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Come ti stronco Pavarotti (lungo)

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GeppoilFolle

unread,
Sep 7, 2007, 5:53:36 AM9/7/07
to

Stamattina, 7 settembre, è tutta una gara a dire che in fondo Pavarotti
non era quella gran cosa che sembrava.
Ecco come siamo ridotti: ieri 6 settembre Big Luciano era Dio, oggi il
contrario....


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Stroncatura di Paolo Isotta, il Corriere della Sera:

Vorremmo ricordare il tenore emiliano com'era ai suoi esordi, rimuovendo i
detriti limacciosi accumulatisi con gli anni. Da tenore «di grazia »,
emulo di Tito Schipa, il quale è ovviamente irraggiungibile, cantava nel
«mezzo carattere» dell'Elisir d'amore e della Sonnambula. Possedeva un
timbro delizioso ch'era immagine di giovinezza, fiati lunghi e sani e
quella splendida chiarezza di dizione che non l'ha abbandonato mai. Sotto
quest'ultimo profilo, anche nei periodi meno felici, Pavarotti restava
esempio d'una vecchia scuola italiana gloriosa: quando cantava si capiva
ogni parola. Contemporaneamente praticò con lo stesso successo il
repertorio «lirico»: a esempio, il duca di Mantova del Rigoletto. Lo si
volle accostare a Beniamino Gigli e, ripeto, per bellezza di timbro e
chiara dizione ne era un erede. Ho un prezioso ricordo d'un testimone
oculare quanto autorevole. Interpretava questo ruolo al Massimo di Palermo
sotto la bacchetta del grande e burbero Antonino Votto. Rientrando il
Maestro in camerino dopo la recita, borbottava: «Nunn' è ccosa!». Perché
un direttore di tal calibro era scontento d'un delizioso tenore? Pavarotti
possedeva in radice difetti da definirsi in radice che i pregi della
giovinezza dissimulavano ma non potevano cancellare. Egli era un
analfabeta musicale, nel senso che non aveva mai appreso a leggere la
notazione musicale: le opere doveva impararle a fatica nota per nota con
un tapeur paziente. Questo è ancora il meno. Egli era a-ritmico per
natura, non era possibile inculcargli se non in modo vago la nozione della
durata delle note e dei rapporti di durata.
L'Opera lirica non è il canto del muezzin, è prodotto di accompagnamento
orchestrale e richiede voci che s'accordino fra loro. S'immagini Pavarotti
nel Sestetto della Lucia di Lammermoor... Per avere quest'eccezionale
cantante si doveva passar sopra a molte, a troppe cose, e così si
ricorreva a direttori d'orchestra abili nel «riacchiappare » il tutto
quanto pronti a chiudere tutti e due gli occhi sul rispetto della
partitura musicale. Questo difetto è con gli anni aumentato, giacché
Pavarotti, il suo vero torto, non aveva e non voleva avere coscienza dei
propri limiti. Col crescergli un ego caricaturalmente ipertrofico
diventava sempre più insofferente delle critiche, anche solo degli
avvertimenti affettuosi, come affrontava zone del repertorio che gli erano
precluse dalla natura e dall'arte. Da qui alle adunate oceaniche nei
continenti, cantando egli con amplificazione, alle manifestazioni miste
con artisti leggeri, magari più musicali di lui, alle canzoni napoletane
detestabilmente eseguite, al suo abbigliamento carnevalesco, ai prodigi di
cattivo gusto, è stato tutto un descensus Averni: ogni passo ti tira il
successivo. E pensare che aveva cantato col maestro Karajan.


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Stroncatura di Francesco Semprini, “La Stampa”

Egocentrico, infantile, pigro, taccagno, grasso, infedele e vanitoso.
Luciano Pavarotti era tutto questo e molto di più secondo Herbert Breslin,
l’ex agente del tenore che ne ha messo a nudo gli aspetti meno conosciuti
in «The King and I». Il libro pubblicato nel 2004 e scritto a quattro mani
con la giornalista Anne Midgette, è «una raccolta senza censure dei
racconti su Pavarotti», anche se per buona parte della critica altro non è
che un compendio di veleni messi in giro dall’ex agente dopo la rottura,
non certo amichevole, del loro rapporto.

