Non mi riferisco, ovviamente, ai centri storici e alle numerose meraviglie,
grandi e piccole, che si possono trovare in giro per il paese. Sto parlando
di praticamente tutto quello che negli ultimi 50 anni è cresciuto attorno
alle città. Orrori su orrori, palazzi buttati là, brutti a vedersi, che se
un domani venissero baombardati nessuno mai chiederebbe di ricostruirli.
La cosa che mi ha sempre colpito di più è che, mentre gli edifici dei centri
sono contigui e formano un tessuto, formano piazze, vie, vicoli, luoghi di
incontro, spazi per botteghe, chiese, campanili, ristoranti, trattorie, ecc,
i palazzi dell'ultimom 50ennio sono invece tutti distanti, sconnessi, ognuno
per conto proprio, spesso disposti a reticolo, con in mezzo non vie ma
strade, e non formano niente: non formano piazze, non formano vie, non
formano luoghi dove *stare* dove rimanere, dove passeggiare, dove aprire
negozi, ristoranti. Si tratta solo di luoghi dove la gente possiede le case,
mangia, dorme, tiene le proprie cose, ma per il resto, anche solo prendere
un gelato e fare due passi in relax in mezzo ad altra gente, è costretta a
gravitare altrove [con tutto il degrado e il senso di tristezza che si lega
a questa situazione].
Come è potuto accadere? Si sono costruite a caso? Non si pensava a chi
avrebbe dovuto vivere in quei luoghi? Si pensava solo a
mangiare-dormire-tenere la macchina? Tutto questo senza considerare la
bruttezza indicibile degli edifici, dei loro materiali, colori, etc.
Dove è finito il buon gusto che nei secoli ha reso belle le città italiane?
Come è possibile che centri costruiti quasi spontaneamente nel corso dei
secoli, pèiù spesso da semplici muratori che da dotti architetti ed
ingegneri, risultino infinitamente più aggraziati di quel che è uscito fuori
in decenni di progetti successivi alla scolarizzazione di massa del paese?
Non doveva servire, la scolarizzazione, a rendere il paese più colto, quindi
ad aumentare la qualità delle opere e dei servizi?
faccio un esempio che mi è familiare, Roma. Le ultime cose belle a Roma sono
state costruite entro la fine del fascismo (oltre a certi scempi voluti
sempre dal duce). A parte Torre Argentina, parlo della Garbatella, di
Montesacro, della zona di Parioli, del quartiere Coppede', del quartiere
Monti. Tutte zone esteticamente curate e anche urbanisticamente guidate da
una qualche concezione. Addirittura, perfino l'EUR, pur nella sua
colossalità, proprio brutto non è.
Ci furono poi molte cose discutibili (ad esempio via dei fori imperiali, via
della Conciliazione, gli edifici in via del Teatro di Marcello). Lasciamo
perdere il discorso sul Vittoriano, che è stato un pasticciaccio brutto in
cui hanno messo le mani un po' tutti, dai Savoia in giù.
Ma dagli anni '50 in poi, cosa è stato fatto? Da una parte una ottusa
salvaguardia dell'esistente, mummificato e reso immodificabile. Per il
resto, attorno al nucleo storico, è cresciuta una corona sempre più scialba,
senza identità urbana, nella quale via via che ci si allontana dal centro
abbiamo edifici sempre più squallidi, tessuto urbano sempre più esile,
sempre meno piazze, sempre meno edifici significativi, sempre meno punti di
socializzazione, sempre più palazzi isolati disposti in schiere reticolari,
con in mezzo il nulla, materiali sempre più cementizi, sempre più catrame
(sempre meno pietra, la pietra di cui è fatta l'italia e sempre meno
mattone).
In ogni caso, niente che somigli, neppure lontanamente, al potere aggregante
e socializzante delle piazze dei centri storici. Perché a un certo punto si
è smesso in Italia di costruire le piazze e di porre gli edifici contigui?
Chi lo ha deciso? Perché si è presa questa decisione? Come mai la tradizione
urbanistica italiana (che il mondo intero ammira) a un certo punto è stata
cancellata e buttata nella pattumiera?
Io non ho mai capito da cosa sia dipeso tutto questo, ma ho la sensazione
che ci sia stato un degrado architettonico colossale. Forse gli architetti
degli ultimi decenni sono stati troppo impegnati a disegnare caffettiere,
poltrone e orologi per poter anche pensare seriamente a progetti di sviluppo
urbano armonico e umano? Da chi e dove sono state stabilite le linee
dell'architettura urbanistica italiana nell'ultimo mezzo secolo?
