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Diversità di Boheme e Traviata

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Gianluca Billo

unread,
Jul 9, 2002, 2:48:16 PM7/9/02
to
Qualcuno dice che la Traviata sia la prima opera verista ; al di là delle
veloci
classificazioni, il tema trattato può essere avvicinato ad alcuni tipici di
quel clima.
Si parla di una vicenda che, pur avendo un'ambientazione simile a quelle di
altre opere dell'epoca e di altre verdiane, sfocia nel dramma della morte di
una giovane nel pieno della vita causato da un terribile male.
Se questo è il nocciolo della vicenda, non è molto lontano da quello che
accade nella Boheme, opera che si conclude più o meno con quella morte, più
o meno allo stesso modo.
Molti vedono quest'ultima opera anch'essa come opera verista, ma in realtà
non credo che lo sia più di tanto. Penso sia qualcos'altro di cui si vuol
trattare rispetto alle tematiche tipiche ,ad esempio, del Verga e non è
difficile accorgersene.
A livello un poco più profondo rispetto alle differenze di ambientazione,
quali sono le differenze fra La Boheme e la Traviata ?

E' ovvio che il salotto aristocratico della seconda è ben diverso dalla
soffitta di
Rodolfo e che diversa è la vita di artisti spensierati, ma con difficoltà
economiche, condotta dai personaggi pucciniani rispetto ai balli di gala
della casa di Violetta.
Ma penso che ciò che conti più di tutto sia la morte delle rispettive
protagoniste e le vicende attraverso le quali esse passano prima di lasciare
questo mondo. In entrambe le opere si avvertono già dai primi momenti i
sintomi di una malattia, che mi risulta essere la stessa in entrambi i casi
; Violetta e Mimi' sono più o meno costrette a lasciare i loro amati
compagni, conosciuti all'inizio dell'opera, quasi credendo di non rivederli
mai più ; però, alla fine, quasi in extremis, si ricongiungono ad essi per
morire fra le loro disperate braccia.
Quasi cinquant'anni di differenza cronologica fra le due composizioni,
sembrano essere serviti a poco se effettivamente i contenuti sono cosi'
simili.
Un numero discreto di anni separa anche le opere letterarie originali da cui
le opere furono tratte, cioè "La signora delle camelie" di Dumas e "Scenes
de vie de Boheme" di Murger.
Mi chiedo quale sia il significato, ciò che queste opere intendono
trasmettere allo spettatore e se vi siano ,in questo , buone differenze fra
le due.
Perchè qualcosa di particolare, di profondo, lo spettatore deve portarlo via
dal teatro dal quale se ne esce alla fine della serata.
Qualcuno aveva scritto in passato che la Traviata era un'opera ancora
attuale. In che cosa ?
Come ho già scritto altre volte, mi dispiacerebbe se non si trattasse altro
che di
"storie" scritte ed inscenate per commuovere solamente. Se è cosi', si
potrebbe seguire anche un filmone strappalacrime dei periodi recenti ; il
fatto che la scrittura musicale sia raffinata, che il senso del teatro di
Versi e Puccini sia di alto livello non cambierebbero la questione.

Saluti.


Vox Neapolis

unread,
Jul 9, 2002, 3:53:28 PM7/9/02
to
Principalmente, trovo che Traviata sia un'opera di condanna per la
borghesia; Boheme, al contrario, un'assoluzione.
I bohemiens, all'epoca di Luigi Filippo (re borghese, re dei borghesi) non
sanno adeguare i loro comportamenti a quello che la moderna civilta'
richiede loro, e con la miseria condannano alla morte l'infelice Mimi'.
Inoltre, Puccini e compagnia sanno di citare situazioni e personaggi che si
richiamino all'opera di Verdi, ma penso che calcarvi la mano sulle
similitudini (come anche al Don Giovanni di Mozart), sia funzionale al
sottolineare l'eredita' di un'opera solo in quanto famosa e di successo,
piuttosto che per ragioni piu' profonde, aspirando ad occupare un ruolo
analogo nel repertorio operistico. Operazione riuscita alla perfezione.
Tempo fa, presuntuosamente scrissi un saggetto sulla Bohe`me, che non ho
con me ora. Il titolo era: "La Boheme, il manifesto del consumismo", con
un'analisi molto superficiale delle componenti metalinguistiche indirizzate
alla propaganda che Boheme ha contribuito a fissare e suggerire alle forme
di comunicazione di massa nascenti.
Iniziava con questa epigrafe:
Mimi' e Rodolfi tutti
che avete i denti brutti
adoperate l'Odol
e a modo li terrete.
(Giacomo Puccini, L'Illustrazione Italiana, 1901)
Che io sappia il primo slogan pubblicitario ad opera di un testimonial.

Ciao, a presto

Mario


mario benedetti

unread,
Jul 10, 2002, 5:56:51 AM7/10/02
to
Non ne sarei così certo. Il finale di Traviata è anzi del tutto assolutorio
nei confronti della borghesia.
La reproba muore, toglie l'impaccio della propria presenza, la figlia
candida potrà convolare a giuste borghesi nozze, il giovane Alfredo ha il
permesso di sposare una borghesissima giovane casta e pura e Giorgio Germont
è perdonato, fa la figura del padre nobile e potrà vantare anche una
strizzatina sensuale (qual figlia m'abbracciate... ma siamo sicuri???) alla
femmina perduta.
Un saluto
mario benedetti

"Vox Neapolis" <voxne...@some.like.it.hotmail.com> ha scritto nel
messaggio news:agfej7$dcd$1...@atlantis.cu.mi.it...


