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Giovanni Pacini

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Italia Online

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet ove
saperne di piů.
grazie
Pietro Puca
pepi...@iol.it

Riccardo Domenichini

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Italia Online wrote:

> sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
> compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,

prova qua:

http://www.geocities.com/Vienna/8917/Pacini.html

dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD la
Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.
Se non lo conosci, l'ultimo recital di Bruce Ford per Opera Rara si apre
con un brano STRAORDINARIO dal Carlo di Borgogna, una meraviglia.

R.
--

========================================================================
Riccardo Domenichini
Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Archivio Progetti - Centro di Servizi Interdipartimentali
S. Marta, Dorsoduro 2196 - 30123 Venezia tel (0)41.2571014
fax (0)41.715788
mailto:ricc...@iuav.unive.it
http://oberon.iuav.unive.it
========================================================================
"Va bene che tutti i tenori sono stupidi, ma lei esagera!"
[Tullio Serafin a un ignoto cantante]
========================================================================

Riccardo Domenichini

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Riccardo Domenichini wrote:

> dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD la
> Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
> l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
> promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.

Chiedo venia, avrei dovuto essere piu' preciso:
- la Maria e' regina d'Inghilterra, non di Scozia
- della Saffo gia' esiste la registrazione di quella di Wexford, sotto
Marco Polo.
- brani di opere diverse sono anche compresi nella raccolta 100 years of
Italian Opera, della solita benemerita Opera Rara.

Isidoro FERRANTE

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Riccardo Domenichini (ricc...@iuav.unive.it) wrote:
: Italia Online wrote:

: > sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
: > compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,

: prova qua:

: http://www.geocities.com/Vienna/8917/Pacini.html

: dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD la


: Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
: l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
: promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.

: Se non lo conosci, l'ultimo recital di Bruce Ford per Opera Rara si apre


: con un brano STRAORDINARIO dal Carlo di Borgogna, una meraviglia.

Riccardo, non vale!
Mi hai bruciato sul tempo!
Eppure sai benissimo che di Pacini ne so piu' io di te!
Ora non posso far altro che colmare i buchi che hai voluto, bonta' tua,
lasciarmi.
Allora: esiste una registrazione della Medea diretta da Bonynge con (mi pare)
la Tabiadon. Bruttina e noiosa, mai ascoltata completamente.
Pero' esiste anche una edizione pirata o forse no di Maria, regina
d'Inghilterra, pubblicata col titolo di Maria Tudor, e con una ottima Penelope
Walker come protagonista. Il direttore e' David Parry, ma io l'ho trovata
in un banco di offerte, per cui probabilmente non e' piu' in catalogo.
Pare comunque che si tratti di una edizione piuttosto tagliata, e/o
riarrangiata: questo sembra essere evidente dalla inconsistenza della trama
che appare contraddittoria in piu' punti: i dettagli li trovi nel sito
indicato da Riccardo. Purtroppo intorno alla Walker c'e' il deserto, onde per
cui penso che prendero' presto l'edizione opera Rara e saro' cosi' uno delle
tre-quattro persone al mondo a permettersi il lusso di due edizioni
di un'opera di Pacini in CD.
ah, dimenticavo: e' pieno a bestia di cabalette e arie di furore, per cui
se vi piace il Parsifal o Shostakovic, evitate, grazie.

_____________________________________________I.________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@cibs.sns.it sabsns::ferrante
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it axpia::ferrante
Universita' di Pisa Tel +39 50 880284 (INFN Pisa)
INFN sezione di Pisa Fax +39 50 880317 (INFN Pisa)

Riccardo Domenichini

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Isidoro FERRANTE wrote:

> Mi hai bruciato sul tempo!
> Eppure sai benissimo che di Pacini ne so piu' io di te!

Certo, ma si sa che io sono bravo a bluffare, anzi sono proprio un bluff
tout court.

> Allora: esiste una registrazione della Medea diretta da Bonynge con (mi pare)
> la Tabiadon. Bruttina e noiosa, mai ascoltata completamente.

Lei e' la Omilian. Da avere soltanto per amor di completezza, io l'ho
ascoltata completamente e direi che e' meglio spendere le 55.000 in un
bel libro. Diciamo che e' un'esecuzione volonterosa.

> ah, dimenticavo: e' pieno a bestia di cabalette e arie di furore, per cui
> se vi piace il Parsifal o Shostakovic, evitate, grazie.

Non a caso Pacini era noto come "il maestro delle cabalette" (1). Che
gli venivano proprio bene, fra l'altro. E dimostrano come Verdi non sia
nato per caso ma sia fiorito su un solido background (2).
=============================================
(1) cfr. A. Weatherson, Il maestro delle cabalette, booklet allegato
alla registrazione di "Medea", Arkadia.

(2) Per una discussione approfondita dell'utilita' dello studio del
repertorio melodrammatico cosiddetto "minore" cfr
http://www.meyerbeer.com/negl-belcanto.htm

Giampaolo Lomi

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

On 21 May 1998 08:38:09 GMT, "Italia Online" <pepi...@iol.it> wrote:

>sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
>compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,

>sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
>sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet ove
>saperne di piů.
>grazie
>Pietro Puca
>pepi...@iol.it

Esiste anche una "Saffo", e credo sia la migliore, del San Carlo di
Napoli del 7 aprile 67 dal vivo, con:
L.Gencer soprano, F.Mattiucci mezzo, del Bianco tenore, L.Quilico
baritono diretta da F.Capuana.
L'ho comprata a Gennaio scorso, ovviamente a Bangkok, capitale
discografica del mondo, (e di tante altre piacevoli esperienze), al
prezzo di lire 22.000.
saluti
Giampaolo
_______________________________________

" Odi profanum volgus et arceo "
(Odio il volgo profano e ne rifuggo)

Orazio
______________________________________

mam...@tin.it

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

On Thu, 21 May 1998 15:10:18 +0200, Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> wrote:
> Isidoro FERRANTE wrote:
>
> > Mi hai bruciato sul tempo!
> > Eppure sai benissimo che di Pacini ne so piu' io di te!
>
> Certo, ma si sa che io sono bravo a bluffare, anzi sono proprio un bluff
> tout court.
>
Ed io, pur essendo piuttosto ignorante sull'oggetto del contendere
(e quindi altro che bluff), vi batto tutti e due.
Quest'anno a Reggio E. la stagione si è aperta con la Saffo di Pacini,
che però non sono andato a vedere per pigrizia intellettuale,
ma soprattutto per il cast che si annunciava debole anzichenò (per tacere
della direzione). Ora è uscita per l'Agorà la registrazione dal vivo di
quella recita (trascurando i giornali locali inattendibili per motivi
di asti/simpatie politiche, le altre testate ne parlarono piuttosto male).

Saluti,
Claudio


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Posted using Reference.COM http://WWW.Reference.COM
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Italia Online

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Grazie per il consiglio, mi metto subito alla ricerca
--
Pietro Puca

Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> scritto nell'articolo
<35640C...@iuav.unive.it>...


> Italia Online wrote:
>
> > sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
> > compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
>

> prova qua:
>
> http://www.geocities.com/Vienna/8917/Pacini.html
>
> dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD la
> Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
> l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
> promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.
> Se non lo conosci, l'ultimo recital di Bruce Ford per Opera Rara si apre
> con un brano STRAORDINARIO dal Carlo di Borgogna, una meraviglia.
>

Italia Online

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Isidoro,
ti ringrazio per tutte queste informazioni, conosco bene la collezione di
opera rara, ho acquistato varie opere di Donizetti e di Meyerbeer, tuttavia
trovo che il maestro David Parry non sia dotato di un grande talento nella
direzione d'orchestra, questo fa perdere vitalità a tutta l'edizione.
Non parliamo di quel CANE di Bonynge, un autentico macellaio orchestrale,
atteggiato a filologo musicale: provare per credere, ascoltate la
Semiramide di Rossini.
Inoltre non credo che la passione per Wagner o Schostakovitch sia
incompatibile con la cabaletta.
ciao
--
Pietro Puca

Isidoro FERRANTE <ferr...@cibs.sns.it> scritto nell'articolo
<6k17uv$2b...@w2.ntt.it>...
> Riccardo Domenichini (ricc...@iuav.unive.it) wrote:


> : Italia Online wrote:
>
> : > sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
> : > compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
>
> : prova qua:
>
> : http://www.geocities.com/Vienna/8917/Pacini.html
>
> : dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD
la
> : Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
> : l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
> : promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.
> : Se non lo conosci, l'ultimo recital di Bruce Ford per Opera Rara si
apre
> : con un brano STRAORDINARIO dal Carlo di Borgogna, una meraviglia.
>

> Riccardo, non vale!


> Mi hai bruciato sul tempo!
> Eppure sai benissimo che di Pacini ne so piu' io di te!

> Ora non posso far altro che colmare i buchi che hai voluto, bonta' tua,
> lasciarmi.

> Allora: esiste una registrazione della Medea diretta da Bonynge con (mi
pare)
> la Tabiadon. Bruttina e noiosa, mai ascoltata completamente.

> Pero' esiste anche una edizione pirata o forse no di Maria, regina
> d'Inghilterra, pubblicata col titolo di Maria Tudor, e con una ottima
Penelope
> Walker come protagonista. Il direttore e' David Parry, ma io l'ho trovata

> in un banco di offerte, per cui probabilmente non e' piu' in catalogo.
> Pare comunque che si tratti di una edizione piuttosto tagliata, e/o
> riarrangiata: questo sembra essere evidente dalla inconsistenza della
trama
> che appare contraddittoria in piu' punti: i dettagli li trovi nel sito
> indicato da Riccardo. Purtroppo intorno alla Walker c'e' il deserto, onde
per
> cui penso che prendero' presto l'edizione opera Rara e saro' cosi' uno
delle
> tre-quattro persone al mondo a permettersi il lusso di due edizioni
> di un'opera di Pacini in CD.

> ah, dimenticavo: e' pieno a bestia di cabalette e arie di furore, per cui
> se vi piace il Parsifal o Shostakovic, evitate, grazie.
>
>

_____________________________________________I._____________________________

Giovanni Christen

unread,
May 21, 1998, 3:00:00 AM5/21/98
to

Italia Online, pepi...@iol.it writes:
>sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
>compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
>sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
>sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet ove
>saperne di piů.

L'editore Arnaldo Forni a Bologna ha ristampato nel 1978 l'autobiografia
di Pacini, "Le mie memorie artistiche", che in appendice contiene una
lista delle opere.
Lista cronologica delle opere teatrali (73 titoli) - musiche varie (fra
cui un numero impressionante di messe e cantate) - opere teatrali inedite
(7 titoli) - scritti.

Non so se il libro e' ancora in catalogo, e comunque purtroppo solo una
parte dei libri nel catalogo Forni e' effettivamente disponibile.

Avendo una lista parziale delle opere teatrali, la allego al messaggio.
NB: le date non sono molto affidabili!

Giovanni C

--------------------------

Annetta e Lucinda
Milano: Teatro S. Radegonda, autunno 1813

L'ambizione delusa
Firenze, Teatro alla Pergola, primavera 1814

Piglia il mondo come viene
Milano: Teatro Re, primavera 1815

Adelaide e Comingio
Milano: Teatro Re, 30 dicembre 1816

Il Barone di Dolsheim
Milano: Teatro alla Scala, 27 febbraio 1818

La sposa fedele
Venezia: Teatro San Benedetto, 14 gennaio 1819

Il falegname di Livonia
Milano: Teatro alla Scala, 12 aprile 1819

Vallace, ossia L'eroe scozzese
Milano: Teatro alla Scala, 14 febbraio 1820

La sacerdotessa d'Irminsul
Trieste: Teatro Nuovo, 11 maggio 1820

La schiava in Bagdad
Torino: Teatro Carignano, 20 ottobre 1820

La gioventů di Enrico V
Roma: Teatro Valle, 26 dicembre 1820

Cesare in Egitto
Roma: Teatro Argentina, 26 dicembre 1821

Antigona e Lauso
Milano: Teatro alla Scala, 26 gennaio 1822

La Vestale
Milano: Teatro alla Scala, 6 febbraio 1823

Temistocle
Lucca: Teatro del Giglio, 23 agosto 1823

Isabella ed Enrico
Milano: Teatro alla Scala, 12 giugno 1824

Alessandro nelle Indie
Napoli: Teatro San Carlo, 29 settembre 1824

Amazilia
Napoli: Teatro San Carlo, 6 luglio 1825

L'ultimo giorno di Pompei
Napoli: Teatro San Carlo, 19 novembre 1825

La gelosia corretta
Milano: Teatro alla Scala, 27 marzo 1826

Niobe
Napoli: Teatro San Carlo, 19 novembre 1826

Gli Arabi nelle Gallie
Milano: Teatro alla Scala, 8 marzo 1827

Margherita regina d'Inghilterra
Napoli: Teatro San Carlo, 19 novembre 1827

I Cavalieri di Valenza
Milano: Teatro alla Scala, 11 giugno 1828

Malek-Adel, ossia I Crociati in Tolemaide
Trieste: Teatro Grande, 13 novembre 1828

Il talismano, ossia La Terza Crociata in Palestina
Milano: Teatro alla Scala, 10 giugno 1829

Il contestabile di Chester
NapoIi: Teatro alla Scala, 19 novembre 1829

Giovanna d'Arco
Milano: Teatro alla Scala, 14 marzo 1830

Il corsaro
Roma: Teatro Apollo, 15 gennaio 1831

Ivanhoe
Venezia: Teatro La Fenice, 19 marzo 1832

Gli Elvezi
Napoli: Teatro San Carlo, 12 gennaio 1833

Fernando Duca di Valenza
Napoli: Teatro San Carlo, 30 maggio 1833

Irene, ossia L'assedio di Messina
Napoli: Teatro San Carlo, 30 novembre 1833

Carlo di Borgogna
Venezia: Teatro La Fenice, 21 febbraio 1835

Valeria, ossia La cieca
Napoli: Teatro del Fondo, primavera1838

Il furio Camillo
Roma: Teatro Apollo, 26 dicembre 1839

Saffo
Napoli: Teatro San Carlo, 29 novembre 1840

L'uomo del mistero
Napoli: Teatro Nuovo, 9 novembre 1841

Il Duca d'Alba
Venezia: Teatro La Fenice, 26 febbraio 1842

Adolfo di Warbel
Napoli: Teatro San Carlo, 1842

La fidanzata corsa
Napoli: Teatro San Carlo, 10 dicembre 1842

Luisetta, ossia La cantatrice del Molo
Napoli: Teatro Nuovo, 13 dicembre 1843

L'Ebrea
Milano: Teatro alla Scala, 27 febbraio 1844

Lorenzino de' Medici
Venezia: Teatro La Fenice, 4 marzo 1845

Stella di Napoli
Napoli: Teatro San Carlo, 11 dicembre 1845

La Regina di Cipro
Torino: Teatro Regio, 7 febbraio 1846

Merope
Napoli: Teatro San Carlo, 25 novembre 1847

Ester d'Engaddi
Torino: Teatro Regio, 1 febbraio 1848

Allan Cameron
Venezia: Teatro La Fenice, 28 marzo 1848

Zeffira, ossia La riconciliazione
Napoli: Teatro Nuovo, 15 novembre 1851

Malvina di Scozia
Napoli: Teatro San Carlo, 27 dicembre 1851

Il Cid
Milano: Teatro alla Scala, 12 marzo 1853

Romilda di Provenza
Napoli: Teatro San Carlo, 8 dicembre 1853

La punizione
Venezia: Teatro La Fenice, 8 marzo 1854

Margherita Pusterla
Napoli: Teatro San Carlo, 22 febbraio 1856

Il saltimbanco
Roma: Teatro Argentina, 24 maggio 1858

Don Diego di Mendoza
Venezia: Teatro La Fenice, 12 gennaio 1867

Berta di Varnol
Napoli: Teatro San Carlo, aprile 1867

Nicolň de' Lapi
Firenze: Teatro Pagliano, 29 ottobre 1873

Isidoro Ferrante

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

Alt!
Fermo e bono: avevi cominciato bene, ma poi.......


Italia Online wrote:

> Non parliamo di quel CANE di Bonynge, un autentico macellaio orchestrale,
> atteggiato a filologo musicale: provare per credere, ascoltate la
> Semiramide di Rossini.

Ecco, su questo dissento profondamente. E visto che nel newsgroup ne
abbiamo gia' parlato abbastanza, ti faccio solo un riassuntino della mia
posizione: la conoscenza attuale dell'opera dell'ottocento deve tutto, o
quasi, a Bonynge e signora. E se Bonynge non era certo direttore da
Wagner, il suo modo di intendere Bellini e Donizetti rimane
assolutamente esemplare.
Stop.


____________________________________Isidoro___________________________

Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it

Andrea Finotello

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

Riccardo Domenichini wrote:
>
> Se non lo conosci, l'ultimo recital di Bruce Ford per Opera Rara si apre
> con un brano STRAORDINARIO dal Carlo di Borgogna, una meraviglia.
>

E allora parliamone un po' di questo recital, che si apre, come
giustamente dici, in modo straordinario con l'aria "Del Leone di
Borgogna", scritta per il tenore Donzelli, completa di relativa,
trascinante, cabaletta. Il tutto reso con gran proprieta' di stile sia
da Ford che dal direttore Parry.
E' un disco che fa una carrellata sul ruolo del tenore romantico,
partendo dall'Agorante del "Ricciardo e Zoraide" di Rossini per arrivare
alla Virginia di Mercadante, passando attraverso il citato Pacini, il
Donizetti rossineggiante dell'"Alfredo il Grande" e quello piu' maturo
della "Rosmonda d'Inghilterra", il Meyerbeer della "Stella del Nord" ed
il Ricci del "Marito e l'amante".

Se Agorante non puo', a tutti gli effetti, essere considerato un ruolo
da tenore romantico (fu scritto per il Nozzari, forse il tipico esempio
di bari-tenore rossiniano), gli altri senz'altro lo sono e Ford cerca di
renderne al meglio lo stile. Non sempre la cosa gli riesce (d'altronde i
ruoli tenorili scelti per il recital sono abbastanza eterogenei e furono
scritti per interpreti quali appunto Nozzari, Donzelli, Fraschini e
altri, abbastanza diversi fra loro), mancandogli per esempio il
necessario abbandono per un'aria cosi' crepuscolare come l'aria
alternativa di Danilowitz nella "Stella del Nord", ma sicuramente la
tecnica necessaria appare ampiamente alla sua portata. Il timbro non e'
bellissimo ed immacolato, ma le interpretazioni sono tutte molto
accurate. Il ruolo di bari-tenore del "Ricciardo e Zoraide" mi pare che
ne metta meglio in risalto le notevoli potenzialita'.
Il direttore David Parry asseconda, credo, come meglio non si potrebbe
in termini di stile e proprieta'.
il disco e' corredato da un esauriente libretto (in inglese) con notizie
su autori, opere e primi interpreti. E' presente anche uno spiritoso
servizio fotografico su Ford, ritratto in pose quanto meno inconsuete.

Dal punto di vista delle composizioni presenti nel recital, direi che le
maggiori sorprese per me sono venute dal Carlo di Borgogna di Pacini e
dalla Virginia di Mercadante.
Il primo per la facilita' nella melodia (l'effetto di "banda sul palco"
ricorda quello del "Ricciardo e Zoraide" e l'inizio puo' anticipare,
forse, qualcosina del Nabucco verdiano, in particolare l'ingresso di
Nabucco nel primo atto) e per la trascinante cabaletta (non a caso
Pacini e' stato definito "il maestro delle cabalette", n'est-ce pas,
Riccardo? :-] ). Il secondo perche', nel 1866 ripropone modelli
(recitativo-aria-cabaletta) in cui il tempo sembra essersi fermato a 30
anni prima. Non che la sua musica sia priva di inventiva, ma i modelli
sono decisamente datati. Verdi, tanto per fare un parallelo, in quel
periodo aveva gia' dato Forza del Destino e si accingeva a scrivere quel
capolavoro che e' il Don Carlo.
Se, ascoltando Pacini, si puo' capire "come Verdi non sia nato per caso
ma sia fiorito su un solido background" tanto per citare ancora l'amico
Riccardo, ascoltando Mercadante forse si puo' capire come mai di Verdi
si continui ancora a parlare molto e di Mercadante invece no.....

Andrea.

--
_______________________________________________________________
| / / __ / ___/ / /__ __/ |
| Andrea Finotello / /--/__ / ___/ /_/ / / / |
| /_____/_____/____/_____/__/_/_/ |
| |
| CSELT - Centro Studi E Laboratori di Telecomunicazioni |
| Via Reiss Romoli 274 - 10148 Torino (Italy) |
| |
| Tel.: +39.11.2285728 |
| Fax : +39.11.2287140 |
| e-mail: Andrea.F...@cselt.it |
|_______________________________________________________________|

Riccardo Domenichini

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

Italia Online wrote:

> trovo che il maestro David Parry non sia dotato di un grande talento nella
> direzione d'orchestra, questo fa perdere vitalità a tutta l'edizione.

> Non parliamo di quel CANE di Bonynge...

Solo per cercare di capire la tua posizione, mi fai il nome di un
direttore che ti piace in questo repertorio?

Italia Online

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

Carissimo Isidoro,
Non cercherò di convincerti, perchè penso che tu sia già convinto
abbastanza..............
Avrei solo voluto farti ascoltare l'edizione dell'Elisir D'amore, che il
Divino Bonynge ed il suo compare Luciano hanno rappresentato a dicembre al
S.Carlo, per la modica cifra di £ 250.000 per poltrona.
Forse, se avessi sentito quei pasticci degli ottoni, le dissonanze
orchestrali, i cantanti non appiombati etc...etc..., conclusosi con la
necessaria sostituzione del marstro Panni (il quale, poveretto, si è preso
una bordata di fischi alla terza serata, ma l'aveva voluto lui, recuperando
un vero e properio relitto), forse, dico, avresti cambiato idea.
Ascolta, se vuoi, la Favorita, nell'edizione DECCA, con l'orchestra del
teatro comunale. Povero Gaetanuzzo, quante capriole avrai fatto
nell'avello.

----
Pietro Puca
-------------------

tra poco a me ricovero darà negletto avello
una pietosa lacrima, no, non scenderà su quello
ah, fin degli estinti, ahi misero, manca il conforto a me..........
(Salvatore Cammarano)
----------------
Isidoro Ferrante <ferr...@mailbox.difi.unipi.it> scritto nell'articolo
<35652B...@mailbox.difi.unipi.it>...


> Alt!
> Fermo e bono: avevi cominciato bene, ma poi.......
>
>
> Italia Online wrote:
>
> > Non parliamo di quel CANE di Bonynge, un autentico macellaio
orchestrale,
> > atteggiato a filologo musicale: provare per credere, ascoltate la
> > Semiramide di Rossini.
>
> Ecco, su questo dissento profondamente. E visto che nel newsgroup ne
> abbiamo gia' parlato abbastanza, ti faccio solo un riassuntino della mia
> posizione: la conoscenza attuale dell'opera dell'ottocento deve tutto, o
> quasi, a Bonynge e signora. E se Bonynge non era certo direttore da
> Wagner, il suo modo di intendere Bellini e Donizetti rimane
> assolutamente esemplare.
> Stop.
>

ho capito, ho capito, costoro ti fanno letteralmente schifo!!!

Italia Online

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

Caro Saverio,
Grazie per la risposta innanzitutto.
Ho da poco comprato il cofanetto dell'opera "L'ultimo giorno di Pompei"
della Dynamic, registrato live al Festival della VAlle d'Itria di Martina
Franca.
Il prezzo dell'opera è di £ 65.000, forse troppo per una edizione che
raggiunge la sufficienza, quanto a direzione d'orchestra e, più in generale
per il cast dei cantanti: per una opportunità culturale di tal genere,
comunque, pernso sia valsa la pena.
Quello che mi colpisce, è la vitalità delle discussioni nel NG, anche se ho
cominciato a frequentarlo da pochissimi giorni (non avevo grande
dimestichezza prima con Internet) mi è bastato lanciare un picolo sasso
nello stagno per sollevare una serie di discussioni molto interessanti.
Ringrazio tutti cordialmente.
--
Pietro Puca

Riccardo Porry Pastorel <save...@ats.it> scritto nell'articolo
<01bd85be$19b4c640$4ee23ec3@gemini>...
> Ciao Pietro
> un mio amico ha fatto la tesi di laurea su Pacini e ne è un grande
> appassionato, anch' io ho ascoltato qualcosa e lo trovo molto
interessante.
> Sono andato a vedere la " Saffo " a Reggio Emilia, e sarai lieto di
sapere
> che prossimamente uscirà in cd! Giusto questo mercoledì esce la " Maria
d'
> Inghilterra ", altra opera molto bella di cui conosco qualche parte (
sono
> rimasto molto impressionato dal concertato finale I ). Oltre a queste due
> uscite, puoi trovare " Gli ultimi giorni di Pompei ", la " Medea " e
altre
> edizioni di "Saffo" e " Maria Tudor ". Inoltre c' è un cd con la Sinfonia
> Dante e credo anche il Requiem. Non mi risulta che a giro ci sia altro,
> purtoppo. Per il catalogo delle opere la fonte migliore è senza dubbio l'
> autobiografia di Pacini, per la quale però al momento non posso darti
> riferimenti. Con ogni probabilità, se il libro è ancora in commercio, lo
> puoi acquistare da internet alla Libreria " La Bancarella ", altrimenti
in
> biblioteca. Per i cd basta ordinarli a un negozio di dischi, sono tutti
> reperibili in Italia. Se sei avido di ulteriori notizie, c' è sempre l'
> archivio Pacini a Pescia, con un buon numero di spartiti ( non
> fotocopiabili ), anche qui a Firenze in nazionale ci sono diversi
spartiti.
> Spero di esserti stato d' aiuto.
>
> Ciao
> Saverio
>
> Italia Online <pepi...@iol.it> scritto nell'articolo
> <01bd8491$c4802a20$LocalHost@PetroPuca>...


> > sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
> > compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
> > sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
> > sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet
> ove

> > saperne di più.
> > grazie
> > Pietro Puca
> > pepi...@iol.it
> >
>

Giampaolo Lomi

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

On 21 May 1998 08:38:09 GMT, "Italia Online" <pepi...@iol.it> wrote:

>sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
>compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
>sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
>sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet ove

>saperne di piů.
>grazie
>Pietro Puca
>pepi...@iol.it


Scusa mi sono dimenticato di darti le coordinate del disco della Saffo
del San Carlo di Napoli con la Gencer ( l'unico sul quale valga la
pena di discutere). L'allegretto a Roma ce l'ha, ma costa 70.000 lire
!
Arkadia 2 - 541 - AAD

Forse ti puo' anche interessare il disco della Giulia GIU 201032 DDD
che contiene il Divertimento in FA per flauto, cello e piano eseguito
dal Trio Mistral

saluti
Giampaolo

-------------------------------------
Sacco rotto non tiene miglio,
pover'uom non va a consiglio;
se parla bene non e' inteso,
se parla male n'e' ripreso

(proverbio toscano)
-----------------------------------

Giampaolo Lomi

unread,
May 22, 1998, 3:00:00 AM5/22/98
to

On 22 May 1998 22:49:09 GMT, "Italia Online" <pepi...@iol.it> wrote:


>Il prezzo dell'opera è di £ 65.000, forse troppo per una edizione che
>raggiunge la sufficienza, quanto a direzione d'orchestra e, più in generale
>per il cast dei cantanti: per una opportunità culturale di tal genere,
>comunque, pernso sia valsa la pena.

Caro Pietro,
Approfitto per rispondere anche alla tua mail che ho ricevuto. Se vuoi
ti posso fare una copia del CD con la Gencer, credo che come canto ed
esecuzione sia veramente la migliore. Ho il masterizzatore e non mi
sara' difficile.
Certo il prezzo qui' e' pazzesco, anche se comparato, non dico a
Bangkok che ha avuto la svalutazione violenta negli ultimi sei mesi,
ma anche a New York. Al Tower records di NY al Lincoln Center la
pagheresti 22 dollari.
Mi piacerebbe sapere se questa Maria d'inghilterra che deve uscire
mercoldi', come ho letto in questo thread, e' la stessa cosa della
Maria Tudor del 1983 pubblicata dalla Italian Opera Rarities. Se non
lo e' mi piacerebbe sapere chi canta , chi dirige e la casa editrice.

Quanto al costo dei dischi, c'e' stato poco tempo fa un lunghissimo
thread dove tutti si sono lamentati dei prezzi. In piu' ho visto un
servizio su RAI 1 che forse hai visto anche tu, che presentava
un'inchiesta sull'argomento con interviste a vari manager della EMI e
altre case. Si scopri' che il valore intrinseco era di circa 3000 lire
a disco. Il resto erano i diritti vari, le tasse, e i guadagni
smodati. Tante chiacchiere, ma come al solito nessun risultato
pratico.
Saluti

Riccardo Porry Pastorel

unread,
May 23, 1998, 3:00:00 AM5/23/98
to

Ciao Pietro
un mio amico ha fatto la tesi di laurea su Pacini e ne è un grande
appassionato, anch' io ho ascoltato qualcosa e lo trovo molto interessante.
Sono andato a vedere la " Saffo " a Reggio Emilia, e sarai lieto di sapere
che prossimamente uscirà in cd! Giusto questo mercoledì esce la " Maria d'
Inghilterra ", altra opera molto bella di cui conosco qualche parte ( sono
rimasto molto impressionato dal concertato finale I ). Oltre a queste due
uscite, puoi trovare " Gli ultimi giorni di Pompei ", la " Medea " e altre
edizioni di "Saffo" e " Maria Tudor ". Inoltre c' è un cd con la Sinfonia
Dante e credo anche il Requiem. Non mi risulta che a giro ci sia altro,
purtoppo. Per il catalogo delle opere la fonte migliore è senza dubbio l'
autobiografia di Pacini, per la quale però al momento non posso darti
riferimenti. Con ogni probabilità, se il libro è ancora in commercio, lo
puoi acquistare da internet alla Libreria " La Bancarella ", altrimenti in
biblioteca. Per i cd basta ordinarli a un negozio di dischi, sono tutti
reperibili in Italia. Se sei avido di ulteriori notizie, c' è sempre l'
archivio Pacini a Pescia, con un buon numero di spartiti ( non
fotocopiabili ), anche qui a Firenze in nazionale ci sono diversi spartiti.
Spero di esserti stato d' aiuto.

Ciao
Saverio

Italia Online <pepi...@iol.it> scritto nell'articolo
<01bd8491$c4802a20$LocalHost@PetroPuca>...

> sarei interessato ad un catalogo delle opere di Giovanni Pacini,
> compositore oggi caduto completamente nel dimenticatoio,
> sarei grato a chiunque voglia indicarmi se esiste una discografia
> sull'Autore, una cronologia delle opere od anche qualche sito internet
ove

Ciorans'son -Luca F.Palmieri-

unread,
May 24, 1998, 3:00:00 AM5/24/98
to

On Thu, 21 May 1998 13:13:55 +0200, Riccardo Domenichini
<ricc...@iuav.unive.it> wrote:


>
>dal dimenticatoio sembra uscirne un poco: sono state pubblicate in CD la
>Medea e Gli ultimi giorni di Pompei, Opera Rara ha appena annunciato
>l'uscita della Maria regina di Scozia e se non sbaglio ci era stata
>promessa anche la Saffo di Reggio Emilia.


credo ci sia anche la Sinfonia Dante, e qualche opera da camera, le
hanno trasmesse da poco alla filo, e me le sono puppate.

ciao.

============================
Cioran's son
Luca F.Palmieri
ned...@iperbole.bologna.it
============================

"Sono me stesso soltanto quando sono al di sopra o al di sotto di me, nella rabbia o nelll'abbattimento;
al mio livello abituale, ignoro di esistere."

(Emil Michael Cioran)
-------------------------

Isidoro Ferrante

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

Italia Online wrote:
>
> Carissimo Isidoro,
> Non cercherò di convincerti, perchè penso che tu sia già convinto
> abbastanza..............

Ok, io invece sono piu' apostolico...

> Avrei solo voluto farti ascoltare l'edizione dell'Elisir D'amore, che il
> Divino Bonynge ed il suo compare Luciano hanno rappresentato a dicembre al
> S.Carlo, per la modica cifra di £ 250.000 per poltrona.
> Forse, se avessi sentito quei pasticci degli ottoni, le dissonanze
> orchestrali, i cantanti non appiombati etc...etc..., conclusosi con la
> necessaria sostituzione del marstro Panni (il quale, poveretto, si è preso
> una bordata di fischi alla terza serata, ma l'aveva voluto lui, recuperando
> un vero e properio relitto), forse, dico, avresti cambiato idea.

Calma, calma. Di che stai parlando? Per quello che ne so io, Bonynge fu
protestato da Pavarotti PRIMA della prima. Bonynge non diresse mai
quella produzione. Ora, visto lo stato e la tracotanza attuale del Divo
Luciano, una protesta da parte sua non influisce piu' di tanto sul mio
giudizio, se non, eventualmente, positivamente.
[A parte l'atteggiamento assolutamente ingiustificato di Pavarotti, che
dimentica come lui e signora l'abbiano letteralmente adottato, quando la
coppia cercava un cantante maschio all'altezza della stupenda, e
l'abbiano risistemato nella tecnica e nel gusto, nonche' lanciato in un
tour in australia che avrebbe segnato l'inizio della carriera
internazionale del nostro]
Se pretendi di giudicare la direzione di Bonynge da quello che ha fatto
Panni poi, mi sembri un tantino ingiusto. Poi, se hai altri elementi di
giudizio che io non ho, allora se ne parla.

> Ascolta, se vuoi, la Favorita, nell'edizione DECCA, con l'orchestra del
> teatro comunale. Povero Gaetanuzzo, quante capriole avrai fatto
> nell'avello.

Quella Favorita non la conosco.
Ma scusa, tanto per dire, ti fa schifo anche la registrazione dei
Puritani, quella con Pavarotti e Cappuccilli, nonche' la riverita
cosorte? Quel micidiale Suoni la tromba lo ignori? E la cavatina del
baritono, quando finalmente riesce a far cantare Cappuccilli da baritono
Grand-Seigneur, mentre sotto altre bacchette spesso scadeva
nell'imitazione di Compar Alfio?
E non conosci l'Alcina, con la quale Bonynge accompagnato sempre dalla
riveritissima consorte, si lanciava in una personalissima ricerca del
modo di interpretare Haendel basato piu' che sulla ricerca del suono sul
recupero della prassi esecutiva e dello spirito barocco? Come si
eseguiva Haendel negli anni '50?
E la recente ricerca del repertorio francese della prima meta' del
secolo, la conosci?

E allora, come dice Riccardo, chi e' il tuo direttore preferito in quel
repertorio?
Non giudicare Bonynge solamente ascoltando l'esecuzione in disco, senza
sapere i criteri con il quale si avvicina all'opera. Quello
e' il punto finale di un cammino che spesso nel caso di Bonynge viene da
molto lontano, dallo studio delle fonti dell'epoca, dal ritrovamento di
manoscritti, dal tentativo di recupero di prassi esecutive dell'epoca.
La mia impressione, quando si parla male di Bonynge, e lo si accusa
tipicamente di accompagnare un po' troppo scolasticamente i cantanti, di
eccedere nelle esplosioni quarantottesche o nelle sonorita' bandistiche,
e' che in realta' tutto questo sia voluto, e faccia parte del suo modo
personalissimo e mai da nessuno condiviso di intendere l'opera, e la
direzione dell'opera in quel particolare tipo di repertorio. Bonynge non
e' mai stato direttore-dittatore alla Muti, per intenderci, ne' un
direttore da somme raffinatezze orchestrali.
Lui si e' davvero messo al servizio della musica, al punto di delegare
tutta la parte divistica che il suo tipo di lavoro comporta, alla
moglie, che del resto ha accettato di buon grado. Sparare su Bonynge
sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
Andrea, e Michael Aspinall.

_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@mailbox.difi.unipi.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it

Ciorans'son -Luca F.Palmieri-

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

>. Sparare su Bonynge
>sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
>pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
>Andrea, e Michael Aspinall.


Ma neanche per idea!
ci sono anch'io, che credo di averlo messo nella mia classifica
direttori, quando la si fece.
Non conosco praticamente nulla di cio' che citi in questo thread, ma
conosco Bnynge che dirige haendel, e lo ritengo poco meno che
eccellente.
Sara' che il confronto lo faccio spesso col miagolante Malgoire, ma ce
ne fossero di Bonynge....tolto K.Richter, che crea un Giulio Cesare
senza rivali, resta proprio lui, il buon vecchio Bonynge.

Italia Online

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

--
Pietro

Isidoro Ferrante <ferr...@mailbox.difi.unipi.it> scritto nell'articolo

<35689F22...@mailbox.difi.unipi.it>...


> Italia Online wrote:
> >
> > Carissimo Isidoro,
> > Non cercherò di convincerti, perchè penso che tu sia già convinto
> > abbastanza..............
>
> Ok, io invece sono piu' apostolico...
>
> > Avrei solo voluto farti ascoltare l'edizione dell'Elisir D'amore, che
il
> > Divino Bonynge ed il suo compare Luciano hanno rappresentato a dicembre
al
> > S.Carlo, per la modica cifra di £ 250.000 per poltrona.
> > Forse, se avessi sentito quei pasticci degli ottoni, le dissonanze
> > orchestrali, i cantanti non appiombati etc...etc..., conclusosi con la
> > necessaria sostituzione del marstro Panni (il quale, poveretto, si è
preso
> > una bordata di fischi alla terza serata, ma l'aveva voluto lui,
recuperando
> > un vero e properio relitto), forse, dico, avresti cambiato idea.
>
> Calma, calma. Di che stai parlando? Per quello che ne so io, Bonynge fu
> protestato da Pavarotti PRIMA della prima.

No! Bonynge diresse solo la prima dell'Elisir, poi dato che la notizia ebbe
un rilievo addirittura nazionale, fu lo stesso TG1 ad adoperare l'aggettivo
"scostumato" per un direttore che aveva ritagliato tutta l'opera attorno a
sè ed a Pavarotti.
quanto alle presunta lite tra quest'ultimo e Bonynge non ne so
assolutamente niente, de anzi mi pare strano dati i rapporti oramai
decennali che intercorrono tra i due artisti sia in campo teatrale che
discografico.

Ora, visto lo stato e la tracotanza attuale del Divo
> Luciano, una protesta da parte sua non influisce piu' di tanto sul mio
> giudizio, se non, eventualmente, positivamente.

D'accordissimo con te, ma resta il fatto che l'intera impalcatura
orchestrale era fragilissima ed inesistente, e questo non mi sembra abbia
molta attinenza con le discussioni tra maestro e cantante, a parte il fatto
che secondo la mia concezione è impensabile che un tenore ricusi il proprio
direttore che è il superiore gerarchico di tutti gli artisti, siano essi
orchestrali che cantanti.

> Se pretendi di giudicare la direzione di Bonynge da quello che ha fatto
> Panni poi, mi sembri un tantino ingiusto. Poi, se hai altri elementi di
> giudizio che io non ho, allora se ne parla.

Marcello Panni è un direttore di provata professionalità, specialista
proprio nel repertorio melodrammmatico di prima metà dell'ottocento, l'ho
acsoltato in una Lucrezia Borgia tempo fa e ne ho apprezzato la buona
capacità di cesellare melodie, chiaroscuri: insomma una direzione un
tantinello più movimentata del Caro Bonynge il quale, piazzatosi su un
registro di mezzoforte è capace di infondere nel pubblico una specialissima
malìa ipnotica: alla fine del primo atto, per intenderci, gli sbadigli si
buttano.



> Quella Favorita non la conosco.
> Ma scusa, tanto per dire, ti fa schifo anche la registrazione dei
> Puritani, quella con Pavarotti e Cappuccilli, nonche' la riverita
> cosorte? Quel micidiale Suoni la tromba lo ignori?

Ecco, non posseggo quella edizione, però ho avuto modo di ascoltare il
"suoni la tromba" per radio e devo dire che effettivamente è di un certo
effetto. Tuttavia: una rondine non fa primavera e poi, la struttura di quel
brano è relativamente semplice, perchè data la funzione che Bellini gli
impresse, quella di giungere ad una evra e propeia esplosione, non ci
vuolke un grande genio del podio per garantire una resa non dico splendida
ma almeno buona. In altre parole anche un mediocre non sfigura con
un'esecuzione del brano.

E la cavatina del
> baritono, quando finalmente riesce a far cantare Cappuccilli da baritono
> Grand-Seigneur, mentre sotto altre bacchette spesso scadeva
> nell'imitazione di Compar Alfio?

La questione è diversa. Di Cappuccilli ho ascoltato tantissimo, sia in
disco che dal vivo. Penso che sia un baritono con una voce bellissima ma
cui non è mai piaciuto studiare: questo gli ha provocato un difetto
cronico di aprire troppo sulle vocali squillanti: Basta scoltare la sua
Foza del Destino od il Nabucco o la Lucia di Lammermoor (la pietà che in
suo favore....., cruda funesta smania......) per rendersene conto.
La correzione di cui mi parli deriva principalmente dalla tecnica "soft"
(rectius, di una palla mostruosa) con cui il Nostro dirige, allentando i
tempi, sovvertendo le dinamiche, venendo a compromessi continui con i
cantanti e, soprattutto inventandosi registri sovracuti per la
soddisfazione di quella sparanote della moglie, che quando canta mi sembra
Totò in scena (con quella mandibola)....
Se per Te questa è filologia, bè, allora dubito che potremo andare
d'accordo sul tema; naturalmente senza nulla togliere al grande interesse
che ha per me una discussione simile.
Il vero filologo, per vero è proprio Muti, che ha avuto il coraggio di
cancellare il do di petto del trovatore, gli acuti nel rigoletto (ci fu
tempo fa su tele+3 una rispresa di Muti che spiegava le sue ragioni), ha
scavato opere come Lodoiska, La vestale che probabilmente Bonynge non
avrebbe mai ripreso perchè ben poche sarebbero state le possibilità
d'inserimento di acuti gorgheggi e civetterie usignoliche per la moglie (ma
tu ce la vedi la Sutherland che fa la vestale?)


E non conosci l'Alcina, con la quale Bonynge accompagnato sempre dalla
> riveritissima consorte, si lanciava in una personalissima ricerca del
> modo di interpretare Haendel basato piu' che sulla ricerca del suono sul
> recupero della prassi esecutiva e dello spirito barocco?

Ecco, qui sono d'accordo con te, penso che il vero ruolo di B. fosse
proprio il repertorio che hai appena citato: ma sono proprio questi lavori
ad essere stati i meno pubblicizzati e diffusi e questo è stato un grave
errore di B. del quale penso che più che direttore d'orchestra sia un
ottimo manager di se stesso e della moglie.

E la recente ricerca del repertorio francese della prima meta' del
> secolo, la conosci?

come no! conosco Gli Ugonotti di Meyerbeer, della Decca, e non li ascolto
oramai da un sacco di tempo per non farmi piangere il cuore, idem dicasi
per l'Hamlet di Thomas, per il Faust di Gounod, per la Fille du régiment,
ma l'orrore è incredibile nella riproposizione di opere di Massenet
(Esclarmonde, Roi de Lahore e Therese, quest'ultima con l'insignificante
Turangeau; più accettabile il don quichotte: ma più per la bravura degli
interpreti che per la musica che è FONDAMENTALE, nel repertorio francese in
genere ed in particolare per Massenet)

>E allora, come dice Riccardo, chi e' il tuo direttore preferito?

Probabilmente non ce ne sono, del melodramma ottocentesco se ne fa talmente
una indigestione che alla fine non si riesce a dare un rilievo esatto alla
sua portata innovatrice, ed allora si da risalto alla banda, alle
smargiassate sia orchestrali che canore, a quelle che il buon Gaetano
chiamava "le convenienze ed inconvenienze teatrali".


> Non giudicare Bonynge solamente ascoltando l'esecuzione in disco, senza
> sapere i criteri con il quale si avvicina all'opera. Quello
> e' il punto finale di un cammino che spesso nel caso di Bonynge viene da
> molto lontano, dallo studio delle fonti dell'epoca, dal ritrovamento di
> manoscritti,

Da quello che combina penso che lo stia sopravvalutando ed anche di
parecchio!!

Bonynge non
> e' mai stato direttore-dittatore alla Muti, per intenderci, ne' un
> direttore da somme raffinatezze orchestrali.

Muti è un cervello superiore, il paragone è assolutamente improponibile
perchè mette al confronto un poco più che maestro di banda di paese ed un
sommo interprete. Muti è così di carattere, ottiene risultati grandiosi, ed
allora sia benedetto.

> Lui si e' davvero messo al servizio della musica

forse più al servizio della moglie e della su ugola stratosferica.

Sparare su Bonynge
> sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
> pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
> Andrea, e Michael Aspinall.

Ah! Michael Aspinall, un simpaticone, l'ho ascoltato anni fa in Orfeo
all'inferno, molto bravo!!
No! non intendo sparare affatto, dico solo che è un mediocre e mi domando
come abbia potuto avere tutta questa risonanza nel tempo liddove molti
altri suoi colleghi al suo livello lavorano praticamente nell'anonimato più
assoluto.
Lo vedi, allora, che la questione più che nell'arte risiede nella
managerialità con cui si vende la propria immagine?
E' stato un piacere,
Pietro Puca

Giovanni De Merulis

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

>La questione è diversa. Di Cappuccilli ho ascoltato tantissimo, sia in
>disco che dal vivo. Penso che sia un baritono con una voce bellissima ma
>cui non è mai piaciuto studiare: questo gli ha provocato un difetto
>cronico di aprire troppo sulle vocali squillanti:

Dai Giampaolo, comincia a picchiare duro!
Giovanni Obelix

Se vuoi sentire se l'acqua bolle
non sentirla con la mano
(Giorgio Capuani "In cucina" vol 2
ed. Creditori Riuniti)
======================================
Giovanni De Merulis
deme...@sun.iss.it

mam...@tin.it

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

On Mon, 25 May 1998 00:28:50 +0200, Isidoro Ferrante <ferr...@mailbox.difi.unipi.it> wrote:


> Sparare su Bonynge
> sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
> pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
> Andrea, e Michael Aspinall.

Puoi aggiungere anche me alla lista.
Sottoscrivo in pieno tutto quello che hai detto. In più aggiungerei che
"per fortuna" non è un direttore-direttore. Perchè tutte le volte (o quasi) che
che i direttori-direttori (leggasi Muti, Abbado) si sono accostati al repertorio
in cui Bonynge ha dato il meglio di sè, i risultati sono stati francamente
deludenti. Mi riferisco all'approccio che questi direttori hanno avuto nei
confronti della pressi esecutiva delle opere in questione, cui si sono accostati
"dimenticando" che quelle opere erano state scritte apposta per dei cantanti, in
un'epoca in cui la figura del direttore d'orchestra quasi non esisteva o
comunque aveva un ruolo ben diverso da quello attuale: appunto, di accompagnare i
cantanti, accusa frequentemente rivolta a Bonynge (e altri direttori che invece
sono funzionalissimi in questo tipo di opere).
Cambierei volentieri il Don Pasquale discografico di Muti con un ipotetico
di Bonynge con magari Sutherland e Pavarotti (giovanissimo); nonchè
l'Orfeo ed Euridice di Muti con un altrettanto ipotetico Orfeo di Bonynge con la Horne.
E anche il Rossini di Abbado, a parte la perfezione tecnica e lo splendido suono
orchestrale, non mi ha mai entusiasmato, proprio per il suo approccio nei confronti
del rapporto cantanti-direzione. Preferisco il Rossini di direttori "minori" quali
Bonynge, Zedda, Abbado jr ecc.
Di Bonynge sottolinerei gli esiti addirittura grandiosi delle sue esecuzioni
dell'opera francesse e non solo del grand-opera (ah, quegli Ugonotti!!! pur con tutti
i limiti di alcuni interpreti), ma anche di opere successive: la Lakmè, l'Esclarmonde
(chi non conosce quell'incisione se la vada ad ascoltare prima di emettere giudizi su
Bonynge), l'Hamlet, Le Roi de Lahore, e poi quello che è il suo capolavoro assoluto in
questo repertorio: Les contes d'Hoffmann, incisione che a mio avviso rimarrà insuperata
(una delle poche cose di Domingo che mi hanno veramente convinto, senza contare la Stupenda
perfetta in tutti e quattro i ruoli). In questo repertorio Bonynge ricrea tutta la malia, tutto
il fascino dell'orchestrazione senza mai rinunciare ad evidenziare il ruolo primario delle voci.

A me, poi, piace moltisimo (al di là del cattivo esito di alcuni interpreti) il suo Don Giovanni,
anche perchè mi conferma nella mia opinione: che Mozart è un autore del '700 (ANCHE il Don Giovanni)
e come tale va eseguito. Perchè in Mozart è sempre stato proibito fare delle variazioni, introdurre
degli abbellimenti? (quando al'epoca venivano regolarmente introdotti, Mozart consenziente, anzi
espilicitamente richiesti). Perchè in Mozart bisogna eliminare l'accompagnamento col clavicembalo delle
arie? (provate ad ascoltare come sono più belle con il basso continuo del clavicembalo). Bonynge ricrea
così, attraverso lo studio della prassi esecutiva anche di Mozart, lo spirito vero dell'opera: non
mi si venga a dire che il Don Giovanni è un opera romantica!

Ultime due cose: la Favorita non è certo l'esito più felice di Bonynge, a partire dalla scelta (scelta?
imposizione?) della protagonista e di altri interpreti e anche dell'orchestra.

E' stato avanzato il confronto Bonynge-Panni: ho sentito Panni dirigere una Semiramide con un cast
eccezionale (Gruberova, Florez, Manca di Nissa, D'Arcangelo) e per tutta sera ho rimpianto che non
ci fosse Bonynge sul podio!!!

Scusate per la lunghezza,
Claudio Cermelli

Riccardo Domenichini

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

Italia Online wrote:

> quando canta mi sembra
> Totò in scena (con quella mandibola)....

ne avessimo qualche decina, di quelle mandibole!

> Il vero filologo, per vero è proprio Muti, che ha avuto il coraggio di

> cancellare il do di petto del trovatore, gli acuti nel rigoletto...

