E le armi? «Erano in un borsone - spiega Umberto Toia - dimenticate da
anni in quel retrobottega dove c’era di tutto, nel disordine. Neanche mi
ricordavo più della loro esistenza. Non so perchè siano venuti adesso,
forse cercavano qualcos’altro. Non so». O forse la polizia ha avuto
un’informazione giusta, ma un po’ datata. Manfreda: «Lo so che è difficile
crederci. Ma il clima è cambiato. Certi scenari, certi atteggiamenti
violenti non ci appartengono più. Se non fosse così, porterei con me i
miei due bambini allo stadio? Anche Umberto è cambiato, avrà commesso
errori in passato ma perchè criminalizzare le persone per sempre?». Difesa
accorata di Toia che è tuttora oggetto di provvedimenti amministrativi. Ha
ricevuto il Daspo, allo stadio lui non ci può andare. E’ vero però che da
tempo la guerra fratricida tra gli ultras bianconera sembra in qualche
modo sedata. Qui e là, ancora qualche tensione ma niente di organizzato.
«Se uno fa un torto a un’altra persona e questa si vuole vendicare con un
paio di mazzare, a titolo personale, che c’entra “Tradizione”? Il fatto è
che quando si distribuiscono le etichette, è poi impossibile strapparsele
di dosso. Ripeto, non abbiamo più alcun interesse a sostenere una guerra
tra di noi. Il passato è archiviato per sempre».
La storia del mare di soldi ai tempi belli - per alcuni - della Triade,
cioè quando comandava Moggi, che piovevano sugli ultras: «Ma quando mai,
forse tanto tempo fa. Ma si trattava di somme irrisorie. Comunque noi non
riceviamo neppure un cent. Compriamo i biglietti regolarmente, senza avere
neanche un piccolo contributo dal club. E’ cambiata l’atmosfera, sono
finite le lacerazioni tra di noi». Ma è vero che si sentite sconfitti,
frustrati di non essere più al centro della Sud? «Falso anche questo.
Stiamo bene nella Nord. La stagione è andata benissimo, non è mai accaduto
nulla di grave. Siamo rimasti stupiti di essere stati in qualche modo
accusati di volere affrontare una guerra nelle ultime giornate di
campionato».
Manfreda, va tutto bene, però le mazze, che possono anche uccidere una
persona, nel bar c’erano: «Nessuno nega questa circostanza, ci mancherebbe
altro. Ma Toia ha spiegato che erano state dimenticate nel retrobottega da
altre persone, che lui ormai non c’entra più nulla con quel modo di
concepire il tifo per la Juve. Ma scusate, se davvero qualcuno avesse
avuto organizzato per questi giorni una spedizione punitiva, pensate che
avremmo usato come nascondiglio proprio il nostro bar? Che è poi l’unica
fonte di sostentamento per una famiglia? No, non siamo così ingenui».
Insomma, sepolta l’«ascia di guerra» è tempo di ritornare a pensare alla
Juve. «Tornerà grande». E su questo, tutti gli ultras sono d’accordo.
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200706articoli/3258girata.asp
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ONORE AI MARTIRI DELL'HEYSEL!!!
ULTRAS LIBERI! REDS ANIMALS!
Io i nick li cambio come i calzini.
Ogni due settimane.
Meno EpO pIù LaPo
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