta è il
"prodotto finito", io come ascoltatore non mi porrei molti problemi.
> ps per Equinoxe: nella pagina ti ho messo anche due songs di Bennato.
> Per me In fila per tre è una delle canzoni più geniali che ci siano.
Mumble mumble... Secondo me Shpalman rimane sempre al top della genialità.
:P Sai, questione di gusti... ;))
> Fammi sappe.
Mi piace. :)
Sì sì ora cmq ricordo! Bennato è quello del gatto e la volpe! (un mito!)
Queste canzoni (addirittura *live*!) dove si pigliano?
Al supermercato ora ci sta una sbrodolata di offerte in cd, e ci sta pure
Bennato. Mi sa che mi faccio una raccolta. Ahò, mò interrompo lo sciopero
musicale. ;))
Tu però beccati queste qui:
(posso dirne una? secondo me le canzoni dello Zecchino d'oro, almeno fino a
quando non sono sbarcati i MIDI a manetta, e dei vecchi cartoni, prima che
la D'Avena rovinasse tutto il rovinabile, sono migliori di quelle boiate
massime che ora come ora passano in radio e tv :P "Corri topolino" docet!
^_^ ).
http://www.harmoniae.com/manete_varie
(PS link assolutamente vietato alle persone muffe)
Parentesi: hai mai sentito "Thrak" dei King Crimson? Secondo me è
spettacolare. Chiusa parentesi e punto.
A.
--
"Why'd you have to go and make things so complicated?"
AKA "Entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem".
> Non mi ricordo più se i Radiohead o i REM che dicevano che loro usavano
> molto queste tecniche per comporre, creavano stralci di basi musicali e poi
> su questi costruivano le loro canzoni
Dubito che siano stati i REM, ma è una pratica ormai (ab)usatissima.
Credo che ad inaugurarla siano stati Massive Attack e Portished.
Ciao,
Paolo
--
Paolo Tramannoni
Porto Recanati, Italy
>Bha! in un certo ambito, l'elettronica o la disco, sicuramente può risultare
>comodo, ma a sto punto è come avere una base midi...
per me è molto più naturale di una base midi. Cioè, sono proprio
frammenti di registrazioni! Comunque anche io ne vedrei il solo uso
confinato a certi tipi di musica.
>...appunto, è un midi....
mi permetto di correggerti: il loop in sé non è un midi, ma un
campione in vari formati possibili (akai, gig, ecc). Se dovessi
scrivere la sua intera parte reale in midi, non sarebbe molto diverso
dal compilare una partitura. Anzi, sarebbe il primo passo per la
compilazione di una partitura, a cui aggiungere poi dinamiche, ecc.
>Come semplificazione della scrittura ( ovvero se dici: uso questa base midi,
>che impiego meno tempo a scrivere, poi la stampo "nota per nota") hai
>ragione, ma stai comunque componendo un tipo di musica di "nìììcchia!"
beh, ma la musica contemporanea cosa pensi che sia, anche senza loops?
Ma il limite non credo che sia questo. Cioè, non è il fatto che
qualcosa sia di nicchia a certificarne automaticamente e
necessariamente lo scarso valore e interesse, credo.
>>Tuttavia, per chi è abituato alla
>> scrittura tradizionale, resta come una sensazione di incompletezza, o
>> forse più semplicemente ci si sente come se non ci si fosse assunti
>> tutte le proprie responsabilità.
>non saprei dirti, non ho mai composto, ho solo "giocato" con i midi...
la sensazione che ho io è stata proprio quella. Dopo aver fatto studi
classici e aver scritto parecchie partiture in modo tradizionale e
sapendo bene quale fatica sia, trovarsi difronte ad un loop complesso
che con un solo evento midi ti consente di ottenere quel ben di Dio fa
a me una certa impressione. Naturalmente ho coscienza del fatto che
non avrebbe senso utilizzare loop se il fine è quello di produrre
partiture per veri esecutori (perché la partitura risultante sarebbe
indecifrabile per chi suona, visto che con una nota scritta il loop
magari te ne esegue 21). Ma riflettevo sul risultato finale,
chiedendomi fino a qual livello si potesse arrivare con buoni suoni e
strumenti professionali. In fondo è pur sempre "comporre". Solo che
non si assemblano note singole, ma "blocchi" di note.
