Partiamo da Verdi.
Il Nabucco migliore è quello di Sinopoli (Dg 1982) anche se in questo caso
le incisioni esistenti sono poche e nemmeno una ottimamente riuscita; non si
piazza male nemmeno quello di Muti, che presenta comunque una serie di
difetti.
I Trovatori meglio riusciti sono : quello di Karajan (dal vivo) del 1962
(DG) e quello di Serafin, sempre del 1962 (Dg). Successivamente, ad un
livello comunque inferiore, Giulini (1984 con Domingo) e Levine (Sony 1991).
Riguardo alla Traviata, la migliore in assoluto è quella di Muti (Emi 1980)
con la Scotto, Kraus e Bruson, anche se la Scotto presenta vari difetti come
molti acuti striduli e traballanti (difetto che Giudici rileva, però, anche
in sue incisioni più vecchie...). Grandissima incisione anche quella del
1958 diretta da Ghione dal vivo per la Emi, con Callas e Kraus (che canta
divinamente). Stranamente, la versione Decca di Pritchard con la Sutherland
viene un poco svalutata, anche per la protagonista stessa; idem per quella
Rca 1967 di Pretre con la Caballè, in cui quest'ultima canta tecnicamente
benissimo, ma non fa altro. Varie volte si dice, nel libro, che la Caballè
abbia un eccezionale modo di cantare, che sia tecnicamente molto dotata ed
abbia una grande cura del canto, ma non riesca ad entrare compiutamente nel
personaggio, assegnando ad esso una visione personale.
Un'ottima Aida è quella di Solti con Price e Vickers (Decca 1962) e lo è
anche quella dello stesso anno, con lo stesso direttore, incisa dalla Myto
dal vivo (2cd) . Grandissima anche quella di Abbado (dal vivo)
dell'etichetta Foyer (2 soli cd). Scarsa quella di Abbado del 1980, con una
Ricciarelli decisamente scarsa ed altri difetti. In seconda battuta, vengono
quella di Muti del 1974 (Emi, con Domingo e Caballè) e quella di Karajan
(Emi 1979) con la Freni (ottima) e Carreras. Di quest'ultima viene lodata la
direzione, molto personale e particolare, di Karajan; si tratta di un'Aida
diversa da tutte le altre, molto meno "gridata", meno sfarzosa il cui unico
punto debole sarebbe costituito dalle prime scene del quarto atto.
L'Otello migliore è quello di Kleiber dal vivo nel 1976, della Myto, con un
grande Domingo, tra gli altri; svalutato quello di Karajan del 1962 per la
scarsa credibilità di Del Monaco e Tebaldi come Otello e Desdemona ("come
possono amarsi davvero due personaggi del genere?") , viene considerato
molto personale ed innovativo quello con Vickers del 1973 diretto da Karajan
(Emi), di cui tanto si è parlato. Molto valido (più o meno allo stesso
livello) anche quello del 1978 (Rca) con Domingo.
Per fnire, il Falstaff migliore senza ombra di dubbio è quello di Giulini
del 1982; è una versione un po' meno "comica" delle altre. Grande anche
quello di Bernstein dal vivo nel 1962 (Sony), inciso, peraltro, ottimamente.
Ora tocca a Puccini.
Ovviamente, la Manon migliore è quella di Sinopoli, anche se più o meno allo
stesso livello si colloca quella di Levine (Decca 1992) con Pavarotti. Non
male Bartoletti (Emi 1972), con, però , una Caballè un po' troppo sognante,
eterea e Domingo un po' fuori posto nel quarto atto.
Le Boheme di Karajan (Decca 1974) e quella di Pappano (Emi ) si collocano
allo stesso livello. La prima è una grandissima incisione, con un'orchestra
eccezionale, diretta in modo sublime, mostrando tutte le particolarità della
partitura e accompagnando nota per nota dei cantanti molto in forma ed
adattissimi ai personaggi che interpretano; unica nota negativa la parte di
Benoit ed Alcindoro, un po' troppo sguaiata...
La seconda è molto moderna e curata, evitando inutili smancerie e mielaggini
e conferma la qualifica di esperto interprete pucciniano di Pappano; Alagna
si trova molto più a suo agio con la Vaduva che non con la moglie Gheorghiu
, con la quale oggi incide abitualmente (con un contratto che li vuole
sempre entrambi nella stessa incisione); splendido il Marcello di Hampson.
Vengo a Madama Butterfly.
Sicuramente grande è quella di Karajan (Decca 1974) , che segue la scia
dell'ottima Boheme, sempre con Freni e Pavarotti; Karajan è stato
altrettanto grande nel 1955 (Emi) , incisione ottimamente riuscita. Allo
stesso livello di Karajan, ma con un'interpretazione assolutamente personale
ed innovativa , si pone Sinopoli, il quale ha al suo fianco una Freni
eccezionale (forse meglio che nell'incisione con Karajan), un Carreras
bravissimo nel primo atto, un po' meno a suo agio nel terzo ed un Pons più
intonato del solito.