Allora, credo che sia ora di mettere un po' d'ordine in questa
questione.
PREMETTO che io sono un incondizionato ammiratore di Riccardo Muti, che
ritengo un direttore grandissimo e che ho ascoltato un'infinita' di
volte nel piu' vario repertorio.
PREMETTO che sono profondamente convinto che il Muti di oggi e' molto
diverso e intellettualmente piu' maturo di quello del 1977, quando con
la storia del do della pira inizio' la sua opera di ripristino di
lezioni originali.
Ma io, che quel Trovatore lo vidi, non solo non sentii il do della pira,
ma non sentii proprio Manrico, sentii una Leonora del tutto ordinaria e
un Conte di Luna con le adenoidi. Solo Azucena (Cossotto) c'era, eccome.
Tutto questo per dire che la storia del do della pira (giusta in linea
di principio) non puo' essere presa a fulgido esempio di spirito
filologico quando dal punto di vista della resa vocale (aspetto anche
questo sotto la piena responsabilita' del direttore) tutta o quasi
l'esecuzione presenta delle falle cosi' vistose.
E poi una cosa io non ho mai capito: il taglione inferto pochi anni dopo
sempre a Firenze al terzetto del finale primo della "filologicissima"
Norma con due soprani ("Oh qual traspare orribile" di Adalgisa -
riaperto, guardacaso, da Bonynge) era anche quello un atto di filologia
o cosa?
Queste sono puttanate, lo so, ma valgono a dire che i do di petto
eliminati sono ben poca cosa nei confronti della vera filolgia che (per
questo tipo di repertorio) e' in primo luogo il ripristino delle
storicamente corrette modalita' esecutive e delle storicamente corrette
tipologie vocali. Cosa che Muti ha fatto molto piu' tardi con esiti
anche alterni ma molto interessanti (checche' se ne dica, Merrit nei
Vespri fu un'idea geniale), e che Bonynge faceva quando Muti ancora
studiava al conservatorio. Poi non si tratta di fare paragoni fra i due:
Bonynge non e' certamente Karajan redivivo e ha i suoi alti e bassi da
un punto di vista puramente direttoriale, ma i veri cani sono altri. I
nomi? Roger Norrington, per esempio, che a Pesaro fece polpette della
Zelmira. O Carlo Rizzi, che ho sentito massacrare una Traviata come se
fosse la cosa che piu' odiava al mondo. O Claudio Scimone, che sentii in
un Elisir d'amore da fucilazione immediata.

> La vestale che probabilmente Bonynge non
> avrebbe mai ripreso perchè ben poche sarebbero state le possibilità
> d'inserimento di acuti gorgheggi e civetterie usignoliche per la moglie

guarda che nella Donna del Lago della Scala anche Muti fece inserire
acuti gorgheggi e civetterie usignoliche non solo al soprano e al
contralto, ma pure ai due tenori e al basso. E fece benissimo.

> Probabilmente non ce ne sono, del melodramma ottocentesco se ne fa talmente
> una indigestione che alla fine non si riesce a dare un rilievo esatto alla
> sua portata innovatrice, ed allora si da risalto alla banda, alle
> smargiassate sia orchestrali che canore, a quelle che il buon Gaetano
> chiamava "le convenienze ed inconvenienze teatrali".

Qui non capisco. Portata innovatrice di cosa? Di *tutto* il melodramma
ottocentesco? Da Pavesi a Puccini? E nei confronti di cosa? Del
melodramma settecentesco? Scusa, non e' che voglio fare dell'ironia, ma
e' che proprio non ho capito cosa volevi dire. Come non riesco a capire
qual'e' il tuo ideale di esecuzione in questo repertorio. Va bene, non
ci sono direttori che ti convincono fino in fondo, possibilissimo.
Allora ti chiedo, per capire: mi dici un'esecuzione che ti piace, a
titolo di esempio, di un melodramma qualunque? O che almeno consideri
una sufficiente approssimazione al tuo ideale? Giusto per avere qualche
termine nella discussione.

Riccardo Domenichini

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

mam...@tin.it wrote:

> Mi riferisco all'approccio che questi direttori hanno avuto nei
> confronti della pressi esecutiva delle opere in questione, cui si sono accostati

> "dimenticando" che quelle opere erano state scritte apposta per dei cantanti...

a me sembra che il Muti della Donna del Lago si sia avviato bene su
questa strada. Non so quanto questo repertorio possa continuare a
interessarlo, ma i risultati di quella prova dimostrano, mi pare, una
notevole maturazione.

> Cambierei volentieri il Don Pasquale discografico di Muti con un ipotetico

> di Bonynge con magari Sutherland e Pavarotti (giovanissimo)...

io mi accontenterei anche di molto meno: lo stesso Don Pasquale di Muti
ma con un tenore di livello almeno professionale al posto dell'indecente
Winbergh. Certo che l'ipotesi che fai tu e' da salivazione a 2000.

> l'Orfeo ed Euridice di Muti con un altrettanto ipotetico Orfeo di Bonynge con la Horne.

anche perche' Bonynge avrebbe sicuramente rispolverato la "vera"
versione Viardot, con tanto di aria di Bertoni/Gluck in francese. E il
pizzosissimo Orfeo sarebbe stato probabilmente un po' meno pizza. E il
fatto che adesso l'abbia registrato la Larmore con Runnicles (ma non so
se l'aria c'e' o no) non mi consola proprio un granche'.
Concordo totalmente sull'Hoffmann e il Don Giovanni che, stroncato
all'epoca, raccoglie oggi invece molto piu' interesse (vedi le
recensioni in occasione della recente ristampa).

Andrea Finotello

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

Isidoro Ferrante wrote:
>
> Lui si e' davvero messo al servizio della musica, al punto di delegare
> tutta la parte divistica che il suo tipo di lavoro comporta, alla
> moglie, che del resto ha accettato di buon grado. Sparare su Bonynge

> sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
> pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
> Andrea, e Michael Aspinall.
>

Mah, per quel che mi riguarda puoi togliere il "forse". Direi che sono
d'accordo su quello che dici.
Bonynge, per quello che riguarda il repertorio del primo '800, non solo
ha degli evidenti meriti nella riscoperta della prassi esecutiva
dell'epoca ma e' anche un ottimo direttore che si mette al servizio dei
cantanti. Il che vuol dire che non sacrifica le voci (che nell'opera
hanno un ruolo primario, mi sembra) e non trascura affatto
l'orchestrazione.
E' un accompagnatore? Sissignore, nel senso migliore del termine.

Italia Online wrote:
>
> La correzione di cui mi parli deriva principalmente dalla tecnica "soft"
> (rectius, di una palla mostruosa) con cui il Nostro dirige, allentando i
> tempi, sovvertendo le dinamiche, venendo a compromessi continui con i
> cantanti e, soprattutto inventandosi registri sovracuti per la

> soddisfazione di quella sparanote della moglie, che quando canta mi sembra


> Totò in scena (con quella mandibola)....

Se venire a compromessi coi cantanti vuol dire aiutarli a dare il meglio
di se' senza coprirli con orchestre lanciate ai massimi volumi o
strozzarli con tempi da centometrista, ben vengano direttori come
Bonynge.
Non capisco cosa intendi con "inventarsi registri sovracuti": se vuol
dire permettere abbellimenti e variazioni COME DA CORRETTA PRASSI
ESECUTIVA, allora ben venga Bonynge.
Per quel che riguarda la Sutherland, direi che mandibole come la sua se
ne sono anche viste (Andersson, Barstow....), voci ed interpreti (o
sparanote, se preferisci) come lei e' piu' difficile sentirle.....

> come no! conosco Gli Ugonotti di Meyerbeer, della Decca, e non li ascolto
> oramai da un sacco di tempo per non farmi piangere il cuore, idem dicasi
> per l'Hamlet di Thomas, per il Faust di Gounod, per la Fille du régiment,
> ma l'orrore è incredibile nella riproposizione di opere di Massenet
> (Esclarmonde, Roi de Lahore e Therese, quest'ultima con l'insignificante

Pur sforzandomi, non capisco cosa ci sia di orribile in
quell'Esclarmonde. A me pare che l'esito, che ritengo felicissimo, di
questa registrazione sia principalmente dovuto proprio all'apporto dei
coniugi Bonynge. Stesso discorso per la Lakme'. Non parliamo della
"Fille". Proprio non capisco.

> >E allora, come dice Riccardo, chi e' il tuo direttore preferito?
>

> Probabilmente non ce ne sono, del melodramma ottocentesco se ne fa talmente
> una indigestione che alla fine non si riesce a dare un rilievo esatto alla
> sua portata innovatrice, ed allora si da risalto alla banda, alle
> smargiassate sia orchestrali che canore, a quelle che il buon Gaetano
> chiamava "le convenienze ed inconvenienze teatrali".

Qui non ti seguo assolutamente. Potresti specificare il tuo pensiero?
Qual e', allora, per te, un'esecuzione convincente di un melodramma
ottocentesco?
Chi da' risalto alla banda ed alle smargiassate? Non credo proprio
Bonynge....ne' quel Parry di cui tu (eri tu, vero?) ti lamentasti in un
precedente post e che, a mio parere, sta facendo un ottimo lavoro di
riscoperta nelle incisioni di Opera Rara (sto ascoltando un
notevolissimo "Assedio di Calais", da lui diretto....).
Allora, se questi due signori proprio non ti piacciono, e' evidente che
abbiamo visioni un po' diverse dell'argomento, pero' dovresti proprio
specificare meglio il tuo ideale di esecutore, giusto per poter
instradare una discussione.

Ciao.

mam...@tin.it

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

On Mon, 25 May 1998 14:36:53 +0200, Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> wrote:

> > Cambierei volentieri il Don Pasquale discografico di Muti con un ipotetico
> > di Bonynge con magari Sutherland e Pavarotti (giovanissimo)...
>
> io mi accontenterei anche di molto meno: lo stesso Don Pasquale di Muti
> ma con un tenore di livello almeno professionale al posto dell'indecente
> Winbergh.

E' l'impostazione generale di quell'edizione che non mi piace, non l'esito
dei singoli cantanti, in alcuni casi ottimo (Bruscantini) o molto buono (Freni).
Si percepisce che niente č lasciato al gusto o alla fantasia dei cantatni, i quali,
visto di chi si trattava, avrebbero potuto trovare anche soluzioni originali,
mentre cosě si ha solo la sensazione di un gran rigore formale un po' asettico.
Pur con nomi meno altisonanti (a partire dal direttore), mi piace molto di piů
quella di Abbado con la Mei e Bruson (dal vivo, poi, la Mei ha fatto una Norina
eccezionale).

>
> anche perche' Bonynge avrebbe sicuramente rispolverato la "vera"
> versione Viardot, con tanto di aria di Bertoni/Gluck in francese.

Pensa che l'unica volta in cui ho ascoltato la Horne dal vivo (eh si,
sono un misero mortale che non ha avuto la fortuna tua con la Horne),
fu in un Orfeo in cui interpolň l'aria in questione....be', una delle
piů forti emozioni teatrali.

> Concordo totalmente sull'Hoffmann e il Don Giovanni che, stroncato
> all'epoca, raccoglie oggi invece molto piu' interesse (vedi le
> recensioni in occasione della recente ristampa).

Mi fa piacere trovare qualcuno che condivide questo parere: pensa che
io trovo entusiasmanti, pur se cantate con una voce un po' linfatica
e sbiancata, le variazioni che il tenore fa nelle due arie, perfin piů
belle in puri termini di fantasia interpretativa di quelle di Blake
(tanto che mi stavano venendo dei dubbi sulla perversione dei miei
gusti musicali): secondo me, l'impostazione che si dovrebbe adottare
nell'eseguire Mozart, č questa.

Maurizio Frigeni

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

Ciorans'son -Luca F.Palmieri- <ned...@iperbole.bologna.it> wrote:

> Non conosco praticamente nulla di cio' che citi in questo thread, ma
> conosco Bnynge che dirige haendel, e lo ritengo poco meno che
> eccellente.
> Sara' che il confronto lo faccio spesso col miagolante Malgoire, ma ce
> ne fossero di Bonynge....tolto K.Richter, che crea un Giulio Cesare
> senza rivali, resta proprio lui, il buon vecchio Bonynge.

Ti consiglio di ascoltare incisioni un po' piu' recenti, ad esempio il
Poro diretto da F.Biondi, il Riccardo Primo di Rousset o il recentissimo
Ariodante di Minkowski per avere un idea piu' adeguata di che cosa sia
un'esecuzione filologica di un'opera di Handel. E i CD di Malgoire
buttali nel cesso!

Saluti.
M.
--
Per rispondere: sostituire "nobody" con "frigeni" nell'indirizzo email.

Isidoro Ferrante

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

Allora: te ne approfitti perche' i miei numeri de l'Opera sono tutti
imballati e pronti per il trasloco, ma ho ancora qualche freccia al mio
arco.
Riassumo da una traduzione di un articolo della Repubblica del 22
Novembre 1997 postata su opera-l: la lite tra Pavarotti e Bonynge si
accese alla seconda prova. Pavarotti ebbe a dire con Bonynge per la
scelta dei tempi che non gli si confacevano (Toh! un direttore prono
alle istanze dei cantanti?), e abbandono' la seconda prova per ritirarsi
nell'albergo. Nel giro di poche ore, sui cartelloni del teatro apparvero
delle fascette che annunciavano l'indisposizione di Bonynge e la
sostituzione con Marcello Panni.
A questo punto, o sbaglia Repubblica, o ricordi male tu. (c'e' una terza
possibilita', cioe' che sbagli il traduttore o il traduttor de'
traduttori, che sarei io, ma io ricordo che la successione dei fatti era
proprio questa). C'eri? Ho capito male io? Sarei interessato a chiarire.
Sul resto del post, rispondero' con calma, anche se devo dire la
verita': certe affermazioni su mascelle alla Toto' e similia mi fanno
cadere in terra gli attributi. Credevo bisognasse parlare di musica, da
queste parti.

____________________________________Isidoro___________________________

Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it

Isidoro Ferrante

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

mam...@tin.it wrote:
> poi quello che è il suo capolavoro assoluto in
> questo repertorio: Les contes d'Hoffmann, incisione che a mio avviso rimarrà insuperata
> (una delle poche cose di Domingo che mi hanno veramente convinto, senza contare la Stupenda
> perfetta in tutti e quattro i ruoli).

Come ho fatto a dimenticarlo! Quest'incisione e' veramente sconvolgente.
Tra l'altro utilizza i dialoghi recitati, spesso creando una sorta di
"melodram" con il parlato sulla musica (non so bene come andrebbero
eseguiti) mentre ancora un paio di anni fa alla Scala si e' eseguita
quest'opera con i recitativi, cosa che a mio giudizio fa perdere molto
del fascino.

> A me, poi, piace moltisimo (al di là del cattivo esito di alcuni interpreti) il suo Don Giovanni,
> anche perchè mi conferma nella mia opinione: che Mozart è un autore del '700 (ANCHE il Don Giovanni)
> e come tale va eseguito. Perchè in Mozart è sempre stato proibito fare delle variazioni, introdurre
> degli abbellimenti? (quando al'epoca venivano regolarmente introdotti, Mozart consenziente, anzi
> espilicitamente richiesti). Perchè in Mozart bisogna eliminare l'accompagnamento col clavicembalo delle
> arie? (provate ad ascoltare come sono più belle con il basso continuo del clavicembalo). Bonynge ricrea
> così, attraverso lo studio della prassi esecutiva anche di Mozart, lo spirito vero dell'opera: non
> mi si venga a dire che il Don Giovanni è un opera romantica!

Claudio, non mi fare venire le palpitazioni: e' da una vita che vado
cercando un'edizione del don Giovanni antiromantica e tu mi vieni a dire
che ce l'avevo sotto il naso? Perche' sul Giudici non c'e'? E' stata
ristampata solo di recente? Chi canta (oltre a DJS, of course)?
Adesso devo averla.

_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@mailbox.difi.unipi.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it

Pietro

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

--
Pietro

Isidoro Ferrante <ferr...@mailbox.difi.unipi.it> scritto nell'articolo

<356992...@mailbox.difi.unipi.it>...


> Sul resto del post, rispondero' con calma, anche se devo dire la
> verita': certe affermazioni su mascelle alla Toto' e similia mi fanno
> cadere in terra gli attributi. Credevo bisognasse parlare di musica, da
> queste parti.
>

>>suvvia non ti arrabbiare, in fondo non pensavo affatto che da una
semplice affermazione potesse scaturire tanto bailamme su Bonynge.
Lasciamo in pace gli attributi, quelli sì che servono per altre tenzoni...
in fondo cosa vuoi, la Sutherland in scena mi sembra la fotocopia al
femminile di Totò a colori, quando il celebre attore fugge nel teatro dei
pupi: una scena capolavoro, pertanto, non certo un insulto ad una cantante
cui certamente vanno un sacco di meriti.
Quanto alla prima dell'elisir hai proprio ragione, sono andato a scavare
nell'archivio ed effettivamente Bonynge non diresse mai quell'opera:
l'equivoco è nato dal fatto che io ho assistito ad una replica successiva,
quando era già stato sostituito dal maestro Panni e, dal momento che la
resa dello spettacolo fu realmente catastrofica, molto lontana dagli
standard che di solito quest'ultimo è solito raggiungere, ne ho imputato la
colpa al solo povero Bonynge. Forse era un'opera nata sotto cattiva stella,
forse la compagnia di canto era non amalgamata, forse il tutto era stato
artatamente gonfiato per fini commerciali o chissà quant'altro, resta il
fatto che probabilmente non tutta la colpa andava imputata al Nostro,
questo lo riconosco e ne faccio ammenda, anche se il tutto mi sembra molto
strano.

____________________________________Isidoro___________________________
>
> Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
> Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it

Pietro

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

--
Pietro

mam...@tin.it scritto nell'articolo
<6kbpjk$hpt$1...@orthanc.reference.com>...


> On Mon, 25 May 1998 00:28:50 +0200, Isidoro Ferrante
<ferr...@mailbox.difi.unipi.it> wrote:
>
>

> > Sparare su Bonynge
> > sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia

> > pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo,
forse
> > Andrea, e Michael Aspinall.
>

> Puoi aggiungere anche me alla lista.
> Sottoscrivo in pieno tutto quello che hai detto. In più aggiungerei che
> "per fortuna" non è un direttore-direttore. Perchè tutte le volte (o
quasi) che
> che i direttori-direttori (leggasi Muti, Abbado) si sono accostati al
repertorio
> in cui Bonynge ha dato il meglio di sè, i risultati sono stati
francamente
> deludenti.

sinceramente non comprendo quest'affermazione: mi potresti dire, allora,
quando e in che occasione un direttore-re-dei direttori come Muti avrebbe
deluso? sinceramente, pur sforzandomi non ne rammento un'occasione.

Mi riferisco all'approccio che questi direttori hanno avuto nei
> confronti della pressi esecutiva delle opere in questione, cui si sono
accostati
> "dimenticando" che quelle opere erano state scritte apposta per dei

cantanti, in
> un'epoca in cui la figura del direttore d'orchestra quasi non esisteva o

> comunque aveva un ruolo ben diverso da quello attuale: appunto, di
accompagnare i
> cantanti, accusa frequentemente rivolta a Bonynge (e altri direttori che
invece
> sono funzionalissimi in questo tipo di opere).

Nient'affatto, se è vero che storicamente il contesto in cui Rossini,
Bellini o Donizetti, per non citare gli altri tra i quali anche il
famigerato PACINI, crebbero ed operarono fu simile a qullo delle botteghe
d'arte, questo non significa che tutti costoro non contribuirono in maniera
consistente alla definizione del melodramma italiano, immediatamente il
periodo neocassico in cui avevano properati i vari Cherubini, Spontini,
Mayr etc... fu con costori che la concezione orchestrale cambiò
radicalmente e da puro accompagnamento canoro divenne un protagonista del
melodramma. In tal senso il crescendo Rossiniano giustamente apparve come
una innovazione strepitosa e fu subito da tutti i contemporanei imitata
(vedi, l'incisione del crociato in Egitto di Meyerbeer dell'Opera Rara o
dei Capuleti e Montecchi di Bellini). Forse potrsti dire che, ascoltando il
barbiere di siviglia, il contributo orchestrale vada relegato in soffitta?
o sia comunque di secondo piano? Io non lo penso affatto ed è per questo
che un direttore d'orchestra deve affrontare la dura prova di saper mettere
nella giusta luce il ruolo dell'orchestra e non concepirla come servente
rispetto al canto in sè.
Questo chiarisce un altro aspetto: se è vero che il meglio di se B. lo da
nelle arie (vedi, ad es.: quella di Olimpia nel primo quadro dei racconti
Hoffmann, ma in quell'edizione tutto il contributo della Sutherland fu
apprezzabile) è anche vero che il peggio di se lo da nelle scene d'assieme,
nei concertati, nelle strette. Propio là dove il talento del musicista
emergeva nell'assemblare e fondere portandolo ai massimi livelli elementi
eterogenei quali il coro, l'orchestra e i solisti, proprio lì B. fa delle
cose orribili: prova ad ascoltare il finale I della Semiramide, noterai
un'orchestra impazzita in cui si sentono due colpi di grancassa, un coro
completamente fuori strada ed al culmine, all'apice il solito, immancabile
acuto....

l'Esclarmonde
> (chi non conosce quell'incisione se la vada ad ascoltare prima di
emettere giudizi su
> Bonynge),

Forse non hai ascoltato l'Esclarmonde diretta da Patrick Fournillier

> Ultime due cose: la Favorita non è certo l'esito più felice di Bonynge, a
partire dalla scelta (scelta?
> imposizione?) della protagonista e di altri interpreti e anche
dell'orchestra.

Quella opera, ripeto, non è minata dalla presenza di cattivi interpreti,
vorrei vedere! c'è Ghiaurov, Cossotto, Pavarotti e Bacquier: è l'amalgama
che manca, manca una mano sapiente e decisa che sappia dare forza al
capolavoro. Già dall'ouverture potrai notare un'orchestra completamente
scalcinata e poi i balletti, che noia!! anche se è un vero peccato, perchè
è una delle poche produzioni realmente complete, ovvero prive di tagli
per la serie... non si può volere tutto dalla vita.
Pietro

> Scusate per la lunghezza,

Pietro

unread,
May 25, 1998, 3:00:00 AM5/25/98
to

--
Pietro

Andrea Finotello <andrea.f...@cselt.it> scritto nell'articolo
<35697679...@cselt.it>...


> Isidoro Ferrante wrote:
> >
> > Lui si e' davvero messo al servizio della musica, al punto di delegare
> > tutta la parte divistica che il suo tipo di lavoro comporta, alla

> > moglie, che del resto ha accettato di buon grado. Sparare su Bonynge


> > sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
> > pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo,
forse
> > Andrea, e Michael Aspinall.
> >
>

Il discorso su Massenet e quest'opera particolarissima esigerebbe una
discussione a parte, un autonomo thread: per ora (sto scrivendo queste
righe in gran fretta) ti consiglio di ascoltare l'Esclarmonde diretta da P.
Fournillier, edizione recentissima e fatta anche molto bene, sicuramente
meglio di quella diretta da B.


> > >E allora, come dice Riccardo, chi e' il tuo direttore preferito?
> >

>La mia predilezione è per Muti, nessuno, forse nessuno è mai riuscito ad
avere il senso plastico di quest'artista. <Nessuno, forse, è riuscito ad
immedesimarsi così bene nell'autore eseguito. Il Muti maturo, per tale
intendo L'artista dell'ultimo quindicennio ha creato cose insuparabili che
sicuramente rimarranno pietre miliari nella storia della musica.
Ad ogni modo cose molto belle del melodramma italiano della prima metà
dell'ottocento le ho ascoltate anche con Daniel Oren, peccato, però per la
sua manìa di tagliare le cabalette e le scene (ma come dicevo, non si può
volere tutto dalla vita), od anche Reynald Giovaninetti, Peter Maag (il suo
Le contes d'Hoffmann del giugno al S. Carlo, quello sì che fu un capolavoro
assoluto di resa e di interpretazione); Slendido anche Gustav Kuhn nele
interpretazione del giovane Verdi, decisamente buone anche le prove di Paul
Connelly con Rossini (la Cenerentola ed il Turco in Italia) e Alain
Guingal.
Naturalmente non disdegno neanche le interpretazioni di Albero Zedda che,
anche se altalenante nella sua attività nel 1992 ripropose una bellissima
Elisabetta regina d'Inghilterra .

Ciao
Pietro

Isidoro Ferrante

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Italia Online wrote:

> La questione è diversa. Di Cappuccilli ho ascoltato tantissimo, sia in
> disco che dal vivo. Penso che sia un baritono con una voce bellissima ma
> cui non è mai piaciuto studiare: questo gli ha provocato un difetto
> cronico di aprire troppo sulle vocali squillanti: Basta scoltare la sua
> Foza del Destino od il Nabucco o la Lucia di Lammermoor (la pietà che in
> suo favore....., cruda funesta smania......) per rendersene conto.

Su questo argomento passo....ho gia' espresso in questo gruppo la
volonta' di evitare di fare il puro vociologo.

> La correzione di cui mi parli deriva principalmente dalla tecnica "soft"
> (rectius, di una palla mostruosa) con cui il Nostro dirige, allentando i
> tempi, sovvertendo le dinamiche, venendo a compromessi continui con i
> cantanti e, soprattutto inventandosi registri sovracuti per la
> soddisfazione di quella sparanote della moglie, che quando canta mi sembra
> Totò in scena (con quella mandibola)....

Qui passo pure, ma per altri motivi: della Sutherland si e' gia'
discusso abbastanza, casomai ti vai a vedere dejanews. Ti basti sapere
che trovo del tutto stupida la definizione di sparanote e l'osservazione
sulla mandibola.

> Se per Te questa è filologia, bè, allora dubito che potremo andare
> d'accordo sul tema; naturalmente senza nulla togliere al grande interesse
> che ha per me una discussione simile.
> Il vero filologo, per vero è proprio Muti, che ha avuto il coraggio di
> cancellare il do di petto del trovatore, gli acuti nel rigoletto (ci fu
> tempo fa su tele+3 una rispresa di Muti che spiegava le sue ragioni), ha
> scavato opere come Lodoiska, La vestale che probabilmente Bonynge non
> avrebbe mai ripreso perchè ben poche sarebbero state le possibilità
> d'inserimento di acuti gorgheggi e civetterie usignoliche per la moglie (ma
> tu ce la vedi la Sutherland che fa la vestale?)

