"Il ricordo più vivo che ho di lui è e sarà sempre un momento del nostro
ultimo incontro, avvenuto a Toronto poco più di un mese prima della sua
morte, in una fredda sera di agosto.
Alle tre di notte prendemmo la macchina e andammo in uno studio di
registrazione deserto, poco fuori del centro. Gould, nel suo solito
abbigliamento estivo (due maglioni, camicia di lana, sciarpa e cappello
floscio), si scatenò sulla tastiera di uno Yamaha a mezza coda e suonò tutti
i suoi arrangiamenti per pianoforte delle opere di Richard Strauss. Lo
Yamaha si tramutò di colpo in un'orchestra: nella sala deserta echeggiarono
dense linee contrappuntistiche, di una chiarità perlacea e di un'incisività
assoluta. Lontano dagli occhi e dagli orecchi del mondo curioso, dagli avidi
fans, dai critici aggrondati, dai contratti lucrosi e dalle percentuali,
Gould suonò per tutta la notte, perso nella pura gioia della creazione della
bellezza."
Tim Page
da "Glenn Gould, L'ala del turbine intelligente, Adelphi"
--
"Fiore di ciliegio, abbiamo lo stesso destino.
Vola e vai.
Io ti seguirò, e così faremo tutti."
da "Città dolente" (1989), di Hou Hsiao-Hsien
"Mr Duffy" <tisckhen...@hotmail.com> wrote in message
news:jsfn9.47185$Eu.10...@twister1.libero.it...
> Non ci sono mezze misure (non ci sono più le mezze stagioni, si stava
meglio
> quando si stava peggio,...). C'è chi lo ama incondizionatamente, e chi lo
> trova una montatura pubblicitaria. Capisco entrambi. Ma io faccio parte
del
> primo gruppo.
Io costituisco un gruppo intermedio, evidentemente.
Premetto, non conosco GG in modo approfondito, ne' come biografia ne' come
esecuzioni; ho pero' un certo numero di dischi suoi a casa, e devo dire che
mi sembrano piacevolissimi (anche e soprattutto in JSBach) ma non poi cosi'
strani e rivoluzionari.
Un piacevole ascolto, insomma.
Il suo Concerto Italiano - che ho - mi piace allo stesso modo di come mi
piace quello interpretato da G.Leonhardt, che pure ho.
Non ci vedo questo abisso, a parte il pianoforte invece del clavicembalo.
Non so.... ho qualche problema io? :-)))
--
======================
Marco Marcelli - Genova
marco_m...@libero.it
======================
> Un piacevole ascolto, insomma.
vai cosě ... tu sě che hai capito tutto !
ciao
Rufus
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
"Mr Duffy" <tisckhen...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:jsfn9.47185$Eu.10...@twister1.libero.it...
O sei l'eccezione che conferma la regola... l'idea di dividere in chi è pro
e chi è contro mi è venuta, oltre da esperienze nella vita reale (mai
capitato di incontrare gente che di Gould non vuole neanche sentirne
parlare?), anche da un recente thread, aperto da qualcuno che sparava
a zero sulle sue interpretazioni.
> Il suo Concerto Italiano - che ho - mi piace allo stesso modo
> di come mi piace quello interpretato da G.Leonhardt, che pure ho.
> Non ci vedo questo abisso
Non conosco Leonhardt, per cui non posso confrontare. Però, per esempio, nel
secondo movimento ci sento una concentrazione, e tira fuori un suono che lo
rende così "astratto" (non mi viene un termine migliore); l'ultimo movimento
così veloce ad alcuni può apparire un arbitrio, e invece risulta così
vitale, irresistibile ( usa la scala ascendente della mano sinistra in
maniera "propulsiva")... almeno per me.
Ciao Mr Duffy
Mi fa molto piacere.
Ciao Mr Duffy
> > Un piacevole ascolto, insomma.
>
> vai così ... tu sì che hai capito tutto !
Certo.
Soprattutto la tua civiltà.
MM
> C'è chi lo ama incondizionatamente, e chi lo
> trova una montatura pubblicitaria.
Di solito questi signori non soddisfano mai l'onere della prova.
>Capisco entrambi. Ma io faccio parte del
> primo gruppo. Glenn Gould è entrato nella mia vita più o meno una dozzina
di
> anni fa, attraverso una (audio)cassetta con il Concerto Italiano, il
> Concerto in re minore BWV 1052 e le Suites Inglesi n.3 e 5.
Per me sono quattordici anni. Sonate di Mozart e Variazioni Goldberg.
> lasciarsi prendere dalle Variazioni Goldberg e ballare come fosse musica
> moderna, si poteva dire che Mozart era tutto sommato trascurabile (allora
lo
> credevo),
IMHO il Mozart di Gould (indubbiamente l'autore che ha affrontato con
maggiore estro, diciamo così) è da conoscere. A guardare senza animosità
parecchie idee interessanti ci sono.
>che era legittimo pensare che per ogni ora passata in compagnia di
> altre persone sono necessarie X ore di solitudine (questo lo penso
ancora),
Gran verità.
> Capisco chi di riflesso lo odia come fenomeno di costume, perchè
> non ama le sue bizzarrie.
Secondo me non lo capiscono, invece. Certo, può non piacere. Ma allora si
passa oltre e amen. Vorrei sapere quale grande artista, quando per un motivo
o per l'altro raggiunge una certa popolarità, non diventa "fenomeno di
costume"- e non viene in parte frainteso.
Bellissimo post, ti ringrazio (arf, arf! ancora, ancora!)
vZ :-)
> Se posso dire la mia., e mi riferisco più che a GG al modo di suonare Bach
> al pianoforte, sento la mancanza di qualcuno che suoni Bach sfruttando
> pienamente le caratteristiche del pianoforte. In generale nelle esecuzioni
> dei pianisti si sente fortemente la presenza di soluzioni più legate al
> clavicembalo che al pianoforte.
Prova con Sokolov. C'è un bel disco con l'Arte della Fuga e la Partita in do
minore.
vZ
si, in alcuni si nota la presenza di soluzioni legate al clavicembalo,
ma altri sono MOLTO, MOLTO pianistici.
Solo qualche esempio: S. Richter che suona il clavicembalo ben temp,
Michelangeli e Gieseking che suonanano il Concerto Italiano.
Li conosci?
CIAO
non posso dire la stessa cosa di te.
Glenn Gould.
>Se posso dire la mia., e mi riferisco più che a GG al modo di suonare Bach
>al pianoforte, sento la mancanza di qualcuno che suoni Bach sfruttando
>pienamente le caratteristiche del pianoforte.
Sarebbe un modo per violentare la musica di JSB
>In generale nelle esecuzioni dei pianisti si sente fortemente la presenza di soluzioni più legate al
>clavicembalo che al pianoforte. In questo GG ha certamente fatto un passo in
>avanti,
Assolutamente, GG è quel genio che è riuscito a far suonare un pianoforte come
un clavicembalo intelligente ! Questo è il grande merito di Glenn, essere
riuscito a veicolare la sua interpretazione rispettando una concezione musicale
di purezza assoluta - paradossalmente egli è accusato invece di aver fatto il
contrario.
>ma mi sembra che ci sia ancora molta strada da fare.Superfluo
>aggiungere che si tratti comunque di un personaggio estremamente
>interessante.
Glenn Gould è una persona meravigliosa, alla faccia dei bacchettoni !
____________________________________________________
Allegri !