Non mi riferisco, ovviamente, ai centri storici e alle numerose meraviglie,
grandi e piccole, che si possono trovare in giro per il paese. Sto parlando
di praticamente tutto quello che negli ultimi 50 anni è cresciuto attorno
alle città. Orrori su orrori, palazzi buttati là, brutti a vedersi, che se
un domani venissero bombardati nessuno mai chiederebbe di ricostruirli.
La cosa che mi ha sempre colpito di più è che, mentre gli edifici dei centri
sono contigui e formano un tessuto, formano piazze, vie, vicoli, luoghi di
incontro, spazi per botteghe, chiese, campanili, ristoranti, trattorie, ecc,
i palazzi dell'ultimo 50ennio sono invece tutti distanti, sconnessi, ognuno
per conto proprio, spesso disposti a reticolo, con in mezzo non vie ma
strade, e non formano niente: non formano piazze, non formano vie, non
formano luoghi dove *stare* dove rimanere, dove passeggiare, dove aprire
negozi, ristoranti. Si tratta solo di luoghi dove la gente possiede le case,
mangia, dorme, tiene le proprie cose, ma per il resto, anche solo prendere
un gelato e fare due passi in relax in mezzo ad altra gente, è costretta a
gravitare altrove [con tutto il degrado e il senso di tristezza che si lega
a questa situazione].
Come è potuto accadere? Si sono costruite a caso? Non si pensava a chi
avrebbe dovuto vivere in quei luoghi? Si pensava solo a
mangiare-dormire-tenere la macchina? Tutto questo senza considerare la
bruttezza indicibile degli edifici, dei loro materiali, colori, etc.
Dove è finito il buon gusto che nei secoli ha reso belle le città italiane?
Come è possibile che centri costruiti quasi spontaneamente nel corso dei
secoli, più spesso da semplici muratori che da dotti architetti ed
ingegneri, risultino infinitamente più aggraziati di quel che è uscito fuori
in decenni di progetti successivi alla scolarizzazione di massa del paese?
Non doveva servire, la scolarizzazione, a rendere il paese più colto, quindi
ad aumentare la qualità delle opere e dei servizi?
faccio un esempio che mi è familiare, Roma. Le ultime cose belle a Roma sono
state costruite entro la fine del fascismo (oltre a certi scempi voluti
sempre dal duce). A parte Torre Argentina, parlo della Garbatella, di
Montesacro, della zona di Parioli, del quartiere Coppede', del quartiere
Prati. Tutte zone esteticamente curate e anche urbanisticamente guidate da
Quindi, non č tutta colpa degli architetti, ma č, soprattutto, colpa
di quella legge che permette di firmare progetti di architettura a
figure professionali che nel 99% dei casi non sanno nemmeno chi č
Brunnelleschi.
Jilani
Perché le città italiane sono così brutte?
>Me lo sono chiesto e richiesto, e ancora non so rispondere.
[..]
In Italia, solo 2–3% degli edifici sono stati progettati da
architetti, mentre 97–98% da geometri, periti edili, ingegneri (oltre
a quelli civili e edili, troviamo i meccanici, elettronici,
chimici...).
Pensa un po', in media, circa 1/3 degli architetti in Europa è
italiano! Questo ti spiega quanto è la concentrazione degli architetti
in Italia e quanto sono poco efficaci sia loro, sia gli Ordini degli
Architetti che, come tutti sappiamo, sono sempre più carrozzoni e più
parassita. Non ha tutti i torti chi ha propsoto la loro abolizione.
Anzi, sarebbe ora di discuterla sul serio.
Quindi, non è tutta colpa degli architetti, ma è, soprattutto, colpa
di quella legge che permette di firmare progetti di architettura a
figure professionali che nel 99% dei casi non sanno nemmeno chi è
Brunnelleschi.
Jilani
Il discorso è più sociologico che altro
ed ha a che fare con la democrazia, l'uguaglianza e la libertà.
potremmo dire che la bruttura delle città
è il prezzo da pagare per la democrazia.
Quando le decisioni venivano solo dall'alto
(e cioè sino al fascismo compreso)
si avevano belle città
ma insieme ti beccavi tutto quello che comportavano quei tempi,
per esempio l'assenza di mobilità sociale ecc.