>Si ma hai scritto musica indiana "semplice" diciamo, se dovessi scrivere
>parti per un'orchestra ho i miei dubbi che ti risultino utili.
Anche io avrei grossi dubbi, anche perché non ho visto loops
interessanti da questo punto di vista. Quelli migliori sono secondo me
quelli percussivi, anche se in realtà scrivere una parte costante e
ripetitiva per percussioni non è poi così difficile anche su carta.
Poi mi piacciono quelli vocali. Infine mi interessa il meccanismo
psicologico per il quale la presenza del loop può generare una
modificazione del linguaggio creativo in chi adopera il loop stesso.
>Non mi ricordo più se i Radiohead o i REM che dicevano che loro usavano
>molto queste tecniche per comporre, creavano stralci di basi musicali e poi
>su questi costruivano le loro canzoni: sicuramente se usati in un certo
>modo possono risultare molto interessanti. IMHO è semplicemente una
>semplificazione pratica, se vuoi comporre decentemente l'unica cosa che
>conta è la tua capacità di esprimerti, altrimenti fai la fine dei vari
>Eiffel65 o quella gente li, che scrive suoni e non musica:
ahaaa, ma questo può avvenire benissimo anche in musica "colta", e
scrivendo nota per nota ;-) Vedi per esempio Sci... ehm...ti piace
andare a sciare? ^^
>purtroppo quando
>si hanno a disposizione simili strumenti la tentazione di far "prima"
>ammucchiando un pò di campionature e finita lì, è molto forte....
indubbiamente. In effetti se uno dovesse comporre solo musica
elettronica sarebbe davvero tutto più facile, oggi come oggi. Gli
strumenti a disposizione sono tali, da rendere la fatica creativa
minima. Invece per la stesura di partiture tradizionali la situazione
si è notevolmente complicata rispetto ad un tempo e personalmente
ritengo che la fatica sia in tal senso superiore (certo è una
considerazione di carattere generale)
Ciao,
ICS
> Edoardo "Edoloz" Carminati <edolozil_gat...@email.it> (carina,
questa...) :-)
> > Non mi ricordo più se i Radiohead o i REM che dicevano che loro usavano
> > molto queste tecniche per comporre, creavano stralci di basi musicali e
poi
> > su questi costruivano le loro canzoni
>
> Dubito che siano stati i REM, ma è una pratica ormai (ab)usatissima.
> Credo che ad inaugurarla siano stati Massive Attack e Portished.
Dei Portishead ascolto e segnalo volentieri il "Roseland NYC live", del 24
luglio 1997, con accompagnamento orchestrale.
Baciccia
>Dei Portishead ascolto e segnalo volentieri il "Roseland NYC live", del 24
>luglio 1997, con accompagnamento orchestrale.
Approvo assolutamente!
Ciao
A.
************
ANDREA TRAVE - http://civet.berkeley.edu/atrave/
Ci sono momenti in cui il sofferente Fauno di
Debussy sembra avere urgente bisogno di un chirurgo
veterinario.
[Boston Daily Advertiser, 1905]
> mi permetto di correggerti: il loop in sé non č un midi, ma un
> campione in vari formati possibili (akai, gig, ecc). Se dovessi
> scrivere la sua intera parte reale in midi, non sarebbe molto diverso
> dal compilare una partitura.
no, scusa, potresti spiegarti meglio?
cosě, per gli ignoranti come me.
Z.
>> mi permetto di correggerti: il loop in sé non č un midi, ma un
>> campione in vari formati possibili (akai, gig, ecc). Se dovessi
>> scrivere la sua intera parte reale in midi, non sarebbe molto diverso
>> dal compilare una partitura.
