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musica contemporanea

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Dilex

unread,
Jun 29, 2009, 4:17:20 PM6/29/09
to
da cosa iniziare? sono del tutto prof�no...
grazie

Mario Campli

unread,
Jun 30, 2009, 2:55:49 AM6/30/09
to
Salve, Dilex. In data 29/06/2009 22.17 hai scritto:

> da cosa iniziare? sono del tutto profᅵno...

Non credo sia un discorso da fare con una domanda come la tua...
Gli autori di musica contemporanea non sono di facile ascolto, occorre
"arrivarci", e senza sapere nulla dei tuoi gusti e dei tuoi ascolti
potrebbe essere inutile darti delle indicazioni: cosa vuoi dire quando
affermi di essere "del tutto profano"?.
Secondo me ᅵ la storia stessa della musica che puᅵ indicarti un "percorso".
Nella mia vita sono passato dal fermo rifiuto ad ascoltare tutto quello
che c'era dopo Brahms ad una grande passione per Mahler, poi timidi
ascolti di Stravinskij, Hindemith, Prokov'ev, Sostakovic, che nel tempo
si sono fatti piᅵ sicuri, ma non sono riuscito mai ad andare oltre,
anche provando e riprovando... D'altra parte il mio polo d'attrazione ᅵ
spostato abbastanza indietro nel tempo, verso la musica rinascimentale e
barocca...
--
Doctor Diabolicus
http://www.sci-med.it

Dilex

unread,
Jun 30, 2009, 11:55:49 AM6/30/09
to
"Mario Campli" <diabo...@this.is.invalid> ha scritto nel messaggio
news:4a49b812$0$6834$5fc...@news.tiscali.it...

> Salve, Dilex. In data 29/06/2009 22.17 hai scritto:
>
> ascolti di Stravinskij, Hindemith, Prokov'ev, Sostakovic, che nel tempo si
> sono fatti piᅵ sicuri, ma non sono riuscito mai ad andare oltre, anche
> provando e riprovando...

Ecco questo ᅵ quanto accade a me: arrivo al '900 e ascolto Sibelius, R.
Strauss, Shostakovich, Prokofiev, ecc. ma mi scoccia non poco di trovarmi
letteralmente spiazzato, come di fronte ad un muro, nel momento in cui
intraprendo l'altra strada del '900 quella che passa dalla Scuola di Vienna
e va verso le sperimentazioni piᅵ spericolate. C'ᅵ un modo di aggirare od
oltrepassare questo blocco? Perchᅵ Stockhausen non mi dice nulla? Perchᅵ mi
trovo in difficoltᅵ persino di fronte agli stessi Berg, Webern al punto di
non riuscire quasi a termninare l'ascolto di uno solo dei loro brani? Sarᅵ
uan questione di gusto, ma da un punto di vista anche solo culturale questa
incapacitᅵ mi brucia...

Mario Campli

unread,
Jul 7, 2009, 9:23:12 AM7/7/09
to
Salve, Dilex. In data 30/06/2009 17.55 hai scritto:

> Perchᅵ Stockhausen non mi dice nulla? Perchᅵ mi trovo in
> difficoltᅵ persino di fronte agli stessi Berg, Webern al
> punto di non riuscire quasi a termninare l'ascolto di uno
> solo dei loro brani? Sarᅵ uan questione di gusto, ma da un
> punto di vista anche solo culturale questa incapacitᅵ mi brucia...

Sul numero 377 della rivista "Le Scienze" (gennaio 2000) uscᅵ un
interessantissimo articolo di Antonio Frova: "Le basi dell'armonia
nella
musica". Credo che faccia al caso nostro. E' un po' lungo, te ne
trascrivo qualche pezzo:

"Nell'ultimo secolo si ᅵ avuta nella musica una straordinaria
evoluzione, anche piᅵ drastica, forse, di quella che ha caratterizzato
le altre forme di espressione artistica. Tale evoluzione si puᅵ
riassumere in due direttive principali: emancipazione del concetto di
centro tonale e utilizzo della dissonanza. Esse corrispondono al
passaggio graduale dall'armonia classica -contraddistinta dal rispetto
di una sola e rigida tonalitᅵ e dal dominio della consonanza, e
limitata
inizialmente all'impiego delle sette note della scala diatonica- a
forme
di armonia tonale in scala cromatica, arricchita con modulazioni di
tonalitᅵ e con dissonanze, prima prudenti e occasionali, poi sempre piᅵ
ardite e sempre piᅵ essenziali alla tessitura della trama musicale, per
giungere all'annullamento del confine tra consonanza e dissonanza, alla
liberazione dal vincolo tonale e infine all'adozione di forme
organizzate di atonalitᅵ"

