Le mardi 25 novembre 2014 15:55:56 UTC+1, Teomondo a écrit :
> > Lang è un giocoliere cinese. Kissin è un "idiot savant". Pogorelich un pianista, talvolta geniale. E non è affatto uscito di senno, Pogo (sta giusto partendo per l'oriente...).
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> Ecco un pensiero che condivido appieno su un certo modo di suonare
> (citato recentemente da Gianluca Cascioli su fb)
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http://youtu.be/YxEF_RT_ivw
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> il quale Cascioli aggiunge poi:
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> "Certo qualcuno potrà dire : "e chissenefrega del compositore. Io sono andato al concerto perché volevo vedere il pianista famoso x o y di cui tutti parlano".
> Ma perché tanto interesse verso gli interpreti mi chiedo ?
> La figura dell' interprete è davvero un po' troppo gonfiata al giorno d' oggi . I veri geni sono i compositori e noi in qualità di ascoltatori abbiamo tutto il diritto di ascoltare le più grandi composizioni per trarne il messaggio che il compositore ha voluto mandarci, senza l'elemento perturbatore dell' interprete che desidera sempre mettersi in mezzo con la sua stomachevole boria."
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> "Gli esecutori dovrebbero fare almeno una volta il cammino inverso : Scrivete voi qualcosa questa volta e datelo in pasto ad altri "interpreti" e vedrete cosa accade ! Sarete fortunati se riuscirete a riconoscere il vostro brano anche solo vagamente....buona fortuna !"
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> condivisibile
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> --
> Teomondo Scrofalo
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> Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti.
Quando sento parlare di geni (quelli nella lampada della cultura di massa, non quelli molecolari) mi viene subito l'orticaria e credo che il discorso non abbia molto a che fare con la superficialità di Lang Lang. Le note sui pentagrammi sono - per usare una battuta del celebre filmaccio di Milos Forman - scarabocchi sopra e sotto le righe, cagatine di mosca. Un'opera non è riducibile alla sua immagine grafica, ma è molto di più. L'opera vive solo grazie agli interpreti - a meno che non si tratti di musica elettronica registrata (non live-electronics). La grandezza di un'opera non è mai assoluta, ma è sempre una funzione della sua immagine sonora prodotta dall'interprete: qual è la vera Sonata op. 111 di Beethoven? Per molti di voi non è di certo quella di Pogorelich. Se quella di Pogorelich fa cagare, vuol dire che la stessa composizione può apparire - può "materializzarsi" in forme molto diverse, anche se gli interpreti suonano le stesse note; il ruolo dell'interprete è quindi determinante e i compositori lo sanno benissimo. La questione "filologica", che poi sarebbe in realtà quella della prassi esecutiva, è sicuramente importantissima, ma non si può ridurre tutto a quella: per fortuna esistono tante esecuzioni filologicamente corrette per quanti sono gli interpreti competenti. Non esistono due interpreti che suonano esattamente allo stesso modo la stessa opera. Inoltre, un'esecuzione non perfettamente ortodossa sotto il profilo della prassi esecutiva può comunque essere estremamente interessante, se mette in luce caratteri ed aspetti che fino a quel momento erano rimasti nell'ombra: è il caso di molte interpretazioni di Glenn Gould, tanto per fare un esempio pianistico. Fra l'altro il compositore (l'autore in generale direi, il discorso non vale solo per la musica) non è l'unico depositario del "significato dell'opera", che una volta pubblicata diventa patrimonio pubblico.