> Principalmente, trovo che Traviata sia un'opera di condanna per la
> borghesia; Boheme, al contrario, un'assoluzione.

> Mario
>
>


Vox Neapolis

unread,
Jul 10, 2002, 9:23:00 AM7/10/02
to

mario benedetti <mario.be...@tin.it> wrote

> Non ne sarei così certo. Il finale di Traviata è anzi del tutto
assolutorio
> nei confronti della borghesia.

Tu trovi? Manco un senso di colpa piccolo cosi'? Per tutta l'opera si sono
comportati da emeriti cafoni; abbandonano Violetta perche' offesi
dall'essere stati abbandonati alle danze ("La citta' di feste e' piena /
volge il tempo di partir"), nei loro costumi c'e' il giocarsi a carte una
donna, 'nzomma...

> La reproba muore, toglie l'impaccio della propria presenza, la figlia
> candida potrà convolare a giuste borghesi nozze, il giovane Alfredo ha il
> permesso di sposare una borghesissima giovane casta e pura e Giorgio
Germont
> è perdonato, fa la figura del padre nobile e potrà vantare anche una
> strizzatina sensuale (qual figlia m'abbracciate... ma siamo sicuri???)
alla
> femmina perduta.

E poi, mi piace pensare che lo stile di canto di papa' Germont sia
proiettato all'indietro perche' lui, anziano, ha vissuto l'epopea della
Rivoluzione, e ad essere bacchettoni sono proprio coloro della nuova
generazione cresciuti nel clima controriformistico ("L'amato e amante
giovine / or si ricusa al vincolo"); stile che risente di Mozart, di Gluck,
e di tutto quanto faccia Illuminismo.
Come dire: bello stronzo, ai miei tempi non sarebbe accaduto.
Un po' come oggi, in pieno riflusso :)))

> Un saluto
> mario benedetti

Ciao,
Mario Buonafede (certo, caro omonimo, che i nostri cognomi messi vicini
fanno proprio ridere :))))


Vox Neapolis

unread,
Jul 10, 2002, 9:35:13 AM7/10/02
to

Vox Neapolis <voxne...@some.like.it.hotmail.com> wrote

> E poi, mi piace pensare che lo stile di canto di papa' Germont sia
> proiettato all'indietro perche' lui, anziano, ha vissuto l'epopea della
> Rivoluzione, e ad essere bacchettoni sono proprio coloro della nuova
> generazione cresciuti nel clima controriformistico

Ma come mi e' venuto di scrivere questo?!?!? Intendevo dire "Restaurazione":
Vienna, non Trento.

Ach, Sigmund...

Mario b.


mario benedetti

unread,
Jul 10, 2002, 10:04:18 AM7/10/02
to

>
> Ma come mi e' venuto di scrivere questo?!?!? Intendevo dire
"Restaurazione":
> Vienna, non Trento.
>
> Ach, Sigmund...
>
> Mario b.
>
Già immaginavo messe palestriniane cantate in suffragio di Violetta...
Comunque papà Germont non mi è mai stato simpatico ed Alfredo nemmeno.
Un tizio che canta "un dì quando le veneri..." non fa altro che tentare di
spacciare per assoluta una morale sessuofobica che accetta il meretricio
solo fin quando è ben occultato.
Alfredo è un tardone salvato e poi inguaiato solo da quel briciolo di
istinto che una volta lo lancia tra le braccia dell'ottima nave scuola e poi
per contrappasso lo sprofonda nella vergogna della propria stupidità.
La verità è che Traviata fu la mia prima opera ascoltata nell'edizione
Votto-Scotto-Gianni Raimondi-Bastianini alla ormai sideralmente lontana età
di 16 anni. Non ho mai accettato il destino cinico e baro di Violetta e
dunque mal sopporto le cause dei suoi dolori spirituali...

I miei pensieri non saranno benedetti ma almeno in buonafede...

m.b.


Rodolfo Canaletti

unread,
Jul 10, 2002, 10:25:21 AM7/10/02
to
Gianluca Billo <debuss...@sitoverde.com> wrote:

> Qualcuno dice che la Traviata sia la prima opera verista ; al di là delle
> veloci
> classificazioni, il tema trattato può essere avvicinato ad alcuni tipici di
> quel clima.
> Si parla di una vicenda che, pur avendo un'ambientazione simile a quelle di
> altre opere dell'epoca e di altre verdiane, sfocia nel dramma della morte di
> una giovane nel pieno della vita causato da un terribile male.
> Se questo è il nocciolo della vicenda, non è molto lontano da quello che
> accade nella Boheme, opera che si conclude più o meno con quella morte, più
> o meno allo stesso modo.

Che io sappia, se c'e' stata un'opera nella quale Puccini era
preoccupato per similitudini che potessero richiamare la traviata,
questa non era Boheme, ma La rondine. Non a caso Puccini ne scrisse e
riscrisse il finale. Qualcuno, leggendo il libretto, parlava gia' di
"Una traviata dei poveri".

