Il 29/01/2012 22:57, Shapiro used clothes ha scritto:
>
> "etwas langsamer" <
etw...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
> news:4f2482a9$0$1384$4faf...@reader1.news.tin.it...
>
>> Scherzi a parte, c'è anche l'integrale di Kempff,
>> che io considero al livello di queste due.
>
> Chiedo scusa, non concordo.
> Si dice sempre che Arrau riassuma tutta un'epoca. A me pare una
> definizione limitativa.
> E' una grandissima interpretazione, complessivamente forse la più
> riuscita in assoluto. Al di sopra metto solo Schnabel, penalizzato dal
> fatto che molto va immaginato, più che sentito. Anche con le
> straordinarie rimasterizzazioni naxos e via dicendo. Alla pari di questi
> due, nessuno. Richter in alcune Sonate, ecco.
>
Ti direi che hai ragione, ma Kempff è un pianista troppo grande
(e ahimè un poco in ombra tra i grandissimi, o è una mia impressione?)
perché sia proprio io a doverlo scalzare dal piedistallo :-)
Forse è perché amo non tanto il suo Beethoven in particolare,
quanto il suo pianismo in generale.
Certo la sua integrale è diversissima da quella arrauiana,
non esente da imperfezioni tecniche, filologicamente non
attendibile (per dire, salta tutte le ripetizioni),
una qualità di registrazione inferiore,
ma con una fantasia dinamica e timbrica che non ha pari neanche
col cileno.
Se le immagini servissero a qualcosa, direi che il suono kempffiano
plana come dall'esterno sul dettato beethoveniano, per aderirvi
come un tessuto lussuoso ma a un tempo anche finissimo, capace
di rilevare la minima asperità.
L'arte di Arrau al contrario riesce a far risuonare "dal di dentro"
ciascuna nota di ciascuna pagina.
Con Arrau assisti al "farsi" della musica in ogni istante,
l'interprete è gigantesco nel diventare
il suo interpretato; con Kempff è in scena lo spettacolo
dell'interpretazione, capisci a ogni istante che è "un" Beethoven,
uno sguardo possibile. C'è più distanza, più indipendenza:
ne emerge il supremo controllo dell'artista
sul discorso musicale, ma - e tanto più nitidamente -
ne emerge la musica stessa, filtrata da cotanto senno.
Non riesco davvero a rinunciare a nessuno dei due, le vedo come due
integrali
assolutamente complementari che, in fondo, non fanno che riproporre
intatto il "mistero" dell'intepretazione, un ponte sospeso
tra l'abisso del soggetto interpretante e quello dell'oggetto interpretato.
Al di sopra, da un altro cielo, regna re Arthur,
ma come dicevi giustamente la qualità dell'incisione non aiuta.
(E rinuncio volentieri a Backhaus.)
> Ti dimentichi di due scartine come Richter e Gilels...:-)))
No certo, si parlava di integrali, anche se di fatto entrambi ci
sono arrivati vicino: Richter con una ventina, Gilels alla fine
quasi tutte.
ciao
E