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vuoti di memoria, ansia da concerto, paura del palco, dita che tremano...

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Yuri Refolo

unread,
Jun 2, 2004, 7:03:18 AM6/2/04
to
classici problemi da musicista: mani che tremano prima del concerto, dita
sudate in esecuzione, pezzo che si sapeva a memoria che improvvisamente
diventa brano sconosciuto, impossibilità di riaggrapparsi alla partitura...
ed il concorso/saggio/concerto/esame del momento diventa una tragedia.

credo di poter a ragione sintetizzare un po' di punti utili a tal
proposito... ma vorrei diceste la vostra:

- ovviamente, studiare bene il pezzo a priori: non lasciare nulla di
intentato.
- non arrivare al concerto con le dita fritte: studiare poco (o niente) il
giorno prima.
- scegliere brani adatti alle proprie possibilità: meglio un pezzo semplice
suonato divinamente che un pezzo trascendentale suonato da schifo.
- arrivare un po' di tempo utile prima dell'esecuzione per poter testare
l'acustica della sala ed "ambientarsi".
- MAI mettere la partitura all'ultimo minuto: se si porta un pezzo a memoria
lo si esegue a memoria e basta, mai eseguirlo a memoria con la carta
davanti... se ci si perde si cercano le note sul foglio ma non ci si
ritrova... e succede un macello.
- erigere una barriera mentale con l'eventuale commissione: se per caso si
sbaglia, si alza lo sguardo e capita di vedere un professore storcere il
naso o agitare la testa in segno di dissenso la tensione sale a mille,
assieme alle probabilità di errore... e magari il poveretto stava solo
scacciando una mosca...
- mai "portarsi dietro" gli errori: si sbaglia? ok, pax. concentrarsi sulla
battuta che viene.
- distinguere in fase di studio tra "memoria mentale" e "memoria digitale".
ok suonare un pezzo da capo a piedi, ma imparare a suonare un pezzo a
partire da metà del fraseggio. se si ha un vuoto di memoria puo' capitare di
doverlo fare.
- se si canna l'esibizione precedente non è automatico che si canni anche
questa: fare tesoro degli errori commessi e cercare nel periodo di studi che
intercorre tra i due eventi di colmare eventuali lacune.
- registrare spesso le proprie esecuzioni, sia a casa che "live". la
registrazione consente di ricondurre il tutto alla realtà, rivalutando
un'esecuzione considerata disastrosa e riconsiderando obiettivamente una
eccelsa.
- eseguire musica IL PIU' POSSIBILE di fronte ad altre persone, meglio se
musicisti, meglio ancora se sconosciuti: l'ideale sarebbe di fronte a
persone di notevole rilevanza artistica o per le quali si nutre un rispetto
reverenziale. anche esibizioni "casalinghe" vanno bene.
- mettersi in gioco: fare concerti, fare concorsi, sbloccare la paura del
pubblico facendola diventare un'abitudine.


a voi i commenti :)

yuri

__________________________


Yuri Refolo

http://www.scuoladimusica.org
http://www.yurirefolo.com
http://it.groups.yahoo.com/group/liuteria/
in...@scuoladimusica.org
+39 328 7155644

Daniele Zini

unread,
Jun 2, 2004, 7:29:05 AM6/2/04
to

"Yuri Refolo" <yre...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Wtivc.274308$hc5.11...@news3.tin.it...

> - ovviamente, studiare bene il pezzo a priori: non lasciare nulla di
> intentato.

Concordo,of course-

> - non arrivare al concerto con le dita fritte: studiare poco (o niente) il
> giorno prima.

Mah,dipende dall'ora in cui devi suonare, se il concerto è alle 21
preferisco alzarmi abbastanza presto e studiare la mattina,abbondante
libagione,dormitina pomeridiana,cazzeggio pre-concerto (televisione,giro con
il cane etc,insomma nulla che abbia a che fare con la musica o che sia
troppo impegnativo intellettualmente),doccia e via. Se il concerto è la
mattina mi riposo la notte:il giorno prima studio eccome.

> - scegliere brani adatti alle proprie possibilità: meglio un pezzo
semplice
> suonato divinamente che un pezzo trascendentale suonato da schifo.

Verissimo.

> - arrivare un po' di tempo utile prima dell'esecuzione per poter testare
> l'acustica della sala ed "ambientarsi".

