"Herr von Faninal" ha scritto
....
>I temperamenti come dice il loro nome temperano. Alcuni hanno le quinte un
>po' strette, quello pitagorico ha le terze pure,
ehm... il pitagorico ha le quinte pure, le terze maggiori sono peggiori di
quelle temperate, di per sè già troppo larghe.
E' il mesotonico che ha le terze maggiori pure.
I corsi e i ricorsi... l'argomento fu affrontato una decina di anni fa e
allora preparai un testo ad uso dei soliti tre lettori interessati.
Scusate il tono colloquiale, ma si chiacchierava tra vecchi amici.
TEMPERAMENTO 1
Prefazio: ai tre amici interessati alla questione, suggerirei di stamparsi
diligentemente la spatafiata che segue per poter tenere sott'occhio tutto
quanto, numeri e tabelle comprese, senza dover saltabeccare qua e là alla
ricerca del dato sfuggito di mente.
"Clavicembalo ben temperato": alzi la mano chi, sentendo per la prima volta
questa espressione, non è riandato ai bei tempi della scuola elementare,
quando, per sgranchirsi un po' le gambe, si ricorreva al trucco di andare al
cestino per temperare la matita spuntata di proposito (nel caso la maestra
avesse voluto controllare...).
Profumo di cedro, fragili festoni di legno, polvere di grafite che anneriva
le dita: questo era il "temperamento".
Ora, per entrare nella giusta prospettiva, dobbiamo abituarci ad associare
al termine TEMPERAMENTO concetti quali TEMPERANZA (quarta virtu' teologale)
e CONTEMPERARE (esigenze opposte), riferiti a un problema pratico: la
costruzione di una scala musicale da applicare all'accordatura di uno
strumento.
Clavicembalo "ben temperato" significa quindi clavicembalo accordato secondo
i migliori compromessi, senza esagerare (temperanza!) nel rendere troppo
belli (puri) alcuni intervalli a scapito di altri; insomma, accordato
"temperando" gli eccessi, aggiustando i vari intervalli senza privilegiare
nessuno.
Sorgono spontanee alcune domande: ma perchè occorre temperare? Che c'e' che
non va negli intervalli?
Non si potrebbero avere tutti quanti "belli"?
Se per intervalli "belli" intendiamo PURI, NATURALI, la mia entusiastica
risposta e' NO!
Prima di entrare in medias res propongo, a chi di temperamenti fosse del
tutto digiuno, questa similitudine per dare un'idea del problema sul quale
si sono rotta la testa generazioni intere di matematici-musici.
Pensate se in mondo dei numeri si basasse su queste due incontrovertibili
verità: 4 x 5 = 20 e
4+4+4+4+4= 19. Roba da passar le notti in bianco per cercare di venirne a
capo. Alla fine qualcuno (Pitagora) terrà buono il primo risultato,
infischiandosene del secondo, qualcun altro optera' per il secondo: alla
fine si metteranno tutti d'accordo sul 19, 5
In queste chiacchierate vorrei partire dalla costruzione della scala
naturale, per poi analizzare i temperamenti di Pitagora, Zarlino, il
mesotonico, un paio di temperamenti in uso al tempo di Bach, temperamento
equabile.
SCALA NATURALE
Per proseguire, darei per scontato il significato di suono, altezza,
intensita', timbro, frequenza, teoria degli intervalli mentre vorrei
chiarire quello di ARMONICO.
Dicesi armonico... lasciamo perdere le definizioni e facciamo invece alcuni
semplici esperimenti:
1. Suoniamo con vigore una nota piuttosto bassa, per esempio un DO1 (ricordo
che DO3 è il DO centrale della tastiera del pianoforte), su un piano o,
meglio ancora su un cembalo o una spinetta. Se tendiamo l'orecchio (la cosa
va fatta alle 2.40 di notte, nel silenzio più fitto), man mano che il suono
fondamentale andra' spegnendosi, potremo avvertire altri suoni, o per lo
meno dovremmo sentir emergere un altro suono che non e' il DO. Dovrebbe
essere il SOL2.
2. Prendiamo un trombone, o un bombardino, o una tromba e suoniamo senza
toccare i pistoni. Dalla (con rispetto parlando) scorreggia che ne uscira'
soffiando con la massima rilassatezza, noteremo che premendo e serrando
sempre più energicamente il labbro contro il (sempre con rispetto parlando)
bocchino e aumentando la pressione del fiato, usciranno suoni sempre piu'
acuti. Quando da paonazzi state diventando indaco-viola e le vene del collo
vi stanno per scoppiare e' meglio smettere e accontentarsi dei sette o otto
suoni che siete riusciti a produrre.
Questi suoni ottenuti uno dopo l'altro non sono altro che gli armonici del
primo, quello fondamentale. Con la tromba possiamo sentirli anche uno dopo
l'altro; la corda pizzicata ce li da' tutti insieme, naturalmente con
intensita' molto diversa: la fondamentale in ff, le armoniche in pp, ma non
tutte egualmente pp. E' proprio dalla diversa intensità delle armoniche che
nasce il timbro, cioe' il diverso colore che ha il suono prodotto da
strumenti diversi. Ogni strumento, a causa della sua forma e dei materiali
di cui e' fatto esalta certe armoniche a scapito di altre, e questo crea
appunto il timbro.
Se misuriamo la frequenza di questi suoni saremmo felicemente colpiti dal
fatto di osservare una bella serie di numeri tondi, multipli uno dell'altro.