>
>no, scusa, potresti spiegarti meglio?
>cosě, per gli ignoranti come me.
cara Schütze ignorantina ;-) un loop č praticamente una sequenza di
note registrata e campionata. Sul mercato ne trovi in varie forme,
come accennato (formato Akai, Gig, EXS24, ecc). Ora prendi un
sequencer come Logic o Cubase, ma anche Finale: se tu metti una nota
sul rigo e assegni quella traccia ad un campionatore software che ti
riproduca il loop, per ottenere l'esecuzione dell'intera sequenza di
note (10,15,20 o piů note, dipendentemente dal tipo di loop) che
costituisce il loop, devi mettere nel tuo sequencer *una sola* nota,
che come evento midi trasmetterŕ il segnale al campionatore per
eseguire tutto il Loop. Tu metti quella nota sul rigo, e quando il
segnale midi arriva al campionatore il loop viene riprodotto in tutta
la sua magnificenza, magari una ventina di note (allungabile a
piacimento se aumenti il valore della nota scritta). Naturalmente la
partitura risultante non avrebbe alcun senso musicale, perché
l'eventuale esecutore non vede le singole note del loop, ma ne vede
solo una, quella che riproduce via midi l'intero loop. Ad esempio
potresti avere un loop per flauto che ti suona Fa#3, Sol3, La3, Mib3.
ecc, ecc ecc fino ad un totale di 20 note, mentre tu sul rigo ne
scrivi solo una (chessň, un sib), quella che ti eseguirŕ via midi
tutto il loop. Ora, se uno volesse fare una operazione di
"trascrizione", cioč riscrivere il loop come sequenza midi completa
(nell'esempio sopra scriveresti dunque sul rigo con Finale o Logic o
altro sequencer le singole note che compongono il loop: Fa#3, Sol3,
La3, ecc) avresti fatto il primo passo per la compilazione di una
partitura, cioč quello di scrivere le singole note che compongono una
determinata sequenza. Sono stato sufficientemente chiaro? ;-)
Ciao,
ICS
> >no, scusa, potresti spiegarti meglio?
> >così, per gli ignoranti come me.
>
> cara Schütze ignorantina ;-)
sai, ho una certa età.
sono rimasta al liuto rinascimentale, come dire.
ehm
> un loop è praticamente una sequenza di
> note registrata e campionata.
ecco, fin lì c'arrivavo.
ma come è questa sequenza?
che criteri segue?
> Sul mercato ne trovi in varie forme,
> come accennato (formato Akai, Gig, EXS24, ecc).
questi formati seguono dei criteri, appunto?
>Ora prendi un
> sequencer come Logic o Cubase, ma anche Finale: se tu metti una nota
> sul rigo e assegni quella traccia ad un campionatore software che ti
> riproduca il loop, per ottenere l'esecuzione dell'intera sequenza di
> note (10,15,20 o più note, dipendentemente dal tipo di loop) che
> costituisce il loop, devi mettere nel tuo sequencer *una sola* nota,
> che come evento midi trasmetterà il segnale al campionatore per
> eseguire tutto il Loop.
ok.
> Tu metti quella nota sul rigo, e quando il
> segnale midi arriva al campionatore il loop viene riprodotto in tutta
> la sua magnificenza, magari una ventina di note (allungabile a
> piacimento se aumenti il valore della nota scritta). Naturalmente la
> partitura risultante non avrebbe alcun senso musicale, perché
> l'eventuale esecutore non vede le singole note del loop, ma ne vede
> solo una, quella che riproduce via midi l'intero loop. Ad esempio
> potresti avere un loop per flauto che ti suona Fa#3, Sol3, La3, Mib3.
> ecc, ecc ecc fino ad un totale di 20 note, mentre tu sul rigo ne
> scrivi solo una (chessò, un sib), quella che ti eseguirà via midi
> tutto il loop.
okkei.
