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Musica del Novecento e armonia modale

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padree...@yahoo.it

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Aug 15, 2014, 6:56:55 AM8/15/14
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http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_modale

Quando si ascolta un brano di Mozart o Beethoven o dell'Ottocento, si nota che la musica è tonale. La musica è fortemente tonale. Si suona in una scala(modo) e c'è la tonica che fa da centro gravitazionale, cioè si ritorna sempre alla tonica.
Il momento di massima tensione è la dominante, cioè il quinto grado della scala.
Se suono in DO, il SOL diventa un accordo dominante che mi spinge a ritornare alla tonica.

Ma COME si arrivò a questo genere di musica tonale? Sicuramente l'orecchio umano (vedi armonici) gradisce gli accordi dove sono presenti gli armonici. Ma gli strumenti musicali antichi non erano pronti per suonare la musica tonale di Mozart o Bach o Beethoven.

Su quegli strumenti non era possibile effettuare una modulazione. Cioè se sto suonando in DO maggiore e voglio cambiare la tonalità, passando al MI per es. ecco che il tipo di accordatura non me lo permette e quindi non posso replicare la scala diatonica portandola dal DO al MI. In questo senso la musica è tonale ma non posso effettuare le modulazioni in modo da cambiare tonalità e continuare a suonare nella stessa scala o modo.

Quindi si procedette a creare strumenti con il temperamento equabile. In questo modo fu possibile passare da una tonalità all'altra. Ovviamente l'intonazione non è perfetta, tanto è vero che i violinisti notano che il pianoforte non è perfettamente intonato quando si passa da una intonazione all'altra. Ma è un buon compromesso. Cioè il pianoforte permette di suonare la scala diatonica (do, re, mi, fa, sol, la si, do) sia partendo dal do, che partendo dal re, o dal mi o dal fa diesis così come da qualsiasi delle dodici note.

In questo modo fu possibile modulare, cioè cambiare tonalità al brano.
In pratica pur rimanendo sempre a suonare per tutto il brano nella stessa tonalità ecco che per evitare la monotonia, la ripetitività si modula. Ed è questa modulazione che permette di elaborare il motivetto tonale. Potendolo modulare ecco che lo si fa evolvere per il semplice fatto che lo si risuona in un'altra tonalità.
Così per esempio una fuga non appare come una sovrapposizione di note casuale ma ha il suo senso. CIoè la prima voce suona per es. in tonalità di do maggiore, la seconda voce suona sempre nella stessa scala (modo) di do, ma la tonalità viene portata in re per es.
La fuga quindi è un insieme di voci che hanno in comune il fatto di suonare la stessa scala, lo stesso modo, ma su tonalità diverse. Ovviamente questo è un tipo di fuga e non l'unico.

Questo, Bach, fu il punto di arrivo e così si ottenne la musica fortemente tonale e fortemente complessa. Questo livello di complessità non è mai stato superato fino ad oggi. Nel migliore dei casi il livello di complessità è stato eguagliato e non superato.
Per questo Bach piace così tanto alle persone che ragionano molto, agli scienziati per esempio, ai matematici ecc. In Bach c'è un elevatissimo livello di complessità e tuttavia la musica non è caotica ma molto ordinata.

Mozart poi Beethoven porteranno la musica fortemente tonale alle estreme conseguenze. Ma poi già con Wagner si cambia molto. Il cromatismo e quindi armonie più complesse fanno il loro ingresso. Ma la musica rimane tonale anche con Wagner e Mahler.

Prima della musica del Seicento, Settecento non si aveva il temperamento equabile. Quindi la musica era MODALE. Il canto gregoriano è un esempio di musica modale.
Con la musica modale il centro tonale è meno evidente. C'è la tonica e c'è anche la dominante ma l'elaborazione armonico melodica non è fortemente tonale. In pratica il gioco tonica-dominante è meno evidente.
Questo perché non sono possibili le modulazioni se non a costo di variare il modo.
Se io oggi sul piano suono la scala diatonica la possono suonare in do maggiore o anche in mi o in sol, quindi posso modulare e NON cambio modo. Il modo è sempre quello della scala diatonica.
Prima però non era possibile cambiare tonalità e suonare esattamente la stessa scala. Quindi se passo dalla tonalità di Do alla tonalità di Mi, ecco che non posso riprodurre la stessa scala, quindi non posso modulare.
E allora posso passare da una scala all'altra.
In questo modo il centro tonale è INSTABILE perché se cambio tonalità DI FATTO ho un nuovo centro tonale perché ho CAMBIATO modo, cioè cambiato scala.

