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E' morto Jonathan Brandis

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Guddai

unread,
Nov 26, 2003, 3:10:50 AM11/26/03
to
Era il biondo bambino protagonista della Storia Infinita 2, della miniserie
di IT (Bill Tattaglia) di alcuni film tv per famiglie ed ha interpretato il
fighetto saputello di SeaQuest.
Per ragioni personali la sua scomparsa mi ha toccato molto, e perchč era un
mio coetaneo e per altre che si rifanno all'infanzia.
L'ho saputo dal Corriere della Fantascienza
(http://www.corriere.fantascienza.com/NEWS/?2003112402), altrove la notizia
č stata passata meno che in sordina (anche sulla CNN).
In questa storia vedo aleggiare il fantasma di River Phoenix (anche lui
infante protagonista di un Kinghiano Stand by me).
Non credo vi sia niente di morboso nel chiedersi perchč un ragazzo (che
dovrebbe essere) felice si sia tolto la vita.
Vi sarei grato se mi sapeste indicare dove saperne di piů.

Davide


Moritz Benedikt

unread,
Nov 26, 2003, 3:20:20 PM11/26/03
to

"Guddai" <gud...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:eeZwb.143792$vO5.5...@twister1.libero.it...
> Non credo vi sia niente di morboso nel chiedersi perchè un ragazzo (che

> dovrebbe essere) felice si sia tolto la vita.

Dipende se era effettivamente felice.
Sbaglio o la sua carriera non stava andando da nessuna parte? Persone che
hanno investito tutto sulla fama e sul successo possono non tollerare di
perderlo, specie se ne hanno goduto un poco. C'è una vasta anedottica sui
trami psicologici delle child stars.
Non lo so, magari c'era qualche differente motivo personale e non ha nulla a
che fare col successo. Ma non mi pare impossibile.
E poi si è trattato di un vero suicidio, per impiccagione: quello di Phonix
fu un'overdose, probabilmente accidentale (se ricordo, non fu considerato un
suicidio dalle autorità).

Moritz Benedikt

'Life is not short enough'


Guddai

unread,
Nov 26, 2003, 5:38:23 PM11/26/03
to

"Moritz Benedikt" <gonzogoes...@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:8W7xb.149054$e6.53...@twister2.libero.it...

>
> "Guddai" <gud...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:eeZwb.143792$vO5.5...@twister1.libero.it...

Innanzitutto ti sono grato di aver risposto a questo messaggio.
^_______^

> Dipende se era effettivamente felice.
> Sbaglio o la sua carriera non stava andando da nessuna parte? Persone che
> hanno investito tutto sulla fama e sul successo possono non tollerare di
> perderlo, specie se ne hanno goduto un poco. C'è una vasta anedottica sui
> trami psicologici delle child stars.

