"Parsifal (il gatto)" wrote:
>
> Visto che Redfiddler e Desanctis pontificano ma poi non sanno cosa dire, mi
> permetto di riportare una definizione di fraseggio del cantante d'opera data
> da uno che ci capiva più di me e di Daverio e di Ferrante
Piu' di me? Naaaaa....
> Reynaldo Hahn.
Ah, beh, forse un pochino....
(P.S. Mai sentito Reynaldo Hahn che canta un'aura amorosa?
No? Simona? Alessandra? nessuno?)
_______________________Isidoro__________________________________________________
>
> (P.S. Mai sentito Reynaldo Hahn che canta un'aura amorosa?
> No? Simona? Alessandra? nessuno?)
Io.
(Les introuvables du chant mozartien, CD3 traccia 14, reg. 1919)
Non un modello di fraseggio, comunque.
All'uopo propongo il "Fin ch'han dal vino" di Francesco D'Andrade (1909)
Ciao
Felix
Infatti ho tirato in ballo Reynaldo non perchč *sapeva* fraseggiare ma
perche *sapeva spiegarlo*.
Ciao
Parsifal (il gatto)
io pontifico per definizione, ma è da quando sono nata che non so cosa
dire.....
che triste condizione :-(
prot
A.
sě.
ci ho pure un suo libro.
penza'n po'!
A.
giustissimo.
Mi pare che qui non si confonda il termine *fraseggio* con qualche altro
termine tecnico.
>Lo studio
> della struttura della frase musicale, il sensodel ritmo necessario per
> rendere la frase "reale", la conoscenza della durata, che può persino
> condizionare il colore di una voce, sono fattori di grande importanza per
> raggiungere un buon fraseggio.
esatto.
Diciamo però che la buona esecuzione ritmica non è parte (tecnicamente
parlando) del *fraseggio*.
Ne è un condizione, ovviamente.
Ma non ricade sotto a ciò che si definisce *fraseggio*.
E' solo una questione di definizioni.
A.
Una Redfiddler pontefice!!
> che triste condizione :-(
Beh, in effetti, 'na papessa come te è proprio quello che ci voleva :-P
> prot
prot carrè
Roberto
--
_/ Roberto Maria Avanzi Mocenigo <><
/ Institut fuer Experimentelle Mathematik / Uni Essen
> esatto.
> Diciamo però che la buona esecuzione ritmica non è parte (tecnicamente
> parlando) del *fraseggio*.
> Ne è un condizione, ovviamente.
> Ma non ricade sotto a ciò che si definisce *fraseggio*.
> E' solo una questione di definizioni.
Una buona esecuzione ritmica non va confusa con una pedissequa e cieca
scansione ritmica. Il fraseggio, in un'ottica interpretativa certo non può
non prescindere da una corretta scansione ritmica ma ne è parzialmente e
consapevolmente indipendente.
Non capisco perchè tu non consideri l'esecuzione ritmica parte del
fraseggio. Ovviamente per "corretta esecuzione ritmica" non intendo
quell'aberrazione chiamata "solfeggio parlato".
Daniele
A parte che sapeva anche fraseggiare, ti sei perso la boutade del mio msg
perché non conosci la registrazione di D'Andrade...altrimenti non mi avresti
preso sul serio.
Ciao
Felix
Ho letto Hahn e stimo molto le sue osservazioni sul canto lirico. Ha
perfettamente ragione quando scrive della "facoltà imtuitiva" che fa di un
cantante un vero interprete. Ecco, di questo Di Stefano era un maestro. Lo
stesso Hahn scrive che un grande fraseggiatore ha il punto più elevato
nell'interpretazione. E di nuovo sottolineo che Di Stefano aveva il suo
momento migliore nell'interpretazione e non certo nella tecnica o nella
musicalità. Perciò quanto leggo non può che confermare la tesi che fa di Di
Stefano un grande maestro di fraseggio, come peraltro sostengono in molti.
Il resto solo solo "ragli d'asino" che volano nel cielo dell'informazione
solo perchè su questo gruppo chiunque può scrivere. Cosa peraltro non solo
giusta ma anche preziosa e rende la lettura di certi interventi divertente e
stimolante.
Marco Daverio
- Felix - wrote:
>
> "Isidoro Ferrante" <ferr...@df.unipi.it> ha scritto nel messaggio
> news:3CDC41F3...@df.unipi.it...
>
> >
> > (P.S. Mai sentito Reynaldo Hahn che canta un'aura amorosa?
> > No? Simona? Alessandra? nessuno?)
>
> Io.
> (Les introuvables du chant mozartien, CD3 traccia 14, reg. 1919)
> Non un modello di fraseggio, comunque.
Non era mia intenzione proporlo come tale. E' un cantante interessante,
comunque, ha una personalita' spiccata e ti fa drizzare le orecchie.
> All'uopo propongo il "Fin ch'han dal vino" di Francesco D'Andrade (1909)
Quell'incisione di D'andrade e' piu' che altro esemplificativa di un
certo modo di eseguire Mozart alla fine dell'ottocento, con una liberta'
ritmica che sconfinava spesso nell'arbitrio.
Esemplari in proposito sono le registrazioni di Sir charles Santley,
della Patti e di Battistini.
