Una questione collegata: ho sentito dire, qui nel gruppo, che la versione di
Glenn Gould del 1982 (che contiene 32 tracce anch'essa) è differente come
durata ripetto alla precedente registrazione dello stesso pianista; come mai
c'è questa differenza fra le due versioni ? Quali sono le eventuali altre
differenze fra le due registrazioni ?
Un'ultima cosa: quali sono le particolarità dell'edizione Sony del 1982 di
Glenn Gould, in merito al pianoforte (mi sembra che avessero a che fare con
la tecnologia digitale...), di cui si era discusso recentemente sul NG ?
Grazie.
Saluti a tutti.
Nella prima registrazione del 1959 Glenn Gould doveva dimostrare di essere
Glenn Gould; quando incise la seconda versione, nell'82 Glenn Gould era
stanco di essere Glenn Gould.
--
daniulla
Guida superEva Opera lirica
http://guide.supereva.it/opera_e_lirica
Mezza Guida superEva Peanuts
http://guide.supereva.it/peanuts
> Nella prima registrazione del 1959 Glenn Gould doveva dimostrare di essere
> Glenn Gould; quando incise la seconda versione, nell'82 Glenn Gould era
> stanco di essere Glenn Gould.
a parte le opinioni personali, che non mi trovano per niente d'accordo,
le date sono "sbagliate"
ciao
> Un'ultima cosa: quali sono le particolarità dell'edizione Sony del 1982 di
> Glenn Gould, in merito al pianoforte (mi sembra che avessero a che fare con
> la tecnologia digitale...), di cui si era discusso recentemente sul NG ?
Ci sono (almeno) tre ordini di aspetti tecnici problematici, o
quantomeno
curiosi.
Il pianoforte: GG si innamorava di pianoforti un po' particolari. Per
quanto riguarda quello da lui scelto per tale registrazione, il suo
innamoramento
non era per nulla condiviso, ad esempio, dal produttore della stessa.
Il registratore digitale: usato in pratica "en primeur", senza
esperienze precedenti.
Saprai peraltro che praticamente tutte le registrazioni digitali almeno
dei primi
sette-dieci anni di tale era peccano pesantemente di naturalezza, e
quelle dei
primissimi anni (quelli di quelle Goldberg) evidenziano tale errore in
misura
assai sensibile. Ora, non so se il problema è del piano, della tecnica
di
registrazione (in una recente ristampa la CBS guarda caso ha utilizzato
il master analogico), degli strani filtaggi operati o di che altro non
so, ma il suono di quel disco non è certo una meraviglia. Anzi.
Altre curiosità: qua e là si avvertono suoni orchestrali, sonagli ed
anche un soprano (direi un soprano drammatico).
Una sbornia digitale con relativo mal di testa, insomma: un suono
durissimo, compresso, dal colore sintetico.
Ascoltare (su un impianto decente, va da sè) la registrazione
delle "Partite" gouldiane (pochi anni prima, analogica)
per capire quale e quanta è la differenza.
S.
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
>Nella prima registrazione del 1959 Glenn Gould doveva dimostrare di essere
>Glenn Gould; quando incise la seconda versione, nell'82 Glenn Gould era
>stanco di essere Glenn Gould.
questa puttanata č frutto di una tua profonda riflessione o ti ha aiutato
qualcuno ?
. a l l E g r i .
____________________________________________________
Nulla č piů vano del tentativo di adeguare
un'opera d'arte a un sistema di analisi
per il quale non č stata concepita.
Glenn Gould
____________________________________________________
http://digilander.iol.it/clklaus
clklaus chiocciola libero.it
Questa frase (scusami se mi permetto di chiamarla così) l'ha detta il mio
professore di Teoria musicale quando ci ha spiegato la "forma" delle
variazioni, ovviamente prendendo a modello le Variazioni Goldberg.
A me era piaciuta tanto, ed ogni volta che mi capita di ascoltare l'una o
l'altra versione ci ripenso sempre...
Chiedo perdono se ho offeso la sensibilità, la cultura e le opinioni di
qualcuno, ma credevo di poter essere libera anch'io di scrivere senza
incappare in offese gratuite...
Insomma, c'è modo e modo di dirle le cose.
Le ho trovate su Google... quali sono le date giuste?
...non è mai troppo tardi per imparare qualcosa...
1955, 1981.
anche se (come disse l'ex terzino del Lecce Garzya) "sono pienamente
d'accordo a metà" con essa, me la frase del tuo Prof. non dispiaceva
bob
---
Outgoing mail is certified Virus Free.
Checked by AVG anti-virus system (http://www.grisoft.com).
Version: 6.0.476 / Virus Database: 273 - Release Date: 24/04/03
Cara amica, la tua frase a me è piaciuta. Mi sembra un modo assai brillante
per spiegare la differenza tra le due versioni. Naturalmente con tutto il
rispetto per chi non è d'accordo.
Peraltro in un contesto assai diverso, con interlocutori diversi e su altro
brano musicale avevo espresso un giudizio perplesso e critico su Gould che
mi ha fruttato una filippica da sei o sette kb.....
Insomma, Gould è un mostro sacro e gode, in qualche caso, di un rispetto
sacrale, per cui chi lo critica rischia un processo per lesa maestà.
Io non lo amo più di tanto ma lo amo follemente nelle cose che per lo più si
lasciano da parte o si considerano minori, (e.g. sonatine di Sibelius,
Mendelssohn, Scarlatti) e resto sbalordito di ammirazione da certe sue
esecuzioni non propriamente canoniche (Mozart....)
In realtà qui nel NG un esame critico esteso di quel che Goluld ci ha
lasciato non è mai stato fatto (richiederebbe mesi....) né qualcuno ha
provato a sceverare, evangelicamente, il grano dal loglio. Se mai si facesse
prevedo un nutrito quanto metaforico lancio di pomodori.....
Bye
Pit
P.S.: è la prima volta che vedo la tua firma, quindi benvenuta!
BoB RegulaR wrote:
> anche se (come disse l'ex terzino del Lecce Garzya) "sono pienamente
> d'accordo a metà" con essa
Affermazione che fa coppia di diritto con "I nostri avversari sono
ostici e anche agnostici" di Arrigo Sacchi....
--
====================================
Marco Marcelli - Genova
====================================
Il lavoro e' il rifugio di coloro
che non hanno nulla di meglio da fare
(O.Wilde)
Gianluca Billo wrote:
> Delle Goldberg Variations (opera eccezionale...), le varie edizioni in
> commercio, cho ho potuto trovare su Internet (es.CdUniverse),
> presentano 32 tracce, comprensive dell'Aria iniziale e di quella finale...
>
> Una questione collegata: ho sentito dire, qui nel gruppo, che la versione di
> Glenn Gould del 1982 (che contiene 32 tracce anch'essa) è differente come
> durata ripetto alla precedente registrazione dello stesso pianista; come mai
> c'è questa differenza fra le due versioni ? Quali sono le eventuali altre
> differenze fra le due registrazioni ?
Come ti hanno già risposto , l'aria è una, le variazioni sono 30, e poi
l'aria torna nel finale. Il tempo di durata del tutto è assai variabile
perchè dipende dal tempo scelto dall'esecutore, ma anche dal fatto se
l'esecutore fa o no tutti i ritornelli. Quindi si può andare dai circa
39 minuti della prima esecuzione di GG del '55, ai molti di più dello
stesso GG nell'81 (non ricordo esattamente), mentre potrai trovare in
commercio esecuzioni che arrivano anche a 80 minuti.
Io personalmente amo moltissimo la prima versione di GG del '55,
l'ascolto sempre, è di una compattezza, una bellezza eccezionale, è
stato il suo debutto discografico, l'ascolto anche su uno scassatissimo
mangiacd portatile, fila via come un treno, e improvvisamente, torna
l'aria iniziale, è eccezionale.
Siccome ho la discografia completa di GG - o quasi, ormai mi manca
veramente poco - ho anche la versione dell'81, che è su una unica
traccia, quindi in teoria dovresti ascoltarla tutta senza ripetere un
brano, come si fa talvolta, quando qualcosa piace e il resto meno, e si
torna sulla traccia preferita... Ma con la versione del '55 questo
pericolo non c'è, scorrono, variano, cangiano, e alla fine, di nuovo
l'aria, hai passato i tuoi 39 minuti nella musica.
Io te le consiglio,
ciao
Mi sembrava che la particolarità fosse di questo tipo, dato che se ne era
discusso qui, sul Newsgroup.
> Saprai peraltro che praticamente tutte le registrazioni digitali almeno
> dei primi
> sette-dieci anni di tale era peccano pesantemente di naturalezza,
Eh, si', effettivamente le prime registrazione digitali sono, a mio avviso,
complessivamente peggiori di quelle analogiche degli ultimi anni '70...
Il miglioramento si comincia ad avvertire dalla fine degli anni '80.
> Ora, non so se il problema è del piano, della tecnica
> di
> registrazione (in una recente ristampa la CBS guarda caso ha utilizzato
> il master analogico), degli strani filtaggi operati o di che altro non
> so, ma il suono di quel disco non è certo una meraviglia.
La qualità delle registrazioni digitali dei primi anni '80 è abbastanza
scadente, non solo riguardo alla registrazione di Gould, e mi chiedo anch'io
a cosa siano dovuti i difetti presenti e come mai vi sia stato,
successivamente, un miglioramento.
Ovviamente, il solo fatto di registrare in digitale cambia di molto le cose
rispetto all'analogico, ma non so se, quando si effettuarono le prime
registrazioni digitali, si pensò di fare qualche altro cambiamento.
Cioè, voglio dire: per fare quelle registrazioni ci si limitò a sostituire
il "registratore" analogico con uno digitale o si intervenne anche, per
esempio, sulla disposizione dei microfoni, sul tipo di mocrofono etc..,
sapendo che il "suono" digitale è diverso dall'analogico ed aspettandosi un
suono ben differente?
Il problema, inoltre, penso non possa non essere legato alla qualità del
convertitore analogico-digitale utilizzato in fase di registrazione; credo
si possa addirittura ipotizzare che la diversità del "suono" che esce da una
registrazione digitale (rispetto all'analogica) sia in gran parte
attribuibile a tale convertitore e non tanto al circuito che viene dopo di
esso (cioè la parte che campiona il suono...).
Sarebbe bello discutere un po' sulle differenze fra analogico e digitale in
generale, anche se questo richiederebbe parecchio tempo e se sarebbe meglio
essere ingegneri o giu di li'..
> Altre curiosità: qua e là si avvertono suoni orchestrali, sonagli ed
> anche un soprano (direi un soprano drammatico).
Addirittura !...Come è possibile che si senta un'orchestra ed un soprano,
che non hanno nulla a che vedere con la registrazione ?
Qui mi sa che non è colpa del "digitale" ...O no ?
Ciao.
Gianluca.
> Le ho trovate su Google... quali sono le date giuste?
> ...non è mai troppo tardi per imparare qualcosa...
'55 (c'è anche quella del '54) e '81
quella del '59 è un concerto dal vivo a Salisburgo
ciao
> quella del '59 è un concerto dal vivo a Salisburgo
Molto bello, con un'esecuzione, oltre al resto, di K330 decisamente buona. A
un certo punto all'inizio delle Goldberg si incarta pure. Anche Lui era
umano.
dR
> Peraltro in un contesto assai diverso, con interlocutori diversi e su
altro
> brano musicale avevo espresso un giudizio perplesso e critico su Gould che
> mi ha fruttato una filippica da sei o sette kb.....
Sinceramente, non ricordo. Abbiamo litigato? :-))))
> Insomma, Gould è un mostro sacro e gode, in qualche caso, di un rispetto
> sacrale, per cui chi lo critica rischia un processo per lesa maestà.
Questo in parte è vero, e non è giusto. Quando ci vuole...
> Io non lo amo più di tanto ma lo amo follemente nelle cose che per lo più
si
> lasciano da parte o si considerano minori, (e.g. sonatine di Sibelius,
> Mendelssohn,
??? :-)
Scarlatti)
Sì, condivido.
>e resto sbalordito di ammirazione da certe sue
> esecuzioni non propriamente canoniche (Mozart....)
Molto interessante, in alcuni pezzi di Mozart penso che si confermi un
grande interprete, anche se la voglia di scandalo è sempre presente. Io devo
essere un caso disperato. Mi piace quasi sempre (quasi. Qualche eccezione
c'è).
saludos
dR :-))
Sono sicuro che non eri tu!
> > Io non lo amo più di tanto ma lo amo follemente nelle cose che per lo
più
> si
> > lasciano da parte o si considerano minori, (e.g. sonatine di Sibelius,
> > Mendelssohn,
>
> ??? :-)
Io considero le tre sonate di Sibelius l'esito interpretativo più
sconvolgente di Gould. E i lieder ohne Worte mi paiono meravigliosi.
>
> Scarlatti)
>
> Sì, condivido.
>
> >e resto sbalordito di ammirazione da certe sue
> > esecuzioni non propriamente canoniche (Mozart....)
>
> Molto interessante, in alcuni pezzi di Mozart penso che si confermi un
> grande interprete, anche se la voglia di scandalo è sempre presente. Io
devo
> essere un caso disperato. Mi piace quasi sempre (quasi. Qualche eccezione
> c'è).
Mozart è un capitolo a parte. Stabiliamo che NON si suona così. Punto.
Poi libero spazio a uno dei massimi virtuosi della storia del pianoforte.
Virtuoso della tecnica ma soprattutto della sonorità: come Horowitz e ABM.
Resto sempre sconcertato (leggi: mi viene da piangere dalla rabbia) quando
sento certe velocità staccate da Gould nei tempi rapidi delle sonate,
mantenendo i rapporti sonori come se stesse suonando a velocità normale.
Questo aveva una gran testa balzana, ma come tecnico c'è solo da imparare.
(a riuscirci.....)
Bye
Pit
Gianluca Billo wrote:
>
> Da come ne parli, mi sembra di capire che quella versione ti entusiasmi
> particolarmente...:-)
Fra le cose che mi mancano di GG ci sono le "Variazioni" di Salisburgo,
se no ho anche quelle precedenti l'esordio ufficiale, ma ascolto
praticamente solo quelle del '55. Però in quelle dell'81, che comunque
ho ascoltato, non mi pare di ricordare rumori orchestrali etc. E il
soprano drammatico? GG canta, era famoso per il canto e per il
seggiolino basso, gli unici rumori che io sento nei suoi dischi è lui
che canta, e non mi dispiace, altro non mi ricordo.
Anche a me 80 minuti sembrano tanti, ma in questo modo vanno due cd....
E visto che parliamo di GG - poi vedrò di trattenermi - ti consiglio
anche le sue "Suite inglesi", la famosa n.3 BWV808 in sol maggiore se
non ricordo male, ha una sarabanda che solo lui fa così, Richter per
esempio la ripete due volte - non è l'unico interprete che lo fa - e dai
tre minuti di GG diventano otto. A me non dispiace come la suona
Richter, anzi, ma quella di GG è unica (imo ovviamente).
Poi, visto che stiamo facendo conversazione, racconto che in questo
periodo sto ascoltando Horowitz che fa le "Sonate" di Scarlatti, ho
tanto ascoltato Bach, ora mi sposto un pochino, ho anche un cd di
Pogorelich sempre che fa Scarlatti. Ho anche GG che fa Scarlatti, ma
sono solo tre sonate, in un disco dove c'è anche il "Concerto italiano"
e il "Concerto sopra Benedetto Marcello" di Bach.
Sai già cosa sto per dire?
Te lo consiglio!
Ciao
>Questa frase (scusami se mi permetto di chiamarla così) l'ha detta il mio
>professore di Teoria musicale quando ci ha spiegato la "forma" delle
>variazioni, ovviamente prendendo a modello le Variazioni Goldberg.
ti suggerisco di cambiare "professore"
se ho capito il senso della "frase" egli si basa su una concezione del
pianoforte - e della musica - in cui conta molto la velocità di esecuzione,
banalizzando (non è certo il caso di Glenn Gould) il virtuosismo spicciolo,
bravo-bravissimo ... mentre ha scarsa sensibilità per la musica "e basta", dove
non conta la tecnica da semibiscroma, ma la capacità (imho enormemente più
difficile) di essere padrone dello strumento nel suonare OGNI nota e di piegare
la sonorità, l'effetto acustico, l'impatto emotivo, le risonanze, il ritmo,
l'andamento delle parti, le loro relazioni, la dolcezza del contrasto, il
sacrificio della foga per mantenere l'eleganza, il sapersi muovere nonostante la
complessità del contrappunto, il saper trarre emozione da vibrazioni di per sé
asettiche, il miracolo della trasmissione di pensiero, della elargizione
telepatica di un qualcosa che esiste solo nel momento in cui si verifica, ma
sempre sotto controllo, sempre frutto di una deterministica volontà speculativa
su soggetti veramente musicali, mai plateali, non è una scimmia che attende
noccioline, ma una mente pensante che scrive messaggi sonori leggendo i
suggerimenti di compositori troppo spesso parodiati, una maschera pirandelliana
che pervade prepotentemente l 'alone musicale di un compositore e che GG riesce
a liberare, facendone intravedere aspetti mai affrontati dai pavidi esecutori
ortodossi
>A me era piaciuta tanto, ed ogni volta che mi capita di ascoltare l'una o
>l'altra versione ci ripenso sempre...
prova a riascoltare pensando che la maturità di GG abbia preso il sopravvento
sull'esuberanza giovanile, prova a gratificarti della qualità e lascia la
quantità agli abbuffoni, prova ad essere protagonista e non lasciarti sopraffare
da chi cerca numeri e non legge nei pensieri
>Chiedo perdono se ho offeso la sensibilità, la cultura e le opinioni di
>qualcuno, ma credevo di poter essere libera anch'io di scrivere senza
>incappare in offese gratuite...
non mi permetterei mai di offendere te, ho espresso un'opinione schietta,
sincera, su quello che hai scritto, posso scrivere anch'io puttanate, anzi, ne
scrivo tante :-)
>Insomma, c'è modo e modo di dirle le cose.
mi sto interrogando sulla possibilità che ti possa essere più utile una critica
feroce piuttosto che il plagio di un incapace
sono convinto che saprai rileggere tutto in un'altra luce
con simpatia :-)
. a l l E g r i .