Claudio Chiani
buo n a s s e e e r a a
____________________________________________________
Io invece ci sono capitato per caso. A quell'epoca non avevo il lettore CD e
rovistavo nei pochi negozi di musica forniti di musica classica, tra le
cassette. Trovai le Invenzioni e Sinfonie eseguite da tale Glenn Gould. Non
mi colpirono molto, sulle prime, perché il mio primo pensiero fu: un
pianoforte non dovrebbe suonare così, sarebbe meglio usare il clavicembalo.
Qualche giorno dopo, incredibile coincidenza, seppi di una trasmissione che
RaiTre stava dedicando a Glenn Gould (uno degli autori e presentatore era
Piero Rattalino), naturalmente in secondissima serata. Capitai proprio nella
puntata dedicata interamente a Bach: concerto BWV1052, video del 1957, Gould
giovanissimo affronta la partitura con spirito "convenzionale" (secondo
Rattalino, che però prende in giro anche il direttore con i movimenti delle
braccia "da ali di uccello", secondo l'abitudine dell'epoca di affrontare
vigorosamente Bach). Li' cambiarono molte cose, cominciai a capire.
Oggi Glenn Gould è per me uno dei maggiori interpreti di Bach, anch'io ho
letto il suo libro, a tratti un po' difficile per le mie cognizioni. L'uso
del pianoforte in modo "puro" non gli ha evitato le critiche dei settaristi
dello strumento d'epoca a tutti i costi, e dei tradizionalisti che lo
accusano di superficialità. Ma un giorno cambieranno idea.
Saluti a tutti
Gian Luca
Non conosco molte altre interpretazioni di Bach al pianoforte; Andràs Schiff
mi sembra una valida alternativa; altrettanto per Svjatoslav Richter, e
Gulda, che sono abbastanza lontani dal suono "paraclavicembalistico"; nella
direzione di Gould, invece, la Tureck e Ruebsam (che però ha altre
idiosincrasie...).
Ciao Mr Duffy
NP: Scriabin, Fantasia op.28, Richter (Philips)
Ti facevo più vecchio...
Per le conoscenze che hai, ovviamente!
> il Mozart di Gould (indubbiamente l'autore che ha affrontato
> con maggiore estro, diciamo così) è da conoscere.
A me piace molto il suo Concerto n.24 K491.
> Secondo me non lo capiscono, invece. Certo, può
> non piacere. Ma allora si passa oltre e amen.
Bisogna però vedere che cosa capiamo noi... :-)
Secondo me, l'impatto con le sue esecuzioni è così forte da disorientare
comunque; poi, a seconda dei modelli interpretativi che uno aveva fino a
quel momento, dei giudizi che legge (a seconda ovviamente ell'importanza che
vi attribuisce) e della propria sensibilità, inserisce le sue
interpretazioni e gli scritti in un contesto che glielo fa vedere come
accettabile o meno. Questo porta a quei fenomeni di rifiuto che se no farei
fatica a spiegarmi...
Ciao Mr Duffy
NP: Scriabin, Vers la Flamme op.72, Richter (Philips)
>Se posso dire la mia., e mi riferisco più che a GG al modo di suonare Bach
>al pianoforte, sento la mancanza di qualcuno che suoni Bach sfruttando
>pienamente le caratteristiche del pianoforte.
e perché non, tanto per fare un nome soltanto, S. Richter?
In generale nelle esecuzioni
>dei pianisti si sente fortemente la presenza di soluzioni più legate al
>clavicembalo che al pianoforte. In questo GG ha certamente fatto un passo in
>avanti
credo che non fosse questo il "problema" che si poneva Gould: ovvio
che in questa direzione ci sia altro da dire!
ciao,
T
Ho avuto anch'io una (lunga) epoca così. La fregatura è che le cose che si
amano di più non si possono più ascotare e a volte non si trovano nemmeno,
in cd...
> una trasmissione che RaiTre stava dedicando a
> Glenn Gould (uno degli autori e presentatore era
> Piero Rattalino), naturalmente in secondissima serata.
Grandi quelle trasmissioni di Rattalino... quelle su Gould purtroppo non le
ho viste; ma la mia prima conoscenza di Michelangeli fu registrare da un
registratore (a cassette) portatile la Berceuse di Chopin trasmessa in una
di quelle trasmissioni, appunto... quel giorno pioveva, e ascoltando il
nastro si sentivano in sottofondo le macchine che passavano! Che tecniche
antidiluviane... W le cassette
Ciao Mr Duffy
Bel nick....:-)
> That's all, folks!
> > Per me sono quattordici anni.
>
> Ti facevo più vecchio...
Beh, insomma, i trenta li ho passati da un pezzo. Gould per me è stata una
scoperta diciamo matura. Per la quale devo ringraziare i programmi di Paolo
Terni su Radiotre; i pezzi che mi hanno folgorato sono stati la Sonata K331
(a dir poco...sperimentale) e la K545. Sonate che avevo studiato e/o
studiacchiato per conto mio; continuavo a suonarle, pur non andando più a
lezione, e conoscendo il testo quasi a memoria le trovate di Gould mi
parvero paradossalmente intelligenti; risolveva l'esecuzione in modo
assolutamente imprevedibile, collocandosi completamente al di fuori
dell'immagine di Mozart con cui ero cresciuto. Anzi è arrivato, per me, in
un momento in cui la ricerca di un suono morbido e sfumato (nelle
registrazioni e, con tutti i limiti, nelle mie strimpellate casalinghe) mi
sembrava ormai esangue, in definitiva semplicistica, unilaterale per un
musicista che aveva (o avrebbe) scritto il Don Giovanni, i quartetti
dedicati a Haydn, il Concerto K491. Incuriosito, corsi a comprare le
Goldberg e il cofanetto con le Suites francesi (Mozart non si trovava). Fino
al allora amavo Bach, ma ne avevo anche un poco soggezione.
Tutto quello che sapevo di Gould consisteva in un articolo (ahimé) di
Stereoplay, rivista che comprai per un paio d'anni (fra i quindici e i
diciassette) allo scopo di capire qualcosa di hi fi (non raggiunto) e fare
"l'acquisto intelligente" (questo mi è riuscito, pura fortuna).
Quell'articolo era un concentrato di sciocchezze pure e semplici, e ne
ricavai la convinzione che Gould odiasse Mozart. Siccome Mozart era il mio
mito, la mia (quasi) ragione di vita...
Finché ho studiato pianoforte chiedevo lumi alla mia insegnante, i cui
pareri erano abbastanza drastici (e così ascoltavo soprattutto Pollini,
Benedetti Michelangeli, Gilels...non male, in effetti...il massimo della
trasgressione era Horowitz :-); per il Clavicembalo ben temperato, Richter),
a lei GG non piace e non piaceva; l'argomento si chiudeva lì, complice il
fatto che secondo lei avrei cominciato a correre come un disgraziato,
cercando di copiarlo, perché si sa che i giovani cercano di emulare le cose
peggiori: quindi andava assolutamente evitato. La signora è fatta così:
senza isterismi, ma con convinzione.
Quando ho affrontato le Invenzioni & Sinfonie mi ha raccomandato il disco di
Kirkpatrick...e un po' a malincuore, perché avrebbe preferito un pianista.
Grande interpretazione, ma insomma, già allora non recentissima. Ricordo di
aver acquistato anche Leonhardt ( un'altra grande interpretazione a mio
avviso), che non andava nominato a lezione perché guai a tirar fuori
l'aufhurungpraxis (come del resto Anton Webern, che allora mi intrigava da
matti, e a dire il vero anche adesso)...anche questo senza isterismi, ma con
irremovibile convinzione.
> Per le conoscenze che hai, ovviamente!
Troppo buono.
> A me piace molto il suo Concerto n.24 K491.
