Saluti.
Non dice forse Beethoven: "Seid umschlungen, Millionen.
Diesen Kuß der ganzen Welt !
Brüder ! Über'm Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen".
Traduco: "Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada ***al mondo intero***"...
Parla di tutti gli uomini non solo del mondo occidentale.
L'arte non si può ingabbiare dietro assurde divisioni, solo che questo i
politici non l'hanno ancora capito!
Ciao,
Giuseppe Ciraolo
"Gianluca Billo" <gianluca.b...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:0n2i9.12795$Hc7.2...@twister1.libero.it...
> "Io voglio abolire
> la Nona sinfonia".Nei ritmi sovversivi e dissonanti, (...)nati dal
> "continente nero", dalla schiavitų e dalla miseria, gli oppressi rifiutano
> la Nona Sinfonia
Non ho mai considerato un genio Marcuse.
Se ha davvero detto questo e' solo un cretino.
--
============================
Marco Marcelli - Genova (Italy)
marco_m...@libero.it
http://digilander.iol.it/mm55ge
============================
Non si parlava di Marcuse?
A.
> Non ho mai considerato un genio Marcuse.
> Se ha davvero detto questo e' solo un cretino.
Non è stato lui a dire che abolirebbe la Nona sinfonia, ma citava un
personaggio tratto da Thomas Mann .
Non so se sia un genio o meno, ma penso sia innegabile si tratti di un
filosofo di un certo livello, che non è facile contraddire più di tanto e
che abbia analizzato varie cose con grande lucidità e profondità. Insomma,
sicuramente era un filosofo "con le palle", come si dice in gergo...
Ognuno penserà ciò che crede delle sue teorie, ma non credo si possa
definire "cretino" (o "solo" cretino) per un'affermazione di quel tipo,
quand'anche l'avesse fatta.
In questo modo penso si salverebbero in pochi...:-)
Ciao.
Rileggi il post, sforzati ancora un pochino e vedrai che ci arriverai anche
tu.
Auguri,
Giuseppe
P.S. ma perché si deve sempre spiegare tutto :-| ?
[cut]
Era da tempo che non mi capitava di rileggere quelle righe da Marcuse (vedrò
di rinfrescare integralmente la memoria al più presto). Mi sembra difficile
non concordare con lui: il jazz è stato uno fra i fenomeni più creativamente
eversivi del Novecento, forse la tecnologia linguistica che più ha saputo
riflettere la nostra contemporaneità, offrendo la possibilità di un processo
globalizzante che non penalizza, fra le altre cose, le tradizioni
individuali o collettive altre. Peronalmente, mi sentirei di sottoscrivere
l'intero passo marcusiano: apprezzare la musica accademica europea non
esclude di esaminarne anche il suo dannoso e colonialista esercizio di
predominio culturale (lasciando perdere la citazione
beethoveniana/schilleriana, ché sin troppo è stata estrapolata dal suo
contesto storico (è pur vero che alcuni studiosi hanno sostenuto che
Beethoven fosse d'origine extra-europea...).
GMG
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
> Sì e magari fra qualche anno si scoprirà che proveniva dal pianeta
vulcano.
> :-D
Da quello mi pare provenga tu...
Comunque, permettimi di colmare il tuo iato in ambiti di "antropologia
culturale" (visto che allo spirito gagliardo e coinvolgente già ci pensi
doviziosamente tu)... Presso taluni intimi, Beethoven era soprannominato
"der schwarzer" (il nero), il che pare abbia indotto alcuni studiosi (non
del tutto sprovveduti, anche se non venivano dal pianeta vulcano... Meno
male che c'è chi consuma Flash Gordon... Certo, Stan Lee starà rivoltandosi
nella tomba...) a prendere in esame la possibilità, se non erro, che
Beethoven potesse essere d'origine africana (discendente di qualche
schiavo... Non sarebbe stato un caso così eclatante, anche se capisco il mal
di pancino che prenderebbe a molti europei: il loro simbolo non era bianco,
né tedesco, né ariano... Orrore, orrore... In realtà, di interpreti e
musicisti di colore si ha notizia, in Europa, già a partire dal Seicento...
Si pensi a Ignatius Sancho o al Chevalier de Saint-Georges)... Per taluni
trattasi di una leggenda urbana (francamente, la cosa non mi tange, forse
perché sono figlio di un uomo di colore...), sebbene Richard Delgado ricordi
come il tema sia stato a lungo dibattuto in alcuni circoli musicologici di
questo pianeta, basandosi anche sui tratti beethoveniani, che per l'epoca
erano in qualche modo fuori del comune in aree anglosassoni, e potevano
passare per negroidi... D'altronde, è ben noto l'esempio di Carlo II
d'Inghilterra, che i suoi contemporanei spesso descrivevano come "un nero"
(in realtà era semplicemente molto bruno...).
Si può forse ipotizzare che certe voci siano nate magari dalla
frequentazione che Beethoven ebbe con il violinista mulatto George Augustus
Polgreen Bridgetower (l'interprete della Kreutzer, che originariamente lo
stesso Beethoven aveva pensato di intitolare "Sonata mulattica"). Comunque,
anche un musicologo di certa fama come Dominique-René de Lerma ha preso in
considerazione il problema, tenendo conto che altri, esaminando l'ascendenza
olandese di Beethoven hanno ipotizzato che, alla lontana (per carità, si
dovessero inquietare gli ariani...), egli appartenesse (dati i suoi
peculiari lineamenti), a un sotto-gruppo etnico quale i cosiddetti
"Schwarzer Deutsch", discendenti dalle popolazioni che i romani avevano
"importato" nell'armata del Danubio, e che erano in non piccola parte
appartenenti al ceppo dei cosidetti Garamanti (quella che oggi è conosciuta
come la tribù Tubu dell'Africa sub-sahariana e sahariana), oltre a Sarmazi e
Sciti (anch'essi non propriamente bianchi come il latte).