La frammentazione e polverizzazione della città
è un fenomeno che si nota soprattutto negli USA,
e architetti come Ghery, sulla libertà e il suo prezzo,
ci hanno costruito una carriera.
Oggi una città totalmente pianificata e uniforme
con episodi come via Po o via Roma a Torino
non sarebbe più possibile
perché nessuno è disposto a rinunciare ai vantaggi
della (pur relativa) democrazia.
ciao
Massimo
BruNNelleschi pure io non lo conosco!;-)
cmq concordo con te:
in Italia troppi individui sono in grado di trasformare il nostro territorio
e con un bel condono puň farlo addirittura il cittadino stesso. Poi perň il
risultato delle nostre metropoli č dovuto da fattori ben piů profondi e
radicati nella cultura contemporanea.
Per quanto riguarda i geometri putroppo in certe(e tante!) realtŕ hanno
molto piů potere degli architetti. Questo me lo spiego per i seguenti
motivi:
1) per il loro 'gusto' architettonico molto vicino a quello della gente
comune(=pessimo); non sanno 'osare' per cui tranquillizzano il committente;
2) spesso hanno piů esperienza pratica di cantiere e all'occhio 'ingenuo'
appaiono tecnicamente piů preparati degli architetti che iniziano ad
imparare sul campo mediamente 7/8 anni dopo;
3) fanno un po' di tutto: accatastano, condonano, rilevano, seguono faccende
tipo le successioni, passaggi di proprietŕ ecc ecc, e ahimč anche
progettano;
In sostanza purtroppo l'uomo medio ragiona cosě:
se hai un problema di salute ti rivolgi al medico, per tutti gli altri al
geometra!
> tutto quello che negli ultimi 50 anni è cresciuto attorno
> alle città. Orrori su orrori, palazzi buttati là, brutti a vedersi, che se
> un domani venissero bombardati nessuno mai chiederebbe di ricostruirli.
> La cosa che mi ha sempre colpito di più è che, mentre gli edifici dei
centri
> sono contigui e formano un tessuto, formano piazze, vie, vicoli, luoghi di
> incontro, spazi per botteghe, chiese, campanili, ristoranti, trattorie,
ecc,
> i palazzi dell'ultimo 50ennio sono invece tutti distanti, sconnessi,
ognuno
> per conto proprio, spesso disposti a reticolo, con in mezzo non vie ma
> strade, e non formano niente: non formano piazze, non formano vie, non
> formano luoghi dove *stare* dove rimanere, dove passeggiare, dove aprire
> negozi, ristoranti. Si tratta solo di luoghi dove la gente possiede le
case,
> mangia, dorme, tiene le proprie cose, ma per il resto, anche solo prendere
> un gelato e fare due passi in relax in mezzo ad altra gente, è costretta a
> gravitare altrove [con tutto il degrado e il senso di tristezza che si
lega
> a questa situazione].
>
> Come è potuto accadere?
E' il fallimento dell'urbanistica moderna e se vuoi come è stato già
accennato della democrazia.
Oggi qualsiasi architetto che sia redattore di un piano urbanistico di una
città e finanche di un paese sa che sul tavolo non ci sono questioni di
viste prospettiche, di scorci panoramici, di assi viari ... ma Interessi
Privati ... i veri esecutori di piani urbanistici. L'architetto o cede o ...
va a casa, basta un colore di retino diverso per arricchire una famiglia.
> Come è possibile che centri costruiti quasi spontaneamente nel corso dei
> secoli, più spesso da semplici muratori che da dotti architetti ed
> ingegneri, risultino infinitamente più aggraziati di quel che è uscito
fuori
> in decenni di progetti successivi alla scolarizzazione di massa del paese?
> Non doveva servire, la scolarizzazione, a rendere il paese più colto,
quindi
> ad aumentare la qualità delle opere e dei servizi?
A quei tempi la città non era della gente ma del Signore e il signore spesso
non ci pensava due volte a requisire terreni e quant'altro per migliorare
l'aspetto della propria città.
