giamber
giamber AT tin DOT it
>Ho esagerato abbagliato
>da vigilia di weekend con ponte incorporato?!
Paragonando la Dal Monte alla Callas, sicuramente si.....!!
Ciao.
Francesco
francesco...@proselin.com
(no pro x e-mail)
--------------------------------------------------------------------
Posted using Reference.COM http://WWW.Reference.COM
FREE Usenet and Mailing list archive, directory and clipping service
--------------------------------------------------------------------
>Mercoledi' pomeriggio sul tardi, mentre ero in macchina ho acceso la
>radio e sono rimasto subito affascinato da una voce strana e bella.
>Qualche battuta e ho riconosciuto l'opera da cui il brano in
>esecuzione era tratto: Lucia di Lammermour.
Non conosco questa specifica incisione. Ho sentito pero' varie volte
la Toti dal Monte e a me sembra che sia una cantante totalmente
demode' . Tutto congiura contro di lei. Il suo modo di cantare, antico
ed acuto, la sua voce quasi di testa, il suo vezzeggiare come una
bambina. etc. Non ritengo di poterla neppure lontanamente comparare
alla Callas. Nella Lucia poi, la Callas ha dato con Di Stefano e
Karajan una insuperabile interpretazione della quale, come sicuramente
saprai, esiste la registrazione live.
Ciao
Giampaolo
> Ero senza fiato,
>commosso...c'era una qualita' in quella voce, in quel brano che avevo
>ascoltato, che trascendeva quelle della Callas! Poi lo speaker ne ha
>detto il nome: Toti Dal Monte!
Di Toti dal Monte ho solo, in un vecchio LP, Caro nome - L'ho
riascoltata, e mi č sembrato di ritrovare i difetti tipici dei grandi
soprani di inizio secolo: una voce disinvolta, ma piccola, acutissima,
e soprattutto la piů titale assenza di qualcosa sia pure lontanamente
simile ad un'interpretazione in senso drammatico. Cercherň di
riascoltarla perchč un'unica incisione č decisamente poco per dare un
giudizio fondato, ma avendo letto le risposte degli altri, mi sembra
di essere finora in linea con loro.
Ciao.
Bruno Tredicine
br...@wxyhehe.com
(e-mail:no wxy)
Non ho capito qual'e' la domanda ma ne traggo spunto per lanciarmi in
uno dei miei pistolotti, che mi divertono tanto, se qualcuno (il cui
nome mi sfugge, si vede che non era importante) ritiene necessario che
io debba scusarmi (non capisco sinceramente di che), non capendo che
questo non fa altro che accrescere il mio divertimento.
Quando si parla di epoca pre-Callas e Post-Callas, mica si intende dire
che tutte le cantanti precedenti fossero delle sole (con la o chiusa),
anzi!
Ce n'erano di grandi e grandissime pure prima ( e penso in particolare
alla giovane Ponselle, o alla Muzio) , tanto e' vero che il teatro
d'opera bene o male e' rimasto vivo e vegeto, anzi forse piu' di adesso.
Vediamo pero' qual'era la situazione pre-Callas: tipicamente i ruoli di
soprano si dividevano in tre categorie: coloratura o leggero, lirico e
drammatico.
Alla prima categoria appartenevano le epigone della Patti: la
Tetrazzini, la Toti appunto, la Capsir, la Pagliughi, per citare solo le
piu' rappresentative. I soprani coloratura erano caratterizzati da una
voce chiara con tratti adolescenziali, e grande capacita' di eseguire il
canto di agilita'. Spesso la chiarezza della voce era ottenuta tramite
artifici tecnici, che non ti sto a spiegare perche' non li conosco manco
io. Il repertorio dei soprani coloratura comprendeva tipicamente la
Rosina del Barbiere nella versione sopranile, Adina, Amina, la Lucia,
Gilda, Ofelia, Oscar, e cosi' via.
Poi c'erano i soprani lirici, ad esempio la Melba, la Arangi-Lombardi,
la Albanese, etc. Di solito avevano bella voce, salda, molto espressiva,
e si specializzavano in ruoli tipo Mimi', Aida, Desdemona, Manon
Lescaut.
Infine i soprani drammatici: la Cigna, la Caniglia, dalla voce ferma
(finche' durava) e strapotente, capace di salire di slancio sulle note
acute, ma scarsamente portata per il canto di agilita'. I ruoli
principali erano quelli di Turandot, Tosca, Norma, Trovatore.
Ovviamente, come tutte le classificazioni, non si deve pensare che le
cose andassero esattamente cosi': c'erano ripetuti sconfinamenti da una
parte e dall'altra e capitava che un soprano oscillasse tra il lirico e
il coloratura o tra il lirico e il drammatico, oppure che un soprano
come Claudia Muzio, credo piu' unica che rara, cantasse sia Sonnambula
che Tosca.
Non solo, ma essendo questa classificazione molto tarda (fortemente
influenzata da Puccini, dall'ultimo Verdi, ma anche dallo stile e dalle
abitudini francesi e tedesche), si scontrava spesso di fronte a delle
difficolta' quando cercava di inglobare ruoli scritti in epoche
anteriori alla seconda meta' (circa) del secolo.
Ad esempio, Violetta.
Violetta era cantata ugualmente da soprani leggeri, lirici e drammatici.
Tipicamente il soprano leggero aveva il suo grande momento di gloria
nell'aria alla fine del primo atto, dopo di che scompariva (ad esempio,
la Capsir nell'incisione famosa), mentre il drammatico se la cavava bene
in tutto il secondo, e il lirico infine dopo i fuochi d'artificio di
Amami Alfredo doveva aspettare Parigi o cara.
Oppure Norma: di solito Norma era preclusa al leggero, perche' i
declamati di "In mia man" la avrebbero messa in forte difficolta'. Ma la
cavatina era invece uno scoglio enorme per il drammatico, che di solito
schivava tutte le agilita', e tagliava la cabaletta, lasciando ai
soprani leggeri la soddisfazione di eseguire in disco o in concerto solo
questi due brani. Anche Leonora del Trovatore aveva le sue belle gatte
da pelare, e tagliava cabalette e trilli a tutto spiano.
Insomma, tutta la parte di repertorio del primo ottocento veniva
forzatamente tagliato su misura per adattarsi alle nuove mode e alle
nuove tipologie vocali.
Poi arrivarono contemporaneamente sullo stesso luogo e allo stesso
istante due persone dall'intuito formidabile: la Callas e Tullio
Serafin.
La Callas aveva una voce che la avrebbe portato naturalmente al
repertorio drammatico. Ebbe la fortuna di incontrare sul suo cammino
Elvira De Hidalgo, famosissimo soprano coloratura, che, incurante delle
caratteristiche della sua allieva, la tiro' su a trilli e volatine come
fosse stata un usignoletto qualsiasi. Trattamento che avrebbe stroncato
qualunque altro cantante (e infatti, quali allievi famosi ebbe la De
Hidalgo oltre alla Callas?) ma che applicato alla genialita' della
Callas avrebbe avuto risultati strepitosi. Ma ancora non sarebbe
successo niente se non fosse intervenuto Serafin: infatti la Callas si
era lanciata tranquillamente nel solito repertorio drammatico (Gioconda,
Valchiria e Tristano a mai finire), utilizzando l'aria dei Puritani
solamente come esercizio preliminare per scaldarsi la voce (!!!), e
cosi' avrebbe continuato, se una malattia provvidenziale di Margherita
Carosio (altro famoso leggero) non avesse stimolato Serafin ad una
decisione apparentemente bizarra: quella di affidare il ruolo di Elvira
dei Puritani alla giovane Callas che era impegnata in una serie di
recite di Valchiria (!!!!!).
Voila', il miracolo era fatto. Un mondo si apriva, e nel giro di pochi
anni si sarebbe capito che Norma e Amina erano stati scritti per la
stessa voce (quella della Pasta), che era possibile minacciare Pollione
e sospirare il suo ritorno con la stessa voce, che la cadenza della
Lucia non impediva gli slanci del duetto del primo atto, e che le tre
voci di Violetta potevano benissimo essere racchiuse nella stessa ugola.
Non solo, e lo ripeto n'ata vota: mentre le agilita' da usignolo della
Toti, della Tetrazzini e compagnia cantante erano spesso languide,
eseguite a mezza voce, svenevoli e legate ad un gusto floreale che ormai
negli anni '50 aveva appena finito il suo tempo, in una parola fini a
se' stesse, le agilita' della signora Callas erano invece una naturale
estensione della voce robusta di petto, venivano affrontate di forza e
soprattutto risultavano fortemente espressive! Insomma, la novita' non
fu tanto la scoperta del fatto che anche un soprano drammatico potesse
cantare di agilita' (e infatti alla Callas venne affibiata l'etichetta
di Drammatico d'agilita'), ma anche il fatto che queste agilita' non
erano solamente un'occasione per mettersi in mostra come si era pensato
fino a quel momento, ma diventavano una possibilita' espressiva in piu'
che prima era in larga parte misconosciuta.
A questo si aggiunga che il modo di cantare precedentemente in voga
appiattiva la prospettiva storica, e rendeva in modo del tutto incongruo
le Leonore Verdiane parenti di Santuzza, e Lucia sorellina di Lakme',
mentre la Callas era in grado in modo del tutto spontaneo e intuitivo di
trovare la voce corretta per ciascun personaggio (le sue disquisizioni
sulla storia dell'opera facevano accapponare la pelle, ma quando saliva
in cattedra per spiegare come andava cantata Ella giammai m'amo
diventava di una chiarezza e lucidita' esemplari).
Questo per ricordare i meriti maggiori della signora: non era mai
capitato prima che un cantante intuisse e realizzasse quello che
studiosi e musicologi non avevano capito prima.
Il prima e dopo Callas e' qualcosa che investe la storia della musica,
piu' che la storia dell'interpretazione.
