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L'atto fotografico.

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Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 25, 1999, 3:00:00 AM12/25/99
to
Come da oggetto. Pulitevi tutti le ditine impiastricciate di zucchero a velo
e beccatevi questo spunto di riflessione, che, mentre voi vi rifacevate gli
occhi con costosi fotolibri, io mi leggevo cose "serie". ;-)

L'immagine fotografica (...) è legata inscindibilmente al gesto che la fa
esistere, ma è anche un colpo di rasoio sulla durata e sul continuum
spaziale. "Temporalmente in effetti - non ce l'hanno ripetuto abbastanza -
l'immagine atto fotografico, interrompe, arresta, fissa, immobilizza,
stacca, taglia la durata, impadronendosi di un solo istante. Spazialmente,
nella stessa maniera, essa fraziona, preleva, estrae, isola, capta, taglia
una porzione di estensione. La foto appare così, nel senso forte "come una
fetta", come una fetta unica di spazio tempo letteralmente tagliata dal
vivo... Si può dire che il fotografo, all'estremo opposto del pittore,
lavora sempre "col coltello", passando ad ogni inquadratura, ad ogni
ripresa, ad ogni messa a fuoco, passando il mondo che lo circonda al filo
del suo rasoio" (Dubois).

Dalla prefazione di Bernardo Valli, pag.15.

Philippe Dubois
L'atto fotografico

A cura di Bernardo Valli
Ed. Quattroventi, Urbino, 1996
Lire 35.000

Ed. originale: Ed. LABOR, Bruxelles, 1983.


Allora "fotoamici", masticatevi questa e ditemi il vostro pensiero. Ah! Ai
colleghi siculi: si avverte che rasoi e coltelli citati nel testo sono
puramente metaforici :-)))))


Saluti saggi,
Fulvio.
http://members.xoom.it/fbe

nicholson

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to
Che palle !!! Torno qui sopra e mi tocca pure pensare :-))))
E io che credevo di non doverlo fare più almeno fino a Pasqua 2010 !

Caro Fulvio, ti parla un uomo distrutto dal torrone, dall'alcool e
dall'abbacchio, un uomo che è agli antipodi di qualunque forma razionale di
pensiero. Stamattina, svegliato di pessimo umore, triste e pesante, avevo
voglia di stare solo. Ho caricato il mio quaderno di appunti marchiato
Rolleiflex, ho preso la mia penna TMX, ho messo tutto in uno zaino insieme
ad una raccolta di sanguinanti poesie d'amore di Neruda e sono andato in
quel posto che se avesse parole per te comprensibili, che non fossero i
fruscii del vento in mezzo ai rami o lo strascicare delle foglie secche sul
pavè, ti racconterebbe la mia solitudine. Sono andato in quel posto a
cercare i miei passi camminati, la mia storia, i miei pensieri. Incosciente
come un bambino. Non so se ho trovato qualcosa, non so nemmeno se ho trovato
me stesso. Ma di certo non ho fermato quel tempo che scorreva, perchè io ero
fuori da ogni tempo, vivevo in una realtà diversa, dove il tempo non è
nulla. Queste foto non saranno "ferme", semplicemente perchè non c'era nulla
"in movimento". Le guarderò e vedrò un mio riflesso, ma non una mia storia,
vedrò le mie solitudini, ma non il loro evolversi. Il tempo, lo disse anche
Einstein, non è assoluto.
Queste foto forse saranno la mia irrealtà virtuale.

Ciao.

--
Phil O'Sophy
--

Filippo M. Caroti
<phi...@tin.it>
<http://giocondo.simplenet.com/iaf/fmcaroti.htm>

Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
842unv$6dm$1...@serv1.iunet.it...

Claudio 61

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to

Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
842unv$6dm$1...@serv1.iunet.it...
> Come da oggetto. Pulitevi tutti le ditine impiastricciate di zucchero a
velo
> e beccatevi questo spunto di riflessione, che, mentre voi vi rifacevate
gli
> occhi con costosi fotolibri, io mi leggevo cose "serie". ;-)
>

E va bene, chiudiamo questo libro di Jonvelle appena comprato in una
remainders a ben 29.900 lire e vediamo un po' ...

> . . .


> interrompe, arresta, fissa, immobilizza,
> stacca, taglia la durata, impadronendosi di un solo istante.

> . . .


> Si può dire che il fotografo, all'estremo opposto del pittore,
> lavora sempre "col coltello", passando ad ogni inquadratura, ad ogni
> ripresa, ad ogni messa a fuoco, passando il mondo che lo circonda al filo
> del suo rasoio" (Dubois).

> . . .


> Allora "fotoamici", masticatevi questa e ditemi il vostro pensiero. Ah! Ai
> colleghi siculi: si avverte che rasoi e coltelli citati nel testo sono
> puramente metaforici :-)))))
>
>
> Saluti saggi,
> Fulvio.
> http://members.xoom.it/fbe
>

Dunque, eccoti Fulvio il mio pensiero:
sono genericamente d'accordo con l'affermazione che hai citato quando
descrive la fotografia come un solo istante di un qualcosa di infinitamente
grande e quindi trovo molto azzeccata l'associazione al lavoro di rasoio,
cioè al "ritaglio" di quel momento dal continuo scorrere della vita.

Ho però un dubbio che vorrei chiarire con l'autore: è il passo in cui dice
"all'estremo opposto del pittore".
questa precisazione a mio avviso significa che, mentre il fotografo coglie
un istante il pittore costruisce nel tempo la sua realtà .
Se è questo quello che significa allora vorrei precisare una cosa.
Condivido che la fotografia sia un frammento "rubato con il rasoio" allo
scorrere del tempo ma quell'attimo non è occasionale, non è una coincidenza,
quell'attimo è costruito, cercato, provato e riprovato, un po' come potrebbe
fare un pittore per costruire la sua opera.

Caro Fulvio, spero di essermi espresso in modo chiaro, ma poi ben capire:
dopo pranzo, cena e panettone ....

Saluti
Claudio 61

P.S. ho letto con piacere gli auguri che mi ha portato la tua "belva" ; sto
cercando la belva di mia suocera (non la suocera, ma i sui gatti) per
contraccambiare per l'anno nuovo

Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to
Ciao Nicholson,
ammetto di aver esagerato a chiedere a tutti di muovere i piramidoni
intorpiditi dal Natale con questa fretta, tuttavia raccolgo bene. La tua
risposta è molto bella. Adesso me la mastico con calma e poi vedo se posso
aggiungere qualcosa di mio.

Stammi bene :-))))

Fulvio.


nicholson ha scritto nel messaggio <845co8$l7u$1...@nslave2.tin.it>...

Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to
Ciao Claudio,

>E va bene, chiudiamo questo libro di Jonvelle appena comprato in una
>remainders a ben 29.900 lire e vediamo un po' ...

No! Che fai molli le bambine? Ascolta me, meglio le Jonvelle(s) :-))))

>Ho però un dubbio che vorrei chiarire con l'autore:

Mi sostituisco indegnamente al Dubois per cause di forza maggiore ;-)

>è il passo in cui dice
>"all'estremo opposto del pittore".
>questa precisazione a mio avviso significa che, mentre il fotografo coglie
>un istante il pittore costruisce nel tempo la sua realtà .
>Se è questo quello che significa allora vorrei precisare una cosa.
>Condivido che la fotografia sia un frammento "rubato con il rasoio" allo
>scorrere del tempo ma quell'attimo non è occasionale, non è una
coincidenza,
>quell'attimo è costruito, cercato, provato e riprovato, un po' come
potrebbe
>fare un pittore per costruire la sua opera.

Sì. L'autore non nega questo. Il pensiero notevole è però che mentre nella
figurazione manuale del pittore l'atto è totalmente dipendente dal suo gesto
e dalla sua intenzione, nella fotografia quando il fotografo preme lo scatto
fa accadere un avvenimento a lui indipendente ed automatico. Per
quell'istante, ciò che sta di fronte all'obiettivo imprime la propria
traccia luminosa simultaneamente sul supporto fotosensibile. Si opera così
un "taglio" netto nel continuum spazio-temporale che, secondo Dubois, fa
parte dell'originalità della fotografia rispetto alla pittura. Un "atto
fotografico" peculiare ed esclusivo di questo mezzo rispetto a tutti gli
altri mezzi figurativi esistenti.
Trovo stimolante tutto questo perché cambia anche il "modo" di guardare le
immagini riprese.

>Caro Fulvio, spero di essermi espresso in modo chiaro, ma poi ben capire:
>dopo pranzo, cena e panettone ....

caffé, ammazzacaffé, controcaffé, lo so, lo so. Ci passiamo, per fortuna,
quasi tutti. Semplicemente, per non esagerare mi distraggo un po' (Dalla?) a
proporvi "mattonate" teoriche :-)

>P.S. ho letto con piacere gli auguri che mi ha portato la tua "belva" ; sto
>cercando la belva di mia suocera (non la suocera, ma i sui gatti) per
>contraccambiare per l'anno nuovo

Grazie! Attendo miagoloso ;-)))

Saluti festivi e festosi,
Fulvio.
http://members.xoom.it/fbe

Enzo Portolano, md

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to
Fulvio Bortolozzo ha avuto la faccia tosta di affermare che

>Come da oggetto. Pulitevi tutti le ditine impiastricciate di zucchero a velo
>e beccatevi questo spunto di riflessione, che, mentre voi vi rifacevate gli
>occhi con costosi fotolibri, io mi leggevo cose "serie". ;-)

che bello, un altro che l'ha letto e gli e' piaciuto!

Quando l'hai finito scateniamo un dibattito sulla essenza della
fotografia :o)))))))

Buona Luce di Natale
Enzo Portolano
--
Socio AOHC #160
ICQ#39434794 Thoth-Amon
IRC Sataki

considerate la vostra semenza:
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

togli ___ per rispondere

Claudio 61

unread,
Dec 26, 1999, 3:00:00 AM12/26/99
to

Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
845qjj$1ll$1...@serv1.iunet.it...

> Un "atto
> fotografico" peculiare ed esclusivo di questo mezzo rispetto a tutti gli
> altri mezzi figurativi esistenti
>

Osservazione molto forte ed interessante; osservazione che fa riflettere;
osservazione che condivido.

