vi sottopongo un gustosissimo estratto di articoli che parlano di
"Cavalleria Rusticana" portata in scena quest'anno al Taormina Opera
Festival, con la "benedizione" di Stinchelli, il fustigatore dei cantanti...
che stavolta avrebbe fatto bene a fustigare se stesso...
Leggete un pò cosa ha combinato il tenore Franco Bonisolli... io non avevo
mai visto nulla del genere:
- La reazione del tenore Franco Bonisolli contro il maestro e gli spettatori
ha reso turbolento il finale di «Cavalleria rusticana» a Taormina
E "compare Turiddu" fece il gesto delle corna
I buoni momenti dell'opera messi in ombra dallo sgradito comportamento da
avanspettacolo
di Matteo Pappalardo
TAORMINA - Un finale inaspettato (quanto sgradito) ha rovinato, mercoledì
sera, il secondo appuntamento - dopo l'inaugurazione affidata a «Tosca» di
Puccini, con Maria Dragoni e Salvatore Licitra - del Taormina Opera Festival
2002, inserito nel cartellone di «Eventi d'Estate»:
[...] il tenore Franco Bonisolli, impegnato nel ruolo di Turiddu di
«Cavalleria Rusticana» di Mascagni, giunto (con più di un'incertezza,
peraltro) all'ultima aria dell'opera, il famoso addio alla madre ( «Mamma,
quel vino è generoso» ) dopo avere sbagliato l'attacco ( «S'io non
tornassi» ), si è bruscamente fermato inveendo contro il direttore
d'orchestra, Corrado De Sessa ( «È troppo lento! - ha urlato, fuori di sé,
Bonisolli, rivolgendosi verso il pubblico - Mi fanno sbagliare anche
l'aria!» ); non contento, dopo aver ripreso (non senza avere suscitato la
rumorosa disapprovazione dei presenti), ha interrotto ancora una volta
l'opera per via della gola secca ( «per il nervoso» si è giustificato); dopo
aver bevuto, ha portato con non poche difficoltà a termine l'atto unico di
Mascagni (inutile dire che alla celebre battuta, urlata da una
corista/popolana, «Hanno ammazzato compari Turiddu» , si è sentito un
applauso fragoroso come raramente capita di ascoltare...). Ai saluti,
chiamato ad uscire con signorile generosità persino dal malcapitato
direttore d'orchestra, Bonisolli si è spinto ancora oltre, rispondendo ai
fischi del pubblico (legittimamente infastidito dalla «sceneggiata» fuori
programma di cui il tenore si è reso protagonista) con il classico gesto
delle corna (un gesto che si commenta da sé). E il Teatro Antico di Taormina
è diventato, come si può facilmente immaginare, una bolgia. Peccato davvero:
per la gente innanzitutto, che gremiva l'anfiteatro greco-romano taorminese,
ma anche per tutta la compagnia (a cominciare dai coristi e dagli
orchestrali, per finire alle comparse e senza dimenticare gli altri
incolpevoli interpreti) che fino a quel momento aveva fatto con seria
professionalità il proprio dovere. Pur con qualche sbavatura di troppo
(dell'orchestra, soprattutto) e con qualche scelta registica sicuramente
discutibile (opera dell'estroso Enrico Stinchelli, che del Taormina Opera
Festival firma la direzione artistica), il capolavoro di Mascagni -
ambientato nella piazza di un paesino siciliano negli anni Cinquanta, come
preannunciato alla vigilia - stava giungendo a conclusione, avendo regalato
anche momenti (pochi, in verità) di intensa drammaticità, grazie alla
bravura di Bruna Baglioni ( Santuzza ) e Mauro Augustini ( Alfio ), la cui
esperienza si è rivelata assai preziosa nell'anemica economia della
rappresentazione (a cui hanno dato il loro puntuale apporto, è giusto
ricordarlo, anche Agnieszka Sobocinska Bonisolli, nel ruolo di Lola, e Maria
Arghiracopoulos, Mamma Lucia ). E grazie agli interventi sempre efficaci del
coro, sapientemente diretto da Bruno Tirotta. Poi, proprio in dirittura
d'arrivo, lo sgradito siparietto, da avanspettacolo più che da melodramma,
di cui avremmo fatto volentieri a meno. [...]
