Non vedo il nesso con it.scienza.matematica!!
Gringo
PS
forse sarņ stupido anchio!
> ...che sono uno stupido!
>
>
>
MA VA LA !?!?!?!?!
--
==========================
Marco Marcelli - Genova
==========================
In tal caso ti consiglio la lettura del "De idiota" di Niccolò Cusano.
A.
non era necessaria la precisazione
Z.
Giovanni, perdona loro, perchè essi non sanno
quello che fanno!!
In realtà l'inizio della genialità è proprio nella presa
di coscienza dei propri limiti,
da questo punto in poi si comincia a vedere più
chiaramente con più punti di vista.
In pratica si comincia ad entrare nella oggettività.
Ma la Via che si intravede è lunga quanto un universo!!
Percorrendola sarai solo con te stesso, e non potrai
neanche tornare indietro per raccontarla, non ti
crederanno, quindi se insisti diranno che sei matto!!
Pretenderanno che tu ridiventi "Normale",
Ma tu non sai più cosa è " Normale"!!
Non preoccuparti, nessuno sa cosa sia la
Normalità, la Normalità è una malattia necessaria
per essere accettati e formattati agli schemi
dominanti.
La Normalità è come la moda, la ristrettezza delle
infinite possibilità per vestirsi.
Ciao
--
Andrea Sorrentino
http://digilander.libero.it/socratis
> Giovanni, perdona loro, perchè essi non sanno
> quello che fanno!!
-cut-
> La Normalità è come la moda, la ristrettezza delle
> infinite possibilità per vestirsi.
Non si fuma crack la mattina presto.
M
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Zazie, evidentemente la precisazione era piu' necessaria del previsto! :)
> In realtà l'inizio della genialità è proprio nella presa
> di coscienza dei propri limiti,
proprio il caso dell'agnese.
> da questo punto in poi si comincia a vedere più
> chiaramente con più punti di vista.
> In pratica si comincia ad entrare nella oggettività.
> Ma la Via che si intravede è lunga quanto un universo!!
> Percorrendola sarai solo con te stesso, e non potrai
> neanche tornare indietro per raccontarla, non ti
> crederanno, quindi se insisti diranno che sei matto!!
> Pretenderanno che tu ridiventi "Normale",
> Ma tu non sai più cosa è " Normale"!!
> Non preoccuparti, nessuno sa cosa sia la
> Normalità, la Normalità è una malattia necessaria
> per essere accettati e formattati agli schemi
> dominanti.
> La Normalità è come la moda, la ristrettezza delle
> infinite possibilità per vestirsi.
>
la Normalità: sbattersene della netiquette e spaccare i maroni.
Hmm.
--
bob
---------------
http://blogregular.splinder.it
musica classica, culto della parola scritta, quotidiane [c]astrazioni
---------------
> > > ...che sono uno stupido!
> >
> > non era necessaria la precisazione
>
> Giovanni, perdona loro, perchè essi non sanno
> quello che fanno!!
oh, guarda, inutile che tiri in ballo cotanta citazione.
A me Lagnese sta simpatico, e l'ho già scritto varie volte qui su.
E ci tengo a dire che anch'io sono stupida.
Tu meno, mi sembri uno di quegli intelligentoni che fanno venire il latte
alle ginocchia.
Z.
Omnia munda, mundis.
> A me Lagnese sta simpatico, e l'ho già scritto varie volte qui su.
Non lo sapevo, non ti conosco.
> E ci tengo a dire che anch'io sono stupida.
Lo dici per seguire la moda ??
> Tu meno, mi sembri uno di quegli intelligentoni che fanno venire il latte
> alle ginocchia.
Stai forse giudicando ?
Non puoi essere stupida come vorresti sembrare!
La coscienza della stupidità di cui si parla, è oltre
la coscienza della sapienza.
Chi giudica lo fa nella coscienza della saggezza,
pertanto non è affatto saggio.
> Stai forse giudicando ?
> Non puoi essere stupida come vorresti sembrare!