>
> caffé, ammazzacaffé, controcaffé, lo so, lo so. Ci passiamo, per fortuna,
> quasi tutti. Semplicemente, per non esagerare mi distraggo un po' (Dalla?)
a
> proporvi "mattonate" teoriche :-)
>
>

Va bene, aspetto le prossime; io crcherò di esserci

bye
Claudio 61

paolocardone

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Ciao, innanzitutto grazie per il regalo natalizio...non sapevo che ci fosse
un'edizione italiana dell' ottimo libro di Philippe Dubois, cercherò di
comprarlo, io l' ho comprato anni fa in sud america, ed. Paidos
Comunicaciòn, e mi rammaricavo di non poterlo avere in italiano, visto il
contenuto.
Quello che dice Valli è molto intenso anche se credo, schematico.
Certo, il fare del fotografo, il cogliere l'attimo, può anche essere
paragonato al taglio effettuato sul continuum con un rasoio, però "quel"
momento sarà stato previsualizzato in un'immagine che potrebbe non avere
niente a che fare con l'evento fotografato.
Potrei fotografare, per esempio una processione, in tanti modi diversi, ed
ognuno di questi potrebbe essere interpretato in maniera diversa. Una foto
può rappresentare la processione così come comunemente si vede, far capire
alla gente che vede l'immagine che è la foto della processione, e lì ho
adoperato il rasoio...e chiaramente la testa, visto che si parla sempre di
buone fotografie...
Un' altra foto (o serie di foto) potrebbero rappresentare primi piani di
persone addolorate, o che addirittura piangono, chi vedrà le foto, capirà la
sensazione di dolore, ma non riuscirà facilmente a collocarle in un
determinato evento e forse non è nemmeno necessario farlo.
Un' altra foto (ne ho una postata in freedrive Venerdì Santo) potrebbe
rappresentare la massa della gente in movimento e fare una foto che la rende
unica, nel senso che vedi l'immagine per quello che rappresenta o che,
filtrata dalla tua esperienza visiva-emotiva riesci a vedere.
In quest'ultimo caso soprattutto non vedo importante l'uso del rasoio,
perchè l'immagine è dentro il fotografo, addirittura prima che si manifesti,
e qui è come il pittore.
Il bello della fotografia è proprio questo, dare, se vuoi, ad un singolo
evento tanti significati. Nessuno (almeno spero per i prossimi cent'anni)
potrà mai condizionare il nostro cervello e noi siamo liberi di esprimerci
con la fotografia!!! Che bello!
Ciao.paolocardone.

Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
842unv$6dm$1@>
>

Enzo Portolano, md

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che

>Ciao, innanzitutto grazie per il regalo natalizio...non sapevo che ci fosse
>un'edizione italiana dell' ottimo libro di Philippe Dubois, cercherò di

>paragonato al taglio effettuato sul continuum con un rasoio, però "quel"

>comprarlo, io l' ho comprato anni fa in sud america, ed. Paidos
>Comunicaciòn, e mi rammaricavo di non poterlo avere in italiano, visto il
>contenuto.

[stracut]
In effetti, mi e' capitato, discutendo di fotografia, ed ho sempre
cercato di spiegare il mio pensiero (ebbene si', anche io penso, a
volte), che potrei riassumere cosi':
"la fotografia e' sempre reale, ma quasi mai vera."
Trad.: la fotografia rappresenta per forza di cose oggetti reali, in
un posto reale, in un momento esatto del tempo, ma questo non dice
altro che li', in quel momento, era presente quell'oggetto, non dice
certo il perche' quell'oggetto era li'.... L'esempio che faccio di
solito e' quello di una fanciulla avvenente e discinta fotografata su
un letto: sicuramente la foto mi dice che in un dato momento su quel
letto c'era quella fanciulla, ma non mi dice se costei fosse una
meretrice, una sposa fedele, una fotomodella, o cos'altro.... insomma,
per riprendere i concetti di Dubois, che a sua volta li mutua da
Peirce, la fotografia indica, ma non spiega....
Almeno non necessariamente.

Buona Luce

Gianni

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Non so, è una interpretazione del fare fotografia sentita e risentita,
si potrebbe obbiettare che è corretta ma resta comunque in relazione al
punto di riferimento,
pensa alle prime fotografie che richiedevano pose di decine e decine di
minuti, non mi sembra che in quel caso il rasoio fosse molto affilato
:),
anche il nostro cervello non fa che isolare, attraverso la vista,
porzioni di realtà che poi assembla in un continuum temporale, anche il
cinema è composto da fette di realtà, se l'occhio riuscisse a captare
con più velocità noi vedremmo una serie di fotografie,
se temporalmente il discorso può comunque essere vacillante,
spazialmente mi sembra ancor più discutibile, ci mancherebbe che noi si
riuscisse a vedere un tutto spaziale, è un ovvietà questa è
caratteristica della nostra specie l'osservare la realtà isolandone le
sue componenti spaziali, tu riesci a vedere contemporaneamente davanti e
dietro di te?
Infine fondamentale mi sembra sia che una fotografia senza un
osservatore è nulla. Ruolo dell'osservatore in questo gioco è il
ricollocare la fetta, lo squarcio, l'istante, attraverso la nostra
sensibilità e fantasia, nel tempo, quindi è un isolare temporaneo e
soggettivo, chi guarda l'immagine la ricolloca in un suo spazio e tempo,
diverso da persona a persona. Grazie per la segnalazione andrò a
cercarmelo.

Delirio? forse è l'ettetto del Bellavista :))))
Ciao.

Fulvio Bortolozzo wrote:

> L'immagine fotografica (...) è legata inscindibilmente al gesto che la fa
> esistere, ma è anche un colpo di rasoio sulla durata e sul continuum
> spaziale. "Temporalmente in effetti - non ce l'hanno ripetuto abbastanza -
> l'immagine atto fotografico, interrompe, arresta, fissa, immobilizza,
> stacca, taglia la durata, impadronendosi di un solo istante. Spazialmente,
> nella stessa maniera, essa fraziona, preleva, estrae, isola, capta, taglia
> una porzione di estensione. La foto appare così, nel senso forte "come una
> fetta", come una fetta unica di spazio tempo letteralmente tagliata dal

> vivo... Si può dire che il fotografo, all'estremo opposto del pittore,


> lavora sempre "col coltello", passando ad ogni inquadratura, ad ogni
> ripresa, ad ogni messa a fuoco, passando il mondo che lo circonda al filo
> del suo rasoio" (Dubois).
>

> Dalla prefazione di Bernardo Valli, pag.15.
>
> Philippe Dubois
> L'atto fotografico
>
> A cura di Bernardo Valli
> Ed. Quattroventi, Urbino, 1996
> Lire 35.000
>
> Ed. originale: Ed. LABOR, Bruxelles, 1983.
>

> Allora "fotoamici", masticatevi questa e ditemi il vostro pensiero. Ah! Ai
> colleghi siculi: si avverte che rasoi e coltelli citati nel testo sono
> puramente metaforici :-)))))
>
> Saluti saggi,
> Fulvio.
> http://members.xoom.it/fbe

--

Gianni

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Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Ciao Paolo,

>Certo, il fare del fotografo, il cogliere l'attimo, può anche essere

>paragonato al taglio effettuato sul continuum con un rasoio, però "quel"

>momento sarà stato previsualizzato in un'immagine che potrebbe non avere
>niente a che fare con l'evento fotografato.

Penso che Dubois si riferisca non agli intenti del fotografo, ma proprio
all'atto che compie. In nessuna altra arte figurativa l'autore perde il
controllo del mezzo proprio in un momento per lui così cruciale, come quello
dell'esposizione. Per quanto si possa prefigurare e predisporre il tutto, lo
scatto raccoglierà la luminosità riflessa o emanata dal soggetto in modo
simultaneo ed automatico, escludendo da quell'operazione l'intervento del
fotografo, che potrà solo accettare e/o modificare a posteriori il
risultato. È un "colpo di rasoio", in questo senso.

>Potrei fotografare, per esempio una processione, in tanti modi diversi, ed
>ognuno di questi potrebbe essere interpretato in maniera diversa.

Infatti. Dubois non entra nel merito delle "interpretazioni", sempre
posteriori alla "rasoiata".

>In quest'ultimo caso soprattutto non vedo importante l'uso del rasoio,
>perchè l'immagine è dentro il fotografo, addirittura prima che si
manifesti,
>e qui è come il pittore.

Dissento. Il fotografo per quanto prefiguri il risultato non può
determinarlo fino in fondo proprio perché è il soggetto stesso che si
"autoimprime" sulla pellicola con la propria luminosità, riflessa o emessa.
In altri termini, mentre un pittore determina ogni minimo aspetto di un
ritratto, il fotografo "rasoia" qualcosa che è davanti a lui e che esiste in
quel momento, non l'ha "creato" lui. Senza referente (il soggetto del
ritratto) non c'é fotografia, mentre può benissimo esserci un ritratto
pittorico.


Saluti rasoiati,
Fulvio :-)


Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Ciao Enzo,
ho finito il Dubois e ne sono sommerso!
Soprattutto la teorizzazione del valore specifico di una fotografia come
indice di qualcosa di esistente, mi sta scombussolando i piramidoni.

Enzo Portolano, md ha scritto nel messaggio ...


>Trad.: la fotografia rappresenta per forza di cose oggetti reali, in
>un posto reale, in un momento esatto del tempo, ma questo non dice
>altro che li', in quel momento, era presente quell'oggetto, non dice
>certo il perche' quell'oggetto era li'....

L'indice! :-))

L'esempio che faccio di
>solito e' quello di una fanciulla avvenente e discinta fotografata su
>un letto: sicuramente la foto mi dice che in un dato momento su quel
>letto c'era quella fanciulla, ma non mi dice se costei fosse una
>meretrice, una sposa fedele, una fotomodella, o cos'altro.... insomma,
>per riprendere i concetti di Dubois, che a sua volta li mutua da
>Peirce, la fotografia indica, ma non spiega....

Perfetto. È il contesto culturale in cui la fotografia della fanciulla verrà
immessa che le appiccicherà un significato. Vuoi con un testo didascalico,
con un titolo, con la stessa apparizione su un media piuttosto che su
un'altro. Tutte operazioni essenzialmente ESTRANEE al puro specifico
fotografico, che è "indiziale".