Taormina / Teatro Antico: tempio della cultura o della "vieta
improvvisazione"?
di Carmelo Duro
TAORMINA - Non si può dire che siano mancate le sorprese alla «prima» di
«Cavalleria rusticana» presso il Teatro Antico di Taormina. E non ci
riferiamo soltanto allo show insospettato e sorprendente del tenore
Bonisolli che, nell'«Addio al mare», prima ha mandato a quel paese -
interrompendo l'opera - il direttore d'orchestra e gli orchestrali perché
«andavano troppo lenti» (e, su questo, anche se c'era stato poco prima il
salto di una battuta da parte sua, aveva perfettamente ragione: sono andati
«troppo lenti» sia per il «Concerto» che per tutta l'opera) e, poi, dopo una
seconda interruzione per aspergersi la gola, ha ritenuto di indicare tutto
il pubblico che aveva fischiato il suo comportamento, con l'inequivocabile
gesto delle dita delle due mani chiuse, tranne l'indice e il mignolo, come
vittima delle corna di chissà chi. No, non ci riferiamo a questo «show» già
trattato ampiamente. Ci riferiamo, invece, alla sorpresa del «libretto»
d'opera. Sopra una bancarella tipo extracomunitario (con tutto il rispetto
dovuto), posta all'ingresso del Teatro, erano ben apparecchiati (come nelle
fiere paesane) e in vendita Compact disc di tenori e soprano e «il» libretto
operistico che avrebbe dovuto contenere i testi di «Tosca», «Cavalleria
rusticana» e «Traviata» (costo: 10 euro). Diciamo «avrebbe dovuto» perché in
realtà, nel «libretto» i testi non erano completi! Quello della
«Cavalleria», per esempio, terminava con l'intermezzo! Però i preposti alla
vendita lo davano per libretto completo. Sono stati in tantissimi coloro che
ci sono cascati (se ne saranno accorti durante l'esecuzione dell'opera!).
PIETRE MILLENARIE A PROVA D'OLTRAGGIO
di Giuseppe Tumino
E così, dopo la Tosca senza regista e senza baritono - bastava poco a
sottolinearlo, ma questo giornale è stato vox in deserto - al festival
lirico della rassegna «Eventi d'estate» di Taormina hanno inventato la
Cavalleria rusticana senza tenore ma con le corna. E il ludibrio, a questo
punto, è nazionale. Che il maestro Franco Bonisolli, nonostante i fregi di
un glorioso passato, fosse ormai da anni fuori dal giro che conta, anzi
proprio fuori da ogni giro, lo sapevano pure le tavole del palcoscenico. Che
la sua riesumazione taorminese fosse una sorta di "benedizione" al debutto
della giovane moglie soprano lo abbiamo appreso ieri ed è un fatto che ci
rende davvero lieti se non commossi. Il perché un pubblico pagante debba
sorbirsi tutto ciò, naturalmente, è altro discorso. Ma anche il maestro
Enrico Stinchelli - tenore comprimario, conduttore radiofonico, regista e
direttore artistico - ci sembra personaggio degno di attenzione. Ascoltarlo
nella "Barcaccia" di Radiotre è un vero piacere: pungente, arguto, salace,
non ci sono Pavarotti che tengano, non risparmia niente e nessuno. A
svolgere le sue funzioni direttoriali taorminesi, però, deve aver mandato un
fratello gemello, parecchio incline all'autoindulgenza. Anche questo ci
rende lieti, se non invidiosi. Il pubblico però è sempre là, e sempre
pagante. Il palcoscenico di tutto ciò è il Teatro Antico di Taormina. Una
storia millenaria resta, comunque, a prova di oltraggio.
(Gli articoli sono tratti dal quotidiano "la Gazzetta Del Sud" )
Appunto: quando fa le pulci alla Scala ke scrittura Josè Cura sembra
kissà cosa combinerebbe lui se fosse al posto di Muti-Arcà e poi manda
in scena Bonisolli...
LUX