Quindi prima del temperamento equabile la musica fortemente tonale non c'era perché non erano possibili le modulazioni (armoniche e melodiche) in modo da lasciare sempre il centro tonale (della scala) come unico centro.
Se io oggi per es suono una melodia in DO maggiore poi posso risuonarla in MI Maggiore, cioè la stessa melodia. ALl'orecchio si avverte solo il cambio di tonalità ma la RELAZIONE tra le note rimane la stessa, cioè la scala, il modo rimane lo stesso. In questo modo il centro tonale rimane inalterato anche se ho cambiato tonalità.
Quindi il centro tonale ha a che fare con la scala, col modo. Noi oggi creiamo equivoci perché diciamo: suono in do maggiore, poi diciamo suono in mi maggiore, in fa maggiore ecc e quindi CAMBIO centro tonale.
Ma non è così.
Se io suono sempre nella stessa scala e cambio tonalità ecco che rimangono sempre sullo stesso centro tonale. Questo si chiama MODULARE.

Prima questo non era possibile, quindi se passavao dal DO al MI ecco che cambiavo MODO, scala, e cambiavo il centro tonale.
Oggi invece cambio la tonalità (modulazione) ma lascio inalterato il centro tonale.
Per questo la musica di Bach è fortemente tonale e complessa come detto.

Prima il centro tonale (vedi canto gregoriano per esempio) era legato al modo, e se cambio modo cambia il centro tonale, quindi il centro tonale è INSTABILE.

Nel NOVECENTO si inzia a rompere con la musica FORTEMENTE tonale di Bach, Mozart, Beethoven e anche con la musica fortemente tonale CROMATICA di Wagner, Bruckner, Mahler.

Ma questa rottura non viene effettuata solo con la dodecafonia e il serialismo ma anche con la musica modale del Novecento.
Quando noi parliamo di musica del Novecento che è diversa da quella dell'Ottocento, pensiamo solo al serialismo. Ma in realtà la differenza principale sta nell'uso delle scale. Debussy ne è un esempio.
Debussy ti fa sentire il centro tonale, ma poi CAMBIA MODO. E quindi il centro tonale diventa instabile, quindi la musica di Debussy ha un centro tonale instabile, cioè Debussy fa musica tonale ma NON FORTEMENTE tonale.
Per questo Debussy ci appare diverso da Bach o Mozart per esempio.

Dopo Debussy Schoenberg rompe difinitivamente con i modi, le scale e si inventa le COMBINAZIONI, cioè si crea una serie di dodici note e la si ripete.
Niente più modi quindi, né fortemente tonali, né di altro genere, come Debussy.

Gli americani invece non rompono con la tonalità in modo definitivo. Ives, Ruggles, Cowell, esplorano la armonia modale. Gli americani non compongono musica fortemente tonale ma allo stesso tempo neppure fanno musica seriale, infatti gli americani fanno musica modale. Anche il successivo minimalismo è modale.
Ovviamente fare musica modale con il temperamento equabile significa fare quello che mise in pratica Debussy. Quindi sfruttare i modi (le diverse scale) e passare dall'una all'altra. Qui non si modula, cioè non si cambia tonalità rimanendo nella stessa identica scala, qui si cambia proprio la scala e quindi il centro tonale.
Nella musica pop dei nostri giorni noi siamo abituati al passaggio da una scala maggiore a quella minore. Un passaggio che se dal minore passa al modo maggiore ci appare un aumento della distensione, del rilassamento.
Ma a parte questo cambio di modo (dalla scala maggiore a quella minore) non siamo abituati nella musica pop.
Per questo la musica appare ripetitiva, noiosa, tutta uguale, dove il gioco tonica dominante evolve appena con il passaggio su due modi: maggiore e minore.
Inoltre non c'è la modulazione: vedi Bach, Mozart ecc.

Oggi noi troviamo un po' noioso sia la modulazione alla Mozart che la musica pop. E questo perché ci siamo abituati anche a Debussy e al minimalismo e quindi alla musica MODALE.
La musica modale ha un centro tonale instabile. Quando si cambia scala, si cambia di fatto tonalità e quindi centro tonale. Ed è l'uso sapiente di questi modi, scale, che ci fa capire se un compositore del Novecento è bravo o meno.

Purtroppo, in Europa, a furia di fare musica seriale e recensirla, si è perso di vista la musica modale. La musica modale è tonale ovviamente e non potrebbe essere altrimenti. Ma NON è fortemente tonale. Quindi un conto è la musica tonale dell'Ottocento, con il gioco tonica-dominante, altro è la musica modale.
Qui il gioco tonica dominante non c'è più perché il centro tonale cambia è più instabile.
Per capirlo basta ascoltare Bach in confronto a Debussy.
O anche Mahler in confronto a Ravel.
Da una parte abbiamo la musica fortemente tonale dall'altra la musica modale. Sono entrambi tonali ma nel caso di Mahler la tonalità è ben riconoscibile, nel caso di Ravel il centro tonale è più instabile.