D'altronde, Beethoven, in lontane origini, proveniva da un'area delle
Fiandre come la città di Louvain, area a lungo in possesso degli Spagnoli,
che nelle loro armate accoglievano molti uomini di colore. Nel 1878, il
celebre antropologo Frederick Hertz (Rasse und Kultur. Eine kritische
Untersuchung der Rassentheorien, pubblicato a Lipsia nel 1925), riscontrava
in Beethoven "tratti negroidi" (si sa che persino Haydn veniva chiamato
scherzosamente "Mohr", il Moro, per i suoi colori scuri, per cui è ovvio che
certe fisionomie all'epoca venivano considerate non comuni, il che può avere
dato adito a dicerie varie, e non induce necessariamente a trangugiare per
intero ciò che viene scritto in un testo nazionalista africano-americano
come "Was Beethoven Black?, What They Never Told You In History Class" di
Indus Kamit-Kush), annotazione che colpiva anche uno studioso beethoveniano
come Paul Bekker. Tutto ciò può parere astruso, in realtà, il concetto di
"purezza razziale" è un mito demente, in quanto i rapporti che l'Europa ha
avuto con l'Africa sono stati molteplici e hanno lasciato non minori tracce
(sarà per questo che a volte gli europei hanno qualcosa di buono...:-) ),
come d'altronde hanno evidenziato numerosi studiosi, da Ivan van Sertima
("Africans in Early Europe") a J. A. Rogers in poi...
Niente Vulcano, niente di particolare, soltanto annotazioni storiche su cui
si può o meno dibattere...
> Mi sembra difficile
> non concordare con lui: il jazz è stato uno fra i fenomeni più
creativamente
> eversivi del Novecento, forse la tecnologia linguistica che più ha saputo
> riflettere la nostra contemporaneità,
Gianni, dimmi che stai scherzando...:-)
> apprezzare la musica accademica europea non
> esclude di esaminarne anche il suo dannoso e colonialista esercizio di
> predominio culturale
Il terzomondismo anche in campo estetico? No, vi prego...
(vZ)
***dici? dal trattatello sulle razze dei musicisti da te composto con
scrupolosa dovizia (poi anche questa tutta da verificare) sembra che
l'alienato forte sia proprio tu, caro Otello (troppo fumo nel cervello a
quanto vedo).
permettimi di colmare il tuo iato in ambiti di "antropologia
> culturale", Presso taluni intimi, Beethoven era soprannominato
> "der schwarzer" (il nero),
***Sono davvero contento di avere una tale lacuna culturale, e per favore
non me la colmare (sempre ammettendo che ne saresti capace).
No, che non sto scherzando. Nessuna tecnologia linguistica di mia conoscenza
ha, in campo musicale, segnato così profondamente il Novecento come il jazz,
ed espresso altrettanto efficacemente le molteplici tensioni della nostra
contemporaneità mantenendo, inoltre, una capacità di intrattenere (fra i
nostri pretesi intellettuali c'è il nasino arricciato nei confronti
dell'Intrattenimento, un qualcosa di volgare, plebeo, inquietante... Come se
la Cultura non fosse la più alta forma di intrattenimento che vi sia...
L'elevazione spirituale si può ottenere anche senza annoiare o annoiarsi...)
e un impatto spettacolare che da lungo tempo si sono inariditi in ambito
accademico, per favorire una ricerca sofisticata quanto algida, rivolta
necessariamente a quei pochi in grado di partecipare al linguaggio da
società segreta, da massoneria pseudo-illuminata... E poi ci si stupisce,
che so, che il rock abbia svolto una funzione sociale superiore a qualsiasi
altro linguaggio musicale contemporaneo...
> > apprezzare la musica accademica europea non
> > esclude di esaminarne anche il suo dannoso e colonialista esercizio di
> > predominio culturale
>
> Il terzomondismo anche in campo estetico? No, vi prego...
Non si tratta di terzomondismo, che è teoria da me rifiutata e che lascio
volentieri agli integralisti da mercatino rionale... Per secoli, però, e
anche in tempi sin troppo recenti, l'Europa si è arroccata nella convinzione
che la sua fosse l'unica cultura possibile o accettabile, rifiutando
sistematicamente ciò che le proveniva da quei mondi da essa colonizzati e
che, perciò, per definizione, erano inferiori, incapaci di fornire alcun
contributo se non quelli accettati con benevole e occasionale paternalismo
da taluni intellettuali europei... Potrei citare, ad esempio, l'accoglienza
riservata alle composizioni di Gottschalk, ma anche all'intero approccio
estetico di Leonard Bernstein (per decenni tacciato di essere troppo
"americano" come direttore, o di comporre "americanate"), o la manipolazione
avvenuta con i molti esotismi (si sa, ciò che era extra-europeo poteva
essere al massimo esotico, dunque alieno e oleografico) nella fase
"orientalista" della cultura francese (ma meglio di me, e con più dotta
documentazione, si è già espresso Edward Said in "Orientalism", Vintage, New
York 1979), o il rifiuto a lungo perdurante nei confronti di tutti quegli
autori extra-europei che non facessero uso della tecnologia linguistica
occidentale... E si potrebbe citare oltre, molto oltre e molto più a
lungo... Il colonialismo, pratico e mentale, non si è limitato solo a
distruggere le identità quotidiane...