Bel disco. Gli interventi di Gould, che all'epoca fecero scandalo non mi
sembrano così deturpanti; in ogni caso non più di tante cadenze utilizzate a
cuor leggero. E il pianoforte si sente sempre, conservando comunque un bel
suono asciutto. Quello che non arrivo a capire è con che criterio Gould
scegliesse i direttori, Bernstein a parte. Quel disco è con Krips, ed è
probabilmente il migliore fra le registrazioni con orchestra.
Il Gould-Mozart dei miei sogni è comunque la Sonata in do maggiore (K330)
eseguita al Festival di Salisburgo del '59 (mi pare). La serata comprendente
anche le Goldberg di cui si parlava alcune settimane fa sul ng. Nel
cofanetto con le Sonate ci sono altre interpretazioni notevoli, ma quella è
anche toccante. Gould aveva un rapporto complesso con M, non credo vada
sopravvalutato quanto ne ha scritto.
> Bisogna però vedere che cosa capiamo noi... :-)
Vero...ma, se non sbaglio, si parlava di chi proprio non lo vuole sentir
nominare. Credo ci sia una forte componente di insicurezza, e delle
probabili lacune di carattere teorico culturale. Non penso di aver capito
Gould fino in fondo, però neppure credo di averlo completamente frainteso.
Ecco, mettiamola così.
> Secondo me, l'impatto con le sue esecuzioni è così forte da disorientare
> comunque; poi, a seconda dei modelli interpretativi che uno aveva fino a
> quel momento, dei giudizi che legge (a seconda ovviamente ell'importanza
che
> vi attribuisce) e della propria sensibilità, inserisce le sue
> interpretazioni e gli scritti in un contesto che glielo fa vedere come
> accettabile o meno. Questo porta a quei fenomeni di rifiuto che se no
farei
> fatica a spiegarmi...
Certo, discorso condivisibilissimo.
> NP: Scriabin, Vers la Flamme op.72, Richter (Philips)
Che bello! I cofanetti Philips, vero?
vZ
Io sono stao più fortunato: uno dei primi dischi che la mia insegnante di
pianoforte mi prestò furono le Goldberg del 1981. Però ho sentito spesso
questo parere, che è meglio consigliare agli studenti di pf. interpretazioni
più "neutre", per evitare di condizionarli troppo... d'altra parte, vuoi
mettere lo stimolo che dà un'esecuzione di Gould, la sfida intellettuale?
C'è il rischio di assorbire tutto in modo acritico, però... Sarei curioso di
approfondire il rapporto Gould - Richter, che lo apprezzava molto, e in
concerto riprese Bach solo intorno al 1962; aveva sicuramente sentito Gould
nel 1957 (c'è una foto che li ritrae sorridenti, Gould dopo un concerto in
frac, Richter in cappotto, pubblicata in "Glenn Goud, No, non sono un
eccentrico, EDT"). A me pare, ascoltandolo, che nel Bach di Richter, sebbene
usi molte soluzioni tecniche diverse e sia comunque il prodotto di una
personalità diversa, quest'influenza si senta. Mi baso su alcuni Preludi e
Fughe eseguiti in Italia nei primi anni '60 (DG) e sulla terza Suite Inglese
(Ermitage). Non so però come lo eseguisse preima del '55.
[K491]
> Quello che non arrivo a capire è con che criterio Gould
> scegliesse i direttori, Bernstein a parte.
> Quel disco è con Krips
Mah, spesso le collaborazioni fioriscono tra persone che stanno bene
assieme, anche se poi a noi che ascoltiamo i dischi non sembrano sempre le
migliori possibili... Il K491 io ce l'ho fatto con Susskind (credo ci sia
anche una registrazione con Jochum). Nel libretto dei Concerti per pf. di
Bach, Michael Stegemann ipotizza proprio questo per motivare la scelta di
Golschmann: "[...] era uno dei pochi musicisti con i quali Gould lavorava
sempre volentieri. 'Dal punto di vista di Gould, Golschmann era ideale',
confermò Andrew Kazdin, 'in quanto aveva il pieno controllo dell'orchesta ma
nello stesso tempo lasciava a Glenn la libertà di plasmare l'interpretazione
secondo le proprie concezioni. [...] mi ricordo ancora che dopo una seduta
di registrazione noi tre sedevamo insieme nel taxi e Golschmann parlava di
grande entusiasmo di ciò che avevano appena registrato. Fissò Glenn e disse
con evidente serietà: 'Non so come dirti quanto mi ha fatto piacere questa
registrazione. Ti prego, ricordati che se nessun altro direttore vuole
venrire in uno studio di registazione con te, io ci verrò sempre!'"; e la
sua morte nel 1972 impedì di completare l'integrale. Per dire, Karajan per
certi versi sarebbe stato l'ideale per la sua concezione del "Concerto" come
antivirtuosistica: in "No, non sono un eccentrico" ricorda proprio un
momento del BWV 1052 in cui gli sembrava che tutto scorresse alla
perfezione, guardò Karajan per vedere cosa stava facendo e lo vide
immobile, a godersi la musica: aveva smesso di dirigere, l'orchestra stava
facendo musica da camera... e proprio con Karajan, a Lucerna nel 1959, Gould
pretese di piazzare il pf. in mezzo all'orchestra, contro il parere di
Karajan.. penso poi al Concerto di Ciaikoskij di Berman con Karajan, tutto
puntato sull'orchestra, così poco virtuosistico... forse andavano poco
d'accordo. Forse per questo nel 1976 Gould volendo reincidere il 1052 pensò
di mandare la sua registrazione a Berlino, e Karajan avrebbe dovuto suonarci
sopra ("Tesi e vantaggi: che HvK e GG avrebbero potuto incontarsi
spiritualmente senza incontrarsi fisicamente. Antitesi e svantaggi: il
risultato potrebbe suonare in maniera maledettamente schifosa"...
> Il Gould-Mozart dei miei sogni è comunque la Sonata in
> do maggiore (K330) eseguita al Festival di
> Salisburgo del '59 (mi pare)
Con le Suite op.25 di Schoenberg, se non sbaglio. Io però per la K330
continuo ad essere legato a Horowitz.
>> NP: Scriabin, Vers la Flamme op.72, Richter (Philips)
> Che bello! I cofanetti Philips, vero?
Sì...
Grazie. Post molto bello.
Ciao Mr Duffy
Vorrei permettermi di aggiungere la mia, anche se e' la prima volta che
scrivo su questo NG.
Secondo me cio' che caratterizza GG e' proprio questo.
La prima cosa che ti colpisce di GG e' il suo anticonformismo.
Sinceramente mi pare un personaggio un po' troppo caricato da questo punto
di vista.
Se poi vogliamo parlare delle sue interpretazioni... beh... obbiettivamente
sono molto discutibili.
A me non piace il suo modo di suonare, si prende troppe liberta'
interpretative e moltissimi ascoltatori riconoscono in queste liberta' il
suo genio.
Ma questo e' un mio punto di vista, un punto di vista molto piccolo, quindi
non mi permetto di aggiungere altro.
Forse scrivendo questo ho dimostrato di essere ignorante, ma il bello di
essere ignoranti e' che si puo' avere solo da imparare :-)
> Fughe eseguiti in Italia nei primi anni '60 (DG) e sulla terza Suite
Inglese
> (Ermitage). Non so però come lo eseguisse preima del '55.
Corro a risentirlo.
> > Quel disco è con Krips
Scusascusascusa (sono una bestia) è con Susskind. Mercé, faccio autocritica.
Ha solo eseguito, quel concerto (almeno mi pare) con Krips. Purtroppo non
l'ha registrato.