Alla fine siamo ritornati (nel Novecento) alla musica modale, cioè alle origini, ovvero al canto gregoriano o simili. Il minimalismo si rifà molto alla musica contemplativa, mistica che è modale.
Abbiamo una infinità di musica modale nel Novecento e non tutta è complessa. In genere i minimalisti fanno musica modale molto semplice, ripetitiva. Ma gia i post minimalisti hanno innovato, variato.
Ma già la musica di Ravel, Sibelius, Vaughan Williams, Ives, Cowell, Antheil ecc è modale complessa, molto complessa.
Il livello di complessità la fa accomunare alla musica di Beethoven o Mahler, ma è un tipo di musica modale ben diversa da quella ottocentesca.
Oggi un bravo compositore non fa altro che fare musica modale inserendo anche qualche serie.
Sembra strano, ma per superare il serialismo si è dovuti ritornare al passato: vedi minimalismo.
Ma in realtà il minimalismo è musica modale semplice, mentre la musica modale complessa è quella dei già citati.
Probabilmente il passaggio dal serialismo al minimalismo è stato accolto come una liberazione dal serialismo qui in Europa: vedi Einaudi, Allevi, i minimalisti inglesi ecc.
Questa liberazione però è troppo semplice, banale e quindi è stata superata.
Infatti la musica di Einaudi, Allevi e altri appare semplice, troppo semplice e così anche il serialismo.
Insomma serialismo e minimalismo sono semplici.
La semplicità del serialismo la si capisce quando si legge lo spartito, con la serie che si ripete.

E anche il fiorire di tanti compositori si spiega con questo ritorno al semplice. Anche per questo Allevi si sente un grande musicista perché è la tradizione seriale e minimalista che è semplice e che lo permette.
Riscrivere la storia della musica del Novecento appare oggi possibile con questo sguardo retrospettivo dove minimalismo e serialismo appaiono più come fenomeni culturali che come fenomeni tecnico musicali.

Cioè qui la tecnica seriale e minimale è stata eretta ad arte. In realtà sia il minimalismo che il serialismo sono tecniche e nulla di più. La composizione complessa invece va oltre la singola tecnica.

La contrapposizione tra tecnica minimale e tecnica seriale ha fatto perdere di vista una evoluzione ben più complessa che è l'evoluzione della musica modale complessa.
Una musica modale che spesso è stata etichettata come tonale e quindi superata.
Ma le cose non stanno così.
Oggi serialità e minimalismo sono tecniche e ostinarsi a vedere arte in chi si limita ad applicare sempre queste semplici tecniche implica il non capire la complessità della musica modale.



rafrasnaffra

unread,
Aug 15, 2014, 8:07:04 AM8/15/14
to
On it.arti.musica.classica padree...@yahoo.it <padree...@yahoo.it>
wrote:
>
> Se io suono sempre nella stessa scala e cambio tonalità ecco che
> rimangono sempre sullo stesso centro tonale. Questo si chiama MODULARE.

non ho capito, se cambio tonalità il centro tonale cambia: se da do passo
a la minore il centro tonale è diverso

> Oggi invece cambio la tonalità (modulazione) ma lascio inalterato il
centro tonale.

continuo a non capire: cambi tonalità ma non il centro tonale?

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 15, 2014, 9:48:43 AM8/15/14
to
Il giorno venerdì 15 agosto 2014 14:07:04 UTC+2, rafrasnaffra ha scritto:
> On it.arti.musica.classica padree...@yahoo.it <padree...@yahoo.it>
>
> wrote:
>
> >
>
> > Se io suono sempre nella stessa scala e cambio tonalità ecco che
>
> > rimangono sempre sullo stesso centro tonale. Questo si chiama MODULARE.
>
>
>
> non ho capito, se cambio tonalità il centro tonale cambia: se da do passo
>
> a la minore il centro tonale è diverso
>
>
Per approfondire ti consiglio la lettura molto attenta di questo articolo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Modo_(musica)

Alla fine dello stesso ci sono una serie di esempi molto semplici per capire come ogni modo si possa suonare i 12 tonalità diverse.

Inoltre per un discorso sull'evoluzione della musica che allarga il discorso che ho fatto io ti consiglio questo articolo qui:

http://www.treccani.it/enciclopedia/dodecafonia_(Enciclopedia-del-Novecento)/



>
> > Oggi invece cambio la tonalità (modulazione) ma lascio inalterato il
>
> centro tonale.
>
>
>
> continuo a non capire: cambi tonalità ma non il centro tonale?
>
>

Prendi il pianoforte o una qualsiasi tastiera anche per bambini.
Suona fra martino campanaro partendo dal do come prima nota.

https://www.youtube.com/watch?v=DaO2yh0tpYo

Guarda questo video su youtube così si capisce meglio.

Poi risuonala ma partendo dal Do diesis.
Poi risuonala partendo dal Re.
Poi partendo dal Re bemolle ecc ecc.
Ti accorgi che la puoi suonare in 12 tonalità diverse.

Però ATTENZIONE la tonalità non è data dalla prima nota della melodia. La tonalità è data dall'accordo di tonica della melodia.
Quindi si usa dire che si suona nella tonalità di do maggiore, o do minore, o fa maggiore o fa minore, o sol maggiore e sol minore ecc.
Abbiamo 24 tonalità.