E qui sto tacendo dei meriti della Callas nell'altro repertorio, e penso
soprattutto alla Tosca.
Ora, per tornare alla Toti, nessuno nega che una Lucia cantata con stile
e gusto degli anni '30-'40 possa avere tuttora un suo fascino e motivi
di apprezzamento validi: pensa che a me piace tantissimo come la canta
la Tetrazzini, al cui confronto molti troverebbero la Toti un esempio di
stile e la signora Gruberova un modello di moderazione.
Nessuno inoltre nega che nel singolo brano la Callas possa venire
raggiunta e superata da cantanti precedenti o successive: quello che
testimonia davvero la grandezza di questa donna e' la vastita' e la
profondita' del segno che ha lasciato nel nostro modo di intendere
l'opera.
_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@mailbox.difi.unipi.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it
Universita' di Pisa Tel +39 50 880284 (INFN Pisa)
INFN sezione di Pisa Fax +39 50 880317 (INFN Pisa)
>Non vorrei deluderti: ho sempre trovato Toti Dal Monte insopportabile,
> troppo leziosa e manierata, tutta languori e sospiri, di un gusto superatissimo.
>......
..ecco!.."leziosa"..."tutta languori e sospiri" ....Si! in quella voce
che ho ascoltato c'era proprio un po' di tutto questo, ma non erano
parti sottolineate come tu sostieni. Almeno nel brano che ho ascoltato
io (Ardon gli incensi) c'erano misura e controllo appropriati.
E' probabile che poi abbia ragione tu se questo modo di cantare si
perpetuasse per tutta l'opera e in tutte le altre opere, individuando
quindi una carenza interpretativa. Ma su questo non ho neanche minimi
elementi di valutazione. La stessa Callas, che io continuo ad adorare,
in altre opere non si e' prodotta con la stessa intensita' e
calibratura espressive.
A questo proposito vorrei aggiungere che pur nella stessa Lucia, nel
1954 con Karajan e nel 1956 con Serafin, vi sono notevoli diversita'
interpretative. Io personalmente preferisco la seconda, piu' leziosa,
piu' pacata, piu' sospiri. Se hai queste due edizioni prova a
confrontare il brano "Regnava nel silenzio"!
>D'accordo, la voce era bella e la tecnica buona, ma l'interpretazione
>era degna di un'attrice del muto, tipo Teda Bara!!!! e poi si trova discutibile
>la Lucia della Gruberova!
Un ultima domanda per mia informazione. Quando dici interpretazione ti
riferisci al modo di cantare o a quello di porsi scenico?
Ti ringrazio per l'istruttiva sintesi storiografica del ruolo del
soprano. Non sono un esperto di musica lirica ma piuttosto un
istintivo che sa riconoscere la qualita'. Della Toti Dal Monte ho
ascoltato solamente quel mezzo brano dalla Lucia in auto e sono sicuro
di avere sentito qualcosa di eccezionale come tu stesso in fondo al
tuo post avvalori.
>Non ho capito qual'e' la domanda ma ne traggo spunto per lanciarmi in
>uno dei miei pistolotti, che mi divertono tanto, se qualcuno (il cui
>nome mi sfugge, si vede che non era importante) ritiene necessario che
>io debba scusarmi (non capisco sinceramente di che), non capendo che
>questo non fa altro che accrescere il mio divertimento.
??. Non ho capito a chi o cosa ti riferisci!
>Nessuno inoltre nega che nel singolo brano la Callas possa venire
>raggiunta e superata da cantanti precedenti o successive: quello che
>testimonia davvero la grandezza di questa donna e' la vastita' e la
>profondita' del segno che ha lasciato nel nostro modo di intendere
>l'opera.
Questa e' la risposta al mio quesito!
Saluti!
>On Fri, 01 May 1998 23:14:58 GMT, gia...@tin.it (G.Giamberduca)
>wrote:
>
>>Ho esagerato abbagliato
>>da vigilia di weekend con ponte incorporato?!
>
>Paragonando la Dal Monte alla Callas, sicuramente si.....!!
>
Scusa io non ho fatto un paragone: non potevo perche' della Callas
conosco molto, mentre non conosco la Toti Dal Monte.
Amo troppo la Callas poi per dubitarne!
Ho semplicemente chiesto a voi tutti se ci fosse una (non di piu')
qualita' della Toti che trascendesse le tante della Callas.
Saluti
>da vigilia di weekend con ponte incorporato?!
>Saluti
>
>giamber
>
>giamber AT tin DOT it
nnnnnnnnnnPROVA
Mi sono lasciato prendere un po' la mano.
Ma sai, quando si parla di temi che appassionano, e' difficile
limitarsi.
> >Non ho capito qual'e' la domanda ma ne traggo spunto per lanciarmi in
> >uno dei miei pistolotti, che mi divertono tanto, se qualcuno (il cui
> >nome mi sfugge, si vede che non era importante) ritiene necessario che
> >io debba scusarmi (non capisco sinceramente di che), non capendo che
> >questo non fa altro che accrescere il mio divertimento.
>
> ??. Non ho capito a chi o cosa ti riferisci!
Non a te: era una piccola polemica avviata da una affermazione che avevo
lasciato passare senza replica, ma a malincuore.
>
> >Nessuno inoltre nega che nel singolo brano la Callas possa venire
> >raggiunta e superata da cantanti precedenti o successive: quello che
> >testimonia davvero la grandezza di questa donna e' la vastita' e la
> >profondita' del segno che ha lasciato nel nostro modo di intendere
> >l'opera.
>
> Questa e' la risposta al mio quesito!
Son contento di averci azzeccato.
Ho vinto qualcosa?
>Son contento di averci azzeccato.
>Ho vinto qualcosa?
Si, la stima degli appassionati di Musica, oltre che della Callas....
tanto per distrarti dalla mania enciclopedistica di altre risposte ti
faccio presente che ieri ho postato (purtroppo per errore anche su
IAMC) su it.binari.file casualmente due brani della Madama Butterlfy
interpretati dalla Toti Dal Monte che anche io adoro. Per gli aspetti
tecnici puoi leggere l'enciclopedia UTET oppure, che e' lo stesso,
leggerti il post di Ferrante.
Giov.Diemme
"La difficolta' maggiore viene all'inizio.
Si chiama *preparazione*"
(da Giorgio Capuani: "In cucina" ed. Bevitori Riuniti)
======================================================
Giovanni De Merulis
deme...@sun.iss.it
> Non solo, e lo ripeto n'ata vota: mentre le agilita' da usignolo della
> Toti, della Tetrazzini e compagnia cantante erano spesso languide,
> eseguite a mezza voce, svenevoli e legate ad un gusto floreale che ormai
> negli anni '50 aveva appena finito il suo tempo...
Va detto comunque che nell'ambito di questa categoria di cantanti ci
furono oscillazioni di gusto e di capacita' tecnica notevoli. Cosi', a
fronte di una Toti che fu la campionessa assoluta di sbiancamenti di
timbro, di bamboleggiamenti e in generale di vezzi vocali e
interpretativi che oggi molto difficilmente riescono sopportabili, ci fu
una Pagliughi che fino dal suo debutto discografico come Gilda a 17 (!)
anni dimostro' un gusto e una "castigatezza" molto maggiori. Che la
portarono anche ad affrontare angoli del repertorio per l'epoca
ricercati, come la Sinaide del Mose'.
Quanto alla capacita' tecnica di queste cantanti nell'ambito del canto
di agilita', io credo che nella media non fosse trascendentale come
quelle di alcune interpreti moderne, dalla Sutherland in qua. In fondo,
il loro virtuosismo era in gran parte basato sull'uso del registro
sopracuto reso piu' facile dallo sbiancamento artificiale del timbro
(una specie di falsetto) e dei picchettati, molto appariscenti ma
tecnicamente abbastanza facili. Io non ho una grande conoscenza delle
cantanti storiche, ma credo che fra tutte quella tecnicamente piu' abile
prima dell'avvento della Sutherland sia stata la Tetrazzini.
In ogni caso, e' un dato di fatto che, fatte le debite eccezioni (Arangi
Lombardi, Ponselle), fino all'avvento della Callas le cantanti donne
furono in generale molto meno ferrate tecnicamente dei loro colleghi
uomini. La situazione si capovolse negli anni Cinquanta, quando
praticamente nessun tenore, baritono o basso poteva stare tecnicamente
al passo con Callas, Tebaldi, Gencer o Cerquetti, e lo stesso successe
negli anni Sessanta e Settanta con le varie Sutherland, Horne, Caballe',
Freni, Verret, Berganza, che surclassarono costantemente tutti i loro
partner maschili, da Domingo a Carreras, da Pavarotti a Cappuccilli a
Milnes.
Oggi la situazione appare piu' livellata, probabilmente verso il basso
(nel senso che obiettivamente mancano personalita' vocali assolute come
quelle delle signore di cui sopra), ma sicuramente piu' omogenea. E
finalmente si trovano tenori e bassi che non vanno in panico per una
quartina di semicrome e che addirittura possono permettersi di passare
in caso di emergenza dal ruolo di Oroe a quello di Assur nella
Semiramide cavandosela piu' che dignitosamente (e' successo alla Fenice
me presente).
E ogni tanto arrivano chicche come l'ultimo recital di Bruce Ford su
Opera Rara: chi si sarebbe aspettato solo pochi anni fa un disco di un
tenore di cartello interamente devoluto a Pacini, Meyerbeer e Mercadante
ed eseguito con una bravura e una proprieta' di stile assolutamente
inimmaginabili?
R.