Anche qui dipende. Se conosco bene la sala preferisco arrivare proprio
all'ultimo momento utile (diciamo una mezz'ora prima del concerto). Se
invece non la conosco preferisco provarla in giornata e poi arrivare
all'ultimo, che vuoi suono molto meglio se sono fresco di doccia!

> - MAI mettere la partitura all'ultimo minuto: se si porta un pezzo a
memoria
> lo si esegue a memoria e basta, mai eseguirlo a memoria con la carta
> davanti... se ci si perde si cercano le note sul foglio ma non ci si
> ritrova... e succede un macello.

Io ho fatto il contrario ben due volte: ho eseguito *per la prima volta* le
variazioni roccocò di coski e il concerto di Dvorak a memoria senza aver mai
provato prima ad eseguirle senza parte,devo dire che l'esperimento è
(finora) riuscito!

> - erigere una barriera mentale con l'eventuale commissione: se per caso si
> sbaglia, si alza lo sguardo e capita di vedere un professore storcere il
> naso o agitare la testa in segno di dissenso la tensione sale a mille,
> assieme alle probabilità di errore... e magari il poveretto stava solo
> scacciando una mosca...

Vero.

> - distinguere in fase di studio tra "memoria mentale" e "memoria
digitale".
> ok suonare un pezzo da capo a piedi, ma imparare a suonare un pezzo a
> partire da metà del fraseggio. se si ha un vuoto di memoria puo' capitare
di
> doverlo fare.

E questo io non so lo fare.

> - se si canna l'esibizione precedente non è automatico che si canni anche
> questa: fare tesoro degli errori commessi e cercare nel periodo di studi
che
> intercorre tra i due eventi di colmare eventuali lacune.

Si dice che se la generale va bene il concerto andrà male e viceversa. Non
so se sia vero, bisogna crederci se la prova ha fatto schifo!

> - registrare spesso le proprie esecuzioni, sia a casa che "live". la
> registrazione consente di ricondurre il tutto alla realtà, rivalutando
> un'esecuzione considerata disastrosa e riconsiderando obiettivamente una
> eccelsa.
> - eseguire musica IL PIU' POSSIBILE di fronte ad altre persone, meglio se
> musicisti, meglio ancora se sconosciuti: l'ideale sarebbe di fronte a
> persone di notevole rilevanza artistica o per le quali si nutre un
rispetto
> reverenziale. anche esibizioni "casalinghe" vanno bene.
> - mettersi in gioco: fare concerti, fare concorsi, sbloccare la paura del
> pubblico facendola diventare un'abitudine.

Sottoscrivo.
Ciao,
Daniele


Moosbrugger

unread,
Jun 2, 2004, 5:18:33 PM6/2/04
to

"Yuri Refolo" <yre...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Wtivc.274308$hc5.11...@news3.tin.it...
> classici problemi da musicista: mani che tremano prima del concerto, dita
> sudate in esecuzione, pezzo che si sapeva a memoria che improvvisamente
> diventa brano sconosciuto, impossibilità di riaggrapparsi alla
partitura...
> ed il concorso/saggio/concerto/esame del momento diventa una tragedia.


'azz, praticamente la storia della mia vita :-)))


> credo di poter a ragione sintetizzare un po' di punti utili a tal
> proposito... ma vorrei diceste la vostra:
>
> - ovviamente, studiare bene il pezzo a priori: non lasciare nulla di
> intentato.


Fondamentale : al concerto le dita devono andare ( e andare bene ) da sole.


> - non arrivare al concerto con le dita fritte: studiare poco (o niente) il
> giorno prima.


Sicuramente lavoro leggero un giorno o anche due prima. Io una volta vorrei
avere il coraggio di affrontare un' audizione dopo essere andato una
settimana al mare ( o posto consimile ), ovviamente a patto di essere
rimasto prima tre mesi chiuso in casa a studiare, e vedere come va. Siccome
credo che audizioni non ne farò ancora molte, temo che rimarrà una curiosità
insoddisfatta...


> - scegliere brani adatti alle proprie possibilità: meglio un pezzo
semplice
> suonato divinamente che un pezzo trascendentale suonato da schifo.


Ovvio.


> - arrivare un po' di tempo utile prima dell'esecuzione per poter testare
> l'acustica della sala ed "ambientarsi".