> Egli delinea il ruolo di una ipotetica nuova sensibilità estetica ed
> artistica che nascerebbe nel momento in cui fossero abbattuti i canoni
> culturali tradizionali ;
Peccato che le tradizioni rappresentino, di solito, il consolidamento di una
sensibilità estetica. E tendano, lentamente, a evolversi, a cambiare, a
dialogare con altre tradizioni, pena la perdita totale di significato...di
solito in questo campo (in altri non so, ma nutro forti dubbi) le
rivoluzioni pianificate a tavolino sortiscono effetti completamente diversi
da quanto ci si proponeva. Non ditemi che la riflessione schoeneberghiana è
un esempio di quanto sopra; a me proprio non pare. Se ne può parlare.
Il punto realmente dirimente è, a mio avviso, la capacità di distinguere. In
altre parole, la conoscenza del linguaggio musicale (non necessariamente a
livello professionale, anzi), l'amore per esso. La percezione della musica
come linguaggio e non come tappezzeria, per essere più chiaro.
> afferma che nella società esistente esistono manifestazioni artistiche in
> qualche modo "antagoniste", in opposizione, potenzialmente liberatorie, ma
> che vengono prontamente imbrigliate dalla società stessa nel suo seno.
Veramente è l'esperienza estetica in quanto tale (non lo dico io; fra gli
altri, lo dice anche Adorno, che Marcuse conosceva assai bene) a
rappresentare un'alternativa ai significati precostituiti, a rimettere in
circolazione il senso rompendo gli schemi. Quando non si tratta di
riproposizione alienata di esperienze già consunte, consumabili come merce.
E questo non dipende dal "genere" (inteso da Marcuse, a quanto pare, con la
stessa logica brutalmente classificatoria dei negozianti di dischi); può
accadere con il Jazz come con la "Klassica".
> Musicalmente, si porta l'esempio della musica dei neri, che nasce
> dall'oppressione, dalla disperazione, almeno originariamente, per poi
> sfociare nel soul, nel blues, nel jazz e nel rock.
Sotto le etichette "Soul" e, soprattutto, "Rock" si spacciano alcune fra le
più deprimenti e volgari operazioni mercantili che la storia della musica
ricordi. Non dico sia sempre così. Forse è proprio la popolarità, la
relativa semplicità di queste forme a rendere più agevole la riproduzione in
serie, la plastificazione, con la perdita di quanto di genuino (ed è molto)
poteva essere presente alla fonte popolare. Penso alla musica dei neri
d'America, ma anche alle tradizioni folkoriche pure e semplici. D'altra
parte anche la musica di tradizione occidentale, quando sembra semplice ed è
invece cristallina nella scrittura, patisce queste ingiurie: quanti
"arrangiamenti" da Bach e Mozart ci esortano al consumo di quel tale liquore
o del tal altro dentifricio?
>Tali generi musicali ,
> nati dai "gruppi sociali finora rimasti fuori dal regno dell'alta cultura,
> fuori dalla sua magia assertiva, sublime e giustificatrice-esseri umani
> vissuti nell'ombra di questa cultura,vittime della struttura di potere che
> ne era la base"
Noto di passaggio che l'ineffabile Herbert ci propina, senza parere, alla
chetichella, la dipendenza deterministica della sovrastruttura cultura dalla
struttura economica. Qualcosa che neppure il più incallito dei
veteromarxisti (i dinosauri girano ancora, altro che Jurassic Park) avrebbe
più il coraggio di estrarre dal cassetto. Vabbé, chissà di quando è questo
frammento (anni '60, presumo; nell'insieme di quel secolo isterico che è
stato il Novecento, una decade di rara insignificanza), il tempo emenda ogni
cosa.
E poi l'identificazione di cultura musicale occidentale con cultura "alta"
(ah, che puzza infame di ciclostilati) esiste solo nella sua testa, o per
meglio dire in quella dei discepoli adoranti (che il furbacchione ci
credesse non lo credo per un solo istante), ormai cinquantenni inoltrati; a
Mozart non passava neppure per la testa di fare "cultura alta" quando
scriveva una Serenata o un Canone per gli amici. Né passava per la testa ai
committenti. Probabilmente se la sarebbero data a gambe, o non Lo avrebbero
pagato.
> danno all'arte una forma desublimata, sensuale, di
> spaventevole immediatezza,mobilitando, eletrizzando il corpo , e l'anima
in
> esso materializzata.
Che immane confusione. Devo credere che il buon Herbert sia diventato così
"hipsters", così "freak" da scordare Aristotele? Non altrimenti, o piuttosto
pensando a voluta mistificazione, posso spiegarmi l'inutile volgarità di
quella anima materializzata nel corpo (bel modo di sciogliere i nodi
tagliandoli, salvo poi accorgersi che la corda è tagliata in due e
inservibile).
Tuttavia la cosa ancora peggiore è quanto precede. Si vuole insinuare che
la Musica "alta" (o accademica, o qualsiasi sciocchezza equivalente si
preferisca) prospera nella negazione dei (dis-)valori del "corpo", inteso
come concetto antropologico? Dico, stiamo scherzando? Il gesto, il
timbro...estranei alla musica occidentale? Ma li ha sentiti Chopin, Berlioz,
Liszt, certo Schumann....su su fino a Berg, a Debussy, a Varese...? evito i
barocchi per brevità.