Secondo me il vero problema non sta tanto nella causa della morte, e
neppure nella morte come atto conclusivo, quanto nel rapporto fra amore
e convenienze sociali, o, estendendo il concetto, fra liberta' e
struttura della societa'. E il tema, nelle due opere, pur in
ambientazioni diverse, e', tutto sommato, lo stesso.
Magda se ne va perche' sa che, come demimondaine, non potra' mai essere
accettata dai genitori di Ruggero, dalla cara mamma. Idem Violetta, che,
per rispettare le regole, non poteva non morire. Ci si puo' ingenuamente
chiedere: se al momento opportuno fosse arrivato un medico con una bella
fiala di streptomicina, che cosa sarebbe successo? No, no, meglio cosi'.
Fortuntamente la streptomicina sara' inventata circa un secolo dopo.


Una cosa invece interessante, che potrebbe creare un collegamento fra la
Boheme e La rondine, e' il carattere di alcuni personaggi: per esempio
Rodolfo-Prunier oppure Musetta-Magda.

Per intenderci: Boheme e' un'opera scritta in un periodo della vita di
Puccini in cui l'entusiasmo, il "crederci" erano alle stelle. I
personaggi di Boheme sono tutti personaggi puliti, sinceri, elementari
nelle loro passioni, nella loro fede.
La rondine e' scritta circa 20 anni dopo. Molta acqua e' passata sotto i
ponti, sia quelli del compositore che quelli del "marito". I suoi
entusiasmi si sono spenti, prevale lo scetticismo: ecco allora che il
giovane poeta boehmien, povero ed entusiasta, nella rondine ci riappare
come un ricco e banale pennivendolo, ma famoso al punto di essere
chiamato "il vate della nazione" (accenno a D'Annunzio?). Anche Musetta,
che pur nella vita da mantenuta ha una sua spontaneita', una grande
vitalita', una vera capacita' di amare, diventa Magda, demimondaine
sofisticata, che a un certo punto si stanca della gabbia dorata, vuole
ricostruire un sogno d'amore della gioventu'. Finge, desidererebbe, alla
fine vuole innamorarsi di un uomo che le ricorda il sogno, ma alla fine
il tutto si risolve banalmente in un altro modo di svagarsi. Insomma,
una Musetta piena di colori che, venti anni dopo ci troviamo diventata
grigia, impagliata, priva di vita. Allora si puo' pensare alla Rondine,
come disgregazione dei sogni della gioventu' del compositore che in
Boheme erano apparsi luminosi e pieni di speranza.

Ciao

Rudy


====================================================
If the doors of perception were cleansed every
thing would appear to man as it is: infinite.
William Blake
====================================================

Gianluca Billo

unread,
Jul 10, 2002, 10:59:10 AM7/10/02
to

> Principalmente, trovo che Traviata sia un'opera di condanna per la
> borghesia; Boheme, al contrario, un'assoluzione.

Un'analisi di questo tipo non me l'aspettavo.
Puccini potrà essere definito una sorta di retrogrado rispetto all'epoca in
cui viveva, il suo modo di scrivere potrà sembrare desideroso di piacere
alla borghesia dell'epoca, la sua musica nasce sotto l'ottica
piccolo-borghese della Belle Epoque, ma che sia più arretrato rispetto a
Verdi non lo credo.
Che la borghesia possa essere colpevolizzata da Verdi proprio ancora nel suo
periodo di splendore e assolta da Puccini all'epoca della sua crisi mi
sembra strano.
La borghesia, dopo il suo periodo di spendore, fino a metà Ottocento,
comincia a "decadere" con la crisi dei valori Risorgimentale prima e poi al
crollo della fede positivista ; in sostanza non sa a cosa rivolgersi, a
quali mete aspirare e vari saranno i tentativi di soluzione tutti destinati
all'insuccesso o portatori di vicende negative a livello storico.
Con la Traviata il mondo borghese avverte la sua crisi, la sua insensibilità
rispetto alle vicende umane della protagonista . Ma non so nemmeno se sia
cosi', almeno da ciò che appare dall'esterno. Mi sembra che il soggetto
dell'opera sia più che altro un mondo aristocratico ; mi sembra vi sia uno
scontro fra aristocrazia e borghesia. Non sono informato esattamente su
questo, ma il mondo tutto da favola, dei balli della casa di Violetta il un
sapore quasi di un mondo nobiliare, non borghese.
C'è quasi un'atmosfera da sogno, da incanto, che viene turbata dalla vicenda
della protagonista.
Nella Boheme si danno per scontati dei passaggi storici che mancano nella
Traviata. Non vedo la possibilità di paragonare il mondo della casa di
Violetta con la vita, si' spensierata etc.., dei bohemiens, che non vivono
in un castello e non danno ricevimenti , ma in una soffitta.
Penso che nell'opera si avverta sempre l'aria del dramma, della sconfitta,
della vittoria della morte ; si avverte un'atmosfera decadente, di
disperazione che non credo si possa vedere come un'assoluzione della
borghesia.
Certo, si potrà dire che se Mimi' è morta la colpa non è stata dei borghesi
che la circondavano e che tentavano di aiutarla ; si potrà parlare
dell'ineluttabilità del destino dei protagonisti ; al di là delle colpe,
quello che trasparirà potrà essere il senso di impotenza rispetto a quella
vicenda.
Tutto ciò testimonia, penso, il crollo dei valori borghesi, non
l'esaltazione di questa "classe" ; magari di ciò Puccini era
inconsapevole.


> I bohemiens, all'epoca di Luigi Filippo (re borghese, re dei borghesi) non
> sanno adeguare i loro comportamenti a quello che la moderna civilta'
> richiede loro, e con la miseria condannano alla morte l'infelice Mimi'.