Nonostante l’apprezzamento per il suo talento e l’iniziale infatuazione
professionale per il maestro, l’immagine che viene tratteggiata nel libro
ritrae un Pavarotti cinico e difficile: «L’atteggiamento da despota quando
era seduto sul suo trono dietro le quinte dei teatri - racconta Breslin -
i capelli evidentemente tinti di quel nero innaturale, lo schiocco delle
dite per farsi portare la consueta minestrina prima dell’esibizione»,
questo era il tenore che non tutti conoscevano.

Ma sono soprattutto i peccati di gola il tema ricorrente del libro: «Non
era solo una persona a cui piaceva mangiare - afferma l’ex agente -
adorava odorare i cibi, toccarli, prepararli, pensare al momento in cui li
avrebbe degustati. Quando entrava in una stanza la prima cosa che chiedeva
era: "Che cos’è che profuma così tanto?"» Breslin racconta di tutte le
volte che era costretto ad assistere a scene desolanti come quando armato
di cucchiaio il tenore mangiava caviale sino alla nausea.

Pavarotti non era solo un ingordo con l’ossessione del cibo, secondo il
suo ex agente, ma anche una persona con cattivo gusto: «La casa di Modena
assomigliava a un mercatino della Queens Boulevard, riempita in maniera
disordinata di ciondoli e souvenir di scarso valore». Una volta durante
una sosta al Ceasars Palace di Las Vegas si innamorò letteralmente
dell’arredamento della suite, tanto da chiedere al suo agente di
acquistare, mobili, tende e copriletto e spedire tutto a Modena.
«Assomigliava a un grande grumo di sangue», fu il commento di Breslin.

Anche i rapporti umani descrivono un Pavarotti despota, incurante del
rispetto ed egoista: «Le sue amanti diventavano lavapiatti, lavandaie e
cuoche, erano lì solo per servirlo. Viaggiava in prima classe mentre la
sua donna era costretta in classe economica, ed era nota la sua
presunzione nel sapere tutto non solo di musica ma anche di dentisti,
farmacologia e prostata».

La relazione professionale iniziata nel 1967, era basata sulla reciproca
stima professionale e umana sino a quando nell’agente è maturata la
consapevolezza che «lavorare per un artista (come lui) era come scontare
l’ergastolo ad Alcatraz». «Gli ho fatto conoscere il successo e nonostante
questo è rimasto un ingrato egoista».

2 – IL RACCONTO INCENSURATO DELL'ASCESA DI BIG LUCIANO ALLA FAMA - PER
CHIAMARE I SUOI COLLABORATORI USAVA L'APPELLATIVO «STUPIDO» DEFINIVA LA
SUA ATTUALE MOGLIE NICOLETTA «LA FAVORITA NEL MIO HAREM»
Paolo Mastrolilli per La Stampa (articolo del 5 agosto 2004)

Quando finisce un amore, o un'amicizia, è sempre penoso raccogliere i
cocci. Lo dimostra l'autobiografia di Herbert Breslin, l'agente di Luciano
Pavarotti per 36 anni, che uscirà ad ottobre facendo a pezzi il mondo
dell'opera.

Il libro, scritto con il critico del New York Times Anne Midgette, si
intitola «The King and I: The Uncensored Tale of Luciano Pavarotti's Rise
to Fame by His Manager, Friend and Sometime Adversary», ossia «Il re ed
io: il racconto incensurato dell'ascesa di Luciano Pavarotti alla fama,
scritto dal suo manager, amico e a volte avversario». Il Washington Post
ha ottenuto una copia di contrabbando, e le anticipazioni non deludono le
aspettative di una rissa letteraria.

Breslin descrive il grande tenore come un ragazzino petulante, che
pretendeva di essere accompagnato dal dentista anche quando lo studio
medico stava ad una strada da casa sua. Temeva il cibo cinese, e quindi
durante una visita nel «Regno di mezzo» si portò dietro un intero
ristorante per sfamarlo. Per chiamare i suoi collaboratori usava
l'appellativo confidenziale «stupido», e definiva Nicoletta Mantovani, sua
attuale moglie e madre della figlia Alice, «la favorita nel mio harem».