> ai fini del suo discorso, sembra essere considerata un blocco unico,
almeno
> fino alla dodecafonia,vista come disgregazione ed opposizione. Sembra
> emergere l'immagine della musica classica come di una musica
"conservatrice"
> in quanto nata e sviluppatasi nella società che Marcuse critica
Esatto. Ed è una sciocchezza. Brutalmente semplificatoria. Un'applicazione
pedissequa della vulgata marxista in tema di struttura e sovrastruttura.
Io lascerei perdere e leggerei Adorno. Che è più impegnativo, ma almeno da'
qualcosa. Fermo restando che neppure quello è vangelo. Se non altro, prende
sul serio chi lo legge.
ciao
(vZ)
davvero.
pure le battute, tocca spiegare.
A.
> No, che non sto scherzando. Nessuna tecnologia linguistica di mia
conoscenza
> ha, in campo musicale, segnato così profondamente il Novecento come il
jazz,
> ed espresso altrettanto efficacemente le molteplici tensioni della nostra
> contemporaneità mantenendo, inoltre, una capacità di intrattenere
Nulla in contrario, figurati; solo non vedo come ciò sia
coniugabile con quello "creativamente eversivo". Che porta
con sé una connotazione ben precisa.
Al di là del gergo tecnico (coltivato anche dalle controculture)
ho dei seri dubbi che il linguaggio del jazz, preso nel suo
insieme (cioé non limitandosi a certi fenomeni di avanguardia),
sia così innovativo. Il che non è necessariamente un difetto.
>(fra i
> nostri pretesi intellettuali c'è il nasino arricciato nei confronti
> dell'Intrattenimento, un qualcosa di volgare, plebeo, inquietante... Come
se
> la Cultura non fosse la più alta forma di intrattenimento che vi sia...
> L'elevazione spirituale si può ottenere anche senza annoiare o
annoiarsi...)
Anzi, si ottiene solo vincendo la noia. Resta da vedere cosa origina
la noia. Non è detto che nel circuito comunicativo sia da incriminare
sempre la funzione del destinatore.
> e un impatto spettacolare che da lungo tempo si sono inariditi in ambito
> accademico, per favorire una ricerca sofisticata quanto algida, rivolta
> necessariamente a quei pochi in grado di partecipare al linguaggio da
> società segreta, da massoneria pseudo-illuminata...
Via, non stiamo parlando solo di Stockhausen...:-))
>E poi ci si stupisce,
> che so, che il rock abbia svolto una funzione sociale superiore a
qualsiasi
> altro linguaggio musicale contemporaneo...
Se è per quello anche la pubblicità.
Funzione sociale non significa necessariamente funzione
estetica. Suvvia, se non sono sociologismi questi...
> Non si tratta di terzomondismo, che è teoria da me rifiutata e che lascio
> volentieri agli integralisti da mercatino rionale...
Mi pareva.
Per secoli, però, e
> anche in tempi sin troppo recenti, l'Europa si è arroccata nella
convinzione
> che la sua fosse l'unica cultura possibile o accettabile, rifiutando
> sistematicamente ciò che le proveniva da quei mondi da essa colonizzati e
> che, perciò, per definizione, erano inferiori, incapaci di fornire alcun
> contributo se non quelli accettati con benevole e occasionale paternalismo
> da taluni intellettuali europei...
(snip dispiaciuto, Bernstein mi piace assai)
E su questo siamo d'accordo. Mi sembrava, però, che
Marcuse ci andasse un po' più pesante.
ciao
vZ
No dai non esageriamo, solo ad una piccola percentaule dei partecipanti al
Ng. Per fortuna una minoranza... o mi sbaglio :-|?
>
> Nulla in contrario, figurati; solo non vedo come ciò sia
> coniugabile con quello "creativamente eversivo". Che porta
> con sé una connotazione ben precisa.