(taglio solo perché ho poco tempo un gran bel discorso, ahimé)
> Con le Suite op.25 di Schoenberg, se non sbaglio. Io però per la K330
> continuo ad essere legato a Horowitz.
Ah, sì. Bella. Bella davvero.
vZ
>Vorrei permettermi di aggiungere la mia, anche se e' la prima volta che
>scrivo su questo NG.
da parte mia you're welcome
>Secondo me cio' che caratterizza GG e' proprio questo.
>La prima cosa che ti colpisce di GG e' il suo anticonformismo.
Perché "la prima" ?
Per prima cosa bisognerebbe ascoltare la musica e poi i ricami che ci hanno
fatto gli altri
>Sinceramente mi pare un personaggio un po' troppo caricato da questo punto
>di vista.
In effetti hai ragione, penso che molti si avvicinino a GG più per trasgredire
che per altro, ma se si ha la pazienza di ascoltare ed anche leggere qualcosa di
quel che lui ha fatto allora si può addirittura arrivare a pensare che sia il
resto del mondo a trasgredire :-)
>Se poi vogliamo parlare delle sue interpretazioni... beh... obbiettivamente
>sono molto discutibili.
>A me non piace il suo modo di suonare, si prende troppe liberta'
>interpretative e moltissimi ascoltatori riconoscono in queste liberta' il
>suo genio.
Vorrei accogliere questo spunto per approfondire meglio. A quale brano di quale
concerto ti riferisci in particolare ?
>Ma questo e' un mio punto di vista, un punto di vista molto piccolo, quindi
>non mi permetto di aggiungere altro.
I punti di vista sono tutti piccoli in quanto contano per una sola testa. È
appunto interessante confrontarli perché ne può uscire una casistica più vasta
ed affidabile, quindi benvenuto ad ogni giudizio, purché sia basato su qualcosa
di comunicabile agli altri.
>Forse scrivendo questo ho dimostrato di essere ignorante, ma il bello di
>essere ignoranti e' che si puo' avere solo da imparare :-)
Questa è solo una scusa per non aver ancora imparato :-)
. a l l E g r i .
____________________________________________________
Nulla è più vano del tentativo di adeguare
un'opera d'arte a un sistema di analisi
per il quale non è stata concepita.
Glenn Gould
____________________________________________________
http://digilander.iol.it/clklaus
clklaus chiocciola libero.it
Grande klAus!
Anzi, proprio per questo, benvenuto!
> La prima cosa che ti colpisce di GG e' il suo anticonformismo.
> Sinceramente mi pare un personaggio un po' troppo
> caricato da questo punto di vista.
Che fosse anticonformista, non c'è ombra di dubbio. Non bisogna però
dimenticare che ad enfatizzare quest'aspetto è stata soprattutto la
pubblicistica: mi pare Harvey Sachs abbia scritto un articolo in occasione
del 10o anniversario della morte in cui spiegava che subito dopo la sua
morte era convinto che Gould sarebbe stato presto dimenticato, essendo
vissuto molto ritirato, ed essendo il suo lavoro dopo il ritiro noto tutto
sommato a pochi. Può dare fastidio, a me invece questa volontà di andare
controcorrente piace. Ma beninteso, non in questo vedo il genio.
> Se poi vogliamo parlare delle sue interpretazioni...
> beh... obbiettivamente sono molto discutibili.
> A me non piace il suo modo di suonare,
> si prende troppe liberta' interpretative
Oppure se ne prende troppe perchè non ti piace? Se non ti piacciono tutti
i pianisti che si prendono troppe libertà interpretative, il campo si
restringe parecchio; invece, a me che piace, le libertà che prende rispetto
al testo non danno fastidio. Non penso minimamente che il suo Bach sia
l'Unico e Vero Bach (sarebbe limitativo rispetto a Bach); è Gould che suona
Bach. Punto.
> Forse scrivendo questo ho dimostrato di essere ignorante
No, perchè? Finchè se ne può parlare...
Ciao Mr Duffy
Non ti preocupare, anch'io ho poco tempo questa settimana!
>Il K491 io ce l'ho fatto con Susskind (credo ci sia
>anche una registrazione con Jochum).
Sě, Georg Ludwig Jochum, fratello minore di Eugen.
Il K.491 č in un doppio della BIS, che raccoglie registrazioni del 1958
fatte per la Radio Svedese e contiene anche il Concerto nr.2 di
Beethoven, le sonata di Berg, la nr.49 (59) di Haydn e una
interpretazione plumbea, poeticissima, con grande catarsi finale
dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il cofanetto.
ciao
hg
> Sě, Georg Ludwig Jochum, fratello minore di Eugen.
> Il K.491 č in un doppio della BIS, che raccoglie registrazioni del 1958
> fatte per la Radio Svedese e contiene anche il Concerto nr.2 di
> Beethoven, le sonata di Berg, la nr.49 (59) di Haydn e una
> interpretazione plumbea, poeticissima, con grande catarsi finale
> dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il cofanetto.
Sěěě...sentito a Parigi, alla biblioteca (fonoteca?) del Beaubourg, almeno
dieci anni fa. Mai trovato da comprare (salvo una volta, a Venezia; non
avevo i soldi e il giorno dopo era sparito). L' op.110 č semplicemente
incredibbbile.
vZM
> C'è il rischio di assorbire tutto in modo acritico, però... Sarei curioso
di
> approfondire il rapporto Gould - Richter, che lo apprezzava molto, e in
> concerto riprese Bach solo intorno al 1962; aveva sicuramente sentito
Gould
> nel 1957 (c'è una foto che li ritrae sorridenti, Gould dopo un concerto in
> frac, Richter in cappotto, pubblicata in "Glenn Goud, No, non sono un
> eccentrico, EDT").
Si trova qualcosina di più in un libro che ho adocchiato da Ricordi, mi pare
si intitoli "Genio e regolatezza" o qualcosa di simile; non ricordo
l'editore, l'editing è piuttosto dilettantesco (a parte la presenza
dell'indice dei Nomi, che quasi riscatta la sciatteria del resto), in
copertina c'è la faccia di Richter in primissimo piano, bianco e nero. Sono
parte degli Appunti di argomento musicale del diario di R., se ho capito
bene. Riporta alcuni pareri assai lusinghieri su Gould. E, fra l'altro,
spiega (insomma, più o meno) perché non voleva suonare tutte le Sonate di
Beethoven.
A me pare, ascoltandolo, che nel Bach di Richter, sebbene
> usi molte soluzioni tecniche diverse e sia comunque il prodotto di una
> personalità diversa, quest'influenza si senta. Mi baso su alcuni Preludi e
> Fughe eseguiti in Italia nei primi anni '60 (DG) e sulla terza Suite
Inglese
> (Ermitage). Non so però come lo eseguisse preima del '55.
Neanch'io. Comunque questi dischi Ermitage sono molto strani. Intanto
accostano pezzi registrati in studio a esecuzioni live. In particolare le
esecuzioni di Praga mi sono sembrate deludenti; forse perché condizionato da
un ambiente molto ampio, Richter utilizza in modo esagerato il pedale di
risonanza, rendendo del tutto inintelligibili, in alcuni punti (allemande
della IV Suite Inglese, le terzine) le figure della mano sinistra.