Secondo l'agente, «Pavarotti deve aver guadagnato e perso più di 2.500
chili nell'arco della nostra collaborazione», cioè dal 1967 fino a due
anni fa. Era così attento al decoro, che nello sfortunato debutto sullo
scherno con la commedia «Yes, Giorgio», «non voleva fare nulla che
permettesse alla gente di ridere di lui. Visto che era il protagonista di
uno spettacolo comico, questo divenne subito un problema piuttosto serio».

Secondo Breslin, quando nel 1967 aveva conosciuto Pavarotti, il tenore era
già un cantante eccezionale. Però non sapeva stare sul palco, era
sconosciuto fuori dal mondo dell'opera, ed era così ingenuo da non
riuscirsi a muovere nel feroce business della musica. Lui, l'agente, si
era assunto volentieri il compito di «guidarlo», facendo salire i suoi
compensi da 5.000 dollari a sera fino ad un milione, ad esempio per i
famosi concerti dei «Tre tenori». Lo aveva reso popolare oltre i confini
abituali dell'opera, portandolo dai concerti al Madison Square Garden fino
agli spettacoli televisivi come «The Tonight Show», e agli spot
pubblicitari per l'American Express. Soldi e fama come non si erano mai
visti prima in questo mondo.

Breslin ha «guidato» anche Placido Domingo, le soprano Elisabeth
Schwarzkopf e Joan Sutherland, Marilyn Horne, Itzhak Perlman, Leonard
Slatkin, Georg Solti, e non è tenero con nessuno. Domingo, per esempio,
«si sogna di essere Pavarotti: non ha mai avuto una voce come lui». La
Schwarzkopf fuori dal palco sembra «una donna delle pulizie», mentre la
Sutherland era «narcotizzante, se dovevi parlare con lei».

Il suo bersaglio preferito, però, resta Pavarotti, anche se Breslin ha
definito il suo libro «la storia di una ragazzo molto bello, semplice,
amorevole, che è diventato una superstar molto determinata, aggressiva e
in qualche modo infelice». Eppure Luciano, almeno per ora, non ha reagito
con cause o attacchi violenti. Anzi, ha concesso un'intervista esclusiva
alla Midgette che conclude il libro, nella quale si spertica in elogi e
dichiarazioni di affetto per l'ex agente.

Forse lo ha fatto perché é davvero grato a Breslin. Oppure perché
l'agente, pur dando massimo sfogo alla sua presunzione, ha ammesso la
verità artistica delle cose: «Nessuno conosce la musica classica meglio
me. Volete la prova? Ho guidato la carriera di Pavarotti, la più grande
nella musica classica per 36 anni. Io ho aiutato a creare Luciano
Pavarotti. Però non potrei costruirne un altro. Ci vuole un Pavarotti, per
fare un Pavarotti. E non ce n'é un altro in arrivo».

3 - IL DIETOLOGO: UN PAZIENTE IMPOSSIBILE…
Maria Volpe per il “Corriere della Sera”

Dietologo, medico personale, grande amico. Questo era il professor Andrea
Strata per Pavarotti. «Nel '74, Luciano andò da mia moglie, pure lei
dietologa — racconta — poi dopo una decina d'anni è tornato. E abbiamo
ripreso il discorso. Nell'86 siamo riusciti a farlo calare di 30 chili.
Poi, tra alti e bassi...». Un «paziente difficile» che amava tanto
mangiare «lasagne, tagliatelle, tortellini», amava il lambrusco e
detestava fare ginnastica, «anche se faceva un po' di tapis roulant e
accettava qualche lezione dal fisioterapista». Certo il tenore voleva fare
di testa sua.

«Spesso si faceva lui le diagnosi — racconta ancora Strata — e bisognava
confermargliele... Aveva un'abilità diabolica nel dominare il suo fisico,
nel riconoscere ogni malanno, e prendeva medicine di sua iniziativa». Ma
al di là di tutto, la loro era una grande amicizia. «Una sera mi chiamò,
mi disse che aveva avuto una discussione con la moglie Adua, se potevo
ospitarlo a dormire. Disse: "Se vado in albergo, domani lo sanno tutti".
Lo ospitai ben felice e quella rimase la sua stanza per dieci anni. Quando
tornava dai viaggi dormiva qui».