> La coscienza della stupidità di cui si parla, è oltre
> la coscienza della sapienza.
> Chi giudica lo fa nella coscienza della saggezza,
> pertanto non è affatto saggio.
scusa, non ho capito gnente.
credo che non c'ho essere al livello adeguato.
Z.
>
>...che sono uno stupido!
Non č vero.
E' una cattiveria veria veria.
Insorgo, mi incazzo e bestemmio.
Olč.
Schillogeno
-----------
"A composer is a guy who goes around forcing his will on
unsuspecting air molecules,often with the assistence of
unsuspecting musicians." Frank Zappa, 1940-1993.
Credo di intuire che non hai capito e che credi di
non avere un livello adeguato, provo a dirlo con
parole diverse ;
Chi giudica, lo fa in base a dei parametri che
considera esatti,
quindi in base ai suoi parametri può
stabilire se qualcosa sia conforme o difforme,
quindi può giudicare ed anche condannare.
Se uno ha tutti i parametri, o nessun parametro,
Non può assolutamente giudicare.
Infatti non dispone di nessun termine di paragone,
oppure li ha tutti. Averli tutti equivale a considerarli
tutti, e quindi tutto è giusto.
Il problema è : avere solo un parametro, il tuo!!
In questo caso è tutto sbagliato ciò che differisce
dal tuo metro di misura.
Ma allora dirai, non si può giudicare!!
Vero, non si può giudicare, si può solo capire
la causa di ciò che succede, ma a questo punto
non hai alternative, puoi solo amare, mai
condannare.
Perchè condannare significa Non capire.
Capire a modo proprio, non è vero capire.
E' solo credere di capire.
Poichè, il vero capire è : capire il resto da te.
In realtà, Capire = Amare.
Cioè tipo, ma come stai???
d
Andrea
Oh, ma forse noi due ci conosciamo?
E' la conclusione a cui sono arrivato io dopo millanta riflessioni, anche se
la parola "capire" non mi piace, preferisco "conoscere", e ad ogni modo non
si tratta affatto di una condizione paritetica come sembrerebbe indurre
l'equazione che hai scritto bensì di un processo ascetico complementare.
Mi piacerebbe a questo punto sapere che ne pensi del concetto di
nulla in relazione a quanto sopra. TKS.
[Spero solo che siano riflessioni tue con un po' di sostanza sotto e non la
solita pappa rifritta che vien fuori in tutti i libri (del cazzo) di new
age, zen e cretinate varie, smontabili dopo le prime 10 righe.]
A.
Linguisticamente č in effetti rimasto un po' in arretrato, diciamo ai tempi
di Platone con interpolazioni che vanno dai Vangeli alla misteriosofia, ma
qualcosa si puň salvare. :)
A.
La parola "capire" non mi piace, preferisco "conoscere", e ad ogni modo non
si tratta affatto di una condizione paritetica come sembrerebbe indurre
l'equazione che hai scritto bensì di un processo ascetico complementare.
Mi piacerebbe a questo punto sapere che ne pensi del concetto di
nulla in relazione a quanto sopra. TKS.
[Spero solo che siano riflessioni tue con un po' di sostanza sotto e non la
solita pappa rifritta che vien fuori in tutti i libri di new
age, zen e simili, smontabili dopo le prime 10 righe. ^_^]
A.
La parola "capire" non mi piace, preferisco "conoscere", e ad ogni modo non
Vuoi scherzare ?
Le parole, hanno un significato, solo se ad esse abbiniamo
un qualche concetto che ci è noto, ma esse non sono la
realtà, al massimo si avvicinano un poco all'idea che
sott'intendono.
In realtà non c'è molta differenza fra capire e conoscere,
non puoi capire ciò che non conosci, e non puoi
conoscere veramente e totalmente qualcosa di cui non
capisci il suo principio e la sua funzione.
>
> Mi piacerebbe a questo punto sapere che ne pensi del concetto di
> nulla in relazione a quanto sopra. TKS.