____________________________________________________
Nulla è più vano del tentativo di adeguare
un'opera d'arte a un sistema di analisi
per il quale non è stata concepita.
> Però in quelle dell'81, che comunque
> ho ascoltato, non mi pare di ricordare rumori orchestrali etc. E il
> soprano drammatico? GG canta, era famoso per il canto e per il
> seggiolino basso, gli unici rumori che io sento nei suoi dischi è lui
> che canta, e non mi dispiace, altro non mi ricordo.
Beh, non è che l'orchestra copra il pianoforte come talora accade
nel secondo di Rachmaninov, o che il soprano faccia delle fioriture
a piena voce sull'aria. Ma, meglio se in cuffia, in certi punti
affiorano.
Ma, ribadisco, per me il problema di quel CD non sono tali interferenze,
nè il canticchiare (io di solito sono diffidente nei confronti dei
pianisti che NON canticchiano), ma il suono in generale. E non solo
per la scelta del master digitale.
Va bene, avrei dovuto scrivere tra parentesi che la frase non era mia.
Ma anche tu, come puoi giudicare il mio professore soltanto da una frase
riportata da me?
Lo stesso professore ci disse che la dodecafonia era un po' il comunismo dei
suoni... e adesso che dici?
Lui č un tipo che ama colpire l'attenzione dell'uditorio (per non farlo
diventare dormitorio) con queste frasine ad effetto... ce n'č un'altra che
mi viene in mente adesso, circa il finale di Turandot scritto da Berio...
quel finale interrogativo... lui lo ha definito "Il quarto quesito di
Turandot: come finisce l'opera?"
Dai, mi sembra che tu l'abbia presa troppo sul serio sta cosa, la mia era
sono una frase buttata lě e basta, come la ca##ata dei Klingon tra le razze
del "Ring"...
Figuriamoci, conosco cosě poco Gould, ma ricordo benissimo quella frase che
mi colpě molto e che mi fece ascoltare le due versioni con l'animo
innamorato...
Il mio professore ha fatto di Gould una specie di 'eroe romantico' in questa
maniera, ha risvegliato la nostra attenzione, non soltanto mentre lui
parlava ma anche durante l'ascolto... non ci siamo persi una nota.
A me non interessa sapere perché Gould suona in una maniera nella prima
versione ed in un'altra nella seconda, puň anche darsi che durante la prima
incisione avesse fame e fretta di concludere e nella seconda avesse caldo e
cercasse di muoversi il piů lentamente possibile.. Chi puň smentirmi?
Perň mi piace da morire quella frase, davvero, e a me piace immaginare che
la ragione del cambiamento sia quella. Punto.
Infondo la musicologia č tutt'altro che una scienza esatta, č fatta di
opinioni, ed ognuno ha le sue.
> Va bene, avrei dovuto scrivere tra parentesi che la frase non era mia.
> Ma anche tu, come puoi giudicare il mio professore soltanto da una frase
> riportata da me?
> Lo stesso professore ci disse che la dodecafonia era un po' il comunismo
dei
> suoni... e adesso che dici?
Che il tuo professore puņ pure essere un genio ma che per ora si enumerano
n° 2 coglionate.
d
Vabbč, non lo citerň piů...
Ok, allora siamo d'accordo. E a proposito di pianoforte e orchestra, e
di qualità della registrazione, ho anche GG e Bernstein nel primo di
Brahms. Tutte le scatarrate del pubblico si sentono benissimo (ho un
normale impianto cd) ma come GG attacca l'inizio....!Insomma, a me piace
anche se la registrazione è quella che è. Ho anche quasi tutto GG che fa
musica contemporanea (Schoenberg, etc.) però in questo caso, cioè la
musica contemporanea, riesco a sentirla e anche l'apprezzo molto solo
dal vivo.
Rettifico inoltre, la suite inglese n.3 BWV808 è in sol minore.
Ciao
> Sono sicuro che non eri tu!
Ne sono sollevato, anche se non è mai troppo tardi...:-)
> Mozart è un capitolo a parte. Stabiliamo che NON si suona così. Punto.
Accidenti che perentorio...
Anche nel caso di K311 e K309? E un poco una mia fissa, questa; le ho tirate
fuori altre volte.
Anche la Fantasia in re minore a me, sinceramente, piace molto. E nelle
prime sei Sonate salverei parecchie cose. D'altra parte è pure vero che in
parecchi casi indovina un movimento, ma non tutta la Sonata. L'esempio
palmare in K333; grande finale, primo e secondo movimento irritanti.
> Virtuoso della tecnica ma soprattutto della sonorità: come Horowitz e ABM.
> Resto sempre sconcertato (leggi: mi viene da piangere dalla rabbia) quando
> sento certe velocità staccate da Gould nei tempi rapidi delle sonate,
> mantenendo i rapporti sonori come se stesse suonando a velocità normale.
Verissimo.
> Questo aveva una gran testa balzana, ma come tecnico c'è solo da imparare.
> (a riuscirci.....)
:-)
Bye dR
> Che il tuo professore può pure essere un genio ma che per ora si enumerano
> n° 2 coglionate.
Su due uscite. Media preoccupante...:-) D'altra parte, le frasi a effetto
sono così. Disperso l'effetto teatrale, possono contenere di tutto. A volte
anche qualche briciola di verità. A volte.
dR
> Ho anche GG che fa Scarlatti, ma
> sono solo tre sonate, in un disco dove c'è anche il "Concerto italiano"
> e il "Concerto sopra Benedetto Marcello" di Bach.
> Sai già cosa sto per dire?
> Te lo consiglio!
Bellissimo disco. Contiene anche l'Aria variata alla maniera italiana e le
due fughe su temi di Albinoni, se non erro. Anche una sonata di Karl Philip
Emanuel Bach. I tecnici della Cbs lo chiamavano Italian Album (credo fosse
un progetto dello stesso Gould). Nel cd sono poi confluite altre cose (come
la Sonata del figlio) fra cui una Fantasia cromatica stranamente senza fuga.
E dire che a Gould piacevano le fughe, e non piaceva la Fantasia
cromatica...
ciao :-)
dR
dR
>
> nadia <n...@mail.it> wrote in message 3EB810CB...@mail.it...
>
> > Ho anche GG che fa Scarlatti, ma
> > sono solo tre sonate, in un disco dove c'è anche il "Concerto italiano"
> > e il "Concerto sopra Benedetto Marcello" di Bach.
> > Sai già cosa sto per dire?
> > Te lo consiglio!
Per quello che può contare, questo CD e quelli con le Toccate sono le
mie preferite tra le cose del mondo gouldiano. E il suono è bellissimo.
> Ok, allora siamo d'accordo. E a proposito di pianoforte e orchestra, e
> di qualità della registrazione, ho anche GG e Bernstein nel primo di
> Brahms. Tutte le scatarrate del pubblico si sentono benissimo (ho un
> normale impianto cd) ma come GG attacca l'inizio....!Insomma, a me piace
> anche se la registrazione è quella che è. Ho anche quasi tutto GG che fa
> musica contemporanea (Schoenberg, etc.) però in questo caso, cioè la
> musica contemporanea, riesco a sentirla e anche l'apprezzo molto solo
> dal vivo.
Il concerto piu` schizofrenico della storia della musica... GG e
Bernstein non avevano una sola idea interpretativa in comune. Non a caso
per diverso tempo la registrazione era stata tenuta in archivio, perche'
entrambi si erano opposti alla sua pubblicazione.
Meglio che non parli di GG troppo, comunque... Diciamo che sono piu` che
agnostico nei suoi confronti.
Ciao
Andrea
--
************
ANDREA TRAVE - http://civet.berkeley.edu/atrave/
"I often sing its tunes in the shower" [Esa-Pekka Salonen,
a proposito del Concerto per Piano di Schoenberg]
Era volutamente un giudizio generico. Se prendiamo caso per caso, dal
giudizio vanno escluse tutte le volte che suona *normale*. Ma quando suona
normale non mi sembra, salvo eccezioni da verificare, particolarmente
interessante: puoi comprendere da quello che ho scritto quanto fascino abbia
su di me il suo modo di suonare. Però preferisco le sue idee balzane a
quelle canoniche.
> Anche nel caso di K311 e K309? E un poco una mia fissa, questa; le ho
tirate
> fuori altre volte.
K 309: interessante, ma proprio perché non è un suonare normale (quel basso
albertino che sembra sia la melodia più importante....e anche i tempi non
scherzano)
K 311: insopportabile.... nel senso del Mozart che non si suona così
naturalmente. Io adoro l'incedere maestoso e sognante di Arrau, in questa
sonata, Gould mi brucia tutta la poesia; fatta questa constatazione lo posso
ammirare tranquillamente, senza se e senza ma.....
> Anche la Fantasia in re minore a me, sinceramente, piace molto.
Qui il discorso è diverso. E' un'esecuzione molto tradizionale, per nulla
balzana e molto bella. Diciamo che è anche assai poco gouldiana. E qui è il
pezzo che non mi convince del tutto: lo trovo un po' troppo rococò. Molto
più affascinante IMHO, quella in do minore.
> L'esempio
> palmare in K333; grande finale, primo e secondo movimento irritanti.
Io preferisco Gieseking e, di gran lunga, Horowitz, che sono convincenti in
tutta la sonata....
Bye
Pit
>Va bene, avrei dovuto scrivere tra parentesi che la frase non era mia.
>Ma anche tu, come puoi giudicare il mio professore soltanto da una frase
>riportata da me?
sei tu che vuoi che venga giudicato in base a quella frase, l'hai riportatat tu
come esempio, non puoi pretendere di mettere in mostra qualcosa e poi incazzarti
se ti si giudica per quello che metti in mostra
>Lo stesso professore ci disse che la dodecafonia era un po' il comunismo dei
>suoni... e adesso che dici?
che è meglio stendere un velo pietoso...
dando per scontato che quello che riporti sia il senso effettivo che egli voleva
ottenere, credo che gente del genere farebbe meglio ad andare a pulire i cessi
piuttosto che pretendere di insegnare e il motivo non è tanto nell'opinione in
sé, può darsi che ci siano degli aspetti che mi sfuggono e che la possano
rendere plausibile, ma sul fatto che tu, del suo insegnamento, ricordi solo
questi aspetti da spot pubblicitario, segno che non è riuscito nella sua
missione, ovvero non ti ha trasmesso una autonoma capacità di esprimere le tue
opinioni, ma ti ha suggerito le sue come se fossero lo scopo dell'insegnamento e
questo è esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare un buon didatta
>Lui è un tipo che ama colpire l'attenzione dell'uditorio (per non farlo
>diventare dormitorio) con queste frasine ad effetto...
infatti, riducendo lo scopo primo per cui viene pagato ad una sorta di show
lo scopo di un insegnante dovrebbe essere quello di far diventare protagonisti
gli studenti, vedo che invece ci si trova in presenza di qualcuno che vuole
essere protagonista relegando gli allievi ad una funzione di complice passività
> ce n'è un'altra che
>mi viene in mente adesso, circa il finale di Turandot scritto da Berio...
>quel finale interrogativo... lui lo ha definito "Il quarto quesito di
>Turandot: come finisce l'opera?"
>Dai, mi sembra che tu l'abbia presa troppo sul serio sta cosa, la mia era
>sono una frase buttata lì e basta, come la ca##ata dei Klingon tra le razze
>del "Ring"...
allora mi scuso se ti ho dedicato troppa attenzione
speravo in uno scambio di opinioni, non avevo capito che si trattava solo di
muovere le gengive
>Figuriamoci, conosco così poco Gould, ma ricordo benissimo quella frase che
>mi colpì molto e che mi fece ascoltare le due versioni con l'animo
>innamorato...
>Il mio professore ha fatto di Gould una specie di 'eroe romantico' in questa
>maniera, ha risvegliato la nostra attenzione, non soltanto mentre lui
>parlava ma anche durante l'ascolto... non ci siamo persi una nota.
aaaaaaaaaaaaargggggghhhh
questa è la terza fulminante @%#$^&!ata che sento
Gould romantico !
lassa perdere, parliamo dei lunapop
>A me non interessa sapere perché Gould suona in una maniera nella prima
>versione ed in un'altra nella seconda, può anche darsi che durante la prima
>incisione avesse fame e fretta di concludere e nella seconda avesse caldo e
>cercasse di muoversi il più lentamente possibile.. Chi può smentirmi?
no, nella prima gli scappava da pisciare, mentre nella seconda si era appena
fatto una sana scopata
>Però mi piace da morire quella frase, davvero, e a me piace immaginare che
>la ragione del cambiamento sia quella. Punto.
.
>Infondo la musicologia è tutt'altro che una scienza esatta, è fatta di
>opinioni, ed ognuno ha le sue.
ok, salutami il caro professore, digli che è veramente un furbacchione
questo inciso per dire en passant che il discorso "cronometrico" sulle
differenze tra le due esecuzioni andrebbe approfondito e forse portato su un
piano differente: infatti ci sono delle variazioni d'identica durata nelle
due incisioni o addirittura ben più lente in quella dell'81
Specchietto riassuntivo:
Variaz 1955 1981
-----------------------------------------------------
n°5 : 3/4 0'36'' 0'37''
n°11: 12/16, Giga 0'54'' 0'54''
n°17: invenzione a 2 voci 0'53'' 0'53''
n°25: a 3 voci 6'29'' 6'03'' !!!
n°28 1'11'' 1'03''
>
> > Siccome ho la discografia completa di GG - o quasi, ormai mi manca
> > veramente poco - ho anche la versione dell'81, che è su una unica
> > traccia,
>
> Come, il cd non presenta 32 tracce , ma una sola?
> Mi sembra che, comunque, di quella registrazione della Sony, ne esistano
> varie versioni, con copertine differenti del cd; può essere che qualcuna
> presenti una traccia, altre 32.
>
io ho la versione Sony della "Glenn Gould edition" ed ha regolarmente 32
tracce...
BoB RegulaR wrote:
>
>>>Siccome ho la discografia completa di GG - o quasi, ormai mi manca
>>>veramente poco - ho anche la versione dell'81, che è su una unica
>>>traccia,
>>
>>Come, il cd non presenta 32 tracce , ma una sola?
>>Mi sembra che, comunque, di quella registrazione della Sony, ne esistano
>>varie versioni, con copertine differenti del cd; può essere che qualcuna
>>presenti una traccia, altre 32.
>>
>
> io ho la versione Sony della "Glenn Gould edition" ed ha regolarmente 32
> tracce...
>
> bob
>
> bobre...@jumpy.it
>
>
La mia versione originale Sony del '55 ha regolarmente 32 traccie.
Quella dell'81 però ne ha una sola, e per andare alla singola variazione
bisogna fermare il cd in altro modo. Ho visto che anche nella biblioteca
comunale musicale della mia città è così... Poi se la Sony ha fatto due
versioni dell'81, una con 32 traccie, e l'altra tutta in una traccia
sola, non lo so...
E per quanto riguarda le copertine, se posso dare il mio giudizio
femminile, nella versione del '55 c'è un giovanile bellissimo GG
mentre all'interno c'è la riproduzione della copertina di quel suo primo
disco, allora c'erano in copertina 30 foto, una per ogni variazione.
Lo saprete, ma era uscito un film su GG, "32 piccoli film su GG", che
fortunatamente - perchè allora ero agli inizi dei miei ascolti - ho
visto al cinema, ma non so il regista, qualcuno sa qualcosa?
In più, se vi interessa, lui compare anche in un libro "Il soccombente"
di T.Bernhard, non ho capito quanto autobiografico, sembrerebbe che
Bernhard abbia conosciuto GG quando entrambi erano a Salisburgo a
"lezione" da Horowitz. Sono graditi commenti.
Un'altra cosa: gli 80 minuti non si riferivano mica a una incisione di
GG!! non vorrei che mi aveste capito male, ma a edizioni uscite di
recente, di altri.
Opinione: io sono innamorata del '55, 30 anni dopo quasi GG era più
vecchio, morirà l'anno dopo, viveva da anni piuttosto in solitudine,
dormendo di giorno e vivendo di notte. Da quando aveva smesso di suonare
in pubblico, molti anni prima, forse la sua esistenza si era un po'
rattristata, benchè in altre sue foto conservi comunque un bel sorriso.
A quanto pare nella copertina originale del disco dell'81 c'era solo
l'immagine del pianoforte, sul retro, vuoto. A proposito di quanto
diceva daniulla, credo che se un musicista decida di riprendere in mano
qualcosa su cui ha meditato per tutta la vita, credo che si possa
assolutamente escludere che sia un capriccio. Qualcosa nel frattempo
sarà successo, ma forse è meglio solo ascoltare senza esprimersi su quel
qualcosa.
Ciao
> Era volutamente un giudizio generico.
Certo, si fa per parlare.