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Zazie-la-peste

unread,
Sep 7, 2007, 6:17:11 AM9/7/07
to
Tutto questo sarà vero e sicuramente non è edificante.
Non ci scordiamo però di una cosa.
Che esistono schiere di inetti incapaci di fare qualsiasi mestiere (mi
riferisco a agenti, organizzatori e critici musicali) che sul lavoro di
gente come Pavarotti guadagnano di che mangiare, e di solito pure bene.
Non frega molto francamente del fatto che Pavarotti mangiasse come un porco,
se si va ad ascoltarlo per la sua voce.
L'etica vorrebbe che chi lavora bene venga pagato di conseguenza.
E che chi, come i magnaccia delle prostitute e gli agenti e i critici, campa
come una piattola sul sangue altrui, venga giustamente disprezzato.
Salvo poi tentare di farsi notare scrivendo male di chi gli ha permesso di
campare alla grande lavorando sodo.
Non che Pavarotti mi stesse particolarmente simpatico. Ne ho sempre
giudicato la voce, il resto trovo che non abbia alcun interesse.
Ma che questi riempiano i giornali con le loro immondizie, solo per la
rabbia che hanno di non essere riusciti a passare alla storia, come invece
Pavarotti ha fatto, beh, è uno spettacolino patetico assai
Z

--
«La lâcheté intellectuelle est devenue la véritable discipline olympique de
notre temps»
Jean Baudrillard
"GeppoilFolle" <ge...@tr.it> ha scritto nel messaggio
news:fbr730$1pc$1...@news.newsland.it...

> 2 - IL RACCONTO INCENSURATO DELL'ASCESA DI BIG LUCIANO ALLA FAMA - PER

> 3 - IL DIETOLOGO: UN PAZIENTE IMPOSSIBILE.


> Maria Volpe per il "Corriere della Sera"
>
> Dietologo, medico personale, grande amico. Questo era il professor Andrea
> Strata per Pavarotti. «Nel '74, Luciano andò da mia moglie, pure lei

> dietologa - racconta - poi dopo una decina d'anni è tornato. E abbiamo


> ripreso il discorso. Nell'86 siamo riusciti a farlo calare di 30 chili.
> Poi, tra alti e bassi...». Un «paziente difficile» che amava tanto
> mangiare «lasagne, tagliatelle, tortellini», amava il lambrusco e
> detestava fare ginnastica, «anche se faceva un po' di tapis roulant e
> accettava qualche lezione dal fisioterapista». Certo il tenore voleva fare
> di testa sua.
>

> «Spesso si faceva lui le diagnosi - racconta ancora Strata - e bisognava

Luca Logi

unread,
Sep 7, 2007, 8:45:53 AM9/7/07
to
Zazie-la-peste <za...@nelmetro.com> wrote:

> Tutto questo sarà vero e sicuramente non è edificante.
> Non ci scordiamo però di una cosa.
> Che esistono schiere di inetti incapaci di fare qualsiasi mestiere (mi
> riferisco a agenti, organizzatori e critici musicali) che sul lavoro di
> gente come Pavarotti guadagnano di che mangiare, e di solito pure bene.
> Non frega molto francamente del fatto che Pavarotti mangiasse come un porco,
> se si va ad ascoltarlo per la sua voce.
> L'etica vorrebbe che chi lavora bene venga pagato di conseguenza.
> E che chi, come i magnaccia delle prostitute e gli agenti e i critici, campa
> come una piattola sul sangue altrui, venga giustamente disprezzato.
> Salvo poi tentare di farsi notare scrivendo male di chi gli ha permesso di
> campare alla grande lavorando sodo.
> Non che Pavarotti mi stesse particolarmente simpatico. Ne ho sempre
> giudicato la voce, il resto trovo che non abbia alcun interesse.
> Ma che questi riempiano i giornali con le loro immondizie, solo per la
> rabbia che hanno di non essere riusciti a passare alla storia, come invece
> Pavarotti ha fatto, beh, è uno spettacolino patetico assai

