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Musica seriale

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Aldo Galli

unread,
Jun 28, 2001, 6:02:20 PM6/28/01
to
C'č qualche anima pia che č in grado di spiegarmi semplicemente cosa si
intende per "musica seriale", ma soprattutto che mi sappia indicare alcuni
esempi musicali possibilmente facili da reperire che illustrino tale pratica
compositiva (si puň definire cosě?)?


Rodolfo Canaletti

unread,
Jun 28, 2001, 8:26:26 PM6/28/01
to
Aldo Galli <aldoonline.t...@yahoo.it> wrote:

Ti risponderanno musicologi molto piu' esperti di me.

Comunque il linguaggio seriale e' basato sulla serie dei dodici suoni
della scala cromatica (per quasto viene chiamato anche dodecafonia). La
serie deve essere costituita dalla successione di tutti i dodici suoni,
e nessuno nota deve essere ripetuta all'interno della serie. Questo
viene fatto al fine di non dare ad alcuna nota un valore gerarchico
superiore alle altre note (nel linguaggio tonale vi sono alcune note che
hanno un ruolo gerarchico superiore rispetto alle altre, in quanto
tendono ad attirare su di se' la frase musicale: ad es. la tonica e la
dominante).

La serie principale puo' a sua volta generarne altre tre: la retrograda,
nella quale la successione parte dall'ultima nota della serie principale
per risalire fino alla prima; la inversa, in cui gli intervalli sono
speculari rispetto alla serie principale, e la inversa retrograda. A
loro volta queste quattro serie, con lo stesso sistema, ne possono
generare altre fino ad un totale di 48, coinvolgendo tutte le possibili
combinazioni.

Schonberg rifiuta categoricamente di considerare la serie un tema. E
questo in base alla logica che nella serie nessun suono deve avere una
capacita' di attrazione sugli altri (cosa che nel tema comunemente
inteso invece avviene).

Una composizione in cui vi e' una dodecafonia esemplare e' il concerto
per violino e orchestra op. 36 di Schonberg. Un'altra sono le variazioni
per orchestra op. 31.

Dopo che Schonberg ha introdotto il linguaggio seriale, molti
compositori lo hanno adottato, se non in modo integrale, almeno in
parte. Per esempio la Lulu di Berg e' un'opera basata su una serie,
tuttavia il compositore frequentemente se ne distacca.

Ciao

Rudy

====================================================
If the doors of perception were cleansed every
thing would appear to man as it is: infinite.
William Blake
====================================================

Paolo Tramannoni

unread,
Jun 29, 2001, 11:45:13 AM6/29/01
to
In article <1evqr10.1t14ccyfvwb3kN%lil...@ns.altrimedia.it>,
lil...@ns.altrimedia.it (Rodolfo Canaletti) wrote:

> Comunque il linguaggio seriale e' basato sulla serie dei dodici suoni
> della scala cromatica (per quasto viene chiamato anche dodecafonia).

Rudy, bellissima introduzione alla dodecafonia, ma permettimi di limare
un po' alcune parti della spiegazione. Se quella che è stata definita
(non da Schoenberg) "dodecafonia" è all'inizio della musica seriale, in
realtà l'uso della serie si è sviluppato e diramato in mille direzioni.
È seriale Webern, che nelle tarde opere usa serie difettive, e lo sono,
in maniera diversa, Boulez, Stockhausen, Nono, Carter...

La serie è un "quanto" di note che contiene in sé materiale (intervalli,
durate, dinamiche, proporzioni...) sufficiente per la creazione di un
brano musicale, o parte di esso. La definizione e i confini sono
imprecisi: qualche tempo fa ho osato dire al mio maestro che scrive
musica seriale, e mi ha dato un'occhiataccia. Ora si usano i campi
armonici, mica la serie. Gulp!

> Schonberg rifiuta categoricamente di considerare la serie un tema.

Fino ad un certo punto. Nel periodo americano eccome se lo usa come
tema! Scrive anche delle belle variazioni...

Ciao,
Paolo

--
Paolo Tramannoni
Porto Recanati, Italy

Rodolfo Canaletti

unread,
Jun 29, 2001, 5:57:04 PM6/29/01
to
Paolo Tramannoni <pt...@edisons.it> wrote:

> In article <1evqr10.1t14ccyfvwb3kN%lil...@ns.altrimedia.it>,
> lil...@ns.altrimedia.it (Rodolfo Canaletti) wrote:
>
> > Comunque il linguaggio seriale e' basato sulla serie dei dodici suoni
> > della scala cromatica (per quasto viene chiamato anche dodecafonia).
>
> Rudy, bellissima introduzione alla dodecafonia, ma permettimi di limare
> un po' alcune parti della spiegazione.

Perbacco!! Ubi major...
Ho solo creduto di dare una definizione semplice da semplice ascoltatore
che qualche cosa del problema ha orecchiato. Poi so, certamente, che il
discorso e' molto piu' complesso, sia tecnicamente che storicamente.