Se prendiamo caso per caso, dal
> giudizio vanno escluse tutte le volte che suona *normale*. Ma quando suona
> normale non mi sembra, salvo eccezioni da verificare, particolarmente
> interessante: puoi comprendere da quello che ho scritto quanto fascino
abbia
> su di me il suo modo di suonare. Però preferisco le sue idee balzane a
> quelle canoniche.
E' una chiave interessante. Il punto è che a me non pare mai del tutto
"normale"...:-)
sbaglierò.
> K 309: interessante, ma proprio perché non è un suonare normale (quel
basso
> albertino che sembra sia la melodia più importante....e anche i tempi non
> scherzano)
No, ma non è così lontano da scelte di altri pianisti, meno drastici e
iconoclasti di lui. Non è un caso come il primo tempo di K333. Che io
considero l'arbitrio limite; non è soltanto esagerata come velocità in sé
quanto per il il contrasto stridente che si pone fra quella velocità e il
carattere, il fraseggiare del pezzo. Anche quello, per altro, un caso di
virtuosismo digitale. Ma musicalmente, come si osservava, dice poco.
Appena ho tempo la riascolto (K309), forse faccio in tempo ad aggiungere (in
questo thread) qualcosa di più preciso. Ricordo un bel secondo tempo, per
dire, sul quale ora non posso dilungarmi perché non ho ricordi
sufficientemente precisi.
> K 311: insopportabile.... nel senso del Mozart che non si suona così
> naturalmente. Io adoro l'incedere maestoso e sognante di Arrau,
Splendido, non ci sono discussioni. Nostalgico, suadente.
>in questa
> sonata, Gould mi brucia tutta la poesia;
Però fa emergere la componente umoristica del pezzo. E' questo è un suo
"tema" specifico, molto personale.
> > Anche la Fantasia in re minore a me, sinceramente, piace molto.
>
> Qui il discorso è diverso. E' un'esecuzione molto tradizionale, per nulla
> balzana e molto bella. Diciamo che è anche assai poco gouldiana.
Il suono è molto asciutto, e l'interprete resiste a qualsiasi tentazione di
patetismo sentimentale, pur essendo espressivo, quasi "parlante". D'accordo,
non sono caratteristiche solo sue.
E qui è il
> pezzo che non mi convince del tutto: lo trovo un po' troppo rococò. Molto
> più affascinante IMHO, quella in do minore.
Bell'esecuzione. Cosa pensi degli arbitri della Sonata in do minore; gli
accordi non solo arpeggiati, ma sciolti in passaggi veloci, l'Adagio che,
rispetto alla convenzione, diventa quasi un Largo...? Domanda maliziosa.
> Io preferisco Gieseking e, di gran lunga, Horowitz, che sono convincenti
in
> tutta la sonata....
Devo dire Horowitz anch'io. Anche se per me la miglior riuscita mozartiana
di Horowitz è la Sonata in fa maggiore del 1947. Mi piace molto. Riascolto
molto volentieri anche K281.
dR
> Poi se la Sony ha fatto due
> versioni dell'81, una con 32 traccie, e l'altra tutta in una traccia
> sola, non lo so...
Che io sappia ce ne sono almeno tre: una in una traccia (che è quella
che ho io), una con 32, e un'altra usando il master analogico.
> In più, se vi interessa, lui compare anche in un libro "Il soccombente"
> di T.Bernhard, non ho capito quanto autobiografico, sembrerebbe che
> Bernhard abbia conosciuto GG quando entrambi erano a Salisburgo a
> "lezione" da Horowitz. Sono graditi commenti.
Sono un sincero ammiratore dello scrittore in questione, e credo di
aver letto tutto quanto di suo tradotto in italiano.
Ne "Il soccombente-il dramma di NON essere Glenn Gould" il riferimento
alla realtà storica è vaghissimo, teorico, poco credibile. Alcuni,
come il prof. Rattalino, hanno per questo dato un giudizio negativo
sul romanzo. A me, invece, considerando il contesto non biografico
e l'impronta non realista (o, se si vuole, di un iper-realismo maniacale
e strumentale all'invettiva ed allo straniamento), questo spunto
narrativo non sembra davvero male (alla fin fine, comunque, Volodija
c'entra poco, il rapporto centrale é tra GG ed il protagonista
Wertheimer).
No, no, questa č un'osservazione molto pertinente.
>
> > K 309: interessante, ma proprio perché non č un suonare normale (quel
> basso
> No, ma non č cosě lontano da scelte di altri pianisti, meno drastici e
> iconoclasti di lui.
Radicalmente diverso non č il metronomo, ma la volontŕ di distruggere la
normale esperienza psicologica d'ascolto del pezzo (e dell'autore...). E in
questo senso č vero che non suona mai veramente *normale*....
> > K 311: insopportabile.... nel senso del Mozart che non si suona cosě
> > naturalmente. Io adoro l'incedere maestoso e sognante di Arrau,
>
> Splendido, non ci sono discussioni. Nostalgico, suadente.
>
> >in questa
> > sonata, Gould mi brucia tutta la poesia;
>
> Perň fa emergere la componente umoristica del pezzo. E' questo č un suo
> "tema" specifico, molto personale.
E anche questa č un'osservazione pertinente.
>
> > > Anche la Fantasia in re minore a me, sinceramente, piace molto.
> >
> > Qui il discorso č diverso. E' un'esecuzione molto tradizionale, per
nulla
> > balzana e molto bella. Diciamo che č anche assai poco gouldiana.
>
> Il suono č molto asciutto, e l'interprete resiste a qualsiasi tentazione
di
> patetismo sentimentale, pur essendo espressivo, quasi "parlante".
D'accordo,
> non sono caratteristiche solo sue.
>
> E qui č il
> > pezzo che non mi convince del tutto: lo trovo un po' troppo rococň.
Molto
> > piů affascinante IMHO, quella in do minore.
>
> Bell'esecuzione.
Temo di deluderti: mi riferivo al pezzo, non all'esecuzione di Gould, che
non mi convince, per le ragioni che spiego piů oltre.
> Cosa pensi degli arbitri della Sonata in do minore; gli
> accordi non solo arpeggiati, ma sciolti in passaggi veloci, l'Adagio che,
> rispetto alla convenzione, diventa quasi un Largo...? Domanda maliziosa.
Ti farň inorridire: mi sembra il suo peggio. Mi rovina completamente un
brano che io venero come uno dei massimi vertici della storia dello
strumento. Lo odio per quello che fa a questa sonata. Ma il tutto mi sembra
coerente: distrugge un pezzo di profonditŕ abissale come la sonata in do
minore ed esegue a perfezione la fantasia in re minore che č un pezzo
emotivamente *finto* (č questo che intendevo con troppo rococň). Credo sia
questo il punto: il suo sforzo sistematico di distruggere la profonditŕ
emotiva di Mozart, non in quanto tale, secondo me, ma perché ne č
terrorizzato...
>
> > Io preferisco Gieseking e, di gran lunga, Horowitz, che sono convincenti
> in
> > tutta la sonata....
>
> Devo dire Horowitz anch'io. Anche se per me la miglior riuscita mozartiana
> di Horowitz č la Sonata in fa maggiore del 1947. Mi piace molto. Riascolto
> molto volentieri anche K281.
Horowitz come interprete mozartiano č un gigante: c'č anche una K 331
bellissima degli anni sessanta (credo). Ma la 333 č quella che preferisco in
assoluto.
Bye
Pit
François Girard.
Gustosissimo film. Sono anche stati pubblicati almeno due raccolte
di scritti di Glenn Gould: "L'ala del turbine intelligente" da Adelphi,
che raccoglie suoi saggi apparsi sulle copertine dei dischi e riviste
(http://makeashorterlink.com/?Z22611F74,
http://makeashorterlink.com/?X23621F74),
e "No, non sono un eccentrico" dalla EDT, raccolta di interviste
e saggi (tra cui http://makeashorterlink.com/?G37651F74).
> io sono innamorata del '55, 30 anni dopo quasi GG era più
> vecchio, morirà l'anno dopo, viveva da anni piuttosto in
> solitudine, dormendo di giorno e vivendo di notte.
Più o meno come me.
> Da quando aveva smesso di suonare in pubblico, molti anni
> prima, forse la sua esistenza si era un po' rattristata, benchè
> in altre sue foto conservi comunque un bel sorriso.
Mah. E' sempre difficile fare valutazioni di questo genere.
> A quanto pare nella copertina originale del disco dell'81
> c'era solo l'immagine del pianoforte, sul retro, vuoto. A proposito
> di quanto diceva daniulla, credo che se un musicista decida
> di riprendere in mano qualcosa su cui ha meditato per tutta
> la vita, credo che si possa assolutamente escludere che sia
> un capriccio. Qualcosa nel frattempo sarà successo, ma forse
> è meglio solo ascoltare senza esprimersi su quel qualcosa.
Infatti.
Ciao! Mr Duffy
--
"Los cien enamorados
duermen para siempre
bajo la tiera seca.
Andalucia tiene
largos caminos rojos.
Cordoba, olivos verdes
dode poner cien cruces,
que los recuerden.
Los cien enamorados
duermen para siempre."
"I cento innamorati
dormono per sempre
sotto la terra secca.
L'Andalusia ha
lunghe strade rosse.
Cordova, uliveti verdi
dove piantare cento croci,
che li ricordano.
I cento innamorati
dormono per sempre."
(Federico Garcia Lorca, De Profundis)
(musicato da Shostakovich, primo movimento della Sinfonia n.14)
> Radicalmente diverso non è il metronomo, ma la volontà di distruggere la
> normale esperienza psicologica d'ascolto del pezzo (e dell'autore...). E
in
> questo senso è vero che non suona mai veramente *normale*....
Ecco, qui ci siamo davvero. Se parliamo di esperienza psicologica connessa
al pezzo, questa è spessissimo l'obiettivo polemico di Gould. Non sempre
centrato, perlomeno non felicemente. Per ripetere Rattalino, a volte il
primo borghese che vuole scandalizzare è, probabilmente, se stesso, per cui
l'interpretazione "si avvita". Almeno in parte. D'altra parte potremmo anche
sostenere (volendo) che l'esperienza psicologica non si identifica
necessariamente con il pezzo. Ho inserito la parentesi perché il mio
obiettivo non è far piacere Gould a tutti (sai che tedio); in certe giornate
non lo sopporto neppure io (in altre parole; certe serate richiedono
imperiosamente Schnabel, altre Benedetti Michelangeli, altre ancora il buon
Volodia...). Però è stimolante, offre sempre materia di riflessione. Almeno
credo.
> Ti farò inorridire:
Mannò. La Sonata è ancora più tirata della Fantasia. Questo lo
capisco...:-D...a volte quando lo ascolto in Mozart mi viene da ridere,
proprio ridere, non solo sorridere. Questo nonostante (forse proprio perché)
io adori Mozart praticamente da sempre. Sentire una tale dose di destrezza
accoppiata a soluzioni in fondo furbette in certi punti che a me risultavano
un po' (a volte decisamente) ostici...piccolo esempio (spero di non
annoiare), si parlava di K311; nell'andante a un certo punto c'è un trillo
nella destra di due battute, mentre la sinistra riprende il tema in terze;
lui fa un trillo lento e misurato, in terzine (e non è l'esempio più
sfacciato)...mi viene da dire, ecco 'sto furbacchione ha la soluzione giusta
per me, come del resto il trillo trasformato in gruppetto nel tema di K576
(questo a dir la verità lo fanno in tanti)...non sono gli unici pensieri che
mi ispira, ovviamente. Questi sono quelli che un tantino mi indispongono :-)
avessi io quelle dita, altro che trilli misurati (è anche, anzi soprattutto
uno sprezzatore, Mr. Gould).
> Lo odio per quello che fa a questa sonata. Ma il tutto mi sembra
> coerente: distrugge un pezzo di profondità abissale come la sonata in do
> minore
Chissà che pensi della sua esecuzione della Sonata op.31 n.2 di Beethoven.
Le vedo in qualche modo avvicinabili, la stessa attitudine a sostituire il
sentimento vissuto con un discorso pacato sul sentimento ormai sopito. Fermo
restando che in Mozart si scatena.
>ed esegue a perfezione la fantasia in re minore che è un pezzo
> emotivamente *finto* (è questo che intendevo con troppo rococò).
Infatti non avevo capito. Ieri l'ho risentita. Sì, qualcosa di artificioso,
forse di straniato c'è, non tutto è evidente in quel pezzo. Gould
probabilmente accentua la cosa.
>Credo sia
> questo il punto: il suo sforzo sistematico di distruggere la profondità
> emotiva di Mozart, non in quanto tale, secondo me, ma perché ne è
> terrorizzato...
Certo. Penso sia proprio così. Ma al tempo stesso mi vengono da dire due
cose. La prima: se Mozart resiste a questo trattamento, se le composizioni
continuano ad avere un senso (che può essere qualcosa di diverso
dall'esperienza psicologica del pezzo) la loro grandezza ne esce confermata.
Non che ce ne fosse bisogno, d'accordo. La seconda; questa volontà furiosa
di cristallizzazione del sentimento (ma forse il vocabolo giusto è proprio
straniamento), dell'immediatezza psicologica, mi affascina. Non so che
farci, è così.
> Horowitz come interprete mozartiano è un gigante: c'è anche una K 331
> bellissima degli anni sessanta (credo).
Quella compresa nei dischi del grande ritorno? Se è quella, la trovo molto
bella.
ciao
dR
Mr Duffy wrote:
> François Girard.
> Gustosissimo film. Sono anche stati pubblicati almeno due raccolte
> di scritti di Glenn Gould: "L'ala del turbine intelligente" da Adelphi,
> che raccoglie suoi saggi apparsi sulle copertine dei dischi e riviste
> (http://makeashorterlink.com/?Z22611F74,
> http://makeashorterlink.com/?X23621F74),
> e "No, non sono un eccentrico" dalla EDT, raccolta di interviste
> e saggi (tra cui http://makeashorterlink.com/?G37651F74).
>
>
Grazie.
Fra i libri che meritano secondo me c'è anche "Conversazioni con Glenn
Gould" di J. Cott, Ubulibri, (che ho letto tutto e capito quasi tutto),
e "La serie Schoenberg", di GG, Archinto,un documentario radiofonico
(che sinceramente non ho letto).
In inglese c'è anche "The Glenn Gould Reader", raccolta dei suoi scritti
di cui "L'ala del turbine intelligente" è la prima metà circa (mi dicono).
Ciao
>Per ripetere Rattalino, a volte il
>primo borghese che vuole scandalizzare è, probabilmente, se stesso, per cui
>l'interpretazione "si avvita". Almeno in parte.
no, Gould potrà anche essere "borghese", ma ne è consapevole, come Schönberg
d'altronde, e questo è fondamentale per non scadere nella sciatteria
intellettuale del "borghese" vero, che ne è inconsapevole; questo è abbastanza
importante per via del fatto che la consapevolezza impedisce la
scandalizzazione, a sua volta figlia della mancanza di riferimento
intellettuale, dove invece Gould ne ha da distribuire
> a volte quando lo ascolto in Mozart mi viene da ridere,
>proprio ridere, non solo sorridere. Questo nonostante (forse proprio perché)
>io adori Mozart praticamente da sempre. Sentire una tale dose di destrezza
>accoppiata a soluzioni in fondo furbette in certi punti che a me risultavano
>un po' (a volte decisamente) ostici
mi piace la descrizione di queste sensazioni, che in parte condivido (in parte
perché non sono sicuro di aver capito esattamente tutto quel che vuoi dire)
> (è anche, anzi soprattutto uno sprezzatore, Mr. Gould).
sicuramente gli piace giocare con la propria destrezza, anzi, ambidestrezza :-)
>Chissà che pensi della sua esecuzione della Sonata op.31 n.2 di Beethoven.
>Le vedo in qualche modo avvicinabili, la stessa attitudine a sostituire il
>sentimento vissuto con un discorso pacato sul sentimento ormai sopito. Fermo
>restando che in Mozart si scatena.
mi manca il suo Beethoven, peccato :-)
>Certo. Penso sia proprio così. Ma al tempo stesso mi vengono da dire due
>cose. La prima: se Mozart resiste a questo trattamento, se le composizioni
>continuano ad avere un senso (che può essere qualcosa di diverso
>dall'esperienza psicologica del pezzo) la loro grandezza ne esce confermata.
più che grandezza (sottintenderebbe un distillato gouldiano di tecnica
mozartiana, quando invece non è affatto quello l'obiettivo) credo che ne esca
confermata la profonda musicalità innata di Mozart, Gould ne riesce ad estrarre
una prospettiva talmente pura, oserei dire infantile se non fosse un termine
fuorviante, ma si capisce che in questo contesto infantile è sinonimo di
intoccabilità, di eterna fanciullezza, di profumo della pelle, di candore
intellettuale che si manifestano nella musica del periodo scelto
Grazie a te!
:-) Mr Duffy
--
"Quando ha 15 anni, una nota gentile viene ad illuminare il suo orizzonte
fatto di brutalità e di miseria: Virgil riceve in dono un violoncello.
Virgil è affascinato dallo strumento. Nella casa degli Starkwell risuonano
note soavi ed armoniose".
Woody Allen, Prendi i soldi e scappa
Mi scuso per la lunghezza.
L'argomento richiederebbe un vero saggio crtitico, ma in soldoni io non
credo affatto alla lettura sociologica del fenomeno. Credo che G. fosse, per
qualche sua ragione, terrorizzato dalla bellezza immediata, dalla bellezza
fisica della musica, mentre si gettava a pesce là dove la bellezza è
intellettuale e legata al logos.