Ora, se tu suoni fra martino in tonalità di Do, ecco che hai un centro tonale che è dato dall'accordo principale che è Do, cioè la tonica è Do.
Se lo risuoni in Re il centro tonale rimane invariato.
Cambia la tonalità ma il centro tonale è lo stesso.

"centro tonale" non va confuso con tonalità che è riferito all'accordo, cioè alla parte armonica del brano.
Il centro tonale è un discorso che si fa sugli INTERVALLI.

Se io ripeto la stessa melodia in 12 tonalità (fra martino) all'orecchio, cioè all'ascolto il centro tonale non cambia è sempre lo stesso. Infatti uno dice: ma questa è sempre la stessa musica.
La maggior parte di noi NON ha orecchio assoluto e quindi non sa distinguere un Do da un Fa.
Ma tutti noi (a parte eccezioni) abbiamo l'orecchio relativo. Cioè sappiamo distinguere una melodia da un'altra melodia.
In pratica sappiamo distinguere gli INTERVALLI.

Se tu suoni per es. un tono seguito da un altro tono, ecco che l'intervallo è appunto di un tono.
Se poi ripeti dopo un minuto queste due note separate da un intervallo di tono, ecco che chi ascolta riconosce l'intervallo.
Per es. suoni Do e poi Re che sono separate da un intervallo di un tono.
Poi passa un minuto, e suoni Sol e La che pure sono separati da un intervallo di un tono.
Ebbene, chi ascolta dice: queste sono le due stesse note di prima.
In realtà ha riconosciuto l'intervallo di un tono tra due note.
Una melodia che viene ripetuta quindi in una diversa tonalità è tale (cioè ripetuta) se si lasciano inalterati tutti gli intervalli tra le note che si vanno a suonare.

Quindi la modulazione (trasposizione) di fra martino significa che si ripetono gli stessi intervalli e in questo senso si lasciano INALTERATI gli intervalli e quindi anche il centro tonale. Questo perché se suono con gli accordi e li modulo (traspongo) in un'altra tonalità ecco che ottengo la stessa relazione tra melodia e armonia in 12 tonalità diverse.

E' vero che cambio 12 tonalità ma il centro tonale rimane inalterato. Il centro tonale ha a che fare con gli intervalli e non con la precisa nota che si suona.

Se io suono appena due note, ecco, non ho un centro tonale.
Per avere un centro tonale devo suonare una melodia, con relativa armonia, e devo seguire la regola della tonica sulla quale gravitano tutte le altre note.
Quindi è vero che il NOME della tonica cambia via via che cambio sulle 12 tonalità, ma gli intervalli rimangono COSTANTI.
Il centro tonale ha a che fare con gli intervalli quindi.

Spero di averti aiutato a capire:)

You are welcome.......come dicono gli americani:)

Ciao

rafrasnaffra

unread,
Aug 15, 2014, 10:07:17 AM8/15/14
to
On it.arti.musica.classica padree...@yahoo.it <padree...@yahoo.it>
wrote:
>
> "centro tonale" non va confuso con tonalità che è riferito all'accordo,
> cioè alla parte armonica del brano.
> Il centro tonale è un discorso che si fa sugli INTERVALLI.

ecco la risposta che mi mancava, grazie per i tuoi post sono molto
interessanti. sei anche su facebook?

> You are welcome.......come dicono gli americani:)

ti ringrazio, ma magari sono qui da prima di te :-P

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 15, 2014, 10:41:09 AM8/15/14
to
Il giorno venerdì 15 agosto 2014 16:07:17 UTC+2, rafrasnaffra ha scritto:
>
>
>
>
> > You are welcome.......come dicono gli americani:)
>
>
>
> ti ringrazio, ma magari sono qui da prima di te :-P
>
>

http://www.musicheria.net/ScaricaFile.asp?IDF=1565&Name=La modalità nella storia della musica

Questo linkato sopra è un convegno riportato per iscritto. Si spiega bene cosa sono il sistema tonale, il sistema modale e il sistema atonale seriale.

Alla fine, uno dei maestri, spiega che comporre oggi la musica modale è molto faticoso e non è da tutti mentre è più facile comporre le serie.

Volevo copiare e incollare dei passaggi ma non riesco. Vedi se riesci tu:)





rafrasnaffra

unread,
Aug 15, 2014, 11:19:57 AM8/15/14
to
On it.arti.musica.classica padree...@yahoo.it <padree...@yahoo.it>
wrote:
>
> http://www.musicheria.net/ScaricaFile.asp?IDF=1565&Name=La modalità
nella storia della musica

> Volevo copiare e incollare dei passaggi ma non riesco. Vedi se riesci
tu:)

no senti, sono 62 pagine, per il momento mi basta scambiare qualche breve
idea, non devo preparare nessun esame di composizione :-)
grazie per i post comunque, ti seguo/seguirò regolarmente :-)

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 15, 2014, 1:01:50 PM8/15/14
to
Scusa ho dimenticato, nella fretta, di dirti le due pagine che volevo copiare e incollare ma non riesco.
Sono pg 54 e 55 dove c'è l'intervista a un compositore esperto.