> Ma dagli anni '50 in poi, cosa è stato fatto? Da una parte una ottusa
> salvaguardia dell'esistente, mummificato e reso immodificabile. Per il
> resto, attorno al nucleo storico, è cresciuta una corona sempre più
scialba,
> senza identità urbana, nella quale via via che ci si allontana dal centro
> abbiamo edifici sempre più squallidi, tessuto urbano sempre più esile,
> sempre meno piazze, sempre meno edifici significativi, sempre meno punti
di
> socializzazione, sempre più palazzi isolati disposti in schiere
reticolari,
Ripeto è il fallimento dell'urbanistica moderna che alle prese con sempre
più pressanti interessi privati, non ha saputo elaborare niente di più che
zonizzazione, distanze tra i fabbricati, larghezza delle strade ecc.... sono
così scomparse le cortine ... le quinte degli edifici che caratterizzano i
nostri bellissimi centri storici ...; per non parlare delle Piazze che
meritano un discorso a parte; ... in Italia si progettano sempre più
raramente piazze ... perchè uno spazio a ridosso del centro abitato è meglio
destinarlo a edifici residenziali o ad uffici piuttosto che ad una piazza
che non produce redditi per nessuno ... e quindi .. ecco le città dormitorio
le periferie degradate che nemmeno Mario Sironi avrebbe potuto immaginare.
> Come mai la tradizione urbanistica italiana (che il mondo intero ammira) a
un certo punto è stata
> cancellata e buttata nella pattumiera?
Non credo che l'urbanistica moderna abbia prodotto risultati notevolmente
migliori in altri posti, almeno a me non risulta, salvo qualche intervento
urbanistico dell'ultimo periodo ma comunque localizzato e sporadico ...
penso che la migliore interpretazione dell'urbanistica moderna (intendo la
costruzione di nuove parti di città o di nuove città), piaccia o non piaccia
sia avvenuta negli Stati Uniti.
Ciao!
>La cosa che mi ha sempre colpito di più è che, mentre gli edifici dei centri
>sono contigui e formano un tessuto, formano piazze, vie, vicoli, luoghi di
>incontro, spazi per botteghe, chiese, campanili, ristoranti, trattorie, ecc,
>i palazzi dell'ultimo 50ennio sono invece tutti distanti, sconnessi, ognuno
>per conto proprio, spesso disposti a reticolo, con in mezzo non vie ma
>strade, e non formano niente
Ottima analisi, ti sei già risposto: il motivo principale è proprio la
forma urbana.
>Come è potuto accadere? Si sono costruite a caso? Non si pensava a chi
>avrebbe dovuto vivere in quei luoghi? Si pensava solo a
>mangiare-dormire-tenere la macchina? Tutto questo senza considerare la
>bruttezza indicibile degli edifici, dei loro materiali, colori, etc.
Utopie moderniste+teorie urbanistiche (città aperte, 'radiose',
spaziose, diverse rispetto ai tuguri dei reticoli medievali)+necessità
di dare una casa a tutti a causa dell'inurbamento postbellico.
Comunque, anche se un po' tardi, nel resto di europa si sono trovate
delle ricette che danno buoni risultati architettonici e urbani.
Vedi il quartiere Bercy a Parigi, la nuova Potsdammer Platz a Berlino,
il quartiere del Borneo ad Amsterdam.
Ciao ciao.
--
gabriele pranzo-zaccaria architetto
ICQ 77540493
*underlabo -226
laboratorio di progettazione
via gran san bernardo 5, milano
www.underlabo.it
Jilani
Altri dati li ho in un articolo molto interessante (critico/ironico)
scritto da Paolo Bettini (docente di progettazione architettonica
alla facoltà di Pescara) e si intitola "Architetto". Sono 25 pagine di
un file PDF (1.5 MB). Se vuoi te lo metto su un sito da dove lo puoi
scaricare.
Jilani
Beh in parte è vero, però sono convinto (pur non essendo un urbanista) che
l'urbanistica ( oltre a progettare la città) sia il vero motore generatore
delle architetture .... Urbanistica brutta ---> Brutta architettura ( ...
con qualche eccezione)
ciao!
Penso che ognuno di noi se la sia fatta questa domanda.
La risposta che io mi sono dato è la seguente.
La materia diversa dalla quale è nata l'architettura.
Dalla pietra e dal mattone all'improvviso ci si è trovati a fare i conti con
il cemento armato.
La pietra e il mattone dettavano le proprie regole ferree, dal particolare
elemento di decorazione al tessuto urbano. Non è che i nostri avi erano più
bravi di noi, semplicemente non avevano possibilità materiale di fare
disastri. Il cemento armato ha cambiato le regole, anzi: le ha annullate.