"A fronte di queste posizioni possiamo chiederci: esiste un confine
invalicabile per le capacitᅵ percettive dell'uomo oltre il quale non si
produce piᅵ musica, ma si fa soltanto ricerca, sperimentazione, scienza
del suono?"

Segue una breve -ma non troppo- storia delle scale musicale e degli
intervalli tra i toni, evidenziando le differenze tra l'originale scala
pitagorica, ripresa poi da Zarlino, e quella tolemaica, mostrando come
nel tempo si sia fatto sempre piᅵ importante il criterio della
"consonanza" per costruire gli intervalli, ovvero la presenza di un
numero elevato di "ipertoni" in comune tra i due suoni dell'intervallo
(come accade tipicamente nella quinta perfetta o nella terza -maggiore-
perfetta).

"I criteri della consonanza musicale tramandatici dall'antichitᅵ
sembrano trovare un interessante riscontro fisio-psicologico nei gusti
dei neonati, il che lascerebbe supporre l'esistenza di un
condizionamento innato, o al massimo formatosi durante la vita fetale,
in favore della consonanza rispetto alla dissonanza. Ciᅵ in netta
opposizione al punto di vista schoenberghiano, secondo cui tale
condizionamento si sviluppa solamente in seguito all'esposizione a
musica di una particolare cultura. Gli psicologi della percezione hanno
riscontrato, in neonati di pochi mesi, una certa preferenza per melodie
a due voci basate su intervalli di terza paralleli (consonanti)
rispetto
a melodie che includano intervalli di semitono paralleli (molto
dissonanti)."

Giᅵ Galileo Galilei (che, gli amanti della musica ricordano, era figlio
di Vincenzo Galilei) aveva trovato delle analogie tra le oscillazioni
di
pendoli di diversa lunghezza e i suoni di diverse frequenze:

"potremo... assegnar assai congrua ragione onde avvenga che di essi
suoni... alcune coppie siano con gran diletto ricevute dal nostro
sensorio, altre con minore, ed altre ci feriscano con grandissima
molestia; che ᅵ il recar la ragione delle consonanze piᅵ o meno
perfette
e delle dissonanze. La molestia di queste nascerᅵ, credo io, dalle
diverse pulsazioni di due diversi tuoni che sproporzionatamente
colpeggiano sopra 'l nostro timpano, e crudissime saranno le dissonanze
quando i tempi delle vibrazioni fussero incommensurabili... Consonanti,
e con diletto ricevute, saranno quelle coppie di suoni che verranno a
percuotere con qualche ordine sopra 'l timpano; il qual ordine ricerca,
prima, che le percosse fatte dentro all'istesso tempo siano
commensurabili di numero, acciᅵ che la cartilagine del timpano non
abbia
a star in un perpetuo tormento d'inflettersi in due diverse maniere per
acconsentire ed ubbidire alle sempre discordi battute..."

A questa analisi, e alle successive, fondamentale quella di Helmholtz,
si aggiungono gli studi di neurofisiologia sugli effetti della
consonanza e della dissonanza sulla coclea; la conclusione, confermata
dagli studi di psicoacustica, ᅵ che...

"...il sistema nervoso ᅵ facilitato nell'elaborare l'insieme dei
segnali quando la sua complessitᅵ si riduce. Esso deve impegnare una
rete neuronale piᅵ semplice, ed ᅵ questa circostanza gratificante che
dᅵ origine alla consonanza. In altre parole: i segnali classicamente
consonanti vengono preferiti in quanto sono piᅵ agevoli da gestire e da
decifrare. E inoltre, il carattere armonico d'insieme degli intervalli
consonanti si presenta come piᅵ prossimo a quello dei suoni complessi
naturali: propone cioᅵ al cervello configurazioni di eccitazione che
gli sono familiari."

Come conclude l'articolo?

