> Il bello è che l'unico, che io sappia, a seguire le indicazioni
> originali sullo strumento moderno è stato Schnabel, di sicuro non un
> ipervirtuoso.
Praticamente è così. Richter, forse, si avvicina.
> In ogni caso, non so se sullo strumento moderno quei metronomi abbiano
> senso. Gente che corre, soprattutto giovane, anche nella Hammerklavier,
> ce n'è. E' preferibile mantenere un minimo di senso e di trasparenza
> polifonica e andare più piano, imho.
Infatti, almeno tra i grandi, la scelta di un tempo più
lento per questo movimento non è legata a difficoltà tecniche,
ma un discorso di resa musicale.
Gente come Gulda o lo stesso Gould aveva bene nelle dita un'esecuzione
a metronomo, invece hanno scelto anche loro di andare più piano.
Perché? Come dici tu per mantenere la trasparenza.
Qui però sta imho il punto interessante, che si ricollega anche alla
faccenda dei metronomi nelle sinfonie.
Chi ha detto che Beethoven, indicando tempi così rapidi, non intendesse
suggerire all'esecutore di sbattersene (almeno fino a un certo punto,
beninteso) della trasparenza?
Vogliamo davvero credere che fosse rincoglionito a questo punto,
o rincoglionito, che so, Schindler ad accorgersi che aveva
un metronomo scassato?
Certo anche il Broadwood "in onore" del quale LVB compose la 106
aveva un tempo di decadenza del suono di gran lunga inferiore
ai moderni strumenti, e quindi il compositore poteva aspettarsi,
pur con un tempo così rapido, che il dettaglio non ne risultasse
compromesso.
D'altro canto, a mio parere, in ogni brano c'è un tempo superato il
quale, come dire?, l'aumento "quantitativo" produce una trasformazione
qualitativa: una specie di "massa critica" del tempo raggiunta la quale
la composizione si trasforma totalmente.
Succede così ad es. nello studio op. 10 n. 1 di Chopin. Fino ai 160
alla semiminima, rimane un magnifico filare su e giù di arpeggi:
si possono "seguire" le linee ed è già fantastico.
Oltre, però, e più ci si avvicina ai fantasmagorici 176 indicati,
l'orecchio non fa più tempo a percepire il movimento, e gli arpeggi
ti appaiono quasi come blocchi unici: movimento cristallizato.
Il pezzo acquista un'"immagine" totalmente diversa
(l'esecuzione di Argerich qui è semplicemente LA esecuzione)
Era probabilmente l'effetto voluto da Chopin, ed è per questo
che io sono molto scettico con chi contesta la validità delle sue
indicazioni metronomiche.
[tra parentesi: lo studio ha un nomignolo stucchevole, "Cascata", ma
secondo l'ottica di quanto dico sopra azzeccatissimo: a chi non
è capitato di osservare una cascata d'acqua e di non percepirne
più lo scorrere, ma invece di vederla immobile? Proprio
quello che succede ascoltando quello studio a velocità :-) ]
Ora, e tornando a LVB, perché dobbiamo escludere in partenza che, anche
nella Fuga della Hammerklavier, negli interminabili passaggi scalari
come nei salti di decima, il nostro non intendesse raggiungere
qualcosa di simile a questo effetto? Meno trasparenza e più
"impressionismo"? Meno dettaglio e più "masse sonore"?
E' quello che, in fondo, si percepisce nell'esecuzione di Schnabel,
che solo per averci provato meriterebbe un monumento.
Può non piacere, ma perbacco, da un genio come LVB mi aspetto
precisamente che non si limiti a creare musica "che piaccia"!
>> Comunque, sì, un po' sborone lo è :-) e non lo amo neanche
>> particolarmente se non in Beethoven, Schubert e Haydn.
>
> Il suo Beethoven in effetti è rispettabile, anzi, direi interessante.
>
> dR
Talvolta, va detto, coraggioso: è l'unico a mia conoscenza
che nell'Adagio sostenuto della "Ciaro di luna"
si azzarda a prendere sul serio: 1) il tempo tagliato (che vuol dire
metronomo a 65 alla semiminima, contro gli usuali 40-45);
2) l'indicazione "senza sordini", che vuol dire pedale di risonanza
(o meglio quarto di pedale) giù per quasi tutto il pezzo.
E' un'esperienza abbastanza straniante, però acquista un senso il
fatto, acclarato, che per questo pezzo LVB trasse l'ispirazione dal
terzetto "Ah soccorso!" (Andante in tempo tagliato!) del DG mozartiano.
ciao
E