Appena sotto si trova Barbirolli (Emi 1966) con la Scotto e Bergonzi, con
un'orchestra ed un coro non buonissimi, che non riescono a far risaltare
l'ottima direzione del maestro.
Due parole sulla Fanciulla del West, la cui versione migliore è quella di
Mitropoulos nel 1957 (Myto, dal vivo), seguita da Mehta (Dg 1978) e Lovro
von Matacic (1958 Emi), che presentano, però, alcuni problemi.
I Tabarri migliori sono quelli di Leinsdorf (Rca 1970), Bartoletti (1991
Decca) e Pappano (Emi 1997); Bartoletti è il migliore (nelle sue due
registrazioni 1973 Decca e 1991 Emi) in Suor Angelica, seguito da Pappano,
un po' sottotono;
il Gianni Schicchi di Bartoletti con Nucci è molto buono ed è uno dei
migliori.
La turandot migliore , sola in cima alla classifica è quella della
Sutherland diretta da Mehta per la Decca. C'è un'orchestra ottima , ben
diretta in cui le varie atmosfere dell'opera vengono giustamente fatte
risaltare; i cantanti sono molto in forma , per esempio Pavarotti, che
interpreta il "Vincerò" molto tempo prima di abusarne successivamente nella
versione "tre tenori" etc...; grande la Caballè, anche se un po'
sopravvalutata di solito e riuscita l'operazione della Sutherland, Turandot
migliore di quella della Nilsson, che si cura solo di lanciare (ma molto
bene) lame taglienti verso lascoltatore, troppo freddamente. Si dice che
quest'ultima fosse felice di interpretare Turandot, vista la sua facilità
("è cosi' breve..."): secondo Giudici si vede che l'ha affrontata
sottovalutandola troppo...
Comunque dopo questa versione, anche se ben staccate, vengono quelle con la
Nilsson, anche se viene giudicata scadente quella con Molinari-Pradelli
(Emi) ;
anche quella con la Callas non sarebbe gran che' per varie ragioni.
Saluti.
> In questo periodo mi sono letto parecchie recensioni dal famoso libro di
> Elvio Giudidi. Vi riporto, se vi interessa, cosa ne pensa a grandi linee
> delle varie edizioni delle opere più note di Verdi e Puccini, partendo
> dalla fine degli anni cinquanta, però.
> Poi mi direte che ne pensate.
Il libro di Giudici ce l'ho ed è una piacevolissima lettura che faccio di
tanto in tanto quando devo affrontare un nuovo acquisto nel campo
operistico. Rispetto ad altri critici, i suoi giudizi mi sembrano molto
equilibrati e privi di toni polemici fini a se stessi, e questo me lo
rende particolarmente simpatico.
È un estimatore della prassi esecutiva 'storicamente informata' (si
capisce bene che gli piacciono Garrido, Christie, Minkowski, un po' meno
Gardiner e Hogwood), nelle sue recensioni dá giusto rilievo al direttore e
alla qualità dell'orchestra (cosa che molti critici dimenticano,
inseguendo il mito della "voce per la voce"), non mancano mai commenti
sulla riuscita tecnica dell'incisione. Cosa positiva, almeno per me, non è
fissato per le 'grandi' voci del passato e se deve stroncare un'incisione
in cui c'è la Callas lo fa senza troppi problemi, se pensa che il
risultato globale sia insufficiente.
Chiaramente ha le sue preferenze (Freni, Sinopoli, Karajan tanto per fare
qualche esempio): questo può piacere o non piacere ad alcuni, ma dove lo
trovi un critico del tutto imparziale?
In genere non bisogna peró fidarsi troppo dei voti che mette, ma è molto
meglio leggersi la recensione da cima a fondo (magari due volte) per farsi
un'idea, perché è capace di abbassare il voto per delle minuzie.
In conclusione, mi sembra un critico analitico, moderno, aperto alle nuove
generazioni, senza troppi pregiudizi: si può non essere d'accordo su
quello che dice - come sempre - ma in generale i suoi consigli mi sembrano
abbastanza affidabili.
Non scendo nei dettagli come chiedi, perché non sono un grande conoscitore
di opere, ma sono d'accordo sulla Traviata di Muti. Il Trovatore di
Giulini ce l'ho e mi è piaciuto, anche più di quanto piaccia a Giudici
stesso. Ho preso anche l'Aida di Muti e non mi è sembrata affatto male (ma
voglio prendere anche quella di Karajan, perché la direzione mi è sembrata
un po' sottotono).
Ho poi l'Otello di Karajan/Vickers e mi sembra buono. Viceversa sono
rimasto deluso del Rigoletto di Kubelik che Giudici mette tra i primi in
assoluto.
Per Puccini, dietro consiglio di Giudici ho preso la Manon di Sinopoli:
non male, la devo risentire meglio. Anche la Boheme di Karajan è molto ben
riuscita; La Madama Butterfly di Karajan/Freni è poi superlativa.