Su questo sono in parte d'accordo ; penso si possa più che altro dire che la
moderna civiltà non sappia di preciso cosa chiedere loro.
Non sono certo che la responsabilità della morte di Mimi' possa essere
attribuita a loro ed alla loro miseria. Si potrebbe dire che avrebbero
dovuto cercare di essere più ricchi per essere in grado di mantenere la
giovane in un ambiente più accogliente ? Come avrebbero potuto non vivere in
quella "miseria" e mantenersi "moderni" nello stesso tempo ?

> Inoltre, Puccini e compagnia sanno di citare situazioni e personaggi che
si
> richiamino all'opera di Verdi, ma penso che calcarvi la mano sulle
> similitudini (come anche al Don Giovanni di Mozart), sia funzionale al
> sottolineare l'eredita' di un'opera solo in quanto famosa e di successo,
> piuttosto che per ragioni piu' profonde, aspirando ad occupare un ruolo
> analogo nel repertorio operistico. Operazione riuscita alla perfezione.

Io , come ho scritto più volte, ammiro Puccini e quando lo si critica
ovviamente non sono felicissimo.
Però queste critiche, che sicuramente hanno un fondamento, le accetto
volentieri;
mi piace che chi non ama un compositore o un artista o chi trovi in lui
qualcosa di negativo, lo dica senza mezzi termini.
Non faccio fatica a pensare anch'io che il desiderio della citazione
illustre sia stato presente in Puccini (ed in altri probabilmente)...

Ciao.


Gianluca Billo

unread,
Jul 10, 2002, 11:23:24 AM7/10/02
to
> Per intenderci: Boheme e' un'opera scritta in un periodo della vita di
> Puccini in cui l'entusiasmo, il "crederci" erano alle stelle. I
> personaggi di Boheme sono tutti personaggi puliti, sinceri, elementari
> nelle loro passioni, nella loro fede.
> La rondine e' scritta circa 20 anni dopo. Molta acqua e' passata sotto i
> ponti, sia quelli del compositore che quelli del "marito". I suoi
> entusiasmi si sono spenti, prevale lo scetticismo: ecco allora che il
> giovane poeta boehmien, povero ed entusiasta, nella rondine ci riappare
> come un ricco e banale pennivendolo, ma famoso al punto di essere
> chiamato "il vate della nazione" (accenno a D'Annunzio?). Anche Musetta,
> che pur nella vita da mantenuta ha una sua spontaneita', una grande
> vitalita', una vera capacita' di amare, diventa Magda, demimondaine
> sofisticata, che a un certo punto si stanca della gabbia dorata, vuole
> ricostruire un sogno d'amore della gioventu'. Finge, desidererebbe, alla
> fine vuole innamorarsi di un uomo che le ricorda il sogno, ma alla fine
> il tutto si risolve banalmente in un altro modo di svagarsi. Insomma,
> una Musetta piena di colori che, venti anni dopo ci troviamo diventata
> grigia, impagliata, priva di vita. Allora si puo' pensare alla Rondine,
> come disgregazione dei sogni della gioventu' del compositore che in
> Boheme erano apparsi luminosi e pieni di speranza.


Che i "sogni" di Puccini sia nella vita che nelle sue opere siano andati
spegnendosi è vero ; anche il suo carattere, il suo modo di essere subiscono
un peggioramento, recano i segni della crisi. Crisi che egli cercherà di
superare nel suo ultimo salto di qualità, se cosi' si può chiamare, nel suo
cercare di superar sè stesso, trovando linguaggi e temi nuovi. Forse la sua
emblematica fine prima di terminare Turandot, la sua opera preferita e che
lo coinvolgerà maggiormente, dimostra che questo superamento era destinato a
non essere mai ultimato.
Ma al di là di questo non riesco a vedere tutto lo slancio presente nella
Boheme, nel senso che è forte (e voluto) il contrasto fra le parti iniziali
e quella, terribile, finale. Cioè penso che il succo dell'opera sia legato
proprio allo spegnersi del vigore dei protagonisti ; il compito dell'opera
sembra essere quello di dare una brusca calmata, una specie di ritorno alla
dura realtà, allo slancio di quei giovani. La gioventù si è già spenta con
quest'opera.
Da ciò che tu scrivi , invece, mi sembra che si possa vedere la Boheme come
opera "ottimistica" in netto contrasto la Rondine vista come consapevole
della crisi, perciò "pessimistica".
Tornando al discorso principale,
la Traviata sarebbe legata a visioni più negative rispetto a quelle che
emergono dalla Boheme ? Sarebbe maggiormente pessimistica ?
Se si', mi chiedo a cosa sia dovuto il "rinvigorimento", l'iniezione di
ottimismo, presente in Puccini a fine Ottocento, se non alle sue personali
vicende (la smania di successo, il tentativo di "sfondare" e la
consapevolezza di poter riuscirvi, la sua giovane età).

Ciao.


Marco Marcelli

unread,
Jul 10, 2002, 11:39:42 AM7/10/02
to

"mario benedetti" <mario.be...@tin.it> wrote

> Un tizio che canta "un dì quando le veneri..." non fa altro che tentare di
> spacciare per assoluta una morale sessuofobica che accetta il meretricio
> solo fin quando è ben occultato.