No, calma.
Il ripristino della scrittura originale nel Rigoletto e' spesso
sacrosanto: l'esempio piu' eclatante e' l'acuto interpolato su "un
vindice avrai!" che cambia completamente la preparazione del "si
vendetta" successivo. Il problema e' poi eliminare le interpolazioni
dove invece ci vanno! E qui l'esempio della Pira casca a fagiolo: la
Pira, e' una cabaletta con da capo. Andrebbe eseguita una volta come
scritta, e la seconda con variazioni, se non nelle note almeno
nell'espressione.
Questo sarebbe l'unico modo corretto di interpretarla. Che poi la
variazione consista in un do a pieni polmoni (magari evitando la brutta
frenata dell'oteco) o magari di un trillo sempre sul do (magari!)
dipende dall'interprete e dalle sue capacita'. Certo e' che abbassare la
Pira per sparare il si, o magari il sibemolle alla fine e' una vera
assurdita'. Come del resto e' una assurdita' spianare gruppi e gruppetti
perche' di solito i tenori cui i direttori odierni affidano il Trovatore
non ce li hanno. Sul caso specifico di Cossutta, il nostro caro lettore
romagnolo Riccardo Domenichini ebbe gia' modo di scrivere in altri tempi
"tutto questo fracasso perche' un direttore non ci ha fatto sentire una
nota!". Ed e' la verita': non si puo' ridurre il problema del Trovatore
a Do-si/Do-no.

> E non conosci l'Alcina, con la quale Bonynge accompagnato sempre dalla
> > riveritissima consorte, si lanciava in una personalissima ricerca del
> > modo di interpretare Haendel basato piu' che sulla ricerca del suono sul
> > recupero della prassi esecutiva e dello spirito barocco?
>
> Ecco, qui sono d'accordo con te, penso che il vero ruolo di B. fosse
> proprio il repertorio che hai appena citato: ma sono proprio questi lavori
> ad essere stati i meno pubblicizzati e diffusi e questo è stato un grave
> errore di B. del quale penso che più che direttore d'orchestra sia un
> ottimo manager di se stesso e della moglie.
>
> E la recente ricerca del repertorio francese della prima meta' del
> > secolo, la conosci?
>
> come no! conosco Gli Ugonotti di Meyerbeer, della Decca, e non li ascolto
> oramai da un sacco di tempo per non farmi piangere il cuore,

Ecco, vorrei capire in cosa ti piange il cuore. Preferisci forse
l'edizione con Gavazzeni? O quella diretta da Serafin col vecchio e
stonatissimo Lauri Volpi e un cast da terzo mondo? Il problema di
quell'esecuzione e' Vrenios (la Tourangeau non la considero un
problema). Ma e' un problema solo parziale, in quanto apre degli sprazzi
interessanti su quello che avrebbe potuto essere il modo di cantare di
Nourrit.

>idem dicasi
> per l'Hamlet di Thomas, per il Faust di Gounod, per la Fille du régiment,
> ma l'orrore è incredibile nella riproposizione di opere di Massenet
> (Esclarmonde, Roi de Lahore e Therese, quest'ultima con l'insignificante
> Turangeau; più accettabile il don quichotte: ma più per la bravura degli
> interpreti che per la musica che è FONDAMENTALE, nel repertorio francese in
> genere ed in particolare per Massenet)

Anche qui passo: il Faust lo conosco poco e Massenet e' in attesa di
essere da me riscoperto. Ma sulla Fille ti sbagli di grosso. Mi
complimento per la corretta classificazione tra le opere francesi.

>
>
> >E allora, come dice Riccardo, chi e' il tuo direttore preferito?
>
> Probabilmente non ce ne sono, del melodramma ottocentesco se ne fa talmente
> una indigestione che alla fine non si riesce a dare un rilievo esatto alla
> sua portata innovatrice, ed allora si da risalto alla banda, alle
> smargiassate sia orchestrali che canore, a quelle che il buon Gaetano
> chiamava "le convenienze ed inconvenienze teatrali".

Ah! beata gioventu'! C'e' chi pensa ancora che delle convenienze e
inconvenienze teatrali si possa fare a meno.
C'e' un dialogo bellissimo, che ti consiglio vivamente di leggere, tra
Wagner e Rossini, riportato da Michotte, che si trova ad esempio nel
libro di Rognoni pubblicato da Einaudi. E' assolutamente stupendo vedere
il giovane e focoso Wagner che descrive le sue teorie sull'arte e
sull'avvenire, e lo scetticismo venato di buon senso del vecchio Rossini
che muove obiezioni su obiezioni.
E a un certo punto Rossini sbotta: ma le convenzioni! in fondo il fatto
che una persona stia per morire e canti non e' piu' inverosimile di quei
finali d'opera in cui tutti i cantanti stanno in fila al proscenio come
tanti mazzi di asparagi (parafrasi mia). Ci si dimentica spesso che il
teatro dell'ottocento si muoveva all'interno di uno schema di
convenzioni, che costituivano l'essenza stessa del linguaggio
operistico. L'abilita' del compositore stava nella capacita' di muoversi
all'interno delle convenzioni senza spezzarle del tutto, al massimo
provocando delle piccole incrinature che pian piano aprivano la strada
al linguaggio degli anni a seguire. Di questo Rossini era perfettamente
consapevole.
E le convenzioni, Bonynge le conosce come le sue tasche. E ci sguazza
come un paperotto.


>
> > Non giudicare Bonynge solamente ascoltando l'esecuzione in disco, senza
> > sapere i criteri con il quale si avvicina all'opera. Quello
> > e' il punto finale di un cammino che spesso nel caso di Bonynge viene da
> > molto lontano, dallo studio delle fonti dell'epoca, dal ritrovamento di
> > manoscritti,
>
> Da quello che combina penso che lo stia sopravvalutando ed anche di
> parecchio!!
>
> Bonynge non
> > e' mai stato direttore-dittatore alla Muti, per intenderci, ne' un
> > direttore da somme raffinatezze orchestrali.
>
> Muti è un cervello superiore, il paragone è assolutamente improponibile
> perchè mette al confronto un poco più che maestro di banda di paese ed un
> sommo interprete. Muti è così di carattere, ottiene risultati grandiosi, ed
> allora sia benedetto.
>

Anche queste frasi, penso, siano degne di essere passate sotto silenzio.
Con tutto il rispetto per Muti, che considero direttore troppo
intelligente per potersi sentire compiaciuto da un simile elogio
leggermente privo di motivazioni.

> > Lui si e' davvero messo al servizio della musica
>
> forse più al servizio della moglie e della su ugola stratosferica.

E' una colpa il fatto che la Sutherland sapesse cantare?

>
> Sparare su Bonynge
> > sembra diventato di moda, oggi, ma a difenderne la memoria storica (sia
> > pure, nel mio caso a posteriori), pare siamo rimasti io, Riccardo, forse
> > Andrea, e Michael Aspinall.
>
> Ah! Michael Aspinall, un simpaticone, l'ho ascoltato anni fa in Orfeo
> all'inferno, molto bravo!!

Ma hai anche provato a leggere quello che scrive, per caso? Penso di
no.....

> No! non intendo sparare affatto, dico solo che è un mediocre e mi domando
> come abbia potuto avere tutta questa risonanza nel tempo liddove molti
> altri suoi colleghi al suo livello lavorano praticamente nell'anonimato più
> assoluto.
> Lo vedi, allora, che la questione più che nell'arte risiede nella
> managerialità con cui si vende la propria immagine?

No, caro. Dal punto di vista dell'immagine Bonynge e' stato
sfigatissimo. Legato all'aura di principe consorte, e' sempre stato
nell'ombra della sua signora. Il fatto e' che Bonynge e' filologo non
nella lettera, cosa che finisce irrimediabilmente per diventare
tremendamente pizzosa, ma e' filologo nello spirito. Cosi' filologo che
ha voluto proporre come immagine della moglie quella della diva alla
Jenny Lind, e ha cercato per se il ruolo di direttore d'orchestra di
vecchio stampo, apparente semplice accompagnatore di cantanti, in
realta' regista occulto di tutto quello di musicale che avviene sul
palcoscenico.

E poi la contrapposizione Muti-Bonynge non ha proprio senso. Si tratta
di due direttori che hanno un approccio diverso nei confronti
dell'opera, entrambi
nel solco della tradizione italiana, ma mentre Muti si colloca sulla
scia del vecchio Toscanini, Bonynge cerca di riagganciarsi alla
tradizione pre-toscaniniana, dei vari Muzio, Mancinelli, Serafin e lo
stesso Toscanini da giovane.
Bonynge cerca di avvicinarsi all'opera del primo ottocento partendo da
dietro, dal settecento e da rossini, e legge Verdi nell'ottica di
Donizetti, Muti utilizza un approccio diverso, e tiene conto anche di
quello che e' venuto fuori dopo.
Cercare di vedere le cose con manicheismo non giova certo alla
comprensione.

Riccardo Domenichini

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Isidoro Ferrante wrote:

> Claudio, non mi fare venire le palpitazioni: e' da una vita che vado
> cercando un'edizione del don Giovanni antiromantica e tu mi vieni a dire
> che ce l'avevo sotto il naso? Perche' sul Giudici non c'e'? E' stata
> ristampata solo di recente? Chi canta (oltre a DJS, of course)?

Isidoro, sei fonte di sempre nuovi stupori.
Gabriel Bacquier - Don Giovanni ('nsomma)
Leporello non me lo ricordo (Donald Gramm?)
Dame Joan - Donna Anna
Pilar Lorengar - Donna Elvira
Marilyn Horne - Zerlina
Werner Krenn - Don Ottavio
Ristampata in edizione economica Decca Grand Opera Serie.

R.

emf

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to


Isidoro Ferrante wrote:

> Italia Online wrote:
>
> > Il vero filologo, per vero č proprio Muti,

NOOOOO e' Chusid, Muti ha utilizzato la lettura di Chusid (che peraltro non ha
apprezzato il lavoro di Muti!)

> che ha avuto il coraggio di
> > cancellare il do di petto del trovatore, gli acuti nel rigoletto (ci fu
> > tempo fa su tele+3 una rispresa di Muti che spiegava le sue ragioni),

le sue di Verdi spero!!

> > Bonynge non
> > > e' mai stato direttore-dittatore alla Muti, per intenderci,

Toh questo lo dicevano anche di Arturino mio....

> > Muti č un cervello superiore, il paragone č assolutamente improponibile
> > perchč mette al confronto un poco piů che maestro di banda di paese ed un
> > sommo interprete. Muti č cosě di carattere, ottiene risultati grandiosi, ed
> > allora sia benedetto.

Muti E' un direttore di banda interpretativamente. E' un grande direttore
tecnicamente: e si sente che e' della scuola di Votto (un altro che odiava
Arturo perche' ne era di gran lunga inferiore, e sperava di creare un clone,
senza aver capi che la tecnica non e' tutto)

> Anche queste frasi, penso, siano degne di essere passate sotto silenzio.

No gli ho risposto io!

> Con tutto il rispetto per Muti, che considero direttore troppo
> intelligente per potersi sentire compiaciuto da un simile elogio
> leggermente privo di motivazioni.
>

Ma se e' una primadonna (come si dice nell'ambiente musicale: altrimenti non
potrebbe fare il direttore col ciuffo semovente)

> E poi la contrapposizione Muti-Bonynge non ha proprio senso. Si tratta
> di due direttori che hanno un approccio diverso nei confronti
> dell'opera, entrambi
> nel solco della tradizione italiana, ma mentre Muti si colloca sulla
> scia del vecchio Toscanini, Bonynge cerca di riagganciarsi alla
> tradizione pre-toscaniniana, dei vari Muzio, Mancinelli, Serafin e lo
> stesso Toscanini da giovane.

Bravo Isidoro

> Bonynge cerca di avvicinarsi all'opera del primo ottocento partendo da
> dietro, dal settecento e da rossini, e legge Verdi nell'ottica di
> Donizetti, Muti utilizza un approccio diverso, e tiene conto anche di
> quello che e' venuto fuori dopo.

In altre parole: NON SI PUO' INTERPRETARE MOZART COME SE AVESSE VISSUTO DOPO
WAGNER E DEBUSSY!

Ezio


Riccardo Domenichini

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Isidoro Ferrante wrote:

> Sul caso specifico di Cossutta, il nostro caro lettore
> romagnolo Riccardo Domenichini ebbe gia' modo di scrivere in altri tempi
> "tutto questo fracasso perche' un direttore non ci ha fatto sentire una
> nota!". Ed e' la verita': non si puo' ridurre il problema del Trovatore
> a Do-si/Do-no.

Pensa che io non mi riferivo nemmeno a Cossutta (che di quel Trovatore
aveva cantato solo la prima fuggendo poi a gambe levate travolto dai
fischi dei fischiatori professionisti che fischiavano perche' non c'era
il do mentre a non esserci era quasi tutto il Trovatore) ma al Manrico
che era toccato a me, tal Gianni Bavaglio. Un nome, una garanzia.
Comunque, io ribadisco che dal tempo di quelle sparate Muti ha fatto
molta strada ed e' molto piu' serio e meno showman quando si occupa di
"filologia". Che poi risulti antipatico a molti posso capirlo anche se
non vedo come questo possa influenzare un giudizio obiettivo sul suo
lavoro. Anche questa storia del protagonismo e del ciuffo mi fa un po'
ridere: e allora Abbado che ha diretto tutta la Terza di Mahler con una
telecamera puntata su di lui? E Oren che canta a squarciagola? E Pretre
che fa le facce tipo estasi di santa Teresa? E Celibidache che
addirittura piroettava sul podio, o Bernstein che per poco non saliva
sul palco a fare una tap dance?

> Il problema di
> quell'esecuzione e' Vrenios (la Tourangeau non la considero un
> problema).

Io nascondo probabilmente tendenze masochistiche, perche' a me la
Tourangeau piace. Per carita', probabilmente una delle voci piu' brutte
della storia, ma per coscienza tecnica e interpretativa la preferisco
sicuramente a moltissime altre, Baltsa e Larmore in testa. E il suo
Urbain e' delizioso, senza contare che ha avuto il coraggio di cantare
il rondo' scritto per l'Alboni, che ha una tessitura bassissima. Certo
che ci fosse stata la Horne sarebbe stata un'altra cosa (la sua
registrazione della cavatina di Urbain e' assolutamente mitica).
Per Vrenios invece sono d'accordo con quello che dice Isidoro e che e'
sempre stata l'opinione generale. A scagionare parzialmente Bonynge per
la scelta riporto una vox populi che dice che Vrenios aveva fatto da
delle recite teatrali degli Ugonotti con risultati eccellenti, ma che al
momento della registrazione era ammalato. Probabilmente un po' di vero
c'e', resta il fatto che il suo Idreno nelle leggendarie recite
londinesi al Drury Lane e' molto, ma molto, ma molto peggio di questo
Raoul. Resta comunque, per questi Ugonotti, l'interesse di un
esperimento che, se pure falli' nella sostanza, fece intravedere quella
che probabilmente sarebbe la stada giusta.

R.
--

Isidoro Ferrante

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Riccardo Domenichini wrote:

> Comunque, io ribadisco che dal tempo di quelle sparate Muti ha fatto
> molta strada ed e' molto piu' serio e meno showman quando si occupa di
> "filologia".

Parziale dissenso: prima preciso che Muti non mi sta antipatico, e che lo ho
sempre (beh, quasi sempre) apprezzato. Pero' all'epoca del rigoletto la sua
operazione fu proprio quella di spettacolarizzare la filologia, con appunto le
famose conferenze trasmesse da Tele+, che assieme ad una valanga di cose corrette
diceva anche delle altre che risultano piu' difficili da condividere.

In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante, non ci
piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del Rigoletto
come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.
_____________________________________________I.___________________________
Isidoro Ferrante ferr...@cibs.sns.it sabsns::ferrante
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it axpia::ferrante

Riccardo Domenichini

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Pietro wrote:

> questo non significa che tutti costoro non contribuirono in maniera

> consistente alla definizione del melodramma italiano...

Va bene, che il melodramma italiano come ogni altro genere artistico
abbia subito una sua propria evoluzione e' palmare, ma questo non
significa che il melodramma sia un genere innovativo in se'. E'
semplicemente cambiato nel tempo, con gli apporti delle varie figure che
ci hanno lavorato, col mutamento del gusto eccetera.
Quello che poi tu dici (almeno mi pare di capire cosi'), che
l'evoluzione del melodramma non dipese soltanto dagli apporti delle
"vette" RossiniBelliniDonizettiVerdi ma anche da quelli di moltissimi
altri, da Mayr a Mercadante a Pacini giu' giu' fino a Pucitta, Balducci
o, che so, Winter, e' una cosa che condivido in pieno e che si scopre
senza essere musicologi di professione ma semplicemente ascoltando i
cofanetti di "100 years of Italian Opera" delle mai troppo lodata Opera
Rara.

> vedi, ad es.: quella di Olimpia nel primo quadro dei racconti
> Hoffmann, ma in quell'edizione tutto il contributo della Sutherland fu

> apprezzabile...

caspita, ti sei svegliato in vena di generosita' oggi!

Riccardo Domenichini

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Isidoro Ferrante wrote:

> In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante, non ci
> piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del Rigoletto
> come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.

D'accordissimo. Io mi riferivo a esperienze ancora successive, quando ha
fatto molto meno fracasso verbale e molte piu' cose interessanti: vedi
la Donna del lago o anche i Vespri Siciliani e Guglielmo Tell.

emf

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to


Riccardo Domenichini wrote:

> "filologia". Che poi risulti antipatico a molti posso capirlo anche se
> non vedo come questo possa influenzare un giudizio obiettivo sul suo
> lavoro. Anche questa storia del protagonismo e del ciuffo mi fa un po'
> ridere: e allora Abbado che ha diretto tutta la Terza di Mahler con una
> telecamera puntata su di lui? E Oren che canta a squarciagola? E Pretre
> che fa le facce tipo estasi di santa Teresa? E Celibidache che
> addirittura piroettava sul podio, o Bernstein che per poco non saliva
> sul palco a fare una tap dance?

Fra le idee buone di Wagner c'e' stata quella di Bayreuth, dove nessuno deve
essere distratto dal direttore o dall'orchestra, che vengono nascosti nel
Golfo mistico (oggi non so se e' ancora cosi'). E qui abbiamo la riprova che
uno mentre ascolta un'opera qualsivoglia ma comunque musicale, deve subire le
esibizioni di omini con movenze spesso ridicole, che a volte non si rendono
conto che il pubblico e' andato per vedere uno spettacolo diretto da (e non
che fa da sfondo alle esibizioni di) Tizio o Caio. Purtroppo i media stanno
abituando a centrare l'attenzione sul chi esegue ma non sul come. E qui si
cade poi nel tranello. A questo punto, con tutti i limiti dei sistemi
riproduttivi, si e' costretti a ascoltare il disco (nemmeno il video e il
laserdisc o il DVD). Cosi' si puo' capire se la interpretazione puo' vivere
di vita propria, ed avere un senso logico, filologico e quant'altro. MA
questo e' deprimente. E non e' questione di ciuffi soltanto (per di piu'
nessuno mi ha appurato se Muti si tinge!)

Perche' i grandi direttori del passato riuscivano a essere grandi pur senza
star-system alle spalle? Io credo che proprio lo star-system li rovini, i
direttori, Karajan ha cominciato a calare di resa quando ha cominciato a
curare piu' il lato narcisistico della propria performance piuttosto che di
quello che dirigeva.

IMHO
Ezio Ferdeghini


Andrea Finotello

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Isidoro Ferrante wrote:
>
> Parziale dissenso: prima preciso che Muti non mi sta antipatico, e che lo ho
> sempre (beh, quasi sempre) apprezzato. Pero' all'epoca del rigoletto la sua
> operazione fu proprio quella di spettacolarizzare la filologia, con appunto le
> famose conferenze trasmesse da Tele+, che assieme ad una valanga di cose corrette
> diceva anche delle altre che risultano piu' difficili da condividere.
>

Certo, in quella famosa conferenza Muti (che anch'io apprezzo, anche se
non proprio sempre), fece filologia-spettacolo. Disse cose giustissime,
come le ragioni del ripristino delle scritture originali e
l'eliminazione degli acuti sull'"ah no, e follia" o su "un vindice
avrai", che cambiano del tutto la preparazione ai momenti successivi
("Figlia! Mio padre!" e "Si' vendetta"). Ripristino' anche il libretto
originale per cui il duca entra nell'osteria di Sparafucile chiedendo
"Tua sorella e del vino" e non "Una stanza e del vino", rendendo cosi'
piu' logica l'esclamazione di Rigoletto "son questi i suoi costumi":
entrare all'osteria e chiedere da bere ed una stanza sarebbe
normalissimo, chiedere invece la sorella dell'oste da' un'idea piu'
precisa dei costumi del duca....E qui ricordo che Muti espresse il
concetto in modo invero spassoso.
Ma queste erano cose note: l'edizione critica di Rigoletto esisteva da
molti anni e tutto cio' si puo' anche trovare, per esempio, nel bel
saggio di Marcello Conati sul Rigoletto, uscito gia' una quindicina di
anni fa.
Al di la' delle cose giuste dette da Muti, all'atto pratico pero'
(cioe' la prima del Rigoletto scaligero trasmessa in diretta
radiofonica), per esempio, stacco' nel "cortigiani vil razza dannata" un
tempo talmente travolgente da costringere Bruson ad ansimare
letteralmente e nuovamente, nel terzo atto, nel terzetto
Gilda-Sparafucile-Maddalena "Se pria ch'abbia il mezzo la notte toccato"
stacco' ancora un tempo talmente veloce che i poveri Kavrakos e
Pentcheva, gia' abbastanza in difficolta' con la lingua italiana, furono
costretti a strascicare le parole mugolando qualcosa di incomprensibile.
Ecco, mi chiedo, se, in tal caso, al di la' di tanta buona filologia,
non si sarebbe reso un servizio ancora migliore alla partitura scendendo
magari a qualche compromesso sul piano dell'agogica per aiutare dei
cantanti in palese difficolta'.....

> In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante, non ci
> piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del Rigoletto
> come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.

Si', anche perche' come detto l'edizione critica esisteva gia' ed
esisteva gia' anche almeno una registrazione discografica basata su tale
edizione, vedi l'edizione Philips diretta da Sinopoli con Bruson e la
Gruberova, datata 1984.


Andrea.


--

Giovanni Christen

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Isidoro Ferrante, ferr...@mailbox.difi.unipi.it writes:
>C'e' un dialogo bellissimo, che ti consiglio vivamente di leggere, tra
>Wagner e Rossini, riportato da Michotte, che si trova ad esempio nel
>libro di Rognoni pubblicato da Einaudi. E' assolutamente stupendo vedere
>il giovane e focoso Wagner che descrive le sue teorie sull'arte e
>sull'avvenire, e lo scetticismo venato di buon senso del vecchio Rossini
>che muove obiezioni su obiezioni.
>E a un certo punto Rossini sbotta: ma le convenzioni! in fondo il fatto
>che una persona stia per morire e canti non e' piu' inverosimile di quei
>finali d'opera in cui tutti i cantanti stanno in fila al proscenio come
>tanti mazzi di asparagi (parafrasi mia).

Per l'esattezza Rossini aveva detto che ai suoi tempi l'appellativo
popolare per descrivere il modo di eseguire i concertati era "Il filare
di carciofi" (Le rang des artichauts). Aggiungendo: "...a me facevano
sempre l'effetto di una banda di facchini in attesa della mancia".

In ogni caso Rossini aveva saputo convincere Wagner, che non ha poi avuto
scrupoli nel prolungare l'agonia di Tristano facendolo cantare a
perdifiato e senza pause per una buona mezz'ora...

Il testo di Michotte e' stato tradotto per la ristampa Einaudi?
Nell'edizione ERI del '68 era in francese - ma mancante delle prime 2
pagine (la dedica a A. Gevaert) che contengono un paio di aneddoti.

Il bello e' che quando avevi prannunciato delle citazioni dal Michotte
volevo anticiparti rubandoti quella che prevedevo sarebbe stata la tua
prima scelta (proprio quella dei carciofi!). Poi non ho spedito il
messaggio, ma l'ho riciclato ora. Come seconda citazione prevedevo quella
sulla relazione fra scomparsa dei castrati e declino dell'arte del canto.
Indovinato?

Giovanni C

emf

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to Giovanni Christen


Giovanni Christen wrote:

> Nell'edizione ERI del '68 era in francese - ma mancante delle prime 2
> pagine (la dedica a A. Gevaert) che contengono un paio di aneddoti.

A sta per Agfa?

Ezio


Ciorans'son -Luca F.Palmieri-

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

On Mon, 25 May 1998 17:33:31 +0200, nob...@tin.it (Maurizio Frigeni)
wrote:


>Ti consiglio di ascoltare incisioni un po' piu' recenti, ad esempio il
>Poro diretto da F.Biondi, il Riccardo Primo di Rousset o il recentissimo
>Ariodante di Minkowski per avere un idea piu' adeguata di che cosa sia
>un'esecuzione filologica di un'opera di Handel.

Ti ringrazio del consiglio, ma non ho un gran desiderio di farmi
quest'idea, sarei felicissimo -invece- di poter contare sulla
reperibilita' di qualche vecchia incisione di Richter & c., mi
basterebbe eccome.


> E i CD di Malgoire
>buttali nel cesso!


D'accordo, lo faro', anche se li ho pagati un occhio, accidenti.

>Saluti.


a te.

Giovanni Christen

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Proprio lui. Auguste Francois Gevaert, che infatti era soprannominato
Agfa (contrazione di AuGuste FrAncois).