--
========================================================================
Riccardo Domenichini
Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Archivio Progetti - Centro di Servizi Interdipartimentali
S. Marta, Dorsoduro 2196 - 30123 Venezia tel (0)41.2571014
fax (0)41.715788
mailto:r...@ofelia.iuav.unive.it
http://oberon.iuav.unive.it
========================================================================
"A ragionare con una segreteria telefonica si diventa risponditori
automatici. Non ne vale la pena" [Voltaire]
========================================================================
>faccio presente che ieri ho postato (purtroppo per errore anche su
>IAMC) su it.binari.file casualmente due brani della Madama Butterlfy
>interpretati dalla Toti Dal Monte che anche io adoro. Per gli aspetti
>tecnici puoi leggere l'enciclopedia UTET oppure, che e' lo stesso,
>leggerti il post di Ferrante.
>
Ti ringrazio di cuore. Penso che tu ci abbia fatto un bel regalo.
Ho ascoltato attentamente il brano dalla Butterfly: la voce e' bella,
sicura, affascinante eppero' indefinibilmente strana! Sembrerebbe a
una prima analisi come se ci fosse una scansione sillabica e
un'apertura sulle vocali eccessive, ma non e' solo questo che da' alla
voce quel timbro spoglio caratteristico delle piu' antiche incisioni
su 78 giri.
Nel brano della Lucia che ho ascoltato alla radio venivano esaltate
maggiormente capacita' ed agilita' sui registri alti.
Credo che questa statua italica possa trovare adeguato posto accanto a
tante greche!
Saluti!
giamber
PS. Spero di potere scaricare il secondo brano stasera! In questi
giorni riuscire a trovare il mio server(news.tin.it) libero e sperare
che non cada la connessione e' diventato problematico! Avete
riscontro?
D'accordo su tutta la linea. Sicuramente la Pagliughi fu interprete che
dimostro' molto gusto, specialmente se rapportato agli standard
dell'epoca. Il suo Rigoletto del '27 ne e' una prova, ma io vorrei
aggiungere anche la Lucia completa che incise nella seconda meta' degli
anni '30. Sicuramente molto meno datata di altre coeve interpretazioni.
A tal proposito, nella Lucia citata, vorrei ricordare i due partner
della Pagliughi, ovvero il tenore Malipiero ed il baritono Manacchini i
quali, quanto a fraseggio e gusto, darebbero sicuramente dei punti a
molti altri artisti e non solo del passato piu' o meno remoto.
Ma anche alla fine della carriera riusci' a delineare, per esempio, una
Amina che suona credibile. Siamo nel '53 (la Callas e' gia' arrivata...)
ed ovviamente la Pagliughi interpreta Amina con criteri che possiamo
considerare 'datati', ma cionondimeno riesce ad essere molto piu'
credibile del suo zuccheroso e leziosissimo partner, Ferruccio
Tagliavini. Che, per voler fare il verso a Gigli ad ogni costo, risulta
alla lunga tedioso alquanto.....
Tra i gli 'angoli del repertorio per l'epoca ricercati' ed affrontati
(con una certa proprieta' stilistica) dalla Pagliughi vorrei aggiungere,
poi, la Matilde dell'"Elisabetta Regina d'Inghilterra", di cui esiste
testimonianza da una registrazione radiofonica RAI degli anni '50,
diretta da Simonetto. Per la cronaca, Elisabetta in quell'edizione era
Maria Vitale, cantante all'epoca sottovalutata ma che, sicuramente, oggi
farebbe la felicita' di molti discografici. D'altronde all'epoca aveva
davanti gente come Callas, Tebaldi, Gencer, Cerquetti, Mancini etc....
> Quanto alla capacita' tecnica di queste cantanti nell'ambito del canto
> di agilita', io credo che nella media non fosse trascendentale come
> quelle di alcune interpreti moderne, dalla Sutherland in qua. In fondo,
> il loro virtuosismo era in gran parte basato sull'uso del registro
> sopracuto reso piu' facile dallo sbiancamento artificiale del timbro
> (una specie di falsetto) e dei picchettati, molto appariscenti ma
> tecnicamente abbastanza facili. Io non ho una grande conoscenza delle
> cantanti storiche, ma credo che fra tutte quella tecnicamente piu' abile
> prima dell'avvento della Sutherland sia stata la Tetrazzini.
Questo e' verissimo. Quanto a sbiancamenti artificiali del timbro, basta
ascoltare la diva del Met ed usignolo meccanico Lily Pons.....Sulla
tecnica della Tetrazzini, naturalmente, nessun dubbio se rapportata agli
standard dell'epoca.
>La situazione si capovolse negli anni Cinquanta, quando
> praticamente nessun tenore, baritono o basso poteva stare tecnicamente
> al passo con Callas, Tebaldi, Gencer o Cerquetti, e lo stesso successe
> negli anni Sessanta e Settanta con le varie Sutherland, Horne, Caballe',
> Freni, Verret, Berganza, che surclassarono costantemente tutti i loro
> partner maschili, da Domingo a Carreras, da Pavarotti a Cappuccilli a
> Milnes.
Parole sante. La Callas si trovo' ad avere partner maschili che, il piu'
delle volte, erano un disastro dal punto di vista tecnico e del
fraseggio. Uno dei pochi, a parer mio, che da questi punti di vista
parlava lo stesso linguaggio della Divina, era Bergonzi. A tal
proposito, illuminante e' la incisione discografica di Tosca realizzata
sotto la guida di Pre^tre da questi due artisti. La' dove la voce di
Bergonzi cede a Di Stefano in solarita' e carnalita', la vince pero' a
mani basse in espressivita' grazie ad un fraseggio fantasioso ed alla
'miglior tecnica di fonazione degli ultimi 50 anni', come giustamente
dice Celletti.
Un esempio, Bergonzi, di come lo spartito e le indicazioni dell'Autore
non possano e non debbano essere considerati il punto di arrivo ma un
punto di partenza per l'interpretazione.
E questa e' la differenza che passa fra un semplice cantante ed un
Artista....
Andrea.
--
_______________________________________________________________
| / / __ / ___/ / /__ __/ |
| Andrea Finotello / /--/__ / ___/ /_/ / / / |
| /_____/_____/____/_____/__/_/_/ |
| |
| CSELT - Centro Studi E Laboratori di Telecomunicazioni |
| Via Reiss Romoli 274 - 10148 Torino (Italy) |
| |
| Tel.: +39.11.2285728 |
| Fax : +39.11.2287140 |
| e-mail: Andrea.F...@cselt.it |
|_______________________________________________________________|
Probabilmente si.
Ma anche la Melba non e' che scherzasse. E anche la Patti, da quello che
puo' trasparire dai suoi vecchi dischi, aveva dei trilli molto belli, ma
qui siamo quasi risaliti ai tempi di Rossini.
E poi c'e' quella misteriosa incisione, il famoso cilindro Mapleson, che
alcuni, tra cui Aspinall, attribuiscono alla Melba, e altri, forse con
maggiori ragioni, a Suzanne Adams, con la cabaletta della regina degli
Ugonotti, dove si riesce ad intuire qualcosa che per elettricita' e
tensione puo' far pensare solamente alla Sutherland, tranne l'acuto
finale fisso e calante (ma forse per colpa del metodo di incisione).
Che dite, mi faccio prendere dalla mania del moemnto, e la posto su
it.binari.file? Certo, il 90% delle persone riuscira' ad ascoltare solo
il fruscio.
> Oggi la situazione appare piu' livellata, probabilmente verso il basso
> (nel senso che obiettivamente mancano personalita' vocali assolute come
> quelle delle signore di cui sopra), ma sicuramente piu' omogenea.
Si, Riccardo, alla Fenice e a bologna forse e' vero. Ma in provincia, se
e' pur vero che ti capita di ascoltare Cenerentole o Rinaldi
elettrizzanti, appena si torna a Puccini sembra di tornare indietro di
non so quanti anni, e si sentono cantanti uomini con la voce sfocata e
vociferanti, e Norme che sembrano non essersi accorte del passaggio
delle signor Callas e Sutherland (per tacer della Caballe'). Ma del
resto, Muti, che ha sicuramente nel complesso molti piu' meriti che
demeriti, non ha scelto la Eaglen per la sua Turandot, torando ai tempi
in cui si sceglieva Norma tra le signore che facevano bene la Turandot?
E io ci aggiungo che la Pagliughi non ebbe nessun problema, nel '51 a
presentarsi come "fanciulla fiore" accanto alla Kundry della Callas.
Due Lucie al prezzo di un Parsifal! Certo, il risultato complessivo
lascia molto a desiderare.
> Uno dei pochi, a parer mio, che da questi punti di vista
> parlava lo stesso linguaggio della Divina, era Bergonzi.
Gia', si e' parlato poco di Bergonzi...
Ma In fondo che c'e' da dire? Una volta che hai detto che e' perfetto,
hai detto tutto.
> La Callas si trovo' ad avere partner maschili che, il piu'
>delle volte, erano un disastro dal punto di vista tecnico e del
>fraseggio. Uno dei pochi, a parer mio, che da questi punti di vista
>parlava lo stesso linguaggio della Divina, era Bergonzi. A tal
>proposito, illuminante e' la incisione discografica di Tosca realizzata
>sotto la guida di Pre^tre da questi due artisti. La' dove la voce di
>Bergonzi cede a Di Stefano in solarita' e carnalita', la vince pero' a
>mani basse in espressivita' grazie ad un fraseggio fantasioso ed alla
>'miglior tecnica di fonazione degli ultimi 50 anni', come giustamente
>dice Celletti.
Scusami Andrea, ma non sono d'accordo su questo punto di vista. Che lo
dica Celletti non fa testo. Ho letto tante sue critiche negli anni
50/60 sul " Il Tempo" e su molte mi sono scoperto, (e non io solo) di
parere contrario. Critici musicali illustri come Curier e Mosca (ben
altra pasta) scrivevano sul Corriere della Sera e non certamente su
quel giornalucolo che e' il Tempo, diretto oggi da Cresci, noto per
aver messo le parrucche ai fattorini dell'Opera di Roma, oltre ai
tappeti rossi, le pensiline e la musica in piazza.