Di qui un odio viscerale per Mozart, uno che avrebbe folgorato le folle
anche se avesse messo in musica la lista della spesa per quartetto di
sacchetti di plastica, per via della facilità con cui scriveva temi e trame
di immediata e inconcepibile bellezza. (il sostantivo, almeno nella mia
intenzione, è assolutamente non retorico)
Un paragone mi viene con Raffaello, che se avesse dipinto una discarica
avrebbe dipinto la più bella discarica mai vista, o con Leopardi, che se
avesse elencato il contenuto del suo guardaroba lo avrebbe cantato con i
versi più struggenti della storia. Credo di aver reso l'idea.
Dove invece, come in LvB il contenuto di pensiero è molto elevato, ma la
musica raramente ha questa violenza sensuale, Gould ci va a nozze. Verrebbe
da citare Bach ma io non sono in grado di farlo perché la sua musica mi
travolge completamente e posso solo ipotizzare che forse Gould lo ama perché
ne rimuove la bellezza, nel senso già detto, e conserva solo il logos. (come
farà a compiere una simile operazione con l'aria delle Goldberg? Mah.)
Un altro aspetto, forse alternativo della questione (prendo a memoria dai
suoi scritti) ha uno sfondo di tipo moralistico. Se non ho capito male lui
accusa Mozart di rivestire di musica meravigliosa indifferentemente i buoni
e i cattivi, e di avere, musicalmente, una totale indifferenza morale. (Don
Giovanni, che pure viene punito ma arriva a sfidare persino il creatore,
canta nel mezzo di una delle sue peggiori nefandezze, una delle arie più
belle di tutto il teatro musicale... e via esemplificando.) Ben altra stoffa
Bach che componeva per la gloria di Dio, ha avuto due mogli perché è rimasto
vedovo e una ventina di figli per i quali ha scritto il CBT.... (Dem
höchsten Gott allein zu Ehren, dem Nächsten draus sich zu Belehren ....) o
Beethoven, che credeva negli ideali rivoluzionari, nella capacità dell'uomo
di migliorare sé stesso, e che ha scritto Fidelio: sono musicisti agli
antipodi, dal punto di vista dell'impegno morale della loro arte rispetto a
Mozart.
Da compositore, secondo me, per Mozart nutriva anche una profonda
invidia....
Insomma, per un verso o per l'altro Mozart doveva essere la sua Cartagine.
> Chissà che pensi della sua esecuzione della Sonata op.31 n.2 di Beethoven.
Non me la ricordo e non posso verificare perché non ho il disco. Ma l'ho
sentita e mi era piaciuta. In generale mi piace quando suona LvB, è uno
degli autori in cui lo seguo meglio, pur con la consueta dose di eccessi.
Poi dopo aver sentito Pogorelich che smonta questa sonata pezzo per pezzo
per vedere com'è fatta sono giunto al di là del bene e del male.
Anche qui però c'è una cosa che odio: l'op. 57. Mi sembra veramente
un'esecuzione orribile, tanto più che l'appassionata, è una delle sonate che
amo di più.
> >ed esegue a perfezione la fantasia in re minore che è un pezzo
> > emotivamente *finto* (è questo che intendevo con troppo rococò).
>
> Infatti non avevo capito. Ieri l'ho risentita. Sì, qualcosa di
artificioso,
> forse di straniato c'è, non tutto è evidente in quel pezzo. Gould
> probabilmente accentua la cosa.
Ritiro quello che ho detto: me la ricordavo diversa. Sono andato a
controllare: è un'esecuzione insopportabile....
> Certo. Penso sia proprio così. Ma al tempo stesso mi vengono da dire due
> cose. La prima: se Mozart resiste a questo trattamento, se le composizioni
> continuano ad avere un senso (che può essere qualcosa di diverso
> dall'esperienza psicologica del pezzo) la loro grandezza ne esce
confermata.
> Non che ce ne fosse bisogno, d'accordo.
Ecco, appunto....
> La seconda; questa volontà furiosa
> di cristallizzazione del sentimento (ma forse il vocabolo giusto è proprio
> straniamento), dell'immediatezza psicologica, mi affascina. Non so che
> farci, è così.
No, io nel sentimento ci sguazzo, e poi di questo suonare fobico apprezzo i
paradossi ma non subisco il fascino. Tanto più che quando esce dal seminato
(il già citato Sibelius e, fantastica, la sua trascrizione della Valse di
Ravel) sa suscitare il mio entusiasmo, e in fondo sarebbe bastato un pizzico
di narcisismo in meno....
> Quella compresa nei dischi del grande ritorno? Se è quella, la trovo molto
> bella.
Quella.
Bye
Pit
P.S.: ha suonato tutto il Bach possibile, ma non ha suonato, a quanto ne so,
le trascrizioni dall'organo di Busoni e di Liszt. Cur?
Pit - Pietro Lonati wrote:
>
> Di qui un odio viscerale per Mozart...
> Dove invece, come in LvB il contenuto di pensiero è molto elevato, ma la
> musica raramente ha questa violenza sensuale, Gould ci va a nozze. Verrebbe
> da citare Bach ma io non sono in grado di farlo perché la sua musica mi
> travolge completamente e posso solo ipotizzare che forse Gould lo ama perché
> ne rimuove la bellezza, nel senso già detto, e conserva solo il logos. (come
> farà a compiere una simile operazione con l'aria delle Goldberg? Mah.)
>
Posso dire la mia? Ho il cofanetto di 4cd di Mozart, e quasi tutto LvB,
anche l'Hammerklavier op.106 che mi piace molto, l'Appassionata non ce
l'ho. A me sembra che GG abbia qualcosa da dire come interprete in Bach
e Beethoven, mentre in Mozart ha qualcosa da dire, ma - come dire - in
negativo. Però ha qualcosa da dire, mentre uno su cui non ha proprio
nulla da dire è Listz, fa un pezzo di LvB nella trascrizione di Listz ma
lascia subito perdere.
Dovete tenere presente anche il GG interprete di Schoenberg, lì cosa mi
dite a proposito di logos e di bellezza della musica?
Rattalino riporta una conversazione da lui avuta con Richter. Gli
chiede: "Farà S.?" E Richter "Forse è il più grande, ma io non lo sento."
Ultimamente dopo alcuni fortunati ascolti dal vivo, ho cominciato ad
apprezzare S., a "sentirlo" molto più di Wagner o di Mahler.
A dire la verità ho ascoltato il "Pierrot lunaire" dal vivo e ho messo
in atto una strategia di ascolto di tipo dissociativo - cioè mi sono
ascoltata i suoni, il timbro che, diceva la direttrice d'orchestra, è
"strutturante" - e il tempo è volato.
Sempre a dire la verità invece "Il crepuscolo degli dei" mi ha
stroncato, non riuscivo a fare la stessa operazione, il contesto era
anche diverso, era un grande teatro, o forse la grande orchestra mi
mette in difficoltà.
Mah! ma perchè tutti lo trovano così egocentrico GG? Dice che gli
interpreti devono avere una fiducia cieca in quello che fanno, nella
loro capacità di trovare nella musica qualcosa a cui nemmeno il
compositore aveva pensato, ma insomma anche l'interprete è un musicista,
e qualche volta la tradizione ha già dato, perchè ripetere?
Conoscete la sua "Echo" dall'Overture francese? Non fa il piano e il
forte (ho sentito due altre versioni e il piano e il forte c'era
sempre), così è un pezzo di una allegria e vivacità straordinaria, altro
che Bach cupo, forse Bach non poteva immaginare cosa sarebbe diventato
il piano e il forte su un pianoforte del '900, ma comunque non credo che
per questo si può dire che odii Bach come secondo me non odia Mozart.
Un'ultima cosa: nella k330 del 1970 il primo movimento è uno straccio,
però per contrasto il secondo movimento risalta. Non è magico quando ,
in Bach, dopo un movimento lento, attacca con le sue velocità pazzesche,
io trovo questi suoi contrasti unici, il tempo a ritroso.
Ciao
Nadia
> Mi scuso per la lunghezza.
Ma ci mancherebbe, fra l'altro non è neppure granché lungo. Io mi scuso per
la recente superficialità (vado a periodi, oltre tutto ultimamente ho poco
tempo).
> Credo che G. fosse, per
> qualche sua ragione, terrorizzato dalla bellezza immediata, dalla bellezza
> fisica della musica, mentre si gettava a pesce là dove la bellezza è
> intellettuale e legata al logos.
E' un'osservazione assolutamente plausibile. Non mi pareva di aver avanzato
una lettura sociologica (anche se onestamente, nelle sue elucubrazioni
teoriche "Lui" ricorre a questo tipo di argomenti), ma sinceramente non
ricordo tutto quel che ho scritto. Mi capita di pensare che agisse in base a
motivazioni di questo tipo (e quindi, almeno per me, Rattalino non ha tutti
i torti quando le impiega a sua volta), talvolta; forse non altrettanto
spesso di quanto se ne servisse in sede teorica, ma comunque il sociologismo
c'è, altrimenti certe cose non si spiegherebbero. Il Gould che preferisco
sta altrove, confesso. Soprattutto non è il Gould teorico, che preso
separatamente dalle esecuzioni non mi avvince più di tanto.
Quanto all'idea di "bellezza immediata" o "bellezza fisica" della musica;
così a caldo mi viene da dire che si tratta di una nozione assai efficace
sul piano intuitivo (non mi risulta estranea, in altre parole; riesco a
capire, almeno credo, quel che intendi), che tuttavia riserva (almeno per
me) qualche problema e qualche interrogativo se esposta ad una riflessione
prolungata.
> Di qui un odio viscerale per Mozart, uno che avrebbe folgorato le folle
> anche se avesse messo in musica la lista della spesa per quartetto di
> sacchetti di plastica, per via della facilità con cui scriveva temi e
trame
> di immediata e inconcepibile bellezza. (il sostantivo, almeno nella mia
> intenzione, è assolutamente non retorico)
>
> Un paragone mi viene con Raffaello, che se avesse dipinto una discarica
> avrebbe dipinto la più bella discarica mai vista, o con Leopardi, che se
> avesse elencato il contenuto del suo guardaroba lo avrebbe cantato con i
> versi più struggenti della storia. Credo di aver reso l'idea.
Sì. :-)
> Dove invece, come in LvB il contenuto di pensiero è molto elevato, ma la
> musica raramente ha questa violenza sensuale, Gould ci va a nozze.
Beh, il connubio non riesce proprio con tutto Beethoven. E' però vero che
non riesce nelle composizioni beethoveniane in cui il rapporto emotivo con
l'ascoltatore è più vivo, e quasi entra nella logica della composizione.
Verrebbe
> da citare Bach ma io non sono in grado di farlo perché la sua musica mi
> travolge completamente e posso solo ipotizzare che forse Gould lo ama
perché
> ne rimuove la bellezza, nel senso già detto, e conserva solo il logos.
(come
> farà a compiere una simile operazione con l'aria delle Goldberg? Mah.)
Ecco, qui non ti seguo. Perché anche la nozione di bellezza non sta al di là
della cultura e della storia. Non è qualcosa di metastorico, anche se intere
epoche l'hanno pensata così. E restando sul fascino in senso sensuale, beh,
anche il suono asciutto dell'Aria delle Goldberg (penso alla seconda
versione in studio) può risultare intrigante...ti ho frainteso?
> Un altro aspetto, forse alternativo della questione (prendo a memoria dai
> suoi scritti) ha uno sfondo di tipo moralistico.
Sì, quello è il suo lato peggiore.
>Se non ho capito male lui
> accusa Mozart di rivestire di musica meravigliosa indifferentemente i
buoni
> e i cattivi, e di avere, musicalmente, una totale indifferenza morale.
(Don
> Giovanni, che pure viene punito ma arriva a sfidare persino il creatore,
> canta nel mezzo di una delle sue peggiori nefandezze, una delle arie più
> belle di tutto il teatro musicale... e via esemplificando.)
Non conosco questo passo sul Don Giovanni. Io avevo capito qualcosa di
leggermente diverso, da quel che ho letto e ricordo; di Mozart Gould critica
l' apparente dispersività, l'abbondanza in senso tematico, e il fatto che
questa facilità di invenzione finisca per informare di sé l'organizzazione
della forma. Il polo contrario a Mozart è costituito da una concezione della
musica (che Gould stesso, colpevolmente, destoricizza; e destoricizzandola
la mistifica, prova ne è che quando è costretto a fare dei nomi finisce per
accostare compositori che presentano analogie ma anche vistose differenze,
che so, il contrappunto seicentesco del Nord Europa e i Virginalisti inglesi
da un lato, Wagner e Schoenberg dall'altro) una concezione dicevo in cui il
materiale tematico, spesso già estremamente parsimonioso di per sé, deve
essere svolto e sviluppato nelle più intime pieghe, fino all'estrema
variazione armonico contrappuntistica, e tale processo finisca per
determinare la forma in senso complessivo, impedendone la scansione di tipo
drammatico; soluzione, quest'ultima, che a suo parere prevale con
l'affermazione della forma sonata. E che imporrebbe una logica, in un certo
senso, teatrale, extramusicale.
Ora, come un analista del suo valore non vedesse che l'apparente "allineare
temi" del Mozart concertistico nasconde in realtà una logica tanto serrata
quanto quella dei compositori "esoterici" che lui amava, che a certe cose
Mozart è arrivato dopo lo studio di Bach (cosa che avrà pure la sua
importanza), che insomma in Mozart la complessità, in tutti i sensi, anche
emotiva, c'è eccome, basta saperla cercare, che non ci arrivasse è cosa di
cui non mi capacito. E in questo senso mi trovo d'accordo con quanto dici
sotto. Accostandovi la paura della bellezza fisica di cui parlavi l'altra
settimana.
> Da compositore, secondo me, per Mozart nutriva anche una profonda
> invidia....
> Non me la ricordo e non posso verificare perché non ho il disco. Ma l'ho
> sentita e mi era piaciuta. In generale mi piace quando suona LvB, è uno
> degli autori in cui lo seguo meglio, pur con la consueta dose di eccessi.
> Poi dopo aver sentito Pogorelich che smonta questa sonata pezzo per pezzo
> per vedere com'è fatta sono giunto al di là del bene e del male.
Questa mia domanda era particolarmente maliziosa. Mi pare di ricordare che
in quel pezzo non ti piace neppure Brendel, che è meno analitico e
"manierista", meno distaccato di Gould.
Pogorelich non l'ho mai sentito, deve valere la pena allora. :-)
> Anche qui però c'è una cosa che odio: l'op. 57. Mi sembra veramente
> un'esecuzione orribile, tanto più che l'appassionata, è una delle sonate
che
> amo di più.
Non amo affatto l'Appassionata ma quell'esecuzione resta terribile. :-)
> Ritiro quello che ho detto: me la ricordavo diversa. Sono andato a
> controllare: è un'esecuzione insopportabile....
:-D beh, non capita solo a me allora, l'alterazione mnemonica delle
esecuzioni...
> No, io nel sentimento ci sguazzo, e poi di questo suonare fobico apprezzo
i
> paradossi ma non subisco il fascino. Tanto più che quando esce dal
seminato
> (il già citato Sibelius e, fantastica, la sua trascrizione della Valse di
> Ravel) sa suscitare il mio entusiasmo, e in fondo sarebbe bastato un
pizzico
> di narcisismo in meno....
Sì, era un narcisista. Questo è vero. Che è un po' una malattia
professionale dei musicisti dotati...
> P.S.: ha suonato tutto il Bach possibile, ma non ha suonato, a quanto ne
so,
> le trascrizioni dall'organo di Busoni e di Liszt. Cur?
Ancora una volta, immodestamente, molto immodestamente, una risposta
l'avrei...:-)
dR
> (come
> > farà a compiere una simile operazione con l'aria delle Goldberg? Mah.)
>
> Ecco, qui non ti seguo. Perché anche la nozione di bellezza non sta al di
là
> della cultura e della storia. Non è qualcosa di metastorico, anche se
intere
> epoche l'hanno pensata così. E restando sul fascino in senso sensuale,
beh,
> anche il suono asciutto dell'Aria delle Goldberg (penso alla seconda
> versione in studio) può risultare intrigante...ti ho frainteso?
Sì, mi hai frainteso, ma per colpa mia. In realtà ho avanzato un'ipotesi e
mi sono obiettato da solo: la divina bellezza dell'aria delle Goldberg G. se
la beve goccia a goccia, contraddicendo la mia ipotesi; la mia parentesi era
dubitativa, non retorica....
Per dire che come minimo la mia ipotesi soffre parecchie eccezioni. In
realtà io penso che la bellezza della musica di Bach sia, per G., meno
minacciosa di quella di Mozart, ma vai a sapere perché...
>
> > Un altro aspetto, forse alternativo della questione (prendo a memoria
dai
> > suoi scritti) ha uno sfondo di tipo moralistico.
>
> Sì, quello è il suo lato peggiore.
>
> >Se non ho capito male lui
> > accusa Mozart di rivestire di musica meravigliosa indifferentemente i
> buoni
> > e i cattivi, e di avere, musicalmente, una totale indifferenza morale.
> (Don
> > Giovanni, che pure viene punito ma arriva a sfidare persino il creatore,
> > canta nel mezzo di una delle sue peggiori nefandezze, una delle arie più
> > belle di tutto il teatro musicale... e via esemplificando.)
>
> Non conosco questo passo sul Don Giovanni.
No, non è un suo scritto, è una mia osservazione: non sono affatto sicuro di
avere capito bene quello che intende e propongo degli esempi di quello che
io credo sia il suo pensiero.
