Un piccolo gioiello il teatro alla Pergola, nel quale non mettevo
piede da oltre 20 anni. E' proprio vero che ogni teatro ha la sua
personalita'. E questa viene data probabilmente dal tipo di pubblico
che lo frequenta. Il teatro di Parma, per esempio, e' un teatro
sanguigno, il Metropolitan e' un teatro "conciliante" come lo e'
anche, ma un po' meno, il Covent Garden. La Scala e' un teatro
isterico/mondano (almeno lo era ai miei tempi). Quello di Roma e' un
teatro di seconda categoria. La Pergola e' come i fiorentini, e
cioe', parco, asciutto, un po' stizzoso e con un po' di puzzetta sotto
il naso. Pubblico educato, non si sbilancia mai, non si lascia andare,
se non raramente, ad applausi scroscianti e ai "bravo" gridati a
squarciagola dal loggione. Forse non c'e' neppure la claque.
Fatto sta, che non appena si e' chiuso il sipario, gli interpreti
hanno fatto giusto in tempo ad apparire sul proscenio per ricevere una
sola chiamata. Non mi era quasi mai capitato prima d'ora, specialmente
dopo uno spettacolo eseguito in modo piu' che decente.
Personalmente amo molto il Conte Ory, anche se non e' certamente
l'opera prima di Rossini. Come e' noto il Maestro, trasferi' pari,
pari numerosi (almeno tre) brani del viaggio a Reims in quest'opera,
compresa la famosa aria "medaglie incomparabili".
Diciamo che l'edizione di Aix en Provence con Evelino Pido' , la Sumi
Yo e Matteuzzi mi era piaciuta di piu'. Quella di Roma dell'anno
scorso, sempre con la Sumi Yo, mi piacque un po' meno, anche se la
direzione di Gelmetti la rese snella e gradevole.
Ieri sera Abbado nipote, che mi era piaciuto in altre occasioni, mi ha
piuttosto deluso. E' riuscito ad amalgamare molto bene i duetti i
terzetti e i concertati, ma nelle parti propriamente orchestrali ad
effetto, la tempesta e la scena dei "bravi" di Ory che, travestiti da
suore si ubriacano, l' orchestra mi e' parsa debole e la direzione
poco brillante.
Ha cantato Juan Diego Florez, del quale avevo sentito parlare molto
bene. E' stata la prima volta che l'ho visto e ascoltato. Magrolino,
minuto "...parmi indian selvaggio..." ha cantato con una bellissima
voce. Piu' bravo nelle note alte, anche a lungo tenute, mi e' parso
ancora poco padrone dell'agilita' necessaria nelle note centrali e
ancora un po' deboluccio nel fraseggio. E' comunque il miglior tenore
leggero che ci sia su piazza. Matteuzzi, che ha una voce piu' calda e
pastosa, non ha la sua forza negli acuti. Florez e' giovane ed e'
auspicabile che si imponga e non si rovini tentando repertori non
suoi.
La grande rivelazione e' stata Annick Massis nel ruolo della Contessa
Adele. Non so da dove provenga, ma credo sia francese. Naturalmente il
programma da lire 15.000 parla solo del direttore, del regista, dello
scenografo e non dedica una parola ai cantanti.
Comunque questo soprano ha una voce di grande forza. Acuti smaglianti,
fiati ottimi e ottimo fraseggio. E' anche una brava attrice. E'
convincente nel ruolo e riesce a rendere credibile il difficile
personaggio della contessa. Speriamo che si possa risentire in qualche
altro teatro, magari a Pesaro.
Brava Laura Polverelli nel ruolo di Isolier e bravi i coprimari.
Delizioso il terzetto della scena decima del secondo atto " D'amour et
d'esperance..." che mi riservo di postare su it.binari.file
Due parole per la regia di Lorenzo Mariani. Non posso dire che mi sia
molto piaciuta. Non meritava pero' neppure i fischi che ha ricevuto
quando si e' presentato sul palco.
Certo, nelle opere buffe, e' molto piu' facile sbizzarrirsi in cose
estrose ai limiti della farsa, travalicando il buon gusto il rispetto
del quale non dovrebbe mai essere dimenticato dai registi in cambio di
facili effettacci. Il gioco, per esempio, delle gigantesce lettere
di cartapesta " LE COMPTE ORY " che andavano su e giu per il
palcoscenico, dalle quali i protagonisti cantavano a turno
affacciandosi, poteva essere un'idea assai gradevole, ma ripetuta per
tutta l'opera ha finito per infastidire.