_______________________Isidoro__________________________________________________
d'accordo.
Però tecnicamente ritmo e fraseggio non sono la stessa cosa.
Per amor di precisione.
Tutto qui.
A.
...ma infatti scherzavo.
Adesso seriamente: conosci un'altro modo di eseguire Mozart alla fine
dell'ottocento che non sia quello (ritmicamente arbitrario) della Patti,
D'Andrade e, praticamente di tutti i cantanti registrati nel primo decennio
del novecento?
Ho il sospetto che quello fosse IL modo, non UN certo modo.
Ciao
Felix
- Felix - wrote:
> Adesso seriamente: conosci un'altro modo di eseguire Mozart alla fine
> dell'ottocento che non sia quello (ritmicamente arbitrario) della Patti,
> D'Andrade e, praticamente di tutti i cantanti registrati nel primo decennio
> del novecento?
> Ho il sospetto che quello fosse IL modo, non UN certo modo.
Certo, quello era IL modo.
Ed era anche il modo di eseguire il primo Verdi: c'e' un bel rullo del
concertato dell'Ernani diretto da Mancinelli all'inizio del secolo al
Metropolitan che lo dimostra.
E uno capisce cosa ha significato l'arrivo di Toscanini e qual'e' stata
la sua importanza (anche se certe cose erano gia' nell'aria,
probabilmente...)
_______________________Isidoro__________________________________________________
> Perň tecnicamente ritmo e fraseggio non sono la stessa cosa.
> Per amor di precisione.
> Tutto qui.
Sottoscrivo.
Daniele
Infatti. Se hai le registrazioni della Scala degli anni '20-'30 (quelle di
Molajoli e compagnia bella), ti accorgi che il loro Verdi o Puccini non è
poi così distante da quello di Toscanini.
(lasciamo perdere il repertorio buffo, che ha sofferto di anarchia fino a 30
anni fa...)
Ciao
Felix
FINALMEEEEENTE. Uno che dà a Cesare quel...
P.
E di nuovo sottolineo che Di Stefano aveva il suo
> momento migliore nell'interpretazione e non certo nella tecnica o nella
> musicalità.
Per te sono separabili? E comunque, sembra che tu non abbia le idee molto
chiare, perchè se una cosa Di Stefano ce l'aveva era la musicalità in quanto
a intonazione e tenuta ritmica.
Perciò quanto leggo non può che confermare la tesi che fa di Di
> Stefano un grande maestro di fraseggio, come peraltro sostengono in molti.
Non ti preoccupare, siamo in molti a sostenere il contrario.
> Il resto solo solo "ragli d'asino" che volano nel cielo dell'informazione
> solo perchè su questo gruppo chiunque può scrivere.
In quanto a ragli d'asino ti consiglierei di ascoltare il Nostro: III atto
Tosca - Karajan, Ballo in maschera, Rigoletto e Puritani (tutti)
E magari tu svenivi in loggione.;-)
P.
Di solito si usano le faccine. Altrimenti, sui newsgroup everywhere, si dà
per scontato che tu parli sul serio. Comunque hai ragione, D'Andrade non lo
conosco.
P.
>> Ho letto Hahn e stimo molto le sue osservazioni sul
canto lirico. Ha
>> perfettamente ragione quando scrive della "facoltà
imtuitiva" che fa di
>un
>> cantante un vero interprete. Ecco, di questo
Di Stefano era un maestro.
>Lo
>> stesso Hahn scrive che un grande
fraseggiatore ha il punto più elevato
>> nell'interpretazione.
>Ti
ricordo che Hahn però diceva:
>"Indicazione per ottenere un buon fraseggio
sono sempre venute dagli
>stessi
>compositori, mediante i più diversi
segni d'espressione o addirittura
>precise modalità su come eseguire una
frase o una sola parola (port de
>voix,
>striscio di voce, glissando,
segni di legato o staccato...)" e qui, con Di
>Stefano, cascava l'asino.
fraintendimenti in cui, mal interpretando le parole di Hahn si ritiene che
il buon fraseggiatore sia colui che esegue con scrupolo ed accuratezza le
notazioni dinamiche e di espressione poste dal compositore.
Se così fosse,
tanto per fare un esempio, sarebbe impossibile associare il concetto di
fraseggio alla musica barocca.
>Per te sono separabili? E
comunque, sembra che tu non abbia le idee molto
>chiare, perchè se una
cosa Di Stefano ce l'aveva era la musicalità in
>quanto
>a intonazione e
tenuta ritmica.
Cos'è la "tenuta ritmica"?
Saluti,
Simona
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
Ne ho citati anche di peggio.
>
>
> Cos'è la "tenuta ritmica"?
>
Quando Di Stefano ballava il paso-doble non pestava mai i piedi alla
partner.
P.
parsifal (il gatto) wrote:
>>
>>Cos'è la "tenuta ritmica"?
>>
>>
> Quando Di Stefano ballava il paso-doble non pestava mai i piedi alla
> partner.
Davvero?
Lo invidio.
Io ogni tanto i piedini li pesto, quando ballo la milonga....
I.
Ma tu non fraseggi con i piedi come lui. ;-)
Tiè!
P.