Io avevo capito qualcosa di
> leggermente diverso,
...cut...
Penso che facciamo riferimento a passi diversi dei suoi scritti, Quello che
ho in mente di aver letto a me è parsa un'accusa precisa e circostanziata
del danno che può derivare al popolo che ascolta dalle melodie o dalla
musica la cui bellezza non distingue tra buoni e cattivi. Non ho l'Ala sotto
mano e non posso controllare il passo.
E sempre che io non abbia frainteso il suo pensiero.
> Questa mia domanda era particolarmente maliziosa. Mi pare di ricordare che
> in quel pezzo non ti piace neppure Brendel, che è meno analitico e
> "manierista", meno distaccato di Gould.
> Pogorelich non l'ho mai sentito, deve valere la pena allora. :-)
E' certamente un'esecuzione estrema: stimo Pogorelich, mi interessano le sue
idee, ma dirti che questa esecuzione mi sia piaciuta.....
> :-D beh, non capita solo a me allora, l'alterazione mnemonica delle
> esecuzioni...
Ci mancherebbe! Però riascoltando anni dopo registrazioni di concerti che
avevo ascoltato dal vivo ho scoperto di avere una memoria abbastanza
affidabile. Per questo spero che la Polenghi Lombardo, che credo abbia una
qualche voce in capitolo, consenta la pubblicazione del concerto di ABM del
30.05.1986 a Bregenz. Io c'ero e ricordo i Valses Nobles di Ravel più belli
che abbia mai sentito. Per questo vorrei verificare ancora una volta la mia
memoria.... (per la cronaca: tutti i concerti a Bregenz di quegli anni sono
stati ripubblicati dalla Aura tranne questo; la Polenghi Lombardo era lo
sponsor del concerto)
>
> > No, io nel sentimento ci sguazzo, e poi di questo suonare fobico
apprezzo
> i
> > paradossi ma non subisco il fascino. Tanto più che quando esce dal
> seminato
> > (il già citato Sibelius e, fantastica, la sua trascrizione della Valse
di
> > Ravel) sa suscitare il mio entusiasmo, e in fondo sarebbe bastato un
> pizzico
> > di narcisismo in meno....
>
> Sì, era un narcisista. Questo è vero. Che è un po' una malattia
> professionale dei musicisti dotati...
Qui però c'è una questione che a me sembra centrale a proposito di tutto
quello che stiamo dicendo: la misura.
Narcisismo, paradossi e idee originali e bislacche sono gli ingredienti di
tutti i genii innovatori, ma la differenza tra il segno lasciato nella
storia con venerazione dei posteri (e dei contemporanei, molto spesso) e
l'originalità fine a sé stessa sta nella misura poetica e artistica della
realizzazione di quelle idee e di quei paradossi. Non credo che nessuno -
men che meno i miei adorati Richter, Horiwitz e ABM - centri sempre il
bersaglio, ma nel caso di G., secondo me, i bersagli davvero centrati sono
molti meno di quelli che gli vengono attribuiti: insomma, capisco
l'entusiasmo per l'originalità, ma il risultato è in realtà inferiore
all'entusiasmo suscitato in molti più casi di quanto non si pensi. Vorrei
anche gettare un macigno nello stagno: Bach, CBT: quante volte si ripete il
miracolo del preludio in do minore del primo libro? Poche, anzi, IMHO
pochissime, pochissimissime........
E così preferisco integrali meno celebrate ma nell'insieme più convincenti
almeno alle mie orecchie......
> Ancora una volta, immodestamente, molto immodestamente, una risposta
> l'avrei...:-)
E allora spara! io ho bruciato tutte le cartucce.....
Bye
Pit
> Posso dire la mia?
E ci mancherebbe!
> Però ha qualcosa da dire,
...cut....
Questo è fuori discussione. Ma è proprio quello che dice che io discuto e
che mi sembra discutibile più spesso di quanto pensino i suoi ammiratori.
> Dovete tenere presente anche il GG interprete di Schoenberg, lì cosa mi
> dite a proposito di logos e di bellezza della musica?
> Rattalino riporta una conversazione da lui avuta con Richter. Gli
> chiede: "Farà S.?" E Richter "Forse è il più grande, ma io non lo sento."
E anch'io, si parva licet, potrei dire lo stesso quasi sempre: riesco ad
apprezzare solo l'op. 31.
> Ultimamente dopo alcuni fortunati ascolti dal vivo, ho cominciato ad
> apprezzare S., a "sentirlo" molto più di Wagner o di Mahler.
E qui, in tutta sincerità, proprio non ti posso seguire.
> Mah! ma perchè tutti lo trovano così egocentrico GG?
L'egocentrismo non è rilevante in sé, ma come possibile spiegazione di
esecuzioni non del tutto riuscite sul piano artistico e poetico, per lo più
perché in esse prevale un certo autocompiacimento di sé e delle proprie
idee.
> Dice che gli
> interpreti devono avere una fiducia cieca in quello che fanno,
Diceva Chopin: "Quando si compone va sempre tutto bene, la riflessione viene
dopo..."
Diceva Mahler a un ammiratore che gli spiegava quanto avesse trovato
interessante la sua ottava sinfonia: "Il difficile non è fare cose
interessanti. Il difficile è farle belle."
...cut...
> e qualche volta la tradizione ha già dato, perchè ripetere?
Su questo sono pienamente d'accordo. Un artista che batte strade nuove
rischiando anche di sbagliare merita pieno riconoscimento. Ma un 'idea nuova
e originale non è solo per questo anche un'idea buona.
> Conoscete la sua "Echo" dall'Overture francese? Non fa il piano e il
...cut...
Non ho mai pensato che Bach sia cupo, e per quanto ne so G. venerava Bach.
Il suo amore per Bach e il suo *odio* per Mozart, peraltro, sono documentati
in lungo e in largo nei suoi scritti (e nelle sue esecuzioni....)
> Un'ultima cosa: nella k330 del 1970 il primo movimento è uno straccio,
> però per contrasto il secondo movimento risalta.
...cut...
Intendiamoci: io sono e resto un ammiratore di G. e penso che di esecuzioni
indimenticabili ce ne ha lasciate a bizzeffe, anche in Mozart, come ho già
avuto modo di dire.
Però mi sembra che si sia stratificata una retorica gouldiana che proclama
miracoloso anche ciò che miracoloso francamenrte non è, e che non coglie
alcuni miracoli là dove sono ben celati. Credo anche che questo fenomeno,
normale e comune a molti grandi interpreti, nel suo caso sia un po'
accentuato.
Bye
Pit
> Diceva Mahler a un ammiratore che gli spiegava quanto avesse trovato
> interessante la sua ottava sinfonia: "Il difficile non è fare cose
> interessanti. Il difficile è farle belle."
E diceva una grande verità sulla musica.
> Bye
> Pit
Ciao
Demba
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Inviato via http://usenet.libero.it
> Per dire che come minimo la mia ipotesi soffre parecchie eccezioni. In
> realtà io penso che la bellezza della musica di Bach sia, per G., meno
> minacciosa di quella di Mozart, ma vai a sapere perché...
Beh...a lui (GG) piace il contrappunto. Piace la musica costruita in modo da
non consentire, assolutamente, una lettura di tipo drammatico (intendo
l'idea della forma sonata come contrapposizione di caratteri e sviluppo
drammatico, che per Gould finisce per sostituire la logica musicale vera e
propria...o per velarla; in realtà su questo punto qualche abbaglio lo
prende, diciamo che è un po' manicheo). Ci sarebbe anche da dire che Mozart
era carico, assai più di Bach, di tutta una tradizione interpretativa (per
di più abbastanza "teatrale" e sentimentale). Per Bach c'erano stati Fischer
e Gieseking, d'accordo, ma non è proprio la stessa cosa. Non mi pare.
> Penso che facciamo riferimento a passi diversi dei suoi scritti, Quello
che
> ho in mente di aver letto a me è parsa un'accusa precisa e circostanziata
> del danno che può derivare al popolo che ascolta dalle melodie o dalla
> musica la cui bellezza non distingue tra buoni e cattivi. Non ho l'Ala
sotto
> mano e non posso controllare il passo.
> E sempre che io non abbia frainteso il suo pensiero.
Non credo. E' che negli scritti ci sono tante cose messe lì giusto per
stupire, a mio modo di vedere. La selezione fatta dall'Adelphi (The GG
Reader è ben più ampio, e per giunta include il fondamentale Perspectives on
recordings, che L'ala del turbine intelligente omette) non mi entusiasma.
Però credo si capisca che tanti scritti sono occasionali, contingenti, o
parodistici: penso alle quattro recensioni per la versione pianistica della
Quinta di Beethoven, per esempio.
Comunque sciocchezze di quel genere ogni tanto ne dispensava. Come versione
ironica di un platonismo di fondo un po' più pensato (e intimamente
contraddittorio), almeno spero. Insomma, quando lo ascolto penso a qualcosa
come il Doktor Faustus di Mann. Quando lo leggo meno.
> Ci mancherebbe! Però riascoltando anni dopo registrazioni di concerti che
> avevo ascoltato dal vivo ho scoperto di avere una memoria abbastanza
> affidabile. Per questo spero che la Polenghi Lombardo, che credo abbia una
> qualche voce in capitolo, consenta la pubblicazione del concerto di ABM
del
> 30.05.1986 a Bregenz. Io c'ero e ricordo i Valses Nobles di Ravel più
belli
> che abbia mai sentito. Per questo vorrei verificare ancora una volta la
mia
> memoria.... (per la cronaca: tutti i concerti a Bregenz di quegli anni
sono
> stati ripubblicati dalla Aura tranne questo; la Polenghi Lombardo era lo
> sponsor del concerto)
Ho una registrazione delle Valses di ABM, degli anni cinquanta. Strepitosa,
ma assai rovinata. Spero che ti diano ascolto...:-)).
>ma nel caso di G., secondo me, i bersagli davvero centrati sono
> molti meno di quelli che gli vengono attribuiti: insomma, capisco
> l'entusiasmo per l'originalità, ma il risultato è in realtà inferiore
> all'entusiasmo suscitato in molti più casi di quanto non si pensi.
Beh, può anche essere. Potrei cavarmela dicendo che quando l'entusiasmo è
motivato, ti ripaga di tutti gli altri casi...:-)
Vorrei
> anche gettare un macigno nello stagno: Bach, CBT: quante volte si ripete
il
> miracolo del preludio in do minore del primo libro? Poche, anzi, IMHO
> pochissime, pochissimissime........
Mah....
> E così preferisco integrali meno celebrate ma nell'insieme più convincenti
> almeno alle mie orecchie......
Beh, più che legittimo, non c'è neppure bisogno di dirlo. Tutto sommato come
versione di riferimento non la consiglierei neanch'io (anzi, incomincio a
pensare che la cosa migliore sia, innanzi tutto, leggerselo).
Della Tureck che pensi? A me piace tanto, anche se non la conosco ancora
bene.
> > Ancora una volta, immodestamente, molto immodestamente, una risposta
> > l'avrei...:-)
>
> E allora spara! io ho bruciato tutte le cartucce.....
Che in fondo quelle sono trascrizioni. Che amplificano il testo di Bach, lo
adattano al pianoforte, ai grandi ambienti, alla teatralizzazione del
sentimento, alla gestualità romantica....:-D
ciao e grazie
dR
> mi manca il suo Beethoven, peccato :-)
Per fortuna, se il suo Beethoven è come l'op. 106!
La sua (chiamiamola così) interpretazione dell'Hammerklavier
è probabilmente l'unica cosa che mi potrebbe riavvicinare a Bruckner.
Tutta la sonata è orridamente lenta, strascicata come direbbero a Roma,
l'attacco iniziale è già stucchevole, senza passione, senza energia
il trio dello scherzo addirittura lugubre, la fuga finale fredda, pesante,
insopportabilmente lenta, scolastica quant'altre mai.
Insomma, un disastro volutamente completo: GG sembra dirci:
"volete che suoni questa robaccia? D'accordo, allora mi e vi farò del male
fisico!".
Ma se la detestava, perché mai l'ha incisa?
Per fortuna c'è il suo Bach, il suo Schoenberg e (perché no?) il suo
Scriabin,
il suo Prokofiev... siamo davvero su un altro pianeta.
Non mi risulta che abbia mai inciso Bartok.
Risulta anche a te?
> più che grandezza (sottintenderebbe un distillato gouldiano di tecnica
> mozartiana, quando invece non è affatto quello l'obiettivo) credo che ne
esca
> confermata la profonda musicalità innata di Mozart, Gould ne riesce ad
estrarre
> una prospettiva talmente pura, oserei dire infantile se non fosse un
termine
> fuorviante, ma si capisce che in questo contesto infantile è sinonimo di
> intoccabilità, di eterna fanciullezza, di profumo della pelle, di candore
> intellettuale che si manifestano nella musica del periodo scelto
In realtà il suo Mozart non mi manca, però non l'ho mai ascoltato!
> Nulla è più vano del tentativo di adeguare
> un'opera d'arte a un sistema di analisi
> per il quale non è stata concepita.
>
> Glenn Gould
Appunto, sembra proprio la sua Hammerklavier!
ciao
Fabrizio
Pit - Pietro Lonati wrote:
> Però mi sembra che si sia stratificata una retorica gouldiana che proclama
> miracoloso anche ciò che miracoloso francamenrte non è, e che non coglie
> alcuni miracoli là dove sono ben celati.
Mi sembra di capire cosa intendi per "retorica gouldiana", ma forse non
ti sorprenderà sapere che a me pare tutto il contrario, e cioè che GG
non sia abbastanza apprezzato o, meglio, che la sua "battaglia" non sia
ancora vinta. Cerco di spiegarmi. Tu dici di apprezzare di lui le cose
minori, Sibelius, Scarlatti, anche Mozart, ma riflettendo sulle sue
scelte di repertorio - che, come direbbe Rattalino, significano pure
qualcosa - si vede come sostanzialmente lui sia Bach e Schoenberg, con
grosse assenze per un pianista, e cioè Schumann, Chopin, Liszt, Debussy,
quella che lui chiamerebbe "musica per pianisti". Schoenberg non
apprezzava la musica con una parvenza di tonalità, con una facciata di
tonalità. Dopo Mahler, gli stiracchiamenti della tonalità non gli
piacevano più. Certo la musica di Mozart è piacevole da ascoltare, ma in
qualche caso potrebbe suonarti fastidiosa come i "consolatori
fastidiosi" del libro di Giobbe. Non so come dire, in qualche caso
potresti aver bisogno dei suoni di Schoenberg, e anzi solo Schoenberg
potrebbe esserti di conforto. Come diceva Adorno "A chi la musica
leggera toglie i pesi?"
Ciao,
Nadia
(p.s. ho letto di quelle cose su GG, "freddo come un ghiacciolo"
"esperienze jazzistiche" "doveva andare a fare pipì" che mi sembra
tutt'altro che osannato, per cui lo difendo, da quando ho comprato in
edicola un cd di Bach... lui è la mia colonna sonora!)
Fabrizio Miletto wrote:
> ". k l A u s ." <clk...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:3ec521ad...@powernews.libero.it...
>
>
>>mi manca il suo Beethoven, peccato :-)
>
>
> Per fortuna, se il suo Beethoven è come l'op. 106!
>
A me la sua op. 106 piace moltissimo. E in generale il suo Beethoven.
Non ha fatto niente di Bartok, che io sappia, per il quale ha parole non
di particolare apprezzamento.
E non mi risultano nemmeno "esperienze jazzistiche" di GG, voce che gira.
E non mi sembra rilevante come interprete di Prokofiev, Prokofiev lo
lasciamo a Richter, no?
Bene, ascoltati Schoenberg, e di interpreti di Beethoven di tuo
gradimento ne troverai.
Auguri.
Ciao,
Nadia
> > Per fortuna, se il suo Beethoven è come l'op. 106!
> >
>
> A me la sua op. 106 piace moltissimo. E in generale il suo Beethoven.
Le registrazioni beethoveniane di Glenn Gould non sono poche, e sono
disperse su un intervallo di tempo abbastanza ampio. Già questo permette di
ipotizzare quello che l'ascolto poi conferma: le soluzioni sono molto
differenziate, l'approccio muta nel tempo. Diciamo che l'Appassionata e la
Hammerklavier sono il punto estremo in senso...negativo, stavo per scrivere,
ma poi succede che qualcuno (come Nadia) riesca a vedere qualcosa di
interessante anche in quelle esecuzioni (le metto sullo stesso piano solo
per brevità, non perché la chiave sia la stessa). Per poter valutare il
Gould interprete beethoveniano bisogna conoscere anche le registrazioni
delle Variazioni op.35, delle Sonate op.2, op.26, op.28 e op.31.
Personalmente trovo molto interessanti anche la trilogia op.10 e la Sonata
op.110 (la versione dal vivo a Stoccolma, soprattutto). Tutti pezzi che sono
proprio un'altra cosa (anche se a Pit la "Tempesta" proprio non va) rispetto
all'atteggiamento provocatorio e nichilista dell'Appassionata, e della
lentezza un po' boriosa della Hammerklavier.
> Non ha fatto niente di Bartok, che io sappia, per il quale ha parole non
> di particolare apprezzamento.
Confermo.
> E non mi risultano nemmeno "esperienze jazzistiche" di GG, voce che gira.
Confermo anche questo. Anzi, il jazz non gli andava granché. In tutto e per
tutto sono a conoscenza di una voce, mai confermata, secondo la quale
avrebbe voluto "coprire" come critico un festival jazz per un'importante
rivista musicale americana, sulla quale aveva pubblicato alcuni scritti.