Giusto. Non sempre è possibile purtroppo, specie in occasione di concorsi e
audizioni.


> - MAI mettere la partitura all'ultimo minuto: se si porta un pezzo a
memoria
> lo si esegue a memoria e basta, mai eseguirlo a memoria con la carta
> davanti... se ci si perde si cercano le note sul foglio ma non ci si
> ritrova... e succede un macello.


Mah...Non ho un' opinione ben precisa su questo : alle audizioni o nelle
rarissime volte che ho suonato da solista sapevo i pezzi a memoria, ma la
parte davanti mi serviva un po' come coperta di Linus, se così si può
dire...


> - erigere una barriera mentale con l'eventuale commissione: se per caso si
> sbaglia, si alza lo sguardo e capita di vedere un professore storcere il
> naso o agitare la testa in segno di dissenso la tensione sale a mille,
> assieme alle probabilità di errore... e magari il poveretto stava solo
> scacciando una mosca...


Qui praticamente non c'è problema : ormai audizioni o concorsi per orchestra
sono tutti dietro la tenda. In caso di concerto solistico, invece, può
essere IMHO utile individuare fra il pubblico qualche faccia simpatica da
cui sentirsi tranquillizzati e/o ispirati.


> - mai "portarsi dietro" gli errori: si sbaglia? ok, pax. concentrarsi
sulla
> battuta che viene.


Eh, magari...


> - distinguere in fase di studio tra "memoria mentale" e "memoria
digitale".
> ok suonare un pezzo da capo a piedi, ma imparare a suonare un pezzo a
> partire da metà del fraseggio. se si ha un vuoto di memoria puo' capitare
di
> doverlo fare.


Sì, d'accordo.


> - se si canna l'esibizione precedente non è automatico che si canni anche
> questa: fare tesoro degli errori commessi e cercare nel periodo di studi
che
> intercorre tra i due eventi di colmare eventuali lacune.


Se si è studiato bene il pezzo la prima volta, non è detto che aiuti
tornarci sopra in caso di una prima esecuzione pubblica fallosa, IMHO : si
corre il rischio di non fare altro che aumentare la percentuale di ansia.
Piuttosto, sarebbe bene rendersi conto che si va anche a giornate ( almeno
il sottoscritto ), e una cosa che non è venuta granchè bene in condizioni
diverse verrà meglio : a me è successo diverse volte.


> - registrare spesso le proprie esecuzioni, sia a casa che "live". la
> registrazione consente di ricondurre il tutto alla realtà, rivalutando
> un'esecuzione considerata disastrosa e riconsiderando obiettivamente una
> eccelsa.


D' accordo. Se possibile, munirsi di Minidisc.


> - eseguire musica IL PIU' POSSIBILE di fronte ad altre persone, meglio se
> musicisti, meglio ancora se sconosciuti: l'ideale sarebbe di fronte a
> persone di notevole rilevanza artistica o per le quali si nutre un
rispetto
> reverenziale. anche esibizioni "casalinghe" vanno bene.
> - mettersi in gioco: fare concerti, fare concorsi, sbloccare la paura del
> pubblico facendola diventare un'abitudine.


Questo è un punto fondamentale : la paura del palco va allenata. Una mia
amica violinista ha studiato in una scuola speciale per bambini molto
dotati, in Russia, e fin da bambina piccola la facevano suonare per...i suoi
giocattoli, allineati sul divano.

In realtà lo "stage fright" mette allo scoperto una concezione della musica
e della vita basata sulla competizione e sulla paura dell' opinione degli
altri che non dovrebbe in nessun modo appartenere nè alla musica e nè alla
vita, ma tant'è, a quanto pare ci caschiamo un po' tutti...Certo, rendersene
conto è il primo passo per provare a cambiare.

Ciao

Moos

--
"Tutta la cultura contemporanea non è altro che questo. E' necessario lo
scandalo per demistificare e la demistificazione rafforza lo scandalo che
pretende di combattere. Più le passioni si esasperano, e più la differenza
tra gli avversari si annulla"

René Girard


Veronica Medina

unread,
Jun 3, 2004, 4:34:40 AM6/3/04
to

"Yuri Refolo" <yre...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Wtivc.274308$hc5.11...@news3.tin.it...
> classici problemi da musicista: mani che tremano prima del concerto, dita
> sudate in esecuzione, pezzo che si sapeva a memoria che improvvisamente
> diventa brano sconosciuto, impossibilità di riaggrapparsi alla
partitura...
> ed il concorso/saggio/concerto/esame del momento diventa una tragedia.
>
> credo di poter a ragione sintetizzare un po' di punti utili a tal
> proposito... ma vorrei diceste la vostra:
>
> - ovviamente, studiare bene il pezzo a priori: non lasciare nulla di
> intentato.