Sai è strano. La suggestione che mi ha suscitato questa tragedia è in un
certo senso banale, ma sorprendentemente dolorosa.
Nella finzione cinematografica i ruoli interpretati da quel ragazzino
(quando era tale) erano felici.
Non ricordo in quale film o prodotto televisivo l'abbia visto per la prima
volta, certo è che quand'ero bambino il suo viso si era sovrapposto al mio
modello interiorizzato di persona felice.
Non mi vergogno ad ammettere che il mondo posticcio mostrato dai film alla
"Cinema in famiglia Disney" suscitava la mia invidia, almeno confrontato al
mio allora incompreso cortile. Proprio le peggio cose: villette a schiera,
scuole favolose con mille club sportivi e soprattutto relazioni umane
surreali con adulti, coetanei, in particolar modo ragazze (ciò che allora mi
premeva più di ogni altra cosa). Storie che parlavano di "sani valori",
redenzione, vittorie.
Ora, è evidente che da bambino tutto questo ragionamento si concretizzi in
un più semplice moto di pancia.
Ecco, al culmine dell'inganno cinematografico ricordo di aver odiato
profondamente quel viso, perchè rappresentava tutto quello che io pensavo di
non poter essere (tengo a precisare che la mia infanzia & adolescenza sono
state normalissime; è ad una "storia di cinema" che voglio andare a parare
^^; ).
Passano gli anni, ed è prerogativa della maturazione acquisire strumenti che
ci permettano di definire la realtà, scindendola dalle favole. Eppure mi
accorgo oggi che quel bel viso dolce è rimasto legato ad un sommesso moto di
risentimento.
Perchè quello era il viso "DEL RAGAZZO FELICE".
Era "L'ALTRO BASTIANO" che nasceva ad opera dell'Infanta Imperatrice in
Perelun, il Bosco Notturno. Quello bello col turbante e le mani affusolate
(non sto facendo un viaggio mentale (o forse si), avete letto il libro della
Storia Infinita... VERO???). Quello finto.
Però che fosse davvero finto l'ho scoperto a ventisette anni, leggendo che
quel ragazzo si era tolto la vita. Che un ragazzo nove giorni più giovane di
me era vecchio, logoro; quando invece la mia vita è un enorme cantiere di
prospettive, magari un poco incasinato ma attivissimo.
Beh, poichè questa non è la missiva di un psicoterapeutica ma un molto più
banale racconto di un banale (ma sicero) insieme di pensieri mi manterrò su
questo basso livello. Dunque: DOVE DIAVOLO SONO I VALORI? MA IN AMERICA E'
TUTTO FINTO? IL CINEMA AMERICANO E' LA CONDANNA ALL'INFELICITA' DI TUTTI I
GIOVANI ATTORI? Ma diavolo, quel bambino felice nella finzione non poteva
esserlo anche nella vita? C'è una maledetta regola che lo impedisce?
Mi dispiace averlo invidiato, disprezzato tanti anni fa. Mi dispiace da
matti.
Ed un pò irrazionalmente in questo momento odio il cinema, quello americano
in particolare per avermi fatto questo torto.

> Non lo so, magari c'era qualche differente motivo personale e non ha nulla
a
> che fare col successo. Ma non mi pare impossibile.

In realtà non lo so nemmeno io. Ma ho pochi dubbi. Ed inoltre il mio viaggio
mentale è ormai partito e quasi giunto al termine ^__^.

> E poi si è trattato di un vero suicidio, per impiccagione: quello di
Phonix
> fu un'overdose, probabilmente accidentale (se ricordo, non fu considerato
un
> suicidio dalle autorità).

Da quello che lessi mi feci l'idea che anche Phoenix fosse un
giovane/vecchio che si era dipinto un bersaglio sul petto. Io sono ancora
uno di quelli convinti che droga e alcol male si accostino a felicità e
serenità.

> Moritz Benedikt
>
> 'Life is not short enough'

Voglio concludere questa strana mail scritta di getto con una piccola,
semplice osservazione.
Il cinema è magia, veicolo di storie, messaggi, verità visibili e nascoste.
E' uno strumento potente, un'arte immaginifica con un'infinità di varietà e
sfumature.
Ma a volte, e credo ancora involontariamente, diventa qualcosa di piccolo e
meschino.
Ma voglio ancora credere che, a volte, i sorrisi siano autentici.
Diavolo, mi dispiace.

Davide

P.S.: Non sono pazzo. Avevo questa strana cosa nel gozzo ed ho voluto
condividerla con chi ama il cinema quanto me. Grazie per essere arrivati in
fondo. Io non dimenticherò mai quel ragazzo.
P.P.S.: Ma se Berlusconi voleva girarsi il mondo non poteva rilevare la
Last-Minute invece di diventare Presidente del Consiglio e lasciare quegli
ominicchi a smerdare in paese con le loro piccole beghe? Questa ultima
osservazione era assolutamente necessaria perchè il buon Moritz non si
illudesse che io invii dei messaggi non politici ^______________^.
Notte a tutti.


Guddai

unread,
Nov 26, 2003, 5:42:08 PM11/26/03
to

Riccardo Caiazzo

unread,
Nov 26, 2003, 6:13:57 PM11/26/03
to
On Wed, 26 Nov 2003 22:38:23 GMT, "Guddai" <gud...@libero.it> wrote:

>Ma diavolo, quel bambino felice nella finzione non poteva esserlo anche
>nella vita? C'è una maledetta regola che lo impedisce?