Compositore, storico della musica, autore di un trattato di
strumentazione e direttore del conservatorio di Bruxelles (Michotte era
belga e la prima edizione del suo opuscolo venne stampata a Bruxelles).
Gevaert ha composto soprattutto musica vocale e opere: "Le diable au
mulin", "Chateau Trompette", "Les deux amours", "Ali' Agfa et les
soixante couleurs", "Le Capitaine Henriot".

Giovanni C

Marco Marcelli

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to


Giovanni Christen ha scritto:

> >A sta per Agfa?
>
> Proprio lui. Auguste Francois Gevaert, che infatti era soprannominato
> Agfa (contrazione di AuGuste FrAncois).
>

Ma veramente o e' una battuta????


--
==========================================
Marco Marcelli - Genova
E-Mail1: marc...@money.it [casa]
E-Mail2: marco.m...@elsag.it [ufficio]
==========================================

Marco Marcelli

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to


Isidoro Ferrante ha scritto:

> famose conferenze trasmesse da Tele+, che assieme ad una valanga di cose corrette
> diceva anche delle altre che risultano piu' difficili da condividere.

Io vidi quelle conferenze, che mi fecero capire come Muti sia tutt'altro che un
personaggio con la "puzza sotto il naso" (si dimostro' divertente, gioviale,
spigliato, insomma, un cabarettista - nel senso buono del termine - nato).
Ma cosa disse che per te e' difficile da condividere??

Ciao

Isidoro Ferrante

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Giovanni Christen wrote:

> Per l'esattezza Rossini aveva detto che ai suoi tempi l'appellativo
> popolare per descrivere il modo di eseguire i concertati era "Il filare
> di carciofi" (Le rang des artichauts). Aggiungendo: "...a me facevano
> sempre l'effetto di una banda di facchini in attesa della mancia".
>

Ahime', il mio francese e' molto maccheronico, ed ero convinto che la
pizza con gli artichauts fosse con gli asparagi.....Ma il senso era
quello.


> Il testo di Michotte e' stato tradotto per la ristampa Einaudi?

No, appunto.


> Nell'edizione ERI del '68 era in francese - ma mancante delle prime 2
> pagine (la dedica a A. Gevaert) che contengono un paio di aneddoti.

Non posso controllare: e' gia' imballato pure quello.

> Il bello e' che quando avevi prannunciato delle citazioni dal Michotte
> volevo anticiparti rubandoti quella che prevedevo sarebbe stata la tua
> prima scelta (proprio quella dei carciofi!). Poi non ho spedito il
> messaggio, ma l'ho riciclato ora. Come seconda citazione prevedevo quella
> sulla relazione fra scomparsa dei castrati e declino dell'arte del canto.
> Indovinato?

Mah, a dire il vero quello mi sembrava un pretesto bello e buono,
qualcosa detto per amore di paradosso. Non l'ho mai preso troppo sul
serio. Certo Rossini deve aver davvero rimpianto i castrati, ma non
credo ne sentisse davvero piu' la nostalgia all'epoca del dialogo con
Wagner.

Pietro

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

--
Pietro

Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> scritto nell'articolo
<356A98...@iuav.unive.it>...


> Pietro wrote:
>
> > questo non significa che tutti costoro non contribuirono in maniera
> > consistente alla definizione del melodramma italiano...
>
> Va bene, che il melodramma italiano come ogni altro genere artistico
> abbia subito una sua propria evoluzione e' palmare, ma questo non
> significa che il melodramma sia un genere innovativo in se'. E'
> semplicemente cambiato nel tempo, con gli apporti delle varie figure che
> ci hanno lavorato, col mutamento del gusto eccetera.
> Quello che poi tu dici (almeno mi pare di capire cosi'), che
> l'evoluzione del melodramma non dipese soltanto dagli apporti delle
> "vette" RossiniBelliniDonizettiVerdi ma anche da quelli di moltissimi
> altri, da Mayr a Mercadante a Pacini giu' giu' fino a Pucitta, Balducci
> o, che so, Winter, e' una cosa che condivido in pieno e che si scopre
> senza essere musicologi di professione ma semplicemente ascoltando i
> cofanetti di "100 years of Italian Opera" delle mai troppo lodata Opera
> Rara.


Peccato, però per i prezzi impossibili che effettivamente costituiscono una
remora notevole alla diffusione di questi lavori.

> > vedi, ad es.: quella di Olimpia nel primo quadro dei racconti
> > Hoffmann, ma in quell'edizione tutto il contributo della Sutherland fu
> > apprezzabile...
>
> caspita, ti sei svegliato in vena di generosita' oggi!

Che esagerazione, in fondo mi sono limitato prima a fare certe
considerazioni cercanco di addolcirle con un pò di ironia: oramai si è
capito che Bonynge e signora non costituiscono il mio ideale di ideazione
ed interpretazione della musica e del melodramma in particolare: questo non
toglie, però, che è stato grazie ai due che sono stato in grado di
ascoltare una Lucia di Lammermoor scevra di tagli, un'opera, insomma con 20
minuti di musica in più, e tanti altri lavori di cui probabilmente avremmo
ignorato addirittura l'esistenza: il resto, poi, è affidato a quelli che
sono i limiti oggettivi di ciascun interprete: la cosa che però mi
meraviglia oltremodo è che abbiamo tutti speso un mucchio di parole per un
direttore che in fondo in fondo consideriamo senza lode ed infamia, un
musicista come ce ne sono tanti altri di cui non si coglie neanche
l'occasione per discutere, come ho già detto in precedenza, con tutta
probabilità è ammirabile come un soggetto simile abbia creato attorno a sè
un vero e proprio impero discografico.
ciao
Pietro.

Pietro

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

Pero' all'epoca del rigoletto la sua
> operazione fu proprio quella di spettacolarizzare la filologia, con
appunto le

> famose conferenze trasmesse da Tele+, che assieme ad una valanga di cose
corrette
> diceva anche delle altre che risultano piu' difficili da condividere.

> In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante,
non ci
> piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del
Rigoletto
> come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.

Ma dai!!, se addirittura si presentò sul palcoscenico leggendo le lettere
di Verdi, se collazionò le varie stesure dei libretti elencando tutte le
vicissitudini della censura, se elencò in maniera abbastanza esauriente
tutta la storia dell'opera intesa come rappresentazioni che già all'epoca
vedevamo il soggetto stravolto dalle intenzioni originarie: no! penso
proprio che Muti abbia centrato perfettamente il bersaglio. Quando ho visto
su rai 3 l'opera per intero mi sono reso conto della differenza
drammaturgica e che quindi che la rivisitazione del Nostro era più che
fondata. A maggior ragione se pensi che a distanza di poche mesi ascoltai
un Rigoletto con Leo Nucci, Kathleen Cassello e Daniel Oren ove alla fine
del secondo atto l'opera veniva fatta concludere con un acuto folle (o
folle acuto ?: posizione predicativa od attributiva?) del soprano (bissato
a gran richiesta del pubblico delirante) che effettivamente e chiaramente
non stava nè in cielo nè in terra. Lì ancora una volta capii che Muti aveva
visto il giusto.
Pietro.


Pietro

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

--

> > In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante,
non ci
> > piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del
Rigoletto
> > come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.
>

> D'accordissimo. Io mi riferivo a esperienze ancora successive, quando ha
> fatto molto meno fracasso verbale e molte piu' cose interessanti: vedi
> la Donna del lago o anche i Vespri Siciliani e Guglielmo Tell.

Ecco su quei vespri Siciliani, ai quali ebbi la fortuna, sebbene abbastanza
piccolo, di assistere, avrei qualcosa da ridire: la scelta di quel tenore
non l'ho mai capita, ancor oggi, pur avendo acquistato il relativi disco
non riesco a capacitarmi del perchč aver affidato il ruolo di un tenore
eroico-drammatico ad un interprete rossiniano: quasi se lo volle il flop
della prima.
Pietro.

Pietro

unread,
May 26, 1998, 3:00:00 AM5/26/98
to

--
Pietro

> Certo, in quella famosa conferenza Muti (che anch'io apprezzo, anche se
> non proprio sempre), fece filologia-spettacolo. Disse cose giustissime,
> come le ragioni del ripristino delle scritture originali e
> l'eliminazione degli acuti sull'"ah no, e follia" o su "un vindice
> avrai", che cambiano del tutto la preparazione ai momenti successivi
> ("Figlia! Mio padre!" e "Si' vendetta"). Ripristino' anche il libretto
> originale per cui il duca entra nell'osteria di Sparafucile chiedendo
> "Tua sorella e del vino" e non "Una stanza e del vino", rendendo cosi'
> piu' logica l'esclamazione di Rigoletto "son questi i suoi costumi":
> entrare all'osteria e chiedere da bere ed una stanza sarebbe
> normalissimo, chiedere invece la sorella dell'oste da' un'idea piu'
> precisa dei costumi del duca....E qui ricordo che Muti espresse il
> concetto in modo invero spassoso.

dimentichi forse l'efficacissimo finale I e III dove la struttura cantata
del "ah...la maledizione" appare completamente e fortunosamente stravolta
(per il meglio s'intende).

> Ma queste erano cose note: l'edizione critica di Rigoletto esisteva da
> molti anni e tutto cio' si puo' anche trovare, per esempio, nel bel
> saggio di Marcello Conati sul Rigoletto, uscito gia' una quindicina di
> anni fa.

però devi ammettere che nessuno mai aveva osato scardinare quei luoghi
comuni ai quali lo stesso Karajan era stato costretto ad inchinarsi. Lo
stesso Muti, presentato il lavoro a Salisburgo qualche anno prima era stato
fischiato dal pubblico, maquasi immediatamente apprezzato dalla critica che
ne ammisa la portata innovatrice.

Pietro.

Isidoro Ferrante

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Marco Marcelli wrote:
> Ma cosa disse che per te e' difficile da condividere??

L'ho detto due righe dopo: fece capire (o disse esplicitamente, non
ricordo) che quella era la prima volta che si eseguiva rigoletto come lo
voleva Verdi. Col piffero.

emf

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to Giovanni Christen

eh eh (me la rido gia' da solo): ne hai fatto un significativo ritratto

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Isidoro Ferrante wrote:

> Certo Rossini deve aver davvero rimpianto i castrati, ma non
> credo ne sentisse davvero piu' la nostalgia all'epoca del dialogo con
> Wagner.

Mah, per come io posso immaginarmi la psiche di Rossini, credo che
vedendo come la musica stava evolvendo - soprattutto proprio ad opera di
Wagner - la sua nostalgia per i castrati si sia fatta sempre piu' acuta
e inconsolabile.
E possiamo dargli torto?

emf

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

con questa rispondo anche all'altro messaggio su Muti e Rigoletto.

Pietro wrote:

> > Certo, in quella famosa conferenza Muti (che anch'io apprezzo, anche se
> > non proprio sempre), fece filologia-spettacolo.

Un direttore d'orchestra non deve necessariamente essere austero ne' altresi'
far 'cabaret' soprattutto se deve sfatare la leggenda dell'antipatico. A me e'
sembrato esemplare il trattamente alle prove usato coi cantanti, l'uso della
telecamera e la tensione estrema, nonche' il sorriso forzato e freddissimo al
recente Macbeth scaligero, per capire che uno si puo' vendere al pubblico
anche come non e' basta farsi riprendere in una situazione 'ufficiale' in un
certo modo e poi l'immaginario collettivo fa il resto. Ma quanto dicono gli
orchestrali che hanno lavorato con lui.... mah (con tutte le riserve del caso,
ovviamente).
L'operazione filologica non e' l'unico a farla ne' in Italia ne' al mondo, e
devo dire che fra i filologi non e' fra i migliori.

> Disse cose giustissime,

ma NON l'ha scoperte lui. e non e' stato il primo. Anche Karajan tento la
carta della filologia verdiana restaurando per la sua ultima opera diretta (Un
ballo in maschera) la prima versione (Gustavo Re di Svezia, anziche' il
Governatore americano) con annessi musicali. E nessuno parla delle operazioni
'filologiche' di Zedda o Chailly o Abbado per il Rossini Opera Festival o per
il Festival della Valle d'Itria o anche la Scala (Abbado restauro' la Carmen
di Bizet). Che sono mooooolte di piu' di quelle condotte da Muti.

> precisa dei costumi del duca....E qui ricordo che Muti espresse il
> > concetto in modo invero spassoso.

anch'io posso prendere il lavoro di Chusid (il VERO restauratore del
Rigoletto) e rivenderlo in modo che come te tanti altri giungano alla
conclusione che tutto il lavoro l'abbia fatto io: dice il saggio 'il gallo
canta e la gallina ha fatto l'uovo'.

> però devi ammettere che nessuno mai aveva osato scardinare quei luoghi
> comuni ai quali lo stesso Karajan era stato costretto ad inchinarsi.

No a Karajan piacevano proprio gli acuti. E col Ballo in maschera fece (pur
defunto nel frattempo) un flop di discrete proporzioni

> Lo
> stesso Muti, presentato il lavoro a Salisburgo qualche anno prima era stato
> fischiato dal pubblico, maquasi immediatamente apprezzato dalla critica che
> ne ammisa la portata innovatrice.

Beh a Salisburgo sono un po' tradizionalisti.....e Muti e' il campione della
tradizione interpretativa.

Ezio Ferdeghini


Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

emf wrote:

> Fra le idee buone di Wagner c'e' stata quella di Bayreuth, dove nessuno deve
> essere distratto dal direttore o dall'orchestra, che vengono nascosti nel
> Golfo mistico

Sara' stata una ottima idea per Bayreuth, ma se penso ai danni che la
sua applicazione ha fatto in praticamente tutti i teatri storici
italiani mi vengono le lacrime agli occhi. Ma perche' in nessuno dei
mille restauri che si sono fatti e si fanno si e' pensato non solo di
pulire gli affreschi, di rigirare le lampade e di ripristinare i sipari
ma anche di eliminare la fossa e rifare il proscenio? Non dico alla
Scala o al Comunale di Bologna, ma forse in qualche teatro minore si
poteva anche tentare, no?

> uno mentre ascolta un'opera qualsivoglia ma comunque musicale, deve subire le

> esibizioni di omini con movenze spesso ridicole

ma dai Ezio, che l'aspetto visivo del concerto e' sempre esistito,
almeno da quando esiste la figura del concertista. Pensa a Paganini, a
Lizt, a Paderewsky, non sono stati forse gia' loro abili sfruttatori
della loro immagine, del look? E Chopin? Certo, i direttori sono venuti
dopo, ma perche' sono nati dopo come figura professionale.

> Perche' i grandi direttori del passato riuscivano a essere grandi pur senza
> star-system alle spalle? Io credo che proprio lo star-system li rovini, i

> direttori...

Lo star system fa una cosa ancora peggiore: crea dei falsi miti, dei
geni di cartapesta montati dalla pubblicita'. I veri grandi possono
cavalcarlo, lo star system, ma non credo che ne possano uscire rovinati.
A meno che non si chiamino Pavarotti e ad un certo punto decidano che i
miliardi di miliardi e le Spice Girls danno piu' brivido di Donizetti.

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Pietro wrote:

> Peccato, perň per i prezzi impossibili che effettivamente costituiscono una


> remora notevole alla diffusione di questi lavori.

Perche' prezzi impossibili? Non si trovano con regolarita', questo si,
ma quelli che io ho comprato in italia li ho sempre pagati il normale
prezzo pieno standard. Che poi sia impossibile di suo concordo, ma non
che quelli di Opera Rara siano piu' costosi degli altri, mi pare.

> oramai si č


> capito che Bonynge e signora non costituiscono il mio ideale di ideazione
> ed interpretazione della musica e del melodramma in particolare

fin qui ci sono, e mi va benissimo. Quello che no ho capito e':
cossa xe che te piase a ti? Dime, che te scolto!

> la cosa che perň mi
> meraviglia oltremodo č che abbiamo tutti speso un mucchio di parole per un


> direttore che in fondo in fondo consideriamo senza lode ed infamia

altola', non strumentalizzare ai tuoi fini la discussione. Tu sei
partito bollandolo come cane. Mi sembra che quello che e' emerso dalle
opinioni degli altri e' che Bonynge oltre a non essere cane e' anche un
musicista che ha svolto e svolge tuttora un ruolo importantissimo nella
storia dell'interpretazione di questo secolo. Che non sia la
reincarnazione dei Kleiber o Mitropoulos e' pacifico (ma ce lo vedi
Kleiber dirigere Le Toreador?), ma il suo compito l'ha svolto
(nell'ambito del suo repertorio) sul fronte della riscoperta, dello
studio, del ripristino di modalita' esecutive dimenticate. Questo mi
pare un dato oggettivo indiscutibile.
Sulla sua capacita' di direttore, poi, il mio gusto personale me lo fa
preferire, ad esempio e lasciando stare un paragone improponibile con
Muti, a Zedda, altro direttore-musicologo che pero', secondo me, quando
sale sul podio perde parecchio dello smalto che invece mostra studiando
le partiture. Questo non e' piu' un dato oggettivo, rientra nel gusto
personale, tu hai detto la tua e io ho detto la mia.
Per concludere, il fatto che abbiamo speso tante parole per discutere di
Bonynge dimostra forse che e' un personaggio che desta interesse.
Probabilmente, avessimo dovuto discutere di Calogero Cavoletti avremmo
fatto molto prima.

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Pietro wrote:

> la scelta di quel tenore
> non l'ho mai capita, ancor oggi, pur avendo acquistato il relativi disco

> non riesco a capacitarmi del perchè aver affidato il ruolo di un tenore


> eroico-drammatico ad un interprete rossiniano

Per il semplice motivo che sapeva benissino che Arrigo non e'
assolutamente un tenore eroico-drammatico, tipologia vocale che nel
Grand-opera proprio non esisteva. E' un tenore che deve sostenere una
tessitura molto acuta e dei momenti di canto anche teso, ma deve
soprattutto utilizzare una linea di canto impeccabile, una grande
tavolozza di colori ed estrema delicatezza in molti momenti. Un tenore
tipicamente francese quindi, molto piu' vicino all'Arnoldo del Tell o al
Raoul degli Ugonotti che non a Manrico.
La scelta di Merrit fu quindi molto intelligente e rispondeva a una
precisa scelta interpretativa di Muti, di quelle che io faccio rientrare
nel suo atteggiamento filologico "vero" e non di cartapesta come le
storielle sugli acuti tagliati.
Che poi Merrit non sia stato l'Arrigo che ha risolto le nostre vite e'
un altro discorso: al tempo era sicuramente l'unico cantante di livello
in grado di seguire Muti su questa strada. Oggi, Bruce Ford potrebbe
sicuramente ottenere risultati molto piu' interessanti. In ogni caso io
preferisco di gran lunga Merrit al Domingo dell'altra incisione
integrale, quella di Levine.

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


emf ha scritto:

> Perche' i grandi direttori del passato riuscivano a essere grandi pur senza
> star-system alle spalle? Io credo che proprio lo star-system li rovini, i

> direttori, Karajan ha cominciato a calare di resa quando ha cominciato a
> curare piu' il lato narcisistico della propria performance piuttosto che di
> quello che dirigeva.

Sono "quasi parzialmente" d'accordo.
Il quasi si riferisce a Karajan, il cui declino ha avuto inizio secondo me dalla
data dell'operazione alla spina dorsale, da cui non si riprese mai completamente.
Prima di allora HvK curava personalmente regie teatrali e televisive,
masterizzazioni e quant'altro fin dai primi anni '60, e certo non si puo' dire
che le sue interpretazioni degli anni '70 risentissero di questo.
Il parzialmente si riferisce al fatto che dipende da chi trovi. Accusare - come
fu fatto - Muti di esibizionismo quando mando' in scena la Traviata alla Scala
senza orchestra, con lui al pianoforte, e' ingeneroso, considerando che si
rifiuto' sempre di commentare il fatto se non per un fugace "questa e' una
sconfitta per la musica".
Karajan nello star system ci sguazzava, come detto, eppure e' stato
oggettivamente il piu' grande.
Bernstein ha imperato ed impera tuttora in TV come insegnante, divulgatore,
direttore, pianista, tutto, insomma. Stritolato anche lui dal sistema???
Poi, certo, ci sono le personalita' gia' grandi ma ancora troppo attente a non
fare errori diplomatici: M.W.Chung, secondo me (anche se non lo conosco in
profondita') e' gia' uno che sacrifica la qualita' alla quantita', fermo restando
un buon livello.

Il tutto IMHO, of course.

--

==========================================
Marco marcelli - Genova
E-Mail1: marco.m...@elsag.it [ufficio]
E-Mail2: marc...@money.it [casa]
==========================================

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


Isidoro Ferrante ha scritto:

> L'ho detto due righe dopo: fece capire (o disse esplicitamente, non
> ricordo) che quella era la prima volta che si eseguiva rigoletto come lo
> voleva Verdi. Col piffero.

Veramente a me sembra di ricordare che lui abbia (scherzosamente) sostenuto
che Verdi gli sara' grato dalla tomba per aver imposto un tono basso, quasi
intimistico, alle parole "Un vindice avrai" che normalmente vengono sparate
alte per spianare la strada al "Si, Vendetta!".
Non mi sembra abbia detto altro di simile.
Che poi ritenga valido il suo Rigoletto, beh, e' ovvio: altrimenti lo
farebbe diverso.

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


Riccardo Domenichini ha scritto:

> Ma io, che quel Trovatore lo vidi, non solo non sentii il do della pira,
> ma non sentii proprio Manrico, sentii una Leonora del tutto ordinaria e
> un Conte di Luna con le adenoidi. Solo Azucena (Cossotto) c'era, eccome.
> Tutto questo per dire che la storia del do della pira (giusta in linea
> di principio) non puo' essere presa a fulgido esempio di spirito
> filologico quando dal punto di vista della resa vocale (aspetto anche
> questo sotto la piena responsabilita' del direttore) tutta o quasi
> l'esecuzione presenta delle falle cosi' vistose.

Mi pare che dovremmo separare l'idea dalla resa.
Un conto e' un ripristino - totale o parziale, riuscito o meno - delle modalita'
esecutive originarie, altro e' l'ugola che poi deve dar corpo a questo disegno.
Sono d'accordo che alla fin fine quello che si sente e' "il tutto", ma screditare
l'intenzione a causa degli esecutori mi pare eccessivo.

Ma oltre al do della pira Muti (ma anche Pretre con la Caballe') elimina il fa
sovracuto di Violetta al termine del primo atto, salvo poi ripristinarlo a furor
di popolo per non inficiare una gia' critica ripresa dell'opera alla Scala (mi
riferisco a quella famosa della Fabbricini, qualche anno fa).

> ma i veri cani sono altri. I
> nomi? Roger Norrington, per esempio, che a Pesaro fece polpette della
> Zelmira. O Carlo Rizzi, che ho sentito massacrare una Traviata come se
> fosse la cosa che piu' odiava al mondo. O Claudio Scimone, che sentii in
> un Elisir d'amore da fucilazione immediata.

Non discuto sui primi due, ma su Scimone direi che i suoi problemi nascono
dall'aver cominciato ad affrontare, in epoca relativamente recente, la musica
lirica, che evidentemente non e' nelle sue corde.
Scimone e' stato ed e' un grandissimo, secondo me, che ha il merito di aver
riscoperto un substrato musicale che altrimenti avrebbe rischiato l'oblio (solo
lui, vent'anni fa e piu', osava proporre con convinzione sonate di Jommelli, di
Tartini, di Corelli); tuttavia non sono riuscito ad ascoltare - finora - una sua
escursione nel campo della lirica degna di essere ricordata.

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


emf ha scritto:

> In altre parole: NON SI PUO' INTERPRETARE MOZART COME SE AVESSE VISSUTO DOPO
> WAGNER E DEBUSSY!

Sbagliato, Ezio.
(Secondo me, e' ovvio.)
Muti NON PUO' fare diversamente, perche' QUESTA e' la SUA e la NOSTRA formazione
culturale.
In tal senso puo' risultare almeno coerente.

Con quale diritto (e questo e' un argomento affatto generale) potrebbe arrogarsi la
facolta' di SUPPORRE come Mozart veniva effettivamente eseguito 200 e piu' anni fa?

Mozart e' troppo "border-line" per non lasciare adito a difficolta' interpretative.
Mentre chiunque potrebbe a buon diritto inorridire se ascoltasse i secondo concerto
brandeburghese eseguito da un'orchestra di 100 elementi, su WAM non esiste regola
interpretativa universale, sicche', per parer mio, e' meglio e piu' onesto cercare
di eseguirlo raggiungendolo, come dici tu, da OGGI, tempo e cultura che ben
conosciamo, anziche' dal "PRIMA", ipotizzando una situazione socio-culturale che
non possiamo conoscere altrettanto bene.

In quest'ottica ritengo piu' arbitrario il comportamento di un Bruggen o di un
Hogwood che quello di Muti o Karajan.

Il tutto, ribadisco, IMHO.

Andrea Finotello

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Pietro wrote:
>
> --
> Pietro
>
> Andrea Finotello <andrea.f...@cselt.it> scritto nell'articolo
> <35697679...@cselt.it>...
> > Pur sforzandomi, non capisco cosa ci sia di orribile in
> > quell'Esclarmonde.
> Il discorso su Massenet e quest'opera particolarissima esigerebbe una
> discussione a parte, un autonomo thread: per ora (sto scrivendo queste
> righe in gran fretta) ti consiglio di ascoltare l'Esclarmonde diretta da P.
> Fournillier, edizione recentissima e fatta anche molto bene, sicuramente
> meglio di quella diretta da B.
>

Lo faro' senz'altro, all'occasione. Sulla carta, tuttavia, mi pare molto
difficile che la Denia Mazzola (e' lei, vero, la protagonista
dell'edizione che citi?) sia una protagonista tale da poter competere
con la vocalita' cristallina sfoggiata dalla Sutherland nella sua
registrazione.