Molto piu' banalmente: un tale che non si fa gli affari suoi in modo cosi'
smaccato dovrebbe solo fare della strada! :-))

> Alfredo è un tardone salvato e poi inguaiato solo da quel briciolo di
> istinto che una volta lo lancia tra le braccia dell'ottima nave scuola e
poi
> per contrappasso lo sprofonda nella vergogna della propria stupidità.

Qui sarei meno duro.
Se ci pensi bene, non sapendo lui i giochini che gli prepara vilmente il
padre, cos'altro avrebbe potuto fare??

> I miei pensieri non saranno benedetti ma almeno in buonafede...


Ah, questo e' certo...:-)


--
======================
Marco Marcelli - Genova
marco_m...@libero.it
======================


Vox Neapolis

unread,
Jul 10, 2002, 3:39:41 PM7/10/02
to

Gianluca Billo <debuss...@sitoverde.com> wrote

> che (Puccini, Ndr) sia più arretrato rispetto a
> Verdi non lo credo

L'essere attestato su posizioni conservatrici o reazionarie, non comporta
l'essere arretrati necessariamente nell'espressione artistica; anche
Beaurmachais conosce una trasposizione operistica aderente allo spirito
rivoluzionario ad opera di Mozart, ed una di segno "controriformista" (ma
quanto m'e' piaciuto 'sto lapsus!) ad opera di Rossini.
Anzi, il buon Gioachino ha avuto modo di manifestare la sua maestria e
superiorita', pur volendola cinicamente circoscrivere alla sola schiera dei
compositori reazionari, confrontandosi con il povero Paisiello, mentre
Mozart svetta da solo (diversamente se lo confrontiamo con le altre
trasposizioni del "Convitato di pietra", ma svetta lo stesso talmente in
alto da essere inevitabilmente unico).
Per altre ragioni, comunque, trovo Puccini "arretrato" rispetto a Verdi:
l'impianto drammaturgico cristallizzato che non sembra aver colto le lezioni
lasciate dal Flastaff e dall'Otello, per esempio, e un uso "diplomatico" del
colore orchestrale e dell'armonia che, nei compositori a lui coevi,
producevano ben altri e devastanti effetti: profetici dei tempi che
verranno, ancor piu' che specchio del loro presente. Era Mahler che, a
proposito di Puccini, diceva qualcosa del tipo "anche i cani sanno
orchestrare".
Cio' non toglie che Boheme mi procura i lacrimoni, in un punto in
particolare: "C'e' Mimi', c'e' Mimi' che mi segue e che sta male..."

Soooooob, snif, snif.

Un genio, Puccini, ma un genio del male :)))

Ciao, a presto.

P.S.: > Già immaginavo messe palestriniane cantate in suffragio di
Violetta...

ROTFL!


Mario

Ale Redfiddler

unread,
Jul 10, 2002, 3:50:03 PM7/10/02
to

"Vox Neapolis" <voxne...@some.like.it.hotmail.com> ha scritto nel
messaggio

> Ach, Sigmund...

dica.
Anzi, prima sganci, prego.
Poi si stenda e dica.
S.F.
Wien

Rodolfo Canaletti

unread,
Jul 10, 2002, 7:36:12 PM7/10/02
to
Gianluca Billo <debuss...@sitoverde.com> wrote:


> Da ciò che tu scrivi , invece, mi sembra che si possa vedere la Boheme come
> opera "ottimistica" in netto contrasto la Rondine vista come consapevole
> della crisi, perciò "pessimistica".

Per nulla. Non mi sembra di aver detto questo. Ho detto che la Boheme e'
stata scritta in un momento di grande fervore, di ottimismo creativo
(che non ha nulla a che vedere con l'ottimismo della vicenda). I
personaggi della Boheme sono ben diversi da quelli della Rondine. Eppure
un sottile filo li collega, come ho cercato di mettere in evidenza.
Secondo me, cercare ottimismo o pessimismo mella Boheme e' cercare il
freddo per il letto. La Boheme e' un'opera che narra una vicenda umana.
Non vi sono proiezioni filosofiche sui destini del mondo, scelte
politiche o cose di questo genere. Vi e' solo com-passione del
compositore alla vita genuina e rale di questi personaggi. Il messaggio
e' qui.


> Tornando al discorso principale,
> la Traviata sarebbe legata a visioni più negative rispetto a quelle che
> emergono dalla Boheme ? Sarebbe maggiormente pessimistica ?

A questo proprio non saprei cosa risponderti, dato che tu raffronti due
opere sulla base di un particolare comune che secondo me non e'
rilevante (la morte per tbc delle protagoniste). Le due opere sono molto
diverse. Nella Traviata c'e' la ricostruzione di un mondo che Verdi
giudicava decadente, corrotto (cosa appunto che si riscontra anche nella
Rondine di Puccini). Nella Boheme c'e' la ricostruzione di un mondo
pulito, sano; certo, con le sue grandi difficolta', anche le sue
tragedie. Nella Boheme si muore di tbc, ma anche si soffre la fame, il
freddo: e' la vita. Nella traviata si muore perche' le convenzioni
sociali non permettono altra soluzione.

Ti sembra che definire la Boheme un'opera ottimista e la Traviata
un'opera pessimista aggiunga qualche cosa? Secondo me non aggiunge
nulla. Le due opere affrontano problemi, situazioni, molto diverse e
etichettarle con aggettivi si rischia di sminuirne il significato.