Saluti indiziali,
Fulvio :-))

Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Ciao Gianni,

>pensa alle prime fotografie che richiedevano pose di decine e decine di
>minuti, non mi sembra che in quel caso il rasoio fosse molto affilato :),

Dubois non credo pensasse alla "rapidità" del colpo, parlando di rasoio,
quanto al taglio "netto" che opera nel continuum spazio-temporale della
propria esistenza.

>anche il nostro cervello non fa che isolare, attraverso la vista,
>porzioni di realtà che poi assembla in un continuum temporale

Appunto. Come si sarebbe potuto conservare il lavorio del cervello, senza la
fotografia?

>cinema è composto da fette di realtà, se l'occhio riuscisse a captare
>con più velocità noi vedremmo una serie di fotografie,

Difatti. A questo livello il cinema ci procura l'illusione, solo
l'illusione, del movimento. Ma è anche vero che considerato così torna ad
essere pura e semplice fotografia.


>spazialmente mi sembra ancor più discutibile, ci mancherebbe che noi si
>riuscisse a vedere un tutto spaziale, è un ovvietà questa è
>caratteristica della nostra specie l'osservare la realtà isolandone le
>sue componenti spaziali, tu riesci a vedere contemporaneamente davanti e
>dietro di te?

No. Ma Dubois, credo, non pensa ad una rasoiata sullo spazio infinito, bensì
sulla nostra esperienza esistenziale dello spazio. La fotografia conserva
uno, ed uno solo, delle miriadi di "tagli" che operiamo sullo spazio nel
nostro esistere. Ecco che di nuovo il rasoio è pertinente.

Infine fondamentale mi sembra sia che una fotografia senza un
osservatore è nulla. Ruolo dell'osservatore in questo gioco è il
ricollocare la fetta, lo squarcio, l'istante, attraverso la nostra
sensibilità e fantasia, nel tempo, quindi è un isolare temporaneo e
soggettivo, chi guarda l'immagine la ricolloca in un suo spazio e tempo,
diverso da persona a persona.

Partendo sempre dal risultato della rasoiata: una fotografia.


Grazie per la segnalazione andrò a
cercarmelo.

Prego e buona lettura, mi farà sempre piacere proseguire lo scambio di idee
:-)))

Saluti rasoieschi,
Fulvio.

nicholson

unread,
Dec 27, 1999, 3:00:00 AM12/27/99
to
Gianni <studiofa...@iname.com> wrote in message
38679783...@iname.com...

>Delirio? forse è l'ettetto del Bellavista :))))

O della Belladonna ?
:-))

nicholson

unread,
Dec 28, 1999, 3:00:00 AM12/28/99
to
Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
848gp7$j36$1...@serv1.iunet.it...

>
> Perfetto. È il contesto culturale in cui la fotografia della fanciulla
verrà
> immessa che le appiccicherà un significato. Vuoi con un testo didascalico,
> con un titolo, con la stessa apparizione su un media piuttosto che su
> un'altro. Tutte operazioni essenzialmente ESTRANEE al puro specifico
> fotografico, che è "indiziale".

Io e Duchamp avevamo ragione ....

:-)

die

unread,
Dec 28, 1999, 3:00:00 AM12/28/99
to
On Sat, 25 Dec 1999 18:25:20 +0100, "Fulvio Bortolozzo"
<bor...@uol.it> wrote:


>L'immagine fotografica (...) è legata inscindibilmente al gesto che la fa
>esistere, ma è anche un colpo di rasoio sulla durata e sul continuum
>spaziale. "Temporalmente in effetti - non ce l'hanno ripetuto abbastanza -
>l'immagine atto fotografico, interrompe, arresta, fissa, immobilizza,
>stacca, taglia la durata, impadronendosi di un solo istante. Spazialmente,
>nella stessa maniera, essa fraziona, preleva, estrae, isola, capta, taglia
>una porzione di estensione. La foto appare così, nel senso forte "come una
>fetta", come una fetta unica di spazio tempo letteralmente tagliata dal
>vivo... Si può dire che il fotografo, all'estremo opposto del pittore,
>lavora sempre "col coltello", passando ad ogni inquadratura, ad ogni
>ripresa, ad ogni messa a fuoco, passando il mondo che lo circonda al filo
>del suo rasoio" (Dubois).
>

Trovo che il passo sia banale e scontato. Comprerò il libro lo stesso
perchè cmq è un saggio sull'argomento che mi manca.

Mi spiego solo un po' di più: la fotografia non genera un isolamento,
taglio ecc. ecc., ma INVENTA l'istante immobile. La differenza sembra
piccola, ma è invece di dimensioni universali. Prima della fotografia
nemmeno esisteva l'attimo, l'istante congelato nel tempo: per questo
trovo l'osservazione un tantino scontata.
Mi sembra che chi ha curato la prefazione non ha usato la testa quanto
i sinonimi.

Ciao dier

Gianni

unread,
Dec 28, 1999, 3:00:00 AM12/28/99
to

Fulvio Bortolozzo wrote:
>
> Ciao Gianni,
>
> >pensa alle prime fotografie che richiedevano pose di decine e decine di
> >minuti, non mi sembra che in quel caso il rasoio fosse molto affilato :),
>
> Dubois non credo pensasse alla "rapidità" del colpo, parlando di rasoio,
> quanto al taglio "netto" che opera nel continuum spazio-temporale della
> propria esistenza.

Ok sono d'accordo su questo, era solo un tentativo di confutare la tesi
di Dubois, un'applicazione del metodo Popperiano :))
Mha... non è una generalizzazione parlare di fotografia in questo modo?
Il discorso vale per una certa fotografia ma se introduciamo modi di
fare lontani dal reale, come il fotoastrattismo, la doppiaesposizione,
il mosso, insomma campi in cui il concetto di tempo non è più così
chiaramente definibile, se io fotografo le formazioni minerali dove stà
il fermare, bloccare, arrestare, per far questo si deve riconoscere un
evolversi dell'azione, non credi?
Non prenderla come polemica o posizione inammovibile, cerco solo di far
chiarezza in me prima che convincere te :)))



> Difatti. A questo livello il cinema ci procura l'illusione, solo
> l'illusione, del movimento. Ma è anche vero che considerato così torna ad
> essere pura e semplice fotografia.

la fotografia ci procura l'illusione solo l'illusione dell'attimo
bloccato, osservando un immagine sotto effetto allucinogeno ecco che
torna ad essere cinema. :)))



> No. Ma Dubois, credo, non pensa ad una rasoiata sullo spazio infinito, bensì
> sulla nostra esperienza esistenziale dello spazio. La fotografia conserva
> uno, ed uno solo, delle miriadi di "tagli" che operiamo sullo spazio nel
> nostro esistere. Ecco che di nuovo il rasoio è pertinente.

anche qui sono d'accordo se ci limitiamo a parlare di fotografia
classica.

> Prego e buona lettura, mi farà sempre piacere proseguire lo scambio di idee
> :-)))
>
> Saluti rasoieschi,
> Fulvio.

salutisulfilodellalama.

Gianni

^

Enzo Portolano, md

unread,
Dec 28, 1999, 3:00:00 AM12/28/99
to
die ha avuto la faccia tosta di affermare che

....


>
>Trovo che il passo sia banale e scontato. Comprerò il libro lo stesso
>perchè cmq è un saggio sull'argomento che mi manca.

A parte che lo avevo gia' suggerito io almeno un altro paio di volte,
merita davvero; non farti fuorviare dalla pefazione, dici benissimo
quando affermi che il prefatore ha giocato con i sinonimi.

>Mi spiego solo un po' di più: la fotografia non genera un isolamento,
>taglio ecc. ecc., ma INVENTA l'istante immobile. La differenza sembra
>piccola, ma è invece di dimensioni universali. Prima della fotografia
>nemmeno esisteva l'attimo, l'istante congelato nel tempo: per questo
>trovo l'osservazione un tantino scontata.

Parole assolutamente vere.

cmq, l'importante non e' essere d'accordo o meno, ma parlare di
fotografia, invece di litigare per ca77ate

Buona Luce

PS: Buon Anno

Enzo Portolano, md

unread,
Dec 28, 1999, 3:00:00 AM12/28/99
to
Gianni ha avuto la faccia tosta di affermare che

>
....


> Mha... non è una generalizzazione parlare di fotografia in questo modo?
>Il discorso vale per una certa fotografia ma se introduciamo modi di
>fare lontani dal reale, come il fotoastrattismo, la doppiaesposizione,
>il mosso, insomma campi in cui il concetto di tempo non è più così
>chiaramente definibile, se io fotografo le formazioni minerali dove stà
>il fermare, bloccare, arrestare, per far questo si deve riconoscere un
>evolversi dell'azione, non credi?

....

il punto e', se non ho capito bisi per fave (cosa non impossibile),
nella unicita' e assoluta concretezza di quanto fotografato.
provo a spiegarmi (nel senso di spiegare a me stesso).
una foto mostra che un unico e specifico oggetto si e' trovato in una
unica e specifica porzione di spazio in un unico e specifico ambito
temporale, davanti ad un unico e specifico "esecutore" (e meno male
che volevo spiegare!!!! O___________O)....
la foto, anche i Rayogrammi, dicono solo "in quel momento, in quel
posto, quell'oggetto e' stato _visto_ da quel fotografo".
quest'ltimo elemento e' una cosa che non e' esplicita nel libro di
Dubois, ma che imho e' fondamentale per definire l'essenza della
fotografia....
Esempio banale: ad un workshop il "maestro" mette in posa la modella,
piazza le luci, suggerisce l'esposizione, indica la focale da usare,
ti dice da dove scattare..... eppure le foto di ciascuno sono sono cmq
in qualche misura diverse.

Buona Luce

PS: che bello ricominciare a discutere di fotografia!

paolocardone

unread,
Dec 29, 1999, 3:00:00 AM12/29/99
to

Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> wrote in message
848gf6$hq3$1...@serv1.iunet.it...
> Ciao Paolo,

>
> Penso che Dubois si riferisca non agli intenti del fotografo, ma proprio
> all'atto che compie. In nessuna altra arte figurativa l'autore perde il
> controllo del mezzo proprio in un momento per lui così cruciale, come
quello
> dell'esposizione. Per quanto si possa prefigurare e predisporre il tutto,
lo
> scatto raccoglierà la luminosità riflessa o emanata dal soggetto in modo
> simultaneo ed automatico, escludendo da quell'operazione l'intervento del
> fotografo, che potrà solo accettare e/o modificare a posteriori il
> risultato. È un "colpo di rasoio", in questo senso.

