Il problema di fondo era:di quale oratorio parlare?E già perchè a me sembrano
tutti ugualmente stupendi,ora che li ho metabolizzati negli ascolti.Ma forse
due di essi mi hanno colpito più di tutti:Il giudizio universale e la seconda
parte del Natale del Redentore.In effetti però,pensandoci bene,sarebbe
abbastanza inutile (per ora) parlare del primo semplicemente perchè non è in
commercio.In quanto al secondo,ho potuto notare che la mia opinione sul
valore di esso è ben differente da quella di tutte le altre persone alle
quali ho fatto sentire l'oratorio(fermo restando che,a mio parere, la seconda
parte del Natale del Redentore rimane il capolavoro assoluto del
Perosi,malgrado i commenti degli altri).Ho quindi optato per "la risurrezione
di Cristo",dato che è ugualmente un capolavoro:il commento che qui segue si
basa sull'(eccellente,e si sente anche bene)edizione discografica pubblicata
dalla Sarx:diretta da Caracciolo o Felice Cillario (purtroppo sul libretto
c'è un errore e non si capisce chi dei due diriga la musica),solisti
Campora,Panni,Rota,Rovetta,Meucci,orchestra dell'Angelicum di Milano.Ho
indicato inoltre nel commento il tempo preciso nelle tracce del cd, relativo
ai punti esaminati.
Preciso un'altra cosa:molte mie affermazioni qui sono in palese
contraddizione con altre relative ad un post passato (come ad esempio la
questione degli influssi,dell'orchestrazione,degli aspetti "operistici" della
musica perosiana etc.)sulla Passione secondo San Marco,affermazioni che avevo
addirittura difeso a spada tratta:chiedo venia,ma allora di Perosi conoscevo
solo la Passione secondo San Marco,e stando alla sola musica di essa tali
affermazioni erano ben giustificate. Ciò che più mi ha sorpreso è
che,dall'ascolto consecutivo della Passione e della Risurrezione di Cristo,si
notano delle enormi differenze nella musica del Perosi,eppure i due oratori
distano l'uno dall'altro UN SOLO ANNO!Le ragioni di tutto ciò rimangono per
me assolutamente oscure,mi pare quasi impossibile che in un solo anno un
compositore abbia avuto un simile,iperbolico, sviluppo nel linguaggio (basta
confrontare le orchestrazioni e le armonie dei due oratori per rendersene
immediatamente conto,al semplice primo ascolto) Probabilmente o in un solo
anno il Perosi ha mangiò quotidianamente pane e Wagner con salsa di
sinfonismo europeo,oppure c'è una forte volontà recondita nella Passione di
penetrare intensamente il mistico attraverso un linguaggio che,proprio nella
sua apparente totale povertà,si avvolge di imperturbabilità contemplativa
.Boh!Forse sono vere tutte e due le ipotesi. Forse per capire meglio la
musica di Perosi bisognerebbe indagare a fondo sul suo rapporto con la
cultura musicale europea. Ma veniamo ora alla Risurrezione di Cristo,composta
ed eseguita nel 1898.
L'oratorio si divide in due parti,"dalla morte al sepolcro"(tratta dal
Vangelo secondo S.Matteo) e "la Risurrezione"(vangelo secondo di
S.Giovanni.),e racconta sia dell'agonia di Cristo sulla croce,sia della sua
risurrezione.
Parte prima:"dalla morte al sepolcro" Il preludio ,che descrive gli ultimi
istanti di sofferenza di Cristo sulla croce,inizia con un inciso di semplici
due note affidato ai toni cupi dei violoncelli:tale inciso,da una parte
viene insistentemente ripetuto per tutta la durata del brano (pur
variato,trasposto ed elaborato:in particolare, tale elaborazione suona quasi
"espressionistica",e assai dissonante basandosi su un contrappunto delle
linee melodiche dei soli violoncelli e e contrabbassi su note gravi,dense di
intervalli cromatici(cfr. traccia 1,dal minuto.0:12):un po' come quello che
farà Busoni nel doktor Faust durante la scena dell'apparizione delle
fiamme,subito dopo il "frage immerhin!" del coro invisibile) da un'altra si
sviluppa melodicamente in altri spunti tematici:è il caso ad esempio del
primo che si presenta al minuto 1.02 della traccia:è un tema stupendo (*)che
risuona lontano,profondo, mistico e profetico,sulle note della scala
misolidia .Lo sentiremo tante altre volte nel corso dell'oratorio. La musica
nel tormentato percorso delle modulazioni e nell'uso struggente e
predominante degli archi è in un crescendo continuo di agonia e dolcezza allo
stesso tempo:questo percorso modulativo dopo aver raggiunto il massimo di
tensione,il punto saliente dell'intero preludio, intorno al min. 2.10 si
arresta cadenzando dolcemente al min. 2.50 modulando alla tonalità di FaM:si
ritorna così ,in un atmosfera che dal dolore e dalla dolcezza è tornata alla
cupezza iniziale,all'inciso base nella tonalità di impianto (min.3.00). Da
notare che la tonalità su cui si conclude tale cadenza è la relativa maggiore
della tonalità di impianto (remin,) e tale procedimento ricorrerà spesso nel
corso dell'oratorio,in altri punti assai imoportanti.
Ora,a rischio di fantasticare,mi sembra che il significato poetico ,direi
filosofico,di tutto ciò sia chiarissimo e stupendo:tutta la fase del
tormentato percorso delle modulazione è il crescendo dell'agonia di Cristo
che ha sia un significato umano che divino:la strumentazione ,gli accenti,le
dinamiche,gli incisi sempre in tensione accentuano il senso di sofferenza
fisica,ma contemporaneamente la musica non esprime una sofferenza generica
,ma una volontà nobile ,catartica di sofferenza. Forse è questa la parola
giusta:catarsi,e la grandezza del Perosi sta proprio nell'esser riuscito
attraverso questo preludio,a far convivere ed esaltare la catarsi e il
dolore:molti musicisti sono riusciti a rappresentare separatamente i due
spunti espressivi,ma pochi sono riusciti a fonderli in un'unica idea
musicale. C'è una volontà decisa,accesa da parte di Perosi di far capire
all'ascoltatore attraverso la musica che la sofferenza di Cristo NON può
essere solo la generica sofferenza di un uomo.Prima di ritornare all'inciso
iniziale,al minuto 3.00,l'agonia raggiunge il suo acme,Cristo ormai sta per
spegnersi e la cadenza presentata al min. 2.50 ,dopo tanta sofferenza,PROPRIO
nella sua dolcezza è chiaramente allusiva della morte avvenuta. E' come se
Perosi separasse spiritualmente l'agonia dalla morte in questo
preludio:profondamente umana la prima,metafisica la seconda:al minuto 3.00
Cristo ha ormai liberato al cielo la sua anima:sulla croce è rimasto il suo
freddo cadavere;sulla terra non vi è più la sua anima,ma il suo esanime
cadavere:la musica pertanto si riveste di profonda cupezza:non è avvenuta la
morte di Gesù ma la separazione dello Spirito dal corpo,lo Spirito, dopo il
tormentato crescendo precedente la ripresa dell'inciso iniziale,si è
liberato.
Dopo l'agonia avviene il terremoto:straordinario!!Qui sul commento del
Damerini all'unica edizione discografica (Sarx) esistente dell'oratorio
leggo:"sorvolando sulla pagina del terremoto,un po' sommaria "...altro che
sommaria!Anzi è proprio il contrario che colpisce;la pagina rivela
chiaramente sonorità wagneriane,specie nell'uso degli ottoni,la grandiosità
vi domina pienamente;ma ciò che colpisce è quanto profondamente Perosi
scolpisca il carattere NON catastrofico ma prodigioso del terremoto seguente
la crocifissione:e infatti dopo la breve parentesi del turgore orchestrale in
cui viene descritta la distruzione del tempio la musica si "stabilizza" in
una calma contemplativa:risuona con le trombe(traccia 2,min. 1.48),profetico
e lontano il tema misolidio che era stato già presentato nel preludio e la
natura in così grande incalzare di eventi portentosi,rimane
imperturbata,"dulce pondus sustinet" (sostiene dolcemente il peso). Va
osservato inoltre che il tipo di costruzione di questo estratto sinfonico
,che rompe il rigidismo nella successione dei numeri nell'oratorio severo a
favore di un descrittivismo più visionario e più libero, è basato sul modello
degli oratori tedeschi del periodo romantico:penso ad esempio al recitativo
dell'annuncio della carestia da parte del profeta nell'Elijah di Mendellsohn
e all'episodio strumentale che segue:anche qui un'episodio vocale di
carattere didascalico preludia ad una grande perorazione sinfonica seguita
dall''intervento del coro ,spettatore sbigottito.Preceduto da una breve
parentesi strumentale in cui (traccia 3,min.2.17) c'è anche una timida
citazione di un notissimo tema della Passione secondo Matteo di Bach,le "pie
donne alla croce" intonano su un delicatissimo,trasparente e tenue ordito
strumentale il coro "Crux fidelis";qui Perosi lascia il wagnerismo per
tornare alla modalità:in particolare dal minuto 0.47 (traccia 4) si nota una
proposta ,stupendamente espressiva, costruita su un tetracordo di modo lidio
a cui risponde un altro tetracordo ma questa volta dorico,ciò che si ripeterà
altre volte,fino alla fine del brano ,ora cantato dal coro ora suonato
dall'orchestra.
Terminata la Crocifissione e il commento delle donne, il corpo di Gesù viene
fatto sepperllire dal ricco Giuseppe di Arimathea: inizia quindi una
stranissima fuga a quattro voci(molto libera nella costruzione):la
particolarità è che sia la seconda voce che la terza e la quarta imitano il
soggetto della prima,nell'esposizione,sulla dominante.In pratica,mancando una
struttura simmetrica del tipo:I-V-I-V (oppure I-V-V-I oppure I-IV-I-IV etc.)
,e insistendo sul V,si perde in tutta l'esposizione il senso della tonalità
di impianto,che appare quella della dominante (cioè la tonica associata alla
prima voce suona come IV grado di una fittizia tonalità impostata dalla
seconda voce in poi) ;nello svolgimento la voce(che non ha una precisa
funzionalità nella struttura della fuga)dello storico interviene solo sui
divertimenti , tacendo sulle riesposizioni e preservando in tal
modo,coerentemente ,il senso di chiarezza contrappuntistica. Terminato
l'episodio dello storico le due Marie piangono la morte di Cristo in un
bellissimo duetto,cromaticamente assai denso (viene in mente a tal proposito
il duetto con coro della Passione secondo Matteo di Bach) e assai instabile
nelle modulazioni:l'insistenza del "rallentando" sulle parole "piangi,piangi"
seguita da un tempo più animato di quello iniziale,e dall'orchestra in
fortissimo sulle parole "Urlate o pastori(nel senso di "guide
cristiane")"(traccia 6,min.1.54),con l'entrata degli ottoni ,acuisce il senso
di drammaticità della pagina facendo passare le parole delle due Marie dalla
mestizia al vigore del profetico annuncio del giorno del giudizio;quindi un
nuovo rallentando cadenzale,sui pizziacati dei contrabbassi (gli altri archi
momentaneamente tacciono) e su una strumentazione "pastorale "(dal min 2.19)
sottolinea le indifese voci delle due Marie,per poi risolvere la musica
(min.2.29) nella nuova entrata degli ottoni riaffermanti l'imminenza del
giorno del giudizio.