> Se si', mi chiedo a cosa sia dovuto il "rinvigorimento", l'iniezione di
> ottimismo, presente in Puccini a fine Ottocento, se non alle sue personali
> vicende (la smania di successo, il tentativo di "sfondare" e la
> consapevolezza di poter riuscirvi, la sua giovane età).

Beh, che Puccini fosse consapevole del proprio valore, mi pare
abbastanza ovvio e, direi, normale. Mi pare abbastanza verosimile che un
autore avverta una specie di immedesimazione in quello che racconta.
Puccini non era un filosofo, ma sentiva i sentimenti, e li sapeva
porgere.

Giampaolo Lomi

unread,
Jul 11, 2002, 6:54:57 AM7/11/02
to
On Wed, 10 Jul 2002 23:36:12 GMT, rodolfo....@tin.it (Rodolfo
Canaletti) wrote:
> Nella Boheme si muore di tbc, ma anche si soffre la fame, il
>freddo: e' la vita. Nella traviata si muore perche' le convenzioni
>sociali non permettono altra soluzione.

La solita acqua fritta politica ! Nella Traviata anche Violetta ( dal
romanzo "La Dame aux camélias" di Alexandre Dumas 1848), imuore di tbc
e non per colpa delle "convenzioni sociali", ma perchè il signor Kock
non aveva ancora scoperto il Mycobacterium Tuberculosis, o Bacillo di
Kock (B. K.), che riuscì ad isolare nel 1882 , e quindi il mal sottile
portava direttamente alla tomba, a prescindere dalle situazioni
sociali, come si confà ad ogni seria malattia (tipo l'AIDS) sulla
soluzione della quale i ....bravi medici, parlano, spendono, si
contraddicono, fanno le vedette televise, ma non riescono a tirare
fuori un ragno da un buco, al di là di qualche cocktail che prolunga
più o meno la lunga agonia.

Giampaolo

_____________________________________________________
L'amore è un canovaccio fornito dalla natura e
ricamato dall'immaginazione.

Voltaire
_____________________________________________________

sterne

unread,
Jul 11, 2002, 8:20:31 AM7/11/02
to
> La solita acqua fritta politica !


ROTFL

> Nella Traviata anche Violetta ( dal
> romanzo "La Dame aux camélias" di Alexandre Dumas 1848), imuore di tbc
> e non per colpa delle "convenzioni sociali", ma perchè il signor Kock
> non aveva ancora scoperto il Mycobacterium Tuberculosis, o Bacillo di
> Kock (B. K.), che riuscì ad isolare nel 1882 , e quindi il mal sottile
> portava direttamente alla tomba, a prescindere dalle situazioni
> sociali, come si confà ad ogni seria malattia (tipo l'AIDS) sulla
> soluzione della quale i ....bravi medici, parlano, spendono, si
> contraddicono, fanno le vedette televise

ti correggo: fanno le "soubrette" televisive...

> ma non riescono a tirare
> fuori un ragno da un buco, al di là di qualche cocktail che prolunga
> più o meno la lunga agonia.

ARI-ROTFLLLL!!!


--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it

Gianluca Billo

unread,
Jul 11, 2002, 1:22:02 PM7/11/02
to

> Per nulla. Non mi sembra di aver detto questo. Ho detto che la Boheme e'
> stata scritta in un momento di grande fervore, di ottimismo creativo
> (che non ha nulla a che vedere con l'ottimismo della vicenda).

Avevo inteso male ;


> A questo proprio non saprei cosa risponderti, dato che tu raffronti due
> opere sulla base di un particolare comune che secondo me non e'
> rilevante (la morte per tbc delle protagoniste). Le due opere sono molto
> diverse. Nella Traviata c'e' la ricostruzione di un mondo che Verdi
> giudicava decadente, corrotto (cosa appunto che si riscontra anche nella
> Rondine di Puccini). Nella Boheme c'e' la ricostruzione di un mondo
> pulito, sano; certo, con le sue grandi difficolta', anche le sue
> tragedie. Nella Boheme si muore di tbc, ma anche si soffre la fame, il
> freddo: e' la vita. Nella traviata si muore perche' le convenzioni
> sociali non permettono altra soluzione.

Mi sembra che queste siano differenze significative fra le due opere ;
se però mi assicuri che la morte di Violetta sia inserita come critica verso
quel mondo corrotto di cui parli ; non so se si possa dire solo questo, se
sia cosi' semplice. Se Verdi non sopportava, nel 1950 circa, cioè in pieno
fervore compositivo, quel mondo che aveva condannato a morte la sua eroina,
mi chiedo che alternative avesse da proporre ad esso; la borghesia a
quell'epoca viveva ancora un florido periodo ; se la Traviata fosse opera di
denuncia, se vi fosse una critica cosi' forte alla società borghese,
potrebbe essere vista come opera di rottura magari verso lo stesso mondo che
l'applaudiva a teatro.
Poi mi chiedo, viste le caratteristiche di Verdi e della sua vita, se egli
davvero potesse assurgere a critico di quel mondo, se realmente fosse cosi'
coinvolto da una morte simile o magari se, nelle stesse situazioni, anche
lui non avrebbe lasciato morire Violetta. Al di là di questa mia piccola
cattiveria, forse ho sbagliato tutta la mia analisi : il mondo criticato da
Verdi è legato alla borghesia (all'alta borghesia) o ad ambienti
aristocratici e nobiliari ?
E' ovvio che ci sono ampie differenze anche fra il mondo borghese di
fine-Settecento e quello di fine-Ottocento, senza dover scomodare quello
aristocratico, però la critica verso quest'utimo mondo rientra perfettamente
nell'ottica del periodo ed in quella di Dumas, perciò tutto torna.