Come ricordo personale, direi che un ottimo risultato in Esclarmonde lo
ottenne la giovanissima Alexandrina Pendatchanska, al suo esordio 6 anni
fa al Regio di Torino, diretta da Alain Guingal. Mi pare che in questo
periodo questo soprano sia proprio al S.Carlo per il Devereux, giusto?

> Ad ogni modo cose molto belle del melodramma italiano della prima metà
> dell'ottocento le ho ascoltate anche con Daniel Oren, peccato, però per la
> sua manìa di tagliare le cabalette e le scene (ma come dicevo, non si può
> volere tutto dalla vita),

In tempi in cui si parla di recupero di prassi esecutive ed esecuzioni
integrali, il taglio sistematico delle riprese di arie e cabalette non
depone certo a suo favore. L'anno scorso in Nabucco gli si poteva anche
perdonare la plateale gestualita' con cui diresse il bis del "Va'
pensiero", i tagli sistematici invece no. Taglio' persino l'ultimo
recitativo di Nabucco, quello in cui spiega perche' Abigaille si sia
avvelenata. Alla faccia della logica....
Ne' gli possono essere perdonati certi plateali strette (nel terzetto
"Io t'amava") che impedivano ai cantanti di sviluppare l'abbandono
necessario. O i tempi slentati del "Vieni o Levita" o del "Deh perdona"
che non poca difficolta' crearono ai cantanti. Oppure la completa
mancanza di mordente nella cabaletta di Nabucco "O prodi miei".....

> od anche Reynald Giovaninetti,

Se ti riferisci al repertorio francese magari si': tre mesi fa diresse
un ottimo "Rome'o et Juliette" al Regio. Il suo Trovatore dell'Arena con
Bonisolli e la Plowright invece mi parve abominevole.....

> Alain Guingal.

Si', anche lui raggiunge ottimi livelli nel repertorio francese (v.
Esclarmonde di qualche anno fa o il Samson et Dalila di quest'anno). Nel
repertorio italiano (p.es. la Forza da lui diretta al Regio 4 anni fa)
forse dovrebbe aggiustare qualcosina.

> Naturalmente non disdegno neanche le interpretazioni di Albero Zedda che,
> anche se altalenante nella sua attività nel 1992 ripropose una bellissima
> Elisabetta regina d'Inghilterra .
>

Ecco, qui sono d'accordo con Riccardo: Zedda sul podio non denota tutta
l'attenzione e l'abilita' che invece gli va riconosciuta come studioso.
Come direttore, personalmente, gli preferisco di gran lunga Bonynge.

Andrea Finotello

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Pietro wrote:

> perň devi ammettere che nessuno mai aveva osato scardinare quei luoghi
> comuni ai quali lo stesso Karajan era stato costretto ad inchinarsi. Lo


> stesso Muti, presentato il lavoro a Salisburgo qualche anno prima era stato
> fischiato dal pubblico, maquasi immediatamente apprezzato dalla critica che
> ne ammisa la portata innovatrice.
>

No, non e' vero che "nessuno mai etc.". Per esempio l'edizione
discografica diretta da Sinopoli, datata 1984 (cioe' 10 anni prima del
Rigoletto scaligero di Muti) "scardina" proprio quei luoghi comuni.
L'obiezione di Isidoro e mia e' che Muti, in quella conferenza che
precedeva quella produzione di Rigoletto, si e' presentato come "il
primo" ad eseguire Rigoletto DOC, come lo voleva Verdi. Il che non e',
tutto qui.
L'altra mia obiezione era che, proprio in quel Rigoletto (almeno a
giudicare dalla diretta radiofonica), parecchie volte mi parve che Muti
perseguisse una sua strada in termini di agogica e dinamica lasciando un
po' abbandonati a loro stessi i cantanti in difficolta'. Il che non
rende un gran servizio alla partitura, ne converrai anche tu.

emf

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


Marco Marcelli wrote:

> emf ha scritto:
>
> > In altre parole: NON SI PUO' INTERPRETARE MOZART COME SE AVESSE VISSUTO DOPO
> > WAGNER E DEBUSSY!
>
> Sbagliato, Ezio.
> (Secondo me, e' ovvio.)
> Muti NON PUO' fare diversamente, perche' QUESTA e' la SUA e la NOSTRA formazione
> culturale.
> In tal senso puo' risultare almeno coerente.
>
> Con quale diritto (e questo e' un argomento affatto generale) potrebbe arrogarsi la
> facolta' di SUPPORRE come Mozart veniva effettivamente eseguito 200 e piu' anni fa?

Mi spiace ma di fronte a cio' e soprattutto di fronte al lavoro scientifico fatto da
chi lavora seriamente, una affermazione cosi' mi disarma e mi intristisce.
Ezio


Isidoro Ferrante

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Riccardo Domenichini wrote:
>
> Isidoro Ferrante wrote:
>
> > Claudio, non mi fare venire le palpitazioni: e' da una vita che vado
> > cercando un'edizione del don Giovanni antiromantica e tu mi vieni a dire
> > che ce l'avevo sotto il naso? Perche' sul Giudici non c'e'? E' stata
> > ristampata solo di recente? Chi canta (oltre a DJS, of course)?
>
> Isidoro, sei fonte di sempre nuovi stupori.
> Gabriel Bacquier - Don Giovanni ('nsomma)
> Leporello non me lo ricordo (Donald Gramm?)
> Dame Joan - Donna Anna
> Pilar Lorengar - Donna Elvira
> Marilyn Horne - Zerlina
> Werner Krenn - Don Ottavio
> Ristampata in edizione economica Decca Grand Opera Serie.

Mezza mattinata ho resistito.
Mezza mattinata.
Mi faccio proprio schifo.
MA ne valeva la pena: ho ascoltato solo il primo CD, ma mi e' piaciuto
proprio tanto, soprattutto dall'entrata in scena di Zerlina (ma va? E
chi l'avrebbe detto che un guerriero come la Horne era in grado di fare
una Zerlina cosi' delicata?) fino all'arrivo di Donna Elvira. Quei pochi
minuti finora sono valsi assolutamente l'acquisto del CD.

____________________________________Isidoro___________________________

Isidoro Ferrante ferr...@galileo.pi.infn.it
Dipartimento di Fisica ferr...@axpia.pi.infn.it

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Marco Marcelli wrote:

> Mi pare che dovremmo separare l'idea dalla resa.
> Un conto e' un ripristino - totale o parziale, riuscito o meno - delle modalita'
> esecutive originarie, altro e' l'ugola che poi deve dar corpo a questo disegno.

Si, ma quando colui che ha l'idea del ripristino e' anche colui che
decide chi deve fisicamente ottenerlo (e allora a Firenze Muti questo
era), io non riesco a separare troppo idea da resa. Voglio dire, io
posso anche avere la fulgida idea di correre a Montecarlo, ma se poi
scelgo di farlo con un trattore...

> Ma oltre al do della pira Muti (ma anche Pretre con la Caballe') elimina il fa
> sovracuto di Violetta al termine del primo atto, salvo poi ripristinarlo a furor
> di popolo per non inficiare una gia' critica ripresa dell'opera alla Scala

Vedi? e' questo il problema. Se il discorso del do della pira diventa un
discorso generale sull'eliminazione delle puntature all'acuto, che oltre
che essere una cosa quasi sempre musicalmente orrida sono (nel
melodramma ottocentesco) espedienti fuori stile e contribuiscono a
stancare e ad innervosire il cantante in sede di esecuzione, io sono
completamente d'accordo. Se invece, come avvenne allora e anche in
seguito, l'eliminazione di una nota diviene occasione per pubblicizzare
un bagno nella filologia la cosa mi fa un po' ridere. Tanto piu' che,
come tu dici, se ha eliminato il do della pira avrebbe anche dovuto
eliminare il mibemolle della Traviata. Ma queste, lo ripeto, sono
sciocchezze. La filologia non e' questa.

> su Scimone direi che i suoi problemi nascono
> dall'aver cominciato ad affrontare, in epoca relativamente recente, la musica
> lirica, che evidentemente non e' nelle sue corde.

beh, insomma, io vidi il suo Elisir alla Fenice quasi vent'anni fa, mica
tanto recentemente. Comunque, il mio commento su di lui si riferisce
alla sua esperienza come direttore d'opera. Non che come musicista
barocco mi piaccia particolarmente, ma certe nefandezze che gli ho
sentito fare, per esempio, nel Maometto II furono veramente tragiche.

Giovanni Christen

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Ezio, a proposito della breve biografia di A.F. Gevaert:

>eh eh (me la rido gia' da solo): ne hai fatto un significativo ritratto

Un ritratto molto sintetico. Gevaert ha scritto una montagna di libri di
storia, teoria, estetica, manuali, trattati ecc. ecc., ed era anche
attivissimo come organizzatore di concerti e scopritore di autori antichi
dimenticati.
Ma non e' stato il solo tuttofare della musica! Quello di voler fare
tutto (compositori, direttori, teorici, storici, critici, insegnanti,
organizzatori) e' sempre stato un vizio dei musicisti francofoni. Ancora
oggi: ad es. Boulez...

Riccardo scrive:


>Isidoro Ferrante wrote:
>
>> Certo Rossini deve aver davvero rimpianto i castrati, ma non
>> credo ne sentisse davvero piu' la nostalgia all'epoca del dialogo con
>> Wagner.
>
>Mah, per come io posso immaginarmi la psiche di Rossini, credo che
>vedendo come la musica stava evolvendo - soprattutto proprio ad opera di
>Wagner - la sua nostalgia per i castrati si sia fatta sempre piu' acuta
>e inconsolabile.
>E possiamo dargli torto?

Rossini parlando del proprio ritiro aveva detto che l'arte del canto era
in piena decadenza e Wagner gli aveva chiesto il motivo.
Secondo Rossini era la sparizione dei castrati, detentori della migliore
tecnica e insegnanti incomparabili. E la sparizione delle scuole di canto
delle chiese condotte da castrati, e degli istituti musicali/religiosi
(spesso orfanatrofi) dove venivano formati i migliori musicisti (castrati
o no). Il tutto sostituito da "conservatori" che del belcanto non
conservavano proprio nulla.

>Ma perche' in nessuno dei
>mille restauri che si sono fatti e si fanno si e' pensato non solo di
>pulire gli affreschi, di rigirare le lampade e di ripristinare i sipari
>ma anche di eliminare la fossa e rifare il proscenio?

La soluzione migliore e' quella utilizzata per la ristrutturazione
dell'Opernhaus a Zurigo nel 1985. Una fossa orchestrale e le prime due
file della platea idrauliche che possono venire alzate o abbassate a
piacere, in modo da fare Wagner dalla fossa una sera e Mozart senza fossa
la sera seguente, e scegliando magari una via di mezzo per Bellini.

Pietro (su Merritt nei Vespri Siciliani)


>non riesco a capacitarmi del perchè aver affidato il ruolo di un tenore
>eroico-drammatico ad un interprete rossiniano

Merritt era conosciuto come tenore rossiniano in Italia, ma aveva
iniziato la carriera europea in Germania dove aveva cantato un repertorio
molto ampio. In ogni caso direi che ha sempre dato il meglio in ruoli di
tenore eroico.

Giovanni C

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Giovanni Christen wrote:

> Secondo Rossini era la sparizione dei castrati, detentori della migliore
> tecnica e insegnanti incomparabili. E la sparizione delle scuole di canto
> delle chiese condotte da castrati, e degli istituti musicali/religiosi
> (spesso orfanatrofi) dove venivano formati i migliori musicisti (castrati
> o no). Il tutto sostituito da "conservatori" che del belcanto non
> conservavano proprio nulla.

A parte il fatto che secondo me aveva ragione, e' curioso vedere come
questa idea sulla morte del "buon canto" ritorna ciclicamente ad ogni
generazione. Proprio ieri ho acquistato una copia degli esercizi di
canto di Manuel Garcia, un'edizione francese non datata ma
presumibilmente del 1890 circa. Nella sua prefazione, l'editore ricorda
Garcia come capostipite di una famiglia straordinaria, lamenta la morte
del buon canto e dice che il vertice lo toccarono la Malibran e Nourrit,
unici che seppero raggiungere la massima espressivita' con una
esecuzione tecnicamente trascendentale.

> La soluzione migliore e' quella utilizzata per la ristrutturazione
> dell'Opernhaus a Zurigo nel 1985. Una fossa orchestrale e le prime due
> file della platea idrauliche che possono venire alzate o abbassate a
> piacere, in modo da fare Wagner dalla fossa una sera e Mozart senza fossa
> la sera seguente, e scegliando magari una via di mezzo per Bellini.

Questo e' interessante. Immagino pero' che il proscenio che avanza
dall'arcoscenico non ci sia piu' neanche la', vero? Sai che lo zio di
mio padre fu primo clarinetto all'Opernhaus per qualche decina
d'anni? Forse dovrei fare un pellegrinaggio...

Mario Martinoli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Se permettete, mi inserisco del thread.

emf <chez_to...@geocities.com.NOSPAM> wrote in article
<356BF12B...@geocities.com.NOSPAM>...

Ho l'impressione che le due posizioni siano troppo estremiste e, IMVHO,
entrambe sbagliate.
Da filologo sono pure io d'accordo che "non si puo' interpretare Mozart
come se avesse vissuto dopo Wagner e Debussy", e su questo non ci piove,
soprattutto se parliamo di argomenti oggettivi come la tecnica d'orchestra,
la dimensione dell'orchestra ed altre cose simili da cui a mio avviso non
si puo' prescindere. Pero' ... pero' noi viviamo DOPO Wagner e Debussy ed
il nostro DNA musicale (ed il nostro ORECCHIO) e' per forza di cose
condizionato da costoro e da tutta la tradizione musicale del dopo Mozart.
Amara constatazione, ma verissima, purtroppo. E' quindi necessario trovare
un compromesso. Quale? Difficile dirlo, dipende SEMPRE dall'interprete. La
grandezza di un Harnoncourt risiede a mio avviso proprio in questo: lui e'
un filologo, ma non rinnega la tradizione romantica, dirige orchestre
moderne, insomma e' consapevole che "non si puo' interpretare Mozart come
se avesse vissuto dopo Wagner e Debussy", ma non fa finta che non siano mai
esistiti ... Spero che Giulio non si inc***i ...

Ciao

Mario

v i n i x ©

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

On 27 May 1998 12:51:47 GMT, "Mario Martinoli" <mart...@dbcons.it>
wrote:

>Pero' ... pero' noi viviamo DOPO Wagner e Debussy ed
>il nostro DNA musicale (ed il nostro ORECCHIO) e' per forza di cose
>condizionato da costoro e da tutta la tradizione musicale del dopo Mozart.
>Amara constatazione, ma verissima, purtroppo.

Io non ci vedo nulla di amaro.
Ma possibile che si voglia ridurre l'esecuzione musicale ad una
"burocratica" ricostruzione di cio' che era?

A me piace pensare l'interpretazione musicale come ad un insieme di
artisti del giorno d'oggi che tenta di dire qualcosa di suo, attraverso
la musica composta da qualcun'altro.

Le sonate di Beethoven eseguite da Gould hanno lo stesso identico valore
di quelle suonate da Brendel. Possono non piacere, ovviamente, ma
assegnargli un valore minore perche' "Beethoven non le avrebbe suonate
cosi'" mi sembra una inaccettabile intolleranza.

L'unica cosa che veramente uccide la musica (e non solo) e' il
conformismo, non l'affermazione del se'.

ciao
-----
Vinicio Matteucci
Pistoia, Italy
vi...@sirius.pisa.it
-----
Io la Musica son, ch'ai dolci accenti
so far tranquillo ogni turbato core,
ed or di nobil ira ed or d'amore
posso infiammar le piu' gelate menti

emf

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

apprezzo la posizione mediatrice, ma sappi che (coscientemente) sono a me ben
note le istanze che presenti, ed e' per tal motivo che ho fatto una scelta
(costosa) di sentire piu' interpretazioni, piegandomi a sentire finanche un
Levine che fa Mozart per il semplice motivo, che essendo americano, e con una
cultura piu' eclettica come quella sviluppatasi nel dopoguerra in USA, ha
dato, forse ne dava una lettura in chiave meno 'viziata' dalla scuola
imperante in Europa. (Non so se mi sono spiegato, mi sono inturcinato forse; e
inoltre non e' che il Mozart di Levine mi piaccia nel complesso). Quello che
mi ha disarmato e' il senso della frase del buon Marcelli un po' troppo
categorica e acui sarei tentato di rispondere: vabbe' ci stanno anche in mezzo
Schonberg Berg Webern Stockhausen Strawinski ecc., ma Abbado (ad esempio) non
cerca di utilizzare la filosofia del loro fare musica applicandolo anche a
Mozart. Cioe ' e quello che tu pure affermi:


> Da filologo sono pure io d'accordo che "non si puo' interpretare Mozart
> come se avesse vissuto dopo Wagner e Debussy", e su questo non ci piove,
> soprattutto se parliamo di argomenti oggettivi come la tecnica d'orchestra,
> la dimensione dell'orchestra ed altre cose simili da cui a mio avviso non
> si puo' prescindere.

> Pero' ... pero' noi viviamo DOPO Wagner e Debussy ed


> il nostro DNA musicale (ed il nostro ORECCHIO) e' per forza di cose
> condizionato da costoro e da tutta la tradizione musicale del dopo Mozart.

Non lo metto in dubbio, e ci aggiungerei anche alcuni dei succitati. Ma lo
sforzo (o sbaglio) del filologo non e' quello di frantumare questi preconcetti
che ci trasciniamo dietro? non come dice giustamente Domenichini un acuto in
piu' o in meno, ma un modo di eseguire: anzi a Domenichini aggiungerei che
Muti ha mancato nel fare ad esempio una filologia ragionata. La forza del
destino: e' piu' bella drammaturgicamente la versione sanpietroburghese (su CD
di Gherghiev) che quella rivista da Verdi per i teatri italiani (usata anche
da Muti). O vedere quali cose (tipologia del tenore ecc.) sono poi state
accettate da Verdi (nel caso peculiare) e quali cambiate quando ha trovato
finalmente l'interprete piu' adatto rispetto magari alle prime esecuzioni cui
accettava in mancanza di meglio anche qualcosa di piu' vicino a Rossini che a
Verdi.

> Quale? Difficile dirlo, dipende SEMPRE dall'interprete.

E anche dagli esecutori. Un esempio 'moderno': Holst 'I Pianeti'- Solti con
la London e Mazel con l'orchestra nazionale di francia. Beh si sente un modo
'inglese' e un modo 'francese' di eseguire il brano, pur con direttori di
altra origine culturale (austro-ungarico l'uno e americana l'altro) e pur con
il DNA di cui dicevi.

> La
> grandezza di un Harnoncourt risiede a mio avviso proprio in questo: lui e'
> un filologo, ma non rinnega la tradizione romantica, dirige orchestre
> moderne, insomma e' consapevole che "non si puo' interpretare Mozart come
> se avesse vissuto dopo Wagner e Debussy", ma non fa finta che non siano mai
> esistiti .

A me onestamente piace un Gardiner nella Sinfonia Fantastica di Berlioz piu'
di Karajan, Zecchi o Muti o Boulez. Ho Schumann diretto da NH e non e' male,
ma preferisco Haydn. Come pure adoro il Mozart di Vegh mentre e' soporifero
quello di Muti.Est modus in rebus. E non si puo' sempre comprare una patata
olandese perche' si pela meglio ma e' poco saporita, per ricusare una
bitorzoluta ma ottima patata calabrese. E Muti e' una patata olandese.
Ezio


Mario Martinoli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


emf <chez_to...@geocities.com.NOSPAM> wrote in article

<356C195E...@geocities.com.NOSPAM>...

[snip]

> > Pero' ... pero' noi viviamo DOPO Wagner e Debussy ed
> > il nostro DNA musicale (ed il nostro ORECCHIO) e' per forza di cose
> > condizionato da costoro e da tutta la tradizione musicale del dopo
Mozart.
>
> Non lo metto in dubbio, e ci aggiungerei anche alcuni dei succitati. Ma
lo
> sforzo (o sbaglio) del filologo non e' quello di frantumare questi
preconcetti
> che ci trasciniamo dietro?

No, secondo me no. Il filologo non deve distruggere, deve ri-costruire. Con
gli anni mi sono accorto che per ri-costruire non e' necessario fare
"tabula rasa" di quello che c'era, soprattutto in musica.

[snip]

> E non si puo' sempre comprare una patata
> olandese perche' si pela meglio ma e' poco saporita, per ricusare una
> bitorzoluta ma ottima patata calabrese. E Muti e' una patata olandese.
> Ezio

Su Muti sono completamente d'accordo. Sfondi una porta aperta!

Ciao

Mario

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to emf


emf ha scritto:

> Mi spiace ma di fronte a cio' e soprattutto di fronte al lavoro scientifico fatto da
> chi lavora seriamente, una affermazione cosi' mi disarma e mi intristisce.

Ezio, non ti conoscevo cosi' estremista.
Ho espresso un parere, sul quale hai tutto il diritto di non essere d'accordo, ma non -
mi sembra - quello di accantonarlo con un'aria di superiorita' che non ti e' propria.

Che e' successo?

--
==========================================
Marco Marcelli - Genova
E-Mail1: marc...@money.it [casa]
E-Mail2: marco.m...@elsag.it [ufficio]
==========================================

Riccardo Domenichini

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

emf wrote:

> anzi a Domenichini aggiungerei che
> Muti ha mancato nel fare ad esempio una filologia ragionata. La forza del
> destino: e' piu' bella drammaturgicamente la versione sanpietroburghese (su CD
> di Gherghiev) che quella rivista da Verdi per i teatri italiani (usata anche
> da Muti).

Non ti seguo: che significa una filologia ragionata? Mica che la Forza
di san Pietroburgo e' piu' filologica di quella della Scala, scusa.
Anzi, semmai e' la seconda che ha maggior diritto di stare nel
repertorio (come infatti sta), perche' e' la versione definitivamente
licenziata dal suo autore che non era mai stato soddisfatto della prima.
Che poi la prima sia piu' bella della seconda sinceramente non so, ci
sono cose interessanti, benissimo ha fatto Gergiev a registrarla (alla
faccia di quello che dice quel tapiro di Giudici), ma io credo proprio
che se dovessi scegliere mi terrei la seconda. Certo che il finale, coi
frati con le fiaccole che accorrono nella tempesta, uno che muore,
un'altra che ci resta secca e uno che si butta nel burrone ha un suo
perverso fascino romantico, ma quel terzetto, dico, quel "Lieta poss'io
precederti", non ci rinuncerei per nulla al mondo.
Non sara' che il tuo concetto di filologia ragionata corrisponde a una
filologia adattata all'idea che noi abbiamo, nel caso, di Verdi?
Attento, perche' la filologia e' una scienza che deve appoggiarsi a dati
oggettivi e non a supposizioni. E che, nel caso della musica, predispone
un testo e poi si ferma, lasciando il posto all'interpretazione.

> O vedere quali cose (tipologia del tenore ecc.) sono poi state
> accettate da Verdi (nel caso peculiare) e quali cambiate quando ha trovato
> finalmente l'interprete piu' adatto rispetto magari alle prime esecuzioni cui
> accettava in mancanza di meglio anche qualcosa di piu' vicino a Rossini che a
> Verdi.

Anche qui non ti seguo. Di cosa parli? Dei Vespri? ma cosa ha cambiato
Verdi in seguito? E chi ti dice che ha dovuto "subire" il tenore
francese? Anzi, se una cosa ha aggiunto in seguito ai Vespri e' stata
quell'aria incisa da Pavarotti con Abbado che se possibile e' ancora
piu' francese, piu' delicata e piu' sfumata di quello che aveva
assegnato prima ad Arrigo. Quando voleva un tenore di forza aveva
Fraschini, ma andando a scrivere per Parigi sapeva benissimo che doveva
muoversi su altri registri, e se avesse inteso questo come
un'imposizione credo proprio che li avrebbe mandati a quel paese e
sarebbe andato a far partorire vitelli a Sant'Agata.

Marco Marcelli

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to


Riccardo Domenichini ha scritto:

> ma certe nefandezze che gli ho
> sentito fare, per esempio, nel Maometto II furono veramente tragiche.

Io ho ben presente la sua Italiana in Algeri, quella con la Horne.
Dal punto di vista dell'orchestrazione mi sembra quanto di piu' mogio, piatto ed
insignificante un direttore possa fare.

Pietro

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

>
> In soldoni: che la sua operazione di recupero del testo sia importante,
non ci
> piove. Ma pubblicizzare la sua operazione come la prima esecuzione del
Rigoletto
> come la voleva Verdi mi sembra un tantino esagerato.

Si, ma occorre anche considerare che č grazie a Muti che oggi si discute su
una diversa interpretazione di quell'opera, mentre in precedenza si erano
stratificati tanti di quei luoighi comuni che praticamebnte nessuno aveva
mai messo in discussione. Dopo qualche mese dal rigoletto scaligero,
ascoltai l'opera a Napoli diretta da Oren con Leo Nucci e Kathleen
Cassello, in effetti alcuni momenti rispecchiavano pari pari quelle che
erano state le istanze interpretative di Muti: segno, dunque, che costui il
ghiaccio l'aveva rotto molto piů di altri interpreti (che io sappia infatti
le altre edizioni che si incamminavano sulla via del rinnovamento non hanno
mai avuto una grossa portata dirompente, ma sono rimasti dei casi isolati).
In altre parole non si tratta neanche di togliere o mettere un acuto qua o
la, ma di ridefinire l'intera impostazione logica al dramma che,
nell'ottica di Muti, devo ammetterlo, acquista realmente una dimensione
credibile.
Pietro.

