Il giorno sabato 28 febbraio 2015 00:47:41 UTC+1, luzy reloaded ha scritto:
> Il giorno venerdì 27 febbraio 2015 14:25:14 UTC+1, Armando ha scritto:
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> > Tu parli della didattica applicata agli allievi che già non hanno problemi a suonare.
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> ???? - la didattica è la didattica, se è buona, cioè efficace, va bene per il tardone come per il genio; la differenza è che il tardone ci impiega dieci volte il tempo necessario per arrivare a un centesimo di quello che farà il genio. Il pianoforte si suona muovendo le dita, vale per me come per viasarpi come per pollini.
>
La didattica non esiste, e la dimostrazione e che la gente smette di suonare il piano quando incontra difficoltà che non riesce a superare. E questo indipendentemente dal tempo di studio.
Geni e tardoni? Ma devi dimostrare ex ante che uno è un genio e l'altro è un tardone.
Altrimenti è una tautologia.
E' il metodo scientifico che te lo chiede. Devi individuare delle caratteristiche oggettive che ti consentano di effettuare una predizione, cioè dire prima chi riuscirà e chi no.
Ad esempio: A ha una mano che gli impedisce di fare certi movimenti; B è fortemente dislessico; C ha dei deficit cognitivi; D non percepisce le differenze di altezza anche fra suoni distanti (il che, fra parentesi, non è un impedimento.)
> > Io parlo invece di quelli che i problemi li hanno e che non gli vengono risolti dagli insegnanti, perché una didattica per risolvere questi problemi non esiste.
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> ma lol - se uno a tre dita invece di cinque ha un serio problema... Fai un esempio di problema. Se ci riesci, con chiarezza e dovizia di particolari.
Uno è la questione della velocità. Molti smettono perché non possono eseguire un certo brano alla velocità richiesta.
La didattica standard impone d'imparare il pezzo a mani separate e a bassa velocità, aumentare gradualmente la velocità e poi unire le mani di nuovo a bassa velocità, e quindi eseguire il pezzo fino alla velocità indicata.
Per molti, questo rappresenta un limite invalicabile.
Secondo il sistema didattico vigente, la colpa è dello studente, che o non è dotato, o non si è esercitato abbastanza.
Il secondo punto è falso, ed è facile da dimostrare. Trattandosi di un ostacolo difficile da superare, esso ha richiesto moltissimi tentativi, tutti falliti.
Quindi, torniamo al solito punto, lo studente non è dotato.
Allora, se vogliamo salvare pietosamente l'idea che la didattica esiste e l'insegnante sta facendo il suo lavoro, dovremmo quindi logicamente sostenere che lo studente, sì, sarà in grado alla fine di suonare l'Hammerklavier, ma visto che è un po' tardo ci metterà un po' più di tempo di uno studente normale, non 10 anni ma, poniamo, 50, o 100, o 150.
Questo è lo stato attuale della didattica.
Se poi uno fa delle ricerche scientifiche, scopre che i movimenti che si fanno eseguendo un pezzo lentamente sono del tutto diversi rispetto a quelli che si fanno eseguendo lo stesso pezzo alla velocità richiesta.
All'uomo della strada a questo punto verrebbe un dubbio: ma non è che il povero studente che si è rotto la testa su quello scoglio, e che tutti pensavamo fosse un tardone, stava semplicemente facendo i movimenti sbagliati?
Perché un insegnante (e non solo di piano, ma di qualsiasi materia) si ponga la stessa domanda si deve verificare una serie di condizioni davvero rare.