Ma le note prodotte da questo loop, come vengono decise?
aleatorie?
>Ora, se uno volesse fare una operazione di
> "trascrizione", cioè riscrivere il loop come sequenza midi completa
> (nell'esempio sopra scriveresti dunque sul rigo con Finale o Logic o
> altro sequencer le singole note che compongono il loop: Fa#3, Sol3,
> La3, ecc) avresti fatto il primo passo per la compilazione di una
> partitura, cioè quello di scrivere le singole note che compongono una
> determinata sequenza. Sono stato sufficientemente chiaro? ;-)
chiarissimo.
Ancora però non ho capito con quale criterio 'sto loop sceglie le note da
spararti in sequenza.
Z.
>Ancora perň non ho capito con quale criterio 'sto loop sceglie le note da
>spararti in sequenza.
non le sceglie. Un loop č fatto cosě da chi cosě l'ha voluto fare. E'
stato registrato cosě. E' in pratica una breve sequenza di note
preregistrata e campionata e resa disponibile a chi se ne vuol
servire. Prima di postare il post sui loops ho dedicato un'oretta a
fare quel pezzetto indiano che ho messo on-line proprio per dare una
minima idea di cosa fossero e cosa si potesse fare (certo, in modo
semplice, ma era solo per dare un'idea). In quel pezzetto io non ho
scritto nota per nota, ma ho assemblato loops, cioč blocchi di note
prefatti che avevo a disposizione ;-) Naturalmente tale assemblamento
dipende dal gusto personale (i loops disponibili sono milioni, e uno
prende quelli che vuole e li mette insieme come meglio crede). Gli
interventi nota per nota in quell'esempio sono minimi. Questi blocchi
di note sono facilmente riconoscibili: la base percussiva, i frammenti
di voci maschili, quelli di voci femminili, i frammenti di strumenti a
fiato. Piů chiaro?
Vogliamo dire una volta per tutte che un loop (che poi il termine sarebbe
campione, visto che il loop č un campione ripetuto n volte), č un frammento
di un brano altrui, come se per esempio prendessi l'incipit della v di LVB e
lo ripetessi n volte aggiungendo suoni o altri campioni vari ed eventuali.
Nella maggioranza dei casi non si ha neanche la minima idea di che "musica"
contengano i campioni looppati, solo ci si aggiungono batterie o suoni ad
orecchio con buona pace di chi si cimenta quotidianamnete per ore nello
studio di uno strumento o dell'armonia.
> Vogliamo dire una volta per tutte che un loop [...]
> è un frammento di un brano altrui,
Perché "altrui"?
E.
Non è detto...come dicevo c'è chi ( vd Radiohead) si campiona un pò di
loop suoi, poi li usa quando gli servono, se gli servono: li utilizza
come una sorta di "scorta" di accompagnamenti o "assoli" da inserire
quando vuole. E' un pò un modo di comporre "modulare" che per certa
musica può essere interessante.
Ciao
Ps Il concetto assomiglia vagamente a quello della programmazione a
oggetti...;-))))
> Più chiaro?
ho capito.
insomma, ti devi cuccare la sequenza che ha deciso il tipo che ha fatto il
loop.
scusa, mi spieghi dov'è il gusto?
Z.
>Non è detto...come dicevo c'è chi ( vd Radiohead) si campiona un pò di
>loop suoi, poi li usa quando gli servono, se gli servono: li utilizza
>come una sorta di "scorta" di accompagnamenti o "assoli" da inserire
>quando vuole. E' un pò un modo di comporre "modulare" che per certa
>musica può essere interessante.