Le scene dei cavalieri di Ory, travestiti da suore, ubriachi, hanno
passato il limite della modernita' per finire in quello del cattivo
gusto. Dopo aver sfoggiato un "can Can" ti tipo cabarettistico, i
cavalieri travestiti si sono girati in gruppo mostrando il culo alla
platea. Non era necessario per rendere lo spirito rossiniano
dell'equivoco di uomini travestiti da suore e di verginelle cortigiane
che rischiano di essere sturprate prima del rientro dei crociati.
La stessa scena, nell'edizione di Aix, fu resa con maggiore
raffinatezza, giocando sui colori e sulle ombre, oltre che sui
costumi, piu' belli in fondo, di quelli di Firenze.
Consiglio comunque di andare a vedere quest'opera. Non e' facile che
venga rappresentata e non e' facile trovare tre protagonisti affiatati
e bravi come quelli di ieri sera.
Giampaolo
________________________________________
" Alme Sol, curru nitido diem qui
promis et celas aliusque et idem
nasceris, possis nihil urbe Roma
visere mais "
(Orazio)
________________________________________
" Sole che sorgi libero e giocondo,
sul colle nostro i tuoi cavalli doma,
tu non vedrai nessuna cosa al mondo,
maggior di Roma, maggior di Roma "
( traduzione di Fra cazzo da Velletri )
_____________________________________________
Giampaolo Lomi ha scritto nel messaggio <35601db0...@news.uu.ml.org>...
>
Concordo in tutto con i tuoi giudizi.
Lo spettacolo del Maggio era riuscitissimo grazie a due cantanti di
primissimo piano, la francese Massis e il delizioso Flores, vero tenore
rossiniano.
Lo spettacolo era per me molto superiore a quello di Pizzi del ROF, poi
ripreso a Roma, che trovai volgare a Pesaro e molto ordinario nella ripresa
romana, con una insopportabile Sumi Jo (chi l'ha imposta come cantante
rossiniana?).
Non ho capito a Firenze la ragione dei buuu rivolti al regista da un piccolo
gruppo di spettatori fiorentini (trovo i fiorentini spettatori non molto
attendibili e imprevedibili).
Le comte Ory è per me un'opera rossiniana maggiore, con momenti molto alti
(il terzetto è sublime e a Firenze ha goduto di una interpretazione
perfetta).
Un saluto cordialissimo
Giancarlo Leonini
>
>Giampaolo Lomi ha scritto nel messaggio <35601db0...@news.uu.ml.org>...
>>
>Concordo in tutto con i tuoi giudizi.
>Lo spettacolo del Maggio era riuscitissimo grazie a due cantanti di
>primissimo piano, la francese Massis e il delizioso Flores, vero tenore
>rossiniano.
Peccato, Averlo saputo che eri alla Pergola venerdi, ci saremmo potuti
incontrare. Sara' per un'altra volta spero. Non ho visto neppure Vinix
che ho cercato con lo sguardo dovunque e non avendo con me il suo
telefono non ho potuto chiamare.
saluti
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>Ti sbagli alla grande, forse perchè alla prima era molto nervoso (me
>lo hanno detto alcuni suoi fans in camerino).
Puo' darsi, pero' questa e' l'impressione che ho avuto. Come puoi ben
capire e' solo un'impressione personale, soggettiva.
>E non sono neanche d'acordo sulle altre critiche che muovi:
>la voce è bellissima ad ogni altezza, nel medium è più scura
>e calda di quella di tutti gli altri tenori rossiniani (più bella anche
>di quella del pur ottimo Vargas) e gli acuti e sovracuti sono sempre
>timbratissimi, coperti e per nulla sbiancati, tipo passaggio in varichina
>(come Matteuzzi e Kelly). Non sono neanche d'accordo sul fraseggio,
>che è invece sempre molto vario e puntuale: ti potrei citare mille
>esempi dal Comte stesso. Per es. nel terzetto trovava accenti di una
>dolcezza infinita (senza mai cadere nella zuccherosità), per non
>parlare degli accenti di sorniona ironia che disseminava un po' dovunque.