Terminato il duetto si presentano a Pilato i Farisei,esortandolo a
controllare che il sepolcro di Cristo sia ben custodito,affinchè i seguaci
del Maestro non possano sottrarre la salma dalla tomba per poi diffondere la
falsa notizia della risurrezione.Il coro,nel caratterizzare la prepotenza dei
Farisei ha andamento omoritmico ,quasi marziale ,deciso e debolmente
polifonico (l'incipit è omofonico).Pilato ordina ai Farisei di occuparsi
personalmente della custodia del sepolcro:in seguito a ciò l'orchestra si
"gonfia" nuovamente in sonorità wagneriane;il rullo dei timpani e gli squilli
degli ottoni richiamano elementi tematici del terremoto precedente come
monito(idea splendida) ,quasi a voler far capire che nulla può l'azione
dell'uomo (cioè dei Farisei appunto)contro la potenza divina.Uno degli
aspetto che maggiormente colpisce la stupenda orchestrazione perosiana,nella
sua ricchezza (notare qui la contraddizione con quanto ho affermato in
passato) è il senso di spazialità,senso che si percepiva in modo imponente
già dalla prima esposizione del tema (*) nel preludio. Ancora però non è
venuto il momento della risurrezione,e la ripresentazione del tema (*)
(traccia 7,min 4.09),che anche avveniva nel terremoto, suona a questo punto
(non più in modo misolidio) lugubre e in forte dissonanza con un ribattuto
degli ottoni.Tutto ciò introduce l'atmosfera dolorosa nella contemplazione
del Santo Sepolcro da parte dei fedeli,in cui le sonorità gradualmente si
spengono rarefacendosi in pianissimo per concludere crepuscolarmente (è
giunta la sera)la prima parte dell'oratorio.
Parte seconda:"l'alba del trionfo" Cristo è resuscitato:il mondo intero
ancora non lo sa,ma il prodigio è avvenuto.Con il nuovo giorno inizia la
vita:un preludio strumentale,con intervento centrale del coro,descrive l'alba
nascente,densa di significazione :su un lungo tremolo degli archi squillano
le trombe in un nuovo luminoso inciso che sentiremo molte altre volte(do sol
fa fa-tonalità faM) :la cosa straordinaria è che tale inciso presto cede il
posto alla ripresa del tema del duetto delle due Marie (traccia 9,min.
0.10....fa-mi re mi re do.do re do sib (8va giù) ):è il pianto delle vergini
che ora , (le note rimangono le stesse ma nella nuova tonalità ,relativa
maggiore di quella precedente.)si arricchisce di luce,di speranza:si nota
anche,per la prima volta ,l'intervento (assai limitato peraltro) dell'arpa
nell'orchestra perosiana,strumento di cui il compositore fa raramente uso.Il
tema del trionfo è di wagneriana memoria (come non ricordare le visioni del
Walhalla nell'oro del Reno):Anche Mascagni nello stesso anno della
Risurrezione,nell'Iris aveva fatto trionfare in modo wagneriano l'alba con
gli squilli potenti e luminosi degli ottoni principalmente sulle note
dell'accordo di tonica;è necessario sottolineare che in tutti gli spunti
derivanti da altri compositori Perosi non è mai soggetto ad imitazione
servile (al contrario di Strauss:tiè agli straussiani,scusate la
parentesi),ma rimane costantemente personale nel linguaggio.Il preludio è in
crescendo ed esplode nell'"alleluia" omofonico del coro.Lo storico annuncia
l'arrivo di Maria Maddalena al sepolcro (notare la ripresa di un bellissimo
inciso,quasi leitmotiv, del corno inglese,traccia 10 minuto 0.29;inciso che
risuonava lontano e malinconico preludiando al dolore di Maria Maddalena nel
duetto della prima parte):Maria scopre che il sepolcro è stato aperto e corre
a riferire la notizia a Simon Pietro :improvvisamente la
musica,nell'agitazione della donna, inizia ad animarsi di una vibrante
energia,attraverso un veloce ostinato (traccia 10,min. 1.02) degli archi (la
cui derivazione mi pare assai chiara e NON casuale: Redemption di Cesar
Franck):il coro degli angeli intona quindi una seconda volta l'alleluja
gregoriano precedente.Simon Pietro accorre al sepolcro e vi trova la donna
affiancata da due angeli:ad essi Maria lamenta la scomparsa del corpo di
Cristo dalla tomba.Siamo arrivati al vertice espressivo dell'intero
oratorio:già il particolarissimo recitativo dello storico è di suprema
bellezza (non a caso Respighi se ne ricorderà nel suo trittico
botticelliano)(traccia 11,min. 0.23):"Maria autem stabat foris":la ritmica
della musica ora assume stranamente il carattere profano,presentando
l'andamento della danza;ancora una volta inoltre il recupero della
modalità(cfr motivo alla traccia 11 min. 0.44,strumentazione "rustica"
stupendamente espressiva).Qua e là riappare fugacemente il tema del
trionfo.Il dialogo seguente tra i due angeli e Maria Maddalena ,angosciata
per il presunto furto della salma di Cristo,è anche di straordinaria
bellezza:,probabilmente il vertice assoluto dell'intera composizione:la
musica assume toni struggenti attraverso una melodia la cui complessità
nell'evoluzione scorre con una mirabile,sentita,profonda naturalezza;il tutto
caratterizzato da una strumentazione pregna di dolore e di atmosfera.La
ripresa attraverso gli archi del semplice,poeticissimo tema principale del
pezzo(traccia 12,min 1.34)fa venire le lacrime.Peccato solo che il brano duri
poco più di due minuti:ma non c'è problema per questo:basta riascoltarlo per
20 volte di seguito.Va peraltro sottolineata nuovamente la bellezza e la
ricchezza dell'orchestrazione perosiana nell'intero oratorio:ricchezza
strumentale che sembra sempre dettata più che dalla conoscenza tecnica della
strumentazione,dall'istinto ,dall'entusiasmo che inarrestabile muove il
compositore nel conferire alla musica ricchezza poetica.In parole
povere:ispirazione.Il recitativo seguente dello storico mantiene costante il
vertice raggiunto:il dolore raggiunto nella pagina precedente viene ora
superato da un tema(traccia 12,min 2.38)carico di speranza e di
dolcezza(notare il nuovo intervento dell'arpa):è Gesù risorto che compare al
cospetto di Maria;interviene l'organo ,su un lungo pedale di
tonica,riaffermando splendidamente il modo misolidio in un breve interludio,
prima come strumento solista,poi in dialogo con gli archi;l'interludio si
chiude infine cadenzando sulle note del tema del trionfo.La musica,nella
ricchezza delle sonorità e nell'andamento, è sì pervasa di misticismo ,ma
sempre carica di un fervore recondito,di una misteriosa energia impossibile
da contenere:insomma non la statica calma che si ritrovava nella precedente
Passione secondo San Marco o magari nel Requiem di Faurè e analoghi lavori
ma un'intensa energia vitale.A questo punto (insisto nel sottolineare che
siamo ancora al culmine poetico dell'oratorio),nel dialogo tra Cristo e Maria
Maddalena,la musica assume carattere indubbiamente operistico:la frase
musicale,nel dialogo tra i due protagonisti,si colma di accenti e di emozione
lirica:Maria scambia Gesù in un primo momento per il giardiniere dei sepolcri
e con tono struggente,accorato,gli chiede"dicito mihi ubi posuisti eum"
("dimmi dove hanno portato il corpo di Gesù":traccia 13,min.2.13:la cadenza
della frase,che modula inaspettatamente alla relativa maggiore della tonalità
d'impianto è stupenda!!!!).Gesù viene riconosciuto però ben presto da Maria
che esclama(in un frammento la cui derivazione la lascio scoprire a voi)
"Rabboni!" (Maestro!):Ah i brividi!!!!!Ah come il senso di irrefrenabile
gioia e meraviglia esplode in tutta la sua pienezza fino allo stordimento dei
sensi nell'esclamazione di Maria,e la musica chi la ferma
più!!Riaffermazione quindi del tema del trionfo e di frammenti del terremoto
a cui seguono due cori che hanno carattere opposto:quello degli angeli e dei
Cherubini dolce e dilatato,e quello degli apostoli su un nuovo ostinato degli
archi,colmo di eccitazione e di entusiasmo;infine ,a conclusione dell'intero
oratorio un ritorno al contrappunto nel coro finale "victime paschali",forse
non troppo organico nella scrittura (ed è forse un peccato,voglio essere
sincero, perchè l'incipit misolidio iniziale degli archi promette davvero
bene,ma poi il discorso perde di consistenza frammentandosi in una
successione un po' fiacca di episodi corali separati dall'intervento di
Maria)....ma non fa niente!come poter non pensare a quello che si è ascoltato
prima?