Si fa il possibile :)

> - non arrivare al concerto con le dita fritte: studiare poco (o niente) il
> giorno prima.

Questo senz'altro, diceva il mio insegnante che l'ideale era arrivare
studiato e riposato ma se c'era da dover scegliere, scegliere sempre
arrivare riposato perche' l'adrenalina fa miracoli, mentre che se uno ha
studiato molto ma e' cotto il giorno del concerto il cervello non reaggisce.
Io l'ho gia' comprovato.

> - scegliere brani adatti alle proprie possibilità: meglio un pezzo
semplice
> suonato divinamente che un pezzo trascendentale suonato da schifo.

yes!

> - arrivare un po' di tempo utile prima dell'esecuzione per poter testare
> l'acustica della sala ed "ambientarsi".

Beh, quando e' possibile certo.

> - MAI mettere la partitura all'ultimo minuto: se si porta un pezzo a
memoria
> lo si esegue a memoria e basta, mai eseguirlo a memoria con la carta
> davanti... se ci si perde si cercano le note sul foglio ma non ci si
> ritrova... e succede un macello.

Verissimo.

> - erigere una barriera mentale con l'eventuale commissione: se per caso si
> sbaglia, si alza lo sguardo e capita di vedere un professore storcere il
> naso o agitare la testa in segno di dissenso la tensione sale a mille,
> assieme alle probabilità di errore... e magari il poveretto stava solo
> scacciando una mosca...

Io non gurado mai il pubblico per evitarmi sorprese sgradevoli, mi e' gia'
capitato una volta con un solo di una delle sonate a 6 di Rossini che ho
preso a una velocita' insuonabile per aver visto alla strega di turno che
era venuta apposta per criticare il concerto e l'adrenalina mi usciva dalle
orecchie.

> - mai "portarsi dietro" gli errori: si sbaglia? ok, pax. concentrarsi
sulla
> battuta che viene.

Vero.

> - distinguere in fase di studio tra "memoria mentale" e "memoria
digitale".
> ok suonare un pezzo da capo a piedi, ma imparare a suonare un pezzo a
> partire da metà del fraseggio. se si ha un vuoto di memoria puo' capitare
di
> doverlo fare.

Questo e' interessante. Io mi sono accorta di avere una buonissima
memoria, dopo che ho suonato poche volte un pezzo me lo ricordo benissimo MA
mi sono accorta che la mia memoria era solo digitale o meccanica perche' in
realta' se dovevo pensare alle note mi era difficile ricordarlo per cui ho
dovuto sforzarmi e cambiare il mio modo di studio, ora cerco di solfeggiare
mentalmente le note, cioe', rendermi conto di quale nota e' e non solo
piggiarla con il dito perche' ho fatto caso che le cose che studio in quella
maniera me le ricordo anche dopo 10 anni di averle suonato. Questo lavoro
mentale e' una cosa che tanti musicisti fanno in maniera naturale ma io
invece no. Ci devo pensare.

> - se si canna l'esibizione precedente non è automatico che si canni anche
> questa: fare tesoro degli errori commessi e cercare nel periodo di studi
che
> intercorre tra i due eventi di colmare eventuali lacune.

In questo sono un'esperta. Quando avevo 17 anni ho suonato il solo
dell'Adagio di Albinoni, che non e' che sia sto granche', solo che avevo
appena cambiato impostazione dell'arco e all'ultimo momento mi sono sentita
molto insicura e le note le ho azzeccate ma il tremore dell'arco era una
cosa assurda. Da allora OGNI VOLTA che devo suonare quel solo anche se solo
ad un matrimonio dove nessuno mi vede, l'archetto mi trema, non c'e' niente
da fare :(

> - registrare spesso le proprie esecuzioni, sia a casa che "live". la
> registrazione consente di ricondurre il tutto alla realtà, rivalutando
> un'esecuzione considerata disastrosa e riconsiderando obiettivamente una
> eccelsa.

