Saluti
Daniele L.
SATIRA GENOVESE
Liszt: tutta la me**a che Wagner gli ha fatto mangiare...
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Tissaferne
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"Dare e tor quel che non s'ha,
E' una nuova abilita'.
Chi da' fama?
I giornalisti.
Chi diffama?
I giornalisti.
Chi s'infama?
I giornalisti.
Ma chi sfama
I giornalisti?
Gli oziosi, ignoranti, invidi, tristi."
[Vittorio Alfieri, dagli Epigrammi]
comunque, per rispondere alla tua domanda, il 99% dei musicisti e
compositori che vivono in questo periodo sono "costretti" a tale
attività...eh eh eh
Gio
qualsiasi cosa si possa concepire di fare, dire o scrivere, non illudetevi:
c'e' sempre qualcosa di piu' inutile.
non poniamo spocchiosi limiti all'inutilita': ve ne prego.
Daniele L.
Luttazzi?
> Ci sono stati dei musicisti e/o compositori coprofagi ?
>
Scusa, non è che ti sei confuso e
volevi scrivere affetti da coprolalia?
Ciao
Roberto
>Scusa, non è che ti sei confuso e
>volevi scrivere affetti da coprolalia?
>Ciao
> Roberto
Coprofagia, non credo. Coprofilia invece si. E sai a chi spetta uno
dei primati in materia? Nientemeno che al "divino fanciullo" il grande
Wolfgang Amadeus Mozart.
Senti cosa si divertiva a scrivere nelle sue epistole ad amiche ed
amanti:
Alla signora Basle, il 28 febbraio 1778 Mozart scriveva :
" Forse lei crede o pensa che io sia morto - che sia crepato? - che
abbia tirato le cuoia? - Invece no! non lo pensi, la prego ; perche
pensato e cacato sono due cose diverse! Come potrei scrivere cosi'
bene se fossi morto? - Come sarebbe possibile? - Non mi voglio scusare
affatto del mio lungo silenzio, tanto non mi crederebbe proprio. Ma
ora ho l'onore di domandare se sta bene o se tira a campare. Se di
corpo lei va bene? Se ha la scabbia e se la tiene? Se le piaccio
ancora un pochetto? Se scrive spesso con il gessetto? Se a me si
ricorda di pensare? Se ha mai voglia di andarsi a impiccare?
Ma lei ride !! Victoria !! I nostri culi sono simboli di pace !Lo
sapevo bene che non poteva resistermi piu' a lungo. Si', si', son
sicuro del fatto mio, dovessi cacare ancor oggi, anche se tra 14
giorni vado a Parigi.
Se mi vuol mandare una risposta, da Augsburg per posta, faccia di gran
volata, perche' se l'ora di partire e' gia' scoccata, non ricevo una
lettera, ma una cacata.
Cacca, cacca ! - oh cacca, oh dolce parola! - cacca, ficca in bocca,
bellissimo! Cacca, ficca in bocca ! cacca...lecca, o charmante -
cacca, lecca ! - che piacere! cacca ficca in bocca! e lecca - ficca in
bocca cacca e lecca cacca!
Ora per passare ad altro, si e' divertita per benino a
carnevale?....etc"
In un'altra lettera scriveva :
" ... Mi perdoni la brutta scrittura, la penna e' vecchia, io son gia'
quasi 22 anni che caco dallo stesso buco eppure non si e' ancora
consumato! - Con tutto quello che ci ho cacato - che poi coi denti ho
morsicato.....etc "
Cosi' e' il genio...!! Che ci possiamo fare :-)))
Giampaolo
______________________________________________________
" La pallida morte, batte con piede uguale,
alle taverne dei poveri e alle reggie dei ricchi"
Orazio
______________________________________________________
>>
>> Daniele L.
>>
>
>
>Luttazzi?
Gia', una coincidenza abbastanza strana che proprio una persona con
quel nome abbia fatto proprio *quella* domanda....
Ciao
(cut)
>
> Cosi' e' il genio...!! Che ci possiamo fare :-)))
>
>
> Giampaolo
Non conoscevo queste due lettere: avevo letto
che Mozart aveva ereditato questa sua
inclinazione dalla madre, Anna Pertl, con
cui la condivideva.