Credo che ormai buona parte del "rock" (se mi passate il termine...)
contemporaneo usi la tecnica dei loop piu` o meno massicciamente. Ho
assistito a concerti in cui sul palco c'erano solo due o tre musicisti
(il piu` recente, i Motel Connection), ma uno di loro era addetto alla
tastiera coi loop, e riuscivano a creare un effetto di insieme
paragonabile ad una dozzina di musicisti tutti assieme. Credo anche
che la maggior parte dei sample fossero originali, ma molto spesso in
mezzo a tanti loop anonimi scelgono qualcuno piu` o meno riconoscibile
di altri autori, e allora viene sempre citato sui CD per motivi di
copyright. Chiaramente, si possono ottenere in questa maniera
risultati che suonano piu` o meno "originali": i Massive Attack, ad
esempio, hanno creato un loro sound personalissimo e, IMHO, quasi
inimitabile con queste tecniche.
Anche nella musica contemporanea "classica" si inizia a fare uso di
queste tecniche, interpolate con l'uso di strumenti tradizionali. Ad
esempio, Rattle e i Berliner stanno portando in tour una composizione
di Heinar Goebbels, "Aus einem Tagebüch", in cui un sampler ha un
ruolo fondamentale, riproducendo sia rumori e suoni registrati
apposta, sia stralci da precedenti composizioni dello stesso autore.
Non e` male, tra l'altro lo sentiro` dal vivo fra un mese. Credo che
anche Kajia Saariaho usi tastiere e sampler abbastanza spesso.
Tra l'altro, mi vengono in mente anche certe tecniche aleatoriche,
usate ad esempio da Lutoslawski, in cui vari strumenti devono ripetere
ad libitum e senza sincronia fra loro una piu` o meno breve sequenza
di note. Il risultato presenta delle affinita` a quello che si puo`
ottenere con i mezzi elettronici.
>ho capito.
>insomma, ti devi cuccare la sequenza che ha deciso il tipo che ha fatto il
>loop.
>scusa, mi spieghi dov'č il gusto?
boh, potrebbe anche essere interessante assemblare loops, non meno che
farlo con note singole, e il risultato, musicalmente parlando, non č
assolutamente detto che faccia piů schifo, anche perché per chi
ascolta non fa molta differenza, visto che la percezione resta
comunque una serie di note in successione in un modo o nell'altro.
ICS
Il ritornello praticamente, un po' meccanico forse... adesso ho capito
=..O
> Tra l'altro, mi vengono in mente anche certe tecniche aleatoriche,
> usate ad esempio da Lutoslawski, in cui vari strumenti devono ripetere
> ad libitum e senza sincronia fra loro una piu` o meno breve sequenza
> di note. Il risultato presenta delle affinita` a quello che si puo`
> ottenere con i mezzi elettronici.
Se non sbaglio, anche "Serenata per un satellite" di Maderna è basata sullo
stesso principio compositivo, ed è un pezzo di quasi quarant' anni fa. Mi
ricordo che Berio alle prove e poi in concerto usava le varie sezioni
esattamente come un cuoco che avesse di fronte a sè vari piattini con gli
ingredienti e li mischiasse nel piatto principale ogni volta in modo
diverso. Si divertiva come un bambino.
Ciao
Moos
--
If you don't know where you're going, any road will take you there
George Harrison
> > Tra l'altro, mi vengono in mente anche certe tecniche aleatoriche,
> > usate ad esempio da Lutoslawski, in cui vari strumenti devono ripetere
> > ad libitum e senza sincronia fra loro una piu` o meno breve sequenza
> > di note. Il risultato presenta delle affinita` a quello che si puo`
> > ottenere con i mezzi elettronici.
>
>
> Se non sbaglio, anche "Serenata per un satellite" di Maderna č basata
sullo
> stesso principio compositivo, ed č un pezzo di quasi quarant' anni fa.
Vero.
E anche "In C" di Terry Riley č costruito piů o meno nello stesso modo,
anche se come brano č un po' piů "organizzato" rispetto alla "Serenata" di
Maderna.
E.
> Rattle e i Berliner stanno portando in tour una composizione
> di Heinar Goebbels, "Aus einem Tagebüch", in cui un sampler ha un
> ruolo fondamentale, riproducendo sia rumori e suoni registrati
> apposta, sia stralci da precedenti composizioni dello stesso autore.
