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I grandi cantanti russi

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Marco Daverio

unread,
Jan 28, 2000, 3:00:00 AM1/28/00
to
Ho finalmente messo le mani su un video importantissimo che cercavo da circa
un anno. E' un documentario prodotto in Russia (e distribuito dalla VAI) dal
titolo "The great singers of Russia" from Chaliapin to Raizen. Sono
FELICISSIMO perchè ora possiedo testimonianze non solo acustiche ma anche
video della grande scuola russa dell'inizio secolo scorso. Altro che gusto
verista, che mancanza di musicalità, che abusi di portamenti.... E' stato
uno dei momenti più grandi della lirica, quando la scuola di belcanto
italiana si è unita allo stile interpretativo della scuola drammatica russa.
Finalmente ho potuto vedere con i miei occhi artisti che univano il canto ai
massimi livelli di interpretazione (alcuni avevano anche frequentato il
laboratorio di Stanislavskji a Mosca). Non ho parole che possono descrivere
le immagini e le voci che ho trovato in questo video. Secondo me siamo a
livelli stratosferici. La musica è canto, il canto è parola, la parola è
stato d'animo, lo stato d'animo è gesto, il gesto è espressione,
l'espressione è movimento... Insomma mi sembra perfetta la fusione tra
musica e teatro. Un risultato artistico che sembra superare ogni discussione
se è la musica al servizio della scena o la scena al servizio della musica.
Qui la fusione è perfetta. Anzitutto perfetta nel canto, nelle voci
sicurissime, tecnicamente solidissime, che non hanno un suono fuori posto.
Questo è puro belcantismo ed è una testimonianza vivente di come il gusto
verista non è l'antitesi del belcanto ma casomai un suo sviluppo, un passo
avanti verso nuovi traguardi. Chi ha scritto che certi cantanti negli anni
50 cantavano con difetti veristi non ha capito niente del verismo (casomai
quelli di un Del Monaco o di un Di Stefano erano eccessi di cattivo gusto).
Ci sono cantanti buoni e cattivi in tutte le epoche, con pregi e difetti. Ma
basta ascoltare queste voci nate e cresciute in pieno verismo per capire
come la tecnica belcantista fosse ancora chiara e ben solida nelle loro
ugole. Sentire un Ivan Koslovsky a 65 anni che canta un canzone russa
accompagnandosi con la chitarra e soprattutto vederlo è un'esperienza oserei
dire quasi mistica. Allora si capisce che cosa è un grande tenore vecchio e
si finisce col provare solo disgusto di fronte ai Cavaradossi di Pavarotti a
cui vanno riconosciuti sì buoni momenti, ma che viene semplicemente
annientato di fronte alla classe e allo stile nonchè alla voce
dell'altrettanto attempato Koslovsky. A confronto quella di Pavarotti è una
maschera pietosa e patetica, indegna di ogni menzione nelle pagine della
storia dei grandi tenori. Non parliamo poi del basso Reizen che alla tenera
età di 90 anni canta l'aria del principe dell'Oneghin. Oppure del Don
Chisciotte di Chaliapin o del Boris di Pirogov. Non si sa dove finisca il
cantante ed inizi l'attore. Un'altra perla è l'aria di Linsky nell'Oneghin
cantata dal tenore Lemeshev che aveva studiato arte drammatica con
Stanislavsìkji. Avevo letto che dopo il suo Oneghin i fans fuori dal
Bolschioy volevano rendergli omaggio in massa. Chiusosi nella sua automobile
per timore della folla, la stessa venne sollevata con Lemeshev dentro e
trasportata dalla folla sino al suo albergo. Vedendo il fimato della sua
interpretazione ho capito il perchè di tanto entusiasmo.
Un documento di altissimo valore dunque e che merita di essere visto anche
per capire come una certa lettura del passato sia ingiusta e merita di
essere revisionata.
Marco Daverio

Bernardo Paoli

unread,
Jan 28, 2000, 3:00:00 AM1/28/00
to

Marco Daverio ha scritto nel messaggio ...

>Ho finalmente messo le mani su un video importantissimo che cercavo da
circa
>un anno. E' un documentario prodotto in Russia (e distribuito dalla VAI)
dal
>titolo "The great singers of Russia" from Chaliapin to Raizen. Sono
>FELICISSIMO perchč ora possiedo testimonianze non solo acustiche ma anche

>video della grande scuola russa dell'inizio secolo scorso. Altro che gusto
>verista, che mancanza di musicalitŕ, che abusi di portamenti.... E' stato
>uno dei momenti piů grandi della lirica, quando la scuola di belcanto
>italiana si č unita allo stile interpretativo della scuola drammatica

russa.
>Finalmente ho potuto vedere con i miei occhi artisti che univano il canto
ai
>massimi livelli di interpretazione (alcuni avevano anche frequentato il
>laboratorio di Stanislavskji a Mosca). Non ho parole che possono descrivere
>le immagini e le voci che ho trovato in questo video. Secondo me siamo a
>livelli stratosferici. La musica č canto, il canto č parola, la parola č
>stato d'animo, lo stato d'animo č gesto, il gesto č espressione,
>l'espressione č movimento... Insomma mi sembra perfetta la fusione tra

>musica e teatro. Un risultato artistico che sembra superare ogni
discussione
>se č la musica al servizio della scena o la scena al servizio della musica.
>Qui la fusione č perfetta. Anzitutto perfetta nel canto, nelle voci