La famosissima Turandot di Metha è stata un po' una delusione: è cantata
molto bene, ma la direzione di Karajan era un'altra cosa (lo so, la
Ricciarelli era quello che era... il bello di Giudici è che, pur
stroncando senza pietà quell'incisione, ne mette in risalto tutti i pregi
dalla parte orchestrale).
Ciao,
Renato.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Su Giudici ho già espresso: raramente le edizioni consigliate da lui mi
hanno deluso, però esistono molte incisioni che non meritano di essere
distrutte nel modo in cui le distrugge lui.
>
> Partiamo da Verdi.
> I Trovatori meglio riusciti sono : quello di Karajan (dal vivo) del 1962
> (DG) e quello di Serafin, sempre del 1962 (Dg). Successivamente, ad un
> livello comunque inferiore, Giulini (1984 con Domingo) e Levine (Sony
1991).
Nell'edizione che ho io ('95) l'unico Trovatore con cinque stelle è quello
(SPLENDIDO) di Mehta con Price, Cossotto, Milnes, Domingo e Giaiotti. Non mi
ricordo di aver letto nulla su questo di Serafin: puoi darmi maggiori
dettagli?
> Un'ottima Aida è quella di Solti con Price e Vickers (Decca 1962)
Concordo
> In seconda battuta, vengono
> quella di Muti del 1974 (Emi, con Domingo e Caballè)
Questo è un caso in cui Giudici decisamente esagera: considera la Caballé
splendida dal punto di vista vocale ma "finta" dal punto di vista
interpretativo.
> Per fnire, il Falstaff migliore senza ombra di dubbio è quello di Giulini
> del 1982; è una versione un po' meno "comica" delle altre. Grande anche
> quello di Bernstein dal vivo nel 1962 (Sony), inciso, peraltro,
ottimamente.
>
Però mi pare che ponga quello di Toscanini con Valdengo (l'unico che io
possieda e che a me sembra ottimo) venga posto allo stesso livello di quello
di Giulini e sopra quello di Bernstein.
> Ora tocca a Puccini.
>
> Appena sotto si trova Barbirolli (Emi 1966) con la Scotto e Bergonzi, con
> un'orchestra ed un coro non buonissimi, che non riescono a far risaltare
> l'ottima direzione del maestro.
Adoro quest'edizione e devo dire che mi sono sforzato in tutti i modi di
trovare difetti (Giudici continua a parlare di colori "suggeriti" dal
direttore ma realizzati "così così" dall'orchestra) che proprio non trovo...
Ciao.
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
Sono d'accordo con quello che dici: in vari casi giudica negativa
un'incisione con la Callas e la Callas stessa...Nelle sue recensioni inizia
sempre con un giudizio sul direttore e le sue intenzioni (se ve ne sono di
originale, di veramente personali) e solo in seconda battuta parla dei
cantanti . Buono il fatto che parli della qualità di registrazione al
livello tecnico,anche se, a mio avviso , dedica a questo aspetto troppo poco
spazio; in certi casi , peraltro, se la cava in modo troppo sbrigativo .
> Chiaramente ha le sue preferenze (Freni, Sinopoli, Karajan tanto per fare
> qualche esempio): questo può piacere o non piacere ad alcuni, ma dove lo
> trovi un critico del tutto imparziale?
Questo è vero, anche se bisogna ammettere che le preferenze che tu hai
citato sono molto evidenti nel suo caso. La Freni viene evidenziata come una
specie di mito in tutte (o quasi) le incisioni in cui compare: eccezionale
la sua Butterfly, la sua Mimi' e vari altri personaggi da lei interpretati;
Karajan sembra non sbagliare un colpo (il suo Falstaff, però, viene
giudicato male); le registrazioni di Sinopoli sono sempre innovative e ben
riuscite. Comunque per fortuna sono pressochè sempre d'accordo con quello
che dice di questi interpreti, per ciò che ne posso sapere io...
Mi sembra anche di capire che consideri la Caballè come un'ottima cantante,
ma non un'ottima interprete, salvo casi particolari; che giudichi Del Monaco
un urlatore perenne, con una voce gigante, ma un po' rozzo; che la Tebaldi
venga da lui troppo sottovalutata.
> In genere non bisogna peró fidarsi troppo dei voti che mette, ma è molto
> meglio leggersi la recensione da cima a fondo (magari due volte) per farsi
> un'idea, perché è capace di abbassare il voto per delle minuzie.
Infatti ho letto le recensioni (quelle che mi interessavano, altrimenti la
cosa diventerebbe molto lunga e un po' noiosa...) interamente; le stellette
sono solo un po' indicative.
> In conclusione, mi sembra un critico analitico, moderno, aperto alle nuove
> generazioni, senza troppi pregiudizi: si può non essere d'accordo su
> quello che dice - come sempre - ma in generale i suoi consigli mi sembrano
> abbastanza affidabili.
Sembra anche a me.