Se riesci a riportarle tu faresti una cosa utile per tutti, così ne parliamo un po'. In pratica il maestro spiega nel dettaglio cosa è esattamente la composizione tonale, la composizione modale e quella atonale.

Ciao, e grazie a te:))

rafrasnaffra

unread,
Aug 15, 2014, 1:31:38 PM8/15/14
to
On it.arti.musica.classica padree...@yahoo.it <padree...@yahoo.it>
wrote:
>
> Scusa ho dimenticato, nella fretta, di dirti le due pagine che volevo
copiare e incollare ma non riesco.
> Sono pg 54 e 55 dove c'è l'intervista a un compositore esperto.
>
> Se riesci a riportarle tu faresti una cosa utile per tutti, così ne parliamo un po'. In pratica il maestro spiega nel dettaglio cosa è esattamente la composizione tonale, la composizione modale e quella atonale.
>
> Ciao, e grazie a te:))

è un documento protetto, ho generato delle immagini e convertito con un
OCR online


INTERVISTA A VIRGINIO ZOCCATELLI
3 dicembre 2011
a cura di CINZIA MERLETTI
CM.? Maestro, ci troviamo virtualmente agli inizi del Novecento e troviamo
ancora la
modalità nel linguaggio musicale colto europeo. Come ce lo può spiegare?
V.Z..? Storicamente il primo impulso alla modalità è testimoniato dalle
scuole nazionali di
fine Ottocento.? la Russia, la Scandinavia, i paesi balcanici e i paesi
mediterranei (Grecia,
Italia, Spagna)
attraverso diversi autori usano la modalità per svincolarsi dal sistema
tonale diventato,
poco alla volta, inefiìcace per veicolare forme, storie e contenuti nuovi,
spesso attinti dalla
tradizione del canto o della danza popolare di ciascuna regione
geografica.
Il Classicismo e il Romanticismo, che hanno prodotto capolavori di ogni
genere, avevano
esaurito
le possibilità tecniche ed espressive del linguaggio tonale.
Quindi per i compositori nati a cavallo del secolo la modalità ha
rappresentato una delle
possibilità
per poter rinnovare il linguaggio, potendo ottenere spesso risultati
personali e originali.
Specifico subito che in molti casi la modalità si è contaminata con scale
?etniche ? derivate
dal dominio scala maggiore- minore.? cito solo per brevità la scala
napoletana, la scala
ungherese, la scala araba o doppia armonica.
Tra gli autori italiani che hanno utilizzato la modalità agli inizi del
Novecento ricordiamo.?
O. Respighi, G. F. Malipiero, A. Casella, I. Pizzetti, e della generazione
successiva, seppur
nella prima fase artistica G. Petrassi e L. Dallapiccola.
C. Quali sono le diflerenze linguistiche principali tra tonalità,
modalità e atonalismo?
V.Z..? La tonalità si basa sui seguenti cardini,?
a) gerarchia dei gradi della scala,?
b) predominio della alternanza tra tensione e distensione rappresentata
dalle funzioni di
dominante e di tonica,?
c) utilizzo della cadenza per aflermare un ambito scalare o allontanarsi
per approdare ad
altro ambito scalare,?
d) alternanza del modo maggiore e minore,?
e) utilizzo della armonia triadica fino alla armonia di tredicesima,?
fi utilizzo della progressione tonale o modulante,?
la modalità si fonda sui seguenti principi.?
a) innanzitutto le tipologie scalari principali sono rappresentate dai
modi.? dorico, frigio,
lidio, e misolidio. Poi attorno a questi modi prevalenti si possono
afliancare modi difettivi
quali il sistema Pentafonico e il sistema Esatonale, assieme ad altri
sovrabbondanti come il
sistema Ottotonico.
Tuttavia da tale famiglia non sono aflatto esclusi il modo maggiore e il
modo minore (ex
modo ionico ed eolico), ora usati in altro sistema sintattico,?
54