Non voglio finire a scrivere le castronate di un Philippe Carles o di un
Jean-Louis Comolli (ti ricordi "Free Jazz/Black Power"?), ma nell'ambito
della cultura americana, il jazz ha avuto una funzione culturalmente
eversiva, più esteticamente e socialmente che politicamente (forse), anche
in un periodo come lo Swing (che qualcuno, non si sa bene perché, forse
influenzato da Hobsbawm, considera come un periodo integralmente
commerciale). Ma lo ha avuto anche nei confronti della tradizione culturale
colonizzatrice europea: non a caso, il jazz ribalta, altera in modo persino
beffardo (pensa al pianismo di Monk, o a quello, da esso derivante, di Cecil
Taylor o Ran Blake o Mal Waldron) le regole della tradizione occidentale, se
non altro perché intende ricreare in altro contesto fonico le possibilità
insite nella tradizione africana e poi sviluppate da quella che viene
denominata cultura musicale africana-americana. Condizionando in tal modo
anche la cultura bianca in America, l'influenza africana-americana
(antecedente al jazz, dunque) preserva quella cultura dallo smaccato
europeismo che rischiava di dilagare (come testimoniato dai varii Loeffler,
Chadwick, McDowell), favorisce lo sperimentalismo, spinge alla coniugazione
di materiali diversi fra di loro, pratica quel civile, produttivo, creativo
imbastardimento che rende ancora oggi la cultura americana un modello
peculiare e affascinante. Pensiamo a come la lettura, per quanto perversa,
dei minstrel bianchi della tradizione africana-americana abbia saputo
trasformare la tradizione liederistica europea nei "song" (peraltro legati
anche alla tradizione delle ballate inglesi e a certa innodia protestante,
peraltro rielaborata ampiamente dagli africani-americani) di un Stephen
Foster o in quelli, più rudi, di un Henry Clay Work, a come, gettando i semi
della futura Black Broadway, abbia dato vita al teatro musicale americano,
togliendolo dalle secche imitative dell'opera e dell'operetta europee. Come
tutto ciò fosse ab ovo eversivo nei confronti delle tradizioni sociali
bianche e occidentali è ovvio (e molteplici sono i testi, anche di fiction,
che lo narrano, sino ad arrivare ai romanzi di Carl Van Vechten)... La
musica africana-americana ha contribuito in modo determinante alla
formazione di una coscienza etnica negli Stati Uniti, ma ha saputo andare
anche oltre, basti pensare a come la tradizione europea abbia cercato (senza
riuscirci un granché) di appropriarsi del linguaggio jazzistico (di cui ha
comunque assimilato non poche tecniche: d'altronde, strumenti come i
sassofoni o il trombone oggi sarebbero relegati al ruolo di comparse, senza
il jazz), da Milhaud a Constant Lambert, da Stravinskij allo stesso Boulez
(che più volte ha detto di ispirarsi talune volte al suono di un Lee Konitz,
ad esempio) o a Stockhausen (grandemente influenzato dal poli-tribalismo
davisiano a partire da "Ceylon" e "Bird of Passage"). Tanto per rimanere a
dati basilari...
> Al di là del gergo tecnico (coltivato anche dalle controculture)
> ho dei seri dubbi che il linguaggio del jazz, preso nel suo
> insieme (cioé non limitandosi a certi fenomeni di avanguardia),
> sia così innovativo.
Non lo è armonicamente (in questo ambito la tradizione europea ha d'altronde
raggiunto dei picchi realmente impervi...), ma lo è, nel solco della
tradizione americana, ritmicamente (e sotto questo profilo le parole di
Marcuse, ancorché "poetiche", colgono nel segno).
>
>
> > e un impatto spettacolare che da lungo tempo si sono inariditi in ambito
> > accademico, per favorire una ricerca sofisticata quanto algida, rivolta
> > necessariamente a quei pochi in grado di partecipare al linguaggio da
> > società segreta, da massoneria pseudo-illuminata...
>
> Via, non stiamo parlando solo di Stockhausen...:-))
No, infatti vi è molto di assai meno interessante...
>
> >E poi ci si stupisce,
> > che so, che il rock abbia svolto una funzione sociale superiore a
> qualsiasi
> > altro linguaggio musicale contemporaneo...
>
> Se è per quello anche la pubblicità.
> Funzione sociale non significa necessariamente funzione
> estetica.
Non è detto, anzi...
>
> (snip
No, scrivi "cut", ti prego, "snip" mi ricorda la circoncisione...
dispiaciuto, Bernstein mi piace assai)
Se è per questo, per molti Gershwin è ancora un autore di canzonette,
Copland un compositore "Far West" ed Elliott Carter uno stravinskiano di
misero riporto, Duke Ellington era un intrattenitore da cabaret e Charlie
Mingus un tipo dal nome strano, Parker un dissoluto protagonista di un film
di Clint Eastwood, ecc., ecc.
Mi sembrava, però, che
> Marcuse ci andasse un po' più pesante.
Come analisi musicale era certo un po' arruffona, ma la finesse psicologica
mi pare fosse di rara qualità nel cogliere determinati e determinanti
simbolismi... In tale campo... sempre meglio di Adorno...
Ciao,
GMG
PS: A proposito, baldo coglioncino analfabeta: il termine "razze" si usa
forse dalle tue parti scombiccherate...
no, cccchai raggione, cccc'hai
:-)
A.
> Con le persone intelligenti (fintanto che si pensa che lo siano), si
possono
> anche sprecare fiato e parole. Con gli imbecilli affetti da evidente
invidia
> del pene č inutile.
di quale pene?
la domanda č importante.
> Per cui, sinteticamente e in francese: ma vai a cagare...
bellissima lingua, il francese.....
A.
Caro (te lo dico in tedesco) t e s t a d i c a z z o,
credo proprio che quel trattato sulla RAZZE (in senso biologico vd def.
dizionario Garzanti, bestia!) sia un affare da manciacaccole e coglione
affumicato come te! Non interssa certo il colore delle chiappe dei
musicisti, interessa ben altro, caro mangiamerda. Forse interessa alle
persone saccenti, ignoranti, e dalla mente arruffata e disordinata come la
tua, caro odorascurreggia. E forse anche un poco ricchione (lo dimostra il
fatto che pensi al pene).
> Per cui, sinteticamente e in francese: ma vai a cagare...
Ci sono andato e lo stronzo che ho fatto ti assomigliava tanto, che sia
della tua stessa risma?
me me meno ma ma male che che che lo dic cici ttttu.
G.
> di quale pene?
> la domanda è importante.
Di quello che ad alcuni da' infinite pene, come disse Paul-Marlon Brando in
Ultimo tango a Parigi...
> > Per cui, sinteticamente e in francese: ma vai a cagare...
Oltrettutto gli fai del bene. Chi ha provato la stipsi cronica mi capisce...
v.
no.
in tedesco si diece Liebling.