La constatazione che un simile capolavoro sia pressocchè ignorato nelle sale
da concerto è al solito assai amara.Non so più quante volte ho ribadito
questo concetto (assai elementare del resto) sin dal mio ingresso nel NG.E se
devo essere sincero mi sembra che a pochissime persone sul NG interessi
seriamente il problema dell'assurdità del repertorio convenzionale che va a
discapito di capolavori ineseguiti.Io ormai non so più che altre parole
aggiungere,mi sa che in questa mia fissazione sto diventando noioso e
ripetitivo.recentemente una persona del NG che stimo molto,mi ha rimproverato
via email il fatto che io usi parole pesanti contro i fanatici del repertorio
operistico tradizionale.In effetti,a pensarci bene parlo più spesso della
meschinità del repertorio operistico che di quello concertistico;voglio
quindi rimediare; pensierino del giorno: "davvero non riesco a capire:la
gente sopporta nelle sale da concerto musiche di una mastodontica pallosità
come la quarta sinfonia di Beethoven o la seconda dello stesso compositore e
magari se ascolta Spontini,Perosi e tanti altri rimane incuriosito e niente
più." Badate bene:sto parlando di mastodontica pallosità,non di valore
compositivo di per sè:in pratica così dicendo(e io reputo mastodonticamente
pallosa,tanto per fare un esempio,anche l'eroica di Beethoven:non sto
scherzando) la figura del superficiale musicale la faccio io che,invece di
inchinarmi di fronte all'evidenza del genio di Beethoven,trovo la quarta
sinfonia mastodonticamente pallosa.Mamma mia gli sbadigli che ho fatto ad una
recente esecuzione della quarta beethoveniana a Perugia!(a dire il vero ho
fatto certi sbadigli ugualmente profondi anche al Rosenkavalier che hanno
dato a Spoleto quest'anno).:ero un po' nella stessa condizione di Fantozzi
costretto dal direttore ad assistere alla proiezione della corazzata
Potjemki.Durante l'intervallo,discorrendo con alcune persone sull'opera
straussiana mi è scappata la frase:"io a dire il vero,a parte i noti punti,
mi sono "un po'" annoiato"(in realtà mi ero annoiato tantissimo):a dire una
cosa del genere nei confronti del Rosenkavalier si passa davvero per
retrogradi ve lo assicuro!E mi sono chiesto anche al concerto
beethoveniano:ma queste persone nella sala si stanno annoiando come me oppure
godono della musica?O si autoconvincono di goderne?A me sembrava così
evidentemente noiosa....in pratica,tirando le somme,il trovatore mi sembra
volgare e di cattivo gusto,la III e la IV sinfonia di Beethoven pallosa...
.Forse,a pensarci bene sono assai superficiale nei miei giudizi,forse sono
prevenuto-.Forse sono incapace di cogliere il bello nella musica a questo
punto ,visto che gli altri riescono a farlo in tantissime opere nei
confronti delle quali non ci riesco invece io. Tutto questo cosa c'entra con
il capolavoro del Perosi di cui ho parlato?
Pamilton.
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
>"davvero non riesco a capire:la
>gente sopporta nelle sale da concerto musiche di una mastodontica pallosità
>come la quarta sinfonia di Beethoven o la seconda dello stesso compositore e
>magari se ascolta Spontini,Perosi e tanti altri rimane incuriosito e niente
>più." Badate bene:sto parlando di mastodontica pallosità,non di valore
>compositivo di per sè:in pratica così dicendo(e io reputo mastodonticamente
>pallosa,tanto per fare un esempio,anche l'eroica di Beethoven:non sto
>scherzando) la figura del superficiale musicale la faccio io che,invece di
>inchinarmi di fronte all'evidenza del genio di Beethoven,trovo la quarta
>sinfonia mastodonticamente pallosa.
Weber ci andò più pesante di te sulla Quarta. Ma non credo che sia
un problema. Nella tua ottica, io personalmente trovo più pallosa
la Terza della Quarta, e la Quarta della Seconda, la quale anzi
pallosa proprio non può essere definita.
A me Perosi lascia tiepido e quindi lo ascolto molto poco. Magari
un giorno verrò fulminato dalla sua musica e - a dispetto di
qualsiasi sancito rapporto di valori - mi metterò ad ascoltarlo
trovando Beethoven palloso.
Aggiungo: se ti piace così tanto Perosi potrebbe piacerti anche
Pietro Magri. Conosci?
Ciao
Herr Graf
>Weber ci andò più pesante di te sulla Quarta.
Un paio d'anni fa, ad un concerto a Bologna dove erano in programma le
Quarte rispettivamente di Beethoven e di Bruckner, sull'incipit della
seconda, rivolgendomi all'amico Cioran, dissi "Questo a quell'altro gli
fà un culo come una capanna". La Quarta di Beethoven la sopporto a
stento.
ciao
P.S. Pamilton, sei un grande !!!! Non vedo l'ora stasera di riascoltarmi
la Resurrezione seguendo il tuo post.
-----
Vinicio Matteucci
Pistoia, Italy
xi...@libero.it
-----
Oggi, in una determinata occasione,
m'e' riuscito di non avere opinioni.
"v i n i x ©" wrote:
> Un paio d'anni fa, ad un concerto a Bologna dove erano in programma le
> Quarte rispettivamente di Beethoven e di Bruckner, sull'incipit della
> seconda, rivolgendomi all'amico Cioran, dissi "Questo a quell'altro gli
> fà un culo come una capanna".
WOW!!!
Questa si che e' sana e lucida critica musicologica! :-)))
--
==========================
Marco Marcelli - Genova
e-mail: marc...@libero.it
==========================
>tanto per fare un esempio,anche l'eroica di Beethoven:non sto
>scherzando) la figura del superficiale musicale la faccio io che,invece di
>inchinarmi di fronte all'evidenza del genio di Beethoven,trovo la quarta
>sinfonia mastodonticamente pallosa.
Come molti altri, anch'io mi stampo i tuoi post anche se in certi momenti mi
trovo lontanissimo da te.
Qui, per es.: per la Quarta, passi, ma che anche la Terza (spec. il primo e
secondo tempo) ti concilii il sonno, faccio fatica a crederlo.
Anche alla luce di quanto scriveva Bignami in altro post:
"L.Bignami" <lbig...@bluewin.ch> ha scritto nel messaggio
> Quindi la Nona Sinfonia è bella non perché è bella, ma
> perché ha 180 anni. Se non fosse mai stata scritta ed uno la scrivesse
> *identica* oggi, gli riderebbero dietro tutti.
ho sempre trovato il primo tempo della Terza di una incredibile novità, di
una forza dirompente assoluta; difficile trovare qualcosa di analogo nelle
musiche coeve (o forse che Spontini, che ahimè non conosco ancora, lo aveva
preceduto anche in questo?).
Una volta mi ero dilettato a seguire l'analisi minuziosa del Riezler,
battuta per battuta, del primo tempo, quanto bastava per rendermi conto
della straordinaria sapienza compositiva del pur sempre giovane Beethoven
(va bè, mica tutti sono Mozart!).
L'altro ieri ho visto un documentario in cui Norrington dirigeva appunto
l'Eroica: non ha fatto che confermare la mia impressione di trovarmi di
fronte a un brano veramente poco palloso.
Non che Beethoven abbia bisogno di un avvocato difensore, ma è la prima
volta che sento definire "pallosa" la Terza.
Ciao
Giacomo
>
>
>"v i n i x ©" wrote:
>
>> Un paio d'anni fa, ad un concerto a Bologna dove erano in programma le
>> Quarte rispettivamente di Beethoven e di Bruckner, sull'incipit della
>> seconda, rivolgendomi all'amico Cioran, dissi "Questo a quell'altro gli
>> fà un culo come una capanna".
>
>WOW!!!
>Questa si che e' sana e lucida critica musicologica! :-)))
>
Il delinquente mi ha fatto ridere per tutto il primo movimento della
Romantica, che non e' mica brevissimo, fra l'altro.
PS
Grandissimo Pamilt0n!!!
PPS
pero' la seconda di LVB la definirei in molti modi, ma pallosa proprio
no!!!
ciao!
--------
ned...@iperbole.bologna.it
Luca F.P.
--------
"Mi basta sentire sinceramente qualcuno parlare di ideale,
di avvenire, di filosofia, sentirlo dire "noi" con tono risoluto,
invocare gli altri e ritenersene l'interprete -
perche' io lo consideri un mio nemico"
E.M.Cioran
>.Forse,a pensarci bene sono assai superficiale nei miei giudizi,forse sono
>prevenuto-.Forse sono incapace di cogliere il bello nella musica a questo
>punto ,visto che gli altri riescono a farlo in tantissime opere nei
>confronti delle quali non ci riesco invece io. Tutto questo cosa c'entra con
>il capolavoro del Perosi di cui ho parlato?
Non lo so, ma stampo questo post, e lo metto dentro al cd con la
resurrezione del perosi, mannaggia, sara' il mio nuovo librettino.
Pensierino della sera a buoni proposito per il pamilt0n:
Visto che in questo post ti sbilanci nel parlare anche di muisca
puramente strumentale (campo che non frequenti con altrettanto piacere
rispetto alla vocale) ribadisco un concetto gia' espresso in passato:
secondo me, la parte assolutamente piu' sorprendente (non intendo
affatto *migliore*, ma appunto, sorprendente, che si puo' tradurre
anche con *meravigliosa* ossia che desta grande meraviglia) della
produzione perosiana e' quella sinfonica e cameristica.
E' davvero incredibile che nel glorioso e da me adorato gruppo di
musicisti italiani che ha cercato di recuperare qualcosa della
civilta' strumentale italiana, nella nefasta epoca in cui si levavano
grida sangunolente in tutti i tatri italici, si citino sempre
Martucci, Sgambati (un genio assoluto, questo), Bossi, Respighi e poi
perfino figure decisamente minori come Sinigaglia, Bazzini, Mancinelli
etc... e mai, dico MAI, si citi Perosi.
Il pretino di Tortona, ad un certo punto della sua vita fu colto da
una specie di frenesia compositiva, che lo indusse a scrivere montagne
di quartetti, trii, quintetti, suites orchestrali, concerti solistici
e cose del genere....si schermiva, diceva che componeva per se'
stesso, che si trattava di cose prive di importanza...poi ho avuto la
fortuna di conoscerne qualcuna e sono da allora convinto che Perosi
meriti un posto di primo piano nel gruppo di quei pazzi che osavano
scrivere concerti per pianoforte e orchestra, sinfonie e quartetti
mentre il pubblico italiano non aveva orecchie che per lavori tipo
Siberia, Madame Sans Gene, I Goti o I Cavalieri di Ekebu'.....
Ovviamente la musica da camera di Perosi non e' quella di Brahms,
probabilmente il nazionalismo in Arte e' privo di senso, ma la tutela
e la promozione dei valori della propria cultura puo' essere segno del
tasso di civilta' di un paese, ed ho l'impressione che se un
quartettista come Perosi lo avesse avuto, chesso', la Spagna o
l'Olanda in quell'epoca, oggi probabilmente troveremmo i suoi cd a
34.000 incisi dalla Auvidis o dalla Chandos, e li compreremmo
pure.....
beh,se vuoi te lo riconfermo:che palle!!
> una forza dirompente assoluta; difficile trovare qualcosa di analogo
nelle
> musiche coeve (o forse che Spontini, che ahimè non conosco ancora, lo
aveva
> preceduto anche in questo?).
ecco.Mi piacerebbe proprio parlare delle musiche coeve!
In particolare ,quali autori coevi di Beethoven hai considerato in
questa tua affermazione? Mehul?Boildieu?Cherubini?Leseur?
O quelli prebeethoveniani come il Gossec delle sinfonie,il Salieri delle
Danaides etc.?Hai mai sentito la "dirompenza" della sinfonia delle
Danaides che è stata composta 20 anni prima della terza beethoveniana?E
che dire della dirompenza della sinfonia e della battaglia della
Lodoiska?O di quella dell'ouverture del portatore d'acqua?Vogliamo
parlare della scena della valanga nell'Elisa sempre di Cherubini?
In quanto a Spontini,altro coevo,posso tranquillamente affermare che
la forza dirompente e l'avvenirismo (in tutti i
sensi:armonico,strumentale,melodico,di forma etc. etc.)che si trova nel
suo sinfonismo supera pesantemente ,nello stesso periodo,quello
beethoveniano.Anche su questa affermazione potrei sfidare chiunque a
dimostrarmi il contrario:e vorrei ben conoscere chi,dopo aver sentito la
scena del sacrificio del Cortez ad esempio,potrebbe persistere nella sua
idea.
> Una volta mi ero dilettato a seguire l'analisi minuziosa del Riezler,
> battuta per battuta, del primo tempo, quanto bastava per rendermi
conto
> della straordinaria sapienza compositiva
questo è un altro discorso,non c'entra nulla con quanto ho affermato:la
grandezza di Beethoven nella forma e nella struttura della composizione
(cioè la sapienza) l'ho anche io più volte ribadita.Sull'analisi ad
esempio delle sonate del musicista tedesco ho sbattuto anch'io la
testa,ed è superfluo dire che vi si trovano delle cose
sorprendenti.Accanto a delle cose semplicemente meschine:vedi ad esempio
la melodia...e già!proprio a proposito del Riezler,ti chiedo se
ricordi se costui nell'analisi ,poneva in evidenza la derivazione
(meglio dire plagio) dal Bastian und Bastienne di Mozart dell'inciso di
base nel primo tempo.
Dio mio!
qui ci sono due possibilità:
1)Beethoven era talmente a corto di idee melodiche da andare a rubare un
inciso così banale come quello mozartiano citato, costruito sulle
semplici tre note dell'accordo di tonica.
2)Beethoven doveva proprio essere felice nel prendere a calci la
melodia,e nel mortificarla,dato che per lui non aveva importanza il
fatto che essa potesse essere un sottoprodotto di seconda mano.Come a
dire:basta l'armonia e la costruzione:del resto non me ne frega nulla!
Di solito si pensa che la melodia corrisponda ai motivi.Ma questa è una
cosa assolutamente falsa secondo me,perchè di fatto mortifica la musica
alla sola armonia e la melodia viene posta in secondo piano(???per
me,musicalmente ciò è oltraggioso):di fatto ciò determina anche uno
pseudofilogermanismo nelle preferenze musicali.In questo modo si arriva
alle equazioni ridicole,assurde:
a)opera lirica=musica meno impegnata,meno colta nella struttura,più
banale,più popolare
b)IX sinfonia di Beethoven=il non plus ultra della musica
c)La musica classica si divide in musica sinfonica e in musica lirica.
d)quando c'è la voce di mezzo la musica è "meno assoluta".
e così via...
E' necessario chiarire,secondo me,una volta per tutte questi aspetti
assurdi,e lo farò in un prossimo post.
Ma scusa la divagazione, questo,in fin dei conti non c'entra
necessariamente con la pallosità
di una musica...
> Non che Beethoven abbia bisogno di un avvocato difensore, ma è la
prima
> volta che sento definire "pallosa" la Terza.
>
Io invece,per fortuna,ho sentito dire la stessa cosa da tantissime altre
persone (quasi tutti musicisti):il problema è che tutti costoro hanno
paura ad ammetterlo pubblicamente per una sorta di timore reverenziale
nei confronti del genio assoluto Beethoven.
Ogni tanto Beethoven avrebbe davvero bisogno di un "avvocato
difensore",dal momento che tutto ciò che ha scritto non solo è
necessariamente geniale ma anche necessariamente bello secondo
l'opinione comune,e non si mette in dubbio.
Anche nel metter in dubbio qualcosa fondamentalmente essa,se è di
Beethoven,non si mette in dubbio.
Personalmente affermo tranquillamente (sono fiero di affermarlo) che ci
sono tantissime musiche di Beethoven che mi fanno cadere le braccia a
terra per la noia.
Ciao
Pamilton
>Anche nel metter in dubbio qualcosa fondamentalmente essa,se è di
>Beethoven,non si mette in dubbio.
>Personalmente affermo tranquillamente (sono fiero di affermarlo) che ci
>sono tantissime musiche di Beethoven che mi fanno cadere le braccia a
>terra per la noia.
Questo è un problema che ho notato anche io. C'è purtroppo la diffusa
tendenza a credere che tutto quello che hanno fatto i genii morti sia
intoccabile, grandioso e geniale. A volte ho l'impressione che ci si
voglia convincere di quello. Invece magari gli stessi compositori
guardavano a "certi" loro lavori dicendo che erano delle c.ate
pazzesche, brutte e noiose. Io non metterei comunque la 3a e 4a
sinfonia di Beethoven tra queste. Comunque è anche una questione di
gusto. Ma in parecchi casi il gusto è unanime. Tempo fa ad un concerto
ho ascoltato dei pezzi vocali di Haydn, e credo che il martirio sia
stato collettivo. Io sono stato male fisicamente per la noia mortale
di quella musica. 30 minuti di Haydn da far addormentare un elefante.
Anche gli altri li vedevo soffrire terribilmente e soccombere
lentamente sotto i colpi di una musica che sembrava non finire mai.
Tuttti a guardare gli orologi per vedere se il tempo non si fosse
drammaticamente fermato. Eppure la musica era lì, eseguita,
applaudita. Il bello è che se provi a criticarla scatta poi un subdolo
meccanismo, per cui si pensa: "ma chi si crede di essere sto qui per
permettersi di criticare Haydn?". Se un compositore di oggi si fosse
permesso di fare qualcosa di "appena migliore" di quei pezzi di Haydn,
lo avrebbero linciato (figurativo).
LBignami
"Se qualcuno vuole dirmi qualcosa me la deve dire
in modo chiaro e semplice, perché di problemi me
ne pongo a sufficienza da me" (Goethe)
>.... Mi piacerebbe proprio parlare delle musiche coeve!
> In particolare ,quali autori coevi di Beethoven hai considerato in
> questa tua affermazione? Mehul?Boildieu?Cherubini?Leseur?
.............
Bisognerà che allarghi un po' le mie conoscenze, visto che quello che
conosco di Boildieu, Cherubini o Salieri non è tale da farmi ritenere così
superato il sinfonismo beethoveniano.
Comunque grazie per gli spunti.
>.Anche su questa affermazione potrei sfidare chiunque a
> dimostrarmi il contrario:e vorrei ben conoscere chi,dopo aver sentito la
> scena del sacrificio del Cortez ad esempio,potrebbe persistere nella sua
> idea.
Saresti così gentile da indicare una registrazione?
> proprio a proposito del Riezler,ti chiedo se
> ricordi se costui nell'analisi ,poneva in evidenza la derivazione
> (meglio dire plagio) dal Bastian und Bastienne di Mozart dell'inciso di
> base nel primo tempo.
Mi ricordo. Ma quello che a me colpisce e attanaglia la mia attenzione è la
capacità di Beethoven di trarre da questo tema (tema? E' una accordo
arpeggiato, niente più!) tutto quel che segue.
> 2)Beethoven doveva proprio essere felice nel prendere a calci la
> melodia,e nel mortificarla,dato che per lui non aveva importanza il
> fatto che essa potesse essere un sottoprodotto di seconda mano.Come a
> dire:basta l'armonia e la costruzione:del resto non me ne frega nulla!
Certamente non era Schubert, lo sprecone di melodie, ma sai meglio di me
quante ne ha distribuite nelle sue opere.
>In questo modo si arriva
>alle equazioni ridicole,assurde:
>b)IX sinfonia di Beethoven=il non plus ultra della musica
>c)La musica classica si divide in musica sinfonica e in musica lirica.
Fin qui ti seguo
> a)opera lirica=musica meno impegnata,meno colta nella struttura,più
> banale,più popolare
> d)quando c'è la voce di mezzo la musica è "meno assoluta".
Non vorrei generalizzare, ma in molti casi cio' mi sembra vero, specialmente
per il melodramma ottocentesco: le esigenze di un successo immediato mi pare
che abbia spinto molti compositori a "scendere a patti" col gusto del
pubblico. Anche la spropositata importanza data all'interprete ha favorito
quegli aspetti deteriori che non del tutto a torto accomunano il tenore di
turno al giocoliere del circo equestre.
Il tema richederebbe ben più argomentate valutazioni, ma lascio volentieri
la parola a te che prometti di
> chiarire,secondo me,una volta per tutte questi aspetti
> assurdi,e lo farò in un prossimo post.
> Personalmente affermo tranquillamente (sono fiero di affermarlo) che ci
> sono tantissime musiche di Beethoven che mi fanno cadere le braccia a
> terra per la noia.
Quello che aveva destato la mia meraviglia non era tanto il fatto che molte
cose di Beethoven potessero essere noiose (tantoque - o quantoque? - bonus
dormitat Homerus, dicevano gli antichi), ma che proprio la Terza fosse una
di quelle da muovere allo sbadiglio.
Ma qui siamo in un campo così soggettivo da rendere inutile ogni
discussione.
Ciao
Giacomo
Carissimo,
complimenti innanzitutto per il lungo ed articolato post di analisi de la
"Resurrezione di Cristo", frutto di un'ascolto entusiastico e mosso da una
certa "perizia investigativa". Conosco molto bene la musica di Perosi e gli
oratori che hai nominato. Possiedo una certa quantità di bibliografia e per
molti anni mi sono interessato in maniera quasi maniacale alla sua figura ed
a tutto ciò che da lui era stato composto. Conosco molto bene Domenico
Bartolucci (altro grande musicista genialoide ingiustamente boicottato), che
ne è stato collaboratore e poi successore da maestro in Sistina
(semiperpetuo-sic). Conosco bene un paio di cantori della cappella
pontificia che sotto la sua direzione hanno svolto parte del loro servizio.
Il primo amore non si scorda mai. Mi sono accostato a Perosi quasi per caso,
come spesso avviene con le opere di musicisti meno noti. Poi un conoscente
appassionato di musica, alunno di seminario ai tempi in cui frequentava il
liceo, mi fece conoscere il Perosi delle messe e dei mottetti. in seguito
allargai la mia conoscenza degli oratori (il primi furono "La Passione" e
"La Resurrezione") giungendo al Giudizio Universale (debbo informarti che ne
esiste un'incisione in vendita), Transitus animae, In Patris Memoriam, Il
Natale, Mosè, La strage degli innocenti, la trasfigurazione (bello!) ed il
travolgente L'entrata di Cristo a Gerusalemme (un patos incredibile) fino a
giungere al Nazzareno, ultimo oratorio composto (con scene e costumi
stavolta, regia di G. Strelher), rappresentato alla Scala e da questa
commissionato per il giubileo del 1950 (ancora non erano state inventate le
giornate della gioventù con la loro coreografia di cardinali e preti
ridancianti e compiacenti). Mi fece un effetto stranissimo il primo impatto
con questa musica: mi pareva di udire qualcosa di mai ascoltato prima ma
praticamente conosciuto da sempre, come se fosse parte della mia natura (è
un po' difficile da spiegarsi a parole). Poi il mare magnum di messe e
mottetti, conditi da alcune rare scoperte emozionantissime. Perosi divenne
pian piano una specie di mania da collezionista, spingendomi a dare la
caccia alle messe introvabili, alle partiture degli oratori (ne possiedo
alcune) a cimeli e quant'altro fosse possibile reperire (possiedo un paio di
suoi biglietti da visita). I picchi maggiori di questa passione coincisero
con la prima parte della mia formazione accademica (composizione, organo,
musica corale), vissuta presso il conservatorio di Pesaro, mia città natale.
All'interno dello stesso istituto fui protagonista nel gennaio del 1995 di
una ferocissima polemica in seguito ad un articolo da me scritto e
pubblicato su un quotidiano locale, riguardante alcune pessime esecuzioni di
messe perosiane dirette da un mediocre insegnante del conservatorio. Prezzo
della diatriba 2 settimane di sospensione al sottoscritto per aver esternato
pareri artistici contro le scelte dell'istituto. Praticamente processato e
risucchiato in una vicenda gestita in maniera ridicola dall'allora direttore
sotto le pressioni fasciste del mediocre insegnante già citato, le cui
esecuzioni erano oggetto del mio scritto. Non sto ad annoiarti raccontando
di qualche tesina, articoletto e cose varie da me fatte per studiare la vita
e le opere di LP. Dunque posso ritenermi seriamente dedito alla cusa del
Perosi.
A mio avviso, i problemi che generano una scarsa diffusionne delle
composizioni di Lorenzo Perosi sono sostanzialmente due.
Il primo è rappresentato dalla sfortuna di quest'uomo di essere stato prete
e di essere vissuto praticamente in pieno novecento, anche se con un
preludio di creatività (che per alcuni aspetti rappresenta il picco saliente
e rappresentativo della sua opera) che vede il suo sorgere sul finire
dell'ottocento. L'ultimo fascinatore del secolo scorso (2 secoli per noi;-))
fu definito da alcuni critici a lui coevi. Dunque ha giocato in suo sfavore
l'avanguardia della musica atonale con relativa dodecafonia e quant'altro di
cacofonico veniva rigurgitato da certa intellighenzia dell'epoca ed imposto
come naturale prosecuzione della grande tradizione del passato. Agli occhi
dei sostenitori di questa logica prosecuzione Perosi appare come
un'antiquato, uno che fonda le sue risorse sul "già detto" e che dunque, a
prescindere da ciò che possa mai avere scritto, non va considerato perchè è
sinonimo di cretino mettere uno sull'altro i suoni Do-Mi-Sol dopo il 1922
circa. Condivido quanto espresso da Bignami sulla XI di LVB: può essere che
fra cent'anni Perosi venga valutato più seriamente e serenamente per ciò che
ha composto, visto che anche Bach a suo tempo non era certo il Clementi
(Aldo) della situazione (facendo le debite proporzioni).
Poi, visto che per combinare le liti bisogna essere sempre in due, l'altro
verso della medaglia è da attribuire al Perosi. Un musicista nato
indubbiamente (parole del M° Bartolucci). Uno che a dotazione di materia
grigia addetta alla facoltà "musica" aveva pochissimo da invidiare a tanti
grandi del passato (aggiungo io). Purtroppo, a causa della grande facilità
di pensare musica, di inventare melodie nuove (... a volte non resisto più e
devo scrivere le melodie che mi ronzano in testa altrimenti non smettono ed
io impazzisco... son parole sue) e la caratteristica "pigrizia" nel rivedere
le idee che sgorgavano praticamente di getto dalla sua penna, le
composizioni prestano terreno ad alcune cadute di buon gusto ed a picchi
discendenti di qualità artistica. Non dimentichiamo che la Resurrezione fu
scritta in neanche quatro mesi, dopo che dalla sua penna erano usciti in
quell'anno altri 2 oratori (La trasfigurazione, La resurrezione di Lazzaro),
più La Passione sul finire dell'anno precedente. Poi la Sistina, per cui la
sua direzione fu sotto alcuni aspetti quasi disastrosa. Non ne conoscieva lo
stile di canto (le polemiche con Domenico Mustafà non erano solo capricci da
primadonna) e dunque scriveva per la Sistina in uno stile non proprio, a
volte interessante musicalmente ma spesso anche sciatto e sbrigativo. Una
personalità musicale veramente complessa, a cui vanno ad aggiungersi (tanto
per complicare ancora) i gravi disturbi psichici che lo porteranno alla
sentenza di interdizione e, haimè, dolenti note, il micidiale e deleterio
cecilianesimo, di cui fu in parte modello e propugnatore.
mettendo da parte gli occhiali dell'ammiratore entusiasmato e folle, ho
iniziato a vedere Perosi alla luce di quei grandi maestri del passato, primo
tra tutti Palestrina, a cui lui diceva di rifarsi. Beh purtoppo - lo dico
col rammarico di chi sorprende l'amato coniuge nel letto con un altro/a -
del grande Pierluigi nemmeno l'ombra. Manca nella stragrande maggioranza dei
casi quell'intima unione tra parola e musica, che in Palestrina regna
sovrana, rendento i cantori vivi declamatori del testo sacro. Più facilmente
in LP si possono trovare splendide melodie, a volte armonie effettistiche ma
spesso non intese come amplificazione del significato testuale. La modalità
da lui adoperata è trattata in maniera generica e da "orecchiante": non è la
stessa che costituisce l'ossatura del linguaggio dei grandi maestri di
Sistina, ma piuttosto una serie di concatenazioni che ne ricordano il patos
in maniera un po'.... annacquata.
Nel caso della musica profana le cose sono un po' diverse ma purtroppo, a
causa della quasi irreperibilità delle partiture, non ho potuto affondare
più di tanto la presa. Comunque ho sentito alcune cose davvero interessani
(specie tra i quartetti).
Va sottolineato però che le osservazioni fatte debbono considerarsi a
parametri artistici di una levatura comunque considerevole e non indendono
deprimere la statura artistica di Perosi (non stiamo parlando di canzonette
o di autorucoli che passano dalle musiche da film ai motteti sino ai
catarelli e viceversa).
A parte tutto ma... certe cose del Perosi fanno davvero effetto lo riconosco
(ne ho cantato, diretto ed ascoltato dal vivo).
Scusami per il lungo post (che spero non abbia annoiato nessuno) ma penso
che attorno a Perosi bisogna cominciare a fare chierezza e togliere
quest'autore dall'armadio.
Ci sarebbero un sacco di altre cose da dire ma... lasciamole per un'altra
volta.
Buona musica,
Simone
PS: a chi paragonava Don Magri a Perosi vorrei dire che è come mischiare la
lana con la seta. Lontani anni luce!!!! Don Lorenzo Perosi schiaccia Don
Pietro Magri 10 a 0 :))
>la seconda di LVB la definirei in molti modi, ma pallosa proprio
>no!!!
infatti.
la mia definizione oscilla tra il capolavoro (ampiamente
sottovalutato!) ed una autentica "delizia musicale"
T
> certa "perizia investigativa". Conosco molto bene la musica di Perosi e gli
> oratori che hai nominato. Possiedo una certa quantità di bibliografia e per
> molti anni mi sono interessato in maniera quasi maniacale alla sua figura ed
> a tutto ciò che da lui era stato composto.
beh,sei una rarità:io al contrario non solo non ho NESSUN documento
bibliografico,monografico,critico o quant'altro,ma non ho neanche le
partiture perosiane (eccetto quella della Passione ):mi piacerebbe assai
poter mettere mano sia a quella della Risurrezione che a quella del giudizio
universale,ma non le ho trovate da nessuna parte.
ceo, mi fece conoscere il Perosi delle messe e dei mottetti. in seguito
> allargai la mia conoscenza degli oratori (il primi furono "La Passione" e
> "La Resurrezione") giungendo al Giudizio Universale (debbo informarti che ne
> esiste un'incisione in vendita),
sì,ora che ci penso dovrebbe essere edita dalla Bongiovanni se non
sbaglio.Poichè i primi due oratori che hai ascoltato sono esattamente i primi
2 che ho ascoltato io ti chiedo:sei d'accordo sulla sbalorditiva evoluzione
del linguaggio perosiano a distanza di un solo anno?
Transitus animae, In Patris Memoriam, Il
> Natale, Mosè, La strage degli innocenti, la trasfigurazione (bello!) ed il
> travolgente L'entrata di Cristo a Gerusalemme (un patos incredibile)
non conosco nè Trasfigurazione,nè L'entrata di Cristo...ahimè
> dell'ottocento. L'ultimo fascinatore del secolo scorso (2 secoli per noi;-))
> fu definito da alcuni critici a lui coevi. Dunque ha giocato in suo sfavore
> l'avanguardia della musica atonale con relativa dodecafonia e quant'altro di
> cacofonico veniva rigurgitato da certa intellighenzia dell'epoca ed imposto
beh,questa tua affermazione scommetto che manderà in bestia non pochi
fruitori del NG:).Comunque,personalmente non credo che sia stata
l'affermazione dell'atonalità nelle correnti musicali novecentesche a giocare
un ruolo determinante nella sfortuna del Perosi.Lo stesso recupero della
modalità fondamentalmente in Perosi non differisce poi tanto da quello
effettuato da altri compositori filoarcaici dell'epoca che comunque vengono
discretamente diffusi anche oggi.Ho notato che,stando alla collocazione delle
date delle esecuzioni perosiane nel '900,il musicista al contrario godette di
grande fortuna intorno alla prima metà.
> grandi del passato (aggiungo io). Purtroppo, a causa della grande facilità
> di pensare musica, di inventare melodie nuove (... a volte non resisto più e
> devo scrivere le melodie che mi ronzano in testa altrimenti non smettono ed
> io impazzisco... son parole sue)
questa che hai rilevato è una caratteristica assolutamente fondamentale della
musica perosiana:si nota in particolare negli oratori del 1898:pare che il
musicista sia colto da una frenesia di ispirazione (con tutto il materiale
melodico presente nella musica di quell'anno si possono coprire addirittura
50 anni di esperienza compositiva)da lasciare di stucco!
e la caratteristica "pigrizia" nel rivedere
> le idee che sgorgavano praticamente di getto dalla sua penna, le
> composizioni prestano terreno ad alcune cadute di buon gusto ed a picchi
> discendenti di qualità artistica. Non dimentichiamo che la Resurrezione fu
> scritta in neanche quatro mesi, dopo che dalla sua penna erano usciti in
> quell'anno altri 2 oratori (La trasfigurazione, La resurrezione di Lazzaro),
anche questo è verissimo:il pericolo di "cadute di gusto" (il termine
comunque va sempre preso con le pinze),ma direi meglio di :ingenuità
compositive,frettolosità nell'armonizzazione e nella revisione,dissonanze non
sempre logiche o coerenti,spesso sgradevoli e dovute ad errori, e così via è
avvertibile in molte pagine perosiane,penso ad esempio alla fuga sulle parole
dello storico narrante l'intervento di Giuseppe d'Arimatea:ad esempio nota
quanto suona sgradevole all'udito la modulazione sul primo divertimento (poco
dopo che lo storico inizia a parlare) e nota come sia difficilmente
giustificabile il fatto che le tre voci successive alla prima la imitino
tutte e 3 sulla dominante (e infatti,dopo aver perso completamente di vista
,per tutto il brano,la tonalità di impianto il ritorno alla tonica nelle
ultimissime battute appare come qualcosa di estraneo,una forzatura derivante
da un'"atto dovuto" ma che ha poco senso.
deleterio
> cecilianesimo, di cui fu in parte modello e propugnatore.
e Refice?
> del grande Pierluigi nemmeno l'ombra
anche questo è verissimo,inutile negarlo.Ma del resto lo stesso
Perosi,nell'evoluzione dei suoi oratori mi pare che lasci progressivamente lo
stile severo (che evidentemente gli pesava molto più di quanto lui non
ammettesse)e il contrappunto a favore di un sinfonismo più moderno :prendi ad
esempio il giudizio universale e la lunga poderosa parentesi sinfonica
iniziale
effettistiche ma
> spesso non intese come amplificazione del significato testuale.
anche questo è verissimo,spesso addirittura è impossibile determinare un
qualsivoglia legame tra musica e parola in Perosi,ciò che si nota,a mio
parere,specialmente nel Natale del Redentore.Ma in fin dei conti anche nella
Risurrezione stessa:prendi ad esempio il recitativo dello storico che precede
il mulier quid ploras:il significato delle parole non ha nulla a che vedere
con la musica Tuttavia io non vedo affatto ciò come un difetto.Il dare
puntualmente corrispondente significato musicale al testo drammatico è spesso
addirittura indice di limitazione di creatività secondo me.Non bisogna
rinchiudersi nella convenzione di essere rigorosi nel rispetto
nell'amplificazione del significato testuale:è inutile perchè alla fine suona
come un dovere e il "dovere" è musicalmente deleterio.Inoltre spesso la
musica segue un'ispirazione emotiva del tutto propria e non deve per questo
essere dettata da un'ispirazione "derivante nel dettaglio" dal testo .Il
recitativo dello storico (straordinario),pur non avendo precisa
corrispondenza col significato delle parole non rompe il "tono" con la
globalità della Risurrezione,nè la coerenza con gli elementi compositivi
globali,nè impoversice di significazione la risurrezione stessa in un
significato che compete solo alla musica
La modalità
> da lui adoperata è trattata in maniera generica e da "orecchiante": non è la
> stessa che costituisce l'ossatura del linguaggio dei grandi maestri di
> Sistina, ma piuttosto una serie di concatenazioni che ne ricordano il patos
> in maniera un po'.... annacquata.
no,qui non sono d'accordo:Perosi deve far convivere la modalità con il
sinfonismo tardoromantico:è ovvio che il ricorso alla modalità avrà pertanto
un che di generico (per quanto essa sia abbondantemente presente in
Perosi)non intimamente legato alle radici del linguaggio di quei grandi
maestri:Perosi è figlio del suo tempo.Certo, anche Duruflè è figlio del suo
tempo ma il suo ricorso alla modalità è ben più
"metafisico",profondo,complesso di quello perosiano ma questo non vuol dire
nulla:mi sembra ora che tu stia giudicando Perosi a partire dai suoi
risultati in base alle sue intenzioni.Se Perosi invece di proclamarsi
"imitatore di Palestrina" avesse detto "a me della musica di Palestrina
interessa relativamente poco" questo tuo ragionamento arriverebbe a
conclusioni diverse
Comunque ho sentito alcune cose davvero interessani
> (specie tra i quartetti).
sempre a proposito degli altri lavori,ho sentito i quartetti anche io e mi
sono sembrati abbastanza futili (ma dovrei risentirli prima di parlare>),poi
ho sentito una messa da requiem per organo e voci il cui dies irae è di una
tale bruttezza da avermi impedito la prosecuzione dell'ascolto,che conto di
riprendere presto
> Va sottolineato però che le osservazioni fatte debbono considerarsi a
> parametri artistici di una levatura comunque considerevole e non indendono
> deprimere la statura artistica di Perosi
Infatti è questo il punto principale:Perosi è e rimane per me un
grande!!!Straordinario!!!Tutti i "difetti" che hai elencato li ho riscontrati
anche io,e proprio per questo amo grandemente Perosi,perchè è segno che
nella sua musica c'è davvero qualcosa di non comune che li supera ampiamente
nel contatto emotivo con l'ascoltatore. Perosi è
straordinario...straordinario....
>
> PS: a chi paragonava Don Magri
non l'ho mai sentito nominare-.-.
Ciao
Pamilton
non generalizziamo:sia nell'uno che nell'altro senso:io ho parlato di precisi
lavori dei maestri citati.E non ho parlato di sinfonismo beethoveniano,ho
parlato della terza sinfonia. Sono sempre pronto a dimostrare che nei lavori
citati si trovano elementi musicali di una novità,di un avvenirismo etc.
ampiamente maggiori di quelli riscontrabili nella 3a beethoveniana
> Comunque grazie per gli spunti.
>
> >.Anche su questa affermazione potrei sfidare chiunque a
> > dimostrarmi il contrario:e vorrei ben conoscere chi,dopo aver sentito la
> > scena del sacrificio del Cortez ad esempio,potrebbe persistere nella sua
> > idea.
>
> Saresti così gentile da indicare una registrazione?
non ne esiste nessuna in vendita (a parte una orribile live del
1951).Qualcuno del NG è venuto a conoscenza di un'introvabile registrazione
RAI.Però farò in modo,se ti interessa,che tu possa conoscere l'opera:)
>
> > proprio a proposito del Riezler,ti chiedo se
> > ricordi se costui nell'analisi ,poneva in evidenza la derivazione
> > (meglio dire plagio) dal Bastian und Bastienne di Mozart dell'inciso di
> > base nel primo tempo.
>
> Mi ricordo. Ma quello che a me colpisce e attanaglia la mia attenzione è la
> capacità di Beethoven di trarre da questo tema (tema? E' una accordo
> arpeggiato, niente più!) tutto quel che segue.
Questa è una cosa evidente in tutti i lavori beethoveniani:che il senso di
costruzione sia portentoso è altrettanto evidente.Io parlo di melodia :per
Beethoven doveva valere meno di niente la melodia se costruisce tutto quel
che segue su un inciso così banale per di più di seconda mano.Cosa che si
ripete in pressocchè tutte le sue composizioni Se per Beethoven la
costruzione era tutto la melodia necessariamente doveva valere meno di
niente.
>
> > a)opera lirica=musica meno impegnata,meno colta nella struttura,più
> > banale,più popolare
> > d)quando c'è la voce di mezzo la musica è "meno assoluta".
>
> Non vorrei generalizzare, ma in molti casi cio' mi sembra vero, specialmente
> per il melodramma ottocentesco: le esigenze di un successo immediato mi pare
> che abbia spinto molti compositori a "scendere a patti" col gusto del
> pubblico. Anche la spropositata importanza data all'interprete ha favorito
> quegli aspetti deteriori che non del tutto a torto accomunano il tenore di
> turno al giocoliere del circo equestre.
assolutamente falso tutto ciò:stai confondendo l'opera nella storia della
musica col melodramma italiano primoottocentesco.Vogliamo parlare
dell'Euriante?Del Freischutz?Dell'Agnese?Della Lodoiska?Della Damnation?Delle
Danaides?(potrei continuare per altri cento titoli almeno). Posso
tranquillamente affermare che lo sviluppo dell'orchestra nell'intero 800 è
avvenuto principalmente per opera di "operisti" come
Wagner,Spontini,Berlioz,Weber etc.Operisti. Così come posso tranquillamente
dimostrare che dal punto di vista sonatistico (bada bene,sto dicendo
sonatistico,cioè relativo alla forma tipica delle sonate),per farti un
esempio, la Medée (che è un'opera) di Cherubini non è inferiore alla migliore
produzione sonatistica beethoveniana. E' sempre il solito discorso:si
distingue la musica sinfonica dalla musica operistica
Io invece le metto senza riserva.Mi sto sempre più rendendo conto che mi
riesce troppo difficile parlare di musica con la gente,perchè quello che
interessa a me non interessa a nessun altro;ultimamente mi sono prodigato per
far conoscere e diffondere il Cortez di Spontini:quando l'operazione di
"diffusione" è stata effettuata non ho sentito una sola parola in merito
all'opera (laddove si eccettui ovviamente l'entusiasta Rudy),nè nel bene nè
nel male. Facciamo un attimo il punto della situazione:
poichè
1)metto quest'opera al di sopra di ogni altra composizione
2) reputo mastodonticamente palloso un capolavoro come la terza di beethoven
e considerando che:
Ma in parecchi casi il gusto è unanime.
ne deduco che gli altri hanno capito tutto e io mi sono solo intestardito
nelle mie idee.Del resto è affermazione veramente pazzesca (benchè io ne sia
del tutto convinto) quella del "cortez (opera sconosciuta) come la più grande
creazione del teatro musicale" e pertanto è stata vista da coloro che si sono
avvicinati all'opera solo con curiosità,partendo dal presupposto inconscio
che tale affermazione doveva essere aprioristicamente troppo pazzesca per
essere vera o perlomeno ragionata.
Tempo fa ad un concerto
> ho ascoltato dei pezzi vocali di Haydn, e credo che il martirio sia
> stato collettivo. Io sono stato male fisicamente per la noia mortale
> di quella musica. 30 minuti di Haydn da far addormentare un elefante.
concordo pienamente:anch'io ho sentito molta musica vocale del compositore
tedesco da far addormentare un elefante.E in fin dei conti tante sinfonie.Non
parliamo poi di alcune opere liriche:roba da far addormentare 10 elefanti
> Anche gli altri li vedevo soffrire terribilmente e soccombere
> lentamente sotto i colpi di una musica che sembrava non finire mai.
> Tuttti a guardare gli orologi per vedere se il tempo non si fosse
> drammaticamente fermato. Eppure la musica era lì, eseguita,
> applaudita. Il bello è che se provi a criticarla scatta poi un subdolo
> meccanismo, per cui si pensa: "ma chi si crede di essere sto qui per
> permettersi di criticare Haydn?". Se un compositore di oggi si fosse
> permesso di fare qualcosa di "appena migliore" di quei pezzi di Haydn,
> lo avrebbero linciato (figurativo).
>
la cosa più assurda è secondo me l'autoconvincersi che non si prova noia
durante gli ascolti. Che atteggiamento bifolco-
>
>PS: a chi paragonava Don Magri a Perosi vorrei dire che è come mischiare la
>lana con la seta.
>
Tenuto conto che visse gli ultimi anni presso il Santuario di Oropa
(BI), direi che la lana è tessuto che gli si addice.
>Lontani anni luce!!!! Don Lorenzo Perosi schiaccia Don
>Pietro Magri 10 a 0 :))
>
Tenuto altresì conto che si può accettare un'apologia perosiana,
nei termini esposti da Pamilton, solo credendo
nell'incommensurabilità fra Autori diversi e Opere diverse (in
altre parole SENZA fare confronti) io suggerirei di continuare
così, per non assistere a discorsi da Campionato dei Musicisti.
Ciao,
Herr Graf
>WOW!!!
>Questa si che e' sana e lucida critica musicologica! :-)))
Sono un uomo di sintesi, io ... ;-)
Comunque devo dire che anche Cioran, che qui adesso fa il furbo, aveva
un respiro troppo profondo e troppo regolare durante la IV di Beethoven.
Non ero abbastanza sveglio a mia volta da controllare se si fosse
addormentato o meno, ma sicuramente spandeva un aura da persona ceduta
al torpore proprio del sonno, come direbbe il Devoto.
ciao
>proprio a proposito del Riezler,ti chiedo se
>ricordi se costui nell'analisi ,poneva in evidenza la derivazione
>(meglio dire plagio) dal Bastian und Bastienne di Mozart dell'inciso di
>base nel primo tempo.
osservazione così ridicola, che il resto delle riflessioni che seguono
ce lo si poteva risparmiare:
>Dio mio!
>qui ci sono due possibilità:
>1)Beethoven era talmente a corto di idee melodiche da andare a rubare un
>inciso così banale come quello mozartiano citato, costruito sulle
>semplici tre note dell'accordo di tonica.
>
>2)Beethoven doveva proprio essere felice nel prendere a calci la
>melodia,e nel mortificarla,dato che per lui non aveva importanza il
>fatto che essa potesse essere un sottoprodotto di seconda mano.Come a
>dire:basta l'armonia e la costruzione:del resto non me ne frega nulla!
...
come dire: quando uno non vuol vedere, capire, sentire...
Tito
Mi riferivo appunto a questo. Ma credo che la cosa si possa anche applicare
(con le dovute eccezioni) anche a Verdi o a Puccini.
Ciao
Giacomo
> sì,ora che ci penso dovrebbe essere edita dalla Bongiovanni se non
> sbaglio.
Sbagliato. :)) Edizioni Radio Vaticana ed è una vera chicca poichè di tratta
di un'incisione del 50 con Perosi quasi ottantenne che dirige il Giudizio
universale presso il salone dell'Università Gregoriana, orchestra e coro
dell'accademia di S. Cecilia (di cui per'altro era accademico), Beniamino
Gigli (Cristo), Marcella Pobbe (angelo della pace) Gianna Pederzini (angelo
della giustuizia). Certi momenti sono davvero strepitosi come ad esempio il
"discendite a me maledicti" gridato dal Cristo e culminante con l'esplosione
del coro dei dannati che cadono nel profondo degli inferi. Mi fece
un'impressione immensa, nonostante le distorsioni dell'audio dovute alle
grida del coro e al fracasso "infernale" dell'orchestra: che effetto!!!!!!
Poichè i primi due oratori che hai ascoltato sono esattamente i primi
> 2 che ho ascoltato io ti chiedo:sei d'accordo sulla sbalorditiva
evoluzione
> del linguaggio perosiano a distanza di un solo anno?
In sostanza è vero. Più che evoluzione del linguaggio io parlerei di un
cambio dei modelli. Nella passione il modelli erano Bach e Carissimi con una
prima strizzata d'occhio a Wagner ma apparsa in un secondo momento. Pensa
che la Passione in trilogia (La cena del Signore - L'orazione al monte - La
morte) nasce in un secondo momento. Nel settembre dell' 97 vi fu soltanto
l'esecuzione del primo quadro (La cena del Signore) che fu sottotitolata
dallo stesso Perosi "cantata alla bachiana". Bach era il riferimento per il
contrappunto, per l'idea del corale (viene presentato come tema conduttore
di tutto il quadro il "Lauda Sion" gregoriano). Anche l'organico abb.
asciutto che ricorda situazioni barocche (predominano gli archi a cui però
si aggiungono gli interventi di una coppia di corni e tre cornette sul
finale), condito da un'orchestrazione non proprio sinfonica nel senso dei
romantici. Jefte ed altri oratori di Carissimi verranno studiati da capo a
fondo e più volte dal Perosi come lui stesso avrà a dire, per cui il
compositore dell'oratorio del Crocifisso diventerà il riferimento per ciò
che riguarda l'organizzazione formale del lavoro, nonchè per l'austerità ed
il legame parola-musica veramente presente in questo lavoro (molto più che
in altri) e di una potenza espressiva enorme.
Poi per l'esecuzione a Milano che venne fatta se non erro due o tre mesi
dopo (vado a memoria senza consultare i libri), Perosi vi aggiunse le altre
due parti e, poichè Wagner stava già diventando per lui una mania (gli
costerà dei seri problemi di salute mentale), battezzò il lavoro come
"trilogia sacra".
Poi i modelli cambiano. Nella sua mente c'è posto solo per Wagner, che
secondo lui era il massimo esempio di mescolanza tra parola che genera
musica nel modo che tutti sanno, con l'orchestra che non si muove più coi
zum-pa-pa di Bussetana memoria. L'insieme di tutti i drammi furono
attentamente studiati e digeriti, riempendone le partiture di segni con
lapis rosso e blu.
Drammatica e deleteria per la salute mentale del Perosi fu la sua esperienza
a Bayreut come ascoltatore al festival Wagneriano che ancora oggi si tiene.
Imazzi letteralmente, tanto che la notte non dormì più per mesi, fortemente
impressionato dalle melodie ed armonie di non ricordo che opera che
continuarono a tormentarlo giorno e notte per mesi (parole sue).
> beh,questa tua affermazione scommetto che manderà in bestia non pochi
> fruitori del NG:).Comunque,personalmente non credo che sia stata
> l'affermazione dell'atonalità nelle correnti musicali novecentesche a
giocare
> un ruolo determinante nella sfortuna del Perosi.Lo stesso recupero della
> modalità fondamentalmente in Perosi non differisce poi tanto da quello
> effettuato da altri compositori filoarcaici dell'epoca che comunque
vengono
> discretamente diffusi anche oggi.Ho notato che,stando alla collocazione
delle
> date delle esecuzioni perosiane nel '900,il musicista al contrario godette
di
> grande fortuna intorno alla prima metà.
Ma nella prima metà del novecento certa avanguardia veniva curata con l'olio
di ricino :) per cui non se ne vedeva molta in giro. Fu poi nel dopoguerra
che in europa l'avangardia prese piede e, per vari motivi, cominciarono ad
estinguersi pian piano le esecuzioni degli oratori perosiani: anche perchè
l'orchestra per cui lui scrive costa parecchi dollàri al giorno d'oggi e in
certi enti si preferisce cadere - come per altro già sottolineato da altri -
sul solito repertorio "sicuro" quando si va a muovere tanta gente.
Tra l'altro il problema della modernità era molto sentito dal Perosi perchè
numerose accuse gli furono mosse già all'epoca. Divenne per lui un bel
tarlo, tanto da portarlo a distruggere diverse sue partiture: a causa di ciò
fu interdetto con sentenza del tribunale di Roma datata 15 dicembre 1922.
> anche questo è verissimo:il pericolo di "cadute di gusto" (il termine
> comunque va sempre preso con le pinze),ma direi meglio di :ingenuità
> compositive,frettolosità nell'armonizzazione e nella revisione,dissonanze
non
> sempre logiche o coerenti,spesso sgradevoli e dovute ad errori, e così via
è
> avvertibile in molte pagine perosiane,penso ad esempio alla fuga sulle
parole
> dello storico narrante l'intervento di Giuseppe d'Arimatea:ad esempio nota
> quanto suona sgradevole all'udito la modulazione sul primo divertimento
(poco
> dopo che lo storico inizia a parlare) e nota come sia difficilmente
> giustificabile il fatto che le tre voci successive alla prima la imitino
> tutte e 3 sulla dominante (e infatti,dopo aver perso completamente di
vista
> ,per tutto il brano,la tonalità di impianto il ritorno alla tonica nelle
> ultimissime battute appare come qualcosa di estraneo,una forzatura
derivante
> da un'"atto dovuto" ma che ha poco senso.
Bello!! hai trovato la parola che per la smania di scrivere a me non veniva
(sono un po' perosiano a volte:))):ingenuità compositive!!!!!!!!
> e Refice?
che intendi??E' un'altro bel cervellone della musica: non voglio mettermi a
parlare anche di lui qui: dedichiamogli un bel post: se lo merita!! altro
che Don Magri!! :)
> anche questo è verissimo,inutile negarlo.Ma del resto lo stesso
> Perosi,nell'evoluzione dei suoi oratori mi pare che lasci progressivamente
lo
> stile severo (che evidentemente gli pesava molto più di quanto lui non
> ammettesse)e il contrappunto a favore di un sinfonismo più moderno :prendi
ad
> esempio il giudizio universale e la lunga poderosa parentesi sinfonica
> iniziale
Si è vero: non sono stato chiaro. Con Palestrina intendevo riferimi al
Perosi direttore e compositore in Sistina.
Fu aspramente criticato dai cantori al suo arrivo perchè non conosceva le
tradizioni e lo stile di canto della cappella pontificia. Il mustafà sperva
in un continuatore della tradizione Sistina ma si sbagliò!! Fu più volte
accusato anche dai critici musicali, dagli stessi cantori sistini e da altri
musicisti della capitale di esecuzioni troppo effettistiche, di composizioni
in cui tirava le voci in maniera strumentale, di assenza dell'orrizzontalità
tipica della tradizione polifonica romana nelle sue composizioni per le
cappelle papali. Poi un po' cambiarono le cose anche perchè i cantori han
fatto sempre "resistenza", nel senso che hanno continuato a mantere vivo lo
stile di canto, tramandandoselo per le varie generazioni. Non dimentichiamo
che per l'assunzione di nuovi cantori doveva essere ascoltato anche il
parere dei decani. ad esempio, per darti un'idea del rigore, Perosi non
accettò in Sistina il giovane Beniamino Gigli che all'epoca, a detta sua
aveva la voce "corta" ( non correva).
> anche questo è verissimo,spesso addirittura è impossibile determinare un
> qualsivoglia legame tra musica e parola in Perosi,ciò che si nota,a mio
> parere,specialmente nel Natale del Redentore.Ma in fin dei conti anche
nella
> Risurrezione stessa:prendi ad esempio il recitativo dello storico che
precede
> il mulier quid ploras:il significato delle parole non ha nulla a che
vedere
> con la musica Tuttavia io non vedo affatto ciò come un difetto.Il dare
> puntualmente corrispondente significato musicale al testo drammatico è
spesso
> addirittura indice di limitazione di creatività secondo me.Non bisogna
> rinchiudersi nella convenzione di essere rigorosi nel rispetto
> nell'amplificazione del significato testuale:è inutile perchè alla fine
suona
> come un dovere e il "dovere" è musicalmente deleterio.Inoltre spesso la
> musica segue un'ispirazione emotiva del tutto propria e non deve per
questo
> essere dettata da un'ispirazione "derivante nel dettaglio" dal testo .Il
> recitativo dello storico (straordinario),pur non avendo precisa
> corrispondenza col significato delle parole non rompe il "tono" con la
> globalità della Risurrezione,nè la coerenza con gli elementi compositivi
> globali,nè impoversice di significazione la risurrezione stessa in un
> significato che compete solo alla musica
Forse non sono stato chiaro: è un controsenso generare in composizioni di
questo tipo (musica sacra) una musica che non ha nulla a che vedere con il
testo. Non si tratta di fare i "miserere" in minore e i "gloria" in
maggiore, è un concetto ben più profondo, legata alla declamazione del testo
e alla potenzialità di questo, grazie alle mani del fabbro-compositore, di
forgiare idee musicali. Pensa alle lamentazioni di Geremia profeta musicate
dal Palestrina. Sarà catastrofico e drammatico il testo? eppure lui adpera
tutti "modi maggiori", producendo una soavità incredibile ma che non nega la
potenza espressiva del testo, resa viva e concreta anche dal modo in cui poi
le linee vengono declamate col canto.
> no,qui non sono d'accordo:Perosi deve far convivere la modalità con il
> sinfonismo tardoromantico:è ovvio che il ricorso alla modalità avrà
pertanto
> un che di generico (per quanto essa sia abbondantemente presente in
> Perosi)non intimamente legato alle radici del linguaggio di quei grandi
> maestri:Perosi è figlio del suo tempo.Certo, anche Duruflè è figlio del
suo
> tempo ma il suo ricorso alla modalità è ben più
> "metafisico",profondo,complesso di quello perosiano ma questo non vuol
dire
> nulla:mi sembra ora che tu stia giudicando Perosi a partire dai suoi
> risultati in base alle sue intenzioni.Se Perosi invece di proclamarsi
> "imitatore di Palestrina" avesse detto "a me della musica di Palestrina
> interessa relativamente poco" questo tuo ragionamento arriverebbe a
> conclusioni diverse
Scusa ma ance qua non mi riferivo agli oratori dove calza perfettamente il
tuo discorso ma al Perosi direttre di Sistina, là dove il sinfonismo non ha
mai messo piede (almeno per ora!!! con i bietoloni che ci ritroviamo alla
prefettura della Casa Pontificia non si sa mai che può succedere :)))
> Infatti è questo il punto principale:Perosi è e rimane per me un
> grande!!!Straordinario!!!Tutti i "difetti" che hai elencato li ho
riscontrati
> anche io,e proprio per questo amo grandemente Perosi,perchè è segno che
> nella sua musica c'è davvero qualcosa di non comune che li supera
ampiamente
> nel contatto emotivo con l'ascoltatore. Perosi è
> straordinario...straordinario....
Guarda che era veramente nato musicista: il M° Bartolucci lo ha conosciuto
benissimo e mi ha rancontato un sacco di episodi. Otello Felici, un altro
cantore di sistina (romanaccio davvero simpatico e interprete anche di prime
assolute di musica d'avanguardia), baritono, ormai in pensione da diversi
anni, mi raccontato alcuni bizzarri episodi riguardanti Lorenzo Perosi.
Sarebbe bello incontrarsi da qualche parte, dietro un pianoforte con
spartiti e parture ed imbastire una specie di tavola rotonda dove si discute
di questi lavori!!! Faremmo sicuramente notte senza accorgerci. Perchè non
ci organizziamo? tu di dove sei Pamilton???
Per quanto riguarda Don Magri, vorrei rispondere che non voglio fare la
classifica ma si tratta veramente di cose molto diverse in questo senso:
Perosi era indiscutibilmente un genio, date le capacità indiscusse di
musicista; Don Pietro Magri al massimo sarà stato un buon musicista ma, per
essere genii occorre altro. E allora Dentella, Dobici, Mapelli, Cervi,
Ramella, Tosi (che è succeduto a Magri alla marciana), Virgili (uomo delle
mie terre marchigiane), Volpi, Pozzoli... la lista è lunghissima...
continuo???? Segnalatemi qualcosa di veramente importante e sarò contento di
fare "mea culpa". NOn sono il Padreterno e dunque nel mio vocabolario
esistono anche le parole "mi sono sbagliato" oppure "lo avevo
sottovalutato".
Cordialmente,
Simone
_________________________________________________
visto che vanno di moda gli epitaffi, non posso esser da meno!!!
"Non c'è regola che io non mi senta di violare in nome del più bello"
L.P.
>Per quanto riguarda Don Magri, vorrei rispondere che non voglio fare la
>classifica ma si tratta veramente di cose molto diverse in questo senso:
>Perosi era indiscutibilmente un genio, date le capacità indiscusse di
>musicista; Don Pietro Magri al massimo sarà stato un buon musicista ma, per
>essere genii occorre altro.
>
Uff... devo inseguirti per tutti i rami del thread.
Visto che proprio non ci capiamo, puntualizzo.
Io scrissi, inizialmente a Pamilton: "Aggiungo: se ti piace così
tanto Perosi potrebbe piacerti anche Pietro Magri. Conosci?"
Ti suona forse come "Se ti piace Perosi non puoi non conoscere
Magri, compositore geniale, ampiamente sottovalutato che fa
letteralmente scomparire il suo amico e maestro Perosi, ecc. ecc."?
Mi impongo sempre di vedere le cose *anche* dal punto di vista del
mio interlocutore. Quindi mi sono calato nell'ottica di uno che ama
alla follia Perosi e trova "pallosa" la Quarta e altre Sinfonie di
Beethoven e, dati questi gusti "particolari" (e del tutto
legittimi) ho suggerito un compositore vicino a Perosi (e per certi
versi anche più moderno). Giudizi di valore non ne ho dati.
Paragoni non ne ho fatti. Li hai fatti tu dopo e ti assicuro che
l'effetto era quello di dare il risultato dello spareggio per la
partecipazione al Campionato di serie superiore.
<tagliato>
> NOn sono il Padreterno e dunque nel mio vocabolario
>esistono anche le parole "mi sono sbagliato"
<tagliato>
Vedi tu. Come ho altrove sostenuto, si risparmierebbero parecchi
byte se si leggesse con la dovuta calma il post a cui si risponde.
Ciao
Herr Graf
Quanto hai ragione! Ieri sera, per nostalgia, me la sono
riascoltata. Nella coda del I Tempo, c'è un momento assolutamente
incredibile, che si può considerare il climax del movimento, di una
selvaggia semplicità. Un'ascesa cromatica del basso che porta con
un crescendo dinamico e di tensione armonica ad un fortissimo ed
una successiva ridiscesa per gradi con ritardi. Sic et simpliciter
*sembra* la strumentatazione, ovviamente con qualche ritocco
motivico, di un banale esercizio d'armonia. E io rimarrò sempre
sbalordito dal fatto che la potenza espressiva di questo passo non
sta in alcun rapporto con la sua semplicità costruttiva.
Ciao
Herr Graf
>Quanto hai ragione! Ieri sera, per nostalgia, me la sono
>riascoltata. Nella coda del I Tempo, c'è un momento assolutamente
>incredibile, che si può considerare il climax del movimento, di una
>selvaggia semplicità. Un'ascesa cromatica del basso che porta con
>un crescendo dinamico e di tensione armonica ad un fortissimo ed
>una successiva ridiscesa per gradi con ritardi. Sic et simpliciter
>*sembra* la strumentatazione, ovviamente con qualche ritocco
>motivico, di un banale esercizio d'armonia. E io rimarrò sempre
>sbalordito dal fatto che la potenza espressiva di questo passo non
>sta in alcun rapporto con la sua semplicità costruttiva.
già... ma sai, la melodia è meschina. almeno per chi crede che ci
debba essere per forza, e scambia quella salita cromatica per una
melodia meschina...
Tito
PS: in realtà la pretesa confusione fra motivo e melodia la fa proprio
chi giudica il tema iniziale dell'Eroica in base al suo interesse
melodico...
scusami, è che "qualche" cretino mi ha fatto temporaneamente passare la
voglia di scrivere.Alla fine solo da parte tua ha avuto importanza parlare
del Perosi,gli altri o hanno taciuto o erano interessati a smentire la mia
"stronzata" su Beethoven alla fine del post;di conseguenza sarei ben lieto di
parlare del Perosi con te,ma via email(e questo NON è un atto di presunta
superiorità da parte mia) :si potrebbe discutere ,oltre agli elmenti che hai
introdotto,del problema del contrappunto nel musicista,che è un difetto
addirittura più grave (e che nonostante tutto non offusca minimamente il mio
amore per la sua musica) degli altri elencati (l'altro ieri ad esempio ho
notato che la fuga sulle parole dello storico presenta evidentemente il senso
dell'accordo di quarta e sesta già dalle primissime note,il che è veramente
grave per un contrappuntista ed è difficilmente accettabile come
"svista";inoltre tanti altri erroracci che si potrebbero rilevare con
facilità e di cui ho fatto un elenco)
Ciao
<pamil...@my-deja.com> wrote in message 8uospn$qog$1...@nnrp1.deja.com...