Secondo me, se per colpo di rasoio intendiamo l'attimo in cui si apre
l'otturatore e tutte le informazioni presenti (ma che comunque filtrate o
stravolte dal fotografo) vengono registrate sulla pellicola sono d'accordo,
sul fatto che lo si sia fatto su un continuum un po meno.
Ci sono situazioni, momenti o stati d'animo che mi fanno sentire in un
eterno vagare, dove il tempo non conta, vado avanti per sensazioni o
immagini, spesso cerco di registrarle con la fotocamera, e ancor prima di
sviluppare la pellicola e quindi di vedere il risultato, so che sicuramente
è un immagine valida, che mi restituirà le stesse emozioni di quando l'ho
vissuto, e che non vado a pensare al prima e al dopo, ma solo a quel
momento, a quella situazione/sensazione.
E' bello quando le persone che vedono le tue foto, percepiscono le stesse
cose.

>
> >Potrei fotografare, per esempio una processione, in tanti modi diversi,
ed
> >ognuno di questi potrebbe essere interpretato in maniera diversa.
>
> Infatti. Dubois non entra nel merito delle "interpretazioni", sempre
> posteriori alla "rasoiata".

Io lavoro spesso in panning, la mia interpretazione è in simultanea. Se
avessi voluto portare il cielo in zona II o III, utilizzando un filtro rosso
e sottoesponendo per altri 2 diaframmi, anche in questo caso
l'interpretazione è in simultanea alla rasoiata, la previsualizzazione al
risultato voluto, e quindi l'interpretazione, viene prima.


>
> >In quest'ultimo caso soprattutto non vedo importante l'uso del rasoio,
> >perchè l'immagine è dentro il fotografo, addirittura prima che si
> manifesti,
> >e qui è come il pittore.
>
> Dissento. Il fotografo per quanto prefiguri il risultato non può
> determinarlo fino in fondo proprio perché è il soggetto stesso che si
> "autoimprime" sulla pellicola con la propria luminosità, riflessa o
emessa.

Non è sempre così, tutto può essere modificato.

> In altri termini, mentre un pittore determina ogni minimo aspetto di un
> ritratto, il fotografo "rasoia" qualcosa che è davanti a lui e che esiste
in
> quel momento, non l'ha "creato" lui.

Quello che la fotocamera registra è il risultato del modo di essere del
fotografo e l'immagine risultante è stata creata da lui.

Senza referente (il soggetto del
> ritratto) non c'é fotografia, mentre può benissimo esserci un ritratto
> pittorico.

Io credo che l'unica condizione in cui non ci possa essere fotografia è
l'assenza di luce.ciao.paolocardone
buon anno.


>
>
> Saluti rasoiati,
> Fulvio :-)
>
>
>

Enzo Portolano, md

unread,
Dec 29, 1999, 3:00:00 AM12/29/99
to
paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che
....

>Io credo che l'unica condizione in cui non ci possa essere fotografia è
>l'assenza di luce.ciao.paolocardone

se ci pensi, la luce in se' non fa la foto.
la foto e' l'immagine di qualcosa che _invia_ la luce sul
fotosensibile....
In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?

>buon anno.


Anche a te

Fulvio Bortolozzo

unread,
Dec 30, 1999, 3:00:00 AM12/30/99
to

Enzo Portolano, md ha scritto nel messaggio ...
>paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che
>....
>>Io credo che l'unica condizione in cui non ci possa essere fotografia è
>>l'assenza di luce.ciao.paolocardone
>
>se ci pensi, la luce in se' non fa la foto.
>la foto e' l'immagine di qualcosa che _invia_ la luce sul
>fotosensibile....
>In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?

Bel colpo! Non potevi dir meglio e con meno parole. Mi associo.

Saluti con luce e soggetto,
Fulvio :-)

Paolo Scita

unread,
Dec 30, 1999, 3:00:00 AM12/30/99
to
il giorno Sat, 25 Dec 1999 18:25:20 +0100,
Fulvio Bortolozzo <bor...@uol.it> ha scritto:

>
>L'immagine fotografica (...) è legata inscindibilmente al gesto che la fa
>esistere, ma è anche un colpo di rasoio sulla durata e sul continuum
>spaziale. "Temporalmente in effetti - non ce l'hanno ripetuto abbastanza -
>l'immagine atto fotografico, interrompe, arresta, fissa, immobilizza,
>stacca, taglia la durata, impadronendosi di un solo istante.
[...]

Salve a tutti, è da un po' che seguo (in "silenzio") il newsgroup e devo
dire che questa discussione mi ha richiamato il mitico saggio di Barthes:

"La camera chiara - nota sulla fotografia"
Roland Barthes, Einaudi 1980.

A mio parere è un testo fondamentale che consiglio a tutti di leggere,
anche se mi pare di capire dai vari interventi nel thread che molti hanno
"attinto" a Barthes nelle loro risposte, pur senza citarlo!

Ecco allora alcuni spunti da "la camera chiara" che trovo molto
interessanti:

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Il noema della Fotografia è semplice, banale; nessuna profondità: «È
stato». Nel campo della pratica fotografica, è il dilettante a essere
l'esaltazione del professionista: è lui infatti che sta più vicino al
noema della fotografia.

In latino «fotografia» potrebbe dirsi: «imago lucis opera expressa»; ossia:
immagine rivelata, «tirata fuori», «allestita», «spremuta» (come il succo
di un limone) dall'azione della luce.

La Fotografia ha qualcosa a che vedere con la resurrezione: forse che non
si può dire di lei quello che dicevano i Bizantini dell'immagine del
Cristo di cui la Sindone di Torino è impregnata, e cioè che non era fatta
da mano d'uomo, che era acheiropoietos?
L'immagine fotografica è piena, stipata: in essa non c'è posto, non vi si
può aggiungere niente.

Studium è applicazione ad una cosa, il gusto per qualcuno, una sorta
d'interessamento, sollecito, certo, ma senza particolare intensità. È
attraverso lo studium che io m'interesso (culturalmente) a molte
fotografie, sia che le recepisca come testimonianze politiche, sia che
le gusti come buoni quadri storici. Il secondo elemento, il punctum,
viene a infrangere (o a scandire) lo studium. Questa volta, non sono io
che vado in cerca di lui, ma è lui che, partendo dalla scena, come una
freccia, mi trafigge. Il punctum di una fotografia è quella fatalità che,
in essa, mi punge (ma anche mi ferisce, mi ghermisce).

La Fotografia non rimemora il passato (in una fotografia non c'è niente
di proustiano). L'effetto che essa produce su di me non è quello
di restituire ciò che è abolito (dal tempo, dalla distanza), ma di
attestare che ciò che vedo è effettivamente stato. ...È reale allo stato
passato: è il passato e il reale insieme.

La Fotografia diventa per me un medium bizzarro, una nuova forma di
allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del
tempo: un'allucinazione in un certo senso temperata, modesta, divisa
(da una parte «non è qui», dall'altra «però ciò è effettivamente stato»):
immagine folle, velata di reale.

La Fotografia è elaborata solo quando bara. È una profezia alla rovescia:
come Cassandra, ma con gli occhi fissi sul passato, essa non mente mai:
o piuttosto: essendo per natura tendenziosa, può mentire sul senso della
cosa, ma mai sulla sua esistenza... non è né immagine né reale, ma un
essere nuovo in tutto e per tutto: un reale che non si può più toccare.

La foto supera se stessa e dà prova della sua arte quando si annulla
come medium, non è più un segno, bensì la stessa cosa.

Al cinema non aggiungo qualcosa all'immagine, non ne ho il tempo: davanti
allo schermo non sono libero di chiudere gli occhi, perché altrimenti,
riaprendoli, non ritroverei più la stessa immagine: sono costretto a una
voracità continua, ma nessuna pensosità.
Il cinema non è una cornice ma una maschera, un "campo cieco" rafforza
incessantemente la visione parziale.
Ciò che costituisce la natura della Fotografia, è la posa, cioè il
termine di una "intenzione" di lettura. Nel cinema, invece, qualcosa è
passato davanti a quello stesso piccolo foro: è un'altra Arte che ha
inizio.

I miti mirano evidentemente a riconciliare la Fotografia e la società (è
necessario? - Direi di sì: la Foto è pericolosa), dotandola di funzioni,
le quali sono per il fotografo altrettanti alibi.
La società si adopera per far rinsavire la Fotografia, per temprare
la follia che minaccia ad ogni istante di esplodere in faccia a chi
la guarda. Fa' della Fotografia un'arte, giacché nessun'arte è pazza.
Pazza o savia? La Fotografia può essere l'una o l'altra cosa: è savia se
il suo realismo resta relativo, temperato da abitudini estetiche o
empiriche; è pazza se questo realismo è assoluto (estasi fotografica).

da Roland Barthes, "La camera chiara", 1980

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

buon anno a tutti!
-------------------------------~--------------------------------
Paolo Scita E-mail: paolo...@polaris.ciao.it
I-43036 Fidenza - Italy (togliere "ciao" per l'ind. corretto)
-------------------------------~--------------------------------

paolocardone

unread,
Dec 30, 1999, 3:00:00 AM12/30/99
to

Enzo Portolano, md <the.wan...@bigfoot.com> wrote in message
UFhqOHLOGaWbGa...@4ax.com...

> In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?

La luce!!!

Enzo Portolano, md

unread,
Jan 3, 2000, 3:00:00 AM1/3/00
to
paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che

...


>> In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?
>
>La luce!!!

...

Scusa, ma se "fotografi" la luce, hai un foglio di carta bianco. gia'
un foglio tutto nero implica un _qualcosa_ che impedisca alla luce di
giungere sulla pellicola o sulla carta.
Rifletti un attimo (scusate il calembour): la fotografia mostra
l'effetto che un oggetto reale ha sulla luce..... E questo a
prescindere da realismo, astrattismo, documentazione o arte.....

Mi piace questo thread.

ciao

paolocardone

unread,
Jan 3, 2000, 3:00:00 AM1/3/00
to

> paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che
>
> ...
> >> In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?
> >
> >La luce!!!
> ...
>
> Scusa, ma se "fotografi" la luce, hai un foglio di carta bianco.