Se somiglia ad una precedente composizione di Goebbels, l'uso del mezzo
elettronico rischia di risultare molto elementare, con la semplice
registrazione di un passaggio e la sua riproduzione in ciclo. Il brano a
cui mi riferisco (non ne ricordo il titolo) non ricorreva minimamente a
nessuna delle tante possibilità di elaborazione in realtime messe a
disposizione dagli strumenti software ed hardware contemporanei.
> Credo che anche Kajia Saariaho usi tastiere e sampler abbastanza
> spesso.
Almeno fino a tre anni fa Saariaho adoperava mezzi più sofisticati del
campionatore, in particolar modo Max/MSP e gli altri strumenti della
workstation audio dell'Ircam. Più che alla cattura di un frammento per
riproporlo in ciclo, si trattava di far "ripensare" al computer la
musica prodotta da strumenti acustici "reali" in un flusso diverso dalla
ripetizione del pattern.
> Tra l'altro, mi vengono in mente anche certe tecniche aleatoriche,
> usate ad esempio da Lutoslawski, in cui vari strumenti devono ripetere
> ad libitum e senza sincronia fra loro una piu` o meno breve sequenza
> di note. Il risultato presenta delle affinita` a quello che si puo`
> ottenere con i mezzi elettronici.
Dici bene. La tecnica di Lutoslawski che descrivi sembra davvero
ispirata al delay (o linea di ritardo). E' però una tecnica (molto amata
dai musicisti dub) caduta in disuso nell'elettronica di derivazione
pop/rock, che ha bisogno di interminabili strati di pattern su cui far
accadere degli eventi più difficilmente definibili.
Se va cercata una parentela, magari proprio una primogenitura, in brani
di contemporanea "colta", mi vien da pensare all'ultima, lunghissima
sezione di Quadrivium di Maderna - costruito per l'appunto a strati, con
una lunga fascia che cerca di annullare nella sua fissità apparente il
senso del tempo.
> E anche "In C" di Terry Riley è costruito più o meno nello stesso modo,
> anche se come brano è un po' più "organizzato" rispetto alla "Serenata" di
> Maderna.
Riley (e in particolare quel pezzo) è il progenitore diretto nell'uso
dei loop. "In C" (del 1960?) è costruito a blocchetti sovrapponibili -
esattamente come appare la musica in un moderno sequencer.
Da ascoltatore mi sento di dire che, in generale, i brani che utilizzano
loop risultano piu' piatti e piu' stupidi, inoltre la qualita' di un brano
che fa utilizzo massivo di loop e' veramente mediocre.
Personalmente li detesto in quanto si perde completamente il controllo del
brano, ci si lega a vincoli troppo stringenti e anche quando il software di
gestione dei loop ti da strumenti molto avanzati rimane comunque
quell'impossibilita' alla completa personalizzazione necessaria per
l'integrazione all'interno di un brano.
Gia' sono moltissimi i vincoli imposti, e consistente la perdita' di
controllo sul brano, quando si utilizzano campionamenti singoli (vedi
gigasampler, halion e robe simili) - o multilayer o multisample - farsi
addirittura lo sgarbo di perdere il controllo su tempi e dinamiche e'
quantomeno folle.
Partendo da un approccio sample-based: sono dell'opinione che sia
infinitamente meglio utilizzare un drumset multisample/multilayer (ad
esempio) e stendere a mano le parti che occorrono, con dinamiche coerenti,
con la struttura ritmica che piu' si confa' al resto del brano e con
l'applicazione (eventuale) di filtraggi coerenti e adatti per il singolo
elemento percussivo.
Cosi' facendo non impieghi un'ora... e nemmeno 4... forse 8 o anche piu', ma
non credere che il risultato finale, a tutti i livelli, sia lo stesso.
C'e' un unico uso dei Loop che apprezzo: quando vengono usati a mo' di
strumento... praticamente quando non vengono usati come Loop! :D
Jenner
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/