"Oggi, ogni vincolo alla libertᅵ d'espressione tramite il suono sembra
caduto. Rieccheggiano le parole di Schoenberg: non esistono limitazioni
alle possibilitᅵ di rottura con i creiteri dell'armonia classica.
Possiamo accettare questa posizione senza riserve, come piace fare a
molti professionisti della musica d'oggi? O non conviene usare una
certa cautela per non investire tempo e impegno in direzioni senza
sbocco o scambiare per musica ciᅵ che ᅵ solo sperimentazione?
Alla luce di quanto detto, l'affermazione di Schoenberg implica
un'assunzione molto seria, e precisamente che il nostro sistema
percettivo del suono sia in grado di ampliare senza limiti la propria
capacitᅵ di elaborazione dei segnali, per complessi o inusitati che
siano. Vale a dire: che non sussistono restrizioni poste dai meccanismi
fisici e fisiologici delle parti vibranti; che non si abbiano
limitazioni nel processo di elaborazione a livello psichico; che tutto
si riduca ad una pura questione di esposizione e assuefazione alla
musica, di disponibilitᅵ psicologica dell'uditore: a un fatto insomma
di cultura... Tuttavia, quanto piᅵ elevati sono i requisiti che si
presuppongono nel consumatore, tanto piᅵ l'audience si restringe...
Esistono o no limiti... per il sistema uomo -hardware e software-
quando si accosta al suono musicale? Per non essere imprudenti nᅵ
troppo presuntuosi, supporremo di sᅵ. Allora la musica che non tiene
conto delle restrizioni poste dalle capacitᅵ elaborative
dell'ascoltatore medio ᅵ destinata ad avere sempre meno adepti, a
restare insomma nell'ambito degli addetti ai lavori."

Ricordo perfettamente, ma non riesco a rintracciarlo, un articolo piᅵ
recente sulla stessa rivista nel quale si sottolineava che mediamente
un professionista della musica riusciva a ritenere mnemonicamente delle
sequenze musicali atonali molto piᅵ lunghe di quelle di un comune
mortale: questo darebbe (parzialmente) ragione a Schoenberg, ma forse
possiamo consolarci attribuendo ai limiti impostici da madre natura e
allo scarso "allenamento" la nostra comune incapacitᅵ di gioire di un
brano di... butto un nome a caso... Gyᅵrgy Ligeti, che pure ᅵ un
"grosso calibro" tra gli autori di musica contemporanea.

Certo ᅵ che un pezzo di Dowland, di Mozart o di Mahler lo posso
canticchiare... :-)

--
Doctor Diabolicus
http://www.sci-med.it

--

"come mai NON sai un'hacca di tutte le terapie possibili"
Message-ID : <rs8Sl.24097$Ux....@tornado.fastwebnet.it>

Dilex

unread,
Jul 10, 2009, 11:36:21 AM7/10/09
to
"Mario Campli" <diabo...@people.it> ha scritto nel messaggio
news:mn.3b9b7d979...@people.it...

> Salve, Dilex. In data 30/06/2009 17.55 hai scritto:
>
> Allora la musica che non tiene conto delle restrizioni poste dalle
> capacitᅵ elaborative dell'ascoltatore medio ᅵ destinata ad avere sempre
> meno adepti, a restare insomma nell'ambito degli addetti ai lavori."

Ti ringrazio per l'articolo postato, era interessantissimo e direi
illuminante: insomma il musicista che vuole essere popolare e arrivare al
cuore della gente deve anche sapere divulgare e non solo sperimentare.
E allora, se anche ascoltare musica dev'essere un impegno e uno sforzo,
questo tipo di musica lasciamola pure agli addetti ai lavori.

Giuseppe Sottotetti

unread,
Jul 12, 2009, 4:23:31 PM7/12/09
to
Dilex ha scritto:

> se anche ascoltare musica dev'essere un impegno e uno sforzo,
> questo tipo di musica lasciamola pure agli addetti ai lavori.

Anche ascoltare la fuga della Hammerklavier ᅵ uno sforzo non da poco
(non molto diverso da quello richiesto da Boulez), ma secondo me vale la
pena farlo.

--
Giuseppe Sottotetti
gso...@alice.it
http://sottotettigiuseppe.ilcannocchiale.it/

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