Il solo fatto che scriva, secondo quello che riporti tu, che proprio
in Tosca Bergonzi "vince a mani basse su Di Stefano proprio grazie al
fraseggio fantasioso?! e alla miglior tecnica di fonazione degli
ultimi 50 anni ??!! "
Ma tu come fai a dire "giustamente" ? Hai mai ascoltato in teatro
Bergonzi e Di Stefano ? Se si, non posso credere che una persona di
gusto, che ama l'opera e capisce il canto, possa approvare una simile
dichiarazione. Se non li hai mai ascoltati dal vivo, allora devi
fidarti dei dischi. In questo caso, come puoi comparare la Tosca di
Pretre (modesto direttore francese noto per come correva nella
direzione) alla Tosca di De Sabata con Di Stefano e la "divina" , o
alla Lucia di Karajan sempre con loro due ?
Son d'accordo che la Callas, avrebbe potuto cantare anche da sola,
senza direttore, coro, od altro. Lo dimostra l'incisione del 58
dell'opera' di Parigi, dove la poveretta, trascinata da
un'orchestraccia come solo i francesi in quegli anni potevano esibire
e da un coro che neppure a Pitigliano di Sotto avrebbe potuto cantare,
riusci' a tirare avanti benissimo lanciando appena, con infinita
classe, occhiataccie feroci al coro che stonava senza rimedio nel
miserere del Trovatore.
Non mi dire pero' che la Callas abbia surclassato i tenori o i
baritoni del suo tempo. Che cosa significa ? Vuoi dire che ha cantato
meglio di loro interpretando i loro ruoli ? Oppure che la gente ha
ascoltato solo lei e degli altri non se ne e' mai accorta. Non
esageriamo alla fine. Sono un grande ammiratore della Callas, son
d'accordo che abbia mutato il modo di cantare, d' interpretare, ma non
arriverei all'estremo di dire che l'unico che poteva starle vicino era
Bergonzi col suo "..scentier ssccelto dai nossctri..." in bellissimo
accento parmigiano. Bella voce, per carita'. L'ho sentito molte volte
in teatro, ma quanto a interpretazione, movimenti di scena, gesti etc.
faceva solo che ridere. Negli anni 50/60, Di Stefano non si poteva
neppure minimamente comparare a Bergonzi. Il suo calore
interpretativo, il suo vero fraseggio, i suoi filati, il timbro della
sua voce, la sua pronuncia. Ma l'hai mai ascoltato alla Scala, per
esempio, nell'elisir d'amore ? Perche' mai la Callas lo avrebbe
surclassato ? E Cappuccilli ? Un baritono di eccezione, e Bastianini ?
Una delle piu' belle voci di baritono che abbia mai avuto la fortuna
di ascoltare. E Corelli ? Kraus ? Non parlavano forse lo stesso
linguaggio della "divina" ? Perche' Bergonzi si e loro no ?
Bergonzi in teatro era piu' o meno come Gianni Raimondi. Stessa
pronuncia, stesso aspetto e maniera di cantare, anche se nel registro
acuto Raimondi ha sempre avuto piu' potenza di Bergonzi. Meglio
comunque sentirli in disco. Mi ricordo di Bergonzi in Aida, col
gonnellino, le gambe corte e grassottello, mentre cantava "Celeste
Aida" sul proscenio, con la mano destra protesa verso la platea, lo
sguardo nel vuoto, come gia' ebbe a fare, pero' meglio di lui, anni
prima Beniamino Gigli.
Se poi vuoi dire che fra le prime donne, la Callas e' stata
senz'altro, la piu' grande "diva" , mi trovi d'accordo, almeno sotto
certi aspetti. La sua voce e' stata imitata ma mai uguagliata o
superata. Il suo modo di cantare e di recitare e' stato unico al
mondo. Non facciamo pero' d'ogni erba un fascio. Sono coesistite altre
prime donne di eccezionale importanza, con voci bellissime, con
fraseggi bellissimi, con filati stupendi ed acuti privi di tremolio,
anche se non hanno avuto il merito e il privilegio storico di aver
cambiato il modo di cantare e di interpretare l'opera.
Di tutto questo oggi rimangono solo i dischi, per chi vuol fare i
confronti.
Io, grazie a Dio, le ho viste dal vivo quasi tutte e quasi tutti, e
il ricordo nella mia memoria e' ben vivo, sia per le sensazioni che ho
provato in teatro a suo tempo, sia per il piacere che il loro canto ha
impresso nel mio spirito, e non ho bisogno di enciclopedie o di
Celletti che mi spieghino cosa sia il "bel canto".
Saluti
Giampaolo
> Uno dei pochi, a parer mio, che da questi punti di vista
> parlava lo stesso linguaggio della Divina, era Bergonzi. A tal
> proposito, illuminante e' la incisione discografica di Tosca realizzata
> sotto la guida di Pre^tre da questi due artisti. La' dove la voce di
> Bergonzi cede a Di Stefano in solarita' e carnalita', la vince pero' a
> mani basse in espressivita' grazie ad un fraseggio fantasioso ed alla
> 'miglior tecnica di fonazione degli ultimi 50 anni', come giustamente
> dice Celletti.
Bergonzi e' stato una mosca bianca nel panorama lirico maschile dagli
anni Sessanta in qua. Non l'unica, sicuramente, ma secondo me l'unico
tenore che abbia saputo coniugare il perseguimento della piu' alta e
costante qualita' artistica con il successo internazionale. Quello che
per un verso non e' successo a Kraus (che, volenti o nolenti, e' rimasto
sempre un cantante elitario, incurante della popolarita' ma per questo
anche destinato a non modificare il corso dell'interpretazione), ne'
tantomeno a Distefanopavarotticarrerasdomingo, che pur di cantare di
tutto e ancor di piu' hanno a un certo punto stabilito che l'importante
e' esserci, poi basta aprire la bocca ed emettere qualcosa.
Io, sinceramente, della solarita' e carnalita' di Di Stefano non so che
farmene se quello che sento e' un'emissione sempre aperta e sguaiata, un
accento sempre genericamente concitato, acuti alla "O la va o la spacca"
che ad un certo punto somigliarono piu' a grida che a note (la Tosca con
Price e Karajan e' in certi punti straziante). Non si parla poi della
coscienza interpretativa, del saper distinguere Edgardo da Cavaradossi
da Turiddu. Sicuramente in teatro avra' supplito con le doti istrioniche
alle deficienze vocali, non ho dubbi. Ma questo non toglie che quello
che oggi resta di lui e' una testimonianza relativa piu' alla storia del
gusto che non a quella dell'interpretazione.
Bergonzi l'ho sentito dal vivo piu' di una volta, per esempio in Aida e
Cavalleria, e quello che ricordo e' prima di tutto questa sensazione di
una voce che corre sull'orchestra e che viene usata per interpretare un
personaggio. Ma quello che fece grande Bergonzi fu il senso perfetto
dell'accento araldico verdiano. Qui siamo oltre la tecnica, e' una
questione di innata sensibilita': bastano due battute di recitativo e il
personaggio e' gia' tutto li', fiero, nobile, eroico e mai genericamente
"drammatico". In questo senso trovo che hai ragione quando paragoni
Bergonzi alla Callas, nel senso che i due furono compagni in questa
(ri)scoperta di un "accento" peculiare del melodramma ottocentesco che
fu la vera rivoluzione di quegli anni.
Visto che le ricordiamo tutte, aggiungerei Amelita Galli-Curci. Aveva i
trilli interminabili che piacevano a quei tempi, una messa di voce
grandiosa che le permetteva di tenere note lunghissime senza diventare
molesta (...io odio certi acuti trapananti tenuti a perdifiato!), ma
soprattutto era un'ottima interprete - per quanto si puo' giudicare dalle
registrazioni acustiche di singole arie. Ad es. la sua Gilda che oggi
avrebbe poche rivali.
E in ogni caso i suoi duetti con Schipa fanno parte delle "registrazioni
immortali"!
Purtroppo dopo pochissimi anni di carriera aveva sviluppato un tumore
benigno al collo, che crescendo le causava problemi sempre maggiori (a
quanto pare soprattutto di intonazione). Fino a quando fu costretta a
farsi operare, con la temuta conseguenza dell'impossibilita' totale di
cantare.
Sulla Toti Dal Monte non mi esprimo, la conosco troppo poco.
Pero' ho una vecchia zia appassionata di teatro che ha visto tutti i
maggiori attori del secolo. Il melodramma la interessa meno, ma quando ne
parla il suo ricordo piu' intenso e' l'Amina di Toti Dal Monte: "una
figura poco adatta alla scena, piccola e tonda - ma che interprete! era
impossibile non piangere nella scena del mulino". Questo per me vuol dire
che i gusti del pubblico sono cambiati, ma *ai suoi tempi* Toti Dal Monte
era una grande interprete.
Giovanni C
Non ho mai ascoltato il Cavaradossi di Bergonzi, nemmeno in disco. Pero'
preferisco sentire il Bergonzi cha a 73 anni canta "non t'accostare
all'urna" di Verdi a qualsiasi registrazione di Di Stefano. Forse dal
vivo il timbro della voce (sicuramente superiore in Di Stefano)
incantava, ma come capacita' di interpretare la musica non ci sono
confronti. Bergonzi e' un maestro, Di Stefano un mestierante con molto
talento e poca arte.
Del resto vedo che quando viene intervistato un vecchio collega e si
chiede di Di Stefano la risposta e' sempre "che voce meravigliosa!", se
si parla di Bergonzi e' sempre "che grande cantante!".
La Lucia "di Karajan" secondo me e' proprio un esempio di grande
registrazione della Callas rovinata dal tenore. Preferisco la
registrazione con la Callas declinante e un Tagliavini a fine carriera,
perche' Tagliavini e' un Edgardo credibile - Di Stefano no (che ci fa
Calaf a Lammermoor?).
>Bergonzi col suo "..scentier ssccelto dai nossctri..." in bellissimo
>accento parmigiano.
