C'era l'omino (quello che viene qui anche con un altro nick quindi falsificando i suoi dati) che mi ha stigmatizzato perché avevo scritto "pur'io" con l'apostrofo.
Ora sto nano secondo me è piemontese (secondo me) quindi essendo io romano sarebbe stato meglio che se fosse stato zzitto sulle quistioni (i) de lingua madre romanesca.
Io mo' me le scordo le cose ma dimostrare che quel nano è un povero coglione non è difficile. La fonte ufficiale della lingua romanesca è Gioachino (una c) Belli.
Ecco qui:
o capisco pur’io che qui cc’è ddanno
http://ilmorgante.altervista.org/e107_plugins/content/content.php?content.702
Sí, ll’ho vviste pur’io piene le cchiese
https://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_romaneschi/La_divozzione
Je lo dico pur’io quanno je porto
https://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_romaneschi/Li_studi_der_padroncino
Ma anche Trilussa
che quarchiduno je ne do pur’io (Li sette peccati)
Poi in realtà lo puoi scrivere come ti pare perché la resa del romanesco serve a dare un'impressione di "robba der popolo" quindi espressiva ma anche disordinata e raffazzonata, non è una grafia con regole accademichen (come anche un babbuino da esperimenti capirebbe al primo tentativo).
Ma tanto qui la gente viene per credersi qualcos'altro da quello che è, come quello che si sogna di essere un aristocratico in Arcadia e ci si spippetta sopra con i suoi sodali nel suo appartamento condominiale.