> Non scendo nei dettagli come chiedi, perché non sono un grande conoscitore
> di opere, ma sono d'accordo sulla Traviata di Muti. Il Trovatore di
> Giulini ce l'ho e mi è piaciuto, anche più di quanto piaccia a Giudici
> stesso. Ho preso anche l'Aida di Muti e non mi è sembrata affatto male (ma
> voglio prendere anche quella di Karajan, perché la direzione mi è sembrata
> un po' sottotono).
Da quello che ho capito le Aide di Muti e Karajan sono molto diverse fra
loro; questo soprattutto per le particolarità di quella di Karajan, molto
personale.
> Per Puccini, dietro consiglio di Giudici ho preso la Manon di Sinopoli:
> non male, la devo risentire meglio. Anche la Boheme di Karajan è molto ben
> riuscita; La Madama Butterfly di Karajan/Freni è poi superlativa.
Su queste affermazioni c'è un accordo pressochè totale fra i vari critici ed
anche qui nel gruppo penso che si mettano al primo posto queste incisioni
per quelle opere pucciniane.
Ciao.
Gianluca.
In genere si riscontrano sintomi di una predilezione per Abbado e uno
SDILINGUIMENTO (del tipo adolescente con sindrome pre-mestruale, o stile
vecchia zia) quando si parla del periodo della Scala (1968/1980) quando
c'era il maestrino milanese con relativo PIANTO GRECO in confronto ai tempi
attuali (diciamo tanto per fare un esempio dal 1986 ad oggi) .....
Per altre cose è un pò più attendibile, peraltro.
Saluti
Duccio
Gianluca Billo <gianluca.b...@tin.it> wrote in message
1BK2a.112783$YG2.3...@twister1.libero.it...
Ho preso in prestito in una biblioteca l'edizione del 1999 ,ma purtroppo
l'ho già restituita.
Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito nel riportare le opinioni di Giudici
nel mio precedente post, visto che l'ho scritto un po' velocemente; perciò
ho dimenticato il trovatore di Mehta. Ricordo, però, che sicuramente quello
di Karajan del 1962 ha quattro stelle e mi sembra anche quello di Serafin,
sul quale ho trovato queste informazioni:
1962 (in Studio) - Serafin - Teatro alla Scala di Milano - Bergonzi, Stella,
Cossotto, Bastianini, Vinco - DG 445 451-2 (forse questo numero non è
aggiornato)
> > In seconda battuta, vengono
> > quella di Muti del 1974 (Emi, con Domingo e Caballè)
>
> Questo è un caso in cui Giudici decisamente esagera: considera la Caballé
> splendida dal punto di vista vocale ma "finta" dal punto di vista
> interpretativo.
Sono d'accordo; ho sentito dei frammenti di quell'incisione e mi sembra che
vi sia una grande Caballè e che si tratti di una grande registrazione, nel
complesso.
> > Per fnire, il Falstaff migliore senza ombra di dubbio è quello di
Giulini
> > del 1982; è una versione un po' meno "comica" delle altre. Grande anche
> > quello di Bernstein dal vivo nel 1962 (Sony), inciso, peraltro,
> ottimamente.
> >
>
> Però mi pare che ponga quello di Toscanini con Valdengo (l'unico che io
> possieda e che a me sembra ottimo) venga posto allo stesso livello di
quello
> di Giulini e sopra quello di Bernstein.
Può essere vero ciò che dici su quello di Toscanini : io sono partito da
fine anni cinquanta nella mia elencazione.
Quello di Giulini ha cinque stelle , mentre quello di Bernstein quattro.
> > Appena sotto si trova Barbirolli (Emi 1966) con la Scotto e Bergonzi,
con
> > un'orchestra ed un coro non buonissimi, che non riescono a far risaltare
> > l'ottima direzione del maestro.
>
> Adoro quest'edizione e devo dire che mi sono sforzato in tutti i modi di
> trovare difetti (Giudici continua a parlare di colori "suggeriti" dal
> direttore ma realizzati "così così" dall'orchestra) che proprio non
trovo...
Per Giudici ci sono (mi sembra) tre versioni a cinque stelle e dopo viene
quella di Barbirolli con quattro (forse insieme ad altre). Anch'io ce l' ho
e mi sembra molto buona. Concordo con Giudici per il giudizio negativo sulle
vocali aperte e le lettere "strascinate" di Bergonzi: secondo il critico
questo difetto qui arriva al culmine ed io lo trovo abbastanza fastidioso,
se non insopportabile in certi punti.
Per il resto mi sembra una valida incisione, anche se sono curiosissimo di
sentire quella molto lodata di Karajan con la Freni . La direzione di
Sinopoli è molto particolare (anche se ne ho sentito solo alcuni frammenti),
con tempi lentissimi; mi sembra che sia eccezionale, credo migliore della
versione di Barbirolli.
Ciao.
Elvio Giudici - L'opera in CD e video - Il Saggiatore
Nei remainders si trova la vecchia edizione 1995, coedita dalla rivista
Musica, dalla cui redazione Giudici è poi uscito per approdare a The classic
voice. Ovviamente Musica non ha partecipato alla riedizione. La nuova
edizione è molto ampliata, sia con riferimento ad opere e autori rima non
considerati, sia con riferimento alle incisioni post 95.