E "Sshotto il sshol di Sshiria"... Nobody is perfect. In Verdi magari
suona "autentico", ma come Edgardo l'accento parmigiano puo' disturbare.
Peccato non abbia voluto correggerlo.
>Mi ricordo di Bergonzi in Aida, col
>gonnellino, le gambe corte e grassottello, mentre cantava "Celeste
>Aida" sul proscenio, con la mano destra protesa verso la platea, lo
>sguardo nel vuoto, come gia' ebbe a fare, pero' meglio di lui, anni
>prima Beniamino Gigli.
Ma cosa c'entra questo con "fraseggio" e "tecnica di fonazione"? Vuoi
dire che le "persone di gusto" devono escludere dal confronto chi non ha
un aspetto elegante?
Ma allora secondo questo criterio dovresti squalificare anche la Callas
nella prima parte di carriera!
Quanto alla recitazione: "Celeste Aida" e' un monologo interiore, che non
permette di recitare e che dovrebbe venire ascoltato ad occhi chiusi. Se
Aida fosse in scena, la cosa cambierebbe aspetto: magari Radames non
dovrebbe cantare con lo sguardo rivolto nel vuoto!
A proposito, a chi si rivolgeva il Radames/Di Stefano?
>e non ho bisogno di enciclopedie o di
>Celletti che mi spieghino cosa sia il "bel canto".
Infatti le enciclopedie trascurano aspetti fondamentali, come la
lunghezza delle gambe e il collo muscoloso!
Ma forse le "persone di gusto" sono gli ascoltatori "di prima fila" - i
volgari ascoltatori "di galleria" certe cose non le possono capire. Lo
dico senza polemica: la prospettiva e' molto diversa, necessariamente lo
sara' anche la percezione dello spettacolo.
Giovanni C
> Io, sinceramente, della solarita' e carnalita' di Di Stefano non so che
> farmene se quello che sento e' un'emissione sempre aperta e sguaiata, un
> accento sempre genericamente concitato, acuti alla "O la va o la spacca"
> che ad un certo punto somigliarono piu' a grida che a note (la Tosca con
> Price e Karajan e' in certi punti straziante).
Non sarei cosi' duro, credo che anche gli appassionati d'opera ogni
tanto abbiano diritto a quello che Daniel Pennac chiamava "Bovarysmo",
cioe' il piacere di affidarsi ai puri visceri spegnendo di tanto in
tanto il cervello. E Di Stefano, se fruito in questo modo, puo'
riservare dei momenti piacevoli. L'importante e' riaccenderlo, il
cervello, ogni tanto, e allora la differenza tra Bergonzi e Di Stefano
diventa lampante.
> In questo senso trovo che hai ragione quando paragoni
> Bergonzi alla Callas, nel senso che i due furono compagni in questa
> (ri)scoperta di un "accento" peculiare del melodramma ottocentesco che
> fu la vera rivoluzione di quegli anni.
Ma purtroppo il paragone finisce li'.
Perche' nel caso della Callas abbiamo avuto in primo luogo Mrs.
Sutherland e Mrs. Horne a comprendere che qualcosa era stato rivelato, e
a mettersi come S. Paolo a diffonderne il verbo, mentre nel caso di
Bergonzi nessuno si e' fatto avanti a raccoglierne l'eredita'. Forse
perche' l'illuminazione era meno lampante, forse perche' seguire
Bergonzi sul piano della tecnica era oggettivamente difficile, fatto sta
che la prima ha creato una scuola, il secondo purtroppo no.
E se senza la Callas la Horne sarebbe ricordata probabilmente come un
ottimo soprano wagneriano, e la Larmore non sarebbe ricordata per nulla,
purtroppo Pavarotti e Domingo anche senza Bergonzi avrebbero continuato
a cantare alla stessa maniera.
(ma un dubbio sorge: e se non ci fosse stata la Callas, la Sutherland
sarebbe sempre rimasta la Sutherland? A volte mi vien da pensare di
si...)
____________________________________Isidoro___________________________
Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it
> Visto che le ricordiamo tutte, aggiungerei Amelita Galli-Curci. Aveva i
Oh caspita, se la aggiungiamo!
> registrazioni acustiche di singole arie. Ad es. la sua Gilda che oggi
> avrebbe poche rivali.
> E in ogni caso i suoi duetti con Schipa fanno parte delle "registrazioni
> immortali"!
>
Assieme ai duetti da Traviata con Giuseppe De Luca. Di una modernita'
sconvolgente. Da parte dell'uno e dell'altra, ovviamente!!
> figura poco adatta alla scena, piccola e tonda - ma che interprete! era
> impossibile non piangere nella scena del mulino". Questo per me vuol dire
> che i gusti del pubblico sono cambiati, ma *ai suoi tempi* Toti Dal Monte
> era una grande interprete.
>
Sicuramente, fra le grandi del passato, e' una di quelle che appare
irrimediabilmente datata. Ma sicuramente la sua Butterfly con Gigli
(che, interpretativamente si pone sul suo stesso livello) e' un
insuperato modello. Di un gusto e di una scuola che forse oggi non sono
piu' attuali, d'accordo, ma pur sempre insuperato.
> ...il piacere di affidarsi ai puri visceri spegnendo di tanto in
> tanto il cervello.
Sara', ma io i miei visceri preferisco sollecitarli con un bel panino
con la mortadella, altro che Di Stefano.
> Perche' nel caso della Callas abbiamo avuto in primo luogo Mrs.
> Sutherland e Mrs. Horne a comprendere che qualcosa era stato rivelato, e
> a mettersi come S. Paolo a diffonderne il verbo, mentre nel caso di
> Bergonzi nessuno si e' fatto avanti a raccoglierne l'eredita'.
Questo a dimostrazione che l'antico detto sulle "teste di tenore" ha un
suo bel fondo di verita'. Il fatto e' che mentre le signore capirono
subito quali nuovi orizzonti artistici e (perche' no?) professionali si
schiudevano col ciclone Callas, i maschietti restarono piu' pigramente a
bearsi nei loro luoghi comuni interpretativi. Tanto ormai il meccanismo
si era comunque avviato e loro potevano procedere per inerzia a fianco
delle signore. Va detto anche che il recupero della vocalita'
ottocentesca era per certi versi piu' facilmente accettabile dal
pubblico in campo femminile che non in campo maschile. Nel senso che
quando la Callas venne fuori, per esempio, a fare i Puritani fu uno
chock tutto sommato metabolizzabile abbastanza in fretta, mentre poco
avrebbe potuto fare (e potrebbe fare anche oggi) un tenore che cercasse
di ripristinare l'autentico stile belliniano. Quindi il processo fu che
le donne andarono avanti per la loro strada, mentre gli uomini si
assestarono su un livello che, seppure con punte qualitativamente qua e
la' alte, era sempre inferiore a quello delle partner. E comunque si
indirizzo', nel suo processo di rinnovamento, piu' al repertorio
belcantistico vero e proprio che non a quello verdiano, dato che il
proseguimento della rivoluzione Callas ha avuto come effetto principale
il recupero del Rossini serio e di Bellini, Donizetti, Mercadante e soci
e la contemporanea, purtroppo, messa da parte del grande repertorio
verdiano. In fondo, non e' uno scherzo che e' ormai diventato piu'
facile vedere in teatro una Ludmilla di Friburgo che non un Trovatore. E
cosi' anche i tenori sanno ormai che se vogliono lavorare devono
conoscere la coloratura, mentre possono soprassedere sull'accento
verdiano perche' tanto di Trovatori se ne fanno due all'anno.
> (ma un dubbio sorge: e se non ci fosse stata la Callas, la Sutherland
> sarebbe sempre rimasta la Sutherland? A volte mi vien da pensare di
> si...)
Questo e' un quesito intrigante. Lauri Volpi (Voci Parallele) fa
derivare (da un punto di vista vocale) la Sutherland dal filone Lily
Pons. Quando lo lessi mi misi a ridere, ma forse un po' di vero c'e'.
Forse la Sutherland ha sfruttato della Callas solo cio' che poteva
tornarle utile per il perseguimento della *sua* personale rivoluzione, e
cioe' l'idea che una cantante di oggi possa far leva nell'esecuzione sul
processo di evocazione delle grandi cantanti del passato. Insomma, cio'
che la Callas fece con la Pasta o la Colbran, la Sutherland fece con la
Durastanti e la Lind. E forse proprio per questo ha funzionato: invece
di tentare improbabili imitazioni ha colto l'essenza del fatto storico e
a quella si e' agganciata. Con l'aiuto, va detto, del suo insostituibile
consorte, al quale va almeno il 50% del merito.
finalmente un post serio e come si deve!!! seguite l'esempio gente!
ecco finalmente seri e dotti argomenti musicologici a sostegno delle
proprie teorie!
avevo sempre pensato che in fondo a tutto l'acido astio contenuto nei
post dei "tre del bel canto" ci fosse in fondo una insopprimibile
invidia per chi gli spettacoli se li vede in condizioni migliori che i
vostri consueti loggioni, e finalmente ci siamo arrivati.
Che classe! che stile! che argomenti solidi! quale raffinata critica
musicale! Questa e' roba seria, altro che le pagliacciate di Vinicio!!
Si', in effetti a ben guardare c'e' poco da dire. Basta mettersi ad
ascoltare qualche sua incisione oppure chiudere gli occhi e ricordare
qualche sua performance vista a teatro. E' vero, a teatro non era un
mostro di recitazione e la sua gestualita' era molto ridotta. Pero' il
suo magistero vocale e' tale da far dimenticare anche questa sua
manchevolezza. Magistero vocale che si riassume in una tecnica di
prim'ordine, in una fantasia di fraseggio che tuttora e' un modello
difficilmente superabile, un gusto ed uno stile da manuale.
I suoi detrattori (ce ne saranno anche da qualche parte...) come
principale obiezione portano la "essse" parmigiana che affligge le
interpretazioni di Bergonzi. E' innegabile che, che so, "Sotto il sol di
Siria ardente" evidenzi questo difetto.