Ma c'è un'altra cosa che spesso si dice : La Traviata sarebbe la prima opera
Verista. Se è cosi', cambia tutto. L'evento della morte della protagonista
assume altro significato, cioè vale proprio come evento terreno, materiale,
causato da una precisa malattia, come una "disgrazia" che colpisce i
protagonisti ed il resto dell'opera potrebbe essere visto come il contorno
di questa tragedia . Allora potrebbe essere in un certo senso fondata
l'osservazione di Lomi, in risposta al tuo precedente messaggio.
Io comunque propendo per la prima versione.

> Ti sembra che definire la Boheme un'opera ottimista e la Traviata
> un'opera pessimista aggiunga qualche cosa? Secondo me non aggiunge
> nulla. Le due opere affrontano problemi, situazioni, molto diverse e
> etichettarle con aggettivi si rischia di sminuirne il significato.

Le parole "ottimista" o "pessimista" non cambiano molto il senso della
questione ; certo, se proprio dovessi usarne una, definirei entrambe le
opere
"pessimistiche".


> Puccini non era un filosofo, ma sentiva i sentimenti, e li sapeva
> porgere.

E' vero; anche se talvolta lo si può definire troppo "sentimentale" se non
un po' finto ed esagerato, quello che dici è vero e penso sia il nocciolo
delle composizioni pucciniane.

Ciao.


Gianluca Billo

unread,
Jul 11, 2002, 1:22:04 PM7/11/02
to

> La solita acqua fritta politica ! Nella Traviata anche Violetta ( dal
> romanzo "La Dame aux camélias" di Alexandre Dumas 1848), imuore di tbc
> e non per colpa delle "convenzioni sociali", ma perchè il signor Kock
> non aveva ancora scoperto il Mycobacterium Tuberculosis, o Bacillo di
> Kock (B. K.), che riuscì ad isolare nel 1882 , (...)

Ma no, dai ! Penso che uno spirito critico verso il mondo corrotto,
insensibile da cui proviene Germont sia presente nell'opera, come sostiene
Rodolfo Canaletti ; magari parlare di critica a quella società è usare
un'espressione esagerata, ma quantomeno la compassione verso Violetta come
vittima di quel sistema non si potrà negare.
Di conseguenza, non penso nemmeno sia cosi' rilevante il tipo di malattia di
cui la protagonista muore.

Mi pare, ma non è cosi' importante, che Violetta muoia di Tubercolosi e
Mimi' di tisi. Sono malattie ben presenti all'epoca, dalla sintomatologia
abbastanza simile e che non lasciavano scampo.

Ciao.

Rodolfo Canaletti

unread,
Jul 11, 2002, 6:57:05 PM7/11/02
to
Gianluca Billo <debuss...@sitoverde.com> wrote:


> Mi sembra che queste siano differenze significative fra le due opere ;
> se però mi assicuri che la morte di Violetta sia inserita come critica verso
> quel mondo corrotto di cui parli ; non so se si possa dire solo questo, se
> sia cosi' semplice. Se Verdi non sopportava, nel 1950 circa, cioè in pieno
> fervore compositivo, quel mondo che aveva condannato a morte la sua eroina,
> mi chiedo che alternative avesse da proporre ad esso; la borghesia a
> quell'epoca viveva ancora un florido periodo ; se la Traviata fosse opera di
> denuncia, se vi fosse una critica cosi' forte alla società borghese,
> potrebbe essere vista come opera di rottura magari verso lo stesso mondo che

> l'applaudiva a teatro. etc.

Certo, tu poni problemi molto interessanti, ai quali francamente non
saprei che cosa rispondere.
Il mio istinto, nella lettura della Traviata mi porta a concepire la
morte di Violetta come necessaria. Non e' pensabile una Traviata in cui
Violetta miracolosamente guarisca. Come ho detto in precedenza,
"fortunatamente" la streptomicina e' stata scoperta circa un secolo
dopo.
Poi:
e' vero che Verdi dimostra una grande simpatia, e tutto sommato soffra
la sua morte. E che questa simpatia non si trasmette invece ne' ad
Alfredo, ne' al padre.
Ma e' sufficiente questo per dire che la morte di Violetta e' il punto
chiave della critica ad un certo tipo di societa'?
Secondo me la critica alla societa' che si puo' leggere nella Traviata
non e' di tipo politico, ma soprattutto morale: il disprezzo di Verdi
verso il demimond. A questo punto, da un punto di vista teatrale,
drammaturgico, la morte di Violetta era assolutamente necessaria.
Poi c'e' da tenere presente il lavoro di Dumas. Non dimentichiamo che il
romanzo/piece di Dumas e' autobiografico, e che lui e' stato
protagonista (negativo) della vicenda. Quanto puo' influire su tutta la
vicenda la sua personale delusione?

Resta il fatto che la Traviata e' una delle opere piu' perfette dal
punto di vista drammaturgico. E come accade in questi casi, le letture
possono essere diverse, e tutte giustificabili (come ad esempio accade
nel Don Giovanni). Proprio come avviene nella vita, dove
l'intepretazione dei fatti non e' mai univoca, ma sottosta' ad una
infinita' di sfumature.



> Ma c'è un'altra cosa che spesso si dice : La Traviata sarebbe la prima opera
> Verista.