Le registrazioni in studio, invece, sono molto pulite. La cosa
impressionante a tutta prima (almeno per me) è la dilatazione dei tempi
nelle Sarabandes, estatica e contemplativa, che può far pensare a certe
soluzioni del Gould più maturo, non necessariamente negli stessi pezzi: la
sua versione delle Suites Anglaises infatti è molto scorrevole. Anche se
l'impostazione della sonorità rende comunque trasparente l'insieme. Il suono
di Richter invece è piuttosto pieno. Non traspare un'eccessiva attenzione
per la polifonia, che invece c'è (ovviamente) nell'incisione degli anni '70
del WTK.
Non ricordo le date di quei dischi di Richter, ma le Sarabandes ricordano il
Gould della seconda incisione delle Goldberg (l'aria, la XXV variazione, il
canone inverso alla V -anche se in quest'ultimo caso ho qualche dubbio,
perché la pagina ha comunque una sua scorrevolezza, sembra una danza al
rallentatore, l'evoluzione di un volume nello spazio, mentre Richter non mi
da' mai quest'impressione; la messa-in-prospettiva del singolo episodio,
della singola inquadratura stavo per dire, sembra non interessarlo;
piuttosto la dislocazione dei vari episodi in spazi diversi, assai teatrali;
sto dando un bell'esempio di confusione mentale...:-)) Gould è un regista da
piano sequenza in movimento, Richter da piani fissi...in questi pezzi). O di
certe cose assai precedenti; ad esempio alcune danze della IV Partita, o la
Sarabande della VI.
Su Richter interprete di Bach ha scritto qualcosa anche Rattalino. Pare che
le ultime tourneés, in cui Richter riprese spesso Bach, abbiano lasciato
perplessi molti ascoltatori...professionali e non. Proprio per l'apparente
indifferenza nel porgere la musica, nel tentativo di spogliarla di qualsiasi
elemento retorico (intendo proprio l'arte del dire, non l'enfasi) e ridurla
a pura manifestazione di pensiero. In questo senso può essere stato
influenzato da Gould, senz'altro.
> Bach, Michael Stegemann ipotizza proprio questo per motivare la scelta di
> Golschmann: "[...] era uno dei pochi musicisti con i quali Gould lavorava
> sempre volentieri. 'Dal punto di vista di Gould, Golschmann era ideale',
I Concerti di Bach fatti con Golschmann mi piacciono pochissimo. L'orchestra
mi pare eccessiva ed enfatica. Il che confermerebbe la tua tesi iniziale...
ciao & grazie
vZM
Grazie! :-)
>
> >Secondo me cio' che caratterizza GG e' proprio questo.
> >La prima cosa che ti colpisce di GG e' il suo anticonformismo.
>
> Perché "la prima" ?
> Per prima cosa bisognerebbe ascoltare la musica e poi i ricami che ci
hanno
> fatto gli altri
Beh... io non so chi abbia fatto questi ricami...
Intendevo che la prima cosa che mi ha colpito e' stato proprio il suo
anticonformismo musicale.
Ancora non sapevo niente di lui, ma quando l'ho visto... beh era proprio
come me lo immaginavo!
>
> >Sinceramente mi pare un personaggio un po' troppo caricato da questo
punto
> >di vista.
>
> In effetti hai ragione, penso che molti si avvicinino a GG piů per
trasgredire
> che per altro, ma se si ha la pazienza di ascoltare ed anche leggere
qualcosa di
> quel che lui ha fatto allora si puň addirittura arrivare a pensare che sia
il
> resto del mondo a trasgredire :-)
Per quanto riguarda la musica c'e' stato un rapporto odio e amore.
Ho ascoltato prima le Variazioni Goldberg e me ne sono innamorato, poi sono
passato alle sue interpretazioni di Beethoven ed e' stato li che sono
rimasto sconvolto! Ho avuto modo di ascoltare la Patetica... mi e' sembrata
molto imbarazzante... una sonata che qualche anno fa ho amato e studiato
tanto era stata completamente stravolta!
Come puo' permettersi di suonarla senza pedale?!! :-)
Ho ascoltato Mozart (K331)... tutto esageratamente staccato... e' diventata
un'altra cosa, non e' piu' un brano di Mozart, almeno del Mozart che ho
sempre conosciuto io.
L'impressione che ho avuto e' che lui a volte si sforzi di dover suonare in
un modo completamente diverso dagli altri e risultando spesso ridicolo.
Certo, io non sono nessuno per permettermi di criticare GG, il mio e' solo
un punto di vista che, devo ammetterlo, mi fa rosicare parecchio!
Non riesco a farmelo piacere, non c'e' niente da fare! :-)
Come dicevo prima le Variazioni Goldberg mi sono piaciute moltissimo
all'inizio. Non le avevo mai sentite prima di ascoltarle suonate da GG.
Qualche anno fa mi sono messo a studiarle. Mi veniva spontaneo suonare tutti
gli abbellimenti come li avevo sentiti da lui. Ebbene, il mio maestro mi ha
cazziato tantissimo perche' stavo suonando delle cose che non erano scritte.
E la facevo uguale al disco! Dopo aver fatto qualche lezione sugli
abbellimenti mi sono reso conto che quello che era scritto sullo spartito
era proprio diverso da quello che avevo sempre ascoltato.
> >Forse scrivendo questo ho dimostrato di essere ignorante, ma il bello di
> >essere ignoranti e' che si puo' avere solo da imparare :-)
>
> Questa č solo una scusa per non aver ancora imparato :-)
Si, e' vero!
Ma ca**o, quante cose non ho ancora imparato...!
penso che questa scusa me la dovro' portare avanti ancora per molto!
Ciao e grazie ;-)
Davide
>
> > La prima cosa che ti colpisce di GG e' il suo anticonformismo.
> > Sinceramente mi pare un personaggio un po' troppo
> > caricato da questo punto di vista.
>
> Che fosse anticonformista, non c'è ombra di dubbio. Non bisogna però
> dimenticare che ad enfatizzare quest'aspetto è stata soprattutto la
> pubblicistica: mi pare Harvey Sachs abbia scritto un articolo in occasione
> del 10o anniversario della morte in cui spiegava che subito dopo la sua
> morte era convinto che Gould sarebbe stato presto dimenticato, essendo
> vissuto molto ritirato, ed essendo il suo lavoro dopo il ritiro noto tutto
> sommato a pochi. Può dare fastidio, a me invece questa volontà di andare
> controcorrente piace. Ma beninteso, non in questo vedo il genio.
>
> > Se poi vogliamo parlare delle sue interpretazioni...
> > beh... obbiettivamente sono molto discutibili.
> > A me non piace il suo modo di suonare,
> > si prende troppe liberta' interpretative
>
> Oppure se ne prende troppe perchè non ti piace? Se non ti piacciono tutti
> i pianisti che si prendono troppe libertà interpretative, il campo si
> restringe parecchio; invece, a me che piace, le libertà che prende
rispetto
> al testo non danno fastidio. Non penso minimamente che il suo Bach sia
> l'Unico e Vero Bach (sarebbe limitativo rispetto a Bach); è Gould che
suona
> Bach. Punto.
Credo che hai proprio ragione...
C'e' gente che vede in lui il genio, ed e' questo che non capisco e che mi
fa scervellare.
Io non riesco a vederlo.
Se la mettiamo come "Gould che suona Bach" beh... non posso permettermi di
dire niente.
Per molti invece non e' cosi, quando parli di Gould e' come se ti mettessi a
parlare di linux e windows, comunisti e fascisti... insomma, incappi sempre
in una di quelle discussioni senza fine che non raggiunge niente di
concreto.