Del resto, anche Corelli cantava "Netthun dorma....". Vogliamo mettere
da parte anche il puro metallo della voce di Corelli e la sua innegabile
arte per un difetto di pronuncia? Siamo seri....
L'obiezione a Bergonzi diventa comunque inconsistente quando si
ascoltino attentamente le registrazioni o si abbia avuto la fortuna di
vederlo a teatro.
Ricordo benissimo il suo Don Alvaro, uno dei suoi ruoli piu' amati: la
cascata di emozioni che seppe suscitare nel recitativo del terzo atto e
la maestria con cui risolse le difficolta dell'aria successiva, compresa
la nota finale tenuta e sostenuta in modo perfetto, senza fatica o
fastidiose aperture di suono (ed aveva 51 anni di eta' e 27 di
carriera!!!). L'ha cantata stando quasi fermo sul palcoscenico?
Verissimo, e chi se frega! Anche perche' in tal frangente, agitarsi sul
palco ben poco senso avrebbe avuto.....
Era un Alvaro bassotto e con la pancia? Verissimo. Per il momento
preferisco ancora un Bergonzi panciuto ma cantante formidabile ad un -
che so - Cura statuario ma cantante ancora grezzo (vedasi, anzi, sentasi
la sua ultima Aida di Palermo).
Le opere di Verdi furono il suo terreno d'elezione (un "must" il doppio
CD con le 31 arie per tenore di Verdi, inciso nel 1975), ma non fu
soltanto il tenore verdiano per eccellenza. La sua voce, come detto,
cedeva in carnalita' e solarita' ad un Di Stefano, certo, ma quanto a
fraseggio, espressivita' e stile ben pochi possono essergli messi
accanto. Men che meno Di Stefano, questo e' sicuro.
E non c'e' bisogno di leggere Celletti o qualche enciclopedia per
capirlo. Basta mettersi ad ascoltare l'Edgardo di Bergonzi (a scelta,
quello dell'edizione RCA diretta -ahime'- da Pre^tre o quello piu'
tardivo dell'edizione EMI direttta da Schippers) e quello di Di Stefano.
La' dove il primo, ad un timbro lunare che ben si sposa con il
personaggio di Edgardo, unisce la lezione di uno stile impeccabile, il
secondo, pur possedendo un timbro benedetto dal Cielo (ed una pronuncia
perfetta, e' vero: ma saper fraseggiare e' un'altro paio di
maniche....), non riesce ad andare piu' in la' di una genericita'
d'accenti esasperante ed un campionario di suoni fastidiosamente aperti,
oltre a denotare una totale mancanza di stile, si' da far sembrare
Edgardo piu' parente di Canio che di un eroe romantico e sfortunato.
Come detto, Bergonzi non fu solo interprete verdiano o dell'opera
romantica. Basta citare il suo Enzo Grimaldo (sentire per esempio
l'incisione DECCA della Gioconda, con una algida Tebaldi ed una
sorprendente Horne....): il miglior Enzo Grimaldo dai tempi di Gigli,
dice Gualerzi nel bell'articolo dedicato a Bergonzi sul numero di marzo
de "L'Opera".
Basta gustarsi il suo Rodolfo, accanto ad una splendida Tebaldi.
O, come dicevo in un altro post, basta udire come si mette sullo stesso
piano interpretativo della Callas e di Gobbi nella famosa Tosca che
doveva servire come colonna sonora per mai realizzato il film di
Zeffirelli.
Che i presupposti interpretativi di Bergonzi in termini di fraseggio si
pongano sugli stessi livelli di quelli dei suoi celebrati partner appare
evidente. Come appare evidente che il Di Stefano della Tosca incisa anni
prima con la Callas, in tali termini non possa minimamente competere con
i medesimi partner. Timbro divino, grande voce, nessuno lo nega. Ma
essere un Artista completo come lo e' stato Bergonzi (e non molti altri)
e' un'altra cosa.
ma oltre a sentirla la musica la ascolti pure? DiStefano me lo
paragoni a i tre tenores? boh!
>Io, sinceramente, della solarita' e carnalita' di Di Stefano non so che
>farmene
ed io sinceramente non so che farmene dei "purissimi suoni" emessi da
marionette fisse in scena. Il teatro in musica e' dramma, e'
sentimenti, e' passione, e' sentirti scuotere da vibranti emozioni
altro che "accento araldinco verdiano"! MIlle volte viva l'attore che
ti coinvolge nella vicenda, che sa prenderti e trascinarti nella
vicenda! e meno male che ogni tanto ne nasce qualcuno, viscerale,
umano! altrimenti staremmo li' a vedere ed ascoltare dei Juke-Box e
saremmo tutti tristemente presi dal do sovracuto.
>Bergonzi l'ho sentito dal vivo piu' di una volta, per esempio in Aida e
>Cavalleria, e quello che ricordo e' prima di tutto questa sensazione di
>una voce che corre sull'orchestra e che viene usata per interpretare un
>personaggio. Ma quello che fece grande Bergonzi fu il senso perfetto
>dell'accento araldico verdiano. Qui siamo oltre la tecnica, e' una
>questione di innata sensibilita': bastano due battute di recitativo e il
>personaggio e' gia' tutto li', fiero, nobile, eroico e mai genericamente
>"drammatico". In questo senso trovo che hai ragione quando paragoni
>Bergonzi alla Callas, nel senso che i due furono compagni in questa
>(ri)scoperta di un "accento" peculiare del melodramma ottocentesco che
>fu la vera rivoluzione di quegli anni.
sarebbe bene che citassi le fonti e virgolettassi. Io, per esempio,
quando cito metto le virgolette e dico la fonte.......
a me piacerebbe conoscere il tuo concetto di "artista completo". A mio
modesto avviso un cantante lirico che non sa recitare, che, per
esempio, se ne sta fisso, lo sguardo nel vuoto, durante
l'intrerpretazione di un'aria (che so "e lucean le stelle") non puo'
esser definito artista completo. Amenoche' tu non intenda confondere
erroneamente il teatro in musica (cioe' l'opera lirica) con il
concerto, allora pottrebbero chiudere tutti i teatri, evitare
l'inutile spesa per scene, regia, comparse e costumi e fare delle
belle rappresentazioni in forma di concerto no?
Cosi' potremmo smetterla per una buona volta di chiamarlo TEATRO in
musica e definirlo musica con parole.
>Non mi dire pero' che la Callas abbia surclassato i tenori o i
>baritoni del suo tempo. Che cosa significa ?
Praticamente, che tutte le rappresentazioni in cui è stata presenta la
Callas, vengono ricordate perché c'era lei e non quel direttore, quel
tenore, quel regista, quell'allestimento.....
Non ti sembra?
>Che classe! che stile! che argomenti solidi! quale raffinata critica
>musicale! Questa e' roba seria, altro che le pagliacciate di Vinicio!!
Ma insomma! Qualcuno me la vuol spiegare questa storia della
pagliacciata??!!
ciao
-----
Vinicio Matteucci
Pistoia, Italy
vi...@sirius.pisa.it
-----
Come corpo ogni uomo e' uno,
come anima mai.
>On Wed, 06 May 1998 11:15:30 GMT, deme...@sun.iss.it (Giovanni De
>Merulis) wrote:
>
>
>>Che classe! che stile! che argomenti solidi! quale raffinata critica
>>musicale! Questa e' roba seria, altro che le pagliacciate di Vinicio!!
>
>Ma insomma! Qualcuno me la vuol spiegare questa storia della
>pagliacciata??!!
ecco qui sotto il passo che mi ha suscitato la piccola provocazione
cui come al solito i freddissimi Vinicio e Luca non hanno risposto.
e' tratto da un post dell'ironico Christen
Se non avete voglia di leggerlo tutto leggetevi solo le ultime due
righe.
=====================
>3)Doppiamente cascati o, direbbe dottamente l'Ariemma, " metacascati:
>Giovanni Christien
>"La burla a De Merulis č partita alla grande, complimenti!"
Era un commento privato, ma visto che avevo scritto privatamente solo
per
non intralciare uno scherzo che mi piaceva - pubblica pure.
Doppiamente cascato? la sola conclusione e' che evidentemente
considero
De Merulis capace di scrivere spontaneamente cio' che ha scritto su
commissione...
Ora vedo che ho sbagliato nello scrivere "burla" in luogo di
"imboscata"
- espressione piu' adeguata, perchč gli scherzi con il compare non
sono
gioco pulito.
Vi riconosco pero' il merito di non averlo prolungato oltre i limiti
di
uno scherzo, trasformandolo in una squallida pagliacciata come avevano
fatto a suo tempo Cioran e Vinix.
> personaggio. Ma quello che fece grande Bergonzi fu il senso perfetto
> dell'accento araldico verdiano. ............
> In questo senso trovo che hai ragione quando paragoni
> Bergonzi alla Callas, nel senso che i due furono compagni in questa
> (ri)scoperta di un "accento" peculiare del melodramma ottocentesco che
> fu la vera rivoluzione di quegli anni.
Certo, il senso dell'accento verdiano, la giusta enfasi posta nelle
grandi frasi verdiane, il rispetto dei segni d'espressione voluti da
Verdi.
Sentire, vedere a teatro Bergonzi e' sempre stato estremamente
coinvolgente proprio per queste sue peculiarita'. Il perfetto stile di
canto, l'estremo rispetto dei segni d'espressione e' proprio quello che
ci fa immedesimare nell'eroe di volta in volta impersonato dal
cantante. Penso ad Ernani, a Manrico: i "trilli" che Bergonzi eseguiva
giustamente e correttamente (in disco *E* a teatro....) nell' "Ah si'
ben mio" suonano non come mero esercizio, messi li' per puro edonismo
vocale, ma come *essenziali* (e lo sono!!) alla definizione del
personaggio. Questa e' la grande lezione di Bergonzi. E di esempi cosi'
se ne possono citare decine.