Personalmente non riesco a considerarla un'opera verista, anche se i
sentimenti vi sono espressi in modo forte.
Credo che un equivoco in questo senso vada cercato nel fatto che la
Traviata, dopo Stiffelio, e' la prima opera la cui vicenda si svolge
nella contemporaneita'. E Verdi ne era ben consapevole, e temeva che
questo potesse dipiacere al pubblico.


> Se è cosi', cambia tutto. L'evento della morte della protagonista
> assume altro significato, cioè vale proprio come evento terreno, materiale,
> causato da una precisa malattia, come una "disgrazia" che colpisce i
> protagonisti ed il resto dell'opera potrebbe essere visto come il contorno
> di questa tragedia .

Certo. Si tratta di una possibile lettura. Un po' "misera" ma sempre
lettura.

mario benedetti

unread,
Jul 12, 2002, 2:48:45 AM7/12/02
to

"Rodolfo Canaletti" <rodolfo....@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:1ff6nbo.1229uhe1g07fowN%rodolfo....@tin.it...

> Gianluca Billo <debuss...@sitoverde.com> wrote:
>
> Poi c'e' da tenere presente il lavoro di Dumas. Non dimentichiamo che il
> romanzo/piece di Dumas e' autobiografico, e che lui e' stato
> protagonista (negativo) della vicenda. Quanto puo' influire su tutta la
> vicenda la sua personale delusione?
>
In un certo senso anche per Verdi la vicenda aveva una valenza
autobiografica: La Strepponi otre a fare la cantante (professione poco
commendevole nell'ottocento) aveva avuto una lunga relazione con un tenore
ed era madre di due figli. Insomma per la morale dell'epoca era una donna
perduta.
Per fortuna a lei andň un po' meglio che a Violetta.
saluti


Gianluca Billo

unread,
Jul 12, 2002, 8:00:04 AM7/12/02
to
> In un certo senso anche per Verdi la vicenda aveva una valenza
> autobiografica: La Strepponi otre a fare la cantante (professione poco
> commendevole nell'ottocento) aveva avuto una lunga relazione con un tenore
> ed era madre di due figli. Insomma per la morale dell'epoca era una donna
> perduta.
> Per fortuna a lei andň un po' meglio che a Violetta.

Su questa vicenda calca, in maniera un po' troppo "melodrammatica", un
famoso film su Verdi, intitolato "Giuseppe Verdi" (originale il
titolo...),di cui perň non ricordo il regista.
Nel film si cerca una sovrapposizione fra la storia di Violetta, costretta
da Germont a lasciare Alfredo per non disonorare la famiglia di lui, e
quella di Giuseppina Strepponi.

Ciao.

Gianluca Billo

unread,
Jul 12, 2002, 8:00:05 AM7/12/02
to
> Il mio istinto, nella lettura della Traviata mi porta a concepire la
> morte di Violetta come necessaria. Non e' pensabile una Traviata in cui
> Violetta miracolosamente guarisca. Come ho detto in precedenza,
> "fortunatamente" la streptomicina e' stata scoperta circa un secolo
> dopo.

Si, penso che questo sia abbastanza fuori discussione, indipendentemente
dalla chiave di lettura che si possa fornire.

> Poi c'e' da tenere presente il lavoro di Dumas. Non dimentichiamo che il
> romanzo/piece di Dumas e' autobiografico, e che lui e' stato
> protagonista (negativo) della vicenda. Quanto puo' influire su tutta la
> vicenda la sua personale delusione?

Su questo lavoro devo ammettere di non essere molto informato; anzi non ne
so nulla...
Interessante è il fatto che si tratti di un racconto autobiografico.

> Resta il fatto che la Traviata e' una delle opere piu' perfette dal
> punto di vista drammaturgico. E come accade in questi casi, le letture
> possono essere diverse, e tutte giustificabili (come ad esempio accade
> nel Don Giovanni). Proprio come avviene nella vita, dove
> l'intepretazione dei fatti non e' mai univoca, ma sottosta' ad una
> infinita' di sfumature.

Si presta a varie letture ed è giusto cosi' ; non vorrei che però la
faccenda sia più semplice di quanto noi crediamo e noi la stessimo
complicando senza che ce ne sia bisogno...
Magari si tratta di un tema relativamente semplice, immediato, che non
necessita di essere sviscerato troppo ; d'altronde l'opera doveva avere
questa caratteristica di immediatezza, legata al pubblico che doveva
recepirne abbastanza facilmente i contenuti.
Per cui non credo si possa pensare a chissà quali simboli nascosti Verdi
intendesse usare ; certo, quando si parla di autori di questo calibro, le
loro creazioni si prestano ad analisi approfondite, anche solo per il valore
musicale o storico che rivestono.


> Personalmente non riesco a considerarla un'opera verista, anche se i
> sentimenti vi sono espressi in modo forte.
> Credo che un equivoco in questo senso vada cercato nel fatto che la
> Traviata, dopo Stiffelio, e' la prima opera la cui vicenda si svolge
> nella contemporaneita'. E Verdi ne era ben consapevole, e temeva che
> questo potesse dipiacere al pubblico.

Nemmeno io credo che la lettura verista colga nel segno ; del resto, fatico
a vedere in Verdi l'immagine di un autore verista e mi sembra molto strano
che solo in quell'opera si trattino tematiche veriste e queste non compaiano
nemmeno di sfuggita nelle creazioni successive.

Ciao.

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