Sui critici musicali non spendo un centesimo, sul libro di Breslin
invece mi soffermerei, prima di tutto perchè Breslin non è una piattola
ma è quello che ha costruito - ovviamente insieme a Pavarotti stesso -
il successo del cantante. Senza Breslin alle spalle, probabilmente, oggi
si piangerebbe un tenore come furono pianti, per dire, Kraus e Tucker:
grandi interpreti ma non icone pop universalmente conosciute. Breslin ha
guadagnato di che mangiare da Pavarotti e nel libro è scritto
chiaramente; ma anche Pavarotti ha guadagnato immensamente nell'essersi
fatto guidare da Breslin, la cui prima intuizione è che il mondo
dell'opera in sè era troppo ristretto per Pavarotti (prima di tutto
perchè si perdono settimane di inattività per le prove, e perchè i
cachet hanno di solito dei limiti), e lo ha spinto ad imboccare la
strada dei recital che è molto più remunerativa. Tutto il resto è venuto
dopo (e Breslin, onestamente, rende anche alla Decca il merito di aver
promosso la carriera di Pavarotti come nessuna altra casa discografica
ha fatto con nessun altro tenore). Da parte sua Breslin riconosce a
Pavarotti non solo le sue doti vocali, ma anche le sue doti di star nata
che lo hanno portato alla popolarità.

La parte aneddotica del libro è imponente, ma lasciate che lo dica:
anche quando parla male Breslin scrive solo le cose più presentabili. Ci
sono degli aneddoti talmente coloriti da non poter essere messi per
iscritto, e se io ne ho visto qualcuno con i miei occhi nel poco tempo
che l'ho avuto fra i piedi, immagino che uno che è stato per decenni il
manager di Pavarotti ne abbia una collezione immensa. Viceversa Breslin
scrive anche delle cose interessanti - cose che andrebbero spiegate in
conservatorio ai giovani cantanti.

Per esempio, quando iniziò il tour dei recital, Pavarotti pose a Breslin
una condizione: non importava se il cachet fosse alto o basso, quello
che importava è che tutti i concerti dovessero essere esauriti. Una cosa
psicologicamente importantissima. Quando uno spettatore va ad uno
spettacolo esaurito si sente partecipe di un evento importante; quando
uno va ad uno spettacolo mezzo vuoto, si sente l'idiota che ha speso per
comprare il biglietto. E una cosa che dimostra una istintiva
comprensione per il pubblico.

Un altro esempio. Breslin fa degli esempi di ottimi artisti - Domingo e
Alagna, per esempio - che dopo il concerto si chiedono: io ho cantato
benissimo, perchè il pubblico non è andato in visibilio? Pavarotti,
invece, ragionava alla rovescia: adesso vado a cantare e devo mandare io
il pubblico in visibilio. E ci riusciva non solo per la voce, ma anche
per questa intenzione - il pubblico non sente solo la musica, ma
intuisce anche il feeling dell'artista.

Poi posso immaginare che Breslin abbia avuto anche le sue ragioni per
avere un po' di ruggine con Pavarotti. Il fatto del cibo è solo una nota
di colore (magari meno quando bisogna organizzare il trasporto di 39
valigie perchè Pavarotti si portava dietro una cucina ambulante). Più
serie altre defaillance, come l'abitudine di fissare con i teatri il
debutto per un nuovo titolo, e presentarsi senza aver studiato la parte
e con pochissima voglia di studiarla.

Da quello che ho capito la rottura finale è avvenuta perchè comunque
Breslin era un agente vecchio stampo, che sempre meno riusciva a stare
dietro al circo che era diventato l'entourage Pavarotti. Chi vuole avere
un'idea di che cosa significhi, oggi, gestire una di queste star, non ha
che da dare una occhiata ad un sito letteralmente esilarante:
http://www.thesmokinggun.com/backstagetour/index.html

Si tratta di una sezione dedicata ai "riders", cioè alle schede tecniche
che si allegano ai contratti per la realizzazione di uno spettacolo. Per
la maggior parte della sua lunghezza il rider è una lettura noiosa delle
apparecchiature tecniche e del personale necessario per mandarle avanti,
chi deve fare che cosa, etc.
Però le star anglosassoni hanno cominciato a far mettere nel rider le
loro esigenze in termini di sistemazione del camerino o della suite
d'albergo, che cosa vogliono mangiare, come devono essere i trasporti. E
la lettura diventa esilarante (ma davvero hanno bisogno di tutte quelle
cose per esibirsi?).