Intenzione che sembra essere rimasta un puro progetto. C'è poi una pagina di
(titolo italiano) "No, non sono un eccentrico", pubblicato da Edt, in cui
afferma di aver trovato interessante, da adolescente, Lennie Tristano. Ma
senza reale convinzione, più per impressionare i compagni che per altro. I
rapporti con il jazz sono più o meno tutti qui (mentre lo divertiva molto la
musica leggera anni quaranta e cinquanta, e quindi presumibilmente anche gli
standards, ma non in versione jazzistica).
> E non mi sembra rilevante come interprete di Prokofiev, Prokofiev lo
> lasciamo a Richter, no?
Veramente la sua versione della Settima Sonata non è male. Certo, si tratta
di un pezzo che vanta Horowitz fra i suoi interpreti d'elezione...(mi piace
Richter, ma recentemente penso che Horowitz sia trattato troppo male come
interprete. Sarà anche stato la Greta Garbo del pianoforte, ma appunto,
Greta Garbo...non Monica Bellucci. Se mi si consente il paragone
festivaliero e cattivello).
dR
> > Un'ultima cosa: nella k330 del 1970 il primo movimento è uno straccio,
> > però per contrasto il secondo movimento risalta.
Attenzione, le registrazioni di K330 sono almeno tre. Quella che è finita
nel confanetto è la peggiore. La migliore mi pare quella live a Salisburgo,
fine anni cinquanta.
dR
Solo per amore di cronaca, non è certo sulla tempesta di G.che si appuntano
i miei strali. In generale in LvB lo apprezzo molto, non ho sottomano la
registrazione dell'op. 31 n.2 per dire se mi piace molto o poco, ma l'unica
esecuzione beethoveniana che non mi piace è l'appassionata, della quale,
peraltro, nei suoi scritti dice peste e corna. (non conosco la sua 106)
> ma recentemente penso che Horowitz sia trattato troppo male come
> interprete. Sarà anche stato la Greta Garbo del pianoforte, ma appunto,
> Greta Garbo...non Monica Bellucci.
E' stato molto, molto, molto di più..........
Bye
Pit
> Solo per amore di cronaca, non è certo sulla tempesta di G.che si
appuntano
> i miei strali. In generale in LvB lo apprezzo molto, non ho sottomano la
> registrazione dell'op. 31 n.2 per dire se mi piace molto o poco,
Scusa, come vedi non faccio confusione solo con le interpretazioni...:-))
> > ma recentemente penso che Horowitz sia trattato troppo male come
> > interprete. Sarà anche stato la Greta Garbo del pianoforte, ma appunto,
> > Greta Garbo...non Monica Bellucci.
>
> E' stato molto, molto, molto di più..........
Certo :-))
dR
E' vero, non mi sorprende. E ho il massimo rispetto per i gusti di ognuno:
per me l'importante della musica è che faccia volare la fantasia e l'anima
di chi ascolta; il resto è molto interessante ma poco importante. Per questo
penso che se un pezzo di musica non mi piace c'è sempre un tasso elevato di
probabilità che sia io a perdermi qualcosa. Ma nel caso di G. continuo a
pensare che l'apprezamento generale tenda più all'eccesso che al suo
contrario
> ma riflettendo sulle sue
> scelte di repertorio - che, come direbbe Rattalino, significano pure
> qualcosa - si vede come sostanzialmente lui sia Bach e Schoenberg, con
> grosse assenze per un pianista, e cioè Schumann, Chopin, Liszt, Debussy,
> quella che lui chiamerebbe "musica per pianisti".
Io non mi permetterei mai di criticare le sue scelte di repertorio, io ho
delle riserve su alcune delle sue esecuzioni per molte delle quali constato
un apprezzamento che mi sembra fuori misura. Ma sarei ugualmente contento e
perplesso se avesse suonato anche altri autori, o se avesse escluso dal suo
repertorio autori che ha scelto di eseguire. Non credo che nessuno abbia
avuto un repertorio più vasto di quello di Richter, ma questo è solo un
dettaglio della sua grandezza, e l'arte figurativa italiana conosce pittori
sommi che sono passati alla storia per una sola opera.....
> Schoenberg non
> apprezzava la musica con una parvenza di tonalità, con una facciata di
> tonalità. Dopo Mahler, gli stiracchiamenti della tonalità non gli
> piacevano più. Certo la musica di Mozart è piacevole da ascoltare, ma in
> qualche caso potrebbe suonarti fastidiosa come i "consolatori
> fastidiosi" del libro di Giobbe. Non so come dire, in qualche caso
> potresti aver bisogno dei suoni di Schoenberg, e anzi solo Schoenberg
> potrebbe esserti di conforto. Come diceva Adorno "A chi la musica
> leggera toglie i pesi?"
E' vero, ma rientra nel rapporto che ognuno ha con la musica: Schoenberg
parla una lingua che non capisco quasi mai, e quando ho quei pesi da
togliere scelgo lo Sciostacovich delle sinfonie 10, 11, 13, 14 e 15......
Bye
Pit
P.S.: Il tuo rapporto con G. mi sembra in fase aurorale. Auguri:
l'entusiasmo della scoperta è il meglio che può capitare ai musicofili.
Conosco bene quella registrazione e posso dire che quello che le mie
orecchie hanno sentito a Bregenz, se la memoria non mi tradisce, non è
minimamente paragonabile.
> Della Tureck che pensi? A me piace tanto, anche se non la conosco ancora
> bene.
Ahi ahi, qui rischio la ghigliottina di Cabassi, ma preferisco di gran lunga
Fischer, Richter, e perfino Gulda. Però l'interprete più grande del CBT al
pianoforte, IMHO, è Grigory Sokolov. Sto aspettando con ansia il disco.....
> > E allora spara! io ho bruciato tutte le cartucce.....
>
> Che in fondo quelle sono trascrizioni. Che amplificano il testo di Bach,
lo
> adattano al pianoforte, ai grandi ambienti, alla teatralizzazione del
> sentimento, alla gestualità romantica....:-D
Del tutto plausibile, non ci avevo pensato. Però nessuno sinora ha osato
pensare che certe sue scelte di repertorio siano dipese da limiti tecnici.
Invece se fosse anche questo? Che non si travasse a suo agio con le sonorità
paraorganistiche?
Bye
Pit
Danny Rose wrote:
>
>>E non mi sembra rilevante come interprete di Prokofiev, Prokofiev lo
>>lasciamo a Richter, no?
>
>
> Veramente la sua versione della Settima Sonata non è male. Certo, si tratta
> di un pezzo che vanta Horowitz fra i suoi interpreti d'elezione...(mi piace
> Richter, ma recentemente penso che Horowitz sia trattato troppo male come
> interprete. Sarà anche stato la Greta Garbo del pianoforte, ma appunto,
> Greta Garbo...non Monica Bellucci. Se mi si consente il paragone
> festivaliero e cattivello).
>
> dR
>
Ho detto che Prokofiev lo lasciamo a Richter perchè mi sembra che sia
addirittura dedicatario di una sonata di Prokofiev, solo per questo. Non
sono una frequente ascoltatrice di Prokofiev, non mi pronuncio sui suoi
interpreti.
A casa sono troppo impegnata ad ascoltare Bach, che evado poco da lì.
E a dir la verità non conosco altre versioni della Hammerklavier. Però
l'ho sentita suonata dal vivo da Alessio Bax (vedi altro post) e mentre
i miei vicini ascoltatori si sono un po' persi, o almeno così mi è
sembrato, la mia amica insomma l'ha trovata un po' difficile, io ero
preparata, e mi è piaciuta. Di pomeriggio, prima di riprendere la
seconda parte della giornata, quando non posso suonare (il pianoforte)
perchè disturbo, dormicchio con l'Hammerklavier. Era rimasta
praticamente inascoltata per tanto tempo, poi l'ho riscoperta.
Sempre in un altro post proponevo l'abbinata Horowitz-Scarlatti:
che ne pensi? GG dice che suonava Scarlatti in gioventù, ma poi in tutto
ha fatto tre sonate. E secondo me GG è un po' troppo serio per
Scarlatti, per il carattere delle cui sonate invece Horowitz calza a
pennello.
Ho letto recentemente un'intervista di Horowitz critico musicale ad
Arrau, intervista risalente agli inizi anni 80. Arrau ad un certo punto
si stupisce perchè ha conosciuto Rachmaninovv e questi beatamente
ammetteva di non conoscere non mi ricordo che variazioni di Beethoven.
Arrau era scandalizzato. Dico questo a proposito di ampiezza di
repertorio dei pianisti: forse ad alcuni non ha giovato fare di tutto di
più, in questo GG tagliava impietosamente con la penna rossa compositori
su compositori, che qualche volta viene da pensare che se ha fatto UNA
sonata di Prokofiev, forse perchè è l'unica che salva, bontà sua.
E la Monica Bellucci del pianoforte, chi é?
Pettegoliamo, pettegoliamo :-) che mi piace,
ciao
N.
> > Un altro aspetto, forse alternativo della questione (prendo a memoria dai
> > suoi scritti) ha uno sfondo di tipo moralistico.
>
> Sì, quello è il suo lato peggiore.
Io a dire il vero penso sia il suo lato migliore, anche se non so
quanto coerente.
Sono osservazioni molto interessanti; mi introduco per aggiungere solo
una cosa che mi è venuta in mente ascoltando "Le streghe" di Paganini:
credo che Gould non provasse molta simpatia per la musica scritta per
esaltare l'interprete (ed il compositore), per valorizzarlo attraverso
il gesto. Credo avesse una certa avversione per la musica che mette la
figura del musicista davanti ai problemi (ai valori formali, intendo)
della musica stessa. Mi pare che questo venga fuori dalle sue parole
sul Beethoven dell'Appassionata e della Quinta Sinfonia (ma quì non
saprei fino a che punto dargli retta), su Liszt, sul Mozart civettuolo
dei Concerti per pianoforte e delle Sonate.
In altri luoghi Gould dichiara di adorare le opere di Mozart (le
uniche che ascolta, assieme a quelle di Strauss e di Wagner): pertanto
non credo che la sua fosse una avversione totale o aprioristica. E poi
le opinioni di chiunque cambiano col tempo; Le ali del turbine
intelligente (e anche No, non sono un eccentrico) contengono pezzi
scritti anche in periodi molto distanti fra di loro, e questo può in
parte spiegare alcune incongruenze.
Comunque, nonostante abbia speso un po' di tempo per cercare di
capirlo, Gould mi riesce incomprensibile (ma ho una vera e propria
devozione per lui).
Pit - Pietro Lonati wrote:
> P.S.: Il tuo rapporto con G. mi sembra in fase aurorale. Auguri:
> l'entusiasmo della scoperta è il meglio che può capitare ai musicofili.
>
No, non è in fase aurorale. Più di dieci anni fa, quando non avevo
ancora il pianoforte, ho comprato in edicola un cd di Bach in una
collana supervista da Abbado, e questo cd comprendeva dei concerti con
orchestra di GG, delle suite inglesi e il concerto italiano. Da allora,
con momenti di pausa, l'ho frequentato sempre di più.
Da bambina volevo fare la ballerina classica, ho sempre ascoltato
musica, purtroppo per quelli che chiedono - da dove comincio? - mi sa
che è importante.
Da quando ho il pianoforte la musica su cd l'ascolto di meno, e
Sciostakovic è uno che ad esempio ascolterei solo dal vivo, ma
preferisco Schoenberg, però di Schoenberg è più facile sentire la "notte
trasfigurata" che le cose successive, e di Stravinski ho sentito le cose
neoclassiche (quasi dormito), che non la sagra della primavera, ma
domani fortuna mia al conservatorio - GRATIS - un insegnante fa le
Variazioni Goldberg, e insomma la vita di provincia ha i suoi piaceri.
Ciao,
N.
Red Scharlach wrote:
> Sono osservazioni molto interessanti; mi introduco per aggiungere solo
> una cosa che mi è venuta in mente ascoltando "Le streghe" di Paganini:
> credo che Gould non provasse molta simpatia per la musica scritta per
> esaltare l'interprete (ed il compositore), per valorizzarlo attraverso
> il gesto. Credo avesse una certa avversione per la musica che mette la
> figura del musicista davanti ai problemi (ai valori formali, intendo)
> della musica stessa. Mi pare che questo venga fuori dalle sue parole
> sul Beethoven dell'Appassionata e della Quinta Sinfonia (ma quì non
> saprei fino a che punto dargli retta), su Liszt, sul Mozart civettuolo
> dei Concerti per pianoforte e delle Sonate.
> In altri luoghi Gould dichiara di adorare le opere di Mozart (le
> uniche che ascolta, assieme a quelle di Strauss e di Wagner): pertanto
> non credo che la sua fosse una avversione totale o aprioristica. E poi
> le opinioni di chiunque cambiano col tempo; Le ali del turbine
> intelligente (e anche No, non sono un eccentrico) contengono pezzi
> scritti anche in periodi molto distanti fra di loro, e questo può in
> parte spiegare alcune incongruenze.
>
> Comunque, nonostante abbia speso un po' di tempo per cercare di
> capirlo, Gould mi riesce incomprensibile (ma ho una vera e propria
> devozione per lui).
Sì, hai colto un aspetto importante. La "campanella" di Liszt, tanto per
chè ne parlavano in un post da poco, gli sarebbe sembrata offensiva per
l'esecutore. E musicalmente, intendiamoci, vale tutta quella fatica? e
d'altra parte, un pezzo come il "chiaro di luna", che fa venire i
brividi a una mia amica anche se sono io a suonarlo, e che anche lui ha
registrato, è un po' troppo facile. Vuoi mettere la spartana bellezza di
Bach, una musica metamusicale, qualcosa come la tua
incomprensibile-devozione, un mistero.
Ciao,
N.
Stanislav Bunin, e non č un complimento per la Bellucci.
Bye
Pit
> Ho detto che Prokofiev lo lasciamo a Richter perchè mi sembra che sia
> addirittura dedicatario di una sonata di Prokofiev, solo per questo.
Svjatoslav Richter ha collaborato piuttosto intensamene con Prokofiev. E ha
realizzato la prima esecuzione assoluta di diverse fra le ultime Sonate.
> E a dir la verità non conosco altre versioni della Hammerklavier.
Ce ne sono...personalmente mi sento di raccomandarti quella di Pollini, in
un ottimo doppio della DGG che si trova a medio prezzo.
>Però
> l'ho sentita suonata dal vivo da Alessio Bax (vedi altro post) e mentre
> i miei vicini ascoltatori si sono un po' persi, o almeno così mi è
> sembrato, la mia amica insomma l'ha trovata un po' difficile, io ero
> preparata, e mi è piaciuta. Di pomeriggio, prima di riprendere la
> seconda parte della giornata, quando non posso suonare (il pianoforte)
> perchè disturbo, dormicchio con l'Hammerklavier.
Non avevo capito che trollavi, sinceramente.
> Sempre in un altro post proponevo l'abbinata Horowitz-Scarlatti:
> che ne pensi?
Per quanto mi riguarda, una meraviglia.
>GG dice che suonava Scarlatti in gioventù, ma poi in tutto
> ha fatto tre sonate. E secondo me GG è un po' troppo serio per
> Scarlatti, per il carattere delle cui sonate invece Horowitz calza a
> pennello.
Lo suonava durante gli studi. Le tre sonate che dici non sono affatto male.
Non vedo GG così serio, quando vuole è un vero umorista.
> Ho letto recentemente un'intervista di Horowitz critico musicale ad
> Arrau, intervista risalente agli inizi anni 80. Arrau ad un certo punto
> si stupisce perchè ha conosciuto Rachmaninovv e questi beatamente
> ammetteva di non conoscere non mi ricordo che variazioni di Beethoven.
> Arrau era scandalizzato.
Beh, Rachmaninov ha fatto diversi mestieri (compositore, direttore
d'orchestra, alla fine anche pianista...) e non è che avesse un repertorio
vastissimo, per quel che se ne sa. Non nel senso di Arrau. Detto questo, ho
l'impressione che scherzasse.
>Dico questo a proposito di ampiezza di
> repertorio dei pianisti: forse ad alcuni non ha giovato fare di tutto di
> più, in questo GG tagliava impietosamente con la penna rossa compositori
> su compositori, che qualche volta viene da pensare che se ha fatto UNA
> sonata di Prokofiev, forse perchè è l'unica che salva, bontà sua.
Un po' hai ragione. Ammirava molto il primo movimento, da un punto di vista
strettamente compositivo.
Aveva comunque una notevole affinità con la cultura musicale russa. Pare
abbia progettato anche un'integrale scriabiniana (restano solo la Terza e la
Quinta). In fin dei conti se n'è andato precocemente anche lui.
> E la Monica Bellucci del pianoforte, chi é?
> Pettegoliamo, pettegoliamo :-) che mi piace,
Scherzavo (anche se mi viene in mente H.Grimaud, che ho sentito alla Radio e
mi ha impressionato più per le sue interviste rigorosamente politically
correct che per il modo in cui suona Brahms). :-) Volevo dire che Horowitz
va ben oltre la "bella presenza" e lo spettacolo.
dR
> Ahi ahi, qui rischio la ghigliottina di Cabassi, ma preferisco di gran
lunga
> Fischer, Richter, e perfino Gulda. Però l'interprete più grande del CBT al
> pianoforte, IMHO, è Grigory Sokolov. Sto aspettando con ansia il
disco.....