Se fotografo la luce avrò tante tonalità di grigio (sto pensando in b/n)
quante sono le varie accoppiate tempo-diaframma, dal nero al bianco. Posso
realizzare un mosaico con tutte queste tessere di grigio e ricavarci
un'altro soggetto...o farne un contatto alla Mulas (Verifiche)...


gia'
> un foglio tutto nero implica un _qualcosa_ che impedisca alla luce di
> giungere sulla pellicola o sulla carta.
> Rifletti un attimo (scusate il calembour): la fotografia mostra
> l'effetto che un oggetto reale ha sulla luce..... E questo a
> prescindere da realismo, astrattismo, documentazione o arte.....

Io credo che la fotografia mostri quello che l'autore vuole mostrare,
sicuramente dipende dalla cultura, dal modo di essere e di viverle le
situazioni.

>
> Mi piace questo thread

Anche a me.ciao.paolocardone.
>


Gianni

unread,
Jan 3, 2000, 3:00:00 AM1/3/00
to

"Enzo Portolano, md" wrote:
>
> paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che
>
> ...
> >> In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?
> >
> >La luce!!!
> ...
>

> Scusa, ma se "fotografi" la luce, hai un foglio di carta bianco. gia'


> un foglio tutto nero implica un _qualcosa_ che impedisca alla luce di
> giungere sulla pellicola o sulla carta.
> Rifletti un attimo (scusate il calembour): la fotografia mostra
> l'effetto che un oggetto reale ha sulla luce.....

o viceversa?

E questo a
> prescindere da realismo, astrattismo, documentazione o arte.....
>

> Mi piace questo thread.
>
> ciao
> Enzo Portolano
> --
> Socio AOHC #160
> ICQ#39434794 Thoth-Amon
> IRC Sataki
>
> considerate la vostra semenza:
> Fatti non foste a viver come bruti,
> ma per seguir virtute e canoscenza
>
> togli ___ per rispondere

--

barnack

unread,
Jan 3, 2000, 3:00:00 AM1/3/00
to

Gianni ha scritto nel messaggio <38706B00...@iname.com>...

>
>
>"Enzo Portolano, md" wrote:
>>
>> paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che
>>
>> ...
>> >> In presenza di luce, ma senza un "soggetto", cosa fotografi?
>> >
>> >La luce!!!
>> ...
>>
>> Scusa, ma se "fotografi" la luce, hai un foglio di carta bianco. gia'
>> un foglio tutto nero implica un _qualcosa_ che impedisca alla luce di
>> giungere sulla pellicola o sulla carta.
>> Rifletti un attimo (scusate il calembour): la fotografia mostra
>> l'effetto che un oggetto reale ha sulla luce.....
>o viceversa?


Anzi almeno da un punto di vista freddamente fisico interagiscono l'uno con
l'altra, diciamo che si scontrano e la pellicola raccoglie parte delle
schegge che ne scaturiscono.

ciao
barnack

Enzo Portolano, md

unread,
Jan 3, 2000, 3:00:00 AM1/3/00
to
paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che

....


>Se fotografo la luce avrò tante tonalità di grigio (sto pensando in b/n)
>quante sono le varie accoppiate tempo-diaframma, dal nero al bianco. Posso
>realizzare un mosaico con tutte queste tessere di grigio e ricavarci
>un'altro soggetto...o farne un contatto alla Mulas (Verifiche)...

Scusa la domanda stupida, ma la luce che tu fotografi proviene
direttamente da una fonte di luce e colpisce la pellicola?
allora tu fotografi la fonte di luce, che e' un oggetto concreto e
materiale, senza il quale la luce non c'e', e la foto nemmeno...
oppure fotografi la luce che cade su una superficie?
allorra tu fotografi l'effetto che la luce ha su quella superficie, o
meglio, come Gianni ha sottolineato, il modo in cui quella superficie
interagisce con la luce e la ridirige sulla pellicola ( o carta, o
ccd, o quel che vuoi....)

Insomma, non riesco a concepire una foto della sola e semplice luce.
(so di essere un mediocre fotografo, ma ti assicuro che ho una
fantasia fervida, e tuttavia.....)

> gia'
>> un foglio tutto nero implica un _qualcosa_ che impedisca alla luce di
>> giungere sulla pellicola o sulla carta.
>> Rifletti un attimo (scusate il calembour): la fotografia mostra

>> l'effetto che un oggetto reale ha sulla luce..... E questo a


>> prescindere da realismo, astrattismo, documentazione o arte.....
>

>Io credo che la fotografia mostri quello che l'autore vuole mostrare,
>sicuramente dipende dalla cultura, dal modo di essere e di viverle le
>situazioni.

L'autore fa in modo che la luce giunga sulla pellicola (o.... vedi
sopra) dopo aver interagito con il soggetto, in modo tale da dire cio'
che lui vuole dire, ma la fotografia in se' mostra solo il modo in cui
la luce ed il soggetto interagiscono.

sempre meglio, 'sto thread!

Buona Luce

paolocardone

unread,
Jan 4, 2000, 3:00:00 AM1/4/00
to
Allora continuiamo. Sicuramente ragioniamo sull'assurdo, visto che
fortunatamente oltre alla luce, con le sue relative fonti, abbiamo a
disposizione in questo grande pianeta un infinito numero di soggetti...
Io mi riferisco alla luce messaci a disposizione dalla natura, in questo
caso dal sole, senza pensare alla fonte (sole) che essendo un soggetto
potrebbe dare spunto a tant'altre foto.
Se consideriamo l'atmosfera un soggetto sono out, chiaro che la luce nel
vuoto risulterà nera e quindi impossibile a essere registrata sulla
pellicola, se mi lasci questa "scappatoia" allora ribadisco che posso
fotografarla in tanti modi diversi...se no, pace (eterna).

>
> Scusa la domanda stupida, ma la luce che tu fotografi proviene
> direttamente da una fonte di luce e colpisce la pellicola?
> allora tu fotografi la fonte di luce, che e' un oggetto concreto e
> materiale, senza il quale la luce non c'e', e la foto nemmeno...
> oppure fotografi la luce che cade su una superficie?
> allorra tu fotografi l'effetto che la luce ha su quella superficie, o
> meglio, come Gianni ha sottolineato, il modo in cui quella superficie
> interagisce con la luce e la ridirige sulla pellicola ( o carta, o
> ccd, o quel che vuoi....)
>
> Insomma, non riesco a concepire una foto della sola e semplice luce.
> (so di essere un mediocre fotografo, ma ti assicuro che ho una
> fantasia fervida, e tuttavia.....)

...prova le anfetamine...

>
> > >Io credo che la fotografia mostri quello che l'autore vuole mostrare,
> >sicuramente dipende dalla cultura, dal modo di essere e di viverle le
> >situazioni.
>
> L'autore fa in modo che la luce giunga sulla pellicola (o.... vedi
> sopra) dopo aver interagito con il soggetto, in modo tale da dire cio'
> che lui vuole dire,

ma la fotografia in se' mostra solo il modo in cui
> la luce ed il soggetto interagiscono.

Continuo a dissentire: la fotografia mostra quello che il fotografo ha
intenzione di mostrare, e non sempre il risultato è quello che vedresti a
occhio nudo, come dire, il fotografo ha la capacità di stravolgere gli
eventi, rendendoli se vuole anche irreali, modificando la qualità e la
quantità di luce che il soggetto emana o riflette.

>
> sempre meglio, 'sto thread!
>


Luigi Pirelli

unread,
Jan 4, 2000, 3:00:00 AM1/4/00
to
Entro nella discussione, che mi sembra interessante....

> Scusa la domanda stupida, ma la luce che tu fotografi proviene
> direttamente da una fonte di luce e colpisce la pellicola?
> allora tu fotografi la fonte di luce, che e' un oggetto concreto e
> materiale, senza il quale la luce non c'e', e la foto nemmeno...
> oppure fotografi la luce che cade su una superficie?
> allorra tu fotografi l'effetto che la luce ha su quella superficie, o
> meglio, come Gianni ha sottolineato, il modo in cui quella superficie
> interagisce con la luce e la ridirige sulla pellicola ( o carta, o
> ccd, o quel che vuoi....)

Vorrei introdurre una ulteriore variabile.... la virtualita'; vi faccio
un esempio:
Nella discussione si parla di "colpo di rasoio", oppure Barthes parla di
mortalita' (cito a memoria), il fatto e' che Barthes scrivendo nel 1980,
probabilmente non immaginava quella che sarebbe stata la rivoluzione
informatica....
Con le tecnologie attuali, chiunque a casa potrebbe costruirsi una
immagine di un evento mai esistito, anche senza ricorrere a tecniche di
fotomontaggio, ma di sola modellizzazione.
Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...
esiste solo l'effetto/percezione sul fruitore dell'immagine, e non c'e'
dubbio che il fruitore riconosca nell'immagine una fotografia cioe'
qualcosa di esistito realmente perche' generato da azione
fotografica/fisica.


>
> Insomma, non riesco a concepire una foto della sola e semplice luce.
> (so di essere un mediocre fotografo, ma ti assicuro che ho una
> fantasia fervida, e tuttavia.....)

Mi viene subito in mente "Blood" di Serrano... e' solo rosso... non e'
nella luce (o meglio nell'atto fotografico) il significato della foto,
ma nell'immaginario associato al colore (o al soggetto)... con questo
voglio ribadire che l'atto fotografico non puo' prescindere del fuitore
che ne da valore aggiunto (addirittura asserendo l'esistenza di un
evento mai esistito).


Bye by Luegg

paolocardone

unread,
Jan 4, 2000, 3:00:00 AM1/4/00
to

> Vorrei introdurre una ulteriore variabile.... la virtualita'; vi faccio
> un esempio:
> Nella discussione si parla di "colpo di rasoio", oppure Barthes parla di
> mortalita' (cito a memoria), il fatto e' che Barthes scrivendo nel 1980,
> probabilmente non immaginava quella che sarebbe stata la rivoluzione
> informatica....
> Con le tecnologie attuali, chiunque a casa potrebbe costruirsi una
> immagine di un evento mai esistito, anche senza ricorrere a tecniche di
> fotomontaggio, ma di sola modellizzazione.

Sicuramente, ma credo ci si riferisse alla fotografia "tradizionale", almeno
spero.


> Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...
> esiste solo l'effetto/percezione sul fruitore dell'immagine, e non c'e'
> dubbio che il fruitore riconosca nell'immagine una fotografia cioe'
> qualcosa di esistito realmente perche' generato da azione
> fotografica/fisica.

Tutto vero, anche se non sempre è necessario ricondurre la fotografia al
momento in cui sia stata scattata, anzi a volte la guardi come potresti
vedere un'opera pittorica.


>
>
> Mi viene subito in mente "Blood" di Serrano... e' solo rosso... non e'
> nella luce (o meglio nell'atto fotografico) il significato della foto,
> ma nell'immaginario associato al colore (o al soggetto)... con questo
> voglio ribadire che l'atto fotografico non puo' prescindere del fuitore
> che ne da valore aggiunto (addirittura asserendo l'esistenza di un
> evento mai esistito).

...o a volte che riesce a percepire le stesse emozioni che ha provato il
fotografo nel momento in cui ha "fatto" la foto.
>
>
>
>
> Bye by Luegg

ciao e auguri.paolocardone.

Enzo Portolano, md

unread,
Jan 4, 2000, 3:00:00 AM1/4/00
to
paolocardone ha avuto la faccia tosta di affermare che

....
>...prova le anfetamine...

Meglio un buon cognac, magari accompagnato da un sigaro di quelli
serii....

....
>Continuo a dissentire:
Ma allora sei de coccio ^__^

pero', tu stesso dici che "il fotografo ha la capacità di stravolgere


gli eventi, rendendoli se vuole anche irreali, modificando la qualità
e la quantità di luce che il soggetto emana o riflette"

Per cui serve cmq un soggetto che rifletta la luce....
Poi, per te l'elemento fondamentale e' la luce, e magari per me il
soggetto, ma servono entrambi, altrimenti niente foto :oPPPPPPP

Enzo Portolano, md

unread,
Jan 4, 2000, 3:00:00 AM1/4/00
to
Luigi Pirelli ha avuto la faccia tosta di affermare che

....


>Con le tecnologie attuali, chiunque a casa potrebbe costruirsi una
>immagine di un evento mai esistito, anche senza ricorrere a tecniche di
>fotomontaggio, ma di sola modellizzazione.

E' cmq un fotomantaggio, fatto con altre tecniche.

>Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...

....
non sono fotografie, ma eventualemten arte

>Mi viene subito in mente "Blood" di Serrano... e' solo rosso... non e'
>nella luce (o meglio nell'atto fotografico) il significato della foto,
>ma nell'immaginario associato al colore (o al soggetto)... con questo
>voglio ribadire che l'atto fotografico non puo' prescindere del fuitore
>che ne da valore aggiunto (addirittura asserendo l'esistenza di un
>evento mai esistito).

coma gia' detto.....
fotografare presume IMHO un soggetto, un elemento fotosensibile e un
autore.....
altrimenti e' qualcos'altro!

Luigi Pirelli

unread,
Jan 5, 2000, 3:00:00 AM1/5/00
to
> Luigi Pirelli ha avuto la faccia tosta di affermare che

Questi toni non mi piacciono... o comunque nascondono altri significati
nella frase successiva. (comunque...)

> E' cmq un fotomantaggio, fatto con altre tecniche.

Se modellizzi... non e' composizione di immagini reali ma simulate
(inesistenti)

> >Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...
> ....
> non sono fotografie, ma eventualemten arte

vallo a chiedere al fruitore... pensa se a suo tempo Capa avesse
inventato una tecnica che permettesse di simulare una fotografia di un
evento inesistente... avremmo affermato che la foto del Miliziano
sarebbe stata meno vera (rappresentativa di un evento reale)

> coma gia' detto.....
> fotografare presume IMHO un soggetto, un elemento fotosensibile e un
> autore.....
> altrimenti e' qualcos'altro!

il problema di fondo e' essere ancora.... nonostante un secolo di vita
di quest'arte ed alla rivoluzione informatica, legati alla tecnica di
realizzazione che ha una importanza secondaria (ma non meno importante e
complementare) nella fruizione.

Bye by Luegg

Luigi Pirelli

unread,
Jan 5, 2000, 3:00:00 AM1/5/00
to
> Sicuramente, ma credo ci si riferisse alla fotografia "tradizionale", almeno
> spero.

se e' cosi' non aggiungo altro, ma pensavo il discorso fosse piu'
generale.

> ...o a volte che riesce a percepire le stesse emozioni che ha provato il
> fotografo nel momento in cui ha "fatto" la foto.

Confesso che io cerco di immedesimarmi nel fotografo per provare
emozioni all'ennesima potenza... ma forse e' un mio modo di precepire
l'opera... cerco compassione con l'autore, ma so anche che questa e' una
utopia.

Bye by Luegg

barnack

unread,
Jan 5, 2000, 3:00:00 AM1/5/00
to

Luigi Pirelli ha scritto nel messaggio

>Vorrei introdurre una ulteriore variabile.... la virtualita'; vi faccio
>un esempio:
>Nella discussione si parla di "colpo di rasoio", oppure Barthes parla di
>mortalita' (cito a memoria), il fatto e' che Barthes scrivendo nel 1980,
>probabilmente non immaginava quella che sarebbe stata la rivoluzione
>informatica....

>Con le tecnologie attuali, chiunque a casa potrebbe costruirsi una
>immagine di un evento mai esistito, anche senza ricorrere a tecniche di
>fotomontaggio, ma di sola modellizzazione.


Come nella pittura. A questo punto l'unica differenza tra la pittura (o il
disegno) e le immagini digitali è solo il gap tecnologico. Quello che ne
otterrai non potrà comunque essere considerata una fotografia, per quanto la
tecnologia renda le due cose indistinguibili.

>Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...

>esiste solo l'effetto/percezione sul fruitore dell'immagine, e non c'e'
>dubbio che il fruitore riconosca nell'immagine una fotografia cioe'
>qualcosa di esistito realmente perche' generato da azione
>fotografica/fisica.
>


Per quanto tecnologicamente lontani, il disegno/pittura e la creazione (per
creazione intendo non un'elaborazione di qualcosa di esistente magari
scannerizzato, ma un qualcosa che non esisteva neanche in origine se non
nella mente di chi lo ha ideato) di immagini col computer sono simili, cioè
come dici tu il soggetto non esiste ma esiste solo l'effetto/percezione
sull'immagine. Quindi esisteva (il disegno), seppure in forma assai più
primitva (pennelli, matite, colori e capacità tecnica del pittore), già
prima dell'avvento delle immagini digitali. Così come già esisteva il
collage, ovvero la composizione di diverse immagini o parti di esse.

Questo preambolo solo per dire che se si parla di fotografia, si parla di
foto(luce)grafia(scrittura). Se questa luce (che poi è sempre un effetto di
interazione luce/soggetto) non c'è, la puoi chiamare magari pittura digitale
o come ti pare ma non è di fatto fotografia. Questa ovviamente è pura teoria
poichè se computer ti permette di creare un disegno così realistico che è
indistinguibile da una foto, chiunque lo osserverà, vedrà una fotografia. In
mia opinione però resterà un disegno, tecnologicamente perfetto, ma pur
sempre un disegno.


>Mi viene subito in mente "Blood" di Serrano... e' solo rosso... non e'
>nella luce (o meglio nell'atto fotografico) il significato della foto,
>ma nell'immaginario associato al colore (o al soggetto)...

Mi ricorda un thread di qualche mese fa, sull'effetto della pura
composizione e dei colori nella mente umana....
Il rosso è il colore del pericolo proprio perchè è il colore del sangue, è
un colore che tiene svegli, innervosisce, tiene all'erta, ma qualcuno non
era d'accordo su questo. Lo so, non c'entra un tubo, ma mi era venuto in
mente.

con questo
>voglio ribadire che l'atto fotografico non puo' prescindere del fuitore
>che ne da valore aggiunto (addirittura asserendo l'esistenza di un
>evento mai esistito).
>
>
>
>

ciao
barnack

Romano Sansone

unread,
Jan 6, 2000, 3:00:00 AM1/6/00
to
Le nuove tecniche aprono nuove vie alla creazione di "immagini",
dove per immagine intendiamo l'evocazione di un oggetto reale
o immaginario ( un cane o un Marziano ) attraverso la percezione
visiva di un altro ogetto reale (una tela con uno strato di materiali
colorati giustapposti in una certa configurazione , un foglio di
carta con delle "macchie" di diverse gradazioni di grigio , o nel
caso delle nuove tecniche , di uno schermo con una certa
combinazione di punti luminescenti ) .
Non c'è nessuna ragione per escludere che alcune delle immagini
prodotte con le nuove tecniche possano costituire "arte" , quali
che siano i criteri per decidere se lo sono effettivamente o se
non lo sono .
A questo livello di astrazione la distinzione tra le tecniche di
produzione dell'immagine è irrilevante.
Se invece si scende ad un livello di astrazione più basso ,
come quello definito dalla particolare tecnica utilizzata ,
il discorso parte in direzioni diverse .
Per quante siano le aree in comune con altre tecniche o arti
figurative la fotografia si distingue perché :
a) è l'atto fotografico in se stesso che presuppone l'interazione
tra la luce ed un oggetto reale ( un pittore avrà avuto bisogno
di vedere una rosa per poi poterla dipingere , ma non è nell'
atto di dipingerla che ha bisogno di questa interazione ).
Perciò la risposta alla domanda iniziale : "Se abbiamo solo la luce
senza un oggetto che cosa fotografiamo ?" è "Niente !".
b) la foto , pur essendo solo una rappresentazione distorta
della realtà , non può rappresentare che oggetti reali .
Si può truccare un uomo in modo che abbia le sembianze di
un mostro di Goya , e poi fotografarlo , ma la fotog
sarà solo la rappresentazione di quell'oggetto reale che è
un uomo truccato da mostro di Goya . Al contrario , Goya
i suoi mostri li tirava fuori dalla sua testa malata e li riportava
pari pari sulla tela , senza l'intermediario di un oggetto reale.
In questo senso penso che le nuove tecniche somiglino di
più alla pittura che alla fotografia ( il riferimento a teste
malate è puramente casuale ).
Il fatto di essere legati ad una tecnica non é un problema , è una
scelta , che non significa ne' arroganza nei confronti di quelli
che , nonostante i progressi della tecnica fotografica hanno
preferito continuare a dipingere , ne' una negazione delle capacità
espressive dei nuovi mezzi .
Saluti
R.