Non più forme nate dalle geometrie elementari del quadrato e del cerchio,
non più un architettura a scala umana; ma soluzioni formali fuori da ogni
regola estetica e geometrica. Questa nuova "libertà" unita alle già citate
forme di "democrazia" ha portato allo scempio. E non è che i grandi luminari
abbiano dato una mano a tracciare una strada per gli architetti meno
consapevoli o per gli addetti ai lavori in genere: vedi i grandi quartieri
dormitorio realizzati da Quaroni e compagnia a Roma tanto per fare un
esempio straconosciuto.
Le univeristà non aiutano a migliorare la soluzione: ricordo ancora una
lezione che mi lasciò molto perplesso di Birindelli a Roma (Progettazione 1)
se non nei termini esatti il succo era questo: l'architettura vera non deve
essere compresa dalle masse, essa deve agire su un doppio o triplo binario,
comprendere più significati; non deve piacere alla massa, ma essere compresa
dagli iniziati (architetti veri). Nel frattempo però si è dimenticato che
mentre tutti si sforzavano di comprendere la vera architettura, Roma e
dintorni avevano bisogno di un paio di milioni di nuovi posti letto. E tutti
a riflettere, mentre i meno riflessivi ci piazzavano qua e la qualche
milione di metri cubi di cemento armato ossequiosi degli standard
urbanistici.
...segue...
P.S. Sarebbe bello che da interventi come questo da te proposto su questo NG
potesse lentamente nascere un dibattito più costruttivo.
> La cosa che mi ha sempre colpito di più è che, mentre gli edifici dei centri
> sono contigui e formano un tessuto, formano piazze, vie, vicoli, luoghi di
> incontro, spazi per botteghe, chiese, campanili, ristoranti, trattorie, ecc,
> i palazzi dell'ultimo 50ennio sono invece tutti distanti.
Gli edifici contigui,la vicinanza dei luoghi di culto,dei ritrovi e
delle botteghe artigiane,rispecchiano ingrandite la struttura del
villaggio prima,e del castello medioevale piu' tardi,
giustificata dalle limitate possibilita' di spostamento.
Non a caso hai evidenziato *ultimo cinquantennio* che coincide con
la motorizzazione di massa.
sconnessi, ognuno
> per conto proprio, spesso disposti a reticolo, con in mezzo non vie ma
..........................................................................
> gravitare altrove.
Questo perche' il centro degli affari,a cominciare dagli uffici pub-
blici,municipio in testa,ed a seguire tutto il resto,e'rimasto con-
centrato nel cuore del *villaggio-castello-citta-metropoli*
> Come è potuto accadere? Si sono costruite a caso? Non si pensava a chi
> avrebbe dovuto vivere in quei luoghi?
Concordo sullo squallore della situazione da te evidenziata,ma mi
viene ancora piu' difficile immaginare una metropoli o megalopoli
costruita con lo schema dei graziosi nostri paesini e citta del
passato,forse un termitaio potrebbe rendere l'idea.
Si pensava solo a
> mangiare-dormire-tenere la macchina?
Si, un mal interpretato,ma comprensibile, senso di modernismo e
benessere,prova ad
immaginare un'abitante dei *sassi* di Matera nel giorno in cui si
e' trasferito al settimo piano del grande palazzo di *Tor Vergata*
tutto piastrellato con il bagno e l'acqua corrente,altro che la
reggia di Caserta!
Tutto questo senza considerare la
> bruttezza indicibile degli edifici, dei loro materiali, colori, etc.
Piu' che bruttezza in se,direi monotonia,e questo perche'tutti cos-
truiti in uno stesso periodo,utilizzando le stesse tecniche e gli
stessi materiali,dal basso costo (intonaci)e complementi costruiti
in serie.
> Dove è finito il buon gusto che nei secoli ha reso belle le città italiane?
> Come è possibile che centri costruiti quasi spontaneamente nel corso dei
> secoli,
Ben detto nel corso dei secoli,quindi con tecniche e stili diversi,
e soprattutto con materiali autoctoni,utilizzati quindi da generazioni
di maestranze,che, giocoforza,si ingegnavano a migliorare ed
ingentilire i pochi prodotti disponibili,vedi la pietra in Umbria il
cotto in Toscana , il mattone nella pianura,il tufo in Sicilia etc etc.