Avrebbe potuto, essere felice, evidentemente non lo era. Avessimo a
disposizione il modulatore d'umore di Dick sarebbe tutto piu' semplice.


--
Riccardo Caiazzo "I'm afraid,
r.ca...@libero.it Dave."

Moritz Benedikt

unread,
Nov 27, 2003, 1:48:46 PM11/27/03
to

"Guddai" <gud...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:zX9xb.149462$e6.54...@twister2.libero.it...

>
> Innanzitutto ti sono grato di aver risposto a questo messaggio.
> ^_______^
>
Oh, complimenti per lo sfogo autobiografico, sul quale ovviamente non
commento.
Solo che talvolta le emozioni più forti si producono su film dimenticati e
star minori, di cui talvolta ci si vergogna. Quando qualcuno mi parla dei
film che lo hanno segnato, più il film è famoso, più sospetto il falso
ricordo o adirittura la malafede. Uno dei pochi tratti umani di una mia zia
è la sua devozione al film L'Arciere di Fuoco, con Virginia Mayo e Burt
Lancaster, un blockbuster medievale oggi largamente dimenticato.

Dunque: DOVE DIAVOLO SONO I VALORI? MA IN AMERICA E'
> TUTTO FINTO? IL CINEMA AMERICANO E' LA CONDANNA ALL'INFELICITA' DI TUTTI I
> GIOVANI ATTORI? Ma diavolo, quel bambino felice nella finzione non poteva
> esserlo anche nella vita? C'è una maledetta regola che lo impedisce?
> Mi dispiace averlo invidiato, disprezzato tanti anni fa. Mi dispiace da
> matti.
> Ed un pò irrazionalmente in questo momento odio il cinema, quello
americano
> in particolare per avermi fatto questo torto.
>

> Voglio concludere questa strana mail scritta di getto con una piccola,
> semplice osservazione.
> Il cinema è magia, veicolo di storie, messaggi, verità visibili e
nascoste.
> E' uno strumento potente, un'arte immaginifica con un'infinità di varietà
e
> sfumature.
> Ma a volte, e credo ancora involontariamente, diventa qualcosa di piccolo
e
> meschino.
> Ma voglio ancora credere che, a volte, i sorrisi siano autentici.
> Diavolo, mi dispiace.
>

Parliamo di cinema e diamo per scontato che sia una cosa BUONA. Ci piace, ci
sono film divertenti, ci sono alcuni grandi capolavori artistici e diamo per
scontato che il cinema abbia effetti buoni sul mondo. E magari anche su
quelli che lo fanno, malgrado i numerosi ovvi esempi che tutti conosciamo.
Ma specie quando il successo arride a ragazzini le conseguenze sono spesso
devastanti: non per niente si cita con ammirazione Shirley Temple, la più
grande di tutte, proprio per come abbia proseguito una vita ricca e
soddisfacente, senza alcool, droga e pluridivorzi.
La fama oggi è sempre più spesso disgiunto dalla capacità,
dall'accomplishment: lo si cerca e lo si ottiene per 'essere se stessi'. E
le child star, senza loro colpa, non hanno successo per la loro bravura.
Quando crescono, la realtà della loro mediocrità appare in tutta il suo
terrore. Bei ragazzini diventano insignificanti adulti ed è la fine (e su un
livello più basso, le 'carriere' di quanti diventano famosi nei reality
show).
Più in generale, il successo del cinema americano deriva molto dal fatto di
NON rispecchiare gli USA, specie quando vuole essere realistico. E non parlo
dei rapporti sociali, della psicologia: parlo proprio della realtà fisica
degli Stati Uniti - se ci sei stato l'avrai notato.
L'impopolarità del cinema italiano, per esempio, deriva dal fatto di
rappresentare la nostra fisicità con troppa esattezza. Gli italiani nei film
sono più brutti di quanto siano nella realtà; gli americani più belli.
L'America dei film è STILIZZATA, anche quando pretende (o magari prova
sinceramente) di essere crudamente realistica. E questo può avere cattive
conseguenze per gli attori americani.

E tieniti lontano dalla politica. Io sto seguendo un programma di recupero
della Partisans Anonymous e mi sta facendo un monte di bene. Il primo passo
è ammettere di avere un problema.

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