E' comunque, in entrambe le edizioni, un libro che trovo piuttosto valido e
utile. Non sempre condivisibile ma sempre stimolante e piacevolissimo da
leggere. Interessantissimi poi alcuni excursus su opere con vicissitudini
testuali travagliate (es. Carmen, Orfeo ed Euridice, Racconti di
Hoffmann...) o su note di colore o di storia della discografia. Ha le sue
fissazioni; ma chi non le ha? Non è poi del tutto vero che straveda sempre
per Karajan, perché anzi lo critica parecchio per certe scelte di cast: e
nell'opera non è una cosa secondaria.
Giovanni
> Sono d'accordo con quello che dici: in vari casi giudica negativa
> un'incisione con la Callas e la Callas stessa...Nelle sue recensioni inizia
> sempre con un giudizio sul direttore e le sue intenzioni (se ve ne sono di
> originale, di veramente personali) e solo in seconda battuta parla dei
> cantanti . Buono il fatto che parli della qualità di registrazione al
> livello tecnico,anche se, a mio avviso , dedica a questo aspetto troppo poco
> spazio; in certi casi , peraltro, se la cava in modo troppo sbrigativo .
Io trovo che dare questo spazio al direttore sia una cosa
intelligentissima.
Sarà perché la mia 'formazione' è soprattutto sinfonica, non trovo molto
utile ascoltare un'opera in cui i cantanti siano tutti dei padreterni ma
il direttore latiti e gli orchestrali farebbero bene a darsi all'ippica.
Ma insomma, le opere sono frutto di una delicatissima armonia tra
direzione, orchestra e canto... mica sono dei lieder per voce sola!!
Un seno prosperoso non basta a rendere bella una donna (anche se molti non
sono d'accordo su questo).
Sì, sulla qualità audio Giudici fa solo un breve accenno alla fine della
recensione, anche se non dice spropositi.
Ma, come dicevo, è una cosa notevole che almeno ne parli: altri sono
capaci di consigliarti un'incisione del '38 a sentir loro imperdibile,
salvo scoprire che la parte del tenore la fa il fruscio (mica tanto) di
fondo.
Da notare che nelle versioni video spende parecchie parole sulla regia,
altro elemento da apprezzare.
> > Chiaramente ha le sue preferenze (Freni, Sinopoli, Karajan tanto per fare
> > qualche esempio): questo può piacere o non piacere ad alcuni, ma dove lo
> > trovi un critico del tutto imparziale?
> Questo è vero, anche se bisogna ammettere che le preferenze che tu hai
> citato sono molto evidenti nel suo caso. La Freni viene evidenziata come una
> specie di mito in tutte (o quasi) le incisioni in cui compare: eccezionale
> la sua Butterfly, la sua Mimi' e vari altri personaggi da lei interpretati;
> Karajan sembra non sbagliare un colpo (il suo Falstaff, però, viene
> giudicato male); le registrazioni di Sinopoli sono sempre innovative e ben
> riuscite. Comunque per fortuna sono pressochè sempre d'accordo con quello
> che dice di questi interpreti, per ciò che ne posso sapere io...
Concordo, purtoppo ogni critico ha le sue preferenze più o meno spiccate:
basta saperlo, comunque. Stiamo sempre parlando peró di grandissimi
artisti, per carità. Per me va bene, data la mia predilezione per il suono
ricchissimo di Karajan, un pochino meno per Sinopoli.
> Mi sembra anche di capire che consideri la Caballè come un'ottima cantante,
> ma non un'ottima interprete, salvo casi particolari; che giudichi Del Monaco
> un urlatore perenne, con una voce gigante, ma un po' rozzo; che la Tebaldi
> venga da lui troppo sottovalutata.
Mah, io questa cosa della Caballè non l'ho capita: ho questa Aida, ma lei
mi è sembrata ottima: sarà che non arrivo a certe finezze.
Aggiungiamoci all'elenco anche la sua antipatia verso la Battle: e in
molti casi potrei dargli ragione!
[cut]
Concludo osservando che il libro costa una cifra spropositata, ma ne vale
la pena.
> In questo periodo mi sono letto parecchie recensioni dal famoso libro di
> Elvio Giudidi.
[cut]
I miei primi "incontri" con Elvio Giudici risalgono a circa 25 anni fa,
quando cominciò ad uscire la rivista *Musica*, di cui era redattore per
l'opera lirica. Ne ho sempre apprezzato la preparazione e l'accuratezza
di analisi, che lo distinguevano nel panorama ristretto dei critici
discografici italiani. Acquistai la prima edizione del suo manualone,
in cui in larga parte sono confluite le recensioni già pubblicate nella
rivista.
E' sicuramente un libro utile, ma da usare con un certo "distacco".