Verissimo, e' molto utile anche se la maggior parte pare di stare ad
ascoltare un'altra persona :)

> - eseguire musica IL PIU' POSSIBILE di fronte ad altre persone, meglio se
> musicisti, meglio ancora se sconosciuti: l'ideale sarebbe di fronte a
> persone di notevole rilevanza artistica o per le quali si nutre un
rispetto
> reverenziale. anche esibizioni "casalinghe" vanno bene.

Verissimo anche questo, ma io mi accontento anche del cane :)

> - mettersi in gioco: fare concerti, fare concorsi, sbloccare la paura del
> pubblico facendola diventare un'abitudine.

eh, magari fosse sempre possibile ma quando passa un bel po' di tempo a
suonare sempre in orchestra o insieme ad altri e poco da soli, questo e'
difficile da mantenere.

Ciao
V.


Edward Elric

unread,
Jun 3, 2004, 5:09:29 AM6/3/04
to
Moosbrugger says...

> Questo è un punto fondamentale : la paura del palco va allenata. Una mia
> amica violinista ha studiato in una scuola speciale per bambini molto
> dotati, in Russia, e fin da bambina piccola la facevano suonare per...i suoi
> giocattoli, allineati sul divano.

Ognuno ha i suoi sistemi... io, per vincere la ritrosia ad esibirsi
davanti alle persone, dall'età di circa 16 anni, ho iniziato a suonare -
ma seriamente, come fossi su di un palco - nei pianoforti dei negozi,
tipo Ricordi, Musicarte o Messaggerie Musicali. Incurante delle persone
che si ammassavano intorno a me, invadendo il mio 'spazio musicale' (non
so se vale per tutti i musicisti, ma un pianista si sente molto a
disagio quando qualcuno si avvicina a più di due metri! ^__^). E' stato
molto utile, anzi dopo un po' ci provavo pure gusto.

> In realtà lo "stage fright" mette allo scoperto una concezione della musica
> e della vita basata sulla competizione e sulla paura dell' opinione degli
> altri che non dovrebbe in nessun modo appartenere nè alla musica e nè alla
> vita, ma tant'è, a quanto pare ci caschiamo un po' tutti...Certo, rendersene
> conto è il primo passo per provare a cambiare.

Secondo me il problema di fondo è un altro, e lo aveva individuato
perfettamente Ferruccio Busoni. Si tratta del "Diritto di esibirsi",
cioé la consapevolezza che si posseggono sufficienti doti, professionali
e musicali, per salire su di un palco. Quando c'è questa consapevolezza,
il pubblico, sia esso composto di una persona, di duemila o di
diecimila, non è un problema.

ciao,
Edward Elric
--
«Non è possibile ottenere qualcosa senza sacrificare qualcos'altro. In
Alchemia è chiamato principio dello Scambio Equivalente.»

Simone Ferraresi

unread,
Jun 3, 2004, 8:13:06 AM6/3/04
to
> - non arrivare al concerto con le dita fritte: studiare poco (o niente) il
> giorno prima.

Dipende dal tipo di musicista: Evgeny Kissin, grande pianista russo, in una
intervista gli hanno chiesto come si svolge la sua giornata del concerto. Ha
una ferrea routine, ovvero, studia 4 ORE sul pianoforte della sala da
concerto, mangia, va a dormire per un paio d'ore, ritorna alla sala da
concerto studia un'altra ora e dopo il tempo necessario a far entrare il
pubblico fa il concerto. E i risultati di questo studio sono eccezionali...
Mi chiedo normalmente quanto studi in un giorno di non-concerto!
(Probabilmente 8 - 10 ore)


Daniele Zini

unread,
Jun 3, 2004, 9:25:44 AM6/3/04
to

"Simone Ferraresi" <simonfer...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:c9n4n7$7rg$1...@lacerta.tiscalinet.it...

>
> Dipende dal tipo di musicista: Evgeny Kissin, grande pianista russo, in
una
> intervista gli hanno chiesto come si svolge la sua giornata del concerto.
Ha
> una ferrea routine, ovvero, studia 4 ORE sul pianoforte della sala da
> concerto, mangia, va a dormire per un paio d'ore, ritorna alla sala da
> concerto studia un'altra ora e dopo il tempo necessario a far entrare il
> pubblico fa il concerto. E i risultati di questo studio sono
eccezionali...