Pierfrancesco de Martis

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

Il Wed, 27 May 1998 12:11:35 +0200, Andrea Finotello
<andrea.f...@cselt.it> ha scritto:

>> Ad ogni modo cose molto belle del melodramma italiano della prima metà
>> dell'ottocento le ho ascoltate anche con Daniel Oren, peccato, però per la
>> sua manìa di tagliare le cabalette e le scene (ma come dicevo, non si può
>> volere tutto dalla vita),
>
>In tempi in cui si parla di recupero di prassi esecutive ed esecuzioni
>integrali, il taglio sistematico delle riprese di arie e cabalette non
>depone certo a suo favore.

Qualche anno fa, in una prova all'Opera di Roma ho personalmente
sentito Oren affermare che: «Le cose ripetute annoiano». Tra il
divertito e lo scandalizzato, mi sono domandato perché i soli segni di
ritornello che egli sembra apprezzare siano quelli all'inizio e al
termine... dei suoi grugniti.

Bye!
_______ ______ __ __
| _ \| _____|\ \/ /
| |_) | ____| / /\ \
| ___/|______|__/ \__\
|___| Pierfrancesco de Martis <p...@flashnet.it>
-=> PGP key v2.6.3i available <=-

Pietro

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

--
Pietro

Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> scritto nell'articolo
<356BC7...@iuav.unive.it>...


> Pietro wrote:
>
> > la scelta di quel tenore
> > non l'ho mai capita, ancor oggi, pur avendo acquistato il relativi
disco

> > non riesco a capacitarmi del perchè aver affidato il ruolo di un tenore
> > eroico-drammatico ad un interprete rossiniano
>

> Per il semplice motivo che sapeva benissino che Arrigo non e'
> assolutamente un tenore eroico-drammatico, tipologia vocale che nel
> Grand-opera proprio non esisteva.

Sì ma non ci dimentichiamo che per Verdi il concetto di Grand opera
francese aveva sempre costituitomun modello spurio, un coacervo di
convenzioni musicali stratificate nel tempo cui non era concesso sottrarsi
(cui dovè inchinarsi lo stesso Wagner nel Tannhauser, anche se a
malincuore).
Nel Vespri Arrigo ha degli slanci impressionanti: basti pensar al duetto
che conclude il primo atto tra Arrigo -Monforte: "...eppure io lo
disprezzo...", "per lei non tem'io morte...." al duetto sempre tra
padre/figlio nella prima scena del III atto, nel duetto Arrigo Elena nel IV
etc.. sono dei punti in cui Merrit non regge affatto, anzi, proprio il
sapiente lavoro di collazione discografico ha reso giustizia a quella
produzione altrimenti minata, a mio avviso, da un'interpretazione del tutto
fuori fase. Certo l'Arrigo ideale in questo caso avrebbe potuto essere un
Franco Corelli, ma anche un Giuseppe Giacomini, prima che iniziasse
l'inesorabile declino vocale, un Christian Joannsohn o anche un Nunzio
Todisco. penso che in quell'occasione, invece, Muti avesse voluto fare un
"esperimento", uno di quelli di cui è solito fare nell'allestimento di una
prima, come è accaduto per la Traviata della Fabbricini per la
rivisitazione del Rigoletto, che poi abbia dato buon esito è altro
discorso.

E' un tenore che deve sostenere una
> tessitura molto acuta e dei momenti di canto anche teso, ma deve
> soprattutto utilizzare una linea di canto impeccabile, una grande
> tavolozza di colori ed estrema delicatezza in molti momenti. Un tenore
> tipicamente francese quindi, molto piu' vicino all'Arnoldo del Tell o al
> Raoul degli Ugonotti che non a Manrico.
> La scelta di Merrit fu quindi molto intelligente e rispondeva a una
> precisa scelta interpretativa di Muti, di quelle che io faccio rientrare
> nel suo atteggiamento filologico "vero" e non di cartapesta come le
> storielle sugli acuti tagliati.
> Che poi Merrit non sia stato l'Arrigo che ha risolto le nostre vite e'
> un altro discorso: al tempo era sicuramente l'unico cantante di livello
> in grado di seguire Muti su questa strada. Oggi, Bruce Ford potrebbe
> sicuramente ottenere risultati molto piu' interessanti. In ogni caso io
> preferisco di gran lunga Merrit al Domingo dell'altra incisione
> integrale, quella di Levine.
>

Pietro

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

--
Pietro

Andrea Finotello <andrea.f...@cselt.it> scritto nell'articolo

<356BE7BD...@cselt.it>...


> Pietro wrote:
>
>
> No, non e' vero che "nessuno mai etc.". Per esempio l'edizione
> discografica diretta da Sinopoli, datata 1984 (cioe' 10 anni prima del
> Rigoletto scaligero di Muti) "scardina" proprio quei luoghi comuni.

Questo è vero però, come ho già scritto in altro post è stato solo con la
ripresa scaligera del 94 che effettivamente si è cominciato a discutere
sulla restaurazione drammaturgica del Rigoletto, quella incisione di
Sinopoli, al contrario, apparve come una monade, ed infatti non mi sembra
che abbia avuto (pur ingiustamente) grande successo

> L'obiezione di Isidoro e mia e' che Muti, in quella conferenza che
> precedeva quella produzione di Rigoletto, si e' presentato come "il
> primo" ad eseguire Rigoletto DOC, come lo voleva Verdi. Il che non e',
> tutto qui.
> L'altra mia obiezione era che, proprio in quel Rigoletto (almeno a
> giudicare dalla diretta radiofonica), parecchie volte mi parve che Muti
> perseguisse una sua strada in termini di agogica e dinamica lasciando un
> po' abbandonati a loro stessi i cantanti in difficolta'. Il che non
> rende un gran servizio alla partitura, ne converrai anche tu.

certo, la direzione del maestro in alcuni punti evidenzia dei ritmi
talmente veloci che non so come possano i cantanti stargli dietro senza
strozzarsi: da ascoltatore ( quindi in una posizione egoistica) devo dire
che è quel tipo proprio di interpretazione che mi mette i brividi. Prova ad
ascoltar il Nabucco: il coro iniziale "gli arredi sacri cadano infranti..."
è talmente travolgente che a livello emotivo la preferisco a quella diretta
da Sinopoli della Deut. Grammophon.
Pietro

Pietro

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

> > Peccato, però per i prezzi impossibili che effettivamente costituiscono


una
> > remora notevole alla diffusione di questi lavori.

> Perche' prezzi impossibili? Non si trovano con regolarita', questo si,
> ma quelli che io ho comprato in italia li ho sempre pagati il normale
> prezzo pieno standard. Che poi sia impossibile di suo concordo, ma non
> che quelli di Opera Rara siano piu' costosi degli altri, mi pare.

bè io a Napoli ho trovato un Signor bruschino pregevole con Ion Marin, a
30.000£ (doppio CD) Deutche Grammophon: questi disci vanno da un minimo di
15.500 (in caso di offerta speciale, sempre 2 CD) a dei prezzi assai
elevato: dalle 52.000 alle 70.000 od anche alle 80.000 che ho pagato per
acquistare la forza del destino con Sinopoli e Carreras.
I dischi di opera rara, costantemente costano 30.000 £ l'uno, certo hanno
il pregio di presentare lavori letteralmente introvabili, ma è anche vero
che non c'è una grossa varietà interpretativa atteso che a monopolizzare il
podio è sempre David Parry, nei confronti del quale non è dato, ovviamente,
avere altro termine di riferimento.



Mi sembra che quello che e' emerso dalle
> opinioni degli altri e' che Bonynge oltre a non essere cane e' anche un
> musicista che ha svolto e svolge tuttora un ruolo importantissimo nella
> storia dell'interpretazione di questo secolo. Che non sia la
> reincarnazione dei Kleiber o Mitropoulos e' pacifico (ma ce lo vedi
> Kleiber dirigere Le Toreador?), ma il suo compito l'ha svolto
> (nell'ambito del suo repertorio) sul fronte della riscoperta, dello
> studio, del ripristino di modalita' esecutive dimenticate. Questo mi
> pare un dato oggettivo indiscutibile.

Non condivido affatto, ribadirò sempre che B. ha dei limiti oggettivi e
tangibili che portano ad una sola conclusione: NON SA DIRIGERE. Dinanzi a
questo assunto, che è il solo dato oggettivo da tener presente, tutte le
altre argomentazioni che ho letto dagli altri signori sui loro post
finiscono col diventare carta straccia.
E mi spiego.
Se il modus interpretativo fosse frutto di una scelta meditata, se il
Nostro avesse deciso di eseguire il melodramma ottocentesco nei modi in cui
tutti sappiamo, tutto canto ( o tutta moglie) e niente musica, allora noi
avremmo dinanzi realmente un artista formidabile, perchè dinanzi a delle
opzioni di cui conosce perfettamente la portata, egli sceglierebbe quella
che gli appare più congeniale. La discussione allora si sposterebbe proprio
su quest'altro fronte, ed investirebbe il merito delle scelte di B. Ma in
realtà non è così, perchè B. non è un'aquila, dinanzi alle partiture si
arrangia, imposta distrattamente ed alla meno peggio l'orchestra, e finisce
con il relegare tutto il peso dell'opera sui cantanti. In tal senso la
scelta del repertorio romantico appare una via obbligata proprio per la
facilità di approccio che questo comporta: in parole povere alle prese di
una Norma anche un interprete mediocre non sfigura. Ecco perchè Wagner, il
repertorio della seconda metà dell'ottocento, il novecento, il sinfonismo
(ma non il balletto classico, guarda caso, ove le deficienze di
impostazioni sono più che mai evidenti: cfr. Manon-ballet , o Giselle)
hanno costituito per costui sempre un campo minato.

Pietro

unread,
May 27, 1998, 3:00:00 AM5/27/98
to

--

> > > quell'Esclarmonde.
> > Il discorso su Massenet e quest'opera particolarissima esigerebbe una
> > discussione a parte, un autonomo thread: per ora (sto scrivendo queste
> > righe in gran fretta) ti consiglio di ascoltare l'Esclarmonde diretta
da P.
> > Fournillier, edizione recentissima e fatta anche molto bene,
sicuramente
> > meglio di quella diretta da B.

> Lo faro' senz'altro, all'occasione. Sulla carta, tuttavia, mi pare molto
> difficile che la Denia Mazzola (e' lei, vero, la protagonista
> dell'edizione che citi?) sia una protagonista tale da poter competere
> con la vocalita' cristallina sfoggiata dalla Sutherland nella sua
> registrazione.

Denia Mazzola nell'Esclarmonde ha dato una prova mirabile di canto,
interpreta con un crescendo stupendo ogni parte dell'incedere del dramma:
d'altro canto non avrebbe avuto senso spaccarsi la gola per una tale follia
di opera se non avesse avuto più che sufficienti mezzi vocali a sua
disposizione che la supportassero.
E poi un'altra constatazione: l'Esclarmonde recente non è stata abbassata
nella perte riservata al soprano, come invece è accaduto nell'edizione dei
coniugi Bonynge.



> Come ricordo personale, direi che un ottimo risultato in Esclarmonde lo
> ottenne la giovanissima Alexandrina Pendatchanska, al suo esordio 6 anni
> fa al Regio di Torino, diretta da Alain Guingal. Mi pare che in questo
> periodo questo soprano sia proprio al S.Carlo per il Devereux, giusto?

giusto.
Questo lo ricordo anch'io, vidi un servizio molto bello a Prima della
Prima. Con la scelta azzeccatissima si volle storicamente riproporre sulla
scena un soprano giovanissimo e bello al pari della prima protagonista
dell'Esclarmonde che fu amata da Massenet: Sybil Sanderson, effettivamente
la critica reagì molto positivamente alla messa in scena.



> > Ad ogni modo cose molto belle del melodramma italiano della prima metà
> > dell'ottocento le ho ascoltate anche con Daniel Oren, peccato, però per
la
> > sua manìa di tagliare le cabalette e le scene (ma come dicevo, non si
può
> > volere tutto dalla vita),

> In tempi in cui si parla di recupero di prassi esecutive ed esecuzioni
> integrali, il taglio sistematico delle riprese di arie e cabalette non

> depone certo a suo favore. L'anno scorso in Nabucco gli si poteva anche
> perdonare la plateale gestualita' con cui diresse il bis del "Va'
> pensiero", i tagli sistematici invece no. Taglio' persino l'ultimo
> recitativo di Nabucco, quello in cui spiega perche' Abigaille si sia
> avvelenata. Alla faccia della logica....
> Ne' gli possono essere perdonati certi plateali strette (nel terzetto
> "Io t'amava") che impedivano ai cantanti di sviluppare l'abbandono
> necessario. O i tempi slentati del "Vieni o Levita" o del "Deh perdona"
> che non poca difficolta' crearono ai cantanti. Oppure la completa
> mancanza di mordente nella cabaletta di Nabucco "O prodi miei".....

In una Lucia di Lammermoor da lui diretta addirittura tagliò integralmente
la scena della tempesta, quella del duetto tra Raimondo Lucia del II atto,
e parte dell'aria della pazzia: assurdo, in una Manon tagliò il finale
dell'atto I e tutto l'atto III. Questo maestro ha un gran vigore
interpretativo, ma deve imparare ancora ad essere rigoroso con se stesso
ponendosi un pò più al servizio della musica.

od anche Reynald Giovaninetti,
>
> Se ti riferisci al repertorio francese magari si': tre mesi fa diresse
> un ottimo "Rome'o et Juliette" al Regio. Il suo Trovatore dell'Arena con
> Bonisolli e la Plowright invece mi parve abominevole.....

Forse erano gli interpreti a non essere all'altezza: io la Plowright non ce
la vedo proprio come Leonora, non parliamo di Bonisolli,come Manrico.

Alain Guingal.
>
> Si', anche lui raggiunge ottimi livelli nel repertorio francese (v.
> Esclarmonde di qualche anno fa o il Samson et Dalila di quest'anno). Nel
> repertorio italiano (p.es. la Forza da lui diretta al Regio 4 anni fa)
> forse dovrebbe aggiustare qualcosina.
>
> > Naturalmente non disdegno neanche le interpretazioni di Albero Zedda
che,
> > anche se altalenante nella sua attività nel 1992 ripropose una
bellissima
> > Elisabetta regina d'Inghilterra .
> >
>
> Ecco, qui sono d'accordo con Riccardo: Zedda sul podio non denota tutta
> l'attenzione e l'abilita' che invece gli va riconosciuta come studioso.
> Come direttore, personalmente, gli preferisco di gran lunga Bonynge.

tot capita tot sententia


Pietro

Riccardo Domenichini

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

Pietro wrote:

> I dischi di opera rara, costantemente costano 30.000 £ l'uno...

Beh caro, dammi subito l'indirizzo del tuo negozio!
La settimana scorsa a Roma non li ho trovati per meno di 36.000 l'uno
(li ho naturalmente lasciati li').

> Non condivido affatto, ribadirò sempre che B. ha dei limiti oggettivi e
> tangibili che portano ad una sola conclusione: NON SA DIRIGERE. Dinanzi a
> questo assunto, che è il solo dato oggettivo da tener presente, tutte le
> altre argomentazioni che ho letto dagli altri signori sui loro post
> finiscono col diventare carta straccia.

Invidio la tua olimpica sicurezza, ma ti faccio notare che quello che tu
chiami dato oggettivo e' nulla di piu' che una opinione tua, che ha il
medesimo valore di quelle espresse dagli altri signori. Per
controbatterti, potrei dirti che lo Ion Marin che secondo te e'
responsabile di quell'apprezzabile Signor Bruschino e' per me il piu'
inetto direttore che io abbia mai ascoltato (e l'ho sentito piu' di una
volta, quando si ebbe la sventurata idea di chiamarlo alla Fenice). Con
lui si' che l'andare a tempo era gia' una conquista, non si parlasse di
interpretazione.

> in parole povere alle prese di
> una Norma anche un interprete mediocre non sfigura.

Si? Mai sentito la Norma di Levine?

Andrea Finotello

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

emf wrote:
>

> Muti ha mancato nel fare ad esempio una filologia ragionata. La forza del
> destino: e' piu' bella drammaturgicamente la versione sanpietroburghese (su CD
> di Gherghiev) che quella rivista da Verdi per i teatri italiani (usata anche
> da Muti).

Pianin pianino, Ezio. Non ti capisco. Cosa intendi per "filologia
ragionata" nel caso della Forza? Verdi senti' il bisogno di rimettere
mano alla Forza fin da subito, non essendo soddisfatto specialmente del
finale. E questo (cfr. il saggio sulla Forza di Eduardo Rescigno)
probabilmente fin da prima delle recite di S. Pietroburgo(!). La critica
era poi stata abbastanza tiepida, sia per la prima di S.Pietroburgo che
per la successiva ripresa di Madrid. E Verdi, oltre che per il finale
dell'opera, era insoddisfatto anche per le compagnie di canto messe a
sua disposizione, tanto che condiziono' la revisione di Forza alla
disponibilita' di una compagnia di canto adeguata.
L'occasione gli fu fornita da Tito Ricordi nel 1869, per il Teatro alla
Scala (cfr. Budden, "Le opere di Verdi", vol. II). Poiche' il fido Piave
era stato in quegli anni colpito dall'ictus che lo portera' poi alla
morte, fu Antonio Ghislanzoni a rimettere mano al libretto della forza,
seguendo (come al solito) con solerzia le indicazioni di Verdi.
Alla soluzione che trovo' Verdi per risolvere l'opera (la quale,
seguendo il dramma di Saavedra dal quale deriva, finiva con l'uccisione
di Leonora ed il successivo suicidio di Alvaro), probabilmente non fu
estraneo l'incontro di Verdi stesso con Manzoni, datato 1867.
Infatti "lo scioglimento" della vicenda prevede l'elemento religioso
impersonato non piu' dal coro dei frati ma da padre Guardiano in
persona, che cosi' viene ad assumere ben altro spessore rispetto alla
prima versione: Alvaro che non accettava il suo destino, bestemmiava e
si lanciava da una rupe, in questa seconda versione accetta le sue
sofferenze in nome della volonta' divina, inchinandosi alle parole del
padre Guardiano. Ed il Padre Guardiano assume tratti che lo rendono
simile al manzoniano cardinale Borromeo, cosi' come l'Alvaro fattosi
monaco puo' essere, per certi versi, accostato a fra' Cristoforo (cfr.
ancora il Budden).

Ora, che la prima versione sia drammaturgicamente migliore della
seconda, alla luce di cio', mi pare un'affermazione un po' azzardata.
Che il finale cosi' gotico ed impossibile, con quel coro di frati che
sopraggiungono, le bestemmie di Alvaro ed il suo suicidio, abbia una sua
validita' comunque e' innegabile. Ma non cambierei il sublime finale
della seconda versione per nulla al mondo.
E, in ogni modo, le differenze fra prima e seconda versione sono
parecchie in tutto il corso dell'opera. Per esempio, uno dei momenti che
trovo drammaturgicamente efficacissimi e' l'"Invano Alvaro": non
ritrovarcelo nella prima versione mi da' l'impressione che manchi
qualcosa......
Cio' non toglie che, sono sicurissimo, la Forza mi sarebbe piaciuta
immensamente anche se Verdi l'avesse lasciata cosi' com'e'.

Quindi non credo che Muti "abbia mancato" nel presentare quella che, a
tutti gli effetti, e' l'edizione definitiva e fortemente voluta da
Verdi. Anzi, mi pare che l'esito della sua incisione sia stato
particolarmente felice (al di la' di alcune scelte poco felici nel cast,
Plishka in primis. Compensate, peraltro dall'inarrivabile Melitone di
Bruscantini e dalla intensa Leonora della Freni).
Gergiev, dal canto suo, ha fatto non solo bene ma BENISSIMO a registrare
la prima versione, checche' ne dica, per esempio, Giudici. E'
un'operazione anche culturale di grande spessore e che attendevamo da
tempo (e anche per questo, pero', poteva scegliere un Carlo un poco
migliore dell'inadeguato Putilin.....).
Ma di li' a bollare come "manchevolezza" il fatto che Muti non abbia
registrato un'edizione della quale nemmeno Verdi era soddisfatto, direi
che ce ne corre....


Ciao.
Andrea.

Riccardo Domenichini

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

Marco Marcelli wrote:

> Io ho ben presente la sua Italiana in Algeri, quella con la Horne.
> Dal punto di vista dell'orchestrazione mi sembra quanto di piu' mogio, piatto ed
> insignificante un direttore possa fare.

Va bene, mi ci vuoi tirare dentro apposta cosi' si dice che quando c'e'
lei io divento parziale e che sono anche pronto a digerirmi Scimone. ;)
Secondo me, di tutte le sue prove operistiche che ho sentito
quell'Italiana e' la migliore, e direi che e' proprio valida in se'. Io,
sinceramente, mogezza e piattitudine (mogitudine e piattezza?) non ce li
sento, ma qui siamo nei gusti personali. Ora, se questo dipenda da una
effettiva affinita' di Scimone con quell'opera o non piuttosto:
1) dalla fortunata coincidenza di disporre di un cast del tutto
all'altezza
2) di un complesso orchestrale obiettivamente ottimo
3) nonche' di affrontare un'opera che, DICIAMOCELO, disponendo degli
elementi #1 e #2 non e' poi cosi' complessa come tante altre,
io non so, ma una ipotesi sulla risposta ce l'ho.
Dove Scimone crolla e mostra la corda totalmente e' nell'opera seria e
in quella romantica, nella quale esibisce tutta la sua incapacita' di
sostenere i cantabili se non nella maniera facilona e strappacore con la
quale per decenni ha macinato Vivaldi, Albinoni e soci, nonche' la sua
impotenza nei confronti del governo dell'orchestra. Gli effetti
diventano effettacci, i forti sono fracassoni, l'orchestra una banda.
Un esempio per tutti: nel Maometto II di Pesaro il "Giusto ciel, in tal
periglio", fatto cantare alla povera Gasdia sugli arpeggi di un'arpa
inflessibilmente metronomica, a passo di corsa e senza dare il minimo
senso ai vocalizzi. Ovvero, come buttare via uno dei brani piu' belli di
tutto il melodramma italiano dell'Ottocento.
Peggiore di questa come direzione conosco solo quella della Donna del
Lago di Pollini, l'apoteosi del metronomo.

Andrea Finotello

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

Pietro wrote:
>
> >
>
> Si, ma occorre anche considerare che č grazie a Muti che oggi si discute su
> una diversa interpretazione di quell'opera, mentre in precedenza si erano
> stratificati tanti di quei luoighi comuni che praticamebnte nessuno aveva
> mai messo in discussione.