> [Previous] [Next] [Reply] [Index] [Home] [Find]
>
> * Newsgroups: it.arti.fotografia
> * From: Luigi Pirelli <l.pi...@acsys.it>
> * Subject: Re: L'atto fotografico.
> * Date: Wed, 05 Jan 2000 12:39:44 +0100
> * Organization: Centro Servizi Interbusiness
>
> ------------------------------------------------------------------------


>
> > Luigi Pirelli ha avuto la faccia tosta di affermare che
>
> Questi toni non mi piacciono... o comunque nascondono altri significati
> nella frase successiva. (comunque...)
>
> > E' cmq un fotomantaggio, fatto con altre tecniche.
>
> Se modellizzi... non e' composizione di immagini reali ma simulate
> (inesistenti)
>

> > >Il soggetto in realta' non reagisce con nulla perche' non esiste...

> > ....
> > non sono fotografie, ma eventualemten arte
>
> vallo a chiedere al fruitore... pensa se a suo tempo Capa avesse
> inventato una tecnica che permettesse di simulare una fotografia di un
> evento inesistente... avremmo affermato che la foto del Miliziano
> sarebbe stata meno vera (rappresentativa di un evento reale)
>
> > coma gia' detto.....
> > fotografare presume IMHO un soggetto, un elemento fotosensibile e un
> > autore.....
> > altrimenti e' qualcos'altro!
>
> il problema di fondo e' essere ancora.... nonostante un secolo di vita
> di quest'arte ed alla rivoluzione informatica, legati alla tecnica di
> realizzazione che ha una importanza secondaria (ma non meno importante e
> complementare) nella fruizione.
>
> Bye by Luegg
>

> ------------------------------------------------------------------------
> Mailgate References:
>
>
>
>
>
> R: L'atto fotografico. "paolocardone" <paoloc...@tin.it>
> Re: L'atto fotografico. "Enzo Portolano, md" <the.wan...@bigfoot.com>
> R: L'atto fotografico. "paolocardone" <paoloc...@tin.it>
> Re: L'atto fotografico. "Enzo Portolano, md" <the.wan...@bigfoot.com>
> Re: L'atto fotografico. Luigi Pirelli <l.pi...@acsys.it>
> Re: L'atto fotografico. "Enzo Portolano, md" <the.wan...@bigfoot.com>
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Franco Zampetti

unread,
Jan 6, 2000, 3:00:00 AM1/6/00
to
Romano Sansone <er...@swissonline.ch> wrote in message
3874B121...@swissonline.ch...

Le nuove tecniche aprono nuove vie alla creazione di "immagini",
dove per immagine intendiamo l'evocazione di un oggetto reale
o immaginario ( un cane o un Marziano ) attraverso la percezione
visiva di un altro oggetto reale (una tela con uno strato di materiali

colorati giustapposti in una certa configurazione , un foglio di
carta con delle "macchie" di diverse gradazioni di grigio , o nel
caso delle nuove tecniche , di uno schermo con una certa
combinazione di punti luminescenti ) .
Non c'è nessuna ragione per escludere che alcune delle immagini
prodotte con le nuove tecniche possano costituire "arte" , quali
che siano i criteri per decidere se lo sono effettivamente o se
non lo sono .
A questo livello di astrazione la distinzione tra le tecniche di
produzione dell'immagine è irrilevante.

Concordo pienamente sull'analisi.
Alla sintesi aggiungerei che forse non e' necessario distinguere in
categorie, l'interazione e l'osmosi tra tecniche diverse IMHO e' quanto di
piu' fecondo possa accadere in campo artistico.

Concordo di nuovo.
Aggiungo un concetto (e mi riallaccio al primo mex), a differenza della
composizione pittorica/grafica (qualsiasi ne sia la tecnica) la fotografia
IMHO non consente alcun rapporto autore/opera nell'atto stesso della sua
produzione. Questa e' una caratteristica fondamentale dell'atto fotografico
che lo differenzia da ogni altra forma espressiva.
La *rasoiata* fotografica avviene in una frazione di secondo, dipingere un
quadro permette invece un'interazione temporale tra autore e opera che
spesso porta a modificare l'idea iniziale, ad affinarla, a puntualizzarla
meglio via via che l'opera prende forma. Nasce quindi un *rapporto* che in
campo fotografico e' *tecnicamente* impossibile.

Quanto sopra solo per puntualizzare una differenza, che ritengo sostanziale,
e non per stabilire classifiche di merito o di opportunita'.


Saluti
R.

Ciao
Franco

Romano Sansone

unread,
Jan 7, 2000, 3:00:00 AM1/7/00
to

Franco Zampetti wrote

> Alla sintesi aggiungerei che forse non e' necessario distinguere in
> categorie, l'interazione e l'osmosi tra tecniche diverse IMHO e' quanto di
> piu' fecondo possa accadere in campo artistico.

La distinzione serve solo a capire le differenze tra categorie che
di fatto esistono . Anche la scelta di una categoria come proprio
mezzo di espressione è un dato di fatto .
Concordo sul principio della validità dell'interazione . Vi avevo
implicitamente accennato quando ho scritto : " Per quante siano
le aree in comune con altre tecniche o arti figurative ........"

> Aggiungo un concetto (e mi riallaccio al primo mex), a differenza della
> composizione pittorica/grafica (qualsiasi ne sia la tecnica) la fotografia
> IMHO non consente alcun rapporto autore/opera nell'atto stesso della sua
> produzione. Questa e' una caratteristica fondamentale dell'atto fotografico
> che lo differenzia da ogni altra forma espressiva.
> La *rasoiata* fotografica avviene in una frazione di secondo, dipingere un
> quadro permette invece un'interazione temporale tra autore e opera che
> spesso porta a modificare l'idea iniziale, ad affinarla, a puntualizzarla
> meglio via via che l'opera prende forma. Nasce quindi un *rapporto* che in
> campo fotografico e' *tecnicamente* impossibile.

Pienamente d'accordo . Si potrebbe discutere sul rapporto tra autore ed
opera prima dello scatto ( la visualizzazione di Adams ) e sul lavoro in sede
di stampa , ma ciò non toglierebbe nulla al fatto che il tutto passa per il
collo di bottiglia della formazione dell'immagine nella machina , e questo
è unico della fotografia .

> Ciao
> Franco

Saluti
R.


>
> ------------------------------------------------------------------------
> Mailgate References:


> Re: L'atto fotografico. Luigi Pirelli <l.pi...@acsys.it>

> Re: Re: L'atto fotografico. er...@swissonline.ch (Romano Sansone)

Luigi Pirelli

unread,
Jan 7, 2000, 3:00:00 AM1/7/00
to
barnack wrote:
>
> Questo preambolo solo per dire che se si parla di fotografia, si parla di
> foto(luce)grafia(scrittura). Se questa luce (che poi è sempre un effetto di
> interazione luce/soggetto) non c'è, la puoi chiamare magari pittura digitale
> o come ti pare ma non è di fatto fotografia. Questa ovviamente è pura teoria
> poichè se computer ti permette di creare un disegno così realistico che è
> indistinguibile da una foto, chiunque lo osserverà, vedrà una fotografia. In
> mia opinione però resterà un disegno, tecnologicamente perfetto, ma pur
> sempre un disegno.

Ok... concordo, dovremmo dichiarare esplicitamente l'argomento del
thread... anche se mi sembra che cosi' sia ugualmente interessante.
Da parte mia m'e' sembrato di capire che non si facesse distinzione tra
la parte che fotografa e quella che quella fotografia vede. Mi sono
sentito stimolato a pensare alla fotografia come oggetto univoco e
percio' anche dalla parte di chi non potrebbe distinguere la tecnica di
realizzazione ad opera finita. Mi ha stimolato pensare ad un
parallelismo esistente con un noto esperimento nel campo
dell'Intelligenza Artificiale (IA) (non ricordo se Turing o Khistra... o
come si scriva o altri ancora)... in cui un uomo avrebbe dovuto capire,
discutendo attraverso un terminale, se l'interlocutore fosse una
macchina o un'altro uomo.... l'ipotesi e', che cosa accadrebbe se la
macchina riuscisse a simulare le risposte che l'umano si aspetta????...
questo decenni fa ha portato alla ridiscussione dei concetti di
intelligenza e IA.
... l'avvento del digitale (in massa) potrebbe portare a simili
ridiscussioni????

Bye by Luegg

Luigi Pirelli

unread,
Jan 7, 2000, 3:00:00 AM1/7/00
to
> > Aggiungo un concetto (e mi riallaccio al primo mex), a differenza della
> > composizione pittorica/grafica (qualsiasi ne sia la tecnica) la fotografia
> > IMHO non consente alcun rapporto autore/opera nell'atto stesso della sua
> > produzione. Questa e' una caratteristica fondamentale dell'atto fotografico
> > che lo differenzia da ogni altra forma espressiva.
> > La *rasoiata* fotografica avviene in una frazione di secondo, dipingere un
> > quadro permette invece un'interazione temporale tra autore e opera che
> > spesso porta a modificare l'idea iniziale, ad affinarla, a puntualizzarla
> > meglio via via che l'opera prende forma. Nasce quindi un *rapporto* che in
> > campo fotografico e' *tecnicamente* impossibile.
>
> Pienamente d'accordo . Si potrebbe discutere sul rapporto tra autore ed
> opera prima dello scatto ( la visualizzazione di Adams ) e sul lavoro in sede
> di stampa , ma ciò non toglierebbe nulla al fatto che il tutto passa per il
> collo di bottiglia della formazione dell'immagine nella machina , e questo
> è unico della fotografia .

Rileggendo ho pensato all'Action Painting.... ne so poco ma forse e'
possibile porla allo stesso piano del "rasoio" che fotografe tensioni
emotive... a quel punto l'interazione e' simile a quella del fotografo.

Poi siccome voglio rompere le scatole.... pensate di essere in mezzo al
1800 con lastre che richiedono minuti per essere esposte, pensate ora
che qualcuno si diverti a modificare la solubilita' della gomma
bicromata durante l'esposizione facendogli colare del solvente... ha
ancora senso parlare del rasoio? dell'impossibile interazione? non si
puo' alla fine ricondurre la discussione ai limiti (o vantaggi) di una
particolare tecnica?