Per chi vuole, c'è anche un rider di Pavarotti (arrivato chissà come
alla redazione del sito), e chi vuol fare il confronto può anche
trovarne uno di McCartney. Quello di Pavarotti sembra quasi ragionevole
(tranne nell'incredibile dettaglio di far mettere pedane sotto i
divani), dev'essere dei primi anni novanta, perchè io ne ho letto uno
assai peggiore...


--
Luca Logi - Firenze - Italy e-mail: ll...@dada.it
Home page: http://www.angelfire.com/ar/archivarius
(musicologia pratica)

Inbario

unread,
Sep 7, 2007, 10:24:02 AM9/7/07
to
> Luca Logi - Firenze - Italy e-mail: ll...@dada.it
> Home page: http://www.angelfire.com/ar/archivarius
> (musicologia pratica)

Scusa vedo che sei di Firenze,un addetto ai lavori mi sembra :-))
Suoni o frequenti il Maggio Musicale Fiorentino?
C'è un mio amico e compaesano che vi suona da molto tempo Dante Vicari primo
fagotto se non mi sbaglio,lo conosci?


Luca Logi

unread,
Sep 7, 2007, 3:23:00 PM9/7/07
to
Inbario <xx...@virgilio.it> wrote:

> Scusa vedo che sei di Firenze,un addetto ai lavori mi sembra :-))
> Suoni o frequenti il Maggio Musicale Fiorentino?
> C'è un mio amico e compaesano che vi suona da molto tempo Dante Vicari primo
> fagotto se non mi sbaglio,lo conosci?

come no!

--

Heinz

unread,
Sep 8, 2007, 3:47:59 AM9/8/07
to

"GeppoilFolle" <ge...@tr.it> ha scritto nel messaggio:

> Anche i rapporti umani descrivono un Pavarotti despota, incurante del
> rispetto ed egoista: «Le sue amanti diventavano lavapiatti, lavandaie e
> cuoche, erano lì solo per servirlo. Viaggiava in prima classe mentre la
> sua donna era costretta in classe economica

Però almeno queste stroncature mi sono servite a sapere delle sue amanti...
Io ero rimasto ad un'intervista del 1989, in cui lui, all'epoca ancora
sposatissimo con Adua, negò sospetti al riguardo affermando di essere
"fedele per vocazione". Ok per come poi è andata a finire, visto la fine di
quel matrimonio e l'inizio del legame con Nicoletta, ma di qui ad apprendere
che fosse un donnaiolo ce ne corre. Tristezza, allora perlomeno come modello
umano rappresenta benissimo l'Italia, ed è qualcosa di cui non andare
assolutamente fieri; ma l'Italia, ovviamente, riconoscendosi in lui, lo
adora in massa.

HEINZ


. k l A u s .

unread,
Sep 8, 2007, 6:25:56 PM9/8/07
to
On Fri, 7 Sep 2007 12:17:11 +0200, "Zazie-la-peste" <za...@nelmetro.com> wrote:

>Tutto questo sarà vero e sicuramente non è edificante.
>Non ci scordiamo però di una cosa.
>Che esistono schiere di inetti incapaci di fare qualsiasi mestiere (mi
>riferisco a agenti, organizzatori e critici musicali) che sul lavoro di
>gente come Pavarotti guadagnano di che mangiare, e di solito pure bene.
>Non frega molto francamente del fatto che Pavarotti mangiasse come un porco,
>se si va ad ascoltarlo per la sua voce.
>L'etica vorrebbe che chi lavora bene venga pagato di conseguenza.
>E che chi, come i magnaccia delle prostitute e gli agenti e i critici, campa
>come una piattola sul sangue altrui, venga giustamente disprezzato.
>Salvo poi tentare di farsi notare scrivendo male di chi gli ha permesso di
>campare alla grande lavorando sodo.
>Non che Pavarotti mi stesse particolarmente simpatico. Ne ho sempre
>giudicato la voce, il resto trovo che non abbia alcun interesse.
>Ma che questi riempiano i giornali con le loro immondizie, solo per la
>rabbia che hanno di non essere riusciti a passare alla storia, come invece
>Pavarotti ha fatto, beh, è uno spettacolino patetico assai
>Z