Ti ringrazio,
Davide
Mi pare in "Pianisti e Fortisti", Piero Rattalino fa notare come
l'interpretazioni di Beethoven in Gould mostri una notevole evoluzione,
dalle prime incisioni, volutamente provocatorie, che contestavano l'immagine
romantica della musica di Beethoven, alle ultime, sempre più "tradizionali"
interpretazioni. Dovresti leggere le date di incisione. Tra le ultime cose
che ha inciso c'è per esempio la Sonata op.5 di Richard Strauss, una
perfetta interpretazione romantica...
> Qualche anno fa mi sono messo a studiarle. Mi veniva
> spontaneo suonare tutti gli abbellimenti come li avevo sentiti
> da lui. Ebbene, il mio maestro mi ha cazziato tantissimo
> perche' stavo suonando delle cose che non erano scritte.
> E la facevo uguale al disco! Dopo aver fatto qualche lezione
> sugli abbellimenti mi sono reso conto che quello che era
> scritto sullo spartito era proprio diverso da quello che
> avevo sempre ascoltato.
Orbene, la mia insegnante invece mi faceva suonare, nell'Aria, gli
abbellimenti come li faceva lui, compresi arpeggi dalla nota acuta... non
che me lo imponesse! Ma a me piaceva farlo come lui, e questo non le
dispiaceva. Tanti insegnanti, tante teste. Sicuramente alla luce delle
attuali conoscenze i suoi abbellimenti sono criticabili... oppure intendi
proprio sbagliati musicalmente? E queste critiche adesso ti impediscono di
amare le sue Goldberg? Per dire: nel Clavicembalo Ben Temperato ci sono
delle cose che trovo difficili da digerire (es. Preludio n.3 del primo
libro), ma resto comunque impressionatissimo dal modo in cui scorre il tempo
nelle sue esecuzioni, dalla sua concentrazione musicale.
Genio è una parola grande e difficile, che io non so definire, e quindi non
uso. Una grande personalità, si, però. Che pur di affermare le proprie tesi
si prende tutti i rischi connessi. E dato che a me il modo di (es)porsi di
questa personalità piace, e i risultati - in genere - anche...
Grazie, andrò a cercarlo... non adesso, non ho tempo e me ne farebbe
perdere, ma tra qualche settimana! In un numero di Amadeus di qualche anno
fa con un recital di Richter c'è un'intervista a Valentin Berlinskij,
violoncello del Quartetto Borodin fin dagli inizi, in cui parla appunto di
Gould dicendo, con un certo disagio a me pare, che nonostante il suo Bach
sia perfetto lui lo trova troppo artificiale, troppo perfetto; forse
suppongo troppo, ma non escluderei che dietro a quel disagio (che però ci
sento forse solo io) ci sia il parere pesante di Richter...
> La cosa impressionante a tutta prima (almeno per me)
> è la dilatazione dei tempi nelle Sarabandes,
> estatica e contemplativa
E'vero! La Sarabande della 3a Suite Inglese: bellissimo, però... Il primo
movimento, invece, mi sembra davvero influenzato dall'esecuzione di Gould...
> le Sarabandes ricordano il Gould della seconda incisione
> delle Goldberg (l'aria, la XXV variazione
Però l'incisione del '55 della XXV variazione è ancora più libera
(agogicamente), quindi più contemplativa, per me.
> la messa-in-prospettiva del singolo episodio, della singola
> inquadratura stavo per dire, sembra non interessarlo; piuttosto
> la dislocazione dei vari episodi in spazi diversi, assai teatrali;
> sto dando un bell'esempio di confusione mentale...:-))
No, anzi... una delle cose che colpivano di più di lui, secondo Neuhaus, era
proprio questa:
"His singular ability to grasp the whole and at the same time miss none of
the smallest details of a composition suggests a comparison with an eagle
who from his great height can see as far as the horizon and yet single out
the tiniest detail of the landscape. We have before us an imposing mountain
range, but against it we can see the lark, taking wing into the sky ..."
(http://www.richter.simplenet.com/str/neuhaus.html)
((La sua abilità singolare di afferrare l'intero e alla stessa signorina del
tempo nessuno dei dettagli più piccoli di una composizione suggerisce un
paragone con un'aquila che dalla sua altezza grande può vedere come lontano
come l'orizzonte e ancora singolo fuori il dettaglio più piccino del
panorama. Noi abbiamo di fronte a noi una serie della montagna imponente, ma
contro lui noi possiamo vedere il si diverta e prende ala nel cielo :-))
(...mai fidarsi dei traduttori...)
Ah!
> il Concerto nr.2 di Beethoven
Quello con cadenza atonale?
> e una interpretazione plumbea, poeticissima, con grande
> catarsi finale dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il
> cofanetto.
Diversa da quella che c'è nell'integrale? (L'ho ascoltata ma non ho il cd,
per cui non conosco le date)
Scusate, mi inserisco.
> Mi pare in "Pianisti e Fortisti", Piero Rattalino fa notare come
> l'interpretazioni di Beethoven in Gould mostri una notevole evoluzione,
Confermo.
> dalle prime incisioni, volutamente provocatorie, che contestavano
>l'immagine
> romantica della musica di Beethoven,
E l'idea che sia necessario drammatizzare in senso psicologistico (al
momento non trovo una parola migliore) la Forma Sonata. Il che indubbiamente
lo porta a soluzioni unilaterali, iconoclaste, eccessivamente provocatorie.
Ma anche provvisorie. Questo, naturalmente, se parliamo delle ultime tre
sonate (opp.109,110,111, le prime ad essere incise), già meno nel caso
dell'op.10. Che trova un suo equilibrio, secondo Rattalino, proprio in virtù
dell'accostamento fra atteggiamenti estremistici. Francamente, non mi pare
che i suoi tempi siano tanto più veloci di quelli di altri pianisti.
La Patetica può sembrare violentata, in effetti. Resta da chiedersi fino a
che punto l'immagine tradita dell'opera è la soluzione ottimale, se non
addirittura l'unica; o se piuttosto l'opera non riveli una propria
virtualità, un proprio spessore di senso altrimenti irraggiungibile
attraverso la pluralità delle interpretazioni se non per mezzo delle stesse
soluzioni estremistiche (e ci starebbe una bella citazione di Adorno, se
fossi un vero intellettuale!)...detto questo (in generale),
l'interpretazione di Gould della Patetica mi pare conforme a quanto ha
scritto sulla medesima Sonata; grande difficoltà con il primo tempo,
carattere settecentesco degli altri due posto in risalto (mi piace il
Finale, in modo particolare). Certo la Sonata globalmente non è "risolta" ma
è proprio questo a sembrarmi significativo.
Strano come questo sfugga anche ad interpreti di solito assai avvertiti
culturalmente, come Alfred Brendel; la recente pubblicazione adelphiana è un
libro intervista abbastanza pettegolo e indisponente, per quanto ho visto
sinora. Pazienza, un grande pianista non ha l'obbligo di essere un mostro di
coerenza. E dire che il suo saggio sull'op. 2 mi piace da matti, e un
pochino da' ragione a Gould (solo un pochino, però).
>alle ultime, sempre più "tradizionali"
> interpretazioni. Dovresti leggere le date di incisione. Tra le ultime cose
> che ha inciso c'è per esempio la Sonata op.5 di Richard Strauss, una
> perfetta interpretazione romantica...
E il Brahms dell'op. 10 e 79.
Vorrei aggiungere che le ultime incisioni beethoveniane sono assai diverse;
purtroppo ora sono disponibili solo in cofanetto, per cui chi non volesse
spendere troppo non può limitarsi. Ma le Variazioni Eroica (che tanto
recenti non sono, e per Rattalino rappresentano lo spartiacque), e le tre
Sonate op.2, le altre tre dell'op. 31 mi sembrano grandi interpretazioni.