b) Poi si può distinguere una modalità diatonica (derivata dai modi
maggiori che a
seconda della nota finalis determinano il modo di tale scala), e una
artificiale.
All ?interno della modalità artificiale si distinguono i modi completi,
incompleti, simmetrici
e sovrabbondanti.
c) la gerarchia dei gradi non è così rigida come nel sistema tonale,? vi è
una sostanziale
equivalenza tra i gradi della scala, ad eccezione del I e V grado che
assumono
normalmente un ruolo predominante piu per il valore acustico che per
quello teorico.
d) la cadenza è svuotata della sua forza sintattica.? si ?modula?
attraverso note comuni
oppure in modo immediato, a seconda delle necessità espressive.
e) le armonie possono essere create attraverso la sovrapposizione non solo
di triadi, ma di
intervalli di quarte, di quinte, di seconde ed altri accordi creati con
intervalli combinati tra
loro.
Questo crea colori armonici talvolta estremamente nuovi e originali.
fi il principio della progressione scompare quasi del tutto.
l ?Atonalismo presenta le seguenti caratteristiche.?
I. il modello scalare di tipo tonale o modale viene sostituito da una
serie di intervalli
che stabiliscono serie particolari, oppure si utilizzano modelli di serie
dei 12 suoni
all ?interno del sistema temperato,? si creano così delle sequenze di
note,?
2. melodie, armonie e contrappunti vengono ricavati spesso da modelli
matematici o
aleatori, creando quasi sempre musica astratta.
3. forme e regole sintattiche risultano spesso ?monouso e applicate a
determinate
opere.
4. cadenze, progressioni, modulazioni scompaiono come usi linguistici e
pratici.
5. pertanto melodie, armonie e contrappunti dipendono dalle diverse
sequenze create
dagli intervalli scelti (spesso in modo svincolato dall ?orecchio).
C. Quale tipo di musica risulta dall ?uso della modalità?
V.Z..' L ?uso della modalità non mette in discussione gli elementi della
melodia e armonia.?
rispetto alla tonalità ne fornisce tinte e colori estremamente variegati.
Anzi una sana
composizione modale si fonda proprio sul principio generatore che è
rappresentato dalla
invenzione della melodia, la quale ha il compito di mantenere il suo
?clima modale?
( dorico, o frigio, o pentafonico, ecc).
Il resto (armonia, ritmo e timbri) dipende da questo elemento strutturale
e fondante.
La modalità ha il suo archetipo nella gloriosa tradizione del canto
gregoriano, forma che si
basa sull ?unico elemento melodico, che riassume in sé poi moduli ritmici
e successivamente
soluzioni armoniche. Paesi come l ?Italia e la Francia, con i dovuti
distinguo, risentono
maggiormente nella loro storia della musica colta di tale archetipo. Basti
pensare, per
arrivare al Novecento, quanto la modalità e il canto abbiano influenzato
l?opera di O.
Messiaen in Francia e prima ancora di Puccini in Italia!
Invece i paesi nordici, la Germania e Austria hanno maggiormente
elaborato, nel corso
della loro storia, i modelli contrappuntistici, nati dalla scuola
fiamminga del Quattrocento,.
C. Qual è oggi il ruolo della modalità nel linguaggio colto europeo?
55

V.Z.: Voglio subito chiarire un concetto: .scrivere modale oggi e
faticoso! Perché? Perché
devi essere un artigiano all'antica: devi .saper cantare nel cuore e nelle
orecchie melodie
che tu stesso crei... e non è detto che i risultati siano .sempre buoni.
Basta una .sola nota
fiiori posto, tra altre 20 o 30 , nella modalità per rendere tutto più
fragile e meno
interessante. Poi devi avere una conoscenza acustica e tecnica .su tutte
le possibilità offerte
dalle combinazioni armoniche calcolate sui diversi intervalli! Inoltre
devi avere maturità
contrappuntistica per gestire intervalli più eflicaci rispetto ad altri,
devi saper gestire al
pianoforte la lettura della partitura, ecc.
Oggi, dal mio osservatorio, noto che la modalità e ancora usata da
compositori che
scrivono per coro. banda. jazz. e colonne sonore di varia tipologia.
Questi compositori. tra cui mi inserisco anche io, creano musica dalla
musica. provando a
cantare e a suonare, cercando intenzioni e direzionalità musicale, come
del resto e sempre
.stato!
Il mondo della musica colta contemporanea innanzitutto presenta
orientamenti
frastagliatissimi, all'interno dei quali per altro mi sembra di poter dire
non trovi posto ne?
la modalità ne la neomodalità.
Si possono notare le conseguenze delle avanguardie del Novecento che, a
mio avviso,
hanno .sbilanciato verso i modelli matematici e razionali (geometrie,
architetture) il mondo
dei suoni.
Que.sto ha prodotto musica meccanica e astratta, che ha in .se' poco o
nessun appeal per gli
interpreti anche seri e preparati della musica colta, solo per gli addetti
ai lavori e peggio
ancora autoreferenziale.
Di fatto nella produzione contemporanea prevalgono gli idioletti
personali, qua.si sempre
figli della atonalità e quindi che dipendono dall 'intervallo, che diventa
matrice creativa del
tutto. Questi prodotti musicalmente spesso .sono preziosi quadretti
timbrici, per fortuna,
forse perche? consapevoli che il resto è povero.
Qui mi fermo, consapevole che si potrebbero dire altre cose interessanti e
importanti sulla
.scelta dell'uso di un sistema .sonoro rispetto ad un altro: aspetti che
coinvolgono non solo
la .Wra artistico musicale in senso .stretto ma anche l'etica e la morale.
"

lz

unread,
Aug 15, 2014, 7:36:16 PM8/15/14
to
Il giorno venerdì 15 agosto 2014 19:31:38 UTC+2, rafrasnaffra ha scritto:

>
>
> Qui mi fermo, consapevole che si potrebbero dire altre



...