> faccio un esempio che mi è familiare, Roma. Le ultime cose belle a Roma sono
..........................................................................
in
> cui hanno messo le mani un po' tutti, dai Savoia in giù.
I vantaggi di una pianificazione accentrata,la Roma imperiale e'
sorta cosi' infatti.La stessa Parigi,senza allontanarci troppo.
................. sempre più catrame (il catrame e' stato bandito)!! PP
> (sempre meno pietra, la pietra di cui è fatta l'italia e sempre meno
> mattone).
Ne abbiamo gia' parlato,e' un problema di costo,semplicemente,il
benessere attuale fa si che si avverte una inversione ad *U* e
si comincia (almeno per le case unifamiliari) a costruire decente-
mente se non molto bene.
ciaofelix:-)
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
E meno male!
Sto assistendo nel mio paese e in quelli vicini agli scempi che sta
compiendo la cosiddetta "archittettura urbana".
Di certo vi č solo la riduzione della larghezza delle strade, l'eliminazione
dei parcheggi, la congestione del traffico in vialoni ridotti a viuzze e il
conseguente aumento delle code e delle emissioni dei veicoli.
Tutto ciň "pensato?" e diretto da architetti che hanno il loro campione in
quello che ha progettato l'aereoporto di Osaka che sta affondando e
nonostante tutto ha blaterato tanto che mi sembra gli hanno affidato (con
parcelle astronomiche a carico di un qualche ente parassitario pubblico,
cioč dell'itaglione) degli altri demenziali interventi.
Jilani
Jilani
> Altri dati li ho in un articolo molto interessante (critico/ironico)
> scritto da Paolo Bettini (docente di progettazione architettonica
> alla facoltà di Pescara) e si intitola "Architetto". Sono 25 pagine di
> un file PDF (1.5 MB). Se vuoi te lo metto su un sito da dove lo puoi
> scaricare.
Se vuoi me lo puoi gentilmente mandare per posta?
"Jilani KHALDI" <jilani....@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:lnsjg0pfs36j9u3g5...@4ax.com...
> >Me lo sono chiesto e richiesto, e ancora non so rispondere.
> [..]
> In Italia, solo 2-3% degli edifici sono stati progettati da
> architetti, mentre 97-98% da geometri, periti edili, ingegneri (oltre
> a quelli civili e edili, troviamo i meccanici, elettronici,
> chimici...).
.....
> di quella legge che permette di firmare progetti di architettura a
> figure professionali che nel 99% dei casi non sanno nemmeno chi è
> Brunnelleschi.
.....
Una considerazione buona, forse, per scaricarsi la coscienza.
Quanti geometri conosci? Quanti Architetti conosci? E' troppo facile
scaricare la responsabilità su un'altra categoria, su un'altra "razza".
A mio avviso invece la risposta sta intorno a te, la puoi leggere ogni
qualvolta vai la bar, al pub, in discoteca... o più banalmente ogni
qualvolta percorri le strade della tua città.
La puoi leggere indifferentemente nei discorsi dei politici o dei
vecchietti nel parco.
E' una questione di cultura sociale... è quello che regola i rapporti tra
profitto, rispetto, potere, amore, superficialità, interesse.
Lo so che il discorso si ingarbuglia un bel po... lo so che non è
semplice... lo so che entra in gioco tutto ed il suo contrario: invece è
tutto chiaro, tutto sta sotto il nostro naso... basta solo avere gli occhi
per guardarlo.
uno dei significati di PROGETTARE è pianificare ed agire per raggiungere
uno scopo.... ma qual'è lo scopo che vogliamo raggiungere?
saluti
d.aniele
> http://xoomer.virgilio.it/meta/architetto.pdf
Grazie.
> In Italia, solo 2–3% degli edifici sono stati progettati da
> architetti, mentre 97–98% da geometri, periti edili, ingegneri (oltre
> a quelli civili e edili, troviamo i meccanici, elettronici,
> chimici...).
Questo e' vero pero' va fatto un conto anche delle responsabilità.
Quanto lo facciamo contare un quartiere di un architetto a Palermo che
sembra preso dalla Germania dell'est? Quanto valgono le "lavatrici" di
Genova? Il corviale? Tutte cose fatte da una frazione di quel 2% di
architetti che pero' hanno rovinato la vita di migliaia di persone. Gli
architetti hanno le loro responsabilità, inutile pensare di scaricare
tutto sui geometri che fino a prova contraria i quartieri non li possono
progettare e non li progettano.