> > E la facevo uguale al disco! Dopo aver fatto qualche lezione
> > sugli abbellimenti mi sono reso conto che quello che era
> > scritto sullo spartito era proprio diverso da quello che
> > avevo sempre ascoltato.
L'aria risulta diversa praticamente in ogni interpretazione registrata,
sotto questo profilo. Non è detto che l'interpretazione degli abbellimenti
comporti sempre soluzioni univoche.
> Orbene, la mia insegnante invece mi faceva suonare, nell'Aria, gli
> abbellimenti come li faceva lui, compresi arpeggi dalla nota acuta...
Nel barocco si faceva. Couperin le Grand aveva addirittura inventato un
segno apposito, se non erro....(Howard Schott, Suonare il Clavicembalo,
Giunti Ricordi; ma potrei sbagliarmi)
>non
> che me lo imponesse! Ma a me piaceva farlo come lui, e questo non le
> dispiaceva. Tanti insegnanti, tante teste. Sicuramente alla luce delle
> attuali conoscenze i suoi abbellimenti sono criticabili... oppure intendi
> proprio sbagliati musicalmente? E queste critiche adesso ti impediscono di
> amare le sue Goldberg?
Via ragazzi, quante fisime per gli abbellimenti, magari li tagliava anche
Bach quando non era in giornata (sto scherzando, sennò qua mi sparano...).
Insomma, sarà capitato anche a lui...
Per dire: nel Clavicembalo Ben Temperato ci sono
> delle cose che trovo difficili da digerire (es. Preludio n.3 del primo
> libro),
Perché? Troppo svelto? Parliamo di quello in do diesis, vero?
Ciao, e grazie mille per Neuhaus.
Z
>> dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il cofanetto.
>
>Sěěě...sentito a Parigi, alla biblioteca (fonoteca?) del Beaubourg, almeno
>dieci anni fa. Mai trovato da comprare (salvo una volta, a Venezia; non
>avevo i soldi e il giorno dopo era sparito). L' op.110 č semplicemente
>incredibbbile.
Io vent'anni fa nello stesso luogo fui travolto dalle cadenze per il
primo concerto. Ah, Paris, Paris... č dove mi sono perdutamente
innamorato di GG.
ciao
hg
> Dovresti leggere le date di incisione. Tra le ultime cose
> che ha inciso c'è per esempio la Sonata op.5 di Richard Strauss, una
> perfetta interpretazione romantica...
???
Starai scherzando spero... quell'interpretazione è perfettamente
mendelssohniana, che è cosa _ben_ diversa. ;-)
ciao,
Jashugan
--
«Ha tinto le mie vesti d'un rosso a tutti sconosciuto. Ora non vi è
più nessuno che le sfiori. Uccide gli uomini in viaggio e, guardando
il cielo, una donna piange».
(Hiroaki Samura)
>Mr Duffy tisckhen...@hotmail.com says...
>
>> Dovresti leggere le date di incisione. Tra le ultime cose
>> che ha inciso c'è per esempio la Sonata op.5 di Richard Strauss, una
>> perfetta interpretazione romantica...
>
>???
>Starai scherzando spero... quell'interpretazione è perfettamente
>mendelssohniana, che è cosa _ben_ diversa. ;-)
La sonata è di stampo mendelssohniano più in certe figure pianistiche,
come ad esempio il secondo tema del finale, che nel "clima" e nella
densità della scrittura (sono molto più mendelssohniani i pezzi op.3, e
da Gould interpretati di conseguenza). E l'interpretazione è molto poco
mendelssohniana. Basta ascoltare il tempo lento, e soprattutto nel
movimento finale in che modo Gould prepara, accumula tensione e poi
risolve la sezione di sviluppo, fino alla ripresa in minore e al suo
sciogliersi nel maggiore. Eros allo stato puro. Di un minorenne,
beninteso, visto che Strauss aveva sedici anni.
Una interpretazione mendelssohniana dell'op.5 potrebbe forse darla
Perahia se la incidesse, o Brendel (che mi sembra invece l'abbia
registrata negli anni '60).
ciao
hg
PS aspettavo tue notizie via mail...
>> il Concerto nr.2 di Beethoven
>
>Quello con cadenza atonale?
E' quella che eseguono quasi tutti, scritta da Beethoven intorno al
1809, se non sbaglio.
Gould eseguiva cadenze sue solo per il nr.1. Nel nr.3, pur adottando la
cadenza beethoveniana, a un certo punto, Gould fa una cosa incredibile.
Mentre ci si sta portando verso la dominante, per i trilli conclusivi,
dopo una progressione con la testa del tema a valori dimezzati, il basso
ha Mib, Fa e poi, invece di arrivare sul sol, tace, mentre la destra
deve eseguire una lunga scala cromatica. Ma mentre tutti aspettano il
sol al basso, e la destra scende e risale fino al re, Gould con la
sinistra suona in ottava il tema principale, alla _tonica_, l'effetto č
veramente selvaggio. Quando lo ascoltai per la prima volta, feci un
salto cosě. Gould era un vero satanasso.
>> e una interpretazione plumbea, poeticissima, con grande
>> catarsi finale dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il
>> cofanetto.
>
>Diversa da quella che c'č nell'integrale? (L'ho ascoltata ma non ho il cd,
>per cui non conosco le date)
La 110 dell'integrale č del '56, registrata insieme alla 109 e 111, il
secondo LP che Gould fece per la Columbia Records. Quella a cui mi
riferisco č invece dell'ottobre '58, registrata a Stoccolma durante la
tournée europea.
ciao
hg
>> il Concerto nr.2 di Beethoven
>
>Quello con cadenza atonale?
E' quella che eseguono quasi tutti, scritta da Beethoven intorno al
1809, se non sbaglio. E ovviamente non è atonale. Se ti riferisci a
quelle di Gould, sono per il concerto nr.1.
Infatti Gould eseguiva cadenze sue solo per il nr.1. Nel nr.3, pur
adottando la cadenza beethoveniana, a un certo punto, Gould fa una cosa
incredibile. Mentre ci si sta portando verso la dominante, per i trilli
conclusivi, dopo una progressione con la testa del tema a valori
dimezzati, il basso ha Mib, Fa e poi, invece di arrivare sul sol, tace,
mentre la destra deve eseguire una lunga scala cromatica. Ma mentre
tutti aspettano il sol al basso, e la destra scende e risale fino al re,
Gould con la sinistra suona in ottava il tema principale, alla _tonica_,
l'effetto è veramente selvaggio. Quando lo ascoltai per la prima volta,
feci un salto così. Gould era un vero satanasso.
>> e una interpretazione plumbea, poeticissima, con grande
>> catarsi finale dell'op.110 di Beethoven, che da sola vale il
>> cofanetto.
>
>Diversa da quella che c'è nell'integrale? (L'ho ascoltata ma non ho il cd,
>per cui non conosco le date)
La 110 dell'integrale è del '56, registrata insieme alla 109 e 111, il
secondo LP che Gould fece per la Columbia Records. Quella a cui mi
riferisco è invece dell'ottobre '58, registrata a Stoccolma durante la
tournée europea.
ciao
hg
> La sonata è di stampo mendelssohniano più in certe figure pianistiche,
> come ad esempio il secondo tema del finale, che nel "clima" e nella
> densità della scrittura (sono molto più mendelssohniani i pezzi op.3, e
> da Gould interpretati di conseguenza). E l'interpretazione è molto poco
> mendelssohniana.
Beh, ma hai sentito come Gould interpreta le Romanze senza Parole? :-)
> Basta ascoltare il tempo lento, e soprattutto nel
> movimento finale in che modo Gould prepara, accumula tensione e poi
> risolve la sezione di sviluppo, fino alla ripresa in minore e al suo
> sciogliersi nel maggiore.