Puo' essere che sia cosi'. Ti ripeto, a me e' piaciuto molto, ma
quello che ho detto e' l'impressione che ho riportato alla prima. Non
mi sento, almeno per ora di dichiararlo superiore a tutti gli altri
tenori rossiniani. Puo' darsi che lo sia, ma devo sentirlo ancora in
qualche altra interpretazione. Cenerentola sara' un buon banco di
prova. Certo non e' facile surclassare Alva, Araiza ecc. Sempre
s'intende secondo il mio punto di vista.Sicuramente era nervoso
l'altra sera. E' normale che lo fosse. Chiunque lo sarebbe stato prima
di affrontare un impegno vocale simile.
>L'attore poi, è incomparabile: la mimica facciale è superba, il fisico atletico
>ed agile gli permette di fare in scena quello che vuole.
Mah ! L'attore e' bravo e sono d'accordo. Quanto al fisico atletico ho
i miei dubbi. E' alto si e no un metro e settanta, pesera' 50 chili,
e' cosi' magrolino che mi ricordava appunto uno degli "indios" del
Guarany. Ha un bel viso e una bella mimica facciale, son d'accordo.
Certo quell'aureola da sant'antonio che gli aveva appiccicato dietro
la testa per quasi mezza opera il regista, o il costumista non ha
contribuito alla sua esaltazione fisica.
>Sembra proprio di no: ho parlato con lui e col suo manager. Almeno per i
>prossimi anni i suoi impegni sono davvero molto, molto oculati. Sebrano entrambi
>convinti della necessità di tenersi alla larga da ruoli che magari possono tentare
>un tenore di questo tipo. A Londra debutterà nell'Otello (Rodrigo), poi farà
>Cenerentola a Pesaro, Sonnambula a Torino.
>Speriamo davvero che continui su questa strada intelligente.
Lo spero proprio anch'io, sia per lui e per la sua carriera che per il
piacere di ascoltarlo di nuovo.
>Ogni tanto però gli acuti sono vetrosi e sfibrati, le agilità a volte aspirate
>e ha un volume di voce parecchio limitato.
>Comunque mi è piaciuta: soprattutto il fraseggio è davvero notevole. E l'attrice
>è davvero convincente, grazie anche ad una notevole prestanza fisica.
Questo e' abbastanza vero, anche se trovo che ha un bel volume e una
tenuta di fiati eccezionale. Lei si che era emozionata e nervosa. Se
ricordi ha sbagliato (ma si e' subito ripresa) un attacco all'inizio.
>> Brava Laura Polverelli nel ruolo di Isolier
>un po' a disagio negli estremi acuti, ma la parte è acutissima. La Bartoli ha
>intenzione di cantarla? chiedo, ovviamente, a Giovanni C.
Spero proprio di no. C'e' il rischio che la gente impaurita dallo
strabuzzare degli occhi abbandoni il teatro prima della fine. :-))
>Solo delizioso? Per me è stato il momento più bello, veramente stupenda
>l'esecuzione da parte di tutti. E poi, per me, è una della pagine di Rossini
>più belle.
Anche per me e l'ho messo fra le 10 cose da salvare nel thread
proposto da Giovanni.
> Nel terzetto, poi, era stupendo
>quel continuo cercarsi senza trovarsi, per poi unirsi in quell'abbraccio pieno
>di ambiguità (così come è piena di ambiguità ed ammiccamenti la mucisa). Mi
>sono chiesto anch'io perchè non fosse recitato al buio. Secondo me per
>sottolineare come in quel momento sia assolutamente protagonista la musica,
>è essa stessa a creare la notte, anche negli animi dei protagonisti, accecati
>ognuno dal desiderio per l'altro/a.
Il gioco dei movimenti scenici dei tre era ottimo e ben armonizzato
con la musica. Peccato che ci fosse molta, troppa luce. Difatti era
iniziato piu' buio e quando ho visto la luce aumentare ho perfino
pensato ad un errore di qualche tecnico.
Comunque e' stato tutto molto piacevole e spero di andare a Pesaro per
la Cenerentola.
Ciao
Giampaolo
_______________________________________
" Odi profanum volgus et arceo "
(Odio il volgo profano e ne rifuggo)
Orazio
______________________________________
>> Le comte Ory è per me un'opera rossiniana maggiore, con momenti molto alti
>> (il terzetto è sublime e a Firenze ha goduto di una interpretazione
>> perfetta).
>
>L'ho già detto e mi ripeto: una cosa meravigliosa!!!!!!!!!!!