>sicurissime, tecnicamente solidissime, che non hanno un suono fuori posto.
>Questo č puro belcantismo ed č una testimonianza vivente di come il gusto
>verista non č l'antitesi del belcanto ma casomai un suo sviluppo, un passo

>avanti verso nuovi traguardi. Chi ha scritto che certi cantanti negli anni
>50 cantavano con difetti veristi non ha capito niente del verismo (casomai
>quelli di un Del Monaco o di un Di Stefano erano eccessi di cattivo gusto).
>Ci sono cantanti buoni e cattivi in tutte le epoche, con pregi e difetti.
Ma
>basta ascoltare queste voci nate e cresciute in pieno verismo per capire
>come la tecnica belcantista fosse ancora chiara e ben solida nelle loro
>ugole. Sentire un Ivan Koslovsky a 65 anni che canta un canzone russa
>accompagnandosi con la chitarra e soprattutto vederlo č un'esperienza
oserei
>dire quasi mistica. Allora si capisce che cosa č un grande tenore vecchio e

>si finisce col provare solo disgusto di fronte ai Cavaradossi di Pavarotti
a
>cui vanno riconosciuti sě buoni momenti, ma che viene semplicemente
>annientato di fronte alla classe e allo stile nonchč alla voce
>dell'altrettanto attempato Koslovsky. A confronto quella di Pavarotti č una

>maschera pietosa e patetica, indegna di ogni menzione nelle pagine della
>storia dei grandi tenori. Non parliamo poi del basso Reizen che alla tenera
>etŕ di 90 anni canta l'aria del principe dell'Oneghin. Oppure del Don

>Chisciotte di Chaliapin o del Boris di Pirogov. Non si sa dove finisca il
>cantante ed inizi l'attore. Un'altra perla č l'aria di Linsky nell'Oneghin

>cantata dal tenore Lemeshev che aveva studiato arte drammatica con
>Stanislavsěkji. Avevo letto che dopo il suo Oneghin i fans fuori dal

>Bolschioy volevano rendergli omaggio in massa. Chiusosi nella sua
automobile
>per timore della folla, la stessa venne sollevata con Lemeshev dentro e
>trasportata dalla folla sino al suo albergo. Vedendo il fimato della sua
>interpretazione ho capito il perchč di tanto entusiasmo.

>Un documento di altissimo valore dunque e che merita di essere visto anche
>per capire come una certa lettura del passato sia ingiusta e merita di
>essere revisionata.
>Marco Daverio


Caro Marco,
ho letto il tuo post con un'invidia che non ti puoi immaginare, a bocca
aperta, desideroso come te di immergermi nella visione e nell'ascolto di
questo documento. Forse non sai che io sono appassionatissimo di musica
russa e di grandi voci russe (proprio quelle che hai citato, e oltre a
quelle i grandi Nelepp, Ivanov, Kruglikova, Borisova, ecc. ecc.). Come posso
ottenere da te una copia di questa cosa meravigliosa?
Sarebbe inoltre l'ora di mettere davvero Kozlovskij e Lemeshev (e insieme a
loro Nelepp, a parer mio) nel novero dei grandissimi tenori del secolo. Fra
l'altro ricorre quest'anno il centesimo anniversario della nascita di Ivan
Kozlovskij (lui era del 1900, mentre Lemeshev era del 1902): nella serata,
che tu hai ricordato, del giubileo di Rejzen, in cui il grandissimo basso
interpretň l'aria di Gremin a novant'anni (era nel 1985), anche Kozlovskij
cantň, all'etŕ non freschissima di ottantacinque anni. Il Lenskij di
Kozlovskij č pure una testimonianza straordinaria che rivaleggia con quello
mitico di Lemeshev.
Ti ringrazio e attendo una tua risposta,

Bernardo

Marco Marcelli

unread,
Jan 28, 2000, 3:00:00 AM1/28/00
to

Marco Daverio wrote:

> Un documento di altissimo valore dunque e che merita di essere visto anche
> per capire come una certa lettura del passato sia ingiusta e merita di
> essere revisionata.

Ma non ci hai detto COSA viene cantato!


--
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Marco Marcelli - Genova
marc...@libero.it [casa]
marco.m...@elsag.it [ufficio]
=================================

Francesco Lo Cascio

unread,
Jan 29, 2000, 3:00:00 AM1/29/00
to
Caro Marco,

ho sempre avuto il desiderio di chiedertelo: anni fa lessi di un tenore
russo dei primi del novecento che ha lasciato in disco un fa naturale (non
parlo della nota di passaggio!!!). Sai chi fosse?

Francesco Lo Cascio

Marco Daverio

unread,
Jan 29, 2000, 3:00:00 AM1/29/00
to

Bernardo Paoli <bern...@dada.it> wrote in message
3891f...@news.dada.it...
>
>
> Caro Marco,

> > Ti ringrazio e attendo una tua risposta,
>
> Bernardo

Potrei anche fare una copia ma non ho mai molto tempo. Prometto e poi non
mantengo a causa dei miei impegni. Comunque mandami una e mail privata che
ci mettiamo d'accordo.
Marco Daverio
dav...@libero.it

Marco Daverio

unread,
Jan 29, 2000, 3:00:00 AM1/29/00
to

Francesco Lo Cascio <jash...@netscape.net> wrote in message
86t84g$lgj$1...@nslave1.tin.it...

No non saprei. Forse Koslavsky che aveva una voce estesissima. Ma non
ricordi in che brano (forse i Puritani?).

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