Ha IMVHO un enorme difetto: la valutazione sintetica delle edizioni
(espressa in asterischi, ma sarebbe la stessa cosa se espressa in decimi
o trentesimi ecc.). Mi pare che anche nel thread si è finiti
"inesorabilmente" a trattar di stellette...perché all'Otello con Del
Monaco solo due? perché al Rigoletto con FischerDieskau cinque?
Ecco qua! Come gli scolari quando guardano i "tabelloni" di fine anno
e si domandano il perché dei voti. Non è un difetto di poco conto,
almeno secondo me: rischia di fissare una sorta di gerarchia nella
discografia di un'opera: non ha molto senso. Ed è un peccato perché poi
il libro non manca di grossi pregi.
Talvolta mi è sorto il dubbio che l'autore possa avere ascoltato tutte
le edizioni recensite, come induce a credere. Vorrò prima o poi fare una
stima del tempo che si impiega ad ascoltarle tutte una sola volta, poi a
confrontarle, dopo di che a scriverne: chissà...? Temo che una certa
"schematicità" di giudizio derivi dal fatto che molte di esse siano
state ascoltate in modo molto sommario: per cui Maazel è sempre
superficiale, Sinopoli innovatore, Serafin teatrale ma superficiale
e via dicendo. Fanno eccezione le opere recensite per Musica, che
sicuramente ascoltò e analizzò con estrema cura.
A me sarebbe piaciuto di più se il discorso fosse stato fatto per
*opera* e non per singola edizione, facendone un excursus critico
senza assegnare voti: avrebbe avuto meno successo, sarebbe stato "meno
pratico", ma avrebbe contribuito di più a far maturare un gusto negli
ascoltatori, invece così tutti si chiedono perché la Caballé ha
qualche voto in meno, Sinopoli venga sempre promosso etc: insomma sembra
di esser finiti a scuola dal "prof." Giudici: peccato!
Ciao
Roberto
> Un'ottima Aida è quella di Solti con Price e Vickers (Decca 1962) e lo è
> anche quella dello stesso anno, con lo stesso direttore, incisa dalla Myto
> dal vivo (2cd) . Grandissima anche quella di Abbado (dal vivo)
> dell'etichetta Foyer (2 soli cd). Scarsa quella di Abbado del 1980, con
una
> Ricciarelli decisamente scarsa ed altri difetti. In seconda battuta,
vengono
> quella di Muti del 1974 (Emi, con Domingo e Caballè) e quella di Karajan
> (Emi 1979) con la Freni (ottima) e Carreras.
***io adoro quella di muti, per omogeneità del cast, per concertazione, per
impeto.. per tutto...
> L'Otello migliore è quello di Kleiber dal vivo nel 1976, della Myto, con
un
> grande Domingo, tra gli altri; svalutato quello di Karajan del 1962 per
la
> scarsa credibilità di Del Monaco e Tebaldi come Otello e Desdemona ("come
> possono amarsi davvero due personaggi del genere?") ,
**** ahhhh... domingo con kleiber è infinitamente bravo... ma del monaco,
colore più ferreo, più duro... ma è l'otello... è otello.
su come possono amarsi... beh ascoltare il duetto del primo atto per
credere...
> Le Boheme di Karajan (Decca 1974) e quella di Pappano (Emi ) si collocano
> allo stesso livello. La prima è una grandissima incisione, con
un'orchestra
> eccezionale, diretta in modo sublime, mostrando tutte le particolarità
della
> partitura e accompagnando nota per nota dei cantanti molto in forma ed
> adattissimi ai personaggi che interpretano; unica nota negativa la parte
di
> Benoit ed Alcindoro, un po' troppo sguaiata...
****io ammiro assai anche quella di Chailly....
***e Tosca dovè ??????????????????????????
>
>
>
>
>
>
>
>
>
[cut]
>
> ***e Tosca dovè ??????????????????????????
*dei regali tripudi è prigioniera*
Roberto Mastrosimone wrote:
> Federico Freni <federic...@flashnet.it> wrote:
> [cut]
> >
> > ***e Tosca dovč ??????????????????????????
> *dei regali tripudi č prigioniera*
Giusto. Sono d'accordo.
> Ha IMVHO un enorme difetto: la valutazione sintetica delle edizioni
> (espressa in asterischi, ma sarebbe la stessa cosa se espressa in decimi
> o trentesimi ecc.). Mi pare che anche nel thread si è finiti
> "inesorabilmente" a trattar di stellette...perché all'Otello con Del
> Monaco solo due? perché al Rigoletto con FischerDieskau cinque?
E' vero. Effettivamente nel mio messaggio iniziale non ne avevo parlato per
cercare di lasciare stare le stellette, poi siamo finiti a discuterne, ma
ovviamente solo in modo indicativo. Del resto, si tratta di un modo pratico
per capire e dire che ne pensa Giudici, qual è la sua "classifica" delle
opere.
> Ecco qua! Come gli scolari quando guardano i "tabelloni" di fine anno
> e si domandano il perché dei voti. Non è un difetto di poco conto,
> almeno secondo me: rischia di fissare una sorta di gerarchia nella
> discografia di un'opera: non ha molto senso.