>
> [Spero solo che siano riflessioni tue con un po' di sostanza sotto e non
la
> solita pappa rifritta che vien fuori in tutti i libri di new
> age, zen e simili, smontabili dopo le prime 10 righe. ^_^]
Ci puoi giurare : quello che dico io, è mio.
Questo non significa che qualcuno non l'abbia detto
prima di me, significa che quel concetto è penetrato
dentro la mia coscienza oggettiva, si è impresso a
tal punto da essere inscindibile da me stesso.
Se mi chiedi da dove l'ho preso, posso non saperlo,
ormai non serve più la fonte, perchè la fonte è in me.
Questa non è presunzione, ma piuttosto auto
consapevolezza.
In realtà quello che è difficile, è arrivare a comprendere,
ma una volta che hai compreso, esiste solo la
comprensione, e quella è già tua,
Se non è tua è meglio che non la affermi.
Puoi solo fare il reporter ma non puoi affermare,
e se ti avventuri ad affermare ti fermi subito.
Il limite che poni, indica una netta separazione tra
Realtà fisica, e concetti, che è impossibile, poichè
le due cose sono strettamente legate, cioè :
Colui che conosce, non può farlo se non entra
nella dimensione dell'oggetto della conoscenza.
Da qui il termine " oggettivo ".
Il nulla, non è " qualcosa che esiste ",
se esistesse sarebbe qualcosa.
Ma non capisco a pieno la tua domanda,
è in se contraddittoria.
> Le parole, hanno un significato, solo se ad esse abbiniamo
> un qualche concetto che ci è noto,
La punteggiatura ha ANCHE un significato, vorrei dirti.......
(ps - siamo in cross posting con discussioni.ristoranti. Ma che
c'azzecca?)
> ...che sono uno stupido!
>
>
>
Scusate, ma che cazzo ha a che fare questa discussione in questo forum
di ristoranti?
Il solito Lagnese rompi........
> (ps - siamo in cross posting con discussioni.ristoranti.
> Ma che c'azzecca?)
Il Lagnese crossposta.
Bastonatelo ;)
Vilco
> ....che sono uno stupido!
Sai che forse lo sono anch'io?
d
n i
a n
d i
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Sì, è evidente. Ma non vorrei soffermarmi eccessivamente su questioni di
carattere prettamente semeiologico: l'importante è intendersi.
> In realtà non c'è molta differenza fra capire e conoscere,
> non puoi capire ciò che non conosci, e non puoi
> conoscere veramente e totalmente qualcosa di cui non
> capisci il suo principio e la sua funzione.
Secondo me la differenza, ancorché esile a livello semantico, c'è, ed è
fondamentale.
Capire implica un atteggiamento attivo di carattere intellettuale quasi di
sintesi successivo a quello di conoscere, e a mio parere non corrisponde
pienamente all'idea di amore che in sé e per sé è fondamentalmente
un processo (dunque non uno "stato") di carattere gnoseologico.
Io scopro di amare, cerco dunque di conoscere l'oggetto amato,
ma non mi riesce di "capire" l'amore (uso la parola "amore" in senso lato,
ovviamente).
> Ci puoi giurare : quello che dico io, è mio.
Ok! :)
> Il limite che poni, indica una netta separazione tra
> Realtà fisica, e concetti, che è impossibile, poichè
> le due cose sono strettamente legate, cioè :
> Colui che conosce, non può farlo se non entra
> nella dimensione dell'oggetto della conoscenza.
> Da qui il termine " oggettivo ".
Sei certo di ciò?
Voglio dire, non è possibile ipotizzare la conoscenza di una
dimensione pur non entrando in essa?
Mi pare che a livello fisico si possa fare, anche se non rientra nei criteri
di oggettività oggi riconosciuti come universalmente validi.
> Il nulla, non è " qualcosa che esiste ",
> se esistesse sarebbe qualcosa.
> Ma non capisco a pieno la tua domanda,
> è in se contraddittoria.