Al massimo Schatzi.......
>t e s t a d i c a z z o,
non è modesto auto citarsi nei propri discorsi, sai?
> credo proprio che quel trattato sulla RAZZE (in senso biologico vd def.
> dizionario Garzanti, bestia!)
AHHHHHHHHH
le razze!
Quelle che so' piatte e stanno a nota' nell'acqua e che i cinesi glie
magnano 'e pinnette!!!
>sia un affare da manciacaccole e coglione
> affumicato come te!
manciacaccole?
uno che da' caccole per mancia?
che schifo!
>Non interssa certo il colore delle chiappe dei
> musicisti, interessa ben altro, caro mangiamerda.
cavoli, tu sì che parli come un figo di Parigi.....
>Forse interessa alle
> persone saccenti, ignoranti, e dalla mente arruffata e disordinata come la
> tua, caro odorascurreggia.
bellissimo francesismo.
>E forse anche un poco ricchione (lo dimostra il
> fatto che pensi al pene).
>
> > Per cui, sinteticamente e in francese: ma vai a cagare...
>
> Ci sono andato e lo stronzo che ho fatto ti assomigliava tanto, che sia
> della tua stessa risma?
una dialettica sopraffina.
un eloquio balzachiano.
Sinteticamente in francese: RENVERSANT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
A.
Effettivamente è cosi'; e Marcuse lo dice sempre nel libro da me citato.
Ho fatto un po' di confusione su questi aspetti...
> E questo non dipende dal "genere" (inteso da Marcuse, a quanto pare, con
>la
> stessa logica brutalmente classificatoria dei negozianti di dischi);
Che Marcuse semplifichi, a livello musicale, un po' troppo le cose, sembra
anche a me e penso sia innegabile.
Non so fino a che punto, approfondendo , cambierebbe il succo del suo
discorso di fondo.
> Sotto le etichette "Soul" e, soprattutto, "Rock" si spacciano alcune fra
le
> più deprimenti e volgari operazioni mercantili che la storia della musica
> ricordi.
Eh, si', penso anch' io.
Bisogna cercare di operare le dovute distinzioni, che solitamente non si
operano. Si arriva cosi' alla situazione quasi paradossale di ascoltare
magari il rock , cercando in qualche modo di dare ragione a Marcuse,
ritrovandosi invece davanti ad una operazione commerciale!...Cosa da lui
detestata, immagino. Secondo quella che io vedo come una sua grande
radicalità, o si accetta la società o bisogna cercare di uscirne. Se si
ascolta rock buono si cerca di uscirne, se si aiuta l'operazione commerciale
si potenzia la società...
Ho semplificato da matti...
> >Tali generi musicali ,
> > nati dai "gruppi sociali finora rimasti fuori dal regno dell'alta
cultura,
> > fuori dalla sua magia assertiva, sublime e giustificatrice-esseri umani
> > vissuti nell'ombra di questa cultura,vittime della struttura di potere
che
> > ne era la base"
>
> Noto di passaggio che l'ineffabile Herbert ci propina, senza parere, alla
> chetichella, la dipendenza deterministica della sovrastruttura cultura
dalla
> struttura economica. Qualcosa che neppure il più incallito dei
> veteromarxisti (i dinosauri girano ancora, altro che Jurassic Park)
avrebbe
> più il coraggio di estrarre dal cassetto.
Nonostante tutto, mi sembra, almeno per la sua epoca, molto avanzato; mi
sembra abbia abbastanza superato alcuni vecchi aspetti del Marxismo, si sia
mosso bene da un punto di vista critico.
Ovviamente, penso sia dannoso per l'autore, riprodurne alcuni brani e
cercare di fare più ampie considerazioni ; estrapolando quelle parole non
vorrei venissero fraintese o si giudicasse frettolosamente Marcuse. Comunque
non mi sembra il tuo caso, nel senso che penso che tu lo conosca già per
altri versi ed indipendentemente dalle mie citazioni.
>Vabbé, chissà di quando è questo
> frammento (anni '60, presumo; nell'insieme di quel secolo isterico che è
> stato il Novecento, una decade di rara insignificanza)
Dovrebbe essere del '69.
> a
> Mozart non passava neppure per la testa di fare "cultura alta" quando
> scriveva una Serenata o un Canone per gli amici. Né passava per la testa
ai
> committenti. Probabilmente se la sarebbero data a gambe, o non Lo
avrebbero
> pagato.
Che sia errato parlare necessariamente di cultura "alta" penso sia
abbastanza ovvio.
Credo che ,però, c'entri poco che cosa pensasse Mozart, nel senso che la
musica che scriveva era indirizzata a un ceto, un gruppo ben delimitato,
detentore della cultura dell'epoca. In questo senso si può pensare che la
sua musica, oggi fruibile da un pubblico molto più vasto (per fortuna...!),
nasca e si sviluppi come appartenente alla cultura "alta".
> Tuttavia la cosa ancora peggiore è quanto precede. Si vuole insinuare che
> la Musica "alta" (o accademica, o qualsiasi sciocchezza equivalente si
> preferisca) prospera nella negazione dei (dis-)valori del "corpo", inteso
> come concetto antropologico? Dico, stiamo scherzando? Il gesto, il
> timbro...estranei alla musica occidentale? Ma li ha sentiti Chopin,
Berlioz,
> Liszt, certo Schumann....su su fino a Berg, a Debussy, a Varese...? evito
i
> barocchi per brevità.