E anche questa, perbacco, *E'* recitazione, *E'* teatro d'opera! Ecco
perche' Bergonzi non e' solo un cantante ma un Artista.
>>Ma insomma! Qualcuno me la vuol spiegare questa storia della
>>pagliacciata??!!
>
>ecco qui sotto il passo che mi ha suscitato la piccola provocazione
>cui come al solito i freddissimi Vinicio e Luca non hanno risposto.
>e' tratto da un post dell'ironico Christen
Non e' stata freddezza. E' che veramente non avevo compreso il tuo
messaggio visto che da mesi Christen e' nella mia kill-list. Vedo, dal
passo che hai riportato, che CioccoLindt, oltre al fine umorismo che
l'ha sempre contraddistinto, e' anche notevolmente rancoroso.
Come dice il saggio: "een lul is niet altijd steif maar wel altijd lul"
Io invece non ho kill-list, ne' vera ne' fittizia.
Non ti avevo risposto 3 settimane fa quando mi chiedevi spiegazioni su un
mio messaggio sulla "Villanelle" di Eva Dell'Acqua, ma solo perche' si
andava OT. Rispondo ora, visto che casualmente rientramo in tema.
>From: vi...@sirius.pisa.it (v i n i x ©)
>Subject: Re: Natalie Dessay: concerto a Milano
>Date: Tue, 14 Apr 1998 23:23:55 GMT
>
>On 14 Apr 1998 20:11:00 GMT, Giovanni Christen <gchr...@bluewin.ch>
>wrote:
>>Se non lo sa vinix... (ricordi la macchietta di Bramieri, il Gustavinix
>>Dell'Acqua?)
>
>Che e' ? Che e' 'sta storia del Gustavinix ???
Come detto, una macchietta di Bramieri. Inutile dilungarmi, tanto dici di
non ricevere i miei messaggi.
Invece visto che ho appena parlato di Amelita Galli-Curci in questo
thread, mi viene in mente che esiste una sua registrazione della
"Villanelle" di Eva Dell'Acqua, fatta nel 1920 quando la compositrice era
viva e vegeta.
E a proposito di Amelita Galli-Curci, Andrea Finotello scrive:
>> E in ogni caso i suoi duetti con Schipa fanno parte delle "registrazioni
>> immortali"!
>
>Assieme ai duetti da Traviata con Giuseppe De Luca. Di una modernita'
>sconvolgente. Da parte dell'uno e dell'altra, ovviamente!!
Questo, in maiuscole!
ricordo anche i duetti dal Rigoletto, ma su un livello leggermente
inferiore perche' nella scena finale a De Luca manca quel tono di
disperazione non piu' umana che sarebbe necessario. Rigoletto ha un lato
mostruoso che sfugge a De Luca, troppo umano e cordiale. Ma in "piangi
fanciulla" e' indimenticabile!
Giovanni C
Un piccolo aneddoto: poco piu' di una ventina d'anni fa usci' per la RCA
un nuovo LP in cui erano raccolte alcune fra le piu' famose incisioni di
De Luca, tra cui la scena da Rigoletto. Giorgio Gualerzi ne organizzo',
a tamburo battente, una presentazione al piccolo Regio. Invito' anche il
professor Vico, all'epoca lucidissimo ed arzillo quasi novantenne che,
oltre ad essere attivo nell'organizzazione "Amici del Regio", era stato
violinista al Metropolitan di New York. E costui racconto' di quando era
in orchestra e vide Tullio Serafin che, sul podio, piangeva di
commozione, senza ritegno, mentre sul palcoscenico De Luca cantava "Miei
signori".
E lo credo: e' duro frenare le lagrime quando lo si ascolta in disco, ma
doveva essere impossibile vedendolo in palcoscenico....
De Luca fu senz'altro un grandissimo, le sue incisioni sono dei veri
tesori. Anch'egli non era dotato di mezzi eccezionali, aveva una voce
che suonava "piccola", ma con quella voce ha dato interpretazioni che
entrano di diritto nella storia. Penso, fra l'altro, alle sue incisioni
di "Oh de' verd'anni miei" e di "Oh sommo Carlo" dall'Ernani, ma
soprattutto alle difficilmente superabili "A tanto amor" da Favorita e
"Ah per sempre io ti perdei" dai Puritani.
Un vero baritono "grand seigneur", specie questa di cui ormai si sono
perse le tracce....
Mi riferivo solo alle due registrazioni con la Galli-Curci, quelle fatte
assieme ai duetti da Traviata nel 1918.
Avevano poi registrato nuovamente "Piangi fanciulla" e "Mia figlia,
addio" nel nov.-dic. 1927, e in quell'occasione De Luca aveva anche
registrato "Povero Rigoletto". Davvero un'interpretazione che richiama
Bergonzi! Viene da chiedersi come era il Rigoletto di Bergonzi prima che
diventasse tenore!
>De Luca fu senz'altro un grandissimo, le sue incisioni sono dei veri
>tesori. Anch'egli non era dotato di mezzi eccezionali, aveva una voce
>che suonava "piccola", ma con quella voce ha dato interpretazioni che
>entrano di diritto nella storia. (...)
>Un vero baritono "grand seigneur", specie questa di cui ormai si sono
>perse le tracce....
Veniva impiegato principalente come baritono verdiano e "grand seigneur"
al Met, dove - una mia impressione - aveva incrementato volume di suono
ed estensione a spese della flessibilita' vocale. E sicuramente la voce
si era scurita. Era un fenomeno di bravura e grandissimo interprete,
tutte le registrazioni degli anni '20 sono bellissime e coinvolgenti. Se
ne potrebbero citare tante, per ricordarne una il "Resta immobile" dal
Tell (e come bonus il famoso trio con Martinelli e Mardones...).
Ma quelle veramente storiche mi sembrano le prime, che testimoniano la
sua carriera italiana. In quel periodo cantava altrettanto bene ruoli
drammatici, brillanti e buffi.
"Il balen del suo sorriso" nel 1907 anche se ha problemi di estensione e'
qualcosa di mai sentito da un baritono. Chi altri ha saputo realizzare i
"dolcissimo" come in questa registrazione? Le successive versioni
"americane" sono bellisime ma confrontabili con altri interpreti - questa
e' unica.
Sempre nel 1907, ha inciso il duetto del 3. atto Malatesta-Don Pasquale
(Corradetti). Anche in questo caso, qualcosa senza confronto. Con
raffiche di interpolazioni parlate, ma elettrizzante, trascinante, ecc.
ecc. Forse storicamente la piu' importante registrazione di De Luca, come
testimonianza della scuola comica dell'800. Non per nulla gli stessi
interpreti avevano anche registrato una parodia da varieta' ("I due
ciabattini").
Giovanni C
> Penso ad Ernani, a Manrico: i "trilli" che Bergonzi eseguiva
> giustamente e correttamente...
Ti piacciono? Mi meraviglio di te, Andrea. Trilli ... squallidi
compromessi cui il povero Verdi dovette soggiacere per essere accettato
dal sistema, lui che cercava il dramma, la passione, lui che voleva
tenori che sputassero tonsille e faringi sui (finti) do di pire
abbassate di tono, lui che doveva musicare frasi come "Ha quell'insana
il cor venduto" (1) ma senz'altro pensava a "Brutta troia, connuto mi
facesti", lui che voleva scuotimenti del sistema nervoso, altro che
stare li' a pensare al valore della parola e dell'accento! Infatti lo
sanno tutti che aveva ottimi rapporti con i librettisti, che era un
bonaccione, gli andava bene qualunque cosa e avrebbe musicato anche
l'elenco del telefono, se solo qualcuno si fosse deciso a inventarlo.
Come tutti sanno che le celebri, estenuanti prove del duetto fra Macbeth
e Lady cui sottopose i suoi primi interpreti (2) non vertevano
sull'accento giusto che i due cantanti non riuscivano a trovare, ma
sulla corretta mossa di azzannamento del collo di Macbeth da parte
dell'assatanata sua signora.
Quindi, Andrea, lascia stare i trilli, che e' roba da edonisti
reaganiani. Roba da anni Ottanta.
Apparati critici:
(1) Sebbene la citazione sia virgolettata, l'autore del post si premura
di render noto che e' fatta a memoria in quanto non dispone di un
libretto del Trovatore durante la pausa pranzo. Invoca pertanto la
benevolenza tanto del colto quanto dell'inclita.
(2) Per le ragioni esposte alla nota (1) mi sfuggono al momento i nomi
di questi interpreti. Potrei azzardare un Felice Varesi e Marianna
Barbieri Nini ma non essendo certo preferisco non porgere il fianco a
possibili rilievi.
R.
--
========================================================================
Riccardo Domenichini
Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Archivio Progetti - Centro di Servizi Interdipartimentali
S. Marta, Dorsoduro 2196 - 30123 Venezia tel (0)41.2571014
fax (0)41.715788
mailto:r...@ofelia.iuav.unive.it
http://oberon.iuav.unive.it
========================================================================
"Va bene che tutti i tenori sono stupidi, ma lei esagera!"
[Tullio Serafin a un ignoto cantante]
========================================================================
> E anche questa, perbacco, *E'* recitazione, *E'* teatro d'opera! Ecco
> perche' Bergonzi non e' solo un cantante ma un Artista.
Gia'.
C'e' in giro un concetto di recitazione limitato, come se recitare
volesse saper dire solo muoversi in scena. La recitazione e' una cosa
molto piu' complessa, che altro non e' se un aspetto della
comunicazione.