Giorgio

unread,
Aug 16, 2014, 6:09:23 AM8/16/14
to
padreeinstein ha scritto:

http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_modale

Quando si ascolta un brano di Mozart o Beethoven o dell'Ottocento
.....

Sinceramente non capisco lo scopo di questi tuoi scritti: per uno che sa le
cose sono estremamente superficiali, con varie inesattezze (basta vedere
come parli della fuga... il controsoggetto � alla dominante, non come scrivi
tu che dalla tonalit� di DO si va a RE!), . per uno che non le sa, sono
fonte di confusione.
Ci sono siti specifici che dicono meglio queste cose per chi fosse
interessato.

saluti
G

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 16, 2014, 8:11:11 AM8/16/14
to
Tu come mai leggi tutto quello che scrivo io?
Possiamo dire che tu leggi cose confuse e inesatte e inutili?
Come mai ha l'usanza di leggere cose confuse, inesatte e inutili?

Spiegaci un po' per favore.

Grazie!

Giorgio

unread,
Aug 16, 2014, 8:59:49 AM8/16/14
to
<Tu come mai leggi tutto quello che scrivo io?
<Possiamo dire che tu leggi cose confuse e inesatte e inutili?
<Come mai ha l'usanza di leggere cose confuse, inesatte e inutili?

Volevo vedere dove volevi arrivare... come diceva Totò.
Avevo letto da altre parti qualche tuo intervento su Israele che per certi
versi mi avevano incuriosito.
Qui ora vengo di rado e il primo post che ho visto è stato il tuo.
Mi chiedevo appunto che tipo di utente avevi in mente quando scrivevi il tuo
post.
G

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 16, 2014, 9:36:14 AM8/16/14
to
Il giorno sabato 16 agosto 2014 14:59:49 UTC+2, Giorgio ha scritto:
>
>
> Mi chiedevo appunto che tipo di utente avevi in mente quando scrivevi il tuo
>
> post.
>
>

Io non mi metto a spiegare le cose a qualcuno avendo in mente una tipologia di persona. Porto avanti delle mie tesi che a volte sono condivise da studiosi a volte no.
Quindi si discute sulla mia tesi di turno e così ognuno dice la sua opinione.
C'è chi condivide quello che dico, c'è chi non condivide. E poi ci sono quelli come te che invece di entrare in topic, mirano alla persona e così escono dal topic.
Ci sono persone(come te per es.) che non sapendo entrare in topic vogliono tuttavia dissentire perché hanno antipatia (verso me per es.) e allora la buttano sul personale uscendo dal topic.
Basta leggere il tuo intervento per capire come esci dal topic perché non ne sai nulla e ti metti a parlare male di me.

Se invece tu avessi capito a fondo questo argomento, staresti qui a parlare dell'argomento e a dire il tuo punto di vista al riguardo. Invece stai a parlare di me.

Hai capito?:))

Ciao





Giorgio

unread,
Aug 16, 2014, 12:32:07 PM8/16/14
to
<Io non mi metto a spiegare le cose a qualcuno avendo in mente una tipologia
di persona. Porto avanti delle mie tesi che a volte sono condivise da
studiosi a volte no.

Ho dato una veloce lettura ai tuoi post precedenti.
L� ho visto che sostieni una tesi (la musica seriale � vecchia, ecc.) che
pu� anche essere condivisa, ma l'ultimo post era una specie di storia della
musica che per uno che conosce l'argomento risulta semplicistica mentre per
chi � digiuno di teoria musicale la trattazione risulta incomprensibile.
Faccio qualche esempio, cos� capisci che io non ce l'ho assolutamente con
te, ma conoscendo l'argomento almeno quanto te, noto delle imprecisioni.

"Sicuramente l'orecchio umano (vedi armonici) gradisce gli accordi dove sono
presenti gli armonici"

Gli armonici sono presenti in ogni suono e in ogni accordo, lo sai meglio di
me. Era difficile spiegare che l'orecchio sente gradevoli gli accordi i cui
suoni sono armonici della nota fondamentale?

"Cio� il pianoforte permette di suonare la scala diatonica (do, re, mi, fa,
sol, la si, do) sia partendo dal do, che partendo dal re, o dal mi o dal fa
diesis cos� come da qualsiasi delle dodici note."

Ti pare chiaro? Bisognava dire che su un pianoforte accordato col sistema
equabile si pu� suonare la sequenza di intervalli della scala di DO partendo
da qualunque nota.

"Cos� per esempio una fuga non appare come una sovrapposizione di note
casuale ma ha il suo senso. CIo� la prima voce suona per es. in tonalit� di
do maggiore, la seconda voce suona sempre nella stessa scala (modo) di do,
ma la tonalit� viene portata in re per es."