Come abbiamo già notato, il tutto è molto semplificato; abbastanza
volutamente, immagino.
> > ai fini del suo discorso, sembra essere considerata un blocco unico,
> almeno
> > fino alla dodecafonia,vista come disgregazione ed opposizione. Sembra
> > emergere l'immagine della musica classica come di una musica
> "conservatrice"
> > in quanto nata e sviluppatasi nella società che Marcuse critica
>
> Esatto. Ed è una sciocchezza. Brutalmente semplificatoria. Un'applicazione
> pedissequa della vulgata marxista in tema di struttura e sovrastruttura.
Alla fine credo che il succo della questione stia effettivamente in questa
antitesi fra struttura e sovrastruttura. Non sono esperto dell'argomento, ma
credo che non sia una questione di cui ci si possa sbarazzare molto
facilmente; credo che molti vi abbiano fatto i conti ed abbia una certa
autorità.
> Io lascerei perdere e leggerei Adorno. Che è più impegnativo, ma almeno
da'
> qualcosa. Fermo restando che neppure quello è vangelo. Se non altro,
prende
> sul serio chi lo legge.
Voglio sperare che anche Marcuse lo facesse.
Comunque sono d'accordo sul fatto di dover considerare Adorno, specialmente
per quanto riguarda l'ambito musicale, al di là del fatto che si sia o meno
d'accordo con lui.
Ciao.
Marcuse semplificava molto, non solo rispetto alla musica.
E`il lato pop della Scuola di Francoforte, un poco come i Caravan lo
sono di quella di Canterbury.
Visto, pero`, che i Caravan mi piacciono parecchio, dico volentieri che
un testo come L'uomo a una dimensione rimane, ancor oggi, assolutamente
godibile, con alcune (non tante, non mi pare uno scritto che trasudi
creativitą d'analisi ad ogni pagina) buone idee tra le pur molte
prese in prestito, raffreddate poi ribollite, dalla mensa francofortese.
--
Necrofilia e` non dover mai chiedere scusa.
Ciao,Alessandro.
[se vuoi spedirmi un'email, togli il poeta dall'indirizzo]
> Ho fatto un po' di confusione su questi aspetti...
No, non mi pare che l'abbia fatta tu.
> Se si
> ascolta rock buono si cerca di uscirne, se si aiuta l'operazione
commerciale
> si potenzia la società...
> Ho semplificato da matti...
No, da quel che ricordo è inevitabile approdare a una conclusione del
genere; e a questo punto la distinzione sbrigativa e manichea tra culture
"alta" e "bassa", fra l'altro, rientra dalla finestra in una forma diversa.
Cosa ci permette di distinguere il rock "buono" da quello "cattivo"?
Sempre, fra l'altro, da un punto di vista socioculturale; non si arriva mai
allo specifico del linguaggio musicale.
> Nonostante tutto, mi sembra, almeno per la sua epoca, molto avanzato; mi
> sembra abbia abbastanza superato alcuni vecchi aspetti del Marxismo, si
sia
> mosso bene da un punto di vista critico.
Ha cercato di superare alcuni aspetti del Marxismo. Non mi pare un gran
critico.
> Ovviamente, penso sia dannoso per l'autore, riprodurne alcuni brani e
> cercare di fare più ampie considerazioni ; estrapolando quelle parole non
> vorrei venissero fraintese o si giudicasse frettolosamente Marcuse.
Eddai. Perché dev'essere colpa tua :-)) ? Di che, poi?
>Comunque
> non mi sembra il tuo caso, nel senso che penso che tu lo conosca già per
> altri versi ed indipendentemente dalle mie citazioni.
Sì.
> Credo che ,però, c'entri poco che cosa pensasse Mozart, nel senso che la
> musica che scriveva era indirizzata a un ceto, un gruppo ben delimitato,
> detentore della cultura dell'epoca.
Non mi risulta sia proprio così. Certo, trovare un interlocutore
privilegiato in una certa categoria sociale, quella che poteva sostenere il
suo tentativo di libera professione. Ma, già che parliamo di Mozart, la
storia della sua breve esistenza testimonia proprio come non sia riuscito se
non minimamente a compiacerla. Né da un punto di vista ideologico, nel suo
teatro (perché andare a scegliere proprio un libretto come Le Nozze di
Figaro?) né da quello del linguaggio musicale. Basta poco a farsi un'idea di
come vennero accolti certi Concerti per pianoforte, o i quartetti per archi.
Dai professionisti, figuriamoci da chi si sarebbe limitato ad ascoltarli.
>In questo senso si può pensare che la
> sua musica, oggi fruibile da un pubblico molto più vasto (per
fortuna...!),
> nasca e si sviluppi come appartenente alla cultura "alta".
Sì, Marcuse appiattisce la questione sulla percezione odierna della
tradizione musicale.
> Alla fine credo che il succo della questione stia effettivamente in questa
> antitesi fra struttura e sovrastruttura. Non sono esperto dell'argomento,
ma
> credo che non sia una questione di cui ci si possa sbarazzare molto
> facilmente; credo che molti vi abbiano fatto i conti ed abbia una certa
> autorità.
E' un concetto superato. Se proprio vogliamo, si può ammettere una
dialettica fra struttura economica (anch'essa culturale) e campo culturale.
Non un rapporto deterministico e subordinante.
Ciao
v.