Insomma un'abitudine familiare: chissà se anche
Leopold la coltivava?
Roberto
Il repertorio delle scurrilità mozartiane, pur presentando delle
peculiarità, è riconducibile allo standard salisburghese medio-alto che
sentito "in loco", ovviamente in circostanze private, desta ben poca
meraviglia. Salisburgo è il capoluogo di una vasta regione che non si
contiene entro i confini politici dell'attuale Austria e in cui la volgarità
si avvale di termini caratterizzati da un'alta valenza
digestivo-escrementizia. Le Alpi che, oltre uno politico e geografico,
costituiscono un confine linguistico, fanno sì che in area
subalpino-mediterranea, il meccanisco dell'oscenità tragga le sue
espressioni dal lessico della riproduzione e dell'apparato a essa
preposto... cambiano lo stile e gli accessori ma la sostanza rimane la
stessa: Dreck und Scheiße transalpini si compensano con minchie, belini e
cazzi nostrani. Ma ecco che vado fuori tema.
Aproposito delle intemperanze linguistiche mozartiane, è vero che queste
raggiunsero il loro apice nella corrispondenza con Maria Anna Thekla Mozart,
"Bäsle" ("cuginetta", con tutta probabilità primo amore in assoluto del
giovane Wolfgang, nonché sua prima esperienza erotica: il sempre vigile
Leopold non mancherà di rimproverare il figlio d'essersela "spassata" con la
Bäsle a rischio di "comprometterla" e disonorarne la casa), e oltre
l'esempio da te proposto, disponiamo di una vasta documentazine epistolare a
cui si devono aggiungere le "correzioni" apportate da Wolfgang al diario
della sorella, p. es.:
"[Nannerl:] il 19 [agosto 1780] ... il papà era leggermente indisposto ed è
rimasto a casa. Nel pomeriggio Katherl da noi [aggiunta di Wolfgang:] e
anche il signor Coda-di-volpe* a cui più tardi ho bravamente leccato il
culo. O culo delizioso! [Nannerl:] E' venuto anche il dottor Barisani..." *
"Fuchs" ("Fux" secondo la vecchia ortografia) = volpe; "Schwanz" = "coda" ma
anche "cazzo".
Nel nostro tempo, nonostante la sistematica opera censoria apportata dalla
neo-vedova Constanze nel tentativo di occultare, o almeno rendere più
presentabile, ciò che a suo giudizio poteva trasmettere alla posterità
un'immagine country del suo geniale marito, le dimostrazioni di scurrilità
di Mozart ci appaiono finalmente senza tagli e in tutto il loro splendore:
basta scorrere i quattro volumi dell'epistolario e si trovano esempi, se non
da manuale, certamente d'altissimo livello (l'edizione critica da O. Deutsch
e W.A. Bauer conta in totale 356 lettere e un falso). Nella lettura di
queste corrispondenze, ciò che maggiormente colpisce negli scritti di
carattere ludico-scurrile, non è la varietà o la fantasia del linguaggio
utilizzato dall'autore, ma lo spirito divertente-divertito che tale veniva
trasmesso, allora, al destinatario della lettera, e a noi oggi.
Altra sorpresa: nelle riproduzioni anastatiche delle lettere, come già nelle
partiture autografe, si nota immediatamente l'assenza di cancellature e
correzioni: Mozart scriveva parole con la stessa facilità con cui componeva
musica.
E come nella musica, anche nell'elaborazione degli scritti erano le parole a
costituire le parti "mobili" di un gioco che Mozart conduceva al di sopra
delle regole: composizione di strofe in versi ben calibrati, distribuzione
(apparentemente) casuale di termini all'interno delle frasi, stravolgimento
dell'esatta successione delle parti del discorso all'interno della rigida
costruzione del periodo tedesco. Troviamo trovare parole anticipate di un
posto come fossero appoggiature, altre scritte in sostituzione di termini
assonanti (Handkuß-Handschuß, baciamano-sparamano), affiancamenti (Bäsle
Häsle, cuginetta coniglietta, quasi una puntatura) e autentici non-sensi in
verso o prosa nei quali ciò che conta principalmente è la successione dei su
oni e del ritmo delle parole: un virtuosismo di musica linguistica. O di
linguistica musicale?