Ci si dimentica spesso che il cantante d'opera e' soprattutto un
musicista. Ora, come si pretende da un pianista che esegua tutti i
trilli previsti dal compositore (riprendo un paragone caro al Celletti
tanto citato), allo stesso modo non si capisce perche' non si debba
pretendere la stessa cosa da un cantante. Anzi peggio, che se un
cantante ci prova, viene tacciato di virtuosismo, come se la cosa fosse
una colpa. Non solo, ma se un violinista non e' in grado di mantenere
l'omogeneita' del suono nel passare da una corda all'altra, di solito si
vede indicare la porta ad ogni audizione. I cantanti no, a giudicare da
quel che si sente nei nostri teatri. E che dire di un direttore che non
seguisse le indicazioni della partitura, e che sorvolasse sui piani e
sui forti, sugli sforzando e sui legati? Eppure i cantanti lo fanno, e
pochi protestano.
Il cantante e' musicista, dicevo, e deve esprimersi con il suo strumento
(la voce) e con i mezzi tipici del musicista: variazioni di dinamica. di
timbro, di tempo, fraseggio, rispetto del legato, etc, etc. (chi e' piu'
tecnico di me notera' senz'altro che qulcuno di questi termini e' stato
usato in modo improprio). E con la voce deve essere in grado di creare
l'illusione di essere qualcuno diverso da se.
Il problema e' che spesso il giocattolo si rompe e la comunicazione non
avviene.
Il problema e' secondo me duplice: da una parte abbiamo un pubblico non
piu' abituato a recepire il messaggio solamente in termini musicali,
dall'altra i cantanti che danno al pubblico cio' che esso vuole (e ci
mancherebbe!) e perdono la capacita' di comunicare tramite il linguaggio
musicale, cercando disperatamente di sostituirlo con quello gestuale.
Ma non c'e' nulla da fare: nell'ambito dei ritmi e dei tempi del teatro
d'opera, con in piu' i vincoli fisici dovuti al canto, la recitazione
non puo' possedere quella varieta' di accenti che invece acquista nel
teatro di prosa. Andatevi a guardare uno spettacolo di teatro, ma uno
bello per carita', mica Glauco Mauri. L'insieme dei gesti e delle
liberta' permesse al cantante d'opera e' infinitamente minore rispetto a
quella dell'attore di prosa. Che questo vincolo esista, e' provato
dall'enorme numero di registi che portano in scena una quantita'
impressionante di mimi che si agitano in scena per supplire alla
staticita' (necessaria) dei cantanti d'opera. E la parte visiva puo'
supplire alle pecche di una esecuzione non perfetta, ma mai all'assenza
di chiare intenzioni di interpretazione a livello musicale.
Certo, il cantante, a differenza dei colleghi della fossa, deve stare
sul palcoscenico, e ci deve saper stare, ma questo e' di importanza
secondaria: deve innanzitutto saper utilizzare il suo strumento. Spesso,
quando ci innervosiamo di fronte al tenore pacioccone, il vero problema
e' che il tenore non e' abbastanza bravo col suo strumento da farci
dimenticare la sua paciocconeria. Oppure noi non siamo abbastanza
attenti per dimenticarla.
La soprano che canta Mimi' puo' pure essere grassa e bassa. Puo' pure
essere nera (vedi la Hendricks nel film di Comencini). Ma e' compito
dello spettatore avere sufficiente fantasia per non farsi distrarre da
questi fatti contingenti, e concentrarsi su quella che e' la musica, e
sul modo in cui il messaggio musicale viene portato. Questo e' anche il
modo, da parte dello spettatore di esprimere il rispetto nei confronti
del compositore (che anche a lui compete), che ha sempre lasciato delle
note scritte sul pentagramma, e quasi mai delle indicazioni di regia. Ma
secondo voi, si rispetta meglio la volonta' di Verdi piazzando un tenore
bassotto fermo in scena che esegue il morendo l'acuto finale di Celeste
aida (come scritto, prego controllare spartito ricordi), o uno carino,
statuario, gran gesticolatore, che canta celeste Aida sdraiato sui
gradini di Luxor, ma che arrivato in fondo si fa strada a pieni polmoni,
e urlacchia uno strillo calante a tonsille strozzate?
Insomma, per finirla qui: il teatro d'opera si muove con regole diverse
da quello di prosa, piaccia o no. E perche' il messaggio arrivi
veramente, bisogna che queste regole vengano accettate non solo dagli
interpeti, ma anche dal pubblico. Che altrimenti prende fischi per
fiaschi, e adopera parametri di giudizi validi in altri ambiti, ma
assolutamente inadeguati all'interno del teatro d'opera.
(A complicare le cose, c'e' il fatto che in periodi storici diversi
valgono regole e convenzioni diverse......)
_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@mailbox.difi.unipi.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it
--------------------------------------------------------------------
Posted using Reference.COM http://WWW.Reference.COM
FREE Usenet and Mailing list archive, directory and clipping service
--------------------------------------------------------------------
E' vero, hai ragione. Meglio, mille volte meglio un tenore bello,
atletico, che si presenta in scena col petto villoso in evidenza e
comincia a gesticolare per il palcoscenico, stile Bonisolli. Che poi
abbia una dinamica che va dal forte al fortissimo, che spiani
regolarmente lo spartito ignorando tutti i segni d'espressione, che
canti l'"Ah si ben mio" come fosse il "Ridi pagliaccio", e' del tutto
secondario. Che diamine, saremo scossi allora da violente emozioni:
siamo a teatro, mica ad un concerto o davanti al giradischi.
Sarai mica uno di quelli che va all'opera per ascoltare come un tenore
sa fraseggiare ed interpretare un personaggio con la sua voce?
A te sicuramente interessa che Manrico e Radames siano belli ed
atletici, che t'importa di si bemolle smorzati o di trilli, in fin dei
conti. Quelli vanno bene per un concerto o per un disco.
Come? A te importa pure che un cantante rispetti il dettato verdiano? Ma
in che mondo vivi?
Sarai mica, per soprammercato, uno di quelli che si e' emozionato fino
alle lagrime vedendo e sentendo la Freni interpretare Tatiana? Non hai
contato quante rughe ha la Freni? Puo' una sessantenne essere credibile
quando interpreta una fanciulla adolescente che scopre l'amore? Non
scherziamo.
Come dici? Ha cantato in modo perfetto e la voce esprimeva in ogni
momento gli accenti ed i sentimenti giusti? E che vuol dire. Se e'
questo che cerchi, comprati il disco. A teatro, caspita, si va per
vedere (e per contare le rughe alla Freni, magari), mica per sentire.
> Quindi, Andrea, lascia stare i trilli, che e' roba da edonisti
> reaganiani. Roba da anni Ottanta.
>
E' vero, hai ragione. Faccio ammenda. Sono, sei, siamo degli inguaribili
passatisti. Dobbiamo aggiornarci: con un po' di buona volonta' un giorno
riusciremo anche ad apprezzare i tres tenores.
Non era un'affermazione, mi ponevo la domanda. Comunque grazie per la
spiegazione, cominciavo a temere di dovermi vergognare per i posti che
prediligo - per motivi acustici ("ah, e' vero, che bravo, cosi' mi dice
anche Ambrogio...") e finanziari ("mon Dieu! quelle grossierete'!").
>il pubblico della "prima fila" è costituito da (per citare
>Arbasino) "goghe e magoghe" impellicciate e dai relativi incravattati consorti
Buono quello! Arbasino e' uno spettatore da palco di proscenio che
ironizza sulla prima fila.
>Ascoltai Bergonzi a Modena, terra come si sa di Pavarotti, nella Lucia:
>fu applauditissimo dal loggione
Ma tu guarda che ingrato! Alla fine del recital lo scorso settembre
Bergonzi aveva stretto la mano a tutti gli spettatori di prima fila, e a
nessuno del loggione!
>Il loggione ama molto i rafinatissimi concerti che la Kabaivanska (pur con una voce ormai
>disastrata) ci propone ultimamente, basati su musica vocale da camera russa e francese,
>che fanno regolarmente addormentare "le prime file"!!
Per forza, ai recital non c'e' l'orchestra a tenerli svegli. Se Bergonzi
facesse i recital in gonnellino di banane le persone di gusto (ah no,
scusa, le goghe e magoghe) non si accorgerebbero nemmeno.
Giovanni C
>ecco qui sotto il passo che mi ha suscitato la piccola provocazione
>cui come al solito i freddissimi Vinicio e Luca non hanno risposto.
ma non e' vero!
Avevo scritto che non avevo capoito nulla!
>e' tratto da un post dell'ironico Christen
>Se non avete voglia di leggerlo tutto leggetevi solo le ultime due
>righe.
Ah, adesso ho capito, anche se definire "ironico" Christen mi sembra
un po' come definire "bello" schillogeno.
============================
Cioran's son
Luca F.Palmieri
ned...@iperbole.bologna.it
============================
"Sono me stesso soltanto quando sono al di sopra o al di sotto di me, nella rabbia o nelll'abbattimento;
al mio livello abituale, ignoro di esistere."
(Emil Michael Cioran)
-------------------------
Si trattava di una definizione ironica.
Giovanni Obelix
Il muro che dica "benvenuto straniero"
non e' ancora stato costruito.
(Antonio Tombolini "Viaggio a Berlino"
ed. Crauti Riuniti)
======================================
Giovanni De Merulis
deme...@sun.iss.it
Precisazione che potrebbe apparire superflua...
ma visto che e' stata scritta da De Merulis a Cioran Jr., non lo e'!
GC
>>Ah, adesso ho capito, anche se definire "ironico" Christen mi sembra
>>un po' come definire "bello" schillogeno.
>
>Si trattava di una definizione ironica.
Sei un virtuoso Demerulisse...l'appellativo di "divino" ti si adice
assai.
>Giovanni Obelix
Ti sei fatto crescere i baffi?
"A me non spiegano mai niente, mi tengono solo perche' sono
decorativo"
(Obelix, da "Asterix legionario")
>
>Precisazione che potrebbe apparire superflua...
>ma visto che e' stata scritta da De Merulis a Cioran Jr., non lo e'!
A volte sei cosi' sottile, ma cosi' sottile, che secondo me non
capisci nemmeno tu cosa vuoi dire.