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Un Guglielmo Tell del 1956

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Isidoro Ferrante

unread,
Oct 31, 1997, 3:00:00 AM10/31/97
to

Lucio PERES wrote:
[......]
> Purtroppo il Tell ha anche una cospicua e spinosa parte per il tenore
> che deve impersonare Arnoldo, ruolo che nella fattispecie è coperto da
> Gianni Jaia.
[......]
> Forse è un problema che non si
> risolverà mai... Chissà a chi pensava Rossini quando scrisse quella
> parte: forse ad un castrato? Ma allora, butto giù la kastronata...,
> perchè non far interpretare Arnoldo ad un soprano? Mi risulta che la
> Horne in altre opere (Tancredi...) ha sostenuto la parte del
> travesti....
Hai beccato nel segno, Lucio: come eseguire Arnoldo?
Rossini scrisse la parte per Nourrit, un tenore che all'incirca dal sol
in su passava al falsettone per arrivare ad altezze stratosferiche. Non
e' improbabile che pero' avesse una voce da quello che adesso
chiameremmo tenore eroico nel registro centrale, come sembra suggerire
la tromba che lo accompagna in alcuni pasi della cabaletta (ah, venite,
su venite, delusa speme... etc).
Una parte come quella di Arnoldo era pero' un boccone troppo ghiotto
perche' non se ne impossessassero tenori di ben altro stampo: e infatti
fu proprio nel Guglielmo Tell, a Lucca, che Gilbet Duprez emise il primo
Do di petto della storia dell'opera (la frase "invento' il do di petto"
che si usa a volte mi fa pensare all'inventore del cavallo di
campanilesca memoria). A Rossini non piacque quel suono, che giudico'
simile all'urlo di un cappone sgozzato, ma si sa, in queste cose il
giudice e' il pubblico che decreto' il successo del nuovo metodo di
canto, e nel novecento Arnoldo divenne il fratellino anziano di Manrico:
non per niente, Arnoldi famosi furono Tamagno, Lauri Volpi, Martinelli,
Filippeschi, etc.
Come fare oggi Arnoldo? Non conosco Merritt, ne' Gedda, ma conosco
Pavarotti che probabilmente e' l'Arnoldo migliore conservato in disco.
E ho sentito dal vivo, a Pesaro, Grigory Kunde.
C'era anche Riccardo, quella sera: Kunde e' un tenore leggerino, da
elisir e Lucia con qualche stento, ma il canto e' (era?) pulito e
limpido. La sua interpretazione non e' piaciuta ai piu' ed in effetti
era carente nei momenti piu' eroici. Bene, ascoltando Kunde,
praticamente complementare di Pavarotti, ci siamo accorti dove Pavarotti
sbaglia: in particolare nel duettone con Matilde, ad esempio, nelle
frasi "Ah, Matilde, io t'amo e' vero" che, dopo aver ascoltato Kunde, ci
sono sembrate troppo enfatiche come vengono eseguite da Pavarotti, ma
qua e la' in altre parti dell'opera abbiamo riscontrato impressioni
analoghe. Insomma, come va eseguito Arnoldo? Probabilmente ne' Nourrit
ne' Duprez ne sono stati gli interpreti ideali. Probabilmente l'equivoco
e' gia' nella scrittura Rossiniana, ambigua tra il vecchio e il nuovo,
senza sapersi decidere: le stimmate del tenore verdiano sono presenti,
ma cosi' pure non si va decisamente verso il nuovo. Il problema e' forse
quello del Guglielmo Tell stesso: opera tanto amata dal pubblico, quanto
imbarazzante per Rossini in quanto estranea al suo modo stesso di
concepire il canto e la vocalita'.