Barthes credo (come semiologo) si riferisse a cio' che ora rappresenta
la fotografia e percio' al suo immaginario di immediatezza e
mortalita'... e cioe' legato all'uso comune dell'atto fotografico che
ora e' istantaneo, ma che 150 anni fa non lo era... anche se lo era
rispetto alle tecniche pittoriche.

Spero di essere stato chiaro...

Bye by Luegg

Romano Sansone

unread,
Jan 8, 2000, 3:00:00 AM1/8/00
to
Luigi Pirelli dixit:

> Poi siccome voglio rompere le scatole....

Beh , diciamo che ti diverti a spaccare i capelli in quattro

> pensate di essere in mezzo al
> 1800 con lastre che richiedono minuti per essere esposte, pensate ora
> che qualcuno si diverti a modificare la solubilita' della gomma
> bicromata durante l'esposizione facendogli colare del solvente... ha
> ancora senso parlare del rasoio? dell'impossibile interazione?

Si , ha ancora senso , perché tutto rimane allo stadio del tentativo.
Sarà solo alla fine del processo che il fotografo si accorgerà se ha ottenuto
quello che voleva . Se non ci è riuscito dovrà fare un'altra fotografia ,
magari scaldando la macchina con la fiamma ossidrica , ma non può
vedere quello che succede mentre si forma l'immagine e tanto meno
correggere l'effetto del solvente o della fiamma *mentre la lastra è in
macchina* .
Tra le mie foto ce n'è una fatta con quattro minuti di esposizione .
Avrei avuto tutto il tempo di dare un calcio al treppiede o sputare
sull'obbiettivo ( si fa per dire ) , ma esiterei a chiamare questi atti
interazione con l'atto fotografico : al più li chiamerei interferenza .



> Barthes credo (come semiologo) si riferisse a cio' che ora rappresenta
> la fotografia e percio' al suo immaginario di immediatezza e
> mortalita'... e cioe' legato all'uso comune dell'atto fotografico che
> ora e' istantaneo, ma che 150 anni fa non lo era... anche se lo era
> rispetto alle tecniche pittoriche.
>
> Spero di essere stato chiaro...

Confesso la mia ignoranza , non ho letto Barthes e pertanto non posso
pronunciarmi .

> Bye by Luegg

Saluti
R.

------------------------------------------------------------------------
> Mailgate References:
> Re: L'atto fotografico. "Franco Zampetti" <francoz...@iol.it>

Romano Sansone

unread,
Jan 9, 2000, 3:00:00 AM1/9/00
to
Luigi Pirelli scrisse:

> Da parte mia m'e' sembrato di capire che non si facesse distinzione tra
> la parte che fotografa e quella che quella fotografia vede. Mi sono
> sentito stimolato a pensare alla fotografia come oggetto univoco e
> percio' anche dalla parte di chi non potrebbe distinguere la tecnica di
> realizzazione ad opera finita. Mi ha stimolato pensare ad un
> parallelismo esistente con un noto esperimento nel campo
> dell'Intelligenza Artificiale (IA) (non ricordo se Turing o Khistra... o
> come si scriva o altri ancora)... in cui un uomo avrebbe dovuto capire,
> discutendo attraverso un terminale, se l'interlocutore fosse una
> macchina o un'altro uomo.... l'ipotesi e', che cosa accadrebbe se la
> macchina riuscisse a simulare le risposte che l'umano si aspetta????...
> questo decenni fa ha portato alla ridiscussione dei concetti di
> intelligenza e IA.
> ... l'avvento del digitale (in massa) potrebbe portare a simili
> ridiscussioni????
--------------------------------------------------------------------------
Questo thread potrebbe costituire un ottimo esempio di problema di
comunicazione . Senza rifare tutta la storia , che peraltro è servita
ad inquadrare in termini abbastanza chiari la differenza essenziale
tra fotografia ed altre tecniche figurative , io , e credo tutti quelli
che ti hanno risposto , abbiamo essenzialmente affermato " Va bene , tutto
quello che vuoi , però questa immagine non è fotografia " . Quello che
tu cercavi di dire era " Va bene , tutto quello che volete , però qual'è
la conseguenza di poter produrre immagini che non saranno fotografie ma
che sono indistinguibili da queste ? ". Almeno è questo che credo di
capire .
Ora se il discorso si limitasse alla produzione di immagini per scopo
estetico il peggio che potrebbe capitare sarebbe di fare incavolare
i fotografi che si ritirerebbero sdegnosamente , lavorando solo per se
stessi o per una categoria ristretta di persone che comprerebbe le loro
opere per la stessa ragione per la quale compra le scarpe fatte a mano .
Dato però che la fotografia serve a più vasti scopi di informazione la
domanda ha implicazioni più profonde ed aprirebbe tutt'altro thread .
Per rispondere alla tua domanda

> ... l'avvento del digitale (in massa) potrebbe portare a simili
> ridiscussioni????
la risposta è " Un fenomeno tecnologico di grandi proporzioni comporta
sempre delle conseguenze sociali e non passa mai sotto silenzio.
Ma c'è bisogno di aspettarlo questo avvento del digitale in massa ? Ci
siamo dentro in pieno . O ritieni che tutte le immagini che vedi in TV
siano fedeli rappresentazioni della realtà ? ".
----
Qualche commento a proposito del parallelo con l'intelligenza artificiale.
1) Anche se è stato questo a fare accendere la lampadina con la domanda
" Che cosa succede .... ? " , la domanda che Turing si poneva ed alla
quale l'esperimento avrebbe dovuto rispondere non era "Che cosa succede
... ?"
ma "Possiamo dire che la macchina è intelligente ?" Turing pensava di si ,
ma non credo che avesse i mezzi tecnici per condurre un esperimento .
2) Fino a questo momento non c'è ancora risposta perché gli esperimenti
condotti successivamente sono ancora piuttosto primitivi ma soprattutto
perché non c'è accordo sulla definizione di intelligenza .
3) Per non essere da mano quando si tratta di spaccre i capelli in quattro
il parallelo con la fotografia non regge , perché mentre nel caso
dell'IA la
risposta richiesta è relativa ad un *attributo* della macchina , nel caso
della fotografia essa è relativa alla *essenza* dell'immagine .
I due casi stanno tra loro come il sillogismo
* Gli Apostoli erano uomini ; Pietro e Paolo erano Apostoli ; Pietro e
Paolo erano uomini *
e lo....pseudosillogismo
* Gli Apostoli uomini ; Pietro e Paolo erano uomini ; Pietro e Paolo
erano Apostoli *.
4) Il parallelo diventa illuminante quando si considerano le conseguenze
di due sviluppi che vanno contro le nostre comuni credenze e
abitudini ,
cioè quando ci mettiamo dalla parte di chi ne subisce le conseguenze .

Avrei dovuto capire prima , ma mi sarei divertito di meno .

Saluti
R.

> ------------------------------------------------------------------------
> Mailgate References:
>
>
>
>
>
>
>

> R: L'atto fotografico. "paolocardone" <paoloc...@tin.it>
> Re: L'atto fotografico. "Enzo Portolano, md" <the.wan...@bigfoot.com>

> Re: L'atto fotografico. Luigi Pirelli <l.pi...@acsys.it>

> Re: L'atto fotografico. "barnack" <bar...@tiscalinet.it>

Luigi Pirelli

unread,
Jan 10, 2000, 3:00:00 AM1/10/00
to
> Questo thread potrebbe costituire un ottimo esempio di problema di
> comunicazione . Senza rifare tutta la storia , che peraltro è servita
> ad inquadrare in termini abbastanza chiari la differenza essenziale
> tra fotografia ed altre tecniche figurative , io , e credo tutti quelli
> che ti hanno risposto , abbiamo essenzialmente affermato " Va bene , tutto
> quello che vuoi , però questa immagine non è fotografia " .

Ok... mi defilo quatto quatto :-)

> la risposta è " Un fenomeno tecnologico di grandi proporzioni comporta
> sempre delle conseguenze sociali e non passa mai sotto silenzio.
> Ma c'è bisogno di aspettarlo questo avvento del digitale in massa ? Ci
> siamo dentro in pieno . O ritieni che tutte le immagini che vedi in TV
> siano fedeli rappresentazioni della realtà ? ".

No No.... anzi... il mio occhio ha (nel bene e nel male) forma
rettangolare e non a causa del mirino della macchina fotografica.


> 2) Fino a questo momento non c'è ancora risposta perché gli esperimenti
> condotti successivamente sono ancora piuttosto primitivi ma soprattutto
> perché non c'è accordo sulla definizione di intelligenza .

e' appunto qui che sta il parallelismo....

> 3) Per non essere da mano quando si tratta di spaccre i capelli in quattro
> il parallelo con la fotografia non regge , perché mentre nel caso
> dell'IA la
> risposta richiesta è relativa ad un *attributo* della macchina , nel caso
> della fotografia essa è relativa alla *essenza* dell'immagine .

L'esperimento ha postato ad una ridiscussione dell'essenza del concetto
di intelligenza, se la macchina fosse o meno intelligente e' il passo
successivo dopo la ridefinizione del concetto.... Ok... siamo (sono)
ormai un po OT e qui al limite continuamo in privato, ho continuato solo
perche' l'esempio era attinente alla discussione fotografica.

> I due casi stanno tra loro come il sillogismo
> * Gli Apostoli erano uomini ; Pietro e Paolo erano Apostoli ; Pietro e
> Paolo erano uomini *
> e lo....pseudosillogismo
> * Gli Apostoli uomini ; Pietro e Paolo erano uomini ; Pietro e Paolo
> erano Apostoli *.

pienamente daccordo... nei limiti strettamente linguistici, l'invenzione
di una evento/immagine non e' fotografia, ma la sua percezione si'... e
un po' come l'effetto "fiction" del cinema o della TV in cui (come
principale modello di comunicazione) il mondo rappresentato diventa
mondo reale ("Lamerica" di G.Amelio e' illuminante)

> 4) Il parallelo diventa illuminante quando si considerano le conseguenze
> di due sviluppi che vanno contro le nostre comuni credenze e
> abitudini ,
> cioè quando ci mettiamo dalla parte di chi ne subisce le conseguenze .
>
> Avrei dovuto capire prima , ma mi sarei divertito di meno .

Avrei dovuto cpire prima che avevi colto il parallelismo... ma mi sono
divertito anche io :-)

Bye by Luegg

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