ho ascoltato esterrefatto la piattola che piagnucolava le sue frustrazioni al
TG di ieri
sorvolando sul merito delle cattiverie - magari se ne poteva discutere lasciando
passare qualche mese dal funerale - devo dire che é stato di pessimo gusto, da
parte dei media, lasciar parlare pubblicamente quel pezzo di merda molla e,
tanto per essere politically correct, hanno aggiunto il commento di Zeffirelli
(che generalmente mi sta sul pomo d'adamo, ma in questo caso mi ha alleviato la
rabbia)

. a l l E g r i .

_______________________________________________________
Io sono razionalista, o per dirla non soltanto in
termini teosofici, ma anche filosofici, realista,
non meno che idealista; ovvero, in termini psicologici,
non meno empirista che metafisico; o in termini estetici,
non meno naturalista che simbolista: sono tutte antitesi
che in fondo significano esattamente la stessa cosa...

Richard Dehmel (1863-1920)
_______________________________________________________________

Emma

unread,
Sep 10, 2007, 5:36:39 AM9/10/07
to
Sono curiosa, che è la piattola?

". k l A u s ." <clk...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:46e31df6...@powernews.libero.it...

. k l A u s .

unread,
Sep 10, 2007, 2:33:11 PM9/10/07
to
On Mon, 10 Sep 2007 11:36:39 +0200, "Emma" <emma...@tin.it> wrote:

>Sono curiosa, che è la piattola?

mah, io l'ho definito merda molla
si tratta di un presunto critico musicale che trova ampia soddisfazione quando
riesce a scrivere frasi incomprensibili lasciando il dubbio di eventuali lacune
culturali in chi legge, ma concentrandosi meglio su quelle sue grottesche
locuzioni anche chi avesse l'autostima di un verme capirebbe che trattasi di
merda molla
mi sembra di capire che tu non conosci I-sotta (giá questo nome é un programma)
nel caso specifico abbiamo sicuramente la complicitá del responsabile del TG1,
che ha deciso di mandare in onda l'intervista ben sapendo quale impatto emotivo
negativo avrebbe avuto sugli ascoltatori
la vigliaccheria del responsabile del TG1, di cui non so il nome e me ne vanto,
é stata tale da rifugiarsi poi nelle fauci del povero Zeffirelli, che essendo
persona estremamente istintiva ha detto in parole meno offensive delle mie
quello che pensava del presunto critico musicale, colmando in tal modo il debito
al politically correct

dimitri

unread,
Sep 10, 2007, 12:54:17 PM9/10/07
to
siori e siore, ecco cosa scrisse Zazie-la-peste :

> Tutto questo sarà vero e sicuramente non è edificante.
> Non ci scordiamo però di una cosa.
> Che esistono schiere di inetti incapaci di fare qualsiasi mestiere (mi
> riferisco a agenti, organizzatori e critici musicali) che sul lavoro
> di gente come Pavarotti guadagnano di che mangiare, e di solito pure
> bene.

tragicamente vero... io ho una assistente che non è mai entrata in una
scuola superiore, da studentessa (per sua stessa ammissione), mai entrata in
un laboratorio, ha fatto l'esame di maturità come privatista a Salerno, dove
viveva e ora in virtù del pezzo di carta è entrata di ruolo come assistente
di laboratorio di chimica e altre materie; non ha idea neanche di cosa sia
una contagocce nè di come si usi, buretta, pipetta, phmetro, becco Bunsen,
ecc. sono nomi che non le dicono nulla; ergo non fa nulla, visto che non sa
fare nulla e non ha alcuna voglia di imparare. Eppure ogni mese si becca il
suo bel stipendio... e non si può fare nulla, anche perché ogni qual volta
c'è un po' di tensione nell'aria, in segreteria arriva una telefonata dei
sindacati (coi quali lei è ingrippata) per prevenire eventuali prese si
posizione nei suoi confronti... il corpo docenti è in subbuglio, il Preside
pure, ma nessuno può fare nulla... fantastico, no?
D.


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