E' quello che ho dichiarato di fare anch'io....il risultati però...dipenderà
dai bioritmi!

> Mi chiedo normalmente quanto studi in un giorno di non-concerto!
> (Probabilmente 8 - 10 ore)

Non è così assurdo,poi.
Daniele


David Marzoli

unread,
Jun 3, 2004, 2:05:34 PM6/3/04
to
Edward Elric ha scritto:


(...)


> Secondo me il problema di fondo è un altro, e lo aveva individuato
> perfettamente Ferruccio Busoni. Si tratta del "Diritto di esibirsi",
> cioé la consapevolezza che si posseggono sufficienti doti, professionali
> e musicali, per salire su di un palco. Quando c'è questa consapevolezza,
> il pubblico, sia esso composto di una persona, di duemila o di
> diecimila, non è un problema.

..che tradurrei in termini, imho, più artistici nel 'aver qualcosa da dire'
(e i mezzi per farlo, ovviamente), perché troppo spesso mi sembra che
l'interpretazione musicale si riduca ad una mera esibizione di bravura fine
a se stessa, mentre non dovremmo dimenticarci che è essenzialmente
comunicazione con il pubblico; se ho qualcosa da dire ed il desiderio di
comunicarlo per il meglio al pubblico sarò concentrato su ciò che ho da
dire (in relazione alla mia visione interpretativa del pezzo) e avrò
distolto automaticamente l'attenzione da me medesimo, scaricando la
tensione, anzi incanalandola in maniera positiva verso la resa
interpretativa...

> ciao,
> Edward Elric

Ciao, David (..il violinista)

Edward Elric

unread,
Jun 7, 2004, 10:09:06 AM6/7/04
to
David Marzoli says...

> ..che tradurrei in termini, imho, più artistici nel 'aver qualcosa da dire'
> (e i mezzi per farlo, ovviamente), perché troppo spesso mi sembra che
> l'interpretazione musicale si riduca ad una mera esibizione di bravura fine
> a se stessa, mentre non dovremmo dimenticarci che è essenzialmente
> comunicazione con il pubblico;

Qui, IMHO, tocchi un tema molto più importante. Dal mio punto di vista,
la didattica moderna è aberrante, perché ha messo nelle condizioni di
esibirsi un mucchio di persone che avrebbero diretto meglio i loro
sforzi nel coltivare i campi o nel cavalcare destrieri...

Anche solo fino a cinquant'anni fa, il maestro - per usare una
espressione delle filosofie orientali a me tanto care - poteva solo
'indicare la soglia'. Se l'allievo era dotato, se aveva il *desiderio di
esprimersi*, riusciva a colmare i vuoti che il suo insegnante lasciava.

Oggi ci sono migliaia di pianisti in grado di eseguire gli Studi di
Liszt, ma quanti di loro hanno la capacità di tradurre in termini non
esclusivamente tecnici il virtuosismo lisztiano? Pochissimi...

The Squash Delivery Boy

unread,
Jun 9, 2004, 5:29:28 AM6/9/04
to

Daniele Zini wrote:

> studiare la mattina,abbondante libagione

Vuoi dire che tu ti ubriachi _la mattina_ del concerto???

sq

Mario Buonafede

unread,
Jun 9, 2004, 2:19:43 PM6/9/04
to
...e, aggiungerei, colpi di sonno.
Mi è successo (ed ho scoperto che non sono, non fui e non sarei né il
primo né l'unico). Iniziò con un vuoto di memoria, ad un concorso
pianistico le cui prove si protrassero oltre la mezzanotte: sulla
porta di Kiev dei quadri di Mussorgskij, dopo le prime battute non
ricordavo se stessi all'inizio o alla ripresa del tema. "Poco male",
pensai, "Intanto ci metto una piccola corona, che tanto non guasta, e
intanto cerco di ricordare se ho fatto o meno il passaggio in
ottave..., le ottave, le ho fatte o no? Non mi pare, dovrei stare
all'inizio. Vabbe' ci ho ancora qualche frazione di secondo per
pensarci, cosa sarà una piccola frazione di attesa in più, chi vuoi
che si accorga di una frazzzzzzz-zzzzzz-zzzzzz...."