Di Sokolov ho l'Arte della Fuga e mi è parsa fantastica. A completare il
disco c'è la Partita in do minore. Notevolissima anche quella.
> Del tutto plausibile, non ci avevo pensato. Però nessuno sinora ha osato
> pensare che certe sue scelte di repertorio siano dipese da limiti tecnici.
Non puramente tecnici. Credo che potrebbe dominarle. Uno che fa Prokofiev,
Scriabin, Ravel....
> Invece se fosse anche questo? Che non si travasse a suo agio con le
sonorità
> paraorganistiche?
Su questo sono quasi sicuro. Che non ci si trovava.
dR
Naida Cole ?
>... una collana supervista da Abbado ...
LOL
. a l l E g r i .
____________________________________________________
Nulla è più vano del tentativo di adeguare
un'opera d'arte a un sistema di analisi
per il quale non è stata concepita.
Glenn Gould
____________________________________________________
http://digilander.iol.it/clklaus
clklaus chiocciola libero.it
Danny Rose wrote:
> nadia <n...@mail.it> wrote in message 3ED49E43...@mail.it...
>>Perň
>>l'ho sentita suonata dal vivo da Alessio Bax (vedi altro post) e mentre
>>i miei vicini ascoltatori si sono un po' persi, o almeno cosě mi č
>>sembrato, la mia amica insomma l'ha trovata un po' difficile, io ero
>>preparata, e mi č piaciuta. Di pomeriggio, prima di riprendere la
>>seconda parte della giornata, quando non posso suonare (il pianoforte)
>>perchč disturbo, dormicchio con l'Hammerklavier.
>
>
> Non avevo capito che trollavi, sinceramente.
>
E' venuto il momento di chiedere che cosa significa esattamente
trollare, cos'č un troll. Ti ringrazio molto. Di piano sono una
dilettante, prendo lezioni ma non ho mai dato esami.
>
>>GG dice che suonava Scarlatti in gioventů, ma poi in tutto
>>ha fatto tre sonate. E secondo me GG č un po' troppo serio per
>>Scarlatti, per il carattere delle cui sonate invece Horowitz calza a
>>pennello.
>
>
> Lo suonava durante gli studi. Le tre sonate che dici non sono affatto male.
> Non vedo GG cosě serio, quando vuole č un vero umorista.
>
Non ho detto che sono male, ma sono poche (quante sono le sonate di
Scarlatti? 500, di piů?). Un po' poco, no? Di Horowitz ho un disco con
sonate di Scarlatti che dura piů di un'ora, e non annoia niente niente,
un punto per Horowitz.
>>Ho letto recentemente un'intervista di Horowitz critico musicale ad
>>Arrau, intervista risalente agli inizi anni 80. Arrau ad un certo punto
>>si stupisce perchč ha conosciuto Rachmaninovv e questi beatamente
>>ammetteva di non conoscere non mi ricordo che variazioni di Beethoven.
>>Arrau era scandalizzato.
>
>
> Beh, Rachmaninov ha fatto diversi mestieri (compositore, direttore
> d'orchestra, alla fine anche pianista...) e non č che avesse un repertorio
> vastissimo, per quel che se ne sa. Non nel senso di Arrau. Detto questo, ho
> l'impressione che scherzasse.
>
>
Le variazioni che non conosceva erano le "Eroica" se non sbaglio. E che
c'entra il repertorio? Volevo dire che Arrau aveva delle riserve su
Rachmaninovv, mentre ci sono stati dei pianisti che hanno messo
Rachmaninovv nel proprio repertorio, che insomma forse era un po'
sopravvalutato.
> Aveva comunque una notevole affinitŕ con la cultura musicale russa.
Sě ma alla frutta č un interprete di Bach e Schoenberg che erano tedeschi.
Ciao,
N.
. k l A u s . wrote:
> LOL
>
Giuro che č l'ultima,
LOL che vuol dire?
La collana di Abbado ce l'hai anche tu? Adesso mi sembra che grattino il
fondo del barile, perchč allegano per allegare. Ad esempio Repubblica
per restare al nostro aveva allegato le Variazioni Goldberg da una
registrazione radiofonica precedente al '55 e secondo me puň andare bene
per il collezionista come me che vuole avere tutto, ma se qualcuno si
avvicina alle VG o a Bach o a Gould in quel modo rischia di rimanere
fermo lě, e queste operazioni non mi piacciono.
Ciao,
N.
Danny Rose wrote:
> nadia <n...@mail.it> wrote in message 3ED49E43...@mail.it...
>
>>Però
>>l'ho sentita suonata dal vivo da Alessio Bax (vedi altro post) e mentre
>>i miei vicini ascoltatori si sono un po' persi, o almeno così mi è
>>sembrato, la mia amica insomma l'ha trovata un po' difficile, io ero
>>preparata, e mi è piaciuta. Di pomeriggio, prima di riprendere la
>>seconda parte della giornata, quando non posso suonare (il pianoforte)
>>perchè disturbo, dormicchio con l'Hammerklavier.
>
>
> Non avevo capito che trollavi, sinceramente.
>
Forse vuol dire semplicemente "scherzavi"? No, non scherzavo,
l'Hammerklavier di GG mi piace veramente, soltanto che penso ci siano
delle musiche che si possono ascoltare a casa propria, mentre ci si
rilassa, o comunque non con lo scopo di sentire musica, quanto di avere
un effetto della musica su di sè, o entrambe le cose. E altra musica che
almeno io non riesco sentire a casa. Ad esempio ho ascoltato il War
Requiem di Britten, e mi è molto piaciuto - tutta quella gente,
splendido - ma non lo ascolto a casa. E anche Schoenberg non lo ascolto
a casa perchè non riesco ad avere la sufficiente concentrazione, ed
evidentemente non voglio. Mentre dal vivo sono più presente, sono -
siamo - lì per quello e va meglio. Avete detto che l'Hammerklavier di GG
è lenta: magari può andare benissimo se a casa tua disteso a letto ti
rilassi, fai una pausa, mentre magari in una sala di concerto,
rattrappito sulla poltrona, con la gente che rumoreggia, puoi segnare il
passo.
Ti dirò la verità, che non sento la necessità di sentire un'altra
versione dell'Hammerklavier, ma se la fanno dal vivo, vado.
In questo GG non aveva tutte le ragioni a dire che il concerto è morto,
almeno io non la vedo così.
Ciao,
N.
> E' venuto il momento di chiedere che cosa significa esattamente
> trollare.
Se non sbaglio è un termine che deriva da "Troll", figura di orco o giù di
lì delle mitologie nordiche, almeno credo. Significa spararle
(deliberatamente) grosse.
Dire che si fa il pisolino postprandiale con un monumento della letteratura
pianistica (e non solo; l'Hammerklavier è una sintesi di storia della forma,
oltre che di scrittura pianistica) in sottofondo è un po' una trollata.
Quasi come le uscite di Glenn Gould sull'Appassionata (che piace poco anche
a me, ad essere sincero; ma non avendo le dita di Gould, mi limito a dire
che non la capisco). Un equivalente letterario potrebbe essere sostenere che
a letto, per prendere sonno, si legge l'Iliade in greco...
> Non ho detto che sono male, ma sono poche (quante sono le sonate di
> Scarlatti? 500, di più?). Un po' poco, no?
Sì, non gli andava molto (e per conto mio sbagliava). Ma quelle che ha
inciso non mi risultano noiose, anche se suonarle lo è stato (forse) per
lui.
> Le variazioni che non conosceva erano le "Eroica" se non sbaglio.
Mi sembra impossibile che Rachmaninov non le conoscesse. Sono straconvinto
che motteggiasse l'interlocutore.
>E che
> c'entra il repertorio?
C'entra, c'entra. Arrau può essersi benissimo scandalizzato perché il suo
atteggiamento di fronte al repertorio è profondamente diverso da quello di
Rachmaninov. Arrau ha studiato praticamente tutta la letteratura dello
strumento, quella "classica" (cioè consacrata come oggetto di studio, sul
cui valore la musicologia è ormai concorde; non uso l'aggettivo in senso
stilistico, come "barocco", o "romatico") innanzi tutto. Anche se non l'ha
proposta proprio tutta in sala da concerto, o l'ha proposta e poi
abbandonata. Ad esempio eseguì un "tutto Bach" (non so se rendo) a Berlino
negli anni trenta. Quindi aveva una conoscenza di prima mano di quanto si è
scritto per tastiera. La sua grandezza di interprete si è costituita
progressivamente, attraverso una ricognizione tanto vasta quanto profonda
(non c'è un segno della partitura per cui Arrau non trovi un equivalente,
una soluzione sonora).
Rachmaninov invece è stato un interprete di enorme padronanza tecnica e
personalità, ma decisamente lontano da quest'ideale di proposta culturale
(nel senso che la sua cultura musicale è molto diversa); non lo vedo a
proporre un'integrale, per esempio. Lo scandalizzarsi di Arrau (che trovava
i propri modelli in Backhaus e Schnabel, direi) credo vada considerato in
questo contesto.
>Volevo dire che Arrau aveva delle riserve su
> Rachmaninovv, mentre ci sono stati dei pianisti che hanno messo
> Rachmaninovv nel proprio repertorio, che insomma forse era un po'
> sopravvalutato.
A me pare il contrario, anche se non lo amo molto (anzi pochetto, a essere
sincero). Credo che Rachmaninov valga, e che molti degli interpreti che lo
hanno prediletto abbiano favorito una visione un po' superficiale delle sue
musiche. Insomma, finché lo si prende per quello del Secondo Concerto, tanto
saccheggiato dal cinema (da Breve Incontro di David Lean, dove a suonare era
la grande Eileen Joyce, a Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder...),
e poco altro, è fatale che sembri solo un romanticone fuori tempo massimo.
> > Aveva comunque una notevole affinità con la cultura musicale russa.
>
> Sì ma alla frutta è un interprete di Bach e Schoenberg che erano tedeschi.
Per dessert ha lasciato la Terza e la Quinta di Scriabin, oltre al Prokofiev
di cui si parlava. Si veda poi "La musica nell'Unione Sovietica", contenuto
in "L'ala del turbine intelligente", Adelphi.
ciao
dR
Danny Rose wrote:
Ad esempio eseguì un "tutto Bach" (non so se rendo) a Berlino
> negli anni trenta.
Esatto, negli anni '35-36, a memoria, tutto, in non so quanti recital.
Dopo uno di questi recital - leggevo dall'"Intervista a Claudio Arrau"
di Joseph Horowitz, - riceve la visita di Busoni che gli dice che il suo
è un Bach "accademico", di usare la fantasia, il pedale. Dopodichè,
Arrau non suonerà più Bach, trovando convincente la Landowska e quindi
il discorso filologico. Questo è quello che dice nel libro.
Non capisco dove esattamente non ci capiamo, forse in realtà ci capiamo,
però resto convinta che voler spostare a tutti i costi l'attenzione
sulle cose "minori" di GG sia un volerlo, forse, ridimensionare, non so.
"Arrau, usi la fantasia, il suo è un Bach accademico!"
Ciao,
N.
> Non capisco dove esattamente non ci capiamo, forse in realtà ci capiamo,
Direi che ci capiamo. Mi mandi una foto? :-D (sto scherzando, eh)
> però resto convinta che voler spostare a tutti i costi l'attenzione
> sulle cose "minori" di GG sia un volerlo, forse, ridimensionare, non so.
Beh, il suo Scriabin non mi pare così minore. Anche con virgolette. :-))
> "Arrau, usi la fantasia, il suo è un Bach accademico!"
Qualche testimonianza del Bach di Arrau (successivo) è rimasta. Non è
affatto male.
ciao
dR
>Giuro che è l'ultima,
>LOL che vuol dire?
LOL vuol dire lot of laughling: un sacco di risate
mi devi scusare, non ho resistito a sorridere relativamente all'uso del termine
"supervisto" anziché "supervisionato" , come se Abbado avesse guardato,
guardato, guardato, guardato, guardato, guardato, e ancora guardato prima di
decidere ... è una mia passione quella di giocare con le parole e il tuo modo di
usare il verbo in quel modo mi ha stuzzicato, spero tu non te la prenda in
quanto il sorridere era rivolto solo ed esclusivamente a quel termine e certo
non al contenuto del mesaggio.
Pensavo fosse "Laughing Out Loud" che in realta' significa lo stesso
pero'... ho avutuo un'attacco di "precisinaggine".
:)
Ciao
V.
>Pensavo fosse "Laughing Out Loud" che in realta' significa lo stesso
>pero'... ho avutuo un'attacco di "precisinaggine".
>:)
si dice pedanteria :-)
Avete sentito?? tutti voi che vi divertite a correggere in continuazione le
mie mancanze ortografiche o di battitura, siete dei pedanti !
Danny Rose wrote:
> Le registrazioni beethoveniane di Glenn Gould non sono poche, e sono
> disperse su un intervallo di tempo abbastanza ampio. Già questo permette di
> ipotizzare quello che l'ascolto poi conferma: le soluzioni sono molto
> differenziate, l'approccio muta nel tempo. Diciamo che l'Appassionata e la
> Hammerklavier sono il punto estremo in senso...negativo, stavo per scrivere,
> ma poi succede che qualcuno (come Nadia) riesca a vedere qualcosa di
> interessante anche in quelle esecuzioni (le metto sullo stesso piano solo
> per brevità, non perché la chiave sia la stessa). Per poter valutare il
> Gould interprete beethoveniano bisogna conoscere anche le registrazioni
> delle Variazioni op.35, delle Sonate op.2, op.26, op.28 e op.31.
> Personalmente trovo molto interessanti anche la trilogia op.10 e la Sonata
> op.110 (la versione dal vivo a Stoccolma, soprattutto). Tutti pezzi che sono
> proprio un'altra cosa (anche se a Pit la "Tempesta" proprio non va) rispetto
> all'atteggiamento provocatorio e nichilista dell'Appassionata, e della
> lentezza un po' boriosa della Hammerklavier.
>
"Conoscetemi" disse e fu dimenticato.
"Voletemi bene": ma dell'amore abbiamo paura.
Preferiremmo volare sulla luna piuttosto che dire le parole giuste
quand'è tempo di dirle.
Luois Philippe, Yuri Gagarin
Cito questa canzone di Luois Philippe perchè mi sembra che GG, con tutto
il suo orrore per la retorica sentimentalista, non ha però paura dei
sentimenti, e si sente. E il legato lo fa - quando lo fa. Insomma a me
l'Hammerklavier non pare così orribile.
Per fare conversazione, ieri ho sentito le Variazioni Goldberg suonate
da Andrea Carcano, non sono belle, ma bellissime. Insegna qui a Udine,
ma è stato allievo di Canino ed è nato a Milano. Per non fare il bis,
perchè sa che dopo le Variazioni Goldberg non ci va (imo), si è scusato
dicendo che doveva prendere il treno.
Chissà mai che non riusciremo a sentirci insieme qualche concerto, ma io
sono molto periferica (Udine), ma posso anche mollare il pianoforte per
qualche secondo ;-)
ciao,
N.
> > >Pensavo fosse "Laughing Out Loud" che in realta' significa lo stesso
> > >pero'... ho avutuo un'attacco di "precisinaggine".
> > >:)
> >
> > si dice pedanteria :-)
>
> Avete sentito?? tutti voi che vi divertite a correggere in continuazione
le
> mie mancanze ortografiche o di battitura, siete dei pedanti !
Ma che brava allieva, fossero tutte cosě !.O
> Cito questa canzone di Luois Philippe perchè mi sembra che GG, con tutto
> il suo orrore per la retorica sentimentalista, non ha però paura dei
> sentimenti, e si sente.
Certo. Ma sono due cose differenti...o no? :-) La cosa che lo infastidisce
di più è la retorica del sentimento spacciato per autenticità. IMHO,
ovviamente.
>E il legato lo fa - quando lo fa. Insomma a me
> l'Hammerklavier non pare così orribile.
Nulla da dire. Dicevo in senso negativo perché sono esecuzioni piuttosto
tese, intendo nel rapporto con la pagina che sta suonando, e con la
tradizione di cui è carica. In quei casi GG entra in forte contraddizione
con tutto ciò, e il risultato è estremistico.
> Chissà mai che non riusciremo a sentirci insieme qualche concerto, ma io
> sono molto periferica (Udine), ma posso anche mollare il pianoforte per
> qualche secondo ;-)
Chi lo sa, magari sì...
ciao
dR
Rischio un'accusa di pedanteria, ma faccio notare che Busoni è morto nel
1924, e a quella data Arrau aveva vent'anni si e no.
Il suo tutto Bach era ancora di là da venire....
Bye
Pit
Pit - Pietro Lonati wrote:
Hai ragione, scusa, però l'episodio è vero, non lo ricordo male, solo
che il libro l'ho riportato in biblioteca musicale. Io avevo un dubbio,
solo che non avevo più il libro sottomano. A questo punto se ti
interessa vado a vedere, anzi andrò a vedere anche se non ti interessa,
però se me lo sai dire tu chi invece era questo pianista che gli ha
detto così ad Arrau, bene. Chi era vivo nel '35-36? Va be', lasciamo
perdere, grazie intanto per la precisazione.
Ci risentiamo, i lapsus sono interessanti.
Ciao,
N.