Rendere questi passi in idiomi diversi dall'originale risulta molto
difficile, se non impossibile, salvo essere eccellenti traduttori molto
sboccati.
L'unico carattere raro nella prosa mozartiana è il doppiosenso
"mediterraneo" a valenza erotica, utilizzato con estrema parsimonia:
"Je vous baise vos mains, votre visage, vos genoux et votre... afin, tout ce
que me permettes de baiser." (alla Bäsle, 13 novembre 1777).
"Mio padre le impartisce la sua ziesca benedizione, mia sorella le invia
mille baci cuginali e il cugino le dà ciò che non ha il permesso di darle."
(alla Bäsle, 10 maggio 1779.
Ovviamente vien fatto di chiedersi cosa "non aveva il permesso di darle".
Esisteva nella famiglia Mozart "lessico segreto"? Forse sì, e ne resta una
traccia nell'aria della magia di Colas (Bastien und Bastienne, 1768) mentre
non ha riscontri la "nuova lingua segreta, facile da parlare ma difficile da
scrivere [...] un po' infantile, ma per Salisburgo va bene" cui Mozart
accenna in una lettera a Nannerl (Milano, 5 dicembre 1772). Un caso di testo
in musica "criptato" è quello del canone a tre voci "Difficile lectu mihi
Mars" K. 229, che a prima vista sembrerebbe un latino dubbio, quasi un
proseguimento dell'incantesimo di Colas. Sorprendentemente si rivela essere
tedesco della più bell'acqua, e precisamente dialetto salisburghese: "die
fitsch' i leck du mi'm Arsch" (quella me la fotto io, tu vaffanculo).
L'editore Breitkopf lo pubblicò col castissimo titolo "Nimm, ist's gleich
warm". Mozart compose questo brano per un suo amico cantante (Johann Nepomuk
Peierl) affetto da un buffo difetto di pronuncia reso ancora più evidente da
suoni contenuti nel breve testo del canone. La dedica "Oh du eselhafter
Peierl", scritta sul retro della musica, divenne a sua volta il testo del
canone K. 560 (che però rientra in una diversa categoria... magari ne
parlerò dopo).
Di quest'ambito compositivo del Nostro è andato perduto parecchio. Sono
infatti diverse le testimonianze che raccontano di Mozart che spesso
improvvisava arie su testi (osceni, incomprensibili o entrambi)
accompagnandosi al pianoforte e di cui non scriveva poi note e testo. Oltre
il già citato canone "latino", non è purtroppo giunto fino a noi più di
quanto figura su Köchel:
"Bona nox, bist a rechta Ox" K. 561, canone a quattro voci. Il testo
originale è ripreso dalla chiusa alla lettera alla Bäsle del 5 novembre
1777: "...buona notte, buona notte, cachi nel letto finché si scassa, buona
notte, dorma sana, si tiri il culo fino alla bocca". Breitkopf pubblicò
"Gute Nacht! Bis der Tag erwacht" (Buonanotte finché il giorno si ridesta).
"Gehn wir im Prater, gehn wir in d'Hetz" K. 558, canone a quattro voci.
"Gehn wir im Prater, gehn wir in d'Hetz, gehn wir zum Kasperl, der Kasperl
ist krank, der Bär ist verreckt, was thät' ma in der Hetz drauß, im Prater
giebts Gelsen und Haufen voll Dreck" (Andiamo al Prater, andiamo a caccia,
andiamo dal Kasperl (un pagliaccio che ricorda vagamente Arlecchino), il
Kasperl è malato, l'orso è crepato. Ma che facciamo a caccia al Prater dove
ci sono zanzare e cacca a mucchi?". Anche questo testo venne poco
filologicamente reso "anständig" (decente) e deprimente dall'editore: "Alles
ist eitel auf der Welt" (Tutto è vano in questo mondo).