Può essere. Credo (rimango dunque nel campo della doxa, giacché hon ho
ancora formulato sistematicamente una "teoria" al riguardo) che il nulla sia
da considerarsi come l'antitesi all'idea di amore, che è in sé principio
creativo. E' per questo che è una cosa che mi affascina: così come per
capire l'essere occorre soffermarsi sul non-essere, credo che per capire
l'amore occora soffermarsi sull'idea di nulla. Si tratta comunque di una mia
ipotesi, ripeto, non mi pare di aver letto in giro niente al riguardo.
A.
> E ci tengo a dire che anch'io sono stupida.
Certo, come no.
Solo per capire il nick ci vuole un corso di filologia romanza comparata.
:-)
Il mio prossimo nick sarà Delmore Schwartz, teh. Nei sogni cominciano le
responsabilità.
Oppure Humboldt.
Oppure ancora il titolo di un film di Renoir (altro grande che non bada più
nessuno).
dR
> Omnia munda, mundis.
"...Sarai mondo se monderai lo mondo..."
Branca branca branca, leon leon leon...
dR
"Ahò, ppiano cco' Giuda!"
> Sì, è evidente. Ma non vorrei soffermarmi eccessivamente su questioni di
> carattere prettamente semeiologico: l'importante è intendersi.
D'accordo, purtroppo noi ci intendiamo tramite concetti.
I concetti li trasferiamo tramite parole.
Le parole non servono che per trasferire concetti, ma
ciò che conta sono le azioni che facciamo nella nostra vita.
>
> > In realtà non c'è molta differenza fra capire e conoscere,
> > non puoi capire ciò che non conosci, e non puoi
> > conoscere veramente e totalmente qualcosa di cui non
> > capisci il suo principio e la sua funzione.
>
> Secondo me la differenza, ancorché esile a livello semantico, c'è, ed è
> fondamentale.
>
> Capire implica un atteggiamento attivo di carattere intellettuale quasi di
> sintesi successivo a quello di conoscere, e a mio parere non corrisponde
> pienamente all'idea di amore che in sé e per sé è fondamentalmente
La vita è attività ne suo insieme, ma se vuoi capire
devi anche assorbire, divenendo passivo, in uno stato
di accettazione del resto da te.
Io intendo Amore per la vita, la vita stessa è un percorso,
fra due spinte fondamentali : Amore-Odio;
Attrazione-Repulsione, Non dolore-dolore.
Non si scopre di amare, si prende coscienza delle
proprie necessità, ma tali necessità sono insite nella
carne, nelle cellule, nel programma genetico.
Chi credi che abbia creato il nostro fisico, la nostra
mente, il nostro intelletto ??
Dove credi che sia la mente ?
Tutto è mente, in un organismo, niente è mente.
La mente non decide nulla, di per se, ma è condizionata
dalle esigenze del fisico.
La mente migliore è quella che provvede a tutte le
necessità del fisico e che lascia che ogni cosa si
svolga secondo la sua natura.
La peggiore è quella che sceglie, che squilibra,
togliendo ed aggiungendo, per il suo capriccio.
Quella mente che si illude di poter modificare
le funzioni del suo organismo, spesso lo porta
allo squilibrio quindi alla rovina.
>
> > Ci puoi giurare : quello che dico io, è mio.
>
> Ok! :)
>
> > Il limite che poni, indica una netta separazione tra
> > Realtà fisica, e concetti, che è impossibile, poichè
> > le due cose sono strettamente legate, cioè :
> > Colui che conosce, non può farlo se non entra
> > nella dimensione dell'oggetto della conoscenza.
> > Da qui il termine " oggettivo ".
>
> Sei certo di ciò?
> Voglio dire, non è possibile ipotizzare la conoscenza di una
> dimensione pur non entrando in essa?
Sono certissimo, la conoscenza ha diversi gradi,
noi abusiamo di questo termine, diciamo di conoscere
con molta presupponenza, magari solo vedendo la
forma di qualcosa.