Se il soggetto (prima voce, come dici tu) � in DoM la risposta � alla
dominante, cio� in SOL. Nel post precedente avevo scritto erroneamente "il
controsoggetto" invece di "risposta"e mi aspettavo che tu me lo facessi
notare. Invece hai estrapolato che io parlo male di te. Ma dove?
Usi i termini "scala" "modo" "tonalit�" senza spiegarle. Vedi es. sotto.

"Se io suono sempre nella stessa scala e cambio tonalit� ecco che rimangono
sempre sullo stesso centro tonale. Questo si chiama MODULARE."

"La semplicit� del serialismo la si capisce quando si legge lo spartito, con
la serie che si ripete."

Il Wozzeck � musica semplice, secondo te?

<Ci sono persone(come te per es.) che non sapendo entrare in topic vogliono
tuttavia dissentire perch� hanno antipatia (verso me per es.) e allora la
buttano sul personale uscendo dal topic.

Io credo di avere le conoscenze per entrare in topic e non nutro nessuna
antipatia verso nessuno.
Mi sembrava solo che la maggior parte delle cose che hai scritto non fossero
di utilit� per nessuno.

<Basta leggere il tuo intervento per capire come esci dal topic perch� non
ne sai nulla

Da che cosa l'hai dedotto?

> e ti metti a parlare male di me.

Non mi sembra proprio


Ciao

G

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 16, 2014, 1:19:57 PM8/16/14
to
Il giorno sabato 16 agosto 2014 18:32:07 UTC+2, Giorgio ha scritto:
>
>
>
> "La semplicit� del serialismo la si capisce quando si legge lo spartito, con
>
> la serie che si ripete."
>
>
>
> Il Wozzeck � musica semplice, secondo te?
>
>

Se vuoi ti dimostro che le regole della musica di Bach sono più complesse delle regole della musica seriale.

lz

unread,
Aug 16, 2014, 1:38:47 PM8/16/14
to
Il giorno sabato 16 agosto 2014 19:19:57 UTC+2, padree...@yahoo.it ha scritto:

>
> Se vuoi ti dimostro che le regole della musica di Bach sono più complesse delle regole della musica seriale.



Il tutto magari per dire che Boulez è un pataccaro e una sinfonia di Corigliano la musica dell'oggi e del domani...

padree...@yahoo.it

unread,
Aug 16, 2014, 6:16:20 PM8/16/14
to
Il discorso non verte sul valore artistico ma sul livello di complessità di quel lavoro.

Il serialismo INTEGRALE è complesso come la musica di Bach, Mozart, Beethoven, Wagner, Sibelius, Vaughan Williams ecc.
Invece il serialismo non integrale ha un livello di complessità inferiore, pari a quello del minimalismo.

Non c'è dubbio che per comporre musica seriale integrale bisogna applicare un maggior numero di regole rispetto sia al minimalismo che al serialismo non integrale.

Quindi, certa musica tonale è molto complessa. Certa musica seriale è molto complessa. Certa musica modale è molto complessa.

Il minimalismo pur essendo musica modale è meno complessa di altre.

Lo stesso autore (Beethoven per es. https://www.youtube.com/watch?v=-YcwR89cfa ) può comporre un'opera molto semplice o un'opera molto complessa:
https://www.youtube.com/watch?v=ChygZLpJDNE

Quindi non mi sembra neppure il caso di ridurre il discorso al singolo musicista e cioè dire tra Corigliano e Boulez chi ha fatto musica complessa e chi semplice. Questo perché entrambi hanno composto brani di diverso livello di complessità e cioè brani semplici e brani complessi.

Spesso noi tutti (io molto meno) trattiamo questi grandi musicisti come degli idoli intoccabili, un po' come fanno i tifosi di calcio per i loro beniamini.

Invece dobbiamo analizzare, capire la loro arte e non limitarci solo ad un ascolto passivo.
Cmq tu continua pure con la tua metodologia......del tipo Boulez "è meglio è" Corigliano. https://www.youtube.com/watch?v=UA1OoseDX0c


Oppure: Boulez, Boulez, Boulez...Boulez è meglio e Corigliano......c'è prima Schoenberg, poi Boulez e poi Corigliano:))



https://www.youtube.com/watch?v=4tdrMpY9W_4

Giorgio

unread,
Aug 17, 2014, 2:45:25 PM8/17/14
to
Non c'è bisogno. Lo so anch'io. Ma non si stava discutendo se la musica di
Berg è più o meno complessa di quella di Bach (che è al centro dei miei
interessi da 40 anni).

ciao
G



LIX

unread,
Oct 29, 2014, 2:36:43 PM10/29/14
to
Il Fri, 15 Aug 2014 03:56:55 -0700, padreeinstein ha scritto:

> Insomma serialismo e minimalismo sono semplici.

> La semplicità del serialismo la si capisce quando si legge lo spartito,
> con la serie che si ripete.

ROTFL

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