"Leck mir den Arsch fein recht schön sauber" K. 382d, canone a tre voci. La
traduzione italiana ci guadagna la rima (leccami il culetto finché sia bello
netto). L'accaldato editore Härtel (poi socio di Breitkopf) pubblicò "Nichts
labt mich mehr" (Niente più mi rinfresca).
"Leck mick im Arsch" K. 382c, canone a sei voci. Più esplicito e sintetico
di così si muore: il testo è tutto nel titolo: "vaffanculo" (lett.: leccami
il culo). Breitkopf: "Laß froh uns sein" (Lasciateci essere felici).
"Oh du eselhafter Martin", canone a quattro voci K. 560. Testo da cantare
per prendere qualcuno in giro: "Oh tu asinoso Martin ecc.", che alla ripresa
diventa "Oh tu Martinoso asino ecc." (il nome del titolo è ovviamente
scambiabile: Werner, Florian, Georg ecc.) Tratto dalla dedica del "Difficile
lectu" (cfr.), il testo ricorda vagamente un "classico" dei nostri giorni,
tanto frequente da ascoltarsi in occasioni di lauree et similia (Maaaartin,
Maaaartin, Martin dal buso del... ecc., chi non l'ha mai cantato?). Non ci
si spiega per quale ragione Breitkopf censurò anche questo: "Gähnst du
Fauler, schon wieder?" (Tu, poltronaccio, sbadigli ancora?)
(Non mi viene in mente altro).
Riprendendo il discorso inizialmente accennato, vorrei rimarcare ancora una
volta sull'opportunità di non valutare le circostanze riguardanti la
presunta coprolalia di Mozart isolando i fatti dal contesto geografico già
citato. Sappiamo che l'aspetto della scurrilità non è l'unico, né quello che
determina il formarsi dell'idea della personalità di un uomo fuori dal
comune, oltre che musicista eccezionale com'è stato Mozart, e non è semplice
raccappezzarsi col puzzle che concorre a mostrarci com'era lui realmente.
Pur non volendolo, abbiamo già digerito e assimilato parte della sua
immagine di "damerino-bambino prodigio" che ci è stata consegnata a seguito
del processo di stilizzazione della sua figura iniziato nel primo Ottocento.
Sovrapponendo al ritratto ottocentesco di Mozart quello del "seminfermo di
mente-ispirato da dio" di Amadeus/Forman, siamo ancora troppo distanti dal
rendere piena giustizia al personaggio.
Personalmente devo incazzarmi ogni volta che sento qualificare Mozart come
"fanciullo prodigio", quasi si fosse trattato di un banale fenomeno da
baraccone, o quando gli si diagnostica un'improbabile sindrome di Tourette.
Che c'è stato di prodigioso in Mozart? Credo la sua precocissima genialità,
la musica che ha scritto e che ci ha lasciato: dev'essere qualcosa di
davvero importante e grande se, a distanza di oltre due secoli dalla sua
morte, ancora ne godiamo e stiamo a discuterne senza mai raggiungere una
conclusione.
Mi scuso per l'eccessiva lunghezza.
MaK
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"Sbaglia chi crede che la mia arte sia frutto di pura ispirazione. Le posso
assicurare, caro amico, che nessun altro più di me ha dedicato tanto tempo e
tanta preoccupazione ai problemi della composizione. Non esiste un solo
grande musicista la cui opera io non abbia diligentemente studiato più e più
volte." Mozart
_____________________________
<Per scrivermi sostituire il suffisso nazionale con "at">
grazie.
erano informazioni che stavo proprio cercando in questi giorni.
Per argomenti e completezza d'esposizione, lo eleggo post dell'anno :-)
Felix
anch'io.
Meraviglioso
Ale
Milano Mozartiana incantata e magica
Bellissimo : davvero complimenti.
Uno di quei post che non mi fanno pentire
di continuare a leggere IAMC, e che ne
motivano l'esistenza tout-court.
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carlo gerelli : sof...@libero.it
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"Nella Ciaccona sta il segreto della Vita Bona"
Miguel de Cervantes Saavedra