Io parlo della vera conoscenza, questa la puoi ottenere
solo entrando nella sua natura oggettiva, devi essere
quella cosa, magari ti basta un momento, ma lo devi
vivere quel momento, devi avere la capacità di
annullare il tuo stesso io per trasferirti in quella cosa
che vuoi conoscere profondamente.
Concentrazione, meditazione, contemplazione.
> Mi pare che a livello fisico si possa fare, anche se non rientra nei
criteri
> di oggettività oggi riconosciuti come universalmente validi.
Dipende dal grado di conoscenza.
>
> > Il nulla, non è " qualcosa che esiste ",
> > se esistesse sarebbe qualcosa.
> > Ma non capisco a pieno la tua domanda,
> > è in se contraddittoria.
>
> Può essere. Credo (rimango dunque nel campo della doxa, giacché hon ho
> ancora formulato sistematicamente una "teoria" al riguardo) che il nulla
sia
> da considerarsi come l'antitesi all'idea di amore, che è in sé principio
> creativo.
Antitesi, come alternanza ?
Quello che chiami nulla, in realtà, NON é " Nulla",
E' uno stato in cui esiste l'energia, che in seguito diverrà
materia, lo stato di Non essere è il preludio all' Essere.
> E' per questo che è una cosa che mi affascina: così come per
> capire l'essere occorre soffermarsi sul non-essere, credo che per capire
> l'amore occora soffermarsi sull'idea di nulla.
Ripeto, il nulla, non esiste,
siamo noi a chiamare nulla, quello che non è materia
tangibile ai nostri sensi,
Quando sarai in quel nulla, saprai che quello è " il tutto".
> Si tratta comunque di una mia
> ipotesi, ripeto, non mi pare di aver letto in giro niente al riguardo.
Non ti preoccupare, a certa conoscenza, si accede solo
quando si hanno le basi per riconoscerla.
Nessuno ti verrà a dire qualcosa che non sei pronto a
comprendere.
A chi ha sarà dato di più.
A chi non ha sarà tolto perfino quel poco che ha.
> La punteggiatura ha ANCHE un significato, vorrei dirti.......
Nessuno è perfetto, nè le cose ti vengono regalate,
devi metterci anche del tuo.
D'ora in poi la chiamerò Metronotte.
Se va vene va bene, sennò s'attacca!
Al tram, ovvio.
:D
A.
> Nessuno è perfetto, nè le cose ti vengono regalate,
> devi metterci anche del tuo.
Non ci sono piu' mezze stagioni.
Precisazione superflua!
Bruno
> ....che sono uno stupido!
Tu di certo non sei uno stupido.
Uno potrebbe dire che non si capisce se " ci sei o ci fai".
In questa occasione , come in altre peraltro " io ce l'ho piccolo" lanci
delle provocazioni che sono soltanto dei ballon d'essai per testare il tuo
tasso di penetrazione ( o di audience ) in questo NG.
Permettimi però di non condividere questo utilizzo "privato" di una forma
di comunicazione che , pur con tutti i limiti e le rispettive sensibilità
per il tema trattato , ha come "topic" l'approccio al mondo della
ristorazione. Condivido che il sedersi a tavola e gustare un piatto , o
dialogare con il "genius loci" , in questo caso il ristoratore ( o chef),
può essere un formidabile volano a 360° per espandersi su i mille aspetti
del gustare ( e apprezzare , conoscere) la "vita" in tutti i suoi aspetti,
che possono pure passare per l'arte , la musica , la storia e financo la
filosofia , ma non condivido che la "password" per questo splendido mondo
che tutti condividiamo ( altrimenti navigheremmo per altri lidi ,pardon
siti o NG.) debba pagare il pedaggio che tu ci provochi sostenendo che sei
"stupido" o ipodotato ( non di cervello , ma per altri meridiani e
paralleli di anatomica topografia).
Io ti rispetto , ma Tu devi rispettare anche noi.
Ad Maiora. Sararlo.