Ha senso se poi, ovviamente, si leggono per bene le recensioni , che siano
abbastanza particolareggiate.
Ciao.
L'ho ascoltato e avevo già espresso un mio parere in un thread passato,
parlando di quell'edizioni e dei suoi difetti innegabili.
In particolare il duetto è sicuramente degno di due grandi cantanti , ma non
è un mito...
Secondo me ci sono problemi anche di intonazione per Del Monaco (es.
l'ultima nota : "Venere splende") ed un tipo di registrazione con una specie
di riverbero eccessivo.
> ***e Tosca dovè ??????????????????????????
Mi sono proprio dimenticato di inserirla:
Per Giudici la prima è senz'altro quella di De Sabata (Emi 1953) al pari con
quella innovativa del solito Sinopoli (Dg) ; subito dopo c'è sicuramente
Karajan per la Decca del 1962 con la Price; anche l'altra di Karajan non
viene affatto svalutata , anche se Carreras e la Ricciarelli presentano
qualche difetto. Il resto non lo ricordo.
Ciao.
La Tosca, come ho detto in un post sopra, ho dimenticato di inserirla, nel
senso che non ho inserito nessuna incisione.
Tra l'altro, sicuramente non avrei nominato, perň, quella di Mehta (Rca) con
Domingo e Price, che io e Giudici non consideriamo al pari delle altre due
da te citate...
Giudici afferma che Mehta ha una buona direzione, ma un po' anonima, non
troppo personale e sbilanciata verso qualcosa; la Price non č molto in
forma, specialmente sulle note gravi e Milnes non eccelle in Scarpia.
l'otello di toscanini con ramon vinay, che anche se non dotato di
> bella voce, canta divinamente, anzi il timbro contiene screziature
> baritonali da farlo sembrare veramente il moro di venezia.
Questa incisione, come ho detto piů sopra e nel post iniziale, non l'ho
nominata perchč nella mia elencazione partivo da virca fine anni Cinquanta.
>Poi non vengono
> nominati minimamente gli antagonisti. come mai non si fa menzione del
> grande tito gobbi per il personaggio di jago, nell'incisione con serafin
> per la rca victor, sembra quasi avesse fatto il patto con satana per
> cantarne il migiliore consegnato alla storia del disco.
Ho cercato, ammetto abbastanza sbrigativamente, di riportare le opinioni di
Giudici su quelle opere; magari quella che tu nomini l'avrň scordata oppure
(ipotesi piů probabile) Giudici non la considera complessivamente al livello
di quelle altre citate.
Ciao.
Hai dimenticato una chicca del Giudici, ovvero come definisce il personaggio
di Desdemoma interpretata dalla Ricciarelli con Maazel, ovvero "una
pupàttola mezza scema", definizione che ha fatto giustamente epoca
...e aggiungerei che a volte se ne salta fuori con giudizi alquanto
incomprensibili.
Circa il Parsifal di Knappertsbusch del 1962 afferma che le differenze a
livello di qualità sonora con l'incisione del 1951, malgrado la tecnica di
registrazione Philips fosse tecnicamente più avanzata (sperabile, 11 anni
dopo...), non sono granchè significative, salvo per una maggiore spazialità
concessa dalla stereofonia alle parti corali. Pur trovando ottima per il
periodo la registrazione del 1951 sinceramente mi chiedo cosa si fosse
bevuto la sera nella quale ha espresso un giudizio del genere. Nel leggerlo
si direbbe quasi che le due registrazioni siano in pratica fonicamente
equivalenti...sfido chiunque le conosca entrambe a venirmi a dire una cosa
simile!
Di pari passo, egli giudica ottima la qualità della registrazione dell'Iris
di Mascagni diretta da Gelmetti e registrata dal vivo nel 1996. Anche
qui...ottima una registrazione del genere si sarebbe potuta giudicare magari
se si fosse trattato del 1966. Già nell'Inno al sole, alla sua entrata il
coro è stato ripreso in modo talmente sfocato che a malapena si riesce a
capirne le parole. Ci sono momenti in cui sinceramente mi chiedo se
veramente mi trovo davanti a una registrazione stereofonica..."Ottimamente
riuscita la registrazione"...ma dove???
Ultimo esempio...il Lohengrin diretto da Cluytens a Bayreuth nel 1958
(Myto). Concordo con Giudici nel giudicarlo complessivamente il migliore
Lohengrin che conosca, però..."Il suono, in ogni sua parte eccellente...".
Anche in questo caso conosco decine e decine di registrazioni dal vivo
risalenti allo stesso periodo di gran lunga migliori di questa. Restando a
Bayreuth, già il Ring di Knappertsbusch del 1956 ("suono un tantino
variabile, ma complessivamente di buona qualità"), ma addirittura quello di
Krauss del 1953 al confronto di questo appaiono quasi delle registrazioni
Hi-Fi (per lo meno su Krauss il commento è "ottimo suono"...ed in effetti
per il 1953 lo è). D'accordo, non c'è molta distorsione, ma da qui a
definire eccellente una ripresa sonora del genere...