Gli architetti hanno responsabilità dirette e indirette che derivano
anche dalle politiche culturali, appannaggio queste di una elite
costituita da intellettuali inseriti nelle università che hanno la
appunto la responsabilità di aver formato tutta una schiera di piccoli e
piccolissimi professionisti con idee sbagliate che non hanno fatto altro
che perpetrare gli ideologismi dei cosiddetti maestri (leggi Gregotti,
Rossi...)
--
creactive
> 1) per il loro 'gusto' architettonico molto vicino a quello della gente
> comune(=pessimo); non sanno 'osare' per cui tranquillizzano il committente;
ehm, mai venuto in mente che la gente ha un certo gusto a ragion veduta?
> 2) spesso hanno più esperienza pratica di cantiere e all'occhio 'ingenuo'
> appaiono tecnicamente più preparati degli architetti che iniziano ad
> imparare sul campo mediamente 7/8 anni dopo;
quindi non e' che appaiano piu' preparati, lo sono. Sempre parlando in
termini generici...
> 3) fanno un po' di tutto: accatastano, condonano, rilevano, seguono faccende
> tipo le successioni, passaggi di proprietà ecc ecc, e ahimè anche
> progettano;
> In sostanza purtroppo l'uomo medio ragiona così:
> se hai un problema di salute ti rivolgi al medico, per tutti gli altri al
> geometra!
E secondo te perche ragiona cosi? Per migliorare bisogna conoscere i
propri difetti, e gli architetti, come categoria, questo sembrano non
volerlo capire. I difetti messi sotto il tappeto siamo solo noi a non
vederli.
> Tutto ciň "pensato?" e diretto da architetti che hanno il loro campione in
> quello che ha progettato l'aereoporto di Osaka che sta affondando e
> nonostante tutto ha blaterato tanto che mi sembra gli hanno affidato (con
> parcelle astronomiche a carico di un qualche ente parassitario pubblico,
> cioč dell'itaglione) degli altri demenziali interventi.
Stai parlando del progetto di Piano per Genova? sono stato alla mostra
al porto antico e ho visto il progetto mastodontico e capillare?
Stanno gia' facendo qualcosa?
--
creactive
> Le univeristà non aiutano a migliorare la soluzione: ricordo ancora una
> lezione che mi lasciò molto perplesso di Birindelli a Roma (Progettazione 1)
> se non nei termini esatti il succo era questo: l'architettura vera non deve
> essere compresa dalle masse, essa deve agire su un doppio o triplo binario,
> comprendere più significati; non deve piacere alla massa, ma essere compresa
> dagli iniziati (architetti veri). Nel frattempo però si è dimenticato che
> mentre tutti si sforzavano di comprendere la vera architettura, Roma e
> dintorni avevano bisogno di un paio di milioni di nuovi posti letto. E tutti
> a riflettere, mentre i meno riflessivi ci piazzavano qua e la qualche
> milione di metri cubi di cemento armato ossequiosi degli standard
> urbanistici.
Sono d'accordo. e di professori cosi ne ho incontrati a pacchi.
Questo e' l'atteggiamento suicida che ha caratterizzato la disciplina e
che ahime continua a caratterizzarla. La distinzione tra architettura ed
edilizia e' una ritirata sull'aventino. Il punto di ri-partenza e'
proprio fare quello che ha fatto harvey... guardarsi intorno e
cominciare a pensare come si puo cambiare in meglio cio' che ci
circonda. Ma il meglio non sono i tripli binari, il meglio e' la
migliore qualità della vita, possibilmente per molti se non per tutti.
--
creactive
...che hanno progettato il 99,99% dei grandi quartieri nelle città italiane
ti chiedo scusa ma la risposta va data sulle città medio-grandi
non sui piccoli centri di cinquemila abitanti.
se poi consideriamo che anche gran parte di ciò che viene progettato da
architetti è pressappoco porcheria, si fa presto a capire quale sia la
quantità di edifici aventi una certa valenza architettonica presenti nel
nostro paese.
Tu quante volte all'anno riesci a progettare qualcosa che non assomiglia ad
una porcheria (costrizioni, compromessi, castrazioni progettuali da geometri
ufficiali pubblici etc.)?