Ho sicuramente sbagliato data, ma persona non sono così sicura. Nel '24
Arrau aveva sì venti anni ma era stato un bambino prodigio, orfano di
padre, aveva ricevuto dal governo cileno una borsa di studio. La madre
sceglie Berlino come luogo di studi, e lì Arrau diventa allievo di
Martin Krause, allievo a sua volta di Liszt. Krause morirà quando Arrau
ha circa 19 anni, e lui entra in crisi, è presto per non avere più un
maestro, ma Krause non è tanto facilmente sostituibile. Dopo un periodo
di crisi e di difficoltà per la carriera Arrau compie una scelta
insolita: va in terapia. Adesso sarebbe una cosa comune, ma allora non
poi così tanto. Forse la critica di cui mi ricordavo non è avvenuta a
Berlino nel '35-36, ma proprio quando Arrau aveva circa 20 anni.
Controllerò appena riaprono le biblioteche. Lui dice che con Krause
studiava Bach, e mi sembra di ricordare che diceva di fare un Bach
senza pedale, insomma un po' "secco" come timbro. Mi pare di ricordare
anche l'insofferenza di GG per le trascrizioni di Bach, nelle
conversazioni con Jonathan Cott se non sbaglio si lamenta che nei
concerti ai suoi tempi non c'era mai Bach e basta, ma Bach-Busoni e
Bach-altri. Io in sostanza in tutto il post volevo dire che forse, prima
che lo abbandonasse, il Bach di Arrau non era poi così lontano dal Bach
di GG. Ma Arrau tramite il suo "padre" Krause ha una vera venerazione
per Liszt, come persona poi in modo assoluto (mentre per Beethoven
persona critica il modo in cui trattò il cugino). Mentre ovviamente la
critica di GG sulla musica di Liszt è assai più pesante.
Il libro di Horowitz è interessante, Arrau dopo aver per un certo tempo
conservato la nazionalità cilena in memoria appunto di quella borsa di
studio che il governo gli aveva concesso fanciullo, ai tempi di Pinochet
si vede costretto ad abbandonarla per quella statunitense. Mi viene in
mente il film "Il pianista", non so se l'hai visto, insomma una persona
che non si occupa di politica ma non è apolitico, chissà se ho detto bene.
Controllerò comunque appena posso.
Ciao,
N.
nadia wrote:
Era ad Arrau che non piaceva il Bach di Busoni, mentre il contrario in
realtà non si può dire con sicurezza. Ecco il testo integrale:
H. E il Bach di Busoni?
A. Era un Bach orchestrale, dal suono sensuale. Non mi piaceva. Lo
suonava soprattutto attraverso le sue trascrizioni. Io lo trovavo
teatrale. Vede, la mia insegnante di italiano, Rita Boetticher, era
un'intima amica di Busoni. Una volta è venuta ad uno dei miei concerti
bachiani del '35 e non le è piaciuto affatto. "E' accademico" mi disse.
"Perchè non usa la sua immaginazione? Perchè non si serve del pedale?"
Se già prima non gli piaceva, il Bach di Busoni, dopo quella uscita
l'avrà avuto come il fumo negli occhi (supposizione) e forse il tutto ha
concorso nella scelta di abbandonare Bach (supposizione).
Comunque GG non viene mai nominato nel libro che io abbia visto (in
realtà dovrei rileggerlo con più calma).
C'è una cosa che vorrei chiedervi, così magari smetto di parlare da
sola, a un certo punto c'è un riferimento a un pianista che non sbaglia
mai, ad Arrau questa perfezione non piace, secondo voi è Michelangeli?
Ciao,
N.
Direi che questo chiarisce tutto. Che ad Arrau non piacesse il Bach di
Busoni mi sembra verosimile: una concezione del suono e anche del rapporto
col testo quasi agli antipodi: Busoni si misurava con gli autori alla pari e
non disdegnava interventi *creativi* che forse oggi verrebbero molto
criticati, e che lo erano un po' anche allora, ma le testimonianze sono
concordi nel riconoscergli una personalità così travolgente da consentirgli
praticamente qualunque arbitrio. Arrau invece in venerazione dinanzi al
compositore e custode della fedeltà al testo sino alla mania.
C'è un punto che probabilmente ci sfugge: nessun pianista di fama oggi, a
quanto ne so, è anche un compositore del livello di Busoni. Credo che di
fatto lui sia stato l'ultimo. Questo secondo me sposta di un ordine di
grandezza il confine del lecito e i limiti dell'intervento, anche se il
risultato andrebbe sempre valutato a posteriori e di Busoni interprete non
ci rimane quasi nulla, e quel pochissimo è quasi tutto su rullo di
pianoforte meccanico.
Quanto al suggerimento dato ad Arrau mi sembra dimostrare una tipica
incomprensione da non musicista: Arrau è un interprete pieno di fantasia, ma
ne fa un uso probabilmente diverso da quello che poteva intendere frau
Boetticher: per suonare come quest'ultima avrebbe voluto Arrau avrebbe
dovuto, semplicemente, essere un'altra persona.....
> Se già prima non gli piaceva, il Bach di Busoni, dopo quella uscita
> l'avrà avuto come il fumo negli occhi (supposizione) e forse il tutto ha
> concorso nella scelta di abbandonare Bach (supposizione).
> Comunque GG non viene mai nominato nel libro che io abbia visto (in
> realtà dovrei rileggerlo con più calma).
Effettivamente il motivo per cui Arrau non ha ripreso Bach negli anni della
sua maturità mi sembra un bel mistero. Tanto più che ha mostrato di
condividere la famosa affermazione di Busoni sulla triade Bach, Liszt,
Beethoven (Bach la base, Liszt l'apice, tutt'e due rendono possibile LvB:
non mi chiedete cosa voglia dire perché non ne ho la benché minima). Quanto
a Gould che dire? Non ho notizie di un giudizio di Arrau su di lui né
viceversa; tirando a indovinare presumo che non dovessero piacersi:
anticonformismo e conformismo (in entrambi i casi nel senso migliore del
termine) l'un contro l'altro armati.
> C'è una cosa che vorrei chiedervi, così magari smetto di parlare da
> sola, a un certo punto c'è un riferimento a un pianista che non sbaglia
> mai, ad Arrau questa perfezione non piace, secondo voi è Michelangeli?
Non ne ho idea, spero di no: fermarsi alla perfezione nel giudicare
Michelangeli non gioverebbe alla intelligenza musicale di Arrau. Inoltre due
interpreti così fermamente ancorati al testo musicale (anche se con esiti
tanto diversi.....) son difficili da trovare.
Bye
Pit
P.S.: l'ultimo sopravvissuto in grado do darci un parere tecnico e musicale
fondato su Busoni, per averlo ascoltato di persona, è stato Wilhelm Kempff,
morto novanacinquenne qualche anno fa. Ma non so se a qualcuno è venuto in
mente, finchè era possibile, di andargli a fare delle domande
sull'argomento. Peraltro proprio Kempff si è congedato dal suo pubblico con
un disco di proprie trascrizioni da Bach.
> Effettivamente il motivo per cui Arrau non ha ripreso Bach negli anni della
> sua maturità mi sembra un bel mistero. Tanto più che ha mostrato di
> condividere la famosa affermazione di Busoni sulla triade Bach, Liszt,
> Beethoven (Bach la base, Liszt l'apice, tutt'e due rendono possibile LvB:
> non mi chiedete cosa voglia dire perché non ne ho la benché minima). Quanto
> a Gould che dire? Non ho notizie di un giudizio di Arrau su di lui né
> viceversa; tirando a indovinare presumo che non dovessero piacersi:
> anticonformismo e conformismo (in entrambi i casi nel senso migliore del
> termine) l'un contro l'altro armati.
>
Credo che ci siano anche trent'anni di differenza quasi che fanno molta
differenza, oltre a una diversa formazione musicale. Arrau era orfano e
visse quasi in famiglia di Krause, che chiamava però "herr professor", e
negli anni intorno al '20-24, con la crisi in Germania e con la morte di
Krause, la carriera di Arrau che sembrava ovvia fin da fanciullo, ha
avuto dei momenti difficili.
Credo che salvò anche la vita al suo terapeuta, che si chiamava
Abrahmson e credo proprio fosse ebreo, gli procurò un visto per il Cile.
Questo non c'entra niente, ma insomma forse oltre che una questione di
conformismo e anticonformismo, oppure la questione conformismo
anticonformismo è stata determinata dalla situazione ambientale e dal
tempo in cui i due vissero. 30 anni di differenza e America-Berlino
possono fare miracoli.
Nemmeno io capisco troppo bene le formulazioni base-apice-triangolo.
Ti devo salutare perchè il cane ha la diarrea, magari riprendiamo in un
3ad più recente,
ciao,
N.
Dico solo ancora questo. Nel libro - inizio anni '80 - Horowitz gli
chiede cosa gli piacerebbe ancora suonare, perchè Arrau ha paura di
mollare l'attività concertistica, pensa che dopo non riuscirebbe più a
riprenderla, e Arrau parla di musica contemporanea che vorrebbe
studiare, ma poi non si allontanerà dai percorsi già conosciuti.
Questo non c'entra molto con Bach, dico per dire che insomma lui aveva
la volontà di conoscere nuove strade - insomma non era conformista nel
repertorio - ma poi insomma purtroppo non ha potuto realizzare quanto
desiderava.
Ciao,
N.
>P.S.: l'ultimo sopravvissuto in grado do darci un parere tecnico e musicale
>fondato su Busoni, per averlo ascoltato di persona, è stato Wilhelm Kempff,
>morto novanacinquenne qualche anno fa. Ma non so se a qualcuno è venuto in
>mente, finchè era possibile, di andargli a fare delle domande
>sull'argomento.
non capisco bene quel che intendi.
Kempff sarà stato anche l'ultimo, ma Arrau Busoni l'ha sentito, e ne
ha parlato e riferito per tutta la vita...
T
> Effettivamente il motivo per cui Arrau non ha ripreso Bach negli anni della
> sua maturità mi sembra un bel mistero.
Ma non è vero! Negli ultimi anni aveva ripreso a suonare Bach, ed aveva
programmato una incisione completa delle Partite. Arrivò a fissarne solo
4 (manca la Sesta che mi sarebbe proprio piaciuto sentirgli fare), in
modo - fra l'altro - splendido. E per nulla 'antiquato'. Si sente che le
diatribe filologiche non lo avevano lasciato indifferente. La sua
concezione del tempo nelle Sarabande farebbe la felicità di Leonhardt, ci
sono gli abbellimenti estemporanei, e i tempi sono clavicembalistici
(specie nelle Gighe, molto 'caute').
Quando passo a Milano vedrò di portartele assieme al Bach di Padova.
ciao,
Jashugan
--
«Ha tinto le mie vesti d'un rosso a tutti sconosciuto. Ora non vi è
più nessuno che le sfiori. Uccide gli uomini in viaggio e, guardando
il cielo, una donna piange».
(Hiroaki Samura)
N'zapevo di questa incisione! E' un'ottima notizia.
Non vedo l'ora.
Bye
Pit
In effetti hai ragione ma Arrau come testimone, nel senso critico del
termine, non mi è proprio venuto in mente. La ragione è che da quello che in
alcune interviste io ho sentito dire da Arrau non sono riuscito a farmi
un'idea di come suonasse Busoni. (Un'idea ce l'ho, naturalmente, ma mi viene
dai dischi). Mi sono invece fatto l'idea di che razza di figura mitica fosse
Busoni per Arrau e di quanta ammirazione e devozione gli dedicasse.
C'è invece un resoconto di Kempff che parla di un'esecuzione di D'Albert che
restituisce in modo piuttosto vivido l'idea di come D'Albert suonasse.
Infine ho pensato a Kempff (l'idea di Kempff testimone su Busoni l'ho in
mente da quando è morto) anche per ragioni anagrafiche. Torno a fare i
conti. Busoni è morto nel 1924, stava male da qualche anno, da quel che ne
so soffriva di reni: oggi lo avrebbero messo in dialisi. E' un male che
indebolisce fisicamente. Arrau, nato nel 1903, può avere ascoltato Busoni in
forma quando era adolescente o poco più. E' un po' presto per farne un
resoconto critico acuto.
Kempff, nato nel 1895, nel 1920, anno in cui Busoni era probabilmente ancora
in forma, di anni ne aveva 25 ed era già un professionista del pianoforte.
Ecco, questo è il punto (IMHO, naturalmente) Da Kempff (come da
Tagliapietra, ti ricordi Rattalino?) si possono avere pareri critici più
penetranti e meno legati al mito.
Bye
Pit
Io l'ho sempre intesa in senso pedagogico: la base per la tecnica è Bach
(invenzioni, Clavierübungen), l'apice di difficoltà Liszt, con questi mezzi
tecnici si può pensare di suonare Beethoven. Troppo semplicistico?
Ciao Mr Duffy
--
"(...) questa sensazione di nullità che spesso mi domina (sensazione da
altri punti di vista meno nobile e feconda) deriva abbondantemente dalla tua
influenza. Io avrei avuto bisogno di un po' d'incoraggiamento, un po' di
gentilezza, di qualcuno che mi lasciasse un po' aperta la mia strada: invece
me la sbarrasti, sicuramente con le migliori intenzioni, quelle di farmene
imboccare un'altra. Ma io non ne ero capace."
Kafka, Lettera al padre
Mr Duffy wrote:
> Pit
>
>>Bach la base, Liszt l'apice, tutt'e due rendono possibile LvB:
>>non mi chiedete cosa voglia dire perché non ne ho la benché
>>minima [idea]
>
>
> Io l'ho sempre intesa in senso pedagogico: la base per la tecnica è Bach
> (invenzioni, Clavierübungen), l'apice di difficoltà Liszt, con questi mezzi
> tecnici si può pensare di suonare Beethoven. Troppo semplicistico?
> Ciao Mr Duffy
No, lo trovo convincente.
Ciao,
N.
Già, ma io vorrei sapere se c'è altro oltre il paradosso che LvB ha composto
ed è stato eseguito anche prima della venuta di Liszt.
Se Busoni intendeva dire che la tecnica lisztiana si riverbera per chi la
pratica anche sull'esecuzione di LvB l'affermazione non mi sembra così
interessante, anzi, è una banalità.
Io penso che il significato sia più sottile, ma non sono sicuro di capirlo.
Posso però fare delle ipotesi. Io penso che LvB sia il musicista che più di
ogni altro ha preso da Bach, e per quel poco che ho potuto suonare di LvB e
di Liszt ho l'impressione che il modo di mettere le mani sulla tastiera nei
due fosse simile (mentre in Chopin è completamente diverso, e anche in
Brahms, e in Schubert) come se, se me la date buona, la tecnica di Liszt
fosse la tecnica di LvB elevata al cubo. Ma attenzione, LvB da Bach non ha
preso la tecnica, ma il pensiero. Per questo non capisco quello che vuol
dire Busoni: è come se si riferisse al fatto tecnico insieme al fatto
musicale, cosa anche possibile dato che era un pianista-compositore, ma
resta il fatto che anche in questo caso mi è oscuro quello che intendeva
dire.
Bye
Pit
> > > Io l'ho sempre intesa in senso pedagogico: la base per la tecnica è
Bach
> > > (invenzioni, Clavierübungen), l'apice di difficoltà Liszt, con questi
> mezzi
> > > tecnici si può pensare di suonare Beethoven. Troppo semplicistico?
> > > Ciao Mr Duffy
>
> Già, ma io vorrei sapere se c'è altro oltre il paradosso che LvB ha
composto
> ed è stato eseguito anche prima della venuta di Liszt.
Non escluderei del tutto la possibilità che Busoni vedesse per gli
interpreti della propria epoca, nel cui bagaglio storico entrano tutti e tre
i compositori citati, come una generazione privilegiata, che arrivava
immediatamente a ridosso del punto culminante nella storia della letteratura
per pianoforte (dal nostro punto di vista dovrei dire per tastiera...ma non
dimentichiamo che Busoni considerava assolutamente legittimo adattare e
rimaneggiare; la sua idea della storia non è quella di un filologo che
intenda ripristinare la lettera del testo nel modo più aderente possibile
all'intenzione dell'autore; è quella di un interprete che non si perita di
attualizzare il testo per arrivare ai significati essenziali, dal suo punto
di vista appunto).
Detto questo, ammetto che la frase continua a risultarmi sibillina (non
direi che sia l'unico aspetto un tantino ostico delle riflessioni...e in
generale dell'attività artistica e intellettuale di Busoni, che comunque
conosco troppo poco per fare ipotesi serie, lo ammetto).
ciao
dR
Mi consola sapere di non essere il solo a non capire..... anche se io
qualcosa di quello che Busoni ha scritto me lo sono letto. Nell'epistolario,
che oltre a essere molto interessante è anche tutt'altro che sibillino,
risultano molto chiare le sue intenzioni. Rimane anche nelle lettere del
tutto oscuro come lui le traducesse in pratica. Alla fine risulta più chiaro
comprendere i motivi della sua ammirazione per Boccioni, di cui parla
diffusamente, di quello che in concreto abbia in mente di fare
quando suona.
Insomma, si torna sempre lì: chissà cosa faceva per suscitare quei cori di
stupefatta ammirazione....
Bye
Pit
>Per questo non capisco quello che vuol
>dire Busoni: č come se si riferisse al fatto tecnico insieme al fatto
>musicale, cosa anche possibile dato che era un pianista-compositore, ma
>resta il fatto che anche in questo caso mi č oscuro quello che intendeva
>dire.
a me sembra invece evidente: l'educazione musicale (Bach) e quella
strumentale (Liszt) sono le due premesse complementari indispensabili
per l'interpretazione di Beethoven, il cui corpus sonatistico, agli
occhi di Busoni, poteva ben incarnare la summa del repertorio
pianistico...
T
Beh, questa mi sembra senz'altro l'interpretazione più sensata.
Bye
Pit