> ha dominato da par sua il concerto meno noto
> dei due di Brahms, un'opera giovanile che IMHO
> non sfigura affatto a fianco della più famosa op.83.
Personalmente ritengo il primo concerto di Brahms addirittura migliore,
nella sua interezza, rispetto al secondo.
Il secondo ha - IMHO, of course! - i primi due movimenti di una
drammaticita' assoluta, con una tensione che si fa vieppiu' insopportabile
fino a risolversi proprio al termine del secondo movimento, tuttavia i
successivi due tempi non sono a mio avviso all'altezza dei primi due. Bene
avrebbe fatto Brahms, secondo me, a lasciare "incompiuto" il concerto.
Il primo, invece, che peraltro si apre ugualmente in modo drammatico, e'
piu' omogeneo nella sua interezza. L'ascoltatore e' portato per mano al
risolversi di una situazione emotiva evidentemente congeniale all'autore,
soluzione che trova il suo sbocco, correttamente, al termine del terzo ed
ultimo tempo.
Conosco il primo concerto nell'esecuzione di Jakob Gimpel ed in quella di
Artur Rubinstein e vi assicuro che, qui, Rubinstein ha una potenza di suono
e di espressivita' da tenere chiunque inchiodato alla sedia...........!!
Ciao
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Marco Marcelli - Genova
E-Mail1: marc...@libero.it
E-Mail2: marco.m...@elsag.it
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> Personalmente ritengo il primo concerto di Brahms addirittura migliore,
> nella sua interezza, rispetto al secondo.
In qualche misura, sono d'accordo, almeno per ciň che riguarda i primi
due tempi. Ma il terzo č un pochino debole. A volte sembra di sentire un
autore di qualche decennio prima. Tieni presente che la composizione dei
tre movimenti č avvenuta in tempi molto diversi, con esclusi eccellenti
(il brano poi diventato il secondo tempo del Requiem) e ripensamenti
evidenti (il primo tempodoveva essere un tempo di sinfonia).
> Il secondo ha - IMHO, of course! - i primi due movimenti di una
> drammaticita' assoluta, con una tensione che si fa vieppiu'
> insopportabile
> fino a risolversi proprio al termine del secondo movimento, tuttavia i
> successivi due tempi non sono a mio avviso all'altezza dei primi due.
Non mi trovi d'accordo. L'Adagio č non solo dolcissimo, ma ha dei
momenti di novitŕ assoluta, come quando il pianoforte si perde in una
nuvola di accordi non concatenati, senza melodia... sembra quasi di
vedere Debussy che arriva dietro l'angolo. E gli archi, ogni tanto,
cercano di irrompere, di riportare la realtŕ nel sogno. ("Ma i sogni
aiutano a suonare meglio, o suonare meglio aiuta a sognare?")
E il finale č uno dei pezzi piů lievi, piů danzanti che io abbia mai
ascoltato. In assoluto. E lo puoi suonare come ti pare: credo di aver
sentito Gieseking (o Backhaus?) farlo di una malinconia struggente.
Incredibile. Inoltre, la fusione tra pianoforte (concertante!) e
orchestra č perfetta. Chi č il protagonista, tra le due forze in campo?
Ciao,
Paolo
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Paolo Tramannoni
Porto Recanati, Italy
p.t...@fastnet.it