Le vostre affermazioni mi hanno alquanto incuriosito, anche perchè
avevo letto in passato che Le comte Ory era solo una specie di
pasticcio riordinato poi nel Viaggio a Reims. Invece ora apprendo che
solo tre arie sono in comune fra le due opere. Purtroppo consultando i
vari cataloghi, del Comte ho scoperto solo un'edizione in CD, con
Gardiner a dirigere e per protagonista la vostra cara Sumi Jo che
tanto ammirate. Che fare? Me lo consigliate o no? O ne conoscete
un'altra registrazione? Colgo anche l'occasione per dire quanto sia
perplesso proprio a proposito del Viaggio a Reims. La scoperta di
quest'opera fu salutata da salve di cannoni e cori trionfali.
Dopodichè, qualche messinscena in Europa e in Giappone, due edizioni
discografiche, e non se ne parla più, almeno a quanto ne sappia.
Perchè, secondo voi, non è entrata in repertorio? Difficoltà a mettere
insieme un cast così ricco? Mancanza di un vero protagonista tra le
voci? Eppure mi piacerebbe tanto vederne un altro allestimento, dato
che quello Ronconi-Aulenti (che ho in videocassetta) lo trovai
irritante in massimo grado.
Ciao.
Bruno Tredicine
br...@wxyhehe.com
(e-mail:no wxy)
Quell'esecuzione era stata trasmessa in diretta dalla radio austriaca. Un
buon Almaviva, e il Figaro di Chernov era stato una piacevole sorpresa.
Ma non comprero' i CD, la Rosina-soprano della Gruberova (con una
Berta-mezzosoprano) mi era piaciuta poco.
I Capuleti con Vesselina Kasarova (e probabilmente con Vargas) sono gia'
registrati e dovrebbero uscire fra poco, se non sono gia' in commercio:
una ulteriore edizione a breve distanza rischia di avere vita difficile!
> Brava Laura Polverelli nel ruolo di Isolier
>un po' a disagio negli estremi acuti, ma la parte è acutissima. La Bartoli ha
>intenzione di cantarla? chiedo, ovviamente, a Giovanni C.
Gia' fatto: alla Scala, a inizio carriera. Ma visto che ha eliminato dal
suo repertorio tutti i ruoli en travesti, e' poco probabile che lo
riprenda.
GC
>> Purtroppo consultando i
>> vari cataloghi, del Comte ho scoperto solo un'edizione in CD, con
>> Gardiner a dirigere e per protagonista la vostra cara Sumi Jo che
>> tanto ammirate. Che fare? Me lo consigliate o no?
Mah, io ce l'ho e se vuoi renderti conto di com'e', scarica il
terzettino che ho postato in mp3 sul gruppo it.binari.file.
L'edizione di Firenze di venerdi' mi e' piaciuta di piu'.
Comunque esistono in CD due edizioni dirette da Vittorio Gui, una del
1956 e l'altra del 1959.
Non le possiedo e quindi non ti so dire come siano. Penso che della
direzione di Gui, massimo direttore rossiniano, ci si possa fidare.
Anzi fu proprio lui che la diresse nel 52 a Firenze nel Maggio
dedicato interamente a Rossini, con la Simionato, Nicola Monti e Sari
Barabas. Purtroppo nelle due edizioni discografiche i cantanti sono
diversi, tranne Sari Barabas e le orchestre sono : nel 56 quella del
festival di Glyndebourne e nel 59 quella della RAI di Torino.
Esiste anche un CD francese edito da "Le Chant du Monde" del 1959 e
un'altro del 62 edito dalla "Bourg Records" con l'orchestra e coro
dell'Opera di Strasburgo diretta da Pierre Stoll.
Ci sono poi due video in VHS. Il primo edito dalla Warner Music Vision
del festival di Glyndebourne diretta da Andrew Davis e l'altro, quello
che ho io, del festival di Aix, diretto da Pido', con Matteuzzi, la
Sumi Jo e una Isolier bravissima di cui non ricordo il nome.
>> Colgo anche l'occasione per dire quanto sia
>> perplesso proprio a proposito del Viaggio a Reims. La scoperta di
>> quest'opera fu salutata da salve di cannoni e cori trionfali.
>> Dopodichè, qualche messinscena in Europa e in Giappone, due edizioni
>> discografiche, e non se ne parla più, almeno a quanto ne sappia.
>> Perchè, secondo voi, non è entrata in repertorio? Difficoltà a mettere
>> insieme un cast così ricco?
Credo proprio di si. E chi lo potrebbe cantare oggi ?
> Eppure mi piacerebbe tanto vederne un altro allestimento, dato
>> che quello Ronconi-Aulenti (che ho in videocassetta) lo trovai
>> irritante in massimo grado.
Io l'ho trovato semplicemente geniale. Il tipo di regia moderna con
innovazioni intelligenti e di gran gusto, quali solo un animale di
teatro come Ronconi poteva realizzare. Mi e' piaciuta quasi come la
regia di Andrei Sarban, dell'Italiana in Algeri data a Pasqua
all'Opera di Parigi.
Per il viaggio ho anch'io le due edizioni e cioe' quella di Pesaro,
semplicemente perfetta, sia come canto che come regia e direzione.
L'altra di Vienna, piu' scadente e con la buffa Caballe che per poco
nel sestetto "non pavento alcun periglio" cade, dopo aver intrampolato
in un intoppo sul palcoscenico.
>Comunque esistono in CD due edizioni dirette da Vittorio Gui, una del
>1956 e l'altra del 1959.
[...]
!!! Oramai non si dovra'piu' scrivere "chiedo lumi", ma "chiedo lomi".
Un po'di Traviata e un po'di dittatura e gli italiani sono contenti.
(Ennio Flaiano)
Ciao,
Alessandro.
>Comunque esistono in CD due edizioni dirette da Vittorio Gui, una del
>1956 e l'altra del 1959.
Interessante. E, pur non possedendole, (sia queste incisioni, sia
quella di Le chant du monde a cui anche accenni), sai se si trovano
facilmente, o almeno la casa discografica, così, tanto per poter dare
un elemento di repere ai negozi in cui eventualmente ordinarle?
>Non le possiedo e quindi non ti so dire come siano. Penso che della
>direzione di Gui, massimo direttore rossiniano, ci si possa fidare.
Direi proprio di sì! Perciò mi piacerebbe trovarle. Più leggo quanto
dite sul Comte Ory, e più sono curioso di ascoltarlo.
>>> Colgo anche l'occasione per dire quanto sia
>>> perplesso proprio a proposito del Viaggio a Reims.
>>> Perchè, secondo voi, non è entrata in repertorio? Difficoltà a mettere
>>> insieme un cast così ricco?
>Credo proprio di si. E chi lo potrebbe cantare oggi ?
Tutti e due mi avete dato la stessa risposta. Questo può essere un
elemento di difficoltà per un allestimento teatrale, ma per
un'edizione discografica? Mi sembra un peccato che Il Viaggio a Reims
sia già uscito dal repertorio, rimasto legato al fortunato e fugace
momento della sua scoperta.
>> Eppure mi piacerebbe tanto vederne un altro allestimento, dato
>>> che quello Ronconi-Aulenti (che ho in videocassetta) lo trovai
>>> irritante in massimo grado.
>Io l'ho trovato semplicemente geniale.
Non discuto, perchè siamo nel campo dei gusti personali, e c'è quindi
poco da dire. Per chiarire, aggiungo solo che trovo la parte visiva di
tale allestimento talmente ricca (a prescindere dal fatto se mi
piacesse o no), da prevaricare quella musicale, e paradossalmente alla
fine lo spettacolo sembrava più una *festa* per la messinscena di una
nuova opera, che non una *messinscena* vera e propria. Ma, come
dicevo, si tratta di impressioni soggettive.
> Questo può essere un
> elemento di difficoltà per un allestimento teatrale, ma per
> un'edizione discografica?
Credo che sia uguale. Se guardi il numero di registrazioni operistiche
effettuate in studio negli ultimi anni ti accorgi come anche la
registrazione di un'opera "normale" sia un evento. Figurati cosa
dev'essere per una casa discografica mettere assieme un cast con (vado a
memoria) tre soprani, un contralto, due tenori, due bassi buffi e uno di
agilita'- solo per le prime parti, piu' tutte le seconde e i comprimari.
> e paradossalmente alla
> fine lo spettacolo sembrava più una *festa* per la messinscena di una
> nuova opera, che non una *messinscena* vera e propria.
Secondo me questa e' la prova che la messinscena funzionava. Il Viaggio
non e' un'opera, la sua definizione di "cantata scenica" e' motivata
proprio dal suo intento puramente ludico e celebrativo (l'incoronazione
di Carlo X): in fondo non succede nulla e il libretto non e' che
un'occasione per allineare numeri musicali uno piu' incredibile
dell'altro (dico: un concertato a quattordici voci soliste senza
orchestra!) destinati alla compagnia piu' strepitosa che un teatro
potesse mettere assieme.
A me sembra comunque che questo libretto contenga anche dei colpi di
genio, se non poetici sicuramente teatrali. Pensa all'effetto del
sestetto dopo l'introduzione (quello che comincia "Si di matti una gran
gabbia"), nel quale i personaggi entrano in scena uno dopo l'altro,
ripetendo ciascuno la stessa frase. Pensa a questo sovrapporsi di divi,
che sicuramente nessuno aveva mai visto tutti assieme su un
palcoscenico. Ma questa accumulazione si ferma quando la diva piu' diva
ancora non c'e': in questa saturazione Giuditta Pasta ha bisogno di un
colpo di teatro diverso perche' il suo ingresso e' un evento ancora piu'
grande di quello di tutti gli altri, e allora la scena si blocca e
Corinna canta le sue strofe fuori scena! Dico, s'e' mai vista una
primadonna fare la sua cavatina fuori scena? Eppure qui il non mostrarsi
diventa un meccanismo che accelera la curiosita' e che concentra sulla
prima delle primedonne tutta l'attenzione del pubblico.
Questa e' la prova che il coup de theatre puo' esistere anche in assenza
di una trama e che l'opera di situazioni ha le stesse potenzialita'
drammaturgiche di quella piu' modernamente "drammatica".
Chiedo scusa e torno nella cassa.
R.
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Riccardo Domenichini
Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Archivio Progetti - Centro di Servizi Interdipartimentali
S. Marta, Dorsoduro 2196 - 30123 Venezia tel (0)41.2571014
fax (0)41.715788
mailto:ricc...@iuav.unive.it
http://oberon.iuav.unive.it
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"Va bene che tutti i tenori sono stupidi, ma lei esagera!"
[Tullio Serafin a un ignoto cantante]
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Domenica pomeriggio sono stato a vedere il Conte Ory alla Pergola a
Firenze.
Era la seconda recita e tutto è andato molto bene, anzi benissimo ed
il successo è stato notevole per tutti (regista compreso) a differenza
della prima.
In effetti per me è stato uno spettacolo entusiasmante, di quelli che
ti prendono e non ti deludono in nessun momento.
Certo la regia era molto parodistica, ma anche divertente e metteva in
evidenza ed esplicava certi aspetti più sottintesi ed era sempre molto
teatrale. Casomai erano le scene ed i costumi che erano un po' troppo
vicini a quelli dei cartoni animati con quei colori così accesi.
Roberto Abbado ha fatto un lavoro ottimo dal punto di vista del colore
orchestrale, nella morbidezza e nelle sonorità ed in certi momenti
l'accompagnamento era sublime per dolcezza e languore, ma mancava a
volte di ritmo e mordente non trovando perfetta coesione tra orchestra
e palcoscenico. Nel complesso comunque una buona direzione.
I cantanti sono stati eccellenti specialmente i tre protagonisti.
Florez ha una voce davvero bella con acuti cristallini, a mio avviso
fraseggia ed ionterpreta molto bene, qualche neo nelle variazioni e
nelle agiliotà ma niente di poi importante.
La Massis forse non avrà una voce nè potente nè particolarmente
corposa specie nel registro acuto, ma riesce a modularla in maniera
splendida ed ha disegnato una contessa Adele fragile, dolcissima e
turbata dai vari moti del cuore.
La Polverelli è molto simpatica in scena, ha una voce scura e morbida,
gli acuti non sono il suo forte (lo si nota nel duetto con Florez nel
primo atto), ma l'immedesimazione nel personaggio è forte e nel
complesso pur non brillando di mostruose doti tecniche è stata
appropriatissima al ruolo.
Gli altri interpreti sono stati meno bravi per lo più dal punmto di
vista strettamente vocale (De Simone è un po' inconsistente, Surjan
manca delle note gravi ed ugualmente la Proietti) ma tutti ottimi nel
disegnare simpaticamente i propri ruoli.
Il Conte Ory è un'opera splendida e forse i momenti migliori sono
quelli che non sono ripresi dal Viaggio a Reims, ma i momenti dove il
suono orchestrale e vocale si fa più morbido: l'aria del gouverneur,
il duetto Isolier e Conte, il sublime terzetto finale.
Lorenzo
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Lorenzo Nencini
Cecina - Italy
nen...@mail.multinet.it
>Peccato, Averlo saputo che eri alla Pergola venerdi, ci saremmo potuti
>incontrare. Sara' per un'altra volta spero. Non ho visto neppure Vinix
>che ho cercato con lo sguardo dovunque e non avendo con me il suo
>telefono non ho potuto chiamare.
Non mi hai trovato perche' c'ero stasera.
Le Comte Ory e' piaciuto abbastanza anche a me, ma vorrei differenziarmi
un po' dai vostri giudizi. Niente da dire sui cantanti. Florez, ma
soprattutto la Massis sono stati straordinari. A me la regia di Mariani
e' piaciuta. In alcuni momenti ho rivisto qualcosa del suo Don Giovanni
di Ferrara, soprattutto nei movimenti. Splendidi i colori. Concordo
invece sul fatto che la scena dei cavalieri travestiti da pellegrine era
un po' volgarotta.
Ho trovato invece terribile Abbado Jr. Pessima direzione; pesante e
grossolana. Senza alcuno slancio. Non l'avevo mai ascoltato prima e non
so dire pertanto se e' questo il suo standard qualitativo.
Il pubblico fiorentino e' stato effettivamente un po' freddino. Questo
mi e' dispiaciuto soprattutto per l'eccellente prova dei due
protagonisti che avrebbero meritato molto di piu' che un cortese
applauso. Non sono invece d'accordo sul fatto che questo pubblico sia
costituzionalmente freddo. E' la prima volta, in questi ultimi anni, che
un'opera del Maggio non si conclude tra applausi fragorosi (Parsifal,
Arianna a Nasso) o addirittura tra vere e proprie ovazioni (Turandot,
Lady Macbeth). Solo che in quelle occasioni c'erano Metha e Bychov e non
Roberto Abbado.
ciao
-----
Vinicio Matteucci
Pistoia, Italy
vi...@sirius.pisa.it
-----
Il vino e' buono.
Ma se l'acqua scorre fresca e limpida
da una sorgente di montagna,
il vino e' sempre piu' buono.
L'Ory diretto da Vittorio Gui con i complessi di Glyndebourne e' stato
ristampato gia' qualche anno fa (almeno 5 o 6) dalla EMI (sono 2 CD CMS
764180 2). Lo attendevo con ansia (in LP era rimasto fuori catalogo per
decenni....) e, appena usci', non persi l'occasione di comprarlo.
E', a parer mio, un gioiello; principalmente per la direzione di
Vittorio Gui, direttore rossiniano fra i piu' autorevoli. Anzi, direi
che, se la "Rossini re'naissance" ha dei padri, Gui e' senz'altro tra
questi.
Parlano per lui le riprese dell'"Italiana in Algeri" al Teatro di
Torino, datata 1925 e gli studi sullo spartito originale (con successive
esecuzioni basate su tali criteri) del Barbiere, datati 1942.
Nell'Ory discografico, che deriva dalle rappresentazioni tenute al
Festival di Glyndebourne, Gui rende a perfezione la sottile atmosfera
intrisa di implicito erotismo propria dell'opera. E trasferisce in disco
il senso del teatro come raramente accade. Inoltre aiuta moltissimo i
cantanti, cosa quando mai commendevole in questo caso, in quanto il cast
e' tutt'altro che "forte".
Oncina, con la sua voce non di rado nasaleggiante (belante, vorrei
dire....) e' ben lontano dai modelli di stile rossiniano (non
dimentichiamo che l'Ory fu scritto per gente del calibro di Nourrit,
nonche' di Dabadie e della Cinti-Damoreau....), pero' la sua prestazione
e', nel complesso, accettabile.
Il gouverneur di Wallace fa un po' quel che puo' ma e' aiutato parecchio
da Gui (anche con qualche misericordioso taglio....), mentre il Raimbaud
di Roux si districa, tutto sommato, abbastanza bene nelle difficolta'
della parte. Dal lato femminile, Sari Barabas e' una Adele fresca ma
niente piu' che corretta, cosi' come Jeannette Sinclair (Ragonde).
L'interprete di Isolier (ahime', me ne sfugge il nome.....) si colloca
piu' o meno su questi livelli.
Su tutto e tutti, comunque, la incomparabile direzione di Gui.
La registrazione radiofonica dalla RAI di Torino non la conosco molto,
e' stata piu' volte ritrasmessa dalla filodiffusione ma non l'ho mai,
purtroppo, ascoltata ne' fino in fondo ne' con la dovuta attenzione.
Se vogliamo fare un confronto fra l'edizione Gui-Glyndebourne con la
piu' recente incisione diretta da Gardiner, direi che quest'ultima non
dispone di un cast complessivamente migliore (anzi, Aler e', a mio
parere, molto peggio di Oncina) e, comunque, la direzione di Gardiner e'
lontana le mille miglia da quella di Gui. Di equivoci, di sottile
erotismo qui non se ne parla nemmeno. Solo vivacita' e concitazione
buona per tutti gli usi.
Solo un piccolo ricordo personale, relativo a Vittorio Gui. Quando,
ultranovantenne, mori' nel 1975 Giorgio Gualerzi con molta solerzia ne
organizzo' una commemorazione al Piccolo Regio. Ospiti, del tutto
inattesi, Leyla Gencer e Boris Christoff. Non posso, dopo tanto tempo,
ricordare i particolari, ovviamente. Ma quello che ho ben impresso in
mente e' il tono misto di grande rispetto e (quasi) venerazione con il
quale due cantanti del calibro della Gencer e di Christoff, che hanno
fatto la storia del melodramma negli anni '50 e '60, pronunciavano le
parole "il Maestro Gui".
E per comprendere la grandezza di un direttore, forse, questo vale piu'
di tanti ascolti discografici....
Andrea.
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>Chiedo scusa e torno nella cassa.
Eh?! Che c'è? Ho perso qualche messaggio?
> Ho trovato invece terribile Abbado Jr. Pessima direzione; pesante e
> grossolana. Senza alcuno slancio. Non l'avevo mai ascoltato prima e non
> so dire pertanto se e' questo il suo standard qualitativo.
Beh, ti diro' che a me e' piaciuto moltissimo nella Linda di Chamounix.
Ciao
Rudy
> Solo
> che ancora di più mi spiace di avere capito che nuove occasioni di
> assistervi sarà ben difficile averle!
Temo che questo sia inevitabile. A parte il fatto che ogni tanto (molto
ogni tanto) si sente parlare di qualche ripresa qua e la' (mi pare anche
negli Stati Uniti), non credo che questa sia un'opera che si possa
disgiungere dalla condizione di eccezionalita' a tutti i costi della sua
rappresentazione. Mettere in piedi un Viaggio a Reims obbliga in un
certo senso a cercare lo straordinario in ogni aspetto della produzione,
perche' e' una condizione irrinunciabile imposta dallo spartito stesso.
D'altra parte Rossini era perfettamente consapevole di questo, e non a
caso ne riutilizzo' molti numeri per il Comte Ory. Il fatto stesso che
il Comte fosse scritto per la stessa citta' che aveva visto le recite
del Viaggio la dice lunga sullo scetticismo di Rossini a proposito di un
ritorno del Viaggio sulle scene (che invece ci fu, dopo il 1850 ma a
Vienna, con un titolo come "Andremo a Vienna?" o una cosa del genere).
Per cui, teniamoci ben strette le testimonianze delle recite di Pesaro e
di Vienna e speriamo in una futura possibile nuova congiunzione astrale
che ne renda possibile un nuovo recupero, magari con una nuova
generazione di cantanti.
> già all'apparire di macchine fotografiche e vasche
> da bagno mi si sono ri-rizzati i capelli in testa.
invece a me (che sono notoriamente un po' restio ad accettare certe
"trovate") quelle invenzioni piacquero, anche se lo sconcerto iniziale
ci fu. Il fatto e' che secondo me il Viaggio e' una di quelle opere che
reggono un'ambientazione astratta come quella, opere nelle quali la
messinscena e' soltanto un'occasione di puro divertimento. Ronconi e la
Aulenti trovarono, mi pare, il registro giusto per esprimere con un
assurdo mix di antico e moderno la funzione puramente giocosa di
quest'opera, nella quale non esiste piu' nemmeno una trama. Un tentativo
analogo falli' invece miseramente nel Ricciardo e Zoraide sempre a
Pesaro, che invece come opera seria e' legata a doppio filo al sistema
di convenzioni tipico del suo genere che non possono essere ignorate e
sostituite da qualcos'altro. Insomma, vedere Bruce Ford travestito da
Venerdi', con la faccia tinta di lucido per scarpe, macinare impeccabili
roulades mi faceva tanta tristezza.
> i cantanti, di cui alcuni reagiscono in modo più simpatico, come la
> Caballè, e altri diventando sempre più insopportabili (Raimondi).
Mah, forse hai ragione, ma a me sembra che Raimondi sia sempre piu'
insopportabile a prescindere dal regista con cui lavora, tanto fa sempre
la stessa caricatura, non si vedono differenze nel passaggio da uno
all'altro.
ciao,