Quando mi svegliai, la commissione era in piedi visibilmente
preoccupata; le mani erano ancora appoggiate sull'accordone di Mib
suonato in ff, ma il suono dello Steinway era completamente svanito...
Penso si sarà trattato di 30-40' buoni di trance.

Poi ho fatto anche di peggio, ma era in situazioni meno formali... ;)

Ciao, a presto

m

Luca Logi

unread,
Jun 9, 2004, 3:38:31 PM6/9/04
to
Mario Buonafede <voxne...@hotmail.com> wrote:

> Quando mi svegliai, la commissione era in piedi visibilmente
> preoccupata; le mani erano ancora appoggiate sull'accordone di Mib
> suonato in ff, ma il suono dello Steinway era completamente svanito...
> Penso si sarà trattato di 30-40' buoni di trance.
>
> Poi ho fatto anche di peggio, ma era in situazioni meno formali... ;)

A me è capitato un incidente simile. Da bambino abitavo vicino a Milano,
poi mio padre fu trasferito per lavoro a Bari, e dopo molti anni di
nuovo a Milano. Dopo la data di quest'ultimo trasferimento, mi avanzava
di dare un esame all'università, e mi sarebbe convenuto di darlo a Bari
prima di chiedere il trasferimento a Milano (era settembre). La casa di
Bari ormai era venduta e non sapevo dove andare a stare per la decina di
giorni che servivano per lo scritto e l'orale.

Allora i frati di un convento, che era stata la mia parrocchia e dove
avevo suonato l'organo dai 12 anni fino ad allora, si offrirono di
ospitarmi. E quindi entrai in convento come ospite temporaneo.

Mi fu spiegato che come ospite non ero tenuto a sottostare alle regole
disciplinari dei frati; per cui, anche se loro si alzavano alle sei di
mattina e alle sette avevano la Messa, io non ero obbligato ad alzarmi
presto; loro mi avrebbero atteso in refettorio alle otto per la
colazione.

Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Infatti la prima mattina scoprii
che uno dei frati, che soffriva di insonnia, aveva il compito di
svegliare gli altri e suonava un campanello elettrico tutte le mattine
dalle sei alle sei e cinque. Detta così sembra una cosa normale, ma
prova ad immaginare qualcuno che ti suoni il campanello di casa per
cinque minuti (sembrano una eternità) alle sei di mattina. Una cosa che
fa venire l'angoscia. Era impossibile di non svegliarsi, e di non
rimanere svegli. Passai la prima mattina insonne con due occhi così per
due ore a letto.

La seconda mattina, idem.

La terza mattina, idem.

La quarta mattina mi dissi: che cosa sto a fare qui, che tanto non
dormo. Vado a suonare alla Messa delle sette, almeno mi passa il tempo.

La quinta mattina feci lo stesso. Andai a suonare alla Messa delle
sette. Arrivato all'offertorio, mi addormentai su un accordo. Devo
esserci rimasto fermo una trentina di secondi (a differenza del
pianoforte, l'organo continua a suonare), poi un frate si alzò, mi
ammollò una poderosa gomitata, e continuai a suonare da dove mi ero
fermato.

--
Luca Logi - Firenze - Italy e-mail: ll...@dada.it
Home page: http://www.angelfire.com/ar/archivarius
(musicologia pratica)

salo...@mediacomm.it

unread,
Jun 9, 2004, 4:05:34 PM6/9/04
to
Luca Logi ha scritto tra l'altro ...

> Era impossibile di non svegliarsi, e di non rimanere svegli. Passai

> la prima mattina insonne con due occhi cosě per due ore a letto.

> La seconda mattina, idem. La terza mattina, idem...

Ai tappi nelle orecchie non ci avevi pensato? ;-)

Comunque esiste un aneddoto davvero grazioso su sonno e musica: un Salesiano
contemporaneo di San Giovanni Bosco, don Giovanni Cagliero, valente
musicista (che in seguito divenne Vescovo e Cardinale), aveva composto una
Messa in onore del Santo, e l'aveva intitolata "Messa di S. Giovanni". La
musica, si narra, era assai bella ma ricca di tempi lenti, specialmente
"Adagio", e munita di parecchie ripetizioni. Fu eseguita una notte di Natale
con don Bosco che celebrava. E fu cosi' che il Santo si appisolo'
placidamente a meta' del Credo. Per fortuna un diacono li' accanto lo scosse
per farlo tornare all'altare. L'indomani, don Bosco chiamo' Cagliero e gli
disse: "Sai, la Messa di stanotte, doresti piuttosto intitolarla... 'Messa
delle anime del Purgatorio' ! ". Cagliero capi' l'antifona e modifico' la
sua opera di quel tanto che bastava a scongiurare l'effetto "ninna nanna"
per il futuro.