Veramente interessante: ne sai una più di Bertoldo :-)))))))
> D'altronde, Beethoven, in lontane origini, proveniva da un'area delle
> Fiandre come la città di Louvain, area a lungo in possesso degli Spagnoli,
> che nelle loro armate accoglievano molti uomini di colore. Nel 1878, il
> celebre antropologo Frederick Hertz (Rasse und Kultur. Eine kritische
> Untersuchung der Rassentheorien, pubblicato a Lipsia nel 1925),
riscontrava
> in Beethoven "tratti negroidi" (si sa che persino Haydn veniva chiamato
> scherzosamente "Mohr", il Moro, per i suoi colori scuri, per cui è ovvio
che
> certe fisionomie all'epoca venivano considerate non comuni, il che può
avere
> dato adito a dicerie varie, e non induce necessariamente a trangugiare per
> intero ciò che viene scritto in un testo nazionalista africano-americano
> come "Was Beethoven Black?, What They Never Told You In History Class" di
> Indus Kamit-Kush), annotazione che colpiva anche uno studioso
beethoveniano
> come Paul Bekker.
Adesso capisco il perché di quella stranissima variazione
dell'Arietta dell'op. 111!
Grazie, vè!
Fabrizio
Che rispondere ad uno che ha traslato in tutto il suo essere una chiara
impotentia coeundi? Uno che utilizza il Dizionario Garzanti (!!!!!!) e che
parla di "razze in senso biologico" (!!!!!!!)... Come diceva Lando Buzzanca
(un noto pensatore): "Mi vien che ridere"...
Io mi limito a pensare al pene, c'è invece chi l'ha scambiato per il proprio
cappello (ci vorrà Oliver Sacks?)...
GMG
>Adesso capisco il perché di quella stranissima variazione
>dell'Arietta dell'op. 111!
hai il dono della telepatia, perché ho pensato esattamente la stessa
cosa
. a l l E g r i .
_____________________________________
buona s s č r a .. . . .
_____________________________________
> Presso taluni intimi, Beethoven era soprannominato
> "der schwarzer" (il nero), il che pare abbia indotto alcuni studiosi (non
> del tutto sprovveduti, anche se non venivano dal pianeta vulcano... Meno
> male che c'è chi consuma Flash Gordon... Certo, Stan Lee starà
rivoltandosi
> nella tomba...) a prendere in esame la possibilità, se non erro, che
> Beethoven potesse essere d'origine africana (discendente di qualche
> schiavo...
Ho letto questo post ieri notte, prima di andare a dormire.
Risultato: ho sognato che io e il Baciccio intraprendevamo un duello jedi
con una vecchina nera semi- mummificata (stile mammina di Norman Bates)
travestita da Beethoven.
A te l'interpretazione.
Saluti bacicci
> Io mi limito a pensare al pene, c'è invece chi l'ha scambiato per il
proprio
> cappello (ci vorrà Oliver Sacks?)...
Clap clap
v.
> Ho letto questo post ieri notte, prima di andare a dormire.
> Risultato: ho sognato che io e il Baciccio intraprendevamo un duello jedi
> con una vecchina nera semi- mummificata (stile mammina di Norman Bates)
> travestita da Beethoven.
> A te l'interpretazione.
Personalmente comincerei a sospettare della cucina dei "4 leoni"...
Ciao ;-)
Moos
--
In Italia, diceva un americano a un altro, i polli girano crudi per istrada.
Ennio Flaiano
ah ecco finalmente ha dichiarato la sua omosessualità!
c'è invece chi l'ha scambiato per il proprio
> cappello (ci vorrà Oliver Sacks?)...
C'è chi pure ha scambiato la propria bocca per un altro puzzolente orifizio
del corpo.
***questa me la segno, scusa ma tu conosci anche il cazzo in tedesco?
>
> >t e s t a d i c a z z o,
>
> non č modesto auto citarsi nei propri discorsi, sai?
***Ma lascia perdere!
>
> > credo proprio che quel trattato sulla RAZZE (in senso biologico vd def.
> > dizionario Garzanti, bestia!)
>
> AHHHHHHHHH
> le razze!
> Quelle che so' piatte e stanno a nota' nell'acqua e che i cinesi glie
> magnano 'e pinnette!!!
***Lavorati? PRRRRRRRRRRRRRR! Lavoratori della massa? PRRRRRRRRRRRRRRRR
>
> >sia un affare da manciacaccole e coglione
> > affumicato come te!
>
> manciacaccole?
> uno che da' caccole per mancia?
> che schifo!
***Molto economiche perň, le devi ammettere, e poi molto sicuramente
genuine.
> >Non interssa certo il colore delle chiappe dei
> > musicisti, interessa ben altro, caro mangiamerda.
>
> cavoli, tu sě che parli come un figo di Parigi.....
>
> >Forse interessa alle
> > persone saccenti, ignoranti, e dalla mente arruffata e disordinata come
la
> > tua, caro odorascurreggia.
>
> bellissimo francesismo.
>
> >E forse anche un poco ricchione (lo dimostra il
> > fatto che pensi al pene).
> >
> > > Per cui, sinteticamente e in francese: ma vai a cagare...
> >
> > Ci sono andato e lo stronzo che ho fatto ti assomigliava tanto, che sia
> > della tua stessa risma?
>
> una dialettica sopraffina.
> un eloquio balzachiano.
> Sinteticamente in francese: RENVERSANT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
> A.
Ahhhhhhhhh, carissima A. non sai che dolci note il coreANO!!!
Molto sicuramente dovrebbi ancora piů benissimo dire di sicuro
Siei siecurau che si diece proprie cosie?