Andrea
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"Alberta" <Al...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:RGV2a.115679$YG2.3...@twister1.libero.it...
Avevo sentito anch'io questa definizione per la Desdemona della Ricciarelli,
ma quando sono andato a leggere la recensione di Giudici su quell'incisione
di Maazel non ho trovato quella specifica frase; comunque il critico non
reputa buona quell'incisione...
La frase "pupattola mezza scema" riferita a Desdemona l'ho trovata in
un'altra recensione di Otello (non ricordo quale) . Giudici diceva una cosa
del genere: "Questa Desdemona non è come la versione da pupattola mezza
scema che in altre occasioni si sente...".
Ciao.
(cut)
>
> > Ecco qua! Come gli scolari quando guardano i "tabelloni" di fine anno
> > e si domandano il perché dei voti. Non è un difetto di poco conto,
> > almeno secondo me: rischia di fissare una sorta di gerarchia nella
> > discografia di un'opera: non ha molto senso.
>
> Ha senso se poi, ovviamente, si leggono per bene le recensioni , che siano
> abbastanza particolareggiate.
>
Mah, non ne sono convinto. Esprimere un voto significa far riferimento a
uno standard: come si fa a valutare sullo stesso "standard" un'opera
live e una registrata in studio? come un'opera registrata agli inizi
degli anni 50 e una degli anni 90? No, gli asterischi sono fuorvianti
e poi in ogni caso rischiano di far perdere di vista che i giudizi
espressi sono "soggettivi".
Lo stesso contenuto strutturato diversamente avrebbe dato un risultato
finale ben diverso. Così ricorda un po' la guida Michelin.
Ciao
Roberto
(cut)
> >Poi non vengono
> > nominati minimamente gli antagonisti. come mai non si fa menzione del
> > grande tito gobbi per il personaggio di jago, nell'incisione con serafin
> > per la rca victor, sembra quasi avesse fatto il patto con satana per
> > cantarne il migiliore consegnato alla storia del disco.
>
> Ho cercato, ammetto abbastanza sbrigativamente, di riportare le opinioni di
> Giudici su quelle opere; magari quella che tu nomini l'avrò scordata oppure
> (ipotesi più probabile) Giudici non la considera complessivamente al livello
> di quelle altre citate.
Se ti è sfuggito l'Otello diretto da Serafin con Vickers, Gobbi e la
Rysanek è perché Minosse Giudici gli affibbia una sola stelletta
(almeno nell'edizione 95): tanto basterebbe a squalificare del tutto il
suo metro di valutazione. Nella recensione per di più definisce Vickers
eccezionale (ed è vero! neanche da confrontare con quello dell'edizione
Karajan di 13 anni dopo, promossa con quattro stelle), non gli piace
(come al solito) Gobbi, che qui delinea lo Jago più luciferino della
storia del disco, e, come al solito, neanche la Rysanek. Tanto per
cambiare, scrive peste e corna dell'orchestra e del coro (basta che
siano dell'Opera di Roma ed è per lui obbligo d'ufficio). Insomma per
aver cinque stelle doveva dirigere Sinopoli, cantar la Freni e sonar
l'orchestra della Scala.
Ciao
Roberto
lo scrive trattando dell'edizione Karajan 73 riferendosi alla Freni.
Più bella la frase che riferisce alla Desdemona della Jones: "solita
lobotomizzata, completa di notine pigolanti e tremule"
Ciao
Roberto
Perciň rimane il mistero: da cosa si capisce che "pupattola mezza scema" sia
riferito alla Ricciarelli ?
> Piů bella la frase che riferisce alla Desdemona della Jones: "solita
> lobotomizzata, completa di notine pigolanti e tremule"
Si, si', l'ho letta; me la ricordo bene... :-)
Ciao.
Ah, ecco...!
> (almeno nell'edizione 95): tanto basterebbe a squalificare del tutto il
> suo metro di valutazione. Nella recensione per di più definisce Vickers
> eccezionale (ed è vero! neanche da confrontare con quello dell'edizione
> Karajan di 13 anni dopo, promossa con quattro stelle), non gli piace
> (come al solito) Gobbi, che qui delinea lo Jago più luciferino della
> storia del disco, e, come al solito, neanche la Rysanek. Tanto per
> cambiare, scrive peste e corna dell'orchestra e del coro (basta che
> siano dell'Opera di Roma ed è per lui obbligo d'ufficio). Insomma per
> aver cinque stelle doveva dirigere Sinopoli, cantar la Freni e sonar
> l'orchestra della Scala.
Sono abbastanza d'accordo sul fatto che abbia certe idee fisse...
Sinopoli e la Freni vengono sempre visti come eccezionali, innovatori etc...
Ciao.
In effetti è vero ciò che dici. Allora per correggere un po' le cose
bisognerebbe fare classifiche diverse a seconda dell'anno, del fatto che
l'incisione sia live o in studio etc... Ma forse sarebbe troppo brigoso e un
po' inutile...
Ciao.