_____________________Isidoro____________________________________________
Isidoro Ferrante ferr...@cibs.sns.it
Dipartimento di Fisica ferr...@galileo.pi.infn.it
Universita' di Pisa Tel +39 50 880284 (INFN Pisa)
INFN sezione di Pisa Fax +39 50 880317 (INFN Pisa)

Giovanni Christen

unread,
Oct 31, 1997, 3:00:00 AM10/31/97
to

Isidoro Ferrante, ferr...@cibs.sns.it writes:
>fu proprio nel Guglielmo Tell, a Lucca, che Gilbet Duprez emise il primo
>Do di petto della storia dell'opera

Rodolfo Celletti in "Voce di tenore" oltre a ricordare l'episodio
di Lucca (compreso il fatto che l'impresario aveva inizialmente
scelto un Arnoldo "en travesti") dice anche che il do di petto
era gia' stato utilizzato da altri tenori, compreso Manuel Garcia.
Duprez e' stato il primo a imporlo. Grazie al Tell perche' Rossini
per primo, sia pure involontariamente, scritto una cabaletta
che sfruttava al meglio il do di petto.

Nourrit aveva cantato solo due volte la scena di "Asile hereditaire"
("O muto asil...") perche' l'intero 4. atto poi era stato tagliato. Dopo
la cattura di Tell nel 3. atto si faceva una rivolta con battaglia in
scena, dopo di che si finiva con il coro finale.
Ma esisteva anche una versione raffazzonata in un solo atto!
Duprez aveva reintrodotto la scena, infilandola nel 3. atto prima
della scena nella piazza di Altdorf.
Per Nourrit (e probabilmente anche per Rossini) il punto
culminante del ruolo era l'annuncio della morte di Melchtal,
nel 2. atto.
Per Duprez erano i due do tenuti e indicati <ff> nella cabaletta.

L'entrata di Duprez all'Opera, e la fuga di Nourrit, sono descritte
da Des Boignes in "Petits memoires de l'Opera" (1857) che nelle
p. 130-131 descrive il debutto di Duprez come Guillaume. La
scena ristabilita aveva causato un autentico delirio, anche se
altrove parlando dell'importanza della clacque Des Boignes
prende ad esempio proprio quella serata, e il trionfo di Duprez...

Giovanni

Lucio PERES

unread,
Nov 1, 1997, 3:00:00 AM11/1/97
to

Kaiser!
Isi, Riccardo & Giovanni, ma kome fate a sapere tutte ste' cose?
Nourrit, Duprez... Kunde...: avete fatto la storia del tenore
rossiniano (tu perň Isi potresti sentire 1 volta Merritt: anche se
somiglia a Cioran non canta poi tanto male... 8;-)))
Skerzi a parte, ma quali sono leVs fonti d' informazione? Io ho solo
Il Canto Ed Vallardi di Celletti...

E sulle parti di Guglielmo e Matilde non mi dite niente?
LUX


Giovanni Christen

unread,
Nov 3, 1997, 3:00:00 AM11/3/97
to

Lucio PERES, pere...@relay.comm2000.it writes:
>Skerzi a parte, ma quali sono leVs fonti d' informazione? Io ho solo
>Il Canto Ed Vallardi di Celletti...

...un bellissimo libro!

Limitatamente alla storia dei tenori, sempre di Celletti, "Voce
di tenore" (Idea Libri). Dovrebbe essere disponibile, e' stato
ristampato recentemente in edizione economica (ma forse
da un altro editore, non so).

Poi c'e' "Le voci di Rossini" di Giorgio Appolonia (Ed. EDA). L'ho
comprato quest'estate in una libreria remainder, quindi
probabilmente e' uscito di catalogo. Ma forse lo puoi trovare
anche tu in una libreria del genere, oltre tutto risparmiando.
Molto completo anche se compilato in modo superficiale. Non mi
fiderei troppo. Pero' come libro introduttivo e' ottimo.

La fonte che vorrei trovare e' l'autobiografia di Duprez! Venne
pubblicata a Parigi, se ben ricordo nel 1880 o giu' di li' (Duprez
visse a lungo, mori' nel 1896). Non so se e' stata tradotta o
ristampata. Chi l'ha vista?

Giovanni

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