Andrea
salo...@mediacomm.it

.·°^°·.Elena.·°^°·.

unread,
Jun 9, 2004, 4:30:35 PM6/9/04
to
"Mario Buonafede" <voxne...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:e307d0a3.04060...@posting.google.com...
: ...e, aggiungerei, colpi di sonno.


e la noia, come capitava al mio ex prof che guardava l'orologio aspettando
la fine...
Mi è capitato x l'esame di licenza...
premessa: volevo fare l'esame di 5°, studiavo le invenzioni a 3 voci
all'epoca, poi x mancanza di tempo (e perché il prof mi ha fatto
candidamente notare che pianoforte non era il mio strumento principale,
quindi non avrei dovuto dedicarmici con troppa foga) mi sono messa a
studiare per la licenza di coplementare. Porto la 3° sonatina di Clementi,
so tutto, so bene, so a memoria quasi, nessuno mi disturba, la suono come
fosse Mozart, vado spedita, la conosco da quando avevo 10 anni...ma il
Clementi sotto sotto deve avermi rotto i cosiddetti: devo aver fatto una
faccia da "che noia che barba" mentre suonavo.....Non mi sono mai sentita
così sicura, ma mi è stato detto "non ti piaceva?"


--

Elena
"Silently she walks..."

oTTantoTTo

unread,
Jun 9, 2004, 7:09:48 PM6/9/04
to
"Luca Logi":
|
|
| [...] uno dei frati, che soffriva di insonnia, aveva il compito di

| svegliare gli altri e suonava un campanello elettrico tutte le mattine
| dalle sei alle sei e cinque.
|
| [...] Arrivato all'offertorio, mi addormentai su un accordo. Devo

| esserci rimasto fermo una trentina di secondi

Cosa vuoi che siano trenta secondi fermo su un accordo rispetto a cinque
minuti di campanello! Vendetta involontaria, direi :-))


--
52+36

Difendi anche tu la liberta` di scegliere il ricevitore satellitare.
Leggi i dettagli qui:
http://luckyluciano.altervista.org/lettera_garante.html
https://hi-cad.homelinux.org/ihstdm-faq/tiki-index.php?page=ListaDelleFaq

Veronica Medina

unread,
Jun 11, 2004, 10:39:22 AM6/11/04
to

"Mario Buonafede" <voxne...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:e307d0a3.04060...@posting.google.com...
> ...e, aggiungerei, colpi di sonno.
> Mi è successo (ed ho scoperto che non sono, non fui e non sarei né il
> primo né l'unico). Iniziò con un vuoto di memoria, ad un concorso
> pianistico le cui prove si protrassero oltre la mezzanotte: sulla
> porta di Kiev dei quadri di Mussorgskij, dopo le prime battute non
> ricordavo se stessi all'inizio o alla ripresa del tema. "Poco male",
> pensai, "Intanto ci metto una piccola corona, che tanto non guasta, e
> intanto cerco di ricordare se ho fatto o meno il passaggio in
> ottave..., le ottave, le ho fatte o no? Non mi pare, dovrei stare
> all'inizio. Vabbe' ci ho ancora qualche frazione di secondo per
> pensarci, cosa sarà una piccola frazione di attesa in più, chi vuoi
> che si accorga di una frazzzzzzz-zzzzzz-zzzzzz...."

questa e' troppo bella, non avevo mai sentito una cosa del genere anche
perche' con l'adrenalina dei nervi durante i concorsi per me sarebbe
impossibile provare sonno. Mi e' capitato solo di vedere un'episodio del
genere registrando un cd, le tipiche registrazioni fatte da mezza notte in
poi per evitare il rumore di fuori e il clavicembalista durante un solo di
soprano e basso continuo ad un certo punto ha fatto un'accordo fortissimo e
dissonante al che ci siamo girati tutti e il povero era letteralmente
crollato sopra la tastiera con la testa. Naturalmente si sono interrotte
le prese per mezz'ora finche' abbiamo finito di ridere.

Ciao
V.


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