Poniamo che il primo suono, quello fondamentale (e primo armonico) abbia una
frequenza di 100 Hz e che questo, per semplificare il discorso, corrisponda
al DO (in verita' un DO2 ha una frequenza di circa 132 Hz). La sequenza
delle note ottenute (armonici) e relativa frequenza e' la seguente:
1. 100 DO1
2. 200 DO2
3. 300 SOL2
4. 400 DO3
5. 500 MI3
6. 600 SOL3
7. 700 SIb (calante)
8. 800 DO4
9. 900 RE4
10. 1000 MI4
ecc. ecc..
Questo e' quanto ci fornisce madre natura: noi, figli degeneri, da due
secoli teniamo per buono un solo rapporto: quello di ottava, che oggi come
da che mondo e' mondo, si raddoppia di volta in volta.
Ora, ragionando sui dati che abbiamo, possiamo ricavare alcune interessanti
osservazioni.
1. Tra le prime 10 armoniche mancano tre note della scala diatonica. Dire
quali e perche'.(...) Il perche' non lo so, ma mi preoccupa l'assenza del
FA, del LA e del SI. (Un FA di molto calante sbuca fuori alla 21° armonica,
il LA alla 27°, il SI alla 15° )
2. Alcune sono calanti (o, cambiando accidente, crescenti). Ma rispetto a
cosa? L'ho appena detto che le uniche che si salvano sono i DO. Rispetto al
nostro sistema temperato tutte le altre sono fuori. Appena parleremo dei
Cents, vedremo di quanto. Quella indicata calante è fuori da ogni sistema.
3. La 4°, la 5° e la 6° armonica formano la triade perfetta dell'accordo
maggiore. Ecco la risposta a chi si chiedeva l'origine di certi accordi
definiti "piacevoli" .
4. Con le frequenze fittizie che ho usato, anche il debolino in aritmetica
riuscira' a cavare i rapporti esistenti tra i vari intervalli.
DO2 : DO1 = 200 : 100 = 2:1 = rapp. di ottava
SOL2 : DO2 = 300 : 200 = 3:2 = rapp. di quinta
MI 3 : DO3 = 500 : 400 = 5:4 = rapp. di terza magg.
RE4 : DO4 = 900 : 800 = 9:8 = rapp. di seconda magg.
Con questi dati in mano potremmo provare a costruire una scala, basata sui
suoni maturali. Con un po' di fantasia la chiameremo SCALA NATURALE.
nota fraz. rapp. Hz
DO 1 1 200
RE 9/8 1,125 225
MI 5/4 1,25 250
FA
SOL 3/2 1,5 300
LA
SI
DO 2/1 2 400
Ci dovremo convincere che queste sono le note "giuste", dal momento che
questi suoni e relative frequenze sono "prodotti naturali". Dobbiamo partire
da questi dati se vogliamo completare la nostra scala.
Prima pero' di trovare il FA e il LA e il SI, diamo una controllatina a
quello che gia' abbiamo a disposizione: non mancheranno le sorprese!
Osserviamo DO-RE = 9/8 =1,125 e rifacciamo i conti: 200 x 1,125 = 225. OK.
Rifacciamo lo stesso con RE-MI: 225 x 1,125 = 253,125
O bella! Ma il MI non era a 225 Hz precisi?
Questo MI risulta piu' alto del MI "vero". Dobbiamo concludere che in questa
scala non tutti i toni sono uguali: esistono i TONI GRANDI (DO-RE) e i TONI
PICCOLI (RE-MI) e che il rapporto del tono piccolo e'
250 : 225 = 1,11111... periodico.
Proseguiamo pure, ma intanto un dubbio comincia a roderci dentro: non tutto
va liscio in questa scala cosiddetta "naturale".
Intervallo di terza: quello maggiore e' gia' lì; quello minore lo troviamo
subito: SOL / MI = 300/250 = 6/5 = 1,2
Intervallo di quarta: DO/SOL = 400/300 = 4/3 = 1,3333... periodico (vedo
gia' Pitagora sull'orlo di una crisi isterica, lui che pensava che tutto si
potesse rappresentare con un numero...).
Anche la quarta SOL/RE si basa su questo rapporto? Vediamo: 300/225 =
1,3333... Va bene.
Dobbiamo trovare le tre note mancanti: FA, LA e SI.
Ammaestrati dall'esperienza precedente, ci converra' procedere circospetti.
Sì, perche' il FA non e' solo la terza min. di RE, ma anche la quarta di DO,
quinta discendente di DO e la seconda di SOL nonche' la terza magg. di LA e
altro ancora.
Lasciamo da parte quest'ultimo caso, visto che non abbiamo il LA e proviamo
con gli altri:
FA terza min. di RE 225 x 1,2 = 270
FA quarta di DO 200 x 1,333 = 266,666..
FA seconda di SOL 300 : 1,125 = 266,666... (tono grande)
FA seconda di SOL 300 : 1,111..= 270 (tono piccolo)
FA quinta di DO 400 : 1,5 = 266,666..
Quale vogliamo tenere per buono? Vince il 266,666... per 3 a 2. Un momento,
pero': come la mettiamo con FA terza min. di RE? Se il FA vale 266,666...
allora il rapporto di terza minore non e' piu' 1,2 bensì
266,666... : 225 = 1,185 periodico. Come si spiega cio'? Sentiamo Giulio.
-Il fatto e' - signor maestro - che tra SOL e MI c'e' il tono grande FA-SOL,
mentre tra RE e FA si intrufola il tono piccolo RE-MI -.
Bravo! 7+
Per oggi basta. Mettete via e per compito trovatemi le frequenze del LA e
del SI, seguendo l'esempio del FA che abbiamo fatto alla lavagna.
Buon lavoro.
Meister Jakob