Ciao e grazie.

Aldo Galli

unread,
Jul 2, 2001, 5:38:43 PM7/2/01
to

Rodolfo Canaletti <lil...@ns.altrimedia.it> wrote in message
1evqr10.1t14ccyfvwb3kN%lil...@ns.altrimedia.it...

> Aldo Galli <aldoonline.t...@yahoo.it> wrote:
>
> > C'č qualche anima pia che č in grado di spiegarmi semplicemente cosa si
> > intende per "musica seriale", ma soprattutto che mi sappia indicare
alcuni
> > esempi musicali possibilmente facili da reperire che illustrino tale
pratica
> > compositiva (si puň definire cosě?)?
>
> Ti risponderanno musicologi molto piu' esperti di me.
>
> Comunque il linguaggio seriale e' basato sulla serie dei dodici suoni
> della scala cromatica (per quasto viene chiamato anche dodecafonia). La
> serie deve essere costituita dalla successione di tutti i dodici suoni,
> e nessuno nota deve essere ripetuta all'interno della serie. Questo
> viene fatto al fine di non dare ad alcuna nota un valore gerarchico
> superiore alle altre note (nel linguaggio tonale vi sono alcune note che
> hanno un ruolo gerarchico superiore rispetto alle altre, in quanto
> tendono ad attirare su di se' la frase musicale: ad es. la tonica e la
> dominante).

Grazie per la spiegazione! Si puň dire allora che il linguaggio seriale sia
atonale, oppure c'č una differenza tra i due termini?


Paolo Tramannoni

unread,
Jul 2, 2001, 8:45:05 PM7/2/01
to
In article <9hqq20$714$1...@nreadA.inwind.it>, "Aldo Galli"
<aldoonline.t...@yahoo.it> wrote:

> Grazie per la spiegazione! Si può dire allora che il linguaggio seriale
> sia atonale, oppure c'è una differenza tra i due termini?

È "atonale" nel senso che non ha come base una tonalità. Non è l'unica
forma di atonalità (c'è quella teorizzata dagli americani, come Lerdhal
e Jackendorf), e in genere viene considerata una fase successiva della
fase atonale (meglio, della "dissoluzione della tonalità") dei Viennesi
(Schoenberg, Webern, Berg).

Roberto Maria Avanzi Mocenigo

unread,
Jul 3, 2001, 4:42:11 AM7/3/01
to
Aldo Galli wrote:
>
> Rodolfo Canaletti <lil...@ns.altrimedia.it> wrote in message
> 1evqr10.1t14ccyfvwb3kN%lil...@ns.altrimedia.it...
> > Aldo Galli <aldoonline.t...@yahoo.it> wrote:
> >
> > > C'è qualche anima pia che è in grado di spiegarmi semplicemente cosa si

> > > intende per "musica seriale", ma soprattutto che mi sappia indicare
> alcuni
> > > esempi musicali possibilmente facili da reperire che illustrino tale
> pratica
> > > compositiva (si può definire così?)?

> >
> > Ti risponderanno musicologi molto piu' esperti di me.
> >
> > Comunque il linguaggio seriale e' basato sulla serie dei dodici suoni
> > della scala cromatica (per quasto viene chiamato anche dodecafonia). La
> > serie deve essere costituita dalla successione di tutti i dodici suoni,
> > e nessuno nota deve essere ripetuta all'interno della serie. Questo
> > viene fatto al fine di non dare ad alcuna nota un valore gerarchico
> > superiore alle altre note (nel linguaggio tonale vi sono alcune note che
> > hanno un ruolo gerarchico superiore rispetto alle altre, in quanto
> > tendono ad attirare su di se' la frase musicale: ad es. la tonica e la
> > dominante).
>
> Grazie per la spiegazione! Si può dire allora che il linguaggio seriale sia
> atonale, oppure c'è una differenza tra i due termini?

La differenza c'è. Un linguaggio può essere atonale anche senza
essere basato sulla tecnica seriale, bensì su altre organizzazioni
del materiale. Inoltre è possibile scrivere pezzi seriali in modo
tale da presentare, localmente, forti tensioni tonali (non è un
esempio seriale, ma cmq dodecafonico, il concerto per violino "Alla
memoria di un angelo" di Alban Berg - o certi lavori di Piston).

La tecnica seriale permette di "non dare ad alcuna nota un valore
gerarchico" ma è possible, ad esempio, concepire le serie di
altezze e quelle di durate in modo da rimarcare in modo particolare
certe altezze, assegnando durate maggiori a quei suoni. Luciano
Berio ha praticamente fatto così già dalla Serenata per Flauto e
Strumenti, creando assimetrie ingeneranti polarità (e questo era
già un indizio che Berio non era fatto per la tecnica seriale...)

Roberto
--
/_/ Roberto Maria Avanzi Mocenigo <><
_/ Institut für Experimentelle Mathematik / Universität Essen
/ The odds are good, but the goods are odd!

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