No, battiamo sempre sullo stesso tasto ma non ci intendiamo. Sulle
incrostazioni introdotte dalla tradizione, nessun dubbio: tagli
scriteriati, interpolazioni a volte ridicole (i "Gilda! Gilda"
assurdamente sparati dai Rigoletto di turno alla fine del primo atto,
quando il libretto dice che Rigoletto non riesce a proferir parola per
la disprazione, etc. etc.).
Che nessuno li abbia mai messi in discussione non e' vero. A parte
l'edizione Sinopoli del 1984 (che mi risulta invece aver avuto un buon
successo), basta riandare alla mitica edizione-Kubelik della DG, datata
1964 che gia' riapre i tagli e spazza via queste incrostazioni, dando
luce nuova alla partitura. In quell'edizione, poi, Bergonzi e' un
modello di stile e di rispetto del dettato verdiano: basta sentire come
la sua "La donna e' mobile" cessi di essere quella canzonaccia da trivio
cui ci avevano abituato anche fior di tenori del passato. Proprio per
questo Bergonzi e tutta quell'edizione furono anche criticate in
passato. Riascoltate oggi risplendono di una luce ben diversa.
Muti ha dei meriti, ma -ripeto- non c'era bisogno del suo messianico
arrivo per mettere in discussione visioni del Rigoletto ormai datate.

emf

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

Rispondo a tutti (Marcelli, Vinicio, Domenichini e Martinoli)
1- non sono il depositario di nessuna verita', proprio per deformazione
professionale dubito di tutto, perche' la verita' assoluta non credo che
esista (concetto che Pirandello ha di gran lunga espresso meglio di me)
2- per natura reagisco a posizioni estreme con l'estremo diametralmente
opposto (discende dal punto 1), anche se si arriva quasi all'assurdo (ma non
credo all'impossibile) in modo da riportare al corretto equilibrio il modo di
affrontare un argomento: non ritengo che si possa nella musica (come in
qualsiasi altro argomento, filosofia storia ecc.) ragionare per compartimenti
stagni (ahime' ho un educazione da liceo classico che giusto ieri ho scoperto
stanno rivalutando anche nella "nuova scuola") e nemmeno per categorie
assolute. Intendo dire, nel caso particolare, che la prospettiva con cui
dobbiamo guardare ad un autore e' nell'ambito del suo tempo e non adattarlo e
filtrarlo con la lente distorcente della nostra ottica moderna (lo so e'
difficile ma ci si puo' avvicinare almeno per approssimazioni). Come pure non
posso guardare un interprete che forse non esegue Beethoven come lo eseguiva
Beethoven, ma che usa le 'note' di un altro per dire 'io sento questo, ma lo
faccio passare come questo voleva dirlo anche l'autore del pezzo'. Io pensavo
che l'interprete cercasse di astrarsi da se stesso per fare una specie di
analisi dell'opera da eseguire cercando di far uscire un messaggio 'nascosto'
che l'autore ha fissato con scelte armonico-contrappuntistiche ( e cosi'
rispondo a Vinicio, che ama proprio quel Boulez che vuole il meno possibile
interferire con cio' che esegue). E se l'autore non c'e' piu' beh cercare di
non metterci del proprio immaginando come, uomo di oggi, di vivere anche nel
passato: con tutto cio' che il vivere un periodo storico implica (e cosi'
rispondo a Domenichini: a Verdi piaceva piu' la prima versione della Forza del
destino, perche' aveva una logica drammaturgica coerente, ma accetto' la
seconda per le convenzioni cattolico-borghesi della Milano di allora; che poi
ci sia un'aria in piu' e bella, e' un altro paio di maniche).
3- la filologia e' una scienza come tante altre, e, come ti puo' confermare
anche Ferrante, fisico come me e ancora immerso piu' di me nella ricerca
(oltre che nei trasclochi), l'approccio scientifico deve basarsi sui fatti,
sulle documentazioni e sulle testimonianze (sempre da verificare) non sulle
illazioni soprattutto ragionando come uomini di oggi di cose che non hanno
piu' attinenza storica con noi. Altrimenti si potrebbe immaginare (e ora mi
sorge anche qui il dubbio che per certi versi forse era proprio cosi' sulla
base del nihil novi sub sole) che nella Roma di 2000 anni fa si vivesse e
ragionasse secondo i modi apparentemente piu' 'moderni' illustrati in quella
serie SPQR apparsa su canale 5 certo piu' verosimile di tanti filmoni anni
30-50 di ambiente. Non e' necessario fare tabula rasa, dice Martinoli: e' vero
ma l'abile studioso deve con pazienza 'restaurare' togliendo incrostazioni
inaccettabili, per questo dev'essere ragionata. Brahms ha corretto diverse
sinfonie di Schubert: ma chi glielo ha chiesto? e Rimsky-Korsakov che ha
riscritto tutta la notte sul Monte Calvo non lasciando nulla dell'originale di
Mussorgsky? O il buon Bernardino Molinari che aveva fatto il make-up alle 4
stagioni di Vivaldi per adattarle al gusto dei romani del ventennio?
4-Su quel pastiche che e' il requiem di Mozart ci si puo' costruire di tutto e
quindi lo prendo come viene. Savall che stacca tempi che sembrano veloci, ma
ben piu' drammatici di Karajan, o Bohm che senza strumenti originali con i
Wiener e un coro sovrumano riesce a tenere i tempi di un Savall, o Bernstein
che dirigendo per mediamente due o tremila persone si deve far sentire e certo
un organico mahleriano non gli basta. Si ricade nel problema
dell'interpretazione e della dipendenza di chi non e' musicista dal mediatore.
Ma allora sarebbe piu' corretto dire, a me piace il Mozart di Muti o di
Karajan o di Maag: ma NON che TIZIO e' vicino a Mozart: soprattutto se tende a
consolidare un modo interpretativo che non si vuole liberare delle
incrostazioni dei vari restauratori (la similitudine con la pittura e' voluta:
guardate i restauri di opere di Tiziano e di Tintoretto, fatti nel passato che
li hanno resi tutti uguali, omogenei, conformi, giallastri, e come oggi stanno
a poco a poco riscoprendo quale varieta' cromatica che la mia professoressa di
Storia dell'Arte ignorava e insisteva a giustificarmi che Tiziano e Tintoretto
dipingevano cosi'). Brahms e Wagner a loro modo hanno fatto grandi rivoluzioni
musicali, ma anche il grande errore di trasferire la loro rivoluzione sul
passato. I successori hanno acriticamente accolto la rivoluzione contribuendo
anch'essi a rileggere il passato (le riorchestrazioni della IX di Wagner e di
Mahler sono un esempio). E chi passivamente ha subito queste operazioni (il
pubblico) ha creduto sempre che fosse la verita'. Anch'io fino a quando non ho
incontrato il NG ero su questa corrente. Ora non dico che sono sulla via di
Damasco, ma sono contento che si sia affermata anche questo modo di affrontare
la musica. Ma mi da' ai nervi chi cavalca impropriamente e pretenziosamente
(liberandosene quando e' il caso) questo approccio: per me e' un mestierante
di lusso e non ho bisogno di lui.
5- estremista non lo sono ma lo divento nella musica. nella vita gia' si fanno
tanti compromessi, e tanti giochi con le parole che assumono mille
significati. siccome l'unica cosa in cui credo e' la musica, e' la sola
manifestazione certa dello stato d'animo d'una persona, e chi compone non ha
sempre piacere di vedere stravolte le proprie intenzioni (si lo so anche WAM
accettava compromessi per campare alla meno peggio) e soprattutto
l'adattamento alle idee alle mode alle ideologie che non gli appartengono, mi
fanno rabbia e non sono piu' disposto ad accettare i compromessi sulla musica.

Ariemma please non usare matite rosse e blu: lo so che l'italiano fa schifo ma
e' scritta di getto.
Ezio


Riccardo Domenichini

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

emf wrote:

> 3- la filologia e' una scienza come tante altre, e, come ti puo' confermare
> anche Ferrante, fisico come me e ancora immerso piu' di me nella ricerca
> (oltre che nei trasclochi), l'approccio scientifico deve basarsi sui fatti,
> sulle documentazioni e sulle testimonianze (sempre da verificare) non sulle
> illazioni

Su questo non ci piove. Ma, proprio per questo, mi dici quali sono i
fatti che documentano che Verdi modifico' la Forza per adattarsi alla
morale dei milanesi pur preferendo la versione di San Pietroburgo?
Io, sinceramente, non li conosco.

emf

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to


Riccardo Domenichini wrote:

> emf wrote:
>
> > 3- la filologia e' una scienza come tante altre, e, come ti puo' confermare
> > anche Ferrante, fisico come me e ancora immerso piu' di me nella ricerca
> > (oltre che nei trasclochi), l'approccio scientifico deve basarsi sui fatti,
> > sulle documentazioni e sulle testimonianze (sempre da verificare) non sulle
> > illazioni
>

> Su questo non ci piove. Ma, proprio per questo, mi dici quali sono i
> fatti che documentano che Verdi modifico' la Forza per adattarsi alla
> morale dei milanesi pur preferendo la versione di San Pietroburgo?
> Io, sinceramente, non li conosco.

Il re-make totale del finale che aveva poco a che vedere con la suddetta morale
cattolico-borghese milanese (e c'entra anche il discorso incontro manzoniano di
Finotello, solo che Verdi non e' che non gli piacesse l'opera cosi' com'era,
semplicemente non voleva andare controcorrente con l'ambiente milanese con cui
stava mettendosi a contatto).
E.


Riccardo Domenichini

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

emf wrote:

> Il re-make totale del finale che aveva poco a che vedere con la suddetta morale
> cattolico-borghese milanese (e c'entra anche il discorso incontro manzoniano di
> Finotello, solo che Verdi non e' che non gli piacesse l'opera cosi' com'era,
> semplicemente non voleva andare controcorrente con l'ambiente milanese con cui
> stava mettendosi a contatto).

Ma giusto cielo (per restare in tema) ti rendi conto che rispondi fischi
per fiaschi?
Verdi rifa' il finale --> questo e' un fatto. In base a quali elementi
tu dici che l'ha rifatto per adattarsi all'ambiente milanese e non
perche' non ne fosse convinto (cosa per altro testimoniata da una
corrispondenza durata anni, dalla prima in Russia alla terza alla
Scala)?

Andrea Finotello

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

emf wrote:
>
> > Su questo non ci piove. Ma, proprio per questo, mi dici quali sono i
> > fatti che documentano che Verdi modifico' la Forza per adattarsi alla
> > morale dei milanesi pur preferendo la versione di San Pietroburgo?
> > Io, sinceramente, non li conosco.
>
> Il re-make totale del finale che aveva poco a che vedere con la suddetta morale
> cattolico-borghese milanese (e c'entra anche il discorso incontro manzoniano di
> Finotello, solo che Verdi non e' che non gli piacesse l'opera cosi' com'era,
> semplicemente non voleva andare controcorrente con l'ambiente milanese con cui
> stava mettendosi a contatto).
> E.

No, abbi pazienza, Ezio. Riccardo, giustamente chiedeva i fatti. Queste
mi sembrano tue opinioni. Le lettere di Verdi e della Strepponi (cfr.
ancora Budden e Rescigno) portano proprio a far credere che
l'insoddisfazione di Verdi (non solo per il finale!) si sia manifestata
fin da subito, anche per le tiepide accoglienze della critica dopo le
"prime" di S. Pietroburgo e Madrid. Quindi ben prima di immaginare che
il "remake" sarebbe stato preparato proprio per la Scala di Milano. In
base a queste testimonianze mi pare proprio di poter concludere che a
Verdi l'opera cosi' com'era non piacesse completamente.
E la prova e' anche nelle lettere che Verdi scambio' con Ghislanzoni per
vedere di risolvere il problema dello "scioglimento" della vicenda (cfr.
ancora, p. es. il Budden).
Che poi l'incontro con Manzoni (che Verdi gia' ammirava moltissimo,
considerandone "I Promessi sposi" come uno dei massimi capolavori
partoriti da mente umana) possa avere contribuito a risolvere lo
"scioglimento" della vicenda nel modo in cui sappiamo, e' un'altro
discorso.
Inoltre Verdi non cambio' solo il finale dell' opera ma fece anche
pesanti cambi nel finale del terzo atto, oltre a cambiare qualcosina qua
e la' (introduzione della sinfonia, cambi nel duetto Leonora-Guardiano,
nel "venite all'indovina", l'introduzione dell'"invano Alvaro" etc.). E
queste modifiche ben poco avevano a che fare con la morale
cattolico-borghese dei milanesi, ne converrai anche tu.

Se invece quelle che esponi non sono tue opinioni ma sono suffragate da
riscontri oggettivi, allora ti prego di esporli, perche' proprio mi sono
sconosciuti.


Ciao.

emf

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

sono al lavoro e quindi lavoro di memoria su cose lette tempo fa.

> Queste
> mi sembrano tue opinioni.

veramente ripetevo le cose lette, stasera se mi ricordo dove sono (c'e' anche questo
problema) me le porto al lavoro.

> Le lettere di Verdi e della Strepponi (cfr.
> ancora Budden e Rescigno) portano proprio a far credere che
> l'insoddisfazione di Verdi (non solo per il finale!) si sia manifestata
> fin da subito, anche per le tiepide accoglienze della critica dopo le
> "prime" di S. Pietroburgo e Madrid. Quindi ben prima di immaginare che
> il "remake" sarebbe stato preparato proprio per la Scala di Milano. In
> base a queste testimonianze mi pare proprio di poter concludere che a
> Verdi l'opera cosi' com'era non piacesse completamente.

scusa ma allora trai una conclusione tu? o l'ha scritto chiaramente Verdi? se no
diventa anche la tua un'opinione. Come dissi in altro messaggio a volte le parole
danno l'impressione di svelare tutto, suggeriscono la verita': ma lasciano sempre il
dubbio e adito anche ad altri modi di vedere.:-)

> E la prova e' anche nelle lettere che Verdi scambio' con Ghislanzoni per
> vedere di risolvere il problema dello "scioglimento" della vicenda (cfr.
> ancora, p. es. il Budden).

sempre col beneficio d'inventario della memoria, ma era proprio qui che Verdi forse
affronto' una retromarcia in una direzione di 'convenzione' con un certo moralismo
del pubblico. DOmani potro' essere piu' preciso. Hai la versione di Gerghiev? Non so
se il libretto di accompagnamento e' una delle fonti di quanto vado dicendo. Se non
puoi aspettare fino a domani vedi li' sopra che dice.

> Inoltre Verdi non cambio' solo il finale dell' opera ma fece anche
> pesanti cambi nel finale del terzo atto, oltre a cambiare qualcosina qua
> e la' (introduzione della sinfonia, cambi nel duetto Leonora-Guardiano,
> nel "venite all'indovina", l'introduzione dell'"invano Alvaro" etc.). E
> queste modifiche ben poco avevano a che fare con la morale
> cattolico-borghese dei milanesi, ne converrai anche tu.

Le modifiche che citi, non l'ho citate perche' non c'entravano con il discorso delle
'convenzioni'.Opinioni non me ne faccio mai. se dico una cosa e' perche' l'ho letta.
se quello che l'ha scritta era inaffidabile (pur se su un libretto di
accompagnamento di un CD) chiedo ammenda per aver avuto fiducia; ma le ragioni mi
parevano coerenti con la figura di Verdi che cercava la 'parola' teatrale, la logica
teatrale (Trovatore a parte) ecc. ma che anche aveva tutta la seria intenzione di
restare il riferimento incontrastato dell'operismo italiano.
E per quanto riguarda cio' che diceva Riccardo: e' vero il discorso filologia
c'entra poco e l'ho esteso un po' forzosamente con la forza del destino. me ne scuso
sono andato fuori tema.
Resta il fatto che Muti per me filologo non e' :-)
Ezio


Pietro

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

> > Muti ha mancato nel fare ad esempio una filologia ragionata. La forza
del
> > destino: e' piu' bella drammaturgicamente la versione sanpietroburghese
(su CD
> > di Gherghiev) che quella rivista da Verdi per i teatri italiani (usata
anche
> > da Muti).

non sono pienamente daccordo, perchč per filologia io intendo propriamente
la restaurazione del corretto modus esecutionis di un lavoro che in sč sia
pienamente compiuto: in tal senso abbiamo due opere vere e proprie, anche
se connesse per lo stesso soggetto trattato.
sia la prima che la seconda edizione della Forza, per intenderci, hanno una
loro autonomia ed una propria drammaturgia che permette ad esse di condurre
una propria vita separata e che induce gli studiosi ad analizzare
filologicamente sia l'una che l'altra senza appiattire l'una sull'altra,
operazione che altrimenti genererebbe un confronto!
D'altro canto Verdi era solito compiere operazioni di questo genere: basti
pensare al Macbeth la cui edizione del 1847 non ha assolutamente nulla da
inviediare all'edizione del 1865: personalmente ho ascoltato la prima a
febbraio con la direzione di Kuhn, e la partecipazione di carlo Colombara,
R. Plowright, Ignadio Encinas, Paolo Coni e l'ho trovata insolitamente
bella, molto piů verdiana della patinata, francesizzante, e per altri versi
appesantita edizione successiva.
Parimenti dicasi per Stiffelio che diviene Aroldo , per il Don Carlos che
diviene Don Carlo, per i Lombardi che diviene Jerusalem etc..
per quel che concerne la Forza ascoltate anche l'edizione di Sinopoli, con
La Plowright, Carreras, Bruson, Burshuladze, magari i tempi non sono cosě
concitati come li avrebbe voluti Muti, ma č una edizione pregevolissima, da
possedere!

Pietro.

Pietro

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

> Su questo non ci piove. Ma, proprio per questo, mi dici quali sono i
> fatti che documentano che Verdi modifico' la Forza per adattarsi alla
> morale dei milanesi pur preferendo la versione di San Pietroburgo?
> Io, sinceramente, non li conosco.


più che per la soddisfazione della morale milanese penso che verdi abbia
voluto soddisfare se stesso nel rifacimento della Forza: lo dimostra il
carteggio intercorso tra lui d il librettista Piave: pur amando a dismisura
il soggetto che gli era stato presentato , come dichiarò ad Escudier, ma
non lo convinsero mai tutti i morti in scena: insomma lo scioglimento del
dramma in una fattispecie da clima puramente Shakespeariano non lo
soddisfacebano appieno, per questo in una lettera indirizzata a Ricordi (8
set. 1864) manifestò l'intento riformatore per la prima italiana
dell'opera.
peraltro la nuova edizione della Forza fu comunque generata tra mille
titubanze, per avere una idea consiglio di andare a consultare un volume
fatto molto bene: lo studio "Musica provvisoria nella prima Forza del
Destino", publicato da Federico Mompellio pag. 1611 del volume II, numero 6
(30 luglio 1966) Bollettino "Verdi" dell'istituto studi Verdiani, fornisce
un'analisi accuratissima di tutta la storia dell'opera.
Pietro

Pietro

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

--
Pietro

Riccardo Domenichini <ricc...@iuav.unive.it> scritto nell'articolo

<356D0C...@iuav.unive.it>...
> Pietro wrote:
>
> > I dischi di opera rara, costantemente costano 30.000 Ł l'uno...


>
> Beh caro, dammi subito l'indirizzo del tuo negozio!
> La settimana scorsa a Roma non li ho trovati per meno di 36.000 l'uno
> (li ho naturalmente lasciati li').

Se ti trovassi a venire a Napoli vai da Ricordi nella Galleria Umberto, ne
avrai conferma: la settimana scorsa ho comprato Dinorah di Meyerbeer, (3
CD) e l'ho pagato 90.000 lire.


> > in parole povere alle prese di
> > una Norma anche un interprete mediocre non sfigura.

> Si? Mai sentito la Norma di Levine?

Levine ha una storia interpretativa a parte, lui predilige quelle
interpretazioni urlate, portate alle estreme conseguenze, di cui esempio
lampante costituisce la riproposizione recentissima del Don Carlos secondo
un modulo vocale estenuante.
Ecco, in questo caso oserei dire che la questione involge il gusto
personale e non quella che č la reale portata dell'artista.


Pietro

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to


> Va bene, mi ci vuoi tirare dentro apposta cosi' si dice che quando c'e'
> lei io divento parziale e che sono anche pronto a digerirmi Scimone. ;)
> Secondo me, di tutte le sue prove operistiche che ho sentito
> quell'Italiana e' la migliore, e direi che e' proprio valida in se'. Io,
> sinceramente, mogezza e piattitudine (mogitudine e piattezza?) non ce li
> sento, ma qui siamo nei gusti personali. Ora, se questo dipenda da una
> effettiva affinita' di Scimone con quell'opera o non piuttosto:
> 1) dalla fortunata coincidenza di disporre di un cast del tutto
> all'altezza
> 2) di un complesso orchestrale obiettivamente ottimo

Dove Scimone crolla e mostra la corda totalmente e' nell'opera seria e
> in quella romantica, nella quale esibisce tutta la sua incapacita' di
> sostenere i cantabili se non nella maniera facilona e strappacore con la
> quale per decenni ha macinato Vivaldi, Albinoni e soci, nonche' la sua
> impotenza nei confronti del governo dell'orchestra. Gli effetti
> diventano effettacci, i forti sono fracassoni, l'orchestra una banda.

Sinceramente, in questo momento, lavorando a computer, ascolto anche la
incisione dell'Armida con la Gasia, Bruce Ford, e Ferruccio Furlanetto,
devo dire che lo trovo un lavoro particolarmente gradevole assolutamente
lontano dai giudizi di piattezza di cui Scimone è stato investito.
Non so se questa edizione sia un'eccezione rispetto il trend di cui
L'Italiana viene fatta rientrare, anche perchè non conosco quella edizione.
Forse il discorso andrebbe spostato su altro fronte, quella della
specializzazione di ciascun direttore d'orchestra. Personalmente ho avuto
modo di ascoltare Scimone solo nel repertorio in cui si è sempre cimentato:
la musica barocca, e l'ho trovato sempre molto attendibile, e per nulla
"strappacore", anzi, fin troppo legato (a proposito di filologia) a moduli
classicheggianti, sia nel ritmo che nell'interpretazione.
Se poi ci si vuole riferire ad altro atteggiamento di interpreti che
decidono di aprire il loro campo di interesse in zone musicali diverse da
quelle in cui sono considerati specialisti, bè, questo è altro
discorso.....
Può essere un lodevole tentativo di "rinnovamento", anche se sul piano dei
risultati questi possono anche essere non positivi: la realtà offre
moltissimi esempi, salvatore Accardo, Yehudi Menuhin, Maurizio Pollini, lo
stesso Domingo, o Nureyev, per citare anche artisti che si sono occupati di
campi eterogenei rispetto la stessa direzione d'orchestra.
Non spariamo, allora, su Scimone


> Un esempio per tutti: nel Maometto II di Pesaro il "Giusto ciel, in tal
> periglio", fatto cantare alla povera Gasdia sugli arpeggi di un'arpa
> inflessibilmente metronomica, a passo di corsa e senza dare il minimo
> senso ai vocalizzi. Ovvero, come buttare via uno dei brani piu' belli di
> tutto il melodramma italiano dell'Ottocento.
> Peggiore di questa come direzione conosco solo quella della Donna del
> Lago di Pollini, l'apoteosi del metronomo.

Anche su questo concordo pienamente, ma la responsabilità va anche
incentrata sulla Ricciarelli che tra l'altro da una evidente pietosa prova
di canto. Una edizione che io ho trovato del tutto fallimentare e che
oramai non ascolto da tempo immemorabile, salvo qualche volta il celebre
coro di chiusira del I atto che mi pare meglio riuscito del resto.

Pietro

Giovanni Christen

unread,
May 28, 1998, 3:00:00 AM5/28/98
to

Andrea Finotello, andrea.f...@cselt.it writes:
>No, abbi pazienza, Ezio. Riccardo, giustamente chiedeva i fatti. Queste
>mi sembrano tue opinioni. Le lettere di Verdi e della Strepponi (cfr.

>ancora Budden e Rescigno) portano proprio a far credere che
>l'insoddisfazione di Verdi (non solo per il finale!) si sia manifestata
>fin da subito, anche per le tiepide accoglienze della critica dopo le
>"prime" di S. Pietroburgo e Madrid. Quindi ben prima di immaginare che
>il "remake" sarebbe stato preparato proprio per la Scala di Milano. In
>base a queste testimonianze mi pare proprio di poter concludere che a
>Verdi l'opera cosi' com'era non piacesse completamente.
>E la prova e' anche nelle lettere che Verdi scambio' con Ghislanzoni per
>vedere di risolvere il problema dello "scioglimento" della vicenda (cfr.
>ancora, p. es. il Budden).

Non prenderei il Budden come una Bibbia. Nella descrizione della genesi
della revisione parla molto Budden e pochissimo Verdi... Nell'Abbiati
(che Budden incredibilmente non ha messo in bibliografia!) le cose
appaiono sotto un'altra luce, e dalle lettere di Verdi.

Nel 1856 Verdi voleva gia' ricavare un'opera dal Don Alvaro, ma aveva
rinunciato perche' temeva problemi a causa del soggetto.

Poi lo scelse per Pietroburgo. Il 5.11.1861 Verdi scriveva a Piave, che
evidentemente aveva cercato di attenuare il finale, e dava una
descrizione dettagliata del finale come lo voleva lui:
>>
Perche' hai guastato l'intestazione dell'ultima scena? Lasciala
precisamente come nel dramma spagnolo che non puo' andare meglio.

Il tuono mugghia piucche' mai, si fanno piu' spessi i lampi, si odono i
Frati cantare il Miserere; all'avvicinarsi di questi Alvaro torna in se'
e corre sopra una rupe. Giunge il Guardiano seguito da tutta la
comunita', e ognuno rimane stupefatto. Gran Dio! sangue cadaveri... la
donna sorridente... Cielo Padre Raffaele

D.AL. (dall'alto di una rupe)
Imbecille etc....
...
Pera l'umanitade! (ascende piu' in alto e si precipita)
<<

Risponde Piave: "E' inutile, tu sei nato per comandare anche alle
ispirazioni; sei un vero prepotente..."

Il 20 altra lettera di Verdi, che specifica le parole di Alvaro e Vargas
dopo il duello, come pure durante il ferimento di Leonora, e anche qui
sembra molto compiaciuto della rapidita' e violenza del finale.

Verdi era molto soddisfatto della Forza, anche perche' aveva avuto un
ottimo successo.
Di modifiche parla dopo il fiasco della ripresa a Madrid, quando scrive a
Piave: "Come tu l'hai detto bisogna pensare di fare qualcosa alla Forza
del Destino; ma prima di tutto bisogna pensare allo scioglimento e
trovare il modo di evitare tanti morti."

E quindi inizia una storia infinita, con Verdi che per la prima versione
aveva scritto personalmente lo svolgimento del finale, ma ora chiede
consigli altrui. Rifiuta la proposta di Piave, e poi un'altra fatta fare
da De Lauzieres. Insomma, avrebbe voluto cambiare perche' la versione
originale era difficilmente rappresentabile, ma nessun cambiamento gli
andava bene.

Stessa storia nel 1868 quando Ricordi cercava di fargli fare una
revisione per la Scala. Ricordi insisteva, e Verdi resisteva:
"E' impossibile, colla miglior volonta' del mondo, poter dire ora se
troveremo questo scioglimento. Si potrebbe fissare la Forza del Destino
come sta ora, senza promettere i cambiamenti che contiamo farvi"
(16.11.1868)
Riceve la versione di Ghislanzoni, e commenta:
"...veder finire Alvaro cosi' rassegnatamente? Io vi ho i miei gran dubbi
che forse aumenteranno o diminuiranno a mente piu' riposata. Ora che la
musica e' fatta quelli non vanno su questa" (27.11.1868)
Il 14 dicembre promette di cambiare il finale, ma esige che l'opera sia
data senza il suo nome sul cartellone e senza la sua presenza alla prima
"la quale non potra' darsi senza il mio permesso".
Il 29 (ad Escudier): "Forse rifaro' l'ultima scena della Forza del
Destino per darla alla Scala, se la compagnia sara' adattata."
I dubbi rimangono, e se proprio deve accettare la modifica delle parole
(NB: che dice essere proprie!) si vede costretto a cambiare anche la
musica:
"i versi di Ghislanzoni sono versi cristiani, ma, come vi dissi, feci
quelle parole facendo la musica" (11.1.1869).

Infine rifatto il finale ne rimase contento - almeno, dopo che le
rappresentazioni avevano avuto successo! Ma non si puo' certamente dire
che la nuova versione sia stata fatta da Verdi di propria iniziativa,
perche' insoddisfatto di quella originale.

Giovanni

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