Fra l'altro, con delle clamorose modifiche testuali... quando mi sono
accorto che il momento più bello era una 'invenzione' di Gould ci sono
rimasto malissimo. :-)
> Eros allo stato puro. Di un minorenne,
> beninteso, visto che Strauss aveva sedici anni.
Sì, ma non puoi definirla una interpretazione romantica.
> PS aspettavo tue notizie via mail...
Mandate. Scusa, ma la mia vita scorre ad una velocità che non reputavo
possibile, è già tanto che riesca a lurkare un po' IAMC... ;-)
Mi sbagliavo... non l'ho mai ascoltato, ma avevo letto della cadenza
atonale.
> Nel nr.3, pur adottando la cadenza beethoveniana,
> a un certo punto, Gould fa una cosa incredibile.
Ricordo di essere riamsto molto impressionato anche io. Purtroppo non lo
posso ascoltare perchè non l'ho qui.
> La 110 dell'integrale è del '56, registrata insieme alla 109 e 111, il
> secondo LP che Gould fece per la Columbia Records. Quella a cui mi
> riferisco è invece dell'ottobre '58, registrata a Stoccolma durante la
> tournée europea.
Interessante, è dunque parecchio diversa da quella dell'integrale?
Ciao Mr Duffy
--
"Ma lasciami la testa. Ce ne abbiamo noi di strumenti: zappe, roncole,
vanghe... Non ne parlaimo nemmeno... Poi, musica a Baddevrustana?
Mio figlio deve essere un lavoratore, deve essere!"
Gavino Ledda, "Padre Padrone", Feltrinelli
Beh, il primo mov. dell'op.111; ma soprattutto nel caso dell'ultimo
movimento, ma anche nell'ultimo dell'op.109 se voglio ascoltare
un'interpretazione che mi faccia godere fino in fondo della musica, io
ascolto Arrau per esempio...
> purtroppo ora sono disponibili solo in cofanetto, per cui chi
> non volesse spendere troppo non può limitarsi.
Già, questa è una disdetta...
>> abbellimenti come li faceva lui, compresi arpeggi dalla nota acuta...
> Nel barocco si faceva. Couperin le Grand aveva addirittura
> inventato un segno apposito, se non erro....
Quindi, salta fuori che Gould era pure filologico!
>> delle cose che trovo difficili da digerire (es. Preludio n.3 del primo
>> libro),
> Perché? Troppo svelto? Parliamo di quello in do diesis, vero?
Sì: è uno di quei rari casi in cui mi pare davvero un po' gratuito.
Eccezionale la resa, certo (come sempre). Però non mi piace granchè. Tu cosa
ne pensi?
Non č atonale, ma essendo intensamente contrappuntistica approda a un
lessico armonico assai piů complesso di quello del concerto.
Z :-)
> Zoltan Mostanyi
> > Francamente, non mi pare che i suoi tempi siano
> > tanto più veloci di quelli di altri pianisti.
>
> Beh, il primo mov. dell'op.111; ma soprattutto nel caso dell'ultimo
> movimento, ma anche nell'ultimo dell'op.109 se voglio ascoltare
> un'interpretazione che mi faccia godere fino in fondo della musica, io
> ascolto Arrau per esempio...
Sì, ma quello è appunto il primo disco beethoveniano di Gould. Anche la 110
di Stoccolma è diversa, rispetto a quel disco. Evidentemente non mi sono
spiegato, intendevo le incisioni successive. Nelle ultime poi, va
addirittura più lento della media (e il secondo movimento di op.2 n.1 è
eccezionale, forse la migliore interpretazione che abbia mai sentito).
Certo, Arrau te lo godi di più, sono assolutamente d'accordo :-)...nelle
Sonate di Mozart, poi, non ne parliamo...(sentito questa mattina in K310. Il
secondo movimento di Arrau è splendido, non trovo aggettivi).
> >> abbellimenti come li faceva lui, compresi arpeggi dalla nota acuta...
> > Nel barocco si faceva. Couperin le Grand aveva addirittura
> > inventato un segno apposito, se non erro....
>
> Quindi, salta fuori che Gould era pure filologico!
:-) Beh, oppure che anche la filologia ha una sua storia...
> Sì: è uno di quei rari casi in cui mi pare davvero un po' gratuito.
> Eccezionale la resa, certo (come sempre). Però non mi piace granchè. Tu
cosa
> ne pensi?
Dovrei ripensarci bene. Per essere veloce, è velocissimo. Non mi impressiona
tanto lì, quanto nei casi in cui quelle velocità le pratica per le fughe;
momenti dolorosi per me, perché per quanto abbia simpatia per lui mi
costringe a stare attentissimo se voglio seguire bene lo svolgersi del
discorso. Certo, il risultato estetico è sempre calcolatissimo, tale da
zittire ogni obiezione. Diciamo che con quel metronomo il carattere timbrico
della tonalità, insolita, e dipendente anche dal fatto che si suona ampiamen
te sui tasti neri, in una posizione diversa, è ulteriormente esaltato dalla
velocità. A voler essere precisi è un po' poco, ma il tipo era fatto così...
ciao
V
Ah, ecco. Comunque, il primo mov. dell'op.111 a quella velocità è
divertente...
> Arrau te lo godi di più, sono assolutamente d'accordo :-)...nelle
> Sonate di Mozart, poi, non ne parliamo...(sentito questa mattina in
> K310. Il secondo movimento di Arrau è splendido, non trovo aggettivi).
Non conosco le sue incisioni mozartiane. Certo, a volte penso che siamo
veramente fortunati ad avere il suo lascito discografico: pensa di quante
cose si può dire: "andiamo a sentire come lo risolve Arrau"... Poco tempo fa
ascoltavo Benediction de Dieu dans la Solitude di Liszt, ad un certo punto
c'è l'indicazione 'dolce', e sono rimasto impressionatissimo da come Arrau
cambiava veramente la qualità del suono!
> Diciamo che con quel metronomo il carattere timbrico della tonalità,
> insolita, e dipendente anche dal fatto che si suona ampiamen te sui
> tasti neri, in una posizione diversa, è ulteriormente esaltato dalla
> velocità.
Grazie, questo è un punto di vista interessante. La mia era solo una
sensazione di disagio, che ho ascoltando quel preludio e non altri, pur
velocissimi. Un altro preludio che non mi piace (più) tanto fatto da lui è
il n.20 del II Libro, da quando ho trovato un'esecuzione 'esplosiva' di Van
Asperen. Comunque l'esecuzione di Gould è plausibilissima, e le sue scelte
sempre motivate.
>Herr Graf says...
>
>> La sonata è di stampo mendelssohniano più in certe figure pianistiche,
>> come ad esempio il secondo tema del finale, che nel "clima" e nella
>> densità della scrittura (sono molto più mendelssohniani i pezzi op.3, e
>> da Gould interpretati di conseguenza). E l'interpretazione è molto poco
>> mendelssohniana.
>
>Beh, ma hai sentito come Gould interpreta le Romanze senza Parole? :-)
Avevo previsto l'obiezione, e l'unica cosa che mi viene in mente di dire
è che suonano molto straussiane. :-)
ciao
hg
> >Beh, ma hai sentito come Gould interpreta le Romanze senza Parole? :-)
>
> Avevo previsto l'obiezione, e l'unica cosa che mi viene in mente di dire
> è che suonano molto straussiane. :-)
LOL!!! Allora abbiamo ragione tutti e due! ^^