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Egmont ouverture (Esattore)

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egmont

unread,
Mar 31, 2010, 8:26:40 AM3/31/10
to
Caro Esattore,

anche se un po' in ritardo, ho ascolutato l'ouverture dell'Egmont
da te proposta e devo dire che l'esecuzione non mi piace granchè.

L'introduzione è eseguita, nelle prime battute, con arbitrio
agogico non particolarmente originale, cioè rubando
sensibilimente qua e là malgrado il tempo sia indicato come
sostenuto; per carità: l'effetto può essere "drammatico" ma al
solito questa drammaticità è messa in risalto dalla retorica di
note marcate, accenti, sforzandi etc.

Si sente che la registrazione è normalizzata: ciò nonostante si
percepisce anche che il fortissimo di principio della seconda
frase, a cui i violini arrivano in malo modo introducendo un
respiro molto grossolano, non afferma quello di inizio (sul
quale, con effetto di contrasto, c'è una bella corona che pare
elusa in questa registrazione: certo, su un tempo lento la corona
risalta di per sé poco, ma risalterebbe assai se l'altro
fortissimo fosse eseguito diversamente)

Al solito, le frasi che portano all'Allegro, vengono rese con
melodicità ed espressività molto generiche; ed è un peccato
perchè in quei punti motivi dolci (violini primi, legni) si
scontrano con altri mesti (trombe) e con altri inquieti
(secondi, viole, celli e bassi): l'effetto espressivo, eseguito
diversamente, sarebbe stupendo.

Soprattutto, però, aldilà delle osservazioni che si fanno misura
per misura, io non colgo in quest'esecuzione un principio
unitario: un unico respiro globale , una corda e una spinta
che intendano ogni parte eseguita in funzione di ciò che verrà
dopo. Un direttore intelligente dovrebbe saper cogliere nelle
partiture punti misteriosi, apparentemente insignificanti, che
messi però in evidenza servono a far da collante.
Muti e Mehta riescono spessissimo a farlo, Abbado poche volte.

Alla fine, forse, questa è l'unica cosa che davvero conti, almeno
per me.
--
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L'Esattore

unread,
Mar 31, 2010, 8:38:51 AM3/31/10
to
Nel suo scritto precedente, egmont ha sostenuto :

> Muti e Mehta riescono spessissimo a farlo, Abbado poche volte.

Certo, infatti abbiamo tutti in mente le grandi interpretazioni
beethoveniane di Muti. Esecuzioni non solo poco originali, ma anche (e
soprattutto) noiose e pochissimo entusiasmanti.


egmont

unread,
Mar 31, 2010, 9:35:18 AM3/31/10
to
L'Esattore ha scritto:

non ho mai affermato che le esecuzioni beethoveniane di Muti
siano splendide o entusiasmanti.
Del resto, ne ho ascoltate poche: ricordo però che c'era una
notevole cura dell'intonazione, del timbro, del "passaggio",
dell'equilibrio fonico etc. , vista però in un contesto tecnico,
non interpretativo; diciamo che Muti disciplinava, con queste
sinfonie, gli indisciplinati esecutori scaligeri.

Sull'interpretazione, non ricordo nulla che mi colpisse in
particolar modo.

Ciò nonostante Muti riesce ad applicare il discorso di
unitarietà di cui parlavo prima anche in interpretazioni non
convincenti